venerdì 29 aprile 2022

Ragnatele di primavera

 

Ragnatela su succulenta

" ... E tu le ragnatele dai vasi levare potrai,
e spero che la grazia goderti potrai che possiedi,
senza contare sugli altri. Cosí durerai, sinché giunga
la bianca Primavera: di te gli altri avranno bisogno ... "

Le opere e i giorni
Esiodo
Traduzione - Ettore Romagnoli 

giovedì 28 aprile 2022

Tra le felci

" ... Il cacciatore si era gettato in mezzo alle felci, aprendosi faticosamente il passo. Proseguiva diritto, accostando sovente un orecchio al suolo e mandando un sibilo appena percettibile. Ad un tratto si fermò. Un’ombra si era alzata dinanzi a lui: era lo stregone...
... Lo stregone si gettò in mezzo alle felci e scomparve rapidamente senza far rumore. Il cacciatore di guanachi invece uscì cautamente dalla macchia e, vedendo che i tre piccoli gruppi continuavano a salire la collina, si mise a strisciare verso la spiaggia, tenendosi nascosto dietro i rialzi del terreno ed i cespugli di berberis. Scivolava senza far rumore, pari ad un serpente, guardandosi intorno, sapendo che dovevano trovarsi lì presso due marinai della scialuppa..."

La Stella dell'Araucania
Emilio Salgari

Felce Nephrolepsis cordifolia

Nephrolepsis cordifolia


Cliccate su La danza della luce sulla felce per vedere il gioco di luci e ombre creato dal vento

mercoledì 27 aprile 2022

Di fiore in frutto

Zagara di pompelmo rosa

Zagara di pompelmo rosa

Zagara di pompelmo rosa

" ... Di freschi
Fiori odorosi, io vo’ la mia corona
In quel giorno beato: a par di questa
Tesserla io vo’ di zàgare fragranti,
Che a me son tanto care, e simbol sono
Del nostro amor: te ne rammenti? il primo
Foglio che mi scrivesti un conteneva
Di quei teneri fiorì. Oh! quanto allora
Sarem felici! Andran confusi e tristi
I cattivi del mondo, e i nostri amplessi
Saran da Dio santificati. È amara
Cosa, me ’l credi, il mormorar del mondo
Fra due cori che s’amano: somiglia
Sibilo di serpente in mezzo al canto
Melodíoso di felici augelli;
Grido somiglia di sinistro augello,
Che rompa a sera l’armonia d’un primo
Giuramento d’amor. No, no; non voglio,
Che torva, oscura intorno a noi si aggiri
La maledica turba, e ne sia d’uopo
Velar di mal sofferte ombre il sorriso
De l’amor nostro immensurato: io voglio,
Che testimòni alla letizia nostra
Sieno gli uomini e Dio; ch’arda di amore
Tutto il creato insiem con noi ... "

Lucifero - Canto settimo
1877
Mario Rapisardi 

Zagara di pompelmo

Zagara di cedro

 
Zagara di cedro

lunedì 25 aprile 2022

Lo Spirito di Sacrificio

" ... La Resistenza, il 25 aprile, parve aver raggiunto il suo solo scopo. Ma quello era veramente il suo solo scopo?

