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giovedì 14 maggio 2026

Ascensione, ritorno al Padre

L’Ascensione di Cristo 1460-1464 - Andrea Mantegna - Galleria degli Uffizi - Firenze

L'Ascensione di Cristo 1460-1464 
Andrea Mantegna 
Galleria degli Uffizi - Firenze

La vita umana non è lineare né stabile, né semplice accumulo di esperienze, ma un movimento continuo di inquietudine, attraversamento, disfacimento e ricostruzione. Ogni fase autentica dell'esistenza comporta la perdita della configurazione precedente di sé e l'emergere di una coscienza più unificata e consapevole.
La crisi è una soglia, ciò che la tradizione cristiana riconosce simbolicamente nella Quaresima, tempo in cui l'uomo entra nella sottrazione dell'abbondanza di certezze, delle illusioni di controllo affidate ai pronostici; riconosce la propria frammentazione, e proprio lì inizia a ricercare un sé più profondo e più vero che si compie nella Pasqua, passaggio dalla crisi alla rinascita, in cui la morte di uno schema diventa condizione per la nascita di una forma nuova e più matura.
L'Ascensione di Gesù, che si attua oggi, quaranta giorni dopo la Pasqua e verrà celebrata domenica 17 maggio, completa proprio questo processo che il figlio di Dio ha realizzato pienamente, mostrato e restituito all'uomo come possibilità che conduce a una salvezza concreta che conquista la vita e non la consegna a un destino augurato che decide per lei (Vedi Auguri). 
Cristo che ha preso su di sé il sacrificio, ha indicato la via e l'ha resa percorribile come evoluzione universale dell'esperienza umana, trascende e torna al Padre, in quella dimensione originaria e invisibile da cui ogni percezione capace di elaborare senso proviene, la sua presenza continua attraverso il dono dello Spirito Santo che si effonde nell'interiorità degli esseri umani, liberi di camminare sulle proprie gambe.
Il cristianesimo è la forma attraverso cui si è sviluppata gran parte della nostra idea di persona, coscienza e libertà; siamo nati dentro questa eredità culturale e spirituale che ha preso vita, si è sviluppata e ha vissuto in un crogiuolo di culture del Vicino Oriente antico, del mondo ebraico, greco e romano. In questo spazio condiviso, agli stessi simboli e ai linguaggi che circolavano veniva attribuito un significato diverso nelle differenti matrici spirituali e ciò ha contribuito a convalidare una mentalità collettiva complessa, segnata da conflitti, tensioni, paure e rapporti di potere, giunta fino a noi, nella quale il messaggio cristiano ha trovato resistenze, avanzamenti, retrocessioni e contraddizioni rimanendo ancora oggi un orizzonte non del tutto espresso.

Lieta Ascensione di Cristo!

Per ulteriori informazioni

lunedì 25 dicembre 2023

Il fuoco dell'amore

Non è una reggia quella dove
nasce chi salverà il mondo,
ma una stalla
e venendo tra noi accende
il fuoco dell’amore.
Questo fuoco non si spegnerà più.
Possa ardere nei nostri cuori
come fiamma che diventi accoglienza
e sostegno per tanti nel bisogno
e nella sofferenza

Una stalla
Giovanni Paolo II

La quinta candela di Natale

Dalla candela della Quarta Domenica d'Avvento l'accensione della quinta

Accensione della quinta candela di Natale

Diffusore di essenze - Limone

Diffusore di essenze - Limone

Il mio papà, quando preparavamo le scorze degli agrumi durante la stagione natalizia per accompagnare l'accensione delle candele dell'Avvento e per profumare tutta la casa, mi diceva di rispettare le loro diverse note olfattive di per sé ricche non svilendone l'impronta peculiare confondendole le une con le altre, di apprezzare il dono di quel sentore sublime frutto del loro sacrificio e di esaltare la loro unicità con dell'acqua tiepida tanto da accarezzarle e scaldarle con dolcezza senza aggredirle con la violenza di un calore eccesivo, ed ecco che le essenze si diffondevano nell'aria e ci inondavamo l'anima.

Presepe 2023

La statuina verde, per chi se lo chiedesse, è un pastore

Gesù

Non ho mai vissuto un Calendario dell'Avvento così strambo come quello di quest'anno che oggi concludiamo nel blog del Folletto del Vento - Viaggio nel Vento, e lo devo a un guasto del P. C. che è in coma e a quanto pare non si riprenderà più, ho perso il controllo dei link da attivare e il tempo giusto per attivarli, ho iniziato con un'ansia che si poteva tagliare a fette per quanto era densa e poi... poi leggendovi si è affievolita fino a scomparire perché vi ho riconosciuti, ho riconosciuto quel tendere la mano, quell'esserci che vi contraddistingue tutti da sempre, vi siete incoraggiati a vicenda, vi siete sostenuti, mi avete sostenuta e vi ho amato più che mai, lo spirito di questi dieci anni ci ha celebrati senza ostentazione ed è stato bellissimo. Grazie!
 
Lieto Natale!

Più tardi il link  dello short sull'accensione della candela di Natale e sul presepe 

