mercoledì 18 febbraio 2026

Carnelevare In Capite Jejunii

CARNEVALE E CARNOVALE sp. port. e fr. CARNAVAL: dal b. lat. CARNE-LEVAMEN con trasposizione del secondo elemento della voce avvenuta per trascorso della lingua e probabilmente anche per una certa analogia ch'essa ha colla parola latina VALE addio: LEVAMEN però nel senso di togliere non di sollevare, come altri interpreta. Questa spiegazione è confermata dalla voce adoperata in altre lingue per indicare la stessa cosa e precisamente dal ted. FAST-NACHT ossia notte del digiuno, dell'ant. inglese CHROWE-TIDE tempo di confessione e dal b. lat. CARNI-PRIVIUM e CARNEM-LAXARE, dal qual ultimo venne Carnasciale. Nel messale mozarabico degli Spagnoli leggesi carnes-tollendas, e tuttora chiamansi nell'idioma spagnolo carnes tolendas gli ultimi tre giorni di carnevale.

Vocabolario etimologico della lingua italiana 
Pianigiani Ottorino - 1907

In Capite Jejunii - A capo del digiunogiorno in cui vengono bruciati i rametti di ulivo benedetti l'anno precedente, durante la Domenica delle Palme, segna l'inizio della Quaresima, il periodo in cui i cristiani si preparano alla Pasqua anche attraverso pratiche alimentari che tradizionalmente prevedono l'astinenza nel Mercoledì delle Ceneri e nei venerdì di Quaresima. È in questo contesto liturgico che si colloca l'origine della parola Carnevale, che secondo l'ipotesi etimologica oggi prevalente tra i linguisti viene ricondotta al latino medievale carnem levare - togliere la carne. La prima attestazione documentaria nota,  risale a Subiaco nel 965, dove carnelevare indicava una data utile per regolare i pagamenti dei censi tra contadini e proprietari, nel giorno in cui cessava il consumo della carne; nella fonte non vi è un elemento festivo esplicito, ma il legame con il calendario liturgico è palese;  a partire dal XII secolo si trovano altre occorrenze di carnelevare o forme simili in alcune parti d'Europa, nel 1130 a Milano si registra la forma carnelevale, mentre la prima testimonianza di attività festive collegate al periodo di Carnevale proviene da Roma nel 1140. Dal XIV secolo in poi le menzioni aumentano sensibilmente e la forma carnevale si consolida progressivamente in molteplici aree europee.
L'evoluzione fonetica da carnem levare a carnevale è considerata coerente con gli sviluppi delle lingue romanze, la -m finale cade regolarmente; levare rimane sostanzialmente riconoscibile; l'univerbazione medievale produce forme come carnelevare, dalle quali si giunge alla forma moderna attraverso fenomeni di sincope e riequilibrio dell'accento tonico. Le fonti medievali documentano diverse varianti intermedie come carnelevarium o carnelevamen, che testimoniano un processo evolutivo graduale e stabilmente collegato alla pratica quaresimale del passaggio dal mangiar di grasso al mangiar di magro.
Quando il termine si diffonde nelle altre lingue romanze, catalano, spagnolo, portoghese rumeno, francese, si registra la forma carnaval ed è plausibile che tale esito derivi da una base latino-medievale comune circolante in ambito ecclesiastico e culturale, o attraverso contatti tra aree romanze, inclusa quella italiana dove si colloca la prima attestazione documentaria del termine.
Nel 1907 Ottorino Pianigiani nel suo Vocabolario etimologico della lingua italiana scrive che oltre all'etimologia più seguita: 

 "... altri propone il lat. CARRUS NAVALIS carro navale cioè nave su ruote (che vuolsi fosse usa portare in giro nelle processioni festive) che meglio concorderebbe colle altre forme romanze, sulle quali però è da accordare la preferenza alla italiana ... "

Non dice chi siano gli altri e se siano suoi conteporanei, ma sappiamo che questa opzione non è presente nellle cinque edizioni del Vocabolario della Crusca e che la preferenza italiana nasce perchè la derivazione da carrus navalis è storicamente infondata.
La sequenza carrus navalis - car naval - carnaval sembra logica per la somiglianza sonora, ma nel Medioevo, questi passaggi evolutivi, non sono documentati e non rispettano le regole della filologia storica; presentano una debole coerenza semantica rispetto all'uso attestato in ambito liturgico di carnelevare. Carrus navalis, composto da un sostantivo e un aggettivo, designa un oggetto impiegato in alcune celebrazioni, non la festa in sé stessa; non vi è dunque prova di una fusione lessicale necessaria che da car naval conduca a carnaval.

