mercoledì 16 giugno 2021

La sacra verbena


Nell'antica Grecia era σιδηρίτις - sideritis - colei che è fatta di ferro, proteggeva dai sortilegi o περιστειον - peristerion da περιστερά - peristera - colomba in riferimento al fatto che le colombe facevano nascere i loro piccoli in un nido celato dai suoi rami o ἱεροβοτάνη - ierobotane da ἱερός - sacro e βοτάνη - botane - erba in riferimento al fatto che gli antichi romani la consideravano un'erba sacra. La derivazione latina ci porta invece a verbĕr - frusta, sferza, staffile, verga, perchè nei rituali sacri dell' antica Roma con la verbēna, che inizialmente indicava genericamente i fasci delle piante considerate sacre, quali l'alloro, il cipresso, il mirto, la salvia, il timo e l'ulivo, si sferzava la persona o l'oggetto per cui si richiedeva prosperità, purificazione e protezione.
Il collegio sacerdotale dei feziali custodi dello ius sacer - diritto sacro, aveva il compito di chiedere soddisfazione ai popoli di confine che recavano offesa a Roma, l'ambasceria per res repetere - chiedere un risarcimento era gestita dal pater patratus ovvero l'oratore che prestava giuramento come rappresentante del popolo romano e che in loco si cingeva la testa con una benda di lana* e dal verbenarius che come simbolo propiziatorio ed emblema del suolo romano portava, in quanto sagmina - erba pura, una verbena presa sull'Arx Capitolina:

" ... Il feziale così domandò al re Tullo: «Mi autorizzi, o re, a stringere il patto col padre patrato del popolo albano?» Avuto l’assenso del re soggiunse: «O re, ti chiedo la sacra erba». Il re disse: «Prendila pura». Il feziale portò dalla rocca l’erba pura. Poi così domandò al re: «O re, proclami regi messaggeri del popolo romano dei Quiriti me e i sacri oggetti e i miei compagni?» Il re rispose: «Con l’augurio che ciò sia senza danno mio e del popolo romano dei Quiriti, vi proclamo»... "

Storie - Libro I
Aulo Gellio
Traduzione Luciano Perelli

Oltre la zolla di verbena i feziali portavano con sé la selce, per far scaturire da essa le scintille simbolo del fulmine che punisce i contravventori, e lo scettro simbolo dell’autorità.
Passati trentatré giorni se ottenevano una risposta positiva proseguivano nel foedus ferire - stipulare un patto su cui veniva sferzata la verbena e ringraziavano Giove Feretrio immolandogli un maiale ucciso con un coltello di pietra davanti al lapis silex; se invece la risposta era negativa seguiva l'indictio belli - la dichiarazione di guerra con il lancio sul territorio nemico dell'hasta ferrata aut sanguinea praeusta - asta insanguinata con la punta di ferro bruciata per renderla aguzza.

" ... L'uso era che il feziale portasse al confine (nemico) un'asta con un puntale di ferro, ovvero di corniola rossa, resa aguzza dal fuoco ... "

Ab Urbe Condita
Tito Livio
Traduzione Luciano Perelli

benda di lana* = Alla lana veniva attribuito un potere magico

La verbena come la salvia non poteva essere tagliata con una lama di ferro e Plinio ci spiega come e quando doveva essere raccolta:

" Nessun'erba tuttavia è rinomata presso i Romani quanto la ierobotane. Alcuni la chiamano aristereo; dai nostri autori è detta verbena  È quella che, come abbiamo ricordato, gli ambasciatori
portano ai nemici; è con quest'erba che viene spazzata la mensa di Giove; con essa si puliscono e si purificano le case. Ve ne sono due specie: una ricca di foglie, che considerano femmina, e il maschio, con le foglie piu rade. I ramoscelli di entrambi i tipi sono numerosi, sottili, lunghi un cubito, angolosi; le foglie piu piccole e piu strette di quelle della quercia, con le fenditure piu profonde; il fiore è azzurro; la radice è lunga e sottile. Nasce dappertutto nelle zone pianeggianti ricche d'acqua. Certuni non distinguono le due varietà e le considerano una specie sola, dal momento che entrambe producono i medesimi effetti. Con l'una e con l'altra i Galli tirano le sorti e annunziano i responsi; ma i Magi soprattutto dicono cose folli riguardo a quest'erba: che coloro che se la sono strofinata addosso ottengono quello che vogliono, allontanano le febbri, si conciliano le amicizie, e non c'è malattia che non riescano a curare; poi, che quest'erba va raccolta nel periodo in cui sorge il Cane, facendo in modo che né il sole né la luna vedano l'operazione, avendo prima dato alla terra dei favi e del miele a scopo espiatorio; che essa va estirpata con la mano sinistra dopo averle tracciato attorno un cerchio con un ferro e quindi va sollevata verso l'alto; che le foglie, il gambo e la radice vanno fatti seccare all'ombra separatamente. Dicono che, se si spruzza in un triclinio l'acqua in cui sia stata messa a macerare
quest'erba, i conviti diventino piu lieti. Si usa contro i serpenti tritata nel vino. "

Storia Naturale - Libro 25
Plinio il Vecchio
Traduzione Paola Cosci

La verbena dedicata alle grandi madri ha assunto il nome di Cerealis, Demetria, Persephonion, Herba Veneris in quanto sembra risvegliare i sentimenti d'amore, Lacrime di Giunone perchè nata dal suo pianto provocato da un tradimento di Giove e Lacrime di Iside perché nata dal pianto di dolore della dea per la morte del suo sposo Osiride. E ancora è Sangue di Mercurio, e Erba della Croce o Crocina per la leggenda cristiana in cui si racconta che sia stata trovata sul monte Calvario e che le sue foglie siano state usate per cicratizzare le ferite di Gesù; acquisì così l'attributo della divinità e ne raccoglierla si recitava questa preghiera:

Tu sei santa, Verbena, come cresci sulla terra,
perché in principio sul Calvario fosti trovata,
tu hai guarito il Redentore e hai chiuso le sue piaghe sanguinanti,
in nome del Padre, del figlio e dello Spirito Santo ti colgo.

E il 15 agosto, giorno che festeggia l'Assunzione di Maria, si usa per benedire le chiese.

Appartiene alla famiglia delle verbanaceae e comprende oltre 250 specie, ha i rami verde chiaro in gioventù che si scuriscono in maturità, ha le foglie verde intenso, incise, scabre e con lobi dentati, ha i fiori rosa che virano verso il lilla, tubulari, piccoli, raccolti in una spiga e nel Dizionario universale economico rustico del 1797 è descritta così: 

" Verbena, Vermena, Verbenaca, Verminacola, Berbena, Erba sacra, lat. Verbena, Verbenaca, Verbena officinalis, Linn. vulgaris, fiore ceruleo, C. Bauth. fr, Vervene, Verveine. Erba assai nota e troppo stimata dagli antichi, la di cui radica è lunga e poco fibrosa; il suo tronco alto quasi un braccio, quadrato, talvolta liscio ed alcune volte peloso; le sue foglie sono opposte, frastagliate e dentate, quelle però della cima per lo più bislunghe, lanceolate ed intere, ma tutte più verdi al di sopra che al di sotto; i suoi fiori sono piccoli, di color celeste rossiccio, disposti in forma di spiga, monopetali, quasi labiati, con tubo cilindrico e l'orlo in 5 parti diviso; ei suoi semi sono in numero di 2 o 4 bislunghi e rinchiusi in un calice tubulato angoloso. Le molte cose che si potrebbero dire di questa pianta o sono spettanti alla medicina o puramente fondate sopra vane osservanze ed antichi superstiziosi costumi; onde volentieri da me si tralasciano, e dirò unicamente che suole essa germogliare lungo le strade e ne' luoghi incolti, ma però lontano assai dall'abitato. Quindi un viaggiatore smarrito ovvero un semplicista, che vada in traccia di naturali prodotti, desideroso di ritrovare un qualche asilo, imbattendosi in questa pianta potrà assicurarsi di ritrovare non lungi un abitturo entro di cui si possa ricovrare. Questa pianta dai Greci s'appella Peristereon, che significa colombina o sia erba de' colombi, mentre questi uccelli sogliono in essa volentieri trattenersi; che però consigliano alcuni di porne qualche fascetto alle finestre della colombaja. Io sono di parere che si debba annoverare tra le molte favole raccontate di quest'erba anche ciò che vien riferito da Plinio e Discoride, cioè che l'acqua, in cui sia stata infusa la verbena, sparsa nelle sale renda i convitati più giulivi; effetto che viene più facilmente prodotto dal vino, non però sparso inutilmento sul suolo, ma tracannato. "

