venerdì 1 maggio 2026

Un altro vento

Il vento del Primo Maggio

Stessa spiaggia, stesso, mare, stesso sole, un telo, un altro vento per lui che attende il primo plenilunio di maggio per addormentarsi sotto il peso della stanchezza.

Lieto Primo Maggio

P.S. Questa sera il post verrà agiornato con la foto della prima luna piena di maggio e ricordatevi di alzare gli occhi verso il cielo :-).


mercoledì 29 aprile 2026

La via del Mediterraneo

Mediterraneo

" Chi per primo inventò la nave, solcò
il mare profondo e con remi grezzi scosse le acque
chi ebbe l'ardire di consegnare il legno* ai pericolosi soffi del vento
mostrò con arte le vie che la natura nega,
per la prima volta si fidò trepidante alle quiete onde
costeggiando le spiagge seguite con rotta perfetta
presto sfidò ampie insenature e lasciò la terra
e iniziò a spiegare le vele al dolce Noto;
ma quando poco a poco scorse il coraggio trascinante
e il cuore dimenticò la debole paura
ormai libero invase il mare e tracciata la via dal cielo
dominò le tempeste dell'Egeo e lo Ionio ..."

legno* = I marinai chiamavano legno la nave

Proemio al Libro I - Il ratto di Proserina
Claudio Claudiano
Liberamente tradotto da Me Medesima

martedì 28 aprile 2026

Tutte le storie appartengono ad Anansi

"... E dove hai preso tutte queste bottiglie di whisky e quel sacchettone pieno di pezzi d'oro? Se mi dici una bugia ti strappo la gola.
Allora Anansi risponde: Io non posso dirti bugie, Fratello Tigre. Ho avuto tutto in un villaggio dove ho portato mia nonna morta su un carretto. Il negoziante mi ha dato tutte queste cose buone perché gli ho portato mia nonna morta.
Tigre non ce l'ha una nonna ancora in vita, però sua moglie ha una madre, quindi torna a casa e manda a chiamare la madre di sua moglie dicendo: Nonna vieni qui che noi due dobbiamo parlare. Lei esce e si guarda intorno e chiede che cosa c'è? Ecco che Tigre la uccide anche se sua moglie le vuole tanto bene, e mette il corpo sopra un carretto. Spinge il carretto con sopra la suocera morta fino al villaggio. Chi vuole un cadavere? grida. Chi vuole una nonna morta? Ma tutti lo sbeffeggiano, ridono di lui e lo prendono in giro e quando si accorgono che fa sul serio e non se ne vuole andare lo scacciano tirandogli frutta marcia. Non era la prima volta che Tigre veniva preso in giro da Anansi, e non sarebbe stata l'ultima. In seguito sua moglie non gli avrebbe mai permesso di dimenticare che le aveva ucciso la madre. In certi giorni Tigre si augurava di non essere mai nato.
Questa storia appartiene ad Anansi.
Certo, tutte le storie gli appartengono. Anche questa ..."
I ragazzi di Anansi
Neil Gaiman
Scrittore, fumettista
Traduzione Katia Bagnoli

La ragnatela di Anansi

Tigre osserva i vantaggi ottenuti da Anansi e presume di poterli ottenere a sua volta attribuendosi le stesse capacità operative, lui vuole la verità, la pretende e la ottiene, ma non gli serve a nulla, ciò che in Anansi è un uso situato dell'ambiguità diventa in Tigre una procedura da replicare svuotata del contesto che la resa efficace, non ha l'accesso alla struttura completa dell'evento che la rende significativa, non è in grado di cogliere ciò che in realtà ha funzionato per Anansi. Il suo sguardo si fissa sull'esito finale, non si chiede "perché e come ha funzionato?", ma "cosa devo rifare?". Prende qualcosa di complesso e lo riduce a una lettura semplice; il suo gesto è ricostruito artificialmente e, in questo scarto, la copia si rovescia producendo una caricatura dell'intelligenza situazionale che genera effetti distruttivi e inaccettabili. Anansi agisce dentro la storia, l'innesca e la lascia completare da chi la riceve secondo le proprie fragilità, non controlla direttamente le azioni degli altri, ma stimola il punto di partenza del loro agire. Tigre invece agisce fuori da essa, ne costruisce una diversa e il mondo non risponde allo stesso modo. 
La stupidità imitativa di Tigre trattiene la superficie e paradossalmente, nel tentativo di inseguire cìo che non è fatto per lui, sacrifica ciò che ha di più importante per ritrovarsi intrappolato in un fallimento totale ed è per questo che alla fine "tutte le storie appartengono ad Anansi", lui sa come far sì che siano gli altri a continuarle, spesso contro sé stessi.


