martedì 23 giugno 2020

La felce di San Giovanni

Se non avete degli impegni e soffrite di insonnia, questa notte potreste fare una passeggiata nel bosco per trovare il fiore e il seme della felce di San Giovanni.

Felce - Nephrolepis exaltata

" Crittogamia Felci ... 
... Pteride. Caselle disposte in linea continuata marginale. Indusio voltato in dentro dal margine della fronda coperto, e che si aprono dalla parte interna ...
... P. aquilina. Fronda tre volte pennata, pennoline pennatofesse, intatte; le ultime lanciolate. Pteris aquilina. It. Felce imperiale, F. maggiore. Ver. Felise ...
Fruttifica d’estate. I Contadini, che chiamano questa veramente Felise, dicono che fiorisce la notte di S. Giovanni, e ciò per non vedersi mai fiori, e perché non sanno che la fruttificazione di tutte le felci si opera dietro le frondi, ossia sulla loro pagina inferiore. Trovasi comune sul monte. Perenne. Da noi non si usa che qualche volta per farvi filare i cavalieri; i Montanari però la usano per lettiera del bestiame. Contiene molto alcali e si potrebbe far uso delle sue ceneri per le vetrerje, e per lavare i panni invece del sapone. La radice dell’aquilina un tempo si usava contro i lombrici in dose di dram. ss. mattina e sera col miele. Ridotta in farina impastata con acqua e fattone palle si sostituisce al sapone. Oss. Si chiama aquilina perché tagliando lo stipite obbliquamente vicino alla radice si scorgono sul taglio alcune fibre oscure disposte in modo che formano la figura d’un aquila imperiale con due teste. CCXXIV. Ipno. Peristoma doppio; esteriore con 16. denti acuti, liberi all’apice, riflessi; interno con una membrana carenato-solcata in lacinie alquanto dilatate, prolungata con interposti cigli capillari. Fiore dioico, raramente monoico, maschio e feminino laterale ed in forma di gemma ... "

Flora medico-economica - Classe XXIV
Leonardo Brumati
1844


Felce - Sporangi

La felce è una pianta primigenia, discendente insieme agli equiseti e ai licopodi dagli organismi vegetali fuoriusciti dalle acque per colonizzare la terra, se si potesse tornare indietro nel tempo, a circa 443 - 419 milioni di anni fa, nel siluriano dell'era paleozoica in un ambiente caldo umido e ombroso avremmo la possibilità di assistere alla sua nascita. Il suo sviluppo con la conseguente differenziazione lo vedremmo 419 - 394 milioni di anni fa nel devoniano inferiore dell'era paleozoica, l'estinzione di alcune sue forme la sperimenteremmo 242 - 225 milioni di anni fa nel triassico dell'era mesozoica per arrivare oggi a contemplare 11.000 specie.
Questa pianta ancestrale con il primo sistema vascolare della storia a partire dal 1700 con Linneo è stata definita crittogama per indicare la sua γαμέω/gameo - riproduzione - κρυπτός/kriuptos - nascosta che come metro di paragone opposto ha le piante fanerogame ϕανερός/phaneròs - evidenti - γάμος/gàmos - nozze.
Le spore custodite negli sporangi, dal gr. σπορά/spora/seme e ἄγγος/aggos - recipiente, raggruppati nei sori, dal greco σωρός/sōrós - cumulo, si formano nella pagina inferiore delle fronde, a matuarazione come pulviscoli d'oro si diffondono nell'aria trasportate dal vento e generano il protallo, dal gr. πρό/pro - prima e ϑαλλός/tallos - tallo, che contiene gli organi di riproduzione che danno vita alle nuove piante. Questo tipo di procreazione priva di una manifestazione esterna palesemente osservabile con l'assenza dei fiori, dei frutti e dei semi, ha trasformato la felce in una pianta magica simbolo dell'ignoto e del mistero fonte di nutrimento di molte credenze popolari:

