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lunedì 1 maggio 2023

Le genti del Primo Maggio

Primo Maggio 2023 - Sciarada Sciaranti

Vieni o Maggio t'aspettan le genti
ti salutano i liberi cuori
dolce Pasqua dei lavoratori
vieni e splendi alla gloria del sol

Squilli un inno di alate speranze
al gran verde che il frutto matura
a la vasta ideal fioritura
in cui freme il lucente avvenir

Disertate o falangi di schiavi
dai cantieri da l'arse officine
via dai campi su da le marine
tregua tregua all'eterno sudor!

Innalziamo le mani incallite
e sian fascio di forze fecondo
noi vogliamo redimere il mondo
dai tiranni de l'ozio e de l'or

Giovinezze dolori ideali
primavere dal fascino arcano
verde maggio del genere umano
date ai petti il coraggio e la fè

Date fiori ai ribelli caduti
collo sguardo rivolto all'aurora
al gagliardo che lotta e lavora
al veggente poeta che muor!

mercoledì 12 aprile 2023

Margherita novella d'aprile

Margherita novella

" ... Il sole d’aprile certo aveva letto male il lunario e, saltando un mese, s’era messo a splendere come agli ultimi di maggio, tanto esultava nel cielo turchino, tanto i suoi raggi scaldavano. E giù, nel prato rinverdito, le margherite novelline alzavano curiosamente la testa nelle cuffiette bianche per spiare i fiori candidi dei mandorli, i fiori carnicini de’ peschi primaticci e tutta la nuova festa delle foglie giovani, dei getti freschi, dei ramoscelli gonfi di linfa, delle gemme turgide di succhio. Le finestre delle case circostanti erano spalancate al sole, addobbate di biancheria stesa ad asciugare, sonanti di grida fanciullesche e di canti femminili. L’atmosfera limpida non sfumava i colli col solito velo di nebbia, ma lasciava distinguere le casine bianche, le siepi ed i campi verdi. Fino le campane parevano assorte in questa fulgida ora di rinascimento e rispettavano tacendo la gioia della terra e dei viventi ... "

Il Monte santo di Dio - Brani di vita
Olindo Guerrini

domenica 1 maggio 2022

Il prezzo della luce

Ci sono gli uomini, gli ominicchi e ci sono anche i quaquaraquà nutriti e insozzati dalla loro tronfia imbecillità.

Elettricisti - 1956 - Viktor PopKov

Elettricisti - 1956 - Viktor Popkov

Elettricisti è un'opera di Viktor Popkov antesignano dello Stile severo - surovyi Stil' che per voce di Alexander Kamensky indica l'espressione artistica di quei pittori moscoviti che tra il 1957 e il 1962 dipingono rigorosamente la realtà per come si presenta cogliendo, lì dove si presenta, senza alterazioni migliorative, quella tensione drammatica situazionale spunto di riflessioni esistenziali.

Lieto Primo Maggio


venerdì 31 maggio 2019

Dai lunghi crepuscoli di maggio alle notti calde di giugno

Crepuscolo sulle montagne


" ... Maggio coi suoi lunghi crepuscoli è finito, giugno riempie di rosso e di viola i prati e riporta le notti calde che richiamano il gregge al pascolo e il pastore alla veglia ed ai sogni ... "



Il vecchio e i fanciulli
Grazia Deledda

giovedì 30 maggio 2019

Su bocciolo di rosa

Tono viola
Su bocciolo di rosa
A fine maggio


© Sciarada Sciaranti


Profumo rosa
su delicate labbra
a fine maggio

© Antonypoe
Dal blog Antonypoe


A fine maggio
Resta il desiderio
Di primavera

© Sinforosa
Dal blog  SINFOROSA CASTORO



mercoledì 1 maggio 2019

Umiltà e modestia

Violetta viola con il centro bianco

Nel linguaggio dei fiori la violetta rappresenta l'umiltà e la modestia e sul finire di questo giorno, con l'augurio che i meriti possano essere riconosciuti e trattati con dignità, la dedico a tutti i lavoratori.

