sabato 24 giugno 2023

La saggezza dell'erba moly

" ... Essa, sgomenta, invito allor ti farà nel suo letto;
né rifiutare tu dovrai della Diva l’amplesso,
se i tuoi compagni vuoi che sciolga, e che bene ti tratti.
Chiedile prima però che il gran giuramento dei Numi
ella ti presti, che contro di te non disegna alcun danno;
ché, disarmato e fiacco, non debba poi farti del male».
Quando ebbe detto cosí, un’erba mi die’ l’Argicida,
che la divelse dal suolo, mi disse qual n’era il potere.
Negra essa avea la radice, sembravano latte i suoi fiori:
moli la chiamano i Numi: né facile cosa è sbarbarla
per i mortali; ma tutto concesso è ai signori del cielo.
Quindi, per mezzo a le selve dell’isola, Ermète a l’Olimpo
fece ritorno; ed io mi volsi alla casa di Circe; ... "

Odissea - Canto X
Omero
Traduzine Ettore Romagnoli

Erba Moli con Omero, L'ἀρχιατρός -Il capo-medico e Mercurio - miniatura del Codex Medicina Antiqua - Copia del 1250 di un originale del VI secolo

Erba Moli con Omero, L'ἀρχιατρός/archiatros -  capo-medico e Mercurio
miniatura del Codex Medicina Antiqua
Copia del 1250 di un originale del VI secolo

Omero introduce l'ultima erba che ho scelto quest'anno per completare il mazzetto di San Giovanni: la Moly, ammantata dal mistero, sospesa tra realtà e immaginazione, dal greco μῶλυ/moliu o moly probabilmente dalla radice mal/mol - essere morbido, tenero che condivide con il termine μαλάχη/malache - malva e con mollis - molle, morbido, languido; un'erba prodigiosa dai fiori bianchi e dalla nera radice che Mercurio porge a Ulisse affinchè lo renda immune dai veleni sciolti nel Ciceone ( Vedi Fragrante è il puleggio ) che gli offrirà la maga Circe.

Per Teofrasto esiste e ne descrive anche il luogo d'origine:

Presso Psofl, in luoghi sassosi, nasce la panacea in gran copia e di qualità eccellente: il moli si trova intorno a Fenco e in Cillene; e dicono che sia come quello di cui parla Omero, con radice tonda come una cipolla e con foglie di scilla. Se ne servono contro i veleni e gl' incanti: non è vero che sia cosi malagevole a cavarsi come vorrebbe Omero.

Historia Plantarum - Libro IX
Teofrasto
Traduzione Filippo Ferri Mancini

Plinio crede che possa essere l'Alicacabo:

" ... Esiste un'altra specie, chiamata alicacabo; è soporifera e capace di provocare la morte addirittura più rapidamente dell'oppio. Alcuni la chiamano morion, altri moly ... "

Storia naturale - Libro XXI
Plinio il Vecchio
Anna Maria Cotrozzi

E che:

" L'erba piu famosa di tutte, in base alla testimonianza di Omero, è quella che, secondo lui, gli dèi chiamano moli: egli ne attribuisce a Mercurio la scoperta e la spiegazione dell'uso contro i peggiori avvelenamenti. Dicono che oggi nasca nei pressi del Feneo e sul Cillene, in Arcadia; e pare sia quel tipo descritto da Omero, con la radice arrotondata e nera, grossa come una cipolla, e con le foglie della scilla; si estrae però senza difficoltà. Gli autori greci hanno disegnato il suo fiore di colore giallo, mentre secondo Omero era bianco. Ho trovato, tra i medici esperti di erbe, uno il quale sosteneva che essa nasce anche in Italia, e che lui me la poteva portare dalla Campania nel giro di qualche giorno, dopo averla raccolta in zone sassose e disagiate; la radice sarebbe lunga 30 piedi, e neppure nella sua interezza ma strappata. "

Storia Naturale - Libro XXV
Plinio il Vecchio
Traduzione Paola Cosci

Ruta salvatica harmola - Dioscoride  - Pietro Andrea Mattioli

Ruta salvatica harmola - Dioscoride  - Pietro Andrea Mattioli


Dioscoride prova a identificarla con una specie di Ruta selvatica la Peganum harmala:

" Chiaman o parimente Ruta salvatica quella, che in Cappadocia, e in Galatia d'Asia si chiama moli, È pianta, che da una sola radice produce molti sottili fusti con frondi molto piu lunghe, e piu tenere dell’altra ruta, di grave odore. Fa il fiore bianco, con certi bottoni in cima commessi di tre parti, poco maggiori di quelle della ruta domestica: ne i quali è dentro il seme triangolare, rossgno di colore, e al gusto amaro, e quello s’adopera: maturasi l’autunno.
Tritali con mele, vino, zafferano, fucco di finocchio, e fiele di gallina cont'ra gli impedimenti de gli occhi. Sono alcuni, che la chiamano harmala: i Siri la chiamano besasa: e i Cappadoci moli, per haver ella co il moli alcuna sìmilitudine, di radice nera, e di fiore bianco. Nasce nelle colline e nei terreni grassi ... "

Dioscoride a cura di Pietro Andrea Mattioli

E il Mattioli spiega:

" Il Moli ha frondi di gramigna, ma più larghe, e sparse per terra. Produce fiori bianchi, simili à quelli delle viole bianche, ma minori, uguali a quelli delle porporee. Il fusto è bianco, alto quattro gombiti: nelle cui fommita è alcuna similitudine d'aglio. Ha la radice picciola, e bulbosa utile maravigliolamente per la madrice aperta, mettendosi trita con unguento irino ne i pessoli.
Fece del Moli mentione Theophrasto al XV.cap. del IX. libro dell'Historia delle piante, così dicendo. Il Moli nasce appresso à Pheneo, e parimente ( come scrisse Homero ) appresso a Cillene: con radice tonda, simile, alla cipolla, e frondi simili alla scilla. Vale il suo uso contra i potentissimi incanti: ma non è così managevole da cavarsi, come dice Homero. Scrissene parimente Plinio al IIII. cap. del XXV. libro, in questo modo. Lodatissima tra tutte le herbe è quella, che pensa Homero esser chiamata Moli dagli Dei, di cui si dice esser stato l’inventore Mercurio, odorosissma contro, le grandi incantationi. Dicono, che nasce attorno Pheneo, e in Cillene d'Arcadia. Ha quella spetie, che scrive Homero, la radice tonda, e nera, come una cipolla, e le frondi di scilla: ma è malagevole da cavare. I Greci scrittorì la dipingono con rosso fiore, quantunque con bianco la facesse Homero. Ho ritrovato alcuni medici valenti nella scienza de i semplici, che dicono nascere anchora il Moli in Campagna d'Italia, donde me ne fu portata di quella con gran fatica in più giorni cavata tra sassi: le cui radici erano lunghe trenta piedi, come che in più pezzi fussero rotte. Questo o tutto del Moli disse Plinio. Per le cui parole si vede essere questo ultimo Moli assai differente dal primo, il quale è questo istesso di Dioscoride. Questo fin hora non so io, che nasca in Italia, ne manco l'ho veduto portatovi d'altronde, la pianta del Moli di cui è qui la figura mi fu mandata dal gentilissimo, e virtuosissimo Signor Iacomo Antonio Cortuso gentilhomo Padovano, la quale in vero si rassomiglia del tutto al vero, e legìtimo Moli, oltre à ciò credo veramente, che questa pianta chiamata da Dioscoride Molisia quella istessa, che chiama Galeno nel VII. libro nelle facultà de semplici Mile, così dicendo. Il Mile fa una radice picciola, e bulbosa: in cui è veramente facultà costrettiva. Et però scrive Dioscoride, che applicata con farina Erina (ciò è di loglio) serra la madrìce aperta. Dal che si può agevolmente conietturare, che il testo di Dioscoride sia in questo luogo scorretto: percioche dove si legge nel testo Greco di Dioscoride in questo capitolo μετά ιρινον μιρον, cio è, con unguento irino si deve leggere ( come scrive Galeno) μετά αιρινον αλειρον, ciò è, con farina Erina. che noi chiamiamo di loglio. Imperoche l’unguento irino apre valorosamente la madrice serrata, e non serra l'aperta. Il che m'induce à concludere, che l’analogia, de i vocabolì molto simili hahbia agevolmente fatto errare gli inconsiderati scrittori. Chiamano i Greci il Moli, Μῶλυ: i Latini, Moly. "

Dioscoride a cura di Pietro Andrea Mattioli

Moli - Dioscoride - Pietro Andrea Mattioli

Moli - Dioscoride - Pietro Andrea Mattioli

Castore Durante segue dicendo che:

Nomi. Gre. Μῶλυ. Lat. C Moly. Ital. Moli.
Forma. Ha le frondi di gramigna, ma più larghe, e scarse per terra. Produce i fiori bianchi simili a quelli delle viole bianche; ma minori. Il fusto è bianco alto quattro gombiti: nella cui sommità è alcuna similitudi ne d'aglio. Ha la radice picciola, e bullosa.
Loco. Nasce attorno Pheneo, e in cillen d'arcadia.
Qualità, e Virtù. La radice vale maravigliosamente per la madrice aperta, mettendosi trita ounguento irino nei pessoli, oneramente con farina di loglio, come meglio dice Galeno: imperoche l'unguento
irino apre valorosamente la madrice serrata, é non serra l'aperta.

Herbario Novo
Castore Durante

Linneo parla di Allium moly e Allium magicum e nel dizionario universale economico rustico del 1797 la Moly viene descritta così:

" Moly, Molis, lat. Moly, fr. Moly. Non è già questa la famosa pianta e simbolica della sapienza, della quale Ulisse si servi per eludere le forze della incantatrice Circe; ma un fiore, dal Linneo posto sotto il genere dell’aglio. Tre specie hannovi di moly. Il bianco, il porporino ed il giallo. Fioriscono queste in maggio ed in giugno, e la specie odorifera fiorisce in agosto. Per propagarle basta staccarne uno spicchio e trasportarlo in un vaso. Il Ferrari dà il nome di gran molis indiano al narciso sferico. "

Dizionario universale economico rustico

C'è anche chi sostiene che si tratti dell'atriplex halimus, della buglossa o della mandragora, ma in realtà nessuno sa se la Moly sia realmente un'erba o la splendida allegoria dell'antidoto per eccellenza, la φρόνησις/phronesis - la saggezza perspicace che pensa e sente, e rende gli esseri umani liberi.

" ... Lontana da me, tu, caverna
tenebrosa di Circe: son nato progenie celeste,
ed è per me vergogna le ghiande mangiar come un bruto.
Dei Lotofàgi il cibo soave, che dà della patria
l’oblivione, esecro: nemica è per me la canzone
lusingatrice delle Sirene. Concedermi il Nume
voglia del moly il fiore che scaccia i cattivi pensieri ... "

La vita serena
I Poeti Della Antologia Palatina - Leone il Filosofo 1953

Lieta Festa di San Giovanni e auguri a chi compie l'onomastico!

Brucia con le coccole il legno di ginepro

2 commenti:

  1. Non vedo l'ora di vedere il tuo mazzetto di San Giovanni.

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