La Resistenza, a ripensarla ora, ci appare nel ricordo come uno di quei momenti felici di esaltazione e di ispirazione che ogni tanto battono l’ala, come nella vita dei singoli, nella vita dei popoli, e che, una volta passati, non tornano più. Ma la Resistenza fu soltanto questo, e noi, raccolti dopo dieci anni, siamo soltanto qui per deporre sospirando un fiore sulla sua tomba?
Fu soltanto l’impeto di una solitaria riscossa, un miracolo inesplicabile che rimane soltanto come motivo di adorazione e di leggenda, un’apertura di cielo fiammeggiante che durò un’ora e subito fu risommersa dalla foschia stagnante degli anni sopravvenuti, oppure fu un’esperienza destinata ad arricchire per sempre la nostra vita di popolo, un fattore di civiltà rivelato dalla guerra, ma destinato ad essere d’ora innanzi una delle forze politiche animatrici e disciplinatrici della nostra pace?
Di fronte al sacrificio degli uomini della Resistenza, di fronte all’esempio di spontanea accettazione del sacrificio che essi dettero, verrebbe voglia a noi superstiti di inginocchiarci come dinanzi a un miracolo. Ma no: non fu un miracolo: fu una realtà politica. Qualcosa che sta sulla terra: qualcosa che continua, che continuerà, se noi vorremo.
Il carattere che distingue la Resistenza da tutte le altre guerre, anche da quelle fatte da volontari, anche dall’epopea garibaldina, è stato quello di essere, più che un movimento militare, un movimento “civile”. Non bisogna dimenticarsi che le formazioni partigiane non erano che uno degli organi di un movimento rivoluzionario più vasto, che faceva capo ai Comitati di Liberazione: e che quello spirito di sacrificio che ha portato migliaia di martiri a sfidar la tortura e la fucilazione e il capestro, non era espressione di uno spirito di avventura militaresco, non il dissennato e cieco amore del rischio per il rischio, che confina con la follia: era la coscienza di un dovere civile da adempiere, la consapevolezza della necessità non più differibile di un rinnovamento totale della nostra vita nazionale, di una ricostruzione dalle fondamenta della struttura sociale che aveva reso possibili quegli errori.
Per questo lo spirito di sacrificio che animò gli eroismi della Resistenza può essere considerato come un fattore continuativo di rinnovamento politico e sociale. Già nel periodo della Resistenza questo spirito di sacrificio si dimostrò capace di animare e di nobilitare gli atti più umili della vita quotidiana, dando ad essi (o per meglio dire scoprendo in essi) un senso di solidarietà sociale, un senso di partecipazione alla vita collettiva: ed è proprio per questa esperienza che la Resistenza, nata in guerra come abnegazione eroica di fronte alla morte, può diventare in pace, tradotta per dir così in termini di ordinaria amministrazione, il senso del dovere politico, il senso della politica intesa come dovere di sacrificarsi al bene comune, che è poi il fondamento morale senza il quale non può vivere una democrazia. "

Uomini e città della Resistenza
Piero Calamandrei

25 Aprile - Festa della Liberazione


Lieto 25 Aprile

sabato 23 aprile 2022

Dies Natalis - Anno XII

L'1 - ١وَاحِد - wahed, che ha preso contatto con sé stesso formando l'11 - ١١أَحَدَ عَشَرَ - ahada ashar, è ora  pronto per affiancarsi al prodotto della sua crescita, il 2 ٢اِثْنَان - ithnancon cui nella cifra doppia, 12 ١٢اِثْنَا عَشَرَ - ithna ashar, riconosce la pienezza armonica e la perfezione del 3 ٣ثَلَاثَة - thalathah, fonte di ispirazione per il passo successivo che affronta una nuova e più difficile iniziazione.
I 4 elementi: acqua, aria, fuoco, terra, moltiplicati per le tre persone della Trinità: Padre, Figlio, Spirito Santo, o anche per i 3 principi alchemici: mercurio, sale, zolfo, generano il 12; 12 sono gli Apostoli, 12 i Cavalieri della Tavola Rotonda alla corte di Re Artù, 12 i dei dell'Olimpo, 12 le fatiche di Ercole, 12 i figli di Giacobbe, 12 i mesi dell’anno, 12 le ore di luce e di buio agli equinozi, 12 i Paladini di Carlo Magno, 12 le porte sorvegliate dagli angeli, 12 i segni zodiacali, 12 le Titanidi e i Titani, 12 le tribù d'Israele.
Il 12 è la Lamed torre che vola nell'aria il cui segno grafico ל  ingloba la Kaf in basso, la Vaud al centro e la Yod in alto, è il pungolo che muove la forza primordiale del toro verso la trasformazione creatrice caratteristica dell'intero universo di cui l'uomo è parte integrante; è la spirale che facendosi retta, curva e retta, partendo dalla terra, si innalza verso il cielo, è la scala che unisce il mondo di sotto e quello di sopra, è la bilancia che oscilla tra il basso e l'alto e si misura nella ricerca dell'equilibrio, è  il serpente pre peccato che si erge, è la spinta per lilmud - imparare e per lelamed - insegnare, è la radice del lev, il cuore simbolo di Anima Mundi che oggi compie il suo dodicesimo anno di vita.

