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lunedì 9 febbraio 2026

La danza tra l'inverno e la primavera

"... Fu così che il 9 di febbraio, all'inizio del disgelo, il villaggio di Iping si vide piovere dal cielo quello strano individuo. Il giorno seguente, tra la fanghiglia e la neve che cominciava a sciogliersi, arrivò anche il suo bagaglio – ed era davvero un bagaglio degno d'un siffatto padrone. C'erano, a dire il vero, anche un paio di bauli – come ci si aspetta che debba essere per ogni viaggiatore ragionevole – ma il grosso era costituito da una cassa di libri (libri voluminosi, ingombranti, alcuni dei quali scritti in una calligrafia illeggibile) e da più di una dozzina di scatole, casse e gabbie, piene di oggetti imballati nella paglia. «Bottiglie di vetro», aveva sentenziato Hall, dopo aver frugato disinvoltamente nella paglia. Lo straniero, imbacuccato in cappello, cappotto, guanti e sciarpa, uscì impazientemente incontro al carro di Fearenside, mentre Hall aveva attaccato una chiacchierata preliminare sul come dare una mano a portare dentro il bagaglio. Lo straniero uscì senza far caso al cane di Fearenside, che stava annusando amichevolmente le gambe di Hall. «Forza con quelle casse», disse. «Ho già dovuto aspettarle abbastanza». Scese i gradini, avvicinandosi alla parte posteriore del carro, come se intendesse afferrare la scatola più piccola ..."

L'uomo invisibile
Herbert George Wells
Traduzione Stefano Sudrié

Il 9 febbraio il cambio di passo tra l'inverno e la primavera è in atto, non è più il tempo dell'arrivo, ma quello della trasformazione. la neve perde la sua compattezza, la terra affiora, le strade si fanno incerte. È il tempo in cui ciò che era rigido comincia a farsi molle, e il mondo entra in uno stato vigile, come se stesse preparando il corpo a un cambiamento inevitabile. Allo straniero impaziente arrivano bauli, casse, gabbie, bottiglie di vetro e scatole che si fanno strumenti per risolvere lo stato in cui si trova in quello che, spera, sarà.

Disgelo in febbraio

"Febbraio...
... 9 Principio della Primavera."

Fasti
Ovidio
Traduzione Giambatista Bianchi di Siena

In un filo continuo che attraversa i secoli e la nostra stessa percezione del mondo, il fermento silenzioso che vive nascosto sotto la superficie del freddo comincia a reclamare spazio, un movimento cauto, lieve, quasi impercettibile è sentito, osservato e riconosciuto oggi come ieri. Ovidio, seguendo il calendario giuliano, pone al 9 febbraio il principio della primavera, una data convenzionale, che parla del disgelo, del lento sciogliersi del rigore invernale, ma ancora lontana dall'equinozio. La tramontana incomincia ad arretrare per lasciare il posto a Zefiro, e Venere, cinque giorni dalle none di febbraio, si leva e riappare dal mare all'alba, mentre l'inverno e la primavera danzano insieme, la stagione più antica conduce la più giovane, guida i suoi passi, impone il ritmo, ne accompagna i gesti, ne sorregge la fragilità, la richiama a sé ogni volta che tenta un passo troppo audace. Le tracce del freddo restano profonde, come ricorda Ovidio, perché la primavera avvolta dal sonno ancora non sta del tutto sulle sue gambe.

"... O, se temeva alcun della gelata
Tramontana il rigor, goda; che fassi
Lo Zefiro a svegliare aura più grata.
L'Astro forier del giorno ormai vedrassi
Chiaro dal mar la quinta volta uscire;
E darà primavera i primi passi.
Non t'ingannar però; resta a venire,
Resta di freddo altro rigore ancora:
Lasciò il verno gran tracce in sul partire.
Venga la terza notte; ed in brev'ora
Dell'Orsa tu vedrai il pigro Custode
Ambe le piante aver cavato fuora ..."

Fasti
Ovidio
Traduzione Giambatista Bianchi di Siena

mercoledì 4 febbraio 2026

Febbraio nel mezzo inverno

"... Lo straniero arrivò ai primi di febbraio, in una giornata gelida, sferzata da un vento tagliente e battuta da una fitta nevicata, l'ultima della stagione. Veniva a piedi dalla stazione di Brumblehurstm, e teneva in mano, una mano pesantemente guantata, una valigetta nera. Era imbacuccato dalla testa ai piedi, e la tesa del suo morbido cappello di feltro gli scendeva sul viso, nascondendolo quasi interamente alla vista, L'unica cosa visibile era la punta lucida del suo naso. La neve gli si era ammucchiata contro il petto e sulle spalle e aveva ricamato una cresta bianca sul bagaglio. Più morto che vivo, entrò nell'albergo "Carrozza e cavalli" e lasciò cadere in terra la valigia. «Un po' di fuoco», gridò, «in nome di Dio! Una stanza e un po' di fuoco!»..."
L'uomo invisibile
Herbert George Wells
Traduzione Stefano Sudrié

Neve in febbraio

L'arrivo dello straniero, nel racconto di Herbert George Wells, avviene ai primi di febbraio, nel mese del mezzo inverno in cui ci si incammina verso la primavera. Il gelo, la neve e il vento continuano a dominare il paesaggio e lo rendono misterioso e severo, così come appare lo sconosciuto che sembra custodire un segreto ancora sospeso, chiuso nella valigia in attesa di essere svelato. Febbraio è un tempo di resistenza in cui il fuoco è ancora necessario per la vita, la stagione invernale persiste nonostante il lento avanzare della luce che ancora non porta da sé il calore necessario al risveglio, crea un contrasto e a volte confusione tra ciò che si percepisce e ciò che deve ancora avvenire,  È un momento di attesa e transizione, in cui l'inverno sembra voler affermare per l'ultima volta la propria presenza.

lunedì 2 febbraio 2026

La Candelora segna il passo del mezzo inverno

"A la Candelóra gh'è 'n pè fò e 'n pè dré 
Alla Candelora c'è un piede fuori e un piede dentro"

È il tempo sospeso dell'anno, quando l'inverno allenta la sua presa ma non si è ancora dissolto. Un confine sottile, quasi un attimo trattenuto, siamo nel mezzo dell'inverno, nel punto in cui il gelo ha consumato la sua prima metà e un chiarore nuovo, timido come un animale che esce dalla tana, sia esso lupo, marmotta, orso, riccio, tasso o volpe, comincia a insinuarsi tra le giornate ancora corte e fredde nella seconda metà.
Sono passati quaranta giorni dal Natale, quaranta battiti dalla Natività; oggi la Chiesa celebra la Purificazione di Maria come prescritto dalla Legge Mosaica dell'Antico Testamento:

"Quando saranno compiuti i giorni della sua purificazione, la madre porterà al sacerdote un'offerta…" 

Levitico 12,1‑8

e la Presentazione di Gesù al Tempio; la natura misura quarantacinque giorni dal solstizio d'inverno, due calendari che avanzano insieme, uno sacro e uno celeste, intrecciati nello stesso ritmo. La liturgia ricorda l'offerta del Figlio e il sole, dopo aver toccato il punto più basso, riprende a salire e lascia scivolare i suoi raggi nei fienili, nei cortili, nei solchi addormentati dei campi. I contadini avvertono questa doppia valenza in un'unica continuità, la percepiscono nel peso della legna portata a spalla, nel gelo che scricchiola sotto le scarpe e poi si scioglie in neve e fango, nel chiarore che cresce appena, ma basta a cambiare l'aria. Il 2 febbraio portano in chiesa le loro candele, piccole fiamme simbolo di Cristo, presenza che rischiara il mondo; le custodiscono a casa benedette come protezione contro i malanni, il freddo, gli imprevisti dell'inverno; le accendono nelle stalle, nelle cucine, nelle stanze dove si riposa, tremolano, ma non cedono, segnano il sacro dentro la vita quotidiana.

Candelora - La Sacra Famiglia

"A la Candelóra, o piöf o néf, l'invèren l'è a mé 
Alla Candelora, che piova o nevichi, l'inverno è a metà."

Con un piede ancora nel gelo e l'altro rivolto al bel tempo che ritornerà, la Candelora vive nella breve stagione del Carnevale in cui si attinge alle scorte di vino, di salumi, di dolci; si ride, si danza, si alleggerisce il cuore prima della sobrietà della Quaresima. La comunità si ritrova, sente insieme il sollievo di aver superato il tratto più duro dell'anno, celebra la vita che continua. È una parentesi luminosa nel silenzio invernale, un varco di gioia prima del raccoglimento. 
La Candelora segna il mezzo inverno, un istante fragile e rivelatore, in cui il mondo ricorda che ogni buio ha una soglia, e ogni soglia una promessa che avanza.

Candelora - Purificazione di Maria e Presentazione al Tempio di Gesù

Lieta Candelora!



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domenica 1 febbraio 2026

I miracoli rurali di Santa Brigida

Sul finire del 1523 il fior fiore degli astronomi a causa di quella che era considerata una congiunzione funesta tra il Sole, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno, aggravata dal fatto che avvenisse nel segno dei Pesci opposto a quello della Vergine sotto il quale era nato Gesù Cristo, previdero per il mese di febbraio 1524 un'ondata di calamità naturali quali diluvi e inondazioni che misero in ansia la popolazine memore delle piogge e delle nevicate anomale dell'estate 1523; a Trescore Balneario in provincia di Bergamo, sembra che per tal motivo, i cugini Giambattista e Maffeo Suardi per il loro oratorio restaurato da poco chiesero all'amico Lorenzo Lotto la realizzazione di una serie di affreschi che raffigurassero la vita e le storie di Cristo, la vita e le storie di santa Barbara e la vita e le storie di santa Brigida di Kildare il cui culto, arrivato dalla verde Irlanda con i monaci missionari che l'avevano diffuso in tutta Europa, era molto sentito in quel di Bergamo dove erano noti i miracoli che le attribuivano doti di guaritrice, di protettrice e di sostenitrice spirituale.

Miracoli di Santa Brigida in campagna 1524 - Cappella Suardi - Lorenzo Lotto - Bergamo

