martedì 19 febbraio 2019

Ramaglia

La vita è in un continuo movimento mai uguale a sé stessa, quel che ieri portava i frutti è oggi ramaglia e domani sarà nutrimento per quel che verrà.


" ... L’alba frizzante, a lunghe strisce gialle e rosee nel cielo, fluttuava in veli di bruma lungo i pendii delle montagne, svegliava il torrente, frusciava fra la ramaglia, fumava dai comignoli delle casupole sparse, attendendo di fumar fra breve dalle ciminiere degli opifici. Alba di lavoro, che squillava la sua diana coi fischi delle fabbriche; e scopriva, al graduale avanzar della luce vette nevose, chiome lussureggianti di foreste ove spesseggiavano il castagno e la quercia, profili altissimi di colmigni dominatori, larghi tetti a cristalli di padiglioni americani, razzanti ai primi raggi del sole ... "

Il crimine - Le solitarie
Ada Negri

domenica 17 febbraio 2019

Intrighi esistenziali

Le nostre estensioni anche quando ci perdono di vista sanno da dove provengono e dove vanno immerse in intrighi esistenziali che ci rimandano sentori di vita.

Sciarada Sciaranti

giovedì 14 febbraio 2019

La passione del cuore

" ... Comprendeva solo allora perché aveva udito raccontare che i veri amanti, al loro primo colloquio d’amore, impallidiscono, tremano e ammutoliscono. È perché, visto che l’amore domina entrambi i regni della natura e dell’anima, attira a sé tutte le loro forze, comunque si muova. Così, quando i veri amanti vengono a conciliabolo, l’amore perturba e quasi pietrifica tutte le funzioni del corpo, sia fisiche che spirituali: per cui la lingua si rifiuta di parlare, gli occhi di vedere, le orecchie di udire, e ogni membro si sottrae al proprio dovere. Questo fa sì che, quando l’amore si attarda troppo nel profondo del cuore, il corpo privo di forza, deperisca. ma a un certo punto il cuore, per l’impazienza dell’ardore che prova, quasi getta fuori di sé la sua passione, permettendo al corpo di riprendere le proprie funzioni. E allora l’amante parla ... "

Baudolino
Umberto Eco


Felice San Valentino a tutti con l'augurio che l'innamoramento dia voce a quell'amore vero e perfetto per il vostro cuore!

giovedì 7 febbraio 2019

Dalla brina di febbraio


... Il Mattino tranquillo
Nato dalla brina di Febbraio.
Piegandosi dal cielo, nell' azzurro della gioia,
Baciò la fronte alla Terra.
E sorrise sul mare silente,
E invitò i fiumi gelati a essere liberi
E con la musica svegliò tutte le fonti,
E respirò sui monti ghiacciati ... 

L'invito
Percy Bysshe Shelley 
Liberamente tradotta da me medesima

mercoledì 30 gennaio 2019

Tracce di brina


" ... Qualche traccia lasciò come di brina,
tracce di neve il perfido Gennaio: 
onde, se guardi, pensi ad un mugnaio
distratto ch'ha perduto la farina ... "

