mercoledì 30 giugno 2010

Ponte Milvio

" ... Ecco, un grido io ti do - Morte a’ tiranni - ;
Portalo, fiume, a Ponte Milvio, tu.

Portal con suono ch’ogni suon confonda,
Portal con le procelle d’Apennin,
Portalo, o fiume; e un’eco ti risponda ... "

Agli amici della valle Tiberina
Giosuè Carducci


Le fonti accertano che il primo riferimento a ponte Milvio risale alla seconda guerra punica, a quando precisamente ci fu il ritorno dalla battaglia di Metauro nel 207 a. C. . Si parla di un ponte di legno costruito da un Molvius della "gens Molvia" per unire la Flaminia alla Cassia.
Il ponte Mollo, come è anche chiamato, tra il 110 e il 109 a. C. fu ricostruito in muratura dal censore Marco Emilio Scauro.
Nel 312 fu il fulcro della battaglia tra Costantino, che secondo la leggenda vide scritto in cielo: " In hoc signos vinces ", e Massenzio.
Nel 1849 Garibaldi lo fece saltare per fermare l'avanzata delle truppe francesi e nel 1850 fu restaurato da papa Pio IX.


Su ispirazione del libro del 1992 e del successivo film "Tre metri sopra il cielo" di Federico Moccia è nata la tradizione da parte degli innamorati di agganciare un lucchetto ai lampioni del ponte per suggellare i loro sentimenti.
Nel 2007 però sotto il peso dell'amore uno dei lampioni ha ceduto ed è precipitato nel Tevere; il comune di Roma ha perciò installato dei pilastri con delle catene dove si può continuare a incatenare i lucchetti; l'amore è salvo!!!


Vista dal ponte

© Sciarada Sciaranti

lunedì 28 giugno 2010

I papaveri rossi


" ... quando il cielo sereno potrà penetrare attraverso le vòlte cadenti e risalutare le erbe e i rossi papaveri - il mio cuore palpiterà di nuovo verso i templi ... "


Così parlò Zarathustra
Friedrich Nietzsche

sabato 26 giugno 2010

Lo specchio di Golconda - Il popolo zombi

Da oggi si apre questo spazio che non mi appartiene; come sostiene l'autore (scherzando naturalmente) sono solo l'editore che pubblica i suoi pezzi, a volte delineati da una vena di pazzia aggiungo io, ma cos'è la pazzia se non un altro modo di vedere la realtà. Non sempre sono d'accordo con ciò che dice, ma la maggior parte delle volte riesce a far vibrare le corde della mia anima, per questo ho deciso di averlo come mio ospite. Non so quanto durerà questo spazio, non abbiamo posto un tempo limite, si vedrà. Golconda parla a se stesso guardandosi allo specchio per rivelare la sua parte oscura, l'ombra che è parte integrante della sua essenza, urla la sua realtà, le sue verità, senza freni inibitori.


Il Quarto Stato
1901
Giuseppe Pellizza da Volpedo

Il popolo zombi

Non cercarli nei riti voodoo dell'Africa nera, tantomeno nei racconti di antiche leggende popolari; potrai illuderti nelle pagine di scrittori dalla fervida fantasia che ti parleranno di vampiri e licantropi, ma anche li, quando la tua fantasia morirà non ne troverai, eppure esistono! Sono reali, fatti di vera materia, respirano, si nutrono, si può toccarli, milioni di morti che camminano. Una massa enorme, da cui solo i privilegiati se ne tengono fuori ed i reietti ne sono respinti, tutto il resto Zombi.
Io sono uno Zombi, tu che mi leggi sei uno Zombi, la casa in cui rientri ne è piena, i miei figli, i tuoi che ogni notte accarezzi già mostrano i sintomi, eppure non vediamo, non vogliamo vedere, ingannandoci con piccoli sogni mai realizzati.
Vigliacchi totali che giustificano se stessi e la dignità che vendono ai dispensatori di favori, si questo siamo null'altro che questo, maestri di invidia, mercanti di affetti, ladri, corrotti e corruttori nello stesso istante, traditori e porci intellettuali.
Un popolo incapace di darsi una guida e di seguirla, amico di Caino, fratello di Giuda, figlio di Erode e padre di tutti costoro.
Se per un attimo, un solo attimo tu pensassi che tutto questo non sia la realtà allora meriti di morire, se tu credessi che sia possibile cambiarlo, che DIO ti regali al più presto la pazzia, se reputi che il pazzo sia io allora hai già ricevuto il regalo.
Tornerò a scrivere e tu a leggermi se ne avrai voglia, sappi che quando lo farò starò parlando di me, chiediti se mi somigli.

