giovedì 11 giugno 2026

Il barometro del povero nella Lysimachia Arvensis

"L'anagallide è detta da alcuni acoro. Ve ne sono due varietà: il maschio ha il fiore purpureo, la femmina azzurro; non sono piu alte di un palmo, il loro arbusto è fragile, le foglie sono molto piccole, rotonde, adagia te sulla terra. Nascono negli orti e nei terreni umidi. Fiorisce per prima quella azzurra. Il succo di
entrambe, unito a miele, risolve gli offuscamenti della vista, le emorragie provocate da un colpo e l'argema. Con piu forza agisce il succo di quella rossa, applicato localmente assieme a miele attico. Esso dilata le pupille e perciò lo si usa per ungerle prima, in caso di paracentesi. Queste erbe curano anche gli occhi degli animali da soma. Il succo, instillato attraverso le narici, ripulisce la testa, purché però dopo si facciano degli sciacqui col vino; viene ingerito anche contro i morsi di serpente, in dose di una dracma presa in pozione nel vino. È sorprendente che il bestiame rifugga dalla varietà femminile; oppure, se viene tratto in inganno dalla somiglianza (infatti la differenza è solo nel fiore) e lo assaggia,
subito cerca come antidoto quell'erba che si chiama asila. Dai nostri autori l'anagallide è detta occhio di gatto. Alcuni raccomandano a coloro che stanno per estrarla di rivolgerle un saluto prima che sorga il sole e prima di pronunciare qualunque altra parola; poi di levarla verso l'alto e di farne uscire il succo: in questo modo essa avrebbe un'efficacia particolare. Del succo dell'euforbia si è detto a sufficienza. Per le congiuntiviti, se c'è gonfiore, sarà utile l'assenzio tritato col miele, come pure la farina della betonica."

Storia Naturale - Libro XXV
Plinio il Vecchio
Traduzione Paola Cosci

Tra le erbe che aprono i loro fiori solo se baciate dal sole, che crescono ai bordi delle strade, nei campi coltivati, nei vigneti, negli orti, in suoli sabbiosi e argillosi c'è anche lei che per generazioni è stata conosciuta come Anagallis arvensis e classificata come tale da Carl Linnaeus nel 1753.
Il nome originario, secondo gli autori classici, ἀναγαλλίς/anagallísderiverebbe dal verbo greco ἀναγαλλάω/anagalláō - rallegrare, rendere gioioso, più il genitivo di arvum - campo coltivato, arvensis - dei campi
Nella medicina popolare europea le venivano attribuite proprietà contro malinconia, tristezza e alcuni disturbi mentali, ma, dopo oltre due secoli, gli studi di filogenesi molecolare, eseguiti negli anni 2000, mostrarono che Anagallis, Centunculus, Pelletiera, erano evolutivamente immerse all'interno del genere Lysimachia e per evitare un genere artificiale, i botanici U. Manns e B. Anderberg proposero nel 2009 il trasferimento della specie in Lysimachia arvensis.
Il vecchio nome oggi continua a comparire soprattutto nella letteratura floristica, divulgativa e nelle opere meno recenti.
Il nome Lysimachia da un punto di vista linguistico deriva dal greco antico Λυσιμαχία - Lysimakhía composto da λύσις/lýsis - scioglimento, liberazione, allentamento; e da μάχη/máchē - battaglia, lotta, a indicare colei che scioglie la contesa, che pone fine alla lotta; dal punto di vista botanico la tradizione lega invece il nome a Λυσίμαχος/Lysimachus, uno dei diadochi di Alessandro il Grande che secondo una leggenda avrebbe scoperto o utilizzato una pianta di questo genere per calmare animali ribelli, da cui l'associazione con l'idea di placare e sedare.

Anagallis Arvensis - Lysimachia Arvensis - Mordigallina

"La anagallide è di due spetie, ma differenti però fedamente nel fiore, imperoche la femina il produce celeste: & il maschio, rossò. Sono amendue picciole piante, che giacciono per terra. Le frondi loro son picciole, & alquanto ritonde, di figura simile all'helfine, &procedono da un gambo quadrangolare. Il seme è ritondo. Hanno amendue virtù di mitigare: lpengono le infiammagioni, cavanoi bronconi, & le spine fuor de membri, & fermano l'ulcere che mangiano. Il succo loro gargarizato purga la testa dalla flemma: & tirato su per la narice della parte contraria, leva il dolore de denti. Messo ne gli occhi con mele Attico, ne leva via i fiocchi, &giova alle debolezze della vista. Bevuto con vino, giova contra al morso delle vipere, & contra à ì difetti del fegato, & delle reni. Dicono alcuni, che quella, che fa il fiore celeste ritorna dentro il budello, che escie dal sedere: & che l'altra impiastrata lo fa venir fuori.
L'Anagàllide tanto maschio, quanto femìna, la quale communemente si chiama Morfu sgallina è notissima à ciascuno, quantunque di gran lunga s'ingannino coloro, che si pensano che sia l'Anagallide quella che chiamiamo noi in Toscana Centone, & in Lombardia Pavarina, che produce il fior bianco, imperocbe la vera Anagallide produce il fiore o. celestino, ò rosso: & il fusto quadrangolare, & non ritondo, come fa il Centone Scrisse dcll'Anagallide al VI. delle facultà de semplici Galeno, così dicendo. L'una & l'altra Anagallide, ciò è tanto quella, che fa il fior celestino, quanto quella, che lo fa rosso, è molto astersiva: & oltre à ciò possede alquanto di calore, & di virtù attrattiva, di modo che può tirare a se le cose, che si siccano, & rimangono nelle membra di tutto il corpo. Et per la medesirma ragione purga la testa il succo loro tirato su per il naso. In somma le Anagallidi hanno virtù di diseccare senza mordacità alcuna: & però consolidano le ferite fresche, &giovano alle putride, questo tutto dell'Anagallide disse Galeno. Ma havendomi il Morfus galline, così chiamato da gli spetiali, ridotto hora à memoria il M O R S U S diaboli, & sapend'io di dover sodisfare à molti descrivendone l'historia, & le facultà dico però che il Morfus diaboli è una pianta, che nasce in luoghi inculti, nelle selve, & tra gli spini, con frondi appressò à terra simili à quelle di quella piantagine, che si chiama Lanciuola: ma sono liscie, & polite con un solo nervetto per mezo. Quelle poi, che nascono all'intorno de i fusti, i quali crescono alti due gombiti, sono piu dirette, & piu brevi , & alquanto intagliate. Produce la state simili à quelli della Scabiosa. Fa molte radici, che di colore quasi tendono al nero, tutte corrose, & spuntate: onde trasse ella il nome di Morfus diaboli. Percioche alcuni sciocchi de nostri antecessori scrissero, che havendo il Diavolo invidia grande delle virtù di quella herba, va mangiando, & rodendo le sue radici. Sana, secondo che si dice, pesta così cruda, & applicata in forma d'impiastro i carboni le anthraci, overo bevendosi il vino della sua decottìone, il quale tengono alcuni per sicuro rimedio da preservarsi nella pestilenza, & per li dolori della madrice. Al gusto è ella molto amara: & però si può sicuramente affermare, che sia nelle qualità sue calida, & secca, il perché si dà la radice trita in polvere per ammazzare i vermini, & impiastrasi su le pcrcose per risolvere i lividi, & il sangue stravenato. Chiamano i Greci l'Anagallide, Aναγαλλίς: i Latini, Anagallis: li Tedeschi, Gauch beyl: li Spagnoli, Muruges: li Francesi, Morgelline, & Mouron."

