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sabato 16 aprile 2022

Di Sabato Santo

La mattina del Sabato Santo, Apollonia Fara balzò dal suo gran letto di legno a baldacchino, quando l’alba cominciava a mettere un glauco riflesso sull’unico vetro del finestruolo. Unico vetro grossolano, ma stupendo per il piccolo quadro che ci si vedeva; un paesaggio che nella freschezza chiara e quasi sbiadita dell’incipiente primavera pareva dipinto dal Poussin: una falda di collina, un ruscello azzurro e tortuoso e alberi radi pittoreschi, i cui rami, verdi di musco, cominciavano ad ornarsi di foglioline tenere: ed erba, erba dappertutto, bassa erbetta chiara che dava una impressione di purezza e d’innocenza a chi guardava. Mentre indossava il suo costume giallo e rosso, Apollonia osservò il cielo attraverso il vetro, poi andò a guardare entro una corba intessuta d’asfodelo, colma di farina lievitata fin dalla sera prima, e sulla quale ella aveva segnato col dito la santa croce. La farina s’era un po’ sollevata intorno a questo segno di buon augurio.
La giovine donna prese la corba sulle braccia bianche robuste e la portò nell’attigua cucina: impastò la farina, poi accese il forno e preparò il caffè. A misura che il giorno schiarivasi roseo e tiepido, Apollonia pensava con trepidanza ...

... e quando spalancò il finestrino per guardare la processione che passava salmodiando, e vide il viso magro e spaventato del Vicario, si turbò. Rimase tuttavia a guardare: precedeva la processione una Madonna bruna con sette spade confitte nel cuore, che andava in cerca del Figliuolo morto; seguiva lo stendardo di broccato verde venivano poi i musicisti paesani e le donne vestite a lutto. Quando tutto sparì in fondo alla strada campestre, Apollonia ritornò al suo forno ed alla sua farina impastata, della quale fece mirabilmente il pane per la Pasqua, pane bianchissimo, tutto intagliato e traforato; le casadinas, focaccie di pasta e di formaggio fresco ingiallito con lo zafferano e certe figurine in forma di bimbi fasciati, di mummie, di uccelli, che per testa avevano un grosso uovo cotto. Nella casetta deserta e nella campagna soleggiata regnava un profondo silenzio; le campane tacevano, legate per la morte di Nostro Signore, e tutte le cose partecipavano a questo silenzio, in attesa di un arcano avvenimento; solo qualche uccello cominciava a cantare fra le siepi, ma tosto taceva, quasi impaurito dal silenzio che interrompeva.
Le ore passarono ed il Vicario non venne. Verso le dieci Apollonia senti come un brivido passare per l’aria; anch’ella ebbe un sussulto e sollevò la testa, ascoltando. Le campane suonarono. E attraverso il loro primo squillo risuonò uno sparo, poi un altro, poi altri tre, poi dieci, poi cento. Grida e voci di letizia quasi folle accompagnavano il suono delle campane e lo scoppio delle fucilate ripetuto dall’eco della collina. Frotte di bambini passarono cantando per il villaggio:

Bibu er Deu
Pro su dispettu ’e su Zudeu.

Vivo è Dio
Per dispetto del Giudeo.

Lagrime di gioia mistica velarono gli occhi di Apollonia. Ella finì di cuocere il suo pane, le sue focaccie, i suoi dolci pasquali; e nel pomeriggio ricevette da vicini parenti ed amici, e ricambiò regali di pane, dolci, carne. Ad ogni nuovo regalo ella compiacevasi confrontare il pane ricevuto con quello fatto da lei, felice di trovare più bianco e più ben fatto il suo. Verso sera tornò dall’ovile il marito; tornò sul suo forte cavallo bianco, con una bisaccia colma di latticini, e con due agnelli, uno bianco e l’altro nero, che dovevano servire per il banchetto pasquale...