Dopo l'investitura di Santa Brigida, che abbiamo ammirato l'anno scorso, nel secondo dei tre riquadri a lei dedicati, Lorenzo Lotto rappresenta le opere di carità e i primi miracoli di santa Brigida, le scene, che si aprono accanto e sopra la porta d’ingresso dell'oratorio, ambientate soprattutto in un paesaggio di campagna sono quattro, organizzate su più piani ma unite in un unico spazio visivo.
Nella prima scena la santa è raffigurata mentre dà cibo e acqua ai poveri, benedice l'acqua nei secchi, che si trasforma in birra, simbolo di provvidenza e abbondanza; mentre benedice anche la carne e il pane per i poveri, la sua veste rimane immacolata, sottolineando la purezza del gesto. Da le spalle a sé stessa che nella seconda scena compie un altro miracolo e restituisce la vista a un uomo cieco con un tocco e una benedizione.
Sul piano superiore nella terza scena viene raccontata la leggenda in cui Brigida ammansisce un cinghiale selvatico che minacciava un gregge di pecore. Allo sguardo dello spettatore il cinghiale è ora tranquillo accanto alle pecore, un’immagine che sottolinea il suo ruolo di protrettrice degli agricoltori e dei pastori.
Accanto, la quarta scena sullo sfondo vediamo santa Brigida che, con le mani alzate, in preghiera, ferma l'avanzata di una tempesta su campi e raccolti, il cielo si apre e la minaccia del maltempo si allontana, mentre i contadini possono continuare a mietere o lavorare senza pericolo.
Queste scene sono inserite in un'unica narrazione continua che scorre lungo la parete, accompagnando lo spettatore attraverso i principali episodi della vita attiva e miracolosa di Santa Brigida, non solo come figura consacrata a Dio, ma anche come interceditrice per il popolo, guaritrice, portatrice di cibo, protettrice degli animali e difenditrice dai pericoli naturali, elementi iconografici molto sentiti nella comunità agricola di Trescore e della Val Cavallina.
Oggi è anche la Domenica di Settuagesima, si apre il tempo pre-quaresimale e con esso il Carnevale nel Rito Romano Antico, giorni di allegria e colori prima della riflessione della Quaresima.

Lieto Carnevale a tutti!

Fiamma di Santa Brigida

Giraldus Cambrensis, nel XII secolo, attesta nel monastero di Kildare, fondato nel V secolo da Santa Brigida definita Maria dei Gaeli, l'alimentazione del fuoco perpetuo, simbolo biblico della presenza divina e della luce che guida. A custodirlo sono 19 monache, alle quali si unisce simbolicamente la fondatrice.
Nel reel vedrete l'accensione di 19 candele per le monache, una per Santa Brigida e insieme la bruciatura della vecchia croce e la nuova, posta a protezione delle case, segno di una luce che veglia e si rinnova, eterna e viva, eco della leggenda in cui, accanto a un moribondo, la santa intrecciava i giunchi annunciando il senso della croce.



sabato 1 febbraio 2025

L'investitura di Santa Brigida di Kildare

Sul finire del 1523 il fior fiore degli astronomi a causa di quella che era considerata una congiunzione funesta tra il Sole, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno, aggravata dal fatto che avvenisse nel segno dei Pesci opposto a quello della Vergine sotto il quale era nato Gesù Cristo, previdero per il mese di febbraio 1524 un'ondata di calamità naturali quali diluvi e inondazioni che misero in ansia la popolazine memore delle piogge e delle nevicate anomale dell'estate 1523; a Trescore Balneario in provincia di Bergamo, sembra che per tal motivo, i cugini Giambattista e Maffeo Suardi per il loro oratorio restaurato da poco chiesero all'amico Lorenzo Lotto la realizzazione di una serie di affreschi che raffigurassero la vita e le storie di Cristo, la vita e le storie di santa Barbara e la vita e le storie di santa Brigida di Kildare il cui culto, arrivato dalla verde Irlanda con i monaci missionari che l'avevano diffuso in tutta Europa, era molto sentito in quel di Bergamo dove erano noti i miracoli che le attribuivano doti di guaritrice, di protettrice e di sostenitrice spirituale.

Vestizione di santa Brigida 1524 - Cappella Suardi - Lorenzo Lotto - Bergamo

Vestizione di santa Brigida 1524 - Cappella Suardi - Lorenzo Lotto - Bergamo

Nel primo riquadro del ciclo a lei dedicato, il vescovo, con il braccio destro nascosto da un mantello bianco, ha un chirichetto alle spalle che regge il bastone pastorale e uno davanti inginocchiato con il lectionario aperto appoggiato sulla testa, mentre esegue il rito dell'investitura che consacrerà Brigida a Dio; la vediamo in una veste di lana bianca con accanto il suo mantello verde da cui (Vedi Maria dei Gaeli), la tradizione ricava il rito della coperta o della sciarpa verde che, alla vigilia della sua festa, lasciata all'aperto tutta la notte affinché la santa la benedica al suo passaggio, elargirà protezione e guarigione dai malanni di stagione a chi con essa si avvolgerà; è circondata a destra e a sinistra dai membri della famiglia Suardi, è prostrata sui gradini dell'altare, con la testa tocca la predella e dal legno germogliano erba e fiori come indica il bambino, tenuto per mano da Maffeo, che per primo si accorge del miracolo. Dietro l'altare su cui si intravede la scritta CHRISTI si erge la scena della crocefissione e a destra la rappresentazione della santa che offre pane e latte ai contadini.

Lieta Festa di Santa Brigida di Kildare che preannuncia la Candelora!

Accensione delle 20 candele in onore delle suore e di Santa Brigida di Kildare

Più tardi il reel sulla Festa di Santa Brigida di Kildare in cui vedrete l'accensione di 20 candele, 19 delle quali dedicate alle suore che mantengono il fuoco perpetuo nel monastero di Kildare e una a Santa Brigida; come da tradizione vedrete anche il "rogo" della vecchia croce sostituita da quella nuova (Vedi La Notte delle Croci - Oidhe na Cruha).



P.S. Sant'Agrippano, vescovo di Le Puy e martire; sant'Enrico Morse, sacerdote gesuita e martire; san Giovanni della Graticola, vescovo di Saint-Malo; sant'Orso, sacerdote d'Aosta; santi Paolo Hong Yong-ju, Giovanni Yi Mun-u e Barbara Ch'oe Yong-i, martiri coreani; san Paolo, vescovo di Saint-Paul-Trois-Châteaux; san Raimondo, abate, fondatore dell'Ordine di Calatrava; san Severo, vescovo di Ravenna; san Sigeberto III, re d'Austrasia; san Trifone, martire; santa Brigida, vergine, badessa di Kildare; santa Verdiana, vergine; sono tutti i santi che si festeggiano il 1° febbraio per cui il calendario in vostro possesso potrebbe non indicare la festa di santa Brigida di Kildare solo perché nel luogo in cui vivete il culto di uno degli altri santi elencati è più sentito.

giovedì 29 febbraio 2024

Una proposta di matrimonio il 29 febbraio

" - Jack: È un anno bisestile, in Irlanda il 29 febbraio una donna può chiedere a un uomo di sposarla...
- Anna: Papà! Non andrò mai a Dublino! "

Dal film: Una proposta per dire sì - Leap Year

Gli esseri umani sono parte della natura, ma quando la necessità lo richiede se ne discostano e cercano di contenerla in concetti che la semplificano, per cui lo scorrere del tempo, attraverso i calcoli astronomici e le esperienze sensoriali pratiche, viene imbrigliato, sezionato e ordinato in sette giorni che delimitano una settimana e racchiudono una fase lunare; quattro settimane delimitano un mese e racchiudono le quattro fasi lunari; 12 mesi per un totale di 365 giorni delimitano un anno, racchiudono le quattro stagioni e costituiscono il calendario che diventa un dogma lavorativo indispensabile soprattutto per i contadini impegnati nelle attività agricole come la semina, la concimazione del terreno, la raccolta, la potatura e la cura del bestiame, ma questa convenzione temporale non ha una perfetta corrispondenza con l'anno solare composto da ben 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi quindi ogni quattro anni le ore sfuggite al conteggio ci regalano il 29 febbraio che previene lo sfasamento delle stagioni. 
In inglese è conosciuto come Leap Day - giorno del salto e in senso figurato rappresenta il salto nel buio che momentaneamente rompe l'ordinarietà degli schemi costruiti a tavolino e rimanda di un giorno l'arrivo di marzo.
In Irlanda una leggenda che risale al V secolo d. C. narra che santa Brigida di Kildare si rivolse a san Patrizio per cercare di scuotere la lentezza con cui gli uomini chiedevano alle fanciulle di sposarli e il santo patrono decise di offrire il 29 febbraio alle donne affinché potessero essere loro a dichiararsi agli uomini con una proposta di matrimonio. Questa tradizione, una sorta di emancipazione e di riscossa  femminile, si palesava con l'indossare una sottoveste rossa sotto la gonna e con l'inginocchiarsi davanti al prescelto, dall'Irlanda prese piede in tutto il Regno Unito e in Scozia nel 1288 divenne protagonista di una legge che puniva con una multa gli uomini che rifiutavano la proposta di matrimonio, i più benestanti per ripagare il loro no regalavano fino a 12 paia di guanti per consentire alle donne di nascondere simbolicamente la vergogna di esser state respinte.

Claddagh Ring

Dal XVI secolo la proposta di matrimonio poteva esser accompagnata anche dal dono di un anello in oro, argento o bronzo di cui riparleremo e che raffigura due mani, simbolo d'amicizia, che sostengono un cuore, simbolo d'amore, sormontato da una corona, simbolo di lealtà; chiamato Claddagh Ring - Anello di Claddagh dal nome del villaggio dei pescatori sulla Baia di Galway in Irlanda che in gaelico si riferisce alla sabbia rocciosa tipica del luogo dove nel 2010, oltre che nelle contee di Wicklow e di Mayo, venne girato il film Una proposta per dire sì - Leap Year, con Amy Adams e Matthew Goode, in cui si racconta della tradizione di cui oggi vi ho parlato.

domenica 25 febbraio 2024

Dalla Seconda Domenica di Quaresima un salto nel tempo

Dalla nostra Seconda Domenica di Quaresima proviamo a fare un salto indietro nel tempo e torniamo al 25 febbraio del 1774 nel primo martedì di quaresima che segue di una settimana il Martedì Grasso e di sei giorni il Mercoledì delle Ceneri, siamo ad Ancona e incontriamo Giacomo Casanova che non vuol saperne di mangiar di magro perché è dispensato del Santo Padre:

" ... Arrivai ad Ancona il 25 febbraio del 1744 e presi alloggio nel migliore albergo. Soddisfatto della mia camera, dissi all’oste che volevo mangiar di grasso, e lui mi rispose che in Quaresima i cristiani mangiano di magro.
«Il Santo Padre mi ha dato la dispensa.»
«Fatemela vedere.»
«Me l’ha data a voce.»
«Signor abate, non sono tenuto a credervi.»
«Siete uno stupido.»
«Qui il padrone sono io, quindi vi prego di cercare alloggio altrove.»
Una risposta del genere, accompagnata da un’intimazione che proprio non mi aspettavo, mi fece montare in collera. Mi misi a bestemmiare, a imprecare, a far baccano, quando improvvisamente un individuo dall’aria solenne entrò in camera mia dicendo: «Signore, avete torto a voler mangiare di grasso, mentre ad Ancona si mangia meglio di magro; avete torto a voler costringere l’oste a credervi sulla parola e, se avete la dispensa del papa, avete torto ad averla chiesta alla vostra età; avete torto a non averla chiesta per iscritto; avete torto a dare dello stupido allo oste, perché nessuno è tenuto ad accettare in casa propria un complimento del genere; ed infine avete torto a fare tanto baccano».
Quel tipo che era entrato in camera mia solo per farmi la predica e attribuirmi tutti i torti possibili e immaginabili, invece di accrescere il mio malumore mi fece venir voglia di ridere.
«Sottoscrivo di buon grado, signore,» gli risposi «tutti i torti che mi attribuite; ma piove, si sta facendo tardi, sono stanco e ho un grande appetito; vale a dire che non ho nessuna voglia di sloggiare. In mancanza dell’oste, volete darmi voi da cenare?»
«No» mi rispose con gran flemma «perché sono un buon cattolico e osservo il digiuno; ma penserò ad ammansire l’oste che vi darà un’ottima cena.»
Così dicendo scese al pianterreno; ed io comparando la mia petulanza al suo sangue freddo, lo riconobbi degno di darmi lezione. Risalì un momento dopo, e mi disse che tutto era stato accomodato e che mi avrebbero ben servito ... "

