sabato 15 agosto 2026

15 agosto - L'Assunzione di Maria Santissima

L'Assunzione di Maria Santissima - Almanacco Italiano 1896

L'Assunzione di Maria Santissima - Almanacco Italiano 1896

L'Assunzione di Maria SS.
Oggi Maria s'avvicina al trono di Dio. Si
incurvano i cieli per riceverla, s'insertano le
stelle per cingerle il capo, ed i Cherubini velano
la faccia colle ali di oro, abbagliati dai
torrenti di luce, che emanano dal volto dell'incoronata.
Veni, coronaberis, ecco l'inno,
che oggi s'innalza nelle celestiali sfere, ecco
la più grande apoteosi di Maria. — Festa
nella Metropolitana di Messina, a Benevento,
Ceva, Garresio, Lula e Mamojada (Nuoro) —
S. Arduino sac. Festa a Eimini.
Ricordi._____________________________________
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Effemeride storica. — 1843. La banda dogli
insorti romagnoli capitanata da Pasquale Muratori
sconfigge i carabinieri pontificii a Savigno
sulla Samoggia.

Un pensiero al giorno. — Ninna cosa fa
morir tanto contento quanto ricordarsi di
non aver mai offeso alcuno, anzi piuttosto
beneficato ognuno.         (Machiavelli).

15 agosto Sabato
L'Assunzione di Maria Santissima - Almanacco Italiano 1896

Ragazze e ragazzi mettetevi comodi perché la storia è lunga, ma necessaria per rendere giustizia alla Festa della Vergine Assunta.
La storia che segue va inserita nel più ampio ambiente religioso del Vicino Oriente antico, dove acqua, fertilità e trasformazione costituiscono temi ricorrenti, le acque erano associate alla possibilità stessa della vita; divinità come Enki/Ea erano legate alle acque sotterranee e alla sapienza, mentre diverse creature ibride umano-animali esprimevano il confine tra il mondo umano e quello divino.
Atargatis è attestata come grande divinità della Siria settentrionale, il suo principale centro cultuale fu Hierapolis-Bambyce, dove era venerata insieme al dio maschile Hadad, il santuario era uno dei più importanti centri religiosi della regione e rimase celebre anche durante l'età ellenistica e romana. Il nome Ἀτάργατις/Atargatis appartiene al patrimonio linguistico semitico e la sua etimologia è tuttora discussa; è stato messo in rapporto con elementi divini comeʿAtar/Athtar, ma la ricerca non la ricostruisce in maniera univoca. Per comprendere come la figura della dea venga recepita nella tradizione greca, è utile partire da Δερκετώ/Derketo forma che incontriamo nelle fonti di un nome orientale, dal significato non immediatamente traducibile, che la tradizione antica finì per mettere in relazione con Atargatis, tanto che la ricerca moderna lo considera generalmente una delle forme attraverso cui la divinità siriaca venne conosciuta e interpretata nel mondo greco-romano, ma non diamo per scontato che le due forme fossero state sempre e ovunque perfettamente sovrapponibili, appartengono a tradizioni locali e letterarie diverse, successivamente confluite in un complesso religioso. Diodoro Siculo racconta che presso Ascalona, in Siria, si trovava un grande lago ricco di pesci e, sulle sue rive, un recinto sacro dedicato a una famosa dea chiamata dai Siri Derceto. La sua immagine era straordinaria, aveva volto di donna e il corpo a forma di pesce:

"... pressappoco per queste ragioni: i più dotti tra gli abitanti del paese raccontano che secondo il mito Afrodite, urtatasi con la dea appena citata, suscitò in lei una forte passione per un certo giovanetto, non brutto, che era tra i suoi devoti. Derceto, unitasi al Siro, generò una figlia, ma poi, piena di vergogna per la colpa commessa, fece sparire il giovanetto ed espose la bambinetta in una contrada deserta e rocciosa, mentre lei, per la vergogna ed il dolore, si buttò nel lago e fu trasformata, nel suo aspetto fisico, in pesce - e perciò i Siri ancor oggi si astengono da questo animale ed onorano i pesci come delle divinità -. Ma poiché intorno al luogo dove la neonata fu esposta nidificava un gran numero di colombe, da esse la bambina fu nutrita in modo straordinario e miracoloso, perché alcune colombe chiudevano in un abbraccio il corpo della neonata da ogni parte con le loro ali riscaldandolo, altre invece, dai poderi delle vicinanze, ogniqualvolta osservavano che i bovari e gli altri pastori erano assenti, le portavano del latte nel becco e la nutrivano !asciandoglielo stillare tra le labbra. Quando la bambinetta compì un anno ed ebbe bisogno di un alimento più solido, le colombe le fornivano cibo bastante raschiandolo via dai formaggi. Ma quando i pastori, al ritorno, notarono che ai bordi i formaggi erano sbocconcellati, si meravigliarono di quella stranezza; ora, spiando, ne compresero la causa e trovarono la fanciulla che si segnalava per la sua bellezza.
Dunque, portatala subito nel loro podere, la donarono all'incaricato degli armenti reali, di nome Simmas; e costui, che era senza figli, allevò la bambinetta come figlia sua, con ogni cura, e le mise nome Semiramide, il quale in lingua sira è derivato, con lieve modifica, da quello delle colombe, che da quei tempi tutti quanti gli abitanti della Siria hanno continuato ad onorare come dee. "

Biblioteca Storica - Libro II
Diodoro Siculo
Traduzione a cura di Giuseppe Cordiano e Marta Zorat

Il santuario di Hierapolis era uno dei più importanti della Siria, Luciano di Samosata lo descrive nel II secolo d.C. e ci restituisce un'immagine della dea molto diversa da quella pisciforme di Ascalona. La dea del grande santuario è una figura complessa, associata a numerosi attributi, è presentata al pari di Hera, ma incorpora peculiarità riconducibili a numerose altre divinità greche; il suo trono è trainato da leoni, mentre quello della divinità maschile che le sta accanto è trainato da tori.

"... Un'immagine di Derceto io vidi in Fenicia, una strana vista: sino al mezzo è donna, dai fianchi sino ai pié finisce in una coda di pesce: ma quella che é nella città Sagra é tutta donna. Le pruove di questo racconto sono molto chiare per loro. Credono i pesci cosa sacra, e non mai gustano pesci: di tutti gli uccelli si cibano, della colomba no, perchè è sacra per essi. E questo stimano si faccia per cagione di Derceto e di Semiramide, ché Derceto ha figura di pesce, e Semiramide finì con trasmutarsi in colomba. Ma io, che il tempio sia opera di Semiramide, forse posso ammettere, ma che sia sacro a Derceto non me ne persuado: perchè anche fra gli Egizi ci ha alcuni che non mangiano pesci, e non per amor di Derceto..."

"... A sinistra del tempio sta la statua di Semiramide, che addita il tempio a destra, e vi sta per questa cagione. A tutti gli abitatori della Siria ella fece una legge, di adorar lei per iddia, e non curarsi degli altri dii, e neppur di Giunone: e quei così fecero. Ma dipoi come le vennero malattie e disgrazie e dolori, le passò quella pazzia, si riconobbe mortale, e comandò un'altra volta ai suoi soggetti di rivolgersi a Giunone. Però ella sta in quell'atteggiamento, additando a chi viene di adorare Giunone, e riconoscendo non sè per iddia, ma quella ..."

Della Dea Siria
Attribuito al Luciano di Samostata
Traduzione Luigi Settembrini

Il suo culto comprendeva l'acqua, la fertilità, la regalità, la generazione e la protezione; nel tempio; descritto da Luciano, situato accanto a un lago popolato da pesci sacri, alcuni dei quali erano enormi, ornati d'oro e di certo non considerati un alimento destinato a sfamare i fedeli; la più importante delle feste celebrate si teneva all'inizio della primavera ed era chiamata da alcuni "Pira" e da altri "Lampada".

"... Di tutte le feste che ho vedute, la maggiore è quella che si celebra al cominciar di primavera: alcuni la chiamano il falò, altri la pira ..."