...Il sabato sera cominciarono le feste pasquali: il ricco pastore invitò a casa sua parenti, amici, vicini, e tutti cantarono, improvvisando canzoni di gioia in onore di Nostro Signore Risorto. Intanto mangiavano le focaccie e bevevano vino, assenzio ed acquavite. Manco a dirlo, tutti si ubriacarono, per fai dispetto ai Giudei che avevano crocifisso Gesù Nostro.
Anche l’indomani mattina Apollonia s’alzò all’alba, perchè doveva per mezzodl preparare il pranzo pasquale. A misura che il sole saliva sopra la collina, la giovine donna si turbava nuovamente pensando alla visita del Vicario. Ah! oggi verrà, verrà certamente. Apollonia sa che anch’egli si è alzato all’alba, e, vestito degli abiti sacri, seguito da un uomo con una bisaccia sulle spalle e da un fanciullo con una secchia di acqua benedetta, fa le visite alle quali non ha potuto accudire ieri. In ogni casa le donne gettano entro la bisaccia pane, focaccie, frutta secche, e nella secchia uova e monete. Davanti alla casa di Apollonia egli arrivò verso le nove; l’uomo della bisaccia si curvava sotto il peso dei regali avuti, e il fanciullo, con la secchia quasi colma di uova e di monete, pareva avesse attinto ad un pozzo miracoloso. Il sacerdote entrò senza chieder permesso nella casa di Apollonia, e per la prima volta dacchè rivedeva la giovine donna, non impallidi, mentre impallidiva lei. Avrebbe egli benedetto o maledetto la casa dove viveva felice colei che lo aveva condotto fin sul limitare della morte? Ella si faceva questa. domanda con una specie di terrore, giacché nei piccoli paesi sardi si crede che i sacerdoti possano, per meno del libri sacri, scomunicare e maledire con molta efficacia. Ma bastò che Apollonia guardasse il viso inspirato del sacerdote ed il gesto soave col quale egli prese l’aspersorio lucente e sparse l’acqua santa di qua, di là, di su, dl sotto, perché ella si convincesse che anche in cuor suo egli benediceva. Allora ella apri l’uscio che chiudeva la stanza delle provviste; egli benedisse il pane, le focaccie, il frumento, i legumi, il formaggio. Apollonia sopraccaricò la bisaccia con due grandi pani, cinque focaccie, una corona di fichi secchi: poi rientrò col sacerdote in cucina, e timidamente aprì l’uscio che dava nella camera da letto. Dal finestruolo penetrava una vivissima luce d’oro. Col respiro sospeso, muta e pallida, Apollonia guardò il prete. Ah! anch’egli s’era fatto un po’ bianco in viso; ma la sua mano soave versava la benedizione sul letto nuziale, augurando fecondità.
Allora Apollonia gettò la sua offerta nella secchia e una lagrima cadde sull’acqua santa, formando un piccolo cerchio nel gran cerchio fatto dalla moneta.

I giuochi della vita - Pasqua
1920
Grazia Deledda

Deposizione di Cristo nel sepolcro - 1570 -1573 - Tiziano Vecellio, bottega e Jacopo Palma il Giovane - Pinacoteca Ambrosiana - Milano

Deposizione di Cristo nel sepolcro - 1570 -1573 - Tiziano Vecellio, bottega e Jacopo Palma il Giovane - Pinacoteca Ambrosiana - Milano

Dall'ora sesta si fecero tenebre su tutto il paese, fino all'ora nona. E, verso l'ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lamà sabactàni?», cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»

Matteo 27:45-46
Morte di Gesù

Venuta l'ora sesta, si fecero tenebre su tutto il paese, fino all'ora nona. All'ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì lamà sabactàni?» che, tradotto, vuol dire: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»
Marco 15:33-34

Era circa l'ora sesta, e si fecero tenebre su tutto il paese fino all'ora nona; il sole si oscurò. La cortina del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio». Detto questo, spirò.

