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domenica 8 marzo 2026

L'Identità nella Domenica Terza di Quaresima

Candela della Domenica Terza di Quaresima

Immaginate di camminare in un bosco, sotto i nostri piedi affondano le radici invisibili degli alberi, tenaci e intrecciate nel buio della terra; attorno pulsa un crogiuolo di vita, ogni creatura ha il suo posto e a volte capita di incontrarsi o di scontrarsi sullo stesso sentiero. In mezzo a questa trama vivente percepiamo qualcosa di più profondo in cui nulla si muove da solo; tutto è legato da fili antichi che precedono i nostri passi e che, in qualche modo, li sostengono, sono le matrici dell'appartenenza.

Croce delle Domeniche di Quaresima

Croce delle Domeniche di Quaresima

Da qui nasce l'identità, un porto sicuro che allo stesso tempo è una responsabilità, essere parte di una storia più grande significa scegliere ogni giorno chi vogliamo essere e come vogliamo vivere ed è così che entriamo nella Domenica Terza di Quaresima del rito ambrosiano nella quale Gesù ricorda che non basta dire: "Abbiamo Abramo per padre"; essere figli di Abramo significa fidarsi, camminare, credere alla promessa e fare scelte che rispecchiano quella fiducia.
Questa identità vera e concreta si incrocia con la storia della Samaritana che abbiamo raccontato nella Domenica Seconda del rito ambrosiano e che in quello romano si svela oggi, una donna senza nome che, come abbiamo visto, per evitare gli sguardi e i giudizi altrui, attinge l'acqua a mezzogiorno quando gli altri non ci sono, ha una storia complicata, cinque mariti, relazioni spezzate, una convivenza che non trova un riconoscimento ufficiale; al pozzo, luogo biblico degli incontri che cambiano la vita, luogo dove Dio apre le storie nuove, incontra Gesù che non la evita, come ci si aspetterebbe da un giudeo che si imbatte in chi gli è ostile, non la giudica, non la riduce al suo passato; le chiede da bere, le parla, l'ascolta, le restituisce dignità e piano piano, mentre le rivela la sua verità, la donna scopre che la sua identità non deve essere definita dagli errori, dai giudizi o dalle etichette, ma semplicemente va riconosciuta e amata.
Lei lascia la brocca, ciò per cui era andata al pozzo, l'acqua quotidiana, il bisogno materiale, l'iter di una vita segnata dalla fatica e dalla diffidenza degli altri. Dopo l'incontro con Gesù, quella necessità non è più il centro della sua vita, corre in città e diventa annunciatrice dell'arrivo del Messia; da emarginata diventa voce, da marchiata diventa persona che riscopre la sua identità che rinasce dentro una storia ferita.

«La donna intanto lasciò la sua brocca, andò in città e disse alla gente: "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto…"» 

Giovanni 4,28

Grano benedetto per la preparazione dei Germogli Pasquali

Grano benedetto per la preparazione dei Germogli Pasquali

Gesù non la sceglie per convenienza, non è un'eroina, non è potente né influente, è una donna del popolo colpita dalla vita e dalla sua stessa gente; neanche i discepoli inizialmente capiscono il perchè di questa confidenza offerta a una donna che appartiene a un popolo avversario dei giudei, ma Gesù è un rivoluzianario, rompe gli schemi culturali e incrina la mentalità del tempo che relega le donne ai margini della parola, della fiducia e non da alla loro testimonianza alcun valore giuridico. A una donna dagli usi e costumi stranieri, segnata dal giudizio sociale, affida uno dei primi annunci della sua presenza, la libera dal giogo in cui è costretta.
Gesù nei momenti cruciali della sua vita sceglie sempre le donne, le accoglie, le ascolta, dialoga con loro e ne rispetta l'identità, quando altri, ieri come oggi, pensano di sottometterle come bestie da soma di proprietà, di dirigerle con il bastone o con la frusta affinchè vadano dove fa più comodo e in questa Giornata Internazionale della Donna lo voglio ricordare.

