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sabato 13 giugno 2026

L'azzurro mantello della Lysimachia Foemina

Anagallide Maschio

Nomi. Gre. Aναγαλλίς. Lat.Anagallis. Ital. Anagallo, Morso di gallina. Spagn, Muruges. Ted. Gauch beil. Franz. Murgelline, ò Mouron.Spetie. E' di due sorti un maschio, che fa il fior rosso, & l'altra femina col fior azurro.
Forma. E' pianta picciola, che giace per terra, le cui frondi son picciole, & alquanto ritonde, simili all'Helfine procedendo da un gambo quadrangolare, & fanno il seme ritondo con i fiori rossi, e fusto quadrangolare.
Loco Nasce ne gli horti, & in terreni grassi.
Qualità. E' astersivo, & possiede alquanto di colore, & di facoltà attrattiva, e mitiga i dolori.
Virtù Di dentro. Bevuta con vino giova contr'al morso delle vipere, & contra i difetti del fegato, & delle reni. E' salutare contra peste, imperoche pigliata avanti al sonno, coprendosi bene, & sudando tira fuori gli humori pestiferi. Il succo overo l'Acqua stillata bevuta & applicata conferisce à i morsi de i can rabbiosi. Onde i cacciatori usano spesso quest'erba, quando i lor cani son dalle fiere offesi, conferisce à gli hidropici, & caccia fuor le pietre. Di fuori. Mitiga l'infiammationi, & massime delle hemorrhoidi acciaccata tra duo sassi, & applicata, che ne leva il dolore: caccia fuori i veleni, & le saette, spine & altre infisse: & sana l'ulcere serpeggianti, & mordaci: messo negli occhi con mele, ne leva via i fiocchi, & conforta la vista, il succo gargarizzato purga la flemma della testa, & messo nella narice contraria. L'herba impistrata sa venir fuori il budello.

Herbario nuovo
Castore Durante

Gli autori classici distinguevano due forme di anagallide: una maschio, a fiori rossi, che abbiamo conosciuto ne Il barometro del povero come Lysimachia arvensis, e una femmina, caratterizzata dai fiori azzurri, che conosceremo oggi.
Carl Linnaeus nel XVIII secolo riprese questi antichi nomi, mantenendo viva una denominazione già radicata nella tradizione erboristica europea che classificava le piante in base al colore e alla percezione delle loro qualità. Pochi decenni più tardi, Philip Miller pubblicò Anagallis foemina (1768), contribuendo a consolidarne il riconoscimento come entità distinta dall'Anagallis arvensis, sebbene nel tempo il suo rango tassonomico sia stato interpretato in modi differenti da vari autori. Con gli studi di filogenesi molecolare condotti nei primi anni 2000, che mostrarono come Anagallis, Centunculus e Pelletiera fossero evolutivamente incluse all'interno del genere Lysimachia, e per evitare la creazione di un genere artificiale, i botanici Ulf Manns e Arne Anderberg proposero nel 2009 il trasferimento della specie nel genere Lysimachia, da cui l'attuale nome Lysimachia foemina.

Lysimachia Foemina- Centonchio azzurro

Anagallide Femina

Nomi. Gre. Aναγαλλίς θήλεια. Ital. Anagallo femina.
Forma. Non è differente dall'altra, se non che questa ha i fiori cerulei. Et nasce come l'altra.
Qualità & Virtù. Ha la facultà, & virtù medesime dell'altra, eccetto che questa impiastrata ritorna detro il budello, che esce dal sedere: onde si può comprendere, che il maschio ha più facoltà attrattiva della femina.

Herbario nuovo
Castore Durante

Il nome originario, secondo gli autori classici, ἀναγαλλίς/anagallís, come abbiamo già visto, deriverebbe tradizionalmente dal verbo greco ἀναγαλλάω/anagalláō - rallegrare, rendere gioioso, l'epiteto specifico significa invece foemina - femmina.
Il nome Lysimachia da un punto di vista linguistico deriva dal greco antico Λυσιμαχία - Lysimakhía composto da λύσις/lýsis - scioglimento, liberazione, allentamento; e da μάχη/máchē - battaglia, lotta, a indicare colei che scioglie la contesa, che pone fine alla lotta; dal punto di vista botanico la tradizione lega invece il nome a Λυσίμαχος/Lysimachus, uno dei diadochi di Alessandro il Grande che secondo una leggenda avrebbe scoperto o utilizzato una pianta di questo genere per calmare animali ribelli, da cui l'associazione con l'idea di placare e sedare.

