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domenica 11 gennaio 2026

Il Battesimo di Gesù Cristo

La domenica successiva alla festa dell'Epifania si celebra uno degli eventi fondamentali della tradizione evangelica, il battesimo di Gesù nel fiume Giordano per mano di Giovanni Battista. Questo episodio, attestato da tutti e quattro i Vangeli canonici, segna l'inizio della vita pubblica di Gesù e costituisce una delle prime e più solenni manifestazioni della sua identità messianica.
Nel Battesimo al Giordano emerge il mistero di Cristo nella sua presenza trinitaria: il cielo si apre, lo Spirito Santo scende in forma di colomba e la voce del Padre proclama Gesù come Figlio prediletto.
Fin dalle origini, la Chiesa riconosce in questo evento una epifania, cioè una rivelazione divulgativa della natura divina di Gesù e della sua missione salvifica; il Battesimo non è quindi un gesto puramente simbolico, ma un momento fondativo della cristologia e della teologia trinitaria.
Nei primi secoli del cristianesimo, soprattutto nelle Chiese d'Oriente, il 6 gennaio all'interno della grande festa dell'Epifania o Teofania si commemoravano diversi eventi rivelativi, la nascita di Gesù Cristo, l'adorazione dei Magi, il Battesimo nel Giordano e, in alcune tradizioni, il miracolo delle nozze di Cana; con il passare del tempo, Oriente e Occidente svilupparono percorsi liturgici differenti, in Oriente il Battesimo divenne il centro della Teofania, mentre in Occidente l'Epifania si concentrò prevalentemente sulla visita dei Magi, favorendo una distinzione più netta tra le diverse celebrazioni.
Con la fissazione del Natale al 25 dicembre nel IV secolo, il calendario liturgico occidentale si strutturò attorno a un vero e proprio tempo di Natale e, in questo contesto, il Battesimo di Cristo venne collocato dopo l'Epifania, non secondo una logica cronologica, poiché l'evento avvenne quando Gesù aveva circa trent'anni, ma, secondo un criterio teologico per cui esso appartiene alle manifestazioni di Cristo e inaugura la sua missione pubblica, l'inizio della sua vita sociale che condurrà fino al mistero pasquale.
Secondo il Vangelo di Luca, la Presentazione di Gesù al Tempio avvenne quaranta giorni dopo la nascita, in conformità alla Legge mosaica che prescriveva la purificazione rituale della madre e l'offerta del primogenito al Signore; contando a partire dal 25 dicembre, questa data cade il 2 febbraio ed è sempre stata mantenuta dalla Chiesa come festa fissa.
Nel calendario liturgico occidentale anteriore al Concilio Vaticano II, la Presentazione di Gesù al Tempio costituiva la conclusione del tempo di Natale; pur appartenendo ancora ai racconti dell'infanzia di Gesù, rappresentava l'ultimo evento del ciclo natalizio, chiudendo simbolicamente il mistero dell'Incarnazione.
Con la riforma liturgica entrata in vigore nel 1969, la conclusione del tempo di Natale venne invece anticipata alla festa del Battesimo del Signore, mentre la Presentazione del 2 febbraio rimase una celebrazione autonoma.

Pallina di Natale in cioccolato fondente

Nelle Chiese orientali il Battesimo di Cristo conserva ancora oggi grande solennità, spesso accompagnata dal rito della benedizione delle acque, che richiama il valore battesimale e cosmico dell'evento del Giordano. In Occidente la celebrazione è più sobria, senza giudizio di merito, e mantiene un forte riferimento al battesimo dei fedeli, fondamento della vita cristiana. Accanto all'ordinamento liturgico attuale, del ritorno al tempo ordinario dopo il Battesimo di Cristo, permane la memoria storica della Presentazione al Tempio del 2 febbraio che testimonia una struttura più ampia e articolata del ciclo natalizio, durata per secoli e ancora viva nella tradizione popolare e si esprime, in molte realtà locali, nella prassi devozionale e culturale, con il mantenimento del presepe e dell'albero di Natale fino alla Candelora, mostrando una conclusione simbolica pur senza che ciò sia più previsto ufficialmente dal rito romano.
Il Battesimo, apre la vita pubblica di Gesù, diventa così un ponte tra la gioia della nascita e il compimento della sua missione, orienta lo sguardo verso la Pasqua e verso ciò che si realizzerà nella sua morte e risurrezione, rende evidente come ogni festa, ogni rito e ogni memoria liturgica siano parte di un senso che si svela nel tempo.

Dedica su pergamena

Nel mese di dicembre, mentre eravamo impegnati nel nostro Calendario dell’Avvento, sono stata invitata a un incontro dedicato al tumore al seno.
Gli organizzatori mi hanno regalato una pallina di cioccolato fondente con una piccola pergamena che dice:
"Sii dolce con te stessa: la vera forza è saper accogliere la propria fragilità con tenerezza."
Oggi voglio condividere questa frase con tutti voi, perché credo che possa accarezzare non solo le donne a cui è dedicata, ma tutti noi, ogni volta che ne abbiamo bisogno.

Lieta festa del Battesimo di Gesù Cristo!

martedì 6 gennaio 2026

Novena dell'Epifania

Epifania con i Re Magi

L'Epifania è il tempo in cui Gesù si manifesta non solo al popolo di Israele, ma idealmente a tutti i popoli. I Re Magi, giunti dall'Oriente per rendergli omaggio, diventano così il simbolo di un'umanità in cammino, capace di riconoscere un segno e di mettersi in ricerca. Alla vigilia della festa si concludono i nove giorni di preghiera iniziati il 28 dicembre, un percorso che accompagna a sostare sul mistero della manifestazione di Gesù al mondo.

Epifania con la Befana

La novena dell'Epifania offre uno degli esempi di come la tradizione cristiana abbia saputo coniugare riflessione teologica, pratica spirituale e dimensione comunitaria. La sua storia mostra il ruolo della pietà devozionale nel favorire una comprensione più profonda dell'Epifania come evento di rivelazione e di apertura universale, capace di parlare a culture e popoli diversi.

Lucerna dell'anno nuovo

La sua diffusione è il risultato di un lento processo di elaborazione devozionale, che si consolida tra il Medioevo e l'età moderna, in un contesto caratterizzato da una crescente attenzione alla dimensione interiore ed emotiva della fede. Ordini religiosi, predicatori e confraternite laicali contribuirono in modo determinante alla diffusione di cicli di preghiere e meditazioni in preparazione alla festa, favorendo una partecipazione più consapevole e condivisa.
Il suo contenuto si struttura generalmente attorno a una meditazione progressiva del racconto evangelico di Matteo 2,1-12; il cammino dei Magi viene proposto come immagine della ricerca umana di Dio; la stella come segno di una presenza che orienta e accompagna; i doni di oro, incenso e mirra come riconoscimento simbolico dell'identità di Gesù e del significato della sua venuta. Ne emerge una visione ampia, aperta, capace di includere l'esperienza umana nella sua pluralità.

Incenso per l'Epifania

In questa prospettiva, la novena non è soltanto una preparazione alla festa liturgica, ma un itinerario spirituale che invita a un movimento interiore di ascolto, conoscenza e discernimento e può essere letta, sul piano interpretativo, anche attraverso la distinzione riconosciuta dagli storici tra cristianesimo istituzionale e cristianesimo vissuto, il complesso linguaggio teologico incontra la creatività della devozione popolare e assume forme espressive semplici, si traduce in esperienze accessibili, condivise, partecipate con canti tradizionali, recite comunitarie, rappresentazioni simboliche che si fanno folklore e spesso utilizzate anche in ambito parrocchiale e familiare con finalità educative.
In un contesto culturale segnato dalla pluralità e dalla mobilità, la novena dell'Epifania conserva una particolare attualità; il suo messaggio di ricerca, apertura e incontro continua a offrire uno spazio di riflessione sul senso del cammino umano e sul desiderio di orientarsi che attraversa le diverse culture.

Lieta Epifania e un abbraccio alle sorelle Befane!


Nel video  Sarvesham Svastir Bhavatu, il mantra cantato da Tina Turner

Sarvesham Svastir Bhavatu - Che tutti siano felici e in salute
Sarvesham Shantir Bhavatu - Che tutti siano in pace
Sarvesham Poornam Bhavatu - Che tutti siano completi, pieni
Sarvesham Mangalam Bhavatu - Che ci sia benessere e prosperità per tutti
Om Shanti Shanti Shanti - Om, pace, pace, pace"

giovedì 25 dicembre 2025

Natale, impronta di una civiltà

Presepe

Sacra Famiglia

Gesù Cristo - Natale

Nei manoscritti e nelle iscrizioni romane antiche, le lettere erano scritte in forme alte e uniformi, senza distinzione tra maiuscole e minuscole. I Romani non avevano nomi specifici per gli stili di scrittura; li distinguevano principalmente in base al supporto e alla funzione, iscrizioni monumentali su pietra, manoscritti religiosi su pergamena o documenti amministrativi su papiro. Il termine "capitalis - principale - di rilievo", è stato adottato dai paleografi per classificare le forme in cui non esiste distinzione tra maiuscole e minuscole.
Tra le forme più antiche troviamo la Capitalis Monumentalis (I sec. a.C. – II sec. d.C.), usata nelle iscrizioni pubbliche su pietra, con lettere alte, distanziate e verticali, dall'effetto monumentale:

D I E S N A T A L I S

Segue la Capitalis Quadrata del tardo I sec. a.C. – IV sec. d.C., tipica dei manoscritti religiosi o astronomici su pergamena, lettere proporzionate e leggermente quadrate, vicine e uniformi, dall'effetto ordinato e codicologico:

DIESNATALIS

La Capitalis Rustica del I – V sec. d.C., introduce lettere più snelle e compresse, adatte ai manoscritti su papiro e pergamena, testi letterari e biblici. Parallelamente, la Cursiva Romana Antica delI sec. a.C. – III sec. d.C., si sviluppa per documenti pratici o annotazioni amministrative: lettere unite, corsive e rapide, privilegiano la velocità rispetto alla regolarità. Dalla Cursiva Romana Antica evolve la Cursiva Romana Nuova del III – VI/VII sec. d.C., più arrotondata e fluida, ponte verso le minuscole. 
In ambito librario, l'Onciale del IV – VIII sec. d.C., utilizza lettere maiuscole arrotondate, separate e molto leggibili, usata soprattutto nei codici biblici e testi cristiani.
Tra il V e il IX secolo compare la Semionciale, una scrittura di transizione tra onciale e minuscole mature. Bernhard Bischoff distingue due fasi: semionciale antica orientale e semionciale nuova occidentale. Entrambe mostrano la coesistenza di lettere maiuscole e forme minuscole ancora embrionali, preludio alla Scrittura Carolina che, dall'VIII secolo, attraverso i monasteri carolingi, consoliderà definitivamente la distinzione tra maiuscole, inizio frase e nomi propri; e minuscole, corpo del testo; e crea le condizioni materiali per distinguere visivamente parole generiche da parole con valore speciale.

ΙΧΘΥΣ/Ichthys - pesce   Ἰησοῦς Χριστός Θεοῦ Υἱός Σωτήρ - Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore,

ΙΧΘΥΣ/Ichthys - Pesce 
 Ἰησοῦς Χριστός Θεοῦ Υἱός Σωτήρ - Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore, 

San Nicola - Babbo Natale

San Nicola - Babbo Natale

Angelo e Uomo di Neve

In origine l'aggettivo natalis veniva affiancato al sostantivo dies, per formare la locuzione dies natalis - "giorno relativo alla nascita", e poteva riferirsi alla nascita della persone comuni, degli imperatori e dei culti relativi alle divinità.
Con il cristianesimo, nei testi tardoantichi, come quelli di sant'Ambrogio e sant'Agostino, compaiono espressioni quali natalis Domini, dove l'aggiunta di Domini ne specifica il senso religioso cristiano. All'inizio non esisteva una formula fissa e universale, il significato della nascita emergeva dal contesto liturgico e teologico più che dalla forma linguistica.
Con l'evoluzione del volgare italiano, si consolida progressivamente, una separazione grafico-semantica, natale, con l'iniziale minuscola, conserva la sua funzione aggettivale riferita alle nascite in senso generico, è la parola che appartiene a tutti, che descrive l'arrivo al mondo di ogni creatura e il fluire naturale della vita; Natale con l'iniziale maiuscola si fa sostantivo sacro, eleva il suo significato e descrive la nascita per eccellenza che ha segnato la storia spirituale dell'Occidente, diviene traccia esclusiva che caratterizza la celebrazione della Natività di Cristo.
Natale si trasforma in una parola-soglia, si apre a un mistero, a un racconto fondativo, a un'identità che appartiene alla cultura cristiana e ne definisce uno dei suoi tratti più riconoscibili, diventa un simbolo, un codice culturale che attraversa secoli di fede, arte, liturgia e tradizioni popolari. È una parola che custodisce un immaginario condiviso, che richiama immediatamente un patrimonio di significati, riti e memoria collettiva.

Corona dell'Avvento

Diffusore con scorze di cedro

Nel diffusore scorze di cedro

Il TLIO documenta numerose occorrenze del termine Natale in volgare riferito alla Nascita di Cristo, mentre il termine natale minuscolo indica nascita di persone o anniversari comuni:
XIII secolo (prima metà e metà) Le attestazioni più antiche provengono da testi documentari toscani e settentrionali: Doc. mugellano, XIII m.: "iu paia di buoni kapponi per Natale"- una delle prime occorrenze in volgare di valore cristiano. Bonvesin da la Riva, Disputatio mensium (XIII t.): "La festa de Nadal…" - uso letterario nella varietà lombarda. Testi romagnoli e veneti del XIII secolo confermano la diffusione del lessema (natale, Nadal, Naalo).
XIII secolo (seconda metà) Il termine è ormai pienamente stabilizzato: Statuti fiorentini (1284): "il die di Natale". Statuti senesi (1280–1297): "la pasqua di Natale". Jacopone da Todi (fine XIII): "Lo Natal non trovaria…".
XIV secolo La documentazione aumenta e copre l'intero territorio italiano, Toscana: Giordano da Pisa (1306), statuti di Perugia e Volterra. Veneto e Trentino: Nadal, Nadalo in vari statuti e documenti. Sicilia: "lu Natali di lu Signuri" (Stat. catan., c. 1344); Simone da Lentini (1358). Centro Italia: Buccio di Ranallo (1362), documenti spoletini, testi romani e umbri. In tutti i casi, la valenza semantica è univoca e si riferisce alla festività cristiana della Natività di Cristo.

Candela di Natale

Natale non è un neologismo stile "petaloso", è un nome che affonda le sue radici in una storia solida, stratificata, ancorata nei secoli. Proprio per questo risulta inaccettabile ogni tentativo di svuotarla del suo significato originario, piegandolo a interpretazioni che la vorrebbero semplice espressione del solstizio d'inverno.
Il solstizio è un evento astronomico e pur nel suo aspetto simbolico resta un fenomeno naturale, un'immagine che come metafora evoca il ritorno della luce e in quanto tale si lega al Natale, non è la matrice da cui deriva la festa cristiana. Sostituire alle fonti storiche una lettura costruita a posteriori vuol dire ignorare il percorso linguistico e culturale che ha portato Natale a diventare ciò che è, ovvero l'impronta che custodisce la forza di una civiltà, la Cristiana.

Lieto Natale! 

Ricordatevi che oggi in Viaggio nel Vento del Folletto del Vento si conclude il Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima - XII Edizione 2025. 
Grazie ad ognuno di voi dal profondo del cuore!

Ecco il reel sul Presepe

domenica 21 dicembre 2025

Madre Terra al solstizio d'inverno e la Fiamma della Quarta Domenica d'Avvento

Il nostro Natale Express con la ventunesima tappa del Calendario, ci porta lì dove la Quarta Domenica d'Avvento si intreccia con il solstizio d'inverno.

21 dicembre Quarta Domenica d'Avvento e solstizio d'inverno - Natale Express 2025

Varrone nel suo Dell'Agricoltura spiega che il tempo è di due maniere, uno segue il ciclo annuale del sole e l'altro il ciclo della luna. Il ciclo solare è diviso in quattro stagioni di tre mesi ciascuna e dopo l'autunno:


"... Nell'inverno è mestieri potar gli alberi, ma solamente in quei tempi, nei quali le cortecce non saranno coperte di brine, di pioggia, odi ghiaccio ... "

Dell'agricoltura - libri tre
Marcus Terentius Varro 
Traduzione Gian Grolamo Pagani

Solstizio d'inverno

Corona della Quarta Domenica d'Avvento

Nel diffusore spirali di scorze di pompelmo

L'inverno, per i contadini, è una stagione di attenzione e misura. Le giornate in risalita sono ancora corte, il freddo è pungente, e ogni gesto deve rispettare il ritmo naturale delle cose. Potare gli alberi, sì, ma solo quando la corteccia è asciutta, quando il gelo non ha indurito la linfa, quando la pioggia non ha reso vulnerabile il legno. È un sapere che si insegna e si tramanda di generazione in generazione.
I suoni della campagna romana sono ovattati. I campi riposano, le viti sono spoglie, gli alberi sembrano dormire. Ma il lavoro continua. Si concima il terreno, si puliscono i fossi, si sistemano le siepi che delimitano i confini. Gli attrezzi vengono riparati, affilati, ordinati.
Il bestiame è sistemato nelle stalle e il foraggio è distribuito quotidianamente. Si osservano gli animali, si ascoltano i loro movimenti, si riconoscono i segni del disagio. Il rapporto è diretto, fatto di gesti semplici e di attenzione costante.
L'inverno è il momento in cui si protegge ciò che è stato guadagnato, e come nell'Avvento ci si prepara per ciò che verrà. La notte più lunga, quest'anno, incontra la Quarta Domenica dell'Avvento sul confine sottile tra l'attesa e la rivelazione. Dopo il solstizio la luce riprende il suo cammino, dopo la Quarta Domenica l'attesa si compie. Natura e fede si intrecciano, il buio si ritira, la speranza si accende, e il tempo dell'uomo si accorda al tempo della terra.

Quarta Domenica d'Avvento

Candela della Quarta Domenica d'Avvento

Lieta Quarta Domenica d'Avvento e lieto solstizio d'inverno!


Domani a casa di Elettra, Ad Maiora, per la ventiduesima finestra del Calendario


P. S. Sinforosa tutto bene?




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venerdì 19 dicembre 2025

Novena dei Santi Innocenti

Con la diciannovesima tappa del Natale Express, ritorniamo dal Golky che ci parla di una novena poco conosciuta.

19 dicembre Novena dei Santi Innocenti - Natale Express 2025

Nel calendario liturgico cristiano, la memoria dei Santi Innocenti, celebrata il 28 dicembre, occupa una posizione singolare. Collocata all'interno dell'Ottava di Natale, interrompe la narrazione dell'Incarnazione con il ricordo di una violenza improvvisa e ingiustificabile, l'uccisione dei bambini di Betlemme ordinata da Erode, secondo il racconto di Matteo (Mt 2,16–18). Accanto a questa celebrazione liturgica ufficiale, in alcuni contesti locali si è sviluppata una pratica devozionale meno nota, la Novena dei Santi Innocenti, celebrata dal 19 al 27 dicembre.
La novena non appartiene alla liturgia ufficiale della Chiesa e non è attestata nei grandi libri liturgici medievali. La sua origine va piuttosto collocata nell'ambito della pietà popolare di età moderna, quando la pratica delle novene si diffonde ampiamente come forma di preparazione spirituale alle feste principali. In questo quadro, la memoria dei Santi Innocenti viene estesa nel tempo, quasi a suggerire che un solo giorno non sia sufficiente a contenere il peso simbolico dellinnocenza violata.
In Italia, la Novena dei Santi Innocenti non ha mai conosciuto una diffusione uniforme né una codificazione stabile. Le attestazioni della sua pratica sono sporadiche e localizzate, soprattutto nell'Italia centro-meridionale, in particolare in Campania, Puglia, Sicilia e in alcune altre aree. Più che una devozione strutturata, si tratta spesso di nove giorni di pratiche devozionali semplici, preghiere, rosari, atti penitenziali, talvolta legate a confraternite o a comunità religiose, talvolta trasmesse oralmente.
Il fondamento teologico della memoria degli Innocenti è ben più antico e affonda le radici nella riflessione patristica. Già Agostino d'Ippona e Leone Magno riconoscono nei bambini di Betlemme una forma di martirio involontario, essi muoiono propter Christum, pur non avendone consapevolezza. Questa interpretazione colloca la strage degli Innocenti all'interno del mistero dell'Incarnazione, mostrando come la nascita di Cristo provochi fin dall'inizio una reazione di rifiuto e di paura da parte del potere politico.

Novena dei Santi Innocenti 19 - 27 dicembre

Dal punto di vista simbolico, la novena introduce una tensione significativa nel tempo natalizio. Il Natale non è presentato come una parentesi sottratta alla storia, ma come il luogo in cui la storia stessa, con la sua violenza, viene attraversata. La luce che nasce a Betlemme non elimina il buio, ma lo illumina dall'interno. In questo senso, la Novena dei Santi Innocenti diventa uno spazio di meditazione sul dolore innocente, che non viene spiegato né giustificato, ma custodito nella memoria e nella preghiera.
Un confronto con altri contesti culturali aiuta a comprendere meglio la funzione di questa memoria. In alcune regioni della Spagna e dell'America Latina, la festa dei Santi Innocenti si è intrecciata, soprattutto in età moderna, con usi ludici e carnevaleschi. Questo apparente paradosso, il gioco associato al ricordo del dolore, può essere interpretato come un rovesciamento simbolico, una modalità rituale attraverso cui la vita riafferma la propria prevalenza sulla morte, senza negarne la realtà.
Nel suo insieme, la Novena dei Santi Innocenti rappresenta una devozione marginale ma teologicamente eloquente. Essa sottrae il Natale a ogni lettura puramente semplicistica e ricorda che l'Incarnazione avviene in una storia già segnata dalla violenza. In questo senso, la memoria degli Innocenti non appartiene soltanto al passato. Senza forzare parallelismi, essa continua a interrogare ogni epoca in cui i più vulnerabili diventano vittime di conflitti e decisioni che li oltrepassano. I bambini che oggi muoiono nelle guerre e nelle persecuzioni non sono oggetto di una lettura teologica immediata, ma richiamano con forza quella stessa domanda radicale che il racconto evangelico pone, quale prezzo umano accompagna l'esercizio della violenza quando essa pretende di difendere se stessa.

Buon Natale!

Golconda

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La ventesima finestra del Calendario l'aprirà Sinforosa su SINFOROSA CASTORO

P. S. Sorella apri la posta

mercoledì 17 dicembre 2025

Il pellegrinaggio dell'anima nella Novena di Natale

Nella diciassettesima tappa del Natale Express, con la diciassettesima finestra e con il Golky, diventiamo pellegrini dell'anima nella Novena di Natale.

17 dicembre Novena di Natale - Natale Express 2025

La Novena di Natale, discende dai nove giorni di preghiera che Maria e gli Apostoli compirono dopo l'Ascensione, si radica nel tardo Medioevo e nella sua forma popolare si diffonde in Italia tra il XVII e il XVIII secolo come un lento cammino verso la luce.
San Sebastiano Valfrè, sacerdote dell'Oratorio di San Filippo Neri a Torino, ne intuì la forza educativa e spirituale, proponendola come tempo di catechesi e di preghiera capace di parlare al cuore del popolo. Nel Settecento, questa pratica si consolidò e si arricchì di forme liturgiche e popolari, diffondendosi in tutta la penisola come un rito dell'attesa.
Nei primi giorni risuonano le parole antiche dei profeti, promesse sussurrate nella notte della storia, attese mai spente, speranze custodite di generazione in generazione. È l'umanità intera che veglia, in attesa di una luce capace di rischiarare le tenebre.
Giorno dopo giorno, l'attesa si fa più vicina e concreta. La preghiera si sofferma sui volti di Maria, avvolta nella grazia  del suo "", e di Giuseppe, custode discreto di un mistero che supera ogni comprensione. Al centro si staglia il cuore della fede cristiana, il Verbo eterno che sceglie la fragilità della carne, entrando nel tempo e nella povertà degli uomini.
Dal 17 al 23 dicembre, la liturgia innalza le solenni Antifone O, antichi richiami che si alzano come un canto notturno: O Sapienza, O Germoglio, O Chiave, O Sole che sorge*. In queste invocazioni, la Chiesa raccoglie il desiderio di tutti e lo trasforma in preghiera ardente, Vieni, Signore, non tardare.
Quando la novena volge al termine, lo sguardo si posa su Betlemme. Una casa povera, una mangiatoia, la notte. I pastori, uomini semplici, diventano i primi testimoni di una gioia inattesa. Nell'ultimo giorno, la vigilia di Natale, le parole si fanno più rare e il silenzio più denso, tutto è pronto per accogliere il Bambino che sta per nascere.
La novena vive anche nei gesti e nei suoni della tradizione. In molte regioni d'Italia, soprattutto nel Sud, il respiro profondo delle zampogne e il canto delle ciaramelle accompagnano la preghiera, evocando i pascoli e la notte santa. Davanti ai presepi, la musica diventa memoria viva dell'annuncio fatto ai semplici. Altrove, come in Spagna e in America Latina, la novena si intreccia con la vita quotidiana delle famiglie, tra letture bibliche, canti, preghiere e condivisione, segno di un'attesa vissuta insieme.
Tra i canti tradizionali emergono anche espressioni locali, come il "Missus" friulano, che in versi e melodie antiche racconta lo stupore del Verbo che si fa carne e viene ad abitare tra gli uomini.
La Novena di Natale diventa un pellegrinaggio dell'anima, nove passi nella notte, nove giorni per imparare ad attendere. E quando il cammino giunge al suo compimento, nella luce della Notte di Natale, il cuore riconosce che l'attesa non è stata vana, perché Dio ha scelto di farsi vicino, umano e presente.

Buon Natale!

Golconda

Novena di Natale 16 - 24 dicembre

Sole che sorge* = Oriens - Sole che sorge è uno dei titoli messianici attribuiti a Cristo nelle Antifone O. Non indica una divinità solare né un richiamo a culti astrali, ma è un epiteto simbolico, tratto dalla Sacra Scrittura che esprime Cristo come luce vera che viene a rischiarare le tenebre.
L'immagine del sole nascente appartiene al linguaggio biblico e profetico, usato per annunciare la salvezza che viene da Dio, e non va confusa, scambiando lucciole per lanterne, con il culto del sole; nel cristianesimo non è il sole a essere divino, ma è Cristo che illumina ogni uomo.
Ne riparliamo l'anno prossimo.

La diciottesima finestra del Calendario l'aprirà Chicchina nel suo AcquadiFuoco

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