Felce - Sori

" In Germania la felce maschio (Dryopteris filix-mas) è detta anche Walpurgiskraut perché si racconta che nella notte di Valpurga le streghe si servono di questa pianta per rendersi invisibili. Una volta in Russia i contadini si recavano nella foresta, poco prima che scoccasse la mezzanotte della festa di san Giovanni Battista, portando una salvietta bianca, una Croce, il Vangelo, un bicchiere d’acqua e un orologio. Trovata una felce, tracciavano con la Croce un gran cerchio intorno alla pianta; stendevano la salvietta sulla quale ponevano la Croce, il Vangelo e il bicchier d’acqua, e controllavano l’orologio. A mezzanotte in punto sulla felce poteva miracolosamente apparire un fiore che risplendeva come oro. Chi aveva avuto la fortuna di vedere quella fioritura improvvisa avrebbe nello stesso tempo assistito a tanti altri spettacoli meravigliosi: gli sarebbero apparsi tre soli e una luce avrebbe illuminato a giorno la foresta, anche le sue parti più nascoste. Avrebbe udito, infine, un coro di risate e una voce femminile che lo chiamava. Non doveva spaventarsi: se fosse riuscito a conservare la calma, avrebbe conosciuto ciò che stava succedendo e sarebbe successo nel mondo.
In Boemia dicevano che chi si fosse procurato il fiore d’oro avrebbe ottenuto la chiave per scoprire i tesori nascosti, e che se donne vergini avessero steso un panno rosso sotto di esso vi sarebbe caduto dentro dell’oro rosso. In Russia si sosteneva che bastava gettarlo in aria perché ricadesse come una stella nel punto preciso dove si trovava un tesoro.
Ma anche il seme della felce, che si vuole risplenda come oro nella notte di san Giovanni non diversamente dal magico fiore, farebbe scoprire i tesori nascosti nella terra in virtù della magia omeopatica, secondo la quale vi sarebbe affinità fra un seme, o un ramo dorato, e l’oro. Una volta in Bretagna i cercatori di tesori raccoglievano nella magica notte i semi della felce e li conservavano fino alla domenica delle Palme dell’anno successivo; poi li spargevano sul terreno nel punto in cui sospettavano che vi fosse un tesoro. I contadini tirolesi credevano che alla vigilia di san Giovanni il seme potesse aiutare a scoprire grazie alla sua luce l’oro nascosto. In Tirolo e in Boemia si diceva che mettendo semi di felce fra il denaro, questo, per quanto se ne spendesse, non sarebbe mai diminuito.
Talvolta si credeva (per esempio in Stiria) che il fiore di felce si schiudesse nella notte di Natale e che chi lo avesse colto sarebbe diventato ricco. Il fatto che i due grandi momenti per raccogliere il seme o il fiore fossero le notti collegate ai solstizi lascia supporre che essi fossero considerati emanazioni vegetali del sole in occasione delle due grandi svolte del suo corso. Lo confermerebbe una leggenda tedesca secondo la quale un cacciatore sparò al sole nel giorno di san Giovanni a mezzogiorno: caddero tre gocce di sangue che, raccolte in un panno bianco, diventarono semi di felce. «Qui il sangue» osserva il Frazer «è chiaramente il sangue del sole, da cui il seme di felce direttamente deriva. Così possiamo considerare come probabile che il seme della felce sia d’oro perché creduto un’emanazione dell’aureo fuoco del sole.» ... "

Florario
Alfredo Cattabiani


Felce - Nephrolepis exaltata

Nell'antica Grecia la felce veniva chiamata πτερίς/pteris ed era consacrata al dio caprino Pan, dio dei boschi, del bestiame, della campagna, dei pascoli e della pastorizia, nell'antica Roma il nome della felce era invece fĭlix -lĭcis simile al termine felix che significa felice, fecondo, fertile ed ecco che diventa facile attribuirgli l'appagante capacità di rendere felici le persone attraverso il ritrovamento di grandi tesori che possono realizzare i desideri non prima di essere passati attraverso una ricerca quasi iniziatica che avviene nei boschi la notte di San Giovanni.