mercoledì 20 dicembre 2023

Il Collegio degli Auguri

Ventesima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima 

20 dicembre - Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima

" Ma a che scopo dilungarci? Vediamo l'origine dell'aruspicìna; così giudicheremo nel modo più facile quale autorità essa abbia. Si dice che un contadino, mentre arava la terra nel territorio di Tarquinia, fece un solco più profondo del solito; da esso balzò su all'improvviso, un certo Tagete e rivolse la parola all'aratore. Questo Tagete, a quanto si legge nei libri degli etruschi, aveva l'aspetto di un bambino, ma il senno di un vecchio. Essendo rimasto stupito da questa apparizione il contadino, e avendo levato un alto grido di meraviglia, accorse molta gente, e in poco tempo tutta l'Etruria si radunò colà. Allora Tagete parlò a lungo dinanzi alla folla degli ascoltatori, i quali stettero a sentire con attenzione tutte le sue parole e le misero poi per iscritto. L'intero suo discorso fu quello in cui era contenuta la scienza dell'aruspicìna; essa poi si accrebbe con la conoscenza di altre cose che furono ricondotte a quegli stessi principi. Ciò abbiamo appreso dagli etruschi stessi, quegli scritti essi conservano, quelli considerano come la fonte della loro dottrina. C'è dunque bisogno di Carneade per confutare cose del genere? O c'è bisogno di Epicuro? Può esserci qualcuno tanto insensato da credere che un essere vivente, non saprei dire se dio o uomo, sia stato tratto di sotterra da un aratro? Se devo considerarlo un dio, perché, contro la natura degli dèi, si era nascosto sotterra, sì da veder la luce solo quando fu messo allo scoperto da un aratro? Non poteva, essendo un dio, esporre agli uomini la sua dottrina dall'alto? Se, d'altra parte, quel Tagete era un uomo, come poté vivere soffocato dalla terra? Da chi, inoltre, poté aver appreso egli stesso ciò che andava insegnando agli altri? Ma sono io più sciocco di quelli che credono a queste cose, io che perdo tanto tempo a discutere contro di loro!

È molto spiritoso quel vecchio motto di Catone, il quale diceva di meravigliarsi che un arùspice non si mettesse a ridere quando vedeva un altro arùspice. Quante delle cose predette da costoro si sono verificate? E se qualche evento si è verificato, quali prove si possono addurre contro l'eventualità che ciò sia accaduto per caso? Il re Prusia, quando Annibale, esule presso di lui, lo esortava a far guerra a oltranza, diceva di non volersi arrischiare, perché l'esame delle viscere lo dissuadeva. "Dici sul serio?" esclamò Annibale; "preferisci dar retta a un pezzetto di carne di vitella che a un vecchio condottiero?" E Cesare stesso, dissuaso dal sommo arùspice dall'imbarcarsi per l'Africa prima del solstizio d'inverno, non s'imbarcò egualmente? Se non l'avesse fatto, tutte le truppe dei suoi avversari avrebbero avuto il tempo di concentrarsi in un solo luogo. Devo mettermi a fare l'elenco (e potrei fare un elenco davvero interminabile) dei responsi degli aruspici che non hanno avuto alcun effetto o lo hanno avuto contrario alle previsioni? In quest'ultima guerra civile, quante predizioni, per gli dèi immortali!, ci delusero! Quali responsi di arùspici ci furono trasmessi da Roma in Grecia! Quali cose furono predette a Pompeo!... "

Della Divinazione - XXIII - XXIV
Marco Tullio Cicerone
Traduzione a cura di Sebastiano Timpanaro

Cicerone ci spiega come la leggenda racconti che sia stato Tagete a insegnare l'aurispicina agli etruschi. 
Nella versione più popolare della storia il contadino che scopre Tagete sotto una zolla di terra mentre sta arando è Tarconte, il fondatore di Tarquinia, co-fondatore con il fratello Tirreno della dodecapoli etrusca i cui rituali divinatori si  basano sugli insegnamenti ricevuti dal canto del fanciullo con la mente di un saggio che scompare subito dopo la donazione dei suoi precetti, raccolti nei sacri libri tagetici o haruspicini e nella parte più antica dei libri acherontici.
L'arte augurale si diffonde nel Lazio e ad essa Romolo deve la conquista del titolo di re; come primo augure romano costituisce il Collegio degli Auguri composto da tre sacerdoti scelti dalle curie come rappresentanti di ognuna delle tre tribù che inizialmente compongono il popolo romano, Ramnes i Latini, Tities i Sabini e Luceres gli Etruschi. 

Specchio di Pava Tarchie da Tuscania - IV - III sec. a. C. -  Museo archeologico - Firenze

Specchio etrusco
Pava Tarchie insegna l'aruspicina a Avl Tarchunus
Tuscania - IV - III sec. a. C. 
Museo archeologico - Firenze 

Specchio di Pava Tarchie da Tuscania - IV - III sec. a. C. -  Museo archeologico - Firenze

" ... Sotto il consolato di Marco Valerio e Quinto Apuleio all’esterno la situazione fu abbastanza tranquilla:
gli Etruschi erano costretti dalla sconfitta e dalla tregua a rimanere in pace; i Sanniti, prostrati dalle perdite di lunghi anni di guerra, per il momento non erano malcontenti del nuovo trattato. Anche a Roma il trasferimento di un buon numero di cittadini nelle colonie aveva reso la plebe più tranquilla e meno gravata.
Tuttavia, ad impedire che la calma fosse totale, i tribuni della plebe Quinto e Gneo Ogulnio accesero una contesa fra patrizi e plebei delle famiglie più eminenti.
Costoro, dopo aver cercato in più occasioni di mettere in cattiva luce i patrizi presso la plebe, visti fallire gli altri tentativi, presero un’iniziativa che interessava non la parte più bassa della plebe, ma i suoi capi, cioè i plebei che erano stati consoli ed avevano riportato il trionfo,
ai quali ormai fra tutti gli onori mancavano soltanto le cariche sacerdotali, non ancora accessibili ai plebei.
Proposero dunque questa legge, che al fine di aumentare il numero dei sacerdoti, ai quattro àuguri e quattro pontefici allora esistenti fossero aggiunti quattro pontefici e cinque àuguri tratti dalla plebe.
Non trovo spiegazione di come il collegio degli àuguri abbia potuto allora trovarsi ridotto al numero di quattro, a meno che ne fossero morti due è noto infatti che il numero degli àuguri dev’essere dispari, in modo che le tre antiche tribù dei Ramnensi, Tiziensi e Luceri abbiano ciascuna un proprio àugure,
oppure, se si rende necessario un numero superiore, i sacerdoti devono essere moltiplicati sempre in pari proporzioni, come avvenne quando, a quattro àuguri aggiuntine cinque, si raggiunse il numero di nove, tre per ogni tribù.
Però i patrizi del fatto di avere degli àuguri tratti dalla plebe si indignarono altrettanto di quando avevano visto il consolato diventare accessibile al volgo.
Volevano far credere che la cosa riguardava più gli dèi che loro stessi: gli dèi avrebbero provveduto a che non venissero contaminati i sacri riti; essi si auguravano solo che non si abbattesse sulla repubblica una qualche calamità.
Tuttavia non opposero molta resistenza, avvezzi ormai com’erano ad essere sconfitti in contese di tal genere; vedevano che i loro avversari ormai non solo aspiravano alle cariche maggiori, che un tempo a stento osavano sperare, ma avevano raggiunto già tutte le mete per cui la lotta era stata più incerta, consolati e censure e trionfi in gran numero.

