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lunedì 24 giugno 2024

Libera dal dolore il nepente

«ἔνθ᾽ αὖτ᾽ ἄλλ᾽ ἐνόησ᾽ Ἑλένη Διὸς ἐκγεγαυῖα:
αὐτίκ᾽ ἄρ᾽ εἰς οἶνον βάλε φάρμακον, ἔνθεν ἔπινον,
νηπενθές τ᾽ ἄχολόν τε, κακῶν ἐπίληθον ἁπάντων.»

"... Ma in altro Pensiero allora Elena entrò.
Nel dolce vino, di cui bevean, farmaco infuse
Contrario al pianto, e all'ira, e che l'obblio
Seco inducea d'ogni travaglio e cura..."

Odissea, Libro IV, v. 219-221
Omero
Traduzione Ippolito Pindemonte

Mentre le navi greche con il favore del vento riportano nei loro regni i vincitori della guerra di Troia, Ulisse che non ha paura dell'ira degli dei e paga lo scotto della sua astuta esuberanza, prima di riuscire a ritornare a Itaca, con i suoi compagni deve affrontare una serie di ostacoli che lo portano in giro per il Mediterraneo. Suo figlio Telemaco che nel palazzo reale con la madre Penelope vive l'asfissiante assedio dei Proci va alla corte di Menelao per aver notizie del padre e qui durante il banchetto di benvenuto tutti i convitati mostrano un momento di profonda costernazione per la mancanza di Ulisse che prontamente Elena, moglie di Menelao, cerca di alleviare offrendo loro del vino in cui è stato sciolto un farmaco, donatogli da Πολύδαμνα/Polidamna, moglie del nobile egiziano Θῶν/Tone, che ha la peculiarità di liberare dal dolore fisico e spirituale e che si chiama nepente dal greco νηπενθής/nēpenthḗs - che dissipa il dolore composto dal prefisso negativo νη/ne - non e da πενθές/pénthes forma aggettivale di πένθος/pénthos - affanno, cordoglio, dolore, lutto, tristezza, in cui ος viene sostituito con il suffisso ής per formare l'aggettivo che si lega in questo caso a φάρμακον/pharmakon - farmaco.
Il nepente, che nel corpus linguistico dell'Odissea è un ἅπαξ λεγόμενον/ápax legómenon - detto una sola volta del Libro IV, ha dato il suo nome alla nota pianta carnivora e nel corso del tempo è stato oggetto di vari studi per cercare di identificarlo con un'erba conosciuta anche senza la presenza di una pur minima descrizione morfologica.

Teofrasto si astiene dall'individuarla, Plutarco, Ateneo, Filostrato e Macrobrio sostengono che si tratti di un'allegoria simbolica:

" Se analizzi intimamente la nascosta saggezza di Omero, farai una scoperta interessante a proposito di quel calmante che Elena mescolò al vino,
che placa dolore ed ira e fa obliare tutti i mali:
non era un'erba, non una droga indiana, ma l'opportuna introduzione del racconto, che facendo dimenticare all'ospite la mestizia lo volse alla gioia. Infatti essa narrò le gesta gloriose di Ulisse alla presenza del figlio:
ciò che fece e sopportò il forte eroe.
Dunque esponendo la gloria del padre e le sue azioni coraggiose ad una ad una rese più lieto l'animo del figlio, e così si credette che avesse mescolato al vino un rimedio contro la mestizia. "

I Saturnali
Macrobio Teodosio
Traduzione Nino Marinone

Diodoro Siculo ha la convinzione che sia reale e che non rappresenti una semplice allegoria:

" ... Ed adducono altre prove della venuta di Omero, ed in particolare il medicamento che Elena diede a Telemaco nella casa di Menelao, e la bevanda per l'oblio dei mali passati: infatti, il farmaco che "dissipa i dolori ", che Elena prese a Tebe d'Egitto - così afferma il poeta - da Polidamna, moglie di Tone, è evidente che egli l'aveva esaminato accuratamente. Dicono ancora i sacerdoti degli Egiziani che anche oggi le donne di questa città fanno uso del suddetto potente medicamento, ed affermano che solo presso gli abitanti di Diospoli da tempi antichi è stato scoperto un farmaco che cura ira e dolore ... "

Biblioteca Storica I, 97-7
Diodoro Siculo
A cura di Giuseppe Cordiano e Marta Zorat

Plinio crede di averlo identificato nell'elenio, pianta di Elena madre di Costantino, ma noi non abbiamo la più pallida idea su quale sia l'erba che corrisponde all'elenio:

" All'elenio, nato, come si è detto, da Elena, si attribuiscono virtù cosmetiche: mantiene perfetta, nutrendola, la pelle femminile, sia del viso che del corpo. Inoltre dicono che il suo impiego conferisca alle donne bellezza e un fascino sensuale. A questa pianta attribuiscono, se bevuta con vino, un effetto esilarante, quello posseduto dal famoso nepente decantato da Omero, che faceva sparire ogni senso di tristezza. Il succo è dolcissimo. A chi soffre di ortopnea fa bene bere a digiuno, con acqua, la radice di
elenio, bianca e dolce all'interno. In pozione con vino si usa anche contro i morsi dei serpenti. Si dice anche che, tritata, essa uccida i topi. "

Storia Naturale Libro XXI
Plinio il Vecchio
Traduzione Anna Maria Cotrozzi

" Omero certo, la prima fonte delle scienze antiche, in altri casi pieno di ammirazione per Circe, in fatto di erbe ha concesso il primato all'Egitto quando l'Egitto non era ancora una terra irrigata, come poi divenne per l'accumularsi del limo del fiume. Comunque, egli racconta che erbe egiziane furono date in gran numero dalla moglie del re ' alla sua Elena, tra cui quel famoso nepente che fa dimenticare gli affanni e induce al perdono, e che Elena avrebbe certo dovuto offrire come bevanda a tutti i mortali. "

Storia Naturale Libro XXV
Plinio il Vecchio
Traduzione Paola Cosci

Galeno propende invece per l'Anchusa officinalis o buglossa comune perché ha la caratteristica di generare allegria, gioia ed eccitazione se aggiunta al vino.

Anchusa officinalis dal greco ἄγχουσα/ánchousa participio presente attivo del verbo ἄγχω/angchō - stringere, premere, riferito alle donne che dalla radice rossa di questa pianta ricavavano un belletto per truccarsi; più officinalis deriva latina di officina a indicare un prodotto da laboratorio farmaceutico. Per la conformazione delle foglie è definita Buglossa comune dal greco βούγλωσσον composto da βοῦς/bous - bue e γλῶσσα/glossa - lingua. Popolarmente è conosciuta come buglossa volgare, erba di San Pietro perché la leggenda racconta che le chiavi del regno dei cieli abbiano la stessa forma; lingua bubola, lingua di bue, lingua di manzo, lingua di vacca; sugamiele; alkanet in inglese; originaria dell'area mediterranea appartiene alla famiglia delle Boraginaceae, può raggiungere gli ottanta centimetri di altezza, il fusto eretto o ascendete è ricoperto di peli e ramifica nella parte alta, le foglie opposte alterne, di un verde che vira al grigio sono lineari, lanceolate oblunghe, pelose e ruvide con i margini interi e ondulati, più grandi alla base del fusto, ridotte nella parte superiore, tendono a seccarsi durante la fioritura; i fiori tubulosi e stellati, melliferi e scorpioidi, riuniti in corimbi, sono divisi in cinque lobi azzurro-purpurei, si sviluppano alle ascelle e in cima alla pianta, il frutto è una tretanucola che rilascia 4 semi più larghi che lunghi, trasversalmente ovoidi o reniformi.

Nepente - Anchusa officinalis - XVIII - XIX secolo - Anonimo

Nepente - Anchusa officinalis - XVIII - XIX secolo - Anonimo


" Nasce la buglossa nelle pianure, e ne i luoghi arenosi. Cogliesi il mese di Luglio. Dicono, che quella, che produce tre fusti, tritandosi con il suo seme, e con la sua radice, giova bevuta contra al rigore della febbre terzana: e quella, che ne produce quattro, contra à quelli delle quartane: cuocesi nel vino. Dicono essere questa utile anchora alle posteme. E simile al verbasco e produce le sue frondi sue sparse per terra, le quali sono nere, e aspre, simili alle lingue de i buoi. Messe le frondi nel vino, rallegrano, e consolano l'animo.

