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mercoledì 6 gennaio 2021

Il futuro nell'Epifania

Per l'essere umano vivere il presente e ricordarsi del passato non è mai stato sufficiente e si è molto impegnato nel cercare di svelare il futuro attraverso i rituali che includono il ciclo vitale, di nascita, morte e rinascita, coadiuvato dagli elementi, acqua, aria, terra e fuoco.
Voglio regalarvi un sorriso in questo ultimo giorno di festa e se per " Santa Lucia " siamo stati in Sicilia, oggi andiamo a curiosare nelle tradizioni del nostro Piemonte dedicate all'Epifania in cui si esprimono i segni del sentire cristiano popolare.
Partiamo dalla vigilia per continuare con la mattina, la sera e porgiamo uno sguardo anche ai riti praticati in campagna:

Befana dai capelli rosa

" ... Natale, Capo d'Anno ed Epifania, ecco tre feste solenni che si succedono nel volger di pochi giorni e che fanno desiderare un po' di tregua a molte saccocce smunte, ma ecco tosto sopraggiungere il carnevale cosi che se

L'Epifania a mena le feste via,
'L Carlevè* ai turna a mnè.

Carlevè* = Carnevale

I bimbi hanno ben poco da desiderare nel giorno dell'Epifania, perché i loro desiderii, almeno in parte, sono già stati soddisfatti e per buona ventura delle mamme, non conoscono la Befana e le sue sorprese. Ma se i bimbi non han nulla da sperare, le ragazze, e specialmente le ragazze da marito, attendono con giubilo l'Epifania, giacché è in questo giorno ch'esse ricorrono a molte prove dalle quali si ripromettono varie particolarità in torno al loro avvenire.

Scodella con tre pezzetti di carta, morte, matrimonio, nubile, immersi nell'acqua

Alla vigilia della festa, alcune di esse prendono una scodella nuova, la riempiono d' acqua e v'immergono tre pezzetti di carta, su l'uno dei quali è scritto: « morte », su l'altro: « matrimonio » e sul terzo: « nubile ». Espongono quindi il recipiente all'aria aperta affinché geli durante la notte. Al mattino guardano la scodella, se l'acqua si è congelata, si sforzano di vedere nella massa qualche figura speciale che lontanamente accenni alla professione che eserciterà l'uomo che dovranno sposare. Cosi se la suddetta figura si assomiglierà ad una scarpa, o ad una pialla, lo sposo sarà calzolaio, falegname e via discorrendo. In pari tempo cavano fuori dall'acqua il biglietto rimasto a galla su cui sta scritta la loro sentenza se debbono cioè maritarsi, o restar nubili, oppure morire.

Cuscino con tre aghi appuntati con filo bianco, rosso e nero

Alla mattina dell' Epifania le ragazze costumano di puntare sul cuscino del letto tre aghi infilati di filo bianco, rosso e nero; chiusi gli occhi, andando a tastoni, ne prendono uno. Se questo è infilato di rosso significa che nell'annata si mariteranno, se è infilato di bianco, che dovranno restar nubili, se di nero, che dovranno farsi monache.

Cuscino con sotto tre pacchetti contenenti cenere, crusca e farina

Talvolta non contente della prova ricorrono a quest'altro esperimento: ripongono sotto il cuscino tre pacchetti contenenti cenere, crusca e farina; se estraggono quello di cenere, sono scontente perché la cenere indica morte; se toccano il pacchetto della crusca; è indizio che durante l'anno dovranno rimanere zitelle; se toccano quello di farina, giubilano come buon segno indicando un non lontano matrimonio.
A S. Germano Chisone si suol fare come a Pinerolo, una prova consimile: parecchie ragazze prendono quattro piattelli, in uno mettono della farina di frumento, nel secondo farina di barbarla (segale e frumento), nel terza farina di grano turco o di segale, nel quarto crusca. Velatesi quindi gli occhi, a ciascuna va tentoni ad immergere la mano in uno di quei piattelli; secondo che toccano il primo, il secondo, il terzo od il quarto, è destino che vadano spose in una casa di buona condizione, o di mediocre stato in primo grado, o di mediocre stato in secondo grado, o di miserie.
Ma come una ciliegia tira l'altra e i desideri non vengono mai soli, così la curiosità delle ragazze è insaziabile e non contente delle prove riferite, tanto più poi se queste sono riuscite negative, ricorrono a quest'altra. Prendono tre fagiuoli di vario colore, rosso, bianco c nero, li depongono sotto il cuscino, se toccano il nero lo buttano via indispettite, mostrano noncuranza per il bianco e se riescono a stringere fra la mano il rosso, gridano per la gioja.
Talune poi, le più allegre, si collocano nel mezzo della stanza e quindi si seggono per terra tenendo la schiena rivolta all'uscio; pongono la pantofola sulla punta del piede destro e la gettano in aria. Se cade con la punta rivolta verso l'interno della stanza, è ammonimento che neh" anno dovranno restare ancora zitelle; se cade nella direzione dell'uscio, il pronostico è buono indicando un prossimo matrimonio, se infine la pantofola cade rovesciata, significa che durante l'annata proveranno dei dispiaceri.
A S. Germano Chisone usano gettare uno zoccolo dietro le spalle, quindi voltandosi guardano da qual parte sia rivolta la punta: se all' insù significa che loro toccherà d' andare spose in montagna, se all'ingiù in pianura. E giacché ho citato per la seconda volta il nome di S. Germano, ricorderò che qui le ragazze costumano pure di dare un calcio nell'uscio del porcile e se l'inquilino grugnisce, significa che l'uomo da sposare sarà un brontolone.