Lieto 1° maggio!

martedì 1 maggio 2018

I fiori alla finestra degli schiavi

Il sistema peggiore tra quelli possibili ti ruba la vita e ti rende schiavo impedendoti di credere nella libertà, ecco il pensiero di un uomo fuori dal coro, di un artista che ha scelto di essere indipendente:


Silvano Agosti:- Uno degli aspetti più micidiale dell’attuale cultura, è di far credere che sia l’unica cultura… invece è semplicemente la peggiore.
Gli esempi sono nel cuore di ognuno… per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana è la cosa più pezzente che si possa immaginare.
Come si fa a rubare la vita agli esseri umani in cambio del cibo, del letto, della macchinetta…
Mentre fino a ieri credevo che mi avessero fatto un piacere a darmi un lavoro, da oggi penso: “Pensa questi bastardi che mi stanno rubando l’unica vita che ho, perché non ne avrò un’altra, c’ho solo questa... e loro mi fanno andare a lavorare cinque volte, sei giorni alla settimana e mi lasciano un miserabile giorno, per fare cosa? Come si fa in un giorno a costruire la vita?”
Allora, intanto uno non deve mettere i fiorellini alla finestra della cella della quale è prigioniero perché sennò anche se un giorno la porta sarà aperta lui non vorrà uscire…
Deve sempre pensare, con una coscienza perfetta: “Questi stanno rubandomi la vita, in cambio di mille euro al mese, bene che vada, mentre io sono un capolavoro il cui valore è inenarrabile”
Non capisco perché un quadro di Van Gogh debba valere miliardi e un essere umano due, mille euro al mese, bene che vada.
Secondo me poi, siccome c’è un parametro che, con le nuove tecnologie, i profitti sono aumentati almeno cento volte… e allora il lavoro doveva diminuire almeno dieci volte!
Invece no! L’orario di lavoro è rimasto intatto. Oggi so che mi stanno rubando il bene più prezioso che mi è stato dato dalla natura.
Pensa alla cosa più bella che la natura propone, che è quella, mettiamo, di fare l’amore…
Immagina che tu vivi in un sistema politico, economico e sociale dove le persone sono obbligate, con quello che le sorveglia, a fare l’amore otto ore al giorno… sarebbe una vera tortura. E quindi perché non dovrebbe essere la stessa cosa per il lavoro che non è certamente più gradevole di fare l’amore, no? Per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana… certo c’ho il mitra alla nuca, lo faccio, perché faccio il discorso: “Meglio leccare il pavimento o morire?”
“Meglio leccare il pavimento” ma quello che è orrendo in questa cultura è che “leccare il pavimento” è diventata addirittura una aspirazione, capisci?
Ma è mostruoso che il tipo debba andare a lavorare otto ore al giorno e debba essere pure grato a chi gli fa leccare il pavimento, capisci? Tutto ciò è mostruoso…

Intervistatore:- Sì vabbè, ma ormai è irreversibile la situazione...

Silvano Agosti:- … Sì, tu fai giustamente un discorso in difesa di chi ti opprime, perché è il tipico dello schiavo, no? Il vero schiavo difende il padrone, mica lo combatte.
Perché lo schiavo non è tanto quello che ha la catena al piede quanto quello che non è più capace di immaginarsi la libertà.
Ma rispetto a quello che tu mi hai detto adesso: quando Galileo ha enunciato che era la Terra a girare intorno al Sole, ci sarà sicuramente stato qualcuno come te, che gli avrà detto: “Eh sì! sono ventidue secoli che tutti dicono che è il Sole che gira intorno, mó  arrivi te a dire questa stronzata… e come farai a spiegarlo, a tutti gli esseri umani?” e lui: “Non è affar mio, signori…”
“Allora guarda, noi intanto ti caliamo in un pozzo e ti facciamo dire che non è vero, così tutto torna nell’ordine delle cose”… hai capito? Perché tutto l’occidente vive in un’area di beneficio perché sta rubando 8/10 dei beni del resto del mondo. Quindi non è che noi stiamo vivendo in un regime politico capace di darci la televisione, la macchina, ecc… no!
È un sistema politico che sa rubare 8/10 a 3/4 di mondo e da un po' di benessere a 1/4 di mondo, che siamo noi.
Quindi, signori miei, o ci si sveglia, o si fa finta di dormire… o bisogna accorgersi che siete tutti morti.