Ab Urbe Condita - Libro X
Tito Livio
Traduzione a cura di Luciano Perelli

Asse della serie fusa " del sacrificio " - rappresentazione di aruspice con cappello a punta - III sec. a. C.  Museo archeologico - Firenze

Rappresentazione di aruspice con cappello a punta 
III sec. a. C. 
Museo archeologico - Firenze 

Con l'aumento delle tribù  gli auguri diventano cinque e sono selezionati tra i patrizi; dal 300 a. C. con la lex Ogulnia, che prende il nome da Gneo Ogulnio,  il collegio si apre alla plebe e i membri salgono a nove, cinque arruolati tra i patrizi e quattro tra la plebe, con Silla si aggiungono altri sei sacerdoti che come in origine mantengono un numero dispari, con Cesare si raggiunge la quota sedici che nell'età imperiale, in cui si perde la distinzione tra patrizi e plebei optando per una scelta che prediliga il grado senatorio, può essere oltrepassata dal diritto degli imperatori che nominano i loro familiari.
L'elezione avviene per cooptazione, nel 103 con la lex Domizia la designazione si realizza attraverso i comizi composti da 17 tribù estratte a sorte a cui il collegio presenta i candidati proposti da non più di due dei suoi membri che in assemblea garantiscono sulla loro dignità. Silla nel 63 a. C. abroga la lex Domizia che successivamente viene di nuovo ripristinata e Tiberio affida il suffragio augurale, relativo all'imperatore e ai suoi familiari, al senato che comunica al collegio il risultato della votazione che pro forma coopta gli eletti. 
I nuovi sacerdoti che diventano tali a vita acquisiscono il privilegio di non essere estromessi dal collegio qualsiasi sia il delitto di cui possano macchiarsi, giurano di non rivelare a nessuno i segreti dell'arte augurale e vengono consacrati con la consultazione divinatoria per poi offrire un banchetto cerimoniale.
Il Collegio degli Auguri che vede nel più anziano di loro il presidente non ha una sede stanziale, si riunisce nelle case dei membri alle none di ogni mese, e con le regole della disciplina augurale custodisce le proprie decisioni nell'archivio collegiale, i membri sono assistiti dai servi pubblici dello Stato e da calatori personali pagati con le rendite del collegio. 
Nel IV secolo al tempo di Teodosio il Giovane la grande considerazione di cui aveva goduto il Collegio degli Auguri viene a mancare e si spegne definitivamente con l'imperatore Costanzo che ne proibisce il consulto.

Statuetta di augure - 480 a.C. -  Museo archeologico - Firenze

Statuetta di augure 
480 a.C. 
Museo archeologico - Firenze 

Con la maturazione culturale si comprende che il futuro non può essere previsto da quell'arte augurale giunta dal Medio Oriente in Occidente, ma gli si può andare incontro per viverlo e per renderlo presente, di quell'antica pratica rimane la parola augurio e in un codice concettuale condiviso, si fa speranza che vuole realizzare per tutti il buono e non il cattivo, il bene e non il male, il meglio e non il peggio, Dio e non Satana. 

Domani per la ventunesima finestra siamo tutti invitati ad andare nel blog di Chicchina AcquadiFuoco

" ... «Un Buon Natale a tutti noi, miei cari. Che Dio ci benedica!» 
E tutta la famiglia ripeté quell’augurio ... "

Canto di Natale - Terza Strofa - Il secondo dei tre spiriti
Charles Dickens
Traduzione Stella Sacchini
Hospĭtālĭtās tra hostis e hospĕs

venerdì 15 dicembre 2023

Un dono per l'umanità

Quindicesima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima

15 dicembre - Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima

Con la nascita della televisione in un'Italia che nasce cristiana e fonda e costruisce le sue tradizioni con il cristianesimo, piaccia o meno ai mistificatori fomentatori che vogliono rodersi il fegato, il fulcro dei festeggiamenti natalizi per chi non possiede ancora un televisore è il bar che offre la visione delle trasmissioni dedicate al Natale e agli auguri.
Nel 1956 in " Buon Natale ovunque tu sia", programma condotto da Emma Danieli e mandato in onda da un giovane cine-operatore che si chiama Ugo Gregoretti, al nostro Mario Soldati da Di Giacomo viene posta una domanda sul dono, oggetto, che come abbiamo visto l'anno scorso, è legato a doppio filo con l'ospitalità e gli auguri.

Mario Soldati - Buon Natale ovunque tu sia

Mario Soldati - Buon Natale ovunque tu sia

Mario Soldati e Di Giacomo - Buon Natale ovunque tu sia

Mario Soldati e Di Giacomo - Buon Natale ovunque tu sia

Di Giacomo - " Se lei avesse la possibilità di compiere una buona azione nei confronti di tutta quanta l'umanità, quale sarebbe il suo dono in questa notte di Natale?
Mario Soldati - Le confesso che è una domanda che mi confonde un pochettino, sì, io capisco benissimo ogni tanto si fanno di queste domande diciamo così fantastiche e quindi a una domanda fantastica si può anche dare una risposta altrettanto fantastica, ma vede qui stiamo toccando un tasto un poco delicato, ci riesce così difficile di fare del bene, di fare delle buone azioni, anche nell'ambito delle persone che ci sono vicine, insomma è così difficile anche fare soltanto il proprio dovere e lei mi chiede addirittura di fare una buona azione, di fare... di immaginare di fare una buona azione nei confronti di tutta l'umanità, beh, sa, è una parola... bisognerebbe essere un santo e neppure un santo, perché anche un santo per quanto grande agisce sempre nel cerchio di una parte dell'umanità, non di tutta l'umanità, bisognerebbe essere Gesù Cristo.
Di Giacomo - Ma per esempio, non so, i grandi inventori, non so, gli scopritori di nuovi farmaci?
Mario Soldati - Sì ho capito, lei pensa a Fleming, alla penicellina per esempio sì, la capisco, anche in questo caso, lei capisce non è sufficiente perché fortunatamente mica tutti in qualunque momento hanno bisogno della penicellina, ci sono tanti altri guai, tanti altri malanni, tanti desideri al mondo, no guardi, adesso che ci penso, nessuno, non soltanto io, nessuno potrebbe veramente dare una risposta a questa sua domanda, una risposta che non fosse sbagliata, guardi gliene do la prova: pensiamo a uno dei bisogni più vasti, più generali dell'umanità pensiamo al bisogno di lavorare, supponiamo che io le risponda così - quale sarebbe il dono nella notte di Natale a tutta l'umanità? - Supponiamo che io le risponda così: il dono è la possibilità per tutti di lavorare, ebbene, caro Di Giacomo facciamo una prova, signorina mi faccia un favore, guardi componga un numero al telefono...


Signorina - Ma che numero debbo fare, un numero che conosco?
Mario Soldati - Ma no, un numero che conosco, no signorina, un numero qualunque, un numero così a caso, faccia sei cifre a caso con dito indice, e lì, è proprio qui l'esperimento. Senta Di Giacomo questo è un citofono, guardi, non si potrebbe innestare sul telefono, così almeno tutti potrebbero sentire.

Signorina - Buon Natale ovunque tu sia

Signorina - Buon Natale ovunque tu sia

Signorina e Mario Soldati  - Buon Natale ovunque tu sia

Signorina e Mario Soldati - Buon Natale ovunque tu sia

Mario Soldati 
- Pronto! Qui parla la televisione, senta...
Cuoco - Guardi che lei sbaglia, lei parla con le cucine.
Mario Soldati - Non importa guardi, mi ascolti bene...
Cuoco - non guardi non è il momento - Alba Nera per i due filetti -
Mario Soldati - Sia così cortese da ascoltarmi, guardi si tratta di un secondo, noi stiamo facendo qui una piccola inchiesta, lei dovrebbe essere così cortese da dirmi che cosa ne penserebbe come dono di Natale della possibilità di lavorare?
Cuoco - Senti Gigi se ti va di scherzare ti giuro che questo non è il momento, pensa che ho un pranzo di 100 coperti e in questo momento è venuto il maître a dirmi che sono 150, senti, ci sentiamo domani, se sarò ancora vivo.
Mario Soldati - Evidentemente si tratta di un cuoco, del cuoco di qualche grande albergo e ha creduto che io fossi un amico che gli fa uno scherzo.

Signorina e Di Giacomo - Buon Natale ovunque tu sia

Di Giacomo - Ora vorrei provare io a fare una telefonata.
Mario Soldati - Va bene ,speriamo che sia più fortunato.
Di Giacomo - Pronto, pronto qui parla la televisione.
Infermiera - Che ha detto?
Di Giacomo - Parla la televisione, buonasera, scusi se disturbiamo a quest'ora, stiamo facendo una piccola inchiesta telefonica.
Infermiera - Qui veramente...
Di Giacomo - Guardi, è questione soltanto di pochi secondi si tratta di rispondere a una domanda e cioè che cosa ne direbbe lei se questa notte come dono di Natale le venisse offerta la possibilità di lavorare
non saprei cosa dirle signore, scusi se parlo piano c'è della gente che riposa qua vicino.
No parli pure come vuole perché qui si sente benissimo... allora...
Infermiera - Veramente io il lavoro ce l'ho.
Mario Soldati - Le chieda così se è contenta del proprio lavoro.
Di Giacomo - Forse non è contenta lei del suo lavoro
Infermiera - Cosa vuole sono tanti anni, ormai ci sono abituata forse se potessi ricominciare, chiederei di fare un'altra cosa.
Di Giacomo - Allora non è contenta?
Infermiera - Ma no, no perché? Sono contentissima, penso che c'è tanta gente che sta peggio di me, semplicemente, cosa vuole, sarebbe troppo lungo spiegarle... e scusi devo interrompere, mi chiamano, buona sera.
Di Giacomo - Scusi il disturbo.
Infermiera - Buon Natale.
Di Giacomo - Scusi, buona notte e buon Natale.
Mario Soldati - Cosa ne pensa lei?
Di Giacomo - Probabilmente parlava da una clinica, però scusi Soldati ho l'impressione che stiamo andando un po' fuori strada con questa inchiestina telefonica, perché, perché proprio quelli che hanno più bisogno di lavorare, io penso che siano anche coloro che non hanno il telefono.

La piccola inchiesta continua nel bar della RAI e al rientro in studio Mario Soldati ha battuto a macchina la sua risposta e la legge:

Mario Soldati - Dunque, la domanda che lei mi ha fatto - un dono per tutta l'umanità? - è una domanda sbagliata, è una domanda sbagliata perché prende l'umanità come un'astrazione, come una massa omogenea, una somma di quantità uguali tutte l'une all'altro, mentre l'umanità è proprio il contrario, l'umanità è tanti individui tutti diversi l'uno dall'altro, diversissimi e che hanno quindi bisogno ciascuno di un dono diverso dall'altro, beh! Non c'è dubbio che la possibilità di lavorare è uno dei bisogni più comuni dell'umanità, ma abbiamo visto anche nel nostro piccolo esperimento che questo dono non sarebbe sufficiente, bisognerebbe augurare a ciascuno il lavoro che più gli piace, quel lavoro, e non un altro e a qualcuno persino la possibilità di non lavorare, ma vedete anche qui bisognerebbe subito precisare, non lavorare va bene, ma, ma, ma vivere come? Contentandosi di poco oppure no, ci sarebbero infatti mille sfumature in questo desiderio di ozio, una per ciascuno e guardi che si tratterebbe soltanto di una piccola minoranza, ma potessimo fare un'inchiesta colossale, nella maggioranza dell'umanità, tutti quelli che son ben contenti di lavorare, noi vedremmo senza dubbio che ciascuno accompagnerebbe la richiesta da un desiderio, un desiderio più o meno apertamente confessato di qualche cosa di particolare, di individuale riferibile soltanto a lui e a nessun altro forse esiste qualche altro grande motivo ancora più universale del lavoro, forse l'amore, ecco forse avremmo potuto dire, offriamo come dono di Natale il dono dell'amore, pensiamo un momento: è facile immaginarsi un'altra serie di telefonate come quelle che abbiamo fatto e fingendo questa volta di offrire invece del dono del lavoro, quello dell'amore. Signorina crede lei che avremmo delle risposte molto diverse?
Signorina - Non credo.
Mario Soldati - Quante persone risponderebbero che di amore ne hanno anche troppo, altri che lo vorrebbero in un modo e non in un altro, altri invece che non lo vorrebbero neppure, non lo vorrebbero affatto, qualche persona, lascio immaginare, qualche persona prenderebbe la nostra telefonata addirittura come uno scherzo di cattivo gusto, una beffa atroce, ci sarebbe forse sì un dono uguale per tutti, il dono di non aver più desideri, il dono dell'assoluta saggezza, allora saremmo tutti eguali, ma sarebbe come rinunciare alla vita, perché la vita è fatta di questi impulsi, è fatta di questi desideri, e sono appunto questi desideri che ci distinguono uno per uno, in individui tutti diversissimi l'uno dall'altro, dunque, dunque non esiste un dono per tutti, esiste un dono particolare per ciascuno e ogni uomo nel suo segreto sa benissimo quale sarebbe questo dono ed è questo, proprio questo dono e nessun altro che vorremmo nella notte di Natale poter fare a ciascuno.
Tanti auguri ! "

Buon Natale ovunque tu sia - Il dono -  Natale 1956


La sedicesima finestra verrà aperta domani da Sari nel suo ennecomenatale 

Mario Soldati e la Signorina - Buon Natale ovunque tu sia

domenica 25 dicembre 2022

Lieto Natale

Dall'Avvento al Natale

Natale dopo la Pasqua è la massima manifestazione dell'incontro tra il Medioriente e l'Occidente, è parte della naturale evoluzione che caratterizza la storia dell'umanità, è l'identità culturale della nostra civiltà che si è diffusa nel mondo e su cui si fondano i nostri ricordi che vengono insultati e attaccati da chi con la fantasia ben sviluppata confonde il vero con il falso e in maniera grossolana adopera ogni similitudine possibile per deligittimare il cristianesimo e per ricondurre tutto a un ladrocinio delle credenze precristiane ammassate senza alcun rispetto in un unico fritto misto dai sapori confusi che non si amalgamano in quanto espressione di quel nulla che non può essere conquistato e addomesticato a uso e consumo.
Ma qualsiasi cosa si dica o si insinui l'essenza del cristianesimo sta in quel rivoluzionario innovatore che  rompe gli schemi, che frantuma la distanza tra Dio e gli uomini e invita alla fratellanza. Si chiama Gesù Cristo e lo festeggiamo oggi.

Presepe

Nascita di Gesù Cristo

E oggi concludiamo anche il Calendario dell'Avvento del Focolare dellAnima- IX Edizione Natale 2022, siamo a casa del Folletto del Vento Viaggio nel Vento

Grazie a chi giorno dopo giorno ha costruito con impegno questo calendario, grazie ai tanti, tantissimi che ci hanno seguito e auguri a tutti!

Corona dell'Avvento 25 dicembre

So che vale poco o nulla ma, spero che voi che vivete in uno stato di guerra possiate sentire il nostro abbraccio.

Lieto Natale!

lunedì 19 dicembre 2022

Auguri

Diciannovesima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'anima - IX Edizione Natale 2022

Diciannovesima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'anima - IX Edizione Natale 2022

E Zebul gli rispose: 'Tu vedi I'ombra
de' monti e la prendi per uomini'. E Gaal riprese a dire:
'Guarda, c'è gente che scende dal Poggio, e una schiera giunge
per la via del terebinto degli auguri '.

Giudici 9, 37- 38
Traduttore Giovanni Luzzi

In questo tempo Antioco decise la seconda spedizione in Egitto. 
Accadde allora che sopra tutta la città, per circa quaranta giorni, si vedessero cavalieri che correvano per l'aria con vesti d'oro, armati di lance roteanti e di spade sguainate,
schiere di cavalieri disposti a battaglia, attacchi e scontri vicendevoli, trambusto di scudi, selve di aste, lanci di frecce, bagliori di bardature d'oro e corazze d'ogni specie.
Tutti, perciò, pregavano perché l'apparizione fosse di buon augurio. 