Le donne e gli amori
Giacomo Casanova

Candela della Seconda Domenica di Quaresima

Accensione della candela della Seconda Domenica di Quaresima

Croce delle Domeniche di Quaresima

Diffusore con foglie di alloro per la Seconda Domenica di Quaresima

Diffusore con foglie di alloro per la Seconda Domenica di Quaresima

Lieta Seconda Domenica di Quaresima


Per ulteriori informazioni

giovedì 7 febbraio 2019

Dalla brina di febbraio


... Il Mattino tranquillo
Nato dalla brina di Febbraio.
Piegandosi dal cielo, nell' azzurro della gioia,
Baciò la fronte alla Terra.
E sorrise sul mare silente,
E invitò i fiumi gelati a essere liberi
E con la musica svegliò tutte le fonti,
E respirò sui monti ghiacciati ... 

L'invito
Percy Bysshe Shelley 
Liberamente tradotta da me medesima

venerdì 2 febbraio 2018

Faccia da febbraio


Don Pedro:- Buongiorno Benedetto. Ebbene, cos'è successo,
Che fate codesta faccia da febbraio
Così piena di gelo, di tempesta e di nuvolosità?

Molto rumore per nulla
William Shakespeare
Liberamente tradotta da me medesima

sabato 27 maggio 2017

Le viole sul finire di maggio


" ... Era una bella giornata in sul finire di maggio. Faceva ancor freddo come in febbraio a Palermo, ma la neve aveva fuso. Gli alberi delle foreste si coprivano di giovani foglie. Il sole svestiva le sue ultime nuvole e si alzava sereno e pomposo. Le viole smaltavano le macchie. Gli uccelli, disgelati, provavano melodie - per accertarsi che il freddo del verno non li aveva arraucati. Il cielo era puro, ma di un turchino grigiastro, ove una brezza tagliente ed uggiosa sforzavasi a connettere dei lembi di nuvole bianche.
Le bestie, magre e sporche, che aveano passato l’inverno negli stabbi, covavano i campi e la foreste di uno sguardo gaudioso, tosando qui un ciuffo di giovani erbe, decapitando là le cime degli arbusti. Il contadino, la contadina, sollecitavansi a dimandare alla terra la sussistenza del nuovo anno. Tutto spirava la giovinezza, la gioia, la pletora della vita che spandesi al di fuori. Un soffio di amore avviluppava la creazione, che sembrava palpitare e sorridere ... "

