domenica 23 giugno 2019

I chiodi di garofano di San Giovanni

.... Le cose dovevano restare in equilibrio. Non potevi decidere di essere una strega buona o cattiva. Non funzionava mai, alla lunga. Potevi solo cercare, con tutte le tue forze, di essere una strega.
Sedette davanti al focolare spento, resistendo alla tentazione di lisciarsi le orecchie. 
Avevano trovato un’entrata, da qualche parte. Lo percepiva negli alberi, nelle menti degli animali. Lei stava tramando qualcosa. E sarebbe accaduto presto. Ovviamente non c’era nulla di speciale, dal punto di vista dell’occulto, nel giorno di mezza estate; ma c’era nella mente delle persone. Ed era in quelle menti che gli elfi trovavano la loro forza ...

Streghe di una notte di mezza estate
Terry Pratchett
Traduzione Valentina Daniele

Chiodi di garofano della Syzygium aromaticum o Eugenia caryophyllata

Che ci sia o non ci sia un maggior flusso di energia intorno ai solstizi che permetta di mettere in comunicazione la dimensione temporale con quella atemporale, la visibile con l'invisibile, è certo che  questi giorni sembrano essere circondati da un tale alone di magia che esercita ancora oggi un grande fascino sugli umani. 
La tradizione a Roma vuole che San Giovanni Battista, colui che piange e la notte delle streghe inaugura la fase discendente dell'anno subito dopo che il sole ha raggiunto il suo apice nel firmamento e si inoltra lungo il cammino  che lo porterà alla morte, venga festeggiato a partire dal tramonto, ai vespri della vigilia del 24 giugno nella basilica di San Giovanni in Laterano, un tempo la facciata era illuminata dal gioco delle luci vagolanti delle lanterne e delle fiaccole e dai fuochi su cui sfrigolavano le padelle pronte per cucinare le lumache, all'interno il pavimento veniva ricoperto da un profumatissimo tappeto di fiori e frutta che circondava l'icona del santo mentre sull'altare tra la Croce astile, i paramenti del vescovo e i candelabri della processione, contenuti in un trono di cristallo di rocca, in piccoli sacchetti di seta bianca, venivano custoditi i boccioli essiccati di una spezia orientale molto aromatica, dalle note olfattive pungenti, afrodisiaca, anestetica, antifermentativa, antinfiammatoria, antiossidante, antisettica, antispasmodica, antitrombotica, digestiva, rinvigorente, stimolante, tonificante, dalle notevoli proprietà medicinali tali da attribuirle il potere di attirare la felicità e di allontanare il male; questi boccioli noti fin dal IV - V secolo, originari delle isole Filippine e delle Molucche, per consuetudine venivano donati come tributo al Papa che durante la celebrazione, raccogliendo il loro aspetto simbolico di chiodi della crocifissione di Cristo, li benediceva invocando Dio con l'usuale formula: " coloro che li gusteranno ... perché si conservino nella pace del Signore, operino secondo la sua volontà, vivano e invecchino nell’amore di Dio, siano armati di celesti virtù e ne abbiano giovamento per la vita eterna ... " e li offriva poi ai presenti: " per la loro salute spirituale e corporale e affinché venissero amministrati agli infermi per ottenerne la guarigione, nonché alle donne in stato interessante per un parto felice ". Si tratta dei fiori in boccio, raccolti quando la loro colorazione passa progressivamente dal giallo verde al rosa e al rosso scuro, della Syzygium aromaticum o Eugenia caryophyllata: Eugenia per una dedica a Eugenio di Savoia generale sabaudo, principe di Savoia - Carignano e conte di Soissons e caryophyllata dal latino caryophyllum - pianta dal profumo di garofano.
Noi li chiamiamo chiodi di garofano per la loro forma simile ai chiodi e per la loro essenza uguale a quella del garofano comune - dianthus caryophyllus.

" – Nemmeno i garofani che da noi sono così usati, entrano fra gl'ingredienti della loro cucina.
– Nascono anche quegli alberi qui?
– ... Sì, eccone là uno ... Crescono sui terreni delle noci moscate, ma preferiscono quelli vulcanici.

... s’avvicinarono all’albero indicato, che cresceva sul margine del boschetto, osservandolo curiosamente.
Era alto circa sei metri, coperto di fiori rosso-cupi, uniti in piccoli mazzi, i quali spandevano un profumo delicatissimo.

– Quei fiori sono i chiodi di garofano che si pongono in commercio? ...
– Sì rispose il capitano. Prima però di metterli in vendita, si lasciano perdere i petali e si mettono a seccare al sole finché diventano quasi neri.
– Ne dànno molti?
– Moltissimi, ... e una sola pianta costituisce una bella rendita, perché produce fiori per un gran numero d’anni. Comincia a sette e non finisce che dopo i centocinquanta.
– Nascono dappertutto?
– In quasi tutte le isole della Malesia, ma la loro vera patria sono le Molucche. Sono state trapiantate anche nelle isole Mascarene, ma vivono molto meno e rendono poco. "


I pescatori di trepang
Emilio Salgari

Sono ricchi di un olio essenziale contenente cariofillina, eugenolo, metilamilcetone, terpene, sono fonte di omega 3,  possiedono alte quantità di sodio, di proteine, magnesio, manganese, vitamina C, vitamina D, vitamina K e il merito della loro scoperta si deve ai cinesi che già nel 266 a.C. li masticavano per profumare l'alito, nell'antico Egitto venivano usati durante il rito dell'imbalsamazione per proteggere le salme dai batteri e dai funghi, mentre i romani, che li incontrarono durante i viaggi esplorativi lungo la via dell'incenso, li aggiungevano per esempio al loro vino Ippocras insieme ad ambra, cannella, fiori di mais, mandorle, muschio, pepe, susine e zenzero.
I chiodi di garofano sono un ottimo rimedio anche contro mal di denti, mal di testa nausea, vomito, coliti batteriche, cistiti, faringiti, tonsilliti, asma e bronchite, acne, piaghe, tagli, ustioni, ritenzione idrica e perdite di memoria.
Non consigliati alle donne in gravidanza a chi ha problemi epatici,  renali e ai bambini.