lunedì 27 aprile 2026

L'inganno di Anansi

"... Tenendo conto che siamo appena stati a un funerale, permettetemi di raccontarvi una storia che parla di Anansi, all'epoca in cui morì sua nonna. (Tutto a posto: era una donna molto anziana e se ne era andata nel sonno. Capita.) Era morta molto lontano da casa, quindi Anansi attraversa l'isola con il suo carretto a mano, recupera il cadavere della nonna, ce lo mette sopra e si dirige verso casa, pensando di seppellirla sotto il baniano che cresce dietro la sua capanna, capite.
Dunque sta passando per la città, dopo aver spinto il carretto con la salma per tutta la mattina, e pensa: Ho bisogno di bere un po' di whisky. Entra in un negozio, visto che in quel villaggio ce n'è uno, un negozio che vende un po' di tutto, e il cui proprietario è un tipo irascibile. Anansi entra e beve un whisky. Ne beve un altro po' e pensa: "Devo fare uno scherzo a questo qui", e quindi dice al padrone del negozio di andare a portare un po' di whisky a sua nonna che dorme nel carretto davanti alla porta. Forse la dovrai svegliare, gli dice, perché ha un sonno profondo. Il negoziante esce con la bottiglia e dice alla vecchia signora sul carretto: "Ehi, tieni il tuo whisky", ma la vecchia non dice niente. A ogni minuto che passa il negoziante diventa sempre più arrabbiato, perché è un uomo tanto irascibile, e dice alla vecchia di svegliarsi e bersi il suo whisky, mentre la vecchia continua a non dire parola. A un certo punto lei fa qualcosa che a volte i morti fanno se sono tenuti al caldo, emette rumorosamente del gas
intestinale. Be', il negoziante si arrabbia così tanto per questo che la colpisce e poi la colpisce ancora, e quando la colpisce un’altra volta lei rotola giù dal carretto.
Anansi corre fuori e comincia a piangere e gridare e lamentarsi dicendo che la nonna, la sua nonna, è morta, guarda che cosa hai fatto! Assassino! Malvagio! Adesso il negoziante dice ad Anansi: non andare a raccontarlo a nessuno che sono stato io, e gli dà cinque bottiglie di whisky, un sacchetto d'oro e un sacco di banane e ananas e mango per farlo tacere e andare via. (Crede di avergli ucciso la nonna, capite.)
Così Anansi spinge il carretto fino a casa e seppellisce la nonna sotto il baniano ...!

I ragazzi di Anansi
Neil Gaiman
Scrittore, fumettista
Traduzione Katia Bagnoli


La ragnatela di Anansi

L'atteggiamento di Anansi, per un'educazione mentale come la nostra, a un primo impatto superficiale può risultare sgradevole, disturbante, crudele e dissacrante; il disagio che si avverte è dovuto a un effetto strutturale dell'incontro tra due sistemi culturali. È una forma di "attrito semantico" per cui lo stesso evento - trasportare un cadavere, scherzarci sopra - genera significati diversi perché è inserito in cornici interpretative differenti.
Per comprenderlo è necessario spostare la prospettiva, ridurre la distanza percettiva e calarsi all’interno delle tradizioni legate alla diaspora africana, che affondano le radici anche nella Tratta atlantica degli schiavi, applicando il codice interpretativo che questa storia presuppone.
Anansi è un trickster, rompe le regole, sopravvive grazie alla furbizia, all'inganno, alla manipolazione; attraversa l'Atlantico, giunge nelle Americhe e nei Caraibi, si trasforma e diventa tradizione orale viva in luoghi come Giamaica e Suriname, all’interno delle comunità della diaspora.
Non potendo esercitare un potere diretto, sia politico, economico o fisico, le comunità schiavizzate e poi marginalizzate conservano e reinventano forme di potere simbolico attraverso il linguaggio, la narrazione, l'ambiguità; Anansi incarna precisamente questa logica, diventa così una forma di resistenza culturale, innesca l'inganno e vince perché sa muoversi dentro sistemi ostili; è una forma di sopravvivenza data dall'intelligenza situazionale, capace di sfruttare il comportamento dell'autorità per trarne un vantaggio. La sua storia ci svela che l'inganno, da solo, non è sufficiente, per funzionare deve essere recepito, il negoziante lo completa, è lui che riempie l'ambiguità con la propria disposizione caratteriale, presume che la nonna sia viva, che il silenzio sia ostinazione, che il corpo debba reagire come un corpo vivo; la sua incapacità di sospendere il giudizio, di analizzare e la sua irascibilità lo portano a vivere la situazione come un'offesa personale e a risolverla attraverso la violenza.
L'errore percettivo è mancata responsabilità, quando non viene interrogato, tende a irrigidirsi in certezza, e la certezza,  soprattutto quando è cieca alle proprie premesse,  può facilmente creare danni. 
Così il racconto smette di essere soltanto una narrazione della tradizione orale e diventa una rappresentazione di ciò che accade ogni volta che l'altro non viene riconosciuto come tale, ma ridotto a proiezione, frainteso, o trattato come un oggetto chiamato a confermare le nostre aspettative e in quanto tale è universale e lo si comprende
Continua...


