martedì 12 gennaio 2021

La lavanda impazzita

Pazzia nell'aria
Profumo di lavanda
Cielo d'inverno

Sciarada Sciaranti

Lavanda fiorita d'inverno

Lavanda fiorita d'inverno

Lavanda fiorita d'inverno

Lavanda fiorita d'inverno
Lavanda fiorita d'inverno

Lavanda fiorita d'inverno

Lavanda fiorita d'inverno

Lavanda fiorita d'inverno

Lavanda fiorita d'inverno

Lavanda fiorita d'inverno

Ha manifestato i primi sintomi fiorendo prematuramente la scorsa primavera, in estate ha riconquistato  lo sviluppo naturale e  in pieno inverno con una fioritura tardiva una delle mie lavande ha confermato di essere impazzita. E nella sua pazzia un inno alla vita.

Vi abbraccio!

mercoledì 6 gennaio 2021

Il futuro nell'Epifania

Per l'essere umano vivere il presente e ricordarsi del passato non è mai stato sufficiente e si è molto impegnato nel cercare di svelare il futuro attraverso i rituali che includono il ciclo vitale, di nascita, morte e rinascita, coadiuvato dagli elementi, acqua, aria, terra e fuoco.
Voglio regalarvi un sorriso in questo ultimo giorno di festa e se per " Santa Lucia " siamo stati in Sicilia, oggi andiamo a curiosare nelle tradizioni del nostro Piemonte dedicate all'Epifania.
Partiamo dalla vigilia per continuare con la mattina, la sera e porgiamo uno sguardo anche ai riti praticati in campagna:

Befana dai capelli rosa

" ... Natale, Capo d'Anno ed Epifania, ecco tre feste solenni che si succedono nel volger di pochi giorni e che fanno desiderare un po' di tregua a molte saccocce smunte, ma ecco tosto sopraggiungere il carnevale cosi che se

L'Epifania a mena le feste via,
'L Carlevè* ai turna a mnè.

Carlevè* = Carnevale

I bimbi hanno ben poco da desiderare nel giorno dell'Epifania, perché i loro desiderii, almeno in parte, sono già stati soddisfatti e per buona ventura delle mamme, non conoscono la Befana e le sue sorprese. Ma se i bimbi non han nulla da sperare, le ragazze, e specialmente le ragazze da marito, attendono con giubilo l'Epifania, giacché è in questo giorno ch'esse ricorrono a molte prove dalle quali si ripromettono varie particolarità in torno al loro avvenire.

Scodella con tre pezzetti di carta, morte, matrimonio, nubile, immersi nell'acqua

Alla vigilia della festa, alcune di esse prendono una scodella nuova, la riempiono d' acqua e v'immergono tre pezzetti di carta, su l'uno dei quali è scritto: « morte », su l'altro: « matrimonio » e sul terzo: « nubile ». Espongono quindi il recipiente all'aria aperta affinché geli durante la notte. Al mattino guardano la scodella, se l'acqua si è congelata, si sforzano di vedere nella massa qualche figura speciale che lontanamente accenni alla professione che eserciterà l'uomo che dovranno sposare. Cosi se la suddetta figura si assomiglierà ad una scarpa, o ad una pialla, lo sposo sarà calzolaio, falegname e via discorrendo. In pari tempo cavano fuori dall'acqua il biglietto rimasto a galla su cui sta scritta la loro sentenza se debbono cioè maritarsi, o restar nubili, oppure morire.

Cuscino con tre aghi appuntati con filo bianco, rosso e nero

Alla mattina dell' Epifania le ragazze costumano di puntare sul cuscino del letto tre aghi infilati di filo bianco, rosso e nero; chiusi gli occhi, andando a tastoni, ne prendono uno. Se questo è infilato di rosso significa che nell'annata si mariteranno, se è infilato di bianco, che dovranno restar nubili, se di nero, che dovranno farsi monache.

Cuscino con sotto tre pacchetti contenenti cenere, crusca e farina

Talvolta non contente della prova ricorrono a quest'altro esperimento: ripongono sotto il cuscino tre pacchetti contenenti cenere, crusca e farina; se estraggono quello di cenere, sono scontente perché la cenere indica morte; se toccano il pacchetto della crusca; è indizio che durante l'anno dovranno rimanere zitelle; se toccano quello di farina, giubilano come buon segno indicando un non lontano matrimonio.
A S. Germano Chisone si suol fare come a Pinerolo, una prova consimile: parecchie ragazze prendono quattro piattelli, in uno mettono della farina di frumento, nel secondo farina di barbarla (segale e frumento), nel terza farina di grano turco o di segale, nel quarto crusca. Velatesi quindi gli occhi, a ciascuna va tentoni ad immergere la mano in uno di quei piattelli; secondo che toccano il primo, il secondo, il terzo od il quarto, è destino che vadano spose in una casa di buona condizione, o di mediocre stato in primo grado, o di mediocre stato in secondo grado, o di miserie.
Ma come una ciliegia tira l'altra e i desideri non vengono mai soli, così la curiosità delle ragazze è insaziabile e non contente delle prove riferite, tanto più poi se queste sono riuscite negative, ricorrono a quest'altra. Prendono tre fagiuoli di vario colore, rosso, bianco c nero, li depongono sotto il cuscino, se toccano il nero lo buttano via indispettite, mostrano noncuranza per il bianco e se riescono a stringere fra la mano il rosso, gridano per la gioja.
Talune poi, le più allegre, si collocano nel mezzo della stanza e quindi si seggono per terra tenendo la schiena rivolta all'uscio; pongono la pantofola sulla punta del piede destro e la gettano in aria. Se cade con la punta rivolta verso l'interno della stanza, è ammonimento che neh" anno dovranno restare ancora zitelle; se cade nella direzione dell'uscio, il pronostico è buono indicando un prossimo matrimonio, se infine la pantofola cade rovesciata, significa che durante l'annata proveranno dei dispiaceri.
A S. Germano Chisone usano gettare uno zoccolo dietro le spalle, quindi voltandosi guardano da qual parte sia rivolta la punta: se all' insù significa che loro toccherà d' andare spose in montagna, se all'ingiù in pianura. E giacché ho citato per la seconda volta il nome di S. Germano, ricorderò che qui le ragazze costumano pure di dare un calcio nell'uscio del porcile e se l'inquilino grugnisce, significa che l'uomo da sposare sarà un brontolone.