Verbena officinalis

Virtù. Di dentro. La decottione della Verbena fatta in vino, giova bevuta, quasi a tutti i difetti interiori del corpo, apre le oppilationi del fegato, delle reni, e del polmone. Le fronde bevnte con vino insieme con la radice, e parimente impiastrato vagliono ai morsi delle serpi. Bevute al peso d'una dramma in una emina di vin vecchio quaranta giorni cotinui a digiuno, vagliono al rrabocco del fiele, Dassi il terzo nodo del suo fusto, numerando da terra in su, con le frondi, che vi sono appresso per la febre terzana, è il quarto per la quartana come il quinto per la febre quintana.
L'Acqua Lambiccata dalla verbena il mese di Giugno, presane tre once mattina, e sera per otto giorni, sana il trabocco del fiele, resiste ai veleni, e alla peste. Giova ancora alla febre terzana, quartana, scaccia i lumbrici del ventre,vale al'asma, ai tisici, e all'ulcere del polmone, fa buon colore, conforta il fegato, lo stomaco, la milza le reni, la vessica e caccia fuor le lor pietre, e mucilagini, altri humori putridi, e viscosi
Virtù. Di fuori. Applicata l'herba pesta con aceto, giova alle erisipile, e con mele salda le ferite, con assogna vecchia porcina trita, mitiga i dolori, e i tumori dei membri genitali delle donne, sana la frenesia, applicata alle tempie, e alla fronte, vale all'ulcere della bocca. Purga le morfee, e altri vitij della pelle, conferisce ai difetti dei luoghi occulti. le frondi mitigano impiastrate le posteme vecchie, e le infiammagioni: mondificano l'ulcere sordide. Rompe la decottione di tutta la pianta, gargarizzata le croste del gorguzzole: e ferma l'ulcere corrosive della bocca. Dicesi che spargendosi della sua infusione nei luoghi, dei conviti, rallegra i convivanti. Facendo corona con la sua herba alla testa, mitiga il suo dolore. Colta nel mese de Marzo, e attaccata al collo con grani di peonia, overo trita, e messa nel naso, ouetobeuuta, ſana il mal caduco. Portando il medico la verbena in mano, e dimandando l'ammalato, come stia, e rispondendo bene, significa che camerà, se dice male, il contrario. La radice sospesa al collo, sana le scrophole e altri tumori della testa.
L'Acqua applicata con pezzette è valorosa per i dolori, e percosse della testa: Messa negli occhi ne leva le caligini, e conforta la vista, vale ai dolori dello stomacho. Giova ai luoghi secreti delle Donne ulcerati, e ai porrifichi. La medeſima conferisce alle piaghe e antiche, massime delle gambe, e all'ulcere maligne, e corrosiue, e giova al membro infiammato, e piagato di piaghe maligne, e cancerose, fattevi bollir dentro rose secche, e galluzza.

Herbario nuovo
Castore Durante

Nel linguaggio dei fiori rappresenta la purezza d' animo e di intenti e un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di san Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

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