Invito francescano, in Panem Nostrum
Fausto Maria Martini

domenica 27 gennaio 2019

L'orrore dello sterminio

Non esiste una parola che possa rendere giustizia a ciò che è stato ed è impensabile che un giorno esisterà un vocabolo adeguato alla capacità di contenere l'orrore dello sterminio sistematico di esseri umani messo in atto dal nazismo in nome della " razza pura ". Per indicarlo usiamo alcune voci di un passato che non poteva certo immaginare quello che sarebbe successo. 
Nella Septuaginta* troviamo il termine ὁλόκαυστος - holòkaustos - bruciato interamente, composto da ὅλος - hòlos - tutto intero e καίω - kàiō - brucio, che diventa holocaustum nella Vulgata*, olocausto in italiano e traduce la parola del testo masoretico* עלה - olah che deriva dal verbo alah - far salire - innalzare - far ascendere. E per quanto l'olocausto, prima attraverso la letteratura, nell'accezione di distruzione di massa e dopo attraverso la stampa, nell'accezione di distruzione di massa della Seconda Guerra Mondiale, abbia avuto un'evoluzione che lo ha trasformato in Olocausto con l'iniziale maiuscola distaccandolo dal suo significato originale di sacrificio in cui la vittima veniva distrutta e bruciata nei culti greci ed ebraici ( Il korban olah - קָרְבַּן עוֹלָה - ciò che va in alto con la radice korbàn - קרב - accostare - avvicinare a Dio era il rito ebraico che sacrificava un animale, bruciandolo totalmente, sull'altare del Tempio di Gerusalemme ), non è ritenuto idoneo da alcune comunità ebraiche che riconoscono solo la matrice originaria del termine. 
Shoah invece dall’ebraico השואה - HaShoah - catastrofe, distruzione, desolazione e tempesta devastante in  Isaia 47, 11, è un termine usato più recentemente, si riferisce all'uccisione di 5,9 milioni di ebrei e per la sua connotazione prettamente ebraica non comprende quella di 2 - 3 milioni di prigionieri di guerra sovietici, 1 - 2,5 milioni di slavi, 1,8 - 2 milioni di polacchi non ebrei, 1 - 1,5 milioni di dissidenti politici, 220.000 - 500.000 rom e sinti ( i rom utilizzano la parola porajmos- porrajmos - grande divoramento e anche samudarpien - genocidio ), 200.000 - 250.000 disabili e pentecostali, 80.000 - 200.000 massoni, 5.000 - 15.000 omosessuali, 2.500 - 5.000 testimoni di Geova.

Septuaginta* = La versione greca della Bibbia
testo masoretico* = La versione ebraica della Bibbia
Vulgata* = La versione latina della Bibbia



" ... Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c'è, e non è pensabile. Nulla più è nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga ... "

Se questo è un uomo
Primo Levi

lunedì 14 gennaio 2019

Vari strati di vita


Mamma mia quanto chiacchiera a vanvera la pochezza umana! Ogni tanto potrebbe stare in silenzio a osservare, potrebbe riuscire a vedere vari strati di vita sotto i fiocchi di neve e di ghiaccio ammonticchiati, e potrebbe imparare qualcosa dalla loro disposizione, ma niente non ce la fa, constato che non è nella sua natura e non gli interessa.

giovedì 10 gennaio 2019

Sunshine Blogger Award 2019

" ... Certi amori non finiscono fanno dei giri immensi e poi ritornano 
amori indivisibili, indissolubili, inseparabili ... "

diceva Antonello Venditti nella sua canzone " Amici mai " e come certi amori anche certi premi fanno dei giri immensi e poi ritornano, per esempio il Sunshine Blogger Award, grazie all'amica Mariella del blog Doremifa-sol, libri e caffè, ritorna da me dopo otto anni e 23 giorni nella quasi identica formula di allora.



Il premio è stato ideato per dare visibilità a quei blog che trasmettono positività e tranquillità.

Le regole per chi vuole seguirle sono le seguenti:

1 - Ringraziare chi ti ha nominato fornendo il link al suo sito.
2 - Rispondere alle 11 domande.
3 - Nominare altri 11 blogger che dovranno rispondere alle stesse o ad altre 11 domande.
4 - Informare gli 11 candidati commentando un loro post sui Social/ blog o taggandoli.
5 - Elencare le regole del premio e mostrare il logo del sole.

Posso dire senza che nessuno si senta toccato e senza tono polemico che questa prima regola mi mette a disagio? Non riesco a capirla e tanto meno la comprendo, come può un ringraziamento essere richiesto senza avere come conseguenza la dispersione del suo valore e della sua importanza? Che cosa se ne dovrebbe fare chi riceve un grazie in questi termini così poco spontanei? Magari qualcuno che ha le giuste motivazioni può spiegarmelo.

Mari ti ringrazio di cuore per il gradito pensiero che hai avuto verso di me e lo faccio perché lo sento e non perché me lo chiede una regola. Ti abbraccio!

Ecco le risposte alle 11 domande:

1) Di cosa parla il vostro blog e com'è strutturato?

