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sabato 13 dicembre 2025

La Festa di Santa Lucia tra kokkìa e cuccìa

Il nostro Natale Express con la sua tredicesima tappa, entra oggi nella tradizione della Festa di Santa Lucia.

13 dicembre Vigilia di Santa Lucia - Natale Express 2025

La cuccìa porta con sé il tempo della sua preparazione che si distende nell'attesa iniziata alla sua Vigilia con l'acqua che ammolla il grano, il fuoco lento che lo cuoce e il riposo della rivelazione devozionale che lo arricchissce per il consumo nel giorno della festa.
Il piatto della tradizione siciliana e del Sud Italia, è legato soprattutto alla festa di Santa Lucia e al voto di astensione dai farinacei come pane e pasta prodotti dal grano macinato. E in questo spazio sospeso si inserisce nell'archetipo mediterraneo del grano bollito come alimento rituale, una costellazione simbolica universale che attraversa culture, religioni e lingue.
Nel corso del tempo alcuni studiosi e divulgatori hanno cercato la sua origine in una miscela di semi rituale, chiamata πανσπερμία/panspermia - tutti i semi, attribuita ai riti agrari di Demetra e alle Pyanepsia ateniesi. Ma quando si passa dal terreno della suggestione a quello dell'analisi storica, antropologica e filologica, con l'assenza di trasmissioni documentate, o di tracce linguistiche coerenti, l'ipotesi di una continuità diretta tra il piatto dedicato a Santa Lucià e i rituali precristiani risulta insostenibile.
La cuccìa che in origine prevedeva solo il grano e non una mescolanza di cereali, non può essere identificata con una panspermia né per struttura materiale, né per finalità rituale. In essa convivono la memoria di un miracolo, la ritualità domestica, la ripetizione annuale del gesto comunitario e un arco temporale di oltre quindici secoli che la separa dalle celebrazioni pagane.
Nei riti legati a Demetra troviamo termini quali, μᾶζα/máza - impasti di farina, πέλανος/pelanos - torte offerte; nei riti legati alla Pyanepsia, che etimologicamente deriva da πύανος - fava e per estensione legume, più ἕψω - cuocere, il termine usato è invece σπέρματα/spérmata - semi e rimanda a un insieme composito il cui nucleo centrale è costituito da legumi destinati a un rito civico ateniese, lontano geograficamente e culturalmente dalla Sicilia medievale e moderna. Dal punto di vista filologico la terminologia usata in questi contesti pagani non ha nessun punto di contatto e nessuna assonanza con la parola cuccìa per la quale il lessicografo Joseph Vinci nel Settecento propose un'origine greca a partire da κόκκος - seme, mentre Pasqualino, seguendo una linea più immediata, suggerì la derivazione da cocciu - granello. Entrambe le ipotesi risultano ingenue o insufficienti perché la prima è troppo generica e la seconda priva di fondamento storico.
Corrado Avolio nel XIX secolo riconobbe la piena plausibilità della derivazione dal tardo bizantino kokkía, ossia "i chicchi di grano", spesso impiegati in preparazioni cerimoniali. Questa intuizione, accolta e approfondita da Gioeni, trova riscontro sia nella fonetica sia nella semantica della voce siciliana.
Vincenzo Dorsa, indagando le tradizioni delle comunità arbëreshë, confermò la presenza nelle parlate balcaniche medievali di forme affini a kokkía per indicare grani cotti destinati a ricorrenze religiose mentre l'ipotesi araba avanzata da Michele Amari da kesc, una preparazione a base di latte cagliato mescolato con farina venne esclusa dagli arabisti Da Aleppo e Calvaruso, per evidente incompatibilità linguistica e gastronomica.

Kόλλυβα - Kólliva bizantina

Kόλλυβα - Kólliva bizantina
IC XC NI KA
 Iēsous Christos Nικά
Gesù Cristo Vince

La filiera linguistica dunque, dal greco classico kókkos - seme al diminuitivo Kοκκίον/Kokkíon - semino, si dirige verso la nascita del termine medievale bizantino kokkía che in un'evoluzione fonetica adotta una specificazione semantica, e dal significato generico di "seme" conduce a un uso rituale culturale, riconoscibile nel suo valore simbolico di chicco di grano bollito, destinato a un contesto devozionale in cui rientra la Kόλλυβα/Kólliva dei cristiani bizantini, originariamente κόλλυβος/kóllybos - piccola moneta, che nel plurale in un'ulteriore innovazione fonetica e semantica per similitudine definisce i "chicchi di grano bolliti" che caratterizzano il rito della mnemósyna - messa per il suffragio dei morti, e suggeriscono, attraverso la dominazione bizantina, il nesso culturale con la cuccìà che in un atto di devozione e memoria nei centri come Girgenti, Palazzo Adriano e Santa Caterina, è preparata per la celebrazione della Commemorazione dei Defunti del 2 novembre.

Lieta Festa di Santa Lucia!

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venerdì 12 dicembre 2025

Il rito della cuccìa avvolge la Vigilia di Santa Lucia

Il nostro Natale Express con la sua dodicesima tappa, entra oggi nella tradizione della Vigilia di Santa Lucia.
 