Anima Mundi - Compleanno

Grazie a voi tutti per gli auguri!

giovedì 21 aprile 2022

Dalla Forza con Flora l'Amor di Roma - 2775 Ab Urbe Condita

" Trascorsero già 2632 anni, seguendo la cronologia varroniana, dacchè si poneva la prima pietra per la fondazione di Roma, grecamente Forza, che venne pur chiamata Flora nel prisco linguaggio sacerdotale, e designata con un terzo nome noto a' soli sacerdoti, e che alcuni credono fosse l'anagramma Amor, altri quale il Munster, Saturnia; Valentia, al dire di altri, e, secondo il Sichel, Angerona, dea simbolica del silenzio. Certo che i sacerdoti non potevano pronunziare questo terzo nome sotto la minaccia de' più gravi castighi.
Ma grandiosi fatti, un'immensa storia che colpì prima la coscienza degli autori degli avvenimenti, poi la fantasia de' popoli e la mente degli stessi filosofi e legislatori, fè dare a Roma, anche sotto l'impero, l'appelativo di città eterna, quasi città che solo potesse rannodare o spiegare le origini ed i progressi del sociale consorzio, ed unica che ne potesse perpetuare ed in un certo modo riflettere la storia, il diritto e l'incivilimento. E Roma invero esercitò non si sa se una provvidenziale o fatale missione, come cantava Tibullo:
Roma tuum nomen terris  fatale regendis.

Resasi vincolo necessario di comunicazione, di cultura fra le nazioni ed i popoli, riusciva non solo ad incivilirli ben al di sopra e molto più seriamente ed efficacemente che non potettero fare medii, greci, e fenici, ma a riunirli in una sola famiglia, voto ambito e non per anco raggiunto dalla scienza. E l'antico romanesimo perpetuandosi e trasformandosi nel cristianesimo, seguitò a dare all'Italia una nuova influenza, una preponderanza cosmopolita. "

Bruto Amante


Veduta di Campo Vaccino - Giovanni Battista Piranesi - 1775

Veduta di Campo Vaccino - Giovanni Battista Piranesi - 1775


Tanti auguri Roma per i tuoi 2775 anni Ab Urbe Condita

lunedì 18 aprile 2022

Di Lunedì dell'Angelo

Il sepolcro non è l’ultima parola!

Lunedì dell’Angelo
(Mt 28,8-15)

8 Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. 9 Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. 10 Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

