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domenica 5 aprile 2026

La Pasqua passa per la Pesach

Candela di Pasqua

Sono un pastore di greggi.
Il gregge è i miei pensieri
e i miei pensieri sono tutti sensazioni.
Penso con gli occhi e con gli orecchi
con le mani e i piedi
con il naso e la bocca.
Pensare un fiore è vederlo e odorarlo
e mangiare un frutto è saperne il senso.
Per questo quando un giorno fa caldo
mi sento triste di goderlo tanto,
mi metto sdraiato sull'erba
e chiudo gli occhi ardenti,
sento il corpo tutto coricato nella realtà,
so la verità e son felice.

Il pastore di greggi
Fernando Pessoa
Piero Ceccucci e Orietta Abbati

Pasqua

La transumanza, riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dall'UNESCO, è lo spostamento stagionale delle greggi tra pascoli montani e pianure, elemento centrale della vita pastorale in molte regioni d’Europa e del Mediterraneo. In Italia, tra settembre e novembre i pastori scendono dai pascoli montani verso zone più miti, mentre in primavera, tra aprile e giugno, risalgono verso le montagne per seguire l’erba fresca.
In latino il verbo pascere significa far pascolare e da esso derivano parole come pascŭum da cui l'italiano pascolo, che indica lo spazio destinato al nutrimento del bestiame.
Nelle lingue dei luoghi in cui nasce e si sviluppa il cristianesimo, il concetto di pascolo era espresso con termini diversi quali מִרְעֶה/mir‘eh, in ebraico, מַרְעָא/marʿā, in aramaico, νομή/nomē, in greco antico, che mostrano una distanza fonetica notevole rispetto al latino pascŭum. 

Albero di Pasqua

La parola Pasqua deriva invece dal latino cristiano Pascha, che riprende il greco antico πάσχα/páscha del Nuovo Testamento, che a sua volta si rifà all'ebraico פֶּסַח/Pesach, che significa passare oltre, si riferisce al passo di Dio che risparmia le case degli Israeliti durante l'Esodo e descrive la festa ebraica della liberazione durante la quale si svolgono gli eventi più importanti della vita e della morte di Gesù Cristo.
Nel passaggio dall'ebraico al greco, già nella Settanta, il termine non viene tradotto ma traslitterato, cioè adattato ai suoni della lingua greca; in questo processo da un lato, la consonante gutturale finale ebraica scompare perché assente in greco; dall'altro, il segno segol e di Pesach, vocale breve e aperta intermedia tra e e a), viene resa con a, più naturale nel sistema vocalico greco; da qui la forma Pascha.
Nel latino tardo, la ch non era come in italiano c dolce, ma una k dura; il suono reale di Pascha era dunque pas.kʰa  molto vicino a paska con la k aspirata.
Il gruppo consonantico -sk- tende in italiano a diventare -skw- in certi contesti, soprattutto davanti a vocale, così paska diventa paskwa, il suono labiovelare -kw- per epentesi viene reso in italiano con qu, ed ecco che paskwa si trasforma in Pasqua.
Risulta quindi evidente che Pasqua non ha alcun legame etimologico con il pascolo, né con la transumanza. Il termine si forma ben prima che arrivi nelle regioni di lingua latina, rendendo impossibile qualsiasi derivazione dal latino. La sua origine è religiosa e storica, radicata nella tradizione ebraica e cristiana, e commemora eventi reali legati alla liberazione e alla vita di Gesù Cristo. Cercare di ridurre l'Esodo alla transumanza delle greggi e la Pasqua a un collegamento inventato con il pascolo, attraverso congetture utilizzate per poter dire come il cristianesimo si sia appropriato dei riti primaverili pagani significa ignorare secoli di storia, di cultura e di dati linguistici e indovinate un po' chi si finisce davvero per svilire?

Pulcino Pasquale

Incenso bollito nel Vino Rosso

Nel diffusore incenso bollito nel vino rosso

Lieta Pasqua e grazie a tutti per gli auguri!

Ecco il reel sulla Domenica di Pasqua

Per ulteriori informazioni

domenica 20 aprile 2025

I sacramentali della Domenica di Pasqua


Domenica di Pasqua

Per la religione cristiana il pentagramma simboleggia i cinque sensi, cinque delle gioie di Maria, cinque delle sue virtù e le Cinque Piaghe di Cristo, inscritto in un cerchio diventa un pentacolo e simboleggia l'amore di Dio che circonda i quattro elementi acqua, aria, terra e fuoco più lo Spirito.