Due fogli di carta a forma di imbuto

Pongo fine alla serie delle prove citandone ancor una che si costuma in Pinerolo e nelle sue vicinanze, la prova dei mignunflet. Si fanno alla sera dell' Epifania: prendonsi due fogli di carta e si dà loro la forma d'un imbuto, collocandoli diritti sopra la tavola l'uno accanto all'altro. La ragazza che fa il giuoco, battezza un mignunflet col proprio nome e designa l'altro col nome di chi presuppone le voglia bene, quindi appicca contemporaneamente il fuoco ai due pezzi di carta. Quando uno od ambedue si rovesciano addosso, vuol dire che i due giovani si vogliono bene, quando l'uno o l'altro cade di fianco, indica indifferenza, se cade dalla parte contraria , che fra i due pretesi amanti non c'è amore di sorta. Ad una simile prova si sottopongono tutti i presenti al giuoco. 
In campagna la ragazza incaricata di fare 1'esperimento, prende della canapa, la divide in due parti e dispostele in modo che restino diritte, esclama:

Sun andait a la fera di gramissei,
I l'ai mai vist dui matafam* pi bei,
Sa s' amu d' amur
Vedruma ur ur.

matafam* = spauracchi

e nel pronunziare quest' ultime parole, dà fuoco ai mignonflet.
Generale è poi l'usanza di mangiare la focaccia nel giorno dell' Epifania; a Pinerolo, nella valle del Chisone, in vai Pellice, in tutto il circondario insomma. É il regalo dei garzoni panattieri, quantunque però questi vadano perdendo la costumanza di largheggiare verso i loro avventori, dico largheggiare cosi per modo di dire, poiché ognuno sa che al regalo tien dietro la mancia che é sempre superiore al valore della focaccia.
Nella focaccia si trovano due fave, l'una bianca, e l'altra nera, e la si mangia per lo più alla sera in comitive. Fatta la distribuzione, colui al quale tocca il pezzo contenente la fava nera deve pagare un pranzo, o una merenda o alcune bottiglie; quegli che trova la bianca, si obbliga di pagare ai presenti la cena o qualche altra cosa e poiché la fava bianca prende il nome di « regina » e di re, la nera, cosi è comune il detto:

Chi trova la regina 
Paga da sina*.

e

Chi trova '1 rè
Paga 'l disnè*

sina* = cena
disnè* - pranzo

Befana sulla calza

In campagna alla sera dell'Epifania sogliono radunarsi nella stalla di Tizio o Sempronio a mangiare la focaccia. Ma prima che imbrunisca, schiere di giovani fanno provviste di castagne abbrustolite, nocciuole, fichi, dolci (le batiajé), da riempirne una calza bianca e rossa; poscia di comune accordo si avviano cantando al luogo convenuto. Giunti all' uscio della stalla, si fermano zitti e cheti, mentre il capo della brigata, accompagnato dal suono di una chitarra canta:

Buna sera, Madona,
Madona buna sera,

Buona sera, Martin,
Martin buona sera,

a cui la padrona di casa risponde:

Buna sera, Martin,
Martin buna sera.
E dime un po',
Da duva i rive?
I rivu da la fera.
Madona, buna sera.