CARNAVAL, del it. carnevale, y éste del antiguo carnelevare, compuesto de carne y levare'quitar', por ser el comienzo del ayuno de Cuaresma...
... Las antiguas denominaciones castellanas carnal (J. Ruiz, Canc. de Baena, J. del Encina, Nola, Tirso), carnestolendas y ANTRUEFO, fueron siendo reemplazadas desde la época del Renacimiento por la denominacién italiana gracias a la fama de la pomposa celebracién de esta fiesta en la Italia renacentista; el influjo de la primera, que todavia vive en algunas partes (p. ej. en puntos de Catalufia), debió ser causa, sin embargo, del cambio de carneval en carnaval...
...Del italiano procede también el fr. carnaval [quarnivalle, 1268; carneval, 1552; carnaval, 1680, y ya en derivados de 1613], y las formas de las demas lenguas occidentales.

CARNEVALE Dall'italiano carnevale, e questo dal antico carnelevare, composto da carne e levare 'togliere', perché è l’inizio del digiuno di Quaresima...
... Le antiche denominazioni castellane carnal (J. Ruiz, Canc. de Baena, J. del Encina, Nola, Tirsi), carnestolendas e ANTRUEFO, furono progressivamente sostituite, a partire dal Rinascimento, dalla denominazione italiana grazie alla fama della pomposa celebrazione di questa festa in Italia rinascimentale; l'influsso della prima, che ancora sopravvive in alcune zone (ad esempio in alcune parti della Catalogna), dovette essere comunque la causa del cambiamento da carneval a carnaval...
... Dall'italiano deriva anche il francese carnaval [quarnivalle, 1268; carneval, 1552; carnaval, 1680, e già nei derivati del 1613], e le forme delle altre lingue occidentali.

Dizionario Critico Etimologico della Lingua Castigliana
Joan Corominas - 1954
Liberamente tradotto da Me Medesima

CARNAVAL. ÉTYM. Picard, les camevieux; de l'italien carnovale; milanais, carnelevale, dans du cange, du bas-latin carnelevawen, dit pour carnis levamen, de caro, chair, et levamen, action d'ôter, de levare: c'est-à-dire temps où l'on enlève l'usage de la chair, vu que camovale est proprement la nuit avant le mercredi des Cendres.
Diez, d'après des auteurs italiens, le tire de carne et raie: adieu la chair; mais vale n'est pas italien; et le milanais carnelevale fait un suffisant intermédiaire entre carnis levamen, pour un mot populaire et par conséquent sujet à de fortes altérations.

CARNEVALE. ETIMOLOGIA Piccardo, camevieux; dall'italiano carnovale; milanese carnelevale; nel Du Cange, latino medievale carnelevamen, detto per carnis levamen, da caro carne e levamen atto di togliere, di levare: cioè il tempo in cui si toglie l'uso della carne, poiché carnovale è propriamente la notte prima del Mercoledì delle Ceneri.
Diez, seguendo alcuni autori italiani, lo fa derivare da carne e vale: "addio alla carne"; ma vale non è italiano; e il milanese carnelevale costituisce un sufficiente intermediario tra carnis levamen, per una parola popolare e quindi soggetta a forti alterazioni.