Due fogli di carta a forma di imbuto

Pongo fine alla serie delle prove citandone ancor una che si costuma in Pinerolo e nelle sue vicinanze, la prova dei mignunflet. Si fanno alla sera dell' Epifania: prendonsi due fogli di carta e si dà loro la forma d'un imbuto, collocandoli diritti sopra la tavola l'uno accanto all'altro. La ragazza che fa il giuoco, battezza un mignunflet col proprio nome e designa l'altro col nome di chi presuppone le voglia bene, quindi appicca contemporaneamente il fuoco ai due pezzi di carta. Quando uno od ambedue si rovesciano addosso, vuol dire che i due giovani si vogliono bene, quando l'uno o l'altro cade di fianco, indica indifferenza, se cade dalla parte contraria , che fra i due pretesi amanti non c'è amore di sorta. Ad una simile prova si sottopongono tutti i presenti al giuoco. 
In campagna la ragazza incaricata di fare 1'esperimento, prende della canapa, la divide in due parti e dispostele in modo che restino diritte, esclama:

Sun andait a la fera di gramissei,
I l'ai mai vist dui matafam* pi bei,
Sa s' amu d' amur
Vedruma ur ur.

matafam* = spauracchi

e nel pronunziare quest' ultime parole, dà fuoco ai mignonflet.
Generale è poi l'usanza di mangiare la focaccia nel giorno dell' Epifania; a Pinerolo, nella valle del Chisone, in vai Pellice, in tutto il circondario insomma. É il regalo dei garzoni panattieri, quantunque però questi vadano perdendo la costumanza di largheggiare verso i loro avventori, dico largheggiare cosi per modo di dire, poiché ognuno sa che al regalo tien dietro la mancia che é sempre superiore al valore della focaccia.
Nella focaccia si trovano due fave, l'una bianca, e l'altra nera, e la si mangia per lo più alla sera in comitive. Fatta la distribuzione, colui al quale tocca il pezzo contenente la fava nera deve pagare un pranzo, o una merenda o alcune bottiglie; quegli che trova la bianca, si obbliga di pagare ai presenti la cena o qualche altra cosa e poiché la fava bianca prende il nome di « regina » e di re, la nera, cosi è comune il detto:

Chi trova la regina 
Paga da sina*.

e

Chi trova '1 rè
Paga 'l disnè*

sina* = cena
disnè* - pranzo

Befana sulla calza

In campagna alla sera dell'Epifania sogliono radunarsi nella stalla di Tizio o Sempronio a mangiare la focaccia. Ma prima che imbrunisca, schiere di giovani fanno provviste di castagne abbrustolite, nocciuole, fichi, dolci (le batiajé), da riempirne una calza bianca e rossa; poscia di comune accordo si avviano cantando al luogo convenuto. Giunti all' uscio della stalla, si fermano zitti e cheti, mentre il capo della brigata, accompagnato dal suono di una chitarra canta:

Buna sera, Madona,
Madona buna sera,

Buona sera, Martin,
Martin buona sera,

a cui la padrona di casa risponde:

Buna sera, Martin,
Martin buna sera.
E dime un po',
Da duva i rive?
I rivu da la fera.
Madona, buna sera.

Non appena pronunziate queste parole, apre l'uscio e getta la calza in grembo della padrona o di qualche ragazza che trovasi nella stalla, cantando:

L' carlerè sracoumanda:
Chi voi nen cherde
Ecco si la gamba *.

gamba*- Altrove si canta questa variante:

Parisia a sracoumanda :
Si vole nen cherdi*,
Guardè si la gamba.

cherdi* = credere

Clamorose risate scoppiano da ogni parte, mentre entrano i camerata strimpellando qualche vecchio istrumento. In un attimo la stalla si converte in una sala da ballo, tutti, giovani e vecchi, cedono alla forza irresistibile d'una nota musicale e quattro per quattro saltano lu brandu a la piemonteisa. Passato poi il primo furore del ballo, la padrona invita le coppie danzanti a mangiare la focaccia. Al giovane ed alla giovane cui per sortilegio tocca la parte della focaccia contenente la fava bianca e nera, sono rivolti gli auguri di tutti e da quell'istante sono gridati « gli sposi ». I favoriti dalla sorte entrano a braccetto nel ballo e danzano più volte soli in mezzo a strepitosi evviva. La festa continua fino ad ora tarda: al momento di lasciarsi ognuno dà la buona notte e stanco, ma soddisfatto, ritorna alle proprie case. Ma lo scherzo innocente della calza diventa talora triviale per opera di alcuni buontemponi che talvolta raccolgono qualche immondizia, solitamente sterco di bue, ne riempiono la calza, volendo fare uno scherzo bene spesso suggerito dalla malignità o dal desiderio di vendetta, e si avviano alla casa dove hanno stabilito di compiere l'impresa: spiano l'occasione di fare il tiro e quindi dal finestrino della stalla (lu pertus du ciatt) gettano la calza sulla schiena di qualcuno, dandosela tosto a gambe.
Ho detto più sopra che a Pinerolo, nella valle del Chisone e in Val Pellice, è generale 1' uso di mangiare la focaccia, ho accennato alla consuetudine di collocarvi dentro due fave ed al duplice significato che vi attribuiscono. Ricorderò ancora un'ultima costumanza che hanno gli abitanti di Fenestrelle. Qui alla sera dell'Epifania si fa la veglia nella stalla e tutti i parenti vi concorrono portando chi una focaccia, chi un fiasco di vinello. Poscia ognuno siede sopra rozze panche disposte all' intorno di una tavola su cui si ripongono gli oggetti portati. Il capo della famiglia si alza brandendo un coltello e taglia ad una ad una le focacce, ripone i pezzi sopra un piccolo asse: quindi facendo il giro li distribuisce agl'invitati e presane egli pure la sua parte, va a sedere al suo posto mentre un altro versa il vino nei bicchieri. Quegli cui toccano le fave (naturalmente sono più, perché varie le focacce, ognuna delle quali però non contiene che una sola fava) diventano l'oggetto dei discorsi di tutti. Se la fava è nera ed è toccata ad un giovane, le vecchie gli assicurano un avvenire brutto, pieno di dispiaceri, se è bianca gli predicono un avvenire splendido. La veglia si prolunga fino a tarda notte e quando i fumi del vino hanno esaltato le menti di quei montanari, questi si mettono a cantare un poco e quindi vanno a riposarsi. "

Capo d'anno ed Epifania in Piemonte - 1891
Filippo Seves


Buona Epifania a tutti e come sempre un saluto alle sorelle Befane💖!

