giovedì 26 maggio 2022

L'ars aromatica della menta

" ... a te, Persefone, fu lecito un tempo trasformare un corpo di donna in menta profumata ... "

Metamorfosi - Libro X
Publio Ovidio Nasone
Traduzione Nino Scivoletto

Menta spicata o romana

Περσεφόνη/Persephónē - Persefone trasforma Μίνθᾰ/Mínthă - Menta, la bellissima naiade figlia di Κώκυτος/Kṑkutos* - Cocito, in erba da calpestare e la madre Δημήτηρ/Dēmḗtēr - Demetra le leva la possibilità di fruttificare, mentre Ἅιδης/ Hádēs - Ade, catturato dalla ars amatoria della ninfa con cui ha condiviso momenti di passione, le dona l'intensa fragranza che noi tutti ben conosciamo. In Trifilia nell'Elide il mito è testimoniato dal τέμενος/tèmenos di Ade costruito sul monte Minta nei pressi di un bosco sacro a Demetra.
Gli antichi greci usavano la menta nel κυκεών/kukeòn - Ciceone, un composto d'orzo e acqua preparato per i partecipanti ai Misteri Eleusini che venivano iniziati alla vita dopo la morte; nei riti funebri l'adoperavano miscelata con mirto e rosmarino ed era conosciuta anche dagli antichi egizi che operavano nell'imbalsamazione, mentre, dagli ebrei veniva sparsa sul pavimento delle sinagoghe per calpestarla e diffonderne il profumo il cui aroma fortemente pungente che copre gli altri odori spiega il legame mitologico con l'aldilà.
Si racconta che nelle sue foglie si raccolse l'acqua che dissetò Gesù durante la Fuga in Egitto e pertanto è considerata un'erba benedetta.

Κώκυτος/ Kṑkutos* = Versione greca del latino Cōcȳtus/Cocito-Il Fiume del lamento così come il Φλεγέθων/Phlegéthōn-Flegetonte-Il Fiume che brucia è un affluente dell'Ἀχέρων/Achèrōn-Acheronte- Il Fiume dei guai, insieme al Λήθη/Lethe-Lete-Il Fiume dell'oblio e allo Stige-Il Fiume dell'odio, caratterizzano il panorama degli inferi.

" La menta è herba conosciuta. Ha virtù di scaldare, diristagnare, e di diseccare. Il succo, bevuto con aceto ristagna il sangue: ammazza i vermini tondi, e stimola venere. Bevuti tre rami di menta con succo di melagrani forti raffrenano il singhiozzo, il vomito, e la cholera.
Impiastrata la menta con polenta risolve le posteme. Messa in su la fronte alleggia i dolori del capo: risolve le poppe, che s'enfiano per il parto, overo per troppa abondanza di latte. Impiastrasi con sale à i morsi de i cani. Il succo destillato nell'orecchie con acqua melata giova ài dolori di quelle. Messa nella natura delle donne avanti al coito, non le lascia ingravidare. Fregata in su la lingua ne leva l'asprezza. Le frondi messe nel latte non lo lasciano apprendere. E universalmente grata allo stomaco, e usasi in molti modi ne i condimenti.
Del Mentastro. Cap. XXXVII.
La menta salvatica chiamano i Latini Mentastro. Produce le frondi piu pelose della menta, maggiori per tutto di quelle del sisembro, e di piu grave odore. E imperò è ella à i sani minormente in uso.
La menta tanto domestica, quanto salvatica, la quale noi chiamiamo volgamente in Toscana Mentastro,
è tanto nota, è volgare, che non richiede altra chiarezza, essendo che per se stessa è chiara. Et quantunque si veggano à i tempi nosri più spetie di Menta ne gli borti, di cui non scrive Dioscoride ( ciò è una con più brevi, e più crespe frondi, una cal fusto, e col fior rosso, e l'altra con bianco;) nondimeno per mio giuditio non è da far di ciò gran conto. E' herba molto vivace: imperoché piantata, over seminata una volta ne gli horti malagevolmente se ne stirpa via, ch'ella nonni rinasca. La fresca pesta, e posta sopra le mammelle delle donne di parto, proibisce che il latte non vi s'apprenda. Odorata nelle sincopi, revoca facilmente gli spiriti vitali. Bevuta con amido, e acqua giova à i flussi stomachali. Impiastrata in sul capo de i fanciulli sana le ulcere che menano marcia: Bevuta con vino di melagrani sana il singhiozzo, e ristagna il vomito: Impiastrata sopra le tempie, sminuisce il dolor del capo causato da humori freddi. Sana applicata le volatiche l’acqua lambiccata nel bagno da tutta la pianta, bevuta al peso di quattro oncie (se ben sorse non sarà senza maraviglia) ristagna sicuramente il flusso del sangue dal naso. Favorisce la menta le forze veneree, non solamente secondo la sentenza di Dióscoride, ma anchora di Galeno, quantunque Plinio al XIIII. cap. del XX. libro tenga il contrario. Rese di ciò Galeno la ragione al VI. delle facultà de semplici, quando così diceva. La Menta odorata chiamano alcuni Hediosmos, per esserne un'altra spetie, la qual non ha odore, chiamta calamintha. L’una e l’altra è al gusto acuta e ne suoi temperamenti calida nel terzo ordine. Nondimeno l'odorata è più debole, e manco calida: percioché quella, che è senza odore, è la salvatica, e l'odorifera la domestica. Et imperò questa per l’humidità acquistata dalla coltura, muove agevolmente gli appetiti di Venere. Il che fanno parimente tutte quelle cose che hanno in se una certa humidità ventosa, e mezza cotta.Per la qual temperatura l'usano alcuni incorporata con polenta in su le posteme. Il che non si dee fare con la salvatica, per riscaldare ella, e di 'eccare assai più forte che si ricerchi in tal cose. Ha in se la Menta un certo che d'amarezza, con la quale ammazza ella i vermini: e similmente alquanto d'acerbità, con la quale quando si bee con aceto melato, ristagna i vomiti del sangue, che di fresco accagiono. Sono le parti della sustanza sua sottilissime, quanto si sieno quelle d'ogni altra herba. tutto questo disse Galeno. Ma è qui d'avertire, che Galeno non intende in quetoo luogo questa spetie di Menta saluatica per la vera
Calamintha, ma per lo mentastro nostro volgare. Percioché della Calamintha odoriferissma (come nel seguente capitolo diremo ) parlò egli più ampiamente nel principio del VII. libro. Il che dimostra il non dirlo egli qui affermativamente, ma che così chiamano alcuni la Menta saluatica. Ha anchora il mentastro le sue proprie virtù. Imperoché beuto purga le femine di parto, e dassi la sua decottione utilmente à bere à coloro che sono stretti di petto, e sirano malagevolmente; e à chi patisce dolori di corpo. Sparso per terra, ò vero fattone fumo, caccia via i serpenti, e mettesi il succhio utilmente nelle orecchie verminose. Il medesimo beuto, overamente unto sopra i testicoli, gioua à coloro che si corrompono la notte in sogno. Daffi anchora con non poco gìovamento à bere nel trabocco di fiele. Giova alle scrofole ungendole con esso caldo. Beuta con aceto ammazza i vermini del corpo.Le foglie tanto beute, quanto applicate vagliono à i morsidi tutti gli animali velenosi. Nasce, seminasi anchora ne gli horti una pianta nota, e volgare chiamata in piu luoghi, come nel contado di Goritia Menta greca, con frondi più lunghe, e più larghe della salvia, simili quasi à quelle della betonica, che nel verde biancheggiano: i fusti alti un gombito, e qualche volta maggiori; nelle cui, sommità sono i fiori gialli, come nel tanaceto, quantunque minori. E' pianta in ogni parte amara, costrettiva, e l'odore grave, e acuto. Noi in Toscana la chiamiamo herba di Santa Maria, e parimente Salvia romana: il qual nome,
per hauer ella foglie piu di salvia, che di menta, più veramente se gli conviene. Sono alcuni che, la chiamano Lassulata: ma donde cavino costoro il significato di tal nome, non so io veramente conietturare. Però dicanlo eglino. Scrive Valerio Cordo nel dispensario fatto per le spetiare, nella compositione dell'ungueto Marciato magno, essere due spetie di menta, una crespa e l'altra chiamata Saracenica; e per la Saracenica intende egli della presente pianta, chiamata Menta greca da molti. Sopra'l che determina, che quella si debba mettere nella compositione dell'unguento predetto. Ma per non provar egli ciò ne con authorità, ne con ragioni, non mi par che dobbiamo àssicurarci di credergli: e massimamente vedendosì, che nel Nicolao nuovamente fatto Latino dal Fuchsìo, nella compositione
del Marciato non è alcuna mentione di menta Saracenica, ma ben di rossa salvatica solamente. Il che agevolmente ne dimostra, che si possa liberamente dire, che non manchino errori in quel dispensario. Chiamano questa pianta, (come dice egli) i Tedeschi Unfier frauuen muntz, ciò è Menta di nostra Donna. Ma il Fuchsio sotto questo nome ne dimostra un'altra assai diversa. Coloro adunque che meglio di me intendono la lingua Tedesca potranno ragionevolmente giudicare chi di loro habbia errato. Tutta la pianta dì quella Menta Greca ha virtù di scaldare, di diseccare, aprire, assottigliare, astergere, provocare, e corroborare. Gìova à i difetti della madrice, e àgl'hidropici. Imperoché scalda il fegato infrigidito, e apre le sue oppilationì. Ungesi il succhio con olio Irino utilmente nei difetti della milza, Scaldata con vino bianco, e messa sopra al pettinicchio, provoca, l’orina ritenuta, e spegne le lentigini, gl’alphì, e altri difetti della pelle, ungendovisi sopra il succhio la sera. Usano le donne di metter le foglie nelle
focaccie, e mangiasele, credendosiche giovino loro per i malori della madrice. Altri involtano le foglie fresche nella pasta di farina liquida, e poscia le friggono nell'olio, ò nel boturo e le mangiano con li altri cibi. Il succo di questa pianta bevuto ammazza i vemini del corpo: e giova alle frigidità della madrice. Corrobora lo stomaco tanto bevuto, quanto impiastrato di fuori, e ristagna parimente i vomiti. Scaccia tutta la pianta sparsa per terra i serpenti. il che fa similmente il fumo dell’abbrusciata. Giova oltre à ciò alle oppilationi, e conforta la testa. Chiamano i Grci la Menta Hidiosmos: i Latini, Menta: gli Arabi, Nahanaha: i Tedeschi, Muntz: li Spagnoli, Hierva buena, e ortelana: e i Francesi, Mente: Boemi Mata. La Menta greca poi chiamano in Italia, chi Salvia Romana, e chi Herba di Santa Maria: i Tedeschi Uafer fravven muontz: i Boemi krecka: i Poloni Marzed Mietka. i Francesi Grand coq.
Il Mentastro poi chiamano i Greci, iduosmos agrios: i Tedeschi Vuilde Muontz: i Boemi Plana mata: i Francesi Mente chevalme: e i Poloni Cobyla Mierka. "

Dioscoride a cura di M. Pietro Andrea Matthioli


La menta, originaria dell'area mediterranea si è diffusa in tutto il mondo, conta circa 600 specie commestibili e appartiene alla famiglia delle Lamiaceae. Dal fusto tetragonale si sviluppano varie ramificazioni di un colore che va dal verde al viola, le foglie di un colore verde brillante in gioventù, più scuro in maturità sono sessili, picciolate quelle basali, opposte, ellittiche o lanceolate, nervate con i margini crenati, leggermente pelose; i fiori sessili o dotati di un piccolo pedicello, sono simpetali irregolari, bianchi o rosa, nelle varie specie spuntano in estate all'ascella delle foglie raccolti in verticilli o all'apice della pianta raccolti in spighe.
Nel dizionario economico universale rustico del 1797 è descritta così:

" Menta, lat.Mentha, fr. Menthe. Erba notissima sotto questo nome, della quale ve ne hanno di varie specie, come la menta comune, la menta riccia, la spigata, l’acquatica, la selvatica ec. Tutte sono odorose, sanno come di cedro ed hanno quasi Dello stesso grado le medesime proprietà medicinali; ma la menta comune o romana, Mentha angustifolia, spicata, C. Batih. Tourn. Mentha angustifolia, sivee cardiaca, Park. fr. Menthe à épi, ou Menthe verte, oh Mente d'Angleterre, Menthe romaine, è quella che più si usa e a cui si attribuiscono maggiori virtù. Questa mette più tronchi quadrati, i quali quando è buono il terreno crescono all’altezza di 2. in 5. piedi. Le sue foglie sono lunghe, puntute, opposte a 2. a 2., senza code, sparse di vene al di sopra e dentate molto accosto tutto intorno. I suoi fiori nascono in forma di lunghe spighe alla sommità dei fusti; essi sono disposti a modo di anelli, piccoli e porporini. La sua radice è rampante, lunga e fina, e penetra molto addentro nella terra. Le foglie, i fusti e i fiori hanno un odore molto grato; Si coltiva nei giardini e nei vasi per l’uso giornaliero. E’ tutta di uso. E’ di uso grande in tutte le malattie dello stomaco, come la debolezza, la nausea, i dolori ed il vomito. E’ stimata buona per la diarrea, per li fiori bianchi e per lo smoderato scolo delle regole. Le foglie, applicate subito fresche sullo stomaco a modo di cataplasma arrestano il vomito. Parkinson raccomanda di lavarle mani ai fanciulli che hanno la rogna e delle ulceri in una decozione di menta. Si trova dagli speziali l'acqua semplice, lo spirito, il siroppo composto e l’olio distillato della menta. S’impiega frequentemente il sugo e l’acqua distillata per fermare il vomito e non bisogna bere, dice l’Hartman, che due once di quest’acqua 2. o 3. volte per arrestare i vomiti più violenti . Le nutrici si servono della stessa acqua per quietare i dolori di corpo ai quali i fanciulli sono sottoposti. Turner assicura che l’odore della menta fortifica il cervello, conserva e aumenta la memoria. Le donne partorienti fanno gran conto di quest’erba mentre pesta ed applicata in forma d’ empiastro sulle mammelle che s’enfiano per il parto e per l'abbondanza del latte, le risolve e proibisce che ei non si quagli. Per quest’ effetto le donne portano un fascetto di menta fra le mammelle. Da chi mangia assai latte si usa lamenta e specialmente la crespa o riccia che impedisce che si quagli, o almeno di troppo, il latte nello stomaco. Se mettasi della menta nel latte del vostro contadino, che ne voglia fare i formaggini o la ricotta, non vi riesce mai più. Un bell’umore si divertiva fingendo d’incantare o maledire il latte; metteva o l’erba menta od acqua stillata di menta in quello e non quagliandosi era di maraviglia al contadini che attribuivano all’incantesimo la proprietà. V. Ricotta. Se avete il singhiozzo, masticate un po' di menta inghiottendone il sugo e vi cesserà. Usasi la menta per l’odore ed eccita l’appetito. Nell’insalata bianca dice assai bene: essa è una dell’erbe con cui si forniscono l’insalate miste: si pratica sulle trippe per coprirne qualunque mal odore; e se avete qualche pezzo di carname che cominci a patire, s’accomodi colla mentuccia, che col grato ed aiuto suo odore ricopre il cattivo della vivanda. Con quest’erba si stropicciano le narici de’ cani allora quando si vogliono condurre alla caccia. L’odore li fa sternutare e purgare il capo. Si stropicciano pure gli alveari per attrarvi le api.
Dopo la menta romana diremo qualche cosa della menta piperitide ossia menta d’Inghilterra, piperitide, ossia menta d'Inghilterra, piperata, Mentha piperita, Linn. fr. Menthe poivrée, ou Menthed'Angleterre. Questa è pianta vivace, originaria d’Inghilterra o almeno vi si coltiva da tempo immemorabile. La sua radice è un perno mediocre guarnito di numerose fibre ramose; i gambi s’innalzano da circa 1. piede e mezzo, sono dritti, quadrangolari; le foglie sono opposte a 2. a 2. lungo il gambo. Sono sostenute da picciuoli corti, solcati per la loro lunghezza. La loro forma è ovale, terminano in punta e sono dentate assai regolarmente tutto all’intorno. I rami sortono dall’ale delle foglie e portano gli stessi caratteri che il gambo. I fiori nascono nella cima del gampo e dei rami, disposti in spighe corte e avvinchiate. Sono piccoli, in gola, con 2. labbri ineguali, d’un rosso pallido: a ciascun fiore succedono 4. semi simili a quelli d’altre mente. Alligna questa pianta nelle terre umide e leggere: la siccità la fa perire, e sebbene si ravvivi coll’irrigamento, non dà più se non che un’erba magra e corta. Le sue proprietà sono molto più attive di quelle di tutte le altre mente, particolarmente nelle malattie di stomaco cagionate da umori sierosi o per debolezza o per abbondanza d’ umori pituitosi. L’ epoca della maggior attività della pianta è quando i fiori legano è allora si dee raccogliere.
Ha una proprietà fra le altre delle più singolari nelle produzioni del regno della natura, pel suo sapore piccante seguito da una freschezza sensibilissima; proprietà che sembrerebbe caratterizzare l’etere esclusivamente. Col mezzo della distillazione se ne cava un olio essenziale limpido, poco colorito, una goccia del quale posta sulla lingua dapprima sembra rendere la bocca infiammata , ma ben tosto si risente una singolare freschezza la quale si comunica a tutto il corpo e produce a un dipresso 1’effetto che si sperimenta quando s’ingoja un pezzo di zucchero imbevuto di etere acetoso. Si preparano con esso delle pastiglie molto gradite, ma da non farsene molto uso dalle donne che amano esser feconde e da chi vuol essere continente. Chi si metta in bocca una di queste pastiglie senza conoscerla, si crederà
burlato e penserà aver in bocca del fuoco e più che pepe. I sigg. Roemer e Urteri hanno proposto una bevanda di questa menta piperata collo specioso nome di thè di sanità. La menta piperata, dicono essi, fra tutti i the è il più piacevole al gusto. Si prende un puinetto di Questa pianta secca e vi si versano sopra 2. tazze d’ acqua bollente. Nel resto si procede come col thè ordinario e si prende con zuccaro o con latte. Ciascudo beverà questo thè tanto volentieri quanto quello della Cina. Essi soggiungono inoltre che la menta piperata niuna possiede delle cattive qualità del thè della Cina. Con questa menta come anche colla romana si fa un’acqua distillata. Prendete foglie secche o dell’una o dell’ altra 1. libbra e mezzo in 6. fino a 8. boccali d’ acqua. Distillate fino alla somma di 4. boccali. Amendue sono acque stomachiche usitatissime. Arrestano sovente il vomito, spezialmente quello cagionato da indigestione o da alcune flemme vischiose. Si danno ancora in alcuni dolori colici, nei casi dove la gotta è risalita allo stomaco; e in quest’ ultima circostanza si preferisce l'acqua della menta piperitide. Si ritrovano nell’infusione di queste piante fresche le stesse virtù che nelle loro acque distillate.
La menta selvatica, calaminta mentastro o ha virtù medicinali: bevuta purga le femmine di parto e con molta utilità si dà la sua decozione alli stretti di petto e che hanno difficoltà di respirare e a chi patisce dolori di corpo; si sparge per le camere e per le chiese per dar loro buon odore e massime ne’ tempi sospetti di peste.
La menta greca volgarmente detta erba s. Maria o erba amara è notissima per il suo buon odore. Si fanno con essa delle frittelle, rendonsi buone e saporite le frittate mescolandovela insieme trita. Dà buon sapore alle minestre, entra in varie salse ed è graditissima per il suo odore alle donne. L’odore di questa pianta scaccia i serpenti ed altri animali nocivi. E’ grato al capo, giova alla memoria, ricrea il cuore e chiude le emmorroidi. In medicina s’usano le foglie tanto per estrarne il sugo, quanto per farne decozione. E’ ottimo medicamento per corroborare lo stomaco, fortificare il cervello ed i nervi, calmare le convulsioni isteriche, promovere le regole, fermare il vomito ed il singhiozzo ed è nemico de’ vermi. Le foglie mescolate col latte sono buone per farlo digerire. L’olio dove siano state in infusione le foglie sana le ferite e le ammaccature; perocchè essa riscalda non poco avendo le qualità della menta comune, onde va usata con moderazione. Si propagano le mente per barbatelle e per mezzo del seme.

Dizionario universale economico rustico


Gli Assiro-babilonesi curavano i disturbi gastrici con la menta e gli antichi romani ne sfruttavano le proprieta detergenti lavandosi i denti e aggiungendola all'acqua del bagno.
Contiene: acidi fenolici come acido caffeico, acido clorogenico e acido rosmarinico; acqua, aminoacidi come acido aspartico, acido gluttamico, alanina, arginina, glicina, leucina, prolina, serina e valina; azuleni, calcio, ferro, flavonoidi come diosmina e mentoside, fosforo, magnesio, manganese, oli essenziali come eucaliptolo, limonene, mentofurano, mentolo e mentone; potassio, rame, sodio, tannini e triterpeni, vitamina A, B, C e D.
La medicina popolare sfrutta la sua proprietà analgesica, anestetica, antiacne, antialitosi, antibatterica, antinfiammatoria, antinevralgica, antisettica, antispasmodica, antivirale carminativa, balsamica, colagoga, decongestionante, digestiva, tonico stimolante.
Controindicata alle donne in gravidanza, in allattamento e a chi soffre di insonnia, di favismo, di fegato, di nervosismo, di pressione sanguigna, di reflusso gastroesofageo, di reni, d'urcela.

" Nomi. Gre. Hdiusmos. Lat. Mentha. Ital. menta. Arab Nahanaha Ger. Munz. Spag, Hierua buona, e ortelana. Fran. mente.
Spetie. E' la menta di due spetie, cioè domestica, e salvatica, e la domestica è di due sorti, cioè maggiore, e minore.
Forma. La maggiore è pianta odorata, ha le foglie di salvia, ma minori, per intorno dentate con molti
fusti nella sommità dei quali produce i fiori spicati, pur pureggianti, e pelosetti. E' pianta molto vivace, percioché seminata una volta negli horti non sene può mai più stirpare. La minore fa le foglie più picciole, più acute con fusti, e fiori rosseggianti molto odorati.
Loco. Seminasi per tutti gli horti, la domestica, e la salvatica, si trova per le campagne.
Qualità E' al gusto acuta, e nei suoi temperamenti calda nel terz'ordine, e parimente secca, è alquanto amaretta, e acerba, e è composta di parte sottili. Ha facultà di scaldare, di ristagnare, e di diseccare. La
salvatica è più potente che la domestica, e la menta che ha le foglie crespe è migliore di tutte.
Virtù. Di dentro. Il succo bevuto con aceto, ristagna il sangue, leva la nausea dello stomaco, ammazza i vermini tondi, e stimula venere. Bevuti tre rami di menta, con succo di melagrani forti raffrenano il singhiozzo, il vomito, e la colera. E universalmente la menta grata allo stomacho: e usasi in molti modi nei condimenti. Eccita venere, e conforta i membri. L'odore corrobora il cerebro, e la memoria. L'Acqua, stillata da tutta la pianta bevuta al peso di quattr'oncie ristagna securamente il flusso del sangue del naso, e favoriſce le forze veneree, e fa tutti gli effetti che fa la menta istessa. Distillasi quest'acqua dalle foglie, e dai fusti tagliati minutamente bevuta al peso di tre oncie mattina e sera corrobora lo stomacho, aiuta la concottione, apre l'opilationi del fegato, della milza, e le vie dell'urina
fa buono appetito, ferma il singhiozzo, e il vomito tanto presa di dentro quanto applicata di fuori. Lavandosi con essa la bocca, giova alle gengive, e fa buon fiato.
Purga la madrice bevendola, o applicandola alle parti da basso: Giova alle mammelle indurate, che applicatavi dissolve il latte appresovi. Vale a tutte le rotture interne, e gargarizata con ruta, e coriandro fa ritornar al suo luogo l'ugola rilassata. Sana la rogna dei fanciulli, se si lavino con essa, o con la decottion dell'herba fatta in lissia. Bevuta ammazza i lumbrici, è riscalda e conforta lo stomacho frigido.
Virtù. Di fuori. Il succo, ò l'acqua messo in su la fronte mitiga i dolori del capo risolve le poppe che s'enfiano per il parto, overo per troppo abondanza di latte. Impiastransi con sale ai morsi dei cani le frondi verdi è secche. Le medesime applicate al core insieme con la satutegia, levano via il singulto, e le ventosita. ll succo destillato nell'orecchie con acqua melata, giova a i dolori di quelle. Messa la menta nella natura dele donne giova alla ventosità della madrice. Stropicciata in su la lingua, ne leva l'asprezza, le frondi messe nel latte non lo lasciano apprendere, la menta odorata escita nelle sincopi, e sanano l'ulcere della testa dei fanciulli le frondi applicate. Sana applicata le volatiche. L'Acqua lambiccata da tutta la pianta e così le frondi. Fassi della menta un olio come quello della ruta, il quale riscalda, e corrobora lo stomaco infrigidito, e indebolito, Sana il singhiozzo e ristagna il vomito, escita l'appetito, e aiuta la digestione. Et ſassi con méta domestica e olio Onfacino. Fannosi della menta dui siroppi, cioè il maggiore, e il minore, e l'un e l'altro confortano lo stomaco, e il fegato, aprono l'oppilationi, è levano via tutte le infettioni della pelle, fermano la nausea, il vomito, il singhiozzo, e il flusso del ventre. Non è meraviglia se al tempo antico nel tempo della guerra era prohibito il mangiar la menta, e per questo Aristotile lasciasse scritto. Mentham ne comedas nec plantes tempore belli.
Percioché escitando la libidine, era da fugirla, che per il frequente uso delle cose veneree per gagliardissimo che un si sia s'indebolisce, si consuma, e s'invecchia, e ritrovasi non solo delle forze, e del corpo debile: ma de l'animo ancora, tutte cose che repugnano alla gagliardezza e all'audatia. La decottione della menta, libera dai dolor colici, e molti affermano haver provato che il cascio non si corrompe ne si putrefa ungendolo col succo, o con la decottione della menta, ò mettendolo fra essa. Mancando il semesſi può impir l'orto di menta, pigliando le cime tenere del mentastro, e con le cime all'ingiù trapiantarlo, che produrrà la menta. ll succo della menta alle tempie mitiga il dolor della testa, e l'herba tenuta in mano, sana le volatiche. "

Herbario Novo
Castore Durante

Nel linguaggio dei fiori rappresenta in primis la memoria, ma anche la tenacia dell'amore che non si arrende, la temperanza, la saggezza e la sobrietà; In Giappone la si regala in segno di riverenza.
Un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di san Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

" ... La menta è propriamente la pianta speciale della campagna romana, dovunque si sente il suo odore, e quando sono lontano di qui, in Toscana o dell’alta Italia, e che mi accade incontrare nei campi una pianta di menta, il profumo di questa mi fa pensare immediatamente con vivo desiderio alla campagna di Roma ... "

Ricordi storici e pittorici d'Italia - 1865
Ferdinand Gregorovius
Traduzione Augusto Nomis di Cossilla

lunedì 23 maggio 2022

La gioia della melissa

" Anche le ninfe custodi dei culti sacri erano chiamate, Melissa; come spiega Mnaseas Patarense (Patrense), dice che avessero persuaso gli uomini ad astenersi dal mangiare carne e a nutrirsi dei frutti degli alberi, nel tempo una di loro, di nome Melissa, per la prima volta come cibo, scoprì i favi delle api, e gli stessi misti ad acqua usò per bere e mangiare, ciò che rimase ammaestrò, e le api per il suo nome Melissa; vennero chiamate, e con grande cura le portò con sé.Questo in verità è cosa creata nel Peloponneso.
Senza le Ninfe certamente non si sarebbe celebrato un sacrificio a Cerere, perché quelle prime mostrando l'uso dei frutti avrebbero impedito agli uomini che li divorassero a turno, e perché a causa della virtù avrebbero incontrato il velo; né nozze alcune senza le ninfe si celebrarono, ma queste prima onoriamo nella memoria, perché furono attrici della pietà e della religiosità. "

Mnasea
Schol. Pindar. P. IV - Fragmenta historicorum Graecorum
Karl Wilhelm Ludwig Müller
Liberamente tradotto da me medesima

Melissa officinalis

Melissa, dal greco ionico μέλισσα/melissa e dal greco attico μέλιττα/melitta, è l'ape/produttrice di miele e per metonimia il μέλι/miele; al plurale μέλισσαι/melissai è l'apoteosi della dolcezza con cui, nell'antica tradizione greca, venivano chiamate le ninfe protettrici dei culti misterici che si cospargevano bocca e mani di miele per purificarsi prima delle celebrazioni; si racconta che Demetra, colpita dalla devozione della sua sacerdotessa Melissa, originaria dell'Istmo di Corinto, uccisa dalle consorelle per non aver svelato i riti segreti inerenti la dea, la fece rinascere dal suo corpo dilaniato sotto forma d'ape e punì le ree con la peste.
La melissa per la sua relazione con il miele è legata al mito della nascita del re degli dei olimpici Ζεύς/Zeus:
Κρόνος/ Krónos - Il Tempo, figlio di Οὐρανός/Ūrānòs - Il Cielo stellato e di Γῆ/Ghḕ - La Terra, detronizzza il padre evirandolo con la falce dentata forgiata dalla madre stanca di essere costretta a contenere tra le sue viscere nel Tartaro, i ciclopi Arge, Bronte e Sterope e gli ecatonchiri Briareo, Cotto e Gige, figli suoi e di Urano che in lei li incatena per la loro mostruosità e per quella loro forza sotto la quale il suo regno potrebbe crollare.
Krónos con Ῥέα/Réa da vita a Ἑστία/Estia, Δήμητρα/Demetra, Ἥρα/Hera, Ἅιδης/Ade Ποσειδῶν/Poseidone, e poiché Urano gli profetizza che sarà spodestato da uno dei suoi figli, per sottrarsi al destino che lo attende li ingoia uno dopo l'altro alla nascita, Rea per difendere la vita dell'ultima creatura che porta in grembo, su consiglio di Urano e Gea, alla vigilia del parto si reca a Lictos presso Creta e nell'Antro Δικταϊον/Diktaion* del Monte Aigaion/Egeo-Monte delle capre per Esiodo o del Monte Dikte per Apollodoro*, partorisce Zeus che verrà accudito e nutrito con latte e miele rispettivamente da Ἀμάλθεια/Amáltheia derivazione di ἀμαλός/amalos - tenero, e da Melissa di cui sopra, figlie entrambe di re Μελισσεύς/Melisseus*. Zeus in una versione più tarda verrà protetto anche dai Cureti di Rea* che mimetizzeranno i suoi vagiti con il fragore provocato dall'impatto delle loro lance e delle loro spade contro gli scudi nelle danze sfrenate in cui si esibiscono. Rea salva così Zeus e al posto del nascituro, avvolta nelle fasce, porta a Krónos una pietra che lui ingoierà.
Una volta cresciuto Zeus riesce a farsi assumere come coppiere del padre e seguendo il suggerimento dell'oceanina Meti arricchisce l'idromele di Krónos con senape e sale e gli fa vomitare la pietra, che verrà posta come trofeo a Pito*, e tutti i suoi fratelli.

Δικταϊον/Diktaion* = Identificato oggi con la grotta di Psychro
Apollodoro* = Secondo Apollodoro Zeus viene partorito nell'Antro Ditteo per poi essere allevato nell'Antro Ideo sul monte Ἴδα/Ida conosciuto anche come Ψηλορείτης/Psiloritis
Μελισσεύς/Melisseus* = Considerato il primo uomo ad aver offerto sacrifici agli dei. In una variante le sue due figlie sono Ιδη/Idê e Αδραστεια/Adrasteia e nutrono Zeus con il latte della capra Amaltea e il miele delle melisse/api
Cureti di Rea* = Assimilati successivamente ai Coribanti di Cibele.
Pito* = Odierna Delfi

Giove allevato dalle Ninfe - 1628 - 1629 - Giuseppe Maria Crespi - 1628 - 1629 - Staatsgalerie - Stoccarda

Giove allevato dalle Ninfe - 1628 - 1629 - Giuseppe Maria Crespi - 1628 - 1629 - Staatsgalerie - Stoccarda

In un terzo racconto il dio Apollo incontra la ninfa Melissa e se ne innamora, è così preso da lei tanto da dimenticare di assolvere con precisione il compito che gli compete ovvero guidare il carro del sole, ciò ovviamente provoca degli sconvolgimenti nell'alternarsi del giorno e della notte e gli dei intervengono trasformando la ninfa in un'ape, il che ci porta all'epiteto di origine latina della melissa: appiastro o apiastro da ăpĭastrum derivazione di apium che va a indicare una moltitudine di erbe diverse frequentate dalle api.
Discoride chiama la melissa Μελισσοφιλλον/Melissophillon* - da μέλισσα/melissa - ape e ϕύλλον/phiullon - foglia:

" Il Melissophillo, overo melittena, cio è apiastro, s'ha usurpato quello, nome, per dilettarsi le api della sua herba. I fusti, e le frondi sarebbono simili al ballote, del quale habbiamo detto poco di sopra, se non fussero maggiori, piu sottili, e manco pelose: hanno odore di pomo cedro. Le frondi bevute con vino, overamente impiastrate, giouano à i morsi di quei ragni, che si chiamano phalangi, e parimente alle punture de gli scorpioni, e à i morsi de i cani. Al che giova anchora il fumentarsi con la loro decottione: è buona medesimamente per fàrvi seder dentro le donne, che non si purgano, giova lauandosene la bocca à i dolori de i denti: e fansene cristeri per la dissenteria. Le frondi bevute insìeme con nitro giovano alle prefocationi de i funghi malefìchi, e à i dolori delle budella: dannosi in lettovario à gli asmatici. Impiastrate in su le scrofole con sale le risolvono. Mondifìcano l’ulcere, e messe in su le giunture ne levano i dolori.
Chiamasi volgarmente in Toscana Apiastro dall'odor del cedro, di cui rispira, Cedronella, e parimente Melissa, come si chiama anchora in Lombardia. É pianta volgarissima, e di buono odore. É di due spetie domestica cio è, e salvatìca. Quantunque il Fuchsio famoso medico de i tempi nostri dica essere la Melissa di tre spetie nel suo ultimo libro delle compositìoni de i medicamemi. Ma volentierì intenderei da lui, perché causa connumerasse egli le prime due spetie tra la melissa, se ( come dice egli ) hanno odore puzzolente, come di cimici, dovendo essere la melissa odorata d'odore di cedro, come scrìve Discoride, tenuta da ì medici dell’Arabica setta molto valorosa (quantunque se lo tacessero i Greci) nelle passioni del cuore. Et imperò Serapione così ne scrisse. La proprietà della Melissa è di rallegrare l'animo. Conferisce àgli stomachi frigidì, e humidi: fa digerire, apre l'oppilationi del cervello, e giova à quelle debolezze di cuore, che impediscono il sonno. Rimove il batticuore, le false sollecitudini, imaginationi e fantasie, che causano gli humori malincolici, e la flemma adusta. Il che confermava Aviccenna nel suo libro delle forze del cuore, quando così dìceva. La Melissa è calda, e secca nel secondo ordine. Ha proprietà mirabile di rallegrare, e dì confortare il cuore: al che l’aitano la aromaticità stitticità, e sottigliezza aperitiva, che si ritrovano in essa. con le quali qualità conferisce ella anchora à tutte le viscere. Ha virtù leggiermente solutiva; ma tanta però, che basta per solvere dagli spiriti, e dal sangue, che è nel cuore, i valorii malincolici. Il che non può fare ella ne gli altri membri, ne manco in tutto 'l corpo. Una pianta le cui foglie non erano quasi dissimili da quelle della Melissa vidi già io portata da Constantinopoli, in Praga nell’amenissimo Regio giardino, la quale ho chiamata io per non saperne altro nome, Melissa Costantinopolitana. É questa al gusto amara, senza veruno odore di cedro, e per quanto dicono alcuni è antìdoto di tutti i veleni, e delle passioni del cuore. Scrissene Galeno al VII. delle facultà de smplici, così dicendo. Il Melissophillo è delle facultà sue simile al marrobio, quantunque sia men valoroso: e però l'adopera, percioché superchio sarebbe l’uso del Melissophillo, havendo alle mani il marrobio, del quale per tutto il mondo gran copia fi rìtrova. Ma veramente se per sorte non si pótesse havere marrobio, si può certamente usare, pur ché la qualità aggiunga à quel più, che di valore è nel marrobio. Per la quale dottrina si vede essere state occulte à
Galeno, e à gli altri Greci le buone parti, che gli assegnano gli Arabi: per le quali è ella in tal casì molto frequentata da i medici, che per valenti prattici si tengono. Plinio al XI, capo del XXI. libro scrive che l'Apiastro in Sardegna per esser ivi velenoso è dannato da tutti. Ma dubito che egli non si sia qui ingannato, come in molti altri luoghi, e che non habbi egli preso l'herba Sardonia che nasce in questa isola, chiamata da alcuni Apioriso in cambio dell'Apìastro.
Chiamano i Greci la Melissa, meliosophullon: i latini, Melissophylum, e Apiastrum: gli Arabi, Bederangie, Bedarungi, Bederenzegum, Turungen, Trungian, e Marmacor: i Tedeschi, Melissen, e Binenkraut: gli Spagnoli, Torongil Hierva cidrera: i Francesi, Melisse, e Pom cirade. "

Dioscoride a cura di M. Pietro Andrea Matthioli 

Μελισσοφιλλον/Melissophillon*= Oggi con il nome scientifico Melittis melissophyllum L. viene indicata l'erba popolarmente conosciuta come limona o bocca di lupo.

Foglia di Melissa officinalis

La melissa, originaria dell'area mediterranea e dell'Asia orientale, appartiene alla famiglia delle Lamiaceae che conta circa 5600 specie divise in generi. Ha un fusto tetragonale dal quale all'altezza dei nodi spuntano le foglie dotate di picciolo, cuoriformi, opposte, leggermente pelose, con i margini crenato-dentati, sono di colore verde brillante che vira verso il giallo, alle ascelle in giugno-luglio -agosto nascono i fiori a calice campanulato con il labbro superiore smarginato e l'inferiore trilobato, sono bianchi e raccolti in glomeruli.
Nel Dizionario universale economico rustico del 1797 è descritta così:

" Melissa, Melacitola, Citragine, Cedronella, Erba cedrata, Pimento delle api, Apiastro, lat. Melissa, Melissa hortensis, Iournef, Melissa officinalis, Linn. fr. Melisse, Citronelle. I botanici distinguono parecchie specie di melissa; ma noi in questo articolo ne citeremo soltanto 3. specie usitate nella medicina; cioè la melissa domestica, la melissa selvatica e la melissa di Moldavia. Le melissa domestica od ortense, che è la detta, è una pianta che trovasi talora fralle siepi, ma che si coltiva volentieri negli orti. La sua radice è legnosa, lunga, rotonda e fibrosa; produce tronchi, che giungono all'altezza di circa due piedi, quadrati, quasi lisci, ramosi, duri e fragili. Le sue foglie sono bislunghe, di un verde bruno, simili di molto a quelle della balsamina dei giardini, lucide, villose, dentate nei loro orli, di un odore di cedro, assai grato, ma di un sapore acre. I suoi fiori nascono in giugno, luglio ed agosto nelle ascelle delle foglie; eglino sono piccoli, come verticillati, bianchi, o di un rosso pallido. Piacciono assai alle api. A questo fiore succedono 4. semi, rotondi, congiunti insieme ed inclusi nel calice del fiore. Questa pianta si secca durante l'inverno, ma la sua radice non perciò perisce. Conviene aver attenzione di cogliere la melissa per le botteghe correndo primavera, innanzi che fiorisca; giacché quando ella viene a fiorire ha l'odore di cimice. Essa è cordiale, stomatica; si adopera nell’apoplessia, e con esito nella melancolia e nelle febbri maligne. Da questa pianta seccata traggesi un olio essenziale utilissimo nella peste. Gli speziali usano di conservare dell’acqua distillata di melissa per le pozioni cordiali, ed isteriche. Non bisogna confondere quest’acqua di melissa semplice coll'acqua di melissa composta, la qual acqua è spiritosa e composta con parecchi aromati. L’acqua di melissa volgarmente chiamata acqua dei Carmelitani perchè questi religiosi ne fanno un grande spaccio, sostiene da lungo tempo la sua celebrità per gli effetti salutevoli che ella produce quando è fatta con diligenza.
Essa è non solamente odorosa, ma ancora molto medicinale. Siccome però è molto complicata nella sua composizione, non deve far maraviglia se se ne trovano delle molto differenti 1'una dall'altra. Molte persone non possedendo il vero segreto, non fanno che degli incirca; altri che hanno avuto forse questo segreto vi hanno fatto delle mutazioni arbitrarie, gli uni per isparmio di spesa, gli altri per escludere certi ingredienti molto salutari per loro stessi, ma che alterano un poco l’odore dalla parte del gusto. Ne demmo una ricetta all’articolo Acqua di melissa ma la seguente tratta dalla Chimica del gusto se è di un odore meno grazioso di quella, sarà forse più salutare e d’un successo di operazione che si garantisce per infallibile.
Prendete 8. once di cannella, 6. di cardamomo con i suoi gusci , 6. d’anisi verdi, 4. di garofani e 8. di coriandoli; ammaccate questi aromati in un mortaio di marmo, poneteli in un vaso di terra ed aggiungetevi la scorza di 8. cedri, un quartuccio di coccole di ginepro ammaccate, un mezzo pugnello d’assenzio, 12. pugnelli di melissa allorché è in tutta la sua forza, 6. pugnelli di punte di rosmarino, altrettanto di salvia, d'isopo, di maggiorana, di timo e d’angelica, della quale prenderete le sole costole, escludendo le foglie, i semi e la radica. Prima di unir tutte queste piante alle droghe è necessario che siano diligentemente tritate ed allora potrete aggiungere alla mescolanza circa 8. fiaschi d’acquavite e far durar 1’infusione 8. giorni; passato un tal tempo versate il tutto in un lambicco di metallo e distillate a bagno maria; voi ne trarrete subito 5. fiaschi che rimetterete nella cucurbita per mezzo del canale di coobazione mantenendo sempre il fuoco al medesimo grado; poco dopo lo diminuirete, in maniera che 1’acqua aromatica non cada più nel recipiente se non che a goccie accelerate, e continuerete fino a che non ne avrete tratto 3. fiaschi e mezzo o poco più. Allora mutate recipiente e potrete ancora, trarre circa un fiasco d’un’acqua poco spiritosa, ma che per altro non sarà senza qualche virtù. Bisognerà rettificare i 3. fiaschi e mezzo che avrete tratto in principio, ed a quest’effetto gli verserete in una cucurbita di vetro, e se non ne avrete delle grandi abbastanza, bisognerà che facciate l’operazione in 2. volte. Metterete la cucurbita a bagno di rena, vi adatterete il capitello e il recipiente e distillerete a un fuoco leggerissimo, e dopo aver ricavato i 5. sesti dei 3. fiaschi e mezzo lascerete spegnere il fuoco; esporrete il prodotto al sole per fargli perdere il sapore d’empireuma o sivvero mettete il matraccio per 6. o 7. ore nel ghiacciò pestato, fra il quale mescolerete un terzo di sal marino; dopo di ciò verserete 1’acqua di melissa nelle bottiglie convenevoli. L’acqua di melissa è molto stimata, si dice eccellente negli attacchi di apoplessia.
Della letargia e nella epilessia. Ella è salubre ancora nei vapori, nelle coliche e nella soppressione delle regole e dell'orine; finalmente quest’acqua si è acquistata una reputazione eguale ed anche superiore a quella della Regina d’Ungheria, essendo ancor preferita in un’ infinità di circostanze. Si dà a cucchiaiate o pura o mescolata in un bicchier d'acqua secondo lo stato della persona inferma. Coi giovani germogli della melissa pestati ed incorporati nelle uova e zucchero si fanno, certe specie di pastiglie le quali si fanno mangiare alle donne, i fluori delle quali non colano abbastanza e la decozione di quest’erba mescolata col nitro giova alle indigestioni e soffocazioni che succedono per aver mangiati troppi funghi. La melissa bastarda o selvatica differisce nelle virtù dalla dimestica come ne differisce nella forma. Serve in medicina.
La melissa di Moldavia è una pianta la quale cresce spontaneamente nella Moldavia, ma che coltivasi anche nei nostri giardini. Le sue proprietà, non che il di lei sapore ed odore sono quasi le stesse, quali quelle della betonica. I suoi fiori sono verticillati e di colore azzurro, meschiati di bianco. "

Dizionario universale economico rustico

La reputazione delle sue proprietà medicinali si sviluppa in maniera importante durante il Medioevo, nel Capitulare de villis et curtis imperii, Carlo Magno ordina che la melissa venga coltivata negli horti del suo regno e gli arabi la usano per fortificare il cervello e il cuore, Sant'Ildegarda di Bingen ritiene che porti allegria all'anima e letizia al cuore.
Paracelso la considera elisir di lunga vita.
Contiene: acido caffeico, acido clorogenico, acido rosmarinico, flavonoidi, oli essenziali come acetato, citrale, citronellale, farnesile, geraniolo, linalolo e nerolo, sequiterpeni, tannini.
La medicina popolare sfrutta la sua proprietà analgesica, ansiolitica, antibatterica, antibiotica, antifungina, antinffiamatoria, antinsonnia, antiossidante, antispasmodica, antistress, antiulcerosa, antivirale, digestiva, bradicardizzante, diuretica, emmenagoga, ipolipidemizzante, neuroprotettrice, sedativa, sudorifera. 
Controindicata alle donne in gravidanza e in allattamento, a chi soffre di ipotiroidismo, glaucoma e altre patologie degli occhi.
Castore Durante nel suo Herbario Nuovo del 1590 descrive così le sue proprietà:

" Nome. Gre. Μελισσοφιλλον. Lat. Melissophillum. Ita. Melissa, Cedronella e Aranciata, Lat. Merilena, aut Apiastrum. Arab. Bederangie, e Bederangi, o Marma cor. Germ. Melissen. Spag. Torongil, e Hierva cidrera. Fran. melisse, o pomcirade. Lat. citrago.
Forma. È pianta volgarissima, e di buono odore, e perché respira dell'odor del cedro si chiama cedronella. Ha i fusti e le frondi simili a quelle del ballote, ma maggiori, più sottili, manco pelose, e d'un colore verde più chiaro: hanno odore di pomo cedro.
Loco. Seminasi per tutti gli horti, e nasce spontaneamente nei colli e nei monti, lungo le siepi.
Qualità. È calda e secca nel secondo grado.
Virtù. Di dentro. Le frondi cotte in vino, e bevute, giovano a i morsi di quei ragni, che si chiamano falangi, e parimente ai morsi degli scorpioni, e ai morsi dei cani. Bevute insieme con nitro giovano alle preso o cationi dei funghi malefichi, e ai dolori delle budella: Dannosi in 'lattuario agli asmatici; percioché purgano petto, confortano il cuore, scaccian la malenconia, giovano a quelli che hanno il mal caduco, e conferiscono quasi a tutte l'interne indispositioni del corpo. Ha la Melissa proprietà mirabile di rallegrare, e di confortare il cuore, conferisce agli stomachi frigidi e tumidi, fa digerire, apre l'oppilationi del cervello, e giova a quelle debolezze di cuore che impediscono il sonno. Rimuove il batticuore, le false sollecitudini, immaginationi, e fantasie, che causano gli humori malenconici, e la flemma adusta. Ha virtù leggiermente solutiva, ma tanta però, che basta per solvere dagli spiriti, e dal sangue che è nel cuore, i vapori malinconici.
L'Acqua lambiccata a bagno caldo dalla melissa, infusa per una notte in vin bianco, vale a tutte le cose predette. Giova alla prefocation della madrice ai dolori dello stomaco, e degli intestini, e al batticuore, presane alla quantità di duo è tre cucchiai a digiuno percioché reprime gli spiriti che da cattivi cibi ascendono al cuore. Giova ai difetti del gorguzzole, e alla cancrena, e fa la vista corta.
Virtù. Di fuori. Le frondi impiastrate con vino giovano al morso degli animali velenosi, al che giova ancora il fomentarsi con la loro decottione: la quale è buona medesimamente per farvii seder dentro le donne, che non si purgano. Giova lavandosene la bocca ai dolori de denti, e fansene cristieri per la dissenteria: le frondi impiastrate in su le scrofole le risolvono. Mondificano l'ulcere, e messe in su le gionture ne levano i dolori. Cotte in un sacchetto con fiori di Camomilla in acqua o in vino giova applicato ai dolori alle prefocationi, e all'uscita della matrice, e provoca i mestrui, e mitiga questo sacchetto i dolori dei lombi, e di tutti i membri. L'acqua stillata da queste frondi, sana tutti i vitij della pelle, e conferisce ai morsi dei ragni, degli scorpioni, e dei cani rabbiosi. Messa quest''acqua nel vino torbido lo rischiara, e gli da buon sapore. Aspersa sopra le carni, le difende dalle mosche, e dalla putrefattione. La medesima conforta lo stomacho, il cervello, e il cuore, e caccia via gli humori malenconici. "