12 dicembre Vigilia di Santa Lucia - Natale Express 2025

"La sera del 12 Dicembre quasi tutte le cucine d'Isnello fumano: ovunque sui focolari son pentole e caldai entro cui si cuoce del frumento della specie arciuni. E perchè? Non so dirti la ragione di questa usanza; posso dirti però che il domani ricorre la festa di S. Lucia, e che, a titolo di divozione, tutte le famiglie, più o meno condito s'intende, debbono gustare quel frumento e farne distribuzione ai poveri, i quali perciò sino dall'alba del giorno 13, colle pentole sotto miseri scapolari e mantelline, son tutti in giro per le case. Poveretti! ne hanno per un giorno. Il frumento cotto a questo modo vien detto Cuccia; e ci è chi per la sanità degli occhi fa voto alla Santa di cuocerne tale o tal altra quantità per uno o più anni, e fino per tutta la vita."

Archivio per lo studio delle tradizioni popolari
Giuseppe Pitrè

Alla vigilia del 13 dicembre, in Sicilia e in alcune regioni del Sud Italia, tra cui Calabria, Puglia e Basilicata, le famiglie si riuniscono attorno a un atto antico e profondamente emblematico, che unisce devozione, memoria e legame comunitario, la preparazione della cuccìa, un piatto di grano bollito che non è soltanto cibo ma custode di storie, simboli e miracoli. Ogni chicco racconta vicende che attraversano i secoli, intrecciano il quotidiano con il sacro e trasformano la semplice azione della cottura in un momento denso di senso e di attesa. Il grano viene ammollato, il vapore si solleva dalla pentola, le candele tremolano nelle case e l'aria si riempie di un profumo dolce e caldo che anticipa la celebrazione del giorno successivo, mentre la comunità custodisce il ricordo del miracolo che ogni anno ritorna nei gesti e nei sapori della festa.
La più antica tra le leggende oggi note è ambientata nella Siracusa del 1646. In quell'anno la Sicilia era stata colpita da una grave carestia e il vescovo di Siracusa, Francesco d'Elia e Rossi, aveva indetto una novena di preghiera per invocare l'intercessione di Santa Lucia, patrona della città. Secondo il racconto popolare, l'intervento risolutivo sarebbe giunto il 13 maggio 1646, nell'ottavo giorno della novena. I fedeli erano raccolti nel duomo quando un messo irruppe annunciando che alcune navi cariche di grano erano finalmente entrate nel porto, arrivate in un modo ritenuto miracoloso dopo che tutti le avevano ormai ritenute perdute. Nello stesso istante un enorme stormo di quaglie entrò in città e si posò sui davanzali delle case, offrendosi alla cattura di una popolazione allo stremo.
Il grano venne bollito e consumato così com'era, nella sua nudità salvifica, senza passare per la molitura che lo avrebbe trasformato in farina, e ogni boccone caldo e fragrante diventava una dichiarazione di gratitudine verso la santa della luce, un piccolo miracolo di sostentamento e conforto destinato a restare memoria viva nel tempo in un rito annuale condiviso.
Un'altra versione della tradizione, riportata da Giuseppe Cocchiara nelle "Memorie di Santa Lucia", è ambientata nel 1763 e pur riferendosi a un episodio diverso conserva intatto il nucleo simbolico della carestia, della preghiera collettiva, dell'arrivo provvidenziale del grano e del nutrimento della popolazione. 

"... Occorre in quest'anno -1763 - una grande carestia sino al 9 gennaio, in cui suole esporsi il Simulacro di S. Lucia, per la commemorazione del terremoto del 1693. Nel farsi al solito la predica, esce di bocca al predicatore che S. Lucia poteva provvedere al suo popolo col mandare qualche bastimento carico di grano. In effetti, il giorno dopo, arriva dall'Oriente nel porto una nave carica di frumento e sul tardi un bastimento, che era stato noleggiato dal Senato; poscia un vascello raguseo, seguito ancora da altri tre, sicché Siracusa, con tale abbondanza che appare a tutti miracolosa, può provvedere molte altre città e terre di Sicilia. Il padrone di una delle dette navi dichiarò che non aveva intenzione di entrare in questo porto, ma vi fu obbligato dai venti e seppe che era in Siracusa dopo aver gettato l'ancora; aggiungendo che, appena entrato in porto, si era guarito di una malattia agli occhi che lo tormentava da qualche tempo ..."

Memorie di Santa Lucia
Giuseppe Cocchiara

La ripetizione dello stesso schema ha contribuito a consolidare il legame tra miracolo e uso rituale del grano bollito il 13 dicembre, offrendo una spiegazione eziologica della pratica della cuccìa come dono divino e gesto di riconoscenza verso Santa Lucia.

La Cuccìa di Santa Lucia - 1646

In realtà la cuccìa è attestata per la prima volta nel Vocabolario siciliano-latino di Lucio Scobar del 1519, dove il lemma indica il triticum decoctum ossia il grano bollito consumato nella sua essenzialità senza passare dalla molitura e evidenzia come il piatto fosse già presente nella cultura siciliana antecedente alle leggende devozionali che ne hanno intensificato il valore simbolico e rituale.
La preparazione tradizionale prevedeva l'ammollo dei chicchi la vigilia della festa, la cottura fino a renderli teneri ma integri e, dopo averli lasciati in riposo, il consumo nella loro forma più pura, talvolta arricchiti da un filo di miele o da un po' d'olio nella versione salata. Solo in epoca successiva si diffusero varianti locali più elaborate con ricotta, miele, uvetta, cannella o legumi che hanno arricchito la tradizione senza modificarne il nucleo simbolico.
Ignazio E. Buttitta, nel suo "I cibi della festa in Sicilia", mostra come la cuccìa rappresenti una pratica rituale cristiana popolare in cui il grano bollito incarna la vita e l'abbondanza come nutrimento essenziale ricevuto per intercessione della santa. Il rito annuale custodisce la memoria collettiva rievocando il miracolo e rinsalda il senso di appartenenza alla comunità. La cuccìa diventa così il luogo simbolico in cui si intrecciano gratitudine, protezione e coesione sociale, senza alcuna necessità di evocare presunti legami con riti agrari precristiani di oltre 1500 anni prima.