Dictionnaire di la lingua françese 
Émile Littré  - 1873
Liberamente tradotto da Me Medesima 

caro "Fleisch".
Rum. carne, vegl. kuarne, ital. carne, log. karre, engad., friaul. karn, frz. chair, prov., katal. carn, span., portg. carne. In der Bedeutung "Fleisch" als "Speise" ist im größten Teile von Frankreich viande eingetreten (At. Ling. 1383)...
— Zssg.: rum. läsare de carne, ital. carnelasciare, carnescialare,, avicent. carlassare, ital. carnevale (> frz., prov. carnaval), piem. karlavé, apisan. carnelevare, gen. karlevä, neap. karnolevare, siz. karnilivari, span. carnes tolendas "Fasching", d. h. "die Zeit, wo das Fleischessen aufhört", vgl. noch campid. segare pettsas 6544; frz. charcutier Selcher" zu char cuite "gekochtes Fleisch".
— Diez, Wb. 362; Mussafia, Beitr. 42; R. XVH, 154; MILomb. XXI, 264; Bartoli, Dalmat. I, 306. (Die oft wiederholte Herleitung von carnevaleaus CABRUS NAVALIS ist lautlich bedenklich und historisch nicht begründet und würde das leicht begreifliche Scherzwort carne vale "Fleisch leb wohl" von den zahlreichen denselben Gedanken unzweideutig wiedergebenden Ausdrücken losreißen;

caro "carne".
Rum. carne, veglioto (dalmatico) kuarne, ital. carne, logud. karre, engadinese, friul. karn, fr. chair, prov., catal. carn, spagn., port. carne. Nel significato di "carne" come "cibo", nella maggior parte della Francia è subentrato viande (At. Ling. 1383)...
— Composti: rum. lăsare de carne, ital. carnelasciare, carnescialare, avignonese carlassare, ital. carnevale (> fr., prov. carnaval), piem. karlavé, antico pisano carnelevare, genov. karlevä, napol. karnolevare, sicil. karnilivari, spagn. carnes tolendas "carnevale", cioè "il tempo in cui cessa il consumo della carne";
cfr. anche campidanese segare pettsas; fr. charcutier "salumiere", da char cuite "arne cotta".
— Diez, Wörterbuch p. 362; Mussafia, Beiträge p. 42; ecc. (L'etimologia spesso ripetuta di carnevale da CARRUS NAVALIS è foneticamente problematica e storicamente non fondata, e separerebbe l'evidente parola scherzosa carne vale "addio, carne" dalle numerose espressioni che rendono in modo inequivocabile lo stesso concetto ...

Dizionario etimologico delle lingue romanze 
Meyer-Lübke Wilhelm - 1911
Liberamente Tradotto da Me Medesima

Maschere la mattina del Mercoledì delle Ceneri - 1853 - Alfred Stevens - Museo delle Belle Arti - Marsiglia

Maschere la mattina del Mercoledì delle Ceneri - 1853 - Alfred Stevens - Museo delle Belle Arti - Marsiglia

I carri allegorici stessi, comprese le versioni "navali", compaiono in forma strutturata diversi secoli dopo le prime attestazioni della parola Carnelevare. Nel XIV secolo, nei cortei nobiliari di Venezia, Firenze e Bologna, i carri erano decorati ma non ancora propriamente metaforici, e fungevano soprattutto da dimostrazione di ricchezza e prestigio. Tra XV e XVI secolo alcuni carri iniziano a presentare figure mitologiche o religiose, spesso in chiave classicheggiante ed erudita, ispirandosi all'antichità come rievocazione culturale e non come continuità cultuale. Nel XVII e XVIII secolo si sviluppano carri scenografici più complessi, talvolta a forma di nave; nel XIX secolo il Carnevale moderno di Viareggio introduce carri in cartapesta con marcata satira popolare. La cronologia mostra quindi che la parola e il riferimento liturgico precedono ampiamente lo sviluppo dei carri allegorici, che rappresentano un'evoluzione successiva della festa.
Momenti collettivi di festa, travestimenti, rovesciamenti temporanei dei ruoli sociali, eccessi ritualizzati e cicli alimentari legati al calendario sono modelli ricorrenti in molte culture del mondo. Elementi analoghi si riscontrano nell'Akitu mesopotamico, nelle feste egizie legate a Osiride, nelle Dionisie greche, nei Saturnalia e nelle Lupercalia romane, nelle culture slave, così come in numerose celebrazioni stagionali o di capodanno in Asia, Africa e nelle Americhe. 
La presenza di strutture rituali simili in civiltà lontane nel tempo e nello spazio rende metodologicamente fragile l'ipotesi di una trasmissione diretta in assenza di documentazione che ne dimostri la continuità; siamo piuttosto in presenza di una convergenza culturale; società diverse, poste di fronte a esigenze analoghe, gestione della tensione sociale, marcatura dei cicli agricoli, rinegoziazione simbolica dell'ordine, sviluppano soluzioni rituali affini.
Ed è curioso che solo quando si parla di Cristianesimo, c'è chi usa termini quali copia, furto o appropriazione e ne consegue che ne comprenda a pieno il significato.