In questo lunedì di festa, detto Lunedì dell’Angelo, la liturgia fa risuonare l’annuncio della risurrezione proclamato ieri: «Cristo è risorto, alleluia!». Nell’odierno brano evangelico possiamo cogliere l’eco delle parole che l’angelo rivolse alle donne accorse al sepolcro: «Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risuscitato dai morti”» (Mt 28,7). Sentiamo come diretto anche a noi l’invito a «fare presto» e ad «andare» ad annunciare agli uomini e alle donne del nostro tempo questo messaggio di gioia e di speranza. Di speranza certa, perché da quando, all’aurora del terzo giorno, Gesù crocifisso è risuscitato, l’ultima parola non è più della morte, ma della vita! E questa è la nostra certezza. L’ultima parola non è il sepolcro, non è la morte, è la vita! Per questo ripetiamo più volte in questo tempo: «Cristo è risorto». Perché in Lui il sepolcro è stato sconfitto, è nata la vita.
In forza di questo evento, che costituisce la vera e propria novità della storia e del cosmo, siamo chiamati ad essere uomini e donne nuovi secondo lo Spirito, affermando il valore della vita. C’è la vita! Questo è già incominciare a risorgere! Saremo uomini e donne di risurrezione, uomini e donne di vita, se, in mezzo alle vicende che travagliano il mondo – ce ne sono tante oggi –, in mezzo alla mondanità che allontana da Dio, sapremo porre gesti di solidarietà, gesti di accoglienza, alimentare il desiderio universale della pace e l’aspirazione ad un ambiente libero dal degrado. Si tratta di segni comuni e umani, ma che, sostenuti e animati dalla fede nel Signore risorto, acquistano un’efficacia ben superiore alle nostre capacità. È così perché Cristo è vivo e operante nella storia per mezzo del suo Santo Spirito: riscatta le nostre miserie, raggiunge ogni cuore umano e ridona speranza a chiunque è oppresso e sofferente.
La Vergine Maria, testimone silenziosa della morte e della risurrezione del suo Figlio Gesù, ci aiuti ad essere segni limpidi di Cristo risorto tra le vicende del mondo, perché quanti sono nella tribolazione e nelle difficoltà non rimangano vittime del pessimismo e della sconfitta, della rassegnazione, ma trovino in noi tanti fratelli e sorelle che offrono loro sostegno e consolazione.
La nostra Madre ci aiuti a credere fortemente nella risurrezione di Gesù: Gesù è risorto, è vivo qui, fra noi, e questo è un mirabile mistero di salvezza con la capacità di trasformare i cuori e la vita. E interceda in modo particolare per le comunità cristiane perseguitate e oppresse che oggi, in tante parti del mondo, sono chiamate a una più difficile e coraggiosa testimonianza.

LETTURE DAI PADRI DELLA CHIESA

Melitone di Sardi, Egli è la nostra resurrezione

Ora tu giaci morto; egli invece è risorto dai morti ed è asceso alle sommità dei cieli. Il Signore, avendo rivestito l’uomo, avendo patito per colui che pativa ed essendo stato legato per colui che era incatenato e giudicato per colui che era condannato e sepolto per colui che giaceva nella tomba, risorse dai morti e fece udire la sua voce gridando: «Chi vuole stare in giudizio contro di me?
Che si faccia avanti (Is 50,8)!
Sono io che ho liberato il condannato; sono io che ho reso la vita al morto; sono io che faccio risuscitare chi era sepolto. Orsù, dunque, venite, voi tutte stirpi umane, voi immerse nei peccati. Ricevete la remissione dei peccati. Sono io, infatti, la vostra remissione; sono io la Pasqua della salvezza; io l’Agnello immolato per voi (Gv 1,29), io il vostro riscatto (Mt 20,28; Mc 10,45), io la vostra vita (Gv 11,25), io la vostra luce (Gv 8,12), io la vostra salvezza (At 4,12), io la vostra risurrezione (Gv 11,25), io il vostro Re» (Gv 18,37; 19,14; Mt 27,11). […]

Egli è l’Alfa e l’Omega (Ap 1,8; 21,6). Egli è il principio e la fine (Ap 21,6):
principio inenarrabile e fine incomprensibile. Egli è il Cristo. Egli è il Re. Egli è Gesù: lo stratega, il Signore, colui che è risuscitato dai morti, colui che è assiso alla destra del Padre. Egli porta il Padre ed è portato dal Padre (Gv 10,30.38): a Lui la gloria e la potenza nei secoli. Amen.

