sabato 20 giugno 2026

Il becco del Geranium Robertianum

"... Oltre à ciò riprende il Ruellio contra à Hermolao coloro, che si presumono che sia l'Acus pastoris, quella, che chiamiamo noi Ruberta. Ma egli in ciò maggiormente deve esser ripreso, credendosi, che la Ruberta sia la vera Mirrhide, Ma per dire il mio parere intorno alla Ruberta, parmi veramente, che altro non possa esser ella, che spetie di quel Geranio, il qual scrive Plinio essere de i Latini: per havere ella le frondi intagliate, quasi simili, odore molto acuto, fiore rossigno, & capi parimente di gru come l'altre spetie di Gruarie. Ma che questa sia la Mirrhide come si pensa il Ruellio, non mi pare in modo alcuno di consentire, imperochè oltre al ricercare l'ordine di Dioscoride, che quando così fusse, dovrebbe il capitolo dell Mirrhis essere disfatto qui sotto il Geranio, per essere la Ruberta una spetie di Gruaria; non veggio, che Dioscoride dica, che la Mirrhis sia tutta rosseggiante, ne ch'ella habbia le teste di gru, ne acutissimo odore, come apparentemente si vede nella Ruberta: ma bene, ch'ella è nelle frondi, & nel fusto simile alla cicuta, & che la sua radice è molle, & ritonda, non ingrata ne i cibi, Il che in modo alcuno non si ritrova nella Ruberta, come più ampiamente diremo nel quarto libro al proprio capitolo."

Dioscoride a cura di Pietro Andrea Mattioli

Immaginate un vecchio muro ombroso coperto di muschi; un sentiero di campagna dopo la pioggia o il suono fresco di una sorgente nascosta tra felci e pietre umide; è in questi luoghi discreti che l'Erba Roberta compare con il suo portamento fragile e spettinato; osservandola attentamente rivela una grazia antica e malinconica; cara alla medicina popolare e agli antichi speziali era raccolta per arrestare il sangue, favorire la cicatrizzazione delle ferite e lenire le irritazioni cutanee e i disturbi gastrointestinali.
Il nome Geranium robertianum è composto dal termine greco γέρανος/geranos - gru, in riferimento alla forma del frutto che ricorda il becco dell'uccello, più l'epiteto specifico robertianum, generalmente collegato all'antico nome medievale Herba Roberti - Erba di Roberto che secondo la tradizione erboristica e devozionale sarebbe riferito a un santo di nome Roberto o Ruperto identificato da alcuni con Roberto di Molesme fondatore dell'ordine cistercense e da altri con san Ruperto di Salisburgo. L'associazione all'uso medicinale della pianta ha favorito la nascita di racconti e credenze che la collegavano alla medicina monastica e alle virtù curative attribuite ai santi guaritori, veniva  conservata nelle abitazioni come pianta beneaugurante. 
Una variante interpretativa si rifà invece al latino ruber - rosso in allusione alla caratteristica colorazione rossastra che la pianta può assumere.
Nel 1753 Carl Linnaeus la descrive in Species Plantarum, la denominazione e la collocazione tassonomica vengono fissate stabilmente in questa opera fondativa della nomenclatura botanica moderna e nei secoli successivi viene ampiamente riportata nelle flore europee come specie spontanea comune del genere Geranium.

Geranium Robertanium - Erba Roberta

" Geranio. L. 897. Geranio, Erba di Robert.
Calice e corolla con cinque foglie o petali. Dieci stami, appena fusi. Una foglia di pistillo che termina con cinque stimmi riflessi persiste su una fila di semi (cinque in totale) che formano un cerchio orizzontale alla sua base. I semi sono racchiusi in altrettanti loculi aderenti al pistillo."

Histoire des plantes de Dauphiné 
Villars Dominique - 1786
Liberamente tradotto da Me Medesima

Nel corso del XIX secolo la specie diviene oggetto di osservazioni floristico-descrittive, soprattutto per la variabilità morfologica delle popolazioni naturali; le differenze legate a dimensioni, l'intensità della pigmentazione rossastra, lo sviluppo della pelosità e l'adattamento ecologico portano alla descrizione di forme e varietà infraspecifiche, senza modificare il riconoscimento della specie come unità autonoma.
Tra il XX e il XXI secolo studi di morfologia comparata, citologia ed ecologia hanno confermato la validità di Geranium robertianum come specie distinta, chiarendone i rapporti con taxa affini e definendone con maggiore precisione distribuzione e caratteri diagnostici.