Non appena pronunziate queste parole, apre l'uscio e getta la calza in grembo della padrona o di qualche ragazza che trovasi nella stalla, cantando:

L' carlerè sracoumanda:
Chi voi nen cherde
Ecco si la gamba *.

gamba*- Altrove si canta questa variante:

Parisia a sracoumanda :
Si vole nen cherdi*,
Guardè si la gamba.

cherdi* = credere

Clamorose risate scoppiano da ogni parte, mentre entrano i camerata strimpellando qualche vecchio istrumento. In un attimo la stalla si converte in una sala da ballo, tutti, giovani e vecchi, cedono alla forza irresistibile d'una nota musicale e quattro per quattro saltano lu brandu a la piemonteisa. Passato poi il primo furore del ballo, la padrona invita le coppie danzanti a mangiare la focaccia. Al giovane ed alla giovane cui per sortilegio tocca la parte della focaccia contenente la fava bianca e nera, sono rivolti gli auguri di tutti e da quell'istante sono gridati « gli sposi ». I favoriti dalla sorte entrano a braccetto nel ballo e danzano più volte soli in mezzo a strepitosi evviva. La festa continua fino ad ora tarda: al momento di lasciarsi ognuno dà la buona notte e stanco, ma soddisfatto, ritorna alle proprie case. Ma lo scherzo innocente della calza diventa talora triviale per opera di alcuni buontemponi che talvolta raccolgono qualche immondizia, solitamente sterco di bue, ne riempiono la calza, volendo fare uno scherzo bene spesso suggerito dalla malignità o dal desiderio di vendetta, e si avviano alla casa dove hanno stabilito di compiere l'impresa: spiano l'occasione di fare il tiro e quindi dal finestrino della stalla (lu pertus du ciatt) gettano la calza sulla schiena di qualcuno, dandosela tosto a gambe.
Ho detto più sopra che a Pinerolo, nella valle del Chisone e in Val Pellice, è generale 1' uso di mangiare la focaccia, ho accennato alla consuetudine di collocarvi dentro due fave ed al duplice significato che vi attribuiscono. Ricorderò ancora un'ultima costumanza che hanno gli abitanti di Fenestrelle. Qui alla sera dell'Epifania si fa la veglia nella stalla e tutti i parenti vi concorrono portando chi una focaccia, chi un fiasco di vinello. Poscia ognuno siede sopra rozze panche disposte all' intorno di una tavola su cui si ripongono gli oggetti portati. Il capo della famiglia si alza brandendo un coltello e taglia ad una ad una le focacce, ripone i pezzi sopra un piccolo asse: quindi facendo il giro li distribuisce agl'invitati e presane egli pure la sua parte, va a sedere al suo posto mentre un altro versa il vino nei bicchieri. Quegli cui toccano le fave (naturalmente sono più, perché varie le focacce, ognuna delle quali però non contiene che una sola fava) diventano l'oggetto dei discorsi di tutti. Se la fava è nera ed è toccata ad un giovane, le vecchie gli assicurano un avvenire brutto, pieno di dispiaceri, se è bianca gli predicono un avvenire splendido. La veglia si prolunga fino a tarda notte e quando i fumi del vino hanno esaltato le menti di quei montanari, questi si mettono a cantare un poco e quindi vanno a riposarsi. "

Capo d'anno ed Epifania in Piemonte - 1891
Filippo Seves


Buona Epifania a tutti e come sempre un saluto alle sorelle Befane💖!

Per chi è interessato:


domenica 6 gennaio 2019

Verso la vita che si risveglia


" ... Fu una lunga notte, se pure fu una notte; ma Scrooge ne dubitava un poco, perché gli pareva di veder condensate molte feste di Natale nel rapido tempo passato insieme. Notò anche, ma non ne fece motto, che mentre egli rimaneva sempre lo stesso, lo Spirito si faceva manifestamente più vecchio. La cosa era strana, ed ei non si poté più tenere, quando lasciando una brigata di fanciulli che solennizzavano la Befana, si accorse che i capelli dello Spirito s’erano imbiancati.
- Così breve - domandò - è la vita degli Spiriti?
- La mia vita su questa terra - lo Spirito rispose - è brevissima. Termina stanotte ... "

 Cantico di Natale - Il secondo dei tre spiriti
 Charles Dickens
Traduzione Federigo Verdinois 


I capelli dello Spirito si imbiancano nell'inverno che prosegue verso la prossima primavera; auguro a tutti una lieta Epifania e a tutte le sorelle Befane, sublime manifestazione della vita che si risveglia, un immenso abbraccio!

Per chi è interessato:

sabato 6 gennaio 2018

La Befana in ottave

Il conte Giovan Francesco Mastiani Brunacci, ciambellano del Serenissimo granduca di Toscana Leopoldo II, gran croce e cavaliere dell'ordine del merito sotto il titolo di san Giuseppe, cavaliere della Legion d'Onore, gonfaloniere della città di Pisa, governatore della Pia casa della Misericordia, membro dell'Accademia dei Georgofili e socio fondatore della Cassa di risparmio di Pisa, chiede, al poeta Antonio Guadagnoli di Arezzo, un componimento poetico sull'origine della Befana che viene pubblicato nel 1827, un piccolo poema di XXII ottave di cui vi propongo una selezione: 




I

Ma che diavol d’idea bizzarra e strana
Venuta è in capo a vostra Signoria
Di volervi occupar della Befana
Nella vigilia dell’Epifanìa?
Tra una sacra funzione, e una profana,
Possibil che vi passi analogia?
Pur voi gradite ch’io la trovi in verso:
Ma, Signor Conte, sarà tempo perso.

