domenica 30 maggio 2010

Libertà dove sei ?

"Libertà, libertà, libertà!!!" La libertà di essere ciò che si è, negata a un giovane ventiduenne che ha rischiato di perdere un occhio; picchiato con calci e pugni all'addome e al volto  in via Cavour, nella mia adorata Roma, solo per il fatto di essere gay. Quattro italiani, con il cervello obsoleto in quanto probabilmente hanno perso la password per poterlo aprire e aggiornare, con questo gesto eclatante che li avrà riempiti di adrenalina e gonfiati di orgoglio, hanno in realtà dimostrato a se stessi e al resto del mondo di essere il niente sparso nel nulla. 

© Sciarada Sciaranti

venerdì 28 maggio 2010

Le cose che ho imparato dalla vita

Ecco alcune cose che ho imparato nella vita


Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
Che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi. 
Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti o essi controlleranno te. Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
Che la pazienza richiede molta pratica.
Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.
Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.
Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari. Forse Dio vuole che incontriamo un po' di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo. Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta. E' vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
Non cercare le apparenze, possono ingannare.
Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.
Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia. Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero! Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare. Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice. Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così. Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino. L'amore comincia con un sorriso, cresce con un bacio e finisce con una lacrima. 
Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori. Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride e ognuno intorno a te piange. 

Paolo Coelho


giovedì 27 maggio 2010

La terra dei faraoni - I templi di Karnak e i templi di Luxor

" ... vedemmo per la prima volta le rovine della Grande-Tebe, e sbarcammo a Luxor. E quivi da prima farò osservare che non si può formare che un'idea ben imperfetta della immensa estensione delle rovine di Tebe, anche secondo le descrizioni dei viaggiatori più esatti e più abili. Egli è assolutamente impossibile d'immaginarsi un quadro tanto imponente, senza averlo avuto sotto gli occhi, ed i più grandi modelli della nostra architettura moderna non basterebbono a farci comprendere quelle forme, nelle proporzioni, que' massi colossali.
Nello avvicinarmi alle rovine mi sembrava d'entrare in un'antica città di giganti, i quali avevano lasciati que'templi per dare alla posterità una prova della loro esistenza. Quelli lunghi propilei* decorati da due obelischi e da statue colossali, quella foresta di colonne enormi, quel gran numero di sale che circondano il santuario, que'begli ornamenti che ricuoprono da tutte le parti le mura e le colonne, descritti dal signor Hamilton; il tutto assieme forma un soggetto di stupore per l'europeo condotto nel mezzo di queste immense rovine, le quali al nord di Tebe dominano a guisa di vecchie torri un bosco di palme. Avanzi di templi, di colonne, di colossi, di sfingi, di facciate, di rovine d'architettura e di scultura senza numero ricuoprono il suolo a perdita di vista: la loro varietà infinita scoraggia il viaggiatore che ne vorrebbe descrivere l'insieme ... "

propilei* = colonnati antistanti le porte del tempio

Viaggio in Egitto e in Nubia
Giovan Battista Belzoni

Sulla sponda orientale di Uaset - Città dello scettro di Uas conosciuta dai greci con il nome di Tebe, la città dalle cento porte Patrimonio dell'UNESCO dal 1979

" ... Neppur se dieci volte, neppure se venti altrettanti
ei me n’offrisse di quanti n’abbia ora, od aver mai ne possa,
oppur quanti affluire ne vedono Orcòmeno, o Tebe
d’Egitto, ove le case son tutte ricolme di beni, 
e cento porte vi sono, varcare duecento guerrieri
possono sotto ciascuna, guidando i cavalli ed i carri; 
sè me ne desse quant’è la polve o l’arena del mare, 
neppur cosi l’Atride potrebbe piegare il mio cuore, 
se pria tutto non lava l’oltraggio che il cuore mi cruccia ... "


Iliade Canto IX
Omero
traduzione Ettore Romagnoli

è ubicato il più grande e ricco complesso archeologico dell'antico Egitto, formato dai templi di Karnak e dai templi di Luxor.