Tavola di Pasqua

Il Mercoledì delle Ceneri abbiamo iniziato il percorso pasquale e attraverso la Settimana Santa iniziata con La Domenica delle Palme, in cui vengono benedette le palme e gli ulivi che diventano dei sacramentali, abbiamo raggiunto la Pasqua.

Can. 1166 - I sacramentali sono segni sacri con cui, per una qualche imitazione dei sacramenti, vengono significati e ottenuti per l'impetrazione della Chiesa, effetti soprattutto spirituali.

Codice di Diritto Canonico - Libro IV

Sepolcro vuoto

A Ayacucho, la città peruviana che ci ha accompagnati in quest'ultimo tragitto, la Domenica delle Palme si usa portare in processione anche dei rami di ginestra:

"... In prefettura e al mercato distribuivano le tradizionali palmette di Pasqua, provenienti dalla provincia di La Mar, nella Ceja de Selva. I fedeli camminavano per la città con il loro ramo di ginestra per la domenica delle Palme. Nella chiesa di Pampa San Agustín si preparava la processione del Señor de la Parra, che quella sera avrebbe sfilato con il suo grappolo d’uva per garantire la fertilità. Tutta la città era impegnata nella festa ...
... La domenica delle Palme, dopo la benedizione e la messa, Cristo entrò nella città di Ayacucho sui tappeti di fiori che abbellivano le strade. Per prima cosa fecero la loro comparsa centinaia di asini e di lama bardati di rami di ginestra e infiocchettati di nastri multicolori e campanelle. Gli abitanti che li conducevano facevano scoppiare petardi e mortaretti lungo il cammino, tra la baldoria generale. Davanti a tutti, su un vivace destriero, avanzava il «gran cerimoniere» della processione con la fascia bianca e rossa che gli attraversava il petto. La festa era stata annunciata e accompagnata da un plotone di cavalieri e amazzoni su cavalli bardati secondo le tradizioni locali, tra i quali il prefetto, il sottoprefetto, i mulattieri e i contadini che suonavano le corna di toro per festeggiare l’arrivo del Signore.
Il sostituto procuratore distrettuale era già tra il pubblico, accanto a un tappeto di fiori rossi e gialli che rappresentava il cuore di Gesù, attento a qualsiasi movimento sospetto, nervoso per i petardi della festa ..."

I delitti della settimana santa
Santiago Roncagliolo
Traduzione Irina Matilde Bajini

Diffusore per l'incenso bollito nel vino rosso

Diffusore con l'incenso bollito nel vino rosso

I sacramentali in quanto oggetti sacri destinati al culto divino devono essere trattati con rispetto.

Can. 1171 - Le cose sacre, quelle cioè che sono state destinate al culto divino con la dedicazione o la benedizione, siano trattate con riverenza e non siano adoperate per usi profani o impropri, anche se sono in possesso di privati.

Codice di Diritto Canonico - Libro IV

Albero di pasqua

E, quando non sono più utilizzabili e si decide di non conservarli, la tradizione vuole che vengano distrutti in modo dignitoso, spesso tramite combustione o anche per sepoltura.
A Ayacucho i rami di ginestra simbolo di umiltà e mestizia, di luce, speranza e rinascita si bruciano la Domenica di Pasqua.

"... Una delegazione si fermò a fianco della cattedrale, davanti al cortile del municipio, per depositare i rami di ginestra che sarebbero rimasti lì per una settimana per poi venire bruciati la domenica seguente ..."

I delitti della settimana santa
Santiago Roncagliolo
Traduzione Irina Matilde Bajini

Pastiera, Cudduraci e ovetti pasquali

Grazie Elettra!


Lieta Pasqua a voi tutti!

Il reel sulla Domenica di Pasqua, potrà vederlo solo chi mi segue su instagram e non per mia scelta. 

Per ulteriori informazioni
La mattina della Prima Domenica di Quaresima

domenica 31 marzo 2024

Pasqua in stato di guerra

Risurrezione di Cristo - Messale Romano 1844 - Ambito romano - Ospedale di San Giovanni di Dio - Firenze

Risurrezione di Cristo - Messale Romano 1844 - Ambito romano - Ospedale di San Giovanni di Dio - Firenze

31 marzo 1918

Pasqua! Misericordia! Gli anni scorsi ricordo mi svegliavano le campane e quel din-don festoso mi rallegrava. "È Pasqua!" diceva Maria, e balzava dal letto e veniva a darmi un bacio e a farmi gli auguri, ancora in camicia da notte. E ci vestivamo e poi correvamo a fare gli auguri a mamma, babbo e tutti, rinnovando tante belle promesse di ubbidienza, operosità, bontà, che uscivano sincere in un giorno così bello, reso più fulgido dal sole d’aprile.