© Golconda

venerdì 25 giugno 2010

" Il Porcino della Minerva"

Quest'opera di Gian Lorenzo Bernini si erge nel rione Pigna di Roma, inizialmente venne chiamata popolarmente "Porcino della Minerva" perché per i romani l'animale scolpito, più che a un elefante, assomigliava a un piccolo maiale; successivamente fu anche chiamato "Pulcin della Minerva".


La sua esistenza è legata essenzialmente al luogo in cui si trova perché al tempo degli antichi romani qui sorgevano tre templi: il Minervium di origine domiziana dedicato a Minerva Calcidica, l'Iseum dedicato a Iside e il Serapeum dedicato a Serapide; sui resti del tempio di Iside venne costruito un convento per i domenicani che scavando nel giardino scoprirono nel 1665 un obelisco, gemello di quello Macuteo che si trova non molto distante in piazza della rotonda davanti al Pantheon, e  papa Alessandro VII, in accordo con i frati che non volevano che il reperto  fosse allontanato dalla loro casa professa, decise di farlo erigere sul sito dell' attuale piazza della Minerva.


Padre Paglia, un architetto domenicano propose un progetto in cui l'obelisco, che reca incisioni su tutti e quattro i lati,  dedicato al faraone Hofra del VI secolo a.C., e nominato anche nelle Sacre Scritture:
"Ecco, io darò il Faraone Hofra, re d'Egitto, in mano dei suoi nemici, in mano di quelli che cercano la sua vita, come ho dato Sedekia, re di Giuda, in mano di Nebukadnetsar, re di Babilonia, suo nemico, che cercava la sua vita."
Ger. 44,30

doveva sormontare sei piccoli colli in onore dello stemma dei Chigi, famiglia alla quale Alessandro VII apparteneva, e quattro cani, uno per ogni angolo, per rappresentare la fedeltà dei "Domini canes" ovvero dei domenicani - cani del Signore. Il Papa però non approvò il progetto perché voleva un simbolo della "Divina Sapienza" per rendere omaggio a Cristo, pertanto fu chiamato Gian Lorenzo Bernini che, ispirato da un romanzo del XV secolo di Francesco Colonna "l'Hypnerotomachia Poliphili - La battaglia d'amore in sogno di Polifilo", scelse la figura dell'elefante in quanto sembrava perfetto per rappresentare simbolicamente la forza e per sorreggere strutturalmente l'obelisco. Padre Paglia però contrastò l'idea del Bernini di scolpire l'elefantino senza una base sottostante, asserendo che: 
"Niuno perpendicolo di pondo non debi sotto a sè habere aire overamente, perché essendo  intervacuo non è solido ne durabile" -
"Nessun peso perpendicolare deve poggiare sul vuoto perché non è ne solido ne duraturo",
e il papa ordinò che l'elefantino venisse supportato da una base.

  

Il Bernini cercò di coprire il supporto cubiforme facendo indossare all'elefantino una gualdrappa su cui era scolpito lo stemma dei Chigi, sei monti sovrastati da una stella a otto punte, ma non riuscì rendere più leggero il senso di pesantezza dell'opera.