Che ben considera l'historia, che della Buglossa scrive Dioscoride, ritrova manifestamente, che più presto si possa dire essere la nera Borragine nostra degli horti, che quella che notamente s'adopera nelle spetiarie, imperoche la Borragine produce parimente le frondi ( quantunque più nere ) simili nei lineamenti, e nella figura loro al verbasco, e parimente al simphito della seconda spetie, il qual dice Dioscoride che produce le sue frondi simili alla buglossa: le cui pungenti foglie sono sempre sparse per terra, aspre, e simili alle lingue dei buoi. Ma non però per questo nego io totalmente, che questa Buglossa commune, che nasce nelle campagne, non ne sia anchora ella una spetie: imperoche se bene le frondi del tutto non si simigliano; nel toccarle però, e nel gustarle sono una cosa medesima. Et quantunque l'una produca i fiori celesti, e l'altra porporei; si veggono essere però di sembianza non molto lontani, e in un medesimo modo produrre i recettacoli del seme: imo che nuovamente se ne semina à i tempi nostri ne gli horti una certa spetie, la quale chiamano domestica, stataci portata di Spagna, con foglie molto più larghe: la quale se ben del tutto non si rassembra al verbasco, come fa la borragine; nondimeno nella forma delle foglie si rassembra non poco alle lingue de buoi. Ma sia come si voglia, io concederò, che le virtù dell'una e dell'altra sieno molto simili, se bene in amendue non del tutto uguali. Ma non mancano alcuni, i quali sprezzando ogni ragione assegnata, vogliono che la Buglossa del commune uso sia per ogni modo una spetie d'echio, parendo loro, che con ogni sembianza se gli rassomigli. Et altri sono, che pensano che sia ella il Cusio. Ma io sono assai lontano dalla opinione di costoro, come con efficaci ragioni ho insegnato, e scritto à i proprj luoghi. Che poi la Borragine possa agevolmente essere la vera Buglossa, si può provare per Avicenna, il quale nel II. libro de suoi canoni ne scrisse con queste parole. La Buglossa è una herba larga: le cui frondi sono come d'Almaru, aspre al toccarle: e i suoi rami sono anchor essi aspri, come i piedi delle locuste. Et quella è ottima, che nasce in Corascemi, che produce le sue frondi grosse: sopra le quali sono certi punti, i quali sono la base, e la radice delle spine, e de i peli, che nascono sopra quelle. Il che così manifestamente si vede nelle frondi della Borragine, che non si può negare, che d'altra, che di lei intendesse Avicenna. Ne per altro la scrisse egli, se non perché al tempo suo in cambio della vera Buglossa s'usava una altra herba. Et imperò dìceva poi: Quella, che si ritrova in questo paese, e che usano i medici, è per la più parte spetie d'Amaru, e non è la Buglossa, ne di quel giovamento, tutto questo disse Avicenna. Onde habbia la Buglossa acquistato il nome di Borragine, agevolmente si può farne coniatura da spulcio, il quale nel suo libro de i medicamenti dell'herba scrive che i Lucani chiamano la Buglossa, per havere proprietà grande nelle passioni del cuore, Coragine, onde può esser agevolmente accaduto, che corrompendosene col tempo il nome, sia stato permutato il C, in B. Le quali tutte ragioni manifestamente dimostrano, che la vera, e legittima Buglossa sia finalmente la Borragine. Nasce adunque la Borragine con foglie larghe, ma non del tutto tonde, ruvide, con molte bolle, armate di sottilissime spine, le quali fanno tutta la pianta rigida, e pungente. Il gambo produce ella alto un gombito, e qualche volta maggiore, carnoso, concavo, e per tutto spinoso, con molti rami. I fiori ha ella à modo di stella d'un vivido celeste colore, se ben si truova di quella, che lo fa bianco, dal mezo del quale, esce una punta nera, ma non però pungente, con seme nero, e strisciato. Ha la radice bianca grossa un dito, al gusto, dolce, e viscosa. Nasce ne gli horti per se stessa, e così copiosa, che malagevolmente se ne può respirare. Ma la Buglossa volgare produce le foglie più lunghe della Borragine, pelose, e ruvide, e minutamente spinose, il gambo alto più di un gòmbito, tondo, e parimente spinoso, dal quale escono più, rami che rimirano alla cima, nelle cui sommità nascono i fiori porporei minori che di Borragine, la radice fa ella come di Borragine, ma con più grossa corteccia. Trovansene di tre spetie una di domestica e due di silvatica. La domestica ha le foglie ben grandi e maggiori di quelle della Borragine. La prima delle salvatiche più volgare, che nasce per tutto ha le foglie maggiori della seconda, e i fiori porporei, i quali nell'altra sono neri, e le foglie minori. Hanno tutte le Buglosse insieme con la Borragine virtù mirabile in tutti i difetti del cuore, e ne i morbi malinconici, spetialmente le loro decottioni fatte così nell'acqua come nel vino. La radice della Buglossa vuolgare trita con aceto guarisce ungendosene la rogna. ll succhio cavato da tutta la pianta bevuto, vale contra li veleni, econtra le morsure di tutti gl'animali velenosi . L'acqua distillata data à bere, vale à coloro che vaneggiano nelle febbri, e giova, e mitiga l'infiammagioni de gl'occhi applicata tanto di dentro quanto di fuori. Commemorò la Buglossa Galeno al VI. delle facultà de semplici, così dicendo. La Buglossa è nel temperamento suo calida, e humida: e però si crede, che messa ne vino, faccia rallegrare, Cotta nell'acqua melata, giova alla tosse causata dall'asprezza delle fauci . Chiamano i Greci la Buglosa Beglooson: i Latini, Buglossum, e Lingua bubula: gli Arabi, Lifen althaur, e Lefan althaur: i Tedeschi, Burretsch: li Spagnoli, Borraia, e Borraiens: i Francesi , Borrache. "

