venerdì 29 aprile 2022

Ragnatele di primavera

 

Ragnatela su succulenta

" ... E tu le ragnatele dai vasi levare potrai,
e spero che la grazia goderti potrai che possiedi,
senza contare sugli altri. Cosí durerai, sinché giunga
la bianca Primavera: di te gli altri avranno bisogno ... "

Le opere e i giorni
Esiodo
Traduzione - Ettore Romagnoli 

giovedì 28 aprile 2022

Tra le felci

" ... Il cacciatore si era gettato in mezzo alle felci, aprendosi faticosamente il passo. Proseguiva diritto, accostando sovente un orecchio al suolo e mandando un sibilo appena percettibile. Ad un tratto si fermò. Un’ombra si era alzata dinanzi a lui: era lo stregone...
... Lo stregone si gettò in mezzo alle felci e scomparve rapidamente senza far rumore. Il cacciatore di guanachi invece uscì cautamente dalla macchia e, vedendo che i tre piccoli gruppi continuavano a salire la collina, si mise a strisciare verso la spiaggia, tenendosi nascosto dietro i rialzi del terreno ed i cespugli di berberis. Scivolava senza far rumore, pari ad un serpente, guardandosi intorno, sapendo che dovevano trovarsi lì presso due marinai della scialuppa..."

La Stella dell'Araucania
Emilio Salgari

Felce Nephrolepsis cordifolia

Nephrolepsis cordifolia


Cliccate su La danza della luce sulla felce per vedere il gioco di luci e ombre creato dal vento

mercoledì 27 aprile 2022

Di fiore in frutto

Zagara di pompelmo rosa

Zagara di pompelmo rosa

Zagara di pompelmo rosa

" ... Di freschi
Fiori odorosi, io vo’ la mia corona
In quel giorno beato: a par di questa
Tesserla io vo’ di zàgare fragranti,
Che a me son tanto care, e simbol sono
Del nostro amor: te ne rammenti? il primo
Foglio che mi scrivesti un conteneva
Di quei teneri fiorì. Oh! quanto allora
Sarem felici! Andran confusi e tristi
I cattivi del mondo, e i nostri amplessi
Saran da Dio santificati. È amara
Cosa, me ’l credi, il mormorar del mondo
Fra due cori che s’amano: somiglia
Sibilo di serpente in mezzo al canto
Melodíoso di felici augelli;
Grido somiglia di sinistro augello,
Che rompa a sera l’armonia d’un primo
Giuramento d’amor. No, no; non voglio,
Che torva, oscura intorno a noi si aggiri
La maledica turba, e ne sia d’uopo
Velar di mal sofferte ombre il sorriso
De l’amor nostro immensurato: io voglio,
Che testimòni alla letizia nostra
Sieno gli uomini e Dio; ch’arda di amore
Tutto il creato insiem con noi ... "

Lucifero - Canto settimo
1877
Mario Rapisardi 

Zagara di pompelmo

Zagara di cedro

 
Zagara di cedro

lunedì 25 aprile 2022

Lo Spirito di Sacrificio

" ... La Resistenza, il 25 aprile, parve aver raggiunto il suo solo scopo. Ma quello era veramente il suo solo scopo?

La Resistenza, a ripensarla ora, ci appare nel ricordo come uno di quei momenti felici di esaltazione e di ispirazione che ogni tanto battono l’ala, come nella vita dei singoli, nella vita dei popoli, e che, una volta passati, non tornano più. Ma la Resistenza fu soltanto questo, e noi, raccolti dopo dieci anni, siamo soltanto qui per deporre sospirando un fiore sulla sua tomba?
Fu soltanto l’impeto di una solitaria riscossa, un miracolo inesplicabile che rimane soltanto come motivo di adorazione e di leggenda, un’apertura di cielo fiammeggiante che durò un’ora e subito fu risommersa dalla foschia stagnante degli anni sopravvenuti, oppure fu un’esperienza destinata ad arricchire per sempre la nostra vita di popolo, un fattore di civiltà rivelato dalla guerra, ma destinato ad essere d’ora innanzi una delle forze politiche animatrici e disciplinatrici della nostra pace?
Di fronte al sacrificio degli uomini della Resistenza, di fronte all’esempio di spontanea accettazione del sacrificio che essi dettero, verrebbe voglia a noi superstiti di inginocchiarci come dinanzi a un miracolo. Ma no: non fu un miracolo: fu una realtà politica. Qualcosa che sta sulla terra: qualcosa che continua, che continuerà, se noi vorremo.
Il carattere che distingue la Resistenza da tutte le altre guerre, anche da quelle fatte da volontari, anche dall’epopea garibaldina, è stato quello di essere, più che un movimento militare, un movimento “civile”. Non bisogna dimenticarsi che le formazioni partigiane non erano che uno degli organi di un movimento rivoluzionario più vasto, che faceva capo ai Comitati di Liberazione: e che quello spirito di sacrificio che ha portato migliaia di martiri a sfidar la tortura e la fucilazione e il capestro, non era espressione di uno spirito di avventura militaresco, non il dissennato e cieco amore del rischio per il rischio, che confina con la follia: era la coscienza di un dovere civile da adempiere, la consapevolezza della necessità non più differibile di un rinnovamento totale della nostra vita nazionale, di una ricostruzione dalle fondamenta della struttura sociale che aveva reso possibili quegli errori.
Per questo lo spirito di sacrificio che animò gli eroismi della Resistenza può essere considerato come un fattore continuativo di rinnovamento politico e sociale. Già nel periodo della Resistenza questo spirito di sacrificio si dimostrò capace di animare e di nobilitare gli atti più umili della vita quotidiana, dando ad essi (o per meglio dire scoprendo in essi) un senso di solidarietà sociale, un senso di partecipazione alla vita collettiva: ed è proprio per questa esperienza che la Resistenza, nata in guerra come abnegazione eroica di fronte alla morte, può diventare in pace, tradotta per dir così in termini di ordinaria amministrazione, il senso del dovere politico, il senso della politica intesa come dovere di sacrificarsi al bene comune, che è poi il fondamento morale senza il quale non può vivere una democrazia. "

Uomini e città della Resistenza
Piero Calamandrei

25 Aprile - Festa della Liberazione


Buon 25 Aprile


sabato 23 aprile 2022

Dies Natalis - Anno XII

L'1 - ١وَاحِد - wahed, che ha preso contatto con sé stesso formando l'11 - ١١أَحَدَ عَشَرَ - ahada ashar, è ora  pronto per affiancarsi al prodotto della sua crescita, il 2 ٢اِثْنَان - ithnancon cui nella cifra doppia, 12 ١٢اِثْنَا عَشَرَ - ithna ashar, riconosce la pienezza armonica e la perfezione del 3 ٣ثَلَاثَة - thalathah, fonte di ispirazione per il passo successivo che affronta una nuova e più difficile iniziazione.
I 4 elementi: acqua, aria, fuoco, terra, moltiplicati per le tre persone della Trinità: Padre, Figlio, Spirito Santo, o anche per i 3 principi alchemici: mercurio, sale, zolfo, generano il 12; 12 sono gli Apostoli, 12 i Cavalieri della Tavola Rotonda alla corte di Re Artù, 12 i dei dell'Olimpo, 12 le fatiche di Ercole, 12 i figli di Giacobbe, 12 i mesi dell’anno, 12 le ore di luce e di buio agli equinozi, 12 i Paladini di Carlo Magno, 12 le porte sorvegliate dagli angeli, 12 i segni zodiacali, 12 le Titanidi e i Titani, 12 le tribù d'Israele.
Il 12 è la Lamed torre che vola nell'aria il cui segno grafico ל  ingloba la Kaf in basso, la Vaud al centro e la Yod in alto, è il pungolo che muove la forza primordiale del toro verso la trasformazione creatrice caratteristica dell'intero universo di cui l'uomo è parte integrante; è la spirale che facendosi retta, curva e retta, partendo dalla terra, si innalza verso il cielo, è la scala che unisce il mondo di sotto e quello di sopra, è la bilancia che oscilla tra il basso e l'alto e si misura nella ricerca dell'equilibrio, è  il serpente pre peccato che si erge, è la spinta per lilmud - imparare e per lelamed - insegnare, è la radice del lev, il cuore simbolo di Anima Mundi che oggi compie il suo dodicesimo anno di vita.