Chiodi di garofano della Syzygium aromaticum o Eugenia caryophyllata

... In una notte d’estate, con le coppie che vanno per la loro strada e un tramonto di seta viola che scende fra gli alberi. Dal castello, molto dopo la fine dei festeggiamenti, arriva una risata lontana e il tintinnio di campanelli d’argento. E dalla collina deserta, solo il silenzio degli elfi ...


Streghe di una notte di mezza estate
Terry Pratchett
Traduzione Valentina Daniele

Buona festa di San Giovanni!

Per chi è interessato:


venerdì 21 giugno 2019

Il volo dei palloncini rossi

Aspettò le 16.54 del 21 giugno, l'arrivo del solstizio d'estate e seguì il rituale nei minimi dettagli, con il pensiero legò ogni nemico a un palloncino rosso e li visualizzò mentre tutti insieme si alzavano su in volo, in poco tempo sarebbero spariti, sorrideva fiduciosa e li guardava allontanarsi, il canto di un usignolo la distolse per un istante dalla sua visione, ma la riprese subito per vedere i suoi nemici che precipitavano uno dopo l'altro fracassandosi al suolo seguiti da una pioggia di palloncini rossi frantumati. Qualcosa nel rito non aveva funzionato, era solo una principiante, meglio andare a innaffiare i trifogli aurei in giardino.

Sciarada Sciaranti

Trifolium aureum

Buon solstizio d'estate con un sorriso!

domenica 2 giugno 2019

Repubblica

" ... Bisogna che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati ... " 

Sandro Pertini
Discorso di insediamento
 1978

Sandro Pertini presidente della Repubblica Italiana

Buona festa della Repubblica!

venerdì 31 maggio 2019

Dai lunghi crepuscoli di maggio alle notti calde di giugno

Crepuscolo sulle montagne

" ... Maggio coi suoi lunghi crepuscoli è finito, giugno riempie di rosso e di viola i prati e riporta le notti calde che richiamano il gregge al pascolo e il pastore alla veglia ed ai sogni ... "

Il vecchio e i fanciulli
Grazia Deledda

giovedì 30 maggio 2019

Su bocciolo di rosa

Tono viola
Su bocciolo di rosa
A fine maggio


© Sciarada Sciaranti


Profumo rosa
su delicate labbra
a fine maggio

© Antonypoe
Dal blog Antonypoe


A fine maggio
Resta il desiderio
Di primavera

© Sinforosa
Dal blog  SINFOROSA CASTORO



mercoledì 29 maggio 2019

Il sacrificio della camelia

Giulio Laurenti ha un giardino che si affaccia sulla villa di una donna dai lucidi e morbidi capelli neri, la osserva con tale passione da notare la scura pupilla contornata d'azzurro, vorrebbe conoscere il suo nome e pensa che il giardiniere che lavora per lei possa svelarglielo, decide allora di mettere in atto uno stratagemma per parlarci in un modo che sembri del tutto casuale, ma ciò comporta un sacrificio...

Camelie rosa

" ... Uscì a tarda notte in giardino. Il cielo era buio, e propizio al gran misfatto. Giunse fino al muraglione, presso ad una bella pianta di camelie, che era una rarità della specie; sollevò il vaso tra le palme, lo sospese fuori del murello, e lo lasciò spietatamente cadere nella prateria sottostante. 
Quindi si allontanò sollecito da quel luogo, ma non tanto, che non udisse il tonfo del vaso. 
- Povera camelia! - esclamò, affrettando il passo: e fu quella l’orazione funebre dell’uccisore alla sua vittima.
Come aspettasse impaziente il mattino, potete argomentarlo, o lettori. All’alba era già in piedi. Scese in giardino, ma senza ardir nemmanco di guardare dov’era rimasto il vuoto nella fila dei vasi, e se ne andò ad inaffiare le sue aiuole più lunge, da dove nessuno, che fosse nella prateria, avesse potuto veder spuntare il sommo della sua testa. Un’ora passò; quindi un’altra mezz’ora, e già egli pensava che la sua camelia fosse perduta senza utilità, allorquando udì levarsi dai piedi dell’olmo una voce che gridava:
- Signore! signore! 
Il cuore gli balzò in petto; ma e’ non si mosse. Intanto la voce ripigliava più forte: signore! ohè, signore?
Si avanzò allora fino al murello, e si provò a guardare. Gli era per l’appunto il giardiniere, che aveva rizzato la povera pianta, e stava col viso in aria a cercare di lui. I cocci del vaso erano sparsi sul terreno, ma il terriccio di castagno era agglomerato tuttavia intorno alle radici; la vittima respirava ancora ...

L'olmo e l'edera
Anton Giulio Barrili

domenica 12 maggio 2019

Cuore a cuore

Mano per mano
camminiamo insieme
Cuore a cuore


© Sciarada Sciaranti


Madre per sempre
se non è costrizione
è ver amore

© Sari
Del blog vocedivento

Vero amore
Solo il tuo mamma
In ogni dove

© Sinforosa
Del blog SINFOROSA CASTORO

Auguri Raggio di Sole in un cuore

Tantissimi auguri a te Raggio di Sole e a tutte le mamme da me e Sorellina!



