sabato 20 ottobre 2018

La chiave d'uscita


Dietro ogni barriera c'è sempre il sole che offre la chiave d'uscita

Sciarada Sciaranti

Buon fine settimana!

Chi vuole partecipare può cliccare su Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima - V Edizione 2018 per lasciare la propria adesione tra i commenti, posti liberi 11, giorni prenotabili 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 11 - 12 - 13 - 14 - 16 - 17 - 19 - 20  - 22 - 23

mercoledì 10 ottobre 2018

Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima - V Edizione 2018

"... E veramente innumerevoli sono quei cuori cui reca il Natale una breve stagione di gaudio e di felicità. Quante e quante famiglie, sparse e disseminate di qua e di là dalle lotte assidue della vita, si riuniscono in quel giorno, s’incontrano di nuovo in quella cara compagnia, in quella vicendevole affettuosità, che è sorgente di tanta purissima gioia e che così poco s’accorda con le cure e i dolori del mondo ... "

Il Circolo Pickwick
Charles Dickens





Ed eccomi qui all'annuale appuntamento con voi per iniziare a comporre la formazione della V Edizione del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima che dal primo al venticinque dicembre 2018 terrà compagnia a chi ama il Natale e avrà il piacere di seguire ogni giorno i post che i partecipanti metteranno a disposizione sui loro " blog/finestra ".
Come sempre chi ha una preferenza per il giorno della pubblicazione può indicarmela nei commenti e i loghi personalizzati li spedirò a tutti tramite e-mail alla fine delle adesioni insieme al link del blog/finestra che seguirà il vostro nella pubblicazione, così potrete passargli simbolicamente il testimone.
Non c'è alcun obbligo di pubblicare il logo, non c'è alcun obbligo di iscriversi ad Anima Mundi per partecipare e nessun obbligo per l'Acrostico di Natale che ripropongo anche quest'anno, chi gradisce potrà scegliere una parola tra quelle sottostanti o tra quelle del proprio vocabolario personale, ideare l'acrostico, lasciarlo nei commenti o spedirmelo via e-mail, verrà pubblicato con la presentazione della squadra a fine novembre.
Molti veterani sono in pausa ormai da tanto tempo e mi auguro che questa possa essere una buona occasione per ritrovarci tutti insieme ai nuovi amici. Vi aspetto!


Acrostico natalizio

Abete - Acqua di Neve - Adventus - Agrifoglio - Albero - Asinello - Atmosfera di Natale - Attesa - Avvento - Babbo Natale - Ballerina - Befana - Betlemme - Biancospino - Brina - Bue - Calendario dell'Avvento - Calabrosa - Camino - Canti - Canti natalizi - Carole - Censimento - Ceppo - Chiave Magica - Ciocco - Cometa - Concerto - Concerto di Natale - Cori - Cori di Natale - Cottio - Cristallo di Ghiaccio - Cristo - Cupido - Decorazioni - Deserto - Dodicesima Notte - Domeniche d'Avvento - Donato - Doni - Donnola - Elleboro - Elfi - Epifania - Episcopellus - Erode - Fede - Fiocco - Fiocco di Neve - Folletti - Freccia - Fulmine - Galaverna - Gelicidio - Gerusalemme - Gesù - Gesù Bambino - Ghiaccio - Ghirlanda - Ginepro - Gnomi - Gragnola - Grani di Neve - Greppia - Grotta - Humanitas - Incenso - Jubilum - Krampus - Luce - Magia di Natale - Maria Vergine - Mangiatoia - Mirra - Mirto - Muschio - Natale - Natività - Nazareth - Neve - Nevischio - Novena - Novena di Natale - Oro - Pane di Natale - Pandoro - Panettone - Panfrutto - Pastori - Pigne - Presepe - Pungitopo - Questua - Rampante - Regali - Re Magi - Renne - Rosa di Natale - Rudolph - Saltarello - San Giuseppe - San Nicola - Santa Lucia - Stella Cometa - Strenna - Strenna di Natale - Tempesta - Torrone - Uomo di Neve - Vergine Immacolata - Veglia - Vetrone - Vigilia - Vischio - Xenia - Yahweh - Walzer - Zampognari


Aggiornamento 11/10/2018

Oggi abbiamo 10 posti prenotati - 15 posti liberi - giorni prenotabili 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 16 - 17 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 25, il  24 lo sospendo in attesa di Elio 


Aggiornamento 12/10/2018

Oggi abbiamo 11 posti prenotati - 14 posti liberi - giorni prenotabili 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 11 - 12 - 13 - 14 - 16 - 17 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23, il  24 lo sospendo in attesa di Elio e sospendo il 25 in attesa del Folletto del Vento


Aggiornamento 17/10/2018

Oggi abbiamo 14 posti prenotati - 11 posti liberi - giorni prenotabili 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 11 - 12 - 13 - 14 - 16 - 17 - 19 - 20  - 22 - 23,  sospendo il 25 in attesa del Folletto del Vento


Iscritti

Graziana - Attimi - giorno da definire
Sinforosa - SINFOROSA CASTORO - giorno da definire
Elettra - Ad Maiora - giorno da definire
Negus - Ad Nutum - giorno da definire 
Golconda - Anima Mundi - giorno da definire 
Pia - Mondo d'Arte - 18 dicembre
Mirtillo - Mirtillo14-camminando - giorno da definire
Sari - Voce di Vento - Il mio blog  di Natale - 15 dicembre
Albert - Non solo città - 10 dicembre
Costantino - Mostrelibriluoghi - giorno da definire
Elio - De qua e de la - 24 dicembre
Mari - ...disegnando - 21 dicembre

lunedì 8 ottobre 2018

Fiori

Immaginate di alzarvi una mattina e di trovarvi, ossigeno permettendo, nel periodo ordoviciano dell'era paleozoica risalente a 488 - 443 milioni di anni fa, vedreste un ambiente in cui predominano le alghe verdi, i funghi e le piante non vascolari come i muschi, le epatiche e le antocerote; spostandovi nel carbonifero dell'era paleozoica 359 - 299 milioni di anni fa, notereste l'evoluzione della vegetazione in piante vascolari con una diffusione delle gimnosperme, " dal greco υμνόσπερμος - a seme nudo ", che comparse per la prima volta nel devoniano superiore 385 - 359 milioni di anni fa, si sviluppano in questo periodo successivo nelle foreste dalle grandi dimensioni con piante giganti che raggiungono i 12 - 30 metri di altezza, conifere, sigillarie, ginkgo, felci ed equiseti, qui assistereste anche alla nascita degli insetti alati. Proseguendo nel permiano dell'era paleozoica 299 - 251 milioni di anni fa, senza esserne consapevoli, sareste i testimoni dell'allopoliploidia - la duplicazione intera del genoma di quella pianta che con i geni riadattati diventa l'antenata che porterà alla nascita delle angiosperme " dal greco ἀγγεῖον - involucro e σπερμα - seme ".
Già nel giurassico dell'era mesozoica 199 - 145 milioni di anni fa, probabilmente, avreste potuto osservare i primi piccoli fiori, ma le più antiche prove della loro esistenza ci arrivano dal cretacico dell'era mesozoica 145 - 65 milioni di anni fa con il fossile dell’amborella trichopoda di cui nel 2013 la paleobotanica con " L'Amborella Genome Project "  ha ricostruito la mappa completa del DNA. 
Ed è nel cretacico, tra i 100 e i 90 milioni d’anni fa, che si sviluppano i primi petali che permetteranno ai fiori di innescare quel processo di diversificazione chiamato " grande irradiazione " che porterà alla loro specializzazione e alla relazione con quegli insetti con cui si coevolveranno in uno stretto sodalizio di reciproca utilità: i fiori con i loro colori accesi, le loro fragranze e le loro forme peculiari attraggono e accolgono gli insetti, gli offrono nutrimento con il nettare e gli insetti disperdono il polline necessario alla riproduzione dei fiori. 
Oggi contiamo 300.000 specie diverse di angiosperme e i fiori, formati da quattro verticilli, il primo dei quali prende il nome di calice se è distinto dal secondo chiamato corolla se è distinto dal primo, a cui segue il terzo che viene chiamato androceo e il quarto detto gineceo oppure pistillo, sono il loro biglietto da visita.



Echinopsis eyriesii


Amaryllis belladonna


Sansevieria


Malva moscata


Plumbago auriculata


Stapelia variegata


Murraya paniculata - Gelsomino arancio


Crocus sativus - Zafferano


Rhododendron


Hildewintera Aureispina Cristata


Silene

domenica 30 settembre 2018

Passò settembre e venne ottobre

" ...Venne e passò il settembre, venne e s’inoltrò l’ottobre. A giorni imperversava il vento, cangiando gli elci in altrettanti demoni dalle cento braccia pazzamente mosse, dai cento urli profondi; e pioveva, e faceva freddo, e la nebbia umida e amara saliva, scendeva, ondeggiava, avvolgendo il bosco e le rocce in grigi velari. Poi vennero i soavi giorni d’autunno. 


L’erba fine e lucente rinasceva sulle chine, sul molle terreno che fumava al sole: e le rocce scoperte apparvero lavate e chiare, 


il musco e l’edera s’imbrunirono, e tutto il bosco, dai tronchi alle foglie, prese una tinta scura e triste. Ma il sole d’autunno era dolce e tiepido in quei pomeriggi tranquilli: dal mare salivano bianchi vapori, che diventavano piccolissime nuvole candide e rotonde, e seguivano il sole in lenta marcia e lo raggiungevano e lo velavano. Allora il suo disco argenteo senza raggi precedeva, seguito da quell’ondeggiante greggia aerea che si stendeva a ventaglio, luminosa sul fondo chiaro del cielo ... "

Il vecchio della montagna
Grazia Deledda



Buon ottobre!

domenica 23 settembre 2018

Equinozio d'autunno nei colori delle sete di un ciuffo di muschio

Quanta dolcezza nel suono del verbo latino augere che porta in sé la radice sanscrita au espressione dell'appagamento ristoratore che consegue dall'atto del rifocillarsi; augere significa arricchire, aumentare e attraverso il suo participio passato auctus affiancato alla desinenza mnus del medio e del passivo di matrice greca, da origine alla parola autumnus e cogliendone le peculiarità battezza la mite stagione in cui il sole placa la sua forza, diventa più umile e concede un più ampio respiro che vince sull'afa torrida; le foglie fluttuano per congiungersi a madre terra intenta a preparare il suo stato di posa dopo aver accolto anche i semi dell'ultimo raccolto che incrementa le provviste già messe in dispensa necessarie per sostentarsi durante le gelide sferzate del pungente inverno. 


A voi tutti buon equinozio d'autunno con i suoi colori contenuti nelle sete di un ciuffo di muschio!

martedì 11 settembre 2018

Il Drago della Fortuna

" ... I Draghi della Fortuna sono fra gli animali più rari di Fantàsia. Non hanno alcuna somiglianza con i draghi comuni che dimorano nelle cavità profonde della terra come gigantesche serpi ripugnanti, che emanano un terribile fetore, e pare stiano a guardia di reali o presupposti tesori. Queste mostruose creature del caos sono per lo più lunatiche e di pessimo carattere, posseggono come i pipistrelli ali a membrana con cui riescono a sollevarsi goffamente nell'aria con grande fracasso, e sputano fuoco e vapori. 
I Draghi della Fortuna, al contrario, sono creature dell'aria e del calore, creature di irresistibile gioia e felicità e, nonostante le loro ponderose dimensioni, sono lievi e leggeri come nuvole d'estate. Per questo non hanno alcun bisogno di ali per volare. Nuotano nelle brezze del cielo come i pesci nell'acqua del mare. Visti dalla terra assomigliano a dei lampi che guizzino più lentamente del solito. Ma la loro caratteristica più meravigliosa è il canto. La loro voce è come il rintocco di una grande campana d'oro, e quando parlano piano è come se si udisse la campana in lontananza. Chi ha avuto la ventura di udire una volta il loro canto, non lo dimentica per tutto il resto della vita ... "

La storia infinita
Michael Ende 
Traduzione Amina Pandolfi


Vi ricordate di:

" ... Fùcur. Con splendidi movimenti lenti e solenni il drago si avvicinava ondeggiando nell'aria in curve sinuose, e durante il volo, baldanzosamente, si rigirò un paio di volte a pancia in su, disegnando nel cielo anelli rapidi come il lampo, che lo fecero sembrare una candida fiamma guizzante. E infine, atterrò davanti alla piramide di pietra ... "

La storia infinita
Michael Ende 
Traduzione Amina Pandolfi


Il Falkor del film, compagno d'avventura di Atreiu e Bastian, beh! Mi sembra di averlo visto:  

" ... il candido Drago della Fortuna, continuò a scivolare armoniosamente fra nebbie e brandelli di nuvole.
Su e giù e su e giù e su e giù ... "

La storia infinita
Michael Ende
Taduzione Amina Pandolfi


... Squarciava  dei cumulonembi disegnando nel punto d'impatto con le nuvole nere:


 Una farfalla sulla cui ala si ergeva un portale e...  


Un cuore di luce. Avrà voluto dire qualcosa a me e a voi?

venerdì 7 settembre 2018

Vagano e dilagano

Vagano e dilagano creature di spocchia, infastidite da chi ha il difetto sacrilego di esistere... di vivere... di ideare... di pensare... di sentire... di emozionarsi... di raccontare e di raccontarsi... 
E astiose e infelici le creature di spocchia si muovono, cercano di darsi una forma e si esaltano in un pullulare di critiche inconsistenti che tendono sempre e solo a sminuire tutto ciò che non viene in mente prima a loro, perché loro... quel tutto lo sanno fare meglio anche se lo ripropongono in un'identica espressione ricalcata su un castello di sabbia che con l'alta marea si scioglie e nell'etere si diffonde il suono dei loro fegati che si accartocciano e si fendono per l'aridità a cui continuamente sono esposti.

Affreschi di una Pensatrice Folle
Sciarada Sciaranti


Questo per augurarvi un buon fine settimana ragazze e ragazzi!

sabato 1 settembre 2018

Settembre tra frutti maturi, farfalle volteggianti e foglie che cambiano colore


La solidago aurea è gialla
il mais sta diventando marrone;
gli alberi nel meleto
Si piegano col peso dei frutti.

I petali blu delle genziane
si arricciano al sole;
nei pozzi polverosi l’asclepiade
ha perso la sua setosità.

I raccolti di carici si mostrano
in ogni angolino dei prati;
e gli aster sulla rive del ruscello
generano aster dentro al ruscello.

Dai sentieri umidi di rugiada al mattino
si alza il dolce profumo dell’uva;
a mezzogiorno le strade svolazzano
piene di farfalle gialle.

Da tutti questi amabili segni
si capisce che settembre è qui,
con il miglior clima estivo,
e il miglior spirito autunnale.

...

Settembre
Helen Hunt Jackson

Il finale di questa poesia di Helen Hunt Jackson è malinconico e ho preferito ometterlo perché del  mese di settembre vi auguro di vivere la bellezza e l'amabile soavità tra frutti maturi, farfalle volteggianti e  foglie che cambiano colore.

Buon settembre!

lunedì 27 agosto 2018

Foglie

" Come regine, le foglie si muovono gentilmente,
e le loro ombre obbediscono con naturale sincronismo.
A loro importerebbe di me se sapessero che sono qui, e le sto osservando,
e sto desiderando di poter danzare come loro? ... "

Nel verde
Elisa

Immaginate di entrare in un bosco e di ascoltare la pioggia senza che una goccia d'acqua vi tocchi... quello che state udendo è il fruscio delle foglie che sospinte dal vento complice si esibiscono in tremule carezze di sorellanza, le foglie insieme sono trama e ordito nel tessuto che veste di vita gli alberi per poi trasformarsi nel mantello che ripara dal gelo Madre Terra.
La tradizione tibetana racconta che per purificare il proprio spirito si può entrare e camminare in un bosco indugiando in ogni suo sospiro per tre giorni e ogni giorno si può raccogliere una foglia, alla fine del percorso le tre messe insieme sveleranno un mistero. C'è un'ampia scelta su cui soffermarsi, le foglie possono essere bifacciali con una pagina adassiale superiore e una pagina abassiale inferiore non uguali, centriche ovvero aghiformi con un'unica nervatura centrale, equifacciali con le due pagine uguali, unifacciali con una faccia tubulare in cui i margini della pagina abassiale sono uniti.
Il loro portamento può essere appressato, eretto-patente, inflesso, obliquo, patente, resupinato, ricurvo, riflesso, risorgente, verticale.
La base  può essere acuta, asimmetrica, astata, attenuata, auricolata, cordata, cuneata, decorrente,  dilatata, irregolare, obovata, ocreata, ombelicata, ottusa, ovata, perfogliata, reniforme, rotonda, sagittata, tronca. 
Il colore uguale sulle due pagine o diverso sulle due pagine.
La lamina cuoriforme, ellittica, lanceolata, obovata, ovata, romboidale, pennato composta, pennato lobata, palmata,
Il margine crenato, doppiamente crenato, dentellato, dentato, doppiamente dentato, dentato spinoso, eroso, festonato, liscio, ondulato, repando, seghettato, doppiamente seghettato,
e nella profondità di incisione il margine può essere bilobato,  fesso, fido, lacerato, lanciniato, lirato, lobato, multipartito, partito, pennatifido, pennatopartito, pentalobato, roncinato, settato, squarroso, stipolato, sublobato, trifido, trilobato, tripartito.
Il picciolo amplessicaule, peduncolato, schiacciato, sessile, con guaina, con stipole.
La superficie coriacea, glabra, glabrescente farinosa, glutinosa, papillosa, perforata, puntata, tubercolata, verrucosa, viscida e se pelosa: arachnoide, barbata, canescente, cigliata, cotonosa, flocculosa, glandulosa, glutinosa, irsuta, lanosa, lanuginosa, lepidota, pubescente, scabra, setolosa, setosa, strigosa, tomentosa, villosa, viscosa.
I peli anfitrichi disposti in modo alterno sulle due pagine, goniotrichi disposti sugli angoli, olotrichi disposti regolarmente su tutta la superficie e poi adesivi, biforcati, cistolitici, digestivi, fascicolati, nettari, piumosi, pluricellulari, pubescenti, ramificati, sensitivi, sessili, spinosi, squamosi, stellati, stipitati, tomentosi, uncinati, unicellulari, urticanti.
Le nervature possono essere basinervie suddivise in: parallelinervie, quinquenervie, rettinervie, trinervie, uninervie; oppure possono essere nervature criptonervie e ancora nervature retinervie suddivise in: campilodrome, curvinervie, palminervie, pedatinervie, peltinervie, penninervie, reticolate, ogni linea una storia da leggere, da decifrare con gli occhi dell'anima impregnata della saggezza  di Madre Natura. 

" Credo che il mondo
dovrebbe addentrarsi nel bosco
ascoltare con attenzione
le voci delle foglie.
Vedere i dettagli, le minuscole mappe 
dei passi e a volte le macchie,
dovrebbe vedere che le foglie
hanno forma di lacrime. "


Il diario segreto di Laura palmer
Jennifer Lynch
traduzione Roberta Rambelli


Gelso rosso


Caffè


Monstera


Annona cherimola


Mango


Nespolo


Avocado


Nocciolo 


Ulivo


Pesconoce


Melograno


Giuggiolo


Hibiscus rosso


Hibiscus giallo


Passiflora

sabato 18 agosto 2018

Insieme uniti in un unico abbraccio


Genova immensa,  un esempio di civiltà per il mondo

Insieme uniti in un unico abbraccio



Creuza de mä 

Umbre de muri muri de mainé
dunde ne vegnì duve l’è ch’ané
da ‘n scitu duve a l’ûn-a a se mustra nûa
e a neutte a n’à puntou u cutellu ä gua
e a muntä l’àse gh’é restou Diu
u Diàu l’é in çë e u s’è gh’è faetu u nìu
ne sciurtìmmu da u mä pe sciugà e osse da u Dria
e a funtan-a di cumbi ‘nta cä de pria

