domenica 7 giugno 2026

Undici rintocchi per la Portulaca Grandiflora

"... La P. grandiflora è la specie da cui derivano le nostre varietà da giardino. Gli steli prostrati sono ricoperti da foglie carnose e strette e formano un bel tappeto, mentre i grandi fiori singoli o doppi, di un pollice o più di diametro, sono bianchi, gialli, salmone, rosa, rosa acceso, o rosso rosato. I fiori doppi, che sembrano piccole rose, possono essere disponibili in colori misti o singoli. La maggior parte dei fiori singoli sono disponibili in miscele...
... La fioritura inizia presto e continua per tutta la stagione. La portulaca è adatta per bordure, da piantare tra le rocce in pieno sole, e come colorata copertura del terreno per argini asciutti e zone calde e sabbiose. Coltivazione: Seminate i semi verso metà aprile dove dovranno crescere, in piena terra Sole e terreno sabbioso. Diradare le piantine a 15 cm. Se il terreno del giardino è pesante, alleggerire l'aiuola con della sabbia."

The complete book of annuals how to use annuals and plants grown as annuals to best effect, out-of-doors and in, with cultural Information and Other Pointers on More Than 500 Species and Varieties - 1955
Frederick Frye Rockwell 
Liberamente tradotto da Me Medesima

La sorellina americana della Portulaca oleracea si chiama Portulaca grandiflora Hook, come abbiamo già visto, portulāca, è un termine collegato popolarmente a portula - piccola porta diminutivo di porta, in riferimento alla deiscenza della capsula del frutto che si apre come una piccola porta quando matura. Poichè l'erba è apprezzata dai maiali, una variante etimologica fa derivare il nome da porcus con un'alterazione della c in t. 
L'epiteto specifico invece è composto da grandis - grande e da flos - fiore perché sono proprio i grandi fiori a caratterizzarla; è una pianta erbacea succulenta che attira api e altri insetti impollinatori; grazie alla sua straordinaria resistenza alla siccità e alla ricca fioritura, fu introdotta in Europa nel XIX secolo e si diffuse rapidamente come pianta ornamentale in giardini, aiuole e balconi.
Portulaca a grandi fiori, conosciuta in Brasile come onze-horas - undici ore per l'abitudine dei fiori di aprirsi simultaneamente intorno alle 11.00 del mattino solo quando il sole è già alto nel cielo; le corolle rimangono aperte durante le ore più luminose e tendono a richiudersi nel tardo pomeriggio o in presenza di nuvole e maltempo, questa caratteristica ha fatto sì che la pianta fosse considerata una sorta di orologio naturale nelle tradizioni popolari rurali brasiliane; altri appellativi in portoghese sono beldroega-de-flor-grande, rosa-de-musgo - rosa di muschio che richiama la somiglianza dei fiori con piccole rose e il suo portamento basso e tappezzante; verdolaga de flor grande, flor de seda, amor de un rato - amore di un momento per la natura effimera dei suoi fiori, in spagnolo; moss rose, moss-rose, moss sun rose in inglese; großblütiges portulakröschen, portulakröschen in tedesco; pourpier à grandes fleurs, portulaca à grandes fleurs in francese; マツバボタン - 松葉牡丹 - Matsubabotan - peonia dalle foglie di pino, perché le foglie ricordano gli aghi di pino - matsu e i fiori ricordano piccole peonie - botan, in giapponese.
Appartiene alla famiglia delle Portulacaceae, originaria delle regioni aride dell'Argentina, dell'Uruguay e del Brasile meridionale; generalmente raggiunge i 10-20 cm di altezza, forma cuscini bassi e allargati che possono estendersi fino a 30-40 cm di diametro; il fusto è carnoso e succulento, cilindrico, liscio e glabro di colore verde chiaro, talvolta rossastro, prostrato o ascendente; le foglie sono alterne o riunite in piccoli fascetti, cilindriche o quasi cilindriche, strette e allungate, carnose e ricche di acqua lunghe circa 1-3 cm; virano dal verde brillante al verde-grigiastro; i fiori forma semplice, semidoppia o doppia a seconda della cultivar sbocciano da maggio-giugno fino ai primi freddi, sono bianchi, gialli, crema, arancioni, rosa, rossi, porpora, magenta, salmone, bicolori o screziati; il frutto è una piccola capsula ovoidale o quasi sferica, lunga pochi millimetri, verde durante lo sviluppo che vira al bruno a maturità, quando è matura si apre trasversalmente mediante un piccolo opercolo superiore, liberando numerosi semi molto piccoli, reniformi, leggermente appiattiti, lucidi e di colore nero o bruno-nerastro.

Portulaca Grandiflora - Rosa di Muschio

"Portulaca grandiflora - Rosa Muschio. Famiglia delle Portulache.
Una pianta annuale brasiliana molto popolare e apprezzata per la sua facilità di coltivazione e l'abbondanza di fiori. Per un tappeto a fioritura rapida in un luogo caldo, secco e soleggiato, non c'è niente di meglio. Cresce altrettanto bene dove le estati sono brevi e fresche. Eccellente per opere rocciose su argini, lungo un vialetto, come copertura del terreno, dopo i bulbi primaverili o in vasi o fioriere da patio. I piccoli fiori solitari, larghi circa 2,5 cm, semplici e doppi, di molti colori, si aprono quando il sole li colpisce al mattino. I fiori simili a rose, dai petali lucidi, sono di giallo brillante, bianco, cremisi scarlatto, arancione e rosa. Le varietà doppie sono le più affascinanti e per molti aspetti superiori a quelle semplici. Le piante hanno un portamento strisciante, alte 15-20 cm, con infiorescenze simili a muschio e quasi nascoste dai fiori. Facile da spostare, quindi utile per riempire zone secche e spoglie. Spargere i semi finissimi mescolati con sabbia semiasciutta e premere nel terreno solo leggermente o semplicemente rastrellare. Predilige il pieno sole. Qualsiasi terreno va bene, preferibilmente povero. Tollererà diverse condizioni. Se annaffiata e con un po' di attenzione all'inizio, la pianta crescerà rigogliosa. Se lasciata crescere senza spaziatura, produrrà distese di colore a metà estate. Una diserbatura occasionale è l'unica cura necessaria. 
Spesso si risemina spontaneamente e, una volta piantata, persiste di anno in anno. Tuttavia, solo una piccola parte delle varietà a fiore doppio si riproduce fedelmente a seme. I semi, che assomigliano a limatura di ferro, hanno una lucentezza metallica e sono prodotti in una piccola capsula a forma di scatola. Quando sono maturi, il coperchio cade e li rivela. Varietà: È possibile acquistare colori singoli o misti, sia singoli che doppi. La varietà Jewel ha grandi fiori singoli di un rosso cremisi abbagliante."

