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venerdì 1 gennaio 2016

I 16 rintocchi di Capodanno

Allo scoccare della mezzanotte 16 rintocchi della campana di bordo, otto per salutare l'anno vecchio e 8 per abbracciare l'anno nuovo. Salpiamo su un veliero magico che tra scoperte archeologiche e pagine di libri ci condurrà da oriente a occidente in un viaggio che attraversa il tempo e che ci farà ascoltare quei suoni che attivano il senso dell'udito, portatori convenzionali di significato, linguaggio codificato di comunicazione condiviso, voce degli eventi fausti, infausti, sacri e profani che raccontano la vita degli uomini.



Amerigo Vespucci

Le prime tracce documentate di un campanello si trovano nella Babilonia del I° millennio a.C. dove attraverso la fusione del rame e dello stagno praticata dagli assiri si realizzano i bronzi che suonano.
Leggendo il libro Antichità giudaiche di Flavio Giuseppe scopriamo che il re Salomone vissuto tra il 974 e il 937 a.C. fa decorare con innumerevoli campane d'oro il tetto del suo tempio per allontanare gli uccelli e che l'orlo delle vesti del sommo sacerdote era rifinito con melagrane e campanelle:

"... l’orlo inferiore erano cucite delle frange che dal colore parevano melagrane e campanelle d’oro distribuite con molta fantasia, così che due campanelle stringevano in mezzo a loro due melagrane, e due melagrane una campanella ... "

Antichità Giudaiche
Flavio Giuseppe
A cura di Luigi Moraldi

mentre seguendo l'archeologo Austen Henry Layard troviamo otto campanelli fusi in un calderone di rame nell'antica città di Nimrud fondata nell' 880 a.C. e distrutta nel 610 a.C.
In Cina, nell'VIII secolo a.C. incontriamo: le chung, le prime campane senza battaglio e di dimensioni notevoli che vengono percosse con un palo di legno posto in orizzontale, e nel V secolo a.C. ben 65 campane capaci di produrre due suoni diversi. 
In Giappone, in India e anche in Egitto nelle cerimonie che si celebrano nei templi si indossano cavigliere formate da campanelli.

Condividiamo ora la nostra visita in oriente con chi ci ha vissuto:

"... Nella terra àe molt[i] palagi; e nel mezzo n’àe uno ov’è suso una campana molto grande che suona la sera 3 volte, che niuno non puote andare poscia per la terra sanza grande bisogna, de femmina che partorisse o per alcuno malato ..."

Ancora d'uno palagio del nipote 
Milione - Capitolo 84 
Marco Polo - Rustichello da Pisa 
1298

Sulla scia del sole che si alza in cielo siamo pronti a seguire la via dell' occidente, qui porgiamo uno sguardo al 500 a.C. su alcuni campanelli in rame per slitta trovati nelle tombe pre-incaiche del Perù per poi spostarlo sul VII secolo a.C. con il ritrovamento di campanelli bronzei nei pressi di Sparta. 
In Grecia dove le campane si chiamano " còdon " in un' accezione metaforica che si riferisce al fiore del papavero, le notizie su di esse ci arrivano attraverso 
Eschilo 525-456 a.C.
Euripide 484-487 a.C . 
Tucidide 455-404 a.C.
Arisofane 450-385 a.C.

" -Trigeo: Versa un po' di piombo nella campana, infila una bacchetta lunga e diritta nell'imboccatura, e ti diventa un còttabo* perfetto... "

còttabo* = Gioco che consisteva nel lanciare le gocce di vino rimaste dentro il bicchiere contro dei vasi che galleggiavano in un recipiente pieno d'acqua, si potevano trarre presagi d'amore dalla forma che le gocce lasciavano sul vaso e chi ne colpiva il maggior numero era il vincitore che portava a casa  dolci, farina, uova,  ecc.

La pace parte terza
Aristofane


Strabone 60/64 a.C.-21/24 d.C.
Plutarco 46/48-125 d.C. 

