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martedì 11 novembre 2025

L'Albero di San Martino

La letteratura spesso produce nessi leggendari che chiamano in causa miti e tradizioni popolari inesistenti, ma funzionali alla costruzione narrativa e simbolica; li nutre e li diffonde creando un immaginario collettivo che, pur privo di fondamento storico, viene percepito come autentico. In questo spazio sospeso tra invenzione e memoria, come abbiamo visto nella Notte di Guy Fawkes e la continuità immaginata, si colloca il romanzo di Thomas Hardy The Return of the Native del 1878.
In occasione della ricorrenza della Congiura delle Polveri, Hardy descrive i fuochi accesi sulla brughiera di Egdon Heath, attribuendo loro un'origine celtica e sassone che non trova riscontro nelle fonti storiche, conferisce al paesaggio un'aura arcaica e misteriosa, i fuochi diventano simbolo di continuità tra natura e destino, inscrivendo i personaggi in un ambiente che li sovrasta e li condiziona. Hardy intensifica così il senso di fatalità, trasformando la brughiera in un palinsesto di memorie immaginate. Come sottolinea Raymond Williams in The Country and the City del 1973, Egdon Heath è caricato di un senso mitico che sostituisce la storia documentata. L'assenza di un'origine celtica attestata da fonti scritte dirette, spiega inoltre perché questa falsa genealogia abbia potuto diffondersi liberamente, colmando il vuoto identitario lasciato dalla storia.

Il gigante Gargantua distrugge il castello del Gué de Vède con l'Albero di San Martino - Incisione Gustave Doré  -  Gargantua e Pantagruel Libro I - François Rabelais  1873 - Editore Garnier Frères

Il gigante Gargantua distrugge il castello del Gué de Vède con l'Albero di San Martino - Incisione Gustave Doré - Gargantua e Pantagruel Libro I - François Rabelais  1873 - Editore Garnier Frères

François Rabelais invece, nel primo libro del suo Gargantua e Pantagruele del 1532, racconta di un "Albero di San Martino", nato dal bordone* da pellegrino piantato dal santo, che Gargantua sradica per usarlo come lancia; questa leggenda non trova un riscontro nella tradizione agiografica reale, non esiste alcuna fonte che attribuisca a San Martino un bastone trasformato in albero, ma poichè si àncora a una realtà storica e viene costruita intorno a un santo realmente vissuto la cui vita è attestata da fonti scritte precise, a partire dalla Vita Martini di Sulpicio Severo alla fine del IV secolo, è riconoscibile più come invenzione letteraria e pertanto poiché non ha la necessità di riempire un vuoto, non si diffonde e rimane circoscritta, confinata al registro parodico e letterario che l'ha creata.

"... Allora Gargantua montò sulla sua grande giumenta, accompagnato come abbiamo detto poco prima. E incontrando sul suo cammino un grande albero, comunemente chiamato l’albero di San Martino, perché un tempo San Martino vi aveva piantato il suo bordone da pellegrino, che era cresciuto fino a tale altezza e grandezza, disse: “Ecco ciò che cercavo; quest’albero mi servirà da bordone e da lancia.” E subito lo sradicò facilmente, ne tolse i rami e lo sistemò a suo piacimento ..."

"... Allora egli percosse con il suo grande albero contro il castello e, a gran colpi, abbatté torri e fortezze e ridusse tutto in rovina, tanto che quelli che vi erano dentro furono tutti uccisi e fatti a pezzi ..."
Gargantua e Pantagruel
François Rabelais
Liberamente tradotto da Me Medesima

Interessante è la traduzione italiana di Gildo Passini che nel 1933 aggiunge un elemento assente nel testo francese, l'Albero di San Martino diventa un ontano, specie diffusa nelle zone umide e rurali della Francia e dell'Italia, tanto quanto diffuso è il culto di San Martino.

"... Montò dunque Gargantua sulla sua grande giumenta accompagnato come dianzi abbiamo detto. E incontrando per la strada un alto e grosso ontano, chiamato comunemente l’albero di San Martino perché si credeva cresciuto da un bordone piantatovi già da San Martino, disse: «Ecco ciò che mi occorre: quest’albero mi servirà di bordone e di lancia». E lo svelse facilmente da terra, ne sfrondò i rami e lo accomodò a suo piacere ..."

"... Allora egli percosse del suo grosso albero contro il castello e a gran colpi abbatté torri e fortezze e ridusse tutto in rovina, onde furono morti e messi a pezzi quelli che vi erano dentro ..."

Gargantua e Pantagruele
François Rabelais
Traduzione di Gildo Passini

La versione italiana si distacca dunque dalla matrice rabelaisiana, e attraverso l'introduzione di una definizione in più ci offre un gancio interpretativo, che, come è giusto che sia, rimane anch'esso ancorato al libro, un segno arboreo affascinante e suggestivo che diventa il punto di avvio di un filo conduttore simbolico, capace di legare natura, scrittura, tradizione e liturgia in un'unica continuità. Nell'alfabeto ogham, che gli studiosi come Damian McManus considerano un'invenzione tardo‑antica, probabilmente monastica cristiana, nata in Irlanda tra il IV e il V secolo d.C. con funzione didattica e mnemonica; la lettera F corrisponde alla parola Fearn - Ontano, e le glosse medievali - kennings, raccolte nell'Auraicept na n-Éces e studiate da George Calder, lo definiscono "albero del combattente", epiteto che trova un riflesso diretto in San Martino, combattente romano e poi miles Christi, simbolo di un passaggio dal guerriero terreno al guerriero spirituale, è anche "albero del sangue" o "colui che arrossisce", per il colore rossastro del suo legno e nella lettura analitica moderna richiama l'immagine della morte, del sacrificio e della rinascita, temi centrali della spiritualità cristiana.
L'11 novembre con la festa segna l'inizio della "Quaresima di San Martino", tempo di penitenza che prepara al Natale e introduce alla Pasqua caratterizzata dalla morte e la resurrezione di Cristo che trasformano il sangue versato in vita nuova.