Nel disegno definitivo del Bernini che fu poi realizzato dall'allievo Ercole Ferrata nel 1667, l'elefantino porgeva le terga con la coda spostata di lato e la proboscide al convento dei domenicani,
 
  
sottigliezza questa che non sfuggì a Monsignor Sergardi che con lo pseudonimo di Quinto Settano scrisse questo epigramma:
"Vertit terga elephas versaque proboscide clamat: Kiriaci frates hic ego vos habeo" -
"L'elefante volge le terga è grida con la proboscide rivolta all'indietro: fratelli del Kirie io vi ho qui"


Sui lati del cubo si legge:
"Alessandro VII, l'antico obelisco, monumento di Pallade Egizia, venuto fuori dal suolo ed eretto nella piazza dedicata a Minerva e ora  alla Madre di Dio, nell'anno 1667 dedicò alla Divina Sapienza." 
Scritto da Alessandro VII


"Oh, tu, che vedi trasportati qui da un elefante, il più forte tra gli animali, i geroglifici del sapiente Egitto, comprendi l'ammonimento: è necessaria una robusta mente per sostenere la solida sapienza."
Scritto da Alessandro VII


 Stemma papale


Sulla destra si può vedere parte dell'ex convento dei domenicani, oggi biblioteca del senato dedicata a Giovanni Spadolini e dietro l'obelisco la cupola del Pantheon.

© Sciarada Sciaranti

mercoledì 23 giugno 2010

Matisse e la leggenda

Sacro di Birmania tra i vasi

L'antica popolazione dei Khmer viveva in Birmania prima della venuta del Buddha e venerava varie divinità a cui erano dedicati dei bellissimi templi, quello di Lao-Tsu era per la dea della reincarnazione delle anime Tsun Kian Kseche che veniva raffigurata in una statua d'oro massiccio con due enormi e splendidi occhi di zaffiri blu.
Il tempio veniva custodito dai monaci Kittahs che si prendevano cura di cento gatti bianchi dagli occhi dorati e dalle zampe color della terra, in cui si reincarnavano dopo la morte.
Si racconta che Sinh, uno dei gatti del tempio, nel giorno in cui vide uccidere da alcuni predoni il gran sacerdote Mun Ha mentre stava in meditazione davanti alla statua di Tsun Kian Kse, in un moto d'affetto da compagno fedele, salì sul corpo senza vita di Mun Ha e guardò profondamente gli occhi di zaffiro della dea come se volesse chiedere giustizia per il su amico, mise anche in allerta gli altri monaci che così riuscirono a salvarsi dall'attacco dei predoni.
Superato il pericolo, per volere di Tsun Kian Kse, il pelo di Sinh divenne dorato come la statua, i suoi occhi divennero blu zaffiro come quelli della dea, le sue zampette divennero bianche come simbolo di purezza e gli arti, il muso, le orecchie e la coda assunsero il colore della terra.
I novantanove gatti rimanenti assunsero tutti i colori di Sinh che vennero così trasmessi all'intera discendenza dei Sacri di Birmania.

© Sciarada Sciaranti

martedì 22 giugno 2010

Matisse


Vi presento Matisse, è un Sacro di Birmania blue point, la sua famiglia proviene dal Myanmar - Birmania e risale al XIX secolo. 

Sacro di Birmania

Il blue point introdotto dagli allevatori nel 1950, è un colore che si avvicina al grigio argento dal tono freddo ma delicato. I point sono i punti freddi del corpo: muso, orecchie, zampe e coda e negli esemplari maschi anche i genitali. 
Dove la temperatura del corpo è più alta, il colore si presenta più chiaro, addirittura bianco, la diversità del pigmento è dovuta al gene himalaiano che agisce sul pelo di crescita per cui i peli che si trovano in una parte calda del corpo si sbiadiscono durante la crescita, quelli che si trovano in una parte fredda del corpo si scuriscono. 

© Sciarada Sciaranti

lunedì 21 giugno 2010

Il pony

Avrei preferito vedere questo pony senza briglie libero di pascolare a suo piacimento.


La Fédération Équestre Internationale ha ufficialmente chiamato pony un cavallo che misura meno di 152 centimetri.