Herbario Nuovo
Castore Durante

Foglia di Melissa officinalis

Nel 1601 è usata dai benedettini della Chartreuse de Vauvert di Parigi nella composizione del liquore medicinale Chartreuse e  nel 1611 nella farmacia del convento dei Carmelitani Scalzi a Parigi viene formulato ad uso commerciale il distillato Acqua di Melissa, la ricetta viene poi ceduta nel 1710 ai Carmelitani Scalzi di Venezia, è un alcolato, un Acqua Ant'isterica che attenua gli stati ansiosi e agevola il sonno.
Per curare le ferite provocate dagli archibugi la melissa è impiegata con l'issopo, la lavanda, la maggiorana, la menta, la nepetella, l'origano, la salvia e il timo nella tintura alcolica chiamata Acqua Arcquebuse.
Nel linguaggio dei fiori  simboleggia la gaiezza e un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di san Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

" ... Zelinda. Oimè! mi vien male.
Lindoro. (Balza in piedi) Vita mia, presto, un poco di spirito di melissa. (l’accosta alla bocca di Zelinda)
Zelinda. (Beve lo spirito di melissa.)
Lindoro. Anch’io, anch’io ne ho forse più bisogno di te. (beve anch’egli la melissa) Un altro pochmo. (ne dà ancora a Zelinda, ed essa beve) Un altro pochino a me. (ne beve anch’egli) Ti fa bene?
Zelinda. Mi par di sì. (respirano tutti due)
Lindoro. Ma, gioia mia, ditemi per carità cos’avete, perchè quelle smanie, quei tremori, quelle convulsioni?
Zelinda. Scusatemi, caro marito, tu sai più d’ogn’altro la forza dell’amore, ed il tormento della gelosia...
Lindoro. Ah sì, capisco benissimo il fondo delle tue smanie, delle tue lagrime, de’ tuoi deliri. Sai ch’io sono stato geloso: temi ch’io lo sia ancora. Ti pare che ne sia restato qualche vestigio, ma non è vero, t’inganni, non lo sono, e non lo sarò più: e per provarti che non lo sono, va dove vuoi, va con chi vuoi, va pure dall’avvocato, sola, accompagnata, come ti piace, con chi ti pare. Io vado a far la commissione di don Flaminio. Addio, cara, a rivederci. Pensa a volermi bene, e vivi quieta sulla mia parola. Parto un poco contento, mi par di vederti rasserenata. Mai più gridori, mai più gelosie. Pace, pace, amore, e contenti. (L’abituazione di soffrire, m’ha reso oramai forte e costante con gli assalti della gelosia), (da sè, parte) ... "

Le inquietudini di Zelinda - Atto II - Scena XVII
1764

domenica 8 maggio 2022

Mamme in un abbraccio

" ... Un boccino roseo e odoroso mi preservava dai raggi troppo ardenti del sole il mio lungo calice tutto coperto di borraccina, e dalle avide mani dei fanciulli mi difendeva una vera selva di spine sparse lungo il mio gracile stelo. La mamma, una bella rosa semiaperta che i rosi gnoli salutavano coi loro più bei canti d’amore, aveva per me mille cure tenerissime. Mi beava col suo profumo, scuoteva sulla mia corolla sitibonda le stille della rugiada notturna, e siccome fin d’allora io nutrivo una profonda avversione per il buio e pei brutti bachi che cercano un asilo fra le nostre foglioline, la mamma aveva preso a servigio due lucciole, perchè mi facessero da lumini da notte. Non potevo desiderar di più ... "

Il romanzo della rosa - Memorie di un pulcino e Come andò a finire il Pulcino
1918
Ida Baccini

Rosa rosa semiaperta

Auguri Raggio di Sole da me e Sorellina.
Auguri a tutte le mamme che unite in un abbraccio avvolgono chi non potrà essere festeggiata a causa di un'operazione speciale che la libertà chiama guerra.

venerdì 6 maggio 2022

La via di fuga

La strategia psicologica del buon senso offre sempre una via di fuga dignitosa e non distruttiva ai narcisisti con delirio di onnipotenza, ai manipolatori che stravolgono la storicità della verità, agli affamati di fama che vendono l'anima, ma alcuni di loro si radicalizzano nelle proprie posizioni grottesche e traggono nutrimento proprio da chi sul tavolo, come pietanza, mette i fatti con le relative motivazioni; si fomentano per essere presi in considerazione come gli eroi che hanno smascherato il complotto del piatto avvelenato ordito dal lupo cattivo, entrano in scena con il sorriso sulle labbra fieri della loro missione mentre covano il livore nel profondo; blaterano, insinuano l'odio e nascondono la mano, competono, si gonfiano, spargono la miseria della loro stupidità e alla fine... si schiantano, è solo questione di tempo.

Albero schiantato

Lieta giornata

martedì 3 maggio 2022

Cuore di cioccolato

 Un cuore al giorno... 

Cuore di cioccolato

Il cuore oggi l'ho trovato all'interno di un coniglietto di cioccolato

lunedì 2 maggio 2022

domenica 1 maggio 2022

Il prezzo della luce

Ci sono gli uomini, gli ominicchi e ci sono anche i quaquaraquà nutriti e insozzati dalla loro tronfia imbecillità.

Elettricisti - 1956 - Viktor PopKov

Elettricisti - 1956 - Viktor Popkov

Elettricisti è un'opera di Viktor Popkov antesignano dello Stile severo - surovyi Stil' che per voce di Alexander Kamensky indica l'espressione artistica di quei pittori moscoviti che tra il 1957 e il 1962 dipingono rigorosamente la realtà per come si presenta cogliendo, lì dove si presenta, senza alterazioni migliorative, quella tensione drammatica situazionale spunto di riflessioni esistenziali.

Buon Primo Maggio
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