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martedì 14 aprile 2026

L'acrobata del Nilo

L'acrobata del Nilo - Prima età imperiale - Palazzo Massimo alle Terme - Roma

L'acrobata del Nilo 
Prima età imperiale 
Palazzo Massimo alle Terme - Roma

Nel 1908, in un edificio residenziale dell'area dell'ex Villa Patrizi sulla via Nomentana, viene riportata alla luce una scultura risalente alla prima età imperiale, riadattata come decorazione per fontana da un modello di epoca ellenistica è oggi conservata a Palazzo Massimo alle Terme di Roma; raffigura un giovane africano nell'atto di compiere un'acrobazia e ricorda molto un appartenente alla tribù di Tentira conosciuta oggi come Dendera o Dandara, città e non isola ubicata nell'area della Tebaide sulla riva occidentale del Nilo. I Tentyritae sono citati nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio che li descrive come abili a tuffarsi nell'acqua per cacciare i coccodrilli, sui quali salgono come fossero cavalli.
Un esempio perfetto di come, nel mondo antico, l'arte, la storia e le tradizioni fossero un continuo dialogo tra culture. Grecia, Egitto e Roma si intrecciano in un'unica immagine.

L'acrobata del Nilo (dettaglio) - Prima età imperiale - Palazzo Massimo alle Terme - Roma

L'acrobata del Nilo (dettaglio)
Prima età imperiale 
Palazzo Massimo alle Terme - Roma

" ...Il Nilo ha il coccodrillo, malanno a quattro zampe, terribile tanto in terra che in acqua. Esso solo, fra gli animali terrestri, non ha l'uso della lingua, esso solo imprime morsi con la mascella superiore mobile, mentre per il resto la sua serie di denti si stringe terribilmente a pettine. Per lo più, supera la grandezza di diciotto cubiti. Depone uova grandi come quelle delle oche e per una sorta di istinto profetico le pone sempre al di sopra del limite che il Nilo raggiungerà in quell'anno con la massima piena. Nessun altro animale passa da una taglia cosi piccola alla nascita ad una dimensione piu grande. È armato anche di artigli ed ha una pelle che resiste a tutti i colpi. Passa le giornate in terra, le notti in acqua, in entrambi i casi per ragioni di calore. Quando il coccodrillo è sazio di pesce e dorme sulla riva con la bocca ancora piena di cibo, un uccellino, che in Egitto chiamano trochilo e in Italia re degli uccelli, lo spinge a spalancare le fauci per trovarvi nutrimento. Prima pulisce a piccoli salti la bocca del coccodrillo, poi i denti, poi va dentro la gola che si apre il piu possibile per questa gradevole operazione di sdlletico. Allorché l'icneumone vede il coccodrillo preda di questo piacere e del sonno, si slancia come una freccia attraverso le stesse fauci e gli rode il ventre..."

Storia naturale - Libro VIII
Plinio il Vecchio
Traduzione Elena Giannarelli

L'acrobata del Nilo (lato destro) Prima età imperiale  Palazzo Massimo alle Terme - Roma

L'acrobata del Nilo (lato destro)
Prima età imperiale 
Palazzo Massimo alle Terme - Roma

" ...Anzi, sullo stesso Nilo c'è anche una tribu ostile a questa belva, che prende il nome dall'isola di Tentira, sulla quale abita. Sono uomini piccoli di statura, ma dal coraggio ammirevole, almeno in questa lotta che è loro abituale. Terribile è la belva contro chi la fugge, ma scappa di fronte a chi la insegue. Solo questi uomini osano attaccare il coccodrillo, addirittura si gettano a nuoto nel fiume e dopo essere saliti sul dorso dell'animale come su un cavallo, quando le bestie, girando la testa all'indtetro, aprono le fauci per mordere, infilano loro in bocca un bastone; e tenendone le estremità da destra e da sinistra, da entrambe le parti, come se si trattasse di briglie guidano gli animali prigionieri verso terra, e li spaventano soltanto col suono della voce e li costringono a vomitare i corpi che hanno di recente inghiottito per seppellirli. Perciò a quella sola isola i coccodrilli non si avvicinano e sono messi in fuga dall'odore di quegli uomini ... "

Storia naturale - Libro VIII
Plinio il Vecchio
Traduzione Elena Giannarelli

L'acrobata del Nilo (dettaglio lato destro) Prima età imperiale  Palazzo Massimo alle Terme - Roma

L'acrobata del Nilo (dettaglio lato destro) 
Prima età imperiale  
Palazzo Massimo alle Terme - Roma

venerdì 25 luglio 2025

La soglia di san Giacomo il Maggiore

San Giacomo, detto il Maggiore per distinguerlo da Giacomo di Alfeo detto il Minore, è uno degli uomini più vividi del Nuovo Testamento, capace di unire la dimensione evangelica, il martirio, la tradizione popolare e il simbolismo agricolo.
Nasce a Betsaida, in Galilea, da Salomè e Zebedeo, è un pescatore come il padre e il fratello Giovanni detto l'Evangelista; la professione dei due fratelli, parte integrante della loro identità, diviene emblema della missione a cui sono chiamati quando tra i primi scelti da Gesù si trasformano da pescatori di pesci in pescatori di uomini sublimando l'archetipo del ΙΧΘΥΣ/Ichthys - pesce che nel II secolo, attraverso l’acrostico Ἰησοῦς Χριστός Θεοῦ Υἱός Σωτήρ - Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore, diviene una delle icone più distintive di Cristo in cui il nutrimento fisico coesiste con quello spirituale e salvifico.