bordone* = In latino burdo, burdonem indicava il mulo o il bardotto, animale da soma che porta il peso. Da questa immagine concreta nasce il senso figurato di sostegno, così come il mulo regge il carico, il bordone diventa il bastone robusto che sorregge il pellegrino lungo il cammino. In francese antico bourdon designava sia il bastone sia il calabrone, per il suo ronzio grave e continuo, da qui il significato musicale di "nota bassa persistente" che accompagna la melodia. In italiano, oltre al valore originario di bastone, il termine ha assunto anche quello musicale e figurato: "tenere bordone" significa infatti appoggiare o accompagnare qualcuno, proprio come il bastone o la nota grave sostengono ciò che li circonda.

11 novembre Festa di San Martino

11 novembre Lanterne di San Martino

11 novembre Lanterna Vegetale di San Martino

Lanterna di pomelo

11 novembre Bruciatore con spirali d'arancia per la Festa di San Martino

Bruciatore con spirali d'arancia per la Festa di San Martino

Lieta Festa di San Martino!

Ecco il link del reel sulla Festa di San Martino


Chi con il suo blog vuole partecipare all'attesa del Santo Natale clicchi su Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima - XII Edizione 2025

Giorni liberi; 15

Giorni prenotabili: 1 dicembre - 2 dicembre - 3 dicembre - 4 dicembre - 5 dicembre - 6 dicembre - 7 dicembre - 8 dicembre - 9 dicembre - 10 dicembre - 11 dicembre - 12 dicembre - 13 dicembre - 15 dicembre - 16 dicembre - 17 dicembre - 18 dicembre - 19 dicembre - 20 dicembre - 21 dicembre - 22 dicembre - 23 dicembre - 24 dicembre 

Giorni sospesi: 25 dicembre  

Indicatemi se volete più giorni

lunedì 11 novembre 2024

Il dì di San Martino

Con la Festa di San Martino iniziamo il cammino che scandirà alcune delle tappe che ci condurranno a Natale, seguiremo la storia di Nanna che ci prenderà per mano e ci offrirà uno spaccato della dura vita contadina che gioisce delle piccole grandi cose ed è fatta di condivisione, povertà, sacrifici, delusioni, rancori, sofferenza, speranza, e... umanità:
 
" C'era un cascinale tra Novara e Trecate, con un tenimento annesso coltivato ad orto. Ci si giungeva per un viale senza alberi costeggiato da una siepe viva di robinie, che metteva nel cortile. In fondo al cortile c'era la casa; dietro la casa si stendeva l'orto. A destra di chi entrava nel cortile passava una fonte, un canale scoperto, che serviva ad irrigare il terreno, a lavare erbaggi e panni, a far diguazzare le oche.
La casa somigliava a tutte le case coloniche del basso novarese. Dalla parte della fonte, c'era un fienile, e sotto il fienile la stalla. Nel corpo della casa, ai due lati, s'aprivano due usci a terreno, che mettevano a due cucine. Quella a destra aveva annessa un'altra camera, grande egualmente, che era stata divisa a metà da un tavolato, per farne un forno sul di dietro della casa, ed una stanza da letto sul davanti. Questo alloggio occupava due terzi del piano terreno. L'altro terzo era formato dalla seconda cucina a sinistra. Una scala di legno, all'aperto, metteva ad un balcone di legno anch'esso, sul quale aprivano due usci, sovrastanti a quelli del piano terreno.
L'uscio a sinistra metteva in una camera da letto unica, come la cucina di sotto. L'uscio a destra metteva a due camere da letto, una sopra la cucina, l'altra sul forno e sulla cameruccia terrena.
Quel cascinale s'affittava in due lotti. Il primo - la cucina e la camera di sopra, con un terzo dell'orto - era passato in parecchie mani, perché era meschinuccio, e non ci si cavava da vivere. Nell'altro più grande, abitava da tempo immemorabile una famiglia Lavatelli, ormai ridotta al babbo ed alla mamma, con un figlio ed una figliola ..."