domenica 26 aprile 2026

Gibbosa crescente alta nel cielo

Gibbosa crescente 26 aprile 2026

" ... Mi destai; e si navigava come in propizia stagione. Era notte, una notte tranquilla, la luna era alta - gli uomini morti giacevano uno accanto all’altro.
Giacevano tutti insieme sul ponte, che pareva diventato un carnaio: tutti fissavan su di me i loro occhi impietriti che brillavano al lume della luna.
L’angoscia, la maledizione con la quale morirono, non era sparita mai: io non potevo staccare i miei occhi dai loro, nè sollevarli per pregare.
Ma finalmente questo incanto fu rotto: ancora una volta rivedevo l’oceano verde; e benchè spingessi lontano lo sguardo, non scorgevo quasi più nulla dei passati prodigi.
Ero come un uomo che in una via solitaria si avanza con timore e terrore, ed essendosi voltato un momento, ricammina senza più volger la testa; perchè sente che un orribil demonio è dietro i suoi passi.
Ma presto alitò una brezza su me, senza produrre suono nè moto; il suo passaggio non era sul mare, nell’onda, o nell’ombra.
Mi sollevava i capelli, mi sventolava su le gote, soave come uno zeffiro sui prati di primavera - si mescolava stranamente anch’essa con le mie paure, eppure la sentivo come un fausto saluto.
Rapida, rapida, filava la nave, eppur veleggiava soavemente; dolcemente spirava la brezza - e spirava sopra me solo.
Oh sogno di gioia! Quella ch’io vedo è davvero la punta del fanale? È quella la collina? quella la chiesa? è proprio questo il mio paese?
Si entrò in porto, e io pregai singhiozzando: Mio Dio fa che ora mi desti - o se questo è un sogno, fammi dormire per sempre!
L’acqua nel porto era limpida come cristallo, e sì placidamente stendevasi! la baia era tutta illuminata dal chiarore lunare.
La rupe risplendeva, e non meno la chiesa che è su la rupe; la luna illuminava in perfetto silenzio l’immobile banderuola.
La baia era tutta bianca nella tacita luce, quand’ecco sorgenti da essa varie forme, che erano ombre, apparvero in vermigli colori ..."

La leggenda del vecchio marinaro - 1798
Samuel Taylor Coleridge
Traduzione Enrico Nencioni

sabato 25 aprile 2026

La conquista della Libertà

25 Aprile Festa della Liberazione


Il 25 Aprile è il giorno in cui un Paese stanco ha trovato il coraggio di rialzarsi senza effetti speciali e senza perfezione, con persone semplici che hanno deciso che non si poteva più aspettare, non fù una scelta facile, ma inevitabile per riconquistare la libertà che oggi sembra scontata e garantita una volta per tutte, ma in realtà esiste solo se viene difesa, praticata e rinnovata ogni giorno.

Lieto 25 Aprile!

giovedì 23 aprile 2026

Dies Natalis - Anno XVI

Anima Mundi - Compleanno 2026

Il 15 si raccoglie, si fa somma e restituisce il 6 ستة sitta, il primo numero "perfetto" nella matematica antica, uguale alla somma delle sue parti 1+2+3; simbolo della proporzione compiuta per i pitagorici, armonia concreta, equilibrio che prende forma tra le parti che si dispone accanto all'1 واحد wāḥid, il principio per generare il 16 ستة عشر sitta ‘ashar, il quadrato del 4 (4×4), la materia che raggiunge la sua forma compiuta con quattro elementi, acqua, aria, terra e fuoco, e quattro direzioni nord, sud, est, ovest, la struttura completa che per proseguire introduce la crisi necessaria e inevitabile.
Il 16 è la lettera עין ‘ayincoscienza che vede oltre e senza la forma, percezione interiore, capacità di intuire ciò che non è visibile, il suo glifo ע è l'occhio che vede oltre l'apparenza, fonte che sgorga da una profondità nascosta e rompe il contenimento della Samekh ס, del 15 che protegge; il cerchio si apre, l'cchio si dischiude, la verità emerge; 16 è la Torre dei tarocchi, rottura e rivelazione, ciò che sembrava stabile viene scosso, non regge più la propria forma per liberare ciò che è contenuto in profondità; è l'अमृतकला/amṛta-kalā - porzione dell'immortalità, che eccede la forma piena della Luna e non si consuma nel ciclo della manifestazione induista delle कलाः/kalāḥ aspetti dell'energia che cresce, si completa e poi si dissolve per rinascere; 16 è l’esagramma dell'Entusiasmo -Yu nei Ching, l'energia che si muove, slancio che organizza e rende possibile l'azione collettiva; 16 petali ha il chakra della gola nella filosofia dello yoga, lo spazio della parola e dell'espressione, ciò che è pieno chiede di essere detto; 16 sono le once che fanno la totalità di una libbra nel sistema imperiale; 16 sono i pezzi per lato negli scacchi, ordine che si confronta, 16 le battute musicali, ciclo completo che prepara la variazione; 16 sono gli anni che segnano in molte culture la soglia dell'età della trasformazione, dell'identità che si definisce, del passaggio verso una nuova autonomia; 16 sono i bit che compongono una parola binaria "piena" nell’informatica, unità di misura della struttura dell'informazione.