...

IV

Della Befana sull’origin varia
Molto si è detto, e molto si è stampato;
Chi vuol che fosse quell’Ancilla ostiaria
Che si trovò nell’atrio di Pilato;
Chi la Nonna d’Erode ottuagenaria,
Chi la Zia di Barabba, e chi ha pensato
Che venga da due Celtiche parole
Adatte ad indicar « Fuoco del Sole ».

VI

Voleva dirvi, ma mi uscì di mente,
Che fin da quando v’erano i Romani,
(Già i Romani ci sono anco al presente,
Ma intender voglio dei Roman Pagani,
Non di quelli che vivono attualmente
I quali son buonissimi Cristiani, )
Si festeggiava all’uso orientale
Con lieti fuochi il Solstizio brumale.

VII.

Ma apparso ai Magi il sospirato Sole
Le nebbie a dissipar d’ldolatria,
(Giacché null’altro intendere si vuole
Con la greca parola Epifania;)
Il Popolo festevol, come suole,
Volle perpetuarne l’allegria
Con una pia rappresentanza in tre,
Figurando che fossero i tre Re;

VIII.

E quando Guido Monaco* inventò
Le famose do, re, mi, fa, sol, la,
In Roma in questa sera si cantò
Più d'un aria nel tuono di be-fa;
Con flauti e corni poi s’accompagnò,
(Chè i corni sono usati in ogni età,)
E dette forse questa intuonazione
Alla Befana la derivazione.


Guido Monaco* = Vedi Faville in Mi

IX

Ma poiché la Discordia armò le destre,
E più non si vedea neppure un cane,
Non che un Re Mago, per le vie maestre;
Le Donne più devote, e grossolane,
Ponean dei Re di cencio alle finestre,
E che abusivamente per Befane
Che si prendesser poi creder convienci
Tutte le Donne ch’eran ossa, e cenci.

...

XV

E giacché in sera tal le Donne belle,
In memoria de’ Magici regali,
Gli amici lor trattavano a ciambelle,
A fichi, a confetture, e cose tali;
Però Befane oggi si chiaman quelle
Che son larghe di core e liberali;
Sicché da questo argomentar conviene
Che Befane provenga da fa bene*

fa bene* = Anagramma di Befane

XVI

Se’ tu Poeta? Letterato? Artista?
Il massimo ti manca de’conforti
Se non hai la Befana che t’assista,
Se non hai la Befana che ti porti.
Tutto sta nel conoscere quae est ista*:
E noi siam di cervello così corti
Ch’è dato a pochi della specie umana
Il saper quanto possa una Befana! -

quae est ista* = Chi è colei
...

XIX

Tempo felice! Sotto al caminetto
Allor ponea la calza dopo cena,
Poi tutto allegro me ne andav’a letto,
E la mattina la trovava piena.
Dove se’ ito tempo benedetto?
Fossi piccol tuttor! .... Ma oh questa è amena!
Che non vi son Befane in molte bande
Che s’occupan del piccolo, e del grande?


Buona Epifania a tutte le sorelle Befane  e a tutti gli amici!


Per chi vuole approfondire:

martedì 6 gennaio 2015

A mezzanotte in punto

Ecco la notte dell'Epifania che sulla scia della Stella Cometa conduce alla grotta del Bambin Gesù, con la Befana ultima portatrice di doni insieme ai tre Re Magi. 


" La notte dell'Epifania ( a Roma ).
Tutte le finestre guernite di scarpine, di cestellini, di calzettine. A mezzanotte in punto passa la processione della Befana - illuminata di luce elettrica. La Befana, vecchiarella rubizza, vestita alla rococò siede sul suo carrozzone dorato, tirato da somari bianchi, guardando con l'occhialetto dallo sportello. Ha presso il suo segretario particolare, un uccelletto dal becco gentile che le confida all'orecchio i desideri ed i sogni delle bambine e dei bambini che si raccomandano a lei. Essa ha ricevuto in quel giorno mucchi di letterine dai bimbi, su carta rosea e azzurra. Dinanzi alla carrozza, una musica di zufoli e di trombettine di latta. Seguono molti carri zeppi di balocchi, di libri, di dolci. Intorno ai carri, angioli vestiti di bianco, colle ali di cigno. Ad ogni casa la processione si arresta. L'uccellino dice una parolina alla Befana - essa fa cenno, e tosto un angiolo prende dai carri o confetti, o giocattoli o volumi e vola a deporli sulle finestre nelle scarpine, nei pedalini, nei panierini, dei bambini boni. Talvolta però la Befana fa un altro segno. Ai carri bianchi sussegue un carretto tutto nero, tirato da caproni - con diavoletti rossi per cocchiere e servitori. Il carretto è pieno di cenere e di carboni. I diavoletti ne pigliano manate e vanno a empirne le calze ecc. dei bambini cattivi. E qualche volta, anzi, non prendono nulla dal carrettino. Si tratta allora di un bimbo cattivissimo. Un diavoletto dalle ali di pipistrello, più brutto degli altri, vola alla finestra indicata, vi si acchiocciola, e vi lascia uno stronzino*. "