Giornata Internazionale della Donna

Dono dell'Associazione di volontariato per il supporto ai malati oncologici

Lieta Giornata Internazionale della Donna e lieta Domenica Terza di Quaresima


Per ulteriori informazioni

sabato 8 marzo 2025

Artefici del nostro destino

" Amiche mie a dispetto del governo di Sua Maestà, sono fra voi stasera. Si, so che avete fatto dei sacrifici per venire qui, molte di voi, lo so, si sono allontanate da quella che era la loro vita, eppure stasera sento il vostro entusiasmo. Per cinquant'anni, ci siamo adoperate pacificamente per ottenere il diritto di voto. Ci hanno derise, picchiate e ignorate. Ora ci siamo rese conto che fatti e sacrifici devono essere all'ordine del giorno. Lottiamo perché un giorno ogni bambina venuta al mondo possa avere le stesse occasioni che hanno i suoi fratelli. Non sottovalutate ma, il potere che abbiamo noi donne di essere artefici del nostro destino. Noi non vogliamo violare la legge, noi vogliamo fare la legge. Siate combattive in qualsiasi modo possiate, chi fra voi può rompere una vetrina, lo faccia, chi fra voi può attaccare ulteriormente il sacro idolo della proprietà lo faccia! Non ci hanno lasciato alcuna alternativa a parte sfidare questo governo. Se dobbiamo andare in prigione per ottenere il voto che siano le finestre del governo e non i corpi di noi donne a rompersi! Io istigo quest'assemblea e tutte le donne d'Inghilterra alla ribellione! Io preferisco essere una ribelle che una schiava! "

Emmeline Pankhurst
Dal film Suffragette

Emmeline Pankhurst -1913

Emmeline Pankhurst -1913

Lieta Giornata Internazionale della Donna

venerdì 8 marzo 2024

Come io mi voglio

Le molteplici sfaccettature della personalità di Clarice Lispector, un'ebrea scrittrice e traduttrice naturalizzata brasiliana, nata con il nome di Chaya a Chechelnyk, shtetl della Podolia nell'attuale Ucraina, non possono certo essere racchiuse in uno schermo. 
In questo giorno dedicato alle donne, vi propongo una lettera che il 6 gennaio 1948 scrisse alla sorella Tania, e vi lascio in evidenza quei suoi pensieri in cui ho ritrovato e riconosciuto anche i miei.
Ricordate sempre di essere fiere delle vostre imperfezioni che vi rendono uniche e perfette, non lasciate che nessuno vi spenga e offrite la vostra indifferenza alle becere provocazioni dei vili.

Un abbraccio a voi donne, ma anche a voi uomini perché non siete dei nemici.

