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lunedì 2 febbraio 2026

La Candelora segna il passo del mezzo inverno

"A la Candelóra gh'è 'n pè fò e 'n pè dré 
Alla Candelora c'è un piede fuori e un piede dentro"

È il tempo sospeso dell'anno, quando l'inverno allenta la sua presa ma non si è ancora dissolto. Un confine sottile, quasi un attimo trattenuto, siamo nel mezzo dell'inverno, nel punto in cui il gelo ha consumato la sua prima metà e un chiarore nuovo, timido come un animale che esce dalla tana, sia esso lupo, marmotta, orso, riccio, tasso o volpe, comincia a insinuarsi tra le giornate ancora corte e fredde nella seconda metà.
Sono passati quaranta giorni dal Natale, quaranta battiti dalla Natività; oggi la Chiesa celebra la Purificazione di Maria come prescritto dalla Legge Mosaica dell'Antico Testamento:

"Quando saranno compiuti i giorni della sua purificazione, la madre porterà al sacerdote un'offerta…" 

Levitico 12,1‑8

e la Presentazione di Gesù al Tempio; la natura misura quarantacinque giorni dal solstizio d'inverno, due calendari che avanzano insieme, uno sacro e uno celeste, intrecciati nello stesso ritmo. La liturgia ricorda l'offerta del Figlio e il sole, dopo aver toccato il punto più basso, riprende a salire e lascia scivolare i suoi raggi nei fienili, nei cortili, nei solchi addormentati dei campi. I contadini avvertono questa doppia valenza in un'unica continuità, la percepiscono nel peso della legna portata a spalla, nel gelo che scricchiola sotto le scarpe e poi si scioglie in neve e fango, nel chiarore che cresce appena, ma basta a cambiare l'aria. Il 2 febbraio portano in chiesa le loro candele, piccole fiamme simbolo di Cristo, presenza che rischiara il mondo; le custodiscono a casa benedette come protezione contro i malanni, il freddo, gli imprevisti dell'inverno; le accendono nelle stalle, nelle cucine, nelle stanze dove si riposa, tremolano, ma non cedono, segnano il sacro dentro la vita quotidiana.

Candelora - La Sacra Famiglia

"A la Candelóra, o piöf o néf, l'invèren l'è a mé 
Alla Candelora, che piova o nevichi, l'inverno è a metà."

Con un piede ancora nel gelo e l'altro rivolto al bel tempo che ritornerà, la Candelora vive nella breve stagione del Carnevale in cui si attinge alle scorte di vino, di salumi, di dolci; si ride, si danza, si alleggerisce il cuore prima della sobrietà della Quaresima. La comunità si ritrova, sente insieme il sollievo di aver superato il tratto più duro dell'anno, celebra la vita che continua. È una parentesi luminosa nel silenzio invernale, un varco di gioia prima del raccoglimento. 
La Candelora segna il mezzo inverno, un istante fragile e rivelatore, in cui il mondo ricorda che ogni buio ha una soglia, e ogni soglia una promessa che avanza.

Candelora - Purificazione di Maria e Presentazione al Tempio di Gesù

Lieta Candelora!



Per ulteriori informazioni

sabato 31 gennaio 2026

La Merla bianca e la Merla nera

Eccoci giunti al terzo dei Tre giorni della Merla, la stagione trattiene il fiato mentre la terra riposa sotto un velo di freddo sottile; ancora un ultimo passo e ci troveremo nel mezzo inverno illuminato dalla Candelora, il punto di svolta che ci accompagnerà verso la primavera. Oggi invece conosciamo la variante della Colombina bianca nei dintorni di Ospedaletto Lodigiano.

La Merla bianca e la Merla nera - I Tre Giorni della Merla

"Nei dintorni di Ospedaletto Lodigiano si canta la canzone detta la Filerina (1) la quale non è altro che la Colombina o Merla; tuttavia in quesso paese la canzone subisce qualche variante, ed ha alcune aggiunte colle quali si tirano in ballo alcune località del Lodigiano.
A spiegare questo non sono necessari molti commenti: una volta stabilita la canzone ed il fatto principale, il popolo trova facilmente la combinazione di aggiungere alla trama oramai ordita,
qualche cosa di particolare al paese o riferibile a circostanze speciali e proprie al medesimo tnto per allungare il divertimento. La canzone però non ha marcati così bene quei contorni caratteristici che si osservano altrove. - Noi la riportiamo per intiero, ommettendone, per economia di spazio, il ritornello.

(1) La Giovane Filatrice.