Oche di San Martino

Nanna è la figliola ormai adolescente di Maddalena e Martino Lavatelli e per comprare i ventiquattro spilloni d'argento necessari alla composizione dell'aureola con cui adornerà i suoi lunghi e opachi capelli biondi per entrare nella lizza amorosa, così come usano fare tutte le ragazze di campagna,  deve andare a lavorare nelle risaie del novarese dove nel primo anno contrae la febbre terzana che la debilita senza invalidarla e nel secondo si trova ad affrontare una dura esperienza che le cambierà la vita: durante il ballo che si tiene tra i contadini nel cortile condiviso, quando finalmente è tra le braccia del carrettire Gaudenzio di cui è segretamente innamorata si sente male, le donna più anziana tra quelle presenti sostiene che si tratti di una cefalite che deve essere curata con il rito della gallina nera, per cui Nanna compra la gallina che l'anziana medichessa squarta per sistemergliela sulla testa, il sangue cola sul volto, sul collo e sugli abiti di Nanna che in questo stato viene accompagnata e adagiata su un giaciglio di paglia su cui passarà la notte, il mattino seguente però la febbre è alta e va a finire in ospedale dove si scopre che ciò che si pensava fosse cefalite è in realtà tifo, qui cade in uno stato di incoscienza per quattro settimane e quando si risveglia si ritrova irreversibilmente calva a causa della gallina che le si è putrefatta in testa e del sangue diventato un tutt'uno con i capelli.
Raggiunti i 24 anni Nanna sa ormai come sistemare la pezzuola sulla testa per nascondere la sua calvizie e per ottenere un risultato che sia abbastanza gradevole per chi la guarda, riesce a essere apprezzata da un giovane uomo che in modo velato le promette che tornerà a prenderla, ma:

" ... Passò tutta estate, finirono i raccolti, e di sposo nemmeno l'ombra. Nanna si fece mesta e pensosa. Ma non ricadde nell'avvilimento. Se quell'uomo aveva mancato di parola, restava tuttavia il fatto che in risaia l'aveva trovata di suo gusto, ed aveva messo gli occhi su lei a preferenza che su qualsiasi altra. E questo pensiero aveva riabilitata la fanciulla ai propri occhi, ella diceva: - «Come ho potuto piacere ad uno, potrò ben piacere ad un altro» -. E rianimata da questa fiducia, d'aver ancora la sua parte di attrattiva e la sua parte di gioie nell'avvenire, invidiava meno le compagne; era meno irascibile. Soltanto era afflitta che quell'uomo fosse mancato, ed aspettava con impazienza l'altro, perché gli anni passavano, e si sentiva invecchiare. "

Lanterna e candela di San Martino

Il dì di San Martino, che in questo caso tradisce l' Estate di San Martino e vede i contadini affaccendati nella spillatura del vino e delle tradizionali attività della festa, e i mezzadri e gli affittuari agricoli impegnati nel rinnovo dei vecchi contratti di lavoro o nella stipula di quelli nuovi (Vedi Il contratto di San Martino), mostrerà a Nanna una realtà ancora più dura di quella che già conosce e che le spezzerà il cuore:

" Era il giorno di San Martino; l'undici di novembre. Il cielo era grigio e cadeva una fitta pioggia d'autunno. Gli uomini, ché Pietro* era diventato anch'esso un uomo, e faceva il carrettiere, erano fuori: Martino in giornata a spillare i vini, ed il figlio in giro pe' suoi trasporti. La massaia preparava la minestra; e Nanna, seduta sul gradino dell'uscio con parecchi canestri intorno, preparava la verdura da portare al mercato.
Gli inquilini della cucina a sinistra, due vecchi che avevano maritate le figliole, ed erano rimasti soli, sloggiavano. La donna venne sull'uscio a salutare le vicine mentre il marito finiva di rassettare il carro colle masserizie.
- La mamma non c'è? - domandò a Nanna.
- Sí. È qui che accende il fuoco. Eh! Mamma! — Ella diede quella risposta, e fece quel richiamo senza alzarsi per isgombrare la porta. I contadini non fanno complimenti. Vedeva che quella donna non aveva tempo di fermarsi a fare una visita, e risparmiava atti e discorsi inutili.
Maddalena venne sulla soglia e si fermò in piedi dietro a Nanna.
- Ve ne andate, Menghina?
- Sí, è l'ora. L'altro inquilino giungerà a momenti. - Rimasero un tantino tutte e tre in silenzio: poi Menghina riprese:
- Sicché, addio Maddalena. Salutatemi i vostri uomini.
- Li saluterò, non dubitate.
- Ed anche voi Nanna; addio. E perdonatemi tutte e due, se in quest'anno vi ho dato qualche dispiacere.
- Che! Non lo state a dire; ci siamo trattate da buone vicine; piuttosto dovete perdonare la Nanna, se qualche volta è stata un po' brusca.
- Sí Menghina - disse Nanna - se v'ho offesa vi domando perdono.
- Ma che! Ma che! Abbiamo tutti i nostri momenti cattivi. Perdoniamoci a vicenda e lasciamoci da buone vicine e da buone cristiane.
E dopo questa cerimonia, a cui le donne del popolo non mancano mai, si ricambiarono ancora i saluti, poi la vecchia raggiunse il marito, sedette dietro il carro, e tutti e due ripeterono:
- Addio Maddalena, addio Nanna!
- Addio; chissà che non ci rivediamo, eh?
- Chissà! Andiamo un po' lontano. Se non ci rivedremo a questo mondo ci rivedremo in quell'altro.
Ed il vecchio diede una frustata al cavallo, e lentamente se ne andarono.
- Peccato! - disse Maddalena tornando alla pentola in cui bollivano i fagioli. - Peccato;
erano buoni vicini; era come non averli. Ora chissà che ci verrà.
- Ma! - rispose Nanna. - Si dice che vengano due sposi; ma non si sono mai fatti vedere. Quel vecchio che è venuto a visitare il fondo e la casa era il babbo della sposa.
- Avranno vissuto finora in famiglia, ed avranno aspettato che questo alloggio rimanesse libero, per metter casa a parte.
Nanna non rispose altro a questa supposizione di Maddalena, e continuarono ciascuna il proprio lavoro.
Mezz'ora dopo si udí da lontano cigolare un carro. Nanna alzò il capo e stette in ascolto. La memoria di Gaudenzio non s'era mai affatto cancellata dal suo cuore. Ma si udirono degli Eeh!
Eeeh! ripetuti, che non erano di Gaudenzio.
- Ecco i nuovi vicini che giungono - disse Nanna
E, puntando i gomiti sulle ginocchia, ed il mento sui pugni chiusi, stette ad aspettare cogli occhi fissi al viale che metteva nel cortile. Grado grado il cigolio del carro s'andò facendo piú distinto; s'udivano tinnire le corde dei finimenti, e gli Eeeh! del conduttore suonarono piú chiari, fino all'ultimo che rimase strozzato in gola. Il nuovo inquilino giungendo nel cortile aveva riconosciuto Nanna, e Nanna aveva riconosciuto lui.
Era il giovane che l'aveva corteggiata in risaia alla seminagione, lo sposo semi-promesso. Ma giungeva tardi, e non giungeva solo. Seduta sul carro, comodamente adagiata sopra un materasso, c'era una giovane sposa, pallida, sofferente, vicino alla prima crisi materna. Nanna guardò la donna con curiosità. Ella non aveva punto amato quell'uomo. Aveva sperato di sposarlo, lui come un altro, nel proprio interesse: ma non ci aveva posta nessuna passione.
E tuttavia provò un senso di soddisfazione al vedere che la sposa non era bella né florida. Fu una specie di gratitudine verso quella rivale, che non la offendeva col confronto d'una superiorità umiliante per lei.
- Oh, buongiorno giovanotta - disse il nuovo venuto salutando Nanna. - Non credevo di trovarvi qui.
- Avete la memoria corta - rispose Nanna con un po' d'acrimonia
- No; mi ricordavo quello che mi avete detto. Ma supponevo che sloggiaste. E che fosse la casa vostra quella che s'era presa per noi.
Intanto la sposa s'era mossa per scendere dal carro, e Nanna era accorsa col marito per aiutarla. La povera giovinetta, sorridendole del melanconico sorriso degli ammalati, prese parte per la prima volta al discorso con una parola di conciliazione e di bontà - È meglio che siate rimasta - disse - giacché con Pacifico vi conoscete già, ci faremo buona compagnia.
Tutto novembre Nanna passò le lunghe serate a filare sola in cucina al freddo, per non farsi vedere nella stalla. Ma col dicembre cominciò a nevicare, e venne un gelo terribile, e le sere erano tanto lunghe, che a Maddalena non resse piú il cuore di lasciar la figliola ad intirizzirsi a quel modo.
- È meglio che tu venga nella stalla - le disse - cosa vuoi fare? Una volta o l'altra bisognerà pure che ti faccia vedere.
E a dir vero Nanna non spingeva la suscettività fin a non volersi mostrare. A messa ci andava; ed anche nei campi la potevano veder tutti. Ma nella stalla c'era il caso che capitasse Gaudenzio, e l'idea di comparire cosí maltrattata davanti a lui, non la sapeva proprio mandar giú.
- A voi cosa importa ch'io vada nella stalla? - rispose. - Preferisco star qui.
- Ma qui si gela - disse Maddalena, - e noi non siamo in caso di accendere il fuoco.
- Ed ho forse domandato d'accendere il fuoco io? - ribatté Nanna con mala grazia.
- No, ma perché vuoi intirizzirti qui sola, mentre là si sta in compagnia ed al caldo?
E vedendo che l'altra teneva il broncio e non si moveva, la povera donna, nell'interesse della figliuola, cercò altri argomenti per indurla a seguirla, senza badare se quegli argomenti non erano tali da irritare maggiormente quel cuore esacerbato.
- Qui ti si irrigidiscono le dita, non puoi filare: e poi ci vuole una lucerna tutta sera per te.
Nanna saltò in piedi come una molla che scatta; buttò indietro la sedia con dispetto, ed avviandosi all'uscio gridò:
- Via non abbiate paura che il vostro lino ve lo filerò, e del vostro olio non ne brucerò piú. E se mi burleranno nella stalla, non importa, non avrete speso nulla per mantenermi il lume. La massaia alzò gli occhi sospirando, e la seguí nella stalla senza rispondere. Ma la sera in camera narrò quella scena al marito e disse:
- Le disgrazie o che fanno santi, o che rendono cattivi.
- Nanna non l'hanno fatta santa - disse Martino il cui animo giusto era offeso da quell'ingiustizia della figliola verso la sua donna.
Del resto i timori della fanciulla erano esagerati. Quella stalla dove si radunavano parecchie coppie di gente matura, ed una fanciulla brutta, non aveva attrattive per Gaudenzio, che quell'anno ci andò appena una volta. Ma in quella sola volta Nanna trovò tanta amarezza, da avvelenare tutte le centoventi sere dei quattro mesi d'inverno ... "

Pietro* = Fratello di Nanna

In risaia
1890
Maria Antonietta Torriani in arte Marchesa Colombi

Bruciatore con spirali di scorze d'arancio per San Martino

Bruciatore con spirali di scorze d'arancio per San Martino

Continua il 1° dicembre con la Prima Domenica d'Avvento, con la prima finestra del calendario e con il co-autore di questo cammino natalizio ...

