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lunedì 10 agosto 2026

San Lorenzo tra storia e stelle

San Lorenzo Martire - Almanacco Italiano 1896

San Lorenzo Martire - Almanacco Italiano 1896

Era romano, come prova il Merenda, e
fiorì verso l'anno 250. Fu fatto diacono da Sisto
II. Nella persecuzione di Valeriano, questo
Pontefice fu arrestato e condotto al martirio,
e Lorenzo allora gli andò incontro dicendo:
Dove andate, o Padre, senza il vostro figlio?
e Sisto gli rispose: Figlio, a te sono riservati
maggiori combattimenti per G. C. Dopo tre
giorni Lorenzo fu fatto morire sopra una
graticola. Festa nella Basilica di S. Lorenzo
in Roma. — Oggi si festeggia l'Apparizione
della Madonna della Mercede, sotto il cui patrocinio
fu fondato l'Ordine per la Redenzione
degli schiavi.

Ricordi. ___________________________________

Effemeride storica. - 1849. Ciceruacchio,
con due figli (uno di 13 anni) e sei compagni,
raggiunti dagli Austriaci sul confine del Polesine,
sono fucilati.

Un pensiero al giorno. — Il temere le ingiurie
è viltà; il non curarle sciocchezza; il
dissimularle prudenza; il vendicarle debolezza;
il perdonarle generosità; l'obliarle altezza
d'animo.           (Michele Colombo).

10 agosto Lunedì
San Lorenzo Martire - Almanacco Italino 1896

L'Almanacco Italiano del 1896, nella breve biografia del 10 agosto, con un riferimento ad Antonio Maria Merenda, presenta san Lorenzo come romano e senza volerlo rimanda a una discussione erudita del Settecento, nella quale ebbe un ruolo importante l'interpretazione di un passo del Peristephanon di Prudenzio sul definire quale fosse la patria del martire.
Tra IV e V secolo il poeta cristiano compose questa raccolta di inni dedicati ai martiri, nel secondo, la Passio sancti Laurentii, si celebra Lorenzo attraverso il linguaggio della vittoria e del trionfo, trasferendo sul martire cristiano la simbologia propria della grandezza romana.

«Antiqua fanorum parens,
iam Roma Christo dedita,
Laurentio victrix duce
ritum triumphas barbarum.

Antica madre dei templi,
ormai Roma consacrata a Cristo,
vittoriosa sotto la guida di Lorenzo,
trionfi sul rito barbaro.»

Peristephanon
Prudenzio
Liberamente tradotto da Me Medesima

La vittoria di Lorenzo è presentata come il compimento di quella gloria che era appartenuta alla Roma dei conquistatori. Prudenzio prosegue:

«Haec sola derat gloria
urbis togatae insignibus,
feritate capta gentium
domaret ut spurcum Iovem,
non turbulentis viribus
Cossi, Camilli aut Caesaris,
sed martyris Laurentii
non incruento proelio.

Questa sola gloria mancava
agli onori della città togata
che, dopo aver conquistato con la sua forza le genti,
sottomettesse anche il sozzo Giove,
non con le forze impetuose
di Cossus, Camillo o Cesare,
ma con la battaglia non incruenta
del martire Lorenzo.»

Peristephanon
Prudenzio
Liberamente tradotto da Me Medesima

Il riferimento a Cossus, Camillo e Cesare inserisce Lorenzo nella successione dei grandi vincitori di Roma, ma ne rovescia al tempo stesso il paradigma e alla forza militare sostituisce quella della fede.

«Armata pugnavit fides,
proprii cruoris prodiga;
nam morte mortem diruit,
ac semet inpendit sibi.

La fede combatté armata,
generosa fino a versare il proprio sangue;
poiché con la morte distrusse la morte,
e offrì sé stessa per se stessa.»

Peristephanon
Prudenzio
Liberamente tradotto da Me Medesima

Il tema della conquista cristiana della città percorre anche la parte successiva dell'inno. Lorenzo ordina a Giove di lasciare Roma:

«Discede, adulter Iuppiter,
stupro sororis oblite;
relinque Romam liberam,
plebemque iam Christi fuge.

Vattene, adultero Giove,
tu che hai dimenticato l'oltraggio commesso con tua sorella;
lascia libera Roma
e fuggi dal popolo ormai di Cristo.»

Peristephanon
Prudenzio
Liberamente tradotto da Me Medesima

E Prudenzio continua:

«Te Paulus hinc exterminat,
te sanguis exturbat Petri;
tibi id quod ipse armaveras
factum Neronis officit.

Da qui Paolo ti scaccia,
il sangue di Pietro ti espelle;
e contro di te si ritorce ciò che tu stesso avevi armato
l'azione di Nerone.»