"Καὶ προβὰς ἐκεῖθεν εἶδεν ἄλλους δύο ἀδελφούς, Ἰάκωβον τὸν τοῦ Ζεβεδαίου καὶ Ἰωάννην τὸν ἀδελφὸν αὐτοῦ, ἐν τῷ πλοίῳ μετὰ Ζεβεδαίου τοῦ πατρὸς αὐτῶν καταρτίζοντας τὰ δίκτυα αὐτῶν· καὶ ἐκάλεσεν αὐτούς.
E andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò."

Matteo 4:21

Il Messia soprannomina Giacomo e Giovanni Boanerghes, che dall’aramaico bānē - figli di e rēḡeš - tumulto, commozione, rumore e dalla forma simile ebraica בְּנֵי/bene - figli di e רֶגֶשׁ/regesh - emozione, sentimento, commozione, si traduce come "figli del tumulto" o "figli dell’ira", e nel contesto evangelico è interpretato come "figli del tuono" per indicare il loro carattere ardente, impetuoso, la potenza del loro annuncio e la funzione apotropaica del rumore celeste che attraverso loro scaccia il male e protegge la terra.

"Καὶ Ἰάκωβον τὸν τοῦ Ζεβεδαίου καὶ Ἰωάννην τὸν ἀδελφὸν Ἰακώβου· καὶ ἐπέθηκεν αὐτοῖς ὀνόματα Βοανηργές, ὅ ἐστιν Υἱοὶ βροντῆς.
Giacomo, figlio di Zebedeo e Giovanni, fratello di Giacomo, ai quali pose nome Boanerges, che vuol dire figli del tuono."

Marco 3, 17

San Giacomo il Maggiore, testimone  della Trafigurazione:

"Καὶ μεθ’ ἡμέρας ἓξ παραλαμβάνει ὁ Ἰησοῦς τὸν Πέτρον καὶ Ἰάκωβον καὶ Ἰωάννην τὸν ἀδελφὸν αὐτοῦ, καὶ ἀναφέρει αὐτοὺς εἰς ὄρος ὑψηλὸν κατ’ ἰδίαν. καὶ μετεμορφώθη ἔμπροσθεν αὐτῶν, καὶ ἔλαμψεν τὸ πρόσωπον αὐτοῦ ὡς ὁ ἥλιος, τὰ δὲ ἱμάτια αὐτοῦ ἐγένετο λευκὰ ὡς τὸ φῶς.
Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte; e fu trasfigurato davanti a loro."

 Matteo 17,1 - 2

della risurrezione della figlia di Giairo:

"Καὶ οὐκ ἀφῆκεν οὐδένα μετ’ αὐτοῦ συνακολουθῆσαι εἰ μὴ τὸν Πέτρον καὶ Ἰάκωβον καὶ Ἰωάννην τὸν ἀδελφὸν Ἰακώβου [...] καὶ εὐθὺς ἀνέστη τὸ κοράσιον καὶ περιεπάτει· ἦν γὰρ ἐτῶν δώδεκα· καὶ ἐξέστησαν εὐθὺς ἐκστάσει μεγάλῃ.
E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. [...] Prese la mano della bambina e le disse: ‘Talità kum’, che significa: ‘Fanciulla, io ti dico: alzati!"

Marco 5, 37 - 42

e dell’agonia nel Getsemani:

"καὶ παραλαμβάνει τὸν Πέτρον καὶ Ἰάκωβον καὶ Ἰωάννην μετ’ αὐτοῦ, καὶ ἤρξατο ἐκθαμβεῖσθαι καὶ ἀδημονεῖν. καὶ λέγει αὐτοῖς· Περίλυπός ἐστιν ἡ ψυχή μου ἕως θανάτου· μείνατε ὧδε καὶ γρηγορεῖτε.
Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: ‘La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate."

Marco 14, 33 - 34

predica il Vangelo nella penisola iberica, ma quando nel 44 d.C. torna in Giudea viene martirizzato per decapitazione su ordine di Erode Agrippa I.

"Κατ᾽ ἐκεῖνον δὲ τὸν καιρὸν ἐπέβαλεν Ἡρῴδης ὁ βασιλεὺς τὰς χεῖρας κακοῦσαι τινὰς τῶν ἀπὸ τῆς ἐκκλησίας· ἀνεῖλέ τε Ἰάκωβον τὸν ἀδελφὸν Ἰωάννου μαχαίρῃ.
In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa. Fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni."