Per chi è interessato:


venerdì 1 gennaio 2021

Una luce alla fine del tunnel

Un annus horribilis ci ha messi nella condizione di non vivere bene il presente, abbiamo consegnato la leggerezza a un futuro che ha rincorso sé stesso fino al 26 dicembre 2020, giorno in cui allo Spallanzani di Roma, alle 11.00 di mattina sono arrivate le prime 9.750 fiale di vaccino per il COVID-19. Sulla strada, che ancora è lunga, una luce ha svelato la fine del tunnel. 
Il veliero di Anima Mundi oggi rispetterà simbolicamente il coprifuoco, non leverà l'ancora e non vi accompagnerà nel consueto viaggio di inizio anno.

Anima Mundi - Buon 2021

 Vi avvolgo in un abbraccio e auguro a tutti noi un buon 2021!

venerdì 25 dicembre 2020

La mattina di Natale

" ... «Sentimi, soprattutto, sentimi come se io fossi sul tuo petto e vi piangessi tutte le mie lagrime; sentimi e comprendimi come qualche volta mi hai sentito e compreso.
«Ti ricordi, la mattina di Natale?
«Io piangevo, e mi parve di vedere anche i tuoi occhi velarsi: fu in quel momento che io sentii di amarti sopra ogni cosa al mondo, e decisi di fare per te qualche sacrifizio: e il sacrifizio è questo: di lasciarti per alcun tempo, per cercar di guarire e poi tornare a te sana e buona... "

Nostalgie
Grazia Deledda

Una mattina di Natale diversa, un Natale diverso delimitato da una condizione di separazione necessaria alla vita, un sacrificio dettato dall'amore.

L'Adorazione dei pastori 1579 1581 - Jacopo Robusti detto il Tintoretto - Scuola Grande di San Rocco - Venezia

L'Adorazione dei pastori 1579 1581
Jacopo Robusti detto il Tintoretto
Scuola Grande di San Rocco - Venezia

Non più di sei anche in questo dipinto del Tintoretto che su due piani sovrapposti pone lo sguardo sulla natività. I pastori insieme a una donna portano pane e uova in dono e attendono al piano inferiore con il bue sullo sfondo. Al piano superiore, accessibile da una scala sulla destra, si trova la Sacra Famiglia e due donne, una ha il seno scoperto e si presume che siano Zelomi e Maria Salomè le due levatrici menzionate nel vangelo apocrifo di Pseudo Matteo:

" Era infatti giunta la nascita del Signore, e Giuseppe era andato alla ricerca di ostetriche. Trovatele, ritornò alla grotta e trovò Maria con il bambino che aveva generato. Giuseppe disse alla beata Maria: «Ti ho condotto le ostetriche Zelomi e Salomè, rimaste davanti all'ingresso della grotta non osando entrare qui a motivo del grande splendore». A queste parole la beata Maria sorrise. Giuseppe le disse: «Non sorridere, ma sii prudente, lasciati visitare affinché vedano se, per caso, tu abbia bisogno di qualche cura». Allora ordinò loro di entrare. Entrò Zelomi; Salome non entrò. Zelomi disse a Maria: «Permettimi di toccarti». Dopo che lei si lasciò esaminare, l'ostetrica esclamò a gran voce dicendo: «Signore, Signore grande, abbi pietà. Mai si è udito né mai si è sospettato che le mammelle possano essere piene di latte perché è nato un maschio, e la madre sia rimasta vergine. Sul neonato non vi à alcuna macchia di sangue e la partoriente non ha sentito dolore alcuno. Ha concepito vergine, vergine ha generato e vergine è rimasta ». "

Buon Natale!

Oggi nel blog Viaggio nel Vento del Folletto si conclude il nostro Calendario dell'Avvento che in sette anni non ci ha mai fatti sentire distanti. Grazie di cuore a tutti voi che con la vostra partecipazione avete abbattuto ogni possibile separazione fisica.

Porgo infine un saluto ad Alessandro e Ambra


lunedì 21 dicembre 2020

Il bacio astrale tra Giove e Saturno accoglie il solstizio d'inverno

" ... Non si dee coltivare la vite verso il solstizio d' inverno, ma secondo il consiglio d’Igino, si possono, sette giorni dopo, purgare i vini dalle feccie, metterli in botti, purché la luna abbia sette giorni. 
Si piantino i ciliegi verso il solstizio d'inverno. Convien in tal tempo dare della ghianda a' buoi, cioè, un moggio* per pajo ogni giorno; dandone loro di più, s'ammalano ... "

Tre libri di agricoltura
Tratti dalla Storia Naturale di Gaio Plinio Secondo
Volgarizzamento dell'abate Placido Bordoni

moggio* = Antica unità di misura per granaglie che varia da città a città

Allegoria dell'inverno - 1600 - Jacopo Da Ponte di Bassano - Bottega

Allegoria dell'inverno
1600 
Jacopo Da Ponte di Bassano - Bottega

Questa sera al tramonto l'immenso gigante gassoso Giove darà un bacio astrale al padre Saturno signore degli anelli per dare il benvenuto al primo giorno d'inverno, tra loro ci sarà una distanza di circa 730 chilometri e ai nostri occhi appariranno sovrapposti per l'illusione ottica della prospettiva. Una congiunzione la loro che con le stesse caratteristiche ritorna dopo ben 794 anni dalla prima del 4 marzo 1226 nella costellazione dell'acquario e 397 anni da quella del 17 luglio 1623 nella costellazione del leone.