Germoglio a spirale di felce

I Maori chiamano Koru - bobina, cerchio, ciclo, nodo, il germoglio ancora arrotolato della Kaponga - la felce argentea endemica della Nuova Zelanda, la forma a spirale da il senso del moto perpetuo e circolare di una nuova vita che cresce, si srotola e all'apice si ricongiunge al punto di origine in un sacro tripudio di forza e pace.
La felce nell'ambiente purifica l’aria dagli inquinanti, dalle sostanze dannose tra le quali la formaldeide, ma se viene ingerita è tossica, può provocare aritmia, depressione cardiocircolatoria, depressione del Sistema Nervoso Centrale, allucinazioni, cecità, diarrea, dolori addominali, nausea e vomito. Un tempo le foglie applicate sulle parti del corpo interessate erano usate come rimedio per la gotta e per i dolori reumatici, l'uso interno, da non imitare, con la bollitura delle fronde o delle radici, era previsto per l'anemia e il rachitismo, per la diuresi,  per la stimolazione della secrezione biliare, per la tosse e per i vermi.
Le teste di violino, le punte ancora arrotolate delle felci in cui la tossicità non è ancora sviluppata, vengono raccolte da mani esperte, nello specifico le più raccolte sono le teste di violino della Matteuccia struthiopteris/Felce penna di struzzo, per essere usate  in cucina.

Germoglio a spirale di felce

Buona notte delle streghe e allegra Festa di San Giovanni!

Per chi è interessato

Litha
La Notte delle streghe
I chiodi di garofano di San Giovanni

sabato 20 giugno 2020

Gaia Madre Terra al solstizio d'estate

La primavera alle 23.43 del 20 giugno 2020 cede il passo all'estate che illuminerà il suo primo giorno per ben 15 ore e sedici minuti. 
Alle 6.56 del 21 giugno 2020 Gaia Madre Terra, la Luna all'apogeo e  il Sole si allineeranno offrendo ai nostri occhi un'eclissi anulare di sole* che si manifesterà con un magnifico alone di fuoco intorno al disco scuro della luna.
Un'antica leggenda racconta che nel sacro giorno del solstizio d'estate si celebrino le nozze tra il Sole e la Luna e quest'anno a quanto pare la leggenda diventa profezia. 

eclissi anulare di sole* = L'eclissi in Italia sarà visibile solo a Sud-Est

Bosco di Madre Terra al solstizio d'estate

Buon solstizio d'estate!
...Non mollare Alex Zanardi

" ... Durante il solstizio d’estate portava un gruppo di anziane nei boschi vicini a ballare in cerchio al suono dei tamburelli, scalze e con corone di fiori. Il guardaboschi le conosceva e si prestava a scattar loro fotografie abbracciate agli alberi mentre parlavano con Gaia, la madre terra, e con i loro morti. Irina smise di farsi beffe segretamente di loro quando riuscì a sentire i suoi nonni nel tronco di una sequoia, uno di quei giganti millenari che collegano il nostro mondo a quello degli spiriti, come le fecero sapere le ballerine ottuagenarie ... "

L'amante giapponese
Isabel Allende
Traduzione Elena Liverani

Per chi è interessato

Litha
L'estate è venuta
Luna di fragola per il solstizio d'estate
È giunto il giorno promesso
Di equinozi e solstizi
La porta del Capricorno del solstizio d'inverno
È il solstizio d'oro 
Il volo dei palloncini rossi
I chiodi di garofano di San Giovanni

martedì 2 giugno 2020

L'abbraccio delle Frecce Tricolori

Le Frecce Tricolori a Roma nel gesto conclusivo che unisce il grande abbraccio rivolto all'Italia

Frecce Tricolori nel cielo di Roma

" In questa Costituzione c'è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie... "

Piero Calamandrei


Buona Festa della Repubblica a tutti voi!


Il grande abbraccio delle Frecce Tricolori dal 25 maggio al 2 giugno 2020

25 maggio 2020 - Trento, Codogno, Milano, Torino, Aosta
26 maggio 2020 - Genova, Firenze, Perugia, L'Aquila
27 maggio 2020 - Cagliari, Palermo
28 maggio 2020 - Catanzaro, Bari, Potenza, Napoli Campobasso 
29 maggio 2020 - Loreto, Ancona, Bologna, Venezia, Trieste 
2 giugno 2020 - Roma

domenica 31 maggio 2020

Il linguaggio del cielo

Si può non conoscere il linguaggio del cielo, ma se dice qualcosa di bello lo si sente dal tono che usa.