Anima Mundi - Compleanno

Grazie a voi tutti per gli auguri!

giovedì 21 aprile 2022

Dalla Forza con Flora l'Amor di Roma - 2775 Ab Urbe Condita

" Trascorsero già 2632 anni, seguendo la cronologia varroniana, dacchè si poneva la prima pietra per la fondazione di Roma, grecamente Forza, che venne pur chiamata Flora nel prisco linguaggio sacerdotale, e designata con un terzo nome noto a' soli sacerdoti, e che alcuni credono fosse l'anagramma Amor, altri quale il Munster, Saturnia; Valentia, al dire di altri, e, secondo il Sichel, Angerona, dea simbolica del silenzio. Certo che i sacerdoti non potevano pronunziare questo terzo nome sotto la minaccia de' più gravi castighi.
Ma grandiosi fatti, un'immensa storia che colpì prima la coscienza degli autori degli avvenimenti, poi la fantasia de' popoli e la mente degli stessi filosofi e legislatori, fè dare a Roma, anche sotto l'impero, l'appelativo di città eterna, quasi città che solo potesse rannodare o spiegare le origini ed i progressi del sociale consorzio, ed unica che ne potesse perpetuare ed in un certo modo riflettere la storia, il diritto e l'incivilimento. E Roma invero esercitò non si sa se una provvidenziale o fatale missione, come cantava Tibullo:
Roma tuum nomen terris  fatale regendis.

Resasi vincolo necessario di comunicazione, di cultura fra le nazioni ed i popoli, riusciva non solo ad incivilirli ben al di sopra e molto più seriamente ed efficacemente che non potettero fare medii, greci, e fenici, ma a riunirli in una sola famiglia, voto ambito e non per anco raggiunto dalla scienza. E l'antico romanesimo perpetuandosi e trasformandosi nel cristianesimo, seguitò a dare all'Italia una nuova influenza, una preponderanza cosmopolita. "

Bruto Amante


Veduta di Campo Vaccino - Giovanni Battista Piranesi - 1775

Veduta di Campo Vaccino - Giovanni Battista Piranesi - 1775


Tanti auguri Roma per i tuoi 2775 anni Ab Urbe Condita

lunedì 18 aprile 2022

Di Lunedì dell'Angelo

Il sepolcro non è l’ultima parola!

Lunedì dell’Angelo
(Mt 28,8-15)

8 Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. 9 Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. 10 Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

In questo lunedì di festa, detto Lunedì dell’Angelo, la liturgia fa risuonare l’annuncio della risurrezione proclamato ieri: «Cristo è risorto, alleluia!». Nell’odierno brano evangelico possiamo cogliere l’eco delle parole che l’angelo rivolse alle donne accorse al sepolcro: «Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risuscitato dai morti”» (Mt 28,7). Sentiamo come diretto anche a noi l’invito a «fare presto» e ad «andare» ad annunciare agli uomini e alle donne del nostro tempo questo messaggio di gioia e di speranza. Di speranza certa, perché da quando, all’aurora del terzo giorno, Gesù crocifisso è risuscitato, l’ultima parola non è più della morte, ma della vita! E questa è la nostra certezza. L’ultima parola non è il sepolcro, non è la morte, è la vita! Per questo ripetiamo più volte in questo tempo: «Cristo è risorto». Perché in Lui il sepolcro è stato sconfitto, è nata la vita.
In forza di questo evento, che costituisce la vera e propria novità della storia e del cosmo, siamo chiamati ad essere uomini e donne nuovi secondo lo Spirito, affermando il valore della vita. C’è la vita! Questo è già incominciare a risorgere! Saremo uomini e donne di risurrezione, uomini e donne di vita, se, in mezzo alle vicende che travagliano il mondo – ce ne sono tante oggi –, in mezzo alla mondanità che allontana da Dio, sapremo porre gesti di solidarietà, gesti di accoglienza, alimentare il desiderio universale della pace e l’aspirazione ad un ambiente libero dal degrado. Si tratta di segni comuni e umani, ma che, sostenuti e animati dalla fede nel Signore risorto, acquistano un’efficacia ben superiore alle nostre capacità. È così perché Cristo è vivo e operante nella storia per mezzo del suo Santo Spirito: riscatta le nostre miserie, raggiunge ogni cuore umano e ridona speranza a chiunque è oppresso e sofferente.
La Vergine Maria, testimone silenziosa della morte e della risurrezione del suo Figlio Gesù, ci aiuti ad essere segni limpidi di Cristo risorto tra le vicende del mondo, perché quanti sono nella tribolazione e nelle difficoltà non rimangano vittime del pessimismo e della sconfitta, della rassegnazione, ma trovino in noi tanti fratelli e sorelle che offrono loro sostegno e consolazione.
La nostra Madre ci aiuti a credere fortemente nella risurrezione di Gesù: Gesù è risorto, è vivo qui, fra noi, e questo è un mirabile mistero di salvezza con la capacità di trasformare i cuori e la vita. E interceda in modo particolare per le comunità cristiane perseguitate e oppresse che oggi, in tante parti del mondo, sono chiamate a una più difficile e coraggiosa testimonianza.

LETTURE DAI PADRI DELLA CHIESA

Melitone di Sardi, Egli è la nostra resurrezione

Ora tu giaci morto; egli invece è risorto dai morti ed è asceso alle sommità dei cieli. Il Signore, avendo rivestito l’uomo, avendo patito per colui che pativa ed essendo stato legato per colui che era incatenato e giudicato per colui che era condannato e sepolto per colui che giaceva nella tomba, risorse dai morti e fece udire la sua voce gridando: «Chi vuole stare in giudizio contro di me?
Che si faccia avanti (Is 50,8)!
Sono io che ho liberato il condannato; sono io che ho reso la vita al morto; sono io che faccio risuscitare chi era sepolto. Orsù, dunque, venite, voi tutte stirpi umane, voi immerse nei peccati. Ricevete la remissione dei peccati. Sono io, infatti, la vostra remissione; sono io la Pasqua della salvezza; io l’Agnello immolato per voi (Gv 1,29), io il vostro riscatto (Mt 20,28; Mc 10,45), io la vostra vita (Gv 11,25), io la vostra luce (Gv 8,12), io la vostra salvezza (At 4,12), io la vostra risurrezione (Gv 11,25), io il vostro Re» (Gv 18,37; 19,14; Mt 27,11). […]

Egli è l’Alfa e l’Omega (Ap 1,8; 21,6). Egli è il principio e la fine (Ap 21,6):
principio inenarrabile e fine incomprensibile. Egli è il Cristo. Egli è il Re. Egli è Gesù: lo stratega, il Signore, colui che è risuscitato dai morti, colui che è assiso alla destra del Padre. Egli porta il Padre ed è portato dal Padre (Gv 10,30.38): a Lui la gloria e la potenza nei secoli. Amen.

