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venerdì 15 agosto 2025

Lettera alla Vergine Maria Assunta

Vergine Maria Assunta, tu che nella tua grandezza tutto comprendi, tu che vedi i cuori senza giudicarli, tu che accogli anche chi ti svilisce.

Ci sono idee che germogliano da convinzioni, da convenienze, da scorciatoie comode, dalla voglia di delegittimare, e quando queste guidano il pensiero, non nasce conoscenza, ma ottusità travestita da cultura. Hanno l'intento di colpire, e sempre lo stesso bersaglio, cambiano solo le frecce, quando una si spezza, troppo fragile, troppo instabile, troppo falsa, non si fermano, ne prendono un’altra, la modellano, l’appuntiscono, e la lanciano ancora con più vigore, perché la prima non è riuscita ad andare a segno.
Generano puzzle truccati, pezzi forzati, incastri sbagliati, ma il disegno deve rimanere quello, eternamente coerente con le linee tracciate, non diffondono sapere, fabbricano ostilità.
Se la storia non aiuta, si riscrive con la fantasia; il pregiudizio è servito, lo stereotipo nutrito e il Carnevale ingrassato; quando il vento cambia, non si interrogano, si riorganizzano, perché non è la verità che le stimola, ma il bisogno di avere sempre un nemico.
Se il piedistallo che le sorregge crolla, è subito pronto l'altro; l’importante è non restare mai senza frecce e senza bersaglio, sarebbe come smettere di respirare.

Lieta Assunzione carissima Vergine Maria
Sciarada Sciaranti

Assunzione della Vergine, pala d'altare 1646 circa - Carlo Francesco Nuvolone  - Pinacoteca di Brera

Assunzione della Vergine
Pala d'altare 1646 circa 
Carlo Francesco Nuvolone
Pinacoteca di Brera

giovedì 15 agosto 2024

Fuochi d'artificio per l'Assunzione di Maria Vergine

" ... La piazza del Mercato, grandissima, riboccava di gente. La folla si accalcava non solo nel suo vasto quadrilatero, addossandosi alle baracche dei saltimbanchi, alle tende ambulanti dei venditori di sorbetti, al piccolo carosello giallo e rosso; ma si addensava lungo il Corso Garibaldi, verso l’Anfiteatro e verso il Tribunale, straripava sui molti balconi e su tutte le terrazze prospicienti nella piazza. Non erano soltanto i ventimila abitanti di Santa Maria che avevano lasciato le loro case, in quella sera di mezz’agosto, per assistere al grande fuoco d’artifizio, in onore dell’Assunzione di Maria Vergine: ma anche dai villaggi e dalle città vicine, erano accorsi, per devozione e per curiosità. Nella folla minuta si mescolavano ai samaritani, conciatori di cuoio, gli ortolani di San Nicola la Strada, i setaiuoli di San Leucio, i fabbricanti di torroni di Casapulla, gli agricoltori di Maddaloni e di Aversa, le pallide maceratrici della canape, che languiscono una intiera stagione sulle sponde dei laghi: sui balconi illuminati a palloncini colorati, la borghesia e l’aristocrazia samaritana facevano gli onori dell’Assunzione alla borghesia e dall’aristocrazia di Caserta e di Capua ... "

Il romanzo della fanciulla
Matilde Serao

Le gite fuori porta con i manicaretti portati da casa, le grigliate, i falò allestiti nei bracieri di montagna o in spiaggia, i balli, i concerti, i fuochi d'artificio di cui, in questo caso, ci parla l'immensa Matilde Serao, e anche le vacanze fanno parte del corredo umano e sono espressioni ad ampio raggio di una celebrazione condivisa da una comunità che fa festa; non hanno in sé e per sé una valenza sacrale e religiosa, ma l'acquistano o meno con l'uso che se ne fa se lo si fa e chi ogni anno sostiene che tutto ciò sia stato rubato al passato pagano evidentemente non ha le idee ben chiare e contribuisce a divulgare il nulla cosmico e a fomentare l'odio.

Fuochi d'artificio per l'Assunzione di Maria Vergine

Lieta Festa dell'Assunzione di Maria, lieto Ferragosto!

Per chi è interessato:

martedì 15 agosto 2023

La Madonna di mezzo agosto

" Era la Madonna di mezzo agosto, e il meriggio ardeva incandescente sopra la campagna annichilita per la caldura. Dal suolo screpolato salivano fiamme, quasi ché la corteccia della terra ricoprisse un vasto incendio sotterraneo; e il sole, trionfando implacabile, lasciava cadere perpendicolarmente i suoi raggi, che ferivano l'occhio a guisa di liste metalliche incandescenti.
In lontananza, l'Adriatico somigliava alla groppa lucida d'un mostro assopito, e, in vicinanza, le cicale schiamazzavano discordi, rendendo più greve il fastidio della canicola... "

Roveto ardente - 1905
Clarice Tartufari 

Sole di Ferragosto

Lieta Festa dell'Assunzione di Maria, lieto Ferragosto!

 P.S. Ricordate che anche gli stupidi cronici hanno il diritto sacrosanto di dire la loro ed è giusto che sia così; quando la verità gli si palesa davanti agli occhi trovano sempre il modo di aggirarla per celebrare la fuffa che hanno nel cervello e che scambiano per sapienza.
Non lasciatevi disturbare dalle loro manipolazioni pretestuose e se non volete ignorarli, offrite la vostra tenerezza e i vostri sorrisi meravigliosi alle tante e tali corbellerie che dicono, sono la massima espressione della loro essenza non della vostra.


Per chi è interessato:

lunedì 15 agosto 2022

Nuvole di Ferragosto

" ... Era la mattina di ferragosto. Il primo ferragosto del dopoguerra, quello del 1945. Una settimana prima avevano scaricato su tutto quanto il Giappone la più grande delle bombe inventata dagli americani, l'atomica ...
... All'Arcella le forze religiose avevano organizzato una grande processione alla presenza di SE il vescovo Agostini e altri prelati ...
... Quella mattina di ferragosto ero là, all'Arcella. Io e Sassarone Igino ci si era seduti su un muretto di una casa tipo villetta, col cancello tutto stortato. Là gli americani e degni compari inglesi avevano mollato giù una caterva di sventole, per fortuna non atomiche, così che tante di quelle casette e ville col giardinetto erano andate distrutte con morte intiere famiglie. Si vedeva macerie ancora, dei tetti coi coppi mancanti, delle buche sui prati scavate dalle bombarde aeree. Anche la strada aveva l'asfalto corrotto da quegli anni di battaglia, che anche io avevo patito e adesso mi trovavo come un straccio e senza nessuna idea del futuro.
Adesso là facevano la processione, con tutti i preti in bianco e il vescovo tenuto sotto il baldacchino rosso e oro per il riparo dal sole ...

... Appena la processione all'Arcella è finita, con la benedizione di tutti inginocchiati, io e Igino abbiamo camminato in pressa a piedi fino alla stazione centrale. Anche là sul piazzale c'era mucchi di pietre in catasta e le finestre dell'albergo Vapore coi cartoni al posto di qualche vetro. C'era gente che arrivava coi treni e quasi tutti avevano delle valigie, che a volerle aprire certo si trovava dentro del materiale cibario da borsa nera, proibita e condannata. Ma noi due si doveva correre in questura al più presto, e non arrestre la gente. Così siamo montati sulla filovia numero uno, che era scrostata di vernice ma fra poco gli americani, dicevano, mandavano trattori e camion per rimettere in ordine la circolazione e le campagne ...

... La città era calma di ferragosto, solo dei manifesti sui muri coi partiti che ognuno diceva la sua sulla libertà riconquistata e il diritto al lavoro per tutti quanti.

