domenica 22 febbraio 2026

Il Deserto nella Domenica Prima di Quaresima

Candela della Domenica Prima di Quaresima

Immaginate il deserto, distese di sabbia che sembrano non finire mai, si muove, è vivo, a ogni tocco cambia l'aspetto delle sue dune; il sole le scalda, le brucia, le scolpisce, le mette alla prova nell'instabilità. Nel deserto si sente solo il soffio del vento che si fa suono in un richiamo che costringe a fare i conti con sé stessi. Ogni affondo nella sabbia è una presa che invita a non fuggire da questo spazio arido dove l'acqua è un miraggio lontano; non si può correre, si può solo procedere un passo alla volta, non ci sono distrazioni che distolgono dallo stare con sé stessi. È un luogo duro, a volte spietato, ma è anche il laboratorio della libertà, il grembo in cui prende forma la crescita personale, lì negli abissi dell'anima da cui riaffiora ciò che siamo davvero, ciò che temiamo, ciò che desideriamo.

Candela del Mercolodì delle Ceneri

Candela del Mercoledì delle Ceneri pre l'accensione della fiamma della Domenica Prima di Quaresima

Croce delle Domeniche di Quaresima

Croce delle Domeniche di Quaresima 

Croce delle Domeniche di Quaresima con la candela della Domenica Prima

Croce delle Domeniche di Quaresima con la candela della Domenica Prima

Nel deserto si impara a distinguere l'essenziale dal superfluo, la verità dalle illusioni, dal frastuono del mondo, la voce del nostro Dio con cui ci si perde per ritrovarsi, per scoprire che, proprio dove tutto sembra mancare, inizia un cammino di ricerca che ci unisce al sacro. 
Ed è proprio in questo deserto che, nella Prima Domenica di Quaresima, incontriamo Gesù, ci starà per quaranta giorni e quaranta notti in digiuno. Lo vediamo camminare tra le pietre e la sabbia, affrontare la fame, la solitudine, le tentazioni. Non è un eroe distante, è un uomo che conosce la fatica, che sente il peso della sua missione, che si confronta con le stesse ombre che abitano anche noi. Non è solo, la sua forza nasce dalla presenza del Padre, da quel legame invisibile eppure più reale della sabbia sotto i piedi. Il deserto, allora, non è più soltanto luogo in cui si mette alla prova, diventa palestra dello spirito, spazio di allenamento, primo passo verso la vita nuova che culminerà nella sua Risurrezione.

Domenica Prima di Quaresima - Nel diffusore fiori di Vachellia farnesiana

Nel diffusore fiori di Vachellia farnesiana

Lieta Domenica Prima di Quaresima!



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mercoledì 18 febbraio 2026

Carnelevare In Capite Jejunii

CARNEVALE E CARNOVALE sp. port. e fr. CARNAVAL: dal b. lat. CARNE-LEVAMEN con trasposizione del secondo elemento della voce avvenuta per trascorso della lingua e probabilmente anche per una certa analogia ch'essa ha colla parola latina VALE addio: LEVAMEN però nel senso di togliere non di sollevare, come altri interpreta. Questa spiegazione è confermata dalla voce adoperata in altre lingue per indicare la stessa cosa e precisamente dal ted. FAST-NACHT ossia notte del digiuno, dell'ant. inglese CHROWE-TIDE tempo di confessione e dal b. lat. CARNI-PRIVIUM e CARNEM-LAXARE, dal qual ultimo venne Carnasciale. Nel messale mozarabico degli Spagnoli leggesi carnes-tollendas, e tuttora chiamansi nell'idioma spagnolo carnes tolendas gli ultimi tre giorni di carnevale.