P.S. Sono asfaltata come il bitume sotto un rullo compressore, quindi abbiate pazienza per ogni possibile distrazione.
 Vi abbraccio! 

venerdì 10 maggio 2019

Luna crescente

Luna crescente
nel silenzio del cosmo
muove le ombre

© Sciarada Sciaranti

Muove le ombre
Silenzio regna su noi
Luna crescente

© Sinforosa
Del blog SINFOROSA CASTORO


 Luna crescente 10 maggio 2019

mercoledì 1 maggio 2019

Umiltà e modestia

Violetta viola con il centro bianco

Nel linguaggio dei fiori la violetta rappresenta l'umiltà e la modestia e sul finire di questo giorno, con l'augurio che i meriti possano essere riconosciuti e trattati con dignità, la dedico a tutti i lavoratori.

Buon 1° maggio!

martedì 30 aprile 2019

Libero di volare

Lucchetto con su scritto : Noi per sempre

Il suo sguardo fu attirato dal lucchetto che luccicava sotto i raggi del sole e avvicinandosi intravide l'ombra della sagoma di Interior che si insinuava tra le parole di una promessa d'amore " Noi per sempre ", era agganciata a una delle barre di ferro arrugginito che formavano la balaustra del belvedere.
Sasha appoggiandosi sul corrimano si protese verso il vuoto, respirò a pieni polmoni e l'aria inalata acuì la sensazione di infinito che gli occhi offrivano. Interior si contorse per il fastidio ricevuto da una nota stonata e diede una scossa di disappunto a Sasha che sospirò e disse: " Sì lo so, non è libero di volare se lo incatenano ".

Sasha nel cuore di Interior
Sciarada Sciaranti

lunedì 29 aprile 2019

Lunedì sera, 29 aprile 1865

Se con la fantasia facessimo un salto nel tempo e tornassimo alla sera di lunedì del 29 aprile di 124 anni fa, potremmo osservare Oscar Wilde mentre nel carcere di S.M. Holloway scrive una lettera al suo Bosie, Lord Alfred Bruce Douglas con cui visse una intensa e tormentata storia d'amore contrastata dall'opinione pubblica di una società bigotta che lo accusò di aver infranto la legge con grossi atti indecenti di sodomia e lo condannò per ben due anni ai lavori forzati.  

Oscar Wilde e Alfred Bruce Douglas nel maggio 1893

Oscar Wilde e Alfred Bruce Douglas nel maggio 1893


Lunedì sera, 29 aprile 1895

Mio caro ragazzo. Questo ti assicura il mio immortale, il mio amore eterno per te. Domani sarà tutto finito. Penso a te, il mio amore per te e questa idea, questa credenza ancora più divina, che mi ami in cambio mi sosterrà nella mia infelicità e mi renderà capace, spero, di sopportare il mio dolore con più pazienza.
Dal momento che la speranza, anzi, piuttosto la certezza di incontrare te, ancora una volta, questo è l'obiettivo per me. Devo continuare a vivere in questo mondo a causa di ciò.
Il caro... è venuto a vedermi oggi. Gli ho dato diversi messaggi per te. Mi ha detto una cosa che mi ha rassicurato: a mia madre non mancherà nulla. Ho sempre provveduto alla sua sussistenza, e il pensiero che avrebbe potuto subire delle privazioni mi rendeva infelice.
Quanto a te (ragazzo grazioso con un cuore simile a Cristo) ti prego il prima possibile non appena avrai fatto tutto quello che puoi fare, parti per l'Italia e riconquista la tua calma, e componi quelle belle poesie che sai fare tu, con quella grazia così strana. Non esporti in Inghilterra per nessun motivo. Se un giorno, a Corfù o in un'isola incantata, ci fosse una piccola casa dove potremmo vivere insieme, Oh! La vita sarebbe più dolce di quanto sia mai stata.
Il tuo amore ha ali larghe ed è forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore è la luce di tutte le mie ore. Se il fato ci sarà avverso, coloro che non sanno cos'è l'amore scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita. Se ciò avverrà, tu scriverai, tu dirai a tua volta che non è vero.
Il nostro amore è sempre stato bello e nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia, è perché la natura dell'amore non è stata compresa.. Nella tua lettera del mattino dici qualcosa che mi dà coraggio. Devo ricordarmelo.
Mi scrivi che è mio dovere verso di te e verso me stesso vivere, nonostante tutto. Credo che sia vero. Proverò e lo farò. Voglio che tu tenga informato il signor Humphreys sui tuoi movimenti, così quando verrà lui potrà dirmi cosa stai facendo. Credo che gli avvocati siano autorizzati a vedere i prigionieri abbastanza spesso. Così potrò comunicare con te.
Sono così felice che tu sia andato via! So cosa ti deve esser costato. Sarebbe stata un'angoscia per me pensare che tu fossi in Inghilterra con il tuo nome citato in tribunale. Spero che tu abbia copie di tutti i miei libri. I miei sono stati tutti venduti.
Tendo le mie mani verso di te. Oh! Possa vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani. Penso che il tuo amore veglierà sulla mia vita. Se dovessi morire, voglio che tu viva un'esistenza pacifica e serena da qualche parte con fiori, quadri libri e tanto lavoro. Prova a farmi avere presto tue notizie.
Sto scrivendo questa lettera in mezzo a grandi sofferenze; Questa lunga giornata in tribunale mi ha esaurito. Carissimo ragazzo, il più dolce di tutti i giovani, il più amato e il più adorabile.
Oh! Aspettami! Aspettami! Sono ora e dal giorno in cui ci siamo incontrati, e tu sei devotamente, con un amore immortale.


Oscar.

domenica 28 aprile 2019

Il libro

Di tutti i fatti e detti banditore,
Non però ch’io favelli,
Povero sono e son tutto strambelli,
E son marchiato com’un falsatore. 