D. La Filerina la sta in cambera
O viva l'amor vivà, olì, olà.

R. Ve' giù da quella tur e canta in terra
Ho vist du bei suldà a la luntana

Vun dimandeva pas e 1'alter guerra.
Vignè chi, o belle pute, se voulì fa speza.
D. Vuriu che faga spesa, non g' hoi moneda.
R. Vignè chi, o belle pute, che farem a creta (1).
D. Quand la creta l' è fai miarà pagala (2).

Alzi gli oci e vedo du barche in mare
Vuna cargada de seta e l'altra de drappe,
Ho vist un bel usel a la luntana
Ch' el vuleva su la brocca,
Ve' giù da quella brocca e salta in terra.

Du gh'i ho e vun t' l prumettarò
Se t' se bianca, negra te farò:
Se t' se negra, bianca te farò.

Ho trai na sciupettada nella gaba
Ho fai sentì l'amor fin a Livraga.
Ho trai na sciupettada in d'un gabet
Ho fai sentì l'amor fin a Borghett.
Ho trai na sciupettada in mezz' all' era
Ho fai sentì l'amor fin a Lardera.
Ho trai na sciupettada in d'un muron
Ho ferid la me bella in d'un galon.

(1) Venite qui, belle ragazze, che faremo a credenza
(2) Quando la credenza e fatta bisognerà pagarla"

Giovanni Agnelli

La filarina lascia la sua stanza, è ancora chiara, giovane, come la merla della leggenda prima che il mondo la tocchi. Scende i gradini ed esce fuori quando l'aria ha ancora il sapore di un tempo non pronto ad accoglierla e le sfiora la pelle con un brivido asciutto, il clima prede forma per misurarla, incontra i due soldati, il primo segno che fuori non c'è riparo, solo il confronto con ciò che attende; le viene chiesto di "fare spesa", cioè di affrontare ciò che comporta l'essere uscita anche senza mezzi. Lei risponde che ogni cosa fatta "a credenza" prima o poi va pagata, ogni passo fuori stagione ha un costo, il tempo rigido non fa sconti a chi arriva in anticipo.
Lontano, sul mare, quasi al margine del cielo, intravede due barche cariche di seta e di drappi, sono la promessa che si attende, ciò che dovrebbe arrivare a compiersi, ma ancora non si concede. Si leva la Merla, si poggia sulla brocca dove l'acqua è contenuta, ma non è più la stessa ha perso il suo candore ed è diventata nera, ha attraversato un tempo che non era pronto per lei. 
I colpi che risuonano fino ai paesi vicini sono la forza dell'evento che la coinvolge, ciò che le accade ha un eco, si diffonde, lascia traccia. È il gelo che morde, la prova che la investe e la attraversa. L’ultimo sparo la raggiunge è la ferisce, è l'impronta concreta dell'essersi esposta troppo presto, dell'aver affrontato l'inverno e il mondo.

venerdì 30 gennaio 2026

La Merla tra camomilla e rosmarino

Nel secondo dei Tre Giorni della Merla, che prosegue alla conquista del mezzo inverno alla Candelora, da San Colombano al Lambro ci spostiamo a Ospedaletto Lodigiano, per conoscere la versione locale della Colombina Bianca.

La Merla tra camomilla e rosmarino - I Tre Giorni della Merla

No gh' è barbè che sibia bon per me.
Olì, olà ... etc.
Sol che quel giovinott che m' ha feri.
Olì, olà ... etc.
'Ndarem a toeu 'l dutur da falla medegà.
Olì, olà ... etc.
'L g' ha ordinà ' decott de fior de Camamella
Olì, olà ... etc.
Da fa guarì lai bella
Olì, olà ... etc.
'Ndarem a toeu l'inguent per I'aibella
Olì, olà ... etc.
D' rosmarin e camamella
Olì, olà ... etc.
La gira per Milan la par na mercadanta
Olì, olà ... etc.
Pr tutt dove la va la se sent a numinà
Olì, olà ... etc.
La g' ha ste du scarpette cui calcagni alti
Olì, olà ... etc.
L' è granda, I' è granda
Olì, olà ... etc.
La g'ha sti du rizzin che domanden gloria
Olì, olà ... etc.
Vittoria, vittoria, vittoria
Olì, oàa, olela, olà.