Dioscoride a cura di Pietro Andrea Mattioli

Anagallis arvensis, Lysimachia arvensis, Anagallide arvense, un'erbacea annuale diffusa in Europa, Asia occidentale, Nord Africa e naturalizzata in molte altre regioni del mondo; appartiene alla famiglia delle Primulaceae; popolarmente conosciuta come barometro del povero per il fatto che i fiori tendono ad aprirsi in presenza della luce solare e a chiudersi con tempo nuvoloso o umido, comportamento che in passato era interpretato come un segnale dell'arrivo della pioggia; bellichina, centonchio dei campi, centonchio rosso, centurelle, erba barometro, erba del tempo, fior del sole, mordigallina, occhio di gallina, muratge vermellmurajes in catalano, muraje rojo, pimpinela escarlata in spagnolo, morrião-vermelho, pimpinela-escarlate in portoghese, poor Man's Weather-glass, red pimpernel, shepherd's clock in inglese; rood guichelheil in olandese; acker-gauchheil in tedesco; mouron des champs e mouron rouge in francese; raggiunge i 5-30, 40 cm di altezza, il fusto è sottile, quadrangolare, ramificato, prostrato o ascendente e glabro; le foglie sono opposte, sessili, ovate e ellittiche, lunghe 5–25 mm e presentano piccoli puntini ghiandolari sulla pagina inferiore; il fiore a forma di stella sboccia da marzo a ottobre, comunemente è rosso scarlatto, ma può avere delle variazioni che virano verso l'arancio, il rosa o l'azzurro intenso, il frutto è una capsula globosa, a maturità si apre con una fessura trasversale e libera un numero elevato di semi triangolari, bruni e rugosi.

Anagallis Arvensis - Lysimachia Arvensis - Mordigallina

"Anagallide, lat. Anagallis, Morsus gallinae, fr. Mouron, Pianta che nasce spontane ne 'campi, vigne e giardini, e sulle rive delle strade e de' fossi. La maschia ha il fiore rosso, la femmina lo ha turchino. Dal fiore spunta il seme, il quale dicesi caldo e che giovi acciò facciano delle uova: ai paperottoli teneri si dà quest'erba a beccare; e sembra che per queste due ragioni abbia preso il nome di mordigallina, o paperina, o anitrina. Quest'erba pistata ed applicata alla ferita fatta dal morso di un cane arrabbiato si pretende che la sani."

Dizionario universale economico rustico

Secondo gli studi fitochimici contiene: cucurbitacine B - D - E - I - L; fitosteroli come β-sitosterolo e stigmasterolo; flavonoidi come rutina e kaempferolo; saponine triterpeniche come anagalligenina, anagalligenone, arvenine I e II; triterpeni come β-amirina. Ha proprietà antimicrobiche, antinfiammatorie, antileishmanie, antiossidanti, antiparassitarie, cicatrizzanti, diuretiche, molluschicide
Tradizionalmente nell'antichità veniva applicata su ferite, foruncoli eulcere cutanee, era considerata espettorante e depurativa ma, poiché contiene cucurbitacine e saponine oggi è ritenuta tossica, l'ingestione in quantità elevate può provocare diarrea, irritazione gastrointestinale, nausea, vomito, ha effetti dannosi su fegato e sistema nervoso.

Anagallis Arvensis - Lysimachia Arvensis - Mordigallina

L'appellativo Scarlet Pimpernel - Primula Rossa, nella cultura letteraria inglese, diventa il titolo di un libro ambientato durante la fase più sanguinosa della Rivoluzione francese, il piccolo fiore scarlatto rappresenta la capacità di apparire insignificanti all'esterno mentre si compiono imprese straordinarie nell'ombra. Nel clima di terrore che vede molti aristocratici arrestati e condannati alla ghigliottina, un misterioso gentiluomo inglese noto come "Scarlet Pimpernel", organizza spettacolari fughe e porta in salvo in Inghilterra i nobili perseguitati; nessuno conosce la sua vera identità e le autorità rivoluzionarie francesi, guidate dall'astuto agente Chauvelin, cercano disperatamente di catturarlo.
La giovane francese Marguerite Blakeney vive una crisi coniugale con il ricco e aristocratico inglese Sir Percy Blakeney, che apparentemente si mostra frivolo, vanitoso e inconcludente. Chauvelin scopre che il fratello di Marguerite, Armand, è coinvolto nelle attività della Primula Rossa e minaccia di farlo arrestare, per salvarlo Marguerite fornisce informazioni utili per smascherare l'eroe misterioso e solo dopo scopre che proprio il marito, che tutti considerano superficiale e poco intelligente, è in realtà il leggendario Scarlet Pimpernel; Sir Percy ha costruito con cura questa maschera di uomo sciocco per nascondere le sue attività segrete; Marguerite si rende conto del pericolo che ha involontariamente contribuito a creare e cerca disperatamente di salvare il marito.
Il romanzo culmina in una serie di inseguimenti, inganni e colpi di scena tra Francia e Inghilterra; grazie alla sua intelligenza e alla sua capacità di travestirsi, Sir Percy riesce ancora una volta a sfuggire ai nemici e a salvare sia i perseguitati sia il proprio matrimonio.
The Scarlet Pimpernel è considerato uno dei primi esempi moderni di eroe mascherato, come questo fiore, anche il protagonista del romanzo nasconde la propria vera natura dietro un aspetto ordinario, trasformando un semplice simbolo botanico nell'emblema di coraggio, astuzia e libertà. Sir Percy, con la sua doppia identità segreta, ha anticipato figure celebri come Zorro e persino Batman.