The Picture Book of Annuals - 1966
Arno and Irene Nehrling
Liberamente tradotto da Me Medesima

Contiene da studi di laboratorio: acidi organici come acido citrico, acido gluconico, acido malico;
acidi fenolici e derivati come acido rosmarinico, feruloilchinico, vanillic acid hexoside;
aminoacidi e derivati come N-(carboxiacetil)-fenilalanina e N-benzoilaspartico;
betalaini - betacianine come betanidina, betanina, isobetanidina, isobetanina;
betalaini - betaxantine come dopaxantina, indicaxantina, miraxantina, miraxanthin V, portulacaxantina, portulacaxantina II, portulacaxantina III, vulgaxantina I, vulgaxantina II;
flavonoidi - flavoni come luteolina-7-O-rutinoside;
flavonoidi - isoflavoni come genisteina-4′-O-glucoside;
precursori dei betalaini come acido betalamico;
altre classi segnalate (senza molecole identificate) alcaloidi; composti fenolici; mucillagini; polisaccaridi; saponine; tannini idrolizzabili e derivati; terpenoidi.

Portulaca Grandiflora - Rosa di Muschio

"Portulaca grandiflora Hook. I semi di portulaca comune vengono macinati e trasformati in pane o purea; le foglie vengono usate per le insalate; California. Rusby (50, p. 564)"

Food plants of the North American Indians - 1936 
Elias Yanovsky
Liberamente tradotto da Me Medesima 

Ha proprietà antibatteriche, antifunginee, antinfiammatorie, antimicrobiche, antiossidanti, antivirali, cicatrizzanti, citotossicche, effetti epatoprotettivi.

"Portulaca grandiflora HOOK. (Portulacac.) “Rose-moss” “Beldoega da flér grande’ (Port.) “Matsuba-botan”
 L'intera pianta è commestibile cruda o cotta. I semi vengono macinati e trasformati in pane o poltiglia. Introdotta in Giappone per il giardinaggio; in America: ARMY VET. MED. 1943, LE COINTE 1934, YANOVSKY 1936"

Tanaka's Cyclopedia of Edible Plants of the World - 1976
Tyozaburo Tanaka
Liberamente tradotto da Me Medesima

Nelle aree di origine sudamericane, caratterizzate dal clima secco, la pianta è stata utilizzata nella medicina tradizionale come lenitivo per irritazioni cutanee, rimedio per piccole ferite, antinfiammatorio locale, trattamento per punture di insetti, questi impieghi appartengono alla tradizione popolare e non costituiscono prove di efficacia clinica; fonti etnobotaniche riportano che la specie trovò occasionalmente impiego anche come alimento; è stato documentato l'utilizzo dei semi, che venivano raccolti, essiccati e macinati per ottenere una farina impiegata nella preparazione di pane o puree. Le foglie giovani, carnose e i germogli teneri erano invece consumate crude nelle insalate.

"Portulaca grandiflora (L.) Scholler - Eurasia; i germogli giovani si consumano in insalata."

Plants for Human Consumption: An Annotated Checklist of the Edible Phanerogams and Ferns 1984
Günther Kunkel
Liberamente tradotto da Me Medesima

Portulaca Grandiflora - Rosa di Muschio

Nel linguaggio dei fiori la Portulaca grandiflora rappresenta l'allegria, l'energia, la femminilità, la semplicità, e la vitalità; in Giappone, alcuni dizionari dei fiori le associano a freschezza, grazia, innocenza e spontaneità, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità, senza differenziazione tra metaboliti primari e secondari, perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

Per chi è interessato
Brucia con le coccole il legno di ginepro

sabato 6 giugno 2026

Apre la porta dell'orto la portulaca

" Quasi tutti pensano che 'andracle» sia il termine greco che indica la portulaca, che pure è un'erba ed è chiamata andracne con un nome che differisce dal precedente per una sola lettera. Ma l'andracle è in effetti un albero da foresta che non attecchisce in pianura, simile al corbezzolo, ma con foglie piu piccole e persistenti; la corteccia non è certo ruvida, tuttavia sembra stretta tute attorno da una morsa di ghiaccio: tanto è triste il suo aspetto. "

Storia Naturale - Libro XIII
Plinio il Vecchio
Traduzione Roberto Centi

Attestata archeologicamente e storicamente da diversi millenni, i suoi semi sono stati trovati nell'Heraion di Samo risalente al VII secolo a.C., la Portulaca Oleracea apre i suoi piccoli fiori soprattutto nelle ore più luminose e soleggiate, anche lei cresce ai margini dei campi, lungo i sentieri, presso le abitazioni rurali e negli orti, i Greci la chiamavano ἀνδράχνη/andráchnē un termine di origine incerta, probabilmente pre-greco con un'affascinante somiglianza apparente con la parola greca ἀνδρός/andrós genitivo di ἀνήρ/anḗr che significa uomo. A volte veniva confusa con l'ἀνδράχλη/andráchlē che come spiega prima Teofrasto e poi Plinio è in realtà un altro arbusto.
I Latini la conoscevano invece come portulāca, collegata popolarmente a portula - piccola porta diminutivo di porta, in riferimento alla deiscenza della capsula del frutto che si apre come una piccola porta quando matura. Poichè è apprezzata dai maiali, una variante etimologica fa derivare il nome da porcus con un'alterazione della c in t.
L'epiteto specifico oleracea da ŏlŭs, oleris  - verdura, ortaggio