Della Dea Siria
Attribuito al Luciano di Samostata
Traduzione Luigi Settembrini

Nel cortile si innalzavano grandi alberi a cui erano appesi animali, uccelli, vesti, oggetti d'oro e d'argento e, una volta completata la cerimonia, le immagini divine venivano portate intorno agli alberi e tutto era dato alle fiamme, una grande moltitudine di gente arrivava dalla Siria e dalle regioni circostanti e:

"... Molti Galli, e gli uomini che dissi addetti al culto sacro, celebrano le orgie, s'intaccano le braccia, si percuotono l'un l'altro il dorso, mentre parecchi altri suonano flauti, picchiano timpani, cantano sacre ed ispirate canzoni. Tutto questo fassi fuori del tempio, e queste persone non entrano nel tempio. In questi medesimi giorni si castrano e diventano Galli. Mentre quella moltitudine suonano e celebrano le orgie, parecchi sono presi da furore; e taluno che venne pure a vedere la festa infuriò anch'egli, e fece come gli altri. Ed ecco quel che fanno, il giovane che va in furore, gettate via le vesti, con grandi urli si fa piazza, e piglia un coltello. Ma io credo che per parecchi anni è disposto a questo. Pigliato adunque il coltello, subito tagliasi, e corre per la città, e porta in mano ciò. che ha tagliato. In quale casa lo getta, da quella riceve una veste femminile, e tutto l'ornamento da donna. E questo fanno nel castrarsi. I Galli che muoiono non hanno sepoltura come gli altri, ma quando muore un Gallo, i compagni lo pigliano su le spalle e lo portano nei sobborghi. Quivi depostolo col feretro in cui l'hanno portato, sopra vi gettano pietre: e fatto questo, se ne tornano; guardandosi per sette giorni di entrare in sagro, e se v'entrano prima, commettono empietà. E per questo ci hanno alcune leggi. Se uno di loro vede un morto, per quel giorno non entra in sagro: l'altro di, poi che s'è purificato, v'entra: i parenti del morto debbono stare trenta giorni, poi si radono il capo, ed entrano: prima di far questo, l'entrare è vietato ..."

Della Dea Siria
Attribuito al Luciano di Samostata
Traduzione Luigi Settembrini

La storia di Atargatis così comincia a viaggiare. Il culto dalla Siria, attraverso differenti forme di mobilità, comunità siriache, mercanti, schiavi, militari e sacerdoti, si espande, raggiunge l'Egitto, la Macedonia, diverse città greche e Delo, dove cittadini di Hierapolis fondarono un santuario nel 128–127 a.C.
La diffusione geografica del culto non comportò soltanto lo spostamento della dea da un luogo all'altro, nei nuovi contesti Atargatis venne reinterpretata attraverso le categorie religiose locali, a Delo è attestata come Hagne Aphrodite, un caso concreto di interpretatio che mostra come la sua identità potesse essere tradotta nel linguaggio religioso greco; in altri contesti la dea venne invece accostata ad altre divinità femminili attraverso le quali la dea siriaca venne progressivamente inserita nei diversi sistemi religiosi del Mediterraneo.
Diodoro racconta di Euno, uno schiavo originario di Apamea, in Siria, che sosteneva di ricevere dalla Dea Syria messaggi attraverso i sogni; prima della grande rivolta servile siciliana diceva che la dea gli aveva annunciato che sarebbe diventato re; quando la rivolta scoppiò, Euno assunse il nome di Antioco e divenne il capo dei ribelli.
La Dea Syria era dunque arrivata in Sicilia non come un'astrazione letteraria, ma attraverso uomini reali, e il suo culto poteva diventare perfino un elemento della rappresentazione politica di una comunità di schiavi di origine siriaca.

"... C 'era uno schiavo, appartenente ad Antigene di Enna, un Siro nato ad Apamea, uomo esperto nella magia e nel dare presagi. Costui proclamava di predire il futuro secondo ordini che gli dèi gli impartivano in sogno e, per il suo talento in questo genere di cose, riuscì ad ingannare molti. Procedendo oltre, non solo profetizzava dai sogni, ma pretendeva di vedere gli dèi anche da sveglio, e di udire da loro il futuro. Delle sue molte previsioni, per caso alcune avvennero davvero: e dal momento che a quelle che non si erano verificate nessuno faceva caso, e quelle che si avveravano ottenevano grande ammirazione, la sua fama ne veniva aumentata. Alla fine, durante uno stato d'estasi, con un trucco gettava dalla bocca fuoco e fiamme, ed era così che nel delirio vaticinava il futuro. In realtà aveva messo del fuoco e della legna per mantenerlo in una noce, o qualcosa di simile, forata da entrambe le parti: mettendola poi in bocca ne soffiava fuori ora fuoco ora scintille. Prima della rivolta costui diceva che gli era apparsa la Dea di Siria che gli diceva che sarebbe stato re: ed era solito dirlo non solo davanti agli altri, ma anche davanti al suo stesso padrone ..."

"... Di lì Rupilio, attraversata tutta la Sicilia con poche truppe scelte, la liberò da ogni brigantaggio in minor tempo di quanto si sperasse. Il re dei ribelli, Euno, aveva chiamato se stesso Antioco, e Siri la folla dei rivoltosi.
[exc. de Virt. et Vit. , pp. 302-303] Non c'era mai stata una rivolta di schiavi così grande come quella che scoppiò in Sicilia. Con essa molte città caddero in tremende sciagure, e innumerevoli uomini e donne con i loro figli sperimentarono le peggiori sventure, e tutta l'isola rischiò di cadere
in possesso di schiavi fuggitivi, che ponevano come indice della loro potenza I' enormità delle sofferenze dei liberi. A molti queste cose accaddero improvvisamente e senza che se lo aspettassero, ma a chi sapeva giudicare con senso pratico sembrò che ciò non accadesse senza motivo. A causa dell'enorme ricchezza di coloro che coltivavano quest'isola ricca, quasi tutti coloro che erano diventati ricchi per prima cosa si dedicarono al lusso, poi all'arroganza e all'insolenza. Da tutto questo derivò che crebbero di pari passo i maltrattamenti verso gli schiavi e l'avversione di questi verso i padroni, tanto che, al momento opportuno, ne nacque l'odio. Perciò, senza che ne venisse dato il comando, decine di migliaia di schiavi si riunirono per far fuori i loro padroni. E nello stesso periodo avvenne qualcosa
di simile anche in Asia, quando Aristonico reclamò il regno che non gli apparteneva e gli schiavi gli si unirono nella sua folle impresa, spinti dai maltrattamenti che ricevevano dai padroni, e gettarono molte città in gravi sciagure.

Biblioteca Storica - Libro XXXIV - XXXV
Diodoro Siculo
Traduzione a curadi Giorgio Bejor

Qualche secolo dopo, Apuleio ci offre un'altra immagine della diffusione occidentale del culto, nell'Asino d'oro Lucio incontra i sacerdoti della Dea Syria che percorrono le strade portando con sé l'immagine della divinità accompagnandola con cembali e nacchere.

"... A simili battute la gente rideva ch’era un piacere. Su di me, invece, la sfortuna maledetta tornava a puntare i suoi occhi ciechi, quella sfortuna che da un po’ di tempo mi tiravo dietro dovunque andassi e che, nonostante tutti i guai che mi aveva già fatto passare, non s’era ancora stancata di perseguitarmi.
Ecco che ora mi offriva un compratore fatto apposta per me, trovato proprio giusto per compensare le mie disgrazie. Pensate un po’: un finocchio, un vecchio finocchio, per di più calvo, tranne qualche riccioletto sbiadito e penzoloni attorno al capo, uno della feccia, di quelli che battono le strade e che vanno per piazze e paesi portando in processione la dea Siria e costringendola a chiedere l’elemosina al suono di cembali e nacchere. Ebbene, proprio a costui venne la voglia di comprarmi. «Di che paese è?» fece al banditore. E quello ad assicurarlo. «Della Cappadocia. È ancora forte abbastanza.» «E quanti anni ha?» E l’altro, spiritoso: «Un astrologo, facendogli l’oroscopo ha detto che aveva cinque anni.
Tu, però, chiedilo a lui, che deve sapere meglio di tutti il suo stato anagrafico. D’altro canto, per
quanto io sia prudente, so che avrò a che fare con la legge Cornelia se ti vendo come schiavo questo cittadino romano. Tu però che aspetti a comprarlo? È un servitore fedele e onesto e ti sarà di aiuto in casa e fuori.» Ma quell’odioso compratore non la smetteva di far domande e, alla fine, tutto preoccupato, chiese se fossi una bestia mansueta ..."

L'Asido d'oro
Apuleio
Traduzione a cura di Marina Cavalli

Ed è importante per capire che la data della celebrazione della festa di Atargatis era mobile e veniva definita dall'arrivo dei ministri della dea che con le loro pratiche religiose percorrendo chilometri e chilometri si spostavano da una comunità all'altra. La ricerca moderna collega infatti il culto di Atargatis alla presenza dei suoi Galli e dei suoi sacerdoti itineranti in diverse regioni dell'Impero romano.

A questo punto qualcuno si sarà già chiesto: "perché Sciarada sta parlando di Atargatis proprio oggi, 15 agosto?"
Da un po', online, circola l'affermazione dogmatica e senza fonte secondo cui il 15 agosto sarebbe stato originariamente consacrato ad Atargatis, la celebrazione cristiana dell'Assunzione di Maria sarebbe stata istituita in questa data per sostituire la festa della dea siriana e, dulcis in fundo, nel suo culto si troverebbe l'origine della moltiplicazione dei pani e dei pesci evangelica.
In realtà la tesi, molto meno devastante di come viene presentata, fu proposta da Uberto Pestalozza nel 1909; leggendo il Martirologio siriaco, risalente al 411 d.C., osservò che al 15 agosto compare la formula Obitus matris Dei pro vitibus - Il transito della Madre di Dio per le vigne, da lui interpretata come indizio della presenza, in quella stessa data, di un'antica celebrazione agraria. Sulla base di tale elemento, e sulla scia delle interpretazioni già formulate da Frazer, Pestalozza ipotizzò che all'origine della ricorrenza vi fosse la festa di Atargatis, ma non fa cenno alla moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Gabriele Maria Roschini nella sua opera La Madre de Dios según la Fe y la Teología del 1955 evidenzia che Pestalozza inferisce la festa, ma non la dimostra attraverso le fonti disponibili che non forniscono alcuna prova che Atargatis fosse celebrata il 15 agosto.

La Madre de Dios segun la Fe y la Teologia - Pe. Gabriel Maria Roschini - Dettaglio 15 agosto

La Madre de Dios segun la Fe y la Teologia - Pe. Gabriel Maria Roschini - Dettaglio 15 agosto

Quando un'ipotesi storiografica, già contestata, viene presentata come un fatto acquisito, non siamo più di fronte a una semplice ricostruzione storica, nel racconto evangelico i pesci costituiscono un alimento destinato alla folla e la loro moltiplicazione rientra nel miracolo della nutrizione, confonderli con i pesci sacri del culto della Dea Syria è pretestuoso, la semplice compresenza del motivo del pesce non costruisce una derivazione storica tra le due narrazioni, tanto meno attribuisce ad Atargatis un episodio che le fonti relative al suo culto non attestano. Studiare eventuali continuità, trasformazioni o sovrapposizioni tra tradizioni religiose è un oggetto legittimo della storia delle religioni, ma vi è una precisa scelta interpretativa nel trasformare una relazione ipotetica controversa e non documentata in una presunta prova di appropriazione cristiana di una precedente festa pagana e l'uso selettivo delle fonti assume un'evidente funzione provocatoria nei confronti del cristianesimo che conduce a divulgare l'odio religioso.
Sarebbe ora interessante passare ai fantomatici tre giorni delle Nemoralia romane che dal 13 agosto giungono giusto giusto al 15 agosto, ma questa è un'altra storia.


Lieta Festa di mezza estate con l'Assunzione della Vergine Maria!
La vostra vicinanza la sento, grazie!

mercoledì 12 agosto 2026

Eclissi di Sole di Mezza Estate

Siamo nel cuore dell'estate, quando il sole, nella sua fase ascendente, picchia ancora forte, il mare dondola lento al tramonto e già l'aria porta con sé l'attesa della festa mentre si avvicina Ferragosto e nelle case si prepara la celebrazione dell'Assunta.
Questa sera dalle 19.24, ora italiana, saremo avvolti in un'eclissi totale di Sole che in Italia per tanti risulterà parziale; la Luna passerà davanti all'astro del giorno come nel 431 a. C. quando, sul confine tra il mattino e il pomeriggio del 3 agosto, il Sole venne oscurato in un mondo nel quale l'eclissi era ancora letta attraverso il linguaggio dei presagi, segno degli dèi, annuncio di sventura o di cambiamento capace di influenzare le decisioni degli uomini e di suscitare timore con il lupo, il drago, il demone, il mostro, la divinità che insegue, mangia, cattura e rapisce il Sole.

" Nella stessa estate, durante la luna nuova, unico periodo in cui sembra che tale fenomeno sia possibile, avvenne un'eclissi di sole dopo il mezzogiorno: esso poi riapparve, dopo che si era mostrato falcato ed erano apparse anche alcune stelle."

La Guerra del Peloponneso - Libro II
Tucidide
Traduzione Franco Ferrari

Eclisi totale di Sole - 12 agosto 2026

Quella volta l’eclissi fu anulare, la Luna non coprì del tutto il Sole, rimase intorno alla sua ombra un cerchio di fuoco; sono passati 2.456 anni da quel lontano agosto, oggi possiamo sapere quando la Luna arriverà davanti al Sole, dove passerà la sua ombra e quanto durerà il buio, ma non possiamo sapere in anticipo cosa succederà dentro di noi quando il giorno cambierà improvvisamente colore e credo che il cuore degli esseri umani non sia poi tanto diverso perché ci sono cose che la ragione spiega e che l'anima continua a sentire.
Gli uomini di allora che videro il Sole oscurarsi non ci sono più, sono scomparse le loro case, le loro voci, le loro paure, sono rimaste soltanto poche parole affidate alla memoria, ma il cielo è ancora quello, la stessa luce del Sole, la stessa Luna che passa davanti ad essa, la stessa Terra sotto i nostri piedi e forse è questo che rende così struggente un'eclissi; per un momento ci fa sentire quanto siamo piccoli e, nello stesso tempo, quanto siamo fortunati ad esserci proprio adesso, sotto questo cielo che appartiene a tutti gli esseri senzienti che sono venuti prima di noi.
Il giorno passerà, l'estate passerà, passeremo anche noi, ma questa sera l'universo sarà qui, a ricordarci che certe meraviglie appartengono al tempo.

Lieta eclissi di Sole e grazie a tutti per le condoglianze.

P.S. Dopo l'eclissi, se vi va, soffermatevi a guardare il cielo, il picco delle stelle cadenti di San Lorenzo cade tra il 12 e il 13 agosto. 

lunedì 10 agosto 2026

San Lorenzo tra storia e stelle

San Lorenzo Martire - Almanacco Italiano 1896

San Lorenzo Martire - Almanacco Italiano 1896

Era romano, come prova il Merenda, e
fiorì verso l'anno 250. Fu fatto diacono da Sisto
II. Nella persecuzione di Valeriano, questo
Pontefice fu arrestato e condotto al martirio,
e Lorenzo allora gli andò incontro dicendo:
Dove andate, o Padre, senza il vostro figlio?
e Sisto gli rispose: Figlio, a te sono riservati
maggiori combattimenti per G. C. Dopo tre
giorni Lorenzo fu fatto morire sopra una
graticola. Festa nella Basilica di S. Lorenzo
in Roma. — Oggi si festeggia l'Apparizione
della Madonna della Mercede, sotto il cui patrocinio
fu fondato l'Ordine per la Redenzione
degli schiavi.

Ricordi. ___________________________________

Effemeride storica. - 1849. Ciceruacchio,
con due figli (uno di 13 anni) e sei compagni,
raggiunti dagli Austriaci sul confine del Polesine,
sono fucilati.

Un pensiero al giorno. — Il temere le ingiurie
è viltà; il non curarle sciocchezza; il
dissimularle prudenza; il vendicarle debolezza;
il perdonarle generosità; l'obliarle altezza
d'animo.           (Michele Colombo).