Il mio blog parla di quello che vi arriva, come un messaggio in bottiglia portato dal mare che può diventare segno e significato per chi lo legge o può semplicemente essere ignorato. La struttura è fluttuante

2) Passione vuol dire?

Vuol dire tuffarsi nel pathos, immergersi nel magma incandescente che si agita nell'anima per far emergere le emozioni e conservarle attraverso il logos. 

3) Che cosa fate per rilassarvi?

Quando lo scopro ve lo dico

4) Qual è stato l'ultimo viaggio che avete fatto per piacere?

Perù

5) Di solito viaggiate soli o in gruppo?

Ho iniziato da piccola con i miei genitori, ho continuato con sorella e amiche in un'evoluzione che ha accolto il gruppo nella condivisione degli stessi interessi  e proseguo oggi senza un solito

6) Qual è il posto che sognate di visitare da sempre?

Quello sognato da sempre l'ho già visitato ed è l' Egitto, comunque mi è capitato di trovare in molti posti la gradevole sorpresa di un sogno inaspettato  mentre in alcuni di quelli definiti dal mito del luogo comune come veri e propri sogni ho trovato solo un soufflé sgonfio.

7) Qual è l'ultimo libro che avete letto?

The Game - Alessandro Baricco

8) Qual è il vostro genere di libri preferito?

Non ho un genere preferito, mi seduce quello che per i miei canoni è la buona scrittura e i dettagli che illuminano le lampadine mentali.

9) Quanto e cosa vi piace condividere delle vostre esperienze sui social?

I social sono per me un prolungamento di Anima Mundi

10) Che rapporto avete con il luogo in cui vivete?

Amo così tanto Roma che riesce a raggiungere i meandri più nascosti della mia anima e si fa pura passione.

11) Cosa vi piacerebbe che venisse valorizzato?

Roma di per sé è un valore senza confini, ha di fatto un patrimonio storico, artistico e culturale che si estende su una superficie di 1 287,36 km², questo significa che potrebbe contenere buona parte delle capitali europee, Parigi, per fare un esempio, ha una superficie di 105,4 km².  Roma è una città che non ha eguali nel mondo e cercare di gestirla applicandole modelli che non le appartengono serve solo a sminuirla, è tanta, è immensa e sfugge  a chi si adagia sulla stupidità.

Credo che chi si fa partecipe di un blog è partecipe anche dei suoi premi e i nomi che non trovate nell'elenco sottostante o sono già stati fatti da altri o sono degli amici che a sensazione metterei a disagio nel chiedergli di portare il Sunshine Blogger Award a casa loro.  Posso sbagliarmi e se mi sbaglio prendete il premio perché è vostro.
Ricordo che sul mio blog non si può fare il copia e incolla per cui copiate e incollate dal blog  di Mariella.

Albert del blog Non solo città
Anna del blog Nina in the Never.wonder.me.land
Chicchina del blog Acquadifuoco
Costantino del blog Mostrelibriluoghi
Elettra del blog Ad Maiora
Elio del blog De qua e de la
Lorenza del blog Me & Loro
Mari del blog ...disegnando
Sari del blog vocedivento
Tomaso del blog Passato e Presente  
Verbena del blog Simple life in Tuscany

domenica 6 gennaio 2019

Verso la vita che si risveglia


" ... Fu una lunga notte, se pure fu una notte; ma Scrooge ne dubitava un poco, perché gli pareva di veder condensate molte feste di Natale nel rapido tempo passato insieme. Notò anche, ma non ne fece motto, che mentre egli rimaneva sempre lo stesso, lo Spirito si faceva manifestamente più vecchio. La cosa era strana, ed ei non si poté più tenere, quando lasciando una brigata di fanciulli che solennizzavano la Befana, si accorse che i capelli dello Spirito s’erano imbiancati.
- Così breve - domandò - è la vita degli Spiriti?
- La mia vita su questa terra - lo Spirito rispose - è brevissima. Termina stanotte ... "

 Cantico di Natale - Il secondo dei tre spiriti
 Charles Dickens
Traduzione Federigo Verdinois 


I capelli dello Spirito si imbiancano nell'inverno che prosegue verso la prossima primavera; auguro a tutti una lieta conclusione della stagione natalizia e a tutte le sorelle Befane, sublime manifestazione della vita che si risveglia, un immenso abbraccio!