Porcellana

"C'è anche una specie di portulaca che chiamano peplide, non molto piu efficace di quella coltivata, e di essa sono ricordati impieghi degni di menzione. Come alimento annulla l'effetto dei eleni delle frecce, del serpente emorroide e di quello prestere, e li fa uscire dalla ferita, se l'erba è applicata in impacco; il succo ricavato dalla spremitura e bevuto insieme con vino passito combatte nche il veleno del giusquiamo. In mancanza della pianta, i semi assolvono un'azione curativa analoga. Contrasta anche gli effetti delle acque malsane; schiacciata e messa nel vino guarisce, in applicazione, l'emicrania e le piaghe che vengono sulla testa; per altri tipi di ulcere la si usa masticata con miele. Cosi preparata viene anche applicata ai bambini sul cranio e sull'ernia ombelicale; per le epifore invece sulla fronte e sulle tempie, a qualunque età, la si usa in impacco insieme con farinata d'orzo; per le lacrimazioni si aggiungono latte e miele; in caso di occhi sporgenti si usano le foglie tritate insieme alla buccia delle fave; contro le pustole la si mescola con farinata d'orzo, sale e aceto. Masticata cruda
la portulaca guarisce le piaghe della bocca e il gonfiore delle gengive, e anche il mal di denti; il succo della pianta bollita è un rimedio in caso di ulcere alle tonsille; alcuni aggiungevano un goccio di mirra. In effetti masticare della portulaca serve a rinsaldare i denti che tentennano, a ridar vigore alla voce, e a contrastare la sete. Insieme con noce di galla, semi di lino e miele, tutti in pari quantità, calma i dolori cervicali; unita a miele e ad argilla cimolia guarisce le affezioni delle mammelle; i semi, ingeriti con miele, fanno bene anche ai sofferenti d'asma. Come alimento, preparata in insalata rinvigorisce lo stomaco. In caso di febbre alta si fanno impacchi di portulaca unita a farinata d'orzo; del resto, masticarla rinfresca anche l'intestino. Fa cessare il vomito; in caso di dissenteria o di ascessi la si mangia in aceto, oppure la si prende in pozione insieme con cumino; mentre per curare il tenesmo viene usata cotta. Agli epilettici fa bene sia come alimento sia in pozione; per stimolare il flusso mestruale se ne usa un acetabolo in sapa; nei casi di gotta calda e di fuoco sacro la si applica con sale. Il succo di portulaca in pozione fa bene ai reni e alla vescica, e fa espellere i parassiti intestinali. Contro il dolore delle ferite si usa in impacco, in olio con farinata d'orzo. Attenua l'irrigidimento dei tendini. Metrodoro, autore di un Compendio di erboristeria, la riteneva indicata a provocare la fuoriuscita dei lochi. Smorza lo stimolo sessuale e previene i sogni erotici. So del padre di un ex pretore, una personalità di primo piano in Spagna, che a causa di insopportabili disturbi all'ugola porta una radice di portulaca appesa al collo, sempre, tranne che alle terme, e in questo modo si è liberato di ogni inconveniente. Ho anzi trovato nelle mie fonti che con un impacco di portulaca sulla testa non si hanno raffreddori per tutto l'anno. Tuttavia si ritiene che quest'erba indebolisca la vista."

Storia Naturale - Libro XIII
Plinio il Vecchio
Traduzione Francesca Lechi

Nella tradizione popolare mediterranea si pensava che la portulaca allontanasse le influenze negative e la malasorte, proteggeva dai sortilegi, preservava la salute della famiglia; in alcune zone rurali italiane si usava appendere mazzetti di portulaca vicino alla casa o agli orti per tenere lontano il malocchio, circolava l'idea che portare addosso i suoi semi o le foglie potesse calmare la collera, favorire il sonno, proteggere dai cattivi sogni; credenze che probabilmente derivano dall'effetto rinfrescante e sedativo che la medicina umorale attribuiva alla pianta. La sua straordinaria capacità, di sopravvivenza con l'accumulo d'acqua nei tessuti, di rigenerazione anche dopo essere stata strappata dal terreno e di diffusione dovuta alla elevata produzione di semi, l'ha resa simbolo di tenacia, abbondanza, adattabilità, e l'ha definita pianta che si rifiuta di morire per cui sembra che anche i soldati la portassero in battaglia per assicurarsi fortuna e protezione.
Nella medicina tradizionale araba medievale la portulaca, conosciuta come رجلة - Rijla, era molto apprezzata e denominata baqla hamqa - pianta pazza per la carettiristica dei suoi rami di di propagarsi in maniera icontrollata sul terreno. Avicenna la descrive come una pianta dal carattere "freddo e umido", utile per contrastare gli eccessi di calore dell'organismo. Da qui deriva parte della sua reputazione come erba calmante e riequilibrante.

"... arricchiscono l'umore sieroso*: montone, maiale, agnello di un anno, le erbe aromatiche atriplice e portulaca ..."

umore sieroso* = Corrisponde generalmente a una componente acquosa e umida dell'organismo, collegata alla flemma o a fluidi corporei considerati "freddi e umidi".

Canone di Medicina
Avicenna
Liberamente tradotto da Me Medesima

Nella tradizione erboristica cinese, dove è nota come 马齿苋 - Ma Chi Xian, è soprannominata "l'erba della lunga vita", per la reputazione costruita nei secoli grazie alla sua robustezza e al suo impiego.