Vocabolario etimologico della lingua italiana 
Pianigiani Ottorino - 1907

In Capite Jejunii - A capo del digiunogiorno in cui vengono bruciati i rametti di ulivo benedetti l'anno precedente, durante la Domenica delle Palme, segna l'inizio della Quaresima, il periodo in cui i cristiani si preparano alla Pasqua anche attraverso pratiche alimentari che tradizionalmente prevedono l'astinenza nel Mercoledì delle Ceneri e nei venerdì di Quaresima. È in questo contesto liturgico che si colloca l'origine della parola Carnevale, che secondo l'ipotesi etimologica oggi prevalente tra i linguisti viene ricondotta al latino medievale carnem levare - togliere la carne. La prima attestazione documentaria nota,  risale a Subiaco nel 965, dove carnelevare indicava una data utile per regolare i pagamenti dei censi tra contadini e proprietari, nel giorno in cui cessava il consumo della carne; nella fonte non vi è un elemento festivo esplicito, ma il legame con il calendario liturgico è palese;  a partire dal XII secolo si trovano altre occorrenze di carnelevare o forme simili in alcune parti d'Europa, nel 1130 a Milano si registra la forma carnelevale, mentre la prima testimonianza di attività festive collegate al periodo di Carnevale proviene da Roma nel 1140. Dal XIV secolo in poi le menzioni aumentano sensibilmente e la forma carnevale si consolida progressivamente in molteplici aree europee.
L'evoluzione fonetica da carnem levare a carnevale è considerata coerente con gli sviluppi delle lingue romanze, la -m finale cade regolarmente; levare rimane sostanzialmente riconoscibile; l'univerbazione medievale produce forme come carnelevare, dalle quali si giunge alla forma moderna attraverso fenomeni di sincope e riequilibrio dell'accento tonico. Le fonti medievali documentano diverse varianti intermedie come carnelevarium o carnelevamen, che testimoniano un processo evolutivo graduale e stabilmente collegato alla pratica quaresimale del passaggio dal mangiar di grasso al mangiar di magro.
Quando il termine si diffonde nelle altre lingue romanze, catalano, spagnolo, portoghese rumeno, francese, si registra la forma carnaval ed è plausibile che tale esito derivi da una base latino-medievale comune circolante in ambito ecclesiastico e culturale, o attraverso contatti tra aree romanze, inclusa quella italiana dove si colloca la prima attestazione documentaria del termine.
Nel 1907 Ottorino Pianigiani nel suo Vocabolario etimologico della lingua italiana scrive che oltre all'etimologia più seguita: 

 "... altri propone il lat. CARRUS NAVALIS carro navale cioè nave su ruote (che vuolsi fosse usa portare in giro nelle processioni festive) che meglio concorderebbe colle altre forme romanze, sulle quali però è da accordare la preferenza alla italiana ... "

Non dice chi siano gli altri e se siano suoi conteporanei, ma sappiamo che questa opzione non è presente nellle cinque edizioni del Vocabolario della Crusca e che la preferenza italiana nasce perchè la derivazione da carrus navalis è storicamente infondata.
La sequenza carrus navalis - car naval - carnaval sembra logica per la somiglianza sonora, ma nel Medioevo, questi passaggi evolutivi, non sono documentati e non rispettano le regole della filologia storica; presentano una debole coerenza semantica rispetto all'uso attestato in ambito liturgico di carnelevare. Carrus navalis, composto da un sostantivo e un aggettivo, designa un oggetto impiegato in alcune celebrazioni, non la festa in sé stessa; non vi è dunque prova di una fusione lessicale necessaria che da car naval conduca a carnaval.

CARNAVAL, del it. carnevale, y éste del antiguo carnelevare, compuesto de carne y levare'quitar', por ser el comienzo del ayuno de Cuaresma...
... Las antiguas denominaciones castellanas carnal (J. Ruiz, Canc. de Baena, J. del Encina, Nola, Tirso), carnestolendas y ANTRUEFO, fueron siendo reemplazadas desde la época del Renacimiento por la denominacién italiana gracias a la fama de la pomposa celebracién de esta fiesta en la Italia renacentista; el influjo de la primera, que todavia vive en algunas partes (p. ej. en puntos de Catalufia), debió ser causa, sin embargo, del cambio de carneval en carnaval...
...Del italiano procede también el fr. carnaval [quarnivalle, 1268; carneval, 1552; carnaval, 1680, y ya en derivados de 1613], y las formas de las demas lenguas occidentales.

CARNEVALE Dall'italiano carnevale, e questo dal antico carnelevare, composto da carne e levare 'togliere', perché è l’inizio del digiuno di Quaresima...
... Le antiche denominazioni castellane carnal (J. Ruiz, Canc. de Baena, J. del Encina, Nola, Tirsi), carnestolendas e ANTRUEFO, furono progressivamente sostituite, a partire dal Rinascimento, dalla denominazione italiana grazie alla fama della pomposa celebrazione di questa festa in Italia rinascimentale; l'influsso della prima, che ancora sopravvive in alcune zone (ad esempio in alcune parti della Catalogna), dovette essere comunque la causa del cambiamento da carneval a carnaval...
... Dall'italiano deriva anche il francese carnaval [quarnivalle, 1268; carneval, 1552; carnaval, 1680, e già nei derivati del 1613], e le forme delle altre lingue occidentali.

Dizionario Critico Etimologico della Lingua Castigliana
Joan Corominas - 1954
Liberamente tradotto da Me Medesima

CARNAVAL. ÉTYM. Picard, les camevieux; de l'italien carnovale; milanais, carnelevale, dans du cange, du bas-latin carnelevawen, dit pour carnis levamen, de caro, chair, et levamen, action d'ôter, de levare: c'est-à-dire temps où l'on enlève l'usage de la chair, vu que camovale est proprement la nuit avant le mercredi des Cendres.
Diez, d'après des auteurs italiens, le tire de carne et raie: adieu la chair; mais vale n'est pas italien; et le milanais carnelevale fait un suffisant intermédiaire entre carnis levamen, pour un mot populaire et par conséquent sujet à de fortes altérations.

CARNEVALE. ETIMOLOGIA Piccardo, camevieux; dall'italiano carnovale; milanese carnelevale; nel Du Cange, latino medievale carnelevamen, detto per carnis levamen, da caro carne e levamen atto di togliere, di levare: cioè il tempo in cui si toglie l'uso della carne, poiché carnovale è propriamente la notte prima del Mercoledì delle Ceneri.
Diez, seguendo alcuni autori italiani, lo fa derivare da carne e vale: "addio alla carne"; ma vale non è italiano; e il milanese carnelevale costituisce un sufficiente intermediario tra carnis levamen, per una parola popolare e quindi soggetta a forti alterazioni.

Dictionnaire di la lingua françese 
Émile Littré  - 1873
Liberamente tradotto da Me Medesima 

caro "Fleisch".
Rum. carne, vegl. kuarne, ital. carne, log. karre, engad., friaul. karn, frz. chair, prov., katal. carn, span., portg. carne. In der Bedeutung "Fleisch" als "Speise" ist im größten Teile von Frankreich viande eingetreten (At. Ling. 1383)...
— Zssg.: rum. läsare de carne, ital. carnelasciare, carnescialare,, avicent. carlassare, ital. carnevale (> frz., prov. carnaval), piem. karlavé, apisan. carnelevare, gen. karlevä, neap. karnolevare, siz. karnilivari, span. carnes tolendas "Fasching", d. h. "die Zeit, wo das Fleischessen aufhört", vgl. noch campid. segare pettsas 6544; frz. charcutier Selcher" zu char cuite "gekochtes Fleisch".
— Diez, Wb. 362; Mussafia, Beitr. 42; R. XVH, 154; MILomb. XXI, 264; Bartoli, Dalmat. I, 306. (Die oft wiederholte Herleitung von carnevaleaus CABRUS NAVALIS ist lautlich bedenklich und historisch nicht begründet und würde das leicht begreifliche Scherzwort carne vale "Fleisch leb wohl" von den zahlreichen denselben Gedanken unzweideutig wiedergebenden Ausdrücken losreißen;

caro "carne".
Rum. carne, veglioto (dalmatico) kuarne, ital. carne, logud. karre, engadinese, friul. karn, fr. chair, prov., catal. carn, spagn., port. carne. Nel significato di "carne" come "cibo", nella maggior parte della Francia è subentrato viande (At. Ling. 1383)...
— Composti: rum. lăsare de carne, ital. carnelasciare, carnescialare, avignonese carlassare, ital. carnevale (> fr., prov. carnaval), piem. karlavé, antico pisano carnelevare, genov. karlevä, napol. karnolevare, sicil. karnilivari, spagn. carnes tolendas "carnevale", cioè "il tempo in cui cessa il consumo della carne";
cfr. anche campidanese segare pettsas; fr. charcutier "salumiere", da char cuite "arne cotta".
— Diez, Wörterbuch p. 362; Mussafia, Beiträge p. 42; ecc. (L'etimologia spesso ripetuta di carnevale da CARRUS NAVALIS è foneticamente problematica e storicamente non fondata, e separerebbe l'evidente parola scherzosa carne vale "addio, carne" dalle numerose espressioni che rendono in modo inequivocabile lo stesso concetto ...