Sedici gli anni che compie oggi Anima Mundi. 
Grazie a voi tutti che di questo siete parte!

mercoledì 22 aprile 2026

Primavera d'intorno

"... Primavera d'intorno
brilla nell'aria, e per li campi esulta,
sí ch'a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
gli altri augelli contenti, a gara insieme
per lo libero ciel fan mille giri,
pur festeggiando il lor tempo migliore:
tu pensoso in disparte il tutto miri;
non compagni, non voli,
non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;
canti, e cosí trapassi
dell'anno e di tua vita il piú bel fiore ..."

Il passero solitario - Canti 1831
Giacomo Leopardi

Vitelli al pascolo

Primavera d'intorno brilla nell'aria... e io mi ritrovo tre vitelli che mi fissano... mi regalano un sorriso, e così il più bel fiore dell'anno e della vita non trapassa senza allegria. Ma chi sa cosa avranno pensato loro di me che li fissavo?

martedì 21 aprile 2026

L'aratore ab Urbe condita 2779

Tra mito e terra, tra aratro e destino, Giovanni Pascoli ci racconta l’istante in cui tutto ebbe inizio con un solco tracciato all'alba, sul colle Palatino. Da quel semplice gesto antico è fiorita la Città Eterna; ha attraversato storia e leggenda, per giungere da noi più bella che mai.
 
Ab Urbe condita 2779

Uno arava.
Egli segnava, sull'aurora, un solco
quadrato intorno al colle Palatino.
Sentian le zolle il primo aratro allora.
E sotto il giogo era una vacca bianca
e un rosso toro, che di quando in quando
il rauco fiato si gemean sul collo,
molto anelando. E la città futura
stava e mirava, coi vincastri in mano
e con indosso pelli irte di capre.
Ma gli altri fieri, a chi piacea l’andare
col gregge errante, e l’erba che più bella
rinasce sempre sotto il dente al gregge,
ridean dei semi che dovean sotterra
marcire al buio. E gli uni e gli altri torvi
aveano gli occhi, e l’ansito ondeggiante.
Stava il fratello, qua, del Capo, anch’esso,
con lui, lattonzo della lupa; ed ora
schifiva, lui villano, egli pastore.
Taciti i buoi tiravano nel cupo
tacer di tutti; chè fuggiano il grande
bifolco orrendo ch’era loro a tergo.
E qui con l'ale largamente aperte
al sole, apparve un’aquila, che ferma
mirava a lungo quel lavoro in terra.
Poi, fisa sempre, s’affondò nel cielo.

L'aratore - Inno a Roma
Giovanni Pascoli

Per ulteriori informazioni:

lunedì 20 aprile 2026

Il ritorno del Verzellino

Ed ecco che il verzellino è tornato ad allietare la primavera!

Verzellino

"Lungo 11 12 cm. Nidifica in gruppi di alberi e ai margini di boschi, in giardini, frutteti ecc. preferibilmente con qualche conifera. In Italia è nidificante diffuso, migratore e svernante. Confidente. Compie frequenti escursioni aeree. Nidi nel folto di conifere o in agrumeti.
ID. Piccolo, con capo in proporzione grande e becco piccolo e sottile. Notare: taglia piccola, vigoroso volo a scatti e comportamento spesso irrequieto. Mantello, dorso e fianchi sempre molto striati. Sul lato del capo ha lungo sopracciglio pallido che si congiunge in basso con la parte chiara del lato del collo incorniciando la guancia più scura in cui si trova una macchia centrale pallida (come nel Fanello ma più definita). Groppone chiaro, giallo luminoso e contrastante nel maschio più opaco giallo- verdastro (talvolta non evidente) nella femmina. Il maschio ha fronte, macchie facciali, lato del collo e petto giallo-limone brillante queste aree sono bianco-giallastre più chiaro nella femmina. - Juv.: tutte le aree gialle nell'addome. sono camoscio-bianco.
VOCE Il verso è un leggero o vivace trillo 'zir'r'r'rl'. con voce chiara acuta e argentina. Allarme è un crescente 'tiu-ih' molto imi le a quello dell'Organetto.
Canto: un frenetico e rapido e quasi sforzato flusso di note tridule. acute e tintinnanti con tono costante, emesso nel volo canoro effettuato con battuta alare rigida e rallentata."