Atti degli Apostoli 12, 1 - 2

San Giacomo il Maggiore - miniatura dal Libro fiammingo delle Ore di Maria de' Medici - 1515  - 1520 - Artista anonimo

San Giacomo il Maggiore - miniatura dal Libro fiammingo delle Ore di Maria de' Medici 
 1515  - 1520 
 Artista anonimo

È il primo apostolo martire, la Legenda Aurea narra che i suoi discepoli trasportano il suo corpo in Galizia dove viene sepolto; nell’831, un eremita scopre il sepolcro grazie a una stella che brilla nel cielo, il luogo prende il nome di Campus Stellae -Campo della Stella da cui deriva Compostela, una delle mete di pellegrinaggio devozionale più importanti della tradizione cristiana e Roma istituisce la festa liturgica, crocevia di spiritualità, cultura e natura, confermandola al 25 luglio, data che ricorda il martirio del santo.
Nel 1630, Papa Urbano VIII lo proclama patrono ufficiale della Spagna e quando il giorno della sua festa cade di domenica, si celebra l’Anno Santo Compostelano.
Ci troviamo nel cuore della levata eliaca di Sirio, per gli Egizi intorno al 21 luglio del calendario egizio, 31 luglio se fosse esistito il gregoriano, dopo circa 70 giorni di invisibilità, apriva la stagione di Akhet o stagione delle inondazioni, l'inizio dell'anno, e annunciava le piene del Nilo che depositavano sul terreno uno strato di limo ricco di sali minerali e nutrienti, trasformando il deserto in terra fertile atta a garantire la sopravvivenza della civiltà, rappresentava un evento vitale per l’agricoltura. Per gli antichi romani che chiamavano Sirio canicula - cagnolina, in quanto stella più brillante della costellazione del Cane Maggiore, e del firmamento, il suo sorgere all’alba, in concomitanza con il sole, che nel periodo imperiale avveniva intorno al 19 - 20 luglio del calelendario giuliano, 30 - 31 luglio se fosse esistito il gregoriano, segnava, per convenzione intorno al 24 luglio, l’inizio dei "dies caniculares - giorni canicolari", i più caldi e critici per la salute, l’agricoltura e la navigazione che si concludevano intorno al 24 agosto, 4 settembre se fosse esistito il gregoriano.

"... Quando Sirio sorge, le ginocchia si fiaccano e il cuore si brucia per il calore del sole ..."

Le opere e i giorni
Esiodo 
Traduzione Giovanni Tarditi

"Ὅτε δὲ ὁ Σείριος ἀνατέλλει, τότε μάλιστα αἱ νόσοι ἐπικρατοῦσιν, καὶ οἱ ἄνθρωποι ἀσθενέστεροι γίγνονται.
Quando Sirio sorge, allora le malattie prevalgono maggiormente, e gli uomini diventano più deboli."

Corpus Hippocraticum, De aere, aquis et locis
Ippocrate
Traduzione Giovanni Dall'Orto

Per i cristiani che festeggiano San Giacomo il Maggiore con il sentire attento dei contadini, il 25 luglio diventa una soglia, un confine invisibile tra la pienezza dell’estate e il suo lento dissolversi. Nel momento culmine del calore San Giacomo porta il primo fresco recita il detto popolare. Si colgono quei mutamenti sottili come il sole che comincia a inclinarsi diversamente, le giornate che visibilmente si accorciano, il vento che cambia tono nelle brezze serali, i tramonti che cambiano colore e l’aria che muta il suo profumo mentre si ascoltano i racconti antichi; si avvertono i primi temporali pomeridiani, segni di instabilità atmosferica; il pane, preparato con la farina del grano appena mietuto, eco di quel pane spezzato che nell'Ultima Cena si fa corpo di Cristo e che viene distribuito agli apostoli tra cui Giacomo il Maggiore, è portato in chiesa per essere consacrato e condiviso con la comunità, durante le messe votive per il ringraziamento del raccolto, insieme ai prodotti del territorio e alle mele di San Giacomo, così chiamate perché giungono a maturazione proprio nel tempo in cui il santo viene celebrato; si prende parte alle processioni per la benedizione dei campi, e delle sementi in attesa della vendemmia perché San Giacomo con i tetti bagnati, del vin siamo privati.
San Giacomo il Maggiore, apostolo coraggioso, martire della fede, guerriero e pellegrino, custode del tempo compiuto, è patrono dei cavalieri, dei cappellai, dei calzettai, dei contadini, dei droghieri, dei farmacisti, dei pellegrini, dei soldati, dei veterinari, dei viaggiatori; è invocato contro i reumatismi, il mal tempo, i fulmini, i tuoni, il cui suono evoca quello degli zoccoli del suo cavallo celeste, e sempre a lui ci si rivolge per la protezione dei raccolti, del bestiame e della transumanza .

Lieta festa di San Giacomo!