I templi di Karnak

" ... profittai dell'occasione per esaminare con agio le magnifiche rovine del tempio di Carnak . Viste in lontananza, non offrono allo sguardo che un vasto miscuglio di propilei, di peristili* e d'obelischi che innalzano il loro vertice sopra i cespugli delle palme .
La via innanzi alle sfingi, dispone il viaggiatore all'imponente aspetto del tempio ov'essa adduce. Queste figure rappresentano leoni con le teste d'arieti, simboli della forza e dell'innocenza, del potere e dell'ingenuità de' numi, cui era dedicato un cotale gigantesco edificio.
In fine del viale stendosi ampli propilei, che conducono a corsi interni, ove immensi colossi sono assisi sui due fianchi della porta, in guisa di giganti cui fosse stata confidata la guardia di questa sacra soglia.
S'arriva quindi al vero penetrale consacrato, all'Essere onnipotente della creazione. La prima volta v'entrai solo e senza essere disturbato dall'importunità degli Arabi che seguitano ognora i viaggiatori. Il sol nascente gettava i suoi primi raggi attraverso ai colonnati, i quali distendendo le loro lunghe ombre sulle rovine, formavano un sorprendente contrasto coi ruderi a tal modo rischiarati.
L'alba di quel giorno nascente pareva ringiovanire que' venerabili avanzi della remota antichità; io mi vi spinsi con dolce emozione, e tale, che mi gettò in una profonda estasi.
Avevo visto il tempio di Tentira e confesso, nessun altro edificio sorpassa questo, sì per la migliore sua conservazione, come per la perfezione dell'architettura e della scultura: a Carnak sono immensi colossi che sorprendene l'immaginazione  del viaggiatore e forzanlo  ad ammirare il popolo che ha saputo estollere* tali monumenti. Come descrivere le sensazioni che provai all'aspetto di quella selva di colonne, ornate di figure ed altri abellimenti dalla cima alla base, coi capitelli di forma graziosa, come è quella del loto, i quali piacciono malgrado la mole gigantesca? 
All'aspetto di quelle porte, di quelle mura, piedestalli, architravi, di ogni parte insomma dell'edifizio ricoperta di figure simboliche, intagliate o scolpite in basso rilievo, rappresentanti processioni, battaglie, trionfi, offerte, feste e sacrifizj, e tutte relative senza dubbie ai costumi, alle usanze e alla storia dell'antico Egitto?
Quel santuario costruito interamente di bel granito rosso, di cui gli obelischi pare dicano al viaggiatore: Ecco l'entrata del Santo de' Santi! Quelle alte porte che colpiscono l'occhio guidandoci ad un labirinto di simile architettura, quegli ammassi di rovine che appartennero ad altri templi, che veggonsi da lunge; quegli ogetti straordinarii trasportano la immaginazione del viaggiatore in quelle età, onde l'incenso ardeva sugli altari, in cui la pietà dei popoli riempiva i portici, le navate, le entrate; il viaggiatore scorda il secolo in quale vive, il paese ov'ebbe la culla, occupandosi della nazione che riscoprì tale immenso spazio coi prodigi delle sue arti , e colle espressioni solenni delle sue credenze religiose. 
Immerso in profonde meditazioni non m'era avveduto del rapido corso dell'astro che aveva visto sorgere; le masse delle rovine non erano più illuminate ce dagli ultimi suoi raggi, allorché rientrando in me stesso m'accorsi esser tempo d'uscire dalla sacra città, caduta in rovine ... "


peristili* = cortili circondati dal colonne
estollere* = innalzare


Viaggio in Egitto e in Nubia
Giovan Battista Belzoni



Su una superficie di 300.000 m² il viale delle offerte, un " dromos" ovvero un viale di sfingi criocefale con corpo di leone e testa di ariete, unisce il recinto con il tempio della dea Mut che ha le sembianze di un avvoltoio a quello del suo sposo Amon dio creatore "misterioso d'aspetto e nascosto di forma"; i due dei insieme al loro figlio Khosnu rappresentano la triade tebana della perfezione divina, venerata a Karnak. 


Il grande tempio del dio Amon definito in egiziano "ipet isut" (harem settentrionale), prende vita nel Medio Regno con il re Sesostris I della XII dinastia per poi subire nell'arco di 1600 anni, fino alla XXX dinastia rimaneggiamenti e ampliamenti.


134 sono le colonne papiriformi della grande sala ipostila, di Sethy I e Ramses II, simbolo di una primordiale foresta di papiri.


L'Ankh o chiave della vita tra il giunco e l'ape, simboleggia l'unione dell'alto Egitto e del basso Egitto.

Dal recinto  in cui si trova il Grande tempio del dio Amon si accede poi a quello che ospita il tempio del dio Monthu. 

I templi di Luxor

A distanza di tre chilometri a sud dai templi di Karnak, separati dal lago sacro, il recinto con i templi di Luxor


Il tempio di Amon definito in egiziano "ipet resyt" (harem meridionale) fu scoperto da Giovanni Battista Belzoni, fu  costruito da Amenhotep III per adorare il dio Amon e l'intero sito subì ulteriori interventi da parte di altri faraoni come Haremhan, Tutankhamun e Ramses II, dal conquistatore Alessandro Magno e dall'imperatore Tiberio.


Durante il Nuovo Regno si celebrava la festa annuale della fertilità detta "dell'opet", in cui una statua del dio Amon veniva trasporta lungo il Nilo dal vicino tempio di Karnak dove si percorreva in processione il viale delle sfingi.