I suicidi di Parigi 
Ferdinando Petruccelli della Gattina

lunedì 20 febbraio 2017

Carnevale al circo

Febbraio - Il piccolo pagliaccio
20, lunedì


Tutta la città è in ribollimento per il carnevale, che è sul finire, in ogni piazza si rizzan baracche di saltimbanchi e giostre, e noi abbiamo sotto le finestre un circo di tela, dove dà spettacolo una piccola compagnia veneziana, con cinque cavalli. Il circo è nel mezzo della piazza, e in un angolo ci son tre carrozzoni grandi, dove i saltimbanchi dormono e si travestono; tre casette con le ruote, coi loro finestrini e un caminetto ciascuna, che fuma sempre; e tra finestrino e finestrino sono stese delle fasce da bambini. C’è una donna che allatta un putto, fa da mangiare e balla sulla corda. Povera gente! Si dice saltimbanco come un’ingiuria; eppure si guadagnano il pane onestamente, divertendo tutti; e come faticano! Tutto il giorno corrono tra il circo e i carrozzoni, in maglia, con questi freddi; mangian due bocconi a scappa e fuggi, in piedi, tra una rappresentazione e l’altra, e a volte, quando hanno già il circo affollato, si leva un vento che strappa le tele e spegne i lumi, e addio spettacolo! debbon rendere i denari e lavorar tutta la sera a rimetter su la baracca. Ci hanno due ragazzi che lavorano; e mio padre riconobbe il più piccolo mentre attraversava la piazza: è il figliuolo del padrone lo stesso che vedemmo fare i giochi a cavallo l’anno passato, in un circo di piazza Vittorio Emanuele. È cresciuto, avrà otto anni, è un bel ragazzo, un bel visetto rotondo e bruno di monello, con tanti riccioli neri che gli scappan fuori dal cappello a cono. È vestito da pagliaccio, ficcato dentro a una specie di saccone con le maniche, bianco ricamato di nero, e ha le scarpette di tela. È un diavoletto. Piace a tutti. Fa di tutto. Lo vediamo ravvolto in uno scialle, la mattina presto, che porta il latte alla sua casetta di legno; poi va a prendere i cavalli alla rimessa di via Bertola; tiene in braccio il bimbo piccolo; trasporta cerchi cavalletti, sbarre, corde; pulisce i carrozzoni, accende il fuoco, e nei momenti di riposo è sempre appiccicato a sua madre. Mio padre lo guarda sempre dalla finestra, e non fa che parlar di lui e dei suoi, che han l’aria di buona gente, e di voler bene ai figliuoli. Una sera ci siamo andati, al circo; faceva freddo, non c’era quasi nessuno; ma tanto il pagliaccino si dava un gran moto per tener allegra quella po’ di gente: faceva dei salti mortali, s’attaccava alla coda dei cavalli, camminava con le gambe per aria, tutto solo, e cantava, sempre sorridente, col suo visetto bello e bruno; e suo padre che aveva un vestito rosso e i calzoni bianchi, con gli stivali alti e la frusta in mano, lo guardava; ma era triste. Mio padre n’ebbe compassione, e ne parlò il dì dopo col pittore Delis, che venne a trovarci. Quella povera gente s’ammazza a lavorare e fa così cattivi affari! Quel ragazzino gli piaceva tanto! Che cosa si poteva fare per loro? Il pittore ebbe un’idea. - Scrivi un bell’articolo sulla Gazzetta, - gli disse, - tu che sai scrivere: tu racconti i miracoli del piccolo pagliaccio e io faccio il suo ritratto; la Gazzetta la leggon tutti, e almeno per una volta accorrerà gente. - E così fecero. Mio padre scrisse un articolo, bello e pieno di scherzi, che diceva tutto quello che noi vediamo dalla finestra, e metteva voglia di conoscere e di carezzare il piccolo artista; e il pittore schizzò un ritrattino somigliante e grazioso, che fu pubblicato sabato sera. Ed ecco, alla rappresentazione di domenica, una gran folla che accorre al circo. Era annunziato: Rappresentazione a beneficio del pagliaccino; del pagliaccino, com’era chiamato nella Gazzetta. Mio padre mi condusse nei primi posti. Accanto all’entrata avevano affisso la Gazzetta. Il circo era stipato; molti spettatori avevano la Gazzetta in mano, e la mostravano al pagliaccino, che rideva e correva or dall’uno or dall’altro, tutto felice. Anche il padrone era contento. Figurarsi! Nessun giornale gli aveva mai fatto tanto onore, e la cassetta dei soldi era piena. Mi padre sedette accanto a me. Tra gli spettatori trovammo delle persone di conoscenza. C’era vicino all’entrata dei cavalli, in piedi, il maestro di Ginnastica, quello che è stato con Garibaldi; e in faccia a noi, nei secondi posti, il muratorino, col suo visetto tondo, seduto accanto a quel gigante di suo padre... e appena mi vide, mi fece il muso di lepre. Un po’ più in là vidi Garoffi, che contava gli spettatori, calcolando sulle dita quanto potesse aver incassato la Compagnia. C’era anche nelle seggiole dei primi posti, poco lontano da noi, il povero Robetti, quello che salvò il bimbo dall’omnibus, con le sue stampelle fra le ginocchia, stretto al fianco di suo padre, capitano d’artiglieria, che gli teneva una mano sulla spalla. La rappresentazione cominciò. Il pagliaccino fece meraviglie sul cavallo, sul trapezio e sulla corda, e ogni volta che saltava giù, tutti gli battevan le mani e molti gli tiravano i riccioli. Poi fecero gli esercizi vari altri, funamboli, giocolieri e cavallerizzi, vestiti di cenci e scintillanti d’argento. Ma quando non c’era il ragazzo, pareva che la gente si seccasse. A un certo punto vidi il maestro di ginnastica, fermo all’entrata dei cavalli, che parlò nell’orecchio del padrone del circo, e questi subito girò lo sguardo sugli spettatori, come se cercasse qualcuno. Il suo sguardo si fermò su di noi. Mio padre se ne accorse, capì che il maestro aveva detto ch’era lui l’autore dell’articolo, e per non esser ringraziato se ne scappò via, dicendomi: - Resta, Enrico; io t’aspetto fuori. - Il pagliaccino, dopo aver scambiato qualche parola col suo babbo, fece ancora un esercizio: ritto sul cavallo che galoppava, si travestì quattro volte, da pellegrino, da marinaio, da soldato, da acrobata, e ogni volta che mi passava vicino, mi guardava. Poi, quando scese, cominciò a fare il giro del circo col cappello da pagliaccio tra le mani, e tutti ci gettavan dentro soldi e confetti. Io tenni pronti due soldi; ma quando fu in faccia a me, invece di porgere il cappello, lo tirò indietro, mi guardò e passò avanti. Rimasi mortificato. Perché m’aveva fatto quello sgarbo? La rappresentazione terminò, il padrone ringraziò il pubblico, e tutta la gente s’alzò, affollandosi verso l’uscita. Io ero confuso tra la folla, e stavo già per uscire, quando mi sentii toccare una mano. Mi voltai: era il pagliaccino, col suo bel visetto bruno e i suoi riccioli neri, che mi sorrideva: aveva le mani piene di confetti. Allora capii. - Voresistu - mi disse - agradir sti confeti del pagiazzeto? - Io accennai di sì, e ne presi tre o quattro. - Alora, - soggiunse - ciapa anca un baso. - Dammene due -, risposi, e gli porsi il viso. Egli si pulì con la manica la faccia infarinata, mi pose un braccio intorno al collo, e mi stampò due baci sulle guance, dicendomi: - Tò, e portighene uno a to pare.