A Roma, le campane vengono usate per far alzare gli schiavi, per annunciare l'apertura delle terme e i passaggi dei cortei sacri, si chiamano " tintinnabulum " in un' accezione onomatopeica,  e gli autori che ci parlano di loro sono:
Tibullo 54-19 a.C.
Ovidio 43 a.C.-17 d.C.
Manilio I sec. d.C.
Plinio il Vecchio 23-79 d.C. che nel testo che segue ci introduce nell'immaginario di una possibile origine etimologica del termine campana


" In reliquis generibus palma Campano perhibetur, utensilibus vasis probatissimo -Tra i vari tipi di bronzo la palma spetta a quello campano, adattissimo per gli utensili domestici "

Naturalis historia
 1. XXXIV, cap. 20
Plinio il Vecchio

Marziale 38/41-104 d.C.

Nel III secolo, nella Storia romana di Cassio Dione si legge che nell’anno 22 a.C. la statua di Giove tonante sul Campidoglio viene accessoriata con una campana per volere dell' imperatore Ottaviano Augusto.
Abbracciamo adesso il Cristianesimo per addentrarci nell'incerta etimologia del termine campana che in origine sembra si chiamasse " nolanae ", era incastonata, secondo la tradizione, dal 420 d.C. in un campanile chiamato " nolarium " da cui deriverebbe " torre nolare" ; artefice della sua diffusione sarebbe stato san Paolino che voleva scandire i tempi canonici delle funzioni religiose; nell' VIII secolo il campanile diviene una consuetudine affermata nelle chiese e nel corso del tempo si aggiunge una seconda campana più grande chiamata " vasa campana  - vaso della Campania  " probabilmente perché come già detto da Plinio il Vecchio da questa regione provenie il miglior bronzo per costruire questo strumento. Il suono coordinato e alternato che ne deriva viene definito " a doppio " .

Questo sostiene Honorius Augustodunensis nel XII secolo:

" Haec vasa primumu in Nola Campaniae sunt reperta, Unde sic dicta, majora quippe vasa dictunur campana, a Campaniae regione; minora Nolae e civitate Nola Campaniae 
Questi vasi vennero dapprima scoperti a Nola della Campania, per cui hanno questo nome, infatti i vasi più grandi vengono chiamati campani dalla regione Campania, quelli più piccoli Nole dalla città di Nola in Campania

Gemma animae
Honorius Augustodunensis

L'ipotesi di Honorius Augustodunensis non è condivisa però da Giovanni di Garlandia che nel XIII secolo spiega: 

" Campane dicuntur a rusticis qui habitant in campis, qui nesciant judicare horas nisi per campanas 
Le campane prendono il nome dai contadini che abitano in campagna, i quali non saprebbero che ore sono se non tramite le campane "

Dictionarus
Giovanni di Garlandia 

Nel XVI secolo Luigi Pulci  ci ricorda il suono a doppio delle campane:

" ... Morgante non poté più sofferire
e disse a Carlo:- O imperadore, io scoppio
s’io no lo fo con le mie man morire.
Lascia ch’i’ suoni col mio battaglio a doppio:
col primo colpo il farò sbalordire
che ti parrà ch’egli abbia beuto oppio. -
Carlo risponde, ma non era inteso,
tanto ognuno era di furore acceso... "

Morgante maggiore,
Cantare X - Ottava 147
Luigi Pulci

All' VIII - IX secolo d.C. apparterrebbe il primo reperto archeologico italiano di una piccola campana in bronzo ritrovata a Canino presso Viterbo; chi  costruisce i bronzi suonanti si sposta lì dove c' è una chiesa in costruzione e sul luogo con gesti rituali, che cercano il giusto dosaggio per un risultato perfetto, fonde il rame con lo stagno che rende squillante il suono della campana e aggiunge anche l'oro donato dalla popolazione in segno di buon auspicio e di partecipazione; su di essa vengono incisi il nome del costruttore, l'anno di produzione e su richiesta dediche, motti in latino e stemmi distintivi, così dopo esser stata benedetta è pronta per assolvere i suoi compiti tra i quali c'è appunto la scansione del tempo che indica le ore canoniche di preghiera ... 