Geranium Robertanium - Erba Roberta

Appartiene alla famiglia delle Geraniaceae ed è una specie originaria dell'Europa, dell'Asia occidentale e dell'Africa settentrionale; tipica degli ambienti ombrosi, boschi, margini forestali, siepi, muri e ruderi su suoli ricchi di sostanza organica; oggi è ampiamente naturalizzata in numerose regioni temperate del mondo.
Geranium robertianum popolarmente conosciuto come Becco di gru, Erba cimicina per l'odore che emana, Erba di San Roberto, Erba Roberta, Geranio di san Roberto, Geranio selvatico, Zampa di gru; Hierba de San Roberto in spagnolo; Erva-de-São-Roberto in portoghese; Herb Robert, Red Robin, stinky Bob e Storksbill in inglese; Ruprechtskraut in tedesco; Herbe à Robert in francese; erbacea annuale o biennale può raggiungere i 50 centimetri d'altezza; il fusto rossastro, fragile e ramificato è ricoperto da peli ghiandolari, le foglie lungamente picciolate, morbide e profondamente divise in tre o cinque segmenti assumono spesso tonalità rosse o bronzee, soprattutto nelle esposizioni luminose o durante l'autunno; i piccoli fiori, formati da cinque petali rosa vivo o rosati striati di chiaro, sbocciano dalla primavera fino ai primi freddi; il frutto allungato ricorda il rostro di una gru e a maturità si apre scagliando i semi a distanza.
Contiene: acidi fenolici come acido caffeico, acido clorogenico e acido gallico; flavan-3-oli come catechine; flavonoidi e glicosidi flavonoidici come kaempferolo, quercetina e derivati; tannini idrolizzabili ed ellagitannini come geraniina; vitamina C.
Evidenze etnobotaniche e dati sperimentali in vitro suggeriscono attività biologiche compatibili con proprietà antibatteriche, antimicrobiche, antinfiammatorie, antiossidanti, astringenti, cicatrizzanti, emostatiche e antidiarroiche.

Geranium Robertanium - Erba Roberta

Nel linguaggio dei fiori il Geranium robertianum rappresenta salda devozione, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità, senza differenziazione tra metaboliti primari e secondari, perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

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venerdì 19 giugno 2026

La luna crescente si avvicina a Regolo e Venere illumina il Presepe

Nel silenzio della sera, la Luna crescente si avvicina a Regolo, dal latino rex - re più il suffisso diminutivo - ulus - piccolo re, la stella del re che da millenni rappresenta il cuore del Leone celeste.
 
Luna e Regolo nella costellazione del Leone - 19 giugno 2026

Luna e Regolo nella costellazione del Leone - 19 giugno 2026

Venere invece, verso l'orizzonte occidentale si affianca all'Ammasso del Presepe, noto oggi agli astronomi come Messier 44 o NGC 2632 (M44); si trova nella costellazione del Cancro, è uno degli oggetti celesti conosciuti fin dall'antichità e a occhio nudo appare come una debole macchia luminosa; fu osservato e descritto già da Greci e Romani, il suo nome deriva dal latino Praesepe - mangiatoia perché era immaginato come una greppia con due stelle guardiane chiamate Asellus Borealis e Asellus Australis che rappresentano due asinelli intenti a nutrirsi. Solo con il telescopio si scoprì che quella tenue nube era in realtà un vasto ammasso aperto situato a circa 580 anni luce dalla Terra, formato da centinaia di stelle nate insieme circa 600-700 milioni di anni fa; seguono Giove, Mercurio, Polluce e Castore. 

Venere, Ammasso del Presepe nella costellazione del Cancro, Giove Mercurio, Polluce e Castore - 19 giugno 2026

Venere, Ammasso del Presepe nella costellazione del Cancro, Giove Mercurio, Polluce e Castore - 19 giugno 2026 

Il becco del Geranium Purpureum

" Geranium purpureum N. (nova species, nuova specie) presso il Pont-de-Claix, sui terreni rocciosi.
Le foglie, come l'intera pianta, sono rossastre; i petali sono piccoli; gli stami, alla base, sono distanti dal calice e appaiono quasi sostenuti da un piccolo peduncolo."