Lysimachia Foemina- Centonchio azzurro

Lysimachia foemina (sin. Anagallis foemina), è un'erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Primulaceae, diffusa nell'Europa meridionale e centrale, nel bacino del Mediterraneo, nell'Asia occidentale e nel Nord Africa; popolarmente conosciuta come anagallide azzurra, anagallis femmina, centonchio azzurro - centonchio deriva probabilmente dal latino centunculus ovvero piccolo mantello di pezze, termine che in botanica diede origine anche al genere Centunculus; nella tradizione popolare italiana il nome è stato attribuito a diverse piccole erbe campestri, tra cui le anagallidi -;  erba de puddas a florixeddus asulus in Sardegna, erva di Gaddini sull'Etna in Sicilia; morsellina in Campania, oeggi d'Madonna a Masone in Liguria; pimpinela azul in spagnolo, morrião-azul in portoghese; blue pimpernel in inglese, blauer gauchheil in tedesco; mouron bleu in francese; raggiunge generalmente i 5-30 cm di altezza; il fusto è più sottile rispetto alla Lysimachia arvensis, quadrangolare, glabro, molto ramificato, prostrato o debolmente ascendente; le foglie sono opposte, sessili, ovate-lanceolate, presentano piccoli punti ghiandolari e generalmente sono più strette rispetto a quelle della Lysimachia arvensis; i fiori solitari a forma di stella sbocciano dalla primavera all'autunno, sono azzurri e al centro virano verso il blu intenso, la corolla è generalmente più piccola rispetto a quella del centonchio rosso; il frutto è una capsula globosa simile a quella di L. arvensis, contenente numerosi semi bruni dalla superficie finemente rugosa; questi si distinguono per le dimensioni più ridotte e costituiscono uno dei caratteri diagnostici più affidabili per distinguere le due specie.
I fiori contengono antociani responsabili della colorazione azzurra, insieme a composti fenolici, flavonoidi, tannini e saponine, sebbene la composizione fitochimica della specie sia stata studiata meno approfonditamente rispetto a quella di Lysimachia arvensis.
Nella medicina popolare veniva impiegata con finalità simili a quelle attribuite alla Lysimachia arvensis come pianta depurativa, cicatrizzante e contro la malinconia e i disturbi nervosi, proprietà che non trovano conferma nella moderna ricerca clinica; come altre specie del gruppo, può inoltre risultare tossica se ingerita in quantità significative.

Lysimachia Foemina- Centonchio azzurro

Nel linguaggio dei fiori l'anagallide rappresenta l'appuntamento, il convegno, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità, senza differenziazione tra metaboliti primari e secondari, perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

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martedì 24 giugno 2025

Erba medica regina delle foraggere

Il Sole al solstizio d’estate ha oltrepassato la soglia per toccare il punto più alto della volta celeste, ha posto un segno impercettibile, e senza posa ha iniziato a retrocedere per celebrare la discesa con la Festa di San Giovanni Battista snodo cosmico tra ciò che è stato e ciò che inizia a essere. Per lui, precursore che non trattiene la gloria, ma la indica oltre sé, il cielo canta con la voce dell'estate e la terra sussurra complice con i lievi riti cristiani e con i gesti familiari, falò purificatori che consumano le erbe vetuste per restituirle ai campi, e rugiada silente sacramento che battezza e benedice le nuove raccolte in mazzetti per suggellare il patto d'amore delle comari e dei compari. (Vedi Il Comparatico di San Giovanni).
Per conoscere l'ultima delle erbe di San Giovanni di quest'anno, attraverso un viaggio immaginario vi porto nella Media del IV secolo a.C., terra del sole alto, dei venti asciutti, degli altopiani fertili e dei cieli immensi; ci troviamo nell'epoca dell’Impero achemenide, le cicale cantano incessanti tra le pietre calde, mentre l’aria porta l’aroma resinoso della salvia selvatica e il profumo lieve di terra riarsa. Le ombre sono corte, l’orizzonte terso, e le vallate aperte si dispiegano in campi ordinati, irrigati con sapienza tramite i canali scavati dagli agricoltori; li raggiungiamo percorrendo una pista polverosa per vedere da vicino la یونجه/Yonjeh che nel suo pieno splendore estivo ondeggia alla luce come un mare silenzioso, resiste alla siccità, rigenera il suolo e dona più di quanto richiede, è la regina delle foraggere coltivata per nutrire i cavalli dell’esercito imperiale, vigorosi e insostituibili in battaglia.

"L'erba medica è straniera anche per i Greci, dal momento che fu portata dalla Media durante le invasioni persiane guidate da Dario. Tuttavia, essa è da citare fra le prime per questa sua notevolissima qualità: da una sola semina si raccoglie il frutto per più di trent'anni. È simile al trifoglio nel gambo e nelle foglie ed è nodosa. Quanto più lo stelo si allunga, tanto più strette sono le foglie. Anfiloco ha scritto un libro sull'erba medica e il citiso. Il terreno in cui si vuole seminarla, liberato da pietre e da erbacce, viene smosso in autunno, poi, quando è stato arato ed erpicato, viene ripassato con l'erpice altre due volte a distanza di cinque giorni e dopo che si è concimata la terra. Infatti l'erba medica ha bisogno di un terreno asciutto e pieno di succhi, oppure irriguo. Dopo aver così preparato il terreno, si semina a maggio, perché altrimenti patisce le gelate. Bisogna seminare fitto, in modo che tutto il terreno sia coperto e non vi sia spazio per le erbe che nascono in mezzo. Questo risultato si ottiene con 3 moggi per iugero. Bisogna preoccuparsi che il sole non la bruci, e deve essere immediatamente coperta di terra. Se il suolo è umido ed erboso, viene vinta e degenera trasformandosi in prato. Pertanto, appena raggiunge l'altezza di un pollice, bisogna liberarla di tutte le erbe, a mano piuttosto che con un sarchiello. La si taglia quando comincia a fiorire e tutte le volte che rifà il fiore: ciò accade sei volte l'anno e, in ogni caso, non meno di quattro. Bisogna impedirle di maturare fino a dar seme, dal momento che fino a tre anni essa è più utile come erba da pascolo. Di primavera va sarchiata e liberata dalle altre erbe; dopo tre anni bisogna raderla al suolo con le marre. In questo modo le altre erbe muoiono, senza che essa ne risenta danno, poiché ha radici profonde. Se le erbe avessero il sopravvento, l'unico rimedio è arare rivoltando spesso le zolle, finché tutte le altre radici non muoiono. Non bisogna saziare il bestiame d’erba medica, perché non si debba poi ricorrere ai salassi. È più utile verde; quando secca si fa legnosa e da ultimo si riduce ad una inutile polvere. Del citiso, cui pure si dà il primo posto fra le piante da foraggio, abbiamo parlato dettagliatamente a proposito degli arbusti. Adesso dovremo concludere l'esame di tutte le granaglie, dedicando anche una sezione ai mali da cui sono affette."