Campana di Canino
VIII - IX secolo d.C.
Museo Pio Cristiano - Città del Vaticano  - Roma

" ... Più ancora per esigenze pratiche che per ragioni teologiche, che d’altronde ne sono alla base, il tempo concerto della Chiesa è, adattato dall’antichità, il tempo dei chierici, ritmato dagli uffici religiosi, alle campane che li annunciano, eventualmente indicato dalle meridiane, imprecise e mutevoli, misurato talvolta dalle clessidre grossolane... "

Tempo della Chiesa e tempo del mercante
Jacques Le Goff 
1977


... che seguono La regola di San Benedetto del 540

" Secondo che dice il Profeta: Sette volte al dì io ho detto le tue Lodi; così noi adempiremo questo sacro numero settenario, se renderemo a Dio il debito della nostra servitù al tempo del Mattutino*, di Prima*, Terza*, Sesta*, Nona*, Vespero* e Compieta*: perocché di queste ore diurne dice il Profeta: Sette volte al di io ho detto le tue lodi. — Ed anche della veglia notturna il Profeta dice il medesimo: Io mi levava a mezza notte per celebrarti. — Adunque rendiamo lode al nostro Creatore per i suoi giustissimi giudizii in questi tempi diversi; cioè, al Mattino, a Prima, a Terza, a Sesta, a Nona, a Vespro e a Compieta; e di notte alziamoci a magnificarlo. "

Mattutino* = Ore 3.00 chiamato orthos nella Chiesa d'oriente
Prima* = Ore 6.00
Terza* = Ore 9.00
Sesta= Ore 12.00
Nona* = Ore 15.00
Vespri* = Tramonto
Compieta* = Prima di coricarsi

Come si abbiano a regolare gli officii divini nel giorno - Capitolo 16
La regola di san Benedetto
San Benedetto da Norcia 

" ... Intanto era calata la notte profonda, la luna piena splendeva sul più limpido cielo illuminando lo splendido anfiteatro dei monti. Gli alberi inondati di luce, le nere ombre delle rupi, i vapori luminosi che salivano dalle vallate, il terribile silenzio interrotto dal malinconico grido dell'upupa, il grosso gufo della montagna e il sordo mormorio del Cosa*, tuttociò pareva circondare il monastero di un influsso magico. A mezzanotte mi destò il suono della campana - suonavano il mattutino - sapevo che a quel suono un frate, l'excitator, andava di cella in cella a destare i monaci. Essi recitano i primi quattro salmi penitenziali, poi vanno in chiesa dove rimangono tre ore a cantar mattutino. Tornati nelle loro celle seguitano ancora la preghiera, indi è loro concesso un breve sonno per riposarsi: è così avanti una notte dopo l'altra. Ascoltai i rintocchi della campana, che parevano risuonare strani e fantastici nell'aria, e sarei sceso volentieri in chiesa se non avessi temuto di turbare le preghiere di quei santi uomini. Mi addormentai al suono dei loro canti e appena spuntò il giorno la mia guida venne a bussare alla porta della mia cella, per avvertirmi che era l'ora di partire per Veroli..."

Cosa* = Fiume del Lazio


Passeggiate per l'Italia
Ferdinand Gregorovius

Impossibile tralasciare il riferimento alle campane del nostro Dante Alighieri  nel XIV secolo:

" ... Era già l’ora che volge al disio
 ai navicanti e ‘ntenerisce il core
 Io dì c’han detto ai dolci amici addio;

 e che lo novo peregrin d’amore
 punge, se ode squilla di lontano
 che paia il giorno pianger che si more... "

Purgatorio - VIII, 1-6 
Dante Alighieri 

" ... Indi, come l’orologio che ne chiami
 nell’ora che la sposa di Dio surge
 a mattinar lo sposo perché l’ami,

 che l’una parte e l’altra tira e urge,
 tin tin sonando con sì dolce nota,
 che ‘l ben disposto spirto d’amor turge ... "

Paradiso - X, 139-144
 Dante Alighieri

Il nostro veliero magico vira per navigare nelle acque dell'epoca d'oro dei velieri  tra il XVII e la metà del XIX secolo.
Il nostromo di guardia per scandire lo scorrere del tempo voltando una clessidra a sabbia batte due rintocchi di campana ogni mezz'ora e ogni quattro ore,  alle ore 4.00 - alle 8.00 - alle 12.00 - alle 16.00 - alle 20.00 e a mezzanotte, batte otto rintocchi per il cambio della guardia delle due vedette di prora e delle due di poppa e sul ponte di coperta viene pronunciata la classica frase il cui eco si diffonde anche per le vie delle città portuali: " E' mezzanotte e tutto va bene ". Otto rintocchi indicano quindi il cambiamento e sono battuti anche per salutare in maniera definitiva un marinaio.


" - Sceriffo di Nottingham: "Tonto come faccio a dormire con te che strilli tutto va bene tutto il tempo? "

Robin Hood
Film Disney
1973

Ed eccoci giunti lì da dove siamo partiti, dai sedici rintocchi che la tradizione marinara batte a cavallo della mezzanotte tra il 31 dicembre e l'1 gennaio per salutare l'anno vecchio e abbracciare quello nuovo.

" ... - Francesco: Puntuale.
Mezzanotte è battuta proprio adesso.
- Bernardo: Va' a letto, va'.
- Francesco: Ti ringrazio del cambio.
Fa' un freddo cane, rigido, pungente, da fare male al cuore... "

Amleto
Atto I - Scena I
William Shakespeare
1600 - 1602

Mentre il nostro veliero solca i mari dell' epoca d'oro, sulla terra ferma si parla ancora di campane...

" … C'era in fatti quel brulichio, quel ronzio che si sente in un villaggio, sulla sera, e che, dopo pochi momenti, dà luogo alla quiete solenne della notte. Le donne venivano dal campo, portandosi in collo i bambini, e tenendo per mano i ragazzi più grandini. ai quali facevan dire le divozioni della sera; venivan gli uomini, con le vanghe, e con le zappe sulle spalle. All'aprirsi degli usci, si vedevan luccicare qua e là i fuochi accesi per le povere cene: si sentiva nella strada barattare i saluti, e qualche parola, sulla scarsità della raccolta e sulla miseria dell'annata.; e più delle parole, si sentivano i tocchi misurati e sonori della campana, cha annunziava il fine del giorno … "

I promessi sposi cap. VII
Alessandro Manzoni
1827- 1840/41

" ... quantunque mezzo tra 'l sonno, e più che mezzo sbigottito, trovò su due piedi un espediente per dar più aiuto di quello che gli si chiedeva, senza mettersi lui nel tafferuglio, quale si fosse. Dà di piglio alle brache, che teneva sul letto; se le caccia sotto il braccio, come un cappello di gala, e giù balzelloni per una scaletta di legno; corre al campanile, afferra la corda della più grossa di due campanette che c'erano, e suona a martello.
Ton, ton, ton, ton: i contadini balzano a sedere sul letto; i giovinetti sdraiati sul fenile, tendon l'orecchio, si rizzano. - Cos'è? Cos'è? Campana a martello! fuoco? ladri? banditi? - Molte donne consigliano, pregano i mariti, di non moversi, di lasciar correre gli altri: alcuni s'alzano, e vanno alla finestra: i poltroni, come se si arrendessero alle preghiere, ritornan sotto: i più curiosi e più bravi scendono a prender le forche e gli schioppi, per correre al rumore: altri stanno a vedere ... "

I Promessi sposi - capitolo VIII
Alessandro Manzoni
1827- 1840/41

" ... Nessuna cosa piú mirabile al mondo di quel lucido orizzonte che fugge all'occhio per mille tinte diverse sulle sponde del Tagliamento, quando il sole imporporando il proprio letto cambia in tremulo argento i molti fili d'acqua scorrente come rete per le vaste ghiaie del torrente; ed ogni sassolino ed ogni crespolo d'onda manda una luce tutta sua, come ogni stella ripete un nuovo chiarore nell'azzurro della notte; e le praterie s'allargano d'ognintorno come il cielo si profonda nell'alto; e lunge lunge si schierano illuminate dal tramonto le torri dei radi paeselli donde si parte un suono di campane cosí affiocato per la vastità e per la distanza, da sembrare un coro di voci né celesti né terrene, nel quale alle preghiere degli uomini si sposino arcanamente le benedizioni degli angeli ... "


Il Varmo novella paesana
Ippolito Nievo
1856


" ... Nella notte, sotto il diluvio, un uomo, come un pendolo impazzito e fradicio, esce di corsa dalla sua casa, si ferma in mezzo alla strada, insegue qualcosa nell'aria e nell'acqua tutt'intorno, poi torna precipitosamente dentro casa, e di nuovo corre fuori, e di nuovo si scaracolla in casa, e sembra che non la smetterà mai, come se fosse stregato dai rintocchi della campana che in quel momento violano il buio e si sciolgono nell'aria liquida dell'infinito acquazzone.

Undici rintocchi.

Uno sull'altro.
Lo stesso suono, per undici volte.
Ogni rintocco come se fosse l'unico.
Undici onde di suono.
E in mezzo un tempo innumerabile.
Undici.
Uno dopo l'altro.
Sassi di bronzo nell'acqua della notte.
Undici suoni impermeabili gettati nel marcio della notte.
Erano undici rintocchi, schioccati nel diluvio dalla campana che vigilava la notte ... "

Castelli di rabbia
Alessandro Baricco
1991

" ... Sentì un rintocco arrivargli, chissà quale. 
Si alzò di scatto, ripartì di corsa per il corridoio, saltò in strada, nemmeno si fermò questa volta, correva addosso all'acqua e incontro a quel suono che la campana regolarmente gli sparò attraverso un muro d'acqua - l'imperturbabilità senza scampo di una campana - e lui ricominciò a gridare quella nota che non esisteva e virando la sua corsa dentro il fiume in piena dell'acquazzone tornò difilato dentro casa, scivolò nel fango del corridoio fino al Pleyel del 1808, legno chiaro venato da curve come nuvole, e ritmicamente urlando quella nota che non esisteva ritmicamente si mise a percuotere i tasti uno dopo l'altro, per estorcergli quello che proprio non avevano e cioé la nota che non esisteva ... "

Castelli di rabbia
Alessandro Baricco
1991

... ed io auguro di cuore a tutti voi un  sereno 2016


Per ulteriori informazioni:


giovedì 6 gennaio 2011

Epifania



" Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi (μάγοι magoi) giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: "Dov'è il re dei Giudei (βασιλεὺς τῶν Ιουδαίων basileus tōn ioudaiōn) che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella (ἀστέρα astera), e siamo venuti per adorarlo". All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: "A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
"E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele."
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: "Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo". Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono (προσεκύνησαν prosekunēsan). Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro (χρυσὸν chruson), incenso (λίβανον libanon) e mirra (σμύρναν smurnan). Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese. Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo". Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto" 
Matteo II 1-14


" Ed egli allora li congedò. Ed interrogò i Magi, dicendo loro: - Che sogno avete visto circa il re che è nato?
Dissero i Magi: - Abbiamo visto una stella grandissima, che brillava tra queste altre stelle e le oscurava, così che le stelle non si vedevano, e noi per questo abbiamo capito che un re era nato per Israele e siamo venuti ad adorarlo. I Magi se ne andarono. Ed ecco la stella che avevano visto in oriente li precedeva finché giunsero alla grotta, e si fermò in capo alla grotta. Ed i magi videro il bambino con sua madre Maria e trassero fuori della loro bisaccia dei doni: oro*, incenso* e mirra*. "


Oro* = Simbolo della regalità di Cristo 
Incenso* = Simbolo della natura divina di Cristo 
Mirra* = Simbolo del  sacrificio e della morte di Cristo 

Protovangelo di Giacomo
Vangeli Apocrifi


Adorazione dei Magi
di Fra Beato Angelico e Fra Filippo Lippi
1440 - 1460
National Gallery of Art - Washington DC


L'Epifania dal greco "ἐπιφάνεια - epifaneia - manifestazione, apparizione, venuta presenza divina", per i latini "festivitas declarationis" o "apparitio", indicava inizialmente, nel cristianesimo:


  1 l'adorazione dei Re Magi
2 il battesimo di Gesù 
(festeggiato oggi la domenica che segue) e
3 il primo miracolo avvenuto alle Nozze di Cana

ma con le omelie di papa Leone Magno, l'episodio dell'adorazione dei Magi è diventato in Occidente, il tema privilegiato della festa:


"Una stella più fulgente delle altre attira l’attenzione dei Magi, abitanti dell’Estremo Oriente. Essi erano uomini non ignari nell’arte di osservare le stelle e la loro luminosità, per questo compresero l’importanza del segno. Certamente operava nei loro cuori la divina ispirazione."

Matteo non esplicita il numero esatto dei Magi, né tantomeno i loro nomi, parla  di:


"μαγοι απο ανατολων - magoi apo anatolōn - Magi dall'Oriente"

cita solamente i tre doni che offrono al Bambin Gesù e così fa anche Giacomo; nel codice siriano "la Caverna dei Tesori" del V secolo  invece si legge che  sono tre: 

"re e figli di re"

e vengono chiamati  Hormidz di Makhozdi re di Persia, Azdegerd re di Saba e Peroz re di Seba; il Vangelo Armeno dell'Infanzia della fine del VI secolo, nel capitolo V - 10, conferma che sono tre e ci fornisce i nomi accettati dalla tradizione:


" Un angelo del Signore si affrettò di andare al paese dei persiani per prevenire i re magi ed ordinare loro di andare ad adorare il bambino appena nato. Costoro, dopo aver camminato per nove mesi avendo per guida la stella, giunsero alla meta proprio nel momento in cui Maria era appena diventata madre. E' da sapere che in quel momento il regno persiano dominava sopra tutti i re dell'Oriente per il suo potere e le sue vittorie. I re magi erano tre fratelli: Melchiorre, che regnava sui persiani, poi Baldassare che regnava sugli indiani, ed il terzo Gaspare che dominava sul paese degli arabi"


Adorazione dei Magi
di Leonardo da Vinci
1481 - 1482
Galleria degli Uffizzi - Firenze

Anche nel complesso monastico di Kellia, in Egitto, sono stati rinvenuti i nomi di Gaspar, Melechior e Bathesalsa.
 

Melechiorre, semitico, il più anziano, il suo nome deriverebbe da Melech che significa re. Baldassarre, camitico, il suo nome deriverebbe da Balthazar, mitico re babilonese. 
Gaspare, giapetico, il suo nome deriverebbe dal greco Galgalath che significa signore di Saba.


Adorazione dei Magi
di Andrea Mantegna
1462 - Galleria degli Uffizi - Firenze

Il termine Magi - Magusei dal greco μαγος - magos  plurale μαγοι - magoi, si riferisce a dei sapienti del polpolo iranico dei medi, custodi della dottrina di Zoroastro che conquistarono un ruolo di primo piano nella religione e nella vita politica dell'impero persiano, erano conosciuti anche come "athravan - accenditori del fuoco", per cinque volte al giorno eseguivano la cerimonia che ravvivava il fuoco, annunciata dal suono di una campanella che invitava i fedeli a partecipare e il termine re lo si associa a loro per l'influsso di Isaia 60, 3, : 

1 Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,
la gloria del Signore brilla sopra di te.

2 Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra,
nebbia fitta avvolge le nazioni;
ma su di te risplende il Signore,
la sua gloria appare su di te.

3 Cammineranno i popoli alla tua luce,
i re allo splendore del tuo sorgere.

4 Alza gli occhi intorno e guarda:
tutti costoro si sono radunati, vengono a te.
I tuoi figli vengono da lontano,
le tue figlie sono portate in braccio. 

5 A quella vista sarai raggiante,
palpiterà e si dilaterà il tuo cuore,
perché le ricchezzze del mare si riverseranno su di te
verranno ate i beni dei popoli.

6 Uno stuolo di cammelli ti invaderà,
dromedari di Madian e di Efa,
tutti verranno daSaba, portando oro e incenso
e proclamando le glorie del Signore.
Isaia 60,1-6

 
Adorazione dei Magi
di Leonaert Bramer
1633 - 1634


Un accenno a questi mitici re lo troviamo anche nel "Milione" di Marco Polo:

"In Persia è l[a] città ch’è chiamata Saba*, da la quale si partiro li tre re ch’andaro adorare Dio quando nacque. In quella città son soppeliti gli tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co’ capegli: l’uno ebbe nome Beltasar, l’altro Gaspar, lo terzo Melquior. Messer Marco dimandò piú volte in quella cittade di quegli 3 re: niuno gliene seppe dire nulla, se non che erano 3 re soppelliti anticamente.

Andando 3 giornate, trovaro uno castello chiamato Calasata, ciò è a dire in francesco ’castello de li oratori del fuoco’; e è ben vero che quelli del castello adoran lo fuoco, e io vi dirò perché. Gli uomini di quello castello dicono che anticamente tre lo’ re di quella contrada andarono ad adorare un profeta, lo quale era nato, e portarono 3 oferte: oro per sapere s’era signore terreno, incenso per sapere s’era idio, mirra per sapere se era eternale. E quando furo ove Dio era nato, lo menore andò prima a vederlo, e parveli di sua forma e di suo tempo; e poscia ’l mezzano e poscia il magiore: e a ciascheuno p[er] sé parve di sua forma e di suo tempo. E raportando ciascuno quello ch’avea veduto, molto si maravigliaro, e pensaro d’andare tutti insieme; e andando insieme, a tutti parve quello ch’era, cioè fanciullo di 13 die.
Allora ofersero l’oro, lo ’ncenso e la mirra, e lo fanciullo prese tutto; e lo fanciullo donò a li tre re uno bossolo chiuso. E li re si misoro per tornare in loro contrada."

Il Milione - cap. XXX
Marco Polo
Redatto da Rustichello da Pisa
1298

 Saba* = Saveh

"Quando li tre Magi ebbero cavalcato alquante giornate, volloro vedere quello che ’l fanciullo avea donato loro. Aperso[r]o lo bossolo e quivi trovaro una pietra, la quale gli avea dato Idio in significanza che stessoro fermi ne la fede ch’aveano cominciato, come pietra. Quando videro la pietra, molto si maravigliaro, e gittaro questa pietra entro uno pozzo; gittata la pietra nel pozzo, uno fuoco discese da cielo ardendo, e gittòssi in quello pozzo. Quando li re videro questa meraviglia, pentérsi di ciò ch’aveano fatto; e presero di quello fuoco e portarone in loro contrada e puoserlo in una loro chiesa. E tutte volte lo fanno ardere e orano quello fuoco come dio; e tutti li sacrifici che fanno condisco di quello fuoco, e quando si spegne, vanno a l’orig[i]nale, che sempre sta aceso, né mai non l’accenderebboro se non di quello. Perciò adorano lo fuoco quegli di quella contrada; e tutto questo dissero a messer Marco Polo, e è veritade. L’uno delli re fu di Saba, l’altro de Iava, lo terzo del Castello."