Io e Igino abbiamo transitato il portico dei Molini Grèndene e siamo entrati dentro nella questura centrale e andati su negli uffici. I muri erano pieni di croste, la pittura stava venendo via con le macchie dell'umido, in terra era pieno di cicche, come che non si faceva la pulizia da un anno. Sulle scale c'era gente che parlottava, uno che voleva sapere se suo figlio l'avevano portato là, un altro che diceva di essere un avvocato. Anche il giorno di ferragosto nel dopoguerra, a mezzogiorno passato c'era tanta gente che andava e veniva per i corridoi, parenti di arrestati o questurini, oramai avevo fatto pratica e li riconoscevo a distanza ... "

Vendetta all'italiana - 1978
Gino Pugnetti

Nuvole di Ferragosto

Con l'augurio che il cielo possa schiarirsi e le popolazioni in guerra possano ritrovare la pace, grazie e lieto Ferragosto a tutti!

domenica 15 agosto 2021

Il Ferragosto del beato Desiderio

Maria Virgo celos ascendit  Roma - 1779 - Incisione di Domenico Cunego dal dipinto di Domenico Zampieri (Il Domenichino) Cappella Nolfi  Duomo di Fano

Maria Virgo celos ascendit  Roma - 1779 - Incisione di Domenico Cunego dal dipinto di Domenico Zampieri (Il Domenichino) Cappella Nolfi  Duomo di Fano

" Nel Menologiò Cisterciense, si fa memoria in questo giorno* del beato Desiderio converso, e discepolo di San Bernardo, e singolarmente divoto della Regina del Cielo. Di lui si narra nella vita di San Bernardo, che avvicinandosi la festa della gloriosa Assunzione di Maria, gli fu comandato da’ suoi superiori di restarsene nella campagna per aver cura delle pecore. Doleva molto a Desiderio di non poter intervenire la notte della festa ai divoti uffici, che celebravano gli altri monaci ad onor della Vergine: nondimeno non ardì di far paròla, o di contraddire nel suo cuore all’ubbidienza. Ma giunta quella felicissima notte e stando Desiderio alla campagna, udì il suono della campana, che chiamava i monaci all’ ufficio. Allora tanto più si accese nel suo cuore una dolce invidia della sorte dei suoi fratelli, e non potendo far altro si pose ginocchioni, volgendosi verso la Chiesa del monistero, e cominciò in quella positura a recitare divotamente più e più volte lo salutazione Angelica, e proseguì di questa maniera senza noia alcuna sino a giorno inoltrato. Piacque tanto alla Vergine l'affetto del suo divoto, che palesò a San Bernardo il suo gradimento, onde il santo ebbe a dire in pubblico nel sermone di quella festa, che Desiderio nella campagna avea goduto dì più sublime contemplazione in quella notte, che non gli altri monaci nella Chiesa.
Tanto è vero, che l’ubbidienza non nuoce alla divozione, e che in ogni luogo e tempo si può onorar Dio, e la sua Santissima Madre. "

questo giorno* = 24 febbraio

L'anno mariano ossia l'anno santificato ad onore della beata Vergine Maria
1852
Alfonso Muzzarelli 

Lieto Ferragosto!


sabato 15 agosto 2020

Il Ferragosto nella Crusca

Nella prima e seconda edizione del Vocabolario della Crusca, ferragosto compare nella definizione del termine: 

Agosto
Esempio Bocc. n. 60. 4. Il quale secondo la sua usanza, nel mese di agosto, ec.
Def. E Ferrare agosto, diciamo quando a imitazion delle ferie augustali, il primo giorno di questo mese si fanno e gozzoviglie, e conviti.

Vocabolario della Crusca 1 edizione 


Nella terza e quarta edizione compare nella definizione dei termini:

Agosto
Esempio Bocc. n. 60. 4. Il quale secondo la sua usanza, nel mese di agosto, ec.
Def. E Ferrare agosto, diciamo quando a imitazion delle ferie augustali, il primo giorno di questo mese si fanno e gozzoviglie, e conviti.
Esempio: Varch. stor. 11. Il dì primo d'Agosto, il quale per la carestía di tutte le cose ec. non si potette ferrare, com'è usanza.

Vocabolario della Crusca 3 e 4 edizione 

Ferrare
Esempio: G. V. 12. 15. 5. E per dispetto fece ferrare le finestre del popolo.
Esempio: E G. V. 1. 32. 1. E fece ferrare i suo' cavalli a ritroso.
Esempio: Bern. Orl. 1. 5. 49. È ben fornito, ed ha la sella nuova. E pur'iarsera lo feci ferrare.
Definiz: §. Ferrare Agosto: vale Stare in allegría, e 'n conviti il primo giorno d'Agosto.
Esempio: Varch. Stor. 11. Il dì primo d'Agosto, il quale per la carestia di tutte le cose, ec. non si potette ferrare, come è usanza.

Vocabolario della Crusca 3 e 4 edizione

Nella quarta edizione, oltre a essere citato in agosto e ferrare, ferragosto diventa un vero e proprio lemma: 

Ferragosto. Si dice così il primo giorno del mese d'agosto. Buon. Fier. 2, 1, 6, O mi fingo in quistion star sospettoso Tempo di ferragosto, o di natali.

Vocabolario della Crusca 4 edizione - volume 2

Frullone - Domenico Manzani - 1584

Frullone - Emblema dell'Accademia della Crusca, disegnato da Domenico Manzana nel 1584 e apparso per la prima volta nel 1585 sul frontespizio e alla fine del libro di Leonardo Salviati " Degli Accademici della Crusca difesa dell’Orlando Furioso dell’Ariosto, contra ’l Dialogo dell’epica poesia di Cammillo Pellegrino "

Ma ciò non è ancora sufficiente per una completa descrizione del termine ferragosto per cui Vincenzo Monti propone una modifica rivolgendosi al Frullone, macchinario per la cernita della farina, che nella simbologia della Crusca rappresenta l'Accademia.


VOCABOLARIO.
FERRAGOSTO. Si dice cosi il Primo giorno del mese di Agosto.
IV. Ferrare Agosto vale a Stare in allegria e in conviti il primo giorno di agosto.

OSSERVAZIONE.
Acciocchè primieramente si vegga se omnibus numeris absoluta sia la definizione di Ferragosto, paragoniamola con quella dell’Alberti - Ferragosto, s. m. Voce derivata da Ferie d'Agosto; e si dice così il primo giorno del mese d'Agosto, perché anticamente solevansi in quel tempo celebrare le Ferie Augustali con grandi allegrie. Queste durano ancora nel popolo nostro, e consistono in banchettare come se fosse giorno festivo, e in farsi molti regali. — Or vedi, caro Frullone, quante cose da dirsi e non dette: non già perché ti fossero ignote ( ché grazie al Cielo tu sei dottissimo e le sai tutte ), ma perché hai il vizio di credere che noi le sappiamo da noi: il che è falso; perché ingenuamente noi confessiamo di essere ignorantissimi, e abbiamo bisogno che il Vocabolario ce le spiani a lettere di frontispizio.
E peggio, portala in pace, peggio ti sei condotto nel dichiararci Ferrare Agosto. Tu ne l'hai posto nel quarto paragrafo di Ferrare, Munir di ferro, Conficcare i ferri a'piedi delle bestie; e con questa dichiarazione ci hai ferrato il mese di agosto come si ferrano i cavalli e i muli. Ma così non va bene, caro Frullone, credilo, non va bene. Quel modo di parlare è una delle mille corruzioni del volgo, cui la potente e continua forza del mal uso insensibilmente fa trapassare pur sulla bocca delle colte e dotte persone. Dovevi quindi avvertire ch'ei non viene mica da Ferrare, Munir di ferro e Conficcar chiodi, siccome tu ne lo dai, ma da Feriare, Fare le ferie: e stupisco che per la necessaria illustrazione di questa corrotta guisa di dire tu non ne abbia alcun motto; e più ancora mi meraviglio che avendo tu ammesso nel vocabolario Feria, Feriale, Ferialmente, Feriato, abbi poi immediatamente chiusa la porta a Feriare, verbo non solamente bello e ottimamente generato dal deponente latino Ferior, aris, atus sum, Fare vacanza, ma necessario, perché senza di esso il participio Feriato sarebbe vocabolo senza padre. E perdona ancora se reputiamo che il Varchi avrebbe parlato più nobilmente e più convenientemente alla dignità della Storia ( ché la Storia non è una vile fantesca, ma una grave matrona ) se in vece di quel plebeo Il primo mese di Agosto non si potette ferrare avesse detto non si potette feriare. Cosi né esso, né tu ci avreste ferrato quel mese come il maniscalco della Mancia ferrava il Ronzinante di D. Chisciotte.