Guida degli uccelli
D'Europa, Nord Africa, e Vicino Oriente 
Lars Svensson; Killian Mullarney; Dan Zetterström; Peter James Grant
Traduzione Andrea Corso, Marco Gustin e Alberto Sorace

domenica 19 aprile 2026

Tulipano in ombra

Pietro Gori nel suo "L'amore per i fiori" del 1894, racconta la storia del tulipano così come veniva tramandata tra curiosità botaniche e tradizioni dell'epoca.
Tra notizie fondate e dettagli oggi avvolti dall'ombra, il testo riflette il modo in cui, alla fine dell’Ottocento, si ricostruivano l’origine e la diffusione di questo fiore affascinante.

Tulipano in ombra

" Fra quella ristretta serie di piante, che meritevoli o no hanno destato un entusiasmo eccessivo, primeggia senza dubbio il Tulipano.
Originario del Levante, o come altri vogliono, dell'Italia, Francia, Linguadoca, Guascogna, Svizzera, Alemagna, Inghilterra ecc., non ebbe un nome proprio fino alla metà del secolo XVI. Fu Corrado Gessner il primo, che, veduta nel 1559 in Aubsbourg nel giardino d'un antofilo, certo Enrico Herward, una di queste piante pervenutagli da Costantinopoli, la battezzò col nome di Tulipano. E sembra che 
così la chiamasse per avere ravvisato molta analogia fra quel fiore e l'acconciatura che portano in testa gli Schiavoni, detta appunto Tulipano, dai Turchi voce corrotta da Tulban o Turban. 
Non è certo che l'Herward fosse il primo a coltivare questo fiore, perchè alcuni autori ne fanno risalire l'introduzione fino al 1530, anno nel quale, dicono, ne recò dall'Indie diversi bulbi un Vicerè delle possessioni Portoghesi e li offrì in dono al Re di Portogallo, che fattili accuratamente coltivare li propagò nella rimanente Europa. Amendue i fatti possono essere veri perchè è credibile che, col solo intervallo di 30 anni, non si conoscessero in Baviera le novità orticole del Portogallo, specialmente se riportiamo il pensiero a quell'epoca nella quale erano tanto difficili i mezzi di trasporto e di comunicazione..."

L'amore per i fiori - 1894
Pietro Gori

venerdì 17 aprile 2026

Venerdì 17 in Aprile

Venerdì 17

Il venerdì 17 è connotato da una lunga stratificazione culturale di significati, in cui lingua, storia e religione si intrecciano fino a creare un'associazione carica di suggestione, sospesa tra timore e tradizione. Nell'antica Roma il numero XVII portava con sé un'eco oscura, dalle sue lettere si ricava VIXI - ho vissuto, formula incisa sulle lapidi come sigillo della fine. In questo anagramma sembra affiorare il primo nucleo di un legame simbolico tra il 17 e l'idea stessa della morte.
Nel I secolo d.C. la storia aggiunge un'altra ombra nella foresta di Teutoburgo, con una delle sconfitte più gravi dell'Impero romano, le legioni XVII, XVIII e XIX vennero annientate e i loro numeri non furono più riutilizzati; questa scelta contribuì a consolidare intorno al 17 un'aura infausta.
L'avvento del cristianesimo, completa il quadro con il venerdì che si carica del ricordo della crocifissione, giorno di dolore e sacrificio, e sovrapposto alla narrazione della Genesi dove l'inizio del Diluvio Universale viene collocato al diciassettesimo giorno del mese, finisce per alimentare la stessa vibrazione simbolica.
Da queste convergenze prende forma una costruzione dell'immaginario collettivo supportatata da meccanismi cognitivi come i bias di conferma che inducono a selezionare e ricordare informazioni coerenti con le proprie credenze pregresse, trascurando i dati contrari.
In realtà venerdì 17 non costituisce un'anomalia oggettiva nel calendario, ma è un prodotto complesso della superstizione in cui la storia si fa racconto e il caso assume il peso del destino che il tempo ancora non è riuscito del tutto a dissolvere.

giovedì 16 aprile 2026

Il battito di Piazza di Spagna

Piazza di Spagna, luogo dell'anima, il tumulto della città diventa battito del cuore, emozione che prende forma nell'incontro, semplice e assoluto, con un "tu" intimo e riconoscibile che dà senso a tutto.

Piazza di Spagna - Roma

Sarà un cielo chiaro.
S'apriranno le strade
sul colle di pini e di pietra.
Il tumulto delle strade
non muterà quell'aria ferma.
I fiori spruzzati
di colori alle fontane
occhieggeranno come donne
divertite. Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.
S'aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando
come l’acqua nelle fontane -
sarà questa la voce
che salirà le tue scale.
Le finestre sapranno
l’odore della pietra e dell’aria
mattutina. S'aprirà una porta.
Il tumulto delle strade
sarà il tumulto del cuore
nella luce smarrita.

Sarai tu - ferma e chiara.


Passerò per Piazza di Spagna
Cesare Pavese

mercoledì 15 aprile 2026

Il tocco del batacchio

Chi è ossessionato dal sospetto non sente il tocco del batacchio; il sistema di controllo che dovrebbe vedere, in realtà non funziona e quando l'atto gli passa davanti, lo manca.
Una verità semplice, non ha la garanzia di essere riconosciuta e non basta a sé stessa se chi deve registrarla è inadeguato, ma, a volte riesce a emergere e si fa giustizia.

Batacchio

" ...La pioggia riprese a sferzarlo con vigore rinnovato. Si avviò verso la casa. Non era certamente la sua, ma era pur sempre una casa, e doveva esserci qualcuno in grado di dirgli dov'era, e...Un lampo accese l'orizzonte, e per un attimo la casa si stagliò contro il bagliore. Era un edificio massiccio, con rossi camini, e con finestre, simili a occhi, profondamente incassate nelle pietre della facciata.
"Una casa di pietra" pensò. "Un anacronismo! Una casa di pietra, abitata!"
Urtò contro una palizzata, ma non si fece male, perché camminava lentamente. La seguì alla cieca, tastando con la mano, e raggiunse il cancello. Più avanti, inquadrata da tre rettangoli di luce, doveva esserci la porta.
Sentì sotto 1 piedi le pietre levigate del vialetto d'ingresso, e le segui. Vicino alla porta rallentò il passo strisciando i piedi con cautela. Potevano esserci dei gradini, e aveva già un dito scorticato.
I gradini c'erano. Li urtò proprio con il dito indolenzito. Si fermò un attimo, a denti stretti e scosso da un tremito, finché il dolore non passò.
Poi salì i gradini e raggiunse la porta. Cercò il segnalatore, ma non c'era. Non c'era nemmeno un citofono, o un campanello. Cercò ancora, e gli venne tra le mani il batacchio.
Un batacchio? "Certo" si disse "una casa come questa può avere soltanto il batacchio. Una casa di un passato tanto lontano..."
Fu preso da una terribile paura. "Non spazio, ma tempo" pensò. "Forse mi sono spostato nel tempo invece che nello spazio."
Sollevò il batacchio, lo lasciò ricadere, e aspettò. Dalla casa nessun segno di vita. Fece ricadere il batacchio per la seconda volta.
Senti un rumore di passi alle sue spalle, e un cono di luce lo illuminò. Si girò e il rotondo occhio di una luce immobile lo accecò. Dietro il fascio luminoso, si indovinava la figura di un uomo. Un vago contorno di ombra più scura contro l'oscurità della notte.
La porta si spalancò alle sue spalle. Nel riquadro di luce che uscì dalla casa, Blake vide chi stringeva la torcia. Era un uomo in kilt e giacca di pelle di pecora. Un bagliore metallico fece sospettare a Blake che l'uomo stringesse un'arma nell'altra mano.
- Cosa sta succedendo? - chiese bruscamente l'uomo che aveva aperto la porta.
- Questo signore stava cercando di entrare, senatore - disse l'uomo con la torcia. - Dev'essermi passato accanto senza farsi vedere.
- Non l'avete visto perché eravate nascosto da qualche parte a ripararvi dalla pioggia - disse il senatore. - Se vi piace giocare alle guardie, sarebbe opportuno che la faceste, la guardia!
- Era buio - si scusò l'uomo - e mi è scivolato accanto...
- Non ci credo - disse il senatore. - E venuto avanti tranquillamente e ha bussato alla porta. Se avesse voluto entrare furtivamente non avrebbe usato il batacchio. Ha percorso il viale come qualsiasi altro onesto cittadino, e voi non l'avete visto ..."

L'ospite del senatore Horton
Clifford D. Simak
Traduzione Mario Galli

martedì 14 aprile 2026

L'acrobata del Nilo

L'acrobata del Nilo - Prima età imperiale - Palazzo Massimo alle Terme - Roma

L'acrobata del Nilo 
Prima età imperiale 
Palazzo Massimo alle Terme - Roma

Nel 1908, in un edificio residenziale dell'area dell'ex Villa Patrizi sulla via Nomentana, viene riportata alla luce una scultura risalente alla prima età imperiale, riadattata come decorazione per fontana da un modello di epoca ellenistica è oggi conservata a Palazzo Massimo alle Terme di Roma; raffigura un giovane africano nell'atto di compiere un'acrobazia e ricorda molto un appartenente alla tribù di Tentira conosciuta oggi come Dendera o Dandara, città e non isola ubicata nell'area della Tebaide sulla riva occidentale del Nilo. I Tentyritae sono citati nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio che li descrive come abili a tuffarsi nell'acqua per cacciare i coccodrilli, sui quali salgono come fossero cavalli.
Un esempio perfetto di come, nel mondo antico, l'arte, la storia e le tradizioni fossero un continuo dialogo tra culture. Grecia, Egitto e Roma si intrecciano in un'unica immagine.