Il libro

Indovinelli - XXIX
Michelangelo Buonarroti il Giovane

Romanzi e racconti - Italo Calvino

venerdì 26 aprile 2019

Su bianca corolla giace

Nero neo su
bianca corolla giace
 gialla l'antera

© Sciarada Sciaranti
Gialla antera
Traboccante polline
Per api sagge


© Sinforosa 
Del blog SINFOROSA CASTORO

Camomilla falsa

giovedì 25 aprile 2019

Il filo della libertà

Ecco, la guerra è finita.
Si è fatto silenzio sull’Europa.
E sui mari intorno ricominciano di notte a navigare i lumi.
Dal letto dove sono disteso posso finalmente guardare le stelle.
Come siamo felici.
A metà del pranzo la mamma si è messa improvvisamente a piangere per la gioia,
nessuno era più capace di andare avanti a parlare.
Che da stasera la gente ricominci a essere buona?
Spari di gioia per le vie, finestre accese a sterminio,
tutti sono diventati pazzi, ridono, si abbracciano,
i più duri tipi dicono strane parole dimenticate.
Felicità su tutto il mondo è pace!
Infatti quante cose orribili passate per sempre.
Non udremo più misteriosi schianti nella notte
che gelano il sangue e al rombo ansimante dei motori
le case non saranno mai più cosi ‘ immobili e nere.
Non arriveranno più piccoli biglietti colorati con sentenze fatali,
Non più al davanzale per ore, mesi, anni, aspettando lui che ritorni.
Non più le Moire* lanciate sul mondo a prendere uno
qua uno là senza preavviso, e sentirle perennemente nell’aria,
notte e dì, capricciose tiranne.
Non più, non più, ecco tutto;
Dio come siamo felici.

Aprile 1945
Dino Buzzati

Le Moire* = le tre dee del destino figlie di Zeus e Temi o di Ananke: Cloto, la filatrice che svolge il filo della vita, Lachesi, la fissatrice che segna la sorte del filo della vita, e Atropo l'irremovibile che recide il filo della vita.


Un Filo prezioso - A Golden Thread  
1885
John Strudwick

Buon 25 aprile!

martedì 23 aprile 2019

Dies Natalis - Anno IX


Il numero nove nasce dalla Trinità al quadrato, dalla perfezione che messa davanti a sé stessa si moltiplica, è dunque verità, pienezza spirituale, è il proseguimento dell’otto e l’ultimo passo in solitaria dell’infinito pronto a curvare verso il principio per svolgere l'Uroboros, il re serpente che si morde la coda e che chiude il cerchio, si rigenera lì dove inizio e fine coincidono, muta forma e l'individualità di una cifra passa allo stadio successivo in cui raddoppia senza fermarsi, procede e si evolve, ritorna nuovamente agli albori per aggiungere l'uno, il due, il tre, il quattro, il cinque, il sei, il sette, l'otto, il nove e lo zero in un ciclo vitale perpetuo che accoglie il tutto. Il nove è la thet, il bastone dritto congiunto con quello arcuato, la matrice, la luce fecondante nascosta nella profondità dell’essere, la potenza del femminile che comprende il complementare maschile e compendio di tutto ciò che lo precede è il tempo della creazione, pazienza e ricompensa, è il numero dei componenti del corpo umano: capelli, carne, cervello, nervi, ossa, pelle, sangue, unghie, vasi sanguigni ed è l’ispirazione elargita dalle nove muse: Calliope dalla bella voce, Clio che dà la celebrità, Erato che desta il desiderio, Euterpe che rallegra, Melpomene che canta, Polimnia che ha molti inni, Tersicore che ama la danza, Thalia che fiorisce, Urania che è celeste, nate dalle nove notti d’amore che Zeus ha condiviso con Mnemosine.
Nove è il numero di anni che Anima Mundi compie oggi e io voglio ringraziare tutti coloro che non hanno mai pensato che leggere quello che propongo sia una perdita di tempo e rappresenti il grande sacrificio di una vittima che si immola sull'altare della quinta essenza della generosità, non mi sono dovute né perdite di tempo né tanto meno mi sono dovuti sacrifici e giammai li ho richiesti, voglio ringraziare tutti coloro che mai, in relazione alla considerazione di sé stessi, hanno avuto il bisogno della prova di una risposta per capire quanto sia grande il valore di ogni parola che mi è stata regalata.
Ora, visti alcuni eventi presenti e passati, immagino che quello che ho scritto arrivi esattamente a chi non deve arrivare, per cui fidatevi e andate tutti oltre. 

domenica 21 aprile 2019

Il compleanno di Roma nella Risurrezione del Signore

Basilico di San Pietro in Vaticano - Roma

Basilica di San Pietro - Città del Vaticano in Roma

Non solo il Forestiere può in Roma sollevarsi lo spirito nelle amene passeggiate ridette; ma spesso ancora e quì, e colà ascolta gradite Musiche, ora in un Tempio or nell’altro, o gode delle molte illuminazioni che a tanto a tanto allegrano la città, e l’afflusso di popolori nelle correnze delle Papali benidizioni. Nella Settimana Santa altra immensa gente accorre al Vaticano a mirarvi le molte funzioni eseguite dal S. PADRE. A Pasqua oltre la illuminazione assai gaja di tutta la cupola di S. Pietro, con 4400 lanternoni, a quali ad un’ora di notte si aggiungono in un’istante 790 fiaccole, mercè 365 porsone addette; sul Pincio s’incendiano i più meravigliosi fuochi d’artificio, fra lo sparo di molti cannoni. E tali fuochi, e illuminazione ripetonsi per la Festa del Principe degli Apostoli, nel cui Tempio, ed annesso colonnato evvi superba Processione per il Corpus Domini, con moltitudine di persone accorse ancora dai limitrofi paesi. Le altre Processioni nel corso dell’anno incominciano in Roma il 20 Febbrajo, e assai frequenti ora in una contrada, or nell’altra, terminano il 24 Dicembre in S. Maria Maggiore. Nel 2 Novembre per i Defonti, nei Cimiteri di S. Maria della Morte ove è un sotterraneo con tutti candelabri di umane ossa, in S. Maria in Trastevere, in quello assai gajo di S. Spirito in Sassia, in quello dell’Ospedale di S. Giovanni in Laterano, vi si rappresentano fatti della Sacra Scrittura in figure grandi al naturale. Il 25 Dicembre nel Tempio di S. Maria in Aracœli, in quello di S. Francesco a Ripa, in S. Maria sopra Minerva, e di S. Domenico e Sisto, si aprono al pubblico dei Presepii in figure di varia grandezza, e così in molte casi particolari, e sempre con afflusso di accorrenti, e con sollievo di chi vi accede.