E anda umè umè e anda umè umè e anda ayò
E anda umè umè e anda umè umè e anda ayò

E ‘nt’a cä de pria chi ghe saià
int’à cä du Dria che u nu l’è mainà
gente de Lûgan facce da mandillä
qui che du luassu preferiscian l’ä
figge de famiggia udù de bun
che ti peu ammiàle senza u gundun

E anda umè umè e anda umè umè e anda ayò
E anda umè umè e anda umè umè e anda ayò

E a ‘ste panse veue cose ghe daià
cose da beive, cose da mangiä
frittûa de pigneu giancu de Purtufin
çervelle de bae ‘nt’u meximu vin
lasagne da fiddià ai quattru tucchi
paciûgu in aegruduse de lévre de cuppi

E anda umè umè e anda umè umè e anda ayò
E anda umè umè e anda umè umè e anda ayò

E ‘nt’a barca du vin ghe naveghiemu ‘nsc’i scheuggi
emigranti du rìe cu’i cioi ‘nt’i euggi
finché u matin crescià da puéilu rechéugge
frè di ganeuffeni e dè figge
bacan d’a corda marsa d’aegua e de sä
che a ne liga e a ne porta ‘nte ‘na creuza de mä

E anda umè umè e anda umè umè e anda ayò
E anda umè umè e anda umè umè e anda ayò



Mulattiera di mare

Ombre di facce facce di marinai
da dove venite dov’è che andate
da un posto dove la luna si mostra nuda
e la notte ci ha puntato il coltello alla gola
e a montare l’asino c’è rimasto Dio
il Diavolo è in cielo e ci si è fatto il nido
usciamo dal mare per asciugare le ossa di Andrea
alla fontana dei colombi nella casa di pietra

E anda umè umè e anda umè umè e anda ayò
E anda umè umè e anda umè umè e anda ayò

E nella casa di pietra chi ci sarà
nella casa dell’Andrea che non è marinaio
gente di Lugano facce da tagliaborse
quelli che della spigola preferiscono l’ala
ragazze di famiglia, odore di buono
che puoi guardarle senza preservativo

E anda umè umè e anda umè umè e anda ayò
E anda umè umè e anda umè umè e anda ayò

E a queste pance vuote cosa gli darà
cose da bere, cose da mangiare
frittura di pesciolini, bianco di Portofino
cervelli di agnello nello stesso vino
lasagne da tagliare ai quattro sughi
pasticcio in agrodolce di gatto

E anda umè umè e anda umè umè e anda ayò
E anda umè umè e anda umè umè e anda ayò

E nella barca del vino ci navigheremo
sugli scogli
emigranti della risata con i chiodi negli occhi
finché il mattino crescerà da poterlo raccogliere
fratello dei garofani e delle ragazze
padrone della corda marcia d’acqua e di sale
che ci lega e ci porta in una mulattiera di mare

E anda umè umè e anda umè umè e anda ayò
E anda umè umè e anda umè umè e anda ayò

venerdì 10 agosto 2018

Cumsidera desidera


Navigare con il favore del fato, cum-sidera - con le stelle che indicano la rotta da seguire e conducono al  porto sicuro che garantisce il ritorno a casa;
con-siderare - con le stelle in quel richiamo atavico dell'infinito cosmico, di cui interpretiamo i signa - i segni per ottenere l'approvazione prima di agire, sostanza della nostra sostanza che ci ha partorito, che ci ha staccato da sé per lasciarci liberi di fare l'esperienza dell'individualità.
Navigare con lo sfavore del fato, de-sidera - lontano dalle stelle, nell'oscurità, privi di punti di orientamento e senza presagi, dispersi nell'ignoto a contatto con noi stessi, costretti a decidere, a scegliere la via;
de-siderare - lontano dalle stelle in quella percezione dello strappo algico che ci rende irrequieti e ci permette di intuire la smarrita unità protettrice con l'universale complessità nostra origine e madre di cui auspichiamo il sostegno per quel sentore  che istiga il dubbio di non essere in grado di farcela da soli. 
Non è forse questo il fondamento di tutti i desideri che si esprimono la notte delle stelle cadenti che mettono in contatto cielo e terra, l'augurio di rivedere le stelle e di trovare una pienezza che possa compensare quella della perduta letizia primordiale? Comunque sia, domani torneremo a esperire la nostra strada da nomadi capaci di affrontare l'inesplorato che in un continuo mutamento ci riserva quelle sorprese, piacevoli e spiacevoli, che ci offriranno il modo di incontrare la nostra unicità per poi un giorno ritornare al tutto.  

Buona notte delle stelle cadenti!

lunedì 6 agosto 2018

La falena d'oro a due punte

Chrysodeixis chalcites è il suo nome scientifico, più comunemente conosciuta come falena d'oro a due punte o plusia del pomodoro, ha scelto però una foglia di topinambur per il suo bozzolo sericeo che stamane ho trovato vuoto con lei accanto, 


Il bruco si estranea dal mondo, si concentra istintivamente su di sé per immergersi nella dimensione della metamorfosi, diventa vulnerabile perché non è più vigile ma non importa, lui prosegue per la sua strada e rischia, il fine di riemergere a nuova vita come farfalla è più prezioso.


" ... io non mi trovo più capace nel definire questo sentimento, nell’analizzarlo e anche nell’ottenerne una percezione esatta, netta. Tale sentimento, lo ripeto, l’ho qualche volta riconosciuto all’aspetto d’una vigna rapidamente crescinta, - nella contemplazione d’una falena, d’una farfalla, d’una crisalide, di uno stesso corso di precipiti acque. Lo rinvenni nell’oceano, nella caduta d’una meteora; e lo sentii negli sguardi di qualche vegliardo venerando ... "

Ligeia
Edgar Allan Poe
Traduzione Baccio Emanuele Maineri

mercoledì 1 agosto 2018

Sotto il segno di Marte

" Nelle belle sere dell’autunno passato una grande stella rossa fu veduta per più mesi brillare sull’orizzonte meridionale del cielo; era il pianeta Marte, che si accostava per qualche tempo alla Terra in una delle sue apparizioni, solite a ripetersi ad intervalli di 780 giorni. Nella schiera degli otto pianeti principali Marte occupa, per volume, il penultimo luogo; il solo Mercurio è più piccolo di lui. Ma in certe posizioni, in cui egli ritorna ad intervalli di sedici anni, Marte può avvicinarsi alla Terra più dell’usato, brillando più di ogni altro pianeta, Venere sola eccettuata; ed in tali contingenze tanto arde di luce rossa, da meritare il nome, che i Greci gli diedero, di Pyrois (infocato). Nei tempi ormai per sempre passati, quando si pretendeva di leggere in cielo l’avvenire degli umani eventi, queste grandi apparizioni di Marte erano lo spavento dei popoli, e davano molto da fare agli astrologi, ai quali incombeva il compito, non sempre facile, di studiare l’influsso del pianeta sulle vicende guerresche e sulle costellazioni politiche del momento. Anche ora la grande apparizione testè avvenuta di Marte ha destato il pubblico interesse; ma per una ragione ben diversa. Oggi è nata presso alcuni la speranza, che da osservazioni diligenti fatte sulla sua superficie con giganteschi telescopi, si possa ottenere quando che sia la soluzione di un gran problema cosmologico; arrivar cioè a sapere, se i corpi celesti possano dirsi sede di esseri intelligenti, o, almeno, di esseri organizzati ... "


