domenica 18 ottobre 2026

18 ottobre - San Luca Evangelista

San Luca Evangelista - Almanacco Italiano 1896

San Luca Evangelista - Almanacco Italiano 1896

S. Luca evangelista.

Era Siro di nazione, di patria Antiocheno,
fu compagno di S. Paolo. Scrisse il suo Vangelo,
che è uno dei quattro riconosciuti autentici
dal Concilio di Trento (1545- 1563). Esso
fu scritto nell' Acaja tra l' anno 48 ed il 52
dell'era volgare, in lingua greca. Alcuni vogliono,
che Luca sia stato martirizzato, altri
invece che sia morto di morte naturale nella
Bitinia. — S. Paolo della Croce, fondatore dei
Chierici Scalzi della Santa Croce e della Pascione
di Gesù.

Ricordi. __________________________________

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Effemeride storica. — 1832. Muore carcerato
noi forte di Civita Castellana Vito Fedeli di 
Recauati, condannato a 20 anni di prigione per 
aver avuto parte nel tentativo di rivoluzione 
in Roma nel dicembre 1830. 

Un pensiero al giorno. — Chi onora il padre, 
avrà consolazione dai figliuoli, e nel 
giorno di sua orazione sarà esaudito.

(Bibbia — Ecclesiastico, cap. III).


18 ottobre Domenica
San Luca Evangelista - Almanacco Italiano 1896

Secondo la tradizione cristiana, Luca nacque ad Antiochia, in Siria, da una famiglia di origine pagana; era medico e divenne compagno di san Paolo, accompagnandolo in parte dei suoi viaggi missionari. Nella Lettera ai Colossesi viene ricordato come «Luca, il caro medico»; in quella a Filemone figura tra i collaboratori dell'apostolo e nella Seconda lettera a Timoteo si legge che Luca rimase con Paolo.
Gli vengono attribuiti due libri del Nuovo Testamento dedicati al krátiste Theóphile, l'illustre Teofilo o ottimo Teofilo, amico di Dio o amato da Dio; nel Vangelo Secondo Luca racconta la vicenda di Gesù dalla nascita fino all'ascensione e negli Atti degli Apostoli prosegue narrando gli inizi della comunità cristiana e la diffusione del messaggio evangelico fino all'arrivo di Paolo a Roma.

«Così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto».

Luca, 1,3-4

«Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi».