Histoire des plantes de Dauphiné
Villars Dominique - 1786
Liberamente tradotto da Me Medesima

La storia documentata di questo geranio, comune soprattutto nelle zone costiere, nei terreni disturbati, lungo muri, sentieri, ruderi e aree incolte, inizia nel febbraio del 1786 con Dominique Villars, medico e botanico del Delfinato che studiando la flora alpina e prealpina francese, lo riconobbe come specie distinta dalle altre note all'epoca; una seconda descrizione arriva nello stesso anno con Flora Delphinalis, ulteriori dettagli morfologici compaiono nell'Histoire des plantes de Dauphiné del 1788 a cui si aggiungono le illustrazioni nell'edizione del 1789.
Nel XIX secolo molti botanici notaronono la forte somiglianza con il Geranium robertianum; alcuni autori ritennero che non meritasse il rango di specie autonoma e la riclassificarono come varietà o sottospecie diel Geranium robertianum, nacquero così nomi come Geranium robertianum subsp. purpureum e per oltre un secolo la sua posizione tassonomica rimase discussa.
Tra il XX e il XXI secolo, gli studi moderni di morfologia, citologia e sistematica hanno progressivamente rafforzato l'idea che Geranium purpureum sia una specie distinta; differenze nei fiori, nelle antere, nei frutti e nel numero cromosomico rispetto al Geranium robertianum hanno contribuito a consolidarne il riconoscimento e oggi il nome accettato è nuovamente Geranium purpureum Vill. nella maggior parte delle banche dati botaniche internazionali.

Geranium Purpureum

Il nome Geranium purpureum è composto dal termine greco γέρανος/geranium - gru, per la somiglianza del frutto con il becco dell'uccello, più l'epiteto specifico purpureum dal latino purpureus -purpureo, color porpora che allude alle tonalità rossastre che caratterizzano spesso la pianta.
Appartiene alla famiglia delle Geraniaceae, è originario delle regioni mediterranee dell'Europa meridionale, dell'Africa settentrionale, dell'Asia occidentale e probabilmente era presente da lungo tempo prima di essere riconosciuto formalmente dalla botanica scientifica moderna, nel corso degli ultimi due secoli ha ampliato la propria distribuzione, favorito dalle attività umane e dai trasporti e si è diffuso in numerose regioni del mondo, inclusi Nord e Sud America, Australia, Nuova Zelanda e Corea.
Geranio purpureo polarmente conosciuto come Geranio minore o piccolo, Geranio selvatico; Geranio purpúreo in spagnolo, Gerânio-púrpura o gerânio purpúreo in portoghese; Little purple crane’s-bill e Purple crane’s-bill in inglese; Purpur-Storchschnabel in tedesco; Géranium pourpré e Petite herbe à Robert in francese; è un erbacea annuale o biennale, raggiunge un'altezza compresa tra 10 e 40 cm.; il fusto sottile, ramificato, spesso rossastro o violaceo è ricoperto da peli morbidi e ghiandolari che gli conferiscono un aspetto leggermente appiccicoso; le foglie alterne lungo il fusto, dal verde virano verso sfumature rossastre, sono profondamente divise in 5-7 lobi incisi e dentati e hanno un picciolo relativamente lungo nelle foglie basali; i fiori piccoli, circa 8-12 mm di diametro, fioriscono da marzo fino all'estate avanzata, sono riuniti in coppie su lunghi peduncoli, hanno cinque petali, di colore rosa intenso, porpora o violetto-rosato; generalmente più corti rispetto a quelli di altre specie simili come Geranium robertianum; il frutto è uno schizocarpo dalla forma allungata con un caratteristico becco centrale lungo 1–2 cm., a maturazione si divide in 5 segmenti che contengono 5 piccoli semi ovali e bruno-scuro.
Contiene: acidi fenolici come acido caffeico, acido clorogenico e acido gallico; flavonoidi e glicosidi flavonoidici come kaempferolo, quercetina e derivati; tannini idrolizzabili ed ellagitannini; flavan-3-oli come catechine.
Evidenze etnobotaniche e dati sperimentali in vitro suggeriscono attività biologiche compatibili con proprietà antibatteriche, antimicrobiche, antinfiammatorie, antiossidanti e astringenti..
Nella tradizione popolare il Geranium purpureum non presenta usi distinti e ben documentati rispetto ad altre specie del genere; veniva probabilmente impiegato per le sue proprietà astringenti e depurative in preparazioni casalinghe come decotti o infusi leggeri per disturbi intestinali e in impacchi o lavaggio per piccole irritazioni cutanee. Molte delle sue poprietà sono riportate in studi preliminari in vitro, mancano ancora studi clinici sull'uomo, quindi non ha ancora indicazioni terapeutiche consolidate come per altre specie medicinali.