Giovanni Agnelli

Le case si stringono lungo le strade, i tetti coperti di brina riflettono la luce pallida del sole invernale; nel borgo ammantato dal gelo si muove la fanciulla accompagnata dai sussurri del vento tra i camini. Già metafora della merla, la giovane è ferita e nessun uomo può consolarla se non colui che l'ha colpita; bisogna farla medicare dal dottore, come rimedio si prepara un decotto di fiori di camomilla, fiore che conserva la sua luce anche nei giorni più corti, porta con sé un simbolo di calma e guarigione, è un piccolo sole domestico che scioglie il gelo, un richiamo alla dolcezza che resiste all'inverno; segue un unguento di camomilla con rosmarino, un sempreverde che non teme il freddo, emblema di forza e memoria, il suo profumo pungente è un talismano contro il gelo, una protezione concreta che accompagna chi attraversa i giorni più duri.
La bella sembra mostrarsi come in una piccola piazza di mercato, ogni suo passo è osservato e nominato da chi incontra. I suoi scarpini alti affondano lievi sulla neve e sul ghiaccio, mentre i capelli raccolti domandano gloria e attenzione, testimoni della sua presenza tra la gente. Nonostante tutto cammina con tenacia, resiste e attraversa i luoghi come se ogni passo fosse una piccola sfida, ricerca la vittoria come la Merla che osa affrontare i giorni più freddi.
Continua...

giovedì 29 gennaio 2026

La Merla sulla brocca

Il 29, 30, e 31 gennaio, nella tradizione popolare, si raggiunge il culmine del freddo, un passaggio obbligato, un'ultima prova di resistenza, prima di intravedere il primo spiraglio di luce al giro di boa del mezzo inverno, il giorno della Candelora. È in questo clima sospeso, tra il rigore del freddo e l'impazienza del cambiamento, che si collocano i canti e le varianti locali legate alla leggenda dei Tre Giorni della Merla che mutano di paese in paese, ma che conservano lo stesso desiderio di attraversare l'inverno per arrivare, finalmente, alla soglia del risveglio.

La merla sulla brocca - I Tre Giorni della Merla

"... Ma essendo il canto della Merla stato affidato unicamente alla tradizione, questa, secondo il suo costume, doveva portare nella canzone stessa qualche variante cambiando paese. Gian Stefano Cremaschi, maestro benemerito del comune di Ospedaletto Lodigiano ed autore di alcuni opuscoletti in vernacolo, che potrebbero col tempo assumere un'importanza ben diversa da quella con cui sono oggidì considerali, si tolse l'incarico di fornirci altre informazioni da lui pazientemente assunte pel caso nostro a S. Colombano al Lambro e nel suo paese natale. Questi due paesi, nella parte opposta al territorio Laudense, conservano essi pure il costume dei tre giorni della Merla: la seguente viene cantata a S. Colombano:

Tratti de fora, Luzia
Olì, olà, olela, olà
Tratti de fora che in strada ghi e l'amante
Olì . . etc.
Che per ti more.
Olì ... etc.
La gh' ha '1 curtelin che sibia ben mulad (2)
Olì, olà ... etc.
La colombina bianca la sa ben vula
Olì, olà ... etc.
La sgula in su la brocca, la dundara
Olì, olà ... etc.
La sgula adrè la riva, la bevarà
Olì, olà ... etc.
La sgula in mezz al mar, la negarà.
Olì, ola ... etc.
I sparu le balestre da sta ai balcon
Oli, olà ... etc.
I han ferid lai bella in d'un galon.
Olì, olà ... etc,
O si 'ndarem in Francia a toeu un barbe,
Olì, olà ... etc.

(2) Ha il coltellino che sembra ben affilato."

Giovanni Agnelli

Luzia esce nella strada gelida, avvolta dal freddo pungente dei giorni più rigidi dell'inverno; le case sono addormentate e i tetti ghiacciati; il vento tagliente fischia tra i vicoli, e ogni passo è un piccolo atto di coraggio; incontra l'innamorato che ha con sé il coltellino affilato che brilla tra le sue dita e si fa simbolo del rischio che corre nell'essere uscita.
Nel cortile, la colombina bianca che riflette la merla della tradizione, si libra nell'aria, leggera e agile; Luzia la osserva mentre vola, si posa sulla brocca, se si sposterà verso la riva del fiume berrà, se continuerà verso il mare annegherà.
Dai balconi si odono i colpi delle balestre, l'inverno punge attraverso il suono, sembra voler punire chi osa muoversi fuori, ogni gesto della città è impregnato di pericolo.
La bella viene colpita in un lembo del suo vestito e si fà metafora della merla che viene ferita per la sua audacià che sfida il gelo e supera il confine della sicurezza.
Continua...