La vita sul pianeta Marte 
Giovanni Virginio Schiaparelli


Congiunzione Luna - Marte 27 luglio 2018


Il passaggio di testimone tra il mese di luglio e quello di agosto avviene sotto il segno di Marte che, se il giorno dell'eclissi era in congiunzione con la luna, la notte tra il 31 luglio e il 1° agosto ha raggiunto la minima distanza dalla Terra, 57.590.630 chilometri, per brillare in tutta la sua bellezza nell'oscurità del cielo.



Marte alla minima distanza dalla Terra - 57.590.630 chilometri - notte tra il 31 e il 1° agosto 2018

Vi lascio con la descrizione del pianeta rosso fatta dal nostro Giovanni Virginio Schiaparelli nel 1893; una descrizione lunga, ma che può essere interessante per chi è appassionato di astronomia, buona lettura:


" ... nella sua generale topografia Marte non presenta alcuna analogia colla Terra. Un terzo della sua superficie è occupato dal gran Mare Australe, che è sparso di molte isole, e spinge entro ai continenti golfi e ramificazioni di varia forma; al suo sistema appartiene un’intiera serie di piccoli mari interni, dei quali l'Adriatico ed il Tirreno comunicano con esso per ampie bocche, mentre il Cimmerio, quello delle Sirene, e il Lago del Sole non hanno con esso relazione che per mezzo di angusti canali. Si noterà nei quattro primi una disposizione parallela, che certo non è accidentale, come pure non senza ragione è la corrispondente positura delle penisole Ausonia, Esperia ed Atlantide. Il colore dei mari di Marte è generalmente bruno misto di grigio, non sempre però di uguale intensità in tutti i luoghi, nè nel medesimo luogo è uguale in ogni tempo. Dal nero completo si può scendere al grigio chiaro ed al cinereo. Tal diversità di colore può aver origine da varie cause, e non è senza analogia anche sulla Terra, dove è noto che i mari delle zone calde sogliono essere più oscuri che i mari più vicini al polo. Le acque del Baltico, per esempio, hanno un color luteo chiaro, che non si osserva nel Mediterraneo. E così pure nei mari di Marte si vede il colore farsi più cupo quando il sole si avvicina alla loro verticale e l’estate comincia a dominare in quelle regioni. 
Tutto il resto del pianeta fino al polo Nord è occupato dalle masse dei continenti, nelle quali, salvo alcune aree di estensione relativamente piccola, predomina il colore aranciato, che talvolta sale al rosso più cupo, altre volte scende al giallo ed al biancastro. La varietà di questa colorazione è in parte d’origine meteorica, in parte può dipendere dalla diversa natura del suolo, e sulle sue cause ancora non è possibile appoggiare ipotesi molto fondate. Neppure è nota la causa di questo predominio delle tinte rosse e gialle sulla superficie del vecchio Pyrois. Alcuno ha creduto di attribuire questa colorazione all’atmosfera del pianeta, attraverso alla quale si vedrebbe colorata la superficie di Marte, come rosso diventa un oggetto terrestre qualsiasi, veduto a traverso vetri di tal colore. Ma a ciò si oppongono più fatti, fra gli altri questo, che le nevi polari appajono sempre del bianco più puro, benchè i raggi di luce da esse derivati attraversino due volte l’atmosfera di Marte sotto una grande obliquità. Noi dobbiamo dunque concludere che i continenti marziali ci appajono rossi e gialli, perché tali veramente sono. 
Oltre a queste regioni oscure e luminose, che noi abbiamo qualificato per mari e continenti, e la cui natura ormai non lascia luogo che a poco dubbio, alcune altre ne esistono, veramente poco estese, di natura anfibia, le quali talvolta ingialliscono e sembrano continenti, in altri tempi vestono il bruno (anche il nero in certi casi) e assumono l’apparenza dei mari; mentre in altre epoche la loro colorazione intermedia lascia dubitare a qual classe di regioni esse appartengano. Quasi tutte le isole sparse nel Mare Australe e nel Mare Eritreo appartengono a questa categoria, così pure le lunghe penisole chiamate Regioni di Deucalione e di Pirra, e in contiguità del Mare Acidalio le regioni sognate coi nomi di Baltia e di Nerigos. L’idea più naturale e più conforme all’analogia sembra quella di supporre in esse vaste lagune, su cui variando le profondità dell’acqua si produca la diversità del colore, predominando il giallo in quelle parti dove la profondità del velo liquido è ridotta a poco od anche a niente, e il colore bruno più o meno oscuro nei luoghi dove le acque sono tanto alte da assorbire molta luce e da rendere più o meno invisibile il fondo. Che l’acqua del mare o qualsiasi acqua profonda e trasparente veduta dall’alto appaja tanto più oscura quanto maggiore è l’altezza dello strato liquido, e che le terre in confronto di esse appajano chiare sotto l’illuminazione del Sole, è cosa nota e confermata da certissime ragioni fisiche. Chi viaggia nelle Alpi spesso ha occasione di convincersene, vedendo dalle cime neri come l’inchiostro stendersi sotto i suoi piedi i profondi laghetti di cui sono seminate, in confronto dei quali luminose appajono anche le rupi più nereggianti percosse dal sole. 
Non senza fondamento adunque abbiamo finora attribuito alle macchie oscure di Marte la parte di mari e quella di continenti alle aree rosseggianti che occupano quasi i due terzi di tutto il pianeta, e troveremo più tardi altre ragioni che confermano tal modo di vedere. I continenti formano nell’emisfero boreale una massa quasi unica e continua, sola eccezione importante essendo il gran lago detto Mare Acidalio, del quale l’estensione pare mutarsi secondo i tempi e connettersi in qualche modo colle inondazioni che dicemmo prodotte dallo sciogliersi delle nevi intorno al polo boreale. Al sistema del Mare Acidalio appartiene senza dubbio il lago temporario denominato Iperboreo ed il Lago Niliaco: quest’ultimo ordinariamente separato dal Mare Acidalio per mezzo di un istmo o diga regolare, la cui continuità soltanto nel 1888 fu vista interrompersi per qualche tempo. Altre macchie oscure minori si trovano qua e là nella parte continentale, le quali potrebbero rappresentare dei laghi, ma non certo laghi permanenti come i nostri; tanto sono variabili d’aspetto e di grandezza secondo le stagioni, al punto da scomparire affatto in date circostanze. Il Lago Ismenio, quello della Luna, il Trivio di Caronte e la Propontide sono i più cospicui e i più durevoli. Ve ne sono di piccolissimi, quali il Lago Meride e il Fonte di Gioventù, che nella loro maggiore appariscenza non superano i 100 o 150 chilometri di diametro e contano fra gli oggetti più difficili del pianeta. 
Tutta la vasta estensione dei continenti è solcata per ogni verso da una rete di numerose linee o strisce sottili di color oscuro più o meno pronunziato, delle quali l’aspetto è molto variabile. Esse percorrono sul pianeta spazi talvolta lunghissimi con corso regolare, che in nulla rassomiglia l’andamento serpeggiante dei nostri fiumi; alcune più brevi non arrivano a 500 chilometri, altre invece si estendono a più migliaja, occupando un quarto ed anche talvolta un terzo di tutto il giro del pianeta. Alcuna di esse è abbastanza facile a vedere, e più di tutte quella che è presso l’estremo limite sinistro delle nostre carte, designata col nome di Nilosyrtis: altre invece sono estremamente difficili, e rassomigliano a tenuissimi fili di ragno tesi attraverso al disco. Quindi molto varia è altresì la loro larghezza, che può raggiungere 200 od anche 300 chilometri per la Nilosirte, mentre per altre forse non arriva a 30 chilometri. 
Queste linee o strisce sono i famosi canali di Marte, di cui tanto si è parlato. Per quanto si è fino ad oggi potuto osservare, sono certamente configurazioni stabili del pianeta; la Nilosirte è stata veduta in quel luogo da quasi cent’anni, ed alcune altre da trent’anni almeno. La loro lunghezza e giacitura è costante, o non varia che entro strettissimi limiti; ognuna di esse comincia e finisce sempre fra i medesimi termini. Ma il loro aspetto e il loro grado di visibilità sono assai variabili per tutte da un’opposizione ad un altra, anzi talvolta da una settimana all’altra; e tali variazioni non hanno luogo simultaneamente e con ugual legge per tutte, ma nel più dei casi succedono quasi a capriccio, od almeno secondo regole non abbastanza semplici per essere subito intese da noi. Spesso una o più diventano indistinte od anche affatto invisibili, mentre altre loro vicine ingrossano al punto da diventar evidenti anche in cannocchiali di mediocre potenza. La prima delle nostre carte presenta tutte quelle che sono state vedute in una lunga serie di osservazioni; essa tuttavia non corrisponde all’aspetto di Marte in alcuna epoca, perchè generalmente soltanto poche sono visibili di un tratto. 
Ogni canale (per ora chiamiamoli così) alle sue estremità sbocca o in un mare, od in un lago, od in un altro canale, o nell’intersezione di più altri canali. Non si è mai veduto uno di essi rimaner troncato nel mezzo del continente, rimanendo senza uscita e senza continuazione. Questo fatto è della più alta importanza. I canali possono intersecarsi fra di loro sotto tutti gli angoli possibili; ma di preferenza convergono verso le piccole macchie cui abbiamo dato il nome di laghi. Per esempio sette se ne veggono convergere nel Lago della Fenice, otto nel Trivio di Caronte, sei nel Lago della Luna, sei nel Lago Ismenio. 
L’aspetto normale di un canale è quello di una striscia quasi uniforme nera o almeno di colore oscuro simile a quello dei mari, in cui la regolarità del generale andamento non esclude piccole diversità di larghezza e piccole sinuosità nei due contorni laterali. Spesso avviene che tal filetto oscuro, mettendo capo al mare, si allarghi in forma di tromba, formando una vasta baja, simile agli estuari di certi fiumi terrestri: il Golfo delle Perle, il Golfo Aonio, il Golfo dell’Aurora, e i due corni del Golfo Sabeo sono così formati dalla foce di uno o più canali sboccanti nel Mare Eritreo o nel Mare Australe. L’esempio più grandioso di tali golfi è la Gran Sirte, formata dalla vastissima foce della Nilosirte già nominata; questo golfo non ha manco di 1800 chilometri di larghezza e quasi altrettanti di profondità nel senso longitudinale, e la sua superficie è di poco minore che quella del golfo di Bengala. In questi casi si vede manifestamente la superficie oscura del mare continuarsi senza apparente interruzione in quella del canale; quindi, ammesso che le superficie chiamate mari siano veramente espansioni liquide, non si può dubitare che i canali siano di esse un semplice prolungamento a traverso delle aree gialle, o dei continenti. 
Che del resto le linee dette canali siano veramente grandi solchi o depressioni delle superficie del pianeta destinate al passaggio di masse liquide, e costituiscano su di esso un vero sistema idrografico, è dimostrato dai fenomeni che in quelli si osservano durante lo struggersi delle nevi boreali. Già dicemmo che queste, nello sciogliersi appaiono circondate da una zona oscura, formante una specie di mare temporario. In tale epoca i canali delle regioni circostanti si fanno più neri e più larghi, ingrossando al punto da ridurre, in un certo momento, ad isole di poca estensione tutto le aree gialle comprese fra l’orlo della neve e il 60° parallelo nord. Tale stato di cose non cessa, se non quando le nevi, ridotte ormai al loro minimo di estensione, cessano di struggersi. Si attenuano allora le larghezze dei canali, scompare il mare temporario, e le aree gialle riprendono l’estensione primitiva. Le diverse fasi di questa grandiosa operazione si rinnovano ad ogni giro di stagioni ed i loro particolari si son potuti osservare con molta evidenza nelle opposizioni 1882, 1884, 1886, quando il pianeta presentava allo spettatore terrestre il suo polo boreale. L’interpretazione più naturale e più semplice è quella che abbiam riferito, di una grande inondazione prodotta dallo squagliarsi delle nevi; essa è interamente logica, e sostenuta da evidenti analogie con fenomeni terrestri. Concludiamo pertanto, che i canali son tali di fatto, e non solo di nome. La rete da essi formata probabilmente fu determinata in origine dallo stato geologico del pianeta, e si è venuta lentamente elaborando nel corso dei secoli. Non occorre suppor qui l’opera di esseri intelligenti; e malgrado l’apparenza quasi geometrica di tutto il loro sistema, per ora incliniamo a credere che essi siano prodotti dell’evoluzione del pianeta, appunto come sulla Terra il canale della Manica e quello di Mozambico ... "



La vita sul pianeta Marte 
Giovanni Virginio Schiaparelli 

sabato 28 luglio 2018

La luna rossa in eclissi

Per voi la splendida eclissi di luna del 27 luglio 2018 che richiama culti ancestrali 
presenti nel cuore degli uomini che conversano con l'universo.