Post programmato

lunedì 12 dicembre 2011

La terra dei faraoni - Lungo le rive del Nilo

Bambini si tuffano e giocano nel Nilo

Operai al lavoro lungo le rive del Nilo

Operai al lavoro lungo le rive del Nilo

Cammelli in riposo lungo le rive del Nilo

Un uomo passeggia lungo le rive del Nilo e sullo sfondo i cammelli riposano

Uomini e donne in pausa lungo le rive del Nilo

"... Innumerevoli capanne, costruite dai monaci con fronde e fango, si susseguivano lungo le due rive del Nilo, né troppo vicine né troppo lontane, permettendo agli abitanti di vivere isolati e d'aiutarsi in caso di bisogno ... "

Taide
Anatole France

N.B. Il mio computer non si accende più, pertanto devo portarlo al centro assistenza, mi auguro di poterlo riavere almeno per farvi gli auguri di Natale, per ora vi saluto e vi abbraccio!

martedì 3 maggio 2011

La terra dei faraoni - L' isola di Elefantina

" ... L'isola Elefantina co' suoi gruppi pittoreschi d' arbori diversi - pare dalla natura destinata in questo bel quadro a rompere quella uniformità che regna ovunque sulla riva occidentale: e questo sito diventa ancora più bello per una roccia che sorge alla sinistra con in cima gli avanzi di un convento cofto. Tali viste veramente pittoresche sorprendono in Egitto; ed ecco la causa per la quale i viaggiatori hanno descritta questa con tanta predilezione. Noi sbarcammo alle falde della collina sopra la riva sinistra del Nilo, e ci recammo a visitare le rovine del convento. Quivi trovai parecchie grotte, le quali sicuramente devono aver servito di cappelle. Il convento consiste in una quantità di piccole celle a volta, separate l'una dall'altra. Si gode una vista piacevole sulla cateratta , sopra Assuan, e sulla parte inferiore del maestoso fiume. Per rispetto a questo luogo gli Arabi conservano alcune tradizioni, delle quali ne riporterò una, che mi sembra degna di osservazione a preferenza delle altre. » Havvi, dicon essi, in questo luogo un grande tesoro, che vi depose un antico re del paese prima di partire per una spedizione verso l'Alto-Nilo contra gli Etiopi. Questo principe era tanto avaro, che non lasciò alla sua famiglia con che vivere; ed essendo stretto in intima amicizia con un mago, confidògli la custodia del tesoro fino al suo ritorno. Ma appena fu egli partito i suoi parenti tentarono d'impadronirsi di quel tesoro: il mago, essendosi opposto, venne ucciso mentre difendeva il deposito; e di poi si cangiò in un serpente enorme che divorò tutti i combattenti. Siccome il re non è mai ritornato, il serpente continua a guardare il ricco tesoro: ogni notte, quando le stelle sono giunte ad una certa posizione nel firmamento, esce delle caverne; la sua figura è mostruosa, la sua testa brilla per umo splendore tale, che sbalordisce coloro che volessero mirarlo; scende al Nilo, vi beve e rimonta quindi sulla collina per vegliare sul tesoro fino al ritorno del re* . » ... "

re* = Intorno al fatto dell' antico re, che consegna il suo tesoro , accumulato forse colle estorsioni contro i sudditi, da custodirsi ad uno de' sacerdoti, che maghi dicevansi per la loro furberia nel custodire gelosamente la poca scienza che aveano ; e che tale sacerdote venga ucciso dai parenti del principe per desiderio d' impossessarsi del tesoro; nulla si può dire in contrario per non credere che sia vero. In quanto poi alla metamorfosi del serpente, nissuno vi sarà che non creda esser questa una fola inventata dall'ignoranza e dalloesaltamento orientale.

Viaggio in Egitto e in Nubia
Giovan Battista Belzoni

Isola di Elefantina - Assuan - Egitto

L'isola di Elefantina - Gezriet Aswan, si trova al centro del Nilo subito dopo la Prima Cataratta, è lunga 1 chilometro e mezzo, fu abitata fin dal 3000 a.C. ed ebbe il suo massimo splendore durante la V dinastia nel 2400 a.C. , importante anche il periodo romano caratterizzato dal commercio dell'avorio e del granito.

Nel 230 a.C. Eratostene sfruttando la posizione dell'isola che corrispondeva al Tropico del Cancro calcolò per la prima volta la circonferenza della terra.


Isola di Elefantina - Assuan - Egitto

Isola di Elefantina - Assuan - Egitto

Nella parte meridionale dell'isola all'interno dell'antico centro abitato, all'interno delle Rovine di Abu in cui oggi è ricostruita e rappresentata la vita degli egiziani vissuti tra il 3000 a.C. e il IX secolo d.C., sono conservati i resti del Tempio di Khnum edificato inizialmente da Nekhtharehbe - Nectanebo II appartenente alla XXX dinastia e finito dai tolomei e dai romani con materiali risalenti alla XVIII, si possono vedere un cortile pavimentato con colonne in arenaria stuccate, la sala ipostila con una grande porta in granito in cui sono incise scene di offerte, immagini e cartigli che si riferiscono ad Alessandro Aegos, figlio di Alessandro il Macedone e un naos spezzato in granito grigio con le incisioni di Nekhtharehbe - Nectanebo II che adora Khnum dio delle cataratte e delle inondazioni. Nei pressi di questo tempio si trovano anche tracce del tempio costruito da Thutmosis III dedicato alla sposa di Khnum, Satis, e, posizionate attorno a un cortile circondato da un muro di mattoni crudi e frammenti di materiale da riporto provenienti da un sacrario di Kalabsa, una serie di naos - cappelle in arenaria costruite tra la fine dell'Antico Regno e l'inizio del Primo Periodo Intermedio e facenti parte del Tempio di Heqaib, nomarca deificato della VI dinastia di Elefantina e Syene ( i nomarchi erano i capi dei nomoi, le provincie in cui era diviso l'Egitto).