Dizionario etimologico delle lingue romanze 
Meyer-Lübke Wilhelm - 1911
Liberamente Tradotto da Me Medesima

Maschere la mattina del Mercoledì delle Ceneri - 1853 - Alfred Stevens - Museo delle Belle Arti - Marsiglia

Maschere la mattina del Mercoledì delle Ceneri - 1853 - Alfred Stevens - Museo delle Belle Arti - Marsiglia

I carri allegorici stessi, comprese le versioni "navali", compaiono in forma strutturata diversi secoli dopo le prime attestazioni della parola Carnelevare. Nel XIV secolo, nei cortei nobiliari di Venezia, Firenze e Bologna, i carri erano decorati ma non ancora propriamente metaforici, e fungevano soprattutto da dimostrazione di ricchezza e prestigio. Tra XV e XVI secolo alcuni carri iniziano a presentare figure mitologiche o religiose, spesso in chiave classicheggiante ed erudita, ispirandosi all'antichità come rievocazione culturale e non come continuità cultuale. Nel XVII e XVIII secolo si sviluppano carri scenografici più complessi, talvolta a forma di nave; nel XIX secolo il Carnevale moderno di Viareggio introduce carri in cartapesta con marcata satira popolare. La cronologia mostra quindi che la parola e il riferimento liturgico precedono ampiamente lo sviluppo dei carri allegorici, che rappresentano un'evoluzione successiva della festa.
Momenti collettivi di festa, travestimenti, rovesciamenti temporanei dei ruoli sociali, eccessi ritualizzati e cicli alimentari legati al calendario sono modelli ricorrenti in molte culture del mondo. Elementi analoghi si riscontrano nell'Akitu mesopotamico, nelle feste egizie legate a Osiride, nelle Dionisie greche, nei Saturnalia e nelle Lupercalia romane, nelle culture slave, così come in numerose celebrazioni stagionali o di capodanno in Asia, Africa e nelle Americhe. 
La presenza di strutture rituali simili in civiltà lontane nel tempo e nello spazio rende metodologicamente fragile l'ipotesi di una trasmissione diretta in assenza di documentazione che ne dimostri la continuità; siamo piuttosto in presenza di una convergenza culturale; società diverse, poste di fronte a esigenze analoghe, gestione della tensione sociale, marcatura dei cicli agricoli, rinegoziazione simbolica dell'ordine, sviluppano soluzioni rituali affini.
Ed è curioso che solo quando si parla di Cristianesimo, c'è chi usa termini quali copia, furto o appropriazione e ne consegue che ne comprenda a pieno il significato.

Nota Laddove, ipoteticamente, una continuità storica sia documentabile ed è la società che si muove ed evolve, si parla di processi di trasformazione, adattamento e rielaborazione culturale che si distaccano dal cultuale che non è più funzionale.

Lieto Mercoledì delle Ceneri!

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La corsa dei Tori - Lunedì di Carnevale

martedì 17 febbraio 2026

La corsa delle Bufale - Martedì di Carnevale

CARNEVALONE. Propriamente Accrescit. di Carnevale: ma si adopera particolarmente per indicare I primi quattro giorni di quaresima, che in Milano sogliono aggiungersi al Carnevale.