Papa Francesco
Il Vangelo della domenica
Commentato dal Santo Padre
 
Le Marie al sepolcro - 1613-1614 - Bartolomeo Schedoni - Galleria Nazionale di Parma - Emilia Romagna

Le Marie al sepolcro - 1613-1614 - Bartolomeo Schedoni - Galleria Nazionale di Parma - Emilia Romagna

Bartolomeo Schedoni nel suo quadro segue l'impronta del Correggio, del Caravaggio e del Carracci, mette in scena una rappresentazione teatrale in cui la gestualità dei personaggi e l'accuratezza del panneggio degli abiti carichi di colore ne esprimono la forza espressiva. Il pittore  racconta:

il Vangelo di Marco 16: 1-8

Passato il sabato, Maria Maddalena, Maria, madre di Giacomo, e Salome comprarono degli aromi per andare a ungere Gesù. La mattina del primo giorno della settimana, molto presto, vennero al sepolcro al levar del sole. E dicevano tra di loro: «Chi ci rotolerà la pietra dall'apertura del sepolcro?» Ma, alzati gli occhi, videro che la pietra era stata rotolata; ed era pure molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane seduto a destra, vestito di una veste bianca, e furono spaventate. Ma egli disse loro: «Non vi spaventate! Voi cercate Gesù il Nazareno che è stato crocifisso; egli è risuscitato; non è qui; ecco il luogo dove l'avevano messo. Ma andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea; là lo vedrete, come vi ha detto». Esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro, perché erano prese da tremito e da stupore; e non dissero nulla a nessuno, perché avevano paura.

e il Vangelo di Matteo 28: 1-8

Dopo il sabato, verso l'alba del primo giorno della settimana, Maria Maddalena e l'altra Maria andarono a vedere il sepolcro. Ed ecco si fece un gran terremoto; perché un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e vi sedette sopra. Il suo aspetto era come di folgore e la sua veste bianca come neve. E, per lo spavento che ne ebbero, le guardie tremarono e rimasero come morte. Ma l'angelo si rivolse alle donne e disse: «Voi, non temete; perché io so che cercate Gesù, che è stato crocifisso. Egli non è qui, perché è risuscitato come aveva detto; venite a vedere il luogo dove giaceva. E andate presto a dire ai suoi discepoli: "Egli è risuscitato dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete". Ecco, ve l'ho detto». E quelle se ne andarono in fretta dal sepolcro con spavento e grande gioia e corsero ad annunciarlo ai suoi discepoli.

Sullo sfondo, in un paesaggio accennato, gradazioni di blu che rivelano il giungere dell'all'alba fanno da contrasto alla luce che contraddistingue l'angelo avvolto in una tunica nivea che lascia scoperta la parte destra del torace, siede sul bordo del sepolcro vuoto e appoggia il braccio sinistro sulla lastra di copertura, con l'indice della mano destra indica il cielo e annuncia alle Pie donne la Risurrezione di Gesù, la prima come in preghiera è inginocchiata con le braccia aperte, la seconda, Maria Maddalena assorta, con la mano sinistra solleva leggermente la veste rosea mentre con la destra sorregge il vasetto degli oli aromatici, la terza in una postura sommessa mostra il suo stupore con la mano destra aperta. 


Buon Lunedì dell'Angelo

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domenica 17 aprile 2022

Di Pasqua

" ... Ma ecco che arrivò anche la santa Pasqua. Da parte dei superiori ci furono inviati un uovo e una fetta di pane bianco al burro a testa. Dalla città tornarono ad affluire al reclusorio le offerte.

Di nuovo la visita del sacerdote con la croce, di nuovo la visita dei superiori, di nuovo la minestra grassa di cavoli, di nuovo ubriacature e vagabondaggi: tutto punto per punto come già a Natale, con la differenza che ora si poteva già passeggiare per il cortile del carcere e riscaldarsi al solicello. C'era come più luce, più spazio che d'inverno, ma, in certo qual modo, maggiore era l'angoscia. La lunga, interminabile giornata estiva pareva farsi particolarmente insopportabile nei giorni festivi. In quelli feriali almeno era abbreviata dal lavoro ... "

Memorie dalla casa dei morti
Fedor M. Dostoevskij
Traduzione - Augusta Osimo Muggia

Resurrezione di Cristo - Pala Tornabuoni 1490 - 1498 - Domenico Bigordi Il Ghirlandaio e bottega - Gemäldegalerie - Berlino