Storia Naturale – Libro XVIII
Plinio il Vecchio
Traduzione Franca Ela Consolino

Medicago Sativa - Erba Medica

Con la conquista di Alessandro Magno della Persia nel IV secolo a.C. la Yonjeh raggiunge la Grecia dove viene chiamata μηδική/mediké - pianta della Media, i romani latinizzano il nome greco in medica e nel 1753 Carl Linnaeus lo traduce in Medicago per indicare il genere a cui aggiunge l’epiteto specifico sativa dal latino satum - seminato.

"È la medica nel suo nascere, nelle frondi, & nel fusto simile al trifoglio de i prati, ma nel crescere si gli ritirano le frondi, & diventano più strette, restando però i fusti simili à quelle del trifoglio. Produce i baccelli à modo di cornetti; ne i quali è il seme di grandezza d’una lenticchia.
Seccasi questo, & per la soavità del suo sapore li mescola co'l sale, che cotidianamente s’adopera nei condimenti. Applicato verde sopra à quelle cose, che hanno di bisogno d’essere infrigidite, vi giova. Usasi l’herba per cibo del bestiame in luogo di gramigna.
 
La Medica (secondo che riferisce Plinio al XVI. capitoli del XVIII. libro) fu così chiamata per essere ella già stata portata in Italia di Media. Et come che ella fusse già volgare, & si seminasse per tutta Italia per li bestiami; nondimeno à tempi nostri par che si fa ella del tutto fuggita da noi, quantunque sieno alcuni moderni semplicisti, che pensino d'haverla rintracciata. Fummene gli anni passati da alcuni miei amici mandato il seme, ma seminato non nacque, anchora che vi ponessi molta diligenza. & però noti ne posso per hora fare altrimenti giuditio & se ben dipoi me ne sono fatte mandare diverse piante dalli amici, poscia che mi pareva che in poche note si rassomigliassero alla medica non l’ho hauto ardire di meter qui le figure loro. Questa (secondo che riferisce pur Plinio, et de gli altri de gli antichi) seminata una sola volta, dura di rigermogliare fino à trenta anni. Enne copiosa (per quanto riferiscono alcuni) à i tempi nostri molto la Spegna, dove con grande arte la coltivano per il bestiame: & chiamala gli Spagnuoli Afalfa, ritenendone quasi il vocabolo Arabico, quantunque corrotto. Imperoche, come si vede in Avicenna al capit. Cot, si chiama questa herba anchora dagli Arabi Alfafafat. Il Buello dice, che quantunque ella non nasca in Italia, che nasce nondimeno per se stessa copiosamente in Francia, & che la chiamano i lavoratori Trifoglio maggiore. Chiamano i Greci la Medica, μηδική: i Latini, Medica: gl’Arabi (come di sopra s'è detto) Cot, & Al-fáṣfaṣa: li Spagnoli, Afalfe, Eruaye, e Alfalfa."

Dioscoride a cura di Pietro Andrea Mattioli

Medicago Sativa - Erba Medica

Con la caduta dell’Impero Romano la coltivazione dell’erba medica viene quasi dimenticata in gran parte dell’Europa occidentale.
Solo nel Medioevo, a partire dal 711 d.C., con la dominazione araba della Spagna, il suo uso è reintrodotto e valorizzato, nel IX secolo trova spazio nei giardini dei monasteri dove i monaci, custodi della sapienza botanica medievale, l'affiancano alle erbe officinali; nel X secolo Ibn Sīnā - Avicenna inizia a studiarne le proprietà depurative, nutritive e toniche, nel suo Canone della medicina la consiglia per rinforzare l’organismo, stimolare l’appetito e favorire la convalescenza, utile per riequilibrare i fluidi corporei. Attraverso di lui l'uso si diffonde nella Scuola Salernitana ed ecco che si afferma come rimedio fitoterapico, i fiori e le foglie in infuso o in impacchi contro i dolori articolari, le irritazioni cutanee e per le cicatrizzazioni.

"Nomi. Gre. medika. Lat. Medica. Faenum burgun diense. Ital. Medica.Forma. È la medica nel suo nascere, nelle frondi, & nel fusto simile al trifoglio de i prati, ma nel crescere si gli ritirano le frondi, & diventano più strette, restando però i fusti simili à quelle del trifoglio. Produce i baccelli à modo di cornetti; ne i quali è il seme di grandezza d’una lenticchia, ma tondo. Il Molto Illustre & Reverendissimo Monsignor Carlo Arcivescovo Montigli Vescovo di Viterbo mio Compare, & benefattore, ha portato questo seme, nel territorio di Roma, come il Signor Conte Fabio Nipote di S.S. Molto Illustre & Reverendissimo. l’introdusse in Parigi, indi fi lparse per la Lombardia.
Loco. È cominciata la medica, à ritrovarsi in Italia, dove si semina per il bestiame.' Ama luoghi umidi, & netti, & seminasi d’Aprile, & di Maggio.
Qualità. L’herba verde è rifregerativa.
Virtù. Ingrassa pascendola il bestiame: Ma non è da darla in troppa quantità, percioche generando sangue soverchio strangola il bestiame. Ad ingrassare i cavalli non si ritruova cosa migliore della Medica. L’herba applicata fresca mitiga l’infìammagioni. Fatti del seme un’olio, il qual giova al tremore de i nervi, & del seme si mette nelle bevande, che le fà saporite."