Nel linguaggio dei fiori il Geranium purpureum rappresenta salda devozione, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità, senza differenziazione tra metaboliti primari e secondari, perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

Per chi è interessato
Brucia con le coccole il legno di ginepro

giovedì 18 giugno 2026

La Luna sull'antica via degli astri erranti

La Luna crescente prosegue il suo cammino lungo l'antica via degli astri erranti, oltrepassa Venere che viene seguita da Giove e Mercurio. Polluce si rivolge a Giove, mentre Castore accompagna Mercurio in una linea che si distende fino a Saturno.
Stelle e pianeti si intrecciano in un disegno sospeso tra il blu del crepuscolo e l'oscurità della notte nascente.

La Luna, Venere, Giove, Mercurio, Polluce e Castore

Luna, Venere, Giove, Mercurio con sopra Polluce e Castore e sotto Saturno che non si vede 

mercoledì 17 giugno 2026

A Occidente la Luna bacia Venere

La Luna crescente sta attraversando il cielo d'Occidente, segue la via che gli antichi attribuivano agli dèi erranti; ieri ha incontrato Mercurio, il messaggero dalle ali d'oro, ha poi sfiorato il regno di Giove, sovrano del cielo che osserva l'avvicinamento a Venere.
La dea della notte e la dea della bellezza una accanto all'altra scrivono il loro racconto con un inchiostro di luce e sopra di loro vegliano i Gemelli, Castore e Polluce, mentre sotto l'orizzonte il giorno si spegne lentamente.

Bacio tra Venere e Luna 17 giugno 2026

Venere e Luna

Allineamento Venere, Luna, Giove 17 giugno 2026

Venere, Luna e Giove

Venere e Luna, Giove, Polluce e Castore 17 giugno 2026

Venere, Luna, Giove, Polluce e Castore 

martedì 16 giugno 2026

A Occidente Mercurio bacia la Luna

La notte scende lentamente sugli ultimi giorni di primavera e il cielo d'Occidente si anima di luci e di incontri; a sinistra brillano Venere e Giove, a destra vegliano Polluce e Castore, mentre al centro Mercurio si congiunge alla prima falce della Luna crescente.
Lì nello stesso angolo appena sopra l'orizzonte, stelle, pianeti e il nostro satellite compongono un quadro di rara bellezza.

Congiunzione Luna Mercurio con Venere e Giove; Polluce e Castore - 16 giugno 2026

In alto a sinistra Venere, segue Giove, Mercurio e la Luna, sopra Polluce, e Castore a destra  

domenica 14 giugno 2026

Il bianco mantello della Stellaria Media

" L'alsine, che alcuni chiamano miosoto, nasce nei boschi sacri: perciò è detta cosi. Spunta a metà dell'inverno, diventa secca a metà dell'estate. Quando spunta, le sue foglie sembrano orecchie di un piccolo topo. Ma spiegheremo poi che è un'altra l'erba detta piu propriamente miosotide. L'alsine coinciderebbe in pratica con l'elxine, se non fosse piu piccola e meno pelosa. Nasce negli orti e soprattutto sui muri. Quando la si trita emana un odore di cetriolo. La si usa per gli ascessi e per le infiammazioni e in tutti i medesimi casi in cui si usa l'elxine, solo che è meno efficace. La si applica in particolare sui flussi di umori e anche sui genitali e sulle piaghe, assieme a farina d'orzo. Il succo si instilla nelle orecchie. "

Storia Naturale Libro XVII
Plinio il Vecchio
Traduzione Paola Cosci

Il nome Aλσίνῃ/Alsine appartiene alla tradizione greco-latina, ha il carattere descrittivo della tradizione antica e viene usato da Plinio il Vecchio e Dioscoride per indicare una piccola erba spontanea degli ambienti umidi e coltivati.
L'etimologia è incerta, spesso è stata collegata al greco ἄλσος/álso̱s - bosco sacro, boschetto, luogo alberato, in riferimento ai luoghi ombrosi e freschi in cui queste piante crescono.

"La Alsine, la quale chiamano alcuni anthillio, & altri miosota, per rassembrarsi le sue frondi alle orecchie de i topi, nasce nelle selve ombrose, & luoghi opachi, dal che è stata chiamata alfine. Sarebbe questa stata la medesima, che l'helfine, se non fusse più picciola, & non havesse frondi minori, & non pelose, pesta respira odore di cocomero. Ha virtù di ristagnare, & d'infrigidire. IImpiastrasi con polenta per le infiammagioni de gli occhi. Il suo succo distillato nell'orecchie, ne cava il dolore, & vale à tutte quelle cose, che l'helfine.
Chiamasi l'Alfine Toscana Centone: della quale se ne veggono però più spetie, ritrovandosi maggiore, & minore, quantunque una sola ne recitasse Dioscoride. Altri la chiamano in Italia Pavarina, altri Pizza gallina, & altri Centovice. Ritrovansi alcuni testi Greci, che hanno questo capitolo nella fine del secondo libro, appresso all'Orecchia di topo. Ma come fu quivi detto à bastanza, è piùsuo proprio luogo questo, che quello. Scrissene Galeno al VI. delle facultà de i semplici, così dicendo. L'alfine, overo Orecchia di topo, ha veramente le facultà medesime dell'helfine, ciò è infrigidative, & humide: imperoche ella è d'una essenza acquea, & frigida. Il perché rinfresca senza costringere: & imperò è ella conveniente alle posteme calde, & alle mediocri erisipele. Chiamano l'Alfine i Grci Aλσίνη: i Tedeschi, Hue ner dorm, & Vogelkraut: i Francesi, Mouronem."

Dioscoride a cura di Pietro Andrea Mattioli

Nel XVI secolo Pietro Andrea Mattioli, nei suoi commentari a Dioscoride, riprende il nome Alsinee lo applica alla flora europea, identificandolo con una piccola erba degli orti conosciuta in diverse regioni con nomi popolari. 
Nel 1753 Carl Linnaeus utilizza lo stesso nome nel sistema binomiale, descrivendo una specie come Alsine media; successivamente il botanico Dominique Villars trasferisce questa specie al genere Stellaria, da cui deriva il nome oggi accettato Stellaria media (L.) Vill.
Stellaria deriva dal latino stella, in riferimento all'aspetto dei fiori, mentre media significa intermedia, di dimensioni medie.