Isola di Elefantina - Assuan - Egitto

Isola di Elefantina - Assuan - Egitto

La tomba di Heqaib, insieme a quelle di altri principi di Elefantina, si trova sulla riva sinistra del Nilo fra gli ipogei scavati sul lato della collina di Qubbat el Hawa - Cupola Ventosa. Nella zona chiamata Garbi Aswan, interessanti da vedere l'ipogeo di Setka con le sue rare pitture del Primo Periodo Intermedio, degradate ma belle, l'ipogeo di Sirenput I della XII dinastia , il più grande con importanti decorazioni e l'ipogeo di Herkhuf in cui sono raccontate le sue tre spedizioni in Nubia.


Isola di Elefantina - Assuan - Egitto

Isola di Elefantina - Assuan - Egitto

L'isola di Elefantina era nell'antichità un grande centro di commercio che metteva in contatto l'Egitto con la Nubia e il museo presente sull'isola ne conserva i reperti in quella sua parte più vecchia risalente al 1898 che fu la casa di William Willcocks, architetto dell'antica diga di Assuan.

Di grande interesse anche il Nilometro con la sua scalinata di 90 gradini, i suoi segni graduati distanti l'uno dall'altro un cubito che misuravano l'innalzamento-la piena e l'abbassamento del Nilo, il Nilometro rimase inutilizzato per molto tempo fino a quando Mahmud Bey lo fece ripristinare, sono ancora visibili le iscrizioni risalenti all'epoca imperiale sempre inerenti il livello dell'acqua. L'isola di Elefantina conserva anche i resti dei villaggi nubiani di Siou e Koti, il Tempio di Satet e il cimitero degli arieti sacri


Isola di Elefantina - Assuan - Egitto

Torre del Movenpick Resort 

© Sciarada Sciaranti

sabato 12 marzo 2011

La terra dei faraoni - L'isola di Kitchener

Horatio Herbert Kitchener nato a Listowel il 24 giugno 1850, esperto di organizzazione militare (avviò l'uso dei campi di concentramento nella guerra anglo-boera, in cui persero la vita circa ventiseimila donne e bambini), nel periodo in cui fu per la sua patria ufficiale di colonia e comandante dell'esercito egiziano, coltivò la sua passione per la botanica realizzando un orto botanico sull'isola che oggi porta il suo nome, ma conosciuta anche come " l'isola degli alberi ".
  

Un vero paradiso tropicale che si estende per circa sette ettari in cui Kitchener fece portare piante provenienti dall'Asia e dal resto dell'Africa.


L'isola degli alberi si trova ad ovest dell'isola Elefantina e fu donata all'Egitto da Kitchener.



Nominato ministro della guerra del Regno Unito nel 1914, Kitchener perse la vita il cinque giugno 1916 nel mare delle isole Orcadi su l'incrociatore Hampshire affondato da un sommergibile tedesco che lo aveva intercettato. Kitchener si stava recando dallo zar Nicola II, per una consulenza di riorganizzazione militare.



Horatio Herbert Kitchener

© Sciarada Sciaranti

venerdì 4 marzo 2011

La terra dei faraoni - Il mausoleo dell'Aga Khan

Il sultano Mahommed Shah - Aga Khan III, nato a Karachi il due novembre del 1877 dal matrimonio dell' Aga Khan II con Nawab A'lia Shamsul-Muluk sua terza moglie, dopo la morte del padre avvenuta nel 1885 divenne il quarantottesimo Imam dei musulmani ismailiti nizariti. 
Nel 1897 la regina Vittoria gli conferì il titolo onorifico di Cavalier Comandante dell'Impero indiano.
Nel 1902 Edoardo VII gli assegnò il titolo di Cavaliere Gran Commendatore.
Nel 1906 fondò la Lega Musulmana Indiana che sosteneva la divisione del Regno dell'India in India e Pakistan.
Nel 1926 istituì per diletto "l'Aga Khan Trophy" una gara di purosangue da corsa che si svolgeva ogni anno a Dublino, durante la prima settimana di agosto. 
Nel 1937 - 1938 fu presidente della Società delle Nazioni.