Herbario Novo
Castore Durante

Medicago sativa - Erba medica

L'erba medica raggiunge un'altezza che varia dai 30 ai 100 centimetri, è originaria della Media, appartiene alla famiglia delle Fabaceae e il suo genere è composto da circa 80 specie; alfalfa in spagnolo e in inglese, luzerne in tedesco e in francese, conosciuta popolarmente come erba Spagna, fieno di Borgogna, regina delle foraggere; ha gli steli eretti, sottili e cavi all'interno, le foglie verde intenso, ellittiche o oblunghe con i margini dentati, sono trifogliate, la centrale è picciolata e le laterali sessili; i fiori blu violacei virano verso il lilla o il porpora, sono contenuti da 10 a 20 in infiorescenze a racemo; i frutti sono dei legumi spiralati che contengono dai due ai sei semi giallo-bruno, piccoli e lisci.

"Erta medica, Medica, Erba Spagna, Fieno di Borgogna, Herba Medica major, erectior, J. Bauh. Tourn.
Medicago saliva, Linn. fr . Luzerne, Tresle, ou Foin de Bourgogne.
L’erba medica, di cui si numerano fino a 240. specie, ha i fiori leguminosi disposti in spiga, ai quali succede un frutto o siliqua composta di due lame da una parte incavate e divise in molte cellule. Il totale di questa siliqua gira in una come spirale simigliante ad una scala a lumaca o ad un cava stracci. I semi sono fatti a foggia d’un rognone; il colore dei fieri varia secondo le specie: havvene di porporini, dei violacei, 'dei gialli e dei mischi; le foglie sono dentate ovali e disposte a 3. a 3. sovra il medesimo picciuolo. Noi non parleremo d’altra specie che di quella che serve usualmente per pascolo dei bestiami. Questa è l’erba medica maggiore più diritta, coi fiori purpurea o violacei; produce per ordinario una dura e grossa radica vivacissima la quale profondasi nella terra e caccia ben poche radici laterali, alla sommità superiore della radice formasi come un capo d’onde ne sortono 2. o più tronchi che s’innalzano a ragione della grassezza del suolo 22. 3. o 4. piedi; tondi son questi tronchi i quali si dividono in vari rami all’ origine dei quali e per tutto il lungo nascono le foglie le quali sono il pascolo più delicato dei bestiami. Questa pianta ha un gusto erbaceo e alquanto di gusto di crescione e talora ha un sapor ferruginoso. La premura che si ha di seminare quest’erba si è perchè essa è un eccellente foraggio per li bestiami, il quale però deve usarsi con precauzione mercecchè egli diventerebbe nocivo agli animali. Il dare l’erba medica solitaria ai buoi o alle vacche spezialmente digiuni è un metterli a pericolo di restar soffocati in pochi minuti. Il troppo uso di questo foraggio talora cagiona ad essi de’dolori e li fa gonfiare. Dunque per servirsene con profitto e senza pericolo per le bestie a corno deve mescolarsi con egual dose di paglia. Verde si dà alle bestie di primavera quanto prima si possa: questa le purga naturalmente e le dispone ad ingrassarsi. Contuttociò deve aversi attenzione di non abbandonare il prato alla discrezione delle bestie, massimamente ne’ primi giorni, perocché troppo avidamente mangiandone corrono pericolo di gonfiarsi ed ammalarsi. Conviene dunque di mettere questo foraggio nella rastrelliera piuttostochè lasciarle pascolare sul prato. Con questo metodo si risparmiano anche le piante stesse risparmiando alle medesime Tessere calpestate. Nell’inverno questo foraggio secco contribuisce moltissimo a ristabilire il bestiame stracco, ad ingrassare il magro ed a promovcre il latte alle vacche. Per esperienza si sa che elleno ben si mantengono tatto l’inverno con erba medica mescolata di paglia, onde alla primavera non hanno bisogno d’altro rimedio che di questa pianta verde, purché s’inviino al campo subito che egli è spogliato di neve. In tal tempo si danno ad essi delle foglie di vite secca raccolte sul finir della vendemmia prima che ingialliscano o messe ben calcate in vasi riempiti poscia di acqua calda. Queste così accomodate si conservano l'inverno intere. Vi son di quelli che conservano alla foggia stessa i teneri getti dell'olmo per darsi poi alle vacche in tempo d’inverno. Quanto ai cavalli l’erba medica supplisce loro per fieno ed anche per avena. Quella del primo taglio in 8. o 10. giorni basta per rimettere un cavallo quando ne mangi in abbondanza. Si è notato che un cavallo dopo aver mangiato una certa quantità d’erba medica piglia circa una mezz’ora di riposo; quindi ritorna, con un ardor tutto nuovo a mangiarne. Se ad un cavallo pascolato di fieno o mantenuto a fieno volete togliere l’avena somministrateli una buona misura di quest’erba. Calcoli assai vcrisimili stabiliscono come cosa certa che un solo jugero d’erba medica rende più di foraggio che non ne rendono sei jugeri di prato buono. Se crediamo a Columella gran partitante dell’erba medica e che ne trattò bene, un jugero di terreno messo a erba medica è più che sufficiente a nudrir 3. cavalli per un anno intero. In questo fatto sembravi un poco di esagerazione. Ciò che è vero ed accertato da un numero d’esperienze, un jugero di erba medica ben tenuto può produrne egualmente da 6. a 10. carri di fieno, che è quanto un cavallo può consumare in un anno; quando per l’ordinario 3. jugeri o siano 12. pertiche si assegnano per mantenimento d’un cavallo' sì in grano che in fieno. E Miller attesta di aver sentito da persone degne di fede che tre aere di erba medica sole aveano nodrito dal fin d’aprile fino al cominciamento d’ottobre 10. cavalli che lavoravano abitualmente. Se vogliasi aumentare la ricolta dell’erba medica deve adacquarsi ogni inverno con Sgocciolo di letamaio ed ogni 3. anni ingrassarsi come i prati. L’erba medica è ancora assai buona per allevare poliedri, vitelli, agnelli e capretti, essa fortifica considerabilmente i giovani animali, li rende vivaci e li mette in istato di ben resistere ad un freddo rigoroso. Il nascere in abbondanza quest’ erba e lo spuntare prima d’ogn’altra fa comprendere quanto sia utile la di lei cultura. Può essa servire di cibo anche agli uomini. Le cime di erba medica tagliate la primavera ed accomodate come gli spinaci sono una vivanda non ispregievole.