Clarice Lispector - Carlos Scliar

Clarice Lispector - Carlos Scliar


Berna, 6 gennaio 1948

Mio fiorellino,
ho ricevuto la tua lettera da questo strano Bucsky, datata 30 dicembre. Come sono stata contenta, sorellina mia, per certe tue frasi. Non dire però: ho scoperto che c’è ancora molto di vivo in me. Ma no, mia cara! Tu sei tutta viva! Solo hai condotto una vita irrazionale, una vita che non ti somiglia. Tania, non pensare che una persona abbia tanta forza da poter condurre una vita e continuare a essere la stessa. Persino eliminare i propri difetti può essere pericoloso - non si sa mai qual è il difetto che sostiene il nostro intero edificio. Non so come spiegarti, cara sorella, anima mia. Ma quel che intendo dire è che siamo molto preziose e solo fino a un certo punto si può desistere da noi stesse e darsi agli altri e alle circostanze. Dopo che si è perduto il rispetto di se stessi e delle proprie necessità - dopo ci si sente uno straccio. Vorrei tanto, tanto stare con te e parlare e raccontare le mie esperienze e quelle altrui. Vedresti che ci sono momenti in cui il primo dovere è realizzare qualcosa per sé. Neanche volevo raccontarti come sto ora, perché mi sembrava inutile. Volevo solo raccontarti del mio nuovo carattere, o assenza di carattere, un mese prima del mio arrivo in Brasile, per avvertirti. Ma spero che sulla nave o sull’aereo che ci farà tornare, io mi trasformi istantaneamente in quella che ero e forse non sarà neanche più necessario raccontarlo. Cara, quasi quattro anni mi hanno molto trasformata. Dal momento in cui mi sono rassegnata, ho perso tutta la vivacità e tutto l’interesse per le cose. Hai già notato come un toro castrato si trasforma in bue? Così è stato per me… per quanto pesi il duro paragone… Per adattarmi all’inadattabile, per vincere le mie ripulse e i miei sogni, mi sono dovuta tagliare gli artigli - ho tagliato in me la forza che avrebbe potuto far male agli altri e a me stessa. E così ho tagliato anche la mia forza. Spero che tu non mi veda mai così rassegnata, perché è quasi ripugnante. Spero che sulla nave che ci riporta indietro, la sola idea di rivederti e di riprendere un po’ la mia vita - che non era meravigliosa, ma era una vita - mi trasformi completamente. Mariazinha, moglie di Milton, giorni fa si è fatta molto coraggio, come lei stesa ha ammesso, e mi ha domandato: tu eri molto diversa, vero? Ha confessato che mi aveva trovata ardente e vibrante e che quando mi ha rivista si è detta: o questa calma eccessiva è un atteggiamento, oppure è tanto cambiata da sembrare quasi irriconoscibile. Un’altra persona ha detto che mi muovo con la spossatezza di una donna di cinquant’anni. Tutto questo tu non lo vedrai né sentirai, se Dio vuole. Non c’era neanche bisogno di dirtelo, allora… Ma non ho potuto impedirmi di farti vedere quel che può succedere a una persona che ha stretto patti con tutti e che ha dimenticato che il nodo vitale di ognuno deve essere rispettato. Sorellina mia, ascolta il mio consiglio, ascolta la mia richiesta: rispetta te stessa più di quanto rispetti gli altri, rispetta le tue esigenze, rispetta anche ciò che c’è di brutto in te - per l’amor di Dio, non voler fare di te una persona perfetta - non copiare un essere ideale, copia te stessa - è questo l’unico modo per vivere. Ho tanta paura che ti succeda quel che è successo a me, dato che ci assomigliamo. Giuro su Dio che se ci fosse un cielo, una persona che si è sacrificata per codardia - verrà punita e andrà all’inferno. Chissà se una vita tiepida non venga punita per il suo stesso tepore. Prendi per te ciò che ti appartiene, e ciò che ti appartiene è tutto quel che la tua vita esige. Sembra una morale amorale. Ma quel che davvero è immorale è avere desistito da te stessa. Spero in Dio che tu mi creda. Vorrei proprio che tu mi vedessi e assistessi alla mia vita in incognito - perché il solo sapere della tua presenza mi trasformerebbe e mi darebbe allegria e vita. Per te sarebbe una lezione. Vedere quel che può succedere quando si è scesi a patti con la comodità dell’anima. Abbi coraggio di trasformarti, mia cara, di fare quel che desideri - uscire nel weekend o qualunque altra cosa. Scrivimi senza preoccuparti di dire cose neutre - perché come potremmo farci del bene senza questo minimo di sincerità?
Che l’anno nuovo ti porti felicità, cara. Ti dò un abbraccio affettuosissimo, con l’enorme affetto di tua sorella
Clarice

La vita che non si ferma. Lettere scelte (1941-1975)
Clarice Lispector
Traduzione Guia Boni

Lieta Giornata Internazionale della Donna

mercoledì 8 marzo 2023

Sepolta viva

" In quell’anno la vestale Minucia, dapprima sospettata per la sua eccessiva eleganza, poi accusata presso i pontefici dalla delazione di uno schiavo, per decreto pontificale fu interdetta dagli uffici sacri e obbligata a tenere sotto la sua potestà gli schiavi, e poi processata e condannata fu sepolta viva presso la porta Collina accanto alla via lastricata nel campo Scellerato (credo che questo nome sia derivato dalla violazione della castità ad opera della vestale). "

Ab Urbe Condita - Dalla fondazione di Roma - Libro VIII
Tito Livio
A cura di Luciano Perelli

Minucia condotta a Campus Sceleratus

Minucia condotta a Campus Sceleratus

Minucia apparteneva all'ordine sacerdotale delle vestali ma, il suo modo di vestire era ritenuto eccessivo per il ruolo che rappresentava, nel 337 a.C. venne accusata di impudicizia e dopo esser stata processata fù sepolta viva nel terrapienno di Porta Collina chiamato Campus Sceleratus di cui ho parlato nel post Il fuoco sacro di Vesta.
Il decreto pontificale la costrinse a non liberare i suoi schiavi per indurli sotto tortura a testimoniare contro di lei.