L'unione del basso e dell'alto Egitto al cospetto del dio Amon che indossa un modio* con due piume, ognuna di esse è divisa in due metà da un solco verticale che rappresenta simbolicamente l'equilibrio degli opposti e ogni metà a sua volta è divisa in sette sezioni orizzontali, numero ritenuto magico dagli egizi.

modio* = copricapo cilindrico tipico delle divinità 


© Sciarada Sciaranti

mercoledì 26 maggio 2010

La terra dei faraoni - Il tempio di Hatshepsut

" ... Senenmut superò il limitare dell'assembramento che, tenuto a distanza da un cordone di sorveglianti armati, cresceva a vista d'occhio formando un semicerchio rumoreggiante che pareva rispecchiare quello dell'anfiteatro roccioso alle spalle del complesso, e continuò a risalire la lieve pendenza verso il tempio, dove Hatshepsut lo stava certamente aspettando.
Era stato lui a concepire il tempio a nord della tomba preesistente del faraone Mentuhotep II, realizzando su quel modello un mausoleo che potesse incantare i posteri con il suo splendore, come la regina desiderava. L'effetto era straordinario, nell'eleganza armonica delle linee. Il biancore della pietra utilizzata per la costruzione era quasi accecante sotto i raggi del sole.
Sulle terrazze simmetriche erano stati creati lussureggianti giardini fioriti, oasi sospese contro le montagne rosseggianti. Tra portali e colonnati, fontane e statue di leoni, rilievi raffiguranti divinità come Hator e Anubi e scene celebrative della luminosa epoca attuale, il Djeser Djesereu ' sublime tra i sublimi ' , nella sua magnificenza architettonica sarebbe stato degno di accogliere un giorno le spoglie di Hatshepsut ... "

La donna faraone
Roberto Giacobbo


Questa radice posizionata all'ingresso del tempio


appartiene all' albero portato dalla nave del corteo di Hatshepsut raffigurato sulle pareti del tempio.


Il nome egiziano originale del sito che ospita il tempio di Hatshepsut, prima regina dell'antico Egitto salita al trono nel 1500 a. C. dopo la morte del fratello e sposo Thuthmose II, era "Djeser Djeseru - il più sacro tra i sacri", con l'avvento dei cristiani copti fu chiamato "Deir el Bahari - convento del nord". Il complesso scoperto nel 1743, risalente alla XVIII dinastia, progettato da Senenmut architetto e amante della regina,

" ... « Mostrami la tua creazione » continuo Hatshepsut, invitandolo a precederla  nei corridoi del tempio. « È passato del tempo dall'ultima volta in cui ho potuto ammirarla, ma vedo  che i progressi sono stati più veloci di quanto immaginassi. E il risultato va oltre il più radioso dei miei sogni... » ..."

La donna faraone
Roberto Giacobbo

si sviluppa su tre terrazze, a quindici metri circa dall'ingresso della prima nell'angolo sud-ovest si trova la tomba di Senenmut scoperta nel 1927 sul cui soffitto è riprodotta una mappa del cielo con le tre stelle della Cintura di Orione, la seconda ospita le cappelle di Hathor e di Anubi. la terza invece le cappelle di Hatshepsut, di Thutmosis I padre della regina, di Horakhty e il sacrario.

" ... Nelle intenzioni della regina, il complesso funerario che stavano ammirando doveva servire non solo come tomba per lei e per suo padre Thuthmose I, ma anche come tempio dedicato al dio Amon-Ra. Il mausoleo, inoltre, era la plastica del profondo vincolo che la univa all'architetto Senenmut: nei geroglifici, lui era rappresentato ben settanta volte... " 

La donna faraone
Roberto Giacobbo


La linea rossa che sta sotto i piedi dell'egiziano e che è disegnata nei portici della seconda e terza terrazza rappresenta il Nilo


Colonna con la testa di Hathor nella cappella che porta il suo nome


Hatshepsut con la barba posticcia simbolo che identificava il faraone e con l'hekat - lo scettro uncinato e il nekheke - il flagello, simboli del potere

[ Hatshepsut ] " ... Come spesso usava nelle sue uscite pubbliche, indossava abiti maschili. Applicata al mento portava la lunga e sottile barba posticcia, in testa il khat, il copricapo regale ... "

La donna faraone
Roberto Giacobbo


Il sacrario

I colossi di Memnone


Queste colossali statue si trovano a circa 1300 metri a est da Medinet Habu e originariamente affiancavano il tempio funerario di Amenofi III, di cui rappresentano l'immagine, sono alte 16.50 metri con una base di 2.30 metri, sono rivolti a oriente ed è proprio per questa disposizione che i greci le identificarono con il loro Dio Memnone che salutava a oriente l'aurora, attribuendogli così il loro nome attuale.