Stellaria Media - Centocchio

Appartiene alla famiglia delle Caryophyllaceae, gruppo che comprende numerose piante erbacee caratterizzate da fiori generalmente pentameri e foglie opposte; è un'erbacea annuale o talvolta biennale diffusa in gran parte delle regioni temperate del mondo e oggi considerata pressoché cosmopolita; popolarmente è conosciuta come Alsina, Anagallide, Anagallo, Budello di gallina, Centonculo, Morabio, Morona, Morone, Pannarina, Pizzica gallina in antichità; Arbetta stella per la Romagna; Centocchi, Centone, Gallinella, Grassagaleina, Pavarina e Zeintucc a Bologna, Erba dei galeini e Erba raneina a Reggio Emilia, Erba pavareina a Piacenza, Orecci d' soregh a Parma in Emilia-Romagna; Anagallide, Erba canaina e Sancosto a Genova, Brutture a Bordighera, Canta gaine a Porto Maurizio, Cardelina a Nizza, Erba ciaturuna a Vado e a Zinola, Erba lugarina a Carbuta, Pavejana a Savona, in Liguria; Beccagallina a Barletta, Morscellina a Lecce, in Puglia; Boelli da gialina a Engadina, Centose per la Valtellina, Paarina a Brescia, Pavarascia e Pavarazza a Pavia, Peverascia a Milano, Peverazza e Peverazzia a Como, Pverella e Peverina per il Canton Ticino, in Lombardia; Budellina a Val di Chiana, Cento vice a Pisa, Centocchio, Centonchio*Centone, Centonghio, Centovice, Cintonchio, Erba che fa cantar le galline, Erba gallina, Erba gallinella, Erba paperina Erba piperina, Gallinella, Mordigallina, Morso di gallina, Morso di gallo, Morsugallina, Orecchio di topo a Poggibonsi, Paperina, Pizzagallina a Pisa, Pulcinella, in Toscana; Canalina, Cardlina, Erba viell, Erba cardlina, Erba dij canarin, Erba pavarina, Pavarascia a Novara, Pavarino a Massello, Pavarogna, Pavaronia, Paveronia, Pavresu, Pavrina, Pavrun, Penetauri a Moncalvo, Pevronia, Poriona, Povrogna, Purionna, Puvrogna, Puvroniain Piemonte; Cenducchia, Cenduccia, Galline grasse a Larino, Menduccia a Miglianico, Scendorelli ad Aquila, in Abruzzo; Centui, Centuiss, Centuviell, Cintule, Cintuviell, Ciuntuviell, Lissò a Carnia, in Friuli; Erba de puddas e Puddina a Cagliari, Erba di giaddina, Erba puddina a Muravera, Erba pugionina, a Tortoli, in Sardegna; Erba di gaddini, Mirichiddina zona dell’Etna, Mursiddina minuri, Oricchi di surci, Puddicinara a Ustica, in Sicilia; Erba oselina a Treviso, Zentidel e Zentivel a Belluno, in Veneto; Galinella ad Ancona nelle Marche; Miggiardina a Potenza, in Basilicata; Morviglina a Ischia, Morviglino e Moscellina a Napoli, in Campania; Pavarina a Verona, Pavarino per l’Istria, in Veneto; Vudeju di gurpi, Vudeju di muscu in Calabria.

Centonchio* = deriva probabilmente dal latino centunculus ovvero piccolo mantello di pezze, termine che in botanica diede origine anche al genere Centunculus; nella tradizione popolare italiana il nome è stato attribuito a diverse piccole erbe campestri, tra cui le stellarie.

Stellarla media, With.; Alsine media, Linn. - Questa specie è annuale, più piccola della stellaria graminca; produce un foraggio scarso ma succoso e molto gradito al bestiame."

Le piante pratensi - ossia; Le erbe dei prati e dei pascoli italiani
Antonio De Silvestri - Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana 

Hierba gallinera in spagnolo, Chickweed in inglese, Vogelmiere in tedesco e Mouron des oiseaux in francese,; raggiunge un'altezza tra i 5 e i 40 cm., il fusto è sottile, verde, tenero e molto ramificato, ha una caratteristica fila di peli che corre lungo un lato del fusto e cambia lato a ogni nodo; le foglie sono piccole, ovali o ovato-ellittiche, lunghe circa 1–3 cm., quelle inferiori hanno un breve picciolo, quelle superiori sono quasi sessili (attaccate direttamente al fusto); i fiori sbocciano quasi tutto l'anno nelle zone a clima mite, hanno cinque petali bianchi profondamente divisi, tanto da sembrare dieci; i frutti sono capsule ovali leggermente più lunghe del calice, a maturazione si aprono in sei valve liberando piccoli semi bruno-rossastri o marrone scuro, tondeggianti-reniformi, mantengono la capacità germinativa per molti anni.

Stellaria Media - Centocchio

Contiene; acidi fenolici; beta-carotene precursore della vitamina A; flavonoidi; mucillagini; sali minerali come calcio, ferro, magnesio, potassio, zinco; saponine triterpeniche; tannini; vitamine del gruppo B in tracce o piccole quantità; vitamina C. 
Ha proprietà antinfiammatorie e antiossidanti evidenziate in studi di laboratorio, depurative, diuretiche, emollienti e lenitive, rinfrescanti.
Nella tradizione popolare europea, veniva usata fresca e schiacciata in impacchi per le irritazioni della pelle, prurito, eczemi lievi, punture di insetti; in infuso leggero per tosse secca o gola irritata, per favorire la regolarità intestinale, l'azione depurativa.
Se ne conosce anche l'uso alimentare: le foglie giovani sono commestibili e, nelle normali quantità alimentari, possono essere aggiunte crude nei frullati, nelle insalate, nel pesto erbaceo mescolato con basilico o altre erbe, nelle frittate, nelle minestre o nelle zuppe aggiunte a fine cottura come gli spinaci e nei ripieni dei ravioli e delle torte salate. Sebbene studi sperimentali abbiano evidenziato attività biologiche attribuibili ai suoi costituenti, molte delle proprietà terapeutiche tradizionalmente riportate non trovano ancora conferma clinica adeguata; generalmente considerata poco tossica, il consumo eccessivo può risultare sconsigliabile a causa del contenuto in saponine.

Stellaria Media - Centocchio

Nel linguaggio dei fiori tradizionale la Stellaria media non possiede un significato universalmente codificato; interpretazioni simboliche moderne la associano talvolta alla semplicità, alla resilienza e alla capacità di adattamento, qualità che richiamano la sua diffusione spontanea e la sua notevole capacità di crescita; un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità, senza differenziazione tra metaboliti primari e secondari, perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

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Brucia con le coccole il legno di ginepro

sabato 13 giugno 2026

L'azzurro mantello della Lysimachia Foemina

Anagallide Maschio

Nomi. Gre. Aναγαλλίς. Lat.Anagallis. Ital. Anagallo, Morso di gallina. Spagn, Muruges. Ted. Gauch beil. Franz. Murgelline, ò Mouron.Spetie. E' di due sorti un maschio, che fa il fior rosso, & l'altra femina col fior azurro.
Forma. E' pianta picciola, che giace per terra, le cui frondi son picciole, & alquanto ritonde, simili all'Helfine procedendo da un gambo quadrangolare, & fanno il seme ritondo con i fiori rossi, e fusto quadrangolare.
Loco Nasce ne gli horti, & in terreni grassi.
Qualità. E' astersivo, & possiede alquanto di colore, & di facoltà attrattiva, e mitiga i dolori.
Virtù Di dentro. Bevuta con vino giova contr'al morso delle vipere, & contra i difetti del fegato, & delle reni. E' salutare contra peste, imperoche pigliata avanti al sonno, coprendosi bene, & sudando tira fuori gli humori pestiferi. Il succo overo l'Acqua stillata bevuta & applicata conferisce à i morsi de i can rabbiosi. Onde i cacciatori usano spesso quest'erba, quando i lor cani son dalle fiere offesi, conferisce à gli hidropici, & caccia fuor le pietre. Di fuori. Mitiga l'infiammationi, & massime delle hemorrhoidi acciaccata tra duo sassi, & applicata, che ne leva il dolore: caccia fuori i veleni, & le saette, spine & altre infisse: & sana l'ulcere serpeggianti, & mordaci: messo negli occhi con mele, ne leva via i fiocchi, & conforta la vista, il succo gargarizzato purga la flemma della testa, & messo nella narice contraria. L'herba impistrata sa venir fuori il budello.

Herbario nuovo
Castore Durante

Gli autori classici distinguevano due forme di anagallide: una maschio, a fiori rossi, che abbiamo conosciuto ne Il barometro del povero come Lysimachia arvensis, e una femmina, caratterizzata dai fiori azzurri, che conosceremo oggi.
Carl Linnaeus nel XVIII secolo riprese questi antichi nomi, mantenendo viva una denominazione già radicata nella tradizione erboristica europea che classificava le piante in base al colore e alla percezione delle loro qualità. Pochi decenni più tardi, Philip Miller pubblicò Anagallis foemina (1768), contribuendo a consolidarne il riconoscimento come entità distinta dall'Anagallis arvensis, sebbene nel tempo il suo rango tassonomico sia stato interpretato in modi differenti da vari autori. Con gli studi di filogenesi molecolare condotti nei primi anni 2000, che mostrarono come Anagallis, Centunculus e Pelletiera fossero evolutivamente incluse all'interno del genere Lysimachia, e per evitare la creazione di un genere artificiale, i botanici Ulf Manns e Arne Anderberg proposero nel 2009 il trasferimento della specie nel genere Lysimachia, da cui l'attuale nome Lysimachia foemina.