Atti degli Apostoli, 1,1

Luca è un autore erudito particolarmente attento alla misericordia, agli ultimi, ai poveri e agli esclusi, propone alcune delle parabole più conosciute del cristianesimo come il buon samaritano, il figlio prodigo, il ricco e il povero Lazzaro; riserva un posto importante anche alle figure femminili e l'attenzione verso chi si trova ai margini della società; non disponiamo di testimonianze storiche sicure che consentano di ricostruire con precisione gli ultimi anni della sua vita e le notizie sul luogo della sua morte sono incerte, si diversificano tra la Beozia e la Bitinia e non concordano pienamente sulle circostanze.
Le celebrazioni dedicate agli evangelisti si svilupparono nei primi secoli del cristianesimo e si consolidarono progressivamente nella tradizione liturgica, le loro ricorrenze furono accolte nei calendari ecclesiastici e registrate nei martirologi insieme a quelle degli altri santi; entrarono nel linguaggio quotidiano della cultura popolare, diventando punti di riferimento per la scansione del tempo e delle attività agricole. La memoria di San Luca è conservata al 18 di ottobre e ci porta avanti nella stagione autunnale dopo il 21 settembre di san Matteo che accompagna l'ingresso nell'autunno e il 29 settembre di san Michele che ne segna la presenza.
Siamo nello spazio temporale in cui i semi dei cereali destinati a fornire il pane per l'anno successivo vengono affidati alla terra per affrontare l’inverno; se le condizioni sono favorevoli, restituiranno il raccolto nei mesi successivi e in questa attesa si incontrano il lavoro, la speranza, la memoria delle generazioni precedenti attraverso i proverbi tra cui: «O molle o asciutto, per San Luca semina tutto», di cui esistono diverse varianti, ma il significato sostanzialmente ci dice di non lasciare trascorrere troppo tempo prima di completare la semina; una forma più estesa recita: «Per San Luca o molle o asciutto, finisci la sementa e avrai buon frutto», dove il riferimento al frutto rende esplicito il legame fra il lavoro presente e la speranza del raccolto futuro; il contadino semina senza poter conoscere il risultato della propria fatica, affidandosi all'esperienza, alle condizioni della terra e all'andamento della stagione.
Nel Salento, la tradizione conserva una forma che si rivolge direttamente al santo: «Sante Luche, mine la seménte ca ne mmuche - San Luca, getta il seme, che non ammuffirà», qui il proverbio assume quasi il tono di un'invocazione all'evangelista che accompagna il gesto della semina e mostra fiducia nel suo esito.
Risalendo verso le Marche, troviamo un detto che richiama la varietà dei terreni e dell'organizzazione del lavoro agricolo nei vari appezzamenti: «A San Luca sòmènta 'l piàn e la cupa - A san Luca semina in pianura e in collina»; troviamo anche: «A San Luca la palómba è perduta», la palómba, cioè il colombaccio, richiama i movimenti stagionali degli uccelli perché Il calendario contadino non si fonda soltanto sull'osservazione del terreno e del cielo, ma anche sul comportamento degli animali, sui loro spostamenti e sulla loro presenza nei diversi momenti dell'anno.
In Toscana si richiama l'avvicendamento delle colture, si raccoglie ciò che è giunto a maturazione e si prepara il terreno per un altro prodotto: «San Luca, cava la rapa e metti la zucca». Curioso vero?
Nell'area bolognese, in Emilia-Romagna sentiamo: «Par Sànn Lócca as sàmma tòt, o mój o sòt - Per san Luca si semina tutto, o umido o asciutto» e un'altra variante sugli alimenti importanti nell'economia rurale e nella convivialità domestica della cucina tradizionale che vengono consumati la sera del 18 ottobre insieme al vino nuovo: «Par San Lócca chi ha di marón al plócca e chi an’ha brîsa al se splócca la camîsa - Per San Luca, chi ha i marroni li mangia, e chi non li ha si strappa la camicia».
Proseguendo verso la Lombardia, una forma documentata nei repertori paremiologici recita: «O bagnaa o sutt, per san Luca somenna tutto - Bagnato o asciutto, per san Luca semina tutto».
La stessa raccomandazione compare in molte altre aree settentrionali; la semina deve essere compiuta, senza attendere condizioni meteorologiche perfette, le testimonianze locali ricordano le operazioni di ottobre, dalla preparazione del terreno alla concimazione, fino alla semina del frumento e della segale.
Nel Trentino, la memoria orale della Valle dei Laghi conserva una variante ironica: «Se no i ha somenà el fórment da San Luca, i pol metersèl en la zzuca - Se non hanno seminato il frumento per san Luca, possono metterselo nella zucca», una forma più breve a Stravino recita: «Da San Luca, se no t'hai somenà, métetel en la zzuca - Da San Luca, se non hai seminato, mettitelo nella zucca», il detto esprime il rimpianto per una semina mancata e la zucca, prodotto della stagione autunnale, diventa il termine scherzoso con cui si sottolinea la perdita del momento opportuno.
In Piemonte, la stessa raccomandazione si accompagna alla speranza del raccolto: «A San Lúca o mol o sút semna per avei bun frút - A san Luca, bagnato o asciutto, semina per avere buon frutto» e lega il gesto presente al risultato futuro, il seme indipendentemente dal meteo deve essere consegnato alla terra perché possa diventare raccolto.
In Friuli, la raccomandazione conserva una forma molto vicina a quella diffusa nelle altre regioni: «Sut o bagnât, par San Luche ch'al sedi semenât - Asciutto o bagnato, per san Luca che sia seminato».
Anche in Valle d’Aosta, nella tradizione francoprovenzale, è stata raccolta una formula legata alla coltivazione della segale e ai terreni situati a quote differenti: «A Sèn Luc fa avé vagnà piàn é truc - «A San Luca bisogna aver già seminato in piano e in altura».
La stessa struttura che ignora le condizioni meteorologiche compare anche oltre i confini italiani, in catalano abbiamo: «Per Sant Lluc, sembra, pagès, mullat o eixut - Per San Luca, semina, contadino, con il terreno bagnato o asciutto» e in castigliano: «En seco o en mojado, por San Lucas ten sembrado - Con il terreno asciutto o bagnato, per San Luca devi aver seminato».
Le parole cambiano secondo i dialetti, le rime e le immagini familiari a ciascuna comunità; in alcune zone prevale il richiamo al terreno bagnato o asciutto; in altre compare il rimpianto di chi non ha seminato, oppure il riferimento ai diversi appezzamenti, alle castagne e agli uccelli migratori; i proverbi racchiudono un sapere antico, acquisito attraverso l'esperienza, trasmesso oralmente e adattato alle condizioni locali, che si unisce alle festività religiose e diventa espressione di chi riconosce la propria identità individuale in quella della memoria collettiva.