Lieta Vigilia di Santa Lucia!

Continua domani nella tredicesima finestra...

venerdì 13 dicembre 2024

La strenna di Santa Lucia

13 dicembre Festa di Santa Lucia e tredicesima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima, la storia di Nanna continua ...

Sciarada

13 dicembre - Calendariodell'Avvento del Focolare dell'Anima

La bella Rosetta nonostante sia sposata con Pietro è corteggiata dal carrettiere Gaudenzio che provoca in Nanna rancore e gelosia accecante, lei vuole bene al fratello Pietro, ma il sapore della vendetta per i torti subiti è più allettante di ogni altra cosa: 

Golconda

" ... Appena fu giorno, Rosetta corse in cucina per vedere se Santa Lucia le avesse portata la strenna, e fece un chiasso da non dire per la scomparsa della pezzuola. Se ne lagnò con tutti. Quella perdita reale, le fece dimenticare il dono vagamente sperato.
- Oh, chi ha trovato la mia pezzuola? - andava gridando nel cortile. - Pacifico, se andate fuori, guardate se vi riesce di trovarmi la pezzuola lungo il viale- e s'avviava ella stessa a cercarla dall'altro lato nell'orto.
- Non vorrei che la riavesse subito da Gaudenzio, poi venisse a dirci di averla trovata, ed io non potessi smentirla - pensò Nanna. E si pose a fianco della cognata, per verificare che la pezzuola non si trovava.
Ma i suoi calcoli l'ingannarono. Aveva contato senza l'astuzia di Gaudenzio. Egli non era un cavaliere errante. Non pensò a tenersi quella pezzuola sul cuore, ad assorbire il profumo della donna amata.
Gli premeva di non suscitare scandali, di non destare il sospetto ch'egli fosse entrato nell'orto, di notte.
Quando le due cognate furono presso la siepe, Rosetta mise un grido:
- Ecco! È qui! - Nanna fu tutta scossa. Nella sua idea fissa, credeva di vedere Gaudenzio.
Vide invece la pezzuola, distesa sui rami della siepe.
Era sconfitta. Nessuno poteva dire chi l'avesse posta là. Se avesse dichiarato che era Gaudenzio non l'avrebbero creduto. Sarebbe stato rivelare inutilmente lo scherno del gomitolo di cui soffriva tanto.
- È Santa Lucia che t'ha fatta la grazia di toccare il cuore al ladro - suggerí Maddalena.
Nanna lasciò dire, e si propose di vendicarsi in altro modo.
- io non frapporrò altri ostacoli. Ma appena sarà nelle mani di Rosetta, allora parlerò.
Ci sarà la prova. Quel grullo di Pietro è tanto cotto della sua sguaiata di donna, che senza prova non
vorrebbe darmi retta.
La sera nella stalla non perdette una parola né uno sguardo di Gaudenzio. Egli teneva il broncio a Rosetta; ma era chiaro che Rosetta non ne capiva il motivo. Era tutta sorpresa. Gaudenzio, per dimostrarle meglio il suo risentimento, corteggiava Lucia.
- Vi ha portata la strenna la vostra santa? - le domandò.
- Non ho messo fuori il paniere - rispose la bimba, tra meravigliata e contenta di vedere quel gallo della checca occuparsi di lei, mentre la sera innanzi era stato galante con Nanna.
- Perché non l'avete messo? - domandò ancora Gaudenzio.
- Perché sapevo già che Santa Lucia non mi porterebbe nulla.
- È vero. Santa Lucia porta la strenna ai bimbi, e voi siete una giovane da marito.
Lucia sorrise e si fece rossa; un istinto di civetteria, da innamorata, le inspirò il desiderio di dire, o almeno di far capire, il vero motivo geloso per cui non aveva messo il suo paniere cogli altri due.
- Nanna e Rosetta sono piú grandi di me, e l'hanno pur messo fuori il paniere.
Aveva preparato senza volerlo la via al discorso cui mirava Gaudenzio. Invece di domandarle com'ella s'aspettava, perché lei sola non avesse fatto come le altre, le disse:
- Dunque Rosetta e Nanna l'hanno avuta la strenna?
- Síí! - gridò Rosetta - Bella strenna che ho avuto io! Mi hanno rubata la mia pezzuola.
- Ve l'hanno rubata? - ripetè Gaudenzio con piglio incredulo.
- Sicuro; e poi si sono ravveduti, e l'hanno lasciata sulla siepe dell'orto.
- Siete ben certa di non esser sonnambula, e non averla fatta andare voi stessa sulla siepe dell'orto?
— Ma che! Ho dormito tutta la notte d'un fiato.
Allora Gaudenzio si pose a scherzare su quel sonno profondo, come un uomo che non ci credesse. Era persuaso che Rosetta avesse respinto il suo dono, e se ne pigliava una piccola vendetta da amante offeso ripicchiando le parole di lei, e corteggiando la sorellina che era tutta rossa di gioia Rosetta si fece triste, e quella sera si coricò senza parlare a Lucia. Ella pure era gelosa.