Nota Laddove, ipoteticamente, una continuità storica sia documentabile ed è la società che si muove ed evolve, si parla di processi di trasformazione, adattamento e rielaborazione culturale che si distaccano dal cultuale che non è più funzionale.

Lieto Mercoledì delle Ceneri!

Per ulteriori informazioni

La corsa dei Tori - Lunedì di Carnevale

martedì 17 febbraio 2026

La corsa delle Bufale - Martedì di Carnevale

CARNEVALONE. Propriamente Accrescit. di Carnevale: ma si adopera particolarmente per indicare I primi quattro giorni di quaresima, che in Milano sogliono aggiungersi al Carnevale.

Accademia della Crusca Dizionario 5 edizione 1863

Nel rito ambrosiano il Carnevalone prolunga la festa oltre il Mercoledì delle Ceneri, mentre nel rito romano il culmine cade nel Martedì Grasso.
Siamo nel fervore del Carnevale romano del 1519, suoni, colori e allegria rivestono le strade; la pompa cortigiana si intreccia al riso popolare; e il giorno conclusivo cede lentamente il passo alla Quaresima.
A piazza San Pietro, dopo la corsa dei tori del lunedì, parte essenziale del programma carnevalesco è quella delle bufale. La sua origine affonda nelle corse animali medievali, nate come esercizi di destrezza e ardimento; nel Rinascimento si trasformano in spettacolo pubblico, dove la forza delle bestie si unisce alla letizia della folla. Le cronache del Costabili e del Paolucci ne conservano memoria viva, come se ancora si potesse udire il frastuono della piazza tra polvere e clamore.
Le cronache del Costabili e del Paolucci ce ne conservano memoria viva, come se ancora potessimo udire il frastuono della piazza e il riso della folla, tra polvere e clamore, le bufale corrono, si arrestano, tornano indietro, quasi animate da capriccio proprio, mentre la gente ride e il Papa osserva dalle finestre del Palazzo Apostolico. E quando la festa si scioglie nella sera, i cortigiani si ritirano alle loro conversazioni piacevoli, come lo stesso Paolucci che, recatosi da Bembo, trova " lo episcopo Baiosa", Lodovico Canossa vescovo di Bayeux, con cui parla di maschere e cose piacevoli. Così si chiude il Carnevale del 1519, tra risa, conversazioni e quella “cianciaria” che che oggi, a distanza di secoli, ci permette di rivivere un frammento della Roma rinascimentale.
La corsa delle bufale fiorisce soprattutto tra il 1520 e il 1550, quando Roma, Ferrara, Firenze e Venezia gareggiano nello splendore delle feste. Con il mutare dei tempi, l'avvento delle armi da fuoco, la trasformazione dei tornei in apparati scenografici, la ridefinizione delle forme spettacolari urbane, l'antico gioco declina fino a scomparire nel XVII secolo, lasciando dietro di sé cronache, miniature e memorie.
Nel primo Cinquecento l'animale non era percepito come soggetto da tutelare, ma come parte integrante dell'ordine simbolico, economico e festivo delle città. Forza da lavoro, emblema araldico, elemento scenico, la sua presenza nello spazio pubblico non suscitava scandalo morale, bensì partecipazione e meraviglia. L'idea moderna di benessere animale e di sensibilità etica nei suoi confronti maturerà solo secoli più tardi.
Resta così il ricordo di un Carnevale che fu insieme virtù d'arme, diletto del popolo e magnificenza di corte, in un Rinascimento vivo, festoso, umano, e lontano dalla nostra sensibilità, in cui anche le "bestiacie" correvano per la gioia di Roma, e la città intera si faceva teatro di meraviglia.