Dioscoride a cura di Pietro Andrea Mattioli

Nepente - Anchusa azurea

Nepente - Anchusa azurea

Sorella dell'anchusa officinalis appartenente alla stessa famiglia e dello stesso genere stabilito da Linneo è l'Anchusa azurea Mill., Anchusa angustifolia L. dal greco ἄγχουσα/ánchousa participio presente attivo del verbo ἄγχω/angchō - stringere, premere, riferito alle donne che dalla radice rossa di questa pianta ricavavano un belletto per truccarsi; più azurea dal latino medievale lazur, lazulum riferito al persiano läžwärd attraverso l'arabo lāzwardī che adatta il sanscrito rājāvarta - lapislazzuli, pietra azzurra che ricorda il colore dei fiori. Per la conformazione delle foglie è definita Buglossa azzurra dal greco βούγλωσσον composto da βοῦς/bous - bue e γλῶσσα/glossa - lingua.
Popolarmente conosciuta come anchusa italica - borai salvadegh, buglossa azzurra, erba perla azzurra, fior di Cervia, lingua bubula, lingua di bue; lingua di manzo, lingua di vacca; italienische Ochsenzunge in tedesco; italiensk oxtunga in svedese; buglosse d'Italie in francese; può raggiungere l'altezza di un metro, il fusto eretto è irsuto, ispido e ramifica nella parte alta, le foglie opposte alterne, verdi nella pagina superiore e più argentee in quella inferiore sono lineari, oblanceolate, oblunghe, irsute e ispide con i margini interi e ondulati, più grandi alla base del fusto, ridotte nella parte superiore, tendono a seccarsi durante la fioritura; i fiori tubulosi e stellati, melliferi e scorpioidi, riuniti in corimbi, sono a cinque petali azzurro violacei, si sviluppano alle ascelle e in cima alla pianta, il frutto è una tretanucola con semi bianchi o grigi, più lunghi che larghi, ovoidali e crestati con un anello basale liscio o ondulato. 
L'anchusa nel dizionario universale economico rustico del 1897 è descritta così: 

" Buglossa, lat. Buglossum, fr. Bouglose. Questa pianta si semina negli orti per le proprietà medicinali che contengonsi nella foglia e nella radice. Serve in economia per medicare i cavalli. Tagliata minuta è di pascolo ai piccoli gallinacci; coi fiori si guarniscono le insalate e col sugo si dà la tempra all’acciajo o al ferro. La sua radice è vivace, della grossezza d’un dito mignolo: gli steli si alzano a due piedi circa, ramosi, cilindrici, carichi di peli ruvidi e sparsi. Le foglie sono alterne, lanceolate, assai puntute non increspate come quelle della borraggine, ma guarnite come queste di peli da ambe le parti: ne differisce essenzialmente per li fiori che sono d’un sol pezzo, infundibuliformi, d’un azzurro porporino. Quando è in fiore fa un bel vedere. Le foglie bollite nell’acqua con dell’ allume danno un bel color verde. Si trova comunemente anche nelle campagne, nelle sponde delle strade e a prima vista si crede borraggine, alla famiglia della quale appartiene e con essa si adopra nella medicina o le si sostituisce avendone le stesse proprietà. La sua decozione nel latte è utile nella dissenteria. Se ne distinguono più specie o varietà. "

Dizionario universale economico rustico

Nepente - Anchusa azurea

Nepente - Anchusa azurea

I giovani fiori delle anchuse hanno il succo cellulare acido che colora i petali di rosa, i fiori più maturi se il succo cellulare è neutro assumono una colorazione che vira verso il viola mentre se è alcalino vira verso l'azzurro. Nel linguaggio dei fiori rappresenta le bugie e le menzogne perché quel belletto rosso, che si ricava dalle sue radici e che ricopre i visi delle donne, nasconde la verità.
Un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

" Nel paese degli aranci, nell’ora in cui il giorno di Dio declina, quando i pescatori, avendo tese le loro reti, tirano le barche al ricovero delle rocce, e che lasciando di spogliare i rami, sulla testa o sul fianco le giovani, aiutandosi, caricano le loro ceste piene. Dalle rive ove l’Argens serpeggia, dai piani, dalle
colline, dai sentieri, nelle lontananze s’innalza un lungo coro di canzoni. A\a belati di capre, canti d’amore, arie di zampogne, a poco a poco nelle montagne brune si perdono e regna l’ombra e la malinconia. Delle Marie che sparivano così si spegnevano le parole. si spegnevano a poco a poco, di nube d’oro in nube d’oro, simili a un’eco di cantico, simili a una musica lontana che al disopra della
chiesa antica, se ne sarebbe andata colla brezza...
...O Sante, belle marinare, che avete scelte le nostre paludi per innalzarvi in aria la torre ed i merli Della vostra chiesa bionda, come farà nella sua barca il marinaio quando il mare s’agita, se prontamente voi non gli mandate la vostra buona brezza? Come farà la povera cieca? Ah! non vi è né salvia né buglossa che possano guarirla dalla sua sorte lacrimevole, e senza dire una parola ella resta tutto il giorno a
ripassare la sua triste vita. O Sante, rendetele la vista, perché l’ombra, e sempre l’ombra, è peggiore della morte ... "

La morte di Mirella - 1911
Anonimo
Traduzione dall'occitano di Emanuele Portal

Nepente - Anchusa azurea

Nepente - Anchusa azurea

Oltre a quelle già elencate si è provato a identificare il nepente anche con la borragine, il caffè, la cannabis, la datura, il giusquiamo, l'oppio e lo zafferano ma i pro e i contro non giocano a loro favore, per cui credo che il suo fascino misterioso rimarrà tale per sempre.