Cuore
Edmondo De Amicis


Circo
1957
Candido Torquato Portinari

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domenica 28 febbraio 2016

Febbraio si scioglie


" Bluastro sul pendio del colle al lago di un bagliore 
opaco è il crepuscolo di soffice neve che si scioglie, 
nella nebbia labili come pallidi sogni 
nuotano corone ramose di alberi morti. 
Ma per il villaggio, per i vicoli immersi nel sonno 
passa il vento notturno, tiepido, calmo e ozioso, 
posa alla siepe e negli oscuri giardini risveglia 
e nei sogni dei giovani la primavera. "

Sera di Febbraio
Hermann Hesse

domenica 1 febbraio 2015

martedì 1 gennaio 2013

La diligenza da dodici posti

Anima Mundi 2013

Faceva un freddo intenso, pungente: il cielo luccicava tutto di stelle: non tirava un alito di vento.
Pum! Ecco che una vecchia stagna da petrolio venne a colpire l’uscio di una casa. Pim! Pam! fecero i mortaretti di rimando, perché si festeggiava l’anno nuovo. Era la notte di San Silvestro, e l’orologio della chiesa aveva sonato allora allora dodici tocchi. 
Troc troc! Troc troc! Teretee! Il carrozzone della diligenza arrivava, pesante, mezzo sconquassato; e si fermò alla porta della città. Dentro c’erano dodici passeggeri, né di più avrebbe potuto portarne: tutti i posti erano presi. 
"Evviva, evviva!" - gridava la gente in tutte le case della città, perché era l’ultima sera dell’anno; e allo scoccar della mezzanotte tutti riempirono i bicchieri, e bevvero alla fortuna dell’anno nuovo. 
"Buon anno, buon anno!" - era l’augurio di tutti: "Salute, pace, felicità... figli maschi e quattrini in quantità!" 
Tutti ripetevano l’augurio, i bicchieri si toccavano, tintinnavano... e proprio in quel momento, alla porta della città si fermava il carrozzone con i dodici forestieri. 
Chi erano quei viaggiatori? Ciascuno aveva il suo passaporto ed il suo bagaglio; e portavano persino dei regali, per te, per me, per tutta la gente della città. Ma chi erano? Che volevano? Che cosa portavano poi? 
"Buon anno!" - gridarono alla sentinella, ch’era di guardia alla porta della città. 
"Buon anno!" - rispose la sentinella; e al primo che scese dalla diligenza: "Il suo nome e la professione?" - domandò. 
"Veda lei, nel passaporto!" - rispose l’uomo: "Io son chi sono!" - Ed era un bel tipo davvero, tutto ravvolto in una pelliccia d’orso e con gli scarponi col pelo: "Sono colui su cui tanti e tanti concentrano le speranze. Venga da me domani, e le darò una bella strenna di capo d’anno. Spargo per tutto mance e doni, e faccio inviti a balli e a feste; ma più di trentuno non ne posso dare. Le mie navi sono in mezzo ai ghiacci; ma nel mio scrittoio è caldo e si sta bene. Sono negoziante all’ingrosso: il mio nome è Gennaro, e porto con me una quantità di conti e di polizze." 
Scese a terra il secondo: era un allegro camerata, impresario di teatri, direttore di balli figurati, anima di tutti i divertimenti possibili e immaginabili. Tutto il suo bagaglio consisteva in un grosso barile. 
"Quando c’è questo, l’allegria non manca mai!" - diss’egli: "Voglio far divertire, ma voglio anche divertirmi, poi che ho poco tempo da vivere: di tutta la famiglia, sono quello che vive meno - ventotto giorni solamente. Tutt’al più, ogni tanto, mi buttan là un giorno per soprammercato; ma non ci conto molto, e faccio buon sangue egualmente. Evviva!" 
"Non tanto chiasso!" - fece la sentinella. 
"Posso fare quanto chiasso mi pare e piace!" - ribattè il viaggiatore: "Sono il Principe Carnevale, e viaggio incognito sotto il nome di Febbraio." 
Scese il terzo. Era magro come la quaresima, ma camminava col naso all’aria, perch’era parente dei Quaranta Cavalieri danesi, e del nostro Pescatore di Chiaravalle, di Maranguelone da Tuorgna e dello Schiesone: faceva lunarii e prediceva il tempo e le stagioni. Il mestiere, però, non era troppo lucroso, ed ecco perché consigliava tanto i digiuni. Portava all’occhiello un mazzolino di violette, ma piccine piccine e stente. 
"Don Marzo, Don Marzo!" - gli gridò il viaggiatore sceso dopo di lui, e gli battè sulla spalla: "Non senti un buon odorino? Va’ subito nella saletta dei doganieri: stanno bevendo un ponce, la tua bevanda prediletta. L’ho sentita subito alla fragranza. Corri, corri, Don Marzo!" 
Ma non era vero niente; colui che parlava non voleva se non fargli una chiapperella, uno de’ suoi famosi pesci, perché aveva nome Aprile, e col primo pesce cominciava la sua carriera nella città. Sembrava molto allegro; lavorava poco, ma perché aveva più vacanze di tutti. 
"Basterebbe che ci fosse un po’ più di stabilità a questo mondo!" - disse: "Ma tal volta siamo di umore gaio, tal’altra uggioso, secondo le circostanze. Ora piove, ora fa sole; ora si sgombera, ora si torna. Io tengo una specie di agenzia di collocamenti, fitti e vendite, ed ho anche l’impresa dei trasporti funebri. Rido o piango, a seconda del momento. In questa valigia ho i miei vestiti da estate, ma non sono tanto sciocco da mettermeli. Eccomi qui! La domenica vado alla messa con le calze di seta a trafori e col manicotto!" 
Dopo di lui, scese una giovinetta. Aveva nome Maggiolina, portava un leggero vestito da estate, d’un verde tenero, e, sopra le scarpette, un paio di galosce. Nei capelli aveva un mazzolino di anemoni, ed era tanto profumata di timo, che la sentinella starnutì. 