Lieta Festa di San Martino!



sabato 11 novembre 2023

Le lanterne di San Martino

" ... Non si può creder poi quanta moltitudine di persone concorresse ad onorare il suo funerale. Tutta la città volò incontro al cadavere, tutti quei delle terre e villaggi, e molti ancora delle vicine città v’intervennero. O come grande fu il pianto di tutti! Quanti particolarmente i lamenti de i monaci addolorati! I quali dicesi che in quel giorno arrivassero quasi a due mila, pregio singolar di Martino, ad esempio di cui erano pullulati tanti virgulti nel servigio del Signore. Mandava dunque avanti di sé il defunto pastor le sue torme, le pallide turbe di quella santa moltitudine, le schiere mantellate e dei vecchi pieni di meriti per le sostenute fatiche, e de i giovani di fresco datisi alla milizia di Cristo. Dopo era il coro delle vergini, che trattenea per verecondia le lagrime, conoscendo bene esser dovere più tosto con lui rallegrarsi, che riposava già nel seno del Signore: ed oh con che santa letizia sapeano dissimular il dolore! Vietando la fede il piangere, ed ai gemiti sforzando l'amore; poiché tanto era religioso uffizio il gioire della sua gloria, quanto pio il dolersi della sua morte. Avresti perdonato alle lagrime, avresti goduto del gaudio, pia cosa essendo del pari goder per Martino, e pianger Martino, mentre ognuno fa il suo dovere, e con se stesso dolendosi, e con lui rallegrandosi. Una tal turba adunque, celesti inni cantando, il corpo del beato uomo fino al luogo del sepolcro accompagna. Si confronti, sé piace, con questa quella pompa mondana, non dirò de i funerali, ma del trionfo; che potrassi mostrar di simile all'esequie di Martino. Conducano quelli dinanzi ai lor carri gli schiavi dietro le palle legati il corpo di Martino da questi che sotto la di lui disciplina vinsero il mondo, vien seguitato. Quelli con evviva confuse esalti pure la stoltezza de i popoli; a Martino con sacri salmi s’applaude, Martino con inni celesti si onora. Quelli dopo i loro trionfi saran giù cacciati ne gli abissi crudeli; Martino festante là nel seno d’Abramo vien ricevuto, Martino qui povero e umile entra ricco nel cielo, e di là, come spero, noi proteggendo, tiene in me che ciò scrivo fisso lo sguardo, e in te che leggi. "

Vita di Martino
Sulpicio Severo

Funerali di San Martino - 1322 - 1326 - Simone Martini - Basilica Inferiore di San Francesco d'Assisi - Assisi

Funerali di San Martino 
322 - 1326
Simone Martini 
Basilica Inferiore di San Francesco d'Assisi - Assisi

Una delle tradizioni della Festa di San Martino nasce da questo testo scritto da Sulpicio Severo che ci spiega come circa duemila persone accompagnano il corpo di Martino sul luogo della sua sepoltura, un gesto di grande amore, di stima e di partecipazione che si consacra nel tempo e diventa rito in Italia, in Belgio, in Francia, nei Paesi Bassi e in tutti quei posti che hanno assimilato la cultura di queste nazioni. Ogni anno, sotto la supervisione degli adulti, i bambini costruiscono delle lanterne di varie forme e di variegati colori all'interno delle quali inseriscono una candela che accendono, la Vigilia della festa sul far della sera, quando escono di casa e intonano dei canti tradizionali mentre vanno ad ascoltare la messa e raggiungono la chiesa insieme ai coetanei riproponendo simbolicamente la processione che segue San Martino al sepolcro. 

Lanterna di San Martino

Lanterna di San Martino

In Alsazia, nel die Laternen laufen, i bambini in processione si accodano a un San Martino che procede in groppa a un asinello e va a ricordare l'episodio della scomparsa dell'asino del santo successivamente ritrovato proprio di bambini.

Lanterna di San Martino

In Germania, durante la processione della Vigilia di San Martino che viene chiamata Laternenumzug, i bambini, che indossano delle maschere e portano con sé dei lumini o le lanterne di carta colorata che hanno costruito,  seguono  un San Martino che qui procede su un cavallo e cantano: 

Ich geh mit meiner Laterne

Ich geh' mit meiner Laterne und meine Laterne mit mir.
Da oben leuchten die Sterne, hier unten leuchten wir.
Ein Lichtermeer zu Martins Ehr, Rabimmel, Rabammel, Rabumm.
Ein Lichtermeer zu Martins Ehr, Rabimmel, Rabammel, Rabumm.

Ich geh' mit meiner Laterne und meine Laterne mit mir.
Da oben leuchten die Sterne, hier unten leuchten wir.
Der Martinsmann, der zieht voran. Rabimmel, Rabammel, Rabumm.
Der Martinsmann, der zieht voran. Rabimmel, Rabammel, Rabumm.

Ich geh' mit meiner Laterne und meine Laterne mit mir.
Da oben leuchten die Sterne, hier unten leuchten wir.
Wie schön das klingt, wenn jeder singt. Rabimmel, Rabammel, Rabumm.
Wie schön das klingt, wenn jeder singt. Rabimmel, Rabammel, Rabumm.