Luca 23:44-45

Come spiegano Matteo Marco e Luca, durante la morte di Gesù le tenebre avvolgono la Terra e nella Deposizione di Tiziano e della sua bottega ci troviamo nel passo successivo in cui la luce inizia a squarciarle. All'interno di un sacello Giuseppe di Arimatea e Nicodemo con grande delicatezza depongono il corpo di Cristo nel sepolcro mentre Maria, dal volto cupo, piegata in un mantello blu scuro gli tiene con le due mani il braccio sinistro e lo bacia. Giovanni L'Evangelista ha le mani incrociate e il suo volto esprime sgomento e dolore come quello di Maria Maddalena che accorre con le braccia aperte. l'opera è firmata alla base del sepolcro in basso sul lato destro libero dal lenzuolo, si legge TITIANUS P. ovvero Titianus pinxit-Tiziano dipinse, la critica ha però constatato la presenza di interventi di bottega e si pensa che il quadro sia stato completato da Jacopo Palma il Giovane.

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venerdì 15 aprile 2022

Di Venerdì Santo

" ... Era di questi tempi, il Venerdì Santo. Tornai in paese verso sera e andai in chiesa sicuro di trovare il mio nemico. Si celebravano i sacri Misteri, la morte e passione di Nostro Signore, e la folla era tale che io dovetti stare alcun tempo nell’ingresso tra la gente che si accalcava per entrare. Alcuni uomini mi riconobbero, ma sorridevano e mi si stringevano attorno come per nascondermi e difendermi, tanto ero rispettato, figlio caro. Sentivo la voce di Gesù che diceva: «Cuddu chi mi traichet est chin mecus» (colui che mi tradisce trovasi con me) e la voce di Giuda che rispondeva: «Cheries narrar pro me, amadu Deus?» (Volete dire per me, amato Dio?). Poi sentivo Gesù che diceva: «Dio mio, allontanate da me questo amaro calice, però sia fatta la vostra volontà» e stretto tra la folla sentivo anch’io un freddo sudore bagnarmi le spalle. Cercavo con gli occhi il mio nemico, ma non vedevo che teste nere e bianche illuminate dal chiarore dei ceri, e stringevo entro la saccoccia il mio coltello. A un tratto la folla si diradò: Gesù era stato portato via dai soldati e nell’intermezzo tra una scena e l’altra del Mistero il prete salito sul pulpito predicava. Allora io potei avanzarmi e inginocchiarmi in un angolo dietro una panca fra due vecchie donne. Il prete abbracciava un Cristo nero e sanguinante che stava sul pulpito, e piangeva e gridava: «Dio mio, Signore mio, perdonate a quelli che non sanno quel che si fanno. Qui sotto i vostri occhi, mentre il sangue vostro cade per la salvezza dei peccatori, qui, qui c’è chi pensa ad uccidere, chi tiene il suo coltello in pugno per uccidere il suo fratello».... Te lo dico francamente, figlio caro, ho avuto paura; credevo che il prete mi vedesse. A un tratto un uomo andò a sedersi sulla panca davanti a me: era lui, il mio nemico. Mi bastava tirar fuori la mano di saccoccia per vendicarmi; ma mi pareva che la mia mano fosse diventata di ferro e non potesse più venir fuori dalla tasca. Non ho vergogna a dirlo, figlio caro: io vedevo Cristo lassù in croce e sentivo le donne piangere come se fossi io il morto: e quando il prete disse: «Cristo sarà deposto nel sepolcro, ma risorgerà, e così voi, peccatori, deponete i vostri rancori se volete che l’anima vostra risorga» ebbene, figlio caro, io mi misi a piangere con le donne. Remundu Corbu si volse e mi riconobbe. Egli aveva paura di me e rimase sbalordito; poi si alzò e si allontanò rapidamente. Ecco perché dice che io sono un poltrone, un buono a niente: perché quella volta non l’ho ucciso, e perché non lo odio e non gli faccio del male ... "

Colombi e sparvieri
1912
Grazia Deledda

Crocifissione di Cristo con la Madonna e i santi Domenico e Giovanni Evangelista - 1588 - Tiziano Vecellio - Pinacoteca Podesti - Chiesa di San Domenico - Ancona

Crocifissione di Cristo con la Madonna e i santi Domenico e Giovanni Evangelista - 1588 - Tiziano Vecellio - Pinacoteca Podesti - Chiesa di San Domenico - Ancona

