" Quasi tutti pensano che 'andracle» sia il termine greco che indica la portulaca, che pure è un'erba ed è chiamata andracne con un nome che differisce dal precedente per una sola lettera. Ma l'andracle è in effetti un albero da foresta che non attecchisce in pianura, simile al corbezzolo, ma con foglie piu piccole e persistenti; la corteccia non è certo ruvida, tuttavia sembra stretta tute attorno da una morsa di ghiaccio: tanto è triste il suo aspetto. "
Storia Naturale - Libro XIII
Plinio il Vecchio
Traduzione Roberto Centi
Attestata archeologicamente e storicamente da diversi millenni, i suoi semi sono stati trovati nell'Heraion di Samo risalente al VII secolo a.C., la Portulaca Oleracea apre i suoi piccoli fiori soprattutto nelle ore più luminose e soleggiate, anche lei cresce ai margini dei campi, lungo i sentieri, presso le abitazioni rurali e negli orti, i Greci la chiamavano ἀνδράχνη/andráchnē un termine di origine incerta, probabilmente pre-greco con un'affascinante somiglianza apparente con la parola greca ἀνδρός/andrós genitivo di ἀνήρ/anḗr che significa uomo. A volte veniva confusa con l'ἀνδράχλη/andráchlē che come spiega prima Teofrasto e poi Plinio è in realtà un altro arbusto.
I Latini la conoscevano invece come portulāca, collegata popolarmente a portula - piccola porta diminutivo di porta, in riferimento alla deiscenza della capsula del frutto che si apre come una piccola porta quando matura. Poichè è apprezzata dai maiali, una variante etimologica fa derivare il nome da porcus con un'alterazione della c in t.
L'epiteto specifico oleracea da ŏlŭs, oleris - verdura, ortaggio.
"C'è anche una specie di portulaca che chiamano peplide, non molto piu efficace di quella coltivata, e di essa sono ricordati impieghi degni di menzione. Come alimento annulla l'effetto dei eleni delle frecce, del serpente emorroide e di quello prestere, e li fa uscire dalla ferita, se l'erba è applicata in impacco; il succo ricavato dalla spremitura e bevuto insieme con vino passito combatte nche il veleno del giusquiamo. In mancanza della pianta, i semi assolvono un'azione curativa analoga. Contrasta anche gli effetti delle acque malsane; schiacciata e messa nel vino guarisce, in applicazione, l'emicrania e le piaghe che vengono sulla testa; per altri tipi di ulcere la si usa masticata con miele. Cosi preparata viene anche applicata ai bambini sul cranio e sull'ernia ombelicale; per le epifore invece sulla fronte e sulle tempie, a qualunque età, la si usa in impacco insieme con farinata d'orzo; per le lacrimazioni si aggiungono latte e miele; in caso di occhi sporgenti si usano le foglie tritate insieme alla buccia delle fave; contro le pustole la si mescola con farinata d'orzo, sale e aceto. Masticata cruda
la portulaca guarisce le piaghe della bocca e il gonfiore delle gengive, e anche il mal di denti; il succo della pianta bollita è un rimedio in caso di ulcere alle tonsille; alcuni aggiungevano un goccio di mirra. In effetti masticare della portulaca serve a rinsaldare i denti che tentennano, a ridar vigore alla voce, e a contrastare la sete. Insieme con noce di galla, semi di lino e miele, tutti in pari quantità, calma i dolori cervicali; unita a miele e ad argilla cimolia guarisce le affezioni delle mammelle; i semi, ingeriti con miele, fanno bene anche ai sofferenti d'asma. Come alimento, preparata in insalata rinvigorisce lo stomaco. In caso di febbre alta si fanno impacchi di portulaca unita a farinata d'orzo; del resto, masticarla rinfresca anche l'intestino. Fa cessare il vomito; in caso di dissenteria o di ascessi la si mangia in aceto, oppure la si prende in pozione insieme con cumino; mentre per curare il tenesmo viene usata cotta. Agli epilettici fa bene sia come alimento sia in pozione; per stimolare il flusso mestruale se ne usa un acetabolo in sapa; nei casi di gotta calda e di fuoco sacro la si applica con sale. Il succo di portulaca in pozione fa bene ai reni e alla vescica, e fa espellere i parassiti intestinali. Contro il dolore delle ferite si usa in impacco, in olio con farinata d'orzo. Attenua l'irrigidimento dei tendini. Metrodoro, autore di un Compendio di erboristeria, la riteneva indicata a provocare la fuoriuscita dei lochi. Smorza lo stimolo sessuale e previene i sogni erotici. So del padre di un ex pretore, una personalità di primo piano in Spagna, che a causa di insopportabili disturbi all'ugola porta una radice di portulaca appesa al collo, sempre, tranne che alle terme, e in questo modo si è liberato di ogni inconveniente. Ho anzi trovato nelle mie fonti che con un impacco di portulaca sulla testa non si hanno raffreddori per tutto l'anno. Tuttavia si ritiene che quest'erba indebolisca la vista."
Storia Naturale - Libro XIII
Plinio il Vecchio
Traduzione Francesca Lechi
Nella tradizione popolare mediterranea si pensava che la portulaca allontanasse le influenze negative e la malasorte, proteggeva dai sortilegi, preservava la salute della famiglia; in alcune zone rurali italiane si usava appendere mazzetti di portulaca vicino alla casa o agli orti per tenere lontano il malocchio, circolava l'idea che portare addosso i suoi semi o le foglie potesse calmare la collera, favorire il sonno, proteggere dai cattivi sogni; credenze che probabilmente derivano dall'effetto rinfrescante e sedativo che la medicina umorale attribuiva alla pianta. La sua straordinaria capacità, di sopravvivenza con l'accumulo d'acqua nei tessuti, di rigenerazione anche dopo essere stata strappata dal terreno e di diffusione dovuta alla elevata produzione di semi, l'ha resa simbolo di tenacia, abbondanza, adattabilità, e l'ha definita pianta che si rifiuta di morire per cui sembra che anche i soldati la portassero in battaglia per assicurarsi fortuna e protezione.
Nella medicina tradizionale araba medievale la portulaca, conosciuta come رجلة - Rijla, era molto apprezzata e denominata baqla hamqa - pianta pazza per la carettiristica dei suoi rami di di propagarsi in maniera icontrollata sul terreno. Avicenna la descrive come una pianta dal carattere "freddo e umido", utile per contrastare gli eccessi di calore dell'organismo. Da qui deriva parte della sua reputazione come erba calmante e riequilibrante.
"... arricchiscono l'umore sieroso*: montone, maiale, agnello di un anno, le erbe aromatiche atriplice e portulaca ..."
umore sieroso* = Corrisponde generalmente a una componente acquosa e umida dell'organismo, collegata alla flemma o a fluidi corporei considerati "freddi e umidi".
Canone di Medicina
Avicenna
Liberamente tradotto da Me Medesima
Nella tradizione erboristica cinese, dove è nota come 马齿苋 - Ma Chi Xian, è soprannominata "l'erba della lunga vita", per la reputazione costruita nei secoli grazie alla sua robustezza e al suo impiego.
"La portulaca è costrettiva. Giova applicata con polenta à dolori di testa, all'ifiammagioni degli occhi, & dell'altre parti del corpo, à gli ardori dello stomaco, al fuoco facro, & ài dolori della vescica, Masticata toglie lo stupore de i denti, & mangiata mitiga gli ardori dello stomaco, & delle budella, & similmente i flussi loro. Gioua à rodimenti delle reni, della vescica, & delle parti loro. Prohibisce gli impeti di venere: al che medesimamente giova, & alle febbri anchora il suo succo bevuto. La portulaca benissimo cotta vale contra à i vermi lunghi del corpo à gli sputi del sangue, alla disenteria, all'hemorrhoidi, & à flussi del fangue. Giova al morso della sepa.
Mettesi utilmente nelle medicine de gli occhi: & fansene cristeri ne i flussi delle budella, & corrosioni de i luoghi naturali delle donne. Applicasi con olio commune, & rosado à i dolori di testa causati dal caldo. Sana insieme con vino le brozze, che nascono in sul capo: & applicata con polenta vale à i membri feriti, che si uogliono corrompere, & mortificare.
La portulaca si chiama in Toscana Procacchia, & in altri luoghi d'Italia Porcellana. E herba notissima
à ciascuno quantunque Dioscoride non faccia mentione, se non d''una forte; se ne ritrova però à i tempi nostri ne gli horti una sorte di domestica, che produce il gambo tondo, & elevato, con frondi grasse, come son quelle della Fabaria, lucide, &bianchiccie da rovescio, al gusto insipide, con alquanto d'acidità austera. Praduce il gambo grosso, liscio, diritto, & alle volte rossigno, grasso, & ramoso, & il seme nero serrato in alcuni bottoncini verdi, & la radice ramosa. La altra è la salvatica, la quale nasce senza seminarla nelli horti, nelle vigne, & in altri luoghi incolti, coni i gambi tondi, strati per terra, vencidi, & rossigni. Le foglie ha ella silmili alla domestica, ma minori, & lunghette, & in tutto il resto parimente simile all'altra. Masticata cruda, tanto l'una quanto l'altra, guarisce l'ulcere della bocca, & ferma i denti che vacillano, & tenuta sotto la lingua, estingue la sete. E la Procacchia (secondo che fa memoria a Galeno al VI: delle facultà de semplici) ne temperamenti suoi frigida, & acquea, poco partecipe d'austerità. Il perché ristagna i flussi, & quelli massime,che sono colerici, & calidi: imperoche essendo molto frigida gli altera nelle qualità loro, per esser ella frìgida nel terzo ordine, & humida nel secondo. Per questa ragione giova quanto ogni altra cosa ne i calori messa sopra la bocca dello stomaco, & parimente sopra amendue i fianchi, & massimamente nelle febbri hettiche. Leva oltre à ciò lo stupore de i denti causato da cose acetose, & garbe. Et perché ha anchora del costrettivo, si dà ella utilmente à mangiare à ì difenterici, & ne i flussi delle donne, & ne gli sputi del sangue. Ma per questo effetto è mólto piu valoroso il succo, che l'herba . Et al II. delle facultà dei cibi: V Safì (diceva) la Procacchia ne i cibi: ma al corpo dà debile nutrimento, & quel tanto & poscia humido, & frigido, & viscoso. Leva come medicamento lo stupore dei denti, per esser ella & viscosa, & senza mordacità alcuna. Di questa habbiamo detto assai nel libro di quelle cose, che facilmente si preparano. Impiastrata (secondo che riferisce Plinio al XX. cap. de XX. libro) ristrigne le rotture dell'ombilico, & giova con Cimolia all'infiammagioni delle poppe, & delle podagre. Vale insomma à tutte l'infirmità calide. Chiamano i Greci la Portulaca, Ἀνδράχνη: Latini, Portulaca: gli Arabi, Baklehancha, & Bachele Alhanica: li Tedeschi, Burtzel kraut, & Portzel kraut: li Spagnoli, Verdolagas, & Baldroegas: li francesi, Pourpier, & Pourchaille."
Dioscoride a cura di Pietro Andrea Mattioli
Appartiene alla famiglia delle Portulacaceae e il suo genere comprende circa 100-150 specie, si pensa originaria dell'Eurasia, con successiva diffusione in quasi tutte le regioni tropicali e temperate del mondo. Andraca, Andrachi, ndràcchia, Porcejane, Porcellana, Porcillina, Purciddana in Calabria; Andracne, Erba da porci, Erba grassa e Erba porcacchia nella Val di Chiana , Erba porcellana, Pocaccia, Porcellana, Porcellana salvatica, Procacchia, Procaccia, Sportellacchia in Toscana; Barzellana, Porceddana in Sardegna, Cagliari; Chiaccunella, Porchiacca, Purchiacchello in Campania; Erba gnagnoa a Cogoleto, Erba pursellana a Genova, Porselana a Mentone, Porsellana a Porto Maurizio, Presulaua a Sarzana, Purselana a Genova in Liguria; Erba grassa, Porselaga e Porselana a Brescia in Lombardia; Erba grassa a ReggioEmilia, Porzlana a Piacenza, Purzlana a Reggio Emilia in Emilia Romagna; Gamaruneddu marinu, Prucciaca a Modica, Purciaca ad Avola, Purciddana zona Etna in Sicilia; Gassule in Friuli; Perchiacca a Potenza in Basilicata; Perchiacchella, Porcellana in Campania; Porcacchia, Precacchia in Abruzzo; Porceddana a Cagliari, Porzelana, Pulsallana ad Alghero in Sardegna; Porcellana salbega a Vicenza in Veneto; Porcellana stellata in Italia; Porcinacchia, Sportelacchia nelle Marche; Porslana, Purslane in Piemonte; Portolaca in Italia; Pricchiazzi a Barletta in Puglia. Verdolaga in spagnolo, Beldroega in portoghese, Purslane, Common purslane in inglese, Portulak in tedesco, Pourpier in francese, Adrákla in greco, Rigla in arabo, Semizotu in turco Ma Chi Xian in cinese, Luni in hindi, Khorfeh in persiano.
Il fusto è carnoso e succulento, liscio, glabro, generalmente rossastro o rossiccio-verde, prostrato o strisciante sul terreno, molto ramificato, può raggiungere 10-40 cm di estensione formando tappeti bassi e densi; Le foglie sono succulente e spesse, lisce e lucide, di forma obovata o spatolata, lunghe generalmente 1-3 cm e disposte in modo alterno o raccolte in piccoli gruppi ai nodi; i fiori sono piccoli, circa 5-10 mm di diametro e con cinque petali che virano verso il giallo vivo; il frutto è una piccola capsula detta pixidio, quando matura la parte superiore si stacca come un coperchio e fuoriescono numerosissimi semi neri o bruno-nerastri, lucidi e a forma di rene, lunghi circa 0,5-1 mm.
Contiene Acidi grassi omega-3 come l'acido α-linolenico (ALA); alcaloidi come dopamina, L-DOPA, noradrenalina, oleraceine (A–E); flavonoidi come apigenina, genisteina, kaempferolo, luteolina, miricetina, quercetina; mucillagini, polisaccaridi, vitamine come vitamina A (e carotenoidi), vitamine del gruppo B, vitamina C, vitamina E, glutatione, melatonina, sali minerali come calcio, ferro, fosforo, magnesio, manganese, potassio, selenio, zinco.
Ha proprietà analgesiche, antidiabetiche, antinfiammatorie, antimicrobiche, antiossidanti, cicatrizzanti, depurative, disetanti, diuretiche, emollienti, neuroprotettive. La portulaca è una delle pochissime erbe spontanee che combina un elevato contenuto di omega-3, notevoli quantità di antiossidanti, buona concentrazione di minerali, facilità di coltivazione anche in terreni poveri e siccitosi, per questo negli ultimi anni è stata rivalutata sia come pianta alimentare funzionale, sia come possibile fonte di ingredienti nutraceutici; è stata utilizzata in diverse culture per disturbi gastrointestinali, infiammazioni cutanee, ustioni, punture di insetti ed altre affezioni; molte delle proprietà terapeutiche attribuite alla pianta (ad esempio nel trattamento di artrite, psoriasi, osteoporosi, malattie epatiche o cardiovascolari) derivano da usi tradizionali o da studi preliminari e non sono state confermate da prove cliniche sufficienti. Consumata in quantità elevate può esercitare un lieve effetto lassativo e l'uso prolungato è sconsigliato per chi ha problemi renali.
In alcune zone del Sud Italia viene aggiunta tradizionalmente nelle insalate estive insieme a pomodori e cipolla conferendo una nota aspra al piatto. I semi possono essere aggiunti ai frullati, agli impasti e allo yougurt. L'uso culinario è ben descritto dal Dizionario universale economico rustico:
"Portulaca, Porcacchia, Porcellana, lat. Portulaca, fr. Pourpier, Morgelline. Una pianta è questa della quale ve ne hanno 2. specie, dimestica l'una e che si coltiva ne' giardini, selvatica l'altra e che nasce spontanea.
1. La dimestica, Portulaca oleracea, Linn. Portulaca latifolia, sive satina, C. Bauh. fr. Pourpier cultivé, pullula all'altezza di un piede incirca parecchi tronchi teneri, succulenti, che si dividono in ramuscoli che portano delle foglie grosse, carnose, rotonde, lisce, lucide, di un sapore viscoso ed acidetto collocate alternativamente. Dalle ascelle delle foglie escono alcuni piccoli fiori gialli, rosacei, ai quali succedono certe frutte di color erboso. Queste capsule s'aprono orizontalmente e contengono parecchie sementi nere e minute. La portulaca dorata non è che una varietà; le foglie di questa sono più larghe, giallastre, e cariche di piccole macchie dorate.
2. La portulaca selvatica, Portulaca angustifolia, sive sylvestris, C.Bauh. Tourn. fr. Pourpier sauvage, differisce dalla prima nell'essere piccola in tutte le sue parti. Quando la portulaca dimestica resta abbandonata a sè stessa diventa selvatica in 2. annate. V. Seminare. Questa pianta massime la selvatica sembra spregevole; e come quella che nasce spontanea, sembra di poco o niun uso: pure ella siasi la dimestica, sia la selvatica serve di molto in cucina. Ella quand'è tenera entra nelle insalate, e un po' più vecchia si cucina in varie maniere. Si taglia in pezzi, si passa alla padella con del buon butiro dopo che ella abbia resa la sua acqua. Si condisce poi con sale e pepe. Col latte e colla panna si copre o si lega con rosso d'uovo o un po' di farina. Si unisce ancora e cotta e cruda colla carne bollita.
Ragout di costole, o fusti di porcacchia. Tagliate i fusti la lunghezza di 4. dita traverse e fateli bianchire o sobbollire nell'acqua chiara come i cardoni, lasciateli sgocciolare, metteteli nella cazzeruola con brodo in poca quantità, e lasciateli cuocere a fuoco lento; quando essi sieno cotti aggiungetevi alquanto di butiro ed alquanto di farina. Rimescolate il tutto insieme ed aggiungetevi un filo di aceto o di sugo di limone. Questa vivanda e sola, ed accompagnata con carni e pesci non è sgradevole. Si conserva quest'erba per l'inverno facendola seccare. Mettendola a bagno ella riviene e si frigge o si fa in istufato cóme la fresca. Le persone più proprie la salano così: scelgono i ramoscelli più piccoli e più delicati sulla fine dell' autunno: la dorata è migliore a quest'effetto. Tagliatela in piccoli pezzetti che voi spargerete con molto sale e con de' garofoli leggermente rotti. Metteteli in un vaso impiombato, uno strato di sale ed uno d'erba. Riempite poi con buon aceto il vaso e lasciatelo in pace tenendolo ben sigillato. Quando vorrete servirvene adoperate per estrarre la porcellana un cucchiaio di legno, e non mettete le dita nell'aceto. Si può per conservarla lasciarla appassire per uno o 2. giorni, e metterla poscia nella salamoia con una o 2. noci moscate, garofoli e pepe.
Havvi chi per conservarli prescieglie i grossi fusti che montano in seme e li sala per l'inverno come noi usiamo fare de' fagiuoletti. La porcellana è un'erba delle più rinfrescanti, cosicché conviene più alli giovani di temperamento secco e bilioso che alli flemmatici e pallidi, e di stomaco debole; ma corretta con ruchetta o simile cosa giova anche a questi. Si serve la medicina di questa pianta come di rinfrescante ed antiscorbutico, buono anche per le emorragie e contro vermi specialmente contro ìl solitario; perciò le sue foglie e principalmente il sugo spremuto gioveranno per calmare, temperare la sete cagionata da violento moto, dalla febbre e da materie acri e riscaldanti, mitigheranno il calor dei corpo e l'ardor dell'orina, modereranno il vomito bilioso e la diarrea procedente dalla stessa cagione, addolciranno l'acrimonia dello scorbuto, e correggeranno lo stato infiammatorio delle parti orinarie. Chomel soleva praticare l'acqua distillata di questa pianta alla dose di 2. in 4. once per le emorragie e particolarmente uterine con felice successo; ed il medesimo loda assai il sugo per li vermi. L'erba pesta ed applicata giova al dolore violento di testa e calma gli ardori della pelle, e del sugo servesi per correggere l'acrimonia calda e salsugginosa degli umori bagnandone la parte affetta. Il seme è delli 4. detti minori rinfrescanti, quali sono radicchio, lattuga, endivia, e porcellana.
Coltivazione della portulaca. Ama quest'erba la terra grassa e temendo moltissimo il freddo non può seminarsi che in maggio o sulla fine d'aprile. Una esposizione calda é sempre a lei di vantaggio. La dimestica si sarchielli di spesso e di spesso s'adacqui se il secco la molesti. Dalle piante più belle si raccoglie la semente, che si semina poi l'altr'anno in terra grassa e ben mobile."
Dizionario universale economico rustico
Nel linguaggio dei fiori, il genere portulaca è associato alla tenacia e alla forza vitale, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.
N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità, senza differenziazione tra metaboliti primari e secondari, perché lo scopo è informativo-storico e non medico.
Per chi è interessato



L'anno scorso ho comprato un libro perché online era citato per un'erba che mi interessava, l'ho letto da cima a fondo, nessuna traccia dell'erba e con i tempi che corrono è stata una spesa inutile che potevo non fare. Per questo mi piace un sacco che non ti fermi ai titoli, ma aggiungi i paragrafi relativi. Grazie
RispondiEliminaDopo aver letto tutto questo, credo che la portulaca abbia un curriculum più lungo del mio. Segugio
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