Resurrezione di Cristo - Pala Tornabuoni 1490 - 1498 - Domenico Bigordi Il Ghirlandaio e bottega - Gemäldegalerie - Berlino

Questa Resurrezione di Cristo nasce come retro pannello della Pala Tornabuoni realizzata da Domenico Ghirlandaio, per l'altare centrale della chiesa fiorentina di Santa Maria Novella, a partire dal 1490 e finita dalla sua bottega nel 1498 a causa della morte del pittore che avviene nel 1494. 
La Pala non si trova più nella sua sede originaria, è stata smembrata in più parti e la Resurrezione oggi  è conservata alla Gemäldegalerie di Berlino.
Cristo, avvolto in un tunica svolazzante (probabilmente realizzato dalla bottega) che ne indica il movimento, punta l'indice della mano destra verso il cielo dove presto ascenderà per sedere alla destra del padre mentre con la sinistra tiene il vessillo dei crociati, fluttua poggiando il piede destro arretrato su una nuvola e il sinistro in avanti per metà sulla nuvola e per metà sull'ala di un cherubino. Il sepolcro con i gradini riccamente decorati mostra sul fronte un festone su cui è appoggiato un pellicano che per la credenza popolare nutre la prole con i brandelli della propria carne e per questo è considerato simbolo del sacrificio Cristo; in un cartiglio, segue nella parte superiore, la scritta INRI - Iesus Nazarenus Rex Iudeorum. Ai lati quattro soldati romani, tratteggiati con grande cura dei dettagli nella totalità delle loro armature, realizzano quattro momenti diversi della fuga provocata dalla paura dell'evento miracoloso al quale stanno assistendo; in secondo piano a destra un soldato sta ancora a terra assonnato, quello in primo piano a sinistra è raffigurato nell'atto di alzarsi, quello di destra in primo piano scende i gradini e l'ultimo a sinistra in secondo piano è il più prossimo alla fuga. Sullo sfondo in un paesaggio dettagliato e dal gusto fiammingo a sinistrà le tre Marie procedono sulla strada che porta al sepolcro.

Auguro a tutti una serena Pasqua che sia in grado di aprire la strada della pace.
Grazie per i vostri auguri graditissimi e grazie per aver colto il mio affanno nella realizzazione di questi post non progammati in precedenza, non vi sfugge niente, siete grandi.

Per chi è interessato ai luoghi dove si trovano oggi i vari pezzi della Pala Tornabuoni: 

Madonna in gloria tra santi - fronte, Santa Caterina da Siena, San Lorenzo - Alte Pinakothek - Monaco di Baviera
Resurrezione - retro - Gemäldegalerie - Berlino
Santo Stefano - Szépművészeti Múzeum - Budapest
San Pietro Martire - Fondazione Magnani Rocca - Traversetolo, provincia di Parma
San Vincenzo Ferrer e Sant'Antonino Pierozzi distrutti nel maggio 1945, nel'incendio della Flakturm Friedrichshain di Berlino 

Per ulteriori informazioni

sabato 16 aprile 2022

Di Sabato Santo

La mattina del Sabato Santo, Apollonia Fara balzò dal suo gran letto di legno a baldacchino, quando l’alba cominciava a mettere un glauco riflesso sull’unico vetro del finestruolo. Unico vetro grossolano, ma stupendo per il piccolo quadro che ci si vedeva; un paesaggio che nella freschezza chiara e quasi sbiadita dell’incipiente primavera pareva dipinto dal Poussin: una falda di collina, un ruscello azzurro e tortuoso e alberi radi pittoreschi, i cui rami, verdi di musco, cominciavano ad ornarsi di foglioline tenere: ed erba, erba dappertutto, bassa erbetta chiara che dava una impressione di purezza e d’innocenza a chi guardava. Mentre indossava il suo costume giallo e rosso, Apollonia osservò il cielo attraverso il vetro, poi andò a guardare entro una corba intessuta d’asfodelo, colma di farina lievitata fin dalla sera prima, e sulla quale ella aveva segnato col dito la santa croce. La farina s’era un po’ sollevata intorno a questo segno di buon augurio.
La giovine donna prese la corba sulle braccia bianche robuste e la portò nell’attigua cucina: impastò la farina, poi accese il forno e preparò il caffè. A misura che il giorno schiarivasi roseo e tiepido, Apollonia pensava con trepidanza ...

... e quando spalancò il finestrino per guardare la processione che passava salmodiando, e vide il viso magro e spaventato del Vicario, si turbò. Rimase tuttavia a guardare: precedeva la processione una Madonna bruna con sette spade confitte nel cuore, che andava in cerca del Figliuolo morto; seguiva lo stendardo di broccato verde venivano poi i musicisti paesani e le donne vestite a lutto. Quando tutto sparì in fondo alla strada campestre, Apollonia ritornò al suo forno ed alla sua farina impastata, della quale fece mirabilmente il pane per la Pasqua, pane bianchissimo, tutto intagliato e traforato; le casadinas, focaccie di pasta e di formaggio fresco ingiallito con lo zafferano e certe figurine in forma di bimbi fasciati, di mummie, di uccelli, che per testa avevano un grosso uovo cotto. Nella casetta deserta e nella campagna soleggiata regnava un profondo silenzio; le campane tacevano, legate per la morte di Nostro Signore, e tutte le cose partecipavano a questo silenzio, in attesa di un arcano avvenimento; solo qualche uccello cominciava a cantare fra le siepi, ma tosto taceva, quasi impaurito dal silenzio che interrompeva.
Le ore passarono ed il Vicario non venne. Verso le dieci Apollonia senti come un brivido passare per l’aria; anch’ella ebbe un sussulto e sollevò la testa, ascoltando. Le campane suonarono. E attraverso il loro primo squillo risuonò uno sparo, poi un altro, poi altri tre, poi dieci, poi cento. Grida e voci di letizia quasi folle accompagnavano il suono delle campane e lo scoppio delle fucilate ripetuto dall’eco della collina. Frotte di bambini passarono cantando per il villaggio:

Bibu er Deu
Pro su dispettu ’e su Zudeu.

Vivo è Dio
Per dispetto del Giudeo.

Lagrime di gioia mistica velarono gli occhi di Apollonia. Ella finì di cuocere il suo pane, le sue focaccie, i suoi dolci pasquali; e nel pomeriggio ricevette da vicini parenti ed amici, e ricambiò regali di pane, dolci, carne. Ad ogni nuovo regalo ella compiacevasi confrontare il pane ricevuto con quello fatto da lei, felice di trovare più bianco e più ben fatto il suo. Verso sera tornò dall’ovile il marito; tornò sul suo forte cavallo bianco, con una bisaccia colma di latticini, e con due agnelli, uno bianco e l’altro nero, che dovevano servire per il banchetto pasquale...