Papa Francesco
Il Vangelo della domenica
Commentato dal Santo Padre
 
Le Marie al sepolcro - 1613-1614 - Bartolomeo Schedoni - Galleria Nazionale di Parma - Emilia Romagna

Le Marie al sepolcro - 1613-1614 - Bartolomeo Schedoni - Galleria Nazionale di Parma - Emilia Romagna

Bartolomeo Schedoni nel suo quadro segue l'impronta del Correggio, del Caravaggio e del Carracci, mette in scena una rappresentazione teatrale in cui la gestualità dei personaggi e l'accuratezza del panneggio degli abiti carichi di colore ne esprimono la forza espressiva. Il pittore  racconta:

il Vangelo di Marco 16: 1-8

Passato il sabato, Maria Maddalena, Maria, madre di Giacomo, e Salome comprarono degli aromi per andare a ungere Gesù. La mattina del primo giorno della settimana, molto presto, vennero al sepolcro al levar del sole. E dicevano tra di loro: «Chi ci rotolerà la pietra dall'apertura del sepolcro?» Ma, alzati gli occhi, videro che la pietra era stata rotolata; ed era pure molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane seduto a destra, vestito di una veste bianca, e furono spaventate. Ma egli disse loro: «Non vi spaventate! Voi cercate Gesù il Nazareno che è stato crocifisso; egli è risuscitato; non è qui; ecco il luogo dove l'avevano messo. Ma andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea; là lo vedrete, come vi ha detto». Esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro, perché erano prese da tremito e da stupore; e non dissero nulla a nessuno, perché avevano paura.

e il Vangelo di Matteo 28: 1-8

Dopo il sabato, verso l'alba del primo giorno della settimana, Maria Maddalena e l'altra Maria andarono a vedere il sepolcro. Ed ecco si fece un gran terremoto; perché un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e vi sedette sopra. Il suo aspetto era come di folgore e la sua veste bianca come neve. E, per lo spavento che ne ebbero, le guardie tremarono e rimasero come morte. Ma l'angelo si rivolse alle donne e disse: «Voi, non temete; perché io so che cercate Gesù, che è stato crocifisso. Egli non è qui, perché è risuscitato come aveva detto; venite a vedere il luogo dove giaceva. E andate presto a dire ai suoi discepoli: "Egli è risuscitato dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete". Ecco, ve l'ho detto». E quelle se ne andarono in fretta dal sepolcro con spavento e grande gioia e corsero ad annunciarlo ai suoi discepoli.

Sullo sfondo, in un paesaggio accennato, gradazioni di blu che rivelano il giungere dell'all'alba fanno da contrasto alla luce che contraddistingue l'angelo avvolto in una tunica nivea che lascia scoperta la parte destra del torace, siede sul bordo del sepolcro vuoto e appoggia il braccio sinistro sulla lastra di copertura, con l'indice della mano destra indica il cielo e annuncia alle Pie donne la Risurrezione di Gesù, la prima come in preghiera è inginocchiata con le braccia aperte, la seconda, Maria Maddalena assorta, con la mano sinistra solleva leggermente la veste rosea mentre con la destra sorregge il vasetto degli oli aromatici, la terza in una postura sommessa mostra il suo stupore con la mano destra aperta. 


Buon Lunedì dell'Angelo

domenica 17 aprile 2022

Di Pasqua

" ... Ma ecco che arrivò anche la santa Pasqua. Da parte dei superiori ci furono inviati un uovo e una fetta di pane bianco al burro a testa. Dalla città tornarono ad affluire al reclusorio le offerte.

Di nuovo la visita del sacerdote con la croce, di nuovo la visita dei superiori, di nuovo la minestra grassa di cavoli, di nuovo ubriacature e vagabondaggi: tutto punto per punto come già a Natale, con la differenza che ora si poteva già passeggiare per il cortile del carcere e riscaldarsi al solicello. C'era come più luce, più spazio che d'inverno, ma, in certo qual modo, maggiore era l'angoscia. La lunga, interminabile giornata estiva pareva farsi particolarmente insopportabile nei giorni festivi. In quelli feriali almeno era abbreviata dal lavoro ... "

Memorie dalla casa dei morti
Fedor M. Dostoevskij
Traduzione - Augusta Osimo Muggia

Resurrezione di Cristo - Pala Tornabuoni 1490 - 1498 - Domenico Bigordi Il Ghirlandaio e bottega - Gemäldegalerie - Berlino

Resurrezione di Cristo - Pala Tornabuoni 1490 - 1498 - Domenico Bigordi Il Ghirlandaio e bottega - Gemäldegalerie - Berlino

Questa Resurrezione di Cristo nasce come retro pannello della Pala Tornabuoni realizzata da Domenico Ghirlandaio, per l'altare centrale della chiesa fiorentina di Santa Maria Novella, a partire dal 1490 e finita dalla sua bottega nel 1498 a causa della morte del pittore che avviene nel 1494. 
La Pala non si trova più nella sua sede originaria, è stata smembrata in più parti e la Resurrezione oggi  è conservata alla Gemäldegalerie di Berlino.
Cristo, avvolto in un tunica svolazzante (probabilmente realizzato dalla bottega) che ne indica il movimento, punta l'indice della mano destra verso il cielo dove presto ascenderà per sedere alla destra del padre mentre con la sinistra tiene il vessillo dei crociati, fluttua poggiando il piede destro arretrato su una nuvola e il sinistro in avanti per metà sulla nuvola e per metà sull'ala di un cherubino. Il sepolcro con i gradini riccamente decorati mostra sul fronte un festone su cui è appoggiato un pellicano che per la credenza popolare nutre la prole con i brandelli della propria carne e per questo è considerato simbolo del sacrificio Cristo; in un cartiglio, segue nella parte superiore, la scritta INRI - Iesus Nazarenus Rex Iudeorum. Ai lati quattro soldati romani, tratteggiati con grande cura dei dettagli nella totalità delle loro armature, realizzano quattro momenti diversi della fuga provocata dalla paura dell'evento miracoloso al quale stanno assistendo; in secondo piano a destra un soldato sta ancora a terra assonnato, quello in primo piano a sinistra è raffigurato nell'atto di alzarsi, quello di destra in primo piano scende i gradini e l'ultimo a sinistra in secondo piano è il più prossimo alla fuga. Sullo sfondo in un paesaggio dettagliato e dal gusto fiammingo a sinistrà le tre Marie procedono sulla strada che porta al sepolcro.

Auguro a tutti una serena Pasqua che sia in grado di aprire la strada della pace.
Grazie per i vostri auguri graditissimi e grazie per aver colto il mio affanno nella realizzazione di questi post non progammati in precedenza, non vi sfugge niente, siete grandi.

Per chi è interessato ai luoghi dove si trovano oggi i vari pezzi della Pala Tornabuoni: 

Madonna in gloria tra santi - fronte, Santa Caterina da Siena, San Lorenzo - Alte Pinakothek - Monaco di Baviera
Resurrezione - retro - Gemäldegalerie - Berlino
Santo Stefano - Szépművészeti Múzeum - Budapest
San Pietro Martire - Fondazione Magnani Rocca - Traversetolo, provincia di Parma
San Vincenzo Ferrer e Sant'Antonino Pierozzi distrutti nel maggio 1945, nel'incendio della Flakturm Friedrichshain di Berlino 

sabato 16 aprile 2022

Di Sabato Santo

La mattina del Sabato Santo, Apollonia Fara balzò dal suo gran letto di legno a baldacchino, quando l’alba cominciava a mettere un glauco riflesso sull’unico vetro del finestruolo. Unico vetro grossolano, ma stupendo per il piccolo quadro che ci si vedeva; un paesaggio che nella freschezza chiara e quasi sbiadita dell’incipiente primavera pareva dipinto dal Poussin: una falda di collina, un ruscello azzurro e tortuoso e alberi radi pittoreschi, i cui rami, verdi di musco, cominciavano ad ornarsi di foglioline tenere: ed erba, erba dappertutto, bassa erbetta chiara che dava una impressione di purezza e d’innocenza a chi guardava. Mentre indossava il suo costume giallo e rosso, Apollonia osservò il cielo attraverso il vetro, poi andò a guardare entro una corba intessuta d’asfodelo, colma di farina lievitata fin dalla sera prima, e sulla quale ella aveva segnato col dito la santa croce. La farina s’era un po’ sollevata intorno a questo segno di buon augurio.
La giovine donna prese la corba sulle braccia bianche robuste e la portò nell’attigua cucina: impastò la farina, poi accese il forno e preparò il caffè. A misura che il giorno schiarivasi roseo e tiepido, Apollonia pensava con trepidanza ...

... e quando spalancò il finestrino per guardare la processione che passava salmodiando, e vide il viso magro e spaventato del Vicario, si turbò. Rimase tuttavia a guardare: precedeva la processione una Madonna bruna con sette spade confitte nel cuore, che andava in cerca del Figliuolo morto; seguiva lo stendardo di broccato verde venivano poi i musicisti paesani e le donne vestite a lutto. Quando tutto sparì in fondo alla strada campestre, Apollonia ritornò al suo forno ed alla sua farina impastata, della quale fece mirabilmente il pane per la Pasqua, pane bianchissimo, tutto intagliato e traforato; le casadinas, focaccie di pasta e di formaggio fresco ingiallito con lo zafferano e certe figurine in forma di bimbi fasciati, di mummie, di uccelli, che per testa avevano un grosso uovo cotto. Nella casetta deserta e nella campagna soleggiata regnava un profondo silenzio; le campane tacevano, legate per la morte di Nostro Signore, e tutte le cose partecipavano a questo silenzio, in attesa di un arcano avvenimento; solo qualche uccello cominciava a cantare fra le siepi, ma tosto taceva, quasi impaurito dal silenzio che interrompeva.
Le ore passarono ed il Vicario non venne. Verso le dieci Apollonia senti come un brivido passare per l’aria; anch’ella ebbe un sussulto e sollevò la testa, ascoltando. Le campane suonarono. E attraverso il loro primo squillo risuonò uno sparo, poi un altro, poi altri tre, poi dieci, poi cento. Grida e voci di letizia quasi folle accompagnavano il suono delle campane e lo scoppio delle fucilate ripetuto dall’eco della collina. Frotte di bambini passarono cantando per il villaggio:

Bibu er Deu
Pro su dispettu ’e su Zudeu.

Vivo è Dio
Per dispetto del Giudeo.

Lagrime di gioia mistica velarono gli occhi di Apollonia. Ella finì di cuocere il suo pane, le sue focaccie, i suoi dolci pasquali; e nel pomeriggio ricevette da vicini parenti ed amici, e ricambiò regali di pane, dolci, carne. Ad ogni nuovo regalo ella compiacevasi confrontare il pane ricevuto con quello fatto da lei, felice di trovare più bianco e più ben fatto il suo. Verso sera tornò dall’ovile il marito; tornò sul suo forte cavallo bianco, con una bisaccia colma di latticini, e con due agnelli, uno bianco e l’altro nero, che dovevano servire per il banchetto pasquale...

...Il sabato sera cominciarono le feste pasquali: il ricco pastore invitò a casa sua parenti, amici, vicini, e tutti cantarono, improvvisando canzoni di gioia in onore di Nostro Signore Risorto. Intanto mangiavano le focaccie e bevevano vino, assenzio ed acquavite. Manco a dirlo, tutti si ubriacarono, per fai dispetto ai Giudei che avevano crocifisso Gesù Nostro.
Anche l’indomani mattina Apollonia s’alzò all’alba, perchè doveva per mezzodl preparare il pranzo pasquale. A misura che il sole saliva sopra la collina, la giovine donna si turbava nuovamente pensando alla visita del Vicario. Ah! oggi verrà, verrà certamente. Apollonia sa che anch’egli si è alzato all’alba, e, vestito degli abiti sacri, seguito da un uomo con una bisaccia sulle spalle e da un fanciullo con una secchia di acqua benedetta, fa le visite alle quali non ha potuto accudire ieri. In ogni casa le donne gettano entro la bisaccia pane, focaccie, frutta secche, e nella secchia uova e monete. Davanti alla casa di Apollonia egli arrivò verso le nove; l’uomo della bisaccia si curvava sotto il peso dei regali avuti, e il fanciullo, con la secchia quasi colma di uova e di monete, pareva avesse attinto ad un pozzo miracoloso. Il sacerdote entrò senza chieder permesso nella casa di Apollonia, e per la prima volta dacchè rivedeva la giovine donna, non impallidi, mentre impallidiva lei. Avrebbe egli benedetto o maledetto la casa dove viveva felice colei che lo aveva condotto fin sul limitare della morte? Ella si faceva questa. domanda con una specie di terrore, giacché nei piccoli paesi sardi si crede che i sacerdoti possano, per meno del libri sacri, scomunicare e maledire con molta efficacia. Ma bastò che Apollonia guardasse il viso inspirato del sacerdote ed il gesto soave col quale egli prese l’aspersorio lucente e sparse l’acqua santa di qua, di là, di su, dl sotto, perché ella si convincesse che anche in cuor suo egli benediceva. Allora ella apri l’uscio che chiudeva la stanza delle provviste; egli benedisse il pane, le focaccie, il frumento, i legumi, il formaggio. Apollonia sopraccaricò la bisaccia con due grandi pani, cinque focaccie, una corona di fichi secchi: poi rientrò col sacerdote in cucina, e timidamente aprì l’uscio che dava nella camera da letto. Dal finestruolo penetrava una vivissima luce d’oro. Col respiro sospeso, muta e pallida, Apollonia guardò il prete. Ah! anch’egli s’era fatto un po’ bianco in viso; ma la sua mano soave versava la benedizione sul letto nuziale, augurando fecondità.
Allora Apollonia gettò la sua offerta nella secchia e una lagrima cadde sull’acqua santa, formando un piccolo cerchio nel gran cerchio fatto dalla moneta.

I giuochi della vita - Pasqua
1920
Grazia Deledda

Deposizione di Cristo nel sepolcro - 1570 -1573 - Tiziano Vecellio, bottega e Jacopo Palma il Giovane - Pinacoteca Ambrosiana - Milano

Deposizione di Cristo nel sepolcro - 1570 -1573 - Tiziano Vecellio, bottega e Jacopo Palma il Giovane - Pinacoteca Ambrosiana - Milano

Dall'ora sesta si fecero tenebre su tutto il paese, fino all'ora nona. E, verso l'ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lamà sabactàni?», cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»

Matteo 27:45-46
Morte di Gesù

Venuta l'ora sesta, si fecero tenebre su tutto il paese, fino all'ora nona. All'ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì lamà sabactàni?» che, tradotto, vuol dire: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»
Marco 15:33-34

Era circa l'ora sesta, e si fecero tenebre su tutto il paese fino all'ora nona; il sole si oscurò. La cortina del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio». Detto questo, spirò.

Luca 23:44-45

Come spiegano Matteo Marco e Luca, durante la morte di Gesù le tenebre avvolgono la Terra e nella Deposizione di Tiziano e della sua bottega ci troviamo nel passo successivo in cui la luce inizia a squarciarle. All'interno di un sacello Giuseppe di Arimatea e Nicodemo con grande delicatezza depongono il corpo di Cristo nel sepolcro mentre Maria, dal volto cupo, piegata in un mantello blu scuro gli tiene con le due mani il braccio sinistro e lo bacia. Giovanni L'Evangelista ha le mani incrociate e il suo volto esprime sgomento e dolore come quello di Maria Maddalena che accorre con le braccia aperte. l'opera è firmata alla base del sepolcro in basso sul lato destro libero dal lenzuolo, si legge TITIANUS P. ovvero Titianus pinxit-Tiziano dipinse, la critica ha però constatato la presenza di interventi di bottega e si pensa che il quadro sia stato completato da Jacopo Palma il Giovane.

venerdì 15 aprile 2022

Di Venerdì Santo

" ... Era di questi tempi, il Venerdì Santo. Tornai in paese verso sera e andai in chiesa sicuro di trovare il mio nemico. Si celebravano i sacri Misteri, la morte e passione di Nostro Signore, e la folla era tale che io dovetti stare alcun tempo nell’ingresso tra la gente che si accalcava per entrare. Alcuni uomini mi riconobbero, ma sorridevano e mi si stringevano attorno come per nascondermi e difendermi, tanto ero rispettato, figlio caro. Sentivo la voce di Gesù che diceva: «Cuddu chi mi traichet est chin mecus» (colui che mi tradisce trovasi con me) e la voce di Giuda che rispondeva: «Cheries narrar pro me, amadu Deus?» (Volete dire per me, amato Dio?). Poi sentivo Gesù che diceva: «Dio mio, allontanate da me questo amaro calice, però sia fatta la vostra volontà» e stretto tra la folla sentivo anch’io un freddo sudore bagnarmi le spalle. Cercavo con gli occhi il mio nemico, ma non vedevo che teste nere e bianche illuminate dal chiarore dei ceri, e stringevo entro la saccoccia il mio coltello. A un tratto la folla si diradò: Gesù era stato portato via dai soldati e nell’intermezzo tra una scena e l’altra del Mistero il prete salito sul pulpito predicava. Allora io potei avanzarmi e inginocchiarmi in un angolo dietro una panca fra due vecchie donne. Il prete abbracciava un Cristo nero e sanguinante che stava sul pulpito, e piangeva e gridava: «Dio mio, Signore mio, perdonate a quelli che non sanno quel che si fanno. Qui sotto i vostri occhi, mentre il sangue vostro cade per la salvezza dei peccatori, qui, qui c’è chi pensa ad uccidere, chi tiene il suo coltello in pugno per uccidere il suo fratello».... Te lo dico francamente, figlio caro, ho avuto paura; credevo che il prete mi vedesse. A un tratto un uomo andò a sedersi sulla panca davanti a me: era lui, il mio nemico. Mi bastava tirar fuori la mano di saccoccia per vendicarmi; ma mi pareva che la mia mano fosse diventata di ferro e non potesse più venir fuori dalla tasca. Non ho vergogna a dirlo, figlio caro: io vedevo Cristo lassù in croce e sentivo le donne piangere come se fossi io il morto: e quando il prete disse: «Cristo sarà deposto nel sepolcro, ma risorgerà, e così voi, peccatori, deponete i vostri rancori se volete che l’anima vostra risorga» ebbene, figlio caro, io mi misi a piangere con le donne. Remundu Corbu si volse e mi riconobbe. Egli aveva paura di me e rimase sbalordito; poi si alzò e si allontanò rapidamente. Ecco perché dice che io sono un poltrone, un buono a niente: perché quella volta non l’ho ucciso, e perché non lo odio e non gli faccio del male ... "

Colombi e sparvieri
1912
Grazia Deledda

Crocifissione di Cristo con la Madonna e i santi Domenico e Giovanni Evangelista - 1588 - Tiziano Vecellio - Pinacoteca Podesti - Chiesa di San Domenico - Ancona

Crocifissione di Cristo con la Madonna e i santi Domenico e Giovanni Evangelista - 1588 - Tiziano Vecellio - Pinacoteca Podesti - Chiesa di San Domenico - Ancona

Il quadro di Tiziano è caratterizzato da toni scuri in cui sprazzi di luce e di colore fanno da contrasto e sembrano saettare come lame taglienti che aumentano la drammaticità della scena; nella parte superiore gradazioni di bronzo e di giallo dipingono il corpo di Cristo; dal costato scende un rivolo di sangue che macchia la veste bianca, ma sul petto il presagio propizio della luce che assume la forma di una farfalla che tale diventa attraverso la morte del bruco che in lei risorge. 
La presenza dei tre personaggi nella parte inferiore va a comporre la figura geometrica di un triangolo se si traccia una linea che unisce le loro teste.  
A sinistra vediamo Maria con gli occhi abbassati nell'atto di alzarsi e ancora in movimento con una spalla piegata che sembra far fatica a tirarsi su per il peso del dolore, il suo manto è di un blu scuro rischiarato da un aurea che a quanto pare proviene da un incendio* sullo sfondo, accanto a lei, genuflesso e con gli occhi abbassati, san Domenico abbraccia la croce che a livello del suo ginocchio destro mostra la firma dell'artista TITIANVS F. 1558, in piedi a destra San Giovanni l'Evangelista con le braccia aperte ha le dita della mano sinistra percorse dalla luce, è l'unico a realizzare la morte di Cristo, è l'unico che lo guarda. 

incendio* = La presenza del fuoco nelle opere di Tiziano Vecellio è una consuetudine

giovedì 14 aprile 2022

Di Giovedì Santo

" ... Era il giovedì santo.