Lieta Festa di San Luca Evangelista!

Per ulteriori informazioni:


Chiunque, con il suo blog, voglia salire sul Natale Express 2026 può prenotare il suo giorno cliccando su Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima - XIII Edizione 2026

Giorni liberi; 18

Giorni prenotabili: 1 dicembre - 2 dicembre - 3 dicembre - 4 dicembre - 5 dicembre - 6 dicembre - 7 dicembre - 8 dicembre - 9 dicembre - 10 dicembre - 11 dicembre - 12 dicembre - 13 dicembre - 14 dicembre - 15 dicembre - 16 dicembre - 17 dicembre - 18 dicembre - 19 dicembre - 20 dicembre - 21 dicembre - 22 dicembre - 23 dicembre - 24 dicembre 

Giorni sospesi: 25 dicembre  

sabato 10 ottobre 2026

Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima - XIII Edizione 2026

"... Natale venne. Non era il Natale sfacciatamente felice di tutti gli anni. Pesava su ognuno l'incubo della guerra degli altri e il pensiero di una guerra nostra che maturava in grembo al futuro.
Pure ci fu una febbre di gioire, di strappare ancora un'ora di inconsapevolezza al destino ..."

Il Natale dei poveri
Térésah
Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima - XIII Edizione 2026

Il Natale non è fingere che tutto vada bene, ma credere che anche nelle notti più difficili possa nascere una luce. Il mondo è attraversato da paure, incertezze, inquietudini, dalle ferite della guerra; nasce così l’anelito di custodire un frammento di gioia, di strappare alla fatica del vivere un momento di bellezza da condividere, di ritrovarsi e di non lasciare che tutto si spenga.
Il Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima vuole essere un piccolo cammino condiviso, fatto di attesa, parole, gesti e incontri; una finestra che si apre ogni giorno per ricordarci che, anche quando il futuro sembra incerto, possiamo ancora scegliere di esserci, di prenderci cura gli uni degli altri e di preparare insieme uno spazio di umanità che accoglie e avvolge. Ci siete?


Acrostico natalizio

L'acrostico natalizio è facoltativo, se volete crearlo lo inserirò all'interno della sezione che vi riguarda nel post di presentazione del calendario che sarà pubblicato in questo blog il 29 novembre 2026. Potete spedirmelo via e-mail o lasciarlo nei commenti.
Chi vuole farsi un'idea può cliccare Natale Express verso il Giubileo