Peristephanon
Prudenzio
Liberamente tradotto da Me Medesima

Nel 1754 Antonio Maria Merenda pubblicò a Roma un'edizione delle Opere di papa Damaso e sostenne l'origine romana di Lorenzo assumendo il passo di Prudenzio come sostegno di questa posizione proprio per il modo in cui il martire viene associato ai grandi protagonisti della storia militare romana, Cossus, Camillo e Cesare.
Nel 1756 Francisco Pérez Bayer con il Damasus et Laurentius Hispanis asserti et vindicati, rivendicò invece l'origine spagnola di Damaso e Lorenzo, la sua critica investiva direttamente il valore che Merenda attribuiva al testo di Prudenzio:

«Non etenim Laurentii natales cum Cossi, Camilli, aut Caesaris natalibus: sed triumphi cum triumphis a Prudentio conferuntur.

Infatti Prudenzio non confronta la nascita di Lorenzo con le nascite di Cossus, Camillo o Cesare, ma confronta i trionfi con i trionfi.»

Damasus et Laurentius Hispanis asserti et vindicati
Francisco Pérez Bayer
Liberamente tradotto da Me Medesima

La distinzione formulata da Bayer riguarda dunque il significato stesso del passo. Natales e triumphi appartengono a due piani diversi, Prudenzio non avrebbe fornito in realtà un'indicazione sull'origine di Lorenzo, ma un parallelismo tra diverse forme di vittoria; Cossus, Camillo e Cesare avevano dato a Roma le sue vittorie militari; Lorenzo le dà una vittoria di natura diversa, ottenuta attraverso il martirio.
Il problema dell'origine non poteva essere risolto, secondo Bayer, ricavandolo da un'immagine poetica; il rapporto di Lorenzo con Roma, del resto, è attestato sotto altri profili, lui è il diacono di papa Sisto II, opera all’interno della Chiesa romana e subisce il martirio durante la persecuzione di Valeriano; la sua memoria si lega stabilmente alla città, così come la sua sepoltura e il suo culto, ma il legame con Roma non equivale necessariamente alla nascita a Roma.
Su questo scarto si misura la diversa lettura dei due eruditi e più di un secolo dopo, l'Almanacco Italiano riprende la prima posizione con una formula brevissima: «Era romano, come prova il Merenda».
La banca dati Cult of Saints identifica Lorenzo come diacono e martire di Roma, data il poema di Prudenzio intorno al 400, ma non lo trasforma in una prova del luogo di nascita del santo. La tradizione moderna invece lo presenta spesso come originario della Hispania, talvolta identificata con Osca, l'odierna Huesca. 
L'origine di San Lorenzo rimane dunque una questione discussa, ma sia esso romano o spagnolo, nel cuore della gente è il santo della notte delle stelle cadenti in cui le anime del purgatorio liberate raggiungono il paradiso e i desideri vengono affidati al cielo perché il bello possa accadere.

Lieta Festa di San Lorenzo!
Ciao zia, noi saremo per sempre con te e tu con noi.

lunedì 29 giugno 2026

San Pietro e Paolo tra Fede e Tradizione

Sfogliamo l'almanacco del 1896 e ancora una volta apriamo una finestra sul tempo.

San Leone II papa e confessore - Almanacco 1896

San Leone II papa e confessore - Almanacco 1896

(5" dopo la Pentecoste)
S. Leone II papa e conf.
Salì al pontificato in successione di S. Agatone
morto il 1 dicembre del 681. S. Leone
era Siciliano. Avea profondamente studiato
le letterature greca e latina, e conosceva anche
la musica. In sette mesi di pontificato fece
mirabili opere di carità verso i poveri, e riformò
il canto ecclesiastico. Festa nella Basilica
Vaticana ove riposa il suo corpo.

Ricordi.________________________________

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Effemeride storica. — 1828. Antonio Gallotti
con una turba di armati s'impadronisce
del forte di Palinuro, e dà il seguale della
sollevazione del Cilento.

Un pensiero al giorno. — Molto miglior
osa è il non aver cominciato del non perseverare.
                                                           (S. Agostino).

28 giugno Domenica - (5ª dopo la Pentecoste)
S. Leone II papa e conf.

