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giovedì 19 marzo 2026

Il bastone fiorito di San Giuseppe

"… Ed ecco apparve un angelo del Signore che gli disse: - Zaccaria, Zaccaria, esci e chiama a raccolta i vedovi del popolo; ciascuno di essi porti un bastone, e di colui al quale il Signore darà indicazione con un segno miracoloso, essa sarà la sposa -. Uscirono pertanto i banditori per tutta la regione della Giudea, e risuonò la tromba del Signore e accorsero tutti. 
Anche Giuseppe, gettata l'ascia, uscí per unirsi agli altri; e riunitisi si recarono al cospetto del sommo sacerdote, portando i bastoni. Costui, presi i bastoni di tutti, entrò nel santuario e pregò. Poi, terminata la preghiera, raccolse di nuovo i bastoni, uscí fuori e li restituí loro: ma non apparve su di essi alcun segno. Ma l'ultimo bastone lo prese Giuseppe, ed ecco una colomba uscí dal bastone e volò sul capo di Giuseppe. Allora il sacerdote disse a Giuseppe: - Tu sei stato prescelto a ricevere la vergine del Signore in tua custodia!..."

Protovangelo di Giacomo 8, 3 - 9,1

San Giuseppe e i corteggiatori della Vergine - 1508 circa - Lorenzo Lotto - Museo Thyssen-Bornemisza - Madrid

San Giuseppe e i corteggiatori della Vergine - 1508 circa - Lorenzo Lotto - Museo Thyssen-Bornemisza - Madrid

La storia del bastone fiorito di San Giuseppe affonda le sue radici nel Protovangelo di Giacomo, testo apocrifo del II secolo in cui si racconta che per scegliere lo sposo di Maria, fu chiesto ai pretendenti di portare il loro bastone al Tempio dove solo quello di Giuseppe fiorì miracolosamente rivelando il segno della volontà divina.
Questo episodio introduce il valore simbolico del bastone nella tradizione biblica e cristiana, come segno visibile della volontà di Dio; il termine rimanda, già nella sua origine, al greco antico ῥάβδος/rhábdos, un oggetto concreto, un ramo che sostiene, sorregge, e che assume un significato di autorità, elezione, guida, responsabilità e protezione.
Nel Libro dell'Esodo per Mosè il bastone diventa strumento operativo del potere divino con cui si compiono miracoli, apre il mare, fa sgorgare l'acqua dalla roccia, è uno dei mezzi attraverso cui Dio interviene nella storia degli uomini.
Nel Libro dei Numeri per Aronne il bastone, inizialmente secco, germoglia, fiorisce e produce mandorle, è segno di elezione, la trasformazione indica in modo inequivocabile chi è stato scelto da Dio per il sacerdozio, e il bastone di San Giuseppe, si colloca proprio in questa linea simbolica, come quello di Aronne, in un contesto diverso, fiorisce per indicare un'investitura che sottolinea ancora una volta il legame tra il Vecchio e Nuovo Testamento e va a promuovere una paternità unica e paradossale di un uomo chiamato a custodire un figlio che non è biologicamente suo, un uomo che accetta di assumere un ruolo che lo espone al giudizio sociale, accoglie Maria incinta rinunciando a una logica di possesso e controllo tipica del mondo antico, l'autorità in lui non si fonda sulla forza, né sulla discendenza effettiva, ma sulla fiducia, sulla comprensione e sulla responsabilità.
Ora spesso e volentieri il bastone fiorito di San Giuseppe, per sostenere, in chiave polemica e sempre provocatoria, una presunta derivazione pagana che naturalmente non regge a un'analisi storica e simbolica, viene paragonato al tirso di Dioniso dal greco θύρσος/Thýrsos di etimologia incerta; un torso nodoso che ricorda la vite, fertilità, avvolto in tralci d'edera, immortalità, che in cima formano una pigna, potenzialità vitale.
Nella ceramica attica arcaica, risalente al VI secolo a. C., il tirso appare inizialmente solo nelle mani delle Baccanti, mentre Dioniso è spesso rappresentato con un vero ramo di vite, dal tronco tortuoso e ricco di pampini e grappoli; con il tempo, anche nelle raffigurazioni del dio, il tirso prende il posto della pianta naturale, diventando un simbolo sostitutivo e il cambiamento trova spiegazione nell'influenza del teatro e della scena sull'arte figurativa per cui quanto più era importante rappresentare la presenza del dio sul palcoscenico, tanto più si rendeva necessario dare al personaggio un oggetto scenico immediatamente riconoscibile e funzionale alla recitazione. In questo modo, il tirso diventa un attributo pratico e teatrale e mantiene il suo significato simbolico.
Non esiste nelle fonti antiche un racconto in cui il tirso, da secco, germogli improvvisamente come segno miracoloso, appartiene a un mondo in cui la natura è già sacra e vitale, la vegetazione lo avvolge, ma non lo trasforma, rimanda alla forza vitale continua e alla celebrazione della natura nei riti e nell'estasi, mentre il bastone biblico mostra l'intervento diretto di Dio, la vita appare dove non c'era e la fioritura è evento unico, miracoloso, carico di significato teologico che richiama una fecondità spirituale, relazionale, non fallica.
San Giuseppe è il simbolo di una paternità sentita, supera i modelli tradizionali del suo tempo, è il padre per eccellenza e insegna che padre è chi sa prendersi cura della vita anche se biologicamente non l'ha generata.

