Nel tardo Medioevo, la morte non era soltanto una realtà quotidiana: era diventata una presenza costante nell'arte, nella predicazione e nell'immaginario religioso europeo.
La peste, le carestie e le guerre avevano mostrato quanto fosse fragile la vita umana. In questo contesto si diffuse un tema destinato a lasciare un'impronta profonda nella cultura occidentale: la danza macabra.
Una delle prime testimonianze letterarie del suo nome risale al 1376, quando il poeta francese Jean Le Fèvre scrisse nei suoi versi tradotti da Medesima:
«Io feci la danza di Macabré,
che conduce tutti gli uomini nella sua schiera
e li accompagna verso la fossa,
che è la loro ultima dimora.
«È bene, in ogni stagione della vita,
pensare alla propria fine ultima,
per correggere in meglio il proprio comportamento.»
Danza macabra del Cimitero degli Innocenti - Disegno di Anonimo - Musée Carnavalet - Histoire de Paris
La più antica rappresentazione pittorica datata e documentata comparve invece nel 1424–1425 sulle pareti del cimitero degli Innocenti, a Parig in un grande ciclo di affreschi, oggi perduto, che divenne il modello di numerose rappresentazioni successive; Le sue immagini sopravvivono in parte nelle stampe pubblicate da Guyot Marchant nel 1485.
La scena era semplice e suggestiva, la Morte, rappresentata da cadaveri o scheletri, conduceva nella propria danza uomini di ogni condizione sociale, il papa, l'imperatore, il re, il cavaliere, il mercante, il contadino, il monaco, l'usuraio, il povero; ogni personaggio veniva raggiunto dal proprio compagno macabro, senza poter sottrarsi al suo invito, il significato è inequivocabile, davanti alla morte, le gerarchie terrene perdono il loro valore e la ricchezza, il potere e il prestigio non possono arrestare il destino comune dell'umanità.
La Danza Macabra, il monaco, la morte, l'usuraio e il povero dal poema medievale di autore anonimo, nell'edizione illustrata stampata da Guyot Marchant a Parigi nel 1485.
Il monaco
Preferirei essere ancora nel chiostro,
a cantare la Messa.
È un luogo devoto, una vita buona.
Come un uomo stolto e insensato,
in passato ho commesso molti peccati,
dei quali non mi sono pentito abbastanza.
Possa Dio avere misericordia di me.
Non tutti coloro che danzano sono lieti.
Il Cadavere (la Morte)
Usuraio, che hai perduto ogni senso della misura,
vieni presto a guardarmi.
Sei così accecato dall'usura
che ardi di avidità per il denaro.
Ma sarai ferito dalla tua stessa avarizia,
perché, se Dio, che è meraviglioso,
non avrà pietà di te, perderai tutto ciò che possiedi.
E perdere ogni cosa
è un colpo davvero terribile.
L'usuraio
Devo morire così presto?
Questo mi addolora e mi tormenta profondamente,
e né il mio oro, né il mio argento,
né tutte le mie ricchezze
potranno in alcun modo salvarmi.
Sto per morire, la Morte avanza verso di me,
anche se questo non mi piace affatto.
Qual è la ragione di questa crudele consuetudine?
Ci sono persone dagli occhi acuti
che tuttavia non riescono a vedere nulla.
Il povero
L'usura è davvero un peccato malvagio,
come chiunque potrebbe confermare.
Eppure quest'uomo, che sente avvicinarsi la Morte,
non riesce ancora a rendersene conto.
Persino adesso conta il suo denaro nelle mie mani,
pretendendo che gli venga restituito con gli interessi.
Ma sarà lui stesso a dover saldare il proprio conto:
chi ha un debito da pagare
non è libero dal suo debito.
La Danza macabra, poema medievale di autore anonimo,
nell'edizione illustrata stampata da Guyot Marchant a Parigi nel 1485.
Liberamente tradotto da Me Medesima
Danza Macabra nella fascia centrale della facciata dell’Oratorio dei Disciplini di Clusone - Beramo - 1485 - Attribuito a Giacomo Borlone de Buschis
Dalla Francia, il tema si diffuse in altre regioni europee; a Londra, intorno al 1430, una danza macabra fu dipinta nel cimitero della cattedrale di San Paolo; a Basilea si svilupparono celebri cicli pittorici nel XV secolo; in Italia, dove ebbe particolare fortuna anche il tema del Trionfo della Morte, una delle testimonianze più note si trova a Clusone, in provincia di Bergamo, l'affresco del 1485 sulla facciata dell'Oratorio dei Disciplini nella fascia centrale rappresenta ogni personaggio accompagnato dal proprio scheletro, in una processione che coinvolge l'intera umanità.
L'etimologia del nome è discussa, una delle ipotesi la fa risalire ai Maccabei, i sette fratelli uccisi insieme alla loro madre nel racconto del settimo capitolo del Secondo libro dei Maccabei; nel Medioevo il loro martirio era ricordato dal cristianesimo, il nome, nella forma latina Chorea Machabaeorum - Danza dei Maccabei, compare in un documento della chiesa di Besançon del 1453 e questo collegamento ha portato alcuni studiosi a ipotizzare che l'espressione danza macabra possa derivare dal nome dei martiri.
I Maccabei, nella tradizione cristiana, erano testimoni della fedeltà a Dio di fronte alla persecuzione e della speranza nella risurrezione; la Danza macabra, invece, mette in scena la fragilità dell'esistenza terrena e l'ineluttabilità della morte, che non risparmia nessuno, qualunque sia la sua condizione; due simboli uniti dalla consapevolezza della fine della vita terrena e dalla riflessione su ciò che attende l'essere umano oltre di essa. Se la Danza macabra ricorda che nessuno può sottrarsi alla morte, la testimonianza dei Maccabei richiama la speranza cristiana che la morte non rappresenti l'ultima parola.
La Danza degli Scheletri della serie Silly Symphonies 1929 - Walt Disney
Nel 1929 Walt Disney portò sullo schermo The Skeleton Dance, il primo cortometraggio della serie Silly Symphonies; in un cimitero, alcuni scheletri escono dalle tombe e cominciano a danzare al ritmo della musica, trasformando la morte in uno spettacolo animato, ironico e sorprendentemente vivace.
Il cortometraggio, animato principalmente da Ub Iwerks, fu ideato a partire da un soggetto musicale proposto da Carl Stalling, che aveva in mente anche il poema sinfonico Danse macabre composto da Camille Saint-Saëns nel 1874, anche se per il film venne poi utilizzata una partitura originale di Stalling.
A distanza di oltre cinque secoli, ritroviamo dunque lo stesso immaginario con scheletri che danzano, la morte che diventa movimento, il confine tra paura e ironia che si fa sempre più sottile e rimane come vivere il tempo che ci è dato e cosa riporre oltre la fine della vita terrena.
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