Note azzurre
Carlo Dossi


stronzino* = Dovrebbe essere una moneta o un oggetto senza valore

Buona Epifania

Per chi è interessato



lunedì 6 gennaio 2014

Il dono dei Magi

In questa Epifania, per ringraziarvi di tutti gli auguri che mi avete lasciato, vi propongo un testo ambientato tra la vigilia e il giorno di Natale, un testo che segue la via del cuore dei Re Magi che porta verso l'amore.

Buona Epifania a tutti
 e buon lavoro a tutte le sorelle Befane


Sembra che la mia Sorellina sia convinta che tutte le Befane in commercio con gli occhi azzurri mi somiglino, quest'anno oltre al nasone ho anche  un bel sorriso sdentato
1

Un dollaro e ottantasette cents. Era tutto. E sessanta cents erano in pennies. Pennies risparmiati uno o due per volta, contesi al droghiere e al verduraio e al macellaio, finché, convinti di taccagneria da quelle puntigliose trattative, le guance vi si coprono di rossore. Tre volte Della contò il denaro. Un dollaro e ottantasette cents. E l’indomani era Natale. Era chiaro: non c’era altro da fare che lasciarsi cadere sul nudo lettino e mettersi a urlare. E così appunto si comportò Della. E ciò vale a stimolare la riflessione morale che la vita è fatta di singhiozzi, sospiri e sorrisi, con una certa preponderanza di sospiri. Mentre la signora della casa gradualmente trapassa dal primo al secondo stadio, date una occhiata alla casa. Un appartamento ammobiliato a otto dollari per settimana. Non si può dire che superi qualsiasi descrizione: ma certo la mette a duro cimento. Nell’atrio, a pianterreno, stava una cassetta delle lettere in cui non entrava mai una lettera, ed un pulsante elettrico dal quale nessun dito umano avrebbe potuto estorcere un suono. A tutto ciò aggiungevasi un cartoncino recante il nome - Mr. James Dillingham Young -. Durante trascorsi periodi di prosperità, quando il proprietario guadagnava trenta dollari la settimana, quel - Dillingham - aveva garrito al vento. Ora, ridottosi il reddito a venti dollari, le lettere del - Dillingham - apparivano confuse, quasi meditassero seriamente di contrarsi in un modesto, sommesso D. Ma ogni qualvolta Mr. James Dillingham Younh tornava a casa, al suo appartamento al piano di sopra, si sentiva chiamare - Jim - e grandemente lo coccolava la signora Dillingham Young, già presentatavi col nome di Della. E ciò è molto bello. Della portò a termine il suo pianto e si passò il piumino sulle guance. Poi si pose alla finestra a guardare stancamente il gatto grigio che percorreva la stecconata grigia del grigio cortile.
L’indomani era Natale, e lei aveva soltanto un dollaro e ottantasette cents per fare un regalo a Jim. Per mesi aveva risparmiato un cent dopo l’altro: e quello era il risultato. Con venti dollari la settimana non si fa gran che. Le spese erano state maggiori del previsto. Succede sempre così. Solo un dollaro e ottantasette per comprare un regalo a Jim. Al suo Jim. Molte ore felici ella aveva trascorso a pensare qualcosa di carino per lui. Qualcosa di bello e raro e autentico, qualcosa che non fosse troppo indegno dell’onore di appartenere a Jim. Tra le due finestre della stanza stava uno specchio stretto e alto. Forse voi li avete già visti, questi specchi da muro che si trovano negli appartamenti da otto dollari. Una persona agile e sottile può, cogliendo la propria immagine in una rapida sequenza di strisce longitudinali, pervenire ad un concetto sostanzialmente adeguato del proprio aspetto. Della, che era sottiletta, era padrona dell’arte. Con una piroetta improvvisa si scostò dalla finestra e ristette di fronte allo specchio. Gli occhi le splendevano intensamente, ma in venti secondi il suo volto perse ogni colore. Rapidamente si sciolse la chioma e la lasciò cadere per tutta la sua lunghezza.