Tramonto del 25 maggio 2020

Tramonto del 25 maggio 2020

sabato 30 maggio 2020

Astratto in Materia - La grazia

Astratto in Materia - La grazia

La grazia:  Una farfalla in posa su una foglia

Sciarada Sciaranti

È indubbio, la grazia, per me, è quella delle ballerine classiche. Una grazia che è frutto di costanza, fatica, impegno, resistenza e non so come tutto questo possa tradursi in tanta bellezza e leggerezza ma è così. Grazia è anche il dondolio di uno stelo fiorito alla sollecitazione del vento... e sono pieni di grazia anche i visi di due genitori sul sonno del loro piccolo mentre passeggiano sulla ciclabile. Ora che la focalizzo, posso dire che di grazia, sparsa nel creato, ce n'è tanta.

Sari
Voce di Vento

E voi in chi o in che cosa materializzereste la grazia? Se vi va di partecipare lasciate la vostra scetla tra i commenti e io la riporterò nel post.

Buona domenica!  

venerdì 29 maggio 2020

Le latebre del cuore

Pulsano lievi
le latebre del cuore
piega su piega

Sciarada Sciaranti


Il risveglio 
delle profondità segrete
dell'animo

Gus
Il blog di Gus

Piega su piega
nascondono dolori
mesto sorriso

Patricia Moll
Myrtilla's house


Occhi indiscreti
 sbirciano le pieghe
 inutilmente

Sari
Voce di Vento

P.S.
Ho cancellato involontariamente il commento di Sari e potrei non averlo riportato esattamente. Mi dispiace molto e le chiedo scusa.

Sguardi curiosi
sbirciano indiscreti
inutilmente

Sari
Voce di Vento


giovedì 28 maggio 2020

Tortora

"...  La tortora non fa mai fallo al suo compagno, e se l’uno more, l’altro osserva perpetua castità, e non si posa mai su un ramo verde e non beve mai acqua chiara . " 

Bestiario
Leonardo Da Vinci 

La tortora, per quella predisposizione naturale che la porta a non accoppiarsi più con nessuno se perde il suo compagno, è diventata il simbolo della fedeltà, di quel sentimento ineguagliabile offerto a un unico prescelto, dell'amore per eccellenza che travalica la morte e si fa eterno e fin dai tempi antichi dai greci e dai romani è stata consacrata ad Afrodite/Venere e a Demetra/Cerere.


Tortora, quella che vedete nella foto, non è stata una creatura a cui la vita ha concesso tanta fortuna, si è fatta trovare in giardino con un'ala irreversibilmente compromessa; è stata poi accolta da una famiglia di galline che come affettuose sorelle maggiori si sono prese cura di lei, ma un giorno, non si sa come, è annegata in un bacile d'acqua.

Più non aspira al nido
La tortora fedele.
Dove del serpe infido
Le insidie ritrovò.
In più sicura arena
Spiega lontano il volo,
E scorda senza pena
Il Ciel, cha abbandonò.

Cleopatra
Dramma per musica
Cesare Oliveri Torinese

lunedì 18 maggio 2020

Non abbiate paura

Un uomo, un papa, un santo, nel centenario della sua nascita.

Karol Józef Wojtyla

Karol Józef Wojtyla


" ... Quando il 22 ottobre 1978 pronunciai in piazza San Pietro le parole «Non abbiate paura!», non potevo rendermi del tutto conto di quanto lontano avrebbero portato ...
... L’esortazione «Non abbiate paura!» va letta in una dimensione molto ampia. In un certo senso, era un’esortazione rivolta a tutti gli uomini, un’esortazione a vincere la paura nell’attuale situazione mondiale, sia in Oriente sia in Occidente, tanto al Nord quanto al Sud.
Non abbiate paura di ciò che voi stessi avete creato, non abbiate paura nemmeno di tutto ciò che l’uomo ha prodotto e che sta diventando ogni giorno di più un pericolo per lui! Infine, non abbiate paura di voi stessi! "

Giovanni Paolo II - Varcare la soglia della speranza
Intervista di Vittorio Messori

sabato 16 maggio 2020

Premessa maggiore, premessa minore e conclusione


Premessa maggiore: In Europa siamo tutti italiani
 ( Affermazione della presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen )

Premessa minore: Gli italiani nuovi poveri d'Europa
 ( Affermazione della AFP - Agence France-Presse - Agenzia di stampa francese )

Conclusione: In Europa siamo tutti nuovi poveri
( Sciarada Sciaranti )


Buon fine settimana ragazze e ragazzi!

venerdì 15 maggio 2020

Condividere qualcosa di meraviglioso per dire grazie

Non gli piacevano le etichette, non gradiva il sensazionalismo, il pregiudizio e la strumentalizzazione scatenati da quella malattia che gli aveva immobilizzato il corpo ma non la mente, non si sentiva un eroe, amava la musica e generava bellezza.

Ezio Bosso - Compositore - Direttore d'orchestra - Ambasciatore della musica

Condividere qualcosa di meraviglioso
per dire grazie
Con le lacrime di stupore di bambino al dono inaspettato
Con le lacrime stupite di adulto di non credere di meritarlo
La musica è un gesto d’amore
Anche quando non c’è musica
Perché le parole possono dichiararlo l’amore
Ma l’amore è in un gesto e in ogni gesto ...

...  Essere famiglia... imparare ad essere un accordo
Più che ad essere d’accordo
Perché è così bello essere parte dell’accordo... divenendo l’accordo stesso

Ezio Bosso
9 aprile 2020
 Facebook



«Un incidente, un terremoto, una storia. La mia storia. Noi siamo composti da storie, e non ci sono storie belle o brutte. Però hanno dei colori: possono essere tristi, disperate, allegre. Quello che bisogna evitare sono le storie noiose. Il mio disagio è per me occasione di non annoiarmi mai».
Ezio Bosso
Vanity Fair - 2017

Tu eri, sei e sempre sarai Ezio Bosso...

domenica 10 maggio 2020

Indissolubilmente

Tu nel mio cuore
Indissolubilmente
Raggio di Sole

Sciarada Sciaranti

Festa della Mamma

Auguri a te Raggio di Sole e a tutte le mamme, da me e Sorellina!

Silvia Romano bentornata tra noi!

mercoledì 6 maggio 2020

Lungo la scia del sole

Chi sa se davanti a una tale bellezza, un fremito di vergogna sia riuscito a insinuarsi nell'arido deserto mentale di chi gioca con la vita della gente?

5 maggio 2020

5 maggio 2020

giovedì 30 aprile 2020

Foglie di fresie

Foglie di fresie
Distese su se stesse
La pioggia goccia

Sciarada Sciaranti


La pioggia goccia
Aprile insolito
Lacrima con noi. 

Sinforosa 
Blog: SINFOROSA CASTORO
Foglie di fresie flesse

mercoledì 29 aprile 2020

Chiocciola dormiente

Inizialmente ho pensato che si trattasse della stessa piccolina di cui vi avevo già parlato in Chiocciola d'aurea conchiglia, poi ho confrontato i disegni della spirale e sono diversi, si è attaccata in un angolo riparato per superare l'inverno e diciamo che non si è trattenuta nel fare la popò.

Chiocciola in letargo

" ... Spesso la sopravvivenza dipende da qualcosa di specifico: una relazione, una fede, una speranza in equilibrio sull’orlo delle possibilità. O da qualcosa di più effimero: il modo in cui il sole filtra dal vetro duro e apparentemente impenetrabile di una finestra e riscalda la coperta, o il vento che, invisibile a parte ciò che si lascia dietro, è così rumoroso da farsi sentire attraverso le pareti isolate di una casa. Per parecchie settimane la chiocciola visse nel vaso a pochi centimetri dal mio letto.
Di giorno dormiva sotto le foglie di violetta e di notte partiva in esplorazione. La mattina, quando facevo colazione, tornava nel recipiente per dormire nel buchino che si era scavata nella terra. Anche se in genere di giorno dormiva, per me era un conforto guardare le violette e vedere la sua sagoma irregolare nascosta sotto una foglia.
Ogni sera si svegliava e con straordinaria eleganza si avvicinava all’orlo del vaso e sbirciava giù, esaminando ancora una volta lo strano paese che le si stendeva davanti. Riflettendo con aria regale su dove si trovava, come se fosse in cima alla torre di un castello, agitava i tentacoli qua e là, come se rispondesse a una lontana melodia. Mentre io mi preparavo per la notte, la chiocciola scendeva con tutta calma lungo il vasetto fino al piattino sottostante, trovava i boccioli che ci avevo messo io e cominciava a fare colazione ..."