"... “Perché la Primula rossa agisce nell'oscurità, e solo i più stretti collaboratori possono conoscere la sua identità, e soltanto dopo aver solennemente giurato di non divulgarla.”
“La Primula rossa?” ripeté Suzanne con una risatina. “Che nome buffo! E chi sarebbe questa Primula rossa, monsieur?” La fanciulla stava guardando incuriosita il trasfigurato Sir Andrew, i cui occhi brillavano per l'entusiasmo. L'adorazione e l'ammirazione per il condottiero sembravano illuminargli letteralmente il viso.
“Primula rossa, mademoiselle, è il nome di un umile fiore di campo che cresce ai bordi delle nostre strade, ma è anche il nome scelto per celare l'identità del migliore e più coraggioso uomo al mondo, perché possa svolgere meglio il nobile compito che si è prefisso,” rispose alla fine.
“Sì, ho sentito parlare di Primula rossa,” si intromise il giovane visconte.
“Un fiorellino rosso, sì. A Parigi dicono che, ogni volta un realista scappa in Inghilterra, il diabolico Fouquier-Tinville, la pubblica accusa, riceve foglio con su disegnato in rosso quel fiore. È vero?”
“È vero,” confermò Lord Antony ..."

La Primula rossa - 1905
Emma Magdalena Rosalia Maria Josefa Barbara Orczy
A cura di Giancarlo Carlotti

Nel linguaggio dei fiori l'anagallide rappresenta l'appuntamento, il convegno, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità, senza differenziazione tra metaboliti primari e secondari, perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

Per chi è interessato
Brucia con le coccole il legno di ginepro

martedì 9 giugno 2026

A Occidente Giove bacia Venere

Mentre il crepuscolo sfuma nell'azzurro della notte, il re degli dèi e la dea della bellezza si incontrano a Occidente trasformando il cielo in una pagina di poesia. Da settimane Giove e Venere, forza e grazia, autorità e bellezza, potere e fascino stanno attraversando il regno dei Gemelli, giorno dopo giorno sotto lo sguardo di Castore e Polluce, hanno ridotto la distanza che li separava e questa sera, mentre astronomia e mito danno forma alla meraviglia dell'universo si guardano da appena 1,5°, solo tre diametri della Luna piena. Quando alzerete gli occhi sopra l'orizzonte, vedrete due pianeti e un appuntamento che l'universo ha preparato da mesi tra le stelle.

Regolo, Giove e Venere, Polluce e Castore 1 giugno 2026

Regolo, Giove e Venere, Polluce e Castore 1 giugno 2026

Giove e Venere, Polluce e Castore 2 giugno 2026

Giove e Venere, Polluce e Castore 2 giugno 2026

Giove e Venere, Polluce e Castore 3 giugno 2026

Giove e Venere, Polluce e Castore 3 giugno 2026

Giove e Venere, 4 giugno 2026

Giove e Venere, 4 giugno 2026

Giove e Venere, Polluce e Castore 5 giugno 2026

Giove e Venere, Polluce e Castore 5 giugno 2026

Giove e Venere, Polluce e Castore 6 giugno 2026

Giove e Venere, Polluce e Castore 6 giugno 2026

Giove e Venere, Polluce e Castore 7 giugno 2026

Giove e Venere, Polluce e Castore 7 giugno 2026

Giove e Venere, Polluce e Castore 8 giugno 2026

Giove e Venere, Polluce e Castore 8 giugno 2026

Giove, Venere, Polluce Castore 9 giugno 2026

Giove, Venere, Polluce Castore 9 giugno 2026

Giove e Venere congiunzione 9 giugno 2026

Giove e Venere congiunzione 9 giugno 2026

domenica 7 giugno 2026

Undici rintocchi per la Portulaca Grandiflora

"... La P. grandiflora è la specie da cui derivano le nostre varietà da giardino. Gli steli prostrati sono ricoperti da foglie carnose e strette e formano un bel tappeto, mentre i grandi fiori singoli o doppi, di un pollice o più di diametro, sono bianchi, gialli, salmone, rosa, rosa acceso, o rosso rosato. I fiori doppi, che sembrano piccole rose, possono essere disponibili in colori misti o singoli. La maggior parte dei fiori singoli sono disponibili in miscele...
... La fioritura inizia presto e continua per tutta la stagione. La portulaca è adatta per bordure, da piantare tra le rocce in pieno sole, e come colorata copertura del terreno per argini asciutti e zone calde e sabbiose. Coltivazione: Seminate i semi verso metà aprile dove dovranno crescere, in piena terra Sole e terreno sabbioso. Diradare le piantine a 15 cm. Se il terreno del giardino è pesante, alleggerire l'aiuola con della sabbia."