Ebbe quattro mogli:
1 Shahazda Begum, nipote dell'Aga Khan I nonché sua cugina, sposata nel 1893
2 Cleope Teresa Magliano, ballerina sposata nel 1903, gli diede due figli: Giuseppe Mahdi Khan e Ali Solomone Khan
3 Andrée Joséphine Carron co-proprietaria di un negozio di abbigliamento a Parigi, sposata nel 1929 (lei non si convertì mai all'Islam), gli diede un figlio: Sadruddin Aga Khan
4 Yvette Labrousse Blanche, Miss Francia nel 1930, sposata nel 1944. 

Quest'ultima, conosciuta col nome di Oum Habibah e rinominata Begum Mata Salamat - Madre della Pace dopo la morte del marito avvenuta l'undici luglio del 1957 ad Assuan, per rendergli onore fece costruire il mausoleo sulla riva occidentale del Nilo di fronte al versante meridionale dell'isola Elefantina su un promontorio che sovrasta la villa di famiglia. Nel mausoleo c'è una moschea e il sarcofago in marmo bianco di Carrara in cui sono stati incisi brani del Corano. 

© Sciarada Sciaranti


Allego un articolo tratto da pagina 11
del Corriere della Sera
21 aprile 1997

La vedova dell' Aga Khan: Niente turisti al mausoleo 

EGITTO La vedova dell'Aga Khan: Niente turisti al mausoleo IL CAIRO - 

La vedova dell'Aga Khan terzo, Oum Habiba - piu' nota come Begum - ha chiesto al governo egiziano di chiudere l'accesso turistico al mausoleo che custodisce le spoglie del marito ad Assuan, in segno di protesta contro le rumorose comitive, "prive di rispetto e profanatrici del silenzio dovuto a un cimitero". Ne da' notizia il quotidiano egiziano "Al Ahram", senza precisare se la richiesta sia stata fatta durante l'annuale visita che la Begum - 85enne e residente a Parigi - compie al mausoleo nella stagione invernale. Il governatore di Assuan, Salah Mesnah ha inviato un messaggio a Kharim Agha Khan (quarto), capo degli ismaeliti e erede legittimo dell'Agha Khan terzo, chiedendogli di evitare la chiusura della tomba, visitata ogni mese da circa 70 mila turisti.

giovedì 3 marzo 2011

La terra dei faraoni - L' Old Cataract


L' Old Cataract o Sofitel Legend Old Cataract è un albergo in stile vittoriano di ben centoventotto stanze e 8 suites, fu costruito sulla riva del Nilo da Thomas Cook ad Assuan nel 1899 sul punto più alto di un basamento di granito rosa, sullo strascico del deserto nubiano, di fronte all'isola di Elefantina ed è entrato nella leggenda per aver ospitato nel 1978 le riprese del film "Assassinio sul Nilo", tratto dal romanzo giallo di Agatha Christie, "Poirot sul Nilo".

" ... «Quello è Hercule Poirot, il famoso investigatore» disse la signora Allerton.

Lei e il figlio sedevano in due poltrone a dondolo, dipinte in rosso vivo, davanti al Cataract Hotel di Assuan, e guardavano due figure che si allontanavano: un ometto di bassa statura vestito d'un completo di seta bianca, e una signorina, alta e snella. 

Tim Allerton si raddrizzò con insolita vivacità. 

«Quell'ometto ridicolo?» chiese incredulo. 

«Quell'ometto ridicolo.» ... " 

Poirot sul Nilo
Agatha Christie


L'albergo che ha avuto come ospiti: lo zar Nicola II, Howard Carter, Sir Winston Churchill, Agatha Christie come ricorda una targa sulla porta della camera 1201, il duca di Connaught, terzo figlio della regina Vittoria, l' Aga Khan III, il re Farouk di Egitto, lo Shah dell'Iran, Nahas Pacha, Khedive Abbas Helmi Soverein d'Egitto, il re del Marocco Mohamed V , Margaret Thatcher, Jimmy Carter, Helmut Kohl, la regina Noura di Giordania, Lady Diana e la principessa Caroline di Monaco. Nel 1961 è stata costruita la nuova ala con la torre, nel 1992 è stato ristrutturato mantenendo lo stile originale con soffitti alti, lunghi corridoi e decorazioni moresche e dal 2008 al 2011 in un secondo restauro l'ala della torre viene trasformata in ala del Nilo e unita alla vecchia ala della Cataratta.

© Sciarada Sciaranti

mercoledì 28 luglio 2010

La terra dei faraoni - Il Nilo al tramonto

"... È certo che gli Arabi visitarono e conobbero tutto il paese, per cui scorre il Nilo. Notisi tuttavia che i loro geografi dànno questo nome non solo al classico fiume d’Egitto, ma lo estendono a pressoché tutti i grandi fiumi del continente africano. Così il vero Nilo è detto Nilo d’Egitto; il fiume Azzurro porta il nome di Nilo di Habesch; il Giub è chiamato Nilo della costa degli Zengi cioè dello Zanguebar; il Komadogu affluente del lago Tsade è designato col nome di Nilo del Sudan; il Nigir è detto Nilo di Ghana. Da questa comunanza di nome doveva scaturire, come conseguenza necessaria, che tutti i fiumi dell’Africa formassero un solo sistema fluviale, colle sue arterie principali irradianti verso tutti i punti dell’orizzonte; e colle sue sorgenti in un grande nodo centrale. Il che fu causa di molte supposizioni erronee e di inutili tentativi, in ispecie da parte dei Portoghesi; i quali, nelle loro spedizioni africane, si lusingarono di poter penetrare, per qualcuno dei fiumi occidentali, insino al meditullio del continente; e di qui ancora, per acqua, sino alla Nubia ed all’Abissinia. 