Feste pubbliche - Colpo d'occhio a Roma, ovvero Nuova Guida per i Forestieri
Adone Palmieri

Uovo di Pasqua dal guscio rotto da cui fuoriescono tante piccole uova di Pasqua e un bambino

Buona Pasqua a tutti voi  e buon compleanno Roma, 2772 anni Ab Urbe Condita!

venerdì 19 aprile 2019

Venerdì Santo a Notre Dame

" ... La Divozione del venerdì Santo racconta la passione e la morte di Cristo. Il Predicatore interrompe la rappresentazione con le sue spiegazioni, e fa cenno quando si ha a continuare. Maria vi rappresenta una gran parte. Mentre Cristo prega pe’ suoi nemici, ella dice alla croce: 

Inclina li tuoi rami, o croce alta,
Dona riposo a lo tuo Creatore;
Lo corpo precioso ja se spianta;
Lassa la tua forza e lo tuo vigore.


Cristo la raccomanda a Giovanni, che inginocchiandosi e baciandole i piedi cerca racconsolarla. Ma essa abbraccia la croce e si lamenta:

O figlio mio, figlio amoroso,
Come mi lassi sconsolata!
O figlio mio tanto precioso,
Come rimango trista, addolorata! 
Lo tuo capo è tutto spinoso,
E la tua faccia di sangue bagnata,
Altri per te non voglio per figlio,
O dolce fiato e amoroso giglio. 

Quando Cristo muore, Maddalena gli sta a’ piedi, al capo Giovanni, Maria nel mezzo. E bacia il corpo di Cristo, gli occhi, le guance, la bocca, i fianchi, le mani, con le quali benediva il mondo, i piedi su’ quali Maddalena sparse tante lagrime. 
Queste rappresentazioni erano antichissime, e si scrivevano in latino, come il Ludus Paschalis, rappresentazione di Pasqua, dove è messo in azione l’Anticristo. Le due Divozioni avanti discorse non sono probabilmente che versioni o imitazioni di opere più antiche, rimase nella tradizione. Tale era pure la Rappresentazione del Nostro Signore Gesù


I Misteri e le Visioni - Storia della letteratura italiana
Francesco De Sanctis


Croce dorata realizzata da Marc Couturier nel 1993  e La Pietà realizzata tra il 1714 e il 1715 da Nicolas Coustou

La grande Croce e la Pietà
 Cattedrale di Notre Dame - Parigi

Immaginate cosa possono aver provato i vigili del fuoco nell'entrare in Notre Dame per verificare i danni dell'incendio che, scoppiato nella cattedrale lo scorso Lunedì Santo, ha bruciato le capriate - " La foresta " con le sue 1300 querce risalenti al 1220 - 1240 e ha sgretolato la guglia - " La freccia " del 1860 che, poggiata su quattro pilastri della crociera in corrispondenza del tetto del transetto, del coro e della navata centrale, con i suoi 45 metri di altezza e 750 tonnellate di peso aveva sostituito quella originale del 1250 distrutta nel 1792.
I vigili si sono trovati davanti alla grande Croce dorata realizzata da Marc Couturier nel 1993 e alla scultura in marmo di Carrara che rappresenta La Pietà, opera di Nicolas Coustou realizzata tra il 1714 e il 1715, entrambe intatte... beh! Anche il più scettico deve aver avuto un fremito, un'emozione che lo ha toccato. Al lato sinistro della Pietà la statua risalente al 1715 di Luigi XIV inginocchiato, opera di Antoine Coysevox e al lato destro la statua anch'essa del 1715 di Luigi XIII nell'atto di offrire la corona alla Vergine, scolpita da Guillaume Coustou.
Che si tratti di un miracolo, un segno o meno, gli uomini dovrebbero recepire quel messaggio che faccia breccia nella loro anima e li porti a essere più umani con sé stessi e con gli altri. 
Oggi Venerdì Santo si compie il Sacrificio di Gesù Cristo, le campane smettono di suonare e riprenderanno la Domenica di Pasqua giorno della sua risurrezione in cui vi porgerò i miei auguri.