The complete book of annuals how to use annuals and plants grown as annuals to best effect, out-of-doors and in, with cultural Information and Other Pointers on More Than 500 Species and Varieties - 1955
Frederick Frye Rockwell 
Liberamente tradotto da Me Medesima

La sorellina americana della Portulaca oleracea si chiama Portulaca grandiflora Hook, come abbiamo già visto, portulāca, è un termine collegato popolarmente a portula - piccola porta diminutivo di porta, in riferimento alla deiscenza della capsula del frutto che si apre come una piccola porta quando matura. Poichè l'erba è apprezzata dai maiali, una variante etimologica fa derivare il nome da porcus con un'alterazione della c in t. 
L'epiteto specifico invece è composto da grandis - grande e da flos - fiore perché sono proprio i grandi fiori a caratterizzarla; è una pianta erbacea succulenta che attira api e altri insetti impollinatori; grazie alla sua straordinaria resistenza alla siccità e alla ricca fioritura, fu introdotta in Europa nel XIX secolo e si diffuse rapidamente come pianta ornamentale in giardini, aiuole e balconi.
Portulaca a grandi fiori, conosciuta in Brasile come onze-horas - undici ore per l'abitudine dei fiori di aprirsi simultaneamente intorno alle 11.00 del mattino solo quando il sole è già alto nel cielo; le corolle rimangono aperte durante le ore più luminose e tendono a richiudersi nel tardo pomeriggio o in presenza di nuvole e maltempo, questa caratteristica ha fatto sì che la pianta fosse considerata una sorta di orologio naturale nelle tradizioni popolari rurali brasiliane; altri appellativi in portoghese sono beldroega-de-flor-grande, rosa-de-musgo - rosa di muschio che richiama la somiglianza dei fiori con piccole rose e il suo portamento basso e tappezzante; verdolaga de flor grande, flor de seda, amor de un rato - amore di un momento per la natura effimera dei suoi fiori, in spagnolo; moss rose, moss-rose, moss sun rose in inglese; großblütiges portulakröschen, portulakröschen in tedesco; pourpier à grandes fleurs, portulaca à grandes fleurs in francese; マツバボタン - 松葉牡丹 - Matsubabotan - peonia dalle foglie di pino, perché le foglie ricordano gli aghi di pino - matsu e i fiori ricordano piccole peonie - botan, in giapponese.
Appartiene alla famiglia delle Portulacaceae, originaria delle regioni aride dell'Argentina, dell'Uruguay e del Brasile meridionale; generalmente raggiunge i 10-20 cm di altezza, forma cuscini bassi e allargati che possono estendersi fino a 30-40 cm di diametro; il fusto è carnoso e succulento, cilindrico, liscio e glabro di colore verde chiaro, talvolta rossastro, prostrato o ascendente; le foglie sono alterne o riunite in piccoli fascetti, cilindriche o quasi cilindriche, strette e allungate, carnose e ricche di acqua lunghe circa 1-3 cm; virano dal verde brillante al verde-grigiastro; i fiori forma semplice, semidoppia o doppia a seconda della cultivar sbocciano da maggio-giugno fino ai primi freddi, sono bianchi, gialli, crema, arancioni, rosa, rossi, porpora, magenta, salmone, bicolori o screziati; il frutto è una piccola capsula ovoidale o quasi sferica, lunga pochi millimetri, verde durante lo sviluppo che vira al bruno a maturità, quando è matura si apre trasversalmente mediante un piccolo opercolo superiore, liberando numerosi semi molto piccoli, reniformi, leggermente appiattiti, lucidi e di colore nero o bruno-nerastro.

Portulaca Grandiflora - Rosa di Muschio

"Portulaca grandiflora - Rosa Muschio. Famiglia delle Portulache.
Una pianta annuale brasiliana molto popolare e apprezzata per la sua facilità di coltivazione e l'abbondanza di fiori. Per un tappeto a fioritura rapida in un luogo caldo, secco e soleggiato, non c'è niente di meglio. Cresce altrettanto bene dove le estati sono brevi e fresche. Eccellente per opere rocciose su argini, lungo un vialetto, come copertura del terreno, dopo i bulbi primaverili o in vasi o fioriere da patio. I piccoli fiori solitari, larghi circa 2,5 cm, semplici e doppi, di molti colori, si aprono quando il sole li colpisce al mattino. I fiori simili a rose, dai petali lucidi, sono di giallo brillante, bianco, cremisi scarlatto, arancione e rosa. Le varietà doppie sono le più affascinanti e per molti aspetti superiori a quelle semplici. Le piante hanno un portamento strisciante, alte 15-20 cm, con infiorescenze simili a muschio e quasi nascoste dai fiori. Facile da spostare, quindi utile per riempire zone secche e spoglie. Spargere i semi finissimi mescolati con sabbia semiasciutta e premere nel terreno solo leggermente o semplicemente rastrellare. Predilige il pieno sole. Qualsiasi terreno va bene, preferibilmente povero. Tollererà diverse condizioni. Se annaffiata e con un po' di attenzione all'inizio, la pianta crescerà rigogliosa. Se lasciata crescere senza spaziatura, produrrà distese di colore a metà estate. Una diserbatura occasionale è l'unica cura necessaria. 
Spesso si risemina spontaneamente e, una volta piantata, persiste di anno in anno. Tuttavia, solo una piccola parte delle varietà a fiore doppio si riproduce fedelmente a seme. I semi, che assomigliano a limatura di ferro, hanno una lucentezza metallica e sono prodotti in una piccola capsula a forma di scatola. Quando sono maturi, il coperchio cade e li rivela. Varietà: È possibile acquistare colori singoli o misti, sia singoli che doppi. La varietà Jewel ha grandi fiori singoli di un rosso cremisi abbagliante."

The Picture Book of Annuals - 1966
Arno and Irene Nehrling
Liberamente tradotto da Me Medesima

Contiene da studi di laboratorio: acidi organici come acido citrico, acido gluconico, acido malico;
acidi fenolici e derivati come acido rosmarinico, feruloilchinico, vanillic acid hexoside;
aminoacidi e derivati come N-(carboxiacetil)-fenilalanina e N-benzoilaspartico;
betalaini - betacianine come betanidina, betanina, isobetanidina, isobetanina;
betalaini - betaxantine come dopaxantina, indicaxantina, miraxantina, miraxanthin V, portulacaxantina, portulacaxantina II, portulacaxantina III, vulgaxantina I, vulgaxantina II;
flavonoidi - flavoni come luteolina-7-O-rutinoside;
flavonoidi - isoflavoni come genisteina-4′-O-glucoside;
precursori dei betalaini come acido betalamico;
altre classi segnalate (senza molecole identificate) alcaloidi; composti fenolici; mucillagini; polisaccaridi; saponine; tannini idrolizzabili e derivati; terpenoidi.