© Sciarada Sciaranti

martedì 25 maggio 2010

La terra dei faraoni - Medinet Habu

" ... Andai pure a visitare le vaste rovine di Medinet-Abou, all'ovest di Tebe, le quali sono ben degne sotto qualunque rispetto d'essere esaminate con cura dal viaggiatore. Le descrizioni che ne fanno li signori Hamilton e Denon puonno dare una idea esatta dei propilei, dei templi, e delle abitazioni, che sorgono 
ancora in parte quai monumenti maestosi contro l'ingiuria del tempo. Bisogna che alcuni sovrani dell'Egitto abbiano avuta la loro residenza in questi luoghi, giacché non ho mai veduto in altre rovine d'Egitto altrettanti avanzi di grandi abitazioni. Veggonsi due templi separati, il primo de' quali, ed il più piccolo, che incontrasi ritornando da Mennonio, è d'una costruzione meno antica dell'altro. All'ouest della porta maggiore vedonsi alcune pietre capovolte ricoperte di giroglifici; desse sono state tolte evidentemente da un altro tempio. Il vestibulo è circondato da un portico sostenuto da pilastri, avente da ciascuna parte due sale; fra le quali una di quelle che trovansi alla diritta ha servito di chiesa ai cristiani. L'interno del tempio è diviso in molte sale, che, non ricevono alcuna luce. In una delle sale a diritta sorge un piccolo tempio monolite, senza giroglifici; il quale essendo più grande della porta dovette esservi collocato prima che fossero costruite le mura del tempio.
Le figure e i giroglifici di questo monumento differiscono da quelli del grande tempio nella proporzione dell'estensione medesima de' due edifizj. Al nord del piccolo tempio eravi un laghetto, o piuttosto uno stagno, il quale presentemente è ripieno di terra e di rottami: alcune statue hanno dovuto ornarne il circuito, giacché negli scavi ch'io ho fatti, ho trovato alcuni pezzi di statua, e molti altri frammenti. Forse questo stagno serviva in quella guisa che i piccioli laghi presso il tempio di Carnak, vale a dire, alle purificazioni di coloro che frequentavano questi sacri luoghi. Al sud di esse rovine, e quasi nella dirittura stessa delle porte che conducono al grande tempio, havvi un edificio che rassomiglia un poco ad una torre quadrata, cui mette una grande porta. Io la disgombrai per penetrarvi dentro; al di sopra della porta havvi una camera con due finestre quadrate, una da ciascheduna parte: sui medesimi lati sonovi pure due porte l'una incontro all'altra; al dissopra di questa prima camera, havvene una seconda, la quale viene rischiarata istessamente per mezzo di due finestre, siccome quelle del piano inferiore; ma dessa, nel davanti si è sprofondata. Dalle due parti delle finestre osservansi alcuni in
cavi, i quali forse servivano per formarvi le imposte delle finestre. L'interno di questo edifizio non capisce nessun giroglifico, a differenza dell'esterno che ne è tutto ricoperto. Di fronte ad esso due mura servono d'adito alla porta d'entrata. Alla distanza di cento tese circa dalla parte dell'ouest sorge il gran tempio: vasti propilei precedono l'entrata d'una corte , le cui mura sono ricoperte di giroglifici profondamente in tagliati. L'entrata adorna nella stessa guisa conduce alla prima corte, di dove si passa per una grande porta alla seconda. La gran corte che è la prima, è cinta dai due lati di portici, di cui quello alla diritta viene sopportato da sette pilastri, dinanzi ai quali veggonsi scolpite alcune figure colossali; e quello a manca s'appoggia sopra otto colonne sormontate da capitelli intagliati a foggia del loto.
Belle sculture rappresentanti combattimenti, uomini, carri, prigionieri, schiavi, processioni, offerte, sacrifizj e iniziazioni, maravigliosa mente descritte dal signor Denon, adornano le mura di questa corte; e il genere di tali sculture prova che sono d'un' epoca remotissima. I giroglifici sono molto più rilevati di quanti n'abbia io vednti sopra altri edifizj in Egitto. In alcuni luoghi le figure conservano assai bene i loro colori, particolarmente sulla soffitta af di sopra dei capitelli delle colonne.
I cristiani si sono valsi per qualche tempo di questa parte d' egiziano monumento in luogo di Chiesa. I pilastri grossolani che sostengono una costruzione moderna innalzata nella corte, formano un vivo contrasto col l'architettura del tempio, e fanno vedere lo stato delle arti alle due epoche ben differenti. Finalmente, in capo alla seconda corte, un'ultima porta conduce al peristillo, e di quivi allo interno del tempio; ma queste parti del magnifico monumento sono ora sotterrate, ed alcuni casolari saraceni coronano il monticello che le ricopre. Il muro esterno di queste rovine è ricoperto di sculture rappresentanti soggetti storici, quali sono, per esempio, combattimenti di terra e di mare, la caccia del lione, processioni di prigionieri, e diversi emblemi nazionali. Più lungi al sud della città , trovasi ancora un piccolo tempio , che serve presentemente di parco o di stalla ai mandriani nella notte. Tutta la città mi sembrava che fosse stata rifabbricata due o tre volte, ma sempre cogli avanzi de' monumenti che esiste vano avanti ... "


Viaggi in Egitto ed in Nubia
Giovan Battista Belzoni


"Città di Habu" il nome arabo  fa riferimento alla città cristiana sorta nel recinto templare di Ramses III .
Medinet Habu fu costruita inizialmente per venerare il dio Amon, nella XVIII dinastia prima divenne tempio funerario del faraone Ramses III (1184 - 1153 a.C.) e successivamente con il nome di Lat - tjamet abbreviato in Djamet, sede del potere governativo ed economico di Tebe.