Incisione immaginata della corsa delle Bufale il Martedì di Carnevale a piazza San Pietro su parte di un incisione anonima del XVI secolo

Incisione immaginata della corsa delle Bufale il Martedì di Carnevale a piazza San Pietro su parte di un incisione anonima del XVI secolo

"Hozi (Martedì) veramente si è corso a l'Anelo denanti la porta del Palazo, stante el papa a quelle finestre, et con li presii già scripti, adiunctoli urinali, et poi si sono corse le bufale, che è grani piacere a vedere quelle bestiacie corere; che per un podio vano inaliti, et poi tornano adrieto et quando giongeno al palio, inanti lo possano toccare li voi del tempo assai, che mo vano un passo inanti et quatro indrieto, et de modo sterno in contrasto a quella asesa che l’ultima vi gionse fu quella che andò inanti et have il palio, et forno in numero diece, et per mia fe, che fu gran solazo. Me retirai poi a casa de Bembo, et visitai sua Signoria, che vi era lo episcopo Baiosa, et non si parlò se non de mascare, et cose piacevole. Il buon Paolucci finisce la relazione al suo Duca scrivendo: — «Et per essere la sera di Carnevale son stato in questa cianciaria.» — Se non lo ringraziò il Duca ringraziamolo noi, trecentosessantasette anni dopo, della sua cianciaria, per la quale abbiamo potuto assistere ad un Carnevale di Leone X."

Alessandro VI, Giulio II e Leone X nel carnevale di Roma; documenti inediti (1499-1520)
Alessandro Ademollo1826-1891 - 1886

Lieto Martedì Grasso!

La corsa dei Tori - Lunedì di Carnevale

lunedì 16 febbraio 2026

La corsa dei Tori - Lunedì di Carnevale

CARNEVALE e CARNOVALE. Sost. masc. Quel tempo dell'anno che corre dall'Epifania al primo giorno di Quaresima, e che è destinato più particolarmente a sollazzi e divertimenti. Dal lat. barbaro carnelevamen - addio alla carne, con metatesi del secondo elemento della voce, avvenuta probabilmente anche per una certa analogia che esso ha con la parola vale ...

Accademia della Crusca Dizionario 5 edizione 1863

Nel tardo Medioevo e nel Rinascimento il Carnevale Romano, collocato nel calendario cristiano nei giorni che precedono la Quaresima, era un periodo di festa pubblica e partecipazione collettiva. Per un breve tempo la vita quotidiana assumeva un ritmo diverso, le piazze si animavano di spettacoli, competizioni e giochi che coinvolgevano l'intera cittadinanza.
Nel primo Cinquecento non aveva ancora la forma scenografica dei grandi carri allegorici che si sarebbero affermati nei secoli successivi; all'epoca dominavano soprattutto le corse dei cavalli, celebri quelle dei barberi lungo l'attuale Via del Corso, e le corse dei tori e delle bufale. Il toro, simbolo di potenza indomabile, incarnava perfettamente lo spirito del caos controllato carnevalesco, sfida alla sorte, esibizione di coraggio collettivo prima del tempo penitenziale della Quaresima.
L'attuale Piazza San Pietro era uno spazio irregolare e battuto, stretto tra l'antica basilica costantiniana e l’immenso cantiere della nuova chiesa disegnata da Donato Bramante. Ben lontana dall'ordine monumentale che quasi un secolo dopo le avrebbe imposto Gian Lorenzo Bernini, poteva trasformarsi facilmente in arena.
Il lunedì di Carnevale del 1519, sotto lo sguardo di Papa Leone X, si svolse una corsa rimasta impressa nelle cronache. Il bilancio vide tre uomini uccisi, quattro feriti, cinque cavalieri travolti, due cavalli morti. Tra gli episodi più impressionanti quello di Serapica, disarcionato dal suo "bellissimo gineto" e quasi incornato dal toro inferocito; dalle finestra del Palazzo Apostolico il Papa gli espresse la sua compassione, «povero Serapica», e i morti furono portati al Campo Santo “per mondarvi le ossa”, mentre la folla lentamente si disperse.
Con il passare dei decenni, le corse cruente divennero sempre più controverse, nel clima morale della Controriforma, la violenza pubblica appariva meno tollerabile e nel 1567 Papa Pio V promulgò la costituzione De salutis gregis dominici, che proibiva le corride e ogni gioco in cui gli uomini affrontassero tori o altri animali, definendoli «spettacoli crudeli e indegni».
Si chiudeva così una stagione del Carnevale Romano, che nato come festa medievale di energia collettiva e audacia, lasciò progressivamente gli spettacoli pericolosi e si trasformò in una celebrazione più coreografica e compatibile con il nuovo ideale di decoro urbano e religioso.