Porcellana

"La portulaca è costrettiva. Giova applicata con polenta à dolori di testa, all'ifiammagioni degli occhi, & dell'altre parti del corpo, à gli ardori dello stomaco, al fuoco facro, & ài dolori della vescica, Masticata toglie lo stupore de i denti, & mangiata mitiga gli ardori dello stomaco, & delle budella, & similmente i flussi loro. Gioua à rodimenti delle reni, della vescica, & delle parti loro. Prohibisce gli impeti di venere: al che medesimamente giova, & alle febbri anchora il suo succo bevuto. La portulaca benissimo cotta vale contra à i vermi lunghi del corpo à gli sputi del sangue, alla disenteria, all'hemorrhoidi, & à flussi del fangue. Giova al morso della sepa.
Mettesi utilmente nelle medicine de gli occhi: & fansene cristeri ne i flussi delle budella, & corrosioni de i luoghi naturali delle donne. Applicasi con olio commune, & rosado à i dolori di testa causati dal caldo. Sana insieme con vino le brozze, che nascono in sul capo: & applicata con polenta vale à i membri feriti, che si uogliono corrompere, & mortificare.
La portulaca si chiama in Toscana Procacchia, & in altri luoghi d'Italia Porcellana. E herba notissima
à ciascuno quantunque Dioscoride non faccia mentione, se non d''una forte; se ne ritrova però à i tempi nostri ne gli horti una sorte di domestica, che produce il gambo tondo, & elevato, con frondi grasse, come son quelle della Fabaria, lucide, &bianchiccie da rovescio, al gusto insipide, con alquanto d'acidità austera. Praduce il gambo grosso, liscio, diritto, & alle volte rossigno, grasso, & ramoso, & il seme nero serrato in alcuni bottoncini verdi, & la radice ramosa. La altra è la salvatica, la quale nasce senza seminarla nelli horti, nelle vigne, & in altri luoghi incolti, coni i gambi tondi, strati per terra, vencidi, & rossigni. Le foglie ha ella silmili alla domestica, ma minori, & lunghette, & in tutto il resto parimente simile all'altra. Masticata cruda, tanto l'una quanto l'altra, guarisce l'ulcere della bocca, & ferma i denti che vacillano, & tenuta sotto la lingua, estingue la sete. E la Procacchia (secondo che fa memoria a Galeno al VI: delle facultà de semplici) ne temperamenti suoi frigida, & acquea, poco partecipe d'austerità. Il perché ristagna i flussi, & quelli massime,che sono colerici, & calidi: imperoche essendo molto frigida gli altera nelle qualità loro, per esser ella frìgida nel terzo ordine, & humida nel secondo. Per questa ragione giova quanto ogni altra cosa ne i calori messa sopra la bocca dello stomaco, & parimente sopra amendue i fianchi, & massimamente nelle febbri hettiche. Leva oltre à ciò lo stupore de i denti causato da cose acetose, & garbe. Et perché ha anchora del costrettivo, si dà ella utilmente à mangiare à ì difenterici, & ne i flussi delle donne, & ne gli sputi del sangue. Ma per questo effetto è mólto piu valoroso il succo, che l'herba . Et al II. delle facultà dei cibi: V Safì (diceva) la Procacchia ne i cibi: ma al corpo dà debile nutrimento, & quel tanto & poscia humido, & frigido, & viscoso. Leva come medicamento lo stupore dei denti, per esser ella & viscosa, & senza mordacità alcuna. Di questa habbiamo detto assai nel libro di quelle cose, che facilmente si preparano. Impiastrata (secondo che riferisce Plinio al XX. cap. de XX. libro) ristrigne le rotture dell'ombilico, & giova con Cimolia all'infiammagioni delle poppe, & delle podagre. Vale insomma à tutte l'infirmità calide. Chiamano i Greci la Portulaca, Ἀνδράχνη: Latini, Portulaca: gli Arabi, Baklehancha, & Bachele Alhanica: li Tedeschi, Burtzel kraut, & Portzel kraut: li Spagnoli, Verdolagas, & Baldroegas: li francesi, Pourpier, & Pourchaille."

Dioscoride a cura di Pietro Andrea Mattioli

Appartiene alla famiglia delle Portulacaceae e il suo genere comprende circa 100-150 specie, si pensa originaria dell'Eurasia, con successiva diffusione in quasi tutte le regioni tropicali e temperate del mondo. Andraca, Andrachi, ndràcchia, Porcejane, Porcellana, Porcillina, Purciddana in Calabria; Andracne, Erba da porci, Erba grassa e Erba porcacchia nella Val di Chiana , Erba porcellana, Pocaccia, Porcellana, Porcellana salvatica, Procacchia, Procaccia, Sportellacchia in Toscana; Barzellana, Porceddana in Sardegna, Cagliari; Chiaccunella, Porchiacca, Purchiacchello in Campania; Erba gnagnoa a Cogoleto, Erba pursellana a Genova, Porselana a Mentone, Porsellana a Porto Maurizio, Presulaua a Sarzana, Purselana a Genova in Liguria; Erba grassa, Porselaga e Porselana a Brescia in Lombardia; Erba grassa a ReggioEmilia, Porzlana a Piacenza, Purzlana a Reggio Emilia in Emilia Romagna; Gamaruneddu marinu, Prucciaca a Modica, Purciaca ad Avola, Purciddana zona Etna in Sicilia; Gassule in Friuli; Perchiacca a Potenza in Basilicata; Perchiacchella, Porcellana in Campania; Porcacchia, Precacchia in Abruzzo; Porceddana a Cagliari, Porzelana, Pulsallana ad Alghero in Sardegna; Porcellana salbega a Vicenza in Veneto; Porcellana stellata in Italia; Porcinacchia, Sportelacchia nelle Marche; Porslana, Purslane in Piemonte; Portolaca in Italia; Pricchiazzi a Barletta in Puglia. Verdolaga in spagnolo, Beldroega in portoghese, Purslane, Common purslane in inglese, Portulak in tedesco, Pourpier in francese, Adrákla in greco, Rigla in arabo, Semizotu in turco Ma Chi Xian in cinese, Luni in hindi, Khorfeh in persiano.
Il fusto è carnoso e succulento, liscio, glabro, generalmente rossastro o rossiccio-verde, prostrato o strisciante sul terreno, molto ramificato, può raggiungere 10-40 cm di estensione formando tappeti bassi e densi; Le foglie sono succulente e spesse, lisce e lucide, di forma obovata o spatolata, lunghe generalmente 1-3 cm e disposte in modo alterno o raccolte in piccoli gruppi ai nodi; i fiori sono piccoli, circa 5-10 mm di diametro e con cinque petali che virano verso il giallo vivo; il frutto è una piccola capsula detta pixidio, quando matura la parte superiore si stacca come un coperchio e fuoriescono numerosissimi semi neri o bruno-nerastri, lucidi e a forma di rene, lunghi circa 0,5-1 mm.