Il quadro di Tiziano è caratterizzato da toni scuri in cui sprazzi di luce e di colore fanno da contrasto e sembrano saettare come lame taglienti che aumentano la drammaticità della scena; nella parte superiore gradazioni di bronzo e di giallo dipingono il corpo di Cristo; dal costato scende un rivolo di sangue che macchia la veste bianca, ma sul petto il presagio propizio della luce che assume la forma di una farfalla che tale diventa attraverso la morte del bruco che in lei risorge. 
La presenza dei tre personaggi nella parte inferiore va a comporre la figura geometrica di un triangolo se si traccia una linea che unisce le loro teste.  
A sinistra vediamo Maria con gli occhi abbassati nell'atto di alzarsi e ancora in movimento con una spalla piegata che sembra far fatica a tirarsi su per il peso del dolore, il suo manto è di un blu scuro rischiarato da un aurea che a quanto pare proviene da un incendio* sullo sfondo, accanto a lei, genuflesso e con gli occhi abbassati, san Domenico abbraccia la croce che a livello del suo ginocchio destro mostra la firma dell'artista TITIANVS F. 1558, in piedi a destra San Giovanni l'Evangelista con le braccia aperte ha le dita della mano sinistra percorse dalla luce, è l'unico a realizzare la morte di Cristo, è l'unico che lo guarda. 

incendio* = La presenza del fuoco nelle opere di Tiziano Vecellio è una consuetudine

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lunedì 15 agosto 2011

Assunzione di Maria

La prima traccia dell'Assunzione di Maria la troviamo nel Transito della Vergine un testo apocrifo, del IV secolo attribuito a Leucio discepolo di San Giovanni, che attesta le tradizioni apostoliche risalenti al 1° secolo e racconta del "Transitus", luogo in cui, secondo la credenza popolare, Maria aveva trovato riposo, compreso nel culto cristiano a Betlemme, praticato già dal II secolo, che procedeva in processione con preghiere e riti attraverso una serie di stazioni.
Il 15 agosto troviamo a Gerusalemme la dedicazione, da parte del vescovo Giovenale, di una chiesa scavata nella roccia ai piedi del Monte degli Ulivi. 
E la Memoria della Santa Genitrice di Dio, celebrata in Oriente il 18 gennaio già prima del 386 ad Antiochia, tra i monaci d’Egitto e in Arabia, preannunciando la sua ascesa in Occidente, viene adottata in Gallia con il nome di "Depositio Sanctae Mariae" per onorare Maria durante le celebrazioni del Natale di Cristo.

Miniatura del 1271 dell'Assunzione di Maria - Santa Maria dei Servi - Siena

Miniatura dell'Assunzione di Maria
Lettera V di un corale 
1271
Santa Maria dei Servi - Siena

La celebrazione della Dormizione della Vergine si sviluppa progressivamente nella tradizione cristiana  è sotto l’imperatore Maurizio la festa viene ufficialmente istituita e diffusa in tutte le regioni dell'Impero, è fissata al 15 di agosto nel calendario bizantino, che si distingue da quello giuliano per l'inizio dell'anno al 1º settembre e si basa sulla cronologia della Settanta, secondo cui tra la creazione del mondo e la nascita di Cristo intercorrono 5509 anni. Di conseguenza, il primo anno dell'era cristiana corrisponde all'anno 5509 dalla creazione, e il 1º settembre 5509 a.C. è considerato il punto di partenza del tempo sacro.

Assunzione di Maria 1506 - Il Perugino  - Cappella dell'Assunta della SS. Annunziata - Firenze

Assunzione di Maria
Pietro di Cristoforo Vannucci - il Perugino
1506 
Cappella dell'Assunta della SS. Annunziata - Firenze

Nel VII secolo con Sergio I inizia a essere celebrata il 15 agosto a Roma con il nome di "Festa dell'Assunzione" (nello stesso periodo iniziano a essere celebrate anche le altre feste dedicate a Maria: "Festa della Natività", "Festa dell' Annunciazione" e "Festa della Purificazione"), in Gallia e Roma coincidono la sostanza della solennità e il giorno di celebrazione.
Nell'VIII e IX secolo la festa è estesa ormai a tutto l'Occidente.
  