La domenica del 28 giugno 1896, quinta dopo Pentecoste, l'Almanacco ricordava San Leone II, papa e confessore; per le famiglie di allora la giornata cominciava con la Santa Messa, che era il centro della domenica; tornati a casa si sfogliava questa guida quotidiana, si leggeva la vita del santo, l'effemeride storica, il pensiero del giorno e qualcuno annotava nello spazio dei Ricordi un avvenimento della famiglia o del paese.
Con l'arrivo della sera iniziava la vigilia della grande festa dei Santi Pietro e Paolo e come da tradizione in molte case si preparava un recipiente con acqua e albume d'uovo che veniva lasciato all'aperto fino al mattino, era la Barca di San Pietro che nasceva da un gesto di devozione e richiamava quella dell'Apostolo Pietro, il pescatore di Galilea scelto da Cristo come guida della Chiesa; l'attesa paziente fino al giorno dopo era l'espressione di un modo semplice e familiare di vivere la festa del santo, affidandogli il lavoro dei campi, la salute della famiglia e il raccolto; la fede veniva prima del segno e il segno serviva a onorare la fede.
 
Santissimi Pietro e Paolo Apostoli - Almanacco 1896

Santissimi Pietro e Paolo Apostoli - Almanacco 1896

Roma, che era sede del Paganesimo, divenne
per opera di questi eroi discepola di
verità, centro della religione, luce del mondo,
faro delle nazioni, cattedra di verità, oracolo
dei popoli. Nell'anno 67 dell' èra volgare S. Pietro
fu posto in croce, e S. Paolo fu decapitato.
Festa nelle Basiliche di S. Pietro in Vaticano,
e di S. Paolo fuori le Mura. — S. Cassio
vesc. e m. Festa a Narni.

Ricordi._________________________________

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Effemeride storica. — l857. Tentativo di
insurrezione provocato dai mazziniani in Genova.

Un pensiero ai giorno. — Molti sono i mezzi
di arricchire, ma pochi fia essi sono onesti,
ed il più onesto, come il più sicuro, è l' economia.
                         (Francesco liacone da Verulamio).

9 giugno Lunedì 
Santissimi Pietro e Paolo Apostoli 

Il 29 giugno, uno dei giorni più solenni dell'anno, l'Almanacco ricordava il martirio dei Santi Pietro e Paolo, avvenuto a Roma nell'anno 67; si osservava la forma presa dalle vele della Barca di San Pietro e si partecipava alla Messa della festa, molti si accostavano ai Sacramenti e, dove c'era il patrono, si seguivano la processione e le celebrazioni della comunità; era un giorno di festa vera, religiosa prima ancora che civile.
In molti paesi del Meridione proprio in quel giorno si concludeva il Comparatico, chi il 24 giugno alla festa di San Giovanni aveva chiesto «Vuoi essere la mia madrina?» - «Vuoi essere il mio padrino?», riceveva la risposta per creare un nuovo legame, confermato da un abbraccio, una stretta di mano o un piccolo dono, e da quel momento i compari diventavano una famiglia scelta, uniti da un vincolo di rispetto e di reciproco sostegno destinato ad accompagnarli tutta la vita.

Commemorazione di San Paolo Apostolo - Almanacco 1896

Commemorazione di San Paolo Apostolo - Almanacco 1896

Nacque a Tarso nella Cilicia. Da persecutore
di Cristo divenne Apostolo delle genti
vaso di elezione. Predicò quasi in tutto
l'Oriente e parte dell'Occidente. Le più grandi
città ed i centri più popolati ascoltarono i
voli della sua eloquenza. I suoi viaggi ci sono
narrati da S. Luca negli Acta Apoxt, Scrisse
quattordici lettere, che sono la chiave di tutta
la Teologia cattolica.

Ricordi.________________________________

Effemeride storica. — 1849 Giacomo Medici
e la sua Legione, che da 27 giorni difendevano
da leoni l'edifizio del Vascello
fuori Porta S. Pancrazio a Roma, respingendo
quasi ogni giorno un assalto dei Francesi, si
ritirano, combattendo, per ordine. di Garibaldi.
— Secondo assalto dei Francesi, alle
mura di Roma. L'Assemblea delibera di cessare
la difesa, divenuta ormai impossibile.

Un pensiero al giorno. — Di quei mezzi
di fortuna che hai, sii saviamente economo:
fuggi egualmente l'avarizia che incrudelisce
il cuore e mutila l'intelletto, e la prodigalità,
che guida a vergognosi imprestiti e a non
lodevoli stenti. (Silvio Pellico).