Abete - Acqua di Neve - Adventus - Agrifoglio - Albero - Alleluia - Angeli - Asinello - Astro - Atmosfera di Natale - Attesa - Auguri - Augurio - Avvento - Babbo Natale - Ballerina - Befana - Betlemme - Biancospino - Brina - Bue - Calendario dell'Avvento - Calabrosa - Camino - Campane - Campanelle - Canditi - Canti - Canti natalizi - Capanna - Carole - Censimento - Ceppo - Chiave Magica - Ciocco - Cometa - Concerto - Concerto di Natale - Cori - Cori di Natale - Cornamusa - Cottio - Credo - Cristallo di Ghiaccio - Cristo - Cupido - Cuccia - Decorazioni - Deserto - Dodicesima Notte - Domeniche d'Avvento - Donato - Doni - Donnola - Dromedari - Elleboro - Elfi - Epifania - Episcopellus - Erode - Fede - Festa - Fiocco - Fiocco di Neve - Folletti - Freccia - Fulmine - Galaverna - Gelicidio - Gerusalemme - Gesù - Gesù Bambino - Ghiaccio - Ghirlanda - Ginepro - Giuseppe - Gloria - Gnomi - Gragnola - Grani di Neve - Greppia - Grotta - Hallelulia - Humanitas - Iesus - Incenso - Innocenti - Inverno - Jubilum - Krampus - Luce - Luminarie - Magia di Natale - Maria - Maria Vergine - Mangiatoia - Mezzanotte - Mirra - Mirto - Muschio - Natale - Natività - Nazareth - Neve - Nevischio - Notte Santa - Novena - Novena di Natale - Omino di Pan di Zenzero - Oro - Osanna - Ospitalità - Pane di Natale - Pandoro - Panettone - Panfrutto - Pastori - Pastorelle - Pesce - Pigne - Pifferai - Pifferi - Presepe - Pungitopo - Questua - Rampante - Regali - Re Magi - Renne - Rito - Rosa di Natale - Rudolph - Saltarello - San Giuseppe - San Nicola - Santa Lucia - Santo - Stella Cometa - Strenna - Strenna di Natale - Tempesta - Tintinnio - Tombola - Tormenta - Torrone - Tradizione - Uomo di Neve - Uvetta - Uvetta Sultanina - Vergine Immacolata - Veglia - Vetrone - Vigilia - Vischio - Xenia - Yahweh -Yeshua  - Walzer - Zampogna - Zampognari - Zenzero

Giorni liberi; 19

Giorni prenotabili: 1 dicembre - 2 dicembre - 3 dicembre - 4 dicembre - 5 dicembre - 6 dicembre - 7 dicembre - 8 dicembre - 9 dicembre - 10 dicembre - 11 dicembre - 12 dicembre - 13 dicembre - 14 dicembre - 15 dicembre - 16 dicembre - 17 dicembre - 18 dicembre - 19 dicembre - 20 dicembre - 21 dicembre - 22 dicembre - 23 dicembre - 24 dicembre 

Giorni sospesi: 25 dicembre  

mercoledì 7 ottobre 2026

La Battaglia di Lepanto e la Beata Vergine del Rosario

Qesta è una storia che inizia nel 1570, nel cuore del Mediterraneo l'Impero ottomano muove contro Cipro, l'isola che da quasi un secolo appartiene alla Repubblica di Venezia e la sua conquista, per la potenza ottomana, significherebbe un ulteriore passo verso il controllo del Mediterraneo e una minaccia sempre più grave alle rotte commerciali e militari di Venezia.
Nicosia cade nel settembre del 1570, mentre a Famagosta i Veneziani resistono ancora; la città viene stretta d'assedio e per mesi la sua guarnigione combatte in condizioni sempre più disperate e di fronte all’avanzata ottomana, papa Pio V intensifica gli sforzi per riunire le principali potenze cristiane in un'unica alleanza.
Dopo mesi di trattative, il 20 maggio 1571 nasce la Lega Santa, alla quale aderiscono la Spagna, Venezia, la Santa Sede, insieme a Genova, Savoia, Toscana, Urbino, Parma, l'Ordine di Malta e al comando della flotta viene posto Don Giovanni d'Austria, fratellastro di Filippo II.
Durante l'estate le navi della Lega cominciano a radunarsi a Messina; arrivano la flotta pontificia, quella veneziana, quella spagnola, le altre navi e gli uomini si incontrano nel grande porto siciliano, in tutto, la spedizione riunisce più di duecento unità.
La flotta si prepara così alla guerra imbarcando uomini, caricandoo armi e provviste, celebrando le cerimonie religiose e la benedizione degli equipaggi, mentre Pio V segue con grande attenzione la preparazione della spedizione e con la preghiera e la devozione al Rosario accompagna gli uomini della Lega Santa affidando alla Vergine Maria il buon esito della spedizione.

"... a tutti era stata distribuita, quale dono papale, una coroncina del rosario che doveva essere recitato puntualmente ogni sera..."

La Croce e la Mezzaluna - Lepanto 1571: quando la cristianità respinse l'Islam
Arrigo Petacco

A metà settembre la flotta lascia Messina e attraversa il Mediterraneo verso oriente, il 27 settembre raggiunge Corfù, dove si ferma per riorganizzarsi e prepararsi alla fase decisiva della spedizione, da qui prosegue lungo la costa greca costeggiando l'Epiro e dirigendosi verso il Golfo di Patrasso. Il 4 ottobre, mentre la flotta è riunita a Cefalonia, arriva la notizia della caduta di Famagosta, ultima roccaforte veneziana a Cipro, e dell'uccisione di Marcantonio Bragadin dopo la resa avvenuta il 4 agosto; la notizia colpisce profondamente i Veneziani e accresce la volontà di affrontare la flotta ottomana.
La mattina del 7 ottobre, presso le isole Curzolari, all'ingresso del Golfo di Patrasso, le due flotte si trovano una di fronte all’altra.
Don Giovanni d'Austria comanda il centro dello schieramento cristiano, mentre le grandi galeazze veneziane vengono impiegate davanti alla linea delle galere e così inizia una delle più grandi battaglie navali dell'epoca; le navi si avvicinano, l'artiglieria apre il fuoco e, quando le galere entrano in contatto, il combattimento diventa un susseguirsi di arrembaggi e scontri ravvicinati che si potraggono per ore nel golfo fino a quando la flotta della Lega Santa prevale.
La vittoria di Lepanto viene attribuita all'intercessione della Vergine e nel 1572 Pio V istituisce la festa di Santa Maria della Vittoria, da celebrare nella prima domenica di ottobre.
Nel 1573 Gregorio XIII collega la celebrazione al titolo della Madonna del Rosario e la festa rimane legata alla prima domenica di ottobre fino al 1913, quando Pio X la fissa al 7 ottobre.

"... l'annuncio della vittoria venne accolto ovunque con esplosioni di gioia e come l’inizio di una «guerra santa» che avrebbe segnato il trionfo della Croce sulla Mezzaluna.
Papa Pio V, che aveva salutato il ritorno di don Giovanni d’Austria con le parole desunte dal Vangelo di Giovanni: «E ci fu un uomo mandato da Dio chiamato Giovanni», celebrò un solenne Te Deum di ringraziamento e dispose che il 7 ottobre diventasse un giorno festivo dedicato alla Beata Vergine della Vittoria (ma in seguito, il suo successore Gregorio XIII lo trasformerà inspiegabilmente nella festa della Beata Vergine del Rosario ..."
"... Mentre l’intera Europa festeggiava la sconfitta dell’Islam, l’unico ad accogliere il risultato clamoroso della battaglia di Lepanto senza tradire particolari emozioni era stato Filippo II. Ricevette l’annuncio della vittoria dall’ambasciatore di Venezia, Leonardo Donato, la mattina del giorno di Ognissanti mentre stava assistendo alla messa. Pur immaginando di quale messaggio egli fosse latore, il sovrano ordinò ai sacerdoti di non interrompere il rito. Soltanto a messa ultimata il sovrano diede udienza all’ambasciatore e questo fu il suo laconico commento: «Don Giovanni si è molto esposto…». In seguito tuttavia stabilì che ogni anno, il 7 ottobre, venisse celebrata una messa nella cattedrale di Toledo, dove è ancora conservato il vessillo della Real che don Giovanni d’Austria aveva mandato in dono al re suo fratello ..."

La Croce e la Mezzaluna - Lepanto 1571: quando la cristianità respinse l'Islam
Arrigo Petacco

Lieta Festa della Beata VerginedelRosario!