Pasqua, quanto diletto nel preparare le uova dipinte per i giochi, quanta letizia nell’abbigliarsi per la Messa solenne nella Basilica! Avevamo sempre invitati al pranzo di mezzogiorno i nostri padrini e tra un piatto e l’altro ed ai dolci si brindava allegri alla salute di tutti. Quanto erano felici babbo e mamma di averci tutti attorno a loro, di rimirarci vispi e sani, soddisfatti di quanto ci avevano dato.

Santi cari genitori miei, quanto sarete tristi ora! ora che l’avversità vi spinse lontani dalla casa! Dove siete? Quante lagrime sgorgheranno dai vostri occhi in questo dì! Ed Attilio? Ah, amare lagrime sono anco le mie! Amarissime sono perché riconosco di esservi causa di grande dolore! E volesse il Cielo che questa fosse l’ultima Pasqua di lagrime e di sangue!

Diario dell'occupazione austriaca del 1917-18 a Tesis 
1995
Brigida Salvadori 

Candela della Domenica di Pasqua

Croce di Pasqua

Attraverso il sepolcro

Diffusore con incenso e vino rosso

Coniglietto Pasquale

Uovo di Pasqua

Albero di Pasqua

Agnello di Pasqua

Agnello pasquale in pasta di mandorle

Agnello di Pasqua (Dettaglio)

Coniglio di Pasqua

Pulcino di Pasqua

Colomba di Pasqua e Buona Pasqua

Lieta Pasqua a tutti!


Per ulteriori informazioni

domenica 9 aprile 2023

Purificazione per la Risurrezione di Cristo

" La vita della comunità si svolgeva quasi prevalentemente nella Giudrìa. Lì sorgevano le cinque sinagoghe e, originariamente, anche il collegio rabbinico. Il nostro calendario era scandito dalle festività, se ne sentiva il profumo per le strade e ogni casa trasudava lo spirito di quei giorni santi. Durante Pesach*, Purim*, Rosh Hashanah*, Yom Kippur* e via dicendo le donne si davano un bel da fare, facevano grandi pulizie e cucinavano le pietanze caratteristiche. Erano occasioni in cui tutta la comunità si lasciava coinvolgere e rivelava il suo spirito più profondo, quello di una sola grande famiglia, nella quale per un giorno intero tutte le distinzioni venivano dimenticate. In momenti come quelli le parole ricco e povero perdevano significato. Sedersi a tavola sapendo che il proprio vicino non aveva da mangiare era un gesto inaccettabile, pertanto chi aveva di più si impegnava perché anche i meno fortunati avessero di che festeggiare. Le poche famiglie benestanti si facevano carico dei tanti che avevano appena il necessario per sopravvivere e così la comunità cementava la sua unione: spezzando il pane si creava un legame che andava al di là di ogni discorso sui legami di sangue o sulla stirpe.
Le feste e il cibo che le accompagnava scandivano il ritmo della Giudrìa, toccavano ogni cuore e riempivano ogni casa. Per sapere che giorno era non serviva guardare il calendario: bastava annusare l’aria e sentire cosa stavano preparando le donne di casa. Per esempio, se in giro c’era profumo di matzah*, non poteva che essere Pesach. E questo voleva dire che il capofamiglia doveva radunare tutti attorno a un tavolo e servire dolciumi e timballi di carne kasher macinata preparati con la matzah. Sono ricette fantastiche, che le nostre donne, come mia moglie Selma, conoscono molto bene. Finito il pranzo si cantavano i canti pasquali, e allora noi bambini ci stringevamo attorno alle mamme, alle zie e alle nonne per imparare le parole. A quei tempi ben pochi avevano la radio e nessuno aveva idea di cosa fosse la televisione, quindi erano le donne della famiglia a tenerci compagnia, a raccontarci storie, a darci consigli, a farci sbellicare dalle risate con le loro barzellette e il loro incredibile talento teatrale. Ci riunivamo nelle case, specialmente d’inverno, ammassandoci sul sofà, stretti stretti per riscaldarci.
Fra una storiella e l’altra mettevamo le patate sotto la cenere dei bracieri e arrostivamo castagne, fin quando veniva l’ora di andare a letto.
Quando il tempo era bello, poi, le feste erano ancora più sentite. A Rodi, per esempio, l’ultimo giorno di Pesach la scampagnata era d’obbligo. Non mancava nessuno, tutte le donne preparavano ceste di roba da mangiare e ognuno aveva già un luogo prestabilito dove andare a passare l’ultimo giorno e l’ultima sera di Pesach. Chi andava verso Rodini, chi verso Trianda, chi alla Sirinella, dove c’erano spiagge bellissime. I più osservanti non approvavano queste mete, perché per raggiungerle si doveva prendere la corriera, e di Pesach era vietato, ma la maggior parte della gente chiudeva un occhio tanto era il desiderio di passare una giornata indimenticabile. Fatto sta che, con o senza corriera, arrivati a destinazione si stendeva una tovaglia e tutti cominciavano a pulire cetrioli, ad affettare pomodori dal profumo indimenticabile che condivano con olio d’oliva e zitunas. Si stava là fino a sera tardi e si tornava a piedi cantando. Ancora oggi gli odori di quei pasti all’aria aperta sono vivi nella mia memoria, anche perché per noi bambini quella scampagnata era un evento speciale. Era un’occasione da ricordare, tanto più che di norma la nostra dieta non era particolarmente variegata. 