Assunta 1516 - 1518 - Tiziano  Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari - Venezia

Assunta
Tiziano 
1516 - 1518
Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari - Venezia

Il 1° novembre dell'Anno Santo 1950 papa Pio XII, con la "Munificentissimus Deus - Dio generosissimo" della costitutio apostolica, un atto di notevole rilevanza che riguarda determinate disposizioni e insegnamenti della Chiesa, promulga il dogma per cui: " l’immacolata Madre di Dio, la sempre Vergine Maria, dopo aver terminato il corso della sua vita terrena, è stata elevata in corpo e anima alla gloria celeste ".

Assunzione di Maria Vergine - Pieter  Paul Rubens - Museo dell'Ermitage - San Pietroburgo

Assunzione di Maria Vergine 
Pieter Paul Rubens 
Museo dell'Ermitage - S. Pietroburgo

© Sciarada Sciaranti


domenica 12 giugno 2011

La Pentecoste

Conterai sette settimane; da quando si metterà la falce nella messe comincerai a contare sette settimane; poi celebrerai la festa delle settimane per il Signore tuo Dio, offrendo nella misura della tua generosità e in ragione di ciò in cui il Signore tuo Dio ti avrà benedetto.

Deuteronomio 16, 9-10

Il termine Pentecoste deriva dal greco antico "ἡμὲρα - heméra πεντηκοστή - pentekostè" che significa "cinquantesima giornata" e nella religione ebraica fa riferimento alla "Shavuot - settimane" la solennità che sette settimane a partire dal secondo giorno di Pasqua (gli ebrei festeggiano la Pasqua per otto giorni), celebra nel mese di Sivan*"la festa delle settimane - la festa della mietitura e delle primizie", il tempo del raccolto in cui si conclude la stagione che segue la Pasqua e  in cui si ricorda la rivelazione sul monte Sinai e il dono della Torah al popolo ebraico da parte di Dio.

" ... Conterete cinquanta giorni fino all’indomani della settima settimana ed allora presenterete al Signore un’offerta farinacea nuova (di frumento nuovo) ... "

Esodo 23,16

In tempi antichi le celebrazioni prevedevano delle offerte a Dio che consistevano in:
1 due pani lievitati preparati con il grano dell'ultima mietitura, i pani non potevano toccare l'altare perciò venivano sollevati davanti a esso e donati, uno era per il Sommo sacerdote e il secondo per gli altri sacerdoti che lo consumavano dentro i recinti sacri
2 due agnelli nati entro l'anno come simbolo di pace,
3 un capro per espiare i peccati 
4 sette agnelli perfetti, un vitello e due arieti.
I 49 giorni che precedono la Pentecoste fanno parte dell' Omer, in cui si osserva il lutto per gli eventi nefasti accaduti al popolo ebraico, lutto che si conclude il 33° giorno dell'Omer con la festa del "Lag Ba' Omer". La Pentecoste ebraica, conosciuta anche come "asereth o asartha - assemblea solenne", fa parte delle "Shalosh regalim - tre pellegrinaggi", tre feste caratterizzate per l'appunto dai pellegrinaggi.

Sivan* = Il nono mese del calendario ordinario ebraico che comprende i giorni che vanno dal 15 maggio al 15 giugno 

Discesa dello Spirito Santo 1545 - 1546 Tiziano Vecellio Basilica di Santa Maria della Salute - Venezia

Discesa dello Spirito Santo
1545 - 1546
Tiziano Vecellio
Basilica di Santa Maria della Salute
Venezia

Sulle fondamenta della Pentecoste ebraica nasce e cresce la Pentecoste cristiana che assume un significato diverso festeggiando la discesa dello Spirito Santo sugli uomini. Il termine Spirito dall' ebraico " רוח - ruach" che significa "aria - respiro - soffio - vento", rappresenta lo Spirito Santo di Dio che è la Terza Persona della Trinità.