Proposte di alcune correzioni e aggiunte al Vocabolario della Crusca
Vincenzo Monti
1819

A seguire nel 1826 la proposta la ripete Virginio Soncini:

Ferragosto. Si dice così il primo giorno del mese d'agosto.
Maestro Frullone, perché si dice così ? – Perché si dice così. – E non sai dire altro ? Udiam dunque un altro maestro, l'Alberti. Ferragosto, voce derivata da ferie d'agosto, nel qual tempo (ed era il primo di d'agosto) si celebravano le ferie augustali con grandi allegrie. Maestro Frullone, mi pare che maestro Alberti la sappia più lunga di te. Se mi dài licenza porrò questa bella definizione unitamente alla parola ſerragosto, e la trasporterò sotto la voce feriare, o feriato, fuori in somma della fucina del fabbro-ferraio. C. 1c2.

Proposte di alcune correzioni e aggiunte al Vocabolario della Crusca
Virginio Soncini
1826


E nell'ultima edizione del Vocabolario della Crusca, 1854, la quinta che incompleta si ferma alla parola ontano, il Ferragosto viene spiegato così:

Ferragosto. Sost. masc. Nome che si da al primo giorno d'Agosto, quando però, a imitazione delle Ferie Augustali, si celebri con allegrie o banchetti, o anche, come un tempo, con regali e mance. E' corruzione del lat. feriae augusti. - Cellin. Vit. 42: Otto giorni innanzi al Ferragosto, ogni dì dua ora, facemmo insieme conserto. Buonarr. Fier. 2, 1, 6: O mi fingo in quistion star sospettoso, Tempo di ferragosti e di natali. E Cical. III, 1, 14: Il quale [Giove] anch'egli il Ferragosto lassù facendo, delle sue vivande migliori a voi mortali distribuisce, né d'altro tempo tante insieme mai le fa piovere. Nell. Iac. Alliev. 1, 1: Un testone il mese; al Ceppo due dozzine fra cupate e cavallucci; a Pasqua due serque d'uova, e pel ferragosto un par di piccioni. Salvin, Annot. Fier. 401: Ferragosto, lat. feriae augusti, cioè mensis; nel qual tempo, siccome pel Natale, si sogliono dar le mance, come gli antichi le davano a capo d'anno. Saccent. Rim. 2, 34: Se a correr palj si mettesse in opra, Come per Ferragosto usa a Firenze, Capperi! andrebbe il mondo sottosopra. Guadagn. Poes. 1, 181: Vien la Pasqua e il ferragosto, E non c'è da far l'arrosto.

Vocabolario della Crusca 5 edizione - volume 5

Buon Ferragosto!

martedì 15 agosto 2017

" Sopra il Ferragosto "

Vi è mai capitato di incontrare il Natale, il Capodanno, la Pasqua o il Ferragosto? E vi è mai capitato che almeno uno di loro, guardandovi negli occhi, vi spiegasse l'origine del proprio nome e il motivo per cui dovesse essere celebrato?
A Michelangelo Buonarroti Il Giovane è capitato, una notte il Ferragosto, svegliatosi la mattina dal suo sonno annuale per esser festeggiato, gli si presenta davanti e gli fa capire la necessità della sua esistenza e Michelangelo si prodiga per raccontare l'accaduto agli Accademici della Crusca.
Il testo risale al 1863 ed è importante sottolineare, come conferma anche il poeta Elio Pecora, che la lingua italiana sia l'unica ad avere la capacità di comprendere sé stessa a distanza di così tanto tempo:

Agosto - Miniatura XIV secolo Giacomo Nicolò Palazzo Pepoli - Bologna

Agosto - Miniatura
XIV secolo
Giacomo Nicolò
Palazzo Pepoli - Bologna

" Conciossiacosaché io, cruschevolissimo nostro Arciconsolo, al cospetto degli amatissimi vostri Crusconi, di alcun tratteniento piacevole, in questa solenne notte, comandandolmi voi, avessi in animo di sollazzarvi; mi era l'ultima sera del passato mese di luglio, per andar pensando della materia, tutto solo nella mia camera, lontano da ogni domestico strepito, già ritirato, quando, avendo pur di quella diliberato (checché se ne fosso cagione), a me parve che in un subito tutta la strada di armi e di grida si sentisse romoreggiare: per la qual cosa, avvisandomi qualche scompiglio nel vicinato esser dovuto succedere, alla finestra incontanente affacciatomi, ebbi veduto due che, ravviluppandosi insieme con istrumenti si fatti che il buio della notte non mi lasciava discernere, si percotevano malamente, i quali poco appresso, per se medesimi dividendosi, l'un dietro l'altro in verso la piazza di Santa Croce a correre incominciarono. Ma perciocché il desiderio degli uomini per picciola dotta non mai s'acqueta, come accade a chi molto di veder cose nuove è vago, io, non contento di quello che aveva veduto, preso a correre incontanente giù per la scala così in farsetto com'era, e quasi del tutto in camicia, e con una rosta in mano, aperto la porta di casa, ed appresso uscendo serratala, per la medesima strada che essi avean preso inviandomi, non ristetti sin fui alle scalee di Santa Croce arrivato. Ed allora alquanto fermatomi, e guardato in verso la piazza, e poscia voltatomi intorno intorno, niuno vergendovi, fortemente presi a maravigliarmi; e venutomi già in pensiero di ritornarmene per la medesima, e alla mia conceputa opera dar principio, udito un non so che di strepito in verso il palazzo de' Cocchi, colaggiù trassi, dove alcuni facchini vi vidi che cosi snellamente come sapete scherzavano e si diportavano; i giuochi de' quali cotanto mi seppero buono che buona pezza di tempo vi spesi riguardandoli perciocché alcuni primieramente di essi a sedere in terra sendosi posti, e tra loro in mezzo posato un fiasco di vino, in terzo alla mora giocavano in questa maniera, cioè, che due per volta , e non più, insieme giocando, chi di loro vinceva, con quello che da prima era rimaso fuori del giuoco veniva alle mani; e così, girando lor sorte, quegli che primieramente alle cinque dita pervenuto era, di un bicchier di vino rimaneva guadagnatore e si lo bevea, e questo fare alla mora in terzo chiamavano eglino il toccafondo. Ma altri poi, che più sobriamente volevan darsi piacere, intorno alla fonte, che quivi ha, un cerchio facendo di lor persone, uno di essi, a cui la sorte toccava, a seder ponevano, cacciandoli sotto un cercine, sovra quel pilastrello che a guisa di piramide nel mezzo di quella fonte si vede su rilevare, e così tutti a uno a uno di buone cercinate lo investivano; e fini a tanto che colle mani uno di quei cercini non carpiva, colassù stava; ma carpendolo, a quello, di cui era il carpito cercine, toccava a esser bersaglio; per la qual cosa molte volte mi risi io del cattivello facchino, cui gli sventurati tempiali da' colpi degli avventali cercini indiscretamente percossi erano. Ma poscia che io quivi a riguardare questo badalucco lungamente fui dimorato, facendomi a credere che a pormi a scrivere l'ora fosse pur troppo tarda, mi misi in cuore, prima che a casa mi ritraessi, per procurarmi più dilettevole il sonno, voler prender un po' di fresco, avvegnaché quivi, per lo riverbero che il giorno vi aveva lasciato il Sole, niente se ne sentisse, dimodoché lunghesso verso le case de' Peruzzi, giù per lo Borgo de' Greci, con animo di arrivare alla fonte di piazza, e quivi alla mia volontà satisfare, presi la via: dove alla fine pervenuto, postomi appoggiato a quei ferri chela circondano, e facendomi vento colla mia rosta, a niuna cosa pensava del mondo, e come uomo a cui niente calesse, attendeva a contar così al barlume, quanti fossero gli sporti ed i merli, che a modo di corona il Palazzo pubblico veggiamo cingere. Ma mentre che io in quella maniera, spensierato del tutto, mi trastullava, ed ecco dalla sinistra parte di verso le Logge venire incontro di me un uomo tutto solo con lento passo, il quale comunque mi si cominciò accostare, mi parve un nuovo uomo; imperciocché egli era di statura corta, di pelle vermiglia, di pelo rosso e lunga, grasso, nerboruto, e di piacevolissima faccia (la quale per lo che io ne vidi dipoi, ben corrispondeva al costume suo), ed era il suo vestimento un lenzuolo, nel quale egli tutto si rinvolgeva.
Costui, appressandomisi appoco appoco, quando per ispazio di quattro passi mi fu vicino, inchinandomisi e salutandomi, disse: Bene stia lo 'mpastato. Io non voglio negare, Accademici , che, sentendomi nominare da una cosi fatta persona, in su quell' ora tra l' ombre della notte che gli spirili e le fantasime sogliono andare in ronda, e da me per allora non conosciuta, non mi sentissi tutto in un tratto rimescolare; ma di ciò accorgendosi egli, per assicurarmi, soggiunse: Non temer niente di mia venuta, imperocché io sono un amico tuo. Al che io subitamente risquotendomi, fui per credere che l'anima dello Infarinato, o dello Stritolato, o di alcun altro de' nostri Padri Accademici apparendomi, mi volesse ad uopo dell'Accademia alcuna cosa parlare, con alcuno ammonimento avvertendomi; ma, veggendolo di cosi fresca figura e cosi diversa da quella che eglino ebbero in vita, che si magri e sparuti furono, una cotal credenza tolsi dell'animo, e delle sue parole, che amico diceva d'essere, feci buon cuore e presi tanto d'ardire, che io l'addomandai di suo essere, e perché cagione da me, che noi conosceva, fosse venuto. Alla qual domanda esso così rispose: Già ho io detto che sono un amico tuo, né per altro che per giovarti mi t'appresso d'avanti. Molti (soggiunsi io) possono essere amici ad altrui, e molti loro intendono giovare; e però, acciocché quelli che il giovamento ricevere dee, al donatore ne abbia grado, ragionevol cosa è che del nome di esso sia fatto certo; sicché molto carissimo mi sarebbe, che tu il tuo nome mi palesassi. Oh, disse egli, tu di' vero, né '1 ti voglio io a patto veruno tener celato; e però sappi che io il Ferragosto sono, persona da te e qualunque altra persona discreta e piacevole, conosciutissimo. Udito questo da me, non potetti tener le risa, e immantinente feci ragione, che, o costui per lo sollione anfanasse a secco, o che l'aria di Vinegia, donde mostrava venire, gli avesse di mala maniera offeso la testa. Ma egli, veggendomi così ridere, prese a dire: Tu ridi, Impastato, credendo forse il nome di Ferragosto esser vano, e non avere dove fondarsi niun soggetto, ed esser totalmente a caso. Certo, che io non tel vo' negare, risposi. Cui egli soggiunse, dicendo: Deh stolto! A che ti trasporta la vana credenza del folle popolo; che tu a rider di me ti muova, da cui ogni tua salute depende e ogni tuo bene? Ascoltami adunque, e perché a ciascuno, e spezialmente a gli Accademici tuoi quello che io dico racconti, attendi alle mie parole, acciocché a te e a loro quello non avvenisse che avvenir suole a coloro che né di me, né del nome mio hanno cura. Tu dei primieramente sapere che non senza la provvidenza di Ferragosto (che, come io t' ho detto, sono io) in questo luogo tu ti ritrovi; imperocché io non vo' che tu creda che quei due che dianzi d' avanti alla tua camera questionavano, uomini vulgari di questa terra fossero che in quel luogo a quel fare, menati dal case si ritrovassero; ma sì benché fossero miei Ferratini (che il medesimo viene a dire quello che voi direste garzoni), i quali quello fanno che a me piace, e vanno invisibili; né ad altra fine quivi vennero, che per trarti di casa, acciocché tu ti dovessi meco incontrare, onde, discorrendo noi insieme, tu apparassi quelle cose che già indovino io che tu mi se' per addomandare. Che coloro fossero invisibili, molto bene il potesti conoscere dallo sparir che fecero quando tu fusti sull'uscio. Allora, forte maravigliatomi io di quel caso, ricominciai a parlare: O benignissimo Ferragosto, assai bene discerno la mia cecità, e conosco esser pur troppo vero quello che tu ragioni, perchè, appena serrato l'uscio, niuno vi vidi e noi potea credere, sì mi pareva una novissima cosa; ma deh! Se tu hai tanta volontà di giovarmi, come tu di', non mi negare queste cose, di che io vorrei che tu mi facessi conoscitore. E pregoti in prima che ti piaccia farmi assapere , chi tu ti sii per origine e qual sia quel gran giovamento che tu mi vogli prestare. Ben lo vedeva io, rispose egli, che tu me n'eri per domandare; ma prima che io tel dica, perciocchè mi conviene trovare alcuni miei amici, sarà buono avviarsi in colà verso la Colonna. Ed io che molto volentieri dissi; e, attraversata la piazza, andando per Calimaruza, giunti alla fine, mi volsi a passare per Mercato Nuovo, pensando per quella via dovere a Santa Trinità pervenire; ma egli, tiratomi un cotal poco per una manica, disse che quella non era la strada nostra, sicché piegando per Calimara, stava aspettando a qual colonna costui mi volesse guidare che di niuna altra mi ricordava. Ma giunti in Mercato Vecchio: Questa, disse, è quella colonna, dove io mi soglio trovare con li miei compagni. Ed accennatami quella, dove i baroni del reame di San Tommaso appoggiatisi, a suon di trombe e di salterelli, prendon la collana del ferro, a piè di essa su gli scaglioni mi fe sedere; e quivi, aspettando io che alla domanda soddisfacesse, così cominciò:


Nel tempo che Carlo Magno re di Francia e imperador di Roma passò in questi paesi, molti grandi uomini, a onor di lui e piacer loro, ne vennero seco, intra' quali il padre mio, che fu un gran baccalare della contea di Belgiojoso, e fu uno, il quale poco dopo la nostra partenza, accomandati a Carlo quattro suoi figliuoli, che tra maschi e femmine eravamo venuti con lui, mori per via. Noi adunque quel buon omaccion seguitando, giungemmo in questa città, dove egli, poiché chiamati i cittadini delle ville, come tu sai, l'ebbe restaurata, qualche tempo ci dimorò, e molti de' suoi ci fe' accasare, e dì nobili privilegj dono lor fece; ed io con tutta la mia brigata ci rimanemmo. Ma Carlo, poiché ebbe acconce queste faccende, deliberato di andarsene, volle prima andar visitando i luoghi circonvicini; per la qual cosa, essendo noi una volta intra l'altre a Fiesole andati, e molte belle cose vedutevi, capitammo colà a quella buca, che delle Fate si dice, dove fin'oggi tu sai molto bene che elle dimorano, le quali ci fecero un bell'onore, imperocché lo Imperadore di belli doni, e di belle cose aveva loro recato: ma quelle in ricompensa li fecero molte cortesie e fatarono molti di quelli ch'erano venuti seco; ma chi in una cosa fatarono e chi in un'altra, perché elle in dimoltissime cose sanno fatare, e da loro fu fatato Orlando, cioè, che non gli potesse essere forala la pelle mai, che da prima non era così, ancorché alcuni dicano che e' nascesse inforabile, e allora fu che Malagigi imparò a gittar l'arte della negromanzia; e così molti di belle fatagioni ebbero da esse. Io, Calendimaggio mio fratello, e la Befana mia sirocchia, fummo tutti, ma variamente, fatati: una scrocchia ebbi che non volle fatarsi mai; in quello che io mi facessi fatare, ti dirò ora. Io chiesi loro che elle facesser sì che ogn'anno da oggi a domani a otto io fossi sempre mai vivo, e che ciascuno dovesse onorare la tornata mia e facessene festa; e così stamani a buon'ora fui fatto vivo. A queste parole non mi potetti tenere, che io noi domandassi, come le fate facessero a farlo vivo. Dirolti, diss'egli; ma prima mi convien dirti come io faccia a morire. Quando io ho a farmi morire, io me ne vo a mezza notte alle Fate, chè non mi è tenuto mai porta, e quivi mettendomi un buon barlotto di vino a bocca, ne beo tanto quanto me ne posso, sicché, addormentandomi, mi muojo allora sì dolcemente che io non me n'accorgo punto. Morto che io sono, le Fate hanno quivi una bella troja grande salata, dove elle mi sotterrano, e poi ricuciono lo sparato da capo a' piè. Quando io mi ho a far vivo, vengon le Fate con un popon di Legnaja, e ponendo il fior al niffolo, ovvero grugno della troja, tengonlovi fermo un gran pezzo, onde io a quello odore, passandomi al cerebre, subito mi rinvengo: sdrucono lo sparato della troja, ed io rizzatomi allora su, son bello e vivo. Ma che si fa egli poi di quella troja, diss'io. Oh mangiansela le Fate, rispose; e ogn'anno quando elle insalano il porco, insalano una troja apposta per sotterrarmivi dentro.
Ma, innanzi che io il mi dimentichi, soggiunsi, dimmi di grazia, Ferragosto, di che fatamento e il tuo fratello e le tue sirocchie fosser fatati. Chi in una cosa e chi in altra, rispose. Calendimaggio si fe fatar nella musica; e però tu vedi che ogn'anno, in quel di ch' e' mori, se gli cantano le canzoni, e più giorni poi: e volle, che in quel tempo i devoti suoi, a suo grand'onore, gli appiccassero il majo. La mia sirocchia maggiore volle esser fatta di lor numero; e fu un grand'animo il suo a chieder una cosi fatta domanda, imperocchè elle non ne soglion fare, se non quando l'anno bisesta, e non vi aveva più che un anno, che era stato bisesto e vi avemmo molto da fare, perché ciò ottenesse ; ma le Fate pur l' accettaron con questo patto, che insieme con l'Orco, castaido loro, ella dovesse far paura a; bambini , che non mangiavano il pan bollito, e che la notte de'sei di di gennajo, a quelli che non avean ben ben cenato, forasse il corpo collo stidione; per la qual cosa, come tu sai, i fanciulli vi si pongon sopra il tagliere, o veramente l'asse del pane. E voler credere, come vogliono alcuni, che la Befana fusse maschio e avesse nome di femmina, e che ella bucasse il corpo alle donne e non a' fanciulli, sarebbe una stoltissima scioccheria, perché non è vero niente. Ben lo credo, diss'io, che mi ricordo purtroppo bene, che, per non esser forato da lei, mi metteva addosso il mortajo, e sentitala alcune volte venire, la conobbi all'odore che ell'era femmina. Quell'altra sirocchia che io ebbi (seguitò egli) non fu altrimenti fatata, ma molto meglio sarebbe stato per lei ch'ella fosse stata fatata, perocché ella non si sarebbe condotta a morir con tanto strazio, come ella fece quella meschina. Io ripresi a chiedere, perché modo ella fosse morta. Al che rispose così: Costei, ritrovandosi una volta gravida, nel tempo della Quaresima, le venne voglia d'un salsicciotto bolognese, e procacciatolo tutto intero, crudo crudo in una volta sel trangugiò. Fu scoperto alla Mozzalingua, la quale in breve processatala, la condannò ad esser segata viva; e perché le fate le addomandassero in dono la vita di lei, non vi fu modo a scamparla dalla mala ventura. Venuta adunque la mattina che ella doveva morire, chiese a coloro che a guastar la menavano, acciocché ella non fosse riconosciuta, che di alcuna cosa la volessero trasfigurare: i segatori tolta la spugna e tuffatala in quel calamajo, dove e' dovean tigner le corde per far la riga a segarla dirittamente, la le fregarono al viso, e un vestire che pareva da monaca indosso le misero; e poscia, fattale una tacca, i denti appiccativi della sega, segarono lei e chi le era in corpo in un medesimo tratto, senza niuna misericordia. E da quell'ora in qua ogn'anno nel dì della mezza Quaresima, i fattori delle vostre botteghe, in memoria di tanto caso, fregate le lor berrette al cammino o alla padella, si tingono l'un l'altro la faccia, come vedete, ed al luogo che forse per questa cagione è chiamato Piazza Padella, rinnuovano il doloroso spettacolo in una immagine di legno, che, a similitudine di quella vestita, chiaman la Monaca; come tu, portando la tua scala in ispalla, debbi a guisa, come molti fanno, più volte esser andato a vedere. E qui fermatosi alquanto, segui dicendo: E avvegnaché io non ti abbia ancora detto per qual cagione io Ferragosto mi chiami, io '1 pur ti dirò, perché tu a favole d'abbajatori non porti fede. Sappi adunque che io solamente cosi son detto, perché, siccome i manescalchi quando ferrano i cavalli, gli asini e l'altre bestie, le rendon più gagliarde e più forti, così io, quando voi la mia solennità celebrate, perché vi fo empiere lo stomaco di buone cose, onde voi più prodi e più gagliardi vi fate, vengo in un certo modo a ferrarvi; e perché nel mese di agosto avviene, Ferragosto mi addomando; quantunque voi, anzi grossi che no, chiamiate ferrare agosto, quando pur da Ferragosto voi stessi ferrati siete; ed in segno di ciò (non già che di questi strumenti a ferrare avesse mestieri), apertosi un lembo di quel lenzuolo che lo cigneva, mostrommi (siccome i nostri manescalchi veggiamo avere) il grembiule di cordovano, nel mezzo del quale una tasca stava cucita, e dalla cintola pendergli un pajo di tanaglie, un martellino e una campanella, dentro la quale un incastro col manico all'ingiù era fitto.