Il rumore di una chiocciola che mangia
Elisabeth Tova Bailey
Traduzione Ada Arduini

martedì 28 aprile 2020

Cuor gentili

A forza di stritolare i cuor gentili 
si ritorna in inverno anche se il cielo è quello di aprile.

Tramonto d'aprile

Se il Mar, che dorme, e l’ingemmato Aprile
Contemplo, e il Ciel, che tante luci aggira,
Io certo giurerei, che non si mira
 Altra quaggiù vista, o beltà simìle.
Pur di beltade un paragon ben vile
Sono il Cielo, e l’Aprile, e il Mar senz’ira,
Qualora il Mondo attonito rimira
In nobiltà di stato un cor gentile.
Poi se il Verno io contemplo, e se il furore
Del Mar, che mugghia, o il Ciel di nembi armato,
Ecco tutto d’orror mi s’empie il cuore.
Pur più del Verno, e più del Ciel irato,
E più del Mar spira d’intorno orrore
Un cuor superbo in povertà di stato.

Ludovico Antonio Muratori

domenica 26 aprile 2020

Cuore d'acqua

Una goccia d'acqua cade dalle mani ed ecco che  assume la forma di un...

Goccia d'acqua a forma di cuore

Cuore

Buona domenica 

sabato 25 aprile 2020

L'avventura della Liberazione

... " La sopravvivenza della Resistenza, ovvia a posteriori, è il primo e niente affatto scontato azzardo, che pochi avrebbero dato per vincente nell’inverno del ’43, e non tutti nemmeno nell’inverno successivo. Si tratta di un’avventura lunga solamente venti mesi, che è però fuorviante immaginare come un percorso rettilineo. Se ci si colloca in un ideale punto prospettico coincidente con l’insurrezione finale – il 25 aprile – i venti mesi precedenti finiscono per apparire come qualcosa di fatale, scontati preliminari di una vicenda che non poteva che concludersi come si concluse. Viceversa, il senso di sfida, di dramma, in certi periodi anche di tragedia o di scoraggiamento che caratterizzano la concreta esperienza storica, può essere compreso solamente rinunciando al senno del poi, avvicinandoci per quanto possibile al punto di vista dei protagonisti che, ovviamente, non sapevano come sarebbe andata a finire".  ... "

Santo Peli citato da Carlo Greppi in 25 aprile 1945

giovedì 23 aprile 2020

Dies Natalis - Anno X

Lo zero - صفر sifr, il vuoto in arabo, per assonanza, diventa lo zephirum in latino, vento di ponente che soffia verso la soglia della cifra doppia, si affianca all'uno - واحد wahid e fa nascere il dieci - عشرة ashr, così la forma singola si amplia, acquisisce un elemento per poter accedere allo stadio successivo.
Il dieci è la somma dei primi quattro numeri, princìpi cosmogonici della tetraktýs pitagorica, l'Universo dove 1'uno, la monade, unità primigenia indivisa e compiutezza, svetta in alto e si fa fuoco, il due, l'androgino che si separa in opposti complementari, maschile e femminile, segue e si fa aria, il tre, la creazione, proporzione dello spazio e del tempo, si assembla e si fa acqua e infine il quattro, la sostanza, solidità strutturale, si aggancia alla base e si fa terra.
Il dieci è la yud, funzione divina, il punto della Tzimtzum, la contrazione che da alla luce il mondo, il compimento massimo.
Il dieci sorge da due mani che si incontrano e se il 20 lo precede si ritorna al 2010 anno in cui Anima Mundi in un giorno di primavera ha emesso il suo primo vagito.

I dieci anni di Anima Mundi

Il mio grazie più sentito a tutti voi!

martedì 21 aprile 2020

2773 - Ab Urbe condita

2773 - Dalla fondazione dell'Urbe.
Buon compleanno Roma ...