Ramses III raffigurato con la corona dell'alto Egitto, sul primo pilone d'ingresso del suo tempio funerario, con una mano afferra i capelli dei suoi nemici (popoli confederati del mediterraneo VIII anno di regno di Ramses III) e con l'altra brandisce la spada khefesh per il sacrificio in onore del dio Amon che gli sta di fronte.


Ramses III con la corona del basso Egitto raffigurato come nella scena precedente però con il re Horakhthy.


Il faraone Ramses III, inginocchiato davanti al dio Amon, ha  alle spalle il dio Thot con la luna piena sopra la testa  rappresentato nell'atto di scrivere il nome del faraone sulle foglie dell'albero sacro, in modo da donargli lunga vita, e la dea del destino Seshat rappresentata con la foglia di palma sopra la testa.


Cinque delle otto colonne con capitelli  campaniformi, nel primo cortile.


Ramses al cospetto del dio Amon.


Scene in cui è ancora visibile il colore originale.


Le ali di avvoltoio della dea Nekhbet che proteggeva il faraone.

© Sciarada Sciaranti

mercoledì 12 maggio 2010

L'Orient Express

L'Orient Express è un treno passeggeri transcontinentale nato dalla mente e dalle mani dell'ingegnere belga Georges Nagelmackers che ispirato dai vagoni letto americani progetta delle carrozze con cabine e scompartimenti chiusi, posti in progressione, accessibili da un corridoio laterale, agganciate a delle carrozze soggiorno a uso comune e a delle carrozze ristorante per la ristorazione. Nagelmackers ottenuti i diritti di transito e le necessarie autorizzazioni dai paesi europei per agganciare le sue carrozze alle locomotive locali, dopo una serie di alterne vicende riesce a fondare la " Compagnie Internationale Des Wagon Lits " e il 4 ottobre del 1883 inaugura il " Train Express D'Orient " che successivamente prende il nome di " Orient Express ".


" ... Fino a qualche tempo fa , chi aveva una dozzina di giorni liberi andava a Fontainebleau o sulla Manica, oggi si va a Costantinopoli. L'Orient Express, così si chiama il treno che abbiamo appena inaugurato si compone innanzi tutto di due vagoni di servizio: uno è occupato dai bagagli e l'altro racchiude le ghiacciaie, le dispense, le docce, le cabine del personale, tra questi due vagoni, due carrozze letto che possono ospitare 40 passeggeri, fornite di cuccette eccellenti oltre che di quattro toilette molto comode e una carrozza ristorante arredata con tappezzerie Gobelins, Marocchino, cuoio di Cordoba e velluto di Genova e composta di una vasta cucina dove opera uno Chef di prim'ordine, quest'uomo di genio ci ha confezionato cibi di squisito sapore, variando il menù secondo i paesi che attraversavamo: gli storioni del Danubio, il caviale fresco di Romania, il pilaf dei turchi ..."

Georges Boyer
Inviato " Le Figaro" all'inaugurazione

Mappa dell'itinerario dell'Orient Express da Parigi a Istambul

Il percorso originale parte da Gare de l'Est di Parigi, attraversa Monaco di Baviera, Vienna, Budapest, Roussè in Bulgaria, giunge a Giurgiu in Romania per il trasbordo in battello sul Danubio, da qui si prende di nuovo il treno per Varna e si raggiunge con il traghetto Costantinopoli.

" Nel 1883 questo è l'itinerario si parte da Parigi il martedì sera, l'indomani pomeriggio si è a Monaco, verso mezzanotte si raggiunge Vienna, giovedì alle 6.00 in punto Budapest, venerdì mattina alle 5.00 Roussè sul Danubio, trasbordo su battello Giurgiu e quindi si riprende il treno fino a Varna, da Varna via mare e si arriva a Costantinopoli. Anche dal punto di vista della tecnica dei trasporti l'Orient Express fu una novità piacevole per i passeggeri, gli orari erano armonizzati tra loro, i servizi predisposti con cura, le formalità di dogana e polizia semplificate al massimo, davanti al treno degli europei facoltosi le frontiere si aprivano docilmente. "

Da Cronache del XX secolo

Nel 1889 viene completata la linea ferroviaria e Istanbul è raggiungibile così da Parigi, in circa tre giorni, direttamente senza trasbordi e nel 1897 Bram Stoker nel suo libro " Dracula " scrive: 

" 15 ottobre, Varna.
Partiti da Charing Cross il mattino del 12, la sera stessa eravamo a Parigi e salivamo sull'Orient Express, dove i posti erano stati per noi prenotati. Quarantott'ore di viaggio. Siamo giunti qui alle cinque di sera ...''

Orient Express in cammino sul binario

Nel 1909 su questo treno di lusso che rappresenta l'essenza della Belle Epoque viaggia per la prima volta uno studente di archeologia che deve raggiungere il Medio Oriente per completare la sua tesi di laurea che ha come argomento i castelli crociati e che gli è stata accordata dal professor David George Hogan archeologo, orientalista e agente dell'Intelligence britannica. Il laureando che si chiama Thomas Edward Lawrence, imparerà l'arabo, vivrà con i beduini, diventerà un'agente segreto e in missione nella penisola araba raccoglierà informazioni. Con la copertura di una spedizione archeologica per il British Museum, Thomas che passerà alla storia come Lawrence D'Arabia raggiunge gli scavi di Karkemish al confine tra Turchia e Siria, inquadra le vie percorribili e localizza le fortificazioni turche e le risorse idriche. Nello stesso periodo storico viaggiano sul " treno delle spie " Margareta Gertrude Zele meglio conosciuta come Mata Hari che in malese significa Occhio del Giorno e Baden Powell esploratore che lungo il percorso nei suoi disegni sulle ali delle farfalle riproduce in codice le mappe delle fortificazioni, rilevanti durante il primo conflitto mondiale per i servizi segreti inglesi.
A causa della guerra l'attività di trasporto dell'Orient Express viene sospesa nel 1914 e ripristinata in seguito all'armistizio firmato l'11 novembre 1918 proprio su una delle sue carrozze ristorante, la 2419.
Nel 1919 viene aperto il tunnel di Sempione che permette la nascita di un percorso alternativo, che diviene più importante e famoso del primo, " il Simplon Orient Express " che attraversa Losanna, Milano, Venezia e Trieste. 


Orient Express, cabina delmacchinista

Nel 1920 il nostro Alfredo Panzini nel suo libro " Io cerco moglie! " scrive:

" ... viaggiare il mondo con lei sempre in un delizioso tète-à-tète! Sleeping car, Excelsior hôtel, Palace hôtel. D’estate al Capo Nord, d’inverno, Orient Express ... "

e nel 1922 il romanziere e diplomatico Paul Morand un assiduo frequentatore dell'Orient Express in " Aperto di notte " : 

'' ... L'Orient Express trascinava nella notte i suoi viaggiatori trisettimanali. Sempre gli stessi, sarte francesi e giovani modiste che ritornavano da Costantinopoli dopo un viaggio di rifornimento di rose e bergamotto in polvere ... ''

Nel 1924 nasce il terzo percorso " l'Arlberg Orient Express " che unisce Parigi con Atene, Bucarest attraverso Basilea, Zurigo e Vienna.
Nel 1930 il successore di Georges Nagelmackers prolunga la linea e inaugura il " Taurus Express " che da Costantinopoli arriva ad Aleppo, a Beirut e ha collegamenti che portano a Gerusalemme e a Il Cairo, raggiunge anche Baghdad. 
Gli anni trenta rappresentano gli anni d'oro della sua esistenza, il comfort, l'eleganza, la sontuosità e la raffinata cucina innalzano la sua fama così tanto da farlo apprezzare dall'alta borghesia, dai banchieri, dai diplomatici, dagli scrittori, dalle coppie in viaggio di nozze e dagli uomini d'affari che conseguenzialmente agli eventi storici sostituiscono i re, i granduchi e l'aristocrazia dei primi anni.
Agatha Christie coglie tutto il fascino di questo treno che ripropone nel suo Assassinio sull'Orient Express: 

" Erano circa le 5 di una mattina d'inverno, in Siria. Lungo il marciapiede della stazione d'Aleppo era già formato il treno che gli orari ferroviari internazionali indicavano pomposamente col nome di " Taurus Express ", e che consisteva in due vetture ordinarie, un vagone-letto e un vagone-ristorante con annesso cucinino. Vicino alla scaletta di uno degli sportelli del vagone-letto un giovane tenente francese, splendido nella sua uniforme, conversava con un omino imbacuccato fino alle orecchie e del quale erano visibili solo il naso arrossato e le punte di un paio di baffi arricciati all'insù ... "

Nel 1931 Josephine Baker lo prende per rientrare a Parigi da Costantinopoli via Vienna, nei pressi di Budapest il treno salta in aria a causa di una bomba e precipita in un burrone di trenta metri, ci sono molte decine di morti e centinaia di feriti, lei che rimane incolume canta le sue canzoni più famose per i sopravvissuti.
Nel 1939 a questo maestoso Grand Hotel su rotaie si aggiungono le carrozze di seconda classe, ma durante la Seconda Guerra Mondiale si ferma la sua corsa e il 22 giugno 1940 Adolf Hitler impone alla Francia di firmare la resa in quella stessa carrozza ristorante 2419 del 1918, diventata un cimelio storico dall'alto valore simbolico custodito in un museo a Compiegne; il vagone è trasportato a Berlino e posto come trofeo a fianco alla Porta di Brandeburgo.
Dopo la guerra il servizio viaggiatori riprende, ma con grande difficoltà a causa della chiusura dei confini, prima quelli tra Jugoslavia e Grecia che non permettono di raggiungere Atene e poi quelli tra Bulgaria e Turchia, che non permettono di raggiungere Istanbul.