Ich geh' mit meiner Laterne und meine Laterne mit mir.
Da oben leuchten die Sterne, hier unten leuchten wir.
Ein Kuchenduft liegt in der Luft. Rabimmel, Rabammel, Rabumm.
Ein Kuchenduft liegt in der Luft. Rabimmel, Rabammel, Rabumm.

Ich geh' mit meiner Laterne und meine Laterne mit mir.
Da oben leuchten die Sterne, hier unten leuchten wir.
Beschenkt uns heut, Ihr lieben Leut'. Rabimmel, Rabammel, Rabumm.
Beschenkt uns heut, Ihr lieben Leut'. Rabimmel, Rabammel, Rabumm.

Ich geh' mit meiner Laterne und meine Laterne mit mir.
Da oben leuchten die Sterne, hier unten leuchten wir.
Mein Licht ist aus, ich geh' nach Haus. Rabimmel, Rabammel, Rabumm.
Mein Licht ist aus, ich geh' nach Haus. Rabimmel, Rabammel, Rabumm.


Io vado con la mia lanterna

Io vado con la mia lanterna
e la mia lanterna con me.
Lassù brillano le stelle
e qui sotto brilliamo noi.
La mia luce è spenta, vado a casa,
rabimmel, rabammel, rabumm.
Il gallo che canta, il gatto miagola
rabimmel, rabammel, rabumm.

Io vado con la mia lanterna
e la mia lanterna con me.
Lassù brillano le stelle
e qui sotto brilliamo noi.
La mia luce è accesa, io vado avanti,
rabimmel, rabammel, rabumm.
La mia luce è bella, la potete vedere,
rabimmel, rabammel, rabumm.

Io vado con la mia lanterna
e la mia lanterna con me.
Lassù brillano le stelle
e qui sotto brilliamo noi.
Porto la mia lanterna, non ho paura.
rabimmel, rabammel, rabumm.
San Martino qui, noi brilliamo a te
rabimmel, rabammel, rabumm.

Io vado con la mia lanterna
e la mia lanterna con me.
Lassù brillano le stelle
e qui sotto brilliamo noi.
Come suona bene quando ciascuno canta,
rabimmel, rabammel, rabumm.

La mia luce si spegne, ce ne andiamo a casa.
rabimmel, rabammel, rabumm - 4 volte

Bussano anche di porta in porta per ricevere dolci e frutta secca e si riuniscono intorno al fuoco per  scambiarsi pane e altri regali.

Lanterna di San Martino

Lanterna di San Martino

In casa mia la tradizione  prevede anche un agrume piuttosto grande.

Pompelmo per la lanterna di San Martino

Dalla scorza, in questo caso di un pompelmo, liberata dalla polpa con un'incisione a forma di croce si ricava una lanterna, in ognuna delle quattro parti ottenute si fa un foro attraverso il quale viene fatta passare la corda che la reggerà e si pone al suo centro una candela che con il calore che sprigiona fa rilasciare alla scorza il profumo dei suoi oli essenziali e si può decorare con tutto ciò che la propria fantasia offre.

Pompelmo lanterna di San Martino

Pompelmo lanterna di San Martino

Poiché la Festa di San Martino apre le porte alle feste natalizie le lanterne vengono accese ogni sera prima di andare a dormire fino alla nascita di Cristo e il risultato finale è...

Pompelmo lanterna di San Martino

 un porta candela che si può conservare, ridecorare e riusare

Lieta Festa di San Martino!



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Giorni sospesi: 25 dicembre   

P. S. Niente P.C.

venerdì 11 novembre 2022

Estate di San Martino

Il geologo, paleontologo Antonio Stoppani nel suo libro " Il Bel Paese ", regala all'Italia il soprannome con cui è conosciuta nel mondo, ispira il nome di un famoso formaggio e riferendosi all'Estate di San Martino dice: " È questo uno di que' nomi proverbiali in cui il pòpolo compendia, non senza poesia, il risultato di secolari esperiènze. Questo nome infatti èra, assai prima che la sciènza se ne occupasse, l'espressione di uno dei fatti più rilevanti della nostra meteorologia subalpina; uno di quei fatti, che di mèzzo al caos delle vicissitùdini atmosfèriche, in un paese soggètto al clima forse più variàbile del glòbo, servono a tracciare i primi lineamenti del sistèma regolare, che presiede alla climatologia del glòbo, e per cui altrove (nelle regioni tropicali, per esempio) si alternano le stagioni con una regolarità sorprendènte. Nelle regioni subalpine distinguonsi tra il principio e la fine d'autunno, quasi due stagioni: l'una di pióggie, l'altra di sereno. La prima è quella delle piòggie che accompagnano l'equinòzio d'autunno, volgarmente dette piògge ottobrine. A queste tién diètro una stagione di sereno, che è appunto l'estate di S. Martino. Come le piògge ottobrine sembrano un'anticipazione dell'inverno, cosi il sereno che le segue pare un ritorno dell'estate. I limiti di quelle due stagioni oscillano assai da un anno all'altro, anticipando o ritardando di giorni o di mesi. Il caso più normale, e più propizio per la nòstra agricoltura, è quello che le piògge si sfoghino nella prima metà di ottobre, lasciando all'estate di San Martino di occuparne l'altra metà, di prolungarsi a tutto novèmbre, e, se le circostanze sono molto favorévoli, a tutto dicèmbre. "

San Martino L'Estate di San martino 1478-81 - Bottega di Domenico Ghirlandaio - Attribuito a Francesco D'Antonio - Oratorio dei Buonomini di San Martino - Firenze

San Martino dona parte del mantello al povero 
1478-81
Bottega di Domenico Ghirlandaio - Attribuito a Francesco D'Antonio
Oratorio dei Buonomini di San Martino - Firenze 

Questo fenomeno meteorologico, che si manifesta in tutto l'emisfero boreale, è intitolato a San Martino e il perché lo capiamo ufficialmente dal 397 anno in cui viene diffusa la storia della sua vita scritta da Sulpicio Severo, in cui la cultura popolare innesca varie leggende e racconta del bel tempo che sgorga nel freddo, nel gelo, nella neve, nella pioggia e nel vento del mezzo dell'inverno, grazie al gesto di Martino che sulla porta di Amiens dona metà del suo mantello a un povero seminudo che la notte in sogno gli rivela di essere Gesù Cristo. (Vedi San Martino)
Bel tempo che dalla saggezza contadina viene consacrato nell'espressione " l'Estate di San Martino dura tre giorni e un pochino ".
In Francia dove nasce il culto del santo si parla di Été de la Saint-Martin, in Spagna di Veranillo de San Martín, nei paesi che parlano il catalano di Estiuet de Sant Martí, in Portogallo di Verão de São Martinho, nel Regno Unito di St. Martin's summer, di Martinmas summer in relazione alla celebrazione di San Martino nella messa dell'11 novembre, di All Hallown Summer - Estate di Ognissanti, espressione che viene usata per la prima volta da William Shakespeare nel suo Enrico IV

Falstaff - Well, God give thee the spirit of persuasion and him the ears of profiting, that what thou speakest may move and what he hears may be believed, that the true prince may (for recreation sake) prove a false thief; for the poor abuses of the time want countenance. Farewell; you shall find me in Eastcheap.

Prince - Farewell, thou latter spring! farewell, All-hallown summer!

Falstaff - Bene, Dio doni a te lo spirito della persuasione, e doni a lui le orecchie del profitto, perché quel che tu dici possa commuovere e quel che egli ode possa essere creduto, affinché il Principe vero possa (tanto per divertimento) dimostrarsi un ladro falso. Infatti le povere mascalzonate dei nostri giorni hanno bisogno di incoraggiamento. Addio, potete trovarmi a Eastcheap.

Principe - Addio, seconda primavera! Addio, estate di San Martino!

Enrico IV - Atto I - Scena II
William Shakespeare
Traduzione - Massimo Bacigalupo

Seconda Primavera e Seconda Estate è dunque l'Estate di San Martino e Shakespeare per ragioni stilistiche in Romeo e Giulietta e Re Lear in un gioco di parole la contiene nel termine gossamer che William Bell, amministratore del Museo Nazionale di Norimberga, fa derivare da gossomer contrazione della locuzione tedesca Gottes Sommer - Estate di Dio. Nel tardo inglese (1300) il senso originario di gossomer viene spostato etimologicamente nella parola gos/oca - sumer/estate, la sostituzione della o con la a forma la parola di cui sopra gossamer che rappresenta il filo della ragnatela; le oche imbandiscono le tavole della Festa di San Martino e i ragni proprio in questo periodo per spostarsi tra le stoppie dei campi lanciano in aria i fili con cui compongono le loro ragnatele e poiché le piume d'oca assomigliano ai fili di seta dei ragni ecco che in un'unica parola si raccolgono due caratteristiche dell'Estate di San Martino:

Enter Juliet somewhat fast and embraces Romeo.

Here comes the lady. O, so light a foot
Will ne’er wear out the everlasting flint.
A lover may bestride the gossamers
That idles in the wanton summer air
And yet not fall; so light is vanity.

Entra Giulietta un po’ in fretta e abbraccia Romeo.

Ecco la sposa. Oh, un piede così leggero non consumerà mai
la pietra che dura per sempre.
Chi ama riesce a cavalcare il filo d’una ragnatela oscillante
nella gioiosa aria d’estate, senza mai cadere:
leggera è la vanità!

Romeo e Giulietta - Atto IV - Scena VI
William Shakespeare
Traduzione - Silvano Sabbadini

Edgar - Hadst thou been aught but gossamer, feathers, air,
So many fathom down precipitating,
Thou’dst shiver’d like an egg; but thou dost breathe,
Hast heavy substance, bleed’st not, speak’st, art sound.
Ten masts at each make not the altitude
Which thou hast perpendicularly fell;
Thy life’s a miracle. Speak yet again.

Edgar - Se fossi stato altro che ragnatela,
piume, aria, precipitando giù per tante
tese, ti saresti rotto come un uovo.
Ma tu respiri, hai una sostanza dura,
non sanguini, parli, sei intero. Dieci
alberi maestri uno sull’altro
non fanno l’altezza da cui tu a perpendicolo
sei caduto. La tua vita è un miracolo.
Parla di nuovo.