Pesach* = Pasqua ebraica. Dura otto giorni e ricorda la liberazione degli ebrei dalla schiavitù in Egitto.
Purim* = Festività ebraica caratterizzata dall’usanza dei bambini di mascherarsi.
Rosh Hashanah* = Capodanno ebraico.
Yom Kippur* = Giorno dedicato all’espiazione di tutti i peccati commessi nell’anno passato e connotato da un digiuno di venticinque ore.
matzah* = Pane azzimo che gli ebrei mangiano durante la Pasqua ebraica. "

Per questo ho vissuto
Sami Modiano

Sami Modiano, di cui vi ho parlato in Custodi della memoria, nel testo su citato racconta la sua Pesachsull'isola di Rodi, la Pasqua ebraica che celebra l'esodo degli ebrei dall'Egitto per raggiungere la libertà nella Terra Promessa. La fuga repentina non permette loro di far lievitare il pane e durante l'intero cammino gli ebrei si sostentano di מַצָּה‎/matzah - pane azzimo per cui durante la rievocazine annuale, che festeggia per otto giorni la fine della cattività egizia, non ci si nutre di חמץ/chamez - cibi lievitati e per adempiere a questo precetto le settimane che precedono la Pesach sono caratterizzate da attente e minuziose purificazioni che tendono a liberare le case da tutte le tracce di lievito che possono contenere coinvolgendo tutti i membri del nucleo familiare compresi i bambini che si impegnano in una sorta di caccia al tesoro cercando le briciole di pane lievitato che verranno bruciate.

Pesach* = Dal verbo ebraico Pasoah - Passare oltre

Risurrezione di Cristo - Piccola Passione 1511 - Albrecht Dürer - British Museum Londra

Risurrezione di Cristo - Piccola Passione 1511 - Albrecht Dürer - British Museum Londra

" Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!
Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità. "

1Corinzi 5,7-8

La tradizione della Pasqua cristiana, figlia della Pesach ebraica, eredita questo tipo di purificazione che si riversa nelle cosidette pulizie dell'Acqua Santa, popolarmente conosciute come pulizie di Pasqua o di primavera, atte a nettare le case dalla polvere accumulatasi durante il periodo invernale per accogliere la benedizione pasquale dei parroci che assieme alle parole di preghiera aspergono per l'appunto l'Acqua Santa.

Croce Pasquale con la candela della Domenica delle Palme Accesa

La candela della Domenica delle Pame ha ripreso il suo posto, dalla sua fiamma sono state riaccese le altre candele spente il Giovedì Santo, accese quelle del Triduo Pasquale e della Domenica di 
 Risurrezione. 

Presepe di Pasqua

Il mio presepe di Pasqua

Albero di Pasqua

Albero di Pasqua che mi è stato regalato

Uccellino con le sue uova

Diffusore con incenso e vino bollito

Nel diffusore l'incenso bollito con il vino il Giovedì Santo.
Il profumo è sublime

Agnellino di Pasqua

Agnellino di Pasqua

Uovo di Pasqua

Colomba di Pasqua

Colomba di Pasqua, grazieee ziaaa!

Cudduraci a forma di cuore, pulcino e pesce

Dulcis in fundo, i cudduraci, dolci tipici della tradizione reggina che mi sono stati regalati da Elettra. Sono di pasta frolla, hanno varie forme che simboleggiano la Pasqua e all'interno custodiscono un uovo sodo, in foto potete vedere un cuore, un pulcino e due pesci, manca il cestino B.S. ;)

Lieta Pasqua e grazie a tutti per gli auguri!


Per ulteriori informazioni
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