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venerdì 12 gennaio 2018

Le sfaccettature della libertà

Quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito



Catherine Deneuve, Catherine Millet, Catherine Robbe Grillet, Ingrid Caven, Joelle Losfeld, Elisabeth Lèvy e altre donne, il 9 gennaio 2018 hanno pubblicato questa lettera su Le Monde per contestare il movimento #MeToo nato in seguito allo scandalo sessuale che ha coinvolto il produttore cinematografico Harvey Weinstein:


" Lo stupro è un crimine. Ma rimorchiare in maniera insistente o imbarazzante non è un delitto, né la galanteria un’aggressione machista. Dopo l’affaire Weinstein c’è stata una legittima presa di coscienza delle violenze sessuali esercitate sulle donne, specialmente nell’ambiente professionale, dove alcuni uomini abusano del loro potere. Era necessaria. Ma questa liberazione della parola si è trasformata oggi nel suo contrario: ci dicono che bisogna parlare in un certo modo, di tacere su ciò che può urtare, e le donne che rifiutano di piegarsi a queste regole sono guardate come delle traditrici, delle complici! Ora, è proprio del puritanesimo prendere in prestito, in nome di un preteso bene generale, l’argomento della protezione delle donne e della loro emancipazione per incatenarle meglio a uno statuto di vittime eterne, di povere piccole cose in balia di demoni fallocratici, come ai bei vecchi tempi della stregoneria.
Di fatto, #MeToo ha dato vita nella stampa e sui social network a una campagna di delazioni e di messa in stato d’accusa pubblica di individui che, senza che gli sia lasciata la possibilità né di rispondere né di difendersi, sono stati messi esattamente sullo stesso piano di aggressori sessuali. Questa giustizia sommaria ha già fatto le sue vittime, gli uomini sanzionati nell’esercizio del loro mestiere, costretti alle dimissioni, eccetera. Il loro solo torto è aver toccato un ginocchio, rubato un bacio, parlato di cose “intime” durante una cena professionale e inviato dei messaggi a connotazione sessuale a una donna che non era reciprocamente attratta. Questa corsa a inviare i “porci” al mattatoio, al posto di aiutare le donne a diventare autonome, fa il gioco in realtà dei nemici della libertà sessuale, degli estremisti religiosi, dei peggiori reazionari che credono, in nome di una concezione vittoriana del bene e della morale, che le donne siano degli esseri “a parte”, delle bambine col viso da adulte che reclamano di essere protette. Di fronte a loro gli uomini sono costretti a mostrare la loro colpa e dissotterrare, andando al fondo della loro coscienza retrospettiva, un “comportamento oltremisura” che avrebbero potuto tenere dieci, venti o trent’anni fa, e pentirsene. La confessione pubblica, l’incursione di procuratori autoproclamati nella sfera privata, installa un clima da società totalitaria.
L’ondata purificatrice non sembra conoscere alcun limite. Da una parte si censura un nudo di Egon Schiele su una pubblicità, dall’altra si chiede il ritiro di un dipinto di Balthus da un museo perché costituirebbe un’apologia della pedofilia. Confondendo l’uomo e l’opera, si chiede il divieto della retrospettiva di Roman Polanski alla Cinémathèque e si ottiene il rinvio di quella consacrata a Jean-Claude Brisseau. Un’universitaria giudica il film “Blow-Up” di Michelangelo Antonioni, “misogino” e “inaccettabile”. Alla luce di questo revisionismo, John Ford (“La prigioniera del deserto”) e anche Nicolas Poussin (“Il ratto delle sabine”) iniziano ad avere paura.
Alcuni editori chiedono ad alcune di noi di rendere i nostri personaggi maschili meno “sessisti”, parlare di sessualità e di amore con meno dismisura o ancora di fare in modo che “i traumi subiti dai personaggi femminili” siano resi più evidenti! Prossimo al ridicolo, un progetto di legge in Svezia vuole imporre un consenso esplicitamente notificato a ogni candidato a un rapporto sessuale! Ancora uno sforzo e due persone adulte che avranno voglia di andare a letto insieme subito prima dovranno, tramite una app del loro smartphone, firmare un documento nel quale le pratiche che accettano e che rifiutano saranno debitamente specificate.
Il filosofo Ruwen Ogien difendeva la libertà di offendere in quanto indispensabile alla creazione artistica. Allo stesso modo difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale. Siamo oggi sufficientemente avvertite per ammettere che la pulsione sessuale è per natura offensiva e selvaggia, ma siamo anche sufficientemente perspicaci per non confondere un rimorchio imbarazzante con un’aggressione sessuale. Soprattutto siamo coscienti che la persona umana non è un monolite: una donna può, nella stessa giornata, dirigere un’équipe professionale e gioire di essere l’oggetto sessuale di un uomo senza essere né una “troia” né una vile complice del patriarcato. Ognuna di noi può fare attenzione al fatto che il suo stipendio sia uguale a quello di un uomo, ma non sentirsi traumatizzata per uno “struscio” nella metro, anche se questo è considerato come un reato. Può anche immaginare un comportamento del genere come l’espressione di una grande miseria sessuale, o comunque come un non-avvenimento.
In quanto donne, noi non ci riconosciamo in questo femminismo che, al di là delle denunce degli abusi di potere, prende il viso di un odio degli uomini e della sessualità. Pensiamo che la libertà di dire no a una proposta sessuale non esista senza la libertà di importunare. E consideriamo che bisogna rispondere a questa libertà di importunare in altro modo che trincerandosi dietro il ruolo della preda. Quelle tra noi che hanno deciso di avere dei bambini, credono che sia più giudizioso educare le nostre figlie in modo che siano sufficientemente informate e coscienti per poter vivere pienamente la loro vita senza lasciarsi intimidire né colpevolizzare. Gli incidenti che possono toccare il corpo di una donna non inficiano necessariamente la sua dignità e non devono, per quanto siano duri, necessariamente fare di lei una vittima perpetua. Perché non siamo riducibili al nostro corpo. La nostra libertà interiore è inviolabile. E questa libertà che noi abbiamo cara non esiste né senza rischi né senza responsabilità. "