2

Ora, di due possessi i Dillingham erano profondamente orgogliosi. Uno era l’orologio d’oro di Jim, che era stato di suo padre e del padre di suo padre. L’altro era la chioma di Della. Se la regina di Saba avesse abitato nell’appartamento di fronte, Della avrebbe lasciato pendere i capelli alla finestra per asciugarli, soltanto per fare scorno ai gioielli e ai doni di Sua Maestà. Se re Salomone fosse stato il portiere con tutti i suoi tesori ammucchiati in cantina, Jim avrebbe tratto dal taschino il suo orologio ogni qualvolta gli fosse passato davanti, per il solo gusto di vederlo strapparsi la barba per l’invidia. Così ora cadde la bella chioma di Della, ondeggiante e splendente come una cascata di acque scure. Le arrivò fin sotto il ginocchio, la avvolse quasi come un vestito. Poi Della la riavvolse, con gesti rapidi e nervosi. Parve esitare un istante, e rimase immobile, mentre una o due lacrime cadevano sul rosso tappeto frusto. Indossò la vecchia giacca marrone. Si mise in capo il vecchio capello marrone. Con un frullo di gonne, gli occhi ancora luccicanti, scivolò fuori della porta, scese le scale e raggiunse la strada. Si fermò davanti ad una insegna: " M.me Sofronie. Parrucche di ogni tipo ". Della salì di corsa una rampa di scale, e si fermò ansimante. Madame, ampia, troppo bianca, gelida, non aveva l’aria di una " Sofronie ".
" Volete comprare i miei capelli? " domandò Della.
" Io compro capelli " disse Madame.
 " Fate un po’ vedere ". Si disciolse la bruna cascata.
" Venti dollari " disse Madame, reggendo la massa con mano esperta.
" Datemeli subito " disse Della.
Oh, le due ore seguenti volarono su ali di rosa. Perdonate la trita metafora. Della andava setacciando un magazzino dopo l’altro, in cerca di un regalo per Jim. Lo trovò alla fine. Certamente era stato fatto per Jim e per nessun altro. Niente di simile aveva trovato in tutti gli altri negozi, e li aveva passati da cima in fondo. Era una catenella per orologio, da taschino, in platino, di casto e semplice disegno, che opportunamente manifestava il proprio valore per virtù della sola sostanza, senza far ricorso a indecorosi orpelli: come debbono tutte le buone cose. Era perfino degno dell’orologio. Non appena l’ebbe vista, ella seppe che spettava a Jim. Era come lui. Pregio e semplicità, la definizione valeva per entrambi. Le presero ventun dollari, ed ella si precipitò a casa con i suoi ottantasette cents. Con quella catena all’orologio, in qualsiasi compagnia si fosse trovato, Jim avrebbe potuto senza disdoro preoccuparsi di tanto in tanto del trascorrere del tempo. Per quanto meraviglioso fosse l’orologio, infatti, ora gli accadeva di scrutarlo con occhiate furtive, per via di quel vecchio cinturino di cuoio che usava in vece di catenella. Quando Della giunse a casa l’ebbrezza cedette un poco alla prudenza e alla ragione. Trasse fuori i ferri per arricciare i capelli, accese il gas, e si accinse a porre riparo al guasto fatto dalla generosità aggiunta all’amore. E questo è sempre un compito terribile, amici carissimi, un’impresa da mammut. Quaranta minuti dopo, Della aveva una testa coperta di ricci fitti e minuti, che la facevano del tutto somigliante ad uno scolaretto scapestrato. Considerò la propria immagine allo specchio, a lungo, minutamente, e con occhio critico.
"Se Jim non mi uccide prima di darmi una seconda occhiata , " si disse " dirà che sembro una corista di Coney Island. Ma che potevo fare, ahimè, che potevo fare con un dollaro e ottantasette cents? ".
Alle sette il caffè era fatto, e la padella era dietro la stufa, calda e pronta a cuocere le costolette. Jim non era mai in ritardo. Della chiuse nella mano la catenella dell’orologio e sedette su un angolo della tavola vicino alla porta. Poi udì il suo passo sulla prima rampa delle scale, e per un istante diventò pallida.
Aveva l’abitudine di dire piccole preghiere silenziose per le cose più semplici di ogni giorno ed ora ella sussurrò:  " Dio, per piacere fagli pensare che sono ancora carina ".
La porta si aprì, Jim entrò e la rinchiuse. Era assai magrolino, e d’aria tanto seria. Povero diavolo, soltanto ventidue anni e già con il carico di una famiglia! Aveva proprio bisogno di un cappotto nuovo, e non aveva guanti.