Per chi è interessato:

martedì 1 gennaio 2019

Incognito da scoprire giorno per giorno

Il veliero magico di Anima Mundi questa notte spiega le vele per raggiungere quella impercettibile frazione di tempo che diventa un punto di importanza cruciale per le consuetudini rituali umane che segnano il passaggio tra l'anno vecchio e l'anno nuovo, ma quello che vi offre questo viaggio non è un punto di osservazione sul vostro passato e sul possibile vostro futuro, lo sguardo si posa sul Capodanno che lascia il 1879 e abbraccia il 1880 con la cartella N.4 che trova la sua auspicata collocazione.


Capo d'Anno

Dal trentuno dicembre al primo gennaio, non c'è che quel tempo inafferrabile, d'una brevità infinitesimale, che corre tra l'ultimo minuto secondo della dodicesima ora, al primo minuto secondo della prima; - il passaggio identico di ciascun giorno dell'anno al suo domani; un attimo, una pulsazione, nulla. Eppure tutti consideriamo la fine dell'anno come un punto fermo, come la chiusura d'un periodo.
Pare che tutte le cose intraprese debbano essere compiute a quell'epoca, e che pel primo dell'anno venturo s'abbia da ricominciare tutto daccapo.
La Chiesa inaugura il nuovo anno col Veni creator; i commercianti chiudono i conti, ed i privati (pur troppo!) ci mettono il saldo; si rinnovano i libri mastri; si licenziano o si confermano gl'impiegati; chiunque ha l'incarico d'una gestione qualsiasi presenta il resoconto. 
I giornali perdono dei collaboratori e ne acquistano di nuovi; e proclamano che i nuovi sono genî e quelli perduti non valevano nulla, senza tener conto dei pomposi elogi con cui li avevano annunciati l'anno precedente; ed aprono nuove rubriche e nuovi abbonamenti fanno nuovi programmi e nuove promesse.
Si è arrivati a quella stazione di fermata: che si chiama il capo d'anno. Si riparte per un nuovo viaggio dove tutto è ignoto; ci si avvia alle speranze; ciascuno dice sospirando «chissà!» come se da quell'ieri a quell'indomani il mondo fosse interamente mutato, e le probabilità di bene o di male preparate nell'anno precedente non contassero più; come se le conseguenze del 1880 non avessero più nessun rapporto colle premesse del 1879; come se quell'atomo di tempo che sfugge ad ogni calcolo, dovesse spezzare tutti i vincoli tra le cause e gli effetti. Mi ricordo quand'ero piccina, in temporibus illis, che trepidazione mi si metteva nel cuore quando s'avvicinavano le feste di Natale e capo d'anno! Eravamo una serie di cugini che ci trovavamo tutti insieme il giovedì e la domenica. - Si faceva, naturalmente, un chiasso dell'altro mondo; e, per una decina di giovedì, ed una decina di domeniche prima delle feste, la zia Catterina che parlava a proverbi, quando si sentiva rompere il capo dai nostri gridi, ci gettava contro, come una minaccia, il suo proverbio di circostanza: - «Anno nuovo, vita nuova!» Noi restavamo tutti colpiti, e ci guardavamo l'un l'altro cogli occhi sbarrati come per leggerci a vicenda nella mente l'idea di quella vita nuova misteriosa ed ignota. - «Cosa sarà?» E noi pure avevamo da scrivere lettere e recitare complimenti con una serie d'auguri agli altri e di propositi nostri per l'anno che cominciava. Ed intanto, per incoraggiarci a quei propositi di lavoro, d'obbedienza, di virtù, c'erano i doni di capo d'anno che fioccavano da tutte le parti. - mamma, babbo, nonni materni e paterni, zii, prozii, da lontano, da vicino, tutti i parenti, noti ed ignoti, risalendo fino a certe parentele ipotetiche e lontane che non ci riesciva di capire, tutti mandavano la strenna. Erano processioni di bambole d'ogni dimensione, d'ogni condizione sociale, dalla gran dama che arriva tra le nevi di gennaio in abito scollato, scortata da un ricco mobiglio e da un abbondante corredo, fino alla contadinetta di legno col vestitino corto di tela color di rosa incollato sulla persona, e senza il lusso d'una calzetta o d'una camicia. Erano reggimenti di soldatini di piombo e di legno, ulani, croati, bersaglieri, chasseurs d'Afrique, horseguards, - tutte le armi e tutte le nazioni, e tutti fraternizzavano sui nostri tavolini da gioco, confondevano, scambiavano le bandiere, stringevano le alleanze più imprevedute per impegnarsi in guerre mostruose, compievano atti d'eroismo da far impallidire i Fabi ed i Maccabei, poi ad un tratto, colti da un panico inesplicabile, s'abbandonavano alle fughe più vergognose da cui risultavano vittorie incredibili, paci stupefacenti.
Ricordo quando gli anni furono passati per le bambole e pei soldatini, quando noi altre fanciulle cominciammo a portare gli abiti lunghi ed i maschi andarono all'università. Allora pel capo d'anno c'erano tutti i presagi della nostra sorte futura. La sera prima, si metteva sulla finestra una tazza d'acqua; e la mattina si dovevano vedere sulla superficie di quell'acqua gelata gli emblemi dell'arte o del mestiere del futuro marito. Erano sempre un'infinità di lineette diritte e sottili che s'incrociavano in tutti i sensi; sembravano tanti aghi, ed avevano finito a persuaderci che per tutte noi non c'era altra speranza che di sposare un sarto. Poi la mattina, appena alzata, ogni ragazza prendeva una pianella e la gettava in alto. Se andava a cadere colla punta verso l'uscio, era certo che la signorina sarebbe uscita da casa nell'annata per andare a marito; altrimenti c'era un altro anno da aspettare, un'altra pianella da buttare in aria, e chissà poi quanti anni e quante pianelle! E nell'uscire di casa bisognava prestare una grande attenzione alla prima persona che s'incontrava. - Se era un prete si moriva entro l'anno; se era un giovinotto si pigliava marito; se era una fanciulla s'invecchiava zitella; se era un soldato guai in famiglia; se era una vecchia, triste annata in ogni senso. Ne avevamo da raccontare per tutta la giornata di capo d'anno. - E poi si narravano i doni avuti; erano doni più seri che quando eravamo bambini, ma c'erano sempre. Ogni parente portava il suo: qualche vezzo, qualche ornamento per le nostre camerette, e sopratutto libri; - abbondavano i libri. I Promessi sposi legati in rosso, volta a volta li abbiamo avuti tutti; poi L'Angela Maria del Carcano, poi la Corinne della Staël; e così via via, man mano che crescevamo, si passava dalla Bibliothèque Rose della Ségur, che ci aveva inspirati i primi entusiasmi, fino a libri meno rosei che ci facevano pensare e piangere.
Crescemmo tutti col culto delle strenne; e quando passammo dallo stato sereno e spensierato di figli di famiglia, a quella più grave assai di capi di casa, di nonni, di bisnonni, di antenati addirittura, non fu più la parte piacevole di ricevere i doni che ci dette da pensare, ma quella più difficile di farli. Tanto più difficile poi, per chi deve cavarli dai magri frutti della sua penna. - «I versi non danno pane» - dice il vecchio proverbio latino. Ed io conosco uno stornello inedito d'un poeta moderno che inaugurava un tappeto nel suo salotto, e mi ricordo che comincia così: «Fior di tappeti! È un fiore ignoto al mondo dei poeti.»... Figurarsi poi la superfluità delle Strenne! Io ci penso tutta l'annata. Ed appena passata la burrasca d'un capo d'anno, mi preparo una cartella nuova, dove raccolgo man mano i miei lavori brevi per farne un volume al capo d'anno seguente. - Quella cartella è il mio salvadanaio; è la strenna de' miei nipoti e pronipoti; è, per me, la gioia dei loro desideri appagati, dei loro baci, dei loro sorrisi; del tripudio dei bambini, delle soddisfazioni vanerelle delle giovinette, dei loro spassi, delle loro letture. - È per loro una promessa lungamente aspettata, il realizzarsi d'una speranza, una prova del mio affetto. - È per tutti un giorno di allegria, d'espansione; una festa in famiglia. E che ansietà negli ultimi mesi dell'anno! Grandi e piccini tutti sappiamo che i doni del capo d'anno sono là in quella cartella, in quegli scartafacci della bisnonna. - Ma quelle carte non sono biglietti di banca e debbono diventare biglietti di banca; e, perché subiscano questa metamorfosi occorre un editore. E se l'editore non capitasse? È una minaccia che ci impensierisce tutti, e me più di tutti. Da qualche anno si va adottando nelle famiglie un'usanza che si chiama I desideri. Quando s'avvicinano le feste, - Natale e Capo d'anno, - ogni individuo della famiglia scrive sopra un foglietto i suoi desideri. Grandi e piccoli, modesti ed arditi, li enumera tutti; non si sa mai cosa possa accadere! La borsa dei vecchi parenti è inesauribile come il loro affetto; e la provvidenza divina è infinita. E quei foglietti si abbandonano sopra un mobile, sul marmo del caminetto, sul tappeto, in un paniere da lavoro... Si lasciano andare dispersi per la casa. E chi deve fare un dono li trova, e, nella misura de' suoi mezzi può fare una scelta, colla certezza di offrire una cosa desiderata. Si figurano, signori lettori, la nevicata di foglietti che vagola intorno ad una vecchia bisnonna? - Un cappello Rubens. (Sessanta lire!) - Un abito di Casimira guarnito di lontra. (Trecento lire!) - La Divina commedia e l'Orlando Furioso illustrati dal Dorè. (Cinquecento lire!) I prezzi sono io che li aggiungo colla rapidità del pensiero: la gioventù non discende alla prosa del calcolo; desidera, ambisce, spera, intollerante delle limitazioni finanziarie che inceppano la fantasia. Fra i desideri d'una bimba di quattro anni c'era: «Una carrozzella con un asino vivo da far correre in salotto.» La sua sorellina, non meno audace, desiderava: «Una bambola che parli, ma non di quelle che dicono sempre le stesse cose.» Un bambino aveva messo in nota: «Un cannone che spari per davvero.» Codesti desideri, si sa, non si appagano; ma bisogna pure appagarne qualcuno. Avevo già trovato una dozzina di foglietti, ed il novembre cominciava appena. - Mi si rizzavano in testa... le gale della cuffia, quando guardavo la mia cartella, e pensavo: - E se l'editore non capitasse! Le cartelle passate hanno trovato tutte il loro editore. - Cartella N. 1. Dopo il caffè. - Cartella N. 2 Serate d'inverno- Cartella N. 9 3 Racconti di Natale. Hanno dato tutte il loro frutto, e furono convertite in doni di ceppo e strenne, e sono andate. E la Cartella N. 4? L'annata è stata cattiva; il denaro è scarso; gli scrittori vengono su da ogni parte come i funghi, alcuni pochi grandi e succosi, la maggioranza piccioletti, mingherlini, bistorti, stentatelli; alcuni velenosi. Ma tutti nascono colla passione della caccia... all'editore. E gli editori invece diminuiscono come se ci fosse entrata la filossera. - Io pensavo tutto codesto, e ripetevo con un brivido: - E se l'editore non capitasse? E mi figuravo i visi imbronciati delle mie nipotine capricciose; la delusione melanconica delle più buone; lo stupore dei bambini, il loro risentimento dinanzi alle scarpette rimaste tutta la notte al freddo sul balcone e trovate il mattino vuote e raggrinzate dal gelo. - Mi figuravo la casa triste, senza i gridi di sorpresa e di gioia, senza l'enfasi dei ringraziamenti, senza l'ansia del raccontare, senza l'entusiasmo romoroso assordante pei balocchi nuovi, senza l'animazione, l'orgasmo, la vita che anima le feste solenni. Oh, se l'editore non fosse capitato! Ma, per fortuna, l'editore non mi manca mai. È il dono di ceppo dell'ava; forse la provvidenza lo concede alle preghiere dei bambini. Venne il signor Gargano di Cesena e mi domandò La Cartella N. 4. - Ed anche questi scartafacci si poterono convertire in biglietti di banca, ed anche quest'anno non mancheranno i doni di ceppo e le strenne. Per tutti i cavallini e le carrozzelle e le armate internazionali di legno e di piombo che faranno impazzare di gioia i miei bimbi, per tutte le bambole e le casine e le cucinette ed i corredini, che inspireranno alle bambine le prime idee casalinghe e materne, pei vezzi, pegli abiti, pei buoni libri che faranno sorridere o palpitare le giovinette, io auguro al mio nuovo editore che questo libro gli porti fortuna. Che parenti ed amici glielo comprino per offrirlo in dono ai giovani delle loro famiglie, e che lui pure, come noi trovi i suoi doni di capo d'anno, nella Cartella N. 4.