Ora  care signore, voi sarete anche libere come il filosofo Ruwen Ogien di sostenere " la libertà di offendere in quanto indispensabile alla creazione artistica " , perché poi la creazione artistica abbia bisogno dell'offesa lo capite voi, ma non io, allo stesso modo sarete anche libere di difendere " la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale ", perché poi la libertà sessuale sia legata alla libertà di importunare lo capite voi, ma non io, ma la libertà di chi non vuole essere, molestata, ricattata, violentata, fisicamente e psicologicamente, che fine fa? E quella libertà può essere lesa? Il rapporto tra uomo e donna perché mai dovrebbe essere sempre impostato sulla sfida, sulla lotta, sulla difesa continua e non sul rispetto? E per arrivare al punto sostanziale di cui parla il movimento #MeToo, che voi minimizzate, perché mai un essere umano, uomo o donna che sia dovrebbe trovarsi di fronte alla scelta di concedere o non concedere favori sessuali  per ottenere un lavoro? La meritocrazia che fine fa? L'attacco del movimento #MeToo non è un attacco indiscriminato da parte delle donne nei confronti degli uomini, è un attacco al sistema che ha permesso tutto questo e se non capite la differenza continuate pure a guardare il dito delle donne che scendono o non scendono a compromessi e ignorate la luna.

giovedì 29 aprile 2010

Sono incapace e allora sai che faccio? Ti maltratto

Un'insegnante d'asilo quarantenne di Militello è stata arrestata per maltrattamenti, nei confronti dei bambini della sua classe. Questo è l'ultimo episodio di una serie che danneggia e macchia la categoria. Certamente questo lavoro, in cui il modo di relazionarsi e la responsabilità assumono un valore maggiore rispetto ad altri lavori, non è facilissimo e presenta delle notevoli difficoltà, perché chi lo intraprende deve avere a che fare con del materiale umano delicato, pericoloso, in evoluzione e in piena ebollizione che non ha ancora una struttura ben definita su cui reggersi, perciò bisogna avere la serietà di gestirlo senza comprometterne il futuro. Chi si da all'insegnamento essendo inconsapevole dell'enorme impegno che comporta, guardando solamente lo stipendio di fine mese e i tre mesi di vacanza, usando un atto di forza fisica o psicologica per nascondere la sua incapacità di spiegare e far capire, disinteressandosi delle conseguenze che produce, pensando cinicamente che il suo compito finisca dopo il suono della campanella, crea un danno nei bambini, nei ragazzi, negli adolescenti, con ripercussioni future a volte irreparabili. Si dovrebbe uscire dalla scuola con un bagaglio ricco di contenuti importanti per la propria esistenza. Ma non tutti sono così fortunati! 

© Sciarada Sciaranti

P.S. Kicca dedico a te questo post affinché tu possa essere in atto l'insegnante che sei in potenza.
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