Quando la bimba fu addormentata stette a guardare a lungo quel visino gentile, ancora infiammato dalle emozioni della serata, e sorridente nel sonno.
Provò un momento di dispetto al vederla tanto bellina.
La domenica tornò Pietro, e la sera nella stalla disse che per tutta la novena di Natale non andrebbe piú a fare trasporti, e lavorerebbe nell'orto.
- Sarebbe ben meglio - disse Nanna, - che tu stessi a casa sempre.
 Perché? - domandò Pietro.
- Perché... perché... via il gatto i sorci ballano. -E gli occhi delle due cognate s'incontrarono. Rosetta, che aveva sulla coscienza la storia del paniere, e la speranza con cui l'aveva messo alla finestra, s'affrettò a parare il colpo.
- Sí; ne abbiamo fatte delle nostre questa settimana - disse al marito. - Nanna ed io abbiamo messo fuori il paniere per Santa Lucia.
- E Santa Lucia ha rubato la pezzuola di Rosetta - aggiunse Nanna.
- Ma l'ho riavuta, sai. Era sulla siepe dell'orto.
Pietro guardava sospettosamente le due donne. Capiva che Nanna aveva l'intenzione di accusare sua moglie. Ma di che? Forse aveva ricevuta una strenna? Egli domandò col cuore serrato:
- E cosa ci avete trovato nel paniere?
- Nulla - disse Rosetta - M'è rincresciuto assai di trovarlo vuoto.
- Cosa ti aspettavi di trovarci? Lo spillo della salumaia? - domandò Nanna con ironia.
Gaudenzio, che aveva scoperto studiando Rosetta ch'ella non sapeva nulla dello spillo dato e respinto, a quella parole di Nanna si confermò nel sospetto già concepito contro di lei.
Rosetta invece non indovinò la cosa, e colse l'occasione per insidiare al marito l'idea di quel dono.
- Lo spillo non me lo potevo aspettare - disse - perché Pietro era fuori.
- Ma che! - gridò Maddalena spaventata per la seconda volta da quel pensiero ruinoso. -
Quand'anche fosse stato qui, Pietro non avrebbe potuto fare una spesa simile.
- Che cosa ne sapete voi, se posso o se non posso? - rispose con impeto Pietro, a cui aveva fatto piacere il sentire che la moglie aspettava il gioiello desiderato solamente da lui. Ma dopo quella risposta si vergognò d'aver osato dir tanto, ed uscí dalla stalla.
Allora Gaudenzio prese il suo posto.
- A Novara - disse - per Natale si mette fuori dalla finestra una scarpa. Ed allora è il Bambino che porta la strenna.
- Io non metto fuori piú nulla - rispose Rosetta.
- Provate. Non avete udito, che Pietro non si sgomenta del prezzo di quello spillo? Date retta. Mettete fuori lo zoccolo. Chissà che lo spillo non venga. - E vedendo che le vecchie parlavano tra loro soggiunse a bassa voce:
- O dal vostro uomo, o da... Gesù bambino - concluse incontrando lo sguardo di Nanna.
Egli stava in guardia, ora che la sapeva informata di tutto; ma tuttavia persisteva a voler fare il suo dono a dispetto di lei. Faceva a fidanza sull'ambizione di Rosetta e sulle proprie attrattive.
- Si vede che le piaccio. Sfido! Accetterà lo spillo, ed inventerà una zia, una parente qualunque per dire che gliel'ha regalato, e per poterlo portare. Le donne sono tutte cosí. Un gioiello ed un bell'uomo, e addio virtú.
Nanna dal canto suo, aveva bisogno che quel dono si facesse, per servirsene di arma contro la cognata; e lasciava fare fingendo di non avvedersi di nulla.
- Sí - disse; - metteremo fuori i nostri zoccoli. Questa volta ci starà anche Lucietta. Lei che è piú giovane ci porterà fortuna.
Poco dopo uscí dalla stalla per andare a coricarsi. Pietro era seduto sulla trave nel cortile.
Egli le domandò:
- Si va a dormire?
- Io ci vado - rispose Nanna. - Non ho nessuno che mi faccia la corte io. - Ed entrò in cucina, e di là nel forno, poi nella sua stanza, lasciando il fratello con una spina di piú nel cuore.
Poco dopo la raggiunse Lucia che, dacché Pietro era a casa, dormiva con lei. La bimba era tutta esaltata da quell'idea della strenna.
- Gli zoccoli si distinguono meglio dei panieri - diceva. - I miei sono verdi; i tuoi sono neri lucidi; e quelli di Rosetta sono rossi a fiori gialli. Non si possono confondere ... "

In risaia
1890
Maria Antonietta Torriani in arte Marchesa Colombi

giovedì 12 dicembre 2024

Il paniere di Santa Lucia

La storia di Nanna, con le tradizioni tipiche della vigilia della Festa di Santa Lucia, prosegue in questa dodicesima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima.