30 giugno Martedì
Commemorazione di San Paolo Apostolo 


Il 30 giugno, giorno dedicato alla Commemorazione di San Paolo Apostolo, la festa lasciava il posto alla vita quotidiana, si tornava al lavoro, ma con il ricordo ancora vivo delle celebrazioni appena vissute; l'Almanacco proponeva la figura del grande Apostolo delle genti, missionario che portò il Vangelo in Oriente e in Occidente e lasciò in eredità le sue lettere, fondamentali per la teologia cristiana; seguiva, come ogni giorno, un episodio della storia italiana e un pensiero morale, quasi a ricordare che la formazione di una persona passava dalla fede, dalla storia e dalla riflessione.  
Queste pagine del 1896 ci raccontano un tempo in cui il calendario non serviva soltanto a sapere che giorno fosse, ogni data aveva un santo da onorare, una Messa a cui partecipare, un insegnamento da leggere, una memoria da custodire e una tradizione da tramandare.
I giorni erano gli stessi di oggi, ma erano vissuti con un ritmo che univa la fede alla vita di tutti i giorni, senza separare la devozione dalle tradizioni popolari.

Lieta Festa di San Pietro e Paolo e tanti auguri a chi compie oggi l'onomastico!

Ecco lo short sulla  Barca di San Pietro 

Plenilunio 30 giugno 2026

Con questa immagine concludo il racconto del viaggio che la luna crescente ha compiuto nel mese di giugno.
Alle 9.11 del 29 ha toccato l'apogeo, il punto più lontano dalla Terra; e all'1.58 del 30 giugno ha raggiunto il plenilunio mostrandosi come una microluna.

Per ulteriori informazioni:

martedì 21 aprile 2026

L'aratore ab Urbe condita 2779

Tra mito e terra, tra aratro e destino, Giovanni Pascoli ci racconta l’istante in cui tutto ebbe inizio con un solco tracciato all'alba, sul colle Palatino. Da quel semplice gesto antico è fiorita la Città Eterna; ha attraversato storia e leggenda, per giungere da noi più bella che mai.
 
Ab Urbe condita 2779

Uno arava.
Egli segnava, sull'aurora, un solco
quadrato intorno al colle Palatino.
Sentian le zolle il primo aratro allora.
E sotto il giogo era una vacca bianca
e un rosso toro, che di quando in quando
il rauco fiato si gemean sul collo,
molto anelando. E la città futura
stava e mirava, coi vincastri in mano
e con indosso pelli irte di capre.
Ma gli altri fieri, a chi piacea l’andare
col gregge errante, e l’erba che più bella
rinasce sempre sotto il dente al gregge,
ridean dei semi che dovean sotterra
marcire al buio. E gli uni e gli altri torvi
aveano gli occhi, e l’ansito ondeggiante.
Stava il fratello, qua, del Capo, anch’esso,
con lui, lattonzo della lupa; ed ora
schifiva, lui villano, egli pastore.
Taciti i buoi tiravano nel cupo
tacer di tutti; chè fuggiano il grande
bifolco orrendo ch’era loro a tergo.
E qui con l'ale largamente aperte
al sole, apparve un’aquila, che ferma
mirava a lungo quel lavoro in terra.
Poi, fisa sempre, s’affondò nel cielo.

L'aratore - Inno a Roma
Giovanni Pascoli

Per ulteriori informazioni:

venerdì 17 aprile 2026

Venerdì 17 in Aprile

Venerdì 17

Il venerdì 17 è connotato da una lunga stratificazione culturale di significati, in cui lingua, storia e religione si intrecciano fino a creare un'associazione carica di suggestione, sospesa tra timore e tradizione. Nell'antica Roma il numero XVII portava con sé un'eco oscura, dalle sue lettere si ricava VIXI - ho vissuto, formula incisa sulle lapidi come sigillo della fine. In questo anagramma sembra affiorare il primo nucleo di un legame simbolico tra il 17 e l'idea stessa della morte.
Nel I secolo d.C. la storia aggiunge un'altra ombra nella foresta di Teutoburgo, con una delle sconfitte più gravi dell'Impero romano, le legioni XVII, XVIII e XIX vennero annientate e i loro numeri non furono più riutilizzati; questa scelta contribuì a consolidare intorno al 17 un'aura infausta.
L'avvento del cristianesimo, completa il quadro con il venerdì che si carica del ricordo della crocifissione, giorno di dolore e sacrificio, e sovrapposto alla narrazione della Genesi dove l'inizio del Diluvio Universale viene collocato al diciassettesimo giorno del mese, finisce per alimentare la stessa vibrazione simbolica.
Da queste convergenze prende forma una costruzione dell'immaginario collettivo supportatata da meccanismi cognitivi come i bias di conferma che inducono a selezionare e ricordare informazioni coerenti con le proprie credenze pregresse, trascurando i dati contrari.
In realtà venerdì 17 non costituisce un'anomalia oggettiva nel calendario, ma è un prodotto complesso della superstizione in cui la storia si fa racconto e il caso assume il peso del destino che il tempo ancora non è riuscito del tutto a dissolvere.

giovedì 16 aprile 2026

Il battito di Piazza di Spagna

Piazza di Spagna, luogo dell'anima, il tumulto della città diventa battito del cuore, emozione che prende forma nell'incontro, semplice e assoluto, con un "tu" intimo e riconoscibile che dà senso a tutto.