I geografi arabi sono concordi nel porre le prime vene, che alimentano il fiume d’Egitto, in certe montagne situate verso il 10° grado di latitudine meridionale, alle quali si dava il nome di Montagne della Luna ... " 

Spiegava nel 1891 Luigi Hugue nella parte seconda di "Storia della geografia e delle scoperte geografiche esposta da Luigi Hugues


Il Nilo, in arabo è chiamato " Nahr al - Nil " dal greco " Neilos " - " Valle del Nilo ", in egiziano è chiamato " Iteru " - " Grande fiume ", in geroglifico " Itrw "


Lungo 6,671 chilometri, dal lago Vittoria alimentato dal fiume Kagera, scorre verso nord per terminare con una foce a delta.


Ha tre affluenti, due importanti: " Il Nilo Bianco " - " Bahr al Abyad " che è il più lungo, " il Nilo Azzurro " - " Bahr al Azraq " che apporta una maggiore quantità d'acqua e di limo che rende fertile il terreno dopo le inondazioni annuali, e uno minore " l'Atbara ".


Attraversa ben sei regioni africane: Burundi, Ruanda, Tanzania, Uganda, Sudan, Egitto ed in parte tocca La Repubblica Democratica del Congo, Il Kenia, Etiopia ed Eritrea.


Ha sei cataratte per lo più dislocate nel territorio sudanese, la prima è ad Assuan, l'ultima a Sabaloka.


L'antica civiltà egiziana si sviluppò anche grazie a questo fiume, fonte di sostentamento attraverso la sua prodiga piena, controllata secondo la tradizione dal dio Hapi, che fertilizzava il terreno permettendo la coltivazione e la produzione di grano e di altri alimenti. La stagione delle inondazioni era chiamata Akhet - Inondazione e nel mese di Thoth, con il ritorno della visibilità di SpdtSothis - Sirio, assente per 70 giorni, che sorge mezz'ora prima del sole, si festeggiava la Wpt Rnpt - l'Apertura dell'anno, il Capodanno egizio. Seguiva il mese di Paophi, Athir, Shoiak, la stagione di Peret - Comparsa delle Terre/Emersione con i mesi di Tybi, Meshir, Phamenoth, Pharmauti, e la stagione di Shemu - Calore/Raccolto con i mesi di PakhonsPayni, Epiphi, Mesora.



Il Nilo aveva anche un valore simbolico per gli antichi egiziani che lo consideravano una via tra la vita, la morte e l'oltretomba; seguendo il ciclo solare, la sua parte est era il luogo della nascita e della vita, la sua parte ovest era il luogo della morte e per questo motivo qui furono costruite le tombe.

© Sciarada Sciaranti


" ... [57] Trovamo in sulla riva del Nilo uno serpente di lunghezza d'otto braccia e grosso come uno mezzano uomo ha la coscia; il suo colore luccicante e la sua schiena è ronchiosa, come gli schienali delli storioni secchi.


[58] Il detto fiume del Nilo comincia a crescere di giugno, e così viene crescendo infino a ottobre; poi scema per maniera che i piani ch'egli ha allagati si seminano in su quella belletta c'ha fatta l'acqua, gittando il seme sopra essa e rimenandola con loro artificii. Quando il fiume è minore e in canale, l'acqua sua è d'altezza braccia sei; e quando è maggiore, è d'altezza braccia venti: sicché il suo crescere è braccia quattordici e l'allagare è secondo che trova di pianura, che v'è in molte luogora che pare un mare.


[59] E là dove non aggiugnesse l'allagare del fiume ed e'volessino seminare hanno loro artificii di ruote che con buoi le fanno volgere e colare su grandissima copia d'acqua per modo che inzuppa il terreno, sicché si può lavorare e seminare. E questo è loro di nicissitate così fare, perocché in Egitto non piove mai. Il grano che seminano è maturo da mietere in novanta dì; e volendo rinaffiare e lavorare la terra, vi si fa su due riccolte l'anno, come che questo faccino rade volte, perocché non bisogna loro, perché lo Egitto è lo più grasso paese del mondo. E rispondono le loro semente da cinquanta a cento per uno, secondo e paesi, e i loro gambi del grano sono grossissimi e le spighe come pannocchie di panico.