giovedì 18 aprile 2019

Giovedì Santo A Notre Dame

" ... La creazione del mondo, il peccato originale, le profezie, la venuta di Cristo, la sua passione, morte e trasfigurazione, l’anticristo e il giudizio universale sono l’epopea, il fondo storico a cui si annodano tante vite di Santi. E questa storia dell’umanità era tutt’i giorni innanzi al popolo, nella predica, nella confessione, nella messa, nelle feste. La messa non è altro che una rappresentazione simbolica di questa storia, un vero dramma senza che ce ne sia l’intenzione, rappresentato dal prete e da’ Fedeli. Ogni atto che fa il prete, è pieno di significato, è rappresentazione mimica. La prima parte della messa è epica o narrativa; è il Verbum Dei, l’esposizione che comprende le profezie e il Vangelo, e finisce con la predica. La seconda parte è drammatica, è l’azione, il Sacrificium, l’adempimento delle profezie. La terza parte è lirica, come nelle risposte de’ Fedeli (il coro) al Prete o quando due Cori si alternano nel canto, e negl’inni, e nelle preghiere: ciò che ha luogo principalmente nella Messa cantata. Aggiungi le immagini de’ Santi e i fatti dell’antico e del nuovo Testamento in quelle cappelle, in quelle finestre variopinte, in quelle cupole, e quelle grandi ombre, e quelle moli restringentisi sempre più e terminate da croci slanciate verso il cielo, ed avrai l’immagine e l’effetto musicale di questo stacco dalla terra, di questo volo dell’anima a Dio.
Dopo l’evangelo, il Predicatore talora, per fare più effetto sull’immaginazione, esponeva la sua storia sotto forma di rappresentazione, come si fa in parte anche oggi ne’ Quaresimali. I monaci e i preti rappresentavano il fatto, e il predicatore aggiungeva le sue spiegazioni e considerazioni. Era una rappresentazione liturgica, cioè legata al culto, parte del culto, detta Divozione o Mistero. Di tal natura sono due Divozioni, che si rappresentavano il giovedì e il venerdì santo, e sono piuttosto due atti di una sola rappresentazione, che due rappresentazioni distinte. La prima comincia col banchetto che Cristo ebbe in casa di Lazzaro, sei giorni avanti Pasqua, e che qui è il giovedì santo. Cristo viene da Gerusalemme; Maria con Maddalena e Marta gli va incontro. Maria prega il figlio di non tornare a Gerusalemme, perchè vogliono la sua morte. Cristo risponde dover ubbidire al Padre: pur si conforti, che niente farà che non lo dica a lei. Alla fine del banchetto Cristo scopre a Maddalena che dee ire a Gerusalemme, dove patirà il supplizio della croce e le raccomanda la Madre. Cristo esce. Sopraggiunge Maria che ha visto il figlio turbato, e la prega a svelarle quello che il figlio le ha detto. Maddalena tace. E la madre va a Cristo tutta in lagrime, e dice:

Dimmelo, figlio, dimmelo a me,
Perchè stai tanto affannato?
Amara me, piena di sospiri,
Perchè a me lo hai celato?
De gran dolore se spezzano le vene,
E de la doglia, Figlie, m’esce il fiato,
Che t’amo, o figlio, con perfetto core,
Dimmelo a me, o dolce Signore.

Cristo dice che pel riscatto del mondo dee ire a morte, e Maria sviene. Tornata in sè, e lamentandosi raccomanda il figlio a Giuda che risponde in modo equivoco: So quello che ho a fare. Poi si volge a Pietro, che promette difendere il figlio contro tutto il mondo. Giunti a una porta della città, Maria non vuol separarsi dal figlio, ma quando non lo vede più e sa che per un’altra porta è entrato in Gerusalemme, fa pietosi lamenti innanzi al popolo:

O figlio mio, tanto amoroso,
O figlio mio, dove sei tu andato?
O figlio mio, tanto grazioso,
Per qual porta sei tu entrato?
O figlio mio, assai dilettoso,
Tu sei partito tanto sconsolato.
Ditemi, donne, per amor di Dio,
Dove è andato il figlio mio?

Segue il racconto secondo la Bibbia. Le parole di Cristo tolte al Vangelo sono dette in latino. E la Divozione finisce con la prigionia di Cristo ... "  
  
I Misteri e le Visioni - Storia della letteratura italiana
Francesco De Sanctis

Ingresso di Gesù a Gerusalemme, Ultima Cena, Lavanda dei piedi- Notre Dame Parigi

Ingresso di Gesù a Gerusalemme - Ultima Cena - Lavanda dei piedi
Cattedrale di NotreDame - Parigi

Particolare di un bassorilievo, nella fascia superiore della transenna di sinistra del coro di Notre Dame, rappresentazione dell'Ingresso di Gesù a Gerusalemme, dell'Ultima Cena e della Lavanda dei piedi, episodi della vita di Cristo rievocati il Giovedì Santo. Insieme al bassorilievo della transenna di destra è stato realizzato tra il XIII e il XIV secolo sotto la direzione degli architetti Pierre de Chelles, Pierre de Montreuil e Jean de Chelles. Durante il Settecento furono entrambi rimaneggiati per poi essere sottoposti a un nuovo restauro nell'Ottocento sotto la supervisione di Eugène Viollet-le-Duc.



Buon Giovedì Santo ...

domenica 14 aprile 2019

La festa delle palme e dei ramoscelli d'ulivo

Hanno compiuto in questo dì gli uccelli
il nido (oggi è la festa dell’ulivo)
di foglie secche, radiche, fuscelli;

quel sul cipresso, questo su l’alloro,
al bosco, lungo il chioccolo d’un rivo,
nell’ombra mossa d’un tremolìo d’oro.

E covano sul musco e sul lichene
fissando muti il cielo cristallino,
con improvvisi palpiti, se viene
un ronzìo d’ape, un vol di maggiolino.

La domenica dell’ulivo - Myricae
Giovanni Pascoli

Ramoscello d'ulivo con le sue infiorescenze

Oggi Gesù Cristo viene accolto a Gerusalemme con foglie di palme e ramoscelli di ulivo,  simboli della sua missione portatrice di riconciliazione e pace.
Buona Domenica delle Palme e Settimana Santa!

sabato 13 aprile 2019

Il toro sanguinante

Il toro non sceglie di entrare nell'arena 
vi è costretto dalla stupidità che si nutre del suo sangue 

Toro con la testa china e un fiotto di sangue che perde dalla bocca

Come il toro che scappa verso il deserto
quando è sconfitto da un suo simile
e aspetta che gli tornino le forze
per distruggere colui che lo ha umiliato
così io devo allontanarmi da voi
poiché il vostro viso vanificò i miei sforzi
e non posso fare ritorno
finché non sarò libero
dalle paure che ostacolano il mio diletto


Martín Dávila
Dal film Oro - La città perduta

giovedì 11 aprile 2019

Nella tempesta

Montagna di nuvole

Nuvole che formano una montagna

Nella tempesta 
una montagna crea
il cuore pulsa

© Sciarada Sciaranti

Nuvole che diradandosi formano un cuore

Un cuore sulla cima della montagna di nuvole che si diradano

lunedì 8 aprile 2019

Il sole scende

Nubi mimano
il mare in burrasca
il sole scende

© Sciarada Sciaranti

Sole al tramonto che filtra attraverso  le nuvole

Discesa eliaca dell'otto aprile 2019 

venerdì 5 aprile 2019

Astratto in Materia - La pazienza

Scoglio in mezzo al mare con le onde che si infrangono su di esso

La pazienza: Uno scoglio su cui si infrangono le onde

Sciarada Sciaranti


Posso raccontare la mia esperienza: quando ero molto giovane, di pazienza, ne avevo poca e la perdevo molto facilmente. Quando ero una giovane insegnante, non avevo troppa pazienza con i miei alunni. E' stato col passare degli anni che la mia pazienza si è allenata, ho incominciato, pian piano, ad avere più pazienza con loro. E, ora, dopo tanti anni, posso dire di avere tanta pazienza ...tanta tanta, anche quando avrei tutti i motivi per essere arrabbiata ma io resisto e porto pazienza. 

Mirtillo del blog 
mirtillo14-camminando



La pazienza è la capacità dell'uomo maturo di ascoltare chi non è in grado di comprendere un concetto e alza pure la voce.

La pazienza: è un martello che ascolta compiaciuto e non va a colpire la testa del testardo. " La testa del testardo " è una raffinatezza.

Gus
Il blog di Gus


La pazienza: ognuno di noi cerca di trovare dove ci porta

Tomaso
Passato e presente


La pazienza non è solo saper “andare oltre” e con i bambini a scuola bisogna andare oltre un milione di volte al giorno, è anche, e soprattutto, saper “attendere”. Attendere che un bambino maturi, comprenda, arrivi a raggiungere i compagni, modifichi i suoi atteggiamenti, quelli più deleteri. Attendere tempi migliori, attendere che una situazione si evolva, insomma la pazienza è una gran virtù e bisogna allenarci a praticarla, ne va del bene nostro e di coloro che ci stanno attorno e con cui relazioniamo. Se dovessi usare un’immagire opterei per la tartaruga che a mio parere è paziente e saggia, sì, perché pazienza è saggezza, la saggezza di decidere di non reagire per un bene superiore. 

Sinforosa
Sinforosa Castoro


La pazienza: La goccia che scava la pietra

 La pazienza: una finestra aperta spinta e rispinta dal vento

La pazienza: Il germoglio di un seme di sequoia 

Patrizia
Amica senza blog


Se vi va di partecipare materializzate il vostro concetto di pazienza attraverso un oggetto concreto che possa rappresentarlo. Sono ben accette anche le definizioni, il gioco non è così fiscale; il tutto sarà riportato nel post.

mercoledì 3 aprile 2019

Buon viaggio e felice ritorno

Il dominio del possente pelago nei tempi antichi riprendeva quando la primavera iniziava a placare le tempeste invernali, la cui furia era difficile da vincere anche per i saggi lupi di mare che ben sapevano governare le navi, ed ecco che con la buona stagione sotto le Pleiadi e il lieve soffio del Vento dell'Ovest Favonio* si delineavano i preparativi pratici e spirituali per assicurarsi un buon viaggio e un felice ritorno.

Favonio* = Zefiro per i greci, vento che spira da ponente in primavera diverso dal Ponentino che spira sempre da ovest, ma in estate.

Nave in marmo di Luni conservata al museo delle Terme di Diocleziano di Roma

Scultura votiva in marmo di Luni conservata al museo delle Terme di Diocleziano di Roma, si ignora la provenienza, risale all'età imperiale e raffigura una nave sormontata da una base di colonna attica. Con molta probabilità fu dedicata da un marinaio al suo nume tutelare per ottenere un felice ritorno a casa.


" Chi per primo inventò la nave, solcò il mare profondo,
e con remi grezzi scosse le acque,
chi ebbe l'ardire di consegnare il legno* ai pericolosi soffi del vento,
mostrò con arte le vie che la natura nega.
Per la prima volta si affidò trepidante alle quiete onde,
costeggiando le spiagge seguite con rotta perfetta:
presto sfidò ampie insenature e lasciò la terra
e iniziò a spiegare le vele al dolce Noto*.
Ma quando poco a poco scorse il coraggio trascinante 
e il cuore dimenticò la debole paura,
ormai libero invase il mare e tracciata la via dal cielo 
dominò le tempeste dell'Egeo e lo Ionio. "

legno* = I marinai chiamavano legno la nave
Noto* =  Nome dato dai greci al Vento del Sud, conosciuto dai romani come Austro o Ostro

Proemio al Libro I - Il ratto di Proserpina
Claudio Claudiano
Liberamente tradotto da me medesima

giovedì 28 marzo 2019

Piazza San Martin in Lima

... Miracoli di gloria!
La tua spada, San Martin, ha fatto il prodigio;
Lei è il legame che unisce
Gli estremi di un secolo davanti alla storia,
E tra loro si alza,
Come il sole nelle schiume dorate del mare,
La stella splendente della tua memoria.

Il tuo nome non morirà!
Non smetterà di echeggiare un giorno
Il tuo grido di battaglia,
Mentre c'è una roccia nelle Ande
E un condor alla sua fiera cuspide.
È scritto sulla parte superiore e sulla spiaggia,
In montagna, nella valle, ovunque
Che arriva dalle missioni allo stretto
L'ombra colossale della tua bandiera!


San Martin
 Olegario Víctor Andrade 
Liberamente tradotto da me medesima


José de San Martin

Quelle su scritte sono le ultime due strofe del poemetto San Martin che Olegario Víctor Andrade compone per rendere omaggio a José de San Martin un generale argentino artefice dell'indipendenza dei paesi del Sud America dalla Spagna.
Lima, il 27 luglio 1921, nel centenario dell'indipendenza del Perù, gli intitola una piazza che sorge sui resti del convento di San Juan de Dios sostituito nel 1850 da una stazione ferroviaria demolita tra il 1911 e il 1918.
Dal 1988 piazza San Martin è entrata a far parte del patrimonio dell'Unesco, al centro si eleva la statua del generale a cavallo mentre attraversa le Ande per liberare l'Argentina, il Cile e il Perù, gli arredi che la ornano con quattro fontane, i lampioni a candelabro di bronzo, le aiuole ricche di fiori, la pavimentazione in granito, le panchine e corrimani in marmo europeo furono progettati da Manuel Piqueras Cotolí.


Alcuni degli edifici che la circondano sono antecedenti alla sua nascita come Palazzo Giacoletti del 1912 che si trova all'incrocio tra viale Nicolás de Piérola e viale Quilca jirón, principali vie d'accesso alla piazza; fu costruito dai fratelli, architetti italiani Masperi su richiesta di Juan Romano per indossare le vesti di un edificio commerciale che avrebbe ospitato i negozi più esclusivi dell'epoca. Lo stile in art nouveau della facciata, i suoi quattro piani collegati da incantevoli scale di marmo europeo e i suoi maestosi lampadari hanno fatto si che il palazzo vincesse la medaglia d'oro per il miglior design dell'anno, premio conferito dal comune di Lima. Al primo piano la pasticceria degli italiani Giacoletti conquistò un tale prestigio da dare il suo nome all'intero palazzo, nel primo Novecento era una sorta di Starbucks odierno in cui si offrivano prelibati dolci di qualità e bevande che diventarono insostituibili per tutti gli abitanti. Quando i Giacoletti lasciarono l'edificio Juan Romano aprì lì un'altra caffetteria che negli anni '70 sostituì con il ristorante El Cortijo che si distinse per celebrare il Natale attraverso una specializzata offerta di tacchini. Negli anni '80 El Cortijo si trasferì a Barranco e il suo posto venne preso dal Parrilladas che chiuse ben presto a causa di una grande crisi  economica in cui cadde il paese.
I tentativi di riproporre lo stesso fascino della pasticceria Giacoletti furono tanti e nessuno riuscì a eguagliare il suo successo, anche il Roky nei primi anni del 2000 aprì una sua succursale in questo magnifico edificio spettatore di tanti eventi storici, ma un incendio distrusse tutti i locali.
Il Teatro Colón del 1914 è l'altra costruzione antecedente la piazza, originariamente, da Claude Sahut che aveva studiato architettura all'Ecole des Beaux-Arts di Parigi, era stato concepito per essere un teatro e mantenne questa disposizione fino a quando nel 1921 gli venne affiancata la funzione di sala cinematografica ed è proprio qui che, in Perù, si assistette alla prima proiezione di un film, la mondanità cittadina ne rimase entusiasta e il Colón fu trasformato in sala cinematografica nel 1927. Nel 1936 il teatro venne restaurato e rinnovato all’esterno, con l’elevazione di un piano sotto la cupola in stile art nouveau che sovrastava la sua parte angolare e all’interno, con l’eliminazione dei palchi separati. Sul finire degli anni ’70 inizia il suo decadimento con proiezioni di film per adulti e solo nel 2004 la municipalità di Lima ne diviene proprietaria e l’anno successivo fonda un centro culturale - ONG Proyecto Cultural Teatro Colón - dopodiché il Teatro Colón è dichiarato monumento nazionale.


Sullo sfondo da sinistra: il Club Nacional,  il Teatro Colón,  il Palazzo Giacoletti, l'Hotel Bolivar

Successivi alla costruzione della piazza sono invece l'Hotel Bolivar che vide la luce nel 1924 su progetto di Rafael Marquina, le arcate Zela e Pumacahua del 1926 progettate sempre da Rafael Marquina e il Club Nacional costruito nel 1929 da Ricardo de Jaxa Malachowski e Enrique Bianchi. Tra il 1935 al 1945, furono costruiti  in stile neo coloniale gli edifici Cine Metro, Fénix, Boza e Sudamérica.


Sullo sfonfo: le Arcate Zela e Pumacahua

A piazza San Martin si ritrova quel bianco descritto da Melville in Moby Dick che quando il cielo è coperto di nuvole si ingrigisce risvegliando Lima la strana città triste.

mercoledì 20 marzo 2019

Lo sguardo ravvicinato tra Terra e Luna accoglie l'equinozio di primavera

Ecco la luna crescente che, con il suo arco di ghiaccio, velata dalle nuvole, alle 22.58 accoglie l'equinozio di primavera in Italia. 
Alle 2.43 di giovedì 21 marzo diventerà piena presso il perigeo che ha raggiunto martedì 19 marzo alle 20.48, si è trovata così a una distanza minima di trecentosessanta mila chilometri dalla Terra. Questa vicinanza la farà sembrare più grande e luminosa del 7%  e sarà l'ultima Superluna del 2019.



Buon equinozio di primavera!


Nel marzo ebro di sole il grande arbusto
in mezzo al prato si coprì di gialli
fioretti: le novelle accese rame
salenti e ricadenti con superba
veemenza di getto dànno raggi
e barbagli a mirarle; e tu quasi odi
scroscio di fonte uscir da loro; e tutta
la Primavera da quell'aurea polla
ti si versa cantando entro le vene.

Fontana di luce
Ada Negri
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