Incisione immaginata della corsa dei Tori il Lunedì di Carnevale a piazza San Pietro

Incisione immaginata della corsa dei Tori il Lunedì di Carnevale a piazza San Pietro

"Il giorno seguente (lunedì) se travagliorno con li tori, et io era con il Signor Marcantonio, siccomo scrissi, et si amaciorno tre homini et quatro feriti da li tori, et cinque cavali forno feriti, et dui ne sono morti, et fra li altri un de Serapica, che era belissimo Gineto, et lui fu butato in terra, et passò grani pericolo, perchè il toro vi era intorno; et se non fosse sta stimulato con ferite non se gli levava da presso che lo amaciava; et intendo che il papa diceva: povero Serapica, et molto si dolea; li morti forno portati in campo sancto per mundarvi le osse.

Alessandro VI, Giulio II e Leone X nel carnevale di Roma; documenti inediti (1499-1520) 
Alessandro Ademollo1826-1891 - 1886

Lieto Lunedì di Carnevale!

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domenica 15 febbraio 2026

Il gioco de le Cane - Domenica di Carnevale

CARNASCIALE.Definiz: Si dice al dì, che precede al primo dì di quaresima, che anche si dice CARNOVALE, quasi carne vale.

Accademia della Crusca Dizionario 2 edizione 1623

Il gioco delle canne, noto in Spagna come juego de cañas, nasce nel tardo Medioevo come esercizio cavalleresco destinato ad addestrare i cavalieri all'uso delle lance in combattimento simulato. La pratica consisteva in assalti tra compagnie di cavalieri armati di lance leggere (canne), spesso su cavalli addestrati, con l'obiettivo di migliorare destrezza, coordinazione e precisione senza provocare danni gravi.
Dal tardo XV secolo, con l'inizio del Rinascimento, questa forma di giostra si diffuse nelle corti italiane, dove veniva adottata non solo come addestramento militare, ma anche come intrattenimento spettacolare durante feste e celebrazioni, come i Carnevali. A Roma, le cronache del Costabili e del Paolucci riportano che nel Carnevale del 1519, la cui domenica cadeva il 6 marzo, nella Piazza di San Pietro, due compagnie di cavalieri si fronteggiavano armate di canne davanti a papa Leone X, tra trombeti, staffieri e livree sfarzose. Una compagnia era guidata da Serapica, principale cameriere d'onore, favorito del Papa e l'altra da Monsignor Cornaro. Le due schiere, composte da circa venti cavalieri ciascuna, correvano dapprima verso il palazzo apostolico e quindi si assalivano simbolicamente a coppie, incrociando le canne in evoluzioni spettacolari ma non pericolose. Ogni cavaliere riceveva un premio in denaro, quarantacinque ducati per ciascuno, secondo il dispaccio, segno dell'importanza e della formalizzazione della competizione, inserita nel programma ufficiale delle celebrazioni carnevalesche.
Il picco del gioco delle canne nel Carnevale si colloca tra il 1520 e il 1550, in città come Roma, Ferrara, Firenze e Venezia. Le compagnie erano contraddistinte da colori sgargianti e armature eleganti, e la pratica costituiva uno dei momenti principali della festa carnevalesca, inserendosi tra corse di cavalli, tornei simbolici e altre forme di spettacolo pubblico.
A partire dalla seconda metà del XVI secolo, il gioco iniziò a declinare. Fattori determinanti furono, l'evoluzione delle armi da fuoco, la riduzione dei tornei a spettacoli scenografici e l'aumento dei rischi, per quanto contenuti, associati alla pratica. Nel XVII secolo, il gioco delle canne scompare dai Carnevali italiani come attività viva, sopravvivendo solo nelle cronache e nella iconografia dei codici miniati, come il Freydal Tournament Book o il Livre des Tournois. Oggi, la pratica la incontriamo esclusivamente nelle rievocazioni storiche, che cercano di riprodurre le giostre e le sfide delle compagnie di carnevale rinascimentale.
Il gioco delle canne rappresentava un momento di intersezione tra addestramento cavalleresco, spettacolo e festa pubblica nel Carnevale rinascimentale, una testimonianza della cultura cavalleresca e della teatralità delle corti italiane, che fonde abilità, estetica e intrattenimento pubblico.