Sciarada

12 dicembre - Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima

Nella stalla del cascinale tra Novara e Trecate, crocevia di giochi sentimentali controversi e di sensazioni che sfiorano la pelle, Nanna incassa un'ulteriore delusione:

Golconda

" ... La sera del giovedí era il dodici dicembre. Pietro non era anche tornato. Quando egli era assente, la conversazione della stalla era sempre piú animata, perché Rosetta sfogava il suo umore chiacchierino ed allegro senza soggezione, e Gaudenzio le faceva la corte senza paura di suscitare dei guai.
- A Novara - disse Gaudenzio - la città è tutta in festa questa sera.
- Già - rispose la piccola Lucia ch’era stata a Novara un po’ di tempo colla Rosetta, da una sua zia erbivendola - È la vigilia di Santa Lucia. Sotto le arcate dei portici vi sono tanti banchi illuminati, con ogni sorta di chicchi, e Sante Lucie di zuccaro. E tutti i negozi hanno nella bacheca un mondo di belle cose. Ti ricordi Rosetta?
- Altro, che mi ti ricordo! Quell’anno che eravamo dalla zia abbiamo messo fuori dalla finestra il nostro panierino anche noi, e Santa Lucia ha portato la strenna.
- Ebbene? E perché non lo mettete fuori anche questa sera il paniere? - domandò Gaudenzio guardando sempre Rosetta negli occhi. - Chissà che Santa Lucia non passi di qui?
- Che! - disse la sposa. - Come volete che passi? Pietro non è a casa.
- E come c’entra Pietro con Santa Lucia?
- Oh, ci credete bene sciocche! - protestò Lucia. - Fino i bimbi di Novara dicono:
Santa Lucia Mamma mia Colla borsa del papà Santa Lucia la venirà
- Ah voi siete troppo smaliziata - disse Gaudenzio ridendo. - Lo metterà Nanna il paniere; lei ci crede ancora a Santa Lucia; vero, Nanna?
- Io credo tutto, sono una scema - rispose Nanna risentita.
- Eh sí! Scema voi! Ne sapete da menarci a scuola tutti - disse Gaudenzio, cui premeva di rabbonirla per indurla ad approvare la proposta dei panieri.
Nanna sorrise a quel complimento che le era fatto dinanzi a tanta gente. Gliene capitavano così di rado, che li gradiva anche quando le venivano per forza.
- Dunque lo metterete fuori il paniere? - insisté Gaudenzio.
- Non è per me che l’avete detto.
- L’ho detto per tutte e tre. Quello che fa una cognata lo deve fare anche l’altra.
- Oh per me... mi sprezzano tutti.
- Vuol dire che tutti vi amano. Chi sprezza ama.
- E poi se trovo il paniere vuoto?
- Date retta; non lo troverete vuoto. Santa Lucia mi ha fatto sapere che passerà dalla vostra finestra. Via, siate buona.
Neppure nei tempi andati Gaudenzio aveva mai parlato a Nanna con tanta deferenza; non l’aveva mai pregata così. Non l’aveva mai guardata con quegli occhi supplichevoli. Per la prima volta, dopo tanto tempo, non aveva l’aria di canzonarla. Tutti tacevano nella stalla. Tutti guardavano Gaudenzio e lei. Gaudenzio che la implorava, lei arbitra di farlo contento o di crucciarlo con un sí o con un no. Fu un momento di trionfo insperato per Nanna. Tutta la sua parte di vanità umana e di vanità di donna le si portò al cervello per suggerirle un mondo di speranze e d’illusioni: ed ella disse nel suo pensiero: - Chi sa?
E nel guardare in giro per assaporare quel momento di gloria, incontrò gli occhi di Lucia, intenti su Gaudenzio e su lei, con una velatura cristallina di lagrime.
Capí che la povera bimba era gelosa, e quel sentimento, che inspirava per la prima volta, finí di far perdere la testa a Nanna - Sí: metterò fuori il paniere - disse. E senza ragionarvi sopra, dimenticando i precedenti che l’avevano messa in sospetto contro la cognata, con tutta la cecità della vanità lusingata, si figurò di trovare il domani nel suo paniere la strenna di Gaudenzio.
Il carrettiere uscí di buon’ora dalla stalla. Aveva i suoi preparativi da fare. Nanna cercò di congedar presto le vicine perché l’impazienza la rodeva. Rientrata in casa disse alle due giovani:
- Mettiamo ciascuna la nostra pezzuola da collo sul paniere, perché Santa Lucia possa distinguer l’uno dall’altro.
Ma Lucia aveva il cuoricino gonfio! Non volle metter fuori il paniere.
- Non sono di casa - disse.
Lo posero Nanna e Rosetta all’unica finestra della cucina che dava sull’orto. Poi le due sorelle salirono coi vecchi, e si ritirarono nella loro stanza, e Nanna entrò anch’essa nella sua.
Ma depose soltanto il lume, poi uscí pian piano nel forno, che aveva una finestra accanto a quella della cucina, da cui era separata semplicemente da un uscio; e là, dietro le gelosie socchiuse, stette in agguato.
Non andò a lungo, che vide un’ombra avanzarsi cautamente fra le aiuole dell’orto, e riconobbe Gaudenzio.
Egli andò alla finestra dov’erano i panieri. Nanna, senza lasciare il suo posto d’osservazione, pose la mano sul chiavistello dell’uscio, ed aspettò stando in ascolto.
Due minuti ancora, ed udí il passo cauto di Gaudenzio che si allontanava. Aperse pian piano; uscí e si trovò sotto la finestra della cucina.
Alzò la mano al suo paniere col cuore palpitante. C’era un oggetto duro, sferico. Lo prese, lo guardò alla scarsa luce della finestra, palpò, trovò il filo. Era un gomitolo.
Era una satira atroce. Dipanar filo, nel gergo del paese, vuol dire rimaner zitellona.
In quell’oscurità, Nanna arrossí come una vampa. Se avesse avuto sotto mano quell’uomo, in quel momento lo avrebbe ucciso.
Toccò fremendo nel paniere della cognata, e sentí il fiore di filigrana.
Intanto Gaudenzio si allontanava pian piano traverso le aiuole.
Ella non prese tempo a riflettere. Ravvolse fiore e gomitolo nella pezzuola di Rosetta, e la spinse con impeto dietro il donatore insolente. Poi rientrò nel forno, e tornò a guardare traverso le imposte.
Gaudenzio stava fermo in piedi, ed osservava attentamente qualche cosa. Forse la pezzuola di Rosetta. Nanna provò un momento di amara soddisfazione. L’aveva fatto apposta a respingere i doni nella pezzuola della cognata. Egli li crederebbe respinti da lei, e gliene serberebbe rancore ... "

In risaia
1890
Maria Antonietta Torriani in arte Marchesa Colombi


mercoledì 13 dicembre 2023

Il Gran Rifiuto nel giorno di Santa Lucia

 Tredicesima finestra del calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima

13 dicembre - Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima


13 dicembre A. D. 1294 - Festa di Santa Lucia

«Io Papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per umiltà e debolezza del mio corpo e la malignità della Plebe [di questa città], al fine di recuperare con la consolazione della vita di prima, la tranquillità perduta, abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all'onere e all'onore che esso comporta, dando sin da questo momento al sacro Collegio dei Cardinali la facoltà di scegliere e provvedere, secondo le leggi canoniche, di un pastore la Chiesa Universale.»

Papa Celestino V - Bolla pontificia,
Napoli, 13 dicembre 1294

Santa Lucia

Celestino V, all'anagrafe Pietro Angelerio, patrono del comune di Isernia, che ne rivendica i natali, e compatrono dell’Aquila, di Ferentino, di Urbino e del Molise, santo venerato il 19 maggio, con il nome di Pietro Celestino da Morrone, era un monaco eremita eletto a sorpresa Papa della Chiesa cattolica il 5 luglio 1294 e incoronato ad Aquila il 29 agosto nella basilica di Santa Maria di Collemaggio; diede vita alla Perdonanza, celebrazione giubilare annuale tuttora esistente e rimase in carica fino al 13 dicembre 1294, giorno della festa di santa Lucia.
Fu il primo papa a rinunciare al ministero petrino, lo seguirono Gregorio XII nel 1415 e Benedetto XVI nel 2013.

San Pietro Celestino – 1613 - Giulio Cesare Bedeschini - Museo nazionale d'Abruzzo - L’Aquila

San Pietro Celestino  1613 
Giulio Cesare Bedeschini
Museo nazionale d'Abruzzo - L’Aquila 

" Negli anni di Cristo MCCLXXXXIIII, del mese di luglio, essendo stata vacata la Chiesa di Roma dopo la morte di papa Niccola d’Ascoli più di due anni, per discordia de’ cardinali ch’erano partiti, e ciascuna setta volea papa uno di loro, essendo i cardinali in Perugia, e costretti aspramente da’ Perugini perché eleggessono papa, come piacque a Dio, furono in concordia di non chiamare niuno di loro collegio, e elessono uno santo uomo ch’avea nome frate Piero dal Morrone d’Abruzzi. Questi era romito e d’aspra vita e penitenzia, e per lasciare la vanità del mondo, ordinati più santi monisterii di suo ordine, sì se n’andò a fare penitenzia nella montagna del Morrone, la quale è sopra Sermona. Questi eletto e fatto venire e coronato papa, per riformare la Chiesa fece di settembre vegnente XII cardinali, grande parte oltramontani, appetizione e per consiglio del re Carlo re di Cicilia e di Puglia; e ciò fatto, n’andò colla corte a Napoli, il quale dal re Carlo fu ricevuto graziosamente e con grande onore; ma perch’egli era semplice e non litterato, e delle pompe del mondo non si travagliava volentieri, i cardinali il pregiavano poco, e parea loro che a utile e stato della Chiesa avere fatta mala elezione. Il detto santo padre aveggendosi di ciò, e non sentendosi sofficiente al governamento della Chiesa, come quegli che più amava di servire a Dio e l’utile di sua anima che l’onore mondano, cercava ogni via come potesse rinunziare il papato. Intra gli altri cardinali della corte era uno messer Benedetto Guatani d’Alagna molto savio di scrittura, e delle cose del mondo molto pratico e sagace, il quale aveva grande volontà di pervenire alla dignità papale, e quello con ordine avea cercato e procacciato col re Carlo e co’ cardinali, e già da loro la promessa, la quale poi gli venne fatta. Questi si mise dinanzi al santo padre, sentendo ch’egli avea voglia di rinunziare il papato, ch’egli facesse una nuova decretale, che per utilità della sua anima ciascuno papa potesse il papato rinunziare, mostrandoli assemplo di santo Clemente, che quando santo Pietro venne a morte lasciò ch’apresso a lui fosse papa; e quegli per utile di sua anima non volle essere, e fu in luogo di lui in prima santo Lino, e poi santo Cleto papa; e così come il consigliò il detto cardinale, fece papa Cilestino il detto decreto; e ciò fatto, il dì di santa Lucia di dicembre vegnente, fatto concestoro di tutti i cardinali, in loro presenza si trasse la corona e il manto papale, e rinunziò il papato, e partissi della corte, e tornossi ad essere eremita, e a fare sua penitenzia. E così regnò nel papato V mesi e VIIII dì papa Cilestino. Ma poi il suo successore messer Benedetto Guatani detto di sopra, il quale fu poi papa Bonifazio, si dice, e fu vero, il fece prendere a la montagna di Santo Angiolo in Puglia di sopra a Bestia, ove s’era ridotto a fare penitenzia, e chi dice ne voleva ire in Ischiavonia, e privatamente nella rocca di Fummone in Campagna il fece tenere in cortese pregione, acciò che lui vivendo non si potesse apporre alla sua lezione, però che molti Cristiani teneano Cilestino per diritto e vero papa, nonostante la sua rinunziazione, opponendo che sì fatta dignità come il papato per niuno decreto non si potea rinunziare, e perché santo Clemente rifiutasse la prima volta il papato, i fedeli il pur teneano per padre, e convenne poi che pur fosse papa dopo santo Cleto. Ma ritenuto preso Cilestino, come avemo detto, in Fummone, nel detto luogo poco vivette; e quivi morto, fu soppellito in una piccola chiesa di fuori di Fummone dell’ordine di suoi frati poveramente, e messo sotterra più di X braccia, acciò che ’l suo corpo non si ritrovasse. Ma alla sua vita, e dopo la sua morte, fece Iddio molti miracoli per lui, onde molta gente aveano in lui grande devozione; e poi a certo tempo appresso dalla Chiesa di Roma e da papa Giovanni XXII fu canonizzato, e chiamato santo Piero di Morrone, come innanzi al detto tempo fareno menzione. "

Nuova Cronica - Libro IX -1348
Giovanni Villani

Auguri a chi si chiama Lucia e Lucio
Buon Natale da Golconda!

La quattordicesima finestra l'aprirà  domani Mirtillo del suo Mirtillo 14-camminando


martedì 13 dicembre 2022

Santa Luscia

Tredicesima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima - IX Edizione Natale 2022
Il Golky dedica a tutte le Lucie una poesia di Giuseppe Gioacchino Belli. 

Dodicesima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima - IX Edizione Natale 2022

Il 13 gennaio del 1832 Giuseppe Gioacchino Belli circoscrive in un sonetto la romanità dei festeggiamenti di santa Lucia. Allegria e dolcezza per le donne che ne portano il nome, devozione con offerta di un pranzo pomeridiano da parte di chi soffre di malattie agli occhi e quattro chiese in cui la santa è ritratta in qualità di protettrice della vista: Santa Lucia della Chiavica, Santa Lucia della Tinta, Santa Lucia de’ Ginnasi e Santa Lucia in Selci.

Santa Luscia de quest'anno

Oggi è Ssanta Luscia occhi e ccannele,
Per urbi-e-t-orbi c’è granne allegria.
Le donne che sse chiameno Luscia
Oggi vònno magnà zzuccher’e mmèle.

Doppo-pranzo dà un pranzo er zor Micchele
Pe ddivozzione a sta santa, pe vvia
Ch’è stato male de ’na malatia
Che ddrent’all’occhi je s’è sparz’er fele.

Pare che Iddio quattr’occhi j’abbi fatto
A sta Sant’avocata de li guerci,
Si ddua ne porta in fronte e ddua ner piatto;

E sti dua che jj’avanzeno li smerci,
Ché accusí c’è a la Chiavica er ritratto,
Cusí a la Tinta, a li Gginnasi e in Zerci.



Santa Lucia di quest'anno

Oggi è Santa Lucia occhi e candele,
Per urbi et orbi c’è grande allegria.
Le donne che si chiamano Lucia
Oggi vogliono mangiare zucchero e miele.

Dopo pranzo dà un pranzo il signor Michele
Pe devozzione a questa santa, perché
è stato male di una malattia
Che dentro gli occhi gli ha sparso il fiele.

Pare che Iddio quattro occhi le abbia fatto
A questa Santa avvocata dei guerci,
Se due ne porta in fronte e due nel piatto;

E questi due che le avanzano li smercia,
Perché così c’è a la Chiavica il ritratto,
Così alla Tinta, ai Ginnasi e in Selci.

Sonetti romaneschi - 1886
Giuseppe Gioachino Belli

Martirio di Santa Lucia -  XVII secolo - Giovanni Lanfranco - Chiesa di Santa Lucia in Selci - Roma

Martirio di Santa Lucia
XVII secolo
Giovanni Lanfranco
Chiesa di Santa Lucia in Selci - Roma

Tantissimi auguri alle Lucie e domani per la quattordicesima finestra del calendario saremo a casa di Pia, Personalità... tra scrittura ed arte con fantasia 

lunedì 13 dicembre 2021

Santa Lucia, per tua virginitate

Tredicesima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima - VIII Edizione Natale 2021

13 dicembre - Calendario dell'Avvento

Pieraccio Tedaldi è un poeta fioretino, visse tra la fine del '200 e la prima meta del '300, compose 43 sonetti e il trentanovesimo è una vera e propria preghiera che, come vuole la tradizione, rivolge a Santa Lucia protettrice della vista.