Il discorso tipico dello schiavo

sabato 27 maggio 2017

Le viole sul finire di maggio


" ... Era una bella giornata in sul finire di maggio. Faceva ancor freddo come in febbraio a Palermo, ma la neve aveva fuso. Gli alberi delle foreste si coprivano di giovani foglie. Il sole svestiva le sue ultime nuvole e si alzava sereno e pomposo. Le viole smaltavano le macchie. Gli uccelli, disgelati, provavano melodie - per accertarsi che il freddo del verno non li aveva arraucati. Il cielo era puro, ma di un turchino grigiastro, ove una brezza tagliente ed uggiosa sforzavasi a connettere dei lembi di nuvole bianche.
Le bestie, magre e sporche, che aveano passato l’inverno negli stabbi, covavano i campi e la foreste di uno sguardo gaudioso, tosando qui un ciuffo di giovani erbe, decapitando là le cime degli arbusti. Il contadino, la contadina, sollecitavansi a dimandare alla terra la sussistenza del nuovo anno. Tutto spirava la giovinezza, la gioia, la pletora della vita che spandesi al di fuori. Un soffio di amore avviluppava la creazione, che sembrava palpitare e sorridere ... "

I suicidi di Parigi 
Ferdinando Petruccelli della Gattina

lunedì 16 gennaio 2017

Il mistero del sasso caduto nell'acqua del lago

" ... La mia montagna era invece un'isola alzata sul mare, abitata dalle foreste e dalle fiere. Il vento stroncava, ma la casa era sicura. Le querce che i padri raccomandano ai figli come una testimonianza di Dio, di gennaio avevano le rame come serpenti irrigiditi dal freddo, ma di maggio ogni albero aveva le sue braccia spiegate all'impetuoso flutto azzurro, con un fiore in cima. Il rombo del mare faceva compagnia, riempiva di sé ogni cavità, come un'immagine aerea dell'acqua. Nessuno sbarcava mai sulla terra. Le navi passavano al largo come fantasmi. Ora, come fu che la mia solitudine cominciò a rugarsi come l'acqua di un lago se vi cade un sasso?  ... "

L'ultima soglia
Nicola Moscardelli


La vita invita al ballo del moto perpetuo tra foreste, fiere e intemperie in un ciclo di morte e rinascita dove i confini tra terra e mare si confondono, all'improvviso l'imprevisto... cade un sasso che propaga nuovi ritmi e sconvolge il già fragile equilibrio conquistato. E' stata la stessa vibrazione innescata dal ballo a far cadere il sasso o un'entità sconosciuta e misteriosa che cambia musica ? E' stato l' effetto di una causa o di una casualità e in un caso e nell'altro è arrivato da fuori o da dentro? 

Ecco... questo per augurarvi il buongiorno del lunedì mattina con latte, caffè, tè e biscotti  !😏💖

giovedì 12 maggio 2016

Il sorriso di maggio



" ... dale placide luci innamorate
uscia d’un bel seren tremulo raggio;
nele tenere guance e dilicate
fresca fioria la porpora di maggio;
tra le labbra in color di rosa viva
il sorriso degli angeli s’apriva ... "


Adone - Canto XVI
Giovan Battista Marino

martedì 5 maggio 2015

Maggio purpureo


" Torna, maggio purpureo, e quante luci, 
Quanti fior, quante erbette
E quante aurette ha costassù*, n'adduci*:
A te solo il ciel dette
Di poter qui ritrarre il paradiso;
A te solo e al bel viso
Ove, se mai per sole o ghiaccio perdi,
Tu sempre ti rinfiori e ti rinverdi. "

Costassù* = quassù
n'adduci* = ne attesti, ne deponi

Per la traduzione Google

Torna maggio purpureo , e quante luci ,
Quanti fiori, quante tenere erbe
E quante brezze novelle ha quassù, ne attesto :
A te solo ( maggio ) il cielo dette ( il privilegio )
Di potere qui ritrarre il paradiso ;
A te solo e al ( tuo ) viso bello
Dove , se mai per il sole o per il ghiaccio perdi ( la freschezza ) ,
Tu sempre rifiorisci e rinverdisci .