Roma veduta per profilo dal Monte Mario - Incisione di Giovanni Battista Cipriani

Roma veduta per profilo dal Monte Mario
Giovanni Battista Cipriani

" Roma! Un tripudio infantile l’assaliva al solo pensiero che Roma s’avvicinava; che Roma, la città meravigliosa, lungamente sognata, la capitale del mondo, il nido d’ogni delizia e d’ogni splendore, Roma stava per diventar sua!
La stanchezza del viaggio, lo sgomento dell’avvenire così diverso dal passato, il dolore delle dolci cose perdute, la paura della gente ignota che l’aspettava, le ripugnanze dei primi giorni di matrimonio, ogni tristezza, ogni repulsione, ogni delusione svaniva davanti alla realtà del sogno lungamente, ardentemente accarezzato ... "

Nostalgie
Grazia Deledda


La bellezza non può certo cancellare le ferite dell'anima, ma le può accarezzare
e in punta di piedi la vorrei offrire a tutti coloro che hanno perso qualcuno.

Sciarada Sciaranti

domenica 19 aprile 2020

L'eco del silenzio

Gli italiani sono immensi, ogni qualvolta la situazione si fa dura, mentre le istituzioni parlano, parlano, parlano e si bloccano davanti agli ostacoli, loro ci sono, con la genialità creativa, il sorriso, l'allegria e la generosità che li contraddistingue trasformano la speranza  in atto.
Una delle tante iniziative vede 26 scrittori con i loro racconti in "Andrà tutto bene" un libro pubblicato dalla Garzanti i cui proventi saranno devoluti all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Andrà tutto bene . AA. VV. - Garzanti


Per voi senza svelare troppo ho scelto un piccolo pezzo del racconto di Andrea Vitali che chiude la raccolta e si svolge in una domenica sul lungolago:


TARLI, FANTASMI, DUE PASSI E... UN ALISCAFO


" ... Uscendo in orari poco frequentati mi sono trovato in compagnia di rari rumori, qualche abbaiare di cane e il mio boffare lungo le salite, e del silenzio. Non quello di questi giorni, sostanza dello stato delle cose, gravido di morti senza baci e saluti, senza una mano a stringere l’altra che se ne va, e chissà se è l’una che invita al coraggio di vivere o l’altra che trasmette un arrivederci. Un silenzio più dolce, solo temporaneo, come il piede di una madre che controlla il sonno di un figlio da poco addormentato. Pieno di echi però, voci della memoria che, al contrario di quanto potevo supporre, aveva trattenuto i luoghi reali per proiettarli poi sul palcoscenico dei racconti ... "

Andrà tutto bene
AA. VV.
Gli scrittori al tempo della quarantena

R. Armeni, S. Auci, A. Basso, B. Bellomo, G. Biondillo, C. Bonvicini, F. Bosco, M. Buticchi, C. Caboni, D. Carrisi, A. Dalton, G. Festa, A. Frontani, E. Galiano, A. Gazzola, E. Gnone, M. Gramellini, J. Lahiri, F. Noiville, C. Sánchez, G. Sundas, S. Truzzi, I. Tuti, H. Tuzzi, M. Vichi, A. Vitali.

E tutti ci stringiamo attorno ai parenti di chi ha attraversato la soglia di quel mondo che per noi è invisibile.

giovedì 16 aprile 2020

Luis Sepúlveda è fatto così

Ha contratto il COVID-19 durante un viaggio in Portogallo ed è morto oggi, aveva settantanni.
Questo è lui: 