2 Maccabei 5, 1-4

Antioco - Seconda campagna egiziana 2 Maccabei 5.1 - Acquaforte 1648 -  Nicolaes Visscher

Antioco - Seconda campagna egiziana 2 Maccabei 5.1 
 Acquaforte 1648 
 Nicolaes Visscher

Uno dei rituali più diffusi nelle feste è lo scambio degli augùri e per trovare l'origine di questa consuetudine partiamo dalla Mesopotamia meridionale dove incontriamo i Caldei che trasmettono l'arte divinatoria agli Arabi dai quali passa ai Frigi, da questi ai Greci e da loro agli Etruschi che diventano dei grandi maestri nell'aruspicina, dal latino haruspicina termine composto da hīra - intestino e spicio - osservare. Gli aruspici dopo aver preso la consueta posa rituale* rivolgendosi a sud porgendo le spalle a nord per offrire la loro sinistra a Oriente considerato di buon auspicio in quanto dimora della luce e conseguentemente della vita e del bene e la loro destra a Occidente considerato di cattivo auspicio in quanto dimora dell'oscurità e conseguentemente della morte e del male, iniziavano a osservare il modo in cui la vittima da immolare raggiungeva l'ara, come reagiva al colpo scagliatole e quanto tempo impiegava a morire, se procedeva con tranquillità senza essere forzata, se non schivava il colpo e se moriva all'istante era segno favorevole, nel passo successivo procedevano all'esame delle anomalie delle exta - le viscere, considerando se stavano a sinistra o destra controllavano la presenza di fenditure, imperfezioni, macchie o protuberanze nel cuore, nei polmoni, nella vescica biliare e nel fegato che veniva diviso in 16 sezioni, specchio delle 16 regioni in cui era frazionato il firmamento nell'interpretazione ex caelo - dal cielo o caelestia auguria - divinazioni dal cielo dei fulgŭra - fulmini, dei fulgŭrātĭones - lampi e dei tonitrūs - tuoni:

" ... I fulmini da sinistra sono considerati favorevoli perché l'alba avviene sul lato sinistro del cielo. E
non si considera tanto l'attivo, quanto il ritorno, o che dal rimbalzo scaturisca il fuoco, o che il soffio d'aria torni indietro, compiuta l'opera o consumato il fuoco che sia. Per questo tipo di ispezione, gli Etruschi hanno diviso il cielo in sedici parti. La prima zona è dal settentrione all'alba equinoziale, la seconda sino al mezzogiorno, la terza sino al tramonto equinoziale, la quarta occupa lo spazio restante, fra il tramonto e il settentrione. Hanno poi diviso nuovamente ogni zona in quattro parti, e fra di esse hanno chiamato « sinistre » le otto che si contano a partire da levante, « destre » le altre otto contrapposte. Fra di esse sono particolarmente di malaugurio quelle che fiancheggiano il settentrione da ovest. Perciò è decisivo sapere da dove sono venuti e dove sono andati a finire i fulmini. Il caso migliore è quando ritornano verso le zone orientali.
Quindi, se sono venuti dalla prima zona del cielo, e alla stessa ritornano, ne risulterà la profezia di una fortuna grandissima; come il presagio che, si tramanda, toccò in sorte al dittatore Silla. Gli altri fulmini sono, a seconda della zona celeste cui appartengono, o meno fausti, o di malaugurio ... "

Storia Naturale - Libro II
Plinio il Vecchio
Traduzione Alessandro Barchiesi

posa rituale* = L'aspetto negativo di ciò che oggi è considerato sinistro trae origine dall'abitudine greca di rivolgersi a nord e non a sud nel rituale degli auspici offrendo così la destra a Oriente e la sinistra a Occidente e nel mondo romano si diffonde attraverso gli scrittori.

Aruspice  - Dalla riva destra del Tevere bronzo a fusione piena IV secolo a. C. - Musei Vaticani

Aruspice
Dalla riva destra del Tevere bronzo a fusione piena IV secolo a. C. 
Musei Vaticani

Le osservazioni ex caelo erano così accurate che furono identificati ben 12 specie diverse di fulmini che si distinguevano per colore, per intensità, per il momento in cui si manifestavano e per gli oggetti colpiti; tutto ciò che era stato toccato dalla scarica del fulmine veniva seppellito, compresi animali e uomini rimasti uccisi, e il luogo della sepoltura non poteva più essere calpestato per cui veniva recintato e considerato sacro.
Ex quadrupedibus - dai quadrupedi, o pedestria auspicia - auspici da chi va a piedi, erano le divinazioni in cui si osservava il movimento dei quadrupedi quali cani, cavalli, lupi, rettili e volpi che incrociavano il percorso degli uomini. Facevano parte degli auspici privati e non venivano usati nelle funzioni pubbliche.
Ex tripudiis - dai tripudi - o auguria pullaria - auspici dai polli, erano le divinazioni in cui il pullarius osservava il modo in cui i polli sacri, allevati a tale scopo, mangiavano una focaccia di farina chiamata òffa, se veniva ingerita con avidità il presagio era ritenuto fausto se invece i polli erano inappetenti il presagio era considerato nefasto, se i polli venivano cibati con il mais e il chicco cadeva sul terreno saltellando e intero si realizzava il sōlistĭmus - presagio favorevole, questo tipo di divinazione era di rapido consulto per cui era praticato sui campi di battaglia prima degli scontri, se i polli non uscivano dalla gabbia in cui erano stati portati o se uscivano sbattendo le ali e si allontanavano, il presagio asummeva una connotazione sfavorevole.

" ... I Romani interpetravano gli auspizi secondo la necessità, e con la prudenza mostravano di osservare la religione, quando forzati non la osservavano; e se alcuno temerariamente la dispregiava, punivano.
Non solamente gli augurii, come di sopra si è discorso, erano il fondamento, in buona parte, dell’antica religione de’ Gentili, ma ancora erano quelli che erano cagione del bene essere della Republica romana. Donde i Romani ne avevano più cura che di alcuno altro ordine di quella; ed usavongli ne’ comizi consolari, nel principiare le imprese, nel trar fuora gli eserciti, nel fare le giornate, ed in ogni azione loro importante, o civile o militare; né mai sarebbono iti ad una espedizione, che non avessono persuaso ai soldati che gli Dei promettevano loro la vittoria. Ed in fra gli altri auspicii, avevano negli eserciti certi ordini di aruspici, ch’e’ chiamavano pullarii: e qualunque volta eglino ordinavano di fare la giornata con il nimico, ei volevano che i pullarii facessono i loro auspicii; e, beccando i polli, combattevono con buono augurio, non beccando, si astenevano dalla zuffa. Nondimeno, quando la ragione mostrava loro una cosa doversi fare, non ostante che gli auspicii fossero avversi, la facevano in ogni modo; ma rivoltavanla con termini e modi tanto attamente, che non paresse che la facessino con dispregio della religione.
Il quale termine fu usato da Papirio consolo in una zuffa che ei fece importantissima coi Sanniti, dopo la quale restarono in tutto deboli ed afflitti. Perché, sendo Papirio in su’ campi rincontro ai Sanniti, e parendogli avere nella zuffa la vittoria certa, e volendo per questo fare la giornata, comandò ai pullarii che facessono i loro auspicii; ma non beccando i polli, e veggendo il principe de’ pullarii la gran disposizione dello esercito di combattere, e la opinione che era nel capitano ed in tutti i soldati di vincere, per non tôrre occasione di bene operare a quello esercito, riferì al consolo come gli auspicii procedevono bene: talché Papirio, ordinando le squadre, ed essendo da alcuni de’ pullarii detto a certi soldati, i polli non avere beccato, quelli lo dissono a Spurio Papirio nepote del consolo; e quello riferendolo al consolo, rispose subito, ch’egli attendessi a fare l’ufficio suo bene; che, quanto a lui ed allo esercito, gli auspicii erano buoni; e se il pullario aveva detto le bugie, le tornerebbono in pregiudizio suo. E perché lo effetto corrispondesse al pronostico, comandò ai legati che constituissono i pullarii nella prima fronte della zuffa. Onde nacque che, andando contro a’ nimici, sendo da un soldato romano tratto uno dardo, a caso ammazzò il principe de’ pullarii: la quale cosa udita, il consolo disse come ogni cosa procedeva bene, e col favore degli Dei; perché lo esercito con la morte di quel bugiardo s’era purgato da ogni colpa e da ogni ira che quelli avessono presa contro a di lui. E così, col sapere bene accomodare i disegni suoi agli auspicii, prese partito di azzuffarsi, sanza che quello esercito si avvedesse che in alcuna parte quello avesse negletti gli ordini della loro religione.
Al contrario fece Appio Pulcro in Sicilia, nella prima guerra punica: che, volendo azzuffarsi con l’esercito cartaginese, fece fare gli auspicii a’ pullarii; e riferendogli quelli, come i polli non beccavano, disse: - Veggiamo se volessero bere! - e gli fece gittare in mare. Donde che azzuffandosi, perdé la giornata: di che egli fu a Roma condannato, e Papirio onorato, non tanto per avere l’uno vinto, e l’altro perduto, quanto per avere l’uno fatto contro agli auspicii prudentemente, e l’altro temerariamente. Né ad altro fine tendeva questo modo dello aruspicare, che di fare i soldati confidentemente ire alla zuffa; dalla quale confidenza quasi sempre nasce la vittoria. La qual cosa fu non solamente usata dai Romani, ma dagli esterni ..."

Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio - Libro primo
1824
Niccolò Machiavelli

Ex diris - dai presagi funesti, erano le divinazioni che non rientravano nelle altre categorie tratte da quegli eventi percepiti come calamitosi mandati dagli dei.
Omina - presagi buoni o cattivi, erano tratti dalle parole o dalle frasi che assumevano la sacralità dei signa- i segni interpretabili come premonizioni. 
Infine gli ex avibus - dagli uccelli, le divinazioni più antiche e più importanti che formano l'etimologia di auspicio deriva del latino auspicium composto da avis - uccello e specio - osservare, e una prima etimologia del termine àugure che designa i sacerdoti impegnati nel trarre presagi dall'osservazione del volo degli uccelli e sarebbe composto da avis - uccello e gero - fare, operare o garrio - garrire. In una seconda interpretazione più suggestiva augure deriverebbe dal verbo augĕo - abbondarecrescere, prosperare che sta per rendere augusto.
Fatto sta che sull'arte augurale si muove la fondazione di Roma:

" E quell'augurio ottenuto da Romolo fu un augurio da pastore, non da esperto cittadino, non inventato per dar soddisfazione alle credenze degli ignoranti, ma ricevuto da persone fededegne e tramandato ai posteri. Or bene, Romolo àugure, come leggiamo in Ennio, e suo fratello àugure anche lui, "procedendo con gran cura, e desiderosi di regnare, si accingono all'auspicio e all'augurio. Sul monte Remo si dedica all'auspicio e da solo attende che appaia qualche uccello; dal canto suo, Romolo dall'aspetto divino osserva il cielo sull'alto Aventino, attende la stirpe degli altovolanti. Gareggiavano per decidere se dovessero chiamare la città Roma o Rémora; tutti attendevano ansiosamente chi sarebbe stato il sovrano. Aspettano, come quando il console sta per dare il segnale nella corsa dei carri, tutti guardano avidamente le aperture dei cancelli, attenti al momento in cui lascerà uscire dalle dipinte imboccature i carri: allo stesso modo il popolo aspettava coi volti pallidi nell'attesa degli eventi, chiedendosi a quale dei due sarebbe toccata la vittoria nella gara per il gran regno. Frattanto il sole lucente si calò nelle profondità della notte. Ed ecco, la fulgida luce riapparve raggiante, spinta fuori nel cielo; e nello stesso tempo, lontano, dall'alto, volò un uccello bellissimo, di buon augurio, da sinistra. Appena sorge l'aureo sole, scendono dal cielo dodici corpi sacri di uccelli, si posano su luoghi fausti e bene auguranti. Da ciò Romolo comprese che a lui era stata data la preferenza, che in seguito all'auspicio gli era assicurato il seggio regale e il territorio."