Santa Lucia, per tua virginitate
i’ priego te che per me priegh’Iddio
che lui mi sani ciascun occhio mio,
dov’i’ ho tant’amara scuritate,

e che m’allumi per la sua pietate,
ben che degno di ciò i’ non sie io:
ch’i’son malvagio peccatore e rio,
ed hollo offeso in tanta quantitate.

Ancora il prega che sua perdonanza
vinca ed uccida il mio grieve peccato,
e che non guardi a la mia ignoranza.

Se io sarò da lui ralluminato,
io lascerò il peccato e l’arroganza,
ed a lui mostrarò ch’i’ non sia ingrato.


Per la traduzione automatica google

Santa Lucia, per tua virginitate
io prego te che per me preghi Iddio
che lui mi sani ciascun occhio mio,
dove io ho tanta amara oscurità,

e che mi dia la luce per la sua pietà,
ben che degno di ciò io non sia io:
che io sono malvagio peccatore e reo,
ed lo ho offeso in tanta quantità.

Ancora pregalo che il suo perdono
vinca ed uccida il mio greve peccato,
e che non guardi alla mia ignoranza.

Se io sarò da lui illuminato,
io lascerò il peccato e l’arroganza,
ed a lui mostrarò che io non sia ingrato.

Immaginetta di Santa Lucia

Buona festa di Santa Lucia a tutti e tanti auguri a chi fa l'onomastico.
Domani per la quattordicesima finestra si va da Mirtillo su Mirtillo14-camminando



domenica 13 dicembre 2020

In verde per santa Lucia

Tredicesima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima 
VII edizione.
Oggi tocca al Golky e per la Festa di Santa Lucia ci propone questo:

13 dicembre - Calendario dell'Avvento del Focolare dellAnima

Gesù Cristo nel suo giardino pianta con le sue mani verbena e finocchio, con la sua bocca li innaffia e con i suoi piedi calpesta il terreno per assestarli. Un giorno incontra per strada santa Lucia che piange perché una scheggia  le è entrata negli occhi e non riesce né a vedere né a guardare. Gesù dice alla santa di andare a prendere la verbena e il finocchio da utilizzare come rimedio per quella che si rivelerà essere la natura della scheggia: se è di legno ritornerà al bosco, se è di pietra ritornerà al mare e se è di sangue si scioglierà.

Supra un màrmuru chi chiancìa.
Vinni a passari nostru Signuri Gesù Cristu:
— " Chi hai, Lucia, chi chianci? "
— " Chi vogghiu aviri, patri maistusu!
M' ha calatu 'na resca all'occhi;
Nun pozzu vidiri, né guardari. " 
—"Va' a lu me jardinu,
Pigghia birbina e finocchiu.
Cu li mè manu li chiantai,
Cu la mè vucca 1' abbivirai,
Cu li mè pedi li scarpisai:
S'è frasca va a lu voscu,
S'è petra va a mari,
S'è sangu squagghirà. " 

Su un marmo piangente.
Venne e passare il nostro Signore Gesù Cristo:
"Che hai, Lucia, perché stai piangendo?"
"Che voglio avere, padre maestoso!
Mi è caduta una scheggia negli occhi;
Non posso vedere né guardare. "
"Vai nel mio giardino 
Prendi verbena e finocchio.
Con le mie mani li ho piantati
Con la mia bocca li ho abbeverati,
Con i miei piedi li ho calpestati:
Se è un un ramoscello di legno andrà al bosco,
Se è una pietra andrà al mare, 
Se è sangue, si scioglierà."

Questa leggenda, frutto della tradizione siciliana trascritta nel 1881 da Giuseppe Pitrè nel libro "Spettacoli e feste popolari siciliani", prende la forma di una preghiera per essere recitata da chi chiede la grazia a santa Lucia per guarire dalle patologie oftalmiche. Chi le è devoto le offre degli occhi di cera, deterge i propri con acqua benedetta e ad aeternum o solo per un giorno della settimana si veste di verde, colore che è sacro alla santa. 

Santa Lucia - 1630 - 1640 Giovanni Battista Salvi da Sassoferrato - Palazzo Chigi di Ariccia

Santa Lucia
1630 - 1640
Giovanni Battista Salvi da Sassoferrato
Palazzo Chigi di Ariccia

Buona Festa di Santa Lucia da me e dal Golky e domani per la quattordicesima finestra si va nel blog di Mirtillo - mirtillo14-camminando

sabato 13 dicembre 2014

La notte di santa Lucia

Dopo san Nicola, sulla via che muove verso il Natale, in dorso a un asinello che traina un carretto, annunciata dal suono di un campanello, la notte del 13 dicembre, giunge santa Lucia a portare i doni ai bambini buoni che per non farla arrabbiare devono andare a dormire vincendo la curiosità di vederla e possono lasciare un piattino con dei biscotti per lei e del fieno e una carota per il suo accompagnatore.


La notte di santa Lucia

Questa è la notte di santa Lucia
senti nell'aria la sua magia.
Lei vola veloce col suo asinello
atterra davanti ad ogni cancello.
Ad ogni finestra un mazzolin di fieno
e l'asinello ha già fatto il pieno.
Santa Lucia con il suo carretto
lascia a tutti un gioco e un dolcetto.
porta ai bambini tanti regali
tutti belli, tutti speciali.


Auguri Lucia, amica mia, auguri per oggi e per domani!
Auguri a tutte le Lucie!



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