I drappi neri e la cotonina nera, sbiadita dal lungo uso, gettavano ombre livide nella chiesuola, di solito così piena di luce, di aria e di campestre gaiezza.
Fuori, la campagna risplendeva: gl’insetti ronzavano; i passeri annidati sotto il cornicione della chiesa cinguettavano allegramente; e le rondini appena arrivate dai lidi lontani, parea che avessero mille cose da raccontarsi; mille osservazioni curiose da comunicare l’una all’altra.
Anche nella chiesa era un bisbiglio sommesso, un biascicamento di orazioni miste a sospiri. Le donne che si erano confessate la sera innanzi aspettavano l’ora della comunione.
Alcuni chierici finivano di adornare il sepolcro nella cappella laterale. In sagrestia, altri chierici si vestivano, preparavano gli oggetti per la prossima funzione ... "

Tre donne 
1891
Beatrice Speraz

L'ultima cena - 1303-1305 circa - Cappella degli Scrovegni - Padova

L'ultima cena - 1303-1305 circa - Cappella degli Scrovegni - Padova

L'ultima cena e la lavanda dei piedi negli affreschi di Giotto, tratte dal Vangelo di Giovanni, si svolgono in una stanza caratterizzata da un baldacchino, con sopra due uccelli, che mostra la cura dei dettagli delle decorazioni cosmatesche e incornicia l'interno in cui predomina l'essenzialità con il focus centrato sugli apostoli in una prospettiva leggermente in diagonale e rialzata che delinea la loro posizione; accurati i ricami dell'apostolo che mantiene il centro in entrambi i pannelli.
Nell'ultima cena sono tutti colti in un'espressione attonita e interrogativa dovuta all'annuncio del tradimento, Giovanni l'Evangelista si appoggia sul petto di Gesù come se volesse sprofondare nel suo cuore per attenuare il dolore che prova e Giuda si riconosce ponendo la mano* nello stesso piatto del Signore con cui va a disegnare una sorta di tau francescana spezzata.

mano* =  Il rito del נטילת ידיים/netilat yadayim prevedeva di lavarsi le mani prima di toccare il pane servito a cena, preparato con uno dei grani quali avena, farro, frumento, orzo coltivato o orzo selvatico, e quando si intingeva un boccone di cibo, ad eccezione della frutta, in un liquido come acqua, miele, olio

Lavanda dei piedi - 1303-1305 circa - Cappella degli Scrovegni - Padova

Lavanda dei piedi - 1303-1305 circa - Cappella degli Scrovegni - Padova

Nella lavanda dei piedi, che racconta l'antico rito cultuale con cui gli ospiti venivano accolti dai servi del padrone di casa nel passaggio della soglia dal fuori al dentro, Gesù si fa Servus servorum Dei/Servitore fra i servitori di Dio, con umiltà purifica dalle impurità e frantuma la distanza tra la divinità e l'umanità, è circondato dagli apostoli, alla vita si è legato il lentíon/panno di lino, le maniche della tunica sono rimboccate ed è in ginocchio su una gamba, davanti a sé c'è il catino dell'acqua e con la mano sinistra tiene la caviglia di Simon Pietro che non condivide la sottomissione del suo Signore e toccandosi la testa con la mano discute con lui:  

Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: "Signore, tu lavi i piedi a me?". 
Rispose Gesù: "Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo". 
Gli disse Pietro: "Tu non mi laverai i piedi in eterno!".
Gli rispose Gesù: "Se non ti laverò, non avrai parte con me".
Gli disse Simon Pietro: "Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!".
Soggiunse Gesù: "Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti".
Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: "Non tutti siete puri".

Giovanni 13 - 6,11

I due si guardano intensamente negli occhi e Gesù ha la mano destra alzata in segno di benedizione.
Vicino a Simon Pietro si trova Taddeo che aspettando il suo turno cerca di pulirsi il piede tra l'alluce e l'illice con l'indice sinistro. Alle spalle di Gesù Giovanni l'Evangelista che tiene con la mano destra il contenitore dell'acqua che sfiora le vesti di un apostolo, forse Andrea, intento a slacciarsi i calzari; sullo stesso lato sinistro, dietro Giovanni, Giuda riconoscibile dall'aureola senza raggi* e dal colore del brandello dell'abito che si intravede sopra l'aureola di "Andrea". 

aureola senza raggi* = Le aureole originariamente dorate, in rilievo e raggiate per gli apostoli tranne quella di Giuda, con una croce che aveva un tocco di rosso quella di Cristo, si sono annerite con il tempo.  

mercoledì 13 aprile 2022

Di Mercoledì Santo

" ... La giornata del mercoledì fu occupata dagli uomini a dare un’ultima voltata al fieno per metterlo sotto coperto, la stessa sera. Le nuvole minacciose si addensavano all’orizzonte: la notte non sarebbe passata senza un acquazzone; forse un temporale. Le donne intanto percorrevano i campi testè seminati, affinchè neppure un grano di semente andasse perduto. Armate di un lungo bastone ferrato, esse facevano un buco in terra appena scorgevano un granello sfuggito all’azione dell’erpice e del cilindro, e prestamente lo cacciavano sotto ... "

Tre donne
1891
Beatrice Speraz

Flagellazione di Cristo - 1607-1608 - Michelangelo Merisi da Caravaggio - Museo nazionale di Capodimonte - Napoli

Flagellazione di Cristo - 1607-1608 - Michelangelo Merisi da Caravaggio - Museo nazionale di Capodimonte - Napoli

In un gioco di luci e di ombre il giusto viene illuminato e l'ingiusto è lasciato nell'oscurità. Cristo fuoriesce dall'iconografia tradizionale e indossa già la corona di spine, è legato a una colonna circondato da tre uomini che hanno ricevuto il compito di flagellarlo; la dolcezza della sua postura in torsione è in netto contrasto con l'aggressività espressa dai torturatori, l'aguzzino di sinistra, dal volto feroce inghiottito per metà dal buio, nella mano destra tiene un mazzo di verghe e con la sinistra trattiene la testa del figlio di Dio, l'altro imbavagliato da un fazzoletto d'ombra, con il piede gli spinge la gamba per avvicinarlo alla colonna in modo da poter fissare con le mani le corde intorno ai polsi, il terzo piegato nell'atto di assemblare le verghe ha il volto immerso nell'oscurità.

Nota: Tra il 1983 e il 1999 il dipinto è stato sottoposto a delle radiografie che hanno svelato un volto rivolto verso Cristo sotto la spalla del torturatore di destra, pertanto si pensa che Caravaggio in un primo momento abbia dato il volto del committente* all'aguzzino e che in seconda battuta lo abbia cancellato per non offenderlo.

committente* = Tommaso de Franchis che intendeva adornare la cappella di famiglia nella Chiesa di San Domenico Maggiore - Napoli.

martedì 12 aprile 2022

Di Martedì Santo

" ... I contadini lavoravano accanitamente dall'alba al tramonto. Si erano messi in testa di terminare i lavori per la seminagione del grano turco, prima delle feste. Anche il fieno, quel prezioso fieno d'aprile, doveva esser falciato e raccolto. La settimana santa avrebbe portati via i suoi tre giorni buoni alle donne, tra le funzioni, le divozioni e la pulizia delle case. E gli uomini pure ambivano di essere liberi per dedicare qualche ora al piccolo orto domestico e per altre faccende minori. Bisognava affrettarsi dunque, tanto più che quell'anno tutto era andato bene e il bel tempo durava da un pezzo. Le pioggie sarebbero arrivate nel momento più propizio, se il grano era seminato e il fieno messo sotto coperto. Ma certi nuvoli, certi buffi di vento le annunciavano vicine. Presto dunque, presto! E i falciatori affilavano le loro grandi falci lucenti come specchi, e le donne allargavano il fieno coi rastrelli di legno cantando allegramente, nell’eccitante profumo della menta, del timo, delle primavere, delle campanelline rosate, di tutta la infinita famiglia delle erbe odoranti.
Nei campi destinati al melgone, gli aratri andavano su e giù lungo i solchi, squarciando il seno alla terra nera, calda, bramosa di fecondazione.
I bifolchi e i cavallanti camminavano al passo presso alle loro bestie, esortandole di tratto in tratto con le voci famigliari a cui esse obbediscono.
... Pietro era dappertutto. Appena un campo era finito di arare, egli si legava alla cintola la grande tasca ricolma e gettava a manate piene i bei chicchi d’oro nella terra squarciata.
... mentre un altro contadino guidava per altri campi l’aratro tirato dai bovi, egli attaccava i suoi cavalli all’erpice e li faceva passare sulla terra seminata. E dopo l’erpice attaccava sotto il poderoso cilindro che spiana la superfice e rende il campo tutto pari e liscio come un letto da sposa.
Che vertigine di lavoro, che attività, che animazione su tutta la pianura!
La speranza, che l’autunno avrebbe facilmente delusa, aleggiava intorno alle fronti curve dei lavoratori.
L’annata si era messa così bene!...
E sotto ai raggi dorati del sole di aprile, sott’al cielo bianco lattiginoso che ha un carattere così umano ... la misteriosa giocondità della Pasqua s’insinuava blandamente negli animi semplici dei poveri contadini.
I grandi lavori si trovarono compiti la sera del martedì santo... "