Porcellana

Contiene Acidi grassi omega-3 come l'acido α-linolenico (ALA); alcaloidi come dopamina, L-DOPA, noradrenalina, oleraceine (A–E); flavonoidi come apigenina, genisteina, kaempferolo, luteolina, miricetina, quercetina; mucillagini, polisaccaridi, vitamine come vitamina A (e carotenoidi), vitamine del gruppo B, vitamina C, vitamina E, glutatione, melatonina, sali minerali come calcio, ferro, fosforo, magnesio, manganese, potassio, selenio, zinco.
Ha proprietà analgesiche, antidiabetiche, antinfiammatorie, antimicrobiche, antiossidanti, cicatrizzanti, depurative, disetanti, diuretiche, emollienti, neuroprotettive. La portulaca è una delle pochissime erbe spontanee che combina un elevato contenuto di omega-3, notevoli quantità di antiossidanti, buona concentrazione di minerali, facilità di coltivazione anche in terreni poveri e siccitosi, per questo negli ultimi anni è stata rivalutata sia come pianta alimentare funzionale, sia come possibile fonte di ingredienti nutraceutici; è stata utilizzata in diverse culture per disturbi gastrointestinali, infiammazioni cutanee, ustioni, punture di insetti ed altre affezioni; molte delle proprietà terapeutiche attribuite alla pianta (ad esempio nel trattamento di artrite, psoriasi, osteoporosi, malattie epatiche o cardiovascolari) derivano da usi tradizionali o da studi preliminari e non sono state confermate da prove cliniche sufficienti. Consumata in quantità elevate può esercitare un lieve effetto lassativo e l'uso prolungato è sconsigliato per chi ha problemi renali.
In alcune zone del Sud Italia viene aggiunta tradizionalmente nelle insalate estive insieme a pomodori e cipolla conferendo una nota aspra al piatto. I semi possono essere aggiunti ai frullati, agli impasti e allo yougurt. L'uso culinario è ben descritto dal Dizionario universale economico rustico: 

"Portulaca, Porcacchia, Porcellana, lat. Portulaca, fr. Pourpier, Morgelline. Una pianta è questa della quale ve ne hanno 2. specie, dimestica l'una e che si coltiva ne' giardini, selvatica l'altra e che nasce spontanea.
1. La dimestica, Portulaca oleracea, Linn. Portulaca latifolia, sive satina, C. Bauh. fr. Pourpier cultivé, pullula all'altezza di un piede incirca parecchi tronchi teneri, succulenti, che si dividono in ramuscoli che portano delle foglie grosse, carnose, rotonde, lisce, lucide, di un sapore viscoso ed acidetto collocate alternativamente. Dalle ascelle delle foglie escono alcuni piccoli fiori gialli, rosacei, ai quali succedono certe frutte di color erboso. Queste capsule s'aprono orizontalmente e contengono parecchie sementi nere e minute. La portulaca dorata non è che una varietà; le foglie di questa sono più larghe, giallastre, e cariche di piccole macchie dorate.
2. La portulaca selvatica, Portulaca angustifolia, sive sylvestris, C.Bauh. Tourn. fr. Pourpier sauvage, differisce dalla prima nell'essere piccola in tutte le sue parti. Quando la portulaca dimestica resta abbandonata a sè stessa diventa selvatica in 2. annate. V. Seminare. Questa pianta massime la selvatica sembra spregevole; e come quella che nasce spontanea, sembra di poco o niun uso: pure ella siasi la dimestica, sia la selvatica serve di molto in cucina. Ella quand'è tenera entra nelle insalate, e un po' più vecchia si cucina in varie maniere. Si taglia in pezzi, si passa alla padella con del buon butiro dopo che ella abbia resa la sua acqua. Si condisce poi con sale e pepe. Col latte e colla panna si copre o si lega con rosso d'uovo o un po' di farina. Si unisce ancora e cotta e cruda colla carne bollita.
Ragout di costole, o fusti di porcacchia. Tagliate i fusti la lunghezza di 4. dita traverse e fateli bianchire o sobbollire nell'acqua chiara come i cardoni, lasciateli sgocciolare, metteteli nella cazzeruola con brodo in poca quantità, e lasciateli cuocere a fuoco lento; quando essi sieno cotti aggiungetevi alquanto di butiro ed alquanto di farina. Rimescolate il tutto insieme ed aggiungetevi un filo di aceto o di sugo di limone. Questa vivanda e sola, ed accompagnata con carni e pesci non è sgradevole. Si conserva quest'erba per l'inverno facendola seccare. Mettendola a bagno ella riviene e si frigge o si fa in istufato cóme la fresca. Le persone più proprie la salano così: scelgono i ramoscelli più piccoli e più delicati sulla fine dell' autunno: la dorata è migliore a quest'effetto. Tagliatela in piccoli pezzetti che voi spargerete con molto sale e con de' garofoli leggermente rotti. Metteteli in un vaso impiombato, uno strato di sale ed uno d'erba. Riempite poi con buon aceto il vaso e lasciatelo in pace tenendolo ben sigillato. Quando vorrete servirvene adoperate per estrarre la porcellana un cucchiaio di legno, e non mettete le dita nell'aceto. Si può per conservarla lasciarla appassire per uno o 2. giorni, e metterla poscia nella salamoia con una o 2. noci moscate, garofoli e pepe.
Havvi chi per conservarli prescieglie i grossi fusti che montano in seme e li sala per l'inverno come noi usiamo fare de' fagiuoletti. La porcellana è un'erba delle più rinfrescanti, cosicché conviene più alli giovani di temperamento secco e bilioso che alli flemmatici e pallidi, e di stomaco debole; ma corretta con ruchetta o simile cosa giova anche a questi. Si serve la medicina di questa pianta come di rinfrescante ed antiscorbutico, buono anche per le emorragie e contro vermi specialmente contro ìl solitario; perciò le sue foglie e principalmente il sugo spremuto gioveranno per calmare, temperare la sete cagionata da violento moto, dalla febbre e da materie acri e riscaldanti, mitigheranno il calor dei corpo e l'ardor dell'orina, modereranno il vomito bilioso e la diarrea procedente dalla stessa cagione, addolciranno l'acrimonia dello scorbuto, e correggeranno lo stato infiammatorio delle parti orinarie. Chomel soleva praticare l'acqua distillata di questa pianta alla dose di 2. in 4. once per le emorragie e particolarmente uterine con felice successo; ed il medesimo loda assai il sugo per li vermi. L'erba pesta ed applicata giova al dolore violento di testa e calma gli ardori della pelle, e del sugo servesi per correggere l'acrimonia calda e salsugginosa degli umori bagnandone la parte affetta. Il seme è delli 4. detti minori rinfrescanti, quali sono radicchio, lattuga, endivia, e porcellana.
Coltivazione della portulaca. Ama quest'erba la terra grassa e temendo moltissimo il freddo non può seminarsi che in maggio o sulla fine d'aprile. Una esposizione calda é sempre a lei di vantaggio. La dimestica si sarchielli di spesso e di spesso s'adacqui se il secco la molesti. Dalle piante più belle si raccoglie la semente, che si semina poi l'altr'anno in terra grassa e ben mobile."