Piazza di Spagna - Roma

Sarà un cielo chiaro.
S'apriranno le strade
sul colle di pini e di pietra.
Il tumulto delle strade
non muterà quell'aria ferma.
I fiori spruzzati
di colori alle fontane
occhieggeranno come donne
divertite. Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.
S'aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando
come l’acqua nelle fontane -
sarà questa la voce
che salirà le tue scale.
Le finestre sapranno
l’odore della pietra e dell’aria
mattutina. S'aprirà una porta.
Il tumulto delle strade
sarà il tumulto del cuore
nella luce smarrita.

Sarai tu - ferma e chiara.


Passerò per Piazza di Spagna
Cesare Pavese

martedì 14 aprile 2026

L'acrobata del Nilo

L'acrobata del Nilo - Prima età imperiale - Palazzo Massimo alle Terme - Roma

L'acrobata del Nilo 
Prima età imperiale 
Palazzo Massimo alle Terme - Roma

Nel 1908, in un edificio residenziale dell'area dell'ex Villa Patrizi sulla via Nomentana, viene riportata alla luce una scultura risalente alla prima età imperiale, riadattata come decorazione per fontana da un modello di epoca ellenistica è oggi conservata a Palazzo Massimo alle Terme di Roma; raffigura un giovane africano nell'atto di compiere un'acrobazia e ricorda molto un appartenente alla tribù di Tentira conosciuta oggi come Dendera o Dandara, città e non isola ubicata nell'area della Tebaide sulla riva occidentale del Nilo. I Tentyritae sono citati nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio che li descrive come abili a tuffarsi nell'acqua per cacciare i coccodrilli, sui quali salgono come fossero cavalli.
Un esempio perfetto di come, nel mondo antico, l'arte, la storia e le tradizioni fossero un continuo dialogo tra culture. Grecia, Egitto e Roma si intrecciano in un'unica immagine.

L'acrobata del Nilo (dettaglio) - Prima età imperiale - Palazzo Massimo alle Terme - Roma

L'acrobata del Nilo (dettaglio)
Prima età imperiale 
Palazzo Massimo alle Terme - Roma

" ...Il Nilo ha il coccodrillo, malanno a quattro zampe, terribile tanto in terra che in acqua. Esso solo, fra gli animali terrestri, non ha l'uso della lingua, esso solo imprime morsi con la mascella superiore mobile, mentre per il resto la sua serie di denti si stringe terribilmente a pettine. Per lo più, supera la grandezza di diciotto cubiti. Depone uova grandi come quelle delle oche e per una sorta di istinto profetico le pone sempre al di sopra del limite che il Nilo raggiungerà in quell'anno con la massima piena. Nessun altro animale passa da una taglia cosi piccola alla nascita ad una dimensione piu grande. È armato anche di artigli ed ha una pelle che resiste a tutti i colpi. Passa le giornate in terra, le notti in acqua, in entrambi i casi per ragioni di calore. Quando il coccodrillo è sazio di pesce e dorme sulla riva con la bocca ancora piena di cibo, un uccellino, che in Egitto chiamano trochilo e in Italia re degli uccelli, lo spinge a spalancare le fauci per trovarvi nutrimento. Prima pulisce a piccoli salti la bocca del coccodrillo, poi i denti, poi va dentro la gola che si apre il piu possibile per questa gradevole operazione di sdlletico. Allorché l'icneumone vede il coccodrillo preda di questo piacere e del sonno, si slancia come una freccia attraverso le stesse fauci e gli rode il ventre..."

Storia naturale - Libro VIII
Plinio il Vecchio
Traduzione Elena Giannarelli

L'acrobata del Nilo (lato destro) Prima età imperiale  Palazzo Massimo alle Terme - Roma

L'acrobata del Nilo (lato destro)
Prima età imperiale 
Palazzo Massimo alle Terme - Roma

" ...Anzi, sullo stesso Nilo c'è anche una tribu ostile a questa belva, che prende il nome dall'isola di Tentira, sulla quale abita. Sono uomini piccoli di statura, ma dal coraggio ammirevole, almeno in questa lotta che è loro abituale. Terribile è la belva contro chi la fugge, ma scappa di fronte a chi la insegue. Solo questi uomini osano attaccare il coccodrillo, addirittura si gettano a nuoto nel fiume e dopo essere saliti sul dorso dell'animale come su un cavallo, quando le bestie, girando la testa all'indtetro, aprono le fauci per mordere, infilano loro in bocca un bastone; e tenendone le estremità da destra e da sinistra, da entrambe le parti, come se si trattasse di briglie guidano gli animali prigionieri verso terra, e li spaventano soltanto col suono della voce e li costringono a vomitare i corpi che hanno di recente inghiottito per seppellirli. Perciò a quella sola isola i coccodrilli non si avvicinano e sono messi in fuga dall'odore di quegli uomini ... "

Storia naturale - Libro VIII
Plinio il Vecchio
Traduzione Elena Giannarelli

L'acrobata del Nilo (dettaglio lato destro) Prima età imperiale  Palazzo Massimo alle Terme - Roma

L'acrobata del Nilo (dettaglio lato destro) 
Prima età imperiale  
Palazzo Massimo alle Terme - Roma

mercoledì 18 febbraio 2026

Carnelevare In Capite Jejunii

CARNEVALE E CARNOVALE sp. port. e fr. CARNAVAL: dal b. lat. CARNE-LEVAMEN con trasposizione del secondo elemento della voce avvenuta per trascorso della lingua e probabilmente anche per una certa analogia ch'essa ha colla parola latina VALE addio: LEVAMEN però nel senso di togliere non di sollevare, come altri interpreta. Questa spiegazione è confermata dalla voce adoperata in altre lingue per indicare la stessa cosa e precisamente dal ted. FAST-NACHT ossia notte del digiuno, dell'ant. inglese CHROWE-TIDE tempo di confessione e dal b. lat. CARNI-PRIVIUM e CARNEM-LAXARE, dal qual ultimo venne Carnasciale. Nel messale mozarabico degli Spagnoli leggesi carnes-tollendas, e tuttora chiamansi nell'idioma spagnolo carnes tolendas gli ultimi tre giorni di carnevale.

Vocabolario etimologico della lingua italiana 
Pianigiani Ottorino - 1907

In Capite Jejunii - A capo del digiunogiorno in cui vengono bruciati i rametti di ulivo benedetti l'anno precedente, durante la Domenica delle Palme, segna l'inizio della Quaresima, il periodo in cui i cristiani si preparano alla Pasqua anche attraverso pratiche alimentari che tradizionalmente prevedono l'astinenza nel Mercoledì delle Ceneri e nei venerdì di Quaresima. È in questo contesto liturgico che si colloca l'origine della parola Carnevale, che secondo l'ipotesi etimologica oggi prevalente tra i linguisti viene ricondotta al latino medievale carnem levare - togliere la carne. La prima attestazione documentaria nota,  risale a Subiaco nel 965, dove carnelevare indicava una data utile per regolare i pagamenti dei censi tra contadini e proprietari, nel giorno in cui cessava il consumo della carne; nella fonte non vi è un elemento festivo esplicito, ma il legame con il calendario liturgico è palese;  a partire dal XII secolo si trovano altre occorrenze di carnelevare o forme simili in alcune parti d'Europa, nel 1130 a Milano si registra la forma carnelevale, mentre la prima testimonianza di attività festive collegate al periodo di Carnevale proviene da Roma nel 1140. Dal XIV secolo in poi le menzioni aumentano sensibilmente e la forma carnevale si consolida progressivamente in molteplici aree europee.
L'evoluzione fonetica da carnem levare a carnevale è considerata coerente con gli sviluppi delle lingue romanze, la -m finale cade regolarmente; levare rimane sostanzialmente riconoscibile; l'univerbazione medievale produce forme come carnelevare, dalle quali si giunge alla forma moderna attraverso fenomeni di sincope e riequilibrio dell'accento tonico. Le fonti medievali documentano diverse varianti intermedie come carnelevarium o carnelevamen, che testimoniano un processo evolutivo graduale e stabilmente collegato alla pratica quaresimale del passaggio dal mangiar di grasso al mangiar di magro.
Quando il termine si diffonde nelle altre lingue romanze, catalano, spagnolo, portoghese rumeno, francese, si registra la forma carnaval ed è plausibile che tale esito derivi da una base latino-medievale comune circolante in ambito ecclesiastico e culturale, o attraverso contatti tra aree romanze, inclusa quella italiana dove si colloca la prima attestazione documentaria del termine.
Nel 1907 Ottorino Pianigiani nel suo Vocabolario etimologico della lingua italiana scrive che oltre all'etimologia più seguita: 

 "... altri propone il lat. CARRUS NAVALIS carro navale cioè nave su ruote (che vuolsi fosse usa portare in giro nelle processioni festive) che meglio concorderebbe colle altre forme romanze, sulle quali però è da accordare la preferenza alla italiana ... "

Non dice chi siano gli altri e se siano suoi conteporanei, ma sappiamo che questa opzione non è presente nelle cinque edizioni del Vocabolario della Crusca e che la preferenza italiana nasce perchè la derivazione da carrus navalis è storicamente infondata.
La sequenza carrus navalis - car naval - carnaval sembra logica per la somiglianza sonora, ma nel Medioevo, questi passaggi evolutivi, non sono documentati e non rispettano le regole della filologia storica; presentano una debole coerenza semantica rispetto all'uso attestato in ambito liturgico di carnelevare. Carrus navalis, composto da un sostantivo e un aggettivo, designa un oggetto impiegato in alcune celebrazioni, non la festa in sé stessa; non vi è dunque prova di una fusione lessicale necessaria che dall'inesistente car naval conduca a carnaval.