In Australia cavalli che misurano tra i 140 e i 150 centimetri sono chiamati gallopony. 
Gli indiani d'America usano il termine pony per riferirsi ai loro cavalli anche se questi sono di dimensioni notevolmente superiori rispetto a quelle ufficiali standard.

domenica 20 giugno 2010

La fragilità

" ... La fragilità è un valore umano.

Non sono affatto le dimostrazioni di forza a farci crescere, ma le nostre mille fragilità: tracce sincere della nostra umanità, che di volta in volta ci aiutano nell’affrontare le difficoltà, nel rispondere alle esigenze degli altri con partecipazione.
La fragilità è come uno scudo che ci difende dalle calamità, quello che di solito consideriamo un difetto è invece la virtuosa attitudine che ci consente di stabilire un rapporto di empatia con chi ci è vicino.
Il fragile è l’uomo per eccellenza, perché considera gli altri, suoi pari e non, potenziali vittime, perché laddove la forza impone, respinge e reprime, la fragilità accoglie, incoraggia e comprende ... "

L'uomo di vetro
 Vittorino Andreoli


giovedì 17 giugno 2010

Il nido


" È istinto di natura
L'amor del patrio nido. Amano anch'esse
Le spelonche natìe le fiere istesse. "

Metastasio



Nel giardino della Mamy abbiamo scoperto questo nido



Al centro di questa foto si intravede l'uccellino che fa la guardia

mercoledì 16 giugno 2010

La terra dei faraoni - Il tempio di Philae

" ... L'elefante non vedesi che all'entrata del tempio d'Iside nell'isola di Filea* ... "


Filea.* = Isola d'Egitto situata al disopra della piccola cateratta del Nilo. Plinio invece di un'isola ne fa una borgata vicina a Siene.

" ... di buon mattino io aspettai sulla tolda l'alba del giorno per godere la vista della bella isola di File, o Filea : mi sentiva la più viva curiosità di vedere le sue rovine; e quando l'aurora sorse ad illuminarle, sorpassarono la mia aspettativa. Attraversammo il fiume, e le tre ore di tenpo che mettemmo a percorrere l'isola ci parvero minuti, ma io mi riserbava di esaminarla partitamente al mio ritorno. Osservai molti pezzi di pietra ricoperti di giroglifici perfettamente eseguiti, che potevansi trasportare, ed anche un obelisco di granito lungo ventidue piedi circa e largo due. Questo monumento pure sembravami facile da essere trasportato in quanto che trovavasi anche vicino alla sponda ... " 

Viaggio in egitto e in Nubia
Giovan Battista Belzoni


Questo tempio, consacrato a Osiride e alla sua sposa Iside durante il periodo tolemaico, si trova a 5 chilometri da Assuan sull' isoletta di Agilkia che si intravede nella prima foto del post precedente sulla destra. Con l'aiuto dell'UNESCO fu spostato qui, perché lo sbarramento del Nilo con la costruzione della vecchia diga di Assuan sommerse l'isola di Philae dove il tempio era stato costruito originariamente dalla XXVI dinastia 305 a.C. e aveva subito dei rimaneggiamenti fino all'epoca romana. Sul pilone di ingresso nella parte superiore è raffigurato Tolomeo XII neo Dioniso in piedi che si rivolge alle divinità, Horus, Iside e Hator. Nella parte inferiore invece c'è l'ormai classica scena del re che tiene per i capelli i nemici inginocchiati.


Il portico di sinistra del tempio con capitelli floreali costruito al tempo di Ottaviano.


Il portico di destra costruito al tempo di Nerone, si è conservato peggio rispetto al precedente, anche se venne costruito dopo, perché il culto di Iside stava scemando e i materiali scelti per la costruzione non erano più di prima scelta.


Il mammisi è una sala che manca negli altri templi ed è dedicata alla nascita, l'infanzia e l'educazione di Horus. Su questa parete si trovano le figure della dea Iside riconoscibile dal trono sopra il disco solare che porta sulla testa (scalpellata dai cristiani copti) e dall'altra parte la dea Hator.