La Pentecoste - Giotto - Cappella degli Scrovegni - Padova

La Pentecoste
di Giotto
1303 - 1305
Cappella degli Scrovegni - Padova


Nell'Antico Testamento lo Spirito Santo è:
funzione creante, perché partecipe alla Creazione
funzione generante, perché partecipe al rinnovo continuo del Creato
funzione conducente, perché partecipe alla guida del popolo

Per Isaia è portatore di sette doni:
Sapienza
Intelletto
Consiglio
Fortezza
Scienza
Pietà
Timore di Dio

Isaia 11, 2

Nel Nuovo Testamento per San Paolo è portatore di nove frutti:
"Il frutto dello Spirito invece è: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo. "

Galati 5, 22
Miniatura della Pentecoste - Beato Angelico

Miniatura della Pentecoste
del Beato Angelico
su un diurno domenicale
fine IV secolo - inizio V
Biblioteca Miceo Laurenziana - Firenze

Lo Spirito Santo è detto "Paràclito" dal termine giuridico dell'antico greco "παρα κλητος - paracletos" che significa "chiamato appresso" e corrisponde al latino "ad-vocatus - avvocato" difensore, che soccorre e consola; viene simbolizzato generalmente da una colomba che emana lingue di fuoco,


ma anche da:
Acqua, il popolo ebraico fu salvato dall'acqua fuoriuscita da una roccia e attraverso l'acqua battesimale lo Spirito Santo dona nuova vita
Dito di Dio, che scrisse i dieci comandamenti e che Gesù usò per scacciare i demoni
Fuoco, attraverso il quale lo Spirito Santo trasforma le cose,si trova nel racconto della Pentecoste nei Vangeli
Mano, rievoca l'immagine dell 'imposizione della mano su un fedele che accoglie la discesa dello Spirito Santo su di sé
Nube luminosa, è come appare lo Spirito Santo nei racconti, di Mosè sul monte Sinai, dell'Annunciazione, dell'Ascensione e della Trasfigurazione
Vento, negli Atti 2, il giorno della Pentecoste, il vento dello Spirito Santo investì la casa dove erano riuniti gli apostoli
Sigillo, come unzione che rappresenta il valore definitivo dell'alleanza
Nella messa di Pentecoste, in chiesa dopo l'omelia, al Venit Creator Spiritus, per rappresentare la discesa dello Spirito Santo che si era manifestato agli apostoli con le lingue di fuoco, si fanno cadere dall'alto dei petali di rose sui fedeli ed è per questo che la Pentecoste è conosciuta come "Pascha rosatum - Pasqua rosata".

" ... Quando si riconosce che l’esperienza metafisica è al cuore dell’essere, i vari archetipi gravitano su di essa, e la fantasia tende a vederli nei petali delle rose, nelle corolle che forma la limatura di ferro intorno a un magnete, nella sabbia che i turbini di vento aggrumano in una «rosa del deserto». Un istinto intramontabile dalla Persia alle terre romanze e germaniche connette l’idea di perfezione alla forma della rosa; ne testimoniano le coccarde, i rosari, la corona dantesca dei beati, e nelle cattedrali le costolature convergenti sulla pietra di volta, che spesso è una rosa, nonché il gran rosone sopra il pronao ... "

Archetipi
Elémire Zolla

I paramenti sacri di colore rosso usati durante questa solennità, che simboleggiano l'amore dello Spirito Santo, l'hanno fatta conoscere come "Pasqua rossa" mentre le vesti bianche indossate
catecumeni che si facevano battezzare la vigilia di Pentecoste perchè non erano riusciti a Pasqua l'hanno identificata come "Domenica in bianco".

" ... Su
presto, qui, ora, sempre -
Una condizione di completa
semplicità (che costa
non meno di ogni cosa) e tutto
sarà bene e ogni genere di cose
sarà bene, quando le lingue di fuoco si incurvino
nel nodo di fuoco incoronato
e il fuoco e la rosa siano uno. "

La terra desolata - Quattro quartetti
Thomas Stearns Eliot
Traduzione Angelo Tonelli

© Sciarada Sciaranti



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