Dizionario universale economico rustico
 
Contiene alcaloidi come stachidrina; aminoacidi come arginina, lisina, metionina; carboidrati come amido, cellulosa, glucosio; cumarine come melilotoside; flavonoidi come apigenina e quercetina; lipidi come acidi grassi omega-3 e omega-6; proteine come legumina e RuBisCO; sali minerali come calcio, ferro, magnesio, potassio; saponine come medicosaponine; terpenoidi come beta-carotene; vitamine A - gruppo B - C - D - E - K; ha proprietà antibatteriche, antiemorragiche, antinfiammatorie antiossidanti, antipiretiche, antireumatiche, antispasmodiche, antivirali, cardiotoniche, depurative, digestive, emetiche, funghicide, ipocolesterolemizzanti, rimineralizzantei toniche, vitaminizzanti.
Sconsigliato l'uso ai diabetici, alle donne in gravidanza e in allattamento, a chi soffre di problemi gastrintestinali, e a chi segue una terapia con anticoagulanti orali, con farmaci immunosoppressori, con ormoni.

Nel linguaggio dei fiori, l'erba medica rappresenta il nutrimento, la prosperità, e il sostegno, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

Lieta Festa di San Giovanni e grazie a tutti coloro che ancora una volta mi hanno seguito in questo cammino erboristico!

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità perché lo scopo è informativo-storico e non medico.


Per ulteriori informazioni



Acqua d'inverno

giovedì 12 giugno 2025

Il sale nella borsa del pastore

" Il tlaspi è di due specie: una ha le foglie strette - sono larghe e lunghe un dito - rivolte verso terra, divise sulla cima; uno stelo alto un mezzo piede, ma non privo di rami, ... il seme è racchiuso in una sorta di pelta e ha l'aspetto di una lenticchia, se si eccettua il fatto che è spezzettato, da cui il nome. Il fiore è biancastro. Nasce sui sentieri e nelle siepi. Il seme, di sapore aspro, fa espellere la bile e la pituita dall'una e dall'altra via; la dose in cui va preso è di un acetabolo. In clistere fa bene anche alla sciatica; in pozione fa uscire il sangue. Provoca anche le mestruazioni, ma uccide il feto. "

Storia Naturale
Plinio il Vecchio
Traduzione Paola Cosci

La Capsella bursa pastoris; in cui il genere capsella indica in latino una cassa e in cui la specie, dal greco βύρσα/biursa latinizzato in bursa - cuoio, pelle più pastoris genitivo di pastor - pastore, deve il nome alla somiglianza delle sue silique cuoriformi alle bisacce dei pastori che contenevano il sale pastorizio che veniva somministrato alle pecore per regolarne l’equilibrio idrico e favorirne l’appetito; in origine  apparteneva al genere thlaspi, ma poiché nel 1792 il botanico Friedrich Kasimir Medikus si accorse che la pianta aveva delle caratteristiche morfologiche diverse dalle altre specie, come ad esempio la forma delle silique, la inserì in quello attuale, per cui thlaspi bursa pastoris è oggi un appellativo esclusivamente storico.
Quest'erba medicinale portata in quasi tutto il mondo dai padri pellegrini è legata alla leggenda medievale di un pastore, esperto conoscitore delle erbe medicinali, che salvò una giovane donna da un'emorragia uterina somministrandole ogni ora il succo della borsa del pastore che solitamente usava per le sue pecore, ed proprio per questa sua proprietà emostatica che la pianta sostituì i farmaci non reperibili durante la Prima Guerra Mondiale.
Le sue foglie dal sapore piccante quando sono ancora tenere vengono usate per insaporire le insalate, si aggiungono anche alle frittate, alle minestre e ai ripieni, e in infuso sono utili per regolare il flusso mestruale, mentre dai suoi semi, apprezzati molto dagli uccellini, si ricava un sostituto della senape e un olio edule.
Sconsigliato l'uso della pianta alle donne in gravidanza e in allattamento, a chi assume farmaci anticoagulanti o antiaggreganti, a chi soffre di ipotensione e a chi è ipersensibile ai suoi componenti.

Capsella bursa-pastoris - Foglie

"... Ma si sono imaginati alcuni, che una medesima cosa sieno il Thlaspi, & la Bursa pastoris; nondimeno per non essere le frondi sue simili al Thlaspi, come che sieno ondeggiate da banda, & non essere il seme, come lo scrive Dioscoride & Galeno, dimostra manifestamente essere non poca differenza tra amendue...

Ma essendo detto qui di sopra della Bursa pastoris, non essedone altra memoria appresso àgli antichi, dirò delle facultà sue quello, che ne trovo dai moderni. È adunque la Bursa pastoris frigida, secca, & stittica. Et imperò giova pesta, & impiastrata con aceto à i flemmoni, & alle erisipele. Conferisce la decottione sua fatta in acqua piovana insieme con piantagine, & bolo Armeno alla disenteria, & à gli sputi di sangue. Il succo salda le ferite fresche, & l'ulcere putride, che sono dentro all'orecchie. La decottione fatta di quella, & della persicaria ristagna sedendovisi dentro i mestrui. Vale à tutti i flussi del sangue, & impero fattone frittelle, & mangiata, ristagna i mestrui, & gli altri flussi. Mettesi ne ì cerotti capitali, & in molti altri unguenti ..."