Portulaca Grandiflora - Rosa di Muschio

"Portulaca grandiflora Hook. I semi di portulaca comune vengono macinati e trasformati in pane o purea; le foglie vengono usate per le insalate; California. Rusby (50, p. 564)"

Food plants of the North American Indians - 1936 
Elias Yanovsky
Liberamente tradotto da Me Medesima 

Ha proprietà antibatteriche, antifunginee, antinfiammatorie, antimicrobiche, antiossidanti, antivirali, cicatrizzanti, citotossicche, effetti epatoprotettivi.

"Portulaca grandiflora HOOK. (Portulacac.) “Rose-moss” “Beldoega da flér grande’ (Port.) “Matsuba-botan”
 L'intera pianta è commestibile cruda o cotta. I semi vengono macinati e trasformati in pane o poltiglia. Introdotta in Giappone per il giardinaggio; in America: ARMY VET. MED. 1943, LE COINTE 1934, YANOVSKY 1936"

Tanaka's Cyclopedia of Edible Plants of the World - 1976
Tyozaburo Tanaka
Liberamente tradotto da Me Medesima

Nelle aree di origine sudamericane, caratterizzate dal clima secco, la pianta è stata utilizzata nella medicina tradizionale come lenitivo per irritazioni cutanee, rimedio per piccole ferite, antinfiammatorio locale, trattamento per punture di insetti, questi impieghi appartengono alla tradizione popolare e non costituiscono prove di efficacia clinica; fonti etnobotaniche riportano che la specie trovò occasionalmente impiego anche come alimento; è stato documentato l'utilizzo dei semi, che venivano raccolti, essiccati e macinati per ottenere una farina impiegata nella preparazione di pane o puree. Le foglie giovani, carnose e i germogli teneri erano invece consumate crude nelle insalate.

"Portulaca grandiflora (L.) Scholler - Eurasia; i germogli giovani si consumano in insalata."

Plants for Human Consumption: An Annotated Checklist of the Edible Phanerogams and Ferns 1984
Günther Kunkel
Liberamente tradotto da Me Medesima

Portulaca Grandiflora - Rosa di Muschio

Nel linguaggio dei fiori la Portulaca grandiflora rappresenta l'allegria, l'energia, la femminilità, la semplicità, e la vitalità; in Giappone, alcuni dizionari dei fiori le associano a freschezza, grazia, innocenza e spontaneità, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità, senza differenziazione tra metaboliti primari e secondari, perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

Per chi è interessato
Brucia con le coccole il legno di ginepro

sabato 6 giugno 2026

Apre la porta dell'orto la portulaca

" Quasi tutti pensano che 'andracle» sia il termine greco che indica la portulaca, che pure è un'erba ed è chiamata andracne con un nome che differisce dal precedente per una sola lettera. Ma l'andracle è in effetti un albero da foresta che non attecchisce in pianura, simile al corbezzolo, ma con foglie piu piccole e persistenti; la corteccia non è certo ruvida, tuttavia sembra stretta tute attorno da una morsa di ghiaccio: tanto è triste il suo aspetto. "

Storia Naturale - Libro XIII
Plinio il Vecchio
Traduzione Roberto Centi

Attestata archeologicamente e storicamente da diversi millenni, i suoi semi sono stati trovati nell'Heraion di Samo risalente al VII secolo a.C., la Portulaca Oleracea apre i suoi piccoli fiori soprattutto nelle ore più luminose e soleggiate, anche lei cresce ai margini dei campi, lungo i sentieri, presso le abitazioni rurali e negli orti, i Greci la chiamavano ἀνδράχνη/andráchnē un termine di origine incerta, probabilmente pre-greco con un'affascinante somiglianza apparente con la parola greca ἀνδρός/andrós genitivo di ἀνήρ/anḗr che significa uomo. A volte veniva confusa con l'ἀνδράχλη/andráchlē che come spiega prima Teofrasto e poi Plinio è in realtà un altro arbusto.
I Latini la conoscevano invece come portulāca, collegata popolarmente a portula - piccola porta diminutivo di porta, in riferimento alla deiscenza della capsula del frutto che si apre come una piccola porta quando matura. Poichè è apprezzata dai maiali, una variante etimologica fa derivare il nome da porcus con un'alterazione della c in t.
L'epiteto specifico oleracea da ŏlŭs, oleris  - verdura, ortaggio