La Fruttivendola 1578 - 1581 Vincenzo Campi Pinacoteca di Brera

La Fruttivendola
1578 - 1581
Vincenzo Campi
Pinacoteca di Brera
 
Ma perché tu mi domanderesti forse, diceva egli, perché questo tempo più che altro abbia eletto a ferrarvi, dirolti: e ciò avviene, perciocché miglior ferri, cioè migliori vivande, e che più ringagliardiscono altrui che in tutto il tempo dell'anno, di questo mese si trovano. E prima dirò de' poponi, i quali tante virtù portan seco che tutta la notte passerebbe a contarleti: i fichi e l'uve (queste l'ambrosia e quelli il nettare degli Dei) e mille buone frutte che il soverchio ardore ne' corpi intiepidiscono;

La Pollivendola 1590 - 1591 Vincenzo Campi Pinacoteca di Brera

La Pollivendola
1590 - 1591
Vincenzo Campi
Pinacoteca di Brera

ma quello che importa i pippioni di più sorte, i pollastri, i leproni, gli starnotti, i rigogoli, i beccafichi, i vini più preziosi che mai, i quali si vivaci ed odorosi spiriti mandano al capo che bene è morto colui che a tale odore non si risente; tutte cose son queste dalla mensa di Giove quaggiù cadute, il quale anch'egli il Ferragosto lassù facendo, delle sue vivande migliori a voi mortali distribuisce, nè d'altro tempo tante insieme mai le fa piovere. E dove hai tu veduto che d'altra stagione tanti doni l' aria e la terra insieme producono, che vaghe di rinnovellare anch'elle l'onoranza di Ferragosto, par che si sforzino in partorirgli? Per queste parole da me udite, mi sentii prendere il cuore da tanta dolcezza che, abbandonate le membra d'ogni virtù, nelle braccia di Ferragosto mi svenni. La qual cosa da lui veduta, tratto subitamente della sua tasca un turacciol di fiasco e un picciuol di popone, gli smarriti spiriti in me al lor officio incontanente ritrasse; e considerato questo accidente, perché di nuovo non mi assalisse, di cotal materia più non parlò ; ed io che cosi fuor di me era stalo, non mi ricordando di quello che da prima ragionavamo, uscendo un po' di proposito, dissi aver disiderio sapere, quello che nel restante dell' anno, quando non è vivo, facesse. Laonde, rincominciando egli a parlare, rispose: Tu mi hai giunto oramai a quel passo che io per soddisfare all'ultima tua domanda e mostrarti l'utilità in te di mia apparizione, voleva varcare; e però dicoti che e' si vuole aver mente al mio favellare. Subito che io son rinchiuso in quella troja, come hai inteso, vengono a me invisibilmente quattro de' miei Ferratini; e trattomi di quella, senza che punto si paja (con intenzione di riportarmivi un diinnanzi che io mi debba far vivo), mi mettono in un bellissimo letto di rensa, che ha le coperte tutte dj seta, con bellissima arte ricamate che mai una cosi fatta cosa non fu veduta; e portanmi in un baleno, che io non m'avveggo, in terra de' godenti, che è uno pur de' più bei paesi che sia in tutto il mappa mondo di terra ferma, e quivi in una contrada, a un palagio che si chiama Dolcemagione, mi fermano, dove subito che io son giunto, vengono a me i Godenti a vedermi e a visitarmi, e di bonissime cose mi recano: nè ti potrei mai dire, quanti siano i capponi, le cotornici belle e cotte, e le torte che coloro mi portino. Ma in che modo fai tu, allora diss'io, che queste tante cose, ora che è sì gran caldo, non ti si infracidino? Infracidare, diss'egli? I miei Ferratini, ed io, ce le mangiamo tutte in un desinare, come se elle fosser niente. I balli, le feste, le merende, che si fanno così alla mia tornata, come d'ogni tempo, non si veggono in niun lato: e di più ti dico che io son signore di quel luogo, e posso comandare a' godenti e a tutti gli altri, che ve ne capitano tuttavia. Oh de' nostri paesi, soggiunsi io, vienv'egli persona mai? Mai sì, che ve ne viene, rispose, ma pochi: nè da Maso del Saggio in qua e Ribi da S. Godenzo, non si trova esservi venuto de' vivi altri che il Lasca vostro, il quale molto vi fa accarezzato. Gli altri (che è quanto a tao giovamento spezialmente ti debbo dire), così uno come tutti, d'ogni parte vi capitano, i quali se qua mi hanno avuto in venerazione, colà guiderdone riportano; e se mi han dispregiato quelle pene che udirai patiscono.

La Cucina 1590 - 1591 Vincenzo Campi Pinacoteca di Brera

La Cucina
1590 - 1591
Vincenzo Campi
Pinacoteca di Brera
 
Perciocché quando a Dolcemagione arrivano uomini che qua mi siino stati fedeli, io gli fo lutti Piomboni di mia man propria che sono come se tu dicessi in volgare cavalieri e conti, ed investoli di buone possesioni, e di belle tenute li fo signori; e a chi dono un barco di lepri, a chi uno di fagiani e di tortole; e a chi una peschiera di trote: e a chi altro: Basta che, senza niun costo loro, io gli fo diventare uomini di gran conto. Ma per lo contrario coloro che non mi fecero di qua onore, venuti in terra de' godenti, non già a Dolcemagione arrivano; ma pervengono in una scurissima valle, al fine della quale in una gran selva, dove s'appiattano molte fiere mordaci, trovano una caverna in una grotta che è chiamata Portascura, la quale, perché nell'entrata è alquanto bassa, fa bisogno che trapassino a capo chino; ma quella passata, si trovano in una gran largura, dove senza niun dimoro, sopraggiunti dai miei Ferratini, e strettamente legati, sono da loro al martoro, che tu udirai, subitamente condotti. Imperocchè e' sono menati a ferrarsi ; ed il modo del ferrarsi si è che i Ferratini, affettati certi cocomeri, e misurate le fette a modo di suolo, le conficcano ne' piedi de' condennali; e questo fanno, perché, siccome essi di qua non voller esser ferrati da Ferragosto, cosi quivi conversa pena sofferir debbano del loro fallo: e questo fatto, insieme legano loro gli stinchi e le mani di dietro; e guidatili giù per una ruga molto lunga che si nomina Batticul, che ha il pavimento tutto di pan di sapone, in diverse schiere accoppiatili, al suon d'una zucca vota (come voi i barberi colla tromba) tutti si fanno muovere; e poi son lor dietro con istaffili di sovattolo, e si gli percuotono come i vostri fanciulli fanno colle bucce d' anguille intorno quel bordelletto ch' e' chiaman Fattore; e fin che gli sciagurati non hanno ben quattro volte in questo modo quella via corsa, per quel giorno non rifinano di staffilarli. Le culate e i cimbottili che i miseri a otta a otta baltan per terra, pensali tu! Quest'altra pena usano ancora per gastigarli, perché eglino gli menano sopra quella montagna di formaggio grattato che tu sai che Maso del Saggio esservi a Calandrin raccontava; e quivi, facendoli stare intorno a quella caldaja, cavali con certe mestole i ravioli di essa, così bollienti gli cacciano loro giù per la gola. Se per avventura gli sputano, sono da' Ferratini rinvolti que' raviuoli in un vaso pieno di pania e di nuovo rimessi in gola a coloro, i quali biasciando e appiastricciando la lingua e '1 palato insieme, non li potendo sputare, lunga pezza a inghiottirli penano. E con questi dimoltissimi altri tormenti danno loro, i quali se io te li volessi contare, non potrei mai. Dimodoché per queste cose hai potuto comprendere di quanta importanza sia l'avermi in venerazione, e quinci veduto il giovamento che io dissi averli recato la mia venuta, la quale più a te che ad altro è apparsa, acciocché tu, che più anni continovi non m'onorasti, al tutto non ti dimenticassi di Ferragosto. E avvegnaché a te tocchi di breve a ragionare colla tua Crusca, in vece di dirle novelle, una cotal visione i' vo' che le narri, acciocché non si cessi di farmi onore; e così a tutte le tue domande, quantunque confusamente, mi pare aver soddisfatto. Udite queste cose da lui, tremando tutto per la paura di que' ravioli bollienti e di quelle malissime staffilate, incominciai a dire: O giustissimo e sapientissimo Ferragosto, alla cui solennità celebrare, dopo tante perturbazioni di malattie, le Fate mi han riserbato, grazie immortali ti rendo del singolarissimo beneficio: e sta' pur sicuro che io colla mia Crusca ti mostrerò coll'onorarti sovente, quanto gratissimo mi sia stato. Egli allora, veduto un non so chi (che a me sembrava il Gallina), baciatomi in fronte amichevolmente, mi disse, non potersi meco più dimorare; e partitosi, verso colui andandone, per contentissimo mi lasciò. Rimaso io così solo, e pieno di lieto stupore, perciocché era molto tardi, a casa mi ritornai: e prima messo bocca a un fiasco, ed un buon sorso di vino tiratone giù, con quel lattovaro me n'andai a letto. Ora tutte queste cose a voi, Accademici, ho narrate per la commissione di Ferragosto, la qual commissione che io in altri discorsi non sia entrato (come intendeste che io far dovea) è stata cagione. Nò prima che ora l'ho raccontate, conciossiaché il preparamento che io sapeva voi per quest'anno di Ferragosto aver di già messo in ordine, dilazione mi concedesse. Onoriamolo adunque sempre, perciocché avete veduto che dal farlo o no, molto di male e di bene ne puote nascere e resultare; e se a mio senno faceste, niun mese trapasserebbe, in cui la solennità del giocondissimo Ferragosto non fosse orrevolissimamente rinnovatala da voi. "