Il Milione - cap. XXXI
Marco Polo
Redatto da Rustichello da Pisa
1298



I Magi sarebbero stati la "primitia gentium" ovvero le prime autorità religiose a riconoscere ed adorare Gesù Cristo portando con sé i doni crismali: l'oro simbolo della sua regalità, l'incenso simbolo della sua divinità e il più importante, la mirra simbolo della sua futura sofferenza redentrice (la mirra essendo una pianta medicinale da cui si estrae una resina gommosa, che veniva mescolata con oli per realizzare unguenti a scopo medicinale, cosmetico e anche religioso, è legata al termine Cristo che significa proprio unto, colui che è consacrato re, guaritore e Messia di origine divina, con un crisma, un unguento simbolico. 
   


Il cammino intrapreso dai Re Magi per raggiungere la mangiatoia dove nacque Gesù Bambino, come si legge nel Vangelo di Matteo e nel Protovangelo di Giacomo, fu accompagnato da una luce guida, un astro, una stella che viene oggi definita comunemente "cometa" e che Keplero, in "De anno natali Christi", nel 1614 spiega come una tripla congiunzione di Giove con Saturno tra la costellazione dei pesci e dell'ariete:


"Di tutte le spiegazioni possibili la più probabile rimane quella, in qualche modo accettabile sulle fonti, secondo cui si è trattato di un'insolita posizione di Giove, l'antica costellazione regale. L'astronomia antica si è occupata dettagliatamente della sua comparsa in un preciso punto dello zodiaco e l'ha identificata, sul grande sfondo di una religiosità mitologico-astrale molto diffusa, con la divinità più alta. Essa era importante soprattutto per gli avvenimenti della storia e del mondo, in quanto i movimenti di Saturno erano facilmente calcolabili. Saturno, il pianeta più lontano secondo gli antichi, era il simbolo del dio del tempo Crono e permetteva immediate deduzioni sul corso della storia. Una congiunzione di Giove e di Saturno in una precisa posizione dello zodiaco aveva certamente un significato tutto particolare. La ricerca più recente si lascia condurre dalla fondata convinzione che la triplice congiunzione Giove-Saturno dell'anno 6/7 a.C. ai confini dello zodiaco, al passaggio tra il segno dei Pesci e quello dell'Ariete, deve aver avuto un enorme valore. Essa risulta importante come una 'grande' congiunzione e, in vista della imminente era del messia (o anche età dell'oro), mise in allarme l'intero mondo antico".


Dall'incontro tra il cammino dei Re Magi verso il ricovero di Gesù,  e l'antica usanza di andare  di abitazione in abitazionetravestiti con  i panni logori di una signora anziana, offrendo un augurio e un sorriso in cambio di doni prevalentemente alimentari che integravano il magro bilancio familiare, nasce la leggenda della Befana, si racconta che  i Re Magi, durante il viaggio verso Betlemme incontrarono una vecchia signora che offrì loro un accogliente riparo per la notte, il mattino seguente i Magi la invitarono a seguirli per far visita al piccolo nato, ma lei, presa dal suo da fare, non accettò; nel corso della giornata però si pentì del suo rifiuto e dopo aver preparato un cesto di dolci ,caramelle, frutta e qualche giocattolo, andò a cercarli ma, non riuscendo a trovarli, si fermò in ogni casa  per regalare i dolci, le  caramelle, la  frutta e i giocattoli a tutti i bambini che incontrava nella speranza che uno di loro fosse proprio Gesù, da allora ogni anno la notte tra il 5 e il 6 di gennaio, la Befana ritorna a far visita ai bambini lasciando a quelli buoni, dolci e caramelle e a quelli cattivi, carbone cipolle e aglio.


Un'altra leggenda , descrive la Befana come una donna che perde il figlio tanto amato e straziata dal dolore, quando apprende la notizia della nascita di Gesù, pensa che sia il suo bambino e gli porta dei doni per renderlo felice, il Bambin Gesù dispiaciuto per il dolore della donna e commosso per i suoi doni, la fa diventare la madre di ogni bambino.


Inoltre, la tradizione popolare dice che la Befana non ama essere vista mentre lascia i regali e per questo da un colpo con il manico della sua scopa a chi tenta di vederla, un ovvio espediente dei genitori che serve a tenere i bambini a letto nelle loro stanze  per poter riempire le calze.

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