Porcellana

"C'è anche una specie di portulaca che chiamano peplide, non molto piu efficace di quella coltivata, e di essa sono ricordati impieghi degni di menzione. Come alimento annulla l'effetto dei eleni delle frecce, del serpente emorroide e di quello prestere, e li fa uscire dalla ferita, se l'erba è applicata in impacco; il succo ricavato dalla spremitura e bevuto insieme con vino passito combatte nche il veleno del giusquiamo. In mancanza della pianta, i semi assolvono un'azione curativa analoga. Contrasta anche gli effetti delle acque malsane; schiacciata e messa nel vino guarisce, in applicazione, l'emicrania e le piaghe che vengono sulla testa; per altri tipi di ulcere la si usa masticata con miele. Cosi preparata viene anche applicata ai bambini sul cranio e sull'ernia ombelicale; per le epifore invece sulla fronte e sulle tempie, a qualunque età, la si usa in impacco insieme con farinata d'orzo; per le lacrimazioni si aggiungono latte e miele; in caso di occhi sporgenti si usano le foglie tritate insieme alla buccia delle fave; contro le pustole la si mescola con farinata d'orzo, sale e aceto. Masticata cruda
la portulaca guarisce le piaghe della bocca e il gonfiore delle gengive, e anche il mal di denti; il succo della pianta bollita è un rimedio in caso di ulcere alle tonsille; alcuni aggiungevano un goccio di mirra. In effetti masticare della portulaca serve a rinsaldare i denti che tentennano, a ridar vigore alla voce, e a contrastare la sete. Insieme con noce di galla, semi di lino e miele, tutti in pari quantità, calma i dolori cervicali; unita a miele e ad argilla cimolia guarisce le affezioni delle mammelle; i semi, ingeriti con miele, fanno bene anche ai sofferenti d'asma. Come alimento, preparata in insalata rinvigorisce lo stomaco. In caso di febbre alta si fanno impacchi di portulaca unita a farinata d'orzo; del resto, masticarla rinfresca anche l'intestino. Fa cessare il vomito; in caso di dissenteria o di ascessi la si mangia in aceto, oppure la si prende in pozione insieme con cumino; mentre per curare il tenesmo viene usata cotta. Agli epilettici fa bene sia come alimento sia in pozione; per stimolare il flusso mestruale se ne usa un acetabolo in sapa; nei casi di gotta calda e di fuoco sacro la si applica con sale. Il succo di portulaca in pozione fa bene ai reni e alla vescica, e fa espellere i parassiti intestinali. Contro il dolore delle ferite si usa in impacco, in olio con farinata d'orzo. Attenua l'irrigidimento dei tendini. Metrodoro, autore di un Compendio di erboristeria, la riteneva indicata a provocare la fuoriuscita dei lochi. Smorza lo stimolo sessuale e previene i sogni erotici. So del padre di un ex pretore, una personalità di primo piano in Spagna, che a causa di insopportabili disturbi all'ugola porta una radice di portulaca appesa al collo, sempre, tranne che alle terme, e in questo modo si è liberato di ogni inconveniente. Ho anzi trovato nelle mie fonti che con un impacco di portulaca sulla testa non si hanno raffreddori per tutto l'anno. Tuttavia si ritiene che quest'erba indebolisca la vista."

Storia Naturale - Libro XIII
Plinio il Vecchio
Traduzione Francesca Lechi

Nella tradizione popolare mediterranea si pensava che la portulaca allontanasse le influenze negative e la malasorte, proteggeva dai sortilegi, preservava la salute della famiglia; in alcune zone rurali italiane si usava appendere mazzetti di portulaca vicino alla casa o agli orti per tenere lontano il malocchio, circolava l'idea che portare addosso i suoi semi o le foglie potesse calmare la collera, favorire il sonno, proteggere dai cattivi sogni; credenze che probabilmente derivano dall'effetto rinfrescante e sedativo che la medicina umorale attribuiva alla pianta. La sua straordinaria capacità, di sopravvivenza con l'accumulo d'acqua nei tessuti, di rigenerazione anche dopo essere stata strappata dal terreno e di diffusione dovuta alla elevata produzione di semi, l'ha resa simbolo di tenacia, abbondanza, adattabilità, e l'ha definita pianta che si rifiuta di morire per cui sembra che anche i soldati la portassero in battaglia per assicurarsi fortuna e protezione.
Nella medicina tradizionale araba medievale la portulaca, conosciuta come رجلة - Rijla, era molto apprezzata e denominata baqla hamqa - pianta pazza per la carettiristica dei suoi rami di di propagarsi in maniera icontrollata sul terreno. Avicenna la descrive come una pianta dal carattere "freddo e umido", utile per contrastare gli eccessi di calore dell'organismo. Da qui deriva parte della sua reputazione come erba calmante e riequilibrante.

"... arricchiscono l'umore sieroso*: montone, maiale, agnello di un anno, le erbe aromatiche atriplice e portulaca ..."

umore sieroso* = Corrisponde generalmente a una componente acquosa e umida dell'organismo, collegata alla flemma o a fluidi corporei considerati "freddi e umidi".

Canone di Medicina
Avicenna
Liberamente tradotto da Me Medesima

Nella tradizione erboristica cinese, dove è nota come 马齿苋 - Ma Chi Xian, è soprannominata "l'erba della lunga vita", per la reputazione costruita nei secoli grazie alla sua robustezza e al suo impiego.

Porcellana

"La portulaca è costrettiva. Giova applicata con polenta à dolori di testa, all'ifiammagioni degli occhi, & dell'altre parti del corpo, à gli ardori dello stomaco, al fuoco facro, & ài dolori della vescica, Masticata toglie lo stupore de i denti, & mangiata mitiga gli ardori dello stomaco, & delle budella, & similmente i flussi loro. Gioua à rodimenti delle reni, della vescica, & delle parti loro. Prohibisce gli impeti di venere: al che medesimamente giova, & alle febbri anchora il suo succo bevuto. La portulaca benissimo cotta vale contra à i vermi lunghi del corpo à gli sputi del sangue, alla disenteria, all'hemorrhoidi, & à flussi del fangue. Giova al morso della sepa.
Mettesi utilmente nelle medicine de gli occhi: & fansene cristeri ne i flussi delle budella, & corrosioni de i luoghi naturali delle donne. Applicasi con olio commune, & rosado à i dolori di testa causati dal caldo. Sana insieme con vino le brozze, che nascono in sul capo: & applicata con polenta vale à i membri feriti, che si uogliono corrompere, & mortificare.
La portulaca si chiama in Toscana Procacchia, & in altri luoghi d'Italia Porcellana. E herba notissima
à ciascuno quantunque Dioscoride non faccia mentione, se non d''una forte; se ne ritrova però à i tempi nostri ne gli horti una sorte di domestica, che produce il gambo tondo, & elevato, con frondi grasse, come son quelle della Fabaria, lucide, &bianchiccie da rovescio, al gusto insipide, con alquanto d'acidità austera. Praduce il gambo grosso, liscio, diritto, & alle volte rossigno, grasso, & ramoso, & il seme nero serrato in alcuni bottoncini verdi, & la radice ramosa. La altra è la salvatica, la quale nasce senza seminarla nelli horti, nelle vigne, & in altri luoghi incolti, coni i gambi tondi, strati per terra, vencidi, & rossigni. Le foglie ha ella silmili alla domestica, ma minori, & lunghette, & in tutto il resto parimente simile all'altra. Masticata cruda, tanto l'una quanto l'altra, guarisce l'ulcere della bocca, & ferma i denti che vacillano, & tenuta sotto la lingua, estingue la sete. E la Procacchia (secondo che fa memoria a Galeno al VI: delle facultà de semplici) ne temperamenti suoi frigida, & acquea, poco partecipe d'austerità. Il perché ristagna i flussi, & quelli massime,che sono colerici, & calidi: imperoche essendo molto frigida gli altera nelle qualità loro, per esser ella frìgida nel terzo ordine, & humida nel secondo. Per questa ragione giova quanto ogni altra cosa ne i calori messa sopra la bocca dello stomaco, & parimente sopra amendue i fianchi, & massimamente nelle febbri hettiche. Leva oltre à ciò lo stupore de i denti causato da cose acetose, & garbe. Et perché ha anchora del costrettivo, si dà ella utilmente à mangiare à ì difenterici, & ne i flussi delle donne, & ne gli sputi del sangue. Ma per questo effetto è mólto piu valoroso il succo, che l'herba . Et al II. delle facultà dei cibi: V Safì (diceva) la Procacchia ne i cibi: ma al corpo dà debile nutrimento, & quel tanto & poscia humido, & frigido, & viscoso. Leva come medicamento lo stupore dei denti, per esser ella & viscosa, & senza mordacità alcuna. Di questa habbiamo detto assai nel libro di quelle cose, che facilmente si preparano. Impiastrata (secondo che riferisce Plinio al XX. cap. de XX. libro) ristrigne le rotture dell'ombilico, & giova con Cimolia all'infiammagioni delle poppe, & delle podagre. Vale insomma à tutte l'infirmità calide. Chiamano i Greci la Portulaca, Ἀνδράχνη: Latini, Portulaca: gli Arabi, Baklehancha, & Bachele Alhanica: li Tedeschi, Burtzel kraut, & Portzel kraut: li Spagnoli, Verdolagas, & Baldroegas: li francesi, Pourpier, & Pourchaille."