Sopra il Ferragosto
Michelangelo Buonarroti - Il Giovane

Buon Ferragosto!

mercoledì 13 agosto 2014

Feriae Augusti

Sextilis che in origine è il sesto mese del calendario lunare di Romolo, con il rimaneggiamento del 713 a.C., con l'aggiunta di Ianuarius e Februarius diventa l'ottavo mese nel calendario di Numa Pompilio e nell'8° secolo a. C. con la lex Pacuvia de mense sextili perde anche il suo nome originale perché viene dedicato a Gaio Giulio Cesare Ottaviano che il 16 gennaio del 27 a.C. è incoronato Imperatore dal Senato romano con il titolo di Augusto proposto da Lucio Munzio Planco sulla scia delle Grandi Madri d'Oriente:

l' Atargatis siriana - dea pesce Atar, patrona della fertilità e del lavoro dei campi
l'Inanna sumera - dea della fecondità, della bellezza e dell'amore
l'Ama Terasou Oho Mi kami giapponese - dea solare - grande e augusta dea che brilla in cielo

alle quali ci si rivolge con l'appellativo di Augusta ravvisabile nella radice del verbo augeo/accresco - rendo insigne a indicare colei che è forte

"Mi accingo a cantare alla Terra, Madre universale dalle solide fondamenta,vecchia venerabile, che nutre quanto si trova sulla superficie di essa. Da te procede la fecondità e la fertilità, o Sovrana!, e da te proviene dare e togliere la vita agli uomini mortali. Beato colui al quale tu, benevola, rendi onori; questi ha tutto in abbondanza ... dea augusta, generosa divinità! Salve, Madre degli Dei, sposa del Cielo stellato! Concedimi una vita felice come premio al mio canto! D’ora in poi mi ricorderò di te nei rimanenti canti."

Inno alla Terra Madre del Tutto
Inni Omerici

Agosto Palazzo Schifanoia - Ferrara 1468 - 1470 Cosmè Tura (attribuito)

Agosto
Palazzo Schifanoia - Ferrara
1468 - 1470
Cosmè Tura (attribuito)

Sextilis - Agosto, secondo un'ipotesi alquanto traballante, sarebbe il mese in cui nell'antica Roma i contadini si sarebbero dedicati finalmente al meritato riposo estivo e ai festeggiamenti per il buon raccolto effettuato dopo l'estenuante lavoro nei campi; nel 18° a.C. Ottaviano, in ricordo della presa di Alessandria d'Egitto e della sconfitta di Marco Antonio e Cleopatra, per propaganda politica atta a conquistare il ben volere del popolo, avrebbe istituito il 1° agosto le Feriae Augusti - Riposo di Augusto, costituendo un corpo unico con le altre feste del mese in cui ci si asteneva dal lavoro all'insegna dell'allegria, si partecipava ai banchetti e si ricevevano mance e regali da parte dei padroni in cambio degli auguri con il fine di propiziare il benessere dei campi, ma  in realtà tutto ciò non trova un riscontro storico nelle fonti e la locuzione Feriae Augusti contratta in Ferragosto è attestata solo in epoca cristiana.
Nel 7° secolo, 6 secoli dopo la morte di Ottaviano Augusto, il 15 agosto apre le porte alla celebrazione dell'Assunzione della Vergine Maria ( vedi Assunzione di Maria ) che incontra la locuzione Feriae augusti in riferimento alle Ferie di agosto cristiane, e in divenire  per evoluzione linguistica si contrae in  Ferragosto.
Tra il 1922 e il 1943, le associzioni del dopolavoro delle diverse corporazioni promuovono le gite fuori porta con l'attivazione dei Treni di Ferragosto che a prezzi basici permettono ai meno abbienti di raggiungere il mare, la montagna e le città d'arte vicine, innescando così il rito del pranzo a sacco e delle grigliate conviviali.

Le più importanti ferie del mese di Agosto nell'antica Roma, per l'affluenza di pubblico, erano:

La Dedicatio del Tempio di Diana sull'Aventino - il 13 di agosto veniva celebrata la Diana sovrana delle selve, custode delle sorgenti, degli animali selvatici e guaritrice; si crede che schiavi e patrizi senza distinzione di ceto si recasserono insieme al tempio presso il lago di Nemi per i rituali votivi.

"Quale ne' plenilunii sereni
Trivïa ride tra le ninfe etterne
che dipingon lo ciel per tutti i seni,"

Paradiso - Canto XXIII
Dante Alighieri

" Noi caste fanciulle e noi illibati fanciulli siamo in protezione di Diana: noi dunque puri fanciulli e noi intemerate verginelle Diana Cantiamo. O Latonia, del sommo Giove alta figliuola, cui la madre partorì presso un ulivo dell'isola di Delo, acciò tu fossi diva custode de' monti e delle verdeggianti selve, e de' reconditi boschi e risonanti fiumi. Tu nelle doglie di quelle che vengono in sul parto, sei detta Giunone Lucina; tu sei la potente Trivia, e sei detta Luna risplendendo d'un lume non tuo. Tu pure o Diva percorrendo l'annuo cammino del sole nel mensuale tuo corso riempi le rustiche case degli agricoli di buone ricolte. Per qualunque nome siati un piacere d'esser chiamata, santa Dea rimani con noi; e, mercè la buona tua protezione, conserva, come sei pur usata, l'antica gente di Romolo. "

Inno a Diana
Caio Valerio Catullo

Diana e Cupido 1761 Pompeo Girolamo Batoni

Diana e Cupido
1761
Pompeo Girolamo Batoni

Le Vinalia rustica o altera - erano le celebrazioni del 19 e del 20 agosto in cui il flamen dialis, sacerdote romano preposto al culto, insieme alle primizie della raccolta dell'uva offriva un agnello a Giove e a Venere nel rito propedeutico dell'auspicatio vindimiae che propiziava l'abbondanza dell'imminente vendemmia attuata dai contadini il 23 di agosto.
Il 23 di aprile invece Le Vinalia erano urbana o priora e onoravano il raccolto d'uva dell'anno precedente, trasformato in vino nuovo, con offerte a Giove.