Dizionario universale economico rustico

Nel linguaggio dei fiori, il genere portulaca è associato alla tenacia e alla forza vitale, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità, senza differenziazione tra metaboliti primari e secondari, perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

Per chi è interessato
Brucia con le coccole il legno di ginepro

giovedì 4 giugno 2026

4 giugno - Giovedì del Corpus Domini

Corpus Domini - Almanacco Italiano 1896

Corpus Domini - Almanacco Italiano 1896

Non contento Gesù d'aver presa la nostra
carne e d'aver sofferto per la nostra salute
disagi, patimenti, dolori e morte, per un eccesso
di amore volle restarsi in mezzo a noi
con la divinità ed umanità santissima. L'uomo
non potea giammai immaginare, che avrebbe
avuto il suo Dio cosi vicino. O Gesù, deh!
vieni in me, poiché tu sei il porto della mia
salvezza

Ricordi. ___________________________
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Effemeride storica. — 1849. Un corpo di
9600 Spagnuoli occupa Terracina. — 1S59. I
Francesi coadiuvati dalla divisione Fanti, sconfiggono
a Magenta l'esercito austriaco, che lascia
10.000 uomini tra morti e feriti, e 7000
prigionieri.

I proverbi del Giovedì. — Niuna persona
senza difetti, niun peccato senza rimorso. —
Una ne pensa la lepre e una il cane.

4 giugno Giovedì 
Corpus Domini

Nel 1896, proprio come accade raramente quando i calendari, dopo lunghi giri del tempo, tornano a incontrarsi sugli stessi giorni, il Corpus Domini cadeva il 4 giugno, una delle feste più solenni dell'anno, una di quelle che trasformavano il ritmo ordinario della vita in qualcosa di diverso.
L'Italia di allora, come abbiamo già visto per la Pentecoste viveva ancora all'ombra della recente sconfitta di Adua, nelle campagne si lavorava duro, nelle città cresceva lentamente l'industria, molti giovani partivano per le Americhe e lasciavano dietro di sé famiglie che forse non li avrebbero più rivisti. La vita era fatta di distanze enormi e di poche certezze ma, in quel mondo più povero del nostro, c'era la presenza del Santissimo Sacramento che molti sentivano vicina quanto il campanile del paese.
L'almanacco del 1896 spiegava la festa con parole semplici e profonde, Cristo non si era limitato a nascere, soffrire e morire per gli uomini, ma aveva voluto restare in mezzo a loro; per il lettore di allora la formula teologica era una realtà concreta, Dio abitava dietro una piccola porticina dorata del tabernacolo nella chiesa del paese.
Quel giovedì mattina le campane suonavano a festa. Le donne preparavano gli altari lungo le strade, adornandoli con lenzuola ricamate conservate per le occasioni solenni, i bambini raccoglievano fiori di campo per la processione, gli uomini montavano archi di frasche e rami verdi lungo il percorso; in molti paesi il Corpus Domini era la festa che faceva uscire la fede dalle mura della chiesa per portarla sulle strade percorse ogni giorno da contadini, artigiani e venditori ambulanti.
Sul tavolo della canonica o nella bottega del farmacista si poteva leggere l'effemeride dell'almanacco, ricordava che nel 1849 un corpo di soldati spagnoli aveva occupato Terracina e che nel 1859 i Francesi e i Piemontesi avevano sconfitto gli Austriaci a Magenta; erano fatti che appartenevano ancora alla memoria viva di molti e non mancava chi avesse conosciuto qualcuno che aveva combattuto nelle guerre del Risorgimento o che conservasse in casa una medaglia, una lettera ingiallita, un ricordo di quei giorni.
Poi venivano i proverbi:

"Niuna persona senza difetti, niun peccato senza rimorso."

"Una ne pensa la lepre e una il cane."

Frasi brevi, nate da secoli di esperienza contadina che erano semplicemente verità confermate dalla vita quotidiana.
Per la gente del 1896 il Corpus Domini aveva un significato che oggi fatichiamo a immaginare, la celebrazione religiosa era una dichiarazione pubblica di appartenenza, una certezza condivisa portata nel cuore; davanti all'ostensorio s'inchinavano il sindaco, il proprietario terriero, il bracciante, la vedova e il bambino, le differenze sociali non esistevano davanti a qualcosa che tutti consideravano più grande di loro.
Dopo la processione si tornava alle occupazioni abituali, i campi aspettavano, le botteghe riaprivano, gli animali dovevano essere accuditi, ma restava nell'aria quella particolare sensazione delle feste religiose di una volta, il tempo sembrava essersi fermato per qualche momento e aver lasciato dietro di sé una traccia di quiete.
Anche oggi è Corpus Domini, le strade sono percorse da automobili anziché da processioni, molti non saprebbero dire perché questa festa esista né in quale giorno cada, le nostre giornate scorrono tra notifiche, appuntamenti, informazioni continue, siamo collegati con il mondo intero e spesso scollegati da ciò che abbiamo accanto.
Nel 1896 gli uomini temevano la povertà, le malattie e l'incertezza del domani, noi temiamo la solitudine, la frammentazione, la sensazione di vivere sempre di corsa senza arrivare davvero da nessuna parte, cambiano le paure, ma resta il bisogno di trovare un punto fermo e l Corpus Domini è ancora lì a ricordare che Dio non è distante, non è confinato nei cieli irraggiungibili, ma sceglie di restare vicino agli uomini, un messaggio che non è invecchiato e può parlare anche a chi guarda la festa soltanto come fatto storico o culturale.
Entrando in una chiesa durante il Corpus Domini si possono vedere gli stessi gesti che vedevano i nostri bisnonni, una candela che arde nella penombra, qualcuno inginocchiato in preghiera, il profumo dell'incenso, il canto sussurrato di un inno antico; il mondo fuori è cambiato rispetto al 1896, ma quei segni sono rimasti e forse è questo che rende affascinante sfogliare un vecchio almanacco che ci ricorda perché li compiamo ancora oggi.
Centotrent'anni fa come oggi, gli uomini cercavano un luogo sicuro in mezzo alle inquietudini della storia, l'almanacco lo esprimeva con una semplice invocazione:

"O Gesù, vieni in me, poiché tu sei il porto della mia salvezza."