Dioscoride a cura di Pietro Andrea Mattioli

La capsella bursa-pastoris (L.) Medik. 1792, borsa del pastore originaria dell'area mediterranea, appartiene alla famiglia delle Brassicaceae; bolsa de pastor o pan y quesillo in spagnolo, shepherd’s purse o mother’s heart in inglese, hirtentäschelkraut in tedesco, bourse à pasteur in francese, conosciuta popolarmente come borsacchina, capsella, erba borsa, erba di Giuda, erba raperina; raggiunge un'altezza di 10-50 cm., ha il fusto glabro, sottile, eretto e ramificato è contraddistinto dall'odore solforato che emette quando viene strofinato; le foglie leggermente pelose che da un verde chiaro virano a un verde scuro raccolte in una rosetta basale sono pennato-partite, lanceolate, con margini dentati o lobati, le cauline amplessicauli, alterne e sessili sono più piccole; i fiori raccolti in grappoli terminali hanno i sepali verdi, gli stami gialli e quattro petali bianchi disposti a croce, i frutti sono delle silique cuoriformi che a maturazione rilasciano dei piccoli semi ovali color nocciola aranciato.

Capsella bursa-pastoris - Fiori e frutti

"Nome. Ital. & Lat. Bursa pastoris. & herba cancri. Ted. Seckel Kraut, & Tescel Kraut. Franc. Bourse de pasleur. Pera pastoris lat.
Forma. Fà i fusti ritondi, alti un palmo & mezo, i rami sottili, che nella sommità s’allargano, le foglie vicine alle radici sono simili à quelle della verbenaca: ma quelle del fusto si rassembrano à quelle del Thlasi: Ha la radice sottile ,& bianca: fà i fiori nella sommità de i rami, bianchi, da i quali procedono certe siliquette schiacciate, che; rappresentano l’imagine d’un cuore, col seme dentro minuto: chiamasi Bursa pastoris perché la sua siliqua hà la forma d’una di quelle scarselle che portano i pastori.
Loco. Nasce quasi per tutto, massime presso alle strade, & vicin’à gli antichi edificij.
Qualità. E' frigida, & secca, & stittica, & astringente.
Virtù. Di dentro. La polvere delle foglie secche con vino rosso, ò con acqua piovana dove sia estinto l'acciaio, cotta Se bevuta ferma i flussi del corpo, & del sangue per urina, & riftringe i mestrui soverchi, & vale à tutti i vitij interni nel corpo. Et alle medesime cose vale l'Acqua stillante, bevuta per alquanti giorni. La decottion fatta delle foglie in acqua piovana con piantagine & bolo armeno vale alla dissenteria, Se allo sputo del sangue: Fattene frittelle con le foglie e mangiate ristagnano i mestrui, & altri flussi.
Virtù. Di fuori. Il succo messo nel naso ferma il sangue, che n'esce, & purga le ferite fresche. Dicono che tenendosi quest'herba in mano finche si riscaldi ristagna il flusso del sangue del naso, & delle ferite. ll decotto fatto di questa pianta, & della persicaria ristagna sedendovisi dentro, i mestrui. Pesta, & messa nelle scarpe, & à piedi nudi calcata giova al trabocco del fiele.

Herbario nuovo
Castore Durante

Contiene alcaloidi come burserina, colina e tiramina; carboidrati; glucosinolati come glucobrassicina, glucotropaeolina e sinigrina; flavonoidi come diosmina, esperidina, luteolina, quercetina e rutina; proteine; tannini come acido bursinico e tannini catechici; sali minerali come calcio, ferro, magnesio, potassio; Saponine triterpeniche come glicosidi solforati e saponine steroidee; Vitamina C - K;
ha proprietà antinfiammatorie, antiossidanti, astringenti, cicatrizzanti, emostatiche, vasocostrittrici.

La borsa di pastore (thlaspi bursa pastoris cl. id.) Nasce da per tutto. È fornita debolmente del principio antiscorbutico. I semi son acri quanto quelli della senape.

Saggio sulle qualità medicinali delle piante della flora Napolitana e sulla maniera di servirsene per surrogarle alle droghe esotiche
Michele Tenore

Nel linguaggio dei fiori, la borsa del pastore rappresenta la protezione, la resistenza. l'umiltà e un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

Per chi è interessato
Brucia con le coccole il legno di ginepro

domenica 1 giugno 2025

Della plantago minor

"Appartengono alle spigale quell' erba chiamata da alcuni cinope e che comprende molto specie, l'alopecuro, lo stelefuro chiamato da chi arnoglossa, da chi ortige... All' alopecuro è anche simile lo stelefuro; se non che questo non fiorisce parte per parte come quello, ma con tutta la spiga in una
volta, come il grano ..."

La Storia delle piante
Teofrasto
Traduzione Filippo Ferri Mancini

"Altro genere è quello delle piante a spiga, cui appartengono l'achinope, l'alopecuro, lo stelefuro, detto da certuni ortige, da altri piantaggine, arnaglossa ..."