" ... L'eclissi di luna è cagionata dal passaggio del corpo della Terra, direttamente tra il sole e la luna. La Terra in questa circostanza intercetta i raggi del sole, e la luna rimane qualche tempo dentro l'ombra della Terra, e priva della luce ... "


Nuova Geografia Universale Antica e Moderna - Volume I
W. Guthrie - Società Geografi 
a cura di Domenico Raggi 


Nel mondo antico già dalla metà del V secolo a.C. erano state formulate delle teorie scientifiche riguardo alla manifestazione delle eclissi, ma la divulgazione che si evince dai testi che seguono non fece presa su quella gente che con la fantasia preferiva rafforzare la tradizione delle credenze folcloristiche che avevano il pregio di salvaguardare una comune identità collettiva. 


" ... Dopo aver fortificato gli accampamenti C. Sulpicio Gallo, tribuno militare della seconda legione, che era stato pretore l'anno precedente, dopo aver radunato i soldati con permesso del console, annunciò che la prossima notte, perchè la cosa non fosse presa per un fatto soprannaturale, la Luna si sarebbe eclissata dalla seconda alla quarta ora, cosa che si può predire e conoscere in anticipo in base all'ordine naturale dei tempi passati.
E come non ci si stupisce, essendo certi sia il sorgere sia il tramontare del Sole e della Luna, del fatto che la Luna ora splenda a disco pieno, ora con esigua falcetta, così non si deve considerare un prodigio il fatto che venga oscurata dall'ombra della Terra.
E nella notte che precede le None di Settembre, quando all'ora annunciata la Luna si oscurò, la sapienza di Gallo apparve ai soldati romani quasi divina ... "

Scrive in Ab Urbe Condita Libro XXXXIV Tito Livio. Sulpicio Gallo, seguendo le leggi fisiche dell'universo che non hanno nulla di  soprannaturale, il giorno prima della battaglia di Pidna contro il re macedone Perseo,  prevede l'eclissi di luna nella notte tra  21 e il 22 giugno del 168 a.C., 



una previsione che troviamo anche nella Naturalis Historia - Libro II di Plinio il Vecchio riportata insieme a quella precedente del 585 a.C, di Talete di Mileto:


" ... E, primo tra i Romani, illustrò la ragione dell'eclissi di entrambi Sulpicio Gallo, che fu console con M.Marcello ma poi tribuno militare, liberando l'esercito dall'ansietà il giorno prima che Perseo fosse sconfitto da Paolo, con un discorso nel quale, invitato dal comandante, prediceva l'eclissi in base ad una sovrapposizione dell'orbita.
Tra i Greci le studiò primo di tutti Talete di Mileto che predisse l'eclissi di sole dell'anno quarto della XLVIII (48) Olimpiade, che accadde sotto il regno di Aliatte nell'anno CLXX (170) ab urbe condita.
Dopo di loro Ipparco predisse il corso di entrambi gli astri per seicento anni, specificando mesi, giorni, ore, e riassumendo la posizione dei luoghi e l'aspetto visto dalla gente, testimoniando l'eternità in nessun altro modo che secondo le leggi della natura ... "


Mentre negli Annales di Tacito che fa riferimento all'eclissi di Luna in Pannonia nella notte tra il 26 e il 27 settembre del 14 d.C., non si trova alcun superamento delle superstizioni, ma al contrario una persistenza dei rituali necessari a contrastare l'aspetto nefasto dell'evento: 


" ... si vide infatti oscurarsi improvvisamente la Luna nel cielo sereno. I soldati, ignari della causa di tale fenomeno, interpretarono l'avvenimento come presagio della sorte presente, paragonando l'impallidire dell'astro ai propri travagli e ritenendo che avrebbero conseguito il successo nell'azione intrapresa se la dea fosse riapparsa nel suo fulgido splendore. Fanno dunque strepito con cimbali, tube e corni, presi dal giubilo e dall'angoscia a seconda che la Luna diviene più luminosa o più oscura; e quando infine le nubi levatesi ne impedirono la vista e fu creduta sepolta nelle tenebre, facili come sono le menti alla superstizione, quando siano a un tratto colte dal timore, scoppiano in lamenti pronosticando eterni travagli e l'ostilità degli dei ai loro misfatti ..."


Ed ecco le cause delle eclissi viste da diverse culture antiche:

" Eclissi. I pagani gli attribuivano alle visite che Diana, ossia la Luna, faceva al suo amante Endimione nelle montagne di Caria; ma siccome gli amori di lei non durarono sempre, così convenne cercarne un'altra cagione. Si finse allora che le Maghe, e specialmente quelle di Tessaglia, paese ove le erbe velenose più comunemente allignavano, avessero la presenza per mezzo del loro incantamenti di attirare in terra la Luna, e che per impedir ciò convenisse fare grandissimo strepito con dei vasi di rame ed altri strumenti affinché la Luna non potesse sentire le grida delle incantatrici. Giovenale fa allusione a tal costumanza, allorché parlando di una cotal donna cianciera, dice ch'ella può fare tanto rumore che basti a soccorrere la Luna assalita dalle streghe. E cotesta costumanza fu tolta dagli Egizj che onoravano Iside, simbolo della luna, con somigliante strepito di caldaia, di timpani, e di tamburi.
Plutarco afferma che in Roma a suoi di non si osava per anco spiegare, fuorché in segreto, la causa naturale delle eclissi, poiché tal conoscenza avrebbe privati del loro impiego gl' indovini. 
Anassagora contemporaneo di Pericle, e che morì il primo anno della sessagesima ottava Olimpiade, fu il primo che chiaramente scrisse sulle diverse fasi e le eclissi della luna, la quale impresa, secondo Plutarco, riputata audacissima perocché il popolo soffriva i fisici mal volentieri; e diffatti i nemici di Socrate riuscirono ad opprimerlo con accusarlo ch'ei tentasse con empia curiosità d'indagare i segreti del Cielo.
I generali romani si servirono qualche volta delle eclissi per mettere freno ai soldati o per incoraggiarli in alcune occasioni gravissime. Tacito ne' suoi Annali parla di un'eclessi di cui Druso si giovò per sedare una sommossa violentissima insorta nell'esercito ch'ei comandava. Tito Livio riferisce che Sulpicio Gallo, luogo tenente di Paolo Emilio, nella guerra contro Perseo predisse ai soldati un eclissi che il giorno dopo seguì, e prevenne in tal guisa lo scompiglio che avrebbe recato. Plutarco racconta che Paolo Emilio in quell'occasione sacrificò undici vitelli alla luna, e il giorno seguente immolò ad Ercole venti e un bue, l'ultimo de' quali soltanto li promise la vittoria a condizione pur anco ch'egli non proponesse la pugna, ma solamente si stasse sulle difese.
Nicia, generale degli Ateniesi, avea risoluto di sgombrar la Sicilia; ma sbigottito da un'eclissi di luna perdette il momento favorevole; il che fu cagione non solo della sua morte e dello sterminio della sua armata, ma l'epoca eziandio della decadenza d'Atene. Alessandro medesimo prima della battaglia di Arbella fu spaventato da un'eclissi di luna ed ordinò dei sacrifizi al Sole, alla Luna e alla Terra come a deità che produceano l'eclissi.
In tal guisa l'ignorar la cagione di questo naturale fenomeno fu lungamente soggetto di terrore per la volgare credulità: nulla di meno si videro talvolta dei generali che si giovarono dell'astronomia. Mentre Pericle conduceva la flotta degli Ateniesi, sopravvenne un'eclissi di sole che spaventò marinari e soldati: lo stesso pilota tremava. Pericle lo rassicurò con un paragone famigliarissimo: prese un lembo del suo manto e ponendoglielo dinanzi agli occhi gli disse:  credi tu ciò ch'io faccio sia segno di qualche disgrazia?
No, certamente, rispose il Pilota: tuttavia, soggiunse Pericle, ella è questa un'eclissi per te: e non è differente da quella che hai veduto se non in questo che la luna essendo più grande del mio mantello nasconde  il sole a maggior quantità di persone.
Agata, re di Siracusa, guerreggiando in Affrica vide anch'egli in un giorno per lui decisivo spargersi il terrore nella sua armata nel momento di un'eclissi, e presentandosi a soldati ne spiegò ad essi il fenomeno e dissipò in tal guisa il loro spavento. Molti tratti a questi somiglianti riferiscono le storie dei popoli antichi, dei quali taceremo per raccontare con Noél le opinioni di alcuni popoli moderni.
I Messicani, spaventati, digiunavano nel tempo degli eclissi  le donne si maltrattavano, e le zitelle si facevano escir del sangue dalle braccia. Credevano che la luna fosse stata ferita dal Sole per qualche domestica questione.
In Persia anche presentemente si crede che durante gli eclissi la Luna stia combattendo contro un gran drago, che cade sentendo del fracasso, e prende la fuga.
Nelle Indie, quando si eclissa il sole e la luna, avvi opinione che un certo demonio con neri artigli stenda questi sopra gli astri per impadronirsene; in tali occasioni veggonsi i fiumi ricoperti di teste d'Indiani, che stanno nell'acqua fino al collo.
I Lapponi sono persuasi che gli eclissi della luna siano cagionati dai demoni che divorano quest'astro. Con tale idea tirano in cielo dei colpi di fucile, colla mira di spaventare i demoni, e di soccorrere la Luna. 
Iddio, dicono i Persiani, tiene il sole entro di un tubo, che si apre e si chiude all'estremità con uno sportello Questo bell'occhio del mondo illumina l'universo, e lo riscalda da quel buco; quando Dio vuol castigare gli uomini colla privazione della luce, manda l'angelo Gabriele a chiudere lo sportello: quindi, nella preghiera composta per gli eclissi, pregano Dio di calmare la sua collera, e di riaprire la porta a questo grand'astro Chardin.
Ven-Ti, imperatore della China, in occasione d'un eclissi del sole seguito a tempi suoi, pubblicò una dichiarazione che si conserva ancora al presente, nella quale riconosce che il cielo annunzia con tale fenomeno qualche calamità vicina a cadere sopra di lui, o sopra il suo popolo. Aggiunge che Iddio, castigando talvolta i popoli pei delitti dei loro principi, ordina che tutti senza riguardo alcuno lo avvertano di qualunque fallo che ha commesso, o che commette giornalmente nell'amministrazione dello Stato, onde poter calmare con una regolare condotta l'ira celeste. Quando comincia l'eclissi, i Chinesi si prostrano tutti, e battono la fronte sul suolo; nel tempo stesso rimbomba tutta la città del suono di tamburi e di timballi. Ora questa non è più che una vana cerimonia conservata dall'abitudine; ma prima che andassero fra loro i missionari, s'immaginavano che gli eclissi fossero causati da un genio maligno che colla destra mano nascondesse il sole, e colla sinistra la luna. Alcuni attribuivano l'eclissi della luna ad una causa non meno stravagante. Secondo loro il sole ha un gran buco nel mezzo, e quando la luna vi si ritrova di rimpetto, essa deve restare naturalmente priva di luce.
I Siamesi pensano che gli eclissi di sole o di luna siano cagionati da un enorme drago che divora l'astro eclissato. Per liberarlo dalle fauci di quel tremendo animale urtano insieme delle caldaie e dei bacini di rame, per cui risuona l'aria d'un orribile fracasso. 
Il re di Tonchino nel tempo di qualche eclisse fa prender le armi alle sue truppe, e le campane e i tamburi fanno un rumore spaventoso.
I Mandinghi, negri maomettani che abitano nell'interno dell'Affrica, attribuiscono gli eclissi della luna ad un gatto che mette la sua zampa tra la luna e la terra, e per tutto il tempo che dura l'eclissi, essi non fanno altro che cantare e ballare in onore di Maometto.  
Quando gli abitanti del Malabar si accorgono che si è eclissato il sole o la luna escono precipitosamente dalle lor case, urlando orrendamente, colla speranza di spaventare colle loro grida il drago che, secondo le loro idee, vuol divorare il pianeta oscurato. 
I Peruviani riguardavano l'eclissi del sole come un contrassegno che quest'astro fosse irritato contro di essi; ed allora nulla omettevano onde pacificare il suo sdegno. Non erano essi meno impauriti da quello della luna, e s'immaginavano che la stessa fosse ammalata, e che svenisse per l'atrocità de' suoi dolori. Tremavano per la paura che morisse, persuasi che allora cadrebbe dal cielo, sconvolgerebbe il mondo e ne distruggerebbe gli abitanti. Per rianimarla e renderle di nuovo le sue forze avevano ideato di attaccare a certi alberi una quantità di cani, e di flagellarli, affinché gli urli di questi animali suoi prediletti giungessero a risvegliarla, e a farla riavere dal suo svenimento. "

Dizionario d'ogni mitologia e antichità Volume II - 1820
Girolamo Pozzoli
Felice Romani
Antonio Peracchi


" ... Se comprassi una maga
tessala, e poi di notte mi pigliassi
la luna, la chiudessi in un astuccio
tondo, come uno specchio, e la guardassi
a vista? ... "

Le Nuvole
Aristofane
Traduzione Ettore Romagnoli





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