"Dio vi benedica!" - esclamò la fanciulla; e quello fu il suo saluto. Com’era bella! E come sapeva cantare! Non era cantatrice da teatro, nè da camera; era cantatrice di bosco, perché andava errando lietamente per la verde foresta e cantava per suo piacere. Nella borsetta da lavoro, aveva due libriccini, uno di poesie, uno di fiabe. 
"Largo, che scende la signora!" - disse il conduttore della diligenza. 
Scese a terra una giovane dama, un po’ altera nella sua delicata bellezza. Si vedeva subito ch’era una dama, la dama di Giugno, abituata ad essere servita dai Sette Dormienti. Dava una grande festa nel giorno più lungo dell’anno, perché gli ospiti avessero tempo di approfittare di tutti i piatti della sua ricchissima tavola. Veramente, ella teneva carrozza per conto suo; ma viaggiava in diligenza con gli altri, perché non avessero a dire ch’era boriosa. Non viaggiava però sola, né senza protezione. Aveva con sé il suo fratello minore, Luglio. 
Era questi un giovanotto grassoccio, vestito da estate, con un grande cappello Panama. Non aveva che poco bagaglio, perché col caldo tutto dà noia; per ciò, non portava con sè che le mutandine da bagno, e quelle poco ingombro gli davano. 
Veniva poi mamma Agostina, venditrice di frutta all’ingrosso, proprietaria di una grande quantità di valli da pesca, e coltivatrice di vasti terreni. Aveva una crinolina molto rigonfia, era grassa e accaldata; sapeva lavorare con le sue mani, e portava ella stessa il mezzovino nei campi ai lavoratori. 
"Ti guadagnerai il pane col sudore della fronte," - diceva: "È scritto nel Libro. E soltanto dopo vengono le gite, le scampagnate, i balli, i giochi nei boschi e le feste del messidoro." 
È una brava massaia mamma Agostina. 
Dopo di lei, scese dalla diligenza un pittore, il grande colorista Prof. Settembre. Tutta la foresta lo conosce! Le foglie mutano colore, - e con che magnificenza! - al solo suo cenno: ben presto il bosco splenderà di rosso acceso, di giallo, di bruno dorato. Il maestro zufola come un merlo, lavora spedito, e intreccia i verdi viticci del luppolo intorno al suo boccale di birra. Così ornato, il boccale ha un bellissimo aspetto, ed in verità il Prof. Settembre ha per l’ornamentazione un gusto squisito. Era arrivato con i suoi tubetti di colore, che formavano tutto il suo bagaglio. 
Lo seguiva un signore di campagna, uno che non si occupa se non di seminare, di arare e di dissodare, ed ha la passione dei cavalli e della caccia. Il conte Ottobre aveva con sè il cane ed il fucile, e la carniera piena di noci, che facevano un rumorino secco quando camminava. Tra suoi innumerevoli bagagli, aveva persino un aratro di fabbrica inglese; e non parlava che di agricoltura, ma a mala pena si sentiva quel che diceva, per la gran tosse e le rumorose soffiate di naso del suo vicino. 
Quegli che tossiva così era Novembre, molto seccato da una tremenda infreddatura: già, a lui, diceva, fruttava più il naso della tasca. E a mal grado dell’infreddatura, gli toccava andar in giro con le nuove cuoche e le domestiche, per condurle a far le provviste ed insegnar loro il servizio d’inverno. Diceva che si sarebbe liberato de’ suoi malanni andando al bosco a far legna: doveva spaccarla e segarla, perché era Gran Guardiano nella Confraternita dei segantini e fornitore del focolare. Passava la sera a intagliare suole di legno per i pattini, perché sapeva bene, diceva, che tra poche settimane ci sarebbe grande richiesta di quel genere di calzature. 
Finalmente, comparve l’ultimo viaggiatore, il vecchio nonno Decembre, con lo scaldino in mano. Era tutto intirizzito, ma gli occhi gli brillavano vividi come due stelle e teneva tra le braccia un vaso da fiori, dove cresceva un piccolo abete. 
"Avrò cura di quest’alberello, perché cresca bene, e per la sera di Natale possa arrivare con la vetta a toccare il soffitto, a ad ornarsi di cento candeline colorate, e di mele d’argento e di figurine una più bella dell’altra. Questo scaldino manda un calore, che pare una stufa... Caverò di tasca il libro delle novelle e leggerò forte, per far che tutti i bambini di casa stiano buoni buoni. E allora le figurine dell’albero di Natale diverranno vive, e il piccolo angelo di cera spiegherà le alucce di stagnola dorata e volerà giù dalla vetta dell’albero, e bacerà grandi e piccini, tutti quelli che sono nel salotto caldo, ed anche i poveri bambini che stanno fuori in istrada, e cantano la canzone della stella di Betlemme." 
"Bene; ora la diligenza può andare!" - disse la sentinella: "Tutti i dodici passeggeri sono scesi. Frusta, cocchiere!" 
"Prima bisogna che i dodici viaggiatori vengano qui da me!" - disse il Gabelliere. "Uno per volta! I passaporti restano a me. Ognuno è valido per un mese; finito il mese, scriverò sul passaporto le generalità e le note a seconda della loro condotta. Don Gennaro, abbia la bontà di venir qui." 
E Don Gennaro si presentò al Gabelliere. 
Di qui a un anno, credo che sarò in grado di dirvi quello che i dodici viaggiatori avranno portato in dono a me, a voi, a tutti. Ora, non lo so, parola d’onore; e sto per dire che forse non lo sanno nemmeno loro. Si vive in certi tempi così curiosi... 

Hans Christian Andersen


Felice 2013 
a tutti voi, 
pace, amore 
e... 
figlie femmine

Rita Levi Montalcini

Ciao Rita

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