"L'anagallide è detta da alcuni acoro. Ve ne sono due varietà: il maschio ha il fiore purpureo, la femmina azzurro; non sono piu alte di un palmo, il loro arbusto è fragile, le foglie sono molto piccole, rotonde, adagia te sulla terra. Nascono negli orti e nei terreni umidi. Fiorisce per prima quella azzurra. Il succo di
entrambe, unito a miele, risolve gli offuscamenti della vista, le emorragie provocate da un colpo e l'argema. Con piu forza agisce il succo di quella rossa, applicato localmente assieme a miele attico. Esso dilata le pupille e perciò lo si usa per ungerle prima, in caso di paracentesi. Queste erbe curano anche gli occhi degli animali da soma. Il succo, instillato attraverso le narici, ripulisce la testa, purché però dopo si facciano degli sciacqui col vino; viene ingerito anche contro i morsi di serpente, in dose di una dracma presa in pozione nel vino. È sorprendente che il bestiame rifugga dalla varietà femminile; oppure, se viene tratto in inganno dalla somiglianza (infatti la differenza è solo nel fiore) e lo assaggia,
subito cerca come antidoto quell'erba che si chiama asila. Dai nostri autori l'anagallide è detta occhio di gatto. Alcuni raccomandano a coloro che stanno per estrarla di rivolgerle un saluto prima che sorga il sole e prima di pronunciare qualunque altra parola; poi di levarla verso l'alto e di farne uscire il succo: in questo modo essa avrebbe un'efficacia particolare. Del succo dell'euforbia si è detto a sufficienza. Per le congiuntiviti, se c'è gonfiore, sarà utile l'assenzio tritato col miele, come pure la farina della betonica."
Storia Naturale - Libro XXV
Plinio il Vecchio
Traduzione Paola Cosci
Tra le erbe che aprono i loro fiori solo se baciate dal sole, che crescono ai bordi delle strade, nei campi coltivati, nei vigneti, negli orti, in suoli sabbiosi e argillosi c'è anche lei che per generazioni è stata conosciuta come Anagallis arvensis e classificata come tale da Carl Linnaeus nel 1753.
Il nome originario, secondo gli autori classici, ἀναγαλλίς/anagallís, deriverebbe dal verbo greco ἀναγαλλάω/anagalláō - rallegrare, rendere gioioso, più il genitivo di arvum - campo coltivato, arvensis - dei campi.
Nella medicina popolare europea le venivano attribuite proprietà contro malinconia, tristezza e alcuni disturbi mentali, ma, dopo oltre due secoli, gli studi di filogenesi molecolare, eseguiti negli anni 2000, mostrarono che Anagallis, Centunculus, Pelletiera, erano evolutivamente immerse all'interno del genere Lysimachia e per evitare un genere artificiale, i botanici U. Manns e B. Anderberg proposero nel 2009 il trasferimento della specie in Lysimachia arvensis.
Il vecchio nome oggi continua a comparire soprattutto nella letteratura floristica, divulgativa e nelle opere meno recenti.
Il nome Lysimachia da un punto di vista linguistico deriva dal greco antico Λυσιμαχία - Lysimakhía composto da λύσις/lýsis - scioglimento, liberazione, allentamento; e da μάχη/máchē - battaglia, lotta, a indicare colei che scioglie la contesa, che pone fine alla lotta; dal punto di vista botanico la tradizione lega invece il nome a Λυσίμαχος/Lysimachus, uno dei diadochi di Alessandro il Grande che secondo una leggenda avrebbe scoperto o utilizzato una pianta di questo genere per calmare animali ribelli, da cui l'associazione con l'idea di placare e sedare.
"La anagallide è di due spetie, ma differenti però fedamente nel fiore, imperoche la femina il produce celeste: & il maschio, rossò. Sono amendue picciole piante, che giacciono per terra. Le frondi loro son picciole, & alquanto ritonde, di figura simile all'helfine, &procedono da un gambo quadrangolare. Il seme è ritondo. Hanno amendue virtù di mitigare: lpengono le infiammagioni, cavanoi bronconi, & le spine fuor de membri, & fermano l'ulcere che mangiano. Il succo loro gargarizato purga la testa dalla flemma: & tirato su per la narice della parte contraria, leva il dolore de denti. Messo ne gli occhi con mele Attico, ne leva via i fiocchi, &giova alle debolezze della vista. Bevuto con vino, giova contra al morso delle vipere, & contra à ì difetti del fegato, & delle reni. Dicono alcuni, che quella, che fa il fiore celeste ritorna dentro il budello, che escie dal sedere: & che l'altra impiastrata lo fa venir fuori.