[60] In sulla riva del Nilo trovamo moltissimi garzoni e fanciulle d'età di quattordici anni o circa, tutti ignudanati, neri come carbone, i quali ci chiedevano de' limoni, com'è loro usanza chiedere a chi naviga su per lo Nilo, e noi gli scagliavamo loro, ed eglino ricoglievano sanza avere niuna vergogna d'essere ignudi ... " 

Viaggio in Terrasanta
Leonardo Frescobaldi


giovedì 8 luglio 2010

La terra dei faraoni - Il villaggio nubiano

" ... La più bella virtù dei popoli barbari, l'ospitalità, scompare affatto in quei celebri villaggi del Nilo, dove abbondano ciceroni, interpreti, albergatori e compiacenti mercurii. Nella Nubia invece, raramente frequentata dagli Europei , il tipo primitivo si conserva in tutta la sua semplicità. L'ospitalità, il disinteresse, e sopra tutto la sobrietà, sono virtù che sorprendono piacevolmente il visitatore di quelle ignorate contrade. Le capanne d'un villaggio nubiano s'aprono tutte allo straniero, le cui orecchie non sono più assordate dal continuo grido baksciseli, bakschisch (la mancia, l' elemosina) che Io perseguitavano |n Egitto. È difficile per un Europeo formarsi un' idea della sobrietà dei Nubiani. Abituati dalla miseria e favoriti da una naturale robustezza che sfida le privazioni e gli stenti, ignari d'altronde di tutte le delicature del vivere civile, essi domandano al più meschino nutrimento la forza di sopportare fatiche ...
... Con tre o quattro dozzine di datteri e poche gocce d'acqua putrefatta, un Nubiano scorterà i vostri cammelli nel deserto, camminando per dodici ore continue sotto un sole infuocato, colla testa ignuda e sopra un terreno di sabbie che brucerebbe le suole delle nostre scarpe.

La stessa vigoria che fa resistere i Nubiani alla fatica, li sostiene anche contro al dolore; e m'avvenne talvolta di vederne sopportare cento colpi di bastone con impassibile sofferenza e in uno sdegnoso silenzio. Da ciò possiamo formarsi un'idea del partito immenso che si potrebbe cavare da uomini siffatti, ove fossero retti da un capo intelligente e risoluto. Nè mancan essi d'una sufficiente dose d'ingegno naturale. Molte centinaia di Nubiani abbandonano ogni anno la loro patria, e si recano al Cairo, a Costantinopoli o nella Siria, per esercitarvi la professione di domestici; l' attività e fedeltà loro sono in que' paesi divenute proverbiali. L' agricoltura e le altre arti necessarie alla vita possono dirsi in Nubia affatto nell'infanzia: ogni famiglia non coltiva se non ciò che. le è assolutamente necessario per campare la vita e pagare i tributi al governo. I villaggi non constano che d' un piccolo numero di casolari, grossolanamente fabbricati in mattoni crudi; la sola porta e qualche rozza fessura nelle pareti servono a dar aria e luce all'unica camera dove s'accolgono confusamente uomini, donne, fanciulli e gli animali domestici. Non vi hanno moschee od oratorii, tanto frequenti in ogni paese maomettano, se non nelle principali borgate. In generale la religione musulmana non trova in Nubia che assai tiepidi credenti. Le cinque preghiere quotidiane sono quasi sempre dimenticate, e le abduzioni di precetto omesse ancor più di frequente per la preferenza accordata alle unzioni ... "
Viaggio in Egitto, nel Sudan, in Siria ed in Palesstina - 1850 - 51
Emilio Dandolo











" ... la più bella virtù de' popoli barbari, l'ospitalità, scomparve nella maggior parte de' villaggi del Nilo. Nella Nubia invece frequentata di rado dagli europei si conserva nella sua semplicità il primiero tipo: l'ospitalità e soprattutto la sobrietà sono virtù che sorprendono il visitatore di quelle ignorate contrade: le capanne d'un villaggio nubiano apronsi tutte allo straniero, le cui orecchie non assorda più l'incessante grido del bakscisch, ossia mancia, che lo persegue in Egitto ... "

Viaggio nell'Egitto e nell'Alta Nubia - 1859
 Giuseppe Forni












" ... Quell'oasi abbondavadi uno splendore energico, che aveva messole sue grandi radici in terra d'Africa. Prendemmo la feluca e andammo a visitare un villaggio nubiano. Vedevo gli scurissimi indigeni scendere sulle loro piccole imbarcazioni le correnti quiete del Nilo, sfruttando con abilità, la debole brezza. E sulle rive, le palme stormire per il dolce vento.

La nostra barca era molto lenta, eppure si chiamava Concorde. Feci notare la cosa al nocchiere imbastendo una stentata conversazione in inglese e ci ridemmo sopra. Mi disse che il termine ' Nubia ' significava ' oro '. I nubiani, in genere, non usano né l'arabo, né l'inglese, ma hanno conservato la loro lingua.
Le terre in cui vivevano, a causa dell'aumento del livello dell'acqua provocato dalla costruzione della Diga Alta di Assuan, erano state sommerse. Moltissimierano i siti archeologici perduti per sempre. La gente, invece, si era trasferita sulle isole del fiume ... "

Sly - 1998
Banana Yoshimoto
traduzione Alessandro Giovanni Gerevini
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