" ... Mi sorprendono le parole e il loro potere di fondare realtà; sono un figlio delle parole perché come cileno discendo dagli indios mapuche, dai primi abitanti del mio paese che, pur non possedendo una scrittura, avevano in cambio uno smisurato amore per il parlato, per le parole, che disponevano in ordine nelle fredde notti australi in modo da raccontare le cose del giorno, da raccontare la vita e la morte, le speranze e i sogni, e a forza di nominarle, facevano sì che tutto avesse vita e fosse reale.
Anche i capi guerrieri del mio popolo mapuche erano eletti, non in tornei di forza o mediante prove di abilità fisica, ma in gare verbali. Dovevano parlare per ore e ore, giorno e notte, facendo un discorso equilibrato, coerente e poetico. Il più bravo veniva eletto cacicco e reggeva le sorti della nazione mapuche, della Gente della Terra.
Uno di loro, racconta la storia, parlò per quattro giorni e quattro notti e, per rendere più difficile la prova, lo fece portando sulle spalle un tronco del suo stesso peso. Così, sostenendo il proprio peso,  il grande cacicco Caopoliciin, signore delle terre del Sud e delle isole, parlò, narrò, per quattro giorni e quattro notti, raccontando nei dettagli quello che osserva un fiume nel suo vertiginoso viaggio fino al  mare. Questo mio antenato, come tutti noi uomini e donne che amiamo le parole, faceva letteratura e al tempo stesso fondava tutte le cose che nominava, dava loro ragione di essere. Può esserci un esempio più alto di universalità umana?
Quando noi uomini parliamo di umanità, nominiamo una grande famiglia il cui maggior tesoro è la diversità di razze, lingue, colore di pelle, usanze, modi di mettersi in relazione con la vita e con la morte.
Eppure questa famiglia così varia ha una componente comune che ci rende umani: la consapevolezza dei diritti dell'uomo e il bisogno impellente di averli come unica norma che ci organizza la vita.
Quando qualcuno scrive «Diritti Umani» sulla carta, sullo schermo di un computer, su un muro o sulla sabbia di una spiaggia, sta scrivendo la poesia della più grande universalità umana. E lo stesso accade se qualcuno dice «Diritti Umani» in una casa, in un paese d'esilio, nella trincea di una guerra assurda - e tutte le guerre sono assurde e superflue - o in una strada scossa da migliaia di manifestanti che difendono la vita. Anche la letteratura e il suo indispensabile messaggio di universalità umana si pronunciano a voce alta e con clamore di folla.
Nella mia lingua, lo spagnolo, che unisce e dà identità culturale a quasi cinquecento milioni di persone, la parola PAZ, pace, ha solo tre lettere, ma sono lettere contundenti e granitiche. È una parola che amiamo perché l'abbiamo detta e scritta per secoli senza ottenere, e non per colpa nostra, che la pace fosse la luce che illumina la nostra vita. Ma continuiamo a insistere proprio perché sappiamo che la parola pace è uno dei grandi gioielli dell'universalità umana. La letteratura è fatta di parole e la sua grandezza è decisa proprio dall'universalità umana dello scrittore. Non sono la saggezza né il patrimonio culturale a dare splendore a parole brevi e belle come PANE, PACE, LAVORO, GIUSTIZIA e LIBERTA'. C'e chi le dice o le scrive non sa, o non vuol sapere, che il loro senso è inequivocabile, qualunque sia la lingua in cui le dica o le scriva, le spoglia di quell'universalità umana che hanno queste parole fondatrici dei Diritti Umani, il grande retaggio di tutte le civiltà ... "

Il potere dei sogni
Luis Sepúlveda
Traduzione Ilide Carmignani



Sugli amici morti ha scritto:

" ... «Hugo, il Selvaggio, era fatto così» dice qualcuno.
«No, il Selvaggio è fatto così, perché se li nominiamo e raccontiamo le loro storie, i nostri morti non muoiono» replica un altro.
E i bicchieri di vino si alzano e si toccano con un rumore allegro di campane nella notte fraterna di Santiago ... "

Cena con poeti morti
Luis Sepúlveda
Traduzione Ilide Carmignani

E io uso le sue stesse parole per salutarlo:

«Luis Sepulveda era fatto così» dice qualcuno.
«No, Sepùlveda è fatto così, perché se li nominiamo e raccontiamo le loro storie, i nostri morti non muoiono» replica un altro.
E i bicchieri di vino si alzano e si toccano con un rumore allegro di campane nella notte fraterna d'Italia.

martedì 14 aprile 2020

Randagia

È entrata nel giardino, ha creato un rifugio in un vaso per il suo piccolo, si è mantenuta a distanza di sicurezza e mi ha guardata con circospezione tutte le volte che ho spostato le foglie per osservarla, non mi ha mai permesso di avvicinarmi.
Il micio è cresciuto, ha imparato a cacciare, è diventato indipendente e poi lei è andata via.


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