Madrigale
Giovan Battista Strozzi

martedì 1 gennaio 2013

La diligenza da dodici posti

Anima Mundi 2013

Faceva un freddo intenso, pungente: il cielo luccicava tutto di stelle: non tirava un alito di vento.
Pum! Ecco che una vecchia stagna da petrolio venne a colpire l’uscio di una casa. Pim! Pam! fecero i mortaretti di rimando, perché si festeggiava l’anno nuovo. Era la notte di San Silvestro, e l’orologio della chiesa aveva sonato allora allora dodici tocchi. 
Troc troc! Troc troc! Teretee! Il carrozzone della diligenza arrivava, pesante, mezzo sconquassato; e si fermò alla porta della città. Dentro c’erano dodici passeggeri, né di più avrebbe potuto portarne: tutti i posti erano presi. 
"Evviva, evviva!" - gridava la gente in tutte le case della città, perché era l’ultima sera dell’anno; e allo scoccar della mezzanotte tutti riempirono i bicchieri, e bevvero alla fortuna dell’anno nuovo. 
"Buon anno, buon anno!" - era l’augurio di tutti: "Salute, pace, felicità... figli maschi e quattrini in quantità!" 
Tutti ripetevano l’augurio, i bicchieri si toccavano, tintinnavano... e proprio in quel momento, alla porta della città si fermava il carrozzone con i dodici forestieri. 
Chi erano quei viaggiatori? Ciascuno aveva il suo passaporto ed il suo bagaglio; e portavano persino dei regali, per te, per me, per tutta la gente della città. Ma chi erano? Che volevano? Che cosa portavano poi? 
"Buon anno!" - gridarono alla sentinella, ch’era di guardia alla porta della città. 
"Buon anno!" - rispose la sentinella; e al primo che scese dalla diligenza: "Il suo nome e la professione?" - domandò. 
"Veda lei, nel passaporto!" - rispose l’uomo: "Io son chi sono!" - Ed era un bel tipo davvero, tutto ravvolto in una pelliccia d’orso e con gli scarponi col pelo: "Sono colui su cui tanti e tanti concentrano le speranze. Venga da me domani, e le darò una bella strenna di capo d’anno. Spargo per tutto mance e doni, e faccio inviti a balli e a feste; ma più di trentuno non ne posso dare. Le mie navi sono in mezzo ai ghiacci; ma nel mio scrittoio è caldo e si sta bene. Sono negoziante all’ingrosso: il mio nome è Gennaro, e porto con me una quantità di conti e di polizze." 
Scese a terra il secondo: era un allegro camerata, impresario di teatri, direttore di balli figurati, anima di tutti i divertimenti possibili e immaginabili. Tutto il suo bagaglio consisteva in un grosso barile. 
"Quando c’è questo, l’allegria non manca mai!" - diss’egli: "Voglio far divertire, ma voglio anche divertirmi, poi che ho poco tempo da vivere: di tutta la famiglia, sono quello che vive meno - ventotto giorni solamente. Tutt’al più, ogni tanto, mi buttan là un giorno per soprammercato; ma non ci conto molto, e faccio buon sangue egualmente. Evviva!" 
"Non tanto chiasso!" - fece la sentinella. 
"Posso fare quanto chiasso mi pare e piace!" - ribattè il viaggiatore: "Sono il Principe Carnevale, e viaggio incognito sotto il nome di Febbraio." 
Scese il terzo. Era magro come la quaresima, ma camminava col naso all’aria, perch’era parente dei Quaranta Cavalieri danesi, e del nostro Pescatore di Chiaravalle, di Maranguelone da Tuorgna e dello Schiesone: faceva lunarii e prediceva il tempo e le stagioni. Il mestiere, però, non era troppo lucroso, ed ecco perché consigliava tanto i digiuni. Portava all’occhiello un mazzolino di violette, ma piccine piccine e stente. 