Le parole appartengono a un altro secolo, ma la domanda che contengono è ancora la stessa: dove trovare un porto quando il mare della vita diventa agitato? Il Corpus Domini continua a tornare ogni anno per offrire la medesima risposta che offriva nel 1896, quando le campane suonavano sopra i tetti dei paesi e il mondo, pur così diverso dal nostro, cercava pace con lo stesso cuore umano di oggi.

Lieta Festa del Corpus Domini!

martedì 2 giugno 2026

80 Anni della Repubblica Italiana

Il 2 giugno 1946, con il referendum istituzionale, l'Italia decide di lasciarsi alle spalle la monarchia per diventare una Repubblica fondata sulla sovranità popolare, questa scelta si inserisce in un contesto complesso segnato dalla fine della guerra, dalla crisi morale e materiale del fascismo e dalla necessità di ricostruire un tessuto civile che era stato lacerato. La nostra Costituzione, entra in vigore nel 1948 e rappresenta ancora oggi il riferimento fondamentale del patto tra cittadini e istituzioni, é un testo che definisce diritti, doveri, pluralismo e limiti del potere, in essa si riflette l'idea che la democrazia non sia soltanto una forma di governo, ma un sistema, che tra promesse costituzionali e realtà sociale, tra uguaglianza formale e disuguaglianze concrete, tra diritti riconosciuti e diritti effettivamente garantiti, richiede partecipazione, vigilanza e responsabilità come caratteristica strutturale di ogni democrazia moderna che vive proprio nella possibilità di essere criticata e migliorata.
In questi ottant'anni, l'Italia ha conosciuto fasi diverse come la crescita economica e industriale del secondo dopoguerra, le tensioni sociali e politiche degli anni di piombo, le riforme istituzionali e i cambiamenti culturali legati alla globalizzazione e all'integrazione europea e tutte hanno messo alla prova la tenuta delle istituzioni. 
La Repubblica si muove su un equilibrio continuo tra stabilità e cambiamento, la sua forza sta nella capacità di vivere i conflitti in forme civili di confronto politico e sociale e nel riconoscere che il dissenso rappresenta una delle conquiste più significative della sua storia che continua a chiedere di essere compresa e difesa.

2 Giugno 2026 80 Anni della Repubblica Italiana - Sciarada Sciaranti

Auguri Italia e lieta Festa della Repubblica Italiana a tutti!

domenica 31 maggio 2026

Luna Piena in Blu

La Luna si nutre dell'energia del Sole, l'assorbe e la rilascia nella notte come punto luce che illumina il mistero del cosmo in tutta la sua bellezza, il ciclo che segue ha la stessa sequenza del bocciolo che nasce, cresce, raggiunge l'apice della fioritura e si inoltra nel cammino inverso che lo vedrà sfiorire. A volte volgi lo sguardo in alto e la trovi lì dove di solito non c'è, alle 10.45, ora italiana di questo 31 maggio 2026, si è fatta Luna Blu, nell'accezione moderna del termine, ha chiuso la cornice aperta dalla sorella il primo maggio e insieme hanno avvolto l'intero mese in un unico abbraccio. 

A Oriente Luna Blu, 31 maggio 2026 - Sciarada Sciaranti

Questa mattina a Roma, poco prima dell'alba, è tramontata ancora incompleta alle 5.06, e ora, poco dopo il tramonto, sorge alle 21.17 a Oriente, mentre Giove, Polluce, Castore e Venere la guardano da Occidente.

A Occidente Giove, Polluce, Castore, Venere, 31 maggio 2026 - Sciarada Sciaranti

Quando sorge la luna
si perdono le campane
e appaiono i sentieri
dell'impenetrabile.
Quando sorge la luna
il mare copre la terra,
e il cuore si sente
isola dell'infinito.
La luna è più lontana
del sole e delle stelle.
E profumo e ricordo,
sfarzo d’azzurro sfiorito.

Luna piena
Garcia Lorca
Traduzione  Claudio Rendina

venerdì 29 maggio 2026

Ai margini dei sentieri la Veronica Cymbalaria

Nella ella Seduta de' 4 Luglio 1798. dell' Accademia d'Agricoltura di Firenze fu letta da Pietro Enrico Ippolito Bodard una Memoria sulla Veronica cymbalaria, in cui l'autore giustamente volle costituirla nuova specie, e non riguardarla più qual varietà della Veronica ederacea (Veronica hederifolia L.), come la tenne Linneo (Sp. pl.). Ma il Bodard non ebbe forse campo d'esaminar quanto basta sì la prima, che la seconda di queste piante, per il che prese degli equivoci di non poca entità sulla loro determinazione. Essendomi riuscito di rinvenirle in copia nel circondario di Sarzana, particolarmente la Veronica cymbalaria, prima appena conosciuta dietro una sola figura di Buxbaum senza descrizione alcuna, ed avendone con diligenza rintracciata la storia anche in anni diversi, affine di stabilire i caratteri che con precisione le distinguono, mi fo ora un dovere d'esporre alla Società il mio tenue lavoro qualunque egli siasi...
... Della Veronica cymbalaria, e ederacea.
Veronica cymbalaria. Veronica cymbalaria: subseptemdentatis foliis cordato-rotundatis: calycibus
fructus patentibus, foliolis ovatis: capsulis hirsutis N.
Veronica Chia cymbalariae folio verna, flore albo, umbilico virescente Tourn. Corol. Buxb. Cent. I. pag. 25. tab. 39. fig. 2. Veronica cymbalaria: floribus axillaribus, solitariis , alternis; foliis subcordatis, ut plurimum septemlobis, crassis, villosis; foliolis calycinis ovatis, obtusis; caule procumbente, exviridi- rubescente, tota planta villosissima . Bod. mem. sur la Véron. cymb. 
V. hederifolia L. var. B. Principia a fiorire nel Febbrajo. Si trova ne' muri di campagna intorno a Sarzana. Fusti cilindrici, diffusi, e pendenti dai muri , ramosi, lunghi da pochi pollici sino ad un piede, e più. Rami opposti, patenti. Foglie icciuolate, cordato-rotondate e pressochè semicircolari, con sette denti ottusi nel margine che talora variano coll'essere o cinque, o nove e de' quali il terminale è un pochetto maggiore, alquanto carnose, d'ordinario co' picciuòli dritti, ed esse pendenti; le inferiori opposte, le superiori alterne. Picciuòli solcati. Peduncoli sottili, nudi, più lunghi delle foglie, nella fiorescenza
dritti, nella fruttificazione piegati in giù per nascondere il seme nel muro. Calice composto di quattro foglioline ovate, appena acute, e qualche volta ottuse affatto e rotondate, nella fruttificazione aperte e patenti. Corolla più grande del calice, bianca, e nella fauce verde. Cassula irsuta di peli lunghetti, torulosa, quadriloba, bivalve, a due sole logge, ciascheduna delle quali è biloba, e contiene uno, o due grossi semi. Tutta la pianta è più, o meno irsuta nasce ne' muri esposti al sole è rossiccia nel fusto, e nella parte inferiore delle foglie come la Parietaria off. L.  Dalla surriferita descrizione è facile il rilevare quanto questa specie prima negletta, differisca dalla Veronica ederacea, particolarmente se ne
facciam con essa il confronto. Non bisogna pesò imitar in questo il Bodard, che probabilmente prese la Veronica salvatica (V. agrestis L.) per 1'ederacea ...