Tre donne
1891
Beatrice Speraz

Cattura di Cristo - 1602 - Michelangelo Merisi da Caravaggio - Galleria Nazionale d'Irlanda - Dublino

Cattura di Cristo - 1602 - Michelangelo Merisi da Caravaggio - Galleria Nazionale d'Irlanda - Dublino

La scena pregna di phatos è incorniciata dall'ambientazione notturna; Cristo accoglie immobile e con le mani intrecciate l'abbraccio di Giuda che lo sovrasta con il corpo mentre i soldati romani si accalcano su di lui, a sinistra Giovanni l'Evangelista con un urlo di dolore manifesta il presagio del destino che attende il maestro e a destra un uomo che ha il volto del Caravaggio tiene in mano una lanterna, per lo storico d'arte Maurizio Marini, l'autore, qui, in una prospettiva religiosa, si pone come Diogene alla ricerca dell'uomo autentico che segue la propria natura refrattario alle convenzioni esteriori.

lunedì 11 aprile 2022

Di Lunedì Santo

" ... Però venutemi tutte queste cose in memoria, mi volsi per la volta di Firenze; e dove io sarei andato franco di spese o col Cardinale o coll’altro suo traino, io me ne volsi andare da per me; e m’accompagnai con un maestro di oriuoli eccellentissimo, che si domandava maestro Cherubino, molto mio amico. Trovandoci a caso, facevamo quel viaggio molto piacevole insieme. Essendomi partito el lunedí santo di Roma, ce ne venimmo soli noi tre, e a Monteruosi trovai la ditta compagnia; e perché io avevo dato intenzione di andarmene col Cardinale, non pensavo che nissuno di quei miei nimici m’avessino aùto a vigilare altrimenti ... "

La vita di Benvenuto di Maestro Giovanni Cellini fiorentino,
scritta, per lui medesimo, in Firenze
1558 - Libro secondo - Capitolo III
Benvenuto Cellini

Agonia nell'orto dei Getsemani - 1455-1456 - Andrea Mantegna - National Gallery - Londra

Agonia nell'orto dei Getsemani - 1455-1456 - Andrea Mantegna - National Gallery - Londra

Al centro della scena Gesù genuflesso in preghiera volge lo sguardo verso cinque angeli che mostrano gli strumenti della passione: la colonna della flagellazione, la croce, la lancia e la spugna intrisa d'aceto.
L' altare di roccia su cui  è posto lo riconosce come agnello sacrificale così come l'albero alle sue spalle con un avvoltoio sopra un ramo secco e ai piedi un ibis segno di risurrezione, un pellicano che secondo la credenza popolare nutre la prole con le sue carni e un tronco caduto che simboleggia il peccato.
Sotto l'altare di roccia Pietro e i figli di Zebedeo, Giacomo e Giovanni, dormono sulla nuda terra mentre alcuni conigli, che d'estate mutano in bianco il pelo bruno dell'inverno, simboli della natura divina e umana di Cristo, disposti a sinistra e destra, fanno da cornice.
Sullo sfondo con la mano tesa arriva Giuda seguito dai soldati romani e in alto la città di Gerusalemme, sulle sue mura i segni di restauro delle distruzioni subite in passato e tra i suoi edifici il ricordo di Roma, Venezia e Verona.

domenica 10 aprile 2022

Crescendo di violenza

" 23. La guerra resta tuttavia pur sempre un mezzo serio relativo a uno scopo serio.

Maggiori determinazioni in proposito Ecco la guerra, ecco il capo che la guida, ecco la teoria che la regge. Ma la guerra non è un passatempo, un divertimento consistente nel rischiare e riuscire, un’opera di libera ispirazione; è un mezzo serio inteso a uno scopo serio. Tutto ciò di cui essa si appropria nel giuoco variopinto della fortuna, degli slanci appassionati, del coraggio, della immaginazione, dell’intuizione, non costituisce che particolare del mezzo. La guerra di comunità – nazioni intere, e specialmente nazioni civili – nasce sempre da una situazione politica e vien provocata solo da uno scopo politico: costituisce dunque un atto politico. Se essa fosse una manifestazione completa, indisturbata, assoluta di forza, quale dovremmo dedurla dalla pura astrazione, allora, dall’istante in cui la politica le ha dato vita, si sostituirebbe a essa come alcunché di assolutamente indipendente, la eliminerebbe, non seguendo più che le proprie intrinseche leggi, come la esplosione di una mina non è più suscettibile di essere guidata dopo che si è appiccato il fuoco alla miccia. È in tal modo che finora si è concepita la cosa, quando una disarmonia fra politica e condotta di guerra ha fatto pensare a distinzioni teoriche del genere. Tuttavia, non è così; anzi, questa concezione è radicalmente falsa. Nel mondo della realtà la guerra non è, come abbiamo veduto, una cosa così assoluta che la sua tensione si risolva in una sola decisione; è, invece, l’azione di forze che non si sviluppano in modo uniforme e regolare: che talvolta si sviluppano abbastanza per vincere gli ostacoli frapposti dall’inerzia e dagli attriti, tal’altra sono troppo deboli per produrre un effetto. Trattasi dunque, in certo qual modo, di un pulsare più o meno violento, capace in conseguenza di risolvere più o meno rapidamente le tensioni e di esaurire le energie: in altri termini, è un atto che conduce più o meno prontamente allo scopo, ma che dura sempre abbastanza perché nel suo corso consenta influenze atte a imporgli questa o quella direzione: sì da restare insomma sottoposto alla volontà di una intelligenza direttrice. Se consideriamo ora che la guerra procede da uno scopo politico, è naturale che questo motivo primo che le ha dato vita continui a costituire elemento precipuo per la sua condotta. Ma non perciò lo scopo politico assume il carattere di un legislatore dispotico: deve adattarsi alla natura del mezzo, donde risulta che sovente esso si modifichi molto profondamente; ma è pur sempre l’elemento da tenersi soprattutto in considerazione.
Così, la politica si estrinseca attraverso tutto l’atto della guerra, esercitando su questa un influsso continuo, per quanto è consentito dalla natura delle forze che nella guerra si manifestano.