Nel 1962 " l'Orient Express " e " l'Arlberg Orient Express " cessano le loro corse.
Nel 1963 nel film 007 dalla Russia con amore James Bond parte da Istambul

" Non sei mai stata a Istambul dove i raggi della luna sul Bosforo sono così suggestivi? "

e viaggia sull'Orient Express diretto a Trieste per raggiungere la frontiera bulgara con Tatiana Romanova caporale dei servizi segreti russi e Ali Kerim Bey uomo del MI6, ma l'uccisione di Kerim Bey per mano di Donald Red Grant che lavora per l'organizzazione criminale SPECTRE, interessata alla Lektor, macchina per decodificare crittogrammi, scombina i piani e il viaggio continua con soste a Belgrado e Zagabria e si conclude con una discesa clandestina dal treno prima del confine tra Jugoslavia e Italia.
Nel 1966 il " Simplon Orient Express " è sostituito con la linea " Direct Orient Express " che raggiunge Belgrado da Parigi quotidianamente e Istanbul e Atene due volte alla settimana.
Nel 1971 la compagnia vende tutte le carrozze alle varie ferrovie nazionali lasciando però il suo personale viaggiante.
Nel 1976 è interrotto il servizio Parigi Atene e il 19 maggio 1977 " la Direct Orient Express " effettua il suo ultimo viaggio Parigi Istanbul.

© Sciarada Sciaranti

lunedì 10 maggio 2010

Ciliegi in fiore

Ramo di ciliegio in fiore con lo sfondo del cielo


" ... Era primavera, e verso il mattino, mentre sonnecchiavo, la mamma e Mayu bussarono alla porta e vennero a svegliarmi dicendo: ' Alzati, che andiamo a vedere i fiori di ciliegio! '. Mayu quel giorno era libera, aveva i capelli corti, e mangiammo insieme yakisoba sotto i ciliegi in fiore, in uno dei ristoranti allestiti per la festa ... "

Amrita
Banana Yoshimoto
Traduzione Giorgio Amitrano 

venerdì 7 maggio 2010

L'Italia è un'altra cosa

L'Italia pulsa nel profondo delle mie vene, trasuda da ogni singolo poro della mia pelle e si manifesta attraverso la mia voce. Adoro questo paese, sono dispiaciuta, ferita e arrabbiata per come viene maltrattato, calpestato, infangato, oppresso e schiacciato dal peso di individui, che con tanta superficialità, senza ritegno, senza scrupoli, senza vergogna, tramano, trafficano, complottano facendo i furbi in modo illecito, arraffando denaro e potere. " L'Italia è un'altra cosa ", è quella della gente come mia madre e mio padre, che hanno consacrato la loro vita al sacrificio per offrire alla loro famiglia serenità e tranquillità. È quella della gente con il fiato in gola, che non sa come andare avanti, ma non molla, continua con fatica, costanza e coraggio. È quella della gente che si alza a notte fonda per garantire a tutti l'uso di un servizio. È quella della gente senza voce, che lavora onestamente nel silenzio della quotidianità e costituisce la struttura portante di questo meraviglioso paese.

© Sciarada Sciaranti

P.S. Auguro a tutti i greci di poter superare velocemente, questo momento di estrema difficoltà.

mercoledì 5 maggio 2010

Girini in metamorfosi

Girini in uno specchio d'acqua con il riflesso del sole e tracce della massa gelatinosa della deposizione

" ... mi détte nell’occhio un formicolìo di bestioline nere, somiglianti a piccoli pesci, che stavano ferme ferme, come se qualcuno - le avesse attaccate ai sassolini del rigagnolo; un giorno che due ragazzi tuffarono le mani nell’acqua, queste bestioline guizzarono via leste leste, e sparirono nel fondo. « Sono girini » disse uno dei ragazzi al suo compagno. « Cioè? » - « Rane bambine: vedi! Non hanno zampe e son provviste di una certa codetta... ; ma a poco a poco mutano forma: dapprima appare un paio di zampine; poi l’altre: in seguito la coda si accorcia, scompare.... e il girino è diventato una rana. » ... "

La storia di Gigino
Ida Baccini

domenica 2 maggio 2010

La via Francigena strada Romea

" Peregrini si possono intendere in due modi, in uno largo e in uno stretto: in largo, in quanto è peregrino chiunque è fuori della sua patria; in modo stretto non s'intende peregrino se non chi va verso la casa di Sa' Jacopo o riede. È però da sapere che in tre modi si chiamano propriamente le genti che vanno al servigio de l’Altissimo: chiamasi palmieri in quanto vanno oltremare, la onde molte volte recano la palma; chiamansi peregrini in quanto vanno a la casa di Galizia, però che la sepoltura di Sa' Iacopo fue più lontana della sua patria che d'alcuno altro apostolo; chiamansi romei quanti vanno a Roma "

Vita Nova
Dante Alighieri

hMappa della via Francigena strada Romea che da Canterbury conduce alle città delle tre peregrinationes maiores: Roma, Santiago de Compostela e Gerusalemme