Madonna del Rosario -1573 -  Paolo Caliari detto Il  Veronese - Gallerie dell'Accademia di Venezia

Madonna del Rosario -1573 -  Paolo Caliari detto Il  Veronese - Gallerie dell'Accademia di Venezia

domenica 4 ottobre 2026

4 ottobre a 800 anni dalla morte di San Francesco

Nel 1182 nasce Francesco di Pietro di Bernardone, destinato a diventare il Poverello d’Assisi e il fondatore dell’Ordine dei Frati Minori. La sua giovinezza trascorre dentro gli ideali e le ambizioni del suo tempo, ma il cammino della sua vita lo conduce alla conversione, alla penitenza, alla scelta della povertà e a una spiritualità più profondamente ispirata al Vangelo. Intorno a lui si raccolgono i primi compagni e quella piccola fraternità, nata nella povertà e nella predicazione, diventa progressivamente l’Ordine dei Frati Minori.
Il cammino di Francesco raggiunge uno dei suoi momenti più alti nel settembre del 1224, quando, sul monte della Verna, riceve le sacre stimmate; il suo corpo porta così. a due anni dalla morte. i segni della Passione di Cristo; la sua vita.
Nel 1226 è ormai gravemente malato e alla Porziuncola, sentendo avvicinarsi la morte, si congeda dai suoi frati, la sera del 3 ottobre, che nel computo medievale a partire dal tramonto apparteneva già al 4 ottobre, muore:

"Del dì, e dello anno della morte di Santo Francesco.

Passò di questa vita il glorioso Confessore di Cristo, Messere Santo Francesco, l’anno del nostro Signore (1) mille dugento ventisei, a dì quattro d’Ottobre il Sabato, e fu seppellito la Domenica. In quello anno era l’anno vigesimo della sua conversione, cioè quando avea cominciato a fare penitenzia, ed era il secondo anno dopo la ’mpressione delle sacre sante Istimate ed era negli anni quarantacinque della sua nativitade.

Note

(1) Il Santo morì la sera del sabato, 3 ottobre 1226. Nel medio evo, però, il computo del nuovo giorno si iniziava al tramonto del sole, e perciò troviamo nelle Leggende medioevali la data del 4 ottobre accettata dalla Chiesa per la celebrazione annuale del Santo."

I fioretti di San Francesco
San Francesco d'Assisi, 1277 - 1280 circa, Cimabue - Museo della Porziuncola

San Francesco d'Assisi, 1277 - 1280 circa, Cimabue - Museo della Porziuncola

Attorno al corpo del Poverello si raccolsero i suoi compagni, i cittadini di Assisi e Santa Chiara con le sue monache, mentre le stimmate divennero testimonianza visibile della sua conformità a Cristo; tra coloro che vollero accertarsene vi fu Messere Jeronimo, che fino ad allora aveva dubitato della loro autenticità:

"Come Messere Jeronimo toccò, e vide le sacre e sante Istimate di Santo Francesco, che prima non le credea.

Nella morte di Santo Francesco, non solamente la detta Madonna Jacopa, e li figliuoli (1) colla sua compagnia vidono e baciarono le gloriose sacrate Istimaîte sue, ma eziandio molti cittadini d’Ascesi; fra’ quali uno Cavaliere molto nominato e grande uomo, che aveva nome Messere Jeronimo (2), il quale ne dubitava molto ed erane iscredente, come Santo Tommaso Apostolo di quella di
Cristo; e per certificarne sè e gli altri, arditamente innanzi alli Frati ed alli secolari, movea li chiovi delle
mani e de’ piedi, e trassinava (3) la piaga del costato evidentemente. Per la quale cosa egli poi n’era costante testimonio di quella verità, giurando in sul Libro, che così era, e così avea veduto e toccato. Vidonle ancora, e baciaronle le gloriose sacre sante Istimate di Santo Francesco Santa Chiara colle sue Monache, le quali furono presenti alla sua sepoltura (4)."

Note
(1) Li testimonia il CELANO che Giovanni Frangipane, proconsole dei Romani e conte del sacro Palazzo, giurò e confermò per tutti ciò che fanciullo avea visto e toccato con la madre, al leito di morte del Santo.
(2). Nel ciclo degli affreschi di Giotto e della sua scuola, adi Basilica superiore di Assisi, che il Venturi chiamò il «codice principe » delle «leggende » del Santo, un affresco raffigura questo gentiluomo assisiano che con le proprie mani si assicura delle saere stimmate.
(3) frugava.
(4) La salma del Poverello venne trasportata dalla Porziuncola nella chiesa di San Giorgio, oggi di S. Chiara, passando e sostando a San Damiano. Soltanto nel 1230, due anni dopo la canonizzazione, fu sepolta nella grandiosa basilica innalzata da frate Elia sul Colle detto dell’Inferno perchè vi avevan sepoltura i giustiziati, che si chiamò, in onore del Santo, Colle del Paradiso. Per timore che fosse trafugata, alcuni Assisiati, penetrati nel tempio violentemente, chiuse alle spalle le porte, la deposero in un confersepolcro segreto, nella viva roccia, dove al principio dell’ ’800 papa Pio VII autorizzò gli scavi e le ricognizioni, facendo poscia trasformare il sotterraneo in una cappella. Cfr. P. Virrorino Facchinetti, La Storia del Poverello d'Assisi, Milano, S. L. Eucaristica, 1920, p. 373 e seg.).

I fioretti di San Francesco

San Francesco d’Assisi e quattro miracoli post mortem, 1260 - 1270 circa, attribuito a Giunta Pisano - Pinacoteca Vaticana

San Francesco d’Assisi e quattro miracoli post mortem, 1260 - 1270 circa, attribuito a Giunta Pisano - Pinacoteca Vaticana

Il giorno seguente Francesco viene sepolto nella chiesa di San Giorgio. Nel 1228 Gregorio IX lo proclama santo e, nel 1230, le sue spoglie vengono trasferite nella basilica costruita in suo onore sul colle che fino ad allora era stato chiamato dell’Inferno e che, con la presenza del suo sepolcro, assumerà il nome di colle del Paradiso.
Passano gli anni e cresce, tra i frati che lo avevano conosciuto, il desiderio di raccogliere le parole, gli episodi e i ricordi della prima fraternità. Nel 1244 il Capitolo generale di Genova sollecita la raccolta delle memorie dei primi compagni; nel 1246 frate Leone, frate Rufino e frate Angelo Tancredi inviano a Crescenzio da Jesi una lettera nella quale riuniscono episodi di cui erano stati testimoni e altri che avevano ascoltato dagli stessi frati:

" ... Eran trascorsi quasi vent'anni dalla morte del Santo; e, sollecitati dall’espressa volontà del Capitolo generale di Genova del 1244, ecco tre compagni, frate Leone pecorella di Dio, frate Rufino il romito «ratto » nel. l’estasi, frate Angelo Tancredi esercitato nella spada come nella missione di Cristo, dichiarare in una lettera (11 agosto 1246) al padre generale Crescenzio da Jesi, di aver colto, come «in ameno prato, alcuni fiori che eran loro sembrati più belli », cose e aneddoti della vita del Santo di cui eran stati testimoni « per quanto indegni », o di cui avevan sentito narrare da altri frati, senza che nelle leggende anteriori del Santo se ne fosse fatta parola ..."

Il fioretti di San Francesco

Il Rosario di Maria - Almanacco Italiano 1896

Il Rosario di Maria - Almanacco Italiano 1896

Il mese di ottobre acquista anche una particolare connotazione mariana e la devozione al Rosario, che la tradizione collega alla predicazione di San Domenico, riceve un impulso decisivo dopo la battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571. Nel 1573 Gregorio XIII istituisce la festa del Rosario nella prima domenica di ottobre per le chiese dotate di un altare o di una confraternita del Rosario; nel 1716 Clemente XI estende la celebrazione alla Chiesa universale.
Nell’Ottocento sarà Leone XIII a imprimere al Rosario un rinnovato vigore; al tema dedica numerosi documenti e, nel 1883, indica ottobre come mese particolarmente consacrato alla preghiera del Rosario ed è in questa lunga storia della devozione che si inserisce la pagina dell’Almanacco Italiano del 1896, dove il 4 ottobre riunisce nella stessa pagina la memoria di San Francesco, il Rosario di Maria, l’effemeride storica e il pensiero quotidiano.