L'acrobata del Nilo (dettaglio) - Prima età imperiale - Palazzo Massimo alle Terme - Roma

L'acrobata del Nilo (dettaglio)
Prima età imperiale 
Palazzo Massimo alle Terme - Roma

" ...Il Nilo ha il coccodrillo, malanno a quattro zampe, terribile tanto in terra che in acqua. Esso solo, fra gli animali terrestri, non ha l'uso della lingua, esso solo imprime morsi con la mascella superiore mobile, mentre per il resto la sua serie di denti si stringe terribilmente a pettine. Per lo più, supera la grandezza di diciotto cubiti. Depone uova grandi come quelle delle oche e per una sorta di istinto profetico le pone sempre al di sopra del limite che il Nilo raggiungerà in quell'anno con la massima piena. Nessun altro animale passa da una taglia cosi piccola alla nascita ad una dimensione piu grande. È armato anche di artigli ed ha una pelle che resiste a tutti i colpi. Passa le giornate in terra, le notti in acqua, in entrambi i casi per ragioni di calore. Quando il coccodrillo è sazio di pesce e dorme sulla riva con la bocca ancora piena di cibo, un uccellino, che in Egitto chiamano trochilo e in Italia re degli uccelli, lo spinge a spalancare le fauci per trovarvi nutrimento. Prima pulisce a piccoli salti la bocca del coccodrillo, poi i denti, poi va dentro la gola che si apre il piu possibile per questa gradevole operazione di sdlletico. Allorché l'icneumone vede il coccodrillo preda di questo piacere e del sonno, si slancia come una freccia attraverso le stesse fauci e gli rode il ventre..."

Storia naturale - Libro VIII
Plinio il Vecchio
Traduzione Elena Giannarelli

L'acrobata del Nilo (lato destro) Prima età imperiale  Palazzo Massimo alle Terme - Roma

L'acrobata del Nilo (lato destro)
Prima età imperiale 
Palazzo Massimo alle Terme - Roma

" ...Anzi, sullo stesso Nilo c'è anche una tribu ostile a questa belva, che prende il nome dall'isola di Tentira, sulla quale abita. Sono uomini piccoli di statura, ma dal coraggio ammirevole, almeno in questa lotta che è loro abituale. Terribile è la belva contro chi la fugge, ma scappa di fronte a chi la insegue. Solo questi uomini osano attaccare il coccodrillo, addirittura si gettano a nuoto nel fiume e dopo essere saliti sul dorso dell'animale come su un cavallo, quando le bestie, girando la testa all'indtetro, aprono le fauci per mordere, infilano loro in bocca un bastone; e tenendone le estremità da destra e da sinistra, da entrambe le parti, come se si trattasse di briglie guidano gli animali prigionieri verso terra, e li spaventano soltanto col suono della voce e li costringono a vomitare i corpi che hanno di recente inghiottito per seppellirli. Perciò a quella sola isola i coccodrilli non si avvicinano e sono messi in fuga dall'odore di quegli uomini ... "

Storia naturale - Libro VIII
Plinio il Vecchio
Traduzione Elena Giannarelli

L'acrobata del Nilo (dettaglio lato destro) Prima età imperiale  Palazzo Massimo alle Terme - Roma

L'acrobata del Nilo (dettaglio lato destro) 
Prima età imperiale  
Palazzo Massimo alle Terme - Roma

lunedì 13 aprile 2026

Ciclamini in Aprile

Ciclamino in boccio

"A circa mezzo miglio dalla villa si ergeva una collina abbastanza grande e di forma conica, tutta coperta di erba e d'erica e inghirlandata da tre piccoli boschi di ulivi, separati tra loro da vasti folti di mirti. Questi tre boschetti io li chiamavo i Boschi dei Ciclamini, perché nella stagione giusta il terreno sotto gli ulivi diventava color rosso-magenta e rosso-vino tant'era coperto di ciclamini, che là sembravano crescere più fitti e più rigogliosi che in qualunque altra parte del paese. I bulbi lustri e tondeggianti, con la loro sottile pellicola che si squamava, crescevano a grappoli come le ostriche, ognuno col suo ciuffo di foglie d'un verde cupo venato di bianco e una fontana di splendidi fiori che sembravano fatti di fiocchi di neve tinti in rosso-magenta. I Boschi dei Ciclamini erano un posto bellissimo per trascorrere un pomeriggio. Distesi all'ombra degli ulivi, si dominava tutta la valle, un mosaico di campi, vigne e frutteti, sin dove il mare splendeva tra i tronchi, percorso da migliaia di vivide scintille mentre si strofinava con lento languore contro la riva. Pareva che la cima della collina avesse una brezza tutta sua, sia pure minuscola, perché per quanto caldo ci fosse giù nella valle, su nei tre uliveti spirava sempre un bel venticello, le foglie sussurravano e i ciclamini dalle teste recline s'inchinavano l'un l'altro in un eterno saluto ..." 