domenica 11 gennaio 2026

Il Battesimo di Gesù Cristo

La domenica successiva alla festa dell'Epifania si celebra uno degli eventi fondamentali della tradizione evangelica, il battesimo di Gesù nel fiume Giordano per mano di Giovanni Battista. Questo episodio, attestato da tutti e quattro i Vangeli canonici, segna l'inizio della vita pubblica di Gesù e costituisce una delle prime e più solenni manifestazioni della sua identità messianica.
Nel Battesimo al Giordano emerge il mistero di Cristo nella sua presenza trinitaria: il cielo si apre, lo Spirito Santo scende in forma di colomba e la voce del Padre proclama Gesù come Figlio prediletto.
Fin dalle origini, la Chiesa riconosce in questo evento una epifania, cioè una rivelazione divulgativa della natura divina di Gesù e della sua missione salvifica; il Battesimo non è quindi un gesto puramente simbolico, ma un momento fondativo della cristologia e della teologia trinitaria.
Nei primi secoli del cristianesimo, soprattutto nelle Chiese d'Oriente, il 6 gennaio all'interno della grande festa dell'Epifania o Teofania si commemoravano diversi eventi rivelativi, la nascita di Gesù Cristo, l'adorazione dei Magi, il Battesimo nel Giordano e, in alcune tradizioni, il miracolo delle nozze di Cana; con il passare del tempo, Oriente e Occidente svilupparono percorsi liturgici differenti, in Oriente il Battesimo divenne il centro della Teofania, mentre in Occidente l'Epifania si concentrò prevalentemente sulla visita dei Magi, favorendo una distinzione più netta tra le diverse celebrazioni.
Con la fissazione del Natale al 25 dicembre nel IV secolo, il calendario liturgico occidentale si strutturò attorno a un vero e proprio tempo di Natale e, in questo contesto, il Battesimo di Cristo venne collocato dopo l'Epifania, non secondo una logica cronologica, poiché l'evento avvenne quando Gesù aveva circa trent'anni, ma, secondo un criterio teologico per cui esso appartiene alle manifestazioni di Cristo e inaugura la sua missione pubblica, l'inizio della sua vita sociale che condurrà fino al mistero pasquale.
Secondo il Vangelo di Luca, la Presentazione di Gesù al Tempio avvenne quaranta giorni dopo la nascita, in conformità alla Legge mosaica che prescriveva la purificazione rituale della madre e l'offerta del primogenito al Signore; contando a partire dal 25 dicembre, questa data cade il 2 febbraio ed è sempre stata mantenuta dalla Chiesa come festa fissa.
Nel calendario liturgico occidentale anteriore al Concilio Vaticano II, la Presentazione di Gesù al Tempio costituiva la conclusione del tempo di Natale; pur appartenendo ancora ai racconti dell'infanzia di Gesù, rappresentava l'ultimo evento del ciclo natalizio, chiudendo simbolicamente il mistero dell'Incarnazione.
Con la riforma liturgica entrata in vigore nel 1969, la conclusione del tempo di Natale venne invece anticipata alla festa del Battesimo del Signore, mentre la Presentazione del 2 febbraio rimase una celebrazione autonoma.

Pallina di Natale in cioccolato fondente

Nelle Chiese orientali il Battesimo di Cristo conserva ancora oggi grande solennità, spesso accompagnata dal rito della benedizione delle acque, che richiama il valore battesimale e cosmico dell'evento del Giordano. In Occidente la celebrazione è più sobria, senza giudizio di merito, e mantiene un forte riferimento al battesimo dei fedeli, fondamento della vita cristiana. Accanto all'ordinamento liturgico attuale, del ritorno al tempo ordinario dopo il Battesimo di Cristo, permane la memoria storica della Presentazione al Tempio del 2 febbraio che testimonia una struttura più ampia e articolata del ciclo natalizio, durata per secoli e ancora viva nella tradizione popolare e si esprime, in molte realtà locali, nella prassi devozionale e culturale, con il mantenimento del presepe e dell'albero di Natale fino alla Candelora, mostrando una conclusione simbolica pur senza che ciò sia più previsto ufficialmente dal rito romano.
Il Battesimo, apre la vita pubblica di Gesù, diventa così un ponte tra la gioia della nascita e il compimento della sua missione, orienta lo sguardo verso la Pasqua e verso ciò che si realizzerà nella sua morte e risurrezione, rende evidente come ogni festa, ogni rito e ogni memoria liturgica siano parte di un senso che si svela nel tempo.

Dedica su pergamena

Nel mese di dicembre, mentre eravamo impegnati nel nostro Calendario dell’Avvento, sono stata invitata a un incontro dedicato al tumore al seno.
Gli organizzatori mi hanno regalato una pallina di cioccolato fondente con una piccola pergamena che dice:
"Sii dolce con te stessa: la vera forza è saper accogliere la propria fragilità con tenerezza."
Oggi voglio condividere questa frase con tutti voi, perché credo che possa accarezzare non solo le donne a cui è dedicata, ma tutti noi, ogni volta che ne abbiamo bisogno.

Lