Veronica persica Poir.
Un piccolo esemplaretto di questa specie, nato spontaneo nell'Orto Botanico genovese (e che ho disegnato in grandezza naturale nella fig. 13 della Tav . IX) , mostra una deviazione abbastanza curiosa dalla struttura normale della specie. Mentre di solito negli esemplari della V. persica, (come nella maggioranza delle specie congeneri) i fiori si trovano terminali sopra assi di secondo grado, cioè su peduncoli nascenti dall'ascella di foglie o brattee inseriti sopra l'asse primario della pianta, nel nostro campione troviamo un unico fiore apicale terminante l'asse primario stesso. Non mi è noto alcun altro caso d'anomalia nello stesso genere consimile a questo, mentre in alcune Veroniche è piuttosto frequente il caso contrario, che cioè i fiori nascano sopra assi d'ordine più elevato del solito. Così sono note le varietà specialmente di Veronica spicata, Ver. longifolia ed affini V. caucasica, V. officinalis, nelle quali l'infiorescenza in luogo d'essere semplice, è ramificata, portando in luogo dei fiori altrettante piccole infiorescenze laterali. È da confrontare al nostro caso piuttosto quello della Lysimachia thyrsiflora, trovata qualche volta con un un'unica infiorescenza terminale, o meglio ancora quello di certi esemplari nani di Draba verna, Linaria minor, Sisymbrium Thalianum che talvolta nascono in esemplari nani. uniflori.
Malpighia - Rassegna Mensile di Botanica - Anno III. Fasc. I- II . 1889
Cresce, tra le erbe basse dei prati, lungo i muretti, ai bordi dei sentieri, nei terreni coltivati come una piccola memoria azzurra della primavera, una pianta umile e bellissima, capace di attraversare secoli di storia botanica, simboli e tradizioni.
Il nome Veronica persica Poir. racconta già due mondi diversi, ha una storia complessa, nata dall'incontro tra lingua greca, tradizione religiosa e reinterpretazioni medievali; l'origine più accreditata lo collega al nome Βερενίκη/Bereníkē molto diffuso nel mondo ellenistico composto da φέρειν/phérein - portare e νίκη/níkē - vittoria (puntualizziamo non si pronuncia naik), con il significato di Colei che porta la vittoria. Nel mondo romano fu latinizzato in Berenice e, nel corso dei secoli, trasformato nella forma Veronica; in epoca cristiana, alcune tradizioni apocrife lo associano alla donna emorroissa che, nei Vangeli, guarisce toccando il mantello di Gesù.
A partire dal Medioevo, attraverso una somiglianza fonetica con l'espressione latina vera icon - vera immagine, il nome Veronica diventa simbolo di devozione e si lega alla donna che, lungo la via del Calvario, asciugò il volto di Cristo con il velo su cui sarebbe rimasta impressa la sua immagine. - continua in Veronica cymbalaria -
Persica invece definisce l'area geografica delle terre persiane di cui è originaria.
Appartiene alla famiglia delle Plantaginaceae, il genere annovera circa 500 specie, un tempo era inclusa nelle Scrophulariaceae, arriva in Europa probabilmente nell'Ottocento e si naturalizza diffondendosi rapidamente nei campi e nei giardini, dove si costruisce gran parte del suo immaginario simbolico che nei suoi petali azzurri attraversati da venature più scure, con un centro chiaro che sembra custodire la luce, riconosce qualcosa di simile a uno sguardo che le vale l'appellativo popolare di Occhi della Madonna, Occhi celesti, Occhi di Santa Maria.
Verónica de Persia o Ojitos azules in spagnolo; Verónica-da-Pérsia o olhos-de-santa-maria in portoghese; Bird’s-eye speedwell o Persian speedwell in inglese; Véronique de Perse in francese; Persischer Ehrenpreis in tedesco, che significa letteralmente premio d'onore persiano, composto da Persischer - persiano, della Persia e da Ehrenpreis - nome tradizionale del genere Veronica formato da Ehre - onore e Preis - premio, lode, riconoscimento,
Pianta mellifera annuale o biennale, fiorisce da fine inverno alla primavera-estate, una delle prime erbe a comparire nei prati, raggiunge un'altezza di circa 10-40 cm, il fusto è sottile e strisciante, le foglie ovali dentellate, i fiori piccoli, azzurro cielo con centro bianco.
La Veronica persica dal punto di vista medicinale non ha avuto una grande importanza come la parente più nota Veronica officinalis usata nella tradizione erboristica e fitoterapica europea, comunque condivide con altre specie del genere diversi composti vegetali, tra cui acidi fenolici, altri composti fenolici, composti antiossidanti bioattivi, flavonoidi, iridoidi come laucubina, piccole quantità di sostanze aromatiche volatili; è inoltre possibile che contenga tracce di minerali presenti comunemente nelle erbe spontanee come calcio, ferro, magnesio, potassio.
Gli studi disponibili attribuiscono alla Veronica persica soprattutto proprietà antiossidante, antimicrobica antifungina, le evidenze attuali derivano principalmente da studi di laboratorio e non da studi clinici sull'uomo.
Nelle campagne veniva talvolta raccolta insieme alle erbe spontanee primaverili, le giovani foglie sono considerate commestibili e hanno un gusto leggermente amarognolo, semplice e verde come il paesaggio da cui provengono. La sua vera forza però è simbolica, fiorisce molto presto, spesso quando l'inverno non è ancora terminato del tutto e porta un piccolo frammento di cielo tra l'erba, i suoi piccoli fiori si aprono soprattutto alla luce del sole, quasi a cercarla, parla di continuità, della presenza gentile che torna ogni anno senza fare rumore e di ciò che resta vicino nel tempo.
Nel linguaggio dei fiori, il genere Veronica è associato a sincerità, costanza, il ricordo affettuoso, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.
N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità, senza differenziazione tra metaboliti primari e secondari, perché lo scopo è informativo-storico e non medico.
Per chi è interessato



Nessun commento:
Posta un commento