Dioscoride a cura di Pietro Andrea Mattioli

Appartiene alla famiglia delle Portulacaceae e il suo genere comprende circa 100-150 specie, si pensa originaria dell'Eurasia, con successiva diffusione in quasi tutte le regioni tropicali e temperate del mondo. Andraca, Andrachi, ndràcchia, Porcejane, Porcellana, Porcillina, Purciddana in Calabria; Andracne, Erba da porci, Erba grassa e Erba porcacchia nella Val di Chiana , Erba porcellana, Pocaccia, Porcellana, Porcellana salvatica, Procacchia, Procaccia, Sportellacchia in Toscana; Barzellana, Porceddana in Sardegna, Cagliari; Chiaccunella, Porchiacca, Purchiacchello in Campania; Erba gnagnoa a Cogoleto, Erba pursellana a Genova, Porselana a Mentone, Porsellana a Porto Maurizio, Presulaua a Sarzana, Purselana a Genova in Liguria; Erba grassa, Porselaga e Porselana a Brescia in Lombardia; Erba grassa a ReggioEmilia, Porzlana a Piacenza, Purzlana a Reggio Emilia in Emilia Romagna; Gamaruneddu marinu, Prucciaca a Modica, Purciaca ad Avola, Purciddana zona Etna in Sicilia; Gassule in Friuli; Perchiacca a Potenza in Basilicata; Perchiacchella, Porcellana in Campania; Porcacchia, Precacchia in Abruzzo; Porceddana a Cagliari, Porzelana, Pulsallana ad Alghero in Sardegna; Porcellana salbega a Vicenza in Veneto; Porcellana stellata in Italia; Porcinacchia, Sportelacchia nelle Marche; Porslana, Purslane in Piemonte; Portolaca in Italia; Pricchiazzi a Barletta in Puglia. Verdolaga in spagnolo, Beldroega in portoghese, Purslane, Common purslane in inglese, Portulak in tedesco, Pourpier in francese, Adrákla in greco, Rigla in arabo, Semizotu in turco Ma Chi Xian in cinese, Luni in hindi, Khorfeh in persiano.
Il fusto è carnoso e succulento, liscio, glabro, generalmente rossastro o rossiccio-verde, prostrato o strisciante sul terreno, molto ramificato, può raggiungere 10-40 cm di estensione formando tappeti bassi e densi; Le foglie sono succulente e spesse, lisce e lucide, di forma obovata o spatolata, lunghe generalmente 1-3 cm e disposte in modo alterno o raccolte in piccoli gruppi ai nodi; i fiori sono piccoli, circa 5-10 mm di diametro e con cinque petali che virano verso il giallo vivo; il frutto è una piccola capsula detta pixidio, quando matura la parte superiore si stacca come un coperchio e fuoriescono numerosissimi semi neri o bruno-nerastri, lucidi e a forma di rene, lunghi circa 0,5-1 mm.

Porcellana

Contiene Acidi grassi omega-3 come l'acido α-linolenico (ALA); alcaloidi come dopamina, L-DOPA, noradrenalina, oleraceine (A–E); flavonoidi come apigenina, genisteina, kaempferolo, luteolina, miricetina, quercetina; mucillagini, polisaccaridi, vitamine come vitamina A (e carotenoidi), vitamine del gruppo B, vitamina C, vitamina E, glutatione, melatonina, sali minerali come calcio, ferro, fosforo, magnesio, manganese, potassio, selenio, zinco.
Ha proprietà analgesiche, antidiabetiche, antinfiammatorie, antimicrobiche, antiossidanti, cicatrizzanti, depurative, disetanti, diuretiche, emollienti, neuroprotettive. La portulaca è una delle pochissime erbe spontanee che combina un elevato contenuto di omega-3, notevoli quantità di antiossidanti, buona concentrazione di minerali, facilità di coltivazione anche in terreni poveri e siccitosi, per questo negli ultimi anni è stata rivalutata sia come pianta alimentare funzionale, sia come possibile fonte di ingredienti nutraceutici; è stata utilizzata in diverse culture per disturbi gastrointestinali, infiammazioni cutanee, ustioni, punture di insetti ed altre affezioni; molte delle proprietà terapeutiche attribuite alla pianta (ad esempio nel trattamento di artrite, psoriasi, osteoporosi, malattie epatiche o cardiovascolari) derivano da usi tradizionali o da studi preliminari e non sono state confermate da prove cliniche sufficienti. Consumata in quantità elevate può esercitare un lieve effetto lassativo e l'uso prolungato è sconsigliato per chi ha problemi renali.
In alcune zone del Sud Italia viene aggiunta tradizionalmente nelle insalate estive insieme a pomodori e cipolla conferendo una nota aspra al piatto. I semi possono essere aggiunti ai frullati, agli impasti e allo yougurt. L'uso culinario è ben descritto dal Dizionario universale economico rustico: 