Re Lear
William Shakespeare
Traduzione - Agostino Lombardo

I fili delle ragnatele impregnate di gocce d'acqua in diversi luoghi vengono chiamati Capelli di Maria o Fili di Maria per indicare il filato del mantello che la Madonna indossa durante l'Ascensione per cui l'Estate di San Martino è conosciuta anche come Estate di Maria; lo scintillio delle ragnatele che ricorda l'argento dei capelli delle donne e le espressioni che segnano la primavera con il nome di giovane estate femminile e l'autunno con il nome di vecchia estate femminile nell'alto tedesco portano gossamer a diventare sinonimo di Altweibersommer da alt/vecchio, weiber/delle donne e sommer/estate, paragonabile all'ungherese Vénasszonyok nyara da vén/vecchio, asszony/donna, ok/suffisso plurale, nyár/estate e a/suffisso possessivo, al polacco Babie lato - estate della donna, sinonimo di Złota jesień - autunno dorato, al ceco Babské léto e al russo ба́бье ле́то/Bábʹje léto che sta per l'estate delle vecchie mogli inglesi, old wives' summer.
In questa prospettiva l'espressione Estate di San Martino diventa metafora per indicare una piacente signora in età.

Falstaff - È anch' essa de' miei pregi invaghita.
E anch'essa tien le chiavi dello scrigno. Costoro
Saran le mie Golconde e le mie Coste d' oro!
Guardate. Io sono ancora una piacente estate
Di San Martino. A voi, due lettere infuocate.

Falstaff; commedia lirica in tre atti - 1893
Giuseppe Verdi - Arrigo Boito

L'Estate di San Martino Eleuterio Pagliano 1883 - National Gallery of Art -Washingston D. C.

L'Estate di San Martino 
1883
Eleuterio Pagliano 
National Gallery of Art -Washingston D. C.

Nell'America settentrionale l'Estate di San Martino e il suo sinonimo Estate di Tutti i Santi sono contenute nella locuzione Indian Summer che comprende tutti gli intervalli di bel tempo che si manifestano tra metà settembre e dicembre all'interno del brutto tempo:
Estate di San Michele 29 settembre
Estate di San Luca o Piccola Estate di San Luca 18 ottobre
Estate di San Martino o Estate di Tutti i Santi 11 novembre
Gli studi del lessicografo Albert Matthews trovano una citazione sull'Estate Indiana come sinonimo di Estate di San Martino nel 1851, in seguito si scopre che in questo senso era stata citata per la prima volta nel 1778 da Michel Guillaume Jean de Crèvecoeurda un ex soldato franco-americano che si diede all'agricoltura e  in " Lettere di un contadino americano " scrisse:

"... Allora giunge una forte gelata che prepara a ricevere il voluminoso strato di neve che presto seguirà; anche se è spesso preceduto da un breve intervallo di fumo e mitezza, chiamato estate indiana ... "

Il libro fu reso pubblico dal 1920. L'estate Indiana attraversò l'oceano atlantico e si sviluppò in Gran Bretagna solo a partire dal 1950.
Vi lascio con l'atmosfera dell'Estate di San Martino raccontata dal nostro Ernesto Ragazzoni

I

È una tepida estate
di San Martino, tanto
dolce che le giornate
d’April non hanno incanto

maggior. Le stesse foglie
secche, per i viali
più che l’aria di spoglie,
hanno un aspetto d’ali

mutevoli, lunghesso
i fossi e dentro i carri,
che se le tiran presso
in turbini bizzarri.

Io vo’ pei campi; avanzo
oltre i sentieri, e fumo,
contandomi un romanzo
per mio uso e consumo;

dove, com’è disegno
nelle oleografie,
ci son isbe di legno
sotto la neve, vie

tra pioppi ermi al tramonto,
cacciatori in cucina
attorno a un pasto pronto;
un’Ada, un’Ermelina

che guardan pei cancelli
se giunge Adolfo, Arturo;
rovine di castelli
chiuse in un cielo oscuro,

sassi di muriccioli
coll’edera, e un mendìco...
mulini... boscaiuoli...
un pozzo sotto un fico,

bimbi affacciati ai vetri
che guardan, chi sa dove;
passan forme di spetri
(son tanti dì che piove);

nubi, e una spiaggia incolta.
Insomma, l’arsenale
completo d’una volta,
romantico - autunnale.

II

Io vo’ pei campi, fiuto
per l’aria odor di tordi
arrosto, in un velluto
- cari! - di lardo a fior di

fiamma sovra uno spiedo;
e il buon odor mi viene
da un luogo che non vedo,
ma certo assai dabbene.

O pace! Che mai l’oste
mi servirà stasera?
Forse le caldarroste
- o pace! - e del barbera?

O le pere in giulebbe...
(che giorni ha San Martino!)
Né mi dispiacerebbe
prima uno stufatino.

Che pace! È come un lento
lasciarsi andare a caso
s’un fiume sonnolento,
incontro a un bell’occaso...

L’acque, in un loro velo
viola e d’or, pare ardano;
e sono l’acque e il cielo
silenzi che si guardano.

Io vo’ pei campi. Lungi
bruciano forse stipa,
c’è un fumo, e ve ne aggiunge
pur uno la mia pipa.

Oh, il fumo? Chi la sente
la nostalgia che ha
il fumo - che, silente -,
d’autunno se ne va,

(esule e senza casa)
d’autunno, e verso sera...
sulla campagna rasa...
ombra che si fa nera!

Con che, detta la mia,
(come la mulinavo!)
brava corbelleria,
fo’ punto, e vi son schiavo.

Insalata di San Martino 
Poesie a cura di Arrigo Cajumi - 1956
Ernesto Ragazzoni

Lieta Festa di San Martino

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