"Don Marzo, Don Marzo!" - gli gridò il viaggiatore sceso dopo di lui, e gli battè sulla spalla: "Non senti un buon odorino? Va’ subito nella saletta dei doganieri: stanno bevendo un ponce, la tua bevanda prediletta. L’ho sentita subito alla fragranza. Corri, corri, Don Marzo!" 
Ma non era vero niente; colui che parlava non voleva se non fargli una chiapperella, uno de’ suoi famosi pesci, perché aveva nome Aprile, e col primo pesce cominciava la sua carriera nella città. Sembrava molto allegro; lavorava poco, ma perché aveva più vacanze di tutti. 
"Basterebbe che ci fosse un po’ più di stabilità a questo mondo!" - disse: "Ma tal volta siamo di umore gaio, tal’altra uggioso, secondo le circostanze. Ora piove, ora fa sole; ora si sgombera, ora si torna. Io tengo una specie di agenzia di collocamenti, fitti e vendite, ed ho anche l’impresa dei trasporti funebri. Rido o piango, a seconda del momento. In questa valigia ho i miei vestiti da estate, ma non sono tanto sciocco da mettermeli. Eccomi qui! La domenica vado alla messa con le calze di seta a trafori e col manicotto!" 
Dopo di lui, scese una giovinetta. Aveva nome Maggiolina, portava un leggero vestito da estate, d’un verde tenero, e, sopra le scarpette, un paio di galosce. Nei capelli aveva un mazzolino di anemoni, ed era tanto profumata di timo, che la sentinella starnutì. 
"Dio vi benedica!" - esclamò la fanciulla; e quello fu il suo saluto. Com’era bella! E come sapeva cantare! Non era cantatrice da teatro, nè da camera; era cantatrice di bosco, perché andava errando lietamente per la verde foresta e cantava per suo piacere. Nella borsetta da lavoro, aveva due libriccini, uno di poesie, uno di fiabe. 
"Largo, che scende la signora!" - disse il conduttore della diligenza. 
Scese a terra una giovane dama, un po’ altera nella sua delicata bellezza. Si vedeva subito ch’era una dama, la dama di Giugno, abituata ad essere servita dai Sette Dormienti. Dava una grande festa nel giorno più lungo dell’anno, perché gli ospiti avessero tempo di approfittare di tutti i piatti della sua ricchissima tavola. Veramente, ella teneva carrozza per conto suo; ma viaggiava in diligenza con gli altri, perché non avessero a dire ch’era boriosa. Non viaggiava però sola, né senza protezione. Aveva con sé il suo fratello minore, Luglio. 
Era questi un giovanotto grassoccio, vestito da estate, con un grande cappello Panama. Non aveva che poco bagaglio, perché col caldo tutto dà noia; per ciò, non portava con sè che le mutandine da bagno, e quelle poco ingombro gli davano. 
Veniva poi mamma Agostina, venditrice di frutta all’ingrosso, proprietaria di una grande quantità di valli da pesca, e coltivatrice di vasti terreni. Aveva una crinolina molto rigonfia, era grassa e accaldata; sapeva lavorare con le sue mani, e portava ella stessa il mezzovino nei campi ai lavoratori. 
"Ti guadagnerai il pane col sudore della fronte," - diceva: "È scritto nel Libro. E soltanto dopo vengono le gite, le scampagnate, i balli, i giochi nei boschi e le feste del messidoro." 
È una brava massaia mamma Agostina. 
Dopo di lei, scese dalla diligenza un pittore, il grande colorista Prof. Settembre. Tutta la foresta lo conosce! Le foglie mutano colore, - e con che magnificenza! - al solo suo cenno: ben presto il bosco splenderà di rosso acceso, di giallo, di bruno dorato. Il maestro zufola come un merlo, lavora spedito, e intreccia i verdi viticci del luppolo intorno al suo boccale di birra. Così ornato, il boccale ha un bellissimo aspetto, ed in verità il Prof. Settembre ha per l’ornamentazione un gusto squisito. Era arrivato con i suoi tubetti di colore, che formavano tutto il suo bagaglio. 
Lo seguiva un signore di campagna, uno che non si occupa se non di seminare, di arare e di dissodare, ed ha la passione dei cavalli e della caccia. Il conte Ottobre aveva con sè il cane ed il fucile, e la carniera piena di noci, che facevano un rumorino secco quando camminava. Tra suoi innumerevoli bagagli, aveva persino un aratro di fabbrica inglese; e non parlava che di agricoltura, ma a mala pena si sentiva quel che diceva, per la gran tosse e le rumorose soffiate di naso del suo vicino. 
Quegli che tossiva così era Novembre, molto seccato da una tremenda infreddatura: già, a lui, diceva, fruttava più il naso della tasca. E a mal grado dell’infreddatura, gli toccava andar in giro con le nuove cuoche e le domestiche, per condurle a far le provviste ed insegnar loro il servizio d’inverno. Diceva che si sarebbe liberato de’ suoi malanni andando al bosco a far legna: doveva spaccarla e segarla, perché era Gran Guardiano nella Confraternita dei segantini e fornitore del focolare. Passava la sera a intagliare suole di legno per i pattini, perché sapeva bene, diceva, che tra poche settimane ci sarebbe grande richiesta di quel genere di calzature. 
Finalmente, comparve l’ultimo viaggiatore, il vecchio nonno Decembre, con lo scaldino in mano. Era tutto intirizzito, ma gli occhi gli brillavano vividi come due stelle e teneva tra le braccia un vaso da fiori, dove cresceva un piccolo abete. 
"Avrò cura di quest’alberello, perché cresca bene, e per la sera di Natale possa arrivare con la vetta a toccare il soffitto, a ad ornarsi di cento candeline colorate, e di mele d’argento e di figurine una più bella dell’altra. Questo scaldino manda un calore, che pare una stufa... Caverò di tasca il libro delle novelle e leggerò forte, per far che tutti i bambini di casa stiano buoni buoni. E allora le figurine dell’albero di Natale diverranno vive, e il piccolo angelo di cera spiegherà le alucce di stagnola dorata e volerà giù dalla vetta dell’albero, e bacerà grandi e piccini, tutti quelli che sono nel salotto caldo, ed anche i poveri bambini che stanno fuori in istrada, e cantano la canzone della stella di Betlemme." 
"Bene; ora la diligenza può andare!" - disse la sentinella: "Tutti i dodici passeggeri sono scesi. Frusta, cocchiere!" 
"Prima bisogna che i dodici viaggiatori vengano qui da me!" - disse il Gabelliere. "Uno per volta! I passaporti restano a me. Ognuno è valido per un mese; finito il mese, scriverò sul passaporto le generalità e le note a seconda della loro condotta. Don Gennaro, abbia la bontà di venir qui." 
E Don Gennaro si presentò al Gabelliere. 
Di qui a un anno, credo che sarò in grado di dirvi quello che i dodici viaggiatori avranno portato in dono a me, a voi, a tutti. Ora, non lo so, parola d’onore; e sto per dire che forse non lo sanno nemmeno loro. Si vive in certi tempi così curiosi... 