Le Consualia - feste arcaiche risalenti a Romolo ricordavano Consus il dio ctonio - sotterraneo delle messi, del seme di grano, dei Consigli segreti e dei Concili, nume tutelare dei raccolti, dei granai e delle provviste, era festeggiato il 21 di agosto con l'illuminazione dell' Ara Consi nel suo tempio ipogeo al Circo Massimo, con le corse dei muli e la sfilata degli animali da soma bardati con ghirlande di fiori, di cui possiamo trovare traccia nell'odierno Palio dell'Assunta di Siena.
Le Consualia si celebravano anche il 15 dicembre e come spiega Tito Livio, durante i festeggiamenti, agli albori della nascita di Roma, avvenne il famoso " Ratto delle Sabine"

" predispose ad arte solenni giochi in onore di
Nettuno equestre, giochi cui diede nome di
Consuali. ... Accorse un gran numero di
persone, anche per la curiosità di vedere la
nuova città, e particolarmente i più vicini: i
Ceninesi, i Crustumini, gli Antemnati. E venne
anche, praticamente al completo, con mogli e
figli, la popolazione dei Sabini. "

Ab Urbe condita
Libro - I, 9
Tito Livio

Opiconsivia - festa del 25 agosto che onorava Ops - Opis, primigenia dea Madre della terra fertile, della ricchezza agraria e della munificenza, dea tutelare di Roma, senza averlo concepito con un dio o con un uomo ebbe un figlio che presiedeva la vegetazione in un ciclo di nascita, morte e rinascita, fu sposa di Consus ( da cui consivia - che semina) in alcune versioni e di Saturno in altre, veniva raffigurata con la cornucopia, lo scettro e le spighe di grano ( vedi Abbondanza )
La festa dedicata a Ops era proposta anche il 19 dicembre con il nome di Opalia al terzo giorno dei Saturnalia

" Si dice che Opi sia moglie di Saturno
tramite lei si esplica la terra,
poiché la terra distribuisce tutti i beni
al genere umano. "

Sesto Pompeo Festo

A lei erano dedicati un tempio sul Campidoglio, uno nel Foro e un sacrario nella Regia del Foro, accessibile solo al Pontefice Massimo e alle vestali.

Ops 1630 - circa Pieter Paul Rubens

Ops
1630 - circa
Pieter Paul Rubens

Ferragosto dunque, giorno in cui Sirio incomincia a esser visibile fin dall'albeggiare, ne ha fatta di strada per giungere a noi come festa di mezza estate, con le sue gite fuori porta tra il fuoco dei falò, l'acqua dei ruscelli e del mare, in un rito simbolico di purificazione e rigenerazione.

Buon Ferragosto a tutti

"Al tempo di Ottaviano imperatore, i senatori, vedendolo così magnifico, perché ai loro occhi non aveva uguali, e latore di tanta prosperità e di tanta pace che l'intero mondo gli porgeva tributo, dissero che lo volevano adorare, che in lui vi era santità, e che se ciò non fosse stato vero, egli non avrebbe avuto prosperità in ogni cosa. Ottaviano parlò, e chiese ai senatori un termine, e fece chiamare a sé la Sibilla Tiburtina, e tutto quello che avevano detto i senatori, egli riferì alla Sibilla. La quale chiese un termine di tre giorni. E la Sibilla digiunò tre giorni in quel palazzo, e poi rispose ad Ottaviano e disse: "Misericordia o imperatore, questo è il segno del giudizio. Il tuo sudore [Il tuo operato] rifonderà la terra. Dal cielo deve venire il re del mondo, forse a te è data licenza di vederlo". E in quell'istante il cielo si aprì, e su di lui discese una gran luce, ed Ottaviano vide in cielo una giovane donna incoronata di splendido aspetto su di un altare molto bello, e teneva in braccio un bambino. Ed Ottaviano ne ebbe gran meraviglia, ed udì una voce che così diceva: "Questo è l'altare del figlio di Dio". Ed Ottaviano si gettò immediatamente a terra e adorò Cristo. Poi raccontò questa visione ai senatori, e costoro se ne meravigliarono molto. Questa visione ebbe luogo nella camera di Ottaviano imperatore là dov'è la chiesa di Santa Maria in Campidoglio, e da allora innanzi fu chiamata Santa Maria in Ara Coeli."

Quando Ottaviano ebbe la visione in cielo.
Miracole di Roma
Anonimo

mercoledì 15 agosto 2012

Evento di una notte di mezza estate

Evento di una notte di mezza estate

Il sole tramonta luminoso 
sopra le mura del giardino del villaggio 
la pioggia di chiaro di luna è oro 
là dove sgorgano cascate 
La gente cammina in quello splendore 
sotto gli alberi sospesi ai raggi delle stelle. 

Lumi di quiete candele scendono al fiume 
che s'increspa sui ciottoli di turchese. 
Fontane di luce dorata esplodono in tremolìi 
che fluttuano tra le stelle. 
Le tavole sono ornate con frutti della vite 
e cedri di Samarcanda. 

I cancelli dorati sono spalancati 
per tutta la gente dei dintorni. 
Un migliaio di candelieri danzanti 
brillano nella camera della mia dama. 

Il mio cavaliere arriva vacillando attraverso il 
salone 
con una caraffa di ambra lucente. 
Il nettare e il brandy, il vino e l'idromele 
scorrono da scintillanti sorgenti. 
Tutti danzano il minuetto di un quartetto d'archi, 
e la figlia del marchese canterà. 

Graziose fanciulle passeggiano nel giardino, 
mentre sono corteggiate dai cavalieri 
del palazzo dell'amore. 
Sono tutte vestite di bianco, 
con i fiori del più pallido giardino; 
tutte cantano canzoni rivolte alla luna dorata. 

Vieni al ballo, amore mio, bevi la dolce ambrosia, 
passeggiamo nel bosco, Titania, amore mio. 

Vuoi del brandy? 
Adesso possiamo andare a cena? 
Suoneremo l'allegro minuetto 
finché non tramonterà la luna dorata... 
Danzeremo per tutta la Notte di Mezza Estate! 

Vieni mio bell'Oberon, 
vieni e canta una canzone dell'estate, 
conosco un pendio dove scivolano le mucche, 
dove cresce il timo selvatico... 
...danza nella Notte di Mezza Estate! 

Vieni mio bel Puck 
e spremi questo magico fiore, 
negli occhi degli innamorati a mezzanotte, 
questo meraviglioso fiore è un magico seme; 
quando si risveglieranno il cielo giacerà ai loro 
piedi... 

Midsummer Nights Happening 
Mike Oldfield

Felice Ferragosto a tutti! 


P.S. Con un immenso ritardo assolutamente non voluto, ringrazio tutti coloro che hanno fatto gli auguri alla mia Raggio di Sole, un grazie infinito di cuore da me e da lei; nei prossimi giorni risponderò alle domande che mi avete gentilmente posto. Grazie anche a te Elettra che sei sempre così disponibile nei miei confronti. 
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