Il Rosario di Maria

L'istituzione del Rosario rimonta al secolo
XII, quando S. Domenico confuse gli
eretici Albigesi. Con questa divozione suggeritagli
dalla Madonna medesia si videro
rinvigorire la pietà, la fede, la concordia.
Leone XIII ha dato la luce ben sei dottissimi
documenti csul Rosario Mariano. Il Rosario
di Maria alimenti la nostra fede, e fortifichi
il nostro spirito! __ S. Francesco d'Assisi, fondatore
dell'ordine dei Frati Minori, detto il
Poverello d'Assisi ( n.1182 † 1226). - San Pietro-
nio vescovo, patrono di Bologna.


Ricordi. ___________________________________
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Effemeride storica. - 1849. Giunge a Genova
salma del re Carlo Alberto, portata
per mare da Oporto.

Un pensiero al giorno. Come nella fornace
si prova l'argento, e l'oro nel crogiuolo,
così è provato l'uomo per le parole dichi lo
adula. (Bibbia __ Proverbi, cap.XXVII).

Domenica 4 ottobre Il Rosario di Maria - Almanacco Italiano 1896

Nel 1958 la legge n. 132 riconosce il 4 ottobre come solennità civile in onore dei Santi Patroni speciali d’Italia, Francesco d’Assisi e Caterina da Siena. La successiva disciplina del 1977 interviene sul regime delle festività e ne riduce gli effetti civili. Nel 2005 il 4 ottobre viene anche associato espressamente alla pace, alla fraternità e al dialogo tra culture e religioni.
L’8 ottobre 2025 viene promulgata la legge n. 151, entrata in vigore il 1° gennaio 2026, che istituisce la festa nazionale di San Francesco d’Assisi, e a 800 anni di distanza dalla sua morte, inserisce il 4 ottobre tra i giorni festivi previsti dalla legge italiana.
Il provvedimento richiama esplicitamente i valori della pace, della fratellanza, della tutela dell’ambiente e della solidarietà incarnati dalla figura di Francesco.

Lieta festa di San Francesco d'Assisi!

venerdì 2 ottobre 2026

2 ottobre - Santissimi Angeli custodi

Santissimi Angeli Custodi - Almanacco Italiano 1896

Santissimi Angeli Custodi - Almanacco Italiano 1896

SS. Angeli custodi.

L'esistenza degli angeli non si può provare
con la metafisica; soltanto la Teologia,
ossia la rivelazione ridotta a sistema scientifico,
può fornirci doviziosi argomenti. Basti
ricordare le parole di G. C: Iloro Angeli del
cielo veggono sempre la faccia del Padre mio.
L'ufficio degli Angeli consiste nel dar lode
Dio, obbedire ai suoi comandi e custodire
glii uomini dalle tentazioni.

Ricordi. _____________________________
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Effemeride storica. — 1870. Plebiscito delle
Provincie Romane in favore dell' unione al Regno
d'Italia; alla votazione resultano 133,681
s^ su 1507 no.

Un pensiero al giorno. — Se hai l'abitudine
di comprare ciò di cui non hai bisogno, non
tarderai a vendere quel che ti è necessario.
                                           (B. Franklin).

L'idea di protezione, nell'Almanacco Italiano del 1896, attraversa l'intera pagina dedicata ai Santissimi Angeli Custodi, l'uomo viene protetto da una presenza superiore che lo accompagna e lo difende, si trova quindi all'interno di un ordine più grande, nel quale esiste qualcuno mandato da Dio che provvede alla sua sicurezza spirituale; poi è chiamato a conservare ciò che la storia gli ha consegnato, un compito collettivo che, attraverso il ricordo, tutela il legame con il passato che ha reso possibile il presente; e infine deve imparare a prendersi cura di se stesso e delle proprie risorse, assumendosi direttamente la responsabilità delle proprie scelte; consumare per desiderio ciò che non è necessario può portare a sacrificare ciò che invece lo è. 
Custodire significa allora saper dare alle cose il giusto valore, stabilire una priorità, pensare alle conseguenze delle proprie azioni e al futuro.

Lieta Festa dei SantissimiAngeli Custodi e dei nonni!
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