Questi nomi sono stati incisi qui, dai soldati francesi, durante la sua campagna egiziana di Napoleone.


I simboli dei cristiani copti, l'altare esposto a est


e la croce


Ques'altare in granito rosa porta inciso sul davanti il nome di una provincia egiziana del settimo secolo ed è quattro secoli più antico del sacrario dove si trova, quindi si pensa che fu prelevato da un precedente tempio e portato qui.



Queste sono scene incise sempre nel sacrario. Si vede il governante che offre doni alla dea della giustizia Maat seduta su un trono.


Il governante con in mano l'occhio di Horus.


Il governante che offre della boccette alla dea Iside che allatta Horus.


Il dio Horus fanciullo con la chiave della vita in mano.


La dea Iside con le ali donategli dagli altri dei in risposta alle sue preghiere, mentre protegge il marito Osiride. Al centro il fior di loto* simbolo dell'amore.



© Sciarada Sciaranti

Loto* Pianta perenne, nativa del Nilo. In Egitto mangiansi la sua radice ed i suoi fusti in tempo di estate. Le foglie ed i fiori si adoperano come anodini. Si mangiano pure i semi. Questo è il famoso loto egiziano riputato pianta sacra, e rappresentato in varj monumenti di arte e di culto presso gli Egizj. Chi bramasse averne più ampie cognizioni , cosulti il vol. 3 a pag. 288 dell'accurato Dizionario d'ogni Mitologia ed Antichità di NVoel che stampano i sigg. tipografi Batelli e Fanfani in Milano.

Viaggio in Egitto e in Nubia
Giovan Battista Belzoni

martedì 15 giugno 2010

La terra dei faraoni - Le dighe di Assuan

" ... Prima d'arrivare ad Assuan sbarcammo sulla riva occidentale del Nilo: quivi il paese prende un aspetto più gradevole di quello che avevamo attraversato dopo la nostra entrata nelle montagne: le palme abbondano sopra l'una e l'altra sponda del fiume; e si veggono campagne coltivate che dalla riva vanno prolungandosi fino alle montagne. Assuan presenta da lungi una vista piacevolissima; e forse la sterilità del paese che si lascia ne fa diventare più gradevole un tale effetto. Questa vecchia città sorge sopra una collina che domina il Nilo, avente alla sinistra un bosco di palme che ne toglie la vista della città moderna; e dall'altra parte l'occhio discopre da lontano le montagne di granito che formano la cateratta del fiume ... "


Viaggio in Egitto e in Nubia
Giovan Battista Belzoni



Bacino di es-Sadd (la diga) o el-Khasan (la riserva), la prima diga del Nilo costruita tra il 1898 e il 1902, veniva aperta dopo il solstizio d'estate, quando il Nilo si ingrossava e l'acqua ricca di limo poteva fertilizzare un ampia fascia di terra a destra e a sinistra del fiume.


La prima cataratta, composta da rapide, mulinelli e risucchi causati dalla presenza delle rocce,


che per circa dieci chilometri impedivano il flusso dell'acqua tra l'isola di el-Heise a monte e l'isola di Elefantina a valle.

" ... al nostro arrivo ad Assuan mi presentai all'agà per ottenere un battello, onde portarmi in Nubia; ma essendo alla fine del ramadan non potei averne ; poiché tutti attendevano all' osservanza del digiuno. Alla sera usci per esaminare l'esterno della città di Assuan*. Io la trovai più estesa di quello che sembrasse, veggendola in  lontananza: la sua posizione sopra una roccia di granito la rende di bellissima vista: dall'alto di essa l'occhio domina sopra la cateratta, l'isola Elefantina, e sopra la uova città. Quivi la cateratta vedesi benissimo; ma quando le acque sono alte, appena l' occhio la discerne, poiché allora essa si riduce ad alcune correnti rapide prodotte dalle isole di granito, sparse qua e là nel letto del fiume, ed elevantisi gradatamente fino all'isola di File lontana da Assuan tre leghe andandovi per acqua, e solamente di due giugnendovi per terra. Ma quando il Nilo è basso la cateratta presenta un aspetto differente, siccome lo dirò in un'altra gita di cui parlerò in avanti. Al di sotto della nuova città sorgono le rovine d'un piccolo tempio egiziano ma egli è tanto- sepolto in mezzo ai rottami e alle pietre, che è sfuggito alle ricerche di molti viaggiatori ... "