" Uno tra gli Scrittori orientali che più di tutti sarebbe di grande utilità quanto alla cognizione delle cose d'Oriente, è senza dubbio Bar Hebreo o Abulfaragio, scrittore sirio cristiano del XIII secolo. Vissuto al tempo del decadere della letteratura siriaca e del fiorire della civiltà araba scrisse istorie assai celebrate in Oriente, quali sono la Cronaca siriaca in siriaco e la Storia delle Dinastie in arabo - Nacque nel 1226 di Cristo, nell'anno della congiunzione di Giove e Saturno nell'acquario, com'egli stesso dice nella sua vita che scrisse in siriaco ... "

Storia di Sohrab: episodio del Shahnameh di Firdusi
Firdausi
Traduzione Italo Pizzi

I due pianeti si sfioreranno per poi allontanarsi con la promessa di ritrovarsi tra 60 anni il 15 marzo del 2080. Se le nuvole non copriranno il vostro cielo, tra le 17.00 e le 19.00, provate a osservare il loro incontro guardando a sud-ovest a livello dell'orizzonte e se Keplero, nel suo " De Iesu Christi servatoris nostri vero anno natalitio ", ipotizzò che la stella cometa di Betlemme seguita dai Re Magi potesse essere proprio la congiunzione tra Giove e Saturno con la complicità di Venere avvenuta nel 7° secolo a. C. nella costellazione dei pesci, quest'anno potremo pensarlo anche noi, ma senza la complicità di Venere e nella costellazione del capricorno. 

" ... Nei Pesci, ovvero quando nei Pesci ci sarà una congiunzione di Giove e Saturno, Abarbanel si aspetta la venuta del Messia. Abarbanel non fu il primo a formulare simili aspettative. Già quattro secoli prima si trovano indicazioni analoghe: si dice per esempio che Rabbi Abraham ben Hiyya (morto intorno al 1136) raccomandò di aspettare il Messia intorno all’anno 1464, in occasione della grande congiunzione dei Pesci; la stessa cosa si dice di Samuel ben Gabirol (1020-1070). Queste idee astrologiche diventano comprensibili se si considera che Saturno è la stella di Israele, e che Giove significa il “Re” (della giustizia). Fra le terre dominate dai Pesci, ossia dal domicilium Jovis, vi sono la Mesopotamia, la Battriana, il Mar Rosso, la Palestina.

Aion 
Carl Gustav Jung

La congiunzione Giove Saturno ha un ciclo che dura vent'anni e la cultura storica sottolinea la dicotomia dell'evento tra una valenza positiva di espansione, di  prosperità e una valenza negativa di chiusura e difficoltà. Addirittura il 30 gennaio del 1524 l'avvicinamento tra i due pianeti fu visto come presagio di un grande diluvio del tutto simile a quello universale. 
E leggete un po' cosa scriveva il nostro Alessandro Manzoni nel capitolo XXXVII dei Promessi Sposi a proposito della congiunzione Giove Saturno: 

" ... Dice adunque che, al primo parlar che si fece di peste, don Ferrante fu uno de’ più risoluti a negarla, e che sostenne costantemente fino all’ultimo, quell’opinione; non già con ischiamazzi, come il popolo; ma con ragionamenti, ai quali nessuno potrà dire almeno che mancasse la concatenazione. 
«In rerum natura,» diceva, «non ci son che due generi di cose: sostanze e accidenti; e se io provo che il contagio non può esser né l’uno né l’altro, avrò provato che non esiste, che è una chimera. E son qui. Le sostanze sono, o spirituali, o materiali. Che il contagio sia sostanza spirituale, è uno sproposito che nessuno vorrebbe sostenere; sicché è inutile parlarne. Le sostanze materiali sono, o semplici, o composte. Ora, sostanza semplice il contagio non è; e si dimostra in quattro parole. Non è sostanza aerea; perché, se fosse tale, in vece di passar da un corpo all’altro, volerebbe subito alla sua sfera. Non è acquea; perché bagnerebbe, e verrebbe asciugata da’ venti. Non è ignea; perché brucerebbe. Non è terrea; perché sarebbe visibile. Sostanza composta, neppure; perché a ogni modo dovrebbe esser sensibile all’occhio o al tatto; e questo contagio, chi l’ha veduto? chi l’ha toccato? Riman da vedere se possa essere accidente. Peggio che peggio. Ci dicono questi signori dottori che si comunica da un corpo all’altro; ché questo è il loro achille, questo il pretesto per far tante prescrizioni senza costrutto. Ora, supponendolo accidente, verrebbe a essere un accidente trasportato: due parole che fanno ai calci, non essendoci, in tutta la filosofia, cosa più chiara, più liquida di questa: che un accidente non può passar da un soggetto all’altro. Che se, per evitar questa Scilla, si riducono a dire che sia accidente prodotto, danno in Cariddi: perché, se è prodotto, dunque non si comunica, non si propaga, come vanno blaterando. Posti questi princìpi, cosa serve venirci tanto a parlare di vibici, d’esantemi, d’antraci…?» 
«Tutte corbellerie,» scappò fuori una volta un tale. 
«No, no,» riprese don Ferrante: «non dico questo: la scienza è scienza; solo bisogna saperla adoprare. Vibici, esantemi, antraci, parotidi, bubboni violacei, furoncoli nigricanti, son tutte parole rispettabili, che hanno il loro significato bell’e buono; ma dico che non han che fare con la questione. Chi nega che ci possa essere di queste cose, anzi che ce ne sia? Tutto sta a veder di dove vengano.» 
Qui cominciavano i guai anche per don Ferrante. Fin che non faceva che dare addosso all’opinion del contagio, trovava per tutto orecchi attenti e ben disposti: perché non si può spiegare quanto sia grande l’autorità d’un dotto di professione, allorché vuol dimostrare agli altri le cose di cui sono già persuasi. Ma quando veniva a distinguere, e a voler dimostrare che l’errore di que’ medici non consisteva già nell’affermare che ci fosse un male terribile e generale; ma nell’assegnarne la cagione; allora (parlo de’ primi tempi, in cui non si voleva sentir discorrere di peste) allora, in vece d’orecchi, trovava lingue ribelli, intrattabili; allora, di predicare a distesa era finita; e la sua dottrina non poteva più metterla fuori, che a pezzi e bocconi. 
«La c’è pur troppo la vera cagione,» diceva; «e son costretti a riconoscerla anche quelli che sostengono poi quell’altra così in aria… La neghino un poco, se possono, quella fatale congiunzione di Saturno con Giove. E quando mai s’è sentito dire che l’influenze si propaghino…? E lor signori mi vorranno negar l’influenze? Mi negheranno che ci sian degli astri? O mi vorranno dire che stian lassù a far nulla, come tante capocchie di spilli ficcati in un guancialino?… Ma quel che non mi può entrare, è di questi signori medici; confessare che ci troviamo sotto una congiunzione così maligna, e poi venirci a dire, con faccia tosta: non toccate qui, non toccate là, e sarete sicuri! Come se questo schivare il contatto materiale de’ corpi terreni, potesse impedir l’effetto virtuale de’ corpi celesti! E tanto affannarsi a bruciar de’ cenci! Povera gente! brucerete Giove? brucerete Saturno?» "