10 agosto Lunedì
San Lorenzo Martire - Almanacco Italino 1896

L'Almanacco Italiano del 1896, nella breve biografia del 10 agosto, con un riferimento ad Antonio Maria Merenda, presenta san Lorenzo come romano e senza volerlo rimanda a una discussione erudita del Settecento, nella quale ebbe un ruolo importante l'interpretazione di un passo del Peristephanon di Prudenzio sul definire quale fosse la patria del martire.
Tra IV e V secolo il poeta cristiano compose questa raccolta di inni dedicati ai martiri, nel secondo, la Passio sancti Laurentii, si celebra Lorenzo attraverso il linguaggio della vittoria e del trionfo, trasferendo sul martire cristiano la simbologia propria della grandezza romana.

«Antiqua fanorum parens,
iam Roma Christo dedita,
Laurentio victrix duce
ritum triumphas barbarum.

Antica madre dei templi,
ormai Roma consacrata a Cristo,
vittoriosa sotto la guida di Lorenzo,
trionfi sul rito barbaro.»

Peristephanon
Prudenzio
Liberamente tradotto da Me Medesima

La vittoria di Lorenzo è presentata come il compimento di quella gloria che era appartenuta alla Roma dei conquistatori. Prudenzio prosegue:

«Haec sola derat gloria
urbis togatae insignibus,
feritate capta gentium
domaret ut spurcum Iovem,
non turbulentis viribus
Cossi, Camilli aut Caesaris,
sed martyris Laurentii
non incruento proelio.

Questa sola gloria mancava
agli onori della città togata
che, dopo aver conquistato con la sua forza le genti,
sottomettesse anche il sozzo Giove,
non con le forze impetuose
di Cossus, Camillo o Cesare,
ma con la battaglia non incruenta
del martire Lorenzo.»

Peristephanon
Prudenzio
Liberamente tradotto da Me Medesima

Il riferimento a Cossus, Camillo e Cesare inserisce Lorenzo nella successione dei grandi vincitori di Roma, ma ne rovescia al tempo stesso il paradigma e alla forza militare sostituisce quella della fede.

«Armata pugnavit fides,
proprii cruoris prodiga;
nam morte mortem diruit,
ac semet inpendit sibi.

La fede combatté armata,
generosa fino a versare il proprio sangue;
poiché con la morte distrusse la morte,
e offrì sé stessa per se stessa.»

Peristephanon
Prudenzio
Liberamente tradotto da Me Medesima

Il tema della conquista cristiana della città percorre anche la parte successiva dell'inno. Lorenzo ordina a Giove di lasciare Roma:

«Discede, adulter Iuppiter,
stupro sororis oblite;
relinque Romam liberam,
plebemque iam Christi fuge.

Vattene, adultero Giove,
tu che hai dimenticato l'oltraggio commesso con tua sorella;
lascia libera Roma
e fuggi dal popolo ormai di Cristo.»

Peristephanon
Prudenzio
Liberamente tradotto da Me Medesima

E Prudenzio continua:

«Te Paulus hinc exterminat,
te sanguis exturbat Petri;
tibi id quod ipse armaveras
factum Neronis officit.

Da qui Paolo ti scaccia,
il sangue di Pietro ti espelle;
e contro di te si ritorce ciò che tu stesso avevi armato
l'azione di Nerone.»

Peristephanon
Prudenzio
Liberamente tradotto da Me Medesima

Nel 1754 Antonio Maria Merenda pubblicò a Roma un'edizione delle Opere di papa Damaso e sostenne l'origine romana di Lorenzo assumendo il passo di Prudenzio come sostegno di questa posizione proprio per il modo in cui il martire viene associato ai grandi protagonisti della storia militare romana, Cossus, Camillo e Cesare.
Nel 1756 Francisco Pérez Bayer con il Damasus et Laurentius Hispanis asserti et vindicati, rivendicò invece l'origine spagnola di Damaso e Lorenzo, la sua critica investiva direttamente il valore che Merenda attribuiva al testo di Prudenzio:

«Non etenim Laurentii natales cum Cossi, Camilli, aut Caesaris natalibus: sed triumphi cum triumphis a Prudentio conferuntur.

Infatti Prudenzio non confronta la nascita di Lorenzo con le nascite di Cossus, Camillo o Cesare, ma confronta i trionfi con i trionfi.»

Damasus et Laurentius Hispanis asserti et vindicati
Francisco Pérez Bayer
Liberamente tradotto da Me Medesima

La distinzione formulata da Bayer riguarda dunque il significato stesso del passo. Natales e triumphi appartengono a due piani diversi, Prudenzio non avrebbe fornito in realtà un'indicazione sull'origine di Lorenzo, ma un parallelismo tra diverse forme di vittoria; Cossus, Camillo e Cesare avevano dato a Roma le sue vittorie militari; Lorenzo le dà una vittoria di natura diversa, ottenuta attraverso il martirio.
Il problema dell'origine non poteva essere risolto, secondo Bayer, ricavandolo da un'immagine poetica; il rapporto di Lorenzo con Roma, del resto, è attestato sotto altri profili, lui è il diacono di papa Sisto II, opera all’interno della Chiesa romana e subisce il martirio durante la persecuzione di Valeriano; la sua memoria si lega stabilmente alla città, così come la sua sepoltura e il suo culto, ma il legame con Roma non equivale necessariamente alla nascita a Roma.
Su questo scarto si misura la diversa lettura dei due eruditi e più di un secolo dopo, l'Almanacco Italiano riprende la prima posizione con una formula brevissima: «Era romano, come prova il Merenda».
La banca dati Cult of Saints identifica Lorenzo come diacono e martire di Roma, data il poema di Prudenzio intorno al 400, ma non lo trasforma in una prova del luogo di nascita del santo. La tradizione moderna invece lo presenta spesso come originario della Hispania, talvolta identificata con Osca, l'odierna Huesca. 
L'origine di San Lorenzo rimane dunque una questione discussa, ma sia esso romano o spagnolo, nel cuore della gente è il santo della notte delle stelle cadenti in cui le anime del purgatorio liberate raggiungono il paradiso e i desideri vengono affidati al cielo perché il bello possa accadere.

Lieta Festa di San Lorenzo!
Ciao zia, noi saremo per sempre con te e tu con noi.

giovedì 6 agosto 2026

6 agosto - Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo

Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo - Almanacco Italiano 1896

Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo - Almanacco Italiano 1896


Trasfigurazione di N. S. G. C.

Alcuni interpreti della Santa Scrittura vogliono, che Gesù siasi recato sul monte Ermon (m. 3000) e non gia sul Tabor, che è un piccolo colle, presso Nazaret, in Galilea, assieme con Pietro, Giacomo e Giovanni. Colà il volto di Gesù divenne come sole, e le sue vesti candide come la neve. Allora apparvero Mosè ed Elia, e parlarono con lui. I tre Apostoli caddero a terra, ma Gesù disse loro: Sorgete e non temete.

Ricordi. _________________________________

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Effemeride storica. – 1819. Trattato di pace
Fra il Piemonte e l’Austria. – 1839. Leonetto
Cipriani è nominato governatore della Romagna.

I proverbi del Giovedì. – Quando Dio serra una finestra, apre una porta. – Tutto il male non vien per nuocere.

6 agosto Giovedì
Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo - Almanacco Italiano 1896

L'Almanacco Italiano del 1896, nel ricordare la Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo, ci offre lo spunto per riflettere e per ampliare il discorso sul rapporto fra ciò che una fonte contiene e ciò che le epoche successive vi leggono. I Vangeli siano essi canonici o apocrifi non indicano il nome del monte su cui avviene la Trasfigurazione di Gesù, fin dai primi secoli la tradizione cristiana lo identifica con il Monte Tabor ubicato in Galilea; la scelta non nasce da una dimostrazione geografica, ma dalla memoria liturgica della Chiesa e dalla progressiva sacralizzazione di quel luogo, divenuto meta di pellegrinaggi e sede di edifici di culto.
Il monte, nella simbologia biblica, è spesso il luogo dell'incontro tra Dio e l'uomo, Mosè sale sul Sinai, Elia incontra Dio sull'Oreb, Gesù si trasfigura davanti ai discepoli e identificare il luogo con il Tabor significava quindi inserire l'episodio dentro un codice spirituale riconoscibile dalla comunità cristiana.
Tra XVIII e XIX secolo, con lo sviluppo degli studi biblici, l'esegesi storico-critica muta la prospsttiva della lettura del racconto evangelico, Gesù si trova poco prima nella regione di Cesarea di Filippo alle pendici del Monte Ermon e poiché non è descritto un ritorno verso la Galilea prima della Trasfigurazione, l'Ermon appare ad alcuni interpreti una collocazione geograficamente più plausibile.
I Padri della Chiesa lavoravano all'interno di una tradizione di cui erano parte, la loro interpretazione nasceva dentro la comunità che leggeva e trasmetteva le Sacre Scritture, il loro intento principale non era ricostruire con i criteri moderni la cronologia degli eventi o l'identità storica dei personaggi e dei luoghi, ma comprendere il significato spirituale della narrazione, così come succede nell'omelia XXXIII di Gregorio Magno in cui, come abbiamo già visto, Maria Maddalena è identificata con la peccatrice anonima del Vangelo di Luca e con Maria di Betania, tre figure oggi distinte, ma che in quella lettura antica rispondevano insieme a una domanda teologica sulla trasformazione dell'uomo attraverso la grazia; la peccatrice che incontra Cristo diventa testimone della Risurrezione, un'immagine pastorale e spirituale per una comunità che rifletteva sul peccato, sul perdono e sulla conversione. 
Queste interpretazioni non costituiscono un dogma della fede, sono letture autorevoli, nate all'interno di una determinata cultura e di un preciso metodo esegetico senza cambiare il nucleo del racconto che letto rimane nella sua versione originale.
Quando l'interpretazione si fa reiterpretazione che non restituisce il significato originario di un'opera per trasferirla dentro un nuovo sistema di valori, ci troviamo davanti a qualcosa di diverso e la recente versione cinematografica dell'Odissea di Christopher Nolan, accolta con grande favore da parte della critica e del pubblico e considerata da molti un'opera di grande rilievo artistico, rappresenta un esempio significativo di questo processo; la μῆτις/mêtis, intelligenza astuta che permette ad Odisseo di affrontare un mondo governato dall'incertezza, la sua ὕβρις/hybris, tracotanza che cede all'argoglio, e il κλέος/kleos, gloria destinata a sopravvivere attraverso il racconto delle imprese compiute, vengono marginalizzate per lasciare spazio al senso di colpa che trasporta l'eroe nella contemporaneità. 
Se la nuova versione dovesse consolidarsi nel tempo, sovrapponendosi all'originale potremmo trovarci nella situazione paradossale di dover spiegare ancora una volta, come già accade, che il cristianesimo, a cui la memoria collettiva, notoriamente, associa il senso di colpa, non ha rubato niente a Nessuno.

Lieta Trasfigurazione!

sabato 1 agosto 2026

Il segreto dell'Odissea

" ... «A te più che a ogni altra donna diedero un cuore di pietra gli dei che in Olimpo hanno dimora. Nessuna, con animo tanto ostinato, si terrebbe lontana dall’uomo che, dopo tanto soffrire, nel ventesimo anno è tornato alla terra dei padri. Nutrice, ora preparami il letto perché io possa dormire, anche solo: lei ha un cuore di ferro, nel petto».
Gli rispose la saggia Penelope:
«Non sono superba e non ti disprezzo; non mi meraviglio neppure, so bene com’eri quando partisti da Itaca sulla nave dai lunghi remi. Ma ora preparagli un morbido letto, Euriclea, fuori dal talamo ben costruito che fabbricò con le sue mani: là fuori preparategli il letto e allestite il giaciglio, con pelli di pecora, coperte, tappeti dai mille colori».
Parlò così, e lo metteva alla prova. Irato Odisseo si rivolse alla sposa fedele:
«Donna, hai detto un’amara parola. Chi mai ha spostato il mio letto? Sarebbe difficile anche per un uomo che sa, a meno che un dio non venga e di sua volontà lo collochi altrove. Ma fra gli uomini nessuno al mondo, neanche se molto forte, potrebbe smuoverlo: c’è un grande segreto in quel letto ben lavorato che fabbricai io stesso, e nessun altro. Cresceva, dentro al cortile, un tronco d’olivo dalle foglie sottili, rigoglioso, fiorente, largo come una colonna. Intorno a questo io eressi il talamo, che feci con pietre fittamente connesse e ricoprii con il tetto ben fatto; e la porta applicai, solida e salda. Poi recisi la chioma dell’olivo dalle foglie sottili, il tronco sgrossai dalla radice, lo piallai tutt’intorno con l’ascia di bronzo, abilmente, lo livellai a filo di squadra e ricavai una base che lavorai tutta a traforo. Cominciando da questa levigavo anche il letto, ornandolo d’oro, d’argento, d’avorio. All’interno tesi cinghie di cuoio splendenti di porpora. Ecco, questo è il segreto: e io non so, donna, se è ancora là il mio letto o se l’ha collocato altrove qualcuno, dopo aver tagliato il sostegno di base».
Disse così, e a lei si sciolsero le ginocchia e il cuore, riconoscendo i segni sicuri che le aveva dato Odisseo. Gli corse incontro piangendo, gli gettava le braccia al collo e baciandogli il capo diceva:
«Non adirarti con me, Odisseo, tu che eri il più saggio fra gli uomini. Ci hanno inflitto dolore gli dei, non hanno voluto che noi, uno accanto all’altra, godessimo la giovinezza e alla vecchiaia giungessimo insieme. E dunque ora non adirarti perché non ti ho abbracciato subito, appena ti ho visto. Sempre mi tremava il cuore nel petto, che non capitasse qualcuno a ingannarmi con chiacchiere: sono in molti a tramare ignobili azioni. Neppure Elena d’Argo, figlia di Zeus, si sarebbe unita in amore con uno straniero, se avesse saputo che i figli dei Danai guerrieri l’avrebbero ricondotta a casa nella sua terra. Ma un dio la spinse a compiere quell’atto indegno: lei non aveva nell’animo la funesta follia che fu la prima causa della nostra sventura. Ma adesso che mi hai descritto in modo chiaro il nostro letto - che nessun altro ha veduto, ma tu ed io soli e un’ancella, Attoride, che il padre mi diede in dono quando venni qui e che custodiva le porte del talamo ben costruito -, hai convinto il mio cuore, anche se è molto ostinato» ... "

Odissea - Libro XXIII
Omero
A cura di Maria Grazia Ciani

Il letto di Penelope e Ulisse - Odissea di  Franco Rossi con Irene Papas e Bekim Fehmiu - 1968

Il letto di Penelope e Ulisse - Odissea di  Franco Rossi con Irene Papas e Bekim Fehmiu - 1968

La scena del riconoscimento tra Odisseo e Penelope è una delle più iconiche e belle dell'Odissea, dopo vent'anni di lontananza, i due sposi non si riconoscono dall'aspetto, mutato dal tempo e dalle sofferenze, ma attraverso il segreto condiviso del letto nuziale costruito da Odisseo attorno al tronco vivo di un ulivo, che ne costituisce il sostegno.
Quando Penelope ordina a Euriclea di preparare il letto fuori dal talamo, sa perfettamente che è impossibile spostarlo, è la prova decisiva, solo Odisseo può saperlo e infatti reagisce con indignazione, descrivendo nei minimi particolari come lo costruì con le proprie mani.
L'ulivo è simbolo di stabilità, pace e radicamento; il letto edificato intorno ad esso rappresenta un matrimonio saldo, fondato su radici profonde che il tempo, la distanza e il dolore non hanno potuto recidere. Penelope, con la sua prudenza e la sua intelligenza, si rivela degna compagna di Odisseo, entrambi vincono grazie all'ingegno, lui affrontando il viaggio, lei custodendo la casa e il loro legame. Il riconoscimento non nasce dall'emozione del momento, ma dalla fiducia costruita negli anni ed è forse il messaggio più profondo del poema, il vero amore è anche memoria, pazienza, fedeltà e capacità di attendere.
Questo momento fondamentale dell'opera di Omero, è sostituito da una spilla raffigurante la dea Atena nell'ultima versione cinematografica dell'Odissea molto visiva e a mio avviso fragile nella sceneggiatura dialogata.
Chi ancora non ha visto The Odyssey di Cristopher Nolan e vuole farlo non vada oltre nella lettura di questo post.
Il cavallo rampante, costruito con il legno delle navi dei Greci, viene portato piegato dentro le mura di Troia e poi innalzato all’interno della città, ma come si può con dentro i greci?
I Lotofagi non sono pervenuti e il loto diventa uno strumento nelle mani di Calipso.
Cercasi disperatamente Nausicaa, Arete, Alcinoo e i Feaci.
Polifemo ricorda nell'aspetto il Ciclope di Odilon Renon e nei gesti è il fratello gemello, poco loquace e con un occhio solo del Gollum del Signore degli Anelli; del tutto ignorata la raffinatezza linguistica del "Tu chiedi il mio nome glorioso, Ciclope; io te lo dirò, ma tu dammi il dono che mi hai promesso. Nessuno è il mio nome, Nessuno mi chiamano padre e madre e tutti gli altri compagni".

Odissea - Libro IX
Omero
A cura di Maria Grazia Ciani

Di Eolo non c'è  vento che tira.
I Lestrigoni sono irriconoscibili inscatolati in armature medievali.
Circe, solitaria, senza ancelle, non è più la maga ambigua e potente seduttrice dell'Odissea, ma una creatura sconfitta uscita dall' X-Files di Fox Mulder e Dana Scully; manipola i corpi come fossero creta, affonda le mani nella gola degli uomini come per dare la forma a vasi su un tornio e la magia lascia il posto al body horror. Qui c'è un accenno a una sensibilità contemporanea sulla violenza degli uomini e sulle donne vittime della guerra; è un tema legittimo e importante, più naturale nelle Troiane di Euripide che nell’universo dell’Odissea dove finisce per sovrapporsi al poema anziché nascere da esso.
Ermes dov’è?
Le Sirene cantano, ma il privilegio di ascoltare la loro voce è solo di Ulisse e noi abbiamo le orecchie tappate con la cera come l'equipaggio.
Svolta verso Scilla che Cariddi è peggio.
Ciliegina sulla torta il senso di colpa di Odisseo per l'inganno del Cavallo di Troia che non appartiene all'eroe omerico. Alla corte di Alcinoo, Odisseo piange ricordando la guerra, ma non perché rinneghi l'inganno o si penta della caduta di Troia; le sue lacrime sono il dolore del reduce, non un rimorso morale che dura giusto il tempo di nascondere le armi per fare strage di Proci, con la morte di Antinoo che attraverso il lotto di sorteggio, legato alla coscrizione per la guerra di Troia, conficcatogli in gola e appartenuto a Sinone, personaggio della tradizione troiana noto soprattutto dall'Eneide, ma assente nell'Odissea; assume i toni di una vera e propria esecuzione accentuando una violenza che si avvicina più all'horror che all'epica. 
Laerte cercasi disperatamente.

Capisco la libertà di reinterpretare un classico e la volontà di proporre una lettura personale, ma perché proporre elementi estranei alla storia, già visti in altri luoghi e banalizzare quelli che la caratterizzano? Forse piacerà ai più giovani; ma, da classicista, faccio fatica a riconoscere l'Odisseo di Omero, la sua personalità e, con lui, molti degli altri personaggi; per questo continuerò a portare nel cuore l'Odissea e il suo straordinario adattamento televisivo del 1968 di Franco Rossi con Irene Papas e Bekim Fhmiu, un capolavoro dove il viaggio non era soltanto un susseguirsi di sequenze veloci che sfuggono prima di aver avuto il tempo di introiettarle, ma il racconto dell'ingegno, della nostalgia, dell'attesa, del νόστος/nostos - ritorno alla propria patria, alla propria casa, alla famiglia, alla propria identità; e, infine, del riconoscimento.
L'Odissea non si conclude con la caduta di Troia, ma con un letto che nessuno può spostare e con un figlio che a casa ritrova il padre.

sabato 25 luglio 2026

25 luglio - San Giacomo Apostolo Maggiore

San Giacomo Apostolo Maggiore - Almanacco Italiano 1896

San Giacomo Apostolo Maggiore - Almanacco Italiano 1896

Era Galileo e figlio di Zebedeo e di Salome.
Fu fratello di S.Giovanni Evangelista ed
ambedue viveano in Betsaida, ove con la pesca
tiravano la vita assieme con Simone (Pietro).
Fu presente ai più grandi misteri e prodigi
operati da Gesù. Predicò dopo l'Ascensione
nella Spagna e poi ritornò in Gerusalemme,
ove sostenne il martirio l'anno 43 sotto Agrippa.
— S. Crocifissio, patrono di Mezzoiuso.

Ricordi. _______________________________

Effemeride storica. — 1821. Nicola Antonio
Angeletti, primo martire della libertà italiana,
convinto di carbonarismo, è frustato dal boia
per quattr'ore per le vie di Napoli con sferza
di funi e chiodi, poi passato di carcere in
carcere chiuso finalmente per 4 anni nell'orrida
fossa del Maretimo. — 1844. Attilio
ed Emilio Bandiera, con sette compagni, sono
fucilati in Cosenza. — 1848. Battaglia di Custoza,
che dura sino alle 6 di sera. I Piemontesi
si ritirano su Villafranca.

Un pensiero al giorno. — lo vi dirò, conservate
la pace se ò possibile: ma aggiungerò
pure, resistete prontamente, risolutamente,
senza esitazione alla prima aggressione, accada
quel che si voglia.                  (Sheridan).

25 luglio Sabato
San Giacomo Apostolo Maggiore - Almanacco Italiano 1896

Un italiano, che il 25 luglio 1896 apriva l'Almanacco Italiano, iniziava la giornata leggendo poche righe dedicate a San Giacomo il Maggiore, uno dei dodici apostoli; pescatore di Betsaida, fratello di San Giovanni, evangelizzatore della Spagna e martire a Gerusalemme. Era una commemorazione che soprattutto nelle campagne segnava il vero calendario dell'anno in cui le feste patronali scandivano il tempo più delle date civili e cadendo nel pieno della stagione della mietitura, la ricorrenza di San Giacomo costituiva in molte zone anche un importante punto di riferimento del calendario agricolo, se il paese lo aveva come patrono, chi lavorava la terra, se possibile, sospendeva il lavoro almeno per assistere alle funzioni religiose e la giornata veniva caratterizzata dalla Messa solenne, dalla processione, dalla banda musicale, dal mercato, dal pranzo in famiglia e dai fuochi d'artificio alla sera. Nel 1896 l'Italia aveva soltanto trentacinque anni di vita come Stato unitario e l'almanacco ricordava, come abbiamo già visto, gli episodi del Risorgimento che per un lettore dell'epoca equivalevano, più o meno, a quanto per noi possono essere gli eventi degli anni Ottanta del Novecento. Seguiva la frase del giorno di Richard Brinsley Sheridan che appare ben centrata in quanto alla fine dell'Ottocento si respirava un forte patriottismo, alimentato dal ricordo delle guerre d'indipendenza e dall'idea che il carattere nazionale dovesse fondarsi su coraggio, disciplina e sacrificio.
Sono passati 130 anni ed è ancora la festa di San Giacomo Apostolo il Maggiore, ma il modo di viverla è molto diverso; per gran parte degli italiani il 25 luglio è una data estiva che si vive in vacanza o programmando il fine settimana; le spiagge sono affollate, i centri storici ospitano eventi serali e molti paesi organizzano sagre.
La festa religiosa continua ad avere grande importanza e resta una ricorrenza profondamente sentita nei paesi dove il culto è radicato, le celebrazioni mantengono ancora molti elementi tradizionali, diventando anche occasione di ritrovo per emigrati e visitatori ed lì che si mantiene la stessa ritualità dell'epoca passata; se un abitante del 1896 potesse passeggiare oggi durante una festa patronale dedicata a San Giacomo, riconoscerebbe il suono della banda, la statua del santo portata in processione, le campane, il profumo dell'incenso, le luminarie, le famiglie riunite in piazza; mentre lo stupirebbero le automobili e le motociclette, i telefoni cellulari, le fotografie e i video in diretta, i fuochi d'artificio sincronizzati con la musica e i turisti provenienti da ogni parte del mondo.
Cambiano i mezzi, gli abiti e la tecnologia, ma quando una processione attraversa le vie di un paese in un caldo sabato di luglio, il legame con quel 25 luglio 1896 resta sorprendentemente riconoscibile come il desiderio di ritrovarsi come comunità attorno a una ricorrenza condivisa che diventa uno degli aspetti che attraversa il tempo delineando un filo rosso di continuità.

Lieta Festa di San Giacomo il Maggiore!

Per ulteriori informazioni:

mercoledì 22 luglio 2026

22 luglio - Santa Maria Maddalena Penitente

Santa Maria Maddalena Penitente - Almanacco Italiano 1896

Santa Maria Maddalena Penitentae - Almanacco Italiano 1896

Era di Magdala, castello sul lago di Genesareth, 
e per le sue dissolutyezze divenne lo 
scandalo della Galilea. Pentitasi delle sue 
colpe gittossi ai piedì di Gesù, che fu sempre 
il suo amore. Ella lo seguì nel ministero e
fino sotto la croce e dopo la morte. Festa
in S. Giovanni Laterano, ove riposano le
sue reliquie.

Ricordi. _____________________________

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____________________________________

Effemeride storica. – 1854. Scoppia in Parma
un moto inserruzionale mazziniano, facilmente
represso dalle soldatesche ducali. – 
1860. Vittorio Emanuele invita Garibaldi a 
rinunziare al disegno di portare la insurrezione
dalla Sicilia in terraferma.

Un pensiero al giorno. - Quella guerra è
giusta, ch'è necessaria, e quelle armi sono
pietose, dove non si spera in altro che elle.
                                       (Macchiavelli)

22 luglio Mercoledì
Santa Maria Maddalena Penitente

Il 22 luglio l'almanacco del 1896 ricorda come oggi «S. Maria Maddalena Penitente» e la descrive come una donna che, «per le sue dissolutezze, divenne lo scandalo della Galilea». Sono poche righe, ma raccontano bene quale fosse l'immagine di Maria Maddalena ormai radicata nell'immaginario occidentale alla fine dell'Ottocento: quella della prostituta convertita, esempio di pentimento e di misericordia.
Maria Maddalena prende il nome da Magdala, l'ebraica Migdal - Torre, un villaggio sulla sponda occidentale del lago di Gennesaret, conosciuto anche come lago di Tiberiade o Mare di Galilea. Il centro è generalmente identificato con l'antica Tarichea, ricordata da Flavio Giuseppe come un importante luogo di pesca, lavorazione e commercio del pesce.
È patrona delle prostitute pentite, dei penitenti e dei parrucchieri; nell'iconografia è quasi sempre riconoscibile dall'ampolla degli aromi; la su immagine è il risultato di un lungo processo interpretativo nel quale, nel corso dei secoli, finiscono per sovrapporsi la discepola guarita da Gesù, la peccatrice perdonata e la prima testimone della Risurrezione.

"Καὶ ἐγένετο ἐν τῷ καθεξῆς, καὶ αὐτὸς διώδευεν κατὰ πόλιν καὶ κώμην, κηρύσσων καὶ εὐαγγελιζόμενος τὴν βασιλείαν τοῦ Θεοῦ· καὶ οἱ δώδεκα σὺν αὐτῷ,
καὶ γυναῖκές τινες αἳ ἦσαν τεθεραπευμέναι ἀπὸ πνευμάτων πονηρῶν καὶ ἀσθενειῶν, Μαρία ἡ καλουμένη Μαγδαληνή, ἀφ’ ἧς δαιμόνια ἑπτὰ ἐξεληλύθει,
καὶ Ἰωάννα γυνὴ Χουζᾶ ἐπιτρόπου Ἡρῴδου, καὶ Σουσάννα, καὶ ἕτεραι πολλαί, αἵτινες διηκόνουν αὐτῷ ἐκ τῶν ὑπαρχόντων αὐταῖς."

"In seguito egli se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. 
 C'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demòni
Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni.

Luca 8, 1-3

Luca la presenta semplicemente come una delle donne che seguono Gesù dopo essere state guarite; ricorda che da lei, senza specificarne la natura, erano usciti «sette demòni» e che, insieme ad altre donne, sosteneva il ministero di Gesù con i propri beni; non la definisce mai peccatrice, né tanto meno prostituta ed è solo nella tradizione successiva che gli «spiriti cattivi» vengono interpretati simbolicamente come vizi.
Lo stesso Vangelo nel verso precedente racconta l'episodio della donna definita ἁμαρτωλός/hamartōlós - peccatrice, che entra nella casa di Simone il fariseo, bagna di lacrime i piedi di Gesù e li unge con il profumo.

"Ἠρώτα δέ τις αὐτὸν τῶν Φαρισαίων ἵνα φάγῃ μετ᾽ αὐτοῦ· καὶ εἰσελθὼν εἰς τὴν οἰκίαν τοῦ Φαρισαίου κατεκλίθη.
Καὶ ἰδού, γυνὴ ἐν τῇ πόλει ἥτις ἦν ἁμαρτωλός, καὶ ἐπιγνοῦσα ὅτι ἀνάκειται ἐν τῇ οἰκίᾳ τοῦ Φαρισαίου, κομίσασα ἀλάβαστρον μύρου,
 καὶ στᾶσα παρὰ τοὺς πόδας αὐτοῦ ὀπίσω κλαίουσα, ἤρξατο βρέχειν τοὺς πόδας αὐτοῦ τοῖς δάκρυσι, καὶ ταῖς θριξὶ τῆς κεφαλῆς αὐτῆς ἐξέμασσε, καὶ κατεφίλει τοὺς πόδας αὐτοῦ, καὶ ἤλειφε τῷ μύρῳ".

"Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. 
Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; 
e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.

Luca 7, 36-38

Anche in questo caso il testo non specifica quale sia il peccato della donna; il termine greco indica semplicemente una persona ritenuta lontana dalla Legge o moralmente compromessa; non identifica necessariamente una prostituta, inoltre Luca non ne rivela il nome.
Nell'omelia XXXIII del 591 sui Vangeli, Gregorio Magno identifica questa peccatrice con Maria Maddalena e, insieme, con Maria di Betania; nasce così, nella tradizione latina, una figura unitaria che vede una donna peccatrice, convertita dalla misericordia di Cristo, che trasforma gli stessi strumenti del peccato in strumenti di penitenza.

"... Se penso al pentimento di Maria, sorge in me un desiderio di pianto più che di parole. C’è forse qualcuno con un cuore così di pietra da non essere mosso a contrizione di fronte alle lacrime di questa peccatrice? Ella considerò le colpe passate e non volle porre freno al suo atteggiamento di penitente. Entrò durante il convito, venne non invitata, e versò lacrime di fronte alla mensa imbandita. Rendetevi conto dell’amarezza di questo dolore che non si vergogna di manifestarsi neppure in un banchetto. questa donna peccatrice di cui parla Luca, che da Giovanni è chiamata Maria, riteniamo sia quella Maria dalla quale Marco afferma furono cacciati sette demoni. Questi sette demoni cosa indicano se non tutti i vizi? Come infatti tutto il tempo è simbolicamente compreso nei sette giorni, così tutto il complesso di una realtà viene indicato col numero sette. Maria dunque ebbe sette demoni perché fu macchiata di ogni vizio. Ma ecco che si rende conto del suo stato di colpa, corre per essere purificata alla fonte della misericordia, senza arrossire di fronte ai convitati. Presa da un sentimento di vergogna per lo stato della sua coscienza, pensò di non dover arrossire per quell’atteggiamento esterno. Nascerà maggior meraviglia in noi di fronte a Maria che si presentò o a Gesù che la accolse? E Gesù semplicemente la accolse o la attirò? Direi che la attirò e la accolse. Egli infatti toccandole il cuore nella sua misericordia la attirò, e poi la accolse con benignità. Esaminiamo allora il testo evangelico e vediamo le varie fasi di questa conversione ..."
" ... È chiaro, fratelli, che questa donna, nella vita di peccato che prima conduceva, usava l’unguento per profumare le sue carni, ma ciò che prima era stato strumento di seduzione, ora veniva da lei generosamente offerto a Dio. I suoi occhi si erano posati cupidi sulle bellezze terrene: ora esprimevano l’amarezza di un pianto di penitenza. I capelli erano serviti per dar fascino al volto: ora asciugavano le lacrime. La bocca aveva pronunciato parole tracotanti: ora, baciando i piedi del Signore, si poneva sulle orme del Redentore. Ogni strumento di piacere fu dunque da lei reso mezzo di olocausto e le sue numerose colpe furono sostituite con tanti atti di virtù, cosicché tornò a lode di Dio, nella penitenza, ciò che era stato rivolto contro Dio nella colpa ..."

Omelia XXXIII tenuta al popolo nella Basilica di S. Clemente, la feria sesta delle quattro tempora di settembre 
 Omelie sui Vangeli e Regola pastorale
San Gregorio Magno
A cura di Giuseppe Cremascoli

L'influenza di Gregorio è enorme e la sua interpretazione, che non vuole degradare Maria Maddalena attribuendole un marchio di disonore, ma segue la logica spirituale della tradizione, e vede nella peccatrice assunta come discepola l'espressione della grandezza di Cristo che accoglie e restituisce dignità a chi nessuno l'avrebbe restituita, viene ripresa e sviluppata; tra VIII e IX secolo lo Pseudo-Girolamo, commentando Marco, collega Maria Maddalena alla misericordia riservata ai peccatori.
"... Surgens autem Jesus primo mane sabbati, Mariae Magdalenae primo ostenditur: de qua ejecerat septem daemonia, quia meretrices, et publicani praecedunt synagogam in regnum Dei: ut latro praecessit apostolos ..."

"... Risorto poi Gesù, il primo giorno della settimana, al mattino presto, si manifesta per prima a Maria Maddalena, dalla quale aveva scacciato sette demoni; poiché le meretrici e i pubblicani precedono la sinagoga nel regno di Dio, come il ladrone precedette gli apostoli ..."

Commentario a Marco
Pseudo Girolamo
Liberamente tradotto da Me Medesima

Il riferimento evangelico alle «meretrici» che precedono nel Regno di Dio, ripreso da 

"... E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio ..." 

Matteo 21, 31 

crea un'associazione destinata ad avere un lungo seguito. Maria Maddalena non viene ancora definita direttamente prostituta, ma la sua identificazione con la peccatrice di Luca e l'accostamento alle meretrices evangeliche finiscono per fondersi nell'immaginario medievale.
Nel IX secolo Rabano Mauro raccoglie la tradizione gregoriana, ma introduce un accento diverso; la Maddalena resta la peccatrice riconciliata con Dio, ma è soprattutto la donna scelta dal Cristo risorto per annunciare agli apostoli la Risurrezione.

"...  Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli e di' loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». 
Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto ..".

Giovanni 20,17-18

La conversione non rappresenta più il punto d'arrivo della sua vicenda, ma il fondamento della missione che le viene affidata.
Tra la fine dell'XI e l'inizio del XII secolo il linguaggio si fa ancora più esplicito, Onorio di Autun utilizza ormai l'espressione vulgaris meretrix  - prostituta pubblica, attribuendola direttamente a Maria Maddalena.

"... Haec Maria in Magdalum castellum marito traditur, sed ab eo in Hierosolimam fugiens, generis inmemor, legis Dei oblita, vulgaris meretrix efficitur, et postquam se sponte fecit turpitudinis prostibulum, facta est jure daemoniorum delubrum..." 

"... Questa Maria fu data in moglie nel castello di Magdala; ma, fuggendo da lui a Gerusalemme, dimentica della sua stirpe e della legge di Dio, divenne una prostituta pubblica; e, dopo essersi spontaneamente fatta bordello della propria dissolutezza, divenne a buon diritto dimora dei demoni ..."

Sermone De sancta Maria Magdalena, contenuto nello Speculum ecclesiae
Honorius Augustodunensis
Liberamente tradotto da Me Medesima

Questo è uno dei primi testi in cui la figura della prostituta appartiene ormai pienamente alla biografia della santa. Ciò che nei Vangeli non era mai stato affermato diventa, attraverso secoli di interpretazioni, un elemento stabile della tradizione occidentale.
Nel XIII secolo, Tommaso d'Aquino richiama l'attenzione su un altro aspetto della sua figura, commentando il Vangelo di Giovanni, non insiste sul passato della Maddalena, ma sulla missione ricevuta dal Risorto.

"... Tertio habuit apostolatus officium; unde et apostolorum apostola dicitur, quia officium apostolorum exercuit, scilicet nuntiando Christi resurrectionem discipulis ..."

"... Terzo, ebbe l’ufficio dell’apostolato; per questo è detta apostola degli apostoli, perché esercitò l’ufficio degli apostoli, cioè annunciando ai discepoli la Risurrezione di Cristo ..."

Commento al Vangelo di Giovanni
Tommaso d'Aquino
Liberamente tradotto da Me Medesimo

Per questo la definisce «Apostolorum Apostola Apostola degli Apostoli», è la prima a ricevere l'annuncio pasquale e la prima a comunicarlo ai discepoli.
Pochi decenni più tardi Jacopo da Varagine raccoglie l'intera tradizione medievale; la Maddalena vi appare insieme penitente, contemplativa, predicatrice e prima annunciatrice della Risurrezione.

"... Predicando un giorno la beata Maria Maddalena, disse questo Principe.
Credi tu poter difendere la fede la quale tu predichi? Alquale rilpose Maddalena; Si certo, ch'io sono presta à difenderla, si come fortificata, & confermata co' miracoli quotidiani, e con la predicazione del nostro Maestro Pietro, che è Pontefice in Roma ..."

Legenda Aurea
Jacopo da Varagine
Trauzione R. D. Nicolo Manerbio

Nei secoli successivi è soprattutto l'immagine della peccatrice pentita a imporsi nell'arte e nella devozione; le lunghe chiome, il vaso degli aromi, le lacrime e la vita eremitica diventano gli attributi con cui pittori e predicatori la rappresentano, facendo della sua figura il simbolo della conversione e della misericordia divina.
La ricerca biblica moderna, invece, torna ai testi evangelici distinguendo nuovamente Maria Maddalena dalla peccatrice di Luca e da Maria di Betania; si riscopre così la figura originaria della discepola fedele, presente ai piedi della croce, testimone del sepolcro vuoto e prima annunciatrice della Risurrezione, una prospettiva che la tradizione cristiana orientale non aveva mai completamente abbandonato.
Nel 2016, per espressa volontà di papa Francesco, la memoria liturgica di Santa Maria Maddalena viene elevata al grado di festa; il decreto richiama l'antica definizione di Tommaso d'Aquino, «Apostola degli Apostoli», e propone la Maddalena come «colei che amò Cristo e fu molto amata da Cristo», «testimone della divina misericordia» e modello per la Chiesa di oggi.
Così, rileggendo quelle poche righe dell'almanacco del 1896, si comprende come esse raccontino non tanto ciò che dicono i Vangeli, quanto il punto d'arrivo di oltre un millennio di interpretazioni.
Ogni epoca ha letto Maria Maddalena secondo la propria sensibilità, proiettando su di lei domande, paure e ideali del proprio tempo, ma il gesto di Cristo continua a parlare con la stessa forza, egli affida il primo annuncio della Risurrezione non a un'autorità religiosa, non a uno degli apostoli, ma a una donna che aveva conosciuto la sua misericordia e gli era rimasta fedele fino alla croce. È da questo fatto, prima ancora che dalle interpretazioni della storia, che nasce il significato più profondo della figura di Maria Maddalena.

Lieta Festa di Maria Maddalena e grazie di cuore per tutti gli auguri alla mia zietta!

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