La mia famiglia e altri animali
Gerald Durrell
Traduzione Adriana Motti

Ciclamini in fiore

La stagione giusta per la fioritura dei ciclamini, da me, è già aprile

sabato 11 aprile 2026

Bocciolo di rosa

Bocciolo di rosa

"... Imparai ben presto a conoscere meglio questo fiore. Sul pianeta del piccolo principe c'erano sempre stati dei fiori molto semplici, impreziositi da un solo giro di petali, che non occupavano molto posto e che non davano fastidio a nessuno. Facevano la loro comparsa nell'erba, al mattino, per poi sparire alla sera. Ma questo fiore era germinato un giorno da un seme portato da non si sa dove, e il piccolo principe aveva tenuto sotto stretta sorveglianza questo germoglio, che non assomigliava a nessun altro germoglio. Avrebbe potuto trattarsi di una nuova varietà di baobab. Ma l'arbusto smise presto di crescere e si preparò a fiorire. Il piccolo principe, che assisteva alla formazione di un enorme bocciolo, aveva sentore che l'aspettava una fioritura miracolosa, ma il fiore non finiva mai di prepararsi per essere bello, protetto nella sua camera verde ..."

Il piccolo principe
Antoine de Saint-Exupéry
Traduzione dal francese di Franco Perini

giovedì 9 aprile 2026

Le ali del faggio

"...Voi che d'amor vivete,
la tenera cagion del mio tormento
su quel faggio leggete ..."

Sasha leggeva Il giuramento tradito di Giovanni Fantoni, quando Interior riflessa in una piccola polla d'acqua si insinuò tra gli antichi suoni della natura che custodisce storie che aspettano solo di essere raccolte:

Germoglio di faggio

 «Guarda.... lo vedi?»
- «Cosa?»

- «Quel soffio verde del faggio, è appena nato.»
- «Sì, lo vedo, due foglie soltanto... sembrano ali.»

- «Hai ragione! Di una farfalla che si è posata a terra, fragile e perfetta, già pronta a intraprendere il suo viaggio. Ti fa pensare a qualcosa?»
- «A una storia... a tante storie in realtà, che vogliono essere narrate.»

- «Ma come?»
- «Non serve incidere parole sulla corteccia, gli alberi si lasciano leggere così, da quando nascono.»

- «E cosa racconta questo?»
- «Un tempo che già era, che si trasforma, si dà una nuova forma, cresce , resiste e non si arrende.»

- «E la fine?»
- «Non finisce, si fa memoria, diventa pagina, voce e accoglie sguardi e pensieri che si immergono in un giuramento d'amore.»

- «È strano pensare che qualcosa di così piccolo possa contenere tutto questo.»
«Non è strano, è naturale.»

- «Quindi, se restassimo qui abbastanza a lungo... potremmo leggerlo davvero?»
- «Sì potremmo, ma non solo con gli occhi.»

- «E con cosa, allora?»
«Lo chiedi proprio tu? Con quello che proviamo.»

Sasha nel cuore di Interior
Sciarada Sciaranti

Prime foglie di faggio

lunedì 6 aprile 2026

Sul declinare del Lunedì dell'Angelo

Fresie del Lunedì dell'Angelo

Sul declinare del Lunedì dell'Angelo, che porta con sé la memoria dell'annuncio della Risurrezione, il giorno si piega con dolcezza verso il crepuscolo che si adagia sul mondo, la luce si ritira a poco a poco e tinteggia il cielo di oro tenue e viola profondo. Le celebrazioni pasquali giungono al loro naturale compimento intrise di primavera, custode della rinascita, che avvolge ogni istante con i suoi colori vivi, con il cielo terso e con i profumi discreti dei fiori. I suoni, che hanno vibrato nell'aria, con il canto degli uccelli, con le fronde frementi, con i ruscelli che scorrono tra le pietre e con il lieve brulichio degli insetti, adesso si attenuano, la sera abbraccia la terra, gli alberi, i cuori e mentre le prime stelle osano comparire, resta la sensazione che, anche nella quiete della notte nascente, pulsa ancora la vita, sottile e instancabile. 

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