CARNAVAL, del it. carnevale, y éste del antiguo carnelevare, compuesto de carne y levare'quitar', por ser el comienzo del ayuno de Cuaresma...
... Las antiguas denominaciones castellanas carnal (J. Ruiz, Canc. de Baena, J. del Encina, Nola, Tirso), carnestolendas y ANTRUEFO, fueron siendo reemplazadas desde la época del Renacimiento por la denominacién italiana gracias a la fama de la pomposa celebracién de esta fiesta en la Italia renacentista; el influjo de la primera, que todavia vive en algunas partes (p. ej. en puntos de Catalufia), debió ser causa, sin embargo, del cambio de carneval en carnaval...
...Del italiano procede también el fr. carnaval [quarnivalle, 1268; carneval, 1552; carnaval, 1680, y ya en derivados de 1613], y las formas de las demas lenguas occidentales.

CARNEVALE Dall'italiano carnevale, e questo dal antico carnelevare, composto da carne e levare 'togliere', perché è l’inizio del digiuno di Quaresima...
... Le antiche denominazioni castellane carnal (J. Ruiz, Canc. de Baena, J. del Encina, Nola, Tirsi), carnestolendas e ANTRUEFO, furono progressivamente sostituite, a partire dal Rinascimento, dalla denominazione italiana grazie alla fama della pomposa celebrazione di questa festa in Italia rinascimentale; l'influsso della prima, che ancora sopravvive in alcune zone (ad esempio in alcune parti della Catalogna), dovette essere comunque la causa del cambiamento da carneval a carnaval...
... Dall'italiano deriva anche il francese carnaval [quarnivalle, 1268; carneval, 1552; carnaval, 1680, e già nei derivati del 1613], e le forme delle altre lingue occidentali.

Dizionario Critico Etimologico della Lingua Castigliana
Joan Corominas - 1954
Liberamente tradotto da Me Medesima

CARNAVAL. ÉTYM. Picard, les camevieux; de l'italien carnovale; milanais, carnelevale, dans du cange, du bas-latin carnelevawen, dit pour carnis levamen, de caro, chair, et levamen, action d'ôter, de levare: c'est-à-dire temps où l'on enlève l'usage de la chair, vu que camovale est proprement la nuit avant le mercredi des Cendres.
Diez, d'après des auteurs italiens, le tire de carne et raie: adieu la chair; mais vale n'est pas italien; et le milanais carnelevale fait un suffisant intermédiaire entre carnis levamen, pour un mot populaire et par conséquent sujet à de fortes altérations.

CARNEVALE. ETIMOLOGIA Piccardo, camevieux; dall'italiano carnovale; milanese carnelevale; nel Du Cange, latino medievale carnelevamen, detto per carnis levamen, da caro carne e levamen atto di togliere, di levare: cioè il tempo in cui si toglie l'uso della carne, poiché carnovale è propriamente la notte prima del Mercoledì delle Ceneri.
Diez, seguendo alcuni autori italiani, lo fa derivare da carne e vale: "addio alla carne"; ma vale non è italiano; e il milanese carnelevale costituisce un sufficiente intermediario tra carnis levamen, per una parola popolare e quindi soggetta a forti alterazioni.

Dictionnaire di la lingua françese 
Émile Littré  - 1873
Liberamente tradotto da Me Medesima 

caro "Fleisch".
Rum. carne, vegl. kuarne, ital. carne, log. karre, engad., friaul. karn, frz. chair, prov., katal. carn, span., portg. carne. In der Bedeutung "Fleisch" als "Speise" ist im größten Teile von Frankreich viande eingetreten (At. Ling. 1383)...
— Zssg.: rum. läsare de carne, ital. carnelasciare, carnescialare,, avicent. carlassare, ital. carnevale (> frz., prov. carnaval), piem. karlavé, apisan. carnelevare, gen. karlevä, neap. karnolevare, siz. karnilivari, span. carnes tolendas "Fasching", d. h. "die Zeit, wo das Fleischessen aufhört", vgl. noch campid. segare pettsas 6544; frz. charcutier Selcher" zu char cuite "gekochtes Fleisch".
— Diez, Wb. 362; Mussafia, Beitr. 42; R. XVH, 154; MILomb. XXI, 264; Bartoli, Dalmat. I, 306. (Die oft wiederholte Herleitung von carnevaleaus CABRUS NAVALIS ist lautlich bedenklich und historisch nicht begründet und würde das leicht begreifliche Scherzwort carne vale "Fleisch leb wohl" von den zahlreichen denselben Gedanken unzweideutig wiedergebenden Ausdrücken losreißen;