L'Anagàllide tanto maschio, quanto femìna, la quale communemente si chiama Morfu sgallina è notissima à ciascuno, quantunque di gran lunga s'ingannino coloro, che si pensano che sia l'Anagallide quella che chiamiamo noi in Toscana Centone, & in Lombardia Pavarina, che produce il fior bianco, imperocbe la vera Anagallide produce il fiore o. celestino, ò rosso: & il fusto quadrangolare, & non ritondo, come fa il Centone Scrisse dcll'Anagallide al VI. delle facultà de semplici Galeno, così dicendo. L'una & l'altra Anagallide, ciò è tanto quella, che fa il fior celestino, quanto quella, che lo fa rosso, è molto astersiva: & oltre à ciò possede alquanto di calore, & di virtù attrattiva, di modo che può tirare a se le cose, che si siccano, & rimangono nelle membra di tutto il corpo. Et per la medesirma ragione purga la testa il succo loro tirato su per il naso. In somma le Anagallidi hanno virtù di diseccare senza mordacità alcuna: & però consolidano le ferite fresche, &giovano alle putride, questo tutto dell'Anagallide disse Galeno. Ma havendomi il Morfus galline, così chiamato da gli spetiali, ridotto hora à memoria il M O R S U S diaboli, & sapend'io di dover sodisfare à molti descrivendone l'historia, & le facultà dico però che il Morfus diaboli è una pianta, che nasce in luoghi inculti, nelle selve, & tra gli spini, con frondi appressò à terra simili à quelle di quella piantagine, che si chiama Lanciuola: ma sono liscie, & polite con un solo nervetto per mezo. Quelle poi, che nascono all'intorno de i fusti, i quali crescono alti due gombiti, sono piu dirette, & piu brevi , & alquanto intagliate. Produce la state simili à quelli della Scabiosa. Fa molte radici, che di colore quasi tendono al nero, tutte corrose, & spuntate: onde trasse ella il nome di Morfus diaboli. Percioche alcuni sciocchi de nostri antecessori scrissero, che havendo il Diavolo invidia grande delle virtù di quella herba, va mangiando, & rodendo le sue radici. Sana, secondo che si dice, pesta così cruda, & applicata in forma d'impiastro i carboni le anthraci, overo bevendosi il vino della sua decottìone, il quale tengono alcuni per sicuro rimedio da preservarsi nella pestilenza, & per li dolori della madrice. Al gusto è ella molto amara: & però si può sicuramente affermare, che sia nelle qualità sue calida, & secca, il perché si dà la radice trita in polvere per ammazzare i vermini, & impiastrasi su le pcrcose per risolvere i lividi, & il sangue stravenato. Chiamano i Greci l'Anagallide, Aναγαλλίς: i Latini, Anagallis: li Tedeschi, Gauch beyl: li Spagnoli, Muruges: li Francesi, Morgelline, & Mouron."
Dioscoride a cura di Pietro Andrea Mattioli
Anagallis arvensis, Lysimachia arvensis, Anagallide arvense, un'erbacea annuale diffusa in Europa, Asia occidentale, Nord Africa e naturalizzata in molte altre regioni del mondo; appartiene alla famiglia delle Primulaceae; popolarmente conosciuta come barometro del povero per il fatto che i fiori tendono ad aprirsi in presenza della luce solare e a chiudersi con tempo nuvoloso o umido, comportamento che in passato era interpretato come un segnale dell'arrivo della pioggia; bellichina, centonchio dei campi, centonchio rosso, centurelle, erba barometro, erba del tempo, fior del sole, mordigallina, occhio di gallina, muratge vermellmurajes in catalano, muraje rojo, pimpinela escarlata in spagnolo, morrião-vermelho, pimpinela-escarlate in portoghese, poor Man's Weather-glass, red pimpernel, shepherd's clock in inglese; rood guichelheil in olandese; acker-gauchheil in tedesco; mouron des champs e mouron rouge in francese; raggiunge i 5-30, 40 cm di altezza, il fusto è sottile, quadrangolare, ramificato, prostrato o ascendente e glabro; le foglie sono opposte, sessili, ovate e ellittiche, lunghe 5–25 mm e presentano piccoli puntini ghiandolari sulla pagina inferiore; il fiore a forma di stella sboccia da marzo a ottobre, comunemente è rosso scarlatto, ma può avere delle variazioni che virano verso l'arancio, il rosa o l'azzurro intenso, il frutto è una capsula globosa, a maturità si apre con una fessura trasversale e libera un numero elevato di semi triangolari, bruni e rugosi.
"Anagallide, lat. Anagallis, Morsus gallinae, fr. Mouron, Pianta che nasce spontane ne 'campi, vigne e giardini, e sulle rive delle strade e de' fossi. La maschia ha il fiore rosso, la femmina lo ha turchino. Dal fiore spunta il seme, il quale dicesi caldo e che giovi acciò facciano delle uova: ai paperottoli teneri si dà quest'erba a beccare; e sembra che per queste due ragioni abbia preso il nome di mordigallina, o paperina, o anitrina. Quest'erba pistata ed applicata alla ferita fatta dal morso di un cane arrabbiato si pretende che la sani."
Dizionario universale economico rustico
Secondo gli studi fitochimici contiene: cucurbitacine B - D - E - I - L; fitosteroli come β-sitosterolo e stigmasterolo; flavonoidi come rutina e kaempferolo; saponine triterpeniche come anagalligenina, anagalligenone, arvenine I e II; triterpeni come β-amirina. Ha proprietà antimicrobiche, antinfiammatorie, antileishmanie, antiossidanti, antiparassitarie, cicatrizzanti, diuretiche, molluschicide
Tradizionalmente nell'antichità veniva applicata su ferite, foruncoli eulcere cutanee, era considerata espettorante e depurativa ma, poiché contiene cucurbitacine e saponine oggi è ritenuta tossica, l'ingestione in quantità elevate può provocare diarrea, irritazione gastrointestinale, nausea, vomito, ha effetti dannosi su fegato e sistema nervoso.
L'appellativo Scarlet Pimpernel - Primula Rossa, nella cultura letteraria inglese, diventa il titolo di un libro ambientato durante la fase più sanguinosa della Rivoluzione francese, il piccolo fiore scarlatto rappresenta la capacità di apparire insignificanti all'esterno mentre si compiono imprese straordinarie nell'ombra. Nel clima di terrore che vede molti aristocratici arrestati e condannati alla ghigliottina, un misterioso gentiluomo inglese noto come "Scarlet Pimpernel", organizza spettacolari fughe e porta in salvo in Inghilterra i nobili perseguitati; nessuno conosce la sua vera identità e le autorità rivoluzionarie francesi, guidate dall'astuto agente Chauvelin, cercano disperatamente di catturarlo.
La giovane francese Marguerite Blakeney vive una crisi coniugale con il ricco e aristocratico inglese Sir Percy Blakeney, che apparentemente si mostra frivolo, vanitoso e inconcludente. Chauvelin scopre che il fratello di Marguerite, Armand, è coinvolto nelle attività della Primula Rossa e minaccia di farlo arrestare, per salvarlo Marguerite fornisce informazioni utili per smascherare l'eroe misterioso e solo dopo scopre che proprio il marito, che tutti considerano superficiale e poco intelligente, è in realtà il leggendario Scarlet Pimpernel; Sir Percy ha costruito con cura questa maschera di uomo sciocco per nascondere le sue attività segrete; Marguerite si rende conto del pericolo che ha involontariamente contribuito a creare e cerca disperatamente di salvare il marito.
Il romanzo culmina in una serie di inseguimenti, inganni e colpi di scena tra Francia e Inghilterra; grazie alla sua intelligenza e alla sua capacità di travestirsi, Sir Percy riesce ancora una volta a sfuggire ai nemici e a salvare sia i perseguitati sia il proprio matrimonio.
The Scarlet Pimpernel è considerato uno dei primi esempi moderni di eroe mascherato, come questo fiore, anche il protagonista del romanzo nasconde la propria vera natura dietro un aspetto ordinario, trasformando un semplice simbolo botanico nell'emblema di coraggio, astuzia e libertà. Sir Percy, con la sua doppia identità segreta, ha anticipato figure celebri come Zorro e persino Batman.
"... “Perché la Primula rossa agisce nell'oscurità, e solo i più stretti collaboratori possono conoscere la sua identità, e soltanto dopo aver solennemente giurato di non divulgarla.”
“La Primula rossa?” ripeté Suzanne con una risatina. “Che nome buffo! E chi sarebbe questa Primula rossa, monsieur?” La fanciulla stava guardando incuriosita il trasfigurato Sir Andrew, i cui occhi brillavano per l'entusiasmo. L'adorazione e l'ammirazione per il condottiero sembravano illuminargli letteralmente il viso.
“Primula rossa, mademoiselle, è il nome di un umile fiore di campo che cresce ai bordi delle nostre strade, ma è anche il nome scelto per celare l'identità del migliore e più coraggioso uomo al mondo, perché possa svolgere meglio il nobile compito che si è prefisso,” rispose alla fine.
“Sì, ho sentito parlare di Primula rossa,” si intromise il giovane visconte.
“Un fiorellino rosso, sì. A Parigi dicono che, ogni volta un realista scappa in Inghilterra, il diabolico Fouquier-Tinville, la pubblica accusa, riceve foglio con su disegnato in rosso quel fiore. È vero?”
“È vero,” confermò Lord Antony ..."
La Primula rossa - 1905
Emma Magdalena Rosalia Maria Josefa Barbara Orczy
A cura di Giancarlo Carlotti
Nel linguaggio dei fiori l'anagallide rappresenta l'appuntamento, il convegno, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.
N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità, senza differenziazione tra metaboliti primari e secondari, perché lo scopo è informativo-storico e non medico.
Per chi è interessato



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