Lieta Giornata Internazionale della Donna

martedì 8 marzo 2022

Scomoda e indipendente

Anna Stepanovna Politkovskaja viene uccisa  a Mosca nell'ascensore di casa sua il 7 ottobre del 2006, giorno del cinquataquattresimo compleanno del primo ministro russo. 
Uno dei quattro proiettili sparati da una semiautomatica Makarov la colpisce alla testa e non le lascia scampo. Aveva quarantotto anni.
Anna nasce a New York nel 1958 da due diplomatici sovietici di origine ucraina che all'epoca svolgevano il proprio lavoro presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite. Nel 1979 sposa Aleksandr Politkvoskij e nel 1982 inizia la sua carriera.
Era una donna scomoda, una giornalista indipendente che raccontava i fatti senza filtri, si occupava della difesa dei diritti umani e nel 2001 le fu assegnato il Global award di Amnesty International.
Il 9 giugno del 2014 il tribunale di Mosca riconosce come autori materiali del suo omicidio cinque uomini, Rustam Makhmudovm, l'assassino, viene condannato all'ergastolo, suo zio Lom-Ali Gaitukajev, l’organizzatore dell'attentato, è condannato all'ergastolo, Sergei Khadzhikurbanov, ex dirigente della polizia di Mosca, è un complice ed è condannato a 20 anni di reclusione, Dzhabrail Makhmudov è un complice ed è condannato a 14 anni e suo fratello Ibragim complice a 12 anni.
Loro erano i sicari ma il mandante a oggi è ancora libero.


Anna Stepanovna Politkovskaja

Anna Stepanovna Politkovskaja


L'otto marzo celebriamo la Giornata Internazionale della Donna e Anna a questo proposito nel suo Diario Russo scriveva:

8 marzo 2004

Festa della donna. Come vuole la tradizione, Putin ha invitato al Cremlino le donne che lavorano. Una trattorista, una scienziata, un’attrice e un’insegnante. Discorsi ispirati, una coppa di champagne, le telecamere.

È fatta. Oggi è il termine ultimo per ritirare la propria candidatura. Nessun altro lo ha fatto, sulle schede sono rimasti in sei: Malyškin, Putin, Mironov, Chakamada, Glaz’ev, Charitonov. La televisione dà grande risalto al voto anticipato degli allevatori di renne e delle più remote località di confine.