Lysimachia Foemina- Centonchio azzurro

Anagallide Femina

Nomi. Gre. Aναγαλλίς θήλεια. Ital. Anagallo femina.
Forma. Non è differente dall'altra, se non che questa ha i fiori cerulei. Et nasce come l'altra.
Qualità & Virtù. Ha la facultà, & virtù medesime dell'altra, eccetto che questa impiastrata ritorna detro il budello, che esce dal sedere: onde si può comprendere, che il maschio ha più facoltà attrattiva della femina.

Herbario nuovo
Castore Durante

Il nome originario, secondo gli autori classici, ἀναγαλλίς/anagallís, come abbiamo già visto, deriverebbe tradizionalmente dal verbo greco ἀναγαλλάω/anagalláō - rallegrare, rendere gioioso, l'epiteto specifico significa invece foemina - femmina.
Il nome Lysimachia da un punto di vista linguistico deriva dal greco antico Λυσιμαχία - Lysimakhía composto da λύσις/lýsis - scioglimento, liberazione, allentamento; e da μάχη/máchē - battaglia, lotta, a indicare colei che scioglie la contesa, che pone fine alla lotta; dal punto di vista botanico la tradizione lega invece il nome a Λυσίμαχος/Lysimachus, uno dei diadochi di Alessandro il Grande che secondo una leggenda avrebbe scoperto o utilizzato una pianta di questo genere per calmare animali ribelli, da cui l'associazione con l'idea di placare e sedare.

Lysimachia Foemina- Centonchio azzurro

Lysimachia foemina (sin. Anagallis foemina), è un'erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Primulaceae, diffusa nell'Europa meridionale e centrale, nel bacino del Mediterraneo, nell'Asia occidentale e nel Nord Africa; popolarmente conosciuta come anagallide azzurra, anagallis femmina, centonchio azzurro - centonchio deriva probabilmente dal latino centunculus ovvero piccolo mantello di pezze, termine che in botanica diede origine anche al genere Centunculus; nella tradizione popolare italiana il nome è stato attribuito a diverse piccole erbe campestri, tra cui le anagallidi -;  erba de puddas a florixeddus asulus in Sardegna, erva di Gaddini sull'Etna in Sicilia; morsellina in Campania, oeggi d'Madonna a Masone in Liguria; pimpinela azul in spagnolo, morrião-azul in portoghese; blue pimpernel in inglese, blauer gauchheil in tedesco; mouron bleu in francese; raggiunge generalmente i 5-30 cm di altezza; il fusto è più sottile rispetto alla Lysimachia arvensis, quadrangolare, glabro, molto ramificato, prostrato o debolmente ascendente; le foglie sono opposte, sessili, ovate-lanceolate, presentano piccoli punti ghiandolari e generalmente sono più strette rispetto a quelle della Lysimachia arvensis; i fiori solitari a forma di stella sbocciano dalla primavera all'autunno, sono azzurri e al centro virano verso il blu intenso, la corolla è generalmente più piccola rispetto a quella del centonchio rosso; il frutto è una capsula globosa simile a quella di L. arvensis, contenente numerosi semi bruni dalla superficie finemente rugosa; questi si distinguono per le dimensioni più ridotte e costituiscono uno dei caratteri diagnostici più affidabili per distinguere le due specie.
I fiori contengono antociani responsabili della colorazione azzurra, insieme a composti fenolici, flavonoidi, tannini e saponine, sebbene la composizione fitochimica della specie sia stata studiata meno approfonditamente rispetto a quella di Lysimachia arvensis.
Nella medicina popolare veniva impiegata con finalità simili a quelle attribuite alla Lysimachia arvensis come pianta depurativa, cicatrizzante e contro la malinconia e i disturbi nervosi, proprietà che non trovano conferma nella moderna ricerca clinica; come altre specie del gruppo, può inoltre risultare tossica se ingerita in quantità significative.

Lysimachia Foemina- Centonchio azzurro

Nel linguaggio dei fiori l'anagallide rappresenta l'appuntamento, il convegno, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità, senza differenziazione tra metaboliti primari e secondari, perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

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