Storia Naturale Libro XXI
Plinio il Vecchio
Traduzione Anna Maria Cotrozzi

Teofrasto e Plinio il Vecchio ci spiegano che ai loro tempi la piantaggine era conosciuta anche come ortige, stelefuro, e arnoglossa dal greco ἀρνόγλωσσον/arnoglosson - lingua d'agnello che oggi contraddistingue in modo particolare la piantaggine minore, lanceolata o lanciola, conosciuta popolarmente come cutela; cendenierve e cinghenierve in Abbruzzo, cincunervi in Calabria; erba di p’chee, lanzola, leingua ad can, leingua d’oca, lengua ed can, linzola, orecia d’asan, piantazna in Emilia Romagna; plantagn di save e plantagn lungh in Friuli; erba de sinque nuei, erba di quattro coste, erba nervina, lansairoera, lengua de can, luegna, sinquenui, ueggia de gattu in Liguria; aurigi d’aso, cugiè, cutela, fojola, lengua de can, lingua d’can, piantajo, piantia in Piemonte; cortellana, erba cortella, lengua de cà, lengua de can on Lombardia; erba crabuna, lingua de cani, nerviada, niriada in Sardegna; centunervi strittu in Sicilia; agnoglosso, arnoglossa, arnoglosso, capo di serpe, cinquenerbi, cinquenervi, lanciuola, lingua canina, lingua di botta, mestolaccio, orecchio d’asino, piantaggina lunga, piantaggine, piantaggine femmina in Toscana; piantagine femina, piantazemo, piantazeno in Veneto.
E tra questi appellativi, per somiglianza, " lingua di cane" nell'immaginario collettivo le attribuisce la facoltà di attrarre, di bloccare e di far tacere i cani.
Il sapore della piantaggine ricorda quello dei funghi ed è noto il suo uso culinario, nell'antica Roma le foglie tritate si univano alle uova per un'ottima frittata, nel Medioevo si preparava la zuppa di piantaggine con le foglie cotte nel brodo vegetale o di carne insieme all'aglio e alla cipolla; i semi polverizzati si aggiungevano alla farina per preparare le focacce e il pane mentre oggi le foglie arricchiscono le insalate, servono per i ripieni, pestate con formaggio noci e olio per il pesto, i boccioli possono essere sbollentati e saltati in padella, acidificati e lasciati asciugare si possono conservare sott'olio.

Plantago minore - Foglie

"Nomi. Gre. ἀρνόγλωσσον .Lat. Plantago. lta.Pìantagine & centinerbia. Arab. Lisete, overo lesamalbamel. Ger. yuegerich. Spagn. Lhantem o tamehangem, Franz. plantain.
Spetie. Ritrovasene de tre spetie, maggiore cioè, mezana ,& minore, chiamata lancinola per la similitudine, che le frondi sue per esser lunghe e apputate, hanno con i ferri delle lancie.
Forma. La maggiore per haver larga fronde, ha sette nervi la mezana cinque, Si la minore tre. La maggiore ha sette nervi, & qualche volta più, è chiamata settenerbio. La mezana per haverne cinque è chiamata cinquenerbio. La minore ha le frondi più strette più lunghe, che tenere, più liscie, & più sottili: i fusti angolosi, inchinati à terra, i fiori pallidi; & il seme nella sommità de i fusti nel resto è simile alla piantagìne mezana. La maggiore è più grossa, & più bella, con frondi più larghe. Il cui fusto è angoloso, rossigno, alto un gombito, tutto pieno dal mezo alla cima di picciol seme, sono le sue radici tenere, pelose bianche, & grosse un dito.
Loco. Nasce la piantagine in luoghi humidi, appresso à i larghi, & stagni, nelle piazze, & per le siepi,& per le strade, la minore nasce per tutto.
Qualità. Ha la piantagine in sé misto temperamento: imperoche si ritrova in essa certa facultà acquea, & frigida, & austera ancora. Il perché ha del terrestre frigido, & secco: & però infrigida, & disecca nel
secondo grado.
Virtù. Dì dentro. Il seme di tutte le piantagini, trito in polvere, & incorporato con un uovo, & di poi cotto a modo d’una frittata sopra una tegola infocata, giova mangiato caldo alla dissenteria, & a i vomiti stomacali, massimamente continuandosi di mangiarlo spesso. Et il medesimo fanno le foglie fresche cotte con aceto & sale, & il medesimo opera parimente il seme polverizzato & bevuto. L’ Acqua stillata dalle fronde bevuta, giova a quelli che sputano & orinano sangue, & ancora a i tisici. Tre radici di piantagine cotte in vino resistono alla febre terzana, e quattro alla quartana: ma più efficace è à questo effetto. L’acqua lambiccata, bevutane un bicchierino, avanti al paroxismo della febre. La medesima bevuta per quaranta giorni al peso di quattro once giova a gli hidropici, & alla tosse calda. Sana l'ulcere del polmone, & il mal caduco. Ammazza i vermini. Ristagna ancora i mestrui, Se sana tutti i difetti interni del corpo, il medesimo opera il suo succo per alquanti giorni bevuto. Darsi invece di bietola nelle lenticchie: & mangiasi contra l’hidropisia acquatica, con questo però, che mangino prima gli hidropici cose secche senza bere, & mangiando la in mezo del cibo. Dassi contra al mal caduco, & a gli stretti di petto. Dansi a mangiare con vino passo le frondi, & le radici nell'ulcere delle reni & della vescica. Le foglie dell’herba secche, sono di più secca & di più sottile facultà. Usano molti per l’oppilationi del fegato. Se delle reni non solamente le radici; ma ancora le foglie, & molto più il seme. Imperoche quello ha in sé una certa virtù astersiva, la quale si può ancora assai conoscere nell'herba verde, quantunque ella sia vinta da l’humidità. Il succo della piantagine dassi con utilità grande insieme con boloarmeno, & pietra hematite ne gli sputi del sangue. Mscolato con succo di millefoglio, vale a coloro, che orinano il sangue, continuando di berlo più giorni da digiuno massimamente aggiuntovi una dramma di filonio persico.
Virtù. Di fuori, il succo ò L’acqua stillata, giova à i frenetici, applicato alla fronte; Messo ne gli
occhi mitiga le loro infiammagioni, et le mondifica, & netta. Messo nelle orecchie, restituisce l’udito. Sana l’ulcere della bocca, & della gola facendone gargaritio. Pesta l’herba & applicata, sana le lichene, le fistole, i carbòcelli, & altri difetti. Téperato il succo, ò l'acqua co’l sempre vivo, mitiga l'erisipile, & l'altre infiammagioni. Le foglie fresche peste, & impiastrate, guariscono le volatiche, & parimente tutti i difetti del sedere, cioè le setole, i fichi, l'enfiagioni, le emorrhoidi, et i thimi. Vagliono ancora nel principio alle podagre calde, & à tutti i mali delle dita. Impiastrate nelle dislogagioni, non solamente ne levano il dolore, ma prohibiscono, che non si enfiano, & non si infiammano, ma bisogna aggiungervi un poco di sale, quando si pestano. Vagliono oltre à ciò alle percosse delli sassi, o delle bastonate, & à coloro che cascano d’alto, non solamente impiastrate, ma ancora prese dentro per bocca. Il succo incorporato con olio rosato, & messo sopra la fronte, mitiga il dolore del capo. causato da humori caldi.
Il succo mescolato con aceto, & sacco di solatro, & di sempre vivo, & applicato con pezze di tela vecchia, sana l'erisipile.
L’ Acqua destillata di piantagine, incorporata con aceto ben forte, ristagna il sangue del
naso, & bagnandovisi dentro i fazzoletti, si mette in su le piante dei piedi, in su le palme delle mano, & sopra la region del fegato. Sono alcuni, che portano le radici della piantagine al collo, per cacciar via, & risolvere le scrofole. La polvere della piantagine secca, ammazza i vermi ne l'ulcere putride."