8 marzo 2005

Nel villaggio di Tolstoj-Jurt, in Cecenia, è stato ucciso Aslan Maschadov, leader della resistenza cecena e presidente dell’Ičkerija (eletto nel 1997).
È tutto il giorno che la televisione mostra il primo piano del suo cadavere nudo. La Cecenia ha avuto un fremito: persino i detrattori di Maschadov hanno detto che è stato un gesto abominevole da parte di Mosca.
Sia come sia, l’era Maschadov è finita. Quale comincerà?
Il nuovo Maschadov sarà Basaev. Addio tregua e addio negoziati.
La Cecenia aveva quattro presidenti. A oggi, primavera del 2005, tre sono morti, e non di morte naturale, mentre la legittimità del quarto – Alu Alchanov – è questione assai controversa. La mappa dell’Europa moderna non conosce altra zona con un tale groviglio politico-militare e con tanti spargimenti di sangue.
Quel che conta per la storia, però, è che, come migliaia di altri ceceni (uomini e donne), Maschadov è morto per la delazione di un suo compatriota. Una delazione che è frutto delle torture, il metodo prediletto per interrogatori e indagini nell’epoca delle due guerre cecene. Anche in questo senso Maschadov ha condiviso le sorti della sua gente, che poi è il sogno di chiunque avanzi pretese di leadership. Dunque Maschadov verrà ricordato. Come martire, probabilmente, e a prescindere da altre sue azioni.
A chi conviene la sua morte? Maschadov è stato ucciso durante la tregua unilaterale da lui stesso ordinata, che probabilmente non ha avuto il successo sperato, ma che resterà nella storia come l’unica della seconda guerra cecena. Di fatto era un segno di buona volontà, una mano tesa al Cremlino per dare inizio alle trattative sul cessate il fuoco, la smilitarizzazione e la mutua estradizione dei criminali di guerra.
L’eliminazione di Maschadov in questo preciso istante significa che la tregua è finita. Scordatevela. Basta. E dite addio anche ai negoziati. Care le mie madri dei soldati, non servite più. E nemmeno voi, madri normali. Ci serve solo gente che combatte. La pace in Cecenia si allontana verso un orizzonte remotissimo. Il perché (oltre al Cremlino, che è alla radice di tutti i perché) è la situazione interna alla resistenza cecena: Maschadov era pressoché l’unico che riusciva a trattenere – a stento, con le ultime forze che gli restavano – gli estremisti più radicali, convinti che la Russia vada combattuta con ogni possibile mezzo, compresa Beslan.
Ora non c’è più nessuno che tiri il freno. Mentre c’è chi schiaccia sull’acceleratore. Il ruolo di leader della resistenza (indipendentemente da chi verrà eletto dal Comitato per la difesa dell’Ičkerija, in clandestinità) toccherà al principale oppositore di Maschadov e della sua moderazione. Il suo nome è Šamil Basaev. Possiamo dunque constatare che il risultato dell’eliminazione di Maschadov da parte dei reparti speciali dell’FSB della Federazione Russa (come ufficialmente dichiarato) è il passaggio delle redini della resistenza a Basaev, a cui la legittimità interessa poco o niente. Sarà lui il nuovo «Maschadov», ma sempre e solo tra virgolette. Perché se Maschadov si batteva per avere un posto al tavolo dei negoziati, Basaev se lo conquisterà da solo, quel posto. E senza nemmeno negoziare.
Dunque con la morte di Maschadov in Cecenia ci saranno due figure equivalenti per crudeltà, abiezione e oscurantismo medioevale: Basaev e Kadyrov junior. Gli altri (tutti noi) finiranno tra questi due fuochi.
Che cosa significa? Significa attentati. Kamikaze di entrambi i sessi. La clandestinità islamica che si chiude nei bunker. Le prigioni di Kadyrov e i bunker di Basaev. Noi che scongiuriamo i nostri figli di non prendere la metropolitana. Perché se noi ammazziamo i loro figli, loro ammazzeranno i nostri...
Dietro Kadyrov c’è Putin. Dietro Putin ci sono troppe cose, troppe per prenderle tutte in considerazione.
Dietro Basaev ci sono davvero gli «arabi», come amano definirli i federali (ceceni e non ceceni) per darsi un tono?
Dietro Basaev ci sono i mercenari, sì, ma non sono loro a fare il bello e il cattivo tempo. Dietro Basaev, è essenziale, c’è la resistenza più estremista. Alimentata in primo luogo dalla gioventù cecena che non conosce altro modo per scampare alle umiliazioni di cui è vittima, e che è stata a troppi funerali di innocenti.
Altra condizione ottimale per la proliferazione dell’estremismo è la clandestinità islamica. Che aumenta con il perdurare della guerra. E per tutti i jamaat distrutti se ne formeranno di nuovi. Così è stato in Cecenia e così è nelle repubbliche confinanti del Caucaso del Nord. La clandestinità islamica è una realtà. E quanto più l’opinione pubblica si imbeve di umori anticaucasici e antislamici (e la «saggia» guida del Cremlino fa sì che aumentino progressivamente), quanto più stupide sono le scelte dell’FSB per screditare l’Islam, tanto più la clandestinità si rinforza. A voler ridurre ciò che è accaduto negli anni passati a una formula, ne deriva che il potere ha usato la Cecenia per mostrare quanto fosse pericoloso alzare la cresta, ma ha finito per dimostrare il contrario: negli ultimi cinque e passa anni una giovane generazione di musulmani per nascita ha raggiunto l’età della ragione, non è più disposta a passare per gente di serie B e trova la salvezza in un Islam che si chiude al mondo.
In questo modo l’era Maschadov – ex comunista ed ex colonnello sovietico avvicinatosi all’Islam solo di recente – e la stupida lotta senza quartiere contro la sua persona hanno fatto sì che la nuova generazione non desideri abbracciare l’Islam moderato. Vogliono essere estremisti contro quel potere che toglie di mezzo i moderati.
La loro bandiera è Basaev. Maschadov è stato a lungo una pietra d’inciampo per la clandestinità. Ora la pietra è stata rimossa. La strada è libera. E a Basaev fa molto comodo. Ha avuto quel che sognava da una decina d’anni. E poco importa che non abbia la legittimità politica di Maschadov. Non sono cose che gli interessano. Gli interessa preparare un attentato contro la Russia che faccia più vittime possibile. Per Basaev la morte di Maschadov a Tolstoj-Jurt è la riprova di un suo slogan di vecchia data: con la Russia non si tratta, con la Russia si combatte, e senza esclusione di colpi.
A fine giornata le televisioni di Stato hanno mandato in onda Kadyrov junior, il folle: ha detto che l’omicidio di Maschadov è stato un regalo per la Festa della donna...
Certe affermazioni non meritano commenti.

Diario Russo
Anna Stepanovna Politkovskaja
A cura di Claudia Zonghetti

Il mio abbraccio a tutte le Donne e a tutti gli Uomini degni di questo nome

lunedì 8 marzo 2021

Alle sei in convento

Nel 1911 il direttore della filanda di Sala al Barro in provincia di Lecco decise di proibire alle operaie provenienti da altri paesi di uscire dallo stabilimento alla fine della giornata lavorativa per contrastare i possibili contatti delle ragazze con i giovani del posto.

Quella che segue è la risposta anonima data al provvedimento:

Alle cinque e mezza
suona la campanella
e alle sei
si ritira in un convento

Povere forestiere
bandonate dal padre e dalla madre
e dei nostri
primi innemorati

Quando viene la festa
tutti vanno a passeggio
noi si ritiriamo
in questo misero convento

Povere forestiere
purtèe pasiensa
che qualche giorno
ti daranno licenza.


Alle cinque e mezza
Anonimo
1911

domenica 8 marzo 2020

Arricchisci te stessa

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La notte tra il dieci e l'undici gennaio 2017 il capoverdiano Edson Tavares aspetta sotto casa la sua ex fidanzata Gessica Notaro, vuole punirla perché lui non riesce ad accettare la fine della loro relazione e mantiene la minaccia di " farla star male senza toccarla con un dito ", l'aggredisce gettandole in faccia dell'acido:

" Il dolore si faceva sempre più violento e mi sono appoggiata sulla porta che ha ancora il segno dell’acido che avevo sul viso. Poi sono andata in giardino, mentre mia madre cercava le chiavi della macchina e lì mi sono messa in ginocchio a pregare. Pregavo che Dio mi togliesse pure la bellezza che mi aveva regalato, ma che non si prendesse la vista, quella no. Era la mia paura più grande perché da un occhio non vedevo più nulla e dall’altro sentivo l’acido entrare e lentamente vedevo meno luce e più ombre; io credo, ho sempre creduto in Dio e ho pregato con tutta me stessa ".

Gessica Notaro
Intervista a Panorama


L'idea iniziale del carnefice è quella di colpire la sua preda il 27 gennaio giorno in cui compie gli anni, ma poi Edson fa una scelta ancora più crudele e agisce nel sesto anniversario del suicidio del fratello della vittima.
Edson viene condannato a dieci anni di reclusione e a un risarcimento di 230 mila euro con espulsione dall'Italia a fine pena mentre Gessica non si lascia vincere dall'incubo che sta vivendo, reagisce:

" Non sono io che mi devo vergognare, ma chi mi ha fatto questa cosa "

Gessica Notaro
Ospite alla finale di Miss Italia
2017

Ramo di mimosa

e dopo un anno difficile di interventi chirurgici diventa un'icona della lotta alla violenza contro le donne. Lei sostiene che Edson:

" A livello materiale mi ha tolto qualcosa a livello spirituale mi ha arricchito "

Gessica Notaro
Ospite a Carta bianca
16 gennaio 2018

Ma in realtà è stata arricchita dalla sua determinazione e dal suo coraggio.