Gioco de le Cane - Luz da Liberal e Nobre Arte da Cavalleria - Carlos de Andrade - 1790
Gioco de le Cane - Luz da Liberal e Nobre Arte da Cavalleria - Carlos de Andrade - 1790

" 7 marzo. « Heri matina (Domenica di Carnevale) la Santità de Nostro Signore tornò a Pallazo per vedere correre il Palio de li Barbari, et de li Cavalli, et per vedere el giocho de le Cane su la Piaza de Sancto Petro che fu bel vedere. Fumo XX Zanetteri per banda et da una banda era el Conte Aniballe Rangone, Sarapica et altri Camereri de Nostro Signore tuti in livrea multo vistosa ali qualli per cadauno Sua Santità donò 45 ducati et loro poi poseno el resto. Da l'altra banda era el Cornaro cun altri tanti Zanetteri, ma non in livrea. La sera poi se recitò la Comedia ordinata per el Cibo, de la qualle per altre mie ho scripto, et fui invitato da parte de epso Mons. Reverendissimo ala Comedia, et poi ala Cena. « Hogi se sono corsi due Palij et facto la Cacia de quatro Thori su la Piaza de Sancto Petro. Ec secondo ho inteso da li mei quando son tornato a casa li thori hano morte ben due on tre persone, et feritene circa quatro. »
Le feste della Domenica e del Lunedì in Piazza S. Pietro accennate dal Costabili sono descritte più
largamente dal Paolucci in un dispaccio del dì 8, ultimo giorno di Carnevale.
« Si corsero li cavali, et poi comparse una compagnia de Gieneti, capo Mons. Corner vestiti ala moresca variamente, ed dipoi una altra tuta ala Spagnola, vestita di raso Alesandritio, con fodra de cangiante capucio et sajon, capo Serapica con molti camareri al numero questa de vinti cavali: ala quale el papa havea donato per ciascuno quarantacinque Ducati, et certamente che era bela livrea con stafìeri et trombeti vestiti de quelli medesimi colori de seda: et gionti in piada comentiorno a dua a dua a corere verso la porta del palazo ove stava il papa ad alcune finestre; et facta questa corsa per ambe le compagnie, la Serapica se retirò da l'altro lato de la piada, et la Cornerà verso Sancto Petro; et la Serapica prese le canne, et venne ad assaltar la Cornerà che haveva anchora lei le canne, et slanciate le canne la Serapica contra la Cornerà, essa poi la inseguito con le sue canne, et così ferno per volte assai 1'uno contro l'altro che era piacevole vedere, et non pericoloso, et eravi de molto belli cavali et cavale gienete ..."

Alessandro VI, Giulio II e Leone X nel carnevale di Roma; documenti inediti (1499-1520) 
 Alessandro Ademollo - 1886

Lieta Domenica di Carnevale!

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sabato 14 febbraio 2026

L'amore fa volare

San Valentino - L'amore fa volare

"....Gli chiesi come avesse fatto a rendersi conto che l'amava, cosa avesse sentito per saperlo con certezza.
Quella domanda lo sconcertò e rimase in silenzio per un attimo.
«Perché a volte mi faceva volare», disse ..."

Il profumo delle foglie di limone
Clara Sànchez
Traduzione Enrica Budetta

San Valentino - L'amore fa volare

Ci sono domande a cui non si risponde con la logica, ma con quel battito che senti diverso perché si espande nell'anima.
E forse l'amore è proprio questo, non un elenco di certezze perfette, ma un gesto che ti solleva da terra senza nemmeno toccarti, un sorriso che ti rimane dentro, una presenza che condivide il tuo spazio mentale, non ti incatena a sé e ti fa sentire sempre al posto giusto.
Lieto San Valentino a chi ama, a chi impara ad amare e a chi si lascia sorprendere in ogni sua forma e modo, a chi scambia l'amore con gli antichi riti di fertilità dei Lupercalia e soprattutto a chi vive in uno stato di guerra. 