24. La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi

La guerra non è dunque solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi. Quindi, quanto alla guerra rimane di proprio non si riferisce che alla natura particolare dei suoi mezzi. L’arte della guerra può esigere, in linea di massima, che le tendenze e i disegni della politica non vengano a trovarsi in contraddizione con tali mezzi, e il comandante in capo può esigerlo in ogni caso.
Tale condizione non è certo lieve: ma qualunque sia, anche in casi particolari, la sua reazione sui disegni politici, essa non può andare al di là di una semplice modificazione dei medesimi, poiché il disegno politico è lo scopo, la guerra è il mezzo, e un mezzo senza scopo non può mai concepirsi.

Rifugiati sotto il ponte di Irpin - Ucraina 2022

Rifugiati sotto il ponte di Irpin - Ucraina 2022

25. Varia natura delle guerre

Quanto più grandiosi e forti sono i motivi della guerra, quanto maggiormente essi abbracciano gli interessi vitali dei popoli, quanto maggiore è la tensione che precede la guerra, tanto più questa si avvicina alla sua forma astratta, tanto maggiore diviene la collimazione fra lo scopo politico e quello militare, e la guerra sembra allontanarsi tanto più dalla politica, quanto maggiore è il suo carattere puramente bellico.
Per converso, quanto più deboli sono i motivi e le tensioni, tanto meno la tendenza naturale dell’elemento guerra, e cioè la violenza, collimerà colla linea fondamentale indicata dalla politica: la guerra dovrà deviare dalla propria direzione naturale, lo scopo politico si allontanerà dall’obbiettivo di una guerra ideale, e il carattere della guerra tenderà a divenire puramente politico.
A evitare errate concezioni, osserveremo, però, che quanto abbiamo chiamato tendenza naturale della guerra non lo è che dal punto di vista filosofico, o meglio logico, e non si riferisce affatto alla tendenza delle forze impegnate realmente in un conflitto, intese, per esempio, come somma delle passioni ed emozioni dei combattenti. È vero che in certi casi queste potrebbero essere eccitate a tal punto da poterle a stento contenere nei limiti tracciati dal disegno politico: ma generalmente questo contrasto non si verifica, perché l’esistenza di tendenze così poderose implica anche quella di un piano grandioso, collimante con esse.
Quando il piano non mira a grandi scopi, anche le tendenze delle forze spirituali delle masse saranno così deboli da richiedere che nelle masse si infonda un maggior impulso, anziché imporre loro un freno.

26. Tutte le guerre possono venire considerate come atti politici

E pertanto, per ritornare all’argomento principale, se è vero che in una determinata specie di guerra la politica sembra scomparire completamente, mentre in un’altra essa diviene preponderante, si può tuttavia affermare che in entrambi i casi la guerra costituisce un atto politico.
E invero, se la politica è da considerarsi come l’intelligenza dello Stato personificato, occorre che fra tutte le ipotesi che il suo calcolo deve abbracciare, possa essere compresa anche quella in cui la natura di tutte le condizioni imponga una guerra della prima specie. L’altra specie di guerra potrebbe considerarsi di carattere maggiormente politico della prima, solo qualora si volesse scorgere nella politica non già una cognizione generale, bensì il concetto convenzionale di un’astuzia rifuggente dalla forza, circospetta, fors’anche sleale.

Makariv - Ucraina 2022

Makariv - Ucraina 2022

27. Conseguenze di questo punto di vista per l’interpretazione della storia militare e per le basi della teoria

Si vede dunque, anzitutto, che in ogni caso la guerra deve essere concepita non come cosa a sé stante, ma come strumento politico. E solo partendo da questa concezione è possibile non cadere in contrasto con tutta la storia militare: è questa la sola chiave dell’analisi razionale di questo grande libro. In secondo luogo, questo stesso punto di vista ci dice quanto le guerre debbano essere diverse, a seconda dei motivi e delle condizioni da cui traggono origine.
Il primo, e in pari tempo il più considerevole e decisivo, atto di raziocinio esercitato dall’uomo di Stato e condottiero, consiste nel giudicare sanamente, sotto questo punto di vista, la guerra che egli sta per intraprendere, anziché valutarla o volerla valutare per ciò che non può essere secondo la natura cose cose. Quest’è pertanto la prima, e la più complessa, di tutte le questioni strategiche: la esamineremo in seguito, trattando del piano di guerra.
Ci basta per ora avere svolto il soggetto fino a questo limite e avere così fissato il punto di vista principale dal quale occorre mettersi per considerare la guerra e la sua teoria.

28. Risultato per la teoria

Secondo quanto precede, la guerra non solo rassomiglia al camaleonte perché cambia di natura in ogni caso concreto, ma si presenta inoltre nel suo aspetto generale, sotto il rapporto delle tendenze che regnano in essa, come uno strano triedro composto:
1. della violenza originale del suo elemento, l’odio e l’inimicizia, da considerarsi come un cieco istinto;
2. del giuoco delle probabilità e del caso, che le imprimono il carattere di una libera attività dell’anima;
3. della sua natura subordinata di strumento politico, ciò che la riconduce alla pura e semplice ragione.
La prima di queste tre facce corrisponde più specialmente al popolo, la seconda al condottiero e al suo esercito, la terza al governo. Le passioni che nella guerra saranno messe in giuoco debbono già esistere nelle nazioni; l’ampiezza che acquista l’elemento del coraggio e del talento nel campo della probabilità e del caso dipende dalle qualità del condottiero dell’esercito; gli scopi politici, per contro, riguardano esclusivamente il governo.
Queste tre tendenze, che si presentano come altrettanti sistemi diversi di legislazione, hanno profonde radici nella natura intima del soggetto, e sono in pari tempo di grandezza variabile. Una teoria che negligesse l’una o che pretendesse di stabilire fra loro rapporti arbitrari, si troverebbe immediatamente
in tale contrasto con la realtà, da doversi, già per questo solo motivo, considerare come distrutta.
La soluzione del problema esige dunque che la teoria graviti costantemente fra queste tendenze, come fra tre centri di attrazione.
Nel libro che tratta della teoria della guerra, esamineremo per quale via sarà più agevole soddisfare a questa difficile condizione. In ogni caso, la determinazione del concetto di guerra, che qui abbiamo abbozzata, sarà il primo raggio di luce che ci illuminerà nella imbastitura fondamentale della teoria e ci aiuterà a individuare e a distinguere gli elementi principali del soggetto.


Della Guerra
Carl Philipp Gottlieb von Clausewitz
Traduzione - Ambrogio Bollati ed Emilio Canevari

Vedi: 


P.S. Il colore verde nel testo segnala il corsivo nell'originale


La guerra è un atto di forza per imporre la propria legge e soddisfare lo scopo politico che muove l'alea in un crescendo di violenza perpretata da gente incivile incapace di osservare un pur minimo codice morale mentre semina dolore, morte, ditruzione.

Ramo d'ulivo

" ... Le donne uscivano dalle case ai primi lucori, dopo avere passata gran parte della notte ai piedi delle sante immagini, bruciando l’olivo portato a casa nella Domenica delle Palme; facendo ardere delle candele benedette. Molte piangevano; altre parevano istupidite; poche avevano la forza di parlare, di sfogarsi.
Gli uomini giravano i campi al fioco lume; incalzati dalle ultime speranze che andavano man mano morendo ... "

Tre donne
1891
Beatrice Speraz

Buona Domenica delle Palme
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