Sono un pastore di greggi.
Il gregge è i miei pensieri
e i miei pensieri sono tutti sensazioni.
Penso con gli occhi e con gli orecchi
con le mani e i piedi
con il naso e la bocca.
Pensare un fiore è vederlo e odorarlo
e mangiare un frutto è saperne il senso.
Per questo quando un giorno fa caldo
mi sento triste di goderlo tanto,
mi metto sdraiato sull'erba
e chiudo gli occhi ardenti,
sento il corpo tutto coricato nella realtà,
so la verità e son felice.
Il pastore di greggi
Fernando Pessoa
Piero Ceccucci e Orietta Abbati
La transumanza, riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dall'UNESCO, è lo spostamento stagionale delle greggi tra pascoli montani e pianure, elemento centrale della vita pastorale in molte regioni d’Europa e del Mediterraneo. In Italia, tra settembre e novembre i pastori scendono dai pascoli montani verso zone più miti, mentre in primavera, tra aprile e giugno, risalgono verso le montagne per seguire l’erba fresca.
In latino il verbo pascere significa far pascolare e da esso derivano parole come pascŭum da cui l'italiano pascolo, che indica lo spazio destinato al nutrimento del bestiame.
Nelle lingue dei luoghi in cui nasce e si sviluppa il cristianesimo, il concetto di pascolo era espresso con termini diversi quali מִרְעֶה/mir‘eh, in ebraico, מַרְעָא/marʿā, in aramaico, νομή/nomē, in greco antico, che mostrano una distanza fonetica notevole rispetto al latino pascŭum.
La parola Pasqua deriva invece dal latino cristiano Pascha, che riprende il greco antico πάσχα/páscha del Nuovo Testamento, che a sua volta si rifà all'ebraico פֶּסַח/Pesach, che significa passare oltre, si riferisce al passo di Dio che risparmia le case degli Israeliti durante l'Esodo e descrive la festa ebraica della liberazione durante la quale si svolgono gli eventi più importanti della vita e della morte di Gesù Cristo.
Nel passaggio dall'ebraico al greco, già nella Settanta, il termine non viene tradotto ma traslitterato, cioè adattato ai suoni della lingua greca; in questo processo da un lato, la consonante gutturale finale ebraica ḥ scompare perché assente in greco; dall'altro, il segno segol e di Pesach, vocale breve e aperta, intermedia tra e e a) viene resa con a, più naturale nel sistema vocalico greco; da qui la forma Pascha.
Nel latino tardo, la ch non era come in italiano c dolce, ma una k dura; il suono reale di Pascha era dunque pas.kʰa molto vicino a paska con la k aspirata.
Il gruppo consonantico -sk- tende in italiano a diventare -skw- in certi contesti, soprattutto davanti a vocale, così paska diventa paskwa, il suono labiovelare -kw- per epentesi viene reso in italiano con qu, ed ecco che paskwa si trasforma in Pasqua.
Risulta quindi evidente che Pasqua non ha alcun legame etimologico con il pascolo, né con la transumanza. Il termine si forma ben prima che arrivi nelle regioni di lingua latina, rendendo impossibile qualsiasi derivazione dal latino. La sua origine è religiosa e storica, radicata nella tradizione ebraica e cristiana, e commemora eventi reali legati alla liberazione e alla vita di Gesù Cristo. Cercare di ridurre l'Esodo alla transumanza delle greggi e la Pasqua a un collegamento inventato con il pascolo, per poter dire come il cristianesimo si sia appropriato dei riti primaverili pagani significa ignorare secoli di storia, di cultura e di dati linguistici e indovinate un po' chi si finisce davvero per svilire?
Lieta Pasqua e grazie a tutti per gli auguri!
Ecco il reel sulla Domenica di Pasqua
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