Lieta Festa di San Giuseppe e tantissimi auguri al mio e a tutti i papà!

Per ulteriori informazioni:

mercoledì 19 marzo 2025

L'alba del 19 marzo

Il 30 marzo 1912 sul numero 13 dell'anno XI del settimanale per famiglie Il Buon Cuore viene riportato il Pellegrinaggio Lombardo a Roma iniziato il 17 di marzo e conclusosi il 23 di marzo; poichè siamo nel pieno dell'Anno Giubilare, augurando una lieta festa a tutti i papà e un lieto onomastico a tutte le Giuseppe e a tutti i Giuseppe, avvolgendo in un immenso abbraccio Papa Francesco, vi ripropongo la tappa del 19 marzo:

Piazza San Pietro ante 1912 - Archivio Meraviglioso Istituto per Ciechi - Milano

Piazza San Pietro ante 1912 - Archivio Meraviglioso Istituto per Ciechi - Milano

" L’alba del 19 marzo sorse sull’orizzonte apportatrice di festa per il quartiere di Porta Trionfale in Roma. Là si doveva benedire la nuova chiesa di S. Giuseppe, che il Santo Padre aveva eretto colla sua munificenza, col concorso del Rev. don Luigi Guanella, sacerdote tanto benemerito della Chiesa e della Società e di altri illustri personaggi di Roma, tra cui è dovere citare gli Eminentissimi Cassetta e Ferrata, i Mons. Laurenti e Caccia e la contessa Cerasi. Scopo del S. Padre nell’erigere quella basilica, fu di provvedere ai bisogni spirituali del popoloso quartiere di P. Trionfale e di soccorrere una gran quantità di infelici, che troveranno ricovero vicino a quella chiesa.
Là si portarono i Pellegrini Lombardi, per ammirare quel tempio di stile bramantesco, opera del chiarissimo ingegnere Leonori, lungo metri 45 e largo metri 30. Assistettero alla Messa dell’Eminentissimo Cardinale Respighi, e in una affermazione solenne di fede e di amore, si accostarono tutti alla S. Comunione.
Alle ore 10, mentre i Pellegrini assistevano in San Giuseppe al solenne Pontificale, - S. E. il Card. Ferrari veniva ricevuto in udienza particolare dal S. Padre. Il colloquio cordialissimo durò un’ora e mezza circa; e quando S. E. usci, era raggiante di gioia.
Quale suprema letizia per lui nell’aver udito la parola del Vicario di Cristo, nell’avere potuto umiliare a’ suoi piedi l’obolo della Archidiocesi Milanese, espressione sincera di affetto e di attaccamento alla Cattedra di Pietro!
Dopo S. E. il Card. Ferrari vennero ricevuti dal Santo Padre il Preposto don G. Cappelletti di S. Gottardo, Mons. Balconi, arciprete del Duomo, il Rev. don A. Macchi e la benemerita signora Vaghi di Milano.
Nel pomeriggio i Pellegrini si radunarono un’altra volta nella nuova chiesa di S. Giuseppe per ascoltare l’orazione panegirica del Santo e ricevere la benedizione. I Lombardi trovarono un’accoglienza assai affettuosa da parte del Rev. don. Luigi Guanella, che vede coronati i suoi sforzi umanitarii oltre che in altre città d’Italia, anche nell’Urbe per eccellenza. "

Il Buon Cuore Anno XI n. 13 - 30 marzo 1912
Giornale settimanale per le famiglie
Pellegrinaggio Lombardo a Roma 17-23 marzo

Auguri papà!  

Per ulteriori informazioni:

martedì 19 marzo 2024

Caro papà

Tantissimi auguri al mio Raggio di Cielo e a tutti i Papà! 
Buon compleanno Enrico Zio e buon onomastico alle Giuseppe e ai Giuseppe!

Lieta Festa del Papà

" Roma, 30 aprile 1905.

Caro papà,

rispondo alla vostra carissima ricevuta in questo momento. Scrivo poco e alla meglio, perché sono in letto e non mi sento.
Prima di tutto io dovrei scusarmi, - o almeno dirti quanto mi dispiace il pensare che malgrado tutto il bene che ti voglio io trovo sempre il modo di addolorarti e di offenderti con la mia negligenza. E’ un po’ quel che mi succede da per tutto; con le migliori intenzioni del mondo in realtà faccio sempre il contrario. Ma non mi dispiace mai tanto come ora. Così mi son dimenticato così della tua festa come di quella della mamma. Ma scusa l’ho in questo; che gli ultimi giorni passati in caserma sono stati giorni d’inferno tali da far perdere la testa a chi l’avesse più a posto. Tutti, dal colonnello - e specialmente lui - all’ultimo graduato hanno preso a perseguitarci; e a rimetterci in mente quello di cui qualcuno - fra cui io - nei primi giorni non s’era accorto; o s’era poi dimenticato che la caserma può da un momento all’altro trasformarsi in un carcere retto dall’arbitrio più capriccioso odioso e irritante.
Basti dire che fino all’ultimo giorno prima di venir qui io non avevo trovato il modo di andare a riscuotere la bicicletta alla stazione. Ma di queste storie a un’altra volta ... "

Al padre - 30 aprile 1905
Epistolario 1900-1905
Renato Serra
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