Hans Christian Andersen


Felice 2013 
a tutti voi, 
pace, amore 
e... 
figlie femmine

Rita Levi Montalcini

Ciao Rita

domenica 1 maggio 2011

1° maggio: Festa dei Lavoratori e Beatificazione di Papa Giovanni Paolo II

Festa dei lavoratori

La nascita e lo sviluppo delle sociètà industriali nell'ottocento, alimentarono  il formarsi di scioperi e  lotte, da parte degli operai per le rivendicazioni dei loro diritti. La legalizzazione della giornata lavorativa di 10 ore che ebbe la sua origine a Filadelfia, adottata dagli Stati Uniti nel 1840, dall' Inghilterra nel 1847 e non ancora diffusa e accolta negli altri paesi, ebbe la sua rapida evoluzione nella richiesta di un ulteriore riduzione dell'orario lavorativo che sarebbe dovuto passare da 10 ad 8 ore; il motto che veniva recitato a tal proposito era: "8 ore di lavoro, 8 ore di ricreazione, 8 ore di riposo."

Otto ore - Melbourne 1856

A Melbourne nell'aprile del 1856 alcune categorie di lavoratori riuscirono ad ottenere l'applicazione delle 8 ore e diedero l'impulso alle lotte di tutti gli operai americani, che furono funestate però da svariate crisi economiche, dall'arrivo di immigrati irlandesi bisognosi di lavoro e dallo scoppio della guerra civile nel 1861.
Nel 1865, la fondazione della Lega per le 8 ore del Massachusset, ad opera di un meccanico di Boston: Ira Steward, diede l'avvio alla nascita di simili organizzazioni in tutta l'America  e nel 1866 nacque il "National Labor Union", un centro sindacale nazionale in cui si riunivano le rivendicazioni per le 8 ore di tutto il paese.
Nel marzo 1867 in Illinois venne approvata la legge che convalidava l'entrata in vigore delle 8 ore lavorative dal 1° maggio, data che per consuetudine vedeva l'inizio dei lavori edilizi e il rinnovo dei contratti; rinvigoriti da questo successo legale, gli operai di Chicago organizzarono il 1° maggio dello stesso anno,  un grandissimo corteo, ma la conquista dell'applicazione effettiva delle otto ore lavorative era ancora ben lungi dall'essere definitiva, boicottata dai datori di lavoro che forti dell'assenza d'interesse dei vari stati e supportati anche dalla crisi economica che si era sviluppata negli anni '70, non applicavano la legge.
Nel 1886 un carpentiere di  Chicago G. Edmoston, che era membro della "FOTLU - Federation of Organized Trade and Labor Unions", fondata nel 1881 con l'intezione di dare nuova vita alle rivendicazioni delle 8 ore lavorative, ad un congresso del movimento che stava promuovendo uno sciopero generale degli operai degli Stati Uniti, propose di organizzarlo il 1° maggio per creare un filo di continuità con i fatti del 1867.

Lo sciopero - Robert Koheler  1886

Lo sciopero
Robert Koheler
1886

I partecipanti allo sciopero del 1886 furono più di quattrocentomila, solo a Chicago ci furono ottantamila dimostranti che non si limitarono allo sciopero di sabato 1° maggio, ma proseguirono con le manifestazioni nei giorni successivi: lunedì 3 maggio, davanti alla fabbrica Mc Cormick, la polizia uccise alcuni scioperanti  e martedì 4 maggio in piazza Haymarket fu lanciata una bomba tra le forze dell'ordine che cercavano di arginare i disordini nati per le morti del giorno precedente, furono  arrestati 8 uomini per il lancio della bomba, che passarono alla storia con il nome di : "Martiri di Chicago", dopo un processo sommario, l'11 novembre del 1887, George Engel, Adolph Fischer, Albert Parsons e August Spies vennero impiccati,  Louis Lingg si uccise o fu assassinato prima dell'impiccagione; Samuel Fielden, Oscar Neebe e Michael Schwab ebbero la commutazione della pena e rimasero in prigione fino a quando nel 1893, fu riconosciuta dal governatore dell'Illinois John P. Altgeld, l'ingiustizia del processo e l'innocenza dei condannati.
Nel 1888 al congresso dell' ALF - American Federation of Labor, nata dalle ceneri della FOTLU, viene proposto il 1° maggio 1990 come ultima data in cui gli operai avrebbero accettato di  lavorare per  10 ore e viene cambiato il motto: " Otto ore: decisamente, pacificamente, senza dubbio."

Con il congresso dell'Internazionale Socialista che avviene a Bruxelles nell'agosto del 1891, il 1° maggio è proclamato ricorrenza permanente ed assume un carattere internazionale.
Nel tempo il 1° maggio acquisisce anche altre rivendicazioni riguardanti i lavoratori e in Italia nel 1898  si lega ai "Moti per il pane" nati per l'aumento del prezzo del pane determinato all'aumento del prezzo del grano, dovuto alla carestia e per la diminuzione dei salari, dovuta alla crisi economica; in quell'anno il salario di un operaio era di 18 centesimi all'ora e il prezzo del pane era di 40 centesimi. Quarantamila manifestanti affamati  a Milano tra il  6 e il 9 maggio furono piegati da  ventimila militari armati, comandati dal generale Fiorenzo Bava Beccaris.