Varcata la soglia, Jim si fermò immobile come un setter che abbia colto l’usta della quaglia. I suoi occhi erano fissi su Della, ed avevano una espressione che non riusciva di decifrare, che l’atterriva. Non era ira, né sorpresa, né biasimo, né orrore, né alcun altro sentimento che ella avesse previsto. La guardava con occhi fissi e intenti, e il suo volto aveva quella strana espressione. Cautamente Della scese dal tavolo e gli si avvicinò.
" Jim, caro, " gridò " non guardarmi a quel modo. Mi son fatta tagliare i capelli e li ho venduti perché non avrei potuto sopravvivere a questo Natale se non avessi potuto farti un regalo. Cresceranno di nuovo… A te non dispiace, vero? Dovevo farlo. I miei capelli crescono così alla svelta. Dimmi “Buon Natale”, Jim, e siamo felici. Tu non sai che bel regalo, che regalo splendido ho trovato per te ".
" Tu ti sei tagliata i capelli? " chiese Jim faticosamente, come se nemmeno dopo il più intenso sforzo mentale fosse riuscito ad afferrare quel fatto del tutto evidente.
 " Li ho tagliati e venduti " disse Della. " Non ti piaccio lo stesso? Sono io anche senza i miei capelli, vero? ".
Jim si guardò attorno con aria curiosa.
" Hai detto che i tuoi capelli non ci sono più? " disse, con un tono che rasentava l’idiozia.
" Non cercarli, " disse Della. " Li ho venduti, ti dico; li ho venduti, non ci sono più. E’ la vigilia di Natale. Sii buono con me, l’ho fatto per te. Forse i capelli che stavano sul mio capo erano contati, " proseguì con una subitanea dolce gravità " ma nessuno potrebbe mai misurare il mio amore per te. Vuoi che metta su le costolette, Jim? ".
Jim parve riscuotersi bruscamente dal suo stordimento. Abbracciò la sua Della. Per dieci secondi vogliamo il nostro sguardo discreto da un’altra parte. Che differenza vi è tra otto dollari alla settimana e un milione di dollari l’anno? Un matematico o un uomo di spirito ci darebbe la risposta sbagliata. Doni di gran pregio recarono i Magi, ma non questo. Oscura asserzione, che verrà chiarita più avanti.
Jim si trasse un pacchetto dalla tasca del cappotto e lo gettò sul tavolo. " Non fraintendermi, Della " disse. " Non penso che un taglio di capelli o una rasatura o uno sciampo possano rendere meno bella la mia ragazza. Ma se vorrai aprire quel pacchetto, capirai perché mi avevi fatto restare senza fiato ".
Candide dita ed agili lacerarono corda e carta. E poi un estatico grido di gioia; e poi, ahimè, un subito femmineo insorgere di isteriche lacrime e gemiti, che imposero l’immediato intervento di tutti i poteri consolatori del signore della dimora. Giacché lì stavano i pettini, tutta intera la serie dei pettini da porre sulla nuca e ai lati, che Della aveva a lungo vagheggiato in una vetrina di Broadway. Splendidi pettini, puro guscio di tartaruga con orli ingioiellati: e per l’appunto della tinta che si accordava alla splendida chioma svanita. Ed erano pettini di pregio, ella lo sapeva, ed il cuore li aveva bramati ed anelati senza alcuna speranza di possesso. Ora erano suoi, ma le trecce che dovevano adornarsi degli agognati ornamenti erano scomparse.
Ma se li strinse al seno, ed alla fine riuscì ad alzare i suoi occhi scuri e a sorridere mentre diceva: " I miei capelli crescono così alla svelta, Jim! ". E poi Della si mise a saltare come un gattino scottato e gridò: " Oh! oh! ".
Jim non aveva ancora visto il suo bel regalo. Della glielo porse ansiosamente sulla palma aperta. Il prezioso metallo opaco pareva balenare del riflesso della sua anima luminosa ed ardente.
" Non è un amore, Jim? Ho frugato tutta la città per trovarlo. Adesso dovrai guardare le ore cento volte al giorno. Dammi l’orologio. Voglio vedere come sta ".
Invece di ubbidire, Jim si lasciò andare sul letto, si mise le mani dietro la nuca e sorrise. " Della, " disse " mettiamo via i nostri regali di Natale per un po’ di tempo. Sono troppo belli per usarli subito. Io ho venduto l’orologio per comparti i pettini. Ora è forse il momento di mettere su le costolette ".