caro "carne".
Rum. carne, veglioto (dalmatico) kuarne, ital. carne, logud. karre, engadinese, friul. karn, fr. chair, prov., catal. carn, spagn., port. carne. Nel significato di "carne" come "cibo", nella maggior parte della Francia è subentrato viande (At. Ling. 1383)...
— Composti: rum. lăsare de carne, ital. carnelasciare, carnescialare, avignonese carlassare, ital. carnevale (> fr., prov. carnaval), piem. karlavé, antico pisano carnelevare, genov. karlevä, napol. karnolevare, sicil. karnilivari, spagn. carnes tolendas "carnevale", cioè "il tempo in cui cessa il consumo della carne";
cfr. anche campidanese segare pettsas; fr. charcutier "salumiere", da char cuite "arne cotta".
— Diez, Wörterbuch p. 362; Mussafia, Beiträge p. 42; ecc. (L'etimologia spesso ripetuta di carnevale da CARRUS NAVALIS è foneticamente problematica e storicamente non fondata, e separerebbe l'evidente parola scherzosa carne vale "addio, carne" dalle numerose espressioni che rendono in modo inequivocabile lo stesso concetto ...

Dizionario etimologico delle lingue romanze 
Meyer-Lübke Wilhelm - 1911
Liberamente Tradotto da Me Medesima

Maschere la mattina del Mercoledì delle Ceneri - 1853 - Alfred Stevens - Museo delle Belle Arti - Marsiglia

Maschere la mattina del Mercoledì delle Ceneri - 1853 - Alfred Stevens - Museo delle Belle Arti - Marsiglia

I carri allegorici stessi, comprese le versioni "navali", compaiono in forma strutturata diversi secoli dopo le prime attestazioni della parola Carnelevare. Nel XIV secolo, nei cortei nobiliari di Venezia, Firenze e Bologna, i carri erano decorati ma non ancora propriamente metaforici, e fungevano soprattutto da dimostrazione di ricchezza e prestigio. Tra XV e XVI secolo alcuni carri iniziano a presentare figure mitologiche o religiose, spesso in chiave classicheggiante ed erudita, ispirandosi all'antichità come rievocazione culturale e non come continuità cultuale. Nel XVII e XVIII secolo si sviluppano carri scenografici più complessi, talvolta a forma di nave; nel XIX secolo il Carnevale moderno di Viareggio introduce carri in cartapesta con marcata satira popolare. La cronologia mostra quindi che la parola e il riferimento liturgico precedono ampiamente lo sviluppo dei carri allegorici, che rappresentano un'evoluzione successiva della festa.
Momenti collettivi di festa, travestimenti, rovesciamenti temporanei dei ruoli sociali, eccessi ritualizzati e cicli alimentari legati al calendario sono modelli ricorrenti in molte culture del mondo. Elementi analoghi si riscontrano nell'Akitu mesopotamico, nelle feste egizie legate a Osiride, nelle Dionisie greche, nei Saturnalia e nelle Lupercalia romane, nelle culture slave, così come in numerose celebrazioni stagionali o di capodanno in Asia, Africa e nelle Americhe. 
La presenza di strutture rituali simili in civiltà lontane nel tempo e nello spazio rende metodologicamente fragile l'ipotesi di una trasmissione diretta in assenza di documentazione che ne dimostri la continuità; siamo piuttosto in presenza di una convergenza culturale; società diverse, poste di fronte a esigenze analoghe, gestione della tensione sociale, marcatura dei cicli agricoli, rinegoziazione simbolica dell'ordine, sviluppano soluzioni rituali affini.
Ed è curioso che solo quando si parla di Cristianesimo, c'è chi usa termini quali copia, furto o appropriazione e ne consegue che ne comprenda a pieno il significato.

Nota Laddove, ipoteticamente, una continuità storica sia documentabile ed è la società che si muove ed evolve, si parla di processi di trasformazione, adattamento e rielaborazione culturale che si distaccano dal cultuale che non è più funzionale.

Lieto Mercoledì delle Ceneri!

Per ulteriori informazioni

La corsa dei Tori - Lunedì di Carnevale
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