Herbario nuovo
Castore Durante


La piantaggine è originaria dell'Europa e dell'Asia centrale e settentrionale, appartiene alla famiglia delle Plantaginaceae che comprende circa 270 specie, perenni, biennali e annuali, di cui 16 spontanee si trovano in Italia, tra le più comuni la plantago major, la plantago media e la plantago minore o lanceolata.
La plantago minor, piantaggine minore, llantén menor e cinco venas in spagnolo, ribwort plantain e narrow-leaf plantain in inglese, spitzwegerich in tedesco, llantain lancéolé in francese è un'erba perenne, il fusto eretto e sottile, evidente rispetto alle altre specie, le foglie lunghe e strette sono lanceolate con nervature parallele, i fiori bianchi che virano verso il giallo chiaro sono riuniti in una spiga cilindrica corta e compatta, i semi scuri e piccoli sono contenuti in capsule che si aprono a maturazione.

Plantago minore - Foglie

" È buona per arredare gli Sputi di Sangue, la Dissenteria, e gli altri corsi di ventre ed emorragie. Se vuolsi renderla anche più astringente, vi si possono mescolare della Terra sigillata, del Corallo preparato, della Pietra ematite di ognuno due scrupoli. E’ anche bene alle volte il dissolversi un poco di Laudano." 

Farmacopea universale che contiene tutte le composizioni di farmacia le quali sono in uso nella medicina
  Lémery Nicolas

Contiene acidi grassi come acido oleico, acido palmitico; alcaloidi come gli indicani; glicosidi iridoidi come aucubina e catalpolo, flavonoidi come quercetina, rutina; proteine; sali minerali come calcio, ferro, magnesio, manganese, potassio, silicio zinco, zuccheri come galattosi e glucosio.
Ha proprietà analgesiche, antiallergiche, antibatteriche, antinfiammatorie, antimicrobiche, astringenti, bechiche, cicatrizzanti, emollienti, espettoranti.
Trotula, la prima donna medico della Scuola Medica Salernitana, sosteneva che la capacità astringente della piantaggine riusciva a ridurre la cavità vaginale così tanto da far apparire vergine anche chi vergine non era.
Le tre specie di piantaggine di cui vi ho parlato sono in realtà intercambiabili tra di loro, le differenze possono riguardare la quantità di principi attivi presenti.

Plantago minore - Fiore

Perdita dei corsi lunari in femmina giovane, con frequenti febbri, e magrezza, per cagione di perdita di sangue dalle vene emorroidali

"... Inerendo adunque ai loro proprj pensieri, commendo sommamente il desistere per l'avvenire da ogni rimedio acciajato, quantunque forte di somma piacevolezza, per isfuggire ogni pericolo, che il sangue nuovamente rarefacendosi torni al ìlio solito flusso dalle vene emorroidali: commendo parimente l'astenersi dall'uso di qualsivoglia solvente, ancorché debolissimo, dato per bocca, per tema, che la sua facoltà irritativa, e pungente, oltre all'essere impropria alla languidezza di quello corpo, non sia ingiuriosa ai sopraddetti canali, pur troppo irritati, ed offesi; onde in difetto del naturale benefizio del corpo mi prevarrei di alcuno clistere composto o di latte, o di acqua di piantaggine, o di orzo, con pochissimo stimolo di sale comune, misto con una moderata porzione di vetriolo abbruciato ridotto in polvere, del quale il celebre Eurnio fa grandi encomj nei flussi del sangue dalle morici, chiamandolo un rimedio invitto ..." 

Consulti medici 
Giuseppe del Papa 

Una delle caratteristiche della piantaggine è quella di crescere nei terreni altamente compatti e argillosi per cui nel linguaggio dei fiori può rappresentare anche la forza e la resistenza, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

Per chi è interessato
Brucia con le coccole il legno di ginepro
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