I Promessi Sposi - Capitolo XXXVII
Alessandro Manzoni

Buon solstizio d'inverno!

P.S. il post verrà aggiornato se riuscirò a riprendere  la congiunzione, in ogni caso non aspettatevi che dei puntini luminosi su fondo scuro 😊

Ore 21.00
Eccomi  qui con la grande congiunzione tra i due giganti del sistema solare

Grande congiunzione tra Giove e Saturno - 20 dicembre 2020


Per chi è interessato


sabato 19 dicembre 2020

L'angolo del Natale

 Diciannovesima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima

19 dicembre . Calendario dell'Avvento

Vi auguro buon Natale con la pagina  " L'angolo di Lei e gli altri " del Radio Corriere n° 51 per la settimana 22 - 28 dicembre 1957 
.
L'angolo di Lei e gli altri  sul n° 51 del Radio Corriere - 22 - 28 dicembre 1957

L'angolo di Lei e gli altri

La casa nell'intimità del Natale

Una simpaticissima usanza nordica è stata accettata con grande entusiasmo anche da noi. Da qualche anno le nostre case augurano festosamente il Buon Natale. Porte, lampadari, soffitti, finestre vengono rivestiti con rami di pino, nastri colorati, palline lucenti e i più disparati elementi decorativi. Un caminetto diventa un pretesto per raccogliere tutti i biglietti d'auguri che abbiamo ricevuto, una ringhiera per trasformarsi in una siepe verde rallegrata da fiori multicolori. Ogni angolo della casa si riveste di una festosa cornice e a tutti sussurra: Buon Natale!Nei disegni che vi illustriamo potete ispirarvi per decorare anche voi la vostra casa.

V.S.

Incorniciate i vetri di una finestra con striscioline di bambagia che incollerete lungo i bordi; sui vetri applicate stelle dorate e argentate o altri coloratissimi, suggestivi elementi decorativi

Se avete in casa uno strumento musicale, appendetelo a una parete e adornatelo con rami d'abete e palline colorate, appese a nastri. Se non avete lo strumento potete sostituirlo con una pentola o uno stampo di rame.

Se la finestra è riparata dalle austere sbarre di ferro, avvolgete queste con nastri colorati o fronte di sempreverde, e ai riquadri appendete palline di vetro

Una serie di porta-abiti in plastica può trasformarsi in un albero per raccogliere gli auguri di Natale. Infilzate in un vaso pieno di terra un bastone, su cui avrete piantato dei chiodi e a questi appendete i porta-abiti. Fisserete i cartoncini con le mollette colorate per la biancheria o, se volete, con pezzetto di nastro adesivo trasparente

Ed ecco infine un suggerimento per conferire alla vostra casa un'atmosfera natalizia particolarissima. Il vano di una porta interna o di un arco divisorio, può essere decorato con nastri di seta a vari colori e fermati da un lato con un ramo di pino o di vischio. Al termine di ogni nastro applicate una pallina di vetro in tinta con i nastri


Domani da Pia nel blog Personalità... Tra Scrittura ed Arte con Fantasia


giovedì 17 dicembre 2020

La forza di un seme nel freddo inverno

Il freddo stende
infiniti cristalli sui campi
quello invernale è un magro raccolto
su cui pesa tutto l'intero anno,
ma da un seme dono di una ghianda
uscirà con forza la verità.
L'oscurità custodisce un grande segreto
e un amore più forte del sangue

Poesia di re Richard di Aldovia
Un principe per Natale

17 dicembre - Calendario dell'Avvento

Quelle di Re Richard d'Aldovia, il protagonista di un tipico film natalizio a lieto fine, sono parole che oggi, nella diciassettesima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima, dedico a tutti noi affinché il seme che ci porterà fuori dalla pandemia possa finalmente sbocciare.

Domani Chicchina ci aspetta nel suo blog AcquadiFuoco

domenica 13 dicembre 2020

In verde per santa Lucia

Tredicesima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima 
VII edizione.
Oggi tocca al Golky e per la Festa di Santa Lucia ci propone questo:

13 dicembre - Calendario dell'Avvento del Focolare dellAnima

Gesù Cristo nel suo giardino pianta con le sue mani verbena e finocchio, con la sua bocca li innaffia e con i suoi piedi calpesta il terreno per assestarli. Un giorno incontra per strada santa Lucia che piange perché una scheggia  le è entrata negli occhi e non riesce né a vedere né a guardare. Gesù dice alla santa di andare a prendere la verbena e il finocchio da utilizzare come rimedio per quella che si rivelerà essere la natura della scheggia: se è di legno ritornerà al bosco, se è di pietra ritornerà al mare e se è di sangue si scioglierà.

Supra un màrmuru chi chiancìa.
Vinni a passari nostru Signuri Gesù Cristu:
— " Chi hai, Lucia, chi chianci? "
— " Chi vogghiu aviri, patri maistusu!
M' ha calatu 'na resca all'occhi;
Nun pozzu vidiri, né guardari. " 
—"Va' a lu me jardinu,
Pigghia birbina e finocchiu.
Cu li mè manu li chiantai,
Cu la mè vucca 1' abbivirai,
Cu li mè pedi li scarpisai:
S'è frasca va a lu voscu,
S'è petra va a mari,
S'è sangu squagghirà. " 

Su un marmo piangente.
Venne e passare il nostro Signore Gesù Cristo:
"Che hai, Lucia, perché stai piangendo?"
"Che voglio avere, padre maestoso!
Mi è caduta una scheggia negli occhi;
Non posso vedere né guardare. "
"Vai nel mio giardino 
Prendi verbena e finocchio.
Con le mie mani li ho piantati
Con la mia bocca li ho abbeverati,
Con i miei piedi li ho calpestati:
Se è un un ramoscello di legno andrà al bosco,
Se è una pietra andrà al mare, 
Se è sangue, si scioglierà."

Questa leggenda, frutto della tradizione siciliana trascritta nel 1881 da Giuseppe Pitrè nel libro "Spettacoli e feste popolari siciliani", prende la forma di una preghiera per essere recitata da chi chiede la grazia a santa Lucia per guarire dalle patologie oftalmiche. Chi le è devoto le offre degli occhi di cera, deterge i propri con acqua benedetta e ad aeternum o solo per un giorno della settimana si veste di verde, colore che è sacro alla santa. 

Santa Lucia - 1630 - 1640 Giovanni Battista Salvi da Sassoferrato - Palazzo Chigi di Ariccia

Santa Lucia
1630 - 1640
Giovanni Battista Salvi da Sassoferrato
Palazzo Chigi di Ariccia

Buona Festa di Santa Lucia da me e dal Golky e domani per la quattordicesima finestra si va nel blog di Mirtillo - mirtillo14-camminando

Per chi è interessato:


sabato 5 dicembre 2020

La Signora Babbo Natale

Calendario dell'Avvento 2020 - Quinto giorno

" ... C'è un fascino nel suono stesso del Natale; viene sul cuore che è indossato come un raggio di speranza; getta sulla pallida guancia del dolore un raggio che illumina le camere più buie dell'anima; è un giorno dedicato al grande scopo di purificare il mondo morale e di dare alle cose create uno scorcio di ciò che è eterno ... "

La leggenda di Natale 
James Rees 
Liberamente tradotto da Me Medesima


In questa quinta finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima - VII Edizione, incontriamo Gertrude, Robert Paxson e i loro due figli John e Jane di dieci e sette anni alla Vigilia di Natale, seduti davanti a un camino su cui in un angolo la bambina, come da tradizione, ha appeso la sua calza natalizia, ma le condizioni economiche della famiglia sono tali che certo non ci si aspetta che possa esser riempita. Sentono bussare alla porta, John la apre e fa entrare una coppia di anziani, vestiti in modo stravagante, con un bagaglio che sembra contenere tutti i loro averi, chiedono quanto è distante la città, Robert precisa che si trova a due miglia e vista l’ora tarda li invita a pernottare in casa loro offrendogli pane e formaggio. L’anziana domanda se la famiglia è formata solo dalle persone presenti e Robert accenna a un’altra figlia che lui considera morta e non vuole parlarne. Nel silenzio della casa si sente arrivare dall’esterno il suono di voci allegre, del violino, dei tamburelli e delle risate gioiose, l’anziano domanda chi possa essere a fare tanto baccano, Robert gli spiega che i suoni provengono dall'abitazione del padrone di casa che con crudeltà ostenta la sua ricchezza per deridere i poveri e l’anziano conclude la serata ponendo il dilemma sul mistero dell’animo umano.
La mattina di Natale i raggi di sole riscaldano la casa, la bambina si alza e incredula trova la sua calza piena di ogni bendidìo, giocattoli, libri, caramelle e dolciumi vari sono sparsi in tutta la stanza, il suo urlo di gioia sveglia la famiglia, il fratello corre ad afferrare una scatola su cui è scritto il suo nome e i genitori capiscono che sono i due anziani gli autori della sorpresa e hanno assunto il ruolo di Babbo Natale, Robert e Gertrude non pensano più all’affitto che devono pagare, preparano la colazione e invitano i due ospiti che in realtà sono la figlia Amelia fuggita anni prima con William Sandford diventato suo marito dopo aver ereditato una grande tenuta. 

Questa e la trama di un racconto scritto nel 1849 da James Rees, missionario di Filadelfia, che per la prima volta insinua nell’immaginario collettivo l'idea di una moglie accanto a Babbo Natale. 

Natale - Yale Literary Magazine - A. B. - 1851

La signora Babbo Natale - Yale Literary Magazine - A. B. - 1851

A seguire nel 1851 sul Yale Litery Magazine è una studentessa, che si firma semplicemente A.B., a citare la Signora Babbo Natale come curatrice dell’abbigliamento del marito che presenzia a una festa di Natale: 

" ... Ralph Hoyt lo descrisse quasi perfettamente: 
"Scarpa fibbiata al ginocchio, e cappello ampio cerchiato, 
Cappotto antico quanto il modulo che stava piegando,
Bottoni d'argento, coda e cravatta ondulata arricciata. 
Bastone di quercia che sostiene la sua debole mano, 
Lì si sedette,
Scarpa fibbiata al ginocchio, e cappello ampio cerchiato." 

La sua voce aveva il fremito dell'età, mentre si rivolgeva debolmente ai suoi figli e nipoti, che scherzavano, in tutta allegria e divertimento, intorno a lui.
Ma improvvisamente fu interrotto, in quella delimitata giovialità da un vecchio elfo allegro, grasso e divertente, Babbo Natale. Il suo abbigliamento era indescrivibilmente fantastico. Sembrava aver fatto del suo meglio; e dovremmo pensare, aveva la signora Babbo Natale ad aiutarlo ... " 

Liberamente tradotto da Me Medesima

Natale allo State Lunatic Asylum di Utica, New York - 1854

Resoconto di un musical natalizio allo State Lunatic Asylum di Utica, New York - 1854

Nel 1854 la Signora Babbo Natale appare con un bambino in braccio e su note natalizie si dà alle danze nel racconto di un musical di Natale allo State Lunatic Asylum di Utica - New York riportato dal periodico The Opal - L'Opale: 

" ... Ci fu una pausa e una solenne immobilità pervase l'assemblea; il suono del campanello annunciò l'avvicinarsi della signora Babbo Natale e del suo bambino - e con grande gioia furono accolti, e sua Signoria si unì al ballo; e affidato alle nostre cure il dolce bambino - lo baciammo. Ma venendo uno scapolo, lo cedemmo alla signora Babbo Natale, sebbene fossimo piuttosto determinati a scappare e ad ritirarci con un bambino così buono e dolce; fummo compensate, tuttavia, dalla presentazione di un bambino non così dolce, il cui nome è Orville. Dopo che la signora Babbo Natale eseguì alcune belle evoluzioni sulla melodia che rappresentava suo marito - danzò un Natale alla moda, ringraziammo i nostri partner e augurammo loro un felice "anno nuovo" a sinistra il bambino tutto dolce e carino com'era intratteneva ancora di più con il suo misterioso senso di avvolgimento ... "

Liberamente tradotto da Me Medesima

Natale - Harper's Magazine - Saggio del 1862

Harper's Magazine - Saggio del 1862

Nel 1862 in un saggio sull'Harper's Magazine si legge: 

" ... Questo era un albero meraviglioso, perché sviluppava proprio il frutto che si voleva. La sua gentile driade aveva indovinato ciò che più si adattava a ciascuno, vecchi e giovani - anche quei vecchi patriarchi dalla barba grigia noi bambini scoprimmo che erano stati ricordati. Una volta qualcosa sull'albero prese fuoco per un momento, e fu splendido. Noi bambini rabbrividimmo un po' quando pensammo a tutto quello che avremmo potuto perdere - ma far bruciare l'albero, e forse anche - sebbene quella era troppa gioia - bruciare anche la casa, non sarebbe valso il sacrificio del nostro i regali? Comunque la casa fu salvata, e l'albero e i regali; e rimanemmo tutti soddisfatti. E se noi eravamo così, quanto più così il gentile genio dell'albero! non il piccolo cherubino lassù, ma lei che lo mise lì - lei che per tante ore e tanti giorni progettò e lavorò con diligenza e ingegnosità per accontentare tutti noi. Se qualcuno di noi la guardasse con segreto stupore, credendo di aver visto la stessa signora Babbo Natale, non l'abbiamo mai detto. Ma sicuramente lei offre un buon Natale per se stessa che rende felici tanti bambini di ogni età ... " 

Liberamente tradotto da Me Medesima

Natale - The Metropolites Romanzo comico  -  Robert St. Clar - 1864

The Metropolites Romanzo comico  -  Robert St. Clar - 1864

Nel 1864 nel romanzo a fumetti The Metropolites di Robert St. Clar la Signora Babbo Natale appare in un sogno a Emma: 

" ... e mi addormentai dopo colazione, pensando alla mia disgrazia, quando Babbo Natale mandò sua moglie a rendersi conto dell'argomento. "
"Era vestita con questa stoffa, Emma?" "No, davvero; assurdo! Aveva stivali alti dell'Assia, una dozzina di sottovesti rosse, una vecchia, grande cuffia di paglia ... e una cuffia simile, Morton!" 
"Qualcosa come un portello del carbone sul ponte di un piroscafo?" Lui suggerì. 
"Qualcosa del genere, ma non esattamente di un nero brillante. Mi ha detto di andare con lei a scegliere da sola." "Certo che ci sei andata. La carne e il sangue femminili non hanno resistito all'offerta (neanche) il vecchio Henry* in persona (avrebbe resistito). L'abito era acconciato per la vigilia, in modo fantasioso. L'abito completo è ancora piuttosto fico. Ma vai avanti, Emma." 
Mi prese per mano e mi condusse, bendata, in un posto strano dove non ero mai stata prima. Le sedie e i tavoli, le rastrelliere e gli stendibiancheria, i vecchi bauli e le scatole aperte, persino le pareti, erano ricoperti di tutto ciò che una signora poteva desiderare in abiti, pizzi, scialli, gioielli, ornamenti - tutto ciò che si poteva immaginare. Indicando un tavolo, la signora, Babbo Natale disse: "Ci sono i vestiti, i pizzi e le gemme indossati da una bellissima sposa americana a un ballo dell'ambasciatore a Parigi. Si adatterà alla signora Slapdash." Pensavo andasse bene, ma molti, moltissimi altri erano ugualmente attraenti. Mentre esitavo a scegliere, lei mi spinse fuori dal posto e ho dimenticato di notare dove ero stato, la mia mente era così occupata a pensare sul display, finché non mi sono ritrovato nella mia stanza e quando mi sono svegliata queste cose erano al mio fianco " "Stavi dormendo, Emma." "In effetti, Morton, mi sembra anche solo un sogno delizioso", si fermarono per osservare una scena insolita ... " 

Old Henry* = Enrico VIII 

Liberamente tradotto da Me Medesima 

Natale - Lill's Travels in Santa Claus Land - Ellis Towne, Sophie May, Ella Farman - 1878

Lill's Travels in Santa Claus Land - Ellis Towne, Sophie May, Ella Farman - 1878

Nel 1878 nel libro Il viaggio di Lill nella terra di Babbo Natale di Ellis Towne, Sophie May, Ella Farman è Lill a sognare la Signora Babbo Natale addetta al libro mastro in cui accanto ai nomi dei bambini vengono annotati segni simpatici e segni cattivi. 

" ... Lill disse: "Effie, ti racconto una storia." ... "Ora ti parlerò dei miei viaggi di pensiero, e sono propensi a essere un po' strani...

...C'era una volta, mentre stavo facendo una passeggiata attraverso il grande campo oltre il frutteto, sono andato avanti ', intorno a dove il sentiero gira dietro la collina. E dopo aver camminato per un po', sono arrivata a un alto muro, costruito proprio nel cielo. All'inizio pensavo di aver scoperto le "estremità della terra", o forse ero arrivato in qualche modo alla grande muraglia cinese. Ma dopo aver camminato a lungo, sono arrivata a un grande cancello, e su di esso era stampato con splendide lettere d'oro, "Terra di Babbo Natale", e le lettere erano abbastanza grandi da poter essere lette da un bambino! ... " 

... Babbo Natale era in piedi davanti a una finestra vicino alla cima e io corsi verso l'ingresso e iniziai a salire le scale. È stato un lungo viaggio ed ero quasi senza fiato quando sono arrivato alla fine. Ma qui c'era un ambiente così accogliente, lussuosa stanzetta, piena di sedie e salotti imbottiti, gabbie per uccelli e fiori alle finestre e quadri alle pareti, che era piacevole riposare. C'era una signora seduta su una scrivania dorata, che scriveva in un grande libro, e Babbo Natale guardava attraverso un grande telescopio, e ogni tanto si fermava e metteva l'orecchio su un grosso tubo parlante. Mentre riposavo, continuò con le sue osservazioni.
" Subito disse alla signora, " Metti un buon segno per Sarah Buttermilk. Vedo che sta cercando di conquistare il suo temperamento rapido.
" Due cattivi per Isaac Clappertongue; accompagnerà sua madre nel manicomio."  ...

Effie  dopo aver ascoltato il racconto della sorella Lill riflette e dice: 

" ... Effie si lasciò andare sulla sedia per pensare. Mi sarebbe piaciuto che Lill avesse scoperto quanti segni neri aveva e se quella signora fosse la Signora Babbo Natale, e in effetti che avesse ottenuto informazioni più accurate su molte cose ... "

Liberamente tradotto da Me Medesima

Natale - A Hickory Back-Log  -  Good Housekeeping - E.C. Gardner - 1887

A Hickory Back-Log - Good Housekeeping - E.C. Gardner - 1887

Nel 1887 il sogno è preponderante anche per EC Gardner che nel suo articolo A Hickory Back-Log – Un Hickory* Stagionato per la rivista Good Housekeeping descrive nei dettagli l'abbigliamento della Signora Babbo Natale: 

" ... Era vestita per viaggiare e per il freddo. Il suo cappuccio era grande, rotondo e rosso ma non liscio, era ondulato; vale a dire, consisteva in una serie di rotoli grandi quasi quanto il mio braccio, che passavano sopra la sua testa lateralmente, diventando più piccoli verso la parte posteriore fino a quando non terminavano in un grosso bottone che era impreziosito da un nodo di nastro verde. Il suo aspetto generale non era diverso da quello dell'alveare familiare e pittorico, tranne per il fatto che i rotoli non erano disposti a spirale. L'ampia balza bianca del berretto di pizzo sporgeva di diversi centimetri oltre la parte anteriore del cappuccio e si agitava avanti e indietro come le singole foglie di un grande papavero bianco, mentre annuiva con enfasi nel suo discorso. mantello che arriva a circa sei pollici dal pavimento. Le sue dimensioni erano molto voluminose, ma la sua moda era estremamente semplice. Aveva un ampio giogo attraverso le spalle, in cui erano raccolte le ampie larghezze semplici; ed era fissato alla gola da un enorme gancio e un occhio di ottone ornato, da cui pendeva una corta catena di maglie rotonde intrecciate. Il suo braccio destro sporgeva attraverso una fessura verticale sul lato del mantello e teneva in mano un foglio di carta coperto di figure. Il braccio sinistro su cui portava un grande cestino o una borsa - non sapevo dire quale - era nascosto dalle ampie pieghe del capo. Il suo viso era acuto e nervoso, ma benigno ... " 

Hickory* = Noce americano

Liberamente tradotto da Me Medesima

Natale - Planimetria dell'ideale cucina moderna della Signora Babbo Natale - A Hickory Back-Log  -  Good Housekeeping - E.C. Gardner - 1887

Planimetria dell'ideale cucina moderna della Signora Babbo Natale - A Hickory Back-Log  -  Good Housekeeping - E.C. Gardner - 1887

E la Signora Babbo Natale all'architetto E. C. Gardner da anche indicazioni su come deve essere l'ideale cucina moderna. 

Natale - Goody Santa Claus on a Sleigh Ride - Katharine Lee Bates - 1889

Goody Santa Claus on a Sleigh Ride - Katharine Lee Bates - 1889

Due anni dopo nel 1889 è Katharine Lee Bates a comporre Goody Santa Claus on a Sleigh Ride - La signora Babbo Natale su una slitta in corsa, un poemetto dedicato alla dolce metà di Babbo Natale in cui lei dimostra di avere un bel caratterino, non vuole più occuparsi solo dei lavori domestici e vuole condurre la slitta: 

" Babbo Natale, devo stuzzicare invano, il cervo? Lasciami venire a tenere le renne, Mentre ti arrampichi giù per i camini. Non sembrare selvaggio come un turco!
Perché dovresti avere tutta la gloria della gioiosa storia di Natale, 
E la povera piccola signora Babbo Natale non ha altro che il lavoro?

Sarebbe così confortevole, io e te, a tutto tondo e rosei, 
Mentre sembriamo due palle di neve amorevoli nelle nostre lanuginose pellicce artiche, Riboccati insieme nel caldo e accogliente, sfrecciando attraverso il clima invernale 
Dove il tintinno delle campane da slitta è l'unico suono che si muove ... "

Liberamente tradotto da Me Medesima


Ed è così che per mano della letteratura della seconda metà dell'Ottocento l'iconografia della Signora Babbo Natale conquista una sua sempre più particolareggiata identità. 
 
Con questo buona Festa di San Nicola che domani passeremo insieme  a Mirtillo nel suo blog mirtillo14-camminando!


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