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sabato 20 giugno 2026

Il becco del Geranium Robertianum

"... Oltre à ciò riprende il Ruellio contra à Hermolao coloro, che si presumono che sia l'Acus pastoris, quella, che chiamiamo noi Ruberta. Ma egli in ciò maggiormente deve esser ripreso, credendosi, che la Ruberta sia la vera Mirrhide, Ma per dire il mio parere intorno alla Ruberta, parmi veramente, che altro non possa esser ella, che spetie di quel Geranio, il qual scrive Plinio essere de i Latini: per havere ella le frondi intagliate, quasi simili, odore molto acuto, fiore rossigno, & capi parimente di gru come l'altre spetie di Gruarie. Ma che questa sia la Mirrhide come si pensa il Ruellio, non mi pare in modo alcuno di consentire, imperochè oltre al ricercare l'ordine di Dioscoride, che quando così fusse, dovrebbe il capitolo dell Mirrhis essere disfatto qui sotto il Geranio, per essere la Ruberta una spetie di Gruaria; non veggio, che Dioscoride dica, che la Mirrhis sia tutta rosseggiante, ne ch'ella habbia le teste di gru, ne acutissimo odore, come apparentemente si vede nella Ruberta: ma bene, ch'ella è nelle frondi, & nel fusto simile alla cicuta, & che la sua radice è molle, & ritonda, non ingrata ne i cibi, Il che in modo alcuno non si ritrova nella Ruberta, come più ampiamente diremo nel quarto libro al proprio capitolo."

Dioscoride a cura di Pietro Andrea Mattioli

Immaginate un vecchio muro ombroso coperto di muschi; un sentiero di campagna dopo la pioggia o il suono fresco di una sorgente nascosta tra felci e pietre umide; è in questi luoghi discreti che l'Erba Roberta compare con il suo portamento fragile e spettinato; osservandola attentamente rivela una grazia antica e malinconica; cara alla medicina popolare e agli antichi speziali era raccolta per arrestare il sangue, favorire la cicatrizzazione delle ferite e lenire le irritazioni cutanee e i disturbi gastrointestinali.
Il nome Geranium robertianum è composto dal termine greco γέρανος/geranos - gru, in riferimento alla forma del frutto che ricorda il becco dell'uccello, più l'epiteto specifico robertianum, generalmente collegato all'antico nome medievale Herba Roberti - Erba di Roberto che secondo la tradizione erboristica e devozionale sarebbe riferito a un santo di nome Roberto o Ruperto identificato da alcuni con Roberto di Molesme fondatore dell'ordine cistercense e da altri con san Ruperto di Salisburgo. L'associazione all'uso medicinale della pianta ha favorito la nascita di racconti e credenze che la collegavano alla medicina monastica e alle virtù curative attribuite ai santi guaritori, veniva  conservata nelle abitazioni come pianta beneaugurante. 
Una variante interpretativa si rifà invece al latino ruber - rosso in allusione alla caratteristica colorazione rossastra che la pianta può assumere.
Nel 1753 Carl Linnaeus la descrive in Species Plantarum, la denominazione e la collocazione tassonomica vengono fissate stabilmente in questa opera fondativa della nomenclatura botanica moderna e nei secoli successivi viene ampiamente riportata nelle flore europee come specie spontanea comune del genere Geranium.

Geranium Robertanium - Erba Roberta

" Geranio. L. 897. Geranio, Erba di Robert.
Calice e corolla con cinque foglie o petali. Dieci stami, appena fusi. Una foglia di pistillo che termina con cinque stimmi riflessi persiste su una fila di semi (cinque in totale) che formano un cerchio orizzontale alla sua base. I semi sono racchiusi in altrettanti loculi aderenti al pistillo."

Histoire des plantes de Dauphiné 
Villars Dominique - 1786
Liberamente tradotto da Me Medesima

Nel corso del XIX secolo la specie diviene oggetto di osservazioni floristico-descrittive, soprattutto per la variabilità morfologica delle popolazioni naturali; le differenze legate a dimensioni, l'intensità della pigmentazione rossastra, lo sviluppo della pelosità e l'adattamento ecologico portano alla descrizione di forme e varietà infraspecifiche, senza modificare il riconoscimento della specie come unità autonoma.
Tra il XX e il XXI secolo studi di morfologia comparata, citologia ed ecologia hanno confermato la validità di Geranium robertianum come specie distinta, chiarendone i rapporti con taxa affini e definendone con maggiore precisione distribuzione e caratteri diagnostici.

Geranium Robertanium - Erba Roberta

Appartiene alla famiglia delle Geraniaceae ed è una specie originaria dell'Europa, dell'Asia occidentale e dell'Africa settentrionale; tipica degli ambienti ombrosi, boschi, margini forestali, siepi, muri e ruderi su suoli ricchi di sostanza organica; oggi è ampiamente naturalizzata in numerose regioni temperate del mondo.
Geranium robertianum popolarmente conosciuto come Becco di gru, Erba cimicina per l'odore che emana, Erba di San Roberto, Erba Roberta, Geranio di san Roberto, Geranio selvatico, Zampa di gru; Hierba de San Roberto in spagnolo; Erva-de-São-Roberto in portoghese; Herb Robert, Red Robin, stinky Bob e Storksbill in inglese; Ruprechtskraut in tedesco; Herbe à Robert in francese; erbacea annuale o biennale può raggiungere i 50 centimetri d'altezza; il fusto rossastro, fragile e ramificato è ricoperto da peli ghiandolari, le foglie lungamente picciolate, morbide e profondamente divise in tre o cinque segmenti assumono spesso tonalità rosse o bronzee, soprattutto nelle esposizioni luminose o durante l'autunno; i piccoli fiori, formati da cinque petali rosa vivo o rosati striati di chiaro, sbocciano dalla primavera fino ai primi freddi; il frutto allungato ricorda il rostro di una gru e a maturità si apre scagliando i semi a distanza.
Contiene: acidi fenolici come acido caffeico, acido clorogenico e acido gallico; flavan-3-oli come catechine; flavonoidi e glicosidi flavonoidici come kaempferolo, quercetina e derivati; tannini idrolizzabili ed ellagitannini come geraniina; vitamina C.
Evidenze etnobotaniche e dati sperimentali in vitro suggeriscono attività biologiche compatibili con proprietà antibatteriche, antimicrobiche, antinfiammatorie, antiossidanti, astringenti, cicatrizzanti, emostatiche e antidiarroiche.

Geranium Robertanium - Erba Roberta

Nel linguaggio dei fiori il Geranium robertianum rappresenta salda devozione, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità, senza differenziazione tra metaboliti primari e secondari, perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

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venerdì 19 giugno 2026

Il becco del Geranium Purpureum

" Geranium purpureum N. (nova species, nuova specie) presso il Pont-de-Claix, sui terreni rocciosi.
Le foglie, come l'intera pianta, sono rossastre; i petali sono piccoli; gli stami, alla base, sono distanti dal calice e appaiono quasi sostenuti da un piccolo peduncolo."


Histoire des plantes de Dauphiné
Villars Dominique - 1786
Liberamente tradotto da Me Medesima

La storia documentata di questo geranio, comune soprattutto nelle zone costiere, nei terreni disturbati, lungo muri, sentieri, ruderi e aree incolte, inizia nel febbraio del 1786 con Dominique Villars, medico e botanico del Delfinato che studiando la flora alpina e prealpina francese, lo riconobbe come specie distinta dalle altre note all'epoca; una seconda descrizione arriva nello stesso anno con Flora Delphinalis, ulteriori dettagli morfologici compaiono nell'Histoire des plantes de Dauphiné del 1788 a cui si aggiungono le illustrazioni nell'edizione del 1789.
Nel XIX secolo molti botanici notaronono la forte somiglianza con il Geranium robertianum; alcuni autori ritennero che non meritasse il rango di specie autonoma e la riclassificarono come varietà o sottospecie diel Geranium robertianum, nacquero così nomi come Geranium robertianum subsp. purpureum e per oltre un secolo la sua posizione tassonomica rimase discussa.
Tra il XX e il XXI secolo, gli studi moderni di morfologia, citologia e sistematica hanno progressivamente rafforzato l'idea che Geranium purpureum sia una specie distinta; differenze nei fiori, nelle antere, nei frutti e nel numero cromosomico rispetto al Geranium robertianum hanno contribuito a consolidarne il riconoscimento e oggi il nome accettato è nuovamente Geranium purpureum Vill. nella maggior parte delle banche dati botaniche internazionali.