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I Magi, come sapete, erano uomini saggi – uomini incredibilmente saggi – che portarono i doni al Bambino nella mangiatoia. Furono loro ad inventare l’arte di fare regali a Natale. Giacché eran saggi, non v’è dubbio che anche i loro regali fossero saggi, e probabilmente era possibile scambiarli, nel caso ve ne fossero due uguali. Io vi ho goffamente raccontato la povera cronaca di due sciocchi bambini che senza saggezza sacrificarono l’uno per l’altro i più grandi tesori della loro casa. Ma si dica un’ultima parola ai saggi dei nostri giorni: di tutti coloro che fanno doni, quei due furono i più saggi. Di tutti coloro che ricevono e fanno doni, questi sono i più saggi. Dovunque e sempre essi sono i più saggi. Sono loro i re Magi.

O. Henry

venerdì 6 gennaio 2012

La Dodicesima Notte

Addentrarsi nel mondo delle tradizioni e delle feste per ricostruirne e afferrarne l'origine non è assolutamente facile, non è come srotolare un gomitolo fino a trovarne il principio, ci si trova immersi in un mare di contaminazioni provenienti da credenze, usi e abitudini di varie culture che si integrano in un groviglio inestricabile. 

L'Epifania ( Pifania - Pefania - Bifania - Befania), in greco antico ἐπιφάνεια - epifanèia, - apparizione, manifestazione, venuta, presenza divina, è legata alla festa dalla connotazione cristiana che rievoca la presentazione di Gesù Bambino ai Re Magi, dalla storpiatura di questo termine nasce la figura della Befana, che, nel folklore contadino, è rappresentata attraverso la costruzione, con tutto ciò che è reperibile nell'ambiente naturale, di un fantoccio dall'aspetto logoro, degradato e consunto che viene gettato in un fuoco purificatore acceso nei campi per celebrare la natura, la madre terra che in questo periodo dell'anno conclude il suo ciclo vitale e muore per rinascere successivamente in primavera iniziando, carica di energia, una nuova vita. A ciò si integra le leggenda romana che vede Diana dea della caccia e della fecondità, Erodiade moglie di Erode Antipa e madre di Salomè, insieme ad altre  compagne volare sui terreni rigonfi di semi dormienti per spargere una pioggia propiziatoria e assicurare un futuro buon raccolto e un anno felice e sereno.

La vecchia signora è colei che nella tradizione popolare con la sua scopa volante porta doni e carbone ai bambini nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, conosciuta come " Dodicesima Notte " poiché racchiude in sé i dodici giorni, che la separano dal Natale trascorso, considerati festa religiosa dal Concilio di Tours del 567 d.C., che sancì l'unità liturgica compresa tra la Natività e l'Epifania
La Dodicesima Notte è la notte magica carica di significati simbolici in cui gli animali ottengono il dono della parola e svelano le premonizioni per il futuro purché gli uomini sappiano ascoltare in silenzio. 

" La notte della Befana nella stalla parla l’asino, il bue e la cavalla "

E l'ideale ambientazione per la commedia, di  William Shakespeare, che ne porta il nome, scritta tra il 1599 e il 1601 ispirata a " Gli ingannati ", opera italiana di un autore anonimo allestita a Siena dall'Accademia degli Intronati nel 1531 .

"... Oh, spirito d'amore, come sei fresco tu, e vivificante, tu che, se nella tua capacità puoi ricevere tutto, come il mare, non ti lasci da nulla penetrare, qual che ne sia l'altezza e la sostanza, senza svilirlo di senso e valore in men che non si creda! Perché l'amore è sempre così pieno d'estrose fantasie da esser alta fantasia da solo ... "

La Dodicesima notte
William Shakespeare

I protagonisti delle commedie di Shakespeare, durante i festeggiamenti della " Dodicesima Notte ", hanno un ruolo importante di comunione e divertimento in quanto le loro immagini vengono spedite come inviti agli amici che indossano il costume del personaggio ricevuto e nell' intrattenimento da tavola come carte da gioco vengono distribuite 24 immagini di questi personaggi su cui è riportato un piccolo enigma che deve essere letto e risolto.
Il dolce della festa, accompagnato da una bevanda alcolica riscaldata chiamata wassail da wæs hæl - sii sano nell'accezione augurale di buona salute, è una torta con canditi e mandorle al cui interno vengono inseriti un fagiolo e un pisello, e le due persone che hanno la fortuna di trovarli nella loro fetta diventano re e regina della Dodicesima Notte fino allo scoccare della mezzanotte.

Sciarada Sciaranti

Per chi è interessato:

Befana con monete di cioccolato

La mia dolce, simpatica e spiritosa sorellina mi ha regalato questa Befana perché secondo lei mi somiglia!?

Befana dagli occhi azzurri

Ma a me non sembra di avere un naso così!?
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