"Portulaca, Porcacchia, Porcellana, lat. Portulaca, fr. Pourpier, Morgelline. Una pianta è questa della quale ve ne hanno 2. specie, dimestica l'una e che si coltiva ne' giardini, selvatica l'altra e che nasce spontanea.
1. La dimestica, Portulaca oleracea, Linn. Portulaca latifolia, sive satina, C. Bauh. fr. Pourpier cultivé, pullula all'altezza di un piede incirca parecchi tronchi teneri, succulenti, che si dividono in ramuscoli che portano delle foglie grosse, carnose, rotonde, lisce, lucide, di un sapore viscoso ed acidetto collocate alternativamente. Dalle ascelle delle foglie escono alcuni piccoli fiori gialli, rosacei, ai quali succedono certe frutte di color erboso. Queste capsule s'aprono orizontalmente e contengono parecchie sementi nere e minute. La portulaca dorata non è che una varietà; le foglie di questa sono più larghe, giallastre, e cariche di piccole macchie dorate.
2. La portulaca selvatica, Portulaca angustifolia, sive sylvestris, C.Bauh. Tourn. fr. Pourpier sauvage, differisce dalla prima nell'essere piccola in tutte le sue parti. Quando la portulaca dimestica resta abbandonata a sè stessa diventa selvatica in 2. annate. V. Seminare. Questa pianta massime la selvatica sembra spregevole; e come quella che nasce spontanea, sembra di poco o niun uso: pure ella siasi la dimestica, sia la selvatica serve di molto in cucina. Ella quand'è tenera entra nelle insalate, e un po' più vecchia si cucina in varie maniere. Si taglia in pezzi, si passa alla padella con del buon butiro dopo che ella abbia resa la sua acqua. Si condisce poi con sale e pepe. Col latte e colla panna si copre o si lega con rosso d'uovo o un po' di farina. Si unisce ancora e cotta e cruda colla carne bollita.
Ragout di costole, o fusti di porcacchia. Tagliate i fusti la lunghezza di 4. dita traverse e fateli bianchire o sobbollire nell'acqua chiara come i cardoni, lasciateli sgocciolare, metteteli nella cazzeruola con brodo in poca quantità, e lasciateli cuocere a fuoco lento; quando essi sieno cotti aggiungetevi alquanto di butiro ed alquanto di farina. Rimescolate il tutto insieme ed aggiungetevi un filo di aceto o di sugo di limone. Questa vivanda e sola, ed accompagnata con carni e pesci non è sgradevole. Si conserva quest'erba per l'inverno facendola seccare. Mettendola a bagno ella riviene e si frigge o si fa in istufato cóme la fresca. Le persone più proprie la salano così: scelgono i ramoscelli più piccoli e più delicati sulla fine dell' autunno: la dorata è migliore a quest'effetto. Tagliatela in piccoli pezzetti che voi spargerete con molto sale e con de' garofoli leggermente rotti. Metteteli in un vaso impiombato, uno strato di sale ed uno d'erba. Riempite poi con buon aceto il vaso e lasciatelo in pace tenendolo ben sigillato. Quando vorrete servirvene adoperate per estrarre la porcellana un cucchiaio di legno, e non mettete le dita nell'aceto. Si può per conservarla lasciarla appassire per uno o 2. giorni, e metterla poscia nella salamoia con una o 2. noci moscate, garofoli e pepe.
Havvi chi per conservarli prescieglie i grossi fusti che montano in seme e li sala per l'inverno come noi usiamo fare de' fagiuoletti. La porcellana è un'erba delle più rinfrescanti, cosicché conviene più alli giovani di temperamento secco e bilioso che alli flemmatici e pallidi, e di stomaco debole; ma corretta con ruchetta o simile cosa giova anche a questi. Si serve la medicina di questa pianta come di rinfrescante ed antiscorbutico, buono anche per le emorragie e contro vermi specialmente contro ìl solitario; perciò le sue foglie e principalmente il sugo spremuto gioveranno per calmare, temperare la sete cagionata da violento moto, dalla febbre e da materie acri e riscaldanti, mitigheranno il calor dei corpo e l'ardor dell'orina, modereranno il vomito bilioso e la diarrea procedente dalla stessa cagione, addolciranno l'acrimonia dello scorbuto, e correggeranno lo stato infiammatorio delle parti orinarie. Chomel soleva praticare l'acqua distillata di questa pianta alla dose di 2. in 4. once per le emorragie e particolarmente uterine con felice successo; ed il medesimo loda assai il sugo per li vermi. L'erba pesta ed applicata giova al dolore violento di testa e calma gli ardori della pelle, e del sugo servesi per correggere l'acrimonia calda e salsugginosa degli umori bagnandone la parte affetta. Il seme è delli 4. detti minori rinfrescanti, quali sono radicchio, lattuga, endivia, e porcellana.
Coltivazione della portulaca. Ama quest'erba la terra grassa e temendo moltissimo il freddo non può seminarsi che in maggio o sulla fine d'aprile. Una esposizione calda é sempre a lei di vantaggio. La dimestica si sarchielli di spesso e di spesso s'adacqui se il secco la molesti. Dalle piante più belle si raccoglie la semente, che si semina poi l'altr'anno in terra grassa e ben mobile."

Dizionario universale economico rustico

Nel linguaggio dei fiori, il genere portulaca è associato alla tenacia e alla forza vitale, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità, senza differenziazione tra metaboliti primari e secondari, perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

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Brucia con le coccole il legno di ginepro
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