Assuan* = Credesi l'antica Siene, perchè presso ad essa trovansi i rimasugli di questa città. Gli astronomi francesi hanno posto Assuan a 24 gradi, 5 minuti, 23 secondi di latitudine nord. Siene offre un misto confuso di monumenti, di templi e di palagi che eressero i Faraoni e i Tolomei, di forti e muraglie che fabbricarono i Romani e gli Arabi, e d' iscrizioni francesi, che attestano il soggiorno che v' ebbero gli Europei.

Viaggio in Egitto e in Nubia
Giovan Battista Belzoni


Es-Sadd el-Aali, la diga alta, un' opera colossale tra le maggiori al mondo,


costruita tra il 1960 e il 1964 perché la prima non era più sufficiente.


La sua realizzazione è stata possibile grazie all'intervento di capitali sovietici.


La diga ha modificato di netto il territorio, inondando la Nubia


e creando un immenso bacino artificiale, secondo al mondo per capacità, il lago Nasser.


© Sciarada Sciaranti

lunedì 14 giugno 2010

L'albero dei cedri

" ... Una giovane dagli occhi grandi, soavi, e smunta, malata, mi porse un cedro colla destra ... "

Da Quarto al Volturno
Giuseppe Cesare Abba


Il Citrus Medica è un albero originario dell'India e della Birmania, dalla Persia si è diffuso nel mediterraneo e nel III secolo a. C. in Italia.
Oggi si coltiva nell'area mediterranea, Medio Oriente, India, Indonesia, Australia, Brasile e Stati Uniti.



Plinio il vecchio nella sua Naturalis Historia lo classifica chiamandolo "mela assira". 


Il frutto veniva usato come repellente contro gli insetti, l'uso alimentare si diffuse solo due secoli dopo.


Fino al XVIII secolo, nel campo dell'arte, venne confuso con il "cedro del Libano", infatti nel quadro "l'Immacolata" di Marco Palmezzano del 1510, in alto a destra c'è un "citrus medica" carico di frutti al posto del "cedro del Libano" simbolo religioso di origine biblica.

© Sciarada Sciaranti

domenica 13 giugno 2010

Cancelli

In alcuni rilievi babilonesi che ci sono pervenuti sono raffigurati i primi cancelli che chiudevano dei recinti costruiti con delle lance legate da corde, quelli degli assiri erano in avorio e avevano una valenza magico-religiosa, allontanavano il male, i celti per la medesima ragione vi applicavano sopra crani di animali.



La funzione religiosa dei cancelli si trova anche nei bizantini che li usavano per dividere il luogo sacro della cappella, dall'esterno.


Nel periodo romanico, gotico e rinascimentale vengono aggiunte numerose decorazioni.
Nel cinquecento si collocano stemmi e monogrammi nobiliari e nel settecento la loro struttura raggiunge l'apice, come ad esempio nella galleria dell'Apollo al Louvre.
Nell'ottocento si ha il trionfo dell'uso del ferro come materiale di base e con il liberty e l'umbertino si sviluppa la foggia e il gusto personale.
Dal punto di vista simbolico i cancelli sono una soglia, un rito di passaggio tra ciò che siamo e ciò che saremo. 


© Sciarada Sciaranti



" ... Il cancello è il ricordo più intenso che ho, adesso, di quell’edificio. L’ho oltrepassato almeno due volte al giorno cinque giorni alla settimana per un certo numero di anni, ma ancora non riesco a rivederlo com’era. Nella memoria si trasforma in una “porta magica sospesa nel vuoto” che protegge l’ingresso all’università …"

Leggere Lolita a Teheran 
Azar Nafisi

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