Cartella N. 4
Maria Antonietta Torriani
In arte Marchesa Colombi



Un chicco di melagrana per ogni vostra cartella che andrà a comporre il puzzle della vostra vita in un 2019 incognito da scoprire giorno per giorno.


Felice anno nuovo!


P.S. Le venticinque parole di Natale sono state completate per chi volesse leggerle

martedì 25 dicembre 2018

Natale nel villaggio degli gnomi

" ... Ed eccoli tutti e due, la mattina di Natale, per le vie della città, dove la gente faceva una certa musica barbaresca, ma non affatto spiacente, raschiando la neve davanti alle case o di sopra ai tetti, donde, fra le gioconde acclamazioni dei ragazzi, piovevano le bianche falde e turbinavano nell’aria burrasche artificiali. Nere parevano le case, più nere le finestre, tra il bianco e morbido lenzuolo di neve steso sui tetti e la neve, un po’ meno pulita, che copriva il suolo. Questa era stata dissodata ed arata in solchi profondi dalle ruote dei carri e delle carrozze; e cotesti solchi, all’incrociarsi delle vie principali, s’intersecavano cento e cento volte, facendo intricati canali nella mota giallognola e nell’acqua diacciata. Il cielo era fosco, e le vie più anguste erano affogate da una densa nebbia che cadeva in nevischio e in pioggia di atomi fuligginosi, come se tutti i camini della Gran Bretagna avessero preso fuoco di comune accordo e allegramente divampassero.
In verità né il tempo era molto allegro né la città, e nondimeno una certa allegrezza spandevasi intorno che il più limpido cielo e il più splendido sole d’estate non avrebbero potuto dare. Perché la gente che spazzava i tetti era piena di brio e di contentezza; si chiamavano da una casa all’altra, si scambiavano di tanto in tanto una pallottola di neve - proiettile più innocuo di parecchi frizzi - ridendo cordialmente se coglievano giusto e non meno cordialmente se sbagliavano la mira. Le botteghe dei pollaioli erano ancora mezzo aperte, quelle dei fruttivendoli raggiavano gloriose. Qua, dei grossi panieri di castagne, rotondi, panciuti, simili agli ampi panciotti di vecchi corcontenti, tentennavano fuori della porta, pronti a rovesciarsi nella via della loro apoplettica corpulenza. Là, delle cipolle di Spagna, rossastre, gonfie, lucenti nella loro carnosità come frati di Spagna, occhieggiavano furbescamente dall’alto delle scansie alle ragazze che passavano guardando di sottecchi ai rami sospesi di visco. E poi, pere e mele, ammontate in piramidi fiorenti; mazzi di grappoli che la benevolenza del venditore avea sospesi bene in vista, perché la gente si sentisse l’acquolina in bocca e si rinfrescasse gratis et amore; montagne di nocciuole, muscose e brune, che ricordavano con la loro fragranza antiche passeggiate nei boschi dove s’affondava fino alla noce del piede nelle foglie secche; biffins di Norfolk, paffuti e nericci, che rialzavano il giallo degli aranci e dei limoni, e nella compattezza delle succose persone urgevano e pregavano per essere portati a casa bene avvolti nella carta e mangiati dopo desinare.
Gli stessi pesci d’oro e d’argento, esposti in tanti boccali fra tanta ricchezza di frutta, benché appartenessero ad una razza malinconica e fredda, si accorgevano in certo modo che qualche cosa d’insolito accadeva, e tutti, grossi e piccini, giravano e rigiravano aprendo la bocca pel loro piccolo mondo in una lenta e tranquilla agitazione.  E le drogherie! oh, le drogherie! chiuse a metà, o solo con una o due imposte tolte via; ma che bellezza di spettacolo traverso a quelle aperture! e non era soltanto che le bilance suonassero allegramente sul marmo del banco, o che le forbici tagliassero così svelte lo spago degli involti, o che i barattoli passassero rumoreggiando di mano in mano come bussolotti, o che i profumi mescolati del tè e del caffè accarezzassero il naso, o che i grappoli di uva passa fossero così pieni e biondi, e le mandorle così candide, e la cannella così lunga e dritta, e così squisite l’altre spezie, e le frutta candite così ben vestite e brillanti di zucchero da commuovere e far sdilinquire i più freddi spettatori. E non era nemmeno che i fichi fossero sugosi e polputi, o che le susine di Francia arrossissero nella loro agrezza pudica nelle scatole riccamente adorne, o che ogni cosa fosse buona da mangiare e si mostrasse nei suoi abiti della festa natalizia. Ma gli avventori bisognava vedere! gli avventori ansiosi e frettolosi, i quali per godere le provviste della giornata, si rotolavano l’uno sull’altro alla porta, si urtavano co’ panieri, lasciavano sul banco la roba comprata, tornavano correndo a riprenderla, facendo cento errori simili con la maggior possibile allegria; mentre il droghiere e i suoi garzoni erano così franchi e gioviali che i lucidi fermagli a cuore dei loro grembiuli potevano passare pei loro cuori, esposti all’osservazione generale e a disposizione di chi più li volesse. Ma di lì a poco le campane chiamarono la buona gente in chiesa o alla cappella, ed eccoli sbucare in frotta dalle vie con gli abiti della festa e i visi più allegri. E, nel punto stesso, ecco scaturire da vicoletti, androni, chiassuoli, una moltitudine di gente che portava il suo desinare al fornaio. La vista di cotesti poveri festaioli pareva star molto a cuore allo Spirito, il quale, con a lato Scrooge, si fermò sulla soglia di un forno, e sollevando i coperchi dei piatti via via che passavano, spargeva incenso sulle vivande con una scossa della sua torcia. Strana torcia era questa, perché una o due volte, essendo corse parole vivaci fra alcuni di quei portatori di desinari, ei ne schizzò una spruzzaglia di acqua che subito li fece tornare di buon umore. Era una vergogna, dicevano, bisticciarsi il giorno di Natale. E così era in effetto! Dio di misericordia, così era! ... "