Uomini e donne in manifestazione

Durante il periodo fascista la festa dei lavoratori fu spostata  dal 1° maggio  al 21 aprile, giorno del Natale di Roma e perse così la sua natura originale che venne riconquistata solo  il 1° maggio del 1945 quando partigiani, lavoratori, anziani e giovani si riunirono nuovamente nelle piazze italiane.
Nell'aprile del 1946 sotto il governo della coalizione venne emanato un decreto in cui si dichiarava il 25 aprile: festa nazionale, il 1° maggio: festa dei lavoratori, l'8 maggio anniversario della "Vittoria" in Europa, giorni festivi a tutti gli effetti civili, in cui pagare la retribuzione giornaliera ai lavoratori, doppia nel caso prestassero servizio. 

Dimostrazione

Il 1° maggio del 1947  è passato alla storia per la "Strage di Portella della Ginestra", una località della Sicilia dove 2000 contadini, uomini,  donne, anziani e bambini,  riuniti per festeggiare, furono presi di mira dagli uomini di Salvatore Giuliano che a colpi di mitragliatrice provocarono la morte di 11 e il ferimento di oltre 50 persone. Il ministro dell'interno dell'epoca Mario Scelba davanti all'Assemblea Costituente, affermò che la Strage di Portella della Ginestra non era stata perpetrata a fini politici, ma fu smentito nel 1949 da Salvatore Giuliano che scrisse una lettera in cui sosteneva e rivendicava il fine politico della Strage; il 14 luglio del 1950 Salvatore Giuliano venne ucciso dal suo luogotenente Gaspare Pisciotta che il 9 febbraio del 1954 fu avvelenato in carcere. dopo aver dichiarato di voler rivelare i nomi dei mandanti della Strage di Portella della Ginestra. 


Beatificazione di Papa Giovanni Paolo II

Giovanni Paolo II a San Pietro

Il 18 maggio del 1920 nasce a Wadowice - Cracovia in Polonia, Karol Jozef Wojtyla .

Chiesa di Wadovice frequentata da Karol Jozef Wojtyla

Chiesa di Wadovice frequentata da Karol Jozef Wojtyla

Il 16 ottobre del 1978 alle ore 17.15 circa il Cardinale Karol Jozef Wojtyła viene eletto Papa. È il 263° Successore di Pietro.

Alloggio di Karol Jozef Wojtyla durante i suoi studi a Cracovia


Alloggio di Karol Jozef Wojtyla durante i suoi studi a Cracovia - Targa
Alloggio di Karol Jozef Wojtyla durante i suoi studi a Cracovia

Il 2 aprile 2005, alle ore 21.37 Giovanni Paolo II muore in Vaticano, al termine del sabato quando si era già entrati nel giorno del Signore, Ottava di Pasqua e Domenica della Divina Misericordia.

Arcivescovato di Cracovia dove studiò Karol Jozef Wojtyla

Arcivescovato di Cracovia dove studiò Karol Jozef Wojtyla

"Cari amici, vedo in voi le "sentinelle del mattino" in quest'alba del terzo millennio. Nel corso del secolo che muore, giovani come voi venivano convocati in adunate oceaniche per imparare ad odiare, venivano mandati a combattere gli uni contro gli altri. I diversi messianismi secolarizzati, che hanno tentato di sostituire la speranza cristiana, si sono rivelati veri e propri inferni. Oggi siete qui convenuti per affermare che nel nuovo secolo voi non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario. Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti. Cari giovani del secolo che inizia, dicendo "sì" a Cristo, voi dite "sì" ad ogni vostro più nobile ideale. Non abbiate paura di affidarvi a Lui. Egli vi guiderà, vi darà la forza di seguirlo ogni giorno e in ogni situazione."

 Papa Giovanni Paolo II - Karol Jozef Wojtyla

Immaginetta di Giovanni Paolo II con la sua firma
Retro dell'immaginetta di Giovanni Paolo II con dedica

© Sciarada Sciaranti


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