...Il sabato sera cominciarono le feste pasquali: il ricco pastore invitò a casa sua parenti, amici, vicini, e tutti cantarono, improvvisando canzoni di gioia in onore di Nostro Signore Risorto. Intanto mangiavano le focaccie e bevevano vino, assenzio ed acquavite. Manco a dirlo, tutti si ubriacarono, per fai dispetto ai Giudei che avevano crocifisso Gesù Nostro.
Anche l’indomani mattina Apollonia s’alzò all’alba, perchè doveva per mezzodl preparare il pranzo pasquale. A misura che il sole saliva sopra la collina, la giovine donna si turbava nuovamente pensando alla visita del Vicario. Ah! oggi verrà, verrà certamente. Apollonia sa che anch’egli si è alzato all’alba, e, vestito degli abiti sacri, seguito da un uomo con una bisaccia sulle spalle e da un fanciullo con una secchia di acqua benedetta, fa le visite alle quali non ha potuto accudire ieri. In ogni casa le donne gettano entro la bisaccia pane, focaccie, frutta secche, e nella secchia uova e monete. Davanti alla casa di Apollonia egli arrivò verso le nove; l’uomo della bisaccia si curvava sotto il peso dei regali avuti, e il fanciullo, con la secchia quasi colma di uova e di monete, pareva avesse attinto ad un pozzo miracoloso. Il sacerdote entrò senza chieder permesso nella casa di Apollonia, e per la prima volta dacchè rivedeva la giovine donna, non impallidi, mentre impallidiva lei. Avrebbe egli benedetto o maledetto la casa dove viveva felice colei che lo aveva condotto fin sul limitare della morte? Ella si faceva questa. domanda con una specie di terrore, giacché nei piccoli paesi sardi si crede che i sacerdoti possano, per meno del libri sacri, scomunicare e maledire con molta efficacia. Ma bastò che Apollonia guardasse il viso inspirato del sacerdote ed il gesto soave col quale egli prese l’aspersorio lucente e sparse l’acqua santa di qua, di là, di su, dl sotto, perché ella si convincesse che anche in cuor suo egli benediceva. Allora ella apri l’uscio che chiudeva la stanza delle provviste; egli benedisse il pane, le focaccie, il frumento, i legumi, il formaggio. Apollonia sopraccaricò la bisaccia con due grandi pani, cinque focaccie, una corona di fichi secchi: poi rientrò col sacerdote in cucina, e timidamente aprì l’uscio che dava nella camera da letto. Dal finestruolo penetrava una vivissima luce d’oro. Col respiro sospeso, muta e pallida, Apollonia guardò il prete. Ah! anch’egli s’era fatto un po’ bianco in viso; ma la sua mano soave versava la benedizione sul letto nuziale, augurando fecondità.
Allora Apollonia gettò la sua offerta nella secchia e una lagrima cadde sull’acqua santa, formando un piccolo cerchio nel gran cerchio fatto dalla moneta.

I giuochi della vita - Pasqua
1920
Grazia Deledda

Deposizione di Cristo nel sepolcro - 1570 -1573 - Tiziano Vecellio, bottega e Jacopo Palma il Giovane - Pinacoteca Ambrosiana - Milano

Deposizione di Cristo nel sepolcro - 1570 -1573 - Tiziano Vecellio, bottega e Jacopo Palma il Giovane - Pinacoteca Ambrosiana - Milano

Dall'ora sesta si fecero tenebre su tutto il paese, fino all'ora nona. E, verso l'ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lamà sabactàni?», cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»

Matteo 27:45-46
Morte di Gesù

Venuta l'ora sesta, si fecero tenebre su tutto il paese, fino all'ora nona. All'ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì lamà sabactàni?» che, tradotto, vuol dire: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»
Marco 15:33-34

Era circa l'ora sesta, e si fecero tenebre su tutto il paese fino all'ora nona; il sole si oscurò. La cortina del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio». Detto questo, spirò.

Luca 23:44-45

Come spiegano Matteo Marco e Luca, durante la morte di Gesù le tenebre avvolgono la Terra e nella Deposizione di Tiziano e della sua bottega ci troviamo nel passo successivo in cui la luce inizia a squarciarle. All'interno di un sacello Giuseppe di Arimatea e Nicodemo con grande delicatezza depongono il corpo di Cristo nel sepolcro mentre Maria, dal volto cupo, piegata in un mantello blu scuro gli tiene con le due mani il braccio sinistro e lo bacia. Giovanni L'Evangelista ha le mani incrociate e il suo volto esprime sgomento e dolore come quello di Maria Maddalena che accorre con le braccia aperte. l'opera è firmata alla base del sepolcro in basso sul lato destro libero dal lenzuolo, si legge TITIANUS P. ovvero Titianus pinxit-Tiziano dipinse, la critica ha però constatato la presenza di interventi di bottega e si pensa che il quadro sia stato completato da Jacopo Palma il Giovane.

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