" La via Francigena - che proviene dai Franchi o strada Romea - che giunge a Roma ", più che una via, più che una strada è una rete viaria piuttosto variegata che prende vita su antichi tracciati romani riutilizzati dai longobardi.
In un antico documento del monastero di San Salvatore al Monte Amiata, l'actum Clusio risalente al 4 maggio 876 in cui venivano definiti i confini di un terreno che i monaci diedero in affitto a Gisalprando si fa riferimento al nome di questa via:

" ... et per fossatu descendente usque in via Francisca ... "
" ... e su dal solcato discendente fin nella via Francisca ... "

La sua storicità venne incoronata dall'arcivescovo di Canterbury Sigerico che nella primavera del 990 intraprese un viaggio verso Roma per ricevere da papa Giovanni XV la stola di lana bianca chiamata "pallium", simbolo della consacrazione del suo incarico, e in un diario descrisse le 79 " mansio - tappe " del ritorno distribuite su un territorio di 1600 chilometri percorso a piedi (20 - 25 km. al giorno) per un totale di 79 giorni.
Sigerico spinse così i pellegrini " alla ricerca della perduta patria celeste ", a impegnarsi in questo cammino spirituale, penitenziale, e devozionale, lastricato di ostacoli naturali quali il canale della Manica, le Alpi, gli Appennini e il fiume Po.
L'itinerario che partiva dall’Inghilterra o dal nord della Francia e si svolgeva attraverso il Passo del Gran San Bernardo e Aosta e l'itinerario che partiva Da Santiago de Compostela, in Spagna o dal sud della Francia e si dispiegava attraverso il Passo del Monginevro, la Val di Susa e Torino, si univano a Vercelli per proseguire in un unico percorso che continuava per Pavia, Piacenza, Fidenza, Passo della Cisa, Pontremoli, Lucca, Siena, Bolsena, Viterbo e Roma, da qui chi voleva proseguiva per Gerusalemme. 
Il tragitto di questa strada che in un documento del marzo 1016 viene denominata " Romea " :


"... strata Rumea sancti Petri a Ruma ... "
" ... strada Romea di San Pietro a Roma ... "

era segnalato dai Montes Gaudiorum - Monti della gioia, cumuli piramidali di pietre piatte su cui svettava una croce, posti a intervallo sui promontori, sulle colline, sulle alture da cui simbolicamente si potevano osservare i vasti orizzonti dell'immensità divina; quando si incontravano ci si fermava a pregare ed erano così chiamati in riferimento al Mons Gaudii, il Monte della Gioia da cui i pellegrini avvistavano per la prima volta la meta del loro viaggio; Monte Mario è il Mons Gaudii di Roma,

" ... Una delle prime meraviglie, anzi la prima in assoluto, che colpiva i viaggiatori al loro arrivo, era « il panorama ». I pellegrini avendo percorso la via Francigena e dopo un'ultima sosta a Sutri, giungevano sulle alture di Monte Mario, allora chiamato Mons Gaudii, Monte della Gioia, proprio per l'emozione vivissima che la vista della città provocava e anche perché quel panorama annunciava la fine di un viaggio pieno di disagi e di pericoli ... "

I segreti di Roma
Corrado Augias

Nabi Samwill quello di Gerusalemme e Monte San Marco quello di Santiago de Compostela. Lungo il percorso si trovavano anche dei centri di accoglienza organizzati chiamati " submansiones " in cui i viandanti potevano sostare per riprendersi dalla fatica del cammino.
Nel 1300 con l'istituzione del Giubileo da parte di papa Bonifacio VIII, il traffico aumentò notevolmente lungo la via Francigena strada Romea e i pellegrini che ormai si muovevano in gruppi per giungere nelle città delle tre peregrinationes maiores:
Roma, luogo del martirio dei santi Pietro e Paolo,
Gerusalemme, luogo del martirio di Gesù Cristo, 
Santiago de Compostela, luogo dove morì l'apostolo Giacomo;
portavano con sé le insegne del pellegrinaggio, oltre il bastone: 
la chiave per i romei, pellegrini che avevano come meta Roma,
la croce per i palmieri, pellegrini che avevano come meta Gerusalemme,
la conchiglia per i jaquot, pellegrini che avevano come meta Santiago de Compostela;
e facevano una gara per raggiungere la vetta del Monte della Gioia, il vincitore diventava il " Re del pellegrinaggio ", deponeva una croce sul monte e rappresentava il gruppo al cospetto delle autorità religiose e amministrative della città santa.  
La via Francigena strada Romea fu anche utilizzata per intensi scambi commerciali e per il passaggio degli eserciti.

" ... Che dirò do quell'altro, che dimandando a un viandante la vera strada Romea disse con Pedante Latino. Dimmi Delegante viatore qual è l'itinere Germano di pervenire alla città di Romulo? ... "

 La piazza universale di tutte le professioni del mondo
Tommaso Garzoni


Via Francigena strada Romea, tratto sterrato con prato di margherite


- Mi pare di vederci un segno di strade.
- Strada romèa, messere; ma ora la è guasta per modo che nessuno più se ne giova...

Castel Gavone
Anton Giulio Barrili

© Sciarada Sciaranti
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