Lieta Festa di San Giovanni!

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

Per chi è interessato
Brucia con le coccole il legno di ginepro

giovedì 6 giugno 2024

L'amara essenza del marrubio

" Il SIGNORE disse a Mosè: «Parla ai figli d'Israele e di' loro: "Se uno di voi o dei vostri discendenti sarà impuro per il contatto con un morto o sarà in viaggio, celebrerà lo stesso la Pasqua in onore del SIGNORE. La celebreranno il quattordicesimo giorno del secondo mese, all'imbrunire; mangeranno la vittima con pane azzimo e con erbe amare;  non ne lasceranno nulla di avanzo fino al mattino e non ne spezzeranno nessun osso. La celebreranno secondo tutte le leggi della Pasqua."

Numeri 9, 9 - 10 - 11 -12

Marrubium vulgare

Durante la vigilia della Pesach gli ebrei portano sulle loro tavole il טָלֶה/talèh - l'agnello, la מַצָּה‎/matzah - pane azzimo ( Vedi Purificazione per la Risurrezione di Cristo) e 5 מרֹרַים/merorim - erbe amare che nello specifico hanno il fine di ricordare l'amara esperienza della cattività in Egitto.
Il marrubio è un'erba amara ed è proprio dall'ebraico מרור/maror - amaro che prende il nome. 
Si credeva che fosse un'erba magica vantaggiosa nei riti di esorcismo, per le fatture e il malocchio, nella medicina popolare, più concreta, un tempo più che oggi era usato in caso di itterizia, inappetenza e per stimolare le funzioni gastriche; con il distillato si preparava l'olio rosado per il mal d'orecchie er era uno dei componenti della Teriaca di Andromaco, un preparato farmaceutico miracoloso che si credeva preservasse dagli avvelenamenti.
Le foglie in infuso sono un ottimo depurativo, insieme alle sommità fiorite hanno un effetto lenitivo e fluidificante sulle affezioni dell'apparato respiratorio come l'asma, la bronchite, il catarro, la tosse, la tracheite e sono utili anche per abbassare la febbre; le radici in decotto favoriscono la regolarità delle mestruazioni e in un uso esterno è possibile sfruttare la pianta per impacchi come antisettico e cicatrizzante contro l’acne, sulle ferite, piaghe o ulcere, come analgesico per le contusioni, i dolori reumatici e le emorroidi; l’estratto fluido e la tintura di marrubio regolano le aritmie cardiache, i suffumigi danno sollievo in caso di allergie mentre il gusto amaro che lo caratterizza lo rende ingrediente ricercato per i liquori alle erbe e per aromatizzare la birra; le api ne prelevano il nettare per il loro miele.

Columella ci da la ricetta del vino di marrubio per il benessere delle interiora:

" Giudicasi il vino di Marrubio molto utile alle infermità de le interiora, specialmente alla tosse. Quando farai la vendemia cogli de luoghi non coltivati, e magri, i teneri torsi del Marrhubio, e seccati nel sole, ne farai fascetti, così legati con funi di palma, o di gioco li metterai nel vaso in guisa, che la legatura sia di sopra. Metti otto libre de Marrhubio in 200. sestarj di mosto dolce,  e poi che ha bollito col mosto lo caverai, e purgato il vino l’otturerai benissimo. "

De l'agricoltura. libri 12. Trattato de gli alberi
Lucius Iunius Moderatus Columella
Traduzione Pietro Lauro Modonese

Il Marrubium vulgare L. o Marrubium apulum Ten.; Herba marrubii;  amaruggine e mintastro in Puglia; erba apiola e mentastrico in Toscana, erba siderita, jerva riccia e marrinoglie e marrujjo in Abruzzo; Marrobio, mal robbio; marobe e trifolon in Lombardia; marobbi e soimé in Emilia-Romagna; marubj e roumè in Piemonte; marubio in Veneto; marubiu (lig.), marrubiu biancoe marrupiu in Sardegna; marrubiu vranco; marruggeddu, marruin biancu e marruovula in Sicilia; marrùgghiu, marùggiu e marrùggiu nel Salento, marruggia in Basilicata; mendastro, robbi; robbio; robio nel Lazio; trifoglione; marroyo branco in portoghese; hierba del sapo, marrubio blanco in spagnolo; white horehound in inglese, gemeiner andorn, gewöhnliche andorn e weißer andorn, in tedesco; orvosi pemetefu in ungherese; szanta biala in polacco, marrube blanc in francese; originario del bacino mediterraneo appartiene alla famiglia delle Lamiaceae, conta circa 50 specie quattro delle quali si trovano in Italia:
marrubium vulgare/marrubio comune
marrubium peregrinum/marrubio vagante
marrubium nigrum/marrubio nero o ballota nigra
marrubium incanum/marrubio bianco
Può raggiungere i 60 centimetri di altezza, il fusto eretto e quadrangolare è leggermente ramificato, le foglie picciolate, ovate, arrotondate, cordiformi, reniformi, rugose con evidenti nervature che sprofondano nella pagina inferiore più chiara di quella superiore hanno il margine crenato, I fiori bianchi tubulari-campanulati a cinque petali si mostrano tra maggio e agosto, sono riuniti in verticilli ascellari, hanno il labbro superiore bilobato e il labbro inferiore trilobo si piega verso il basso; la loro forma a corona secondo una leggenda germanica deriva dalla tutta la potenza che racchiude poiché la pianta fu colpita da un fulmine scagliato da Thor, contro una persona che non credeva più in lui. 
I frutti sono drupe che contengono quattro semi.

" La maggior parte delle fonti ha posto il marrubio fra le piante di primaria importanza. I Greci lo chiamano prasio, da altri è detto linostrofo, da alcuni anche filopede o filocare: è troppo noto perché sia necessaria una descrizione. Le foglie e i semi, tritati tutti insieme, costituiscono un medicamento utile contro i serpenti, i dolori al petto, la pleurite, la tosse cronica. Fa eccezionalmente bene anche a coloro che espettorano sangue, se si fanno bollire in acqua i rami con miglio, in modo da attenuare il sapore aspro del succo. Sulle scrofole si applica con grasso. C'è chi prescrive di fare un decotto con un pizzico di semi verdi di marrubio e un pugno di farro, aggiungendo poco olio e sale: questo decotto,
bevuto a digiuno, guarisce dalla tosse. Altri, per la stessa evenienza, non trovano nulla che eguagli un preparato di tre sestari di succo di marrubio e tre di finocchio, bollito di nuovo fino a ridursi a due sestari, cui poi si aggiunge un sestario di miele e si riprende a bollire fino a che si torni alla quantità di due sestari, da bere nella dose giornaliera di un cucchiaio in un ciato d'acqua.
Schiacciato e unito a miele è un formidabile rimedio per le affezioni dei genitali maschili. In aceto cura la fungosi, le fratture, le slogature, i crampi e i fastidi ai tendini. In pozione con sale e aceto libera l'intestino, provoca il mestruo e l'espulsione della centa. Essiccato e ridotto in polvere il marrubio, unito a miele, è un ottimo rimedio contro la tosse secca, e così pure contro la cancrena e lo pterigio. Il succo mescolato con miele fa bene alle orecchie, alle narici, cura l'itterizia e riduce la bile; è un contravveleno efficace come pochi. La pianta vera e propria, con iris e miele, purifica lo stomaco e agevola le espettorazioni di catarro; è diuretica, ma bisogna guardarsi dall'usarla se la vescica presenta ulcere o se ci sono disturbi renali. Si dice anche che il succo conferisca una vista chiara. Castore riporta due specie di marrubio, uno nero ed uno bianco, che considera migliore; prescrive inoltre di riempire di succo di marrubio un guscio d'uovo, poi di versare uovo e miele in uguale quantità, assicurando che, riscaldata,
questa preparazione apre, ripulisce e guarisce completamente gli ascessi; sempre Castore applica il marrubio, schiacciato e unito a sugna vecchia, anche sulle ferite inferte da un cane. "

Storia Naturale - Libro XX
Plinio il Vecchio
Traduzione Francesca Lechi

E per i morsi velenosi è Galeno a darci la ricetta del vino di marrubio:

Antidoto di Codio Tosco il qual adoprò anco Cratere

"Di Marrubio, di Verbena, di semi di Ruta selvatica, di Scordeo, di corteccie di radici di Rhamno ana parte uguale, componi col mele, e danne alle morditure velenose due dramme col vino, per i veleni tolti per bocca con mulsa, e Oglio. "

L'antidotario di Claudio Galeno Pergameno
Claudius Galenus 
Interpretato da Michelangelo Angelico vicentino

Marrubium vulgare

Contiene antociani, fitosteroli; flavonoidi: apigenina, luteolina, quercetina, rutina; cere balsamiche; colina; lattoni dipertenici: marrubina; diterpeni: marrubenolo, marrubiolo; monoterpeni: canfene, limonene, pinene; mucillagini; resine; sali minerali: calcio, ferro, potassio; Saponine; tannini; triterpenoidi: acido ursolico; Vitamina C.  

" Il Marrobio è una pianta su dalla radice ramosa, biancheggiante, e pelosetta. Produce i fusti quadrati; le frondi d’un pollice, ritonde, pelose, ruvide, crespe, e amare. Produce il seme su per il fusto compartito da più intervalli: e ’I fior parimente à modo di ruota, ruvido. Nasce appresso à gli edificij, nelle ruine , e ne i calcinacci. Dansi le sue frondi secche insieme col seme, cotte nell’acqua, overamente il succo delle verdi insieme con mele, à gli stretti di petto, alla tosse, à i thisici. Cava tolto insieme con iride secca la flemma grossa dal petto: dassi alle donne di parto, che non si purgano, per provocare loro i mestrui, e le secondine: e parimente a quelle, che non possono partorire: à coloro, che havessero bevuti i veleni, onero che fossero morduti dalle serpi, nuocono alla vescica, e alle reni. Le sue frondi s'impiastrano in su le ulcere sordide per mondificarle, fermano i pterigi delle dita, e l'ulcere, che corrodono la carne: mitigano i dolori del costato. Vale à tutte quelle cose il succo spremuto dalle frondi peste, e posscia secco al sole. Rischiara questo unto con mele, e vino la vista: e messo nel naso vale à trabocco di fiele. Distillasi per se solo, overo con olio rosado, per li dolori nell'orecchie.

E' il Marrobio notissima pianta, e volgare in Italia, del quale al II. capo del VI .libro dell'historia delle piante assegnò Theophrasto due spetie, così dicendo. il marrobio è di due spetie. l'uno dei quali ha verdi frondi, e più atttorno intagliate, il quale hanno in uso colore, che fanno gli unguenti odoriferi: e l'altro che fa le frodi più tonde, e non così intagliate, aspre e ruvide. Il che dimostra che intendesse egli per questa ultima spetie quello che nel capitolo precedente chiamò Dioscoride Ballote. Dassi la decottione del Marrobio utilmente a i fegatosi, e però si conviene nelle hidropisie, e nel trabocco del fiele, e ammazza per esser notabilmente amara, anchora i vermini del corpo, il che fa parimente la polvere delle foglie. Le foglie verdi peste con grascia, sanano applicate à ì morsi de i cani, e le enfiagioni delle mammele. Le medesime applicate con aceto, guariscono le volatiche. Fassi del Marrobio una bevanda utilissima, e certa, per guarire il trabocco di fiele, dove, il male sia causato per oppilatione. Prendonsi dico di foglie di Marrobio due oncìe, di radici di Buglossa, di Helenio, e di eupatorio volgare, di ciascuno una dramma e meza, di Reubarbaro, et di legno Aloe di ciascuno una dramma. Fannosi tutte quelle cose bollire in tre libre di vino bianco potente, fino al scemare della terza parte, e poi si cola, e dassi di questa decottione, purgato che sia infermo, ogni mattina due oncie, con un poco di zuccaro per dieci giorni continui, ma quando vi fusse applicata la febre, si fa cuocere il tutto nell'acqua, e non nel vino. Scrisse del Marrobio Galeno all' VIII. delle facultà de i semplici, così dicendo. Il Marrobio come è egli amaro, così usandolo alcuno lo ritrova possedere conveniente operatione à tal sapore: imperoche lìbera il fegato, e la milza dalle oppìlationi, e mondifica il petto, el polmone, e provoca i mestrui. Impiastrato di fuori mondifica, e digerisce. Pongalo adunque ciascuno calido nel fine del secondoordine, e secco nel mezo, overo nell’ultimo del terzo. Usasi il suo succo incorporato con mele per quelle cose, che offuscano la vista. Tirato su per il naso purga il trabocco di fiele: e mettesi nell’orecchie per li vecchi dolori di quelle, e per aprire ì meati, che essendo oppilati impediscono l'udire. Chiamano i Greci il Marrobio, Πρασιον: i Latini, Marrubium. gli Arabi, Farasio, e Frasium: i Tedeschi, Andorn, e Lungen kraut: li Spagnoli, Marruio. i Francesi, Marrubin "

Dioscoride a cura di Pietro Andrea Mattioli

Marrubium vulgare

Ha proprietà amarotoniche, analgesiche, antelmintiche, antinfiammatorie, antisettiche, antispasmodiche, balsamiche, bechiche, cardiotoniche, coleretiche e colagoghe, diuretiche, emmenagoghe, espettoranti, eupeptiche,  febbrifughe, sedative, sudorifere e nel dizionario economico rustico del 1797 è descritto così:

" Marrubio, Marrobìo, Marobio, lat. Marrubium, fr. Marrube. Pianta che ha un odore acuto, e di cui se ne distinguono 3. specie principali, cioè il marrubio bianco, e il marrubio nero e 1’acquatico. Il marrobio bianco, Marrubium album vulgare, C. Bauh. Marrubium vulgare, Linn. fr. Marrube blanc, ha la radica fibrosa; i suoi tronchi sono numerosi, alti circa un piede, quadrati, ramosi e cotonosi alla loro sommità, corredati di foglie picciuolate , opposte a due a due io ogni nodo, rigide, rotonde, biancastre e crenate, I suoi fiori, che nascono in gran numero all’intorno d’ogni nodo, sono piccoli, bianchi e verticillati: ad essi succedono 4. semenze bislunghe. Questa pianta che è tutta d’uso nasce abbondevolmente su i margini delle strade maestre e dei campi, nelle terre incolte e ne’ luoghi rovinati. Le sue foglie sono amare, astringenti ed hanno un odore assai penetrante; è cotesto uno dei principali rimedi nell’asma umorale, nelle malattie croniche e per la soppressione dei mestrui e delle lochie. Le foglie che principalmente si adoprano riscaldano e rianimano le forze vitali; per lo che sono nocevoli nell’etisia polmonale, essenziale, recente, con un poco di febbre e di tosse, benché siano state raccomandate per questo caso. Si danno le foglie fresche da 2. dramme fino a 3. once in macerazione al bagno maria in cinque once d'acqua: il loro sugo spremuto da mezz’oncia fino a 3. raddolcito con zucchero o mele; le foglie secche da 1. dramma fino a mezz’oncia in macerazione a* bagno maria in 5. once d’acqua; le foglie secche c polverizzate da 15. grani fino a mezza dramma, incorporate con siroppo o sbattute in 2. once d’ acqua. Agli animali si dà il sugo in dose di 4. once o l’infusione alla dose di 2. pugni in in 1 libra d’ acqua o di vino. Il marrubio nero o puzzolente, marrobiastro, marrobio bastardo, ballotta, Marrubittm nigrum fatidum, Ballote Dmeoridis, C.Bauh. Trassium nìgrum feetidum, Ballote feetìdum, Linn.fr. Marrube noìr, ou Ballote, ou Marrube puant, ha la radice vivace, legnosa e fibrosa: da essa pullulano parecchi tronchi, alti 1, piede e mezzo, consistenti, quadrati, villosi, ramosi, alquanto rossigni, corredati di foglie opposte, simili a quelle dell’ortica rossa, di color verde brunastro, di varie grandezze e di un odore disgustevole. I suoi fiori sono ugualmente verticillati, di color rosso; agli stessi succedono in ciascheduno 4. semenze bislunghe, nericce e contenute in una maniera di cornetto che ha servito di calice al fiore. Questa pianta ha l’odore dell’ortica puzzolente; nasce sulle mura degli antichi edifizj e lungo le siepi. E' tanto simile alla melissa, che se il suo fetido odore non la manifestasse all'odorato, spesso ingannerebbe l’occhio in farla raccogliere in iscambio. Non adoperasi questa pianta per lo più se non se esteriormente, a cagione del suo fetido odore e del suo sapore disgustevole. E’ acre, amara, antisterica. Viene impiegata per detergere e risolvere i tumori, per sanare tutte le pustole di una cattiva qualità, le volatiche e la rogna. S’impiega in cataplasma, in decotto e in infusione nel vino in dose di un mezzo pugno dentro i. 1 libra di acqua o di vino per l’uomo, e di 2. pugni dentro una libra di liquore per gli animali: in cataplasma i si applica con buon effetto sulla tigna, e in infusione alla dose di 4. once due volte al giorno contro l’itterizia. Alcuni autori hanno assai raccomandata l'erba cruda pestata con sale contro i morsi delle bestie arrabbiate. Se questo rimedio fosse capace di produrre qualche effetto, dovrebbe attribuirsi piuttosto al sale che alla pianta. Il marrubio acquatico, Marrubìum palustre, lycopus Europaus, Vìdv, Lycopus palustris fr. J Marrube aquatìque, si distingue in 2. sorti principali; una a foglie non villose, ma ruvide e nericce; l’altra 1 a foglie villose, bianche, ruvide, crenate, talvolta laciniate. Amendue hanno le foglie profondamente intagliate, ovali, oblunghe e opposte; il loro tronco è quadrato, duro, rugoso e cresce all’altezza d’un piede e mezzo, i fiori sono piccoli, a gola e verticillati, bianchi, non contengono che 2. stamine e danno semi minuti e rotondi. Crescono questi marrubi lungo i ruscelli e nei luoghi acquatici. Si reputano buoni per arrestare le dissenterie. Questa pianta impiegata con della copparosa si dice atta a dare una tintura nera bella come quella della galla.

Dizionario universale economico rustico

Il marrubbio non è assolutamente tossico, ma è sconsigliato  a chi soffre di reflusso gastroesofageo e alle donne in gravidanza e in allattamento.
Nel linguaggio dei fiori non è contemplato, ma può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità perché lo scopo è informativo-storico e non medico.


Brucia con le coccole il legno di ginepro
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