Della Divinazione - Libro I
Marco Tullio Cicerone
Traduzione Sebastiano Timpanaro

Romolo e Remo consultano gli auguri per la fondazione di Roma- Incisione 1573 - Giovanni Battista Fontana

Romolo e Remo consultano gli auguri per la fondazione di Roma
Incisione 1573
Giovanni Battista Fontana

La tradizione ritiene Romolo il primo àugure di Roma ed è lui a realizzare al di fuori del pomerio il primo recinto augurale, l'Auguraculum, uno spazio a cielo aperto i cui confini erano delimitati dagli alberi sacri, un templum dal greco τέμενος - luogo sacro con la radice τέμ-*tem che indica il tagliare una porzione di cielo da ciò che lo circonda per adibirlo al culto e al contemplare non a caso composto di cum e templum. Un templum auspicale in terra che si differenziava da quello naturale celeste e da quello analogico cotnio.
La capitale comprendeva tre Auguracula stanziali ubicati sul Palatino, sul Quirinale, e sul Campidoglio nella parte orientale dell'Arx in quelli che oggi sono i giardini adiacenti a Palazzo Senatorio; alle sue spalle, nel 344 a.C., dopo la vittoria sugli Aurunci, era stato eretto il Tempio di Giunone Moneta.

Resti dell'Auguraculum sul Campidoglio

Resti dell'Auguraculum sul Campidoglio

Sull'Auguraculum capitolino, nel quale si tenevano i comitia curiata, l'augurium salutis e l'inauguratio del re a partire da Numa Pompilio, gli àuguri ogni mese portavano offerte votive e lo raggiugevano percorrendo la Via Sacra che partiva dalla cappella di Strenia; indossavano la trabea, toga di lana, conosciuta come "tinta due volte": la prima con la porpora e la seconda per formare le strisce scarlatte, e per avere entrambe le mani libere durante i rituali, veniva fermata con il cinctus Gabinus*, un lembo passava sopra la spalla sinistra e poi sotto il braccio destro per essere annodato alla vita da cui partiva un risvolto per il capite velato ovvero per coprire il capo; con sé portavano il lituo, un bastone ricurvo che serviva per delineare perpendicolarmente il cielo e formare una X per conspicionem cioè per le attente osservazioni della volta celeste fin dove arrivava la vista; recitando questa formula che ci riporta Varrone con la traduzione di Antonio Traglia:

Templi e luoghi augurali per me siano quelli dentro i confini che io con la mia lingua indicherò nel modo rituale.
Per l’appunto quell’albero lì, di qualunque genere sia, che io intendo da me indicato a sinistra sia per me tempio e luogo augurale. il braccio destro per essere annodato alla vita
Per l’appunto quell’albero lì, di qualunque genere sia, che io intendo da me indicato a destra sia per me tempio e luogo augurale.
Lo spazio racchiuso fra questi punti ho inteso realmente indicare nel modo rituale per direzione, visione e intuizione della mente.

si tracciavano simbolicamente quattro sezioni uguali funzionali al presagio, la linea che procedeva da Oriente a Occidente prendeva il nome di decumano e quella che procedeva da nord a sud prendeva il nome di cardo e al centro dell'intersezione delle due linee che prendeva il nome di dĕcussis si posizionavano gli àuguri. Se durante il rito il suono di una buccina, usata dai militari per darsi il cambio della guardia, spavantava gli uccelli, l'osservazione era inficiata e doveva ricominciare da capo.

cinctus Gabinus* = Il cingolo gabiniano, originario della città di Gabi, indossato per le dichiarazioni di guerra era una peculiarità dei guerrieri.

" ... Alcuni... riconoscono a Romolo l'istituzione di altri riti segnalatamente religiosi e tramandano che egli fosse augure e che portasse per l’esercizio della divinazione il così detto «lituo», che è un bastone ricurvo con cui stando seduti gli auguri segnano gli spazi celesti entro i quali osservare il volo degli uccelli. Questo bastone, conservato sul Palatino, andò perduto allorché la città fu invasa dai Galli. In un secondo tempo, dopo la cacciata dei Barbari, fu ritrovato illeso dall’incendio tra le rovine della città distrutta, sotto un profondo strato di cenere ... "

Vita di Romolo - 22,1-2
Plutarco
Traduzione Antonio Traglia

" ... mentre lavoravano a sgombrare il luogo dalle macerie e a ripulirlo, ritrovarono, sepolto sotto uno strato immenso e alto di cenere il bastone augurale di Romolo. È, questo bastone, ricurvo in una delle due estremità e si chiama lituo: se ne servono gli àuguri per la delimitazione delle zone del cielo, quando siedono intenti a prendere gli auspici dal volo degli uccelli, come se ne serviva anche Romolo, che era quanto mai esperto nell’arte divinatoria. Dopoché questi scomparve dal mondo, i sacerdoti presero il bastone in consegna e lo custodirono come oggetto intoccabile, al pari di ogni altra sacra reliquia.  Avendo allora ritrovato questo bastone, sfuggito alla rovina cui ogni cosa era andata incontro, essi si aprirono alle più dolci speranze per Roma, perché sembrò che fosse questo un segno sicuro per essa di eterna speranza.

Vita di Camillo - 32, 6 -7
Plutarco
Traduzione Antonio Traglia

Augure - XVIII - XIX secolo - Jacques Grasset de Saint Sauveur

Augure 
 XVIII - XIX secolo 
Jacques Grasset de Saint Sauveur

In un continuum vivendi tra passato, presente e futuro, entro cui si dipana il filo rosso che unisce l'ospitalità, il dono e gli auguri, chiudo il cerchio con l'Asylum, dal greco ἄσυλος inviolabile, il sancta sanctorum dell'ospitalità in cui chiunque ne avesse necessità trovava accoglienza senza distinzione di sorta tra concittadini e stranieri, tra liberi e schiavi. Lo costruì Romolo in quella che oggi è Piazza del Campidoglio tra l'Arx posizionata a settentrione dove oggi sorge la Basilica di Santa Maria in Aracoeli e il Capitolium posizionato a meridione dove oggi sorge Palazzo Caffarelli. 

Piazza del Campidoglio dove originariamente sorgeva l'Asylum

Piazza del Campidoglio dove originariamente sorgeva l'Asylum

Per ulteriori informazioni:



La ventesima finestra del calendario l'apriremo a casa di Chicchina AcquadiFuoco

P.S. La finestra del 21 dicembre sarà online dalle 22.47 in corrispondenza con il solstizio d'inverno che ci farà entrare nella stagione invernale.
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