Ecco il reel sul San Valentino che dedico a tutti voì 

giovedì 12 febbraio 2026

In scena per il Giovedì Grasso

Giovedì Grasso, il primo dei sei giorni che precedono l'inizio della Quaresima; Roma si sveglia con un'aria frizzante di festa che percorre vicoli e piazze; l'odore del fritto delle castagnole e delle chiacchiere si mescola a quello del vino, mentre il brusio della folla e i primi canti improvvisati riempiono l'aria. Maschere colorate sbucano da ogni angolo, cappelli piumati, mantelli svolazzanti, stracci rattoppati sopra vestiti eleganti, e sorrisi nascosti dietro parrucche e volti dipinti. I passi rimbombano sui sampietrini umidi di rugiada, le risate si rincorrono tra i palazzi antichi, e dai cortili qualcuno strimpella un violino, qualcun altro batte un tamburello, inventando melodie che si intrecciano con la voce dei bambini e il chiacchiericcio degli adulti. Si gira di casa in casa, si bussa ai portoni, si cantano brevi versi che chiedono un dono o suscitano una risata, e la città intera diventa un palcoscenico improvvisato. Si respira la libertà del travestimento, la leggerezza dei gesti teatrali e l'allegria che nasce dall'inganno gioioso. Ogni gesto è spettacolo, ogni sguardo parte di una recita collettiva, e il gioco tra apparente miseria e splendore nascosto fa sorridere chi osserva e chi partecipa. Il sole bacia i marmi delle chiese, le bandiere dei palazzi, e i coriandoli e le stelle filanti cadono leggeri, trasportati dal vento che sa di alito primaverile. È un giorno di piccole follie, di musica e chiasso, di profumi dolci e speziati, di gioia che si fa contagiosa. Il Giovedì Grasso è l’anteprima di un'orgia di colori e suoni, la promessa di una città che per qualche giorno si lascia alle regole alle spalle e si abbandona al Carnevale nella sua forma più viva e teatrale.

Giovedì Grasso in via del Corso - Roma

"Il carnevale di Questo scatenamento del carnevale non mi divertì un pezzo; a 23 o 24 anni già m'ero sazio e seccato, ed in quei giorni di pazzie fuggivo al polo opposto di Roma. M'accadde però nei primi tempi di prender anche parte a mascherate, e ad una fra 1'altre che voglio ricordare. Erano a Roma Paganini e Rossini; cantava la Liparini a Tor di Nona, e la sera mi trovavo spesse volte con loro e con altri matti coetanei. S'avvicinava il carnevale, e si disse una sera: - Combiniamo una mascherata. - Che cosa si fa? che cosa non si fa? - si decide alla fine di mascherarsi da ciechi, e cantare, come usano, per domandare 1'elemosina. Si misero insieme quattro versacci che dicevano:

« Siamo ciechi,
Siamo nati
Per campar
Di cortesia,
In giornata d'allegria
Non si nega carità. »

Rossini li mette subito in musica, ce li fa provare o riprovare, e finalmente si fissa d'andar in scena il giovedì grasso. Fu deciso che il vestiario al disotto fosse di tutta eleganza, e disopra coperto di poveri panni rappezzati. Insomma una miseria apparente e pulita. Rossini e Paganini doveano poi figurare 1'orchestra, strimpellando due chitarre, e pensarono vestirsi da donna. Rossini ampliò con molto gusto le sue già abbondanti forme con viluppi di stoppa, ed era una cosa inumana! Paganini poi secco come un uscio, e con quel suo viso che pareva il manico del violino, vestito da donna, compariva secco e sgroppato il doppio. Non so per dire, ma si fece furore; prima in due o tre case dove s'andò a cantare, poi al corso, poi la notte al festino. Ma io ne' divertimenti fui sempre amante del bel gioco dura poco, ed il festino lo feci a letto."

I miei ricordi - 1899
Massimo d'Azeglio
Lieto Giovedì Grasso!

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