Il secondo dei tre spiriti - Canto di Natale
Charles Dickens


Questa è l'atmosfera natalizia nel mondo degli uomini. Adesso guardate quella nel mondo degli gnomi

Buon Natale!






Il Pozzo di Natale


La Pigna di Natale




Gli gnomi contadini





La legna per il fuoco



Gli gnomi artigiani




Piazza Natale e gli gnomi giardinieri





Gnomi nella cava di marmo



Il laghetto ghiacciato con la spiaggia fungo legnoso









Il faro del villaggio


I Babbi Natale danno il benvenuto all'ingresso del villaggio


Sulla strada che porta alla grotta


Babbo Natale con il serpente albino




Gli gnomi si preparano per incontrare Gesù Bambino


Accesso al villaggio dal Mediterraneo


Il Natalesauro su cui al villaggio sono giunti i Re Gnomi


I Re Gnomi sulla strada che il 6 gennaio li condurrà al cospetto di Gesù Bambino

Oggi sul blog del Folletto del Vento Viaggio nel Vento si conclude Il Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima 2018.  Come ognuno di voi, ha fatto tanto per essere presente nonostante gli impegni importanti che gli lasciano davvero poco tempo libero, lui ridona il sorriso che la vita  ha tolto ai bambini. Ringrazio di cuore chi ha fatto parte della squadra e chi ci ha seguito, ogni anno per me è una grande emozione e mi auguro che lo sia anche per voi.
Grazie!

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