San Matteo Apostolo ed Evangelista - Almanacco Italiano
S. Matteo ap. ed evangelista.
Si chiamava, prima della sua conversione,
Levi e nacque in Galilea, ove era ricevitore
delle gabelle per conto dei Romani. Vivea sulle
rive del lago di Genesaret. Colà passando
lìesù, vide Matteo e gli ordinò di seguirlo. Predicò
ai Persiani, agli Etiopi ed ai barbari dell'Oriente.
Scrisse Tevangelo in ebraico dieci
anni dopo la Risui'rezione. Festa nella Metropolitana
di Salerno, ove si venera il suo corpo
trasportatovi nell'anno 1080.
Ricordi. ___________________________________
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Effemeride storica. — 1864. Fatti luttuosi
di Torino che protesta contro la convenzione
di settembre. Le vie della patriottica città
sono insanguinate per due giorni dalla violenta
repressione.
Un pensiero al giorno. — Il solo essere veramente
infelice è quegli che non può né
amare, né agire, nò morire.
(Signora d' Houidetot).
21 settembre - Lunedì
San Matteo Apostole ed Evangelista - Almanacco Italiano
Prima di essere Matteo, l'apostolo e l'evangelista, era Levi, un pubblicano, sedeva al banco delle imposte e riscuoteva le gabelle per conto dell'autorità romana e per questo era guardato con diffidenza dalla sua gente.
Chiamato da Gesù, Levi si alzò, lasciò il banco delle imposte e divenne uno dei discepoli, le notizie sulla sua vita dopo la Risurrezione sono scarse e appartengono in parte alla letteratura agiografica. La memoria cristiana lo vuole predicatore in terre lontane e gli attribuisce la diffusione del Vangelo in diverse regioni dell'Oriente, Il suo culto si diffuse progressivamente nel mondo cristiano, la sua festa venne fissata nel calendario, attestata al 21 settembre nel Martyrologium Hieronymianum, raccolta martirologica formatasi tra il V e il VI secolo; nel Liber sacramentorum della tradizione gregoriana, raccolta attribuita a Gregorio Magno e trasmessa nella forma giunta fino a noi attraverso successive redazioni; è preceduta il 20 settembre dalla Vigilia sancti Matthaei evangelistae e nel Kalendarium Anglicanum, attribuito a Beda la vigilia di San Matteo compare accanto all'Aequinoctium autumnale.
San Matteo è patrono degli esattori, dei contabili, dei ragionieri, dei banchieri e dei finanzieri, le sue reliquie, secondo la tradizione, furono rinvenute in Lucania, traslate a Salerno nel 954 per volontà del principe longobardo Gisulfo I e deposte nella nuova cattedrale di Salerno nel 1080.
Con la sua posizione nel calendario e la festa celebrata il 21 settembre, a ridosso dell'equinozio d'autunno, si lega anche alla vita delle comunità rurali, diventando un punto di riferimento per i lavori della terra, i raccolti, la semina, la vendemmia, il comportamento degli animali e i cambiamenti del tempo.
In Puglia San Matteo assume soprattutto la funzione di marcatore dell'equilibrio fra giorno e notte, una sorta di segnale d'ingresso nell'autunno; nel Gargano si dice: «Sante Mattìje, tante la notte e ttante la dije - San Matteo, tanto la notte quanto il giorno.» o, in varianti locali, «A San Mattie tante la notte e tante le die.», «A San Mattìe tanta la notte e tante le die.»; a Cerignola la stessa idea è espressa da: «San Malleie, lande la notte kuande la deie - San Matteo, tanto la notte quanto il giorno».
Nelle Marche emergono invece funzioni legate alla fauna e alla pastorizia: «Sammatè: la runnola va, lu turdu vè - San Matteo: la rondine va, il tordo viene.»; qui San Matteo diventa indicatore del passaggio stagionale attraverso il comportamento degli uccelli; nell'area di Fermo si tramanda: «De san Mattè, mitti lu virru fra le bebbè - Di San Matteo, metti il montone fra le pecore.» e la ricorrenza diventa così un riferimento per la riproduzione del bestiame, indicando il momento in cui il montone viene introdotto nel gregge.
Nell'area istriana acquista una funzione agricola legata alla semina del grano, come ricordano: «Chi somena el gran per San Matio spera 'n Dio - Chi semina il grano per San Matteo spera in Dio.» e «Per San Matio chi buta intera spera in Dio - Per San Matteo chi getta in terra spera in Dio.»; nell'area istroromanza la stessa relazione fra la ricorrenza e la semina è racchiusa nella formula: «San Mateîo, cheî boûta in tiera spira in Deîo - San Matteo, chi semina spera in Dio.».
La tradizione della Venezia Giulia conserva da una parte il riferimento al lavoro umano della semina, dall'altra l'osservazione del ciclo naturale dei frutti: «San Matìo chi bùta in tèra spèra in Dìo - San Matteo, chi butta in terra spera in Dio.»; il proverbio mostra come il contadino, consapevole che il risultato dipenderà dal tempo e dalle condizioni della stagione, affidi il buon esito del lavoro a Dio. Nella stessa zona il calendario di San Matteo è legato anche alla maturazione delle noci: «Per San Matìo le nóse se córi drio - Per San Matteo le noci si corrono dietro.».
In Emilia-Romagna è associato alla maturazione delle castagne; a Borgotaro, nel Parmense, si tramanda: «P'r San Maté – L' castagn' sutu ai pé - Per San Matteo le castagne sotto i piedi.».
In Toscana segna invece l'avvio della stagione dell'uccellagione: «A San Mattè l'uccellator salta in piè - A San Matteo l'uccellatore salta in piedi.».
In Veneto diventa un vero marcatore della trasformazione stagionale: diminuisce la luce, finisce il bel tempo, cambia il clima e comincia la stagione della caccia; nel Veronese la tradizione recita: «De San Matio le giornade le torna indrio - Per San Matteo le giornate tornano indietro.», «A San Matìo el bel tempo l'è finio - San Matteo, il bel tempo è finito.» e «San Matio no xe mai suto - San Matteo non è mai asciutto.».
In Lombardia la festa è fortemente legata ai prodotti agricoli, al tempo e alla caccia; nel Bergamasco la tradizione popolare raccoglie: «A san Maté, aqua denàcc o de dré - San Matteo, acqua prima o dopo.», «A san Maté, la castègna la à o la è - San Matteo, la castagna o si forma o va a male.», «A san Maté, ol durd l’è lé - San Matteo, il tordo è lì.» e «A san Maté, ol cassadür l’è prèst in pé - San Matteo, il cacciatore è presto in piedi.»; nella Lombardia orientale il rapporto con il ciclo agricolo emerge da: «Fina San Maté l'erba la dèventa fé - Fino a San Matteo l'erba diventa fieno.»; a Crema, invece, il proverbio richiama il progressivo accorciarsi della luce: «Per San Maté la gürnada là dà 'ndré - Per San Matteo la giornata va indietro.».
Nel Trentino ritorna il motivo dell'equilibrio fra giorno e notte, attraverso il quale San Matteo segna il passaggio stagionale: «Da San Matjòt ’l è lóng al dí cúmi la nòt - Da San Matteo il giorno è lungo come la notte.».
Nella tradizione ladina lo stesso rapporto fra luce e oscurità assume una forma ancora più esplicita: «San Mattì valivèja la nèt e ’l dí - San Matteo uguaglia la notte e il giorno.».
In Friuli la funzione di San Matteo è soprattutto meteorologica e stagionale: «A San Matìu un bjel serèj al càpa la sjaràda adimplèn - A San Matteo un bel sereno prende l'autunno in pieno.» e «Comincia a fare brutto tempo a San Matteo e c’è l’affitto da pagare per San Michele.».
In Piemonte si lega anche alla caccia e al momento in cui occorre preparare la casa all'arrivo del freddo: «Për San Maté 'l casador a sàuta 'n pé - Per San Matteo il cacciatore salta in piedi.» e «Ël di ëd San Maté spacia ’l canon dël potagé e dël franclin pronta ij brandé - Il giorno di San Matteo pulisci il tubo della stufa e prepara gli alari del caminetto.»
Nel giorno consacrato a San Matteo, la pagina dell'Almanacco Italiano del 1896 raccoglie, accanto alla ricorrenza religiosa, anche la memoria degli uomini e delle loro vicende. L'effemeride ci riconduce a un giorno doloroso della storia di Torino, mentre il pensiero del giorno apre invece uno spazio più intimo, là dove l'esistenza si misura con la capacità di amare, di agire e di dare un senso al proprio cammino. Nel complesso un’occasione per ricordare ciò che è stato, osservare ciò che cambia e dare un significato al presente.
Lieta Festa di San Matteo Apostolo ed Evangelista!

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