Accademia della Crusca Dizionario 5 edizione 1863

Nel rito ambrosiano il Carnevalone prolunga la festa oltre il Mercoledì delle Ceneri, mentre nel rito romano il culmine cade nel Martedì Grasso.
Siamo nel fervore del Carnevale romano del 1519, suoni, colori e allegria rivestono le strade; la pompa cortigiana si intreccia al riso popolare; e il giorno conclusivo cede lentamente il passo alla Quaresima.
A piazza San Pietro, dopo la corsa dei tori del lunedì, parte essenziale del programma carnevalesco è quella delle bufale. La sua origine affonda nelle corse animali medievali, nate come esercizi di destrezza e ardimento; nel Rinascimento si trasformano in spettacolo pubblico, dove la forza delle bestie si unisce alla letizia della folla. Le cronache del Costabili e del Paolucci ne conservano memoria viva, come se ancora si potesse udire il frastuono della piazza tra polvere e clamore.
Le cronache del Costabili e del Paolucci ce ne conservano memoria viva, come se ancora potessimo udire il frastuono della piazza e il riso della folla, tra polvere e clamore, le bufale corrono, si arrestano, tornano indietro, quasi animate da capriccio proprio, mentre la gente ride e il Papa osserva dalle finestre del Palazzo Apostolico. E quando la festa si scioglie nella sera, i cortigiani si ritirano alle loro conversazioni piacevoli, come lo stesso Paolucci che, recatosi da Bembo, trova " lo episcopo Baiosa", Lodovico Canossa vescovo di Bayeux, con cui parla di maschere e cose piacevoli. Così si chiude il Carnevale del 1519, tra risa, conversazioni e quella “cianciaria” che che oggi, a distanza di secoli, ci permette di rivivere un frammento della Roma rinascimentale.
La corsa delle bufale fiorisce soprattutto tra il 1520 e il 1550, quando Roma, Ferrara, Firenze e Venezia gareggiano nello splendore delle feste. Con il mutare dei tempi, l'avvento delle armi da fuoco, la trasformazione dei tornei in apparati scenografici, la ridefinizione delle forme spettacolari urbane, l'antico gioco declina fino a scomparire nel XVII secolo, lasciando dietro di sé cronache, miniature e memorie.
Nel primo Cinquecento l'animale non era percepito come soggetto da tutelare, ma come parte integrante dell'ordine simbolico, economico e festivo delle città. Forza da lavoro, emblema araldico, elemento scenico, la sua presenza nello spazio pubblico non suscitava scandalo morale, bensì partecipazione e meraviglia. L'idea moderna di benessere animale e di sensibilità etica nei suoi confronti maturerà solo secoli più tardi.
Resta così il ricordo di un Carnevale che fu insieme virtù d'arme, diletto del popolo e magnificenza di corte, in un Rinascimento vivo, festoso, umano, e lontano dalla nostra sensibilità, in cui anche le "bestiacie" correvano per la gioia di Roma, e la città intera si faceva teatro di meraviglia.

Incisione immaginata della corsa delle Bufale il Martedì di Carnevale a piazza San Pietro su parte di un incisione anonima del XVI secolo

Incisione immaginata della corsa delle Bufale il Martedì di Carnevale a piazza San Pietro su parte di un incisione anonima del XVI secolo

"Hozi (Martedì) veramente si è corso a l'Anelo denanti la porta del Palazo, stante el papa a quelle finestre, et con li presii già scripti, adiunctoli urinali, et poi si sono corse le bufale, che è grani piacere a vedere quelle bestiacie corere; che per un podio vano inaliti, et poi tornano adrieto et quando giongeno al palio, inanti lo possano toccare li voi del tempo assai, che mo vano un passo inanti et quatro indrieto, et de modo sterno in contrasto a quella asesa che l’ultima vi gionse fu quella che andò inanti et have il palio, et forno in numero diece, et per mia fe, che fu gran solazo. Me retirai poi a casa de Bembo, et visitai sua Signoria, che vi era lo episcopo Baiosa, et non si parlò se non de mascare, et cose piacevole. Il buon Paolucci finisce la relazione al suo Duca scrivendo: — «Et per essere la sera di Carnevale son stato in questa cianciaria.» — Se non lo ringraziò il Duca ringraziamolo noi, trecentosessantasette anni dopo, della sua cianciaria, per la quale abbiamo potuto assistere ad un Carnevale di Leone X."

Alessandro VI, Giulio II e Leone X nel carnevale di Roma; documenti inediti (1499-1520)
Alessandro Ademollo1826-1891 - 1886

Lieto Martedì Grasso!

La corsa dei Tori - Lunedì di Carnevale

lunedì 16 febbraio 2026

La corsa dei Tori - Lunedì di Carnevale

CARNEVALE e CARNOVALE. Sost. masc. Quel tempo dell'anno che corre dall'Epifania al primo giorno di Quaresima, e che è destinato più particolarmente a sollazzi e divertimenti. Dal lat. barbaro carnelevamen - addio alla carne, con metatesi del secondo elemento della voce, avvenuta probabilmente anche per una certa analogia che esso ha con la parola vale ...

Accademia della Crusca Dizionario 5 edizione 1863

Nel tardo Medioevo e nel Rinascimento il Carnevale Romano, collocato nel calendario cristiano nei giorni che precedono la Quaresima, era un periodo di festa pubblica e partecipazione collettiva. Per un breve tempo la vita quotidiana assumeva un ritmo diverso, le piazze si animavano di spettacoli, competizioni e giochi che coinvolgevano l'intera cittadinanza.
Nel primo Cinquecento non aveva ancora la forma scenografica dei grandi carri allegorici che si sarebbero affermati nei secoli successivi; all'epoca dominavano soprattutto le corse dei cavalli, celebri quelle dei barberi lungo l'attuale Via del Corso, e le corse dei tori e delle bufale. Il toro, simbolo di potenza indomabile, incarnava perfettamente lo spirito del caos controllato carnevalesco, sfida alla sorte, esibizione di coraggio collettivo prima del tempo penitenziale della Quaresima.
L'attuale Piazza San Pietro era uno spazio irregolare e battuto, stretto tra l'antica basilica costantiniana e l’immenso cantiere della nuova chiesa disegnata da Donato Bramante. Ben lontana dall'ordine monumentale che quasi un secolo dopo le avrebbe imposto Gian Lorenzo Bernini, poteva trasformarsi facilmente in arena.
Il lunedì di Carnevale del 1519, sotto lo sguardo di Papa Leone X, si svolse una corsa rimasta impressa nelle cronache. Il bilancio vide tre uomini uccisi, quattro feriti, cinque cavalieri travolti, due cavalli morti. Tra gli episodi più impressionanti quello di Serapica, disarcionato dal suo "bellissimo gineto" e quasi incornato dal toro inferocito; dalle finestra del Palazzo Apostolico il Papa gli espresse la sua compassione, «povero Serapica», e i morti furono portati al Campo Santo “per mondarvi le ossa”, mentre la folla lentamente si disperse.
Con il passare dei decenni, le corse cruente divennero sempre più controverse, nel clima morale della Controriforma, la violenza pubblica appariva meno tollerabile e nel 1567 Papa Pio V promulgò la costituzione De salutis gregis dominici, che proibiva le corride e ogni gioco in cui gli uomini affrontassero tori o altri animali, definendoli «spettacoli crudeli e indegni».
Si chiudeva così una stagione del Carnevale Romano, che nato come festa medievale di energia collettiva e audacia, lasciò progressivamente gli spettacoli pericolosi e si trasformò in una celebrazione più coreografica e compatibile con il nuovo ideale di decoro urbano e religioso.

Incisione immaginata della corsa dei Tori il Lunedì di Carnevale a piazza San Pietro

Incisione immaginata della corsa dei Tori il Lunedì di Carnevale a piazza San Pietro

"Il giorno seguente (lunedì) se travagliorno con li tori, et io era con il Signor Marcantonio, siccomo scrissi, et si amaciorno tre homini et quatro feriti da li tori, et cinque cavali forno feriti, et dui ne sono morti, et fra li altri un de Serapica, che era belissimo Gineto, et lui fu butato in terra, et passò grani pericolo, perchè il toro vi era intorno; et se non fosse sta stimulato con ferite non se gli levava da presso che lo amaciava; et intendo che il papa diceva: povero Serapica, et molto si dolea; li morti forno portati in campo sancto per mundarvi le osse.

Alessandro VI, Giulio II e Leone X nel carnevale di Roma; documenti inediti (1499-1520) 
Alessandro Ademollo1826-1891 - 1886

Lieto Lunedì di Carnevale!

Continua...

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