" Mi sono domandata se l'innominabile mi stesse guardando dal carcere ... Il messaggio deve arrivare anche a lui: che il male non va da nessuna parte, alla fine vince sempre il bene "

Gessica Notaro
Ballando con le stelle
17 marzo 2018

" Semplicemente vorrei dire allo specchio qualcosa che dovrebbero dirsi forse tutte le donne, tutte le donne d'Italia, tutte le donne del mondo, veramente quello di svegliarsi la mattina e imparare a dirsi ti voglio bene perché è importante e a ricordarsi ogni giorno veramente quanto la vita sia preziosa e quanto non ne vada sprecata nemmeno un istante, quindi circondarsi delle persone che meritano la nostra presenza e... soprattutto circondarsi di persone che ci lascino qualcosa che possa arricchire le nostre vite, nella maniera più assoluta. "

Gessica Notaro
Ospite a Sabato Italiano
31 marzo 2018

venerdì 8 marzo 2019

Eppure mi rialzo

Puoi infangarmi nella storia
con le tue amare, contorte bugie.
Puoi schiacciarmi nella terra
ma, come la polvere, io mi rialzo.
La mia sfacciataggine ti disturba?
Perché sei afflitto dallo sconforto?
Perché cammino come se avessi pozzi di petrolio
che pompano nel mio salotto.
Proprio come le lune e i soli,
con la certezza delle maree,
come le speranze che volano alte,
io mi rialzo.
Volevi vedermi spezzata?
Con la testa china e gli occhi bassi?
Spalle cadenti come lacrime,
indebolite dai pianti della mia anima?
La mia immodestia ti offende?
Non te la prendere così tanto
solo perché io rido come se avessi miniere d’oro
scavate nel mio giardino
Puoi ferirmi con le tue parole,
puoi trafiggermi con i tuoi sguardi,
puoi uccidermi con il tuo odio,
eppure, come la vita, io mi rialzo.
La mia sensualità ti disturba?
Ti coglie di sorpresa
Che io danzi come se avessi diamanti
alla confluenza delle mie cosce?
Dalle capanne della storia ignobile
io mi rialzo.
Da un passato radicato nel dolore
io mi rialzo.
Sono un oceano nero, impetuoso e vasto
che traboccante e gonfio avanza con la marea.
Lasciandomi indietro notti di terrore e paura
io mi rialzo
in un nuovo giorno miracolosamente chiaro
Io mi rialzo
Portando i doni lasciati dai miei antenati,
sono la speranza e il sogno dello schiavo.
E così mi rialzo,
mi rialzo
mi rialzo

Eppure mi rialzo 

mercoledì 8 marzo 2017

Imparare la lezione


Egregio signor Steed ho pensato alla vostra offerta e devo rifiutare, sono una suffragetta in fin dei conti. Avete detto che nessuna ascolta quelle come me, non posso più accettarlo. Sono sempre stata rispettosa, ho fatto come dicevano gli uomini, ora ho imparato la lezione. Io non valgo né più, né meno di voi. Come ha detto la signora  Pankhurst : " Se è giusto che gli uomini lottino per la loro libertà, allora è giusto anche per le donne. "
Se la legge dice che non posso vedere mio figlio, lotterò per cambiare la legge.
Siamo soldati di fanteria tutti e due; combattiamo per una causa. Io non tradirò; voi tradireste i vostri compagni? Se pensavate il contrario, vi eravate sbagliato su di me.

Cordiali saluti
Maud Watts

martedì 8 marzo 2016

Donne per le donne

" ... Credevo che la violenza fosse nelle urla,
nelle botte, nella guerra e nel sangue.
Adesso so che la violenza è anche nel silenzio,
e qualche volta è invisibile a occhio nudo.
La violenza è il tempo che risana le ferite,
la sequenza irriducibile dei giorni,
l’impossibile ritorno indietro.
La violenza è quello che ci sfugge,
che tace, che non si manifesta,
la violenza è ciò che non ha spiegazione,
che resterà opaco per sempre ... "

Gli effetti collaterali dei sogni 
Delphine De Vigan


Donne corinzie 
300 a.C. circa
Allard Pierson Museum
Amsterdam

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