Geranium Purpureum

Il nome Geranium purpureum è composto dal termine greco γέρανος/geranium - gru, per la somiglianza del frutto con il becco dell'uccello, più l'epiteto specifico purpureum dal latino purpureus -purpureo, color porpora che allude alle tonalità rossastre che caratterizzano spesso la pianta.
Appartiene alla famiglia delle Geraniaceae, è originario delle regioni mediterranee dell'Europa meridionale, dell'Africa settentrionale, dell'Asia occidentale e probabilmente era presente da lungo tempo prima di essere riconosciuto formalmente dalla botanica scientifica moderna, nel corso degli ultimi due secoli ha ampliato la propria distribuzione, favorito dalle attività umane e dai trasporti e si è diffuso in numerose regioni del mondo, inclusi Nord e Sud America, Australia, Nuova Zelanda e Corea.
Geranio purpureo polarmente conosciuto come Geranio minore o piccolo, Geranio selvatico; Geranio purpúreo in spagnolo, Gerânio-púrpura o gerânio purpúreo in portoghese; Little purple crane’s-bill e Purple crane’s-bill in inglese; Purpur-Storchschnabel in tedesco; Géranium pourpré e Petite herbe à Robert in francese; è un erbacea annuale o biennale, raggiunge un'altezza compresa tra 10 e 40 cm.; il fusto sottile, ramificato, spesso rossastro o violaceo è ricoperto da peli morbidi e ghiandolari che gli conferiscono un aspetto leggermente appiccicoso; le foglie alterne lungo il fusto, dal verde virano verso sfumature rossastre, sono profondamente divise in 5-7 lobi incisi e dentati e hanno un picciolo relativamente lungo nelle foglie basali; i fiori piccoli, circa 8-12 mm di diametro, fioriscono da marzo fino all'estate avanzata, sono riuniti in coppie su lunghi peduncoli, hanno cinque petali, di colore rosa intenso, porpora o violetto-rosato; generalmente più corti rispetto a quelli di altre specie simili come Geranium robertianum; il frutto è uno schizocarpo dalla forma allungata con un caratteristico becco centrale lungo 1–2 cm., a maturazione si divide in 5 segmenti che contengono 5 piccoli semi ovali e bruno-scuro.
Contiene: acidi fenolici come acido caffeico, acido clorogenico e acido gallico; flavonoidi e glicosidi flavonoidici come kaempferolo, quercetina e derivati; tannini idrolizzabili ed ellagitannini; flavan-3-oli come catechine.
Evidenze etnobotaniche e dati sperimentali in vitro suggeriscono attività biologiche compatibili con proprietà antibatteriche, antimicrobiche, antinfiammatorie, antiossidanti e astringenti..
Nella tradizione popolare il Geranium purpureum non presenta usi distinti e ben documentati rispetto ad altre specie del genere; veniva probabilmente impiegato per le sue proprietà astringenti e depurative in preparazioni casalinghe come decotti o infusi leggeri per disturbi intestinali e in impacchi o lavaggio per piccole irritazioni cutanee. Molte delle sue poprietà sono riportate in studi preliminari in vitro, mancano ancora studi clinici sull'uomo, quindi non ha ancora indicazioni terapeutiche consolidate come per altre specie medicinali.

Nel linguaggio dei fiori il Geranium purpureum rappresenta salda devozione, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità, senza differenziazione tra metaboliti primari e secondari, perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

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