Memoria sopra alcune piante checrescono nella Lunigiana
del Dottor Αntonio Bertoloni.
Letta li 15. Aprile 1802

Cresce tra le pietre smosse, nei vuoti del paesaggio su suoli sottili, a spazi poveri e instabili ai margini dei coltivi, contribuendo in modo discreto alla continuità della vegetazione spontanea mediterranea, è  una presenza poco appariscente, facile da trascurare. 
Il nome Veronica, di origine greco-latina e già diffuso come nome personale nella tradizione cristiana europea, passò in età prelinneana anche alla denominazione popolare di alcune piante, il termine è attestato dal tardo Rinascimento in testi botanici inglesi e già ampiamente in uso in diversi paesi europei, collegato al culto di Santa Veronica, nel 1753 Carl Linnaeus conservò il nome tradizionale nel formalizzare il genere Veronica nella nomenclatura botanica moderna.
L'epiteto specifico cymbalaria si riferisce alla somiglianza delle foglie con quelle della Cymbalaria muralis, altra piccola pianta dei muri e delle fessure rocciose.

Veronica Cymbalaria

Veronica cymbalaria Seb . Enum . p. 79 .
Annua, patente villosa; caule prostrato, inferiormente ramoso; foglie cordatorotondate, ottuso-dentato-lobate ; segmenti calicini ovato-ellittici patenti nel frutto; capsule irsute.

Atti dell'Accademia Pontificia De' Nuovi Lincei Compilati dal Segretario
Αnno ΧΧIX
Sessione I del 19 dicembre 1875

Appartiene alla famiglia delle Plantaginaceae, il genere comprende circa 500 specie diffuse soprattutto nelle regioni temperate dell’emisfero nord, in passato era inclusa nelle Scrophulariaceae è originaria dell'area mediterranea orientale e del Vicino Oriente, con distribuzione naturale in zone della Grecia, Anatolia/Turchia, Balcani, Levante, successivamente si è propagate anche in molte altre regioni mediterranee ed europee, spesso in ambienti rupestri, muri, fessure e luoghi umidi ombrosi, su suoli sabbiosi o calcarei e zone antropizzate. Veronica Cymbalaria, detta anche Veronica cuneata Guss., Cochlidiosperma cymbalaria (Bodard) Opiz, Pocilla cymbalaria (Bodard) Fourr, Veronica a foglie di cimbalaria, Verónica de cymbalaria in spagnolo, Pale speedwell in inglese, Zymbelkraut-Ehrenpreis in tedesco, Véronique cymbalaire in francese; ha il fusto sottile e delicato, glabro o appena pubescente, generalmente ramificato fin dalla base o ai nodi, prostrato o debolmente ascendente, con sviluppo basso e diffuso, spesso appoggiato al suolo o intrecciato tra altre erbe spontanee, non forma cespi compatti, ma si espande in modo leggero e irregolare; le foglie sono piccole, opposte nella parte inferiore del fusto e progressivamente alterne verso l'alto, arrotondate o debolmente lobate, con margine inciso e consistenza tenera; i fiori sono piccoli, solitari, portati all'ascella delle foglie, la corolla è molto pallida, biancastra o lievemente lilla con sottili venature azzurrate, meno appariscente rispetto a quella di altre Veronica dai toni blu intensi.

Veronica Cymbalaria

399. Veronica Cymbalaria Bod. ( V. Cymbalariaefolia Vahl.). Veronica a foglie di Cimbalaria. P. pelosa, con molti rami a fascetti quasi rotati, prostrati. Foglie carnosette; le basilari ovali, intere; le cauline ovate od arrotondate, con 5-7 lobi poco profondi, il medio più grande. Fiori bianchi, solitarii su peduncoli più lunghi delle foglie; sep . 4, obovati od ovali, ristretti alla base e poco pelosi; antere bianco-giallastre. Capsola globosa, cigliata, con 4 lobi; semi c . s . Fior. e . s .
§§ Fiori in racemi ascellari, opposti o alterni, ovvero terminali.


Flora di Montecassino
Gennaro De Marco
1887

La letteratura disponibile su V. cymbalaria è prevalentemente fitochimica, gli studi si concentrano soprattutto sull'identificazione dei composti e meno su applicazioni farmacologiche clinicamente dimostrate, contiene flavonoidi come apigenina, crisoriolo, luteolina; iridoidi glucosidici, in particolare: aucubina, amphicoside, alpinoside, catalpolo, catalposide, verminoside, veronicoside, verproside, 6-O-veratroylcatalpol.
Le proprietà biologiche attestate specificamente sulla specie, sono antinfiammatorie, antiossidante/radical scavenging degli estratti, chemotassonomiche.
Per Veronica cymbalaria non esiste una caratterizzazione fitochimica completa e specifica. Le conoscenze disponibili risultano ancora limitate.
La specie non possiede inoltre un impiego documentato e consolidato nella medicina popolare.

Capsula dei semi della Veronica Cymbalaria

Nel linguaggio dei fiori, il genere Veronica è associato a sincerità, costanza, il ricordo affettuoso, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità, senza differenziazione tra metaboliti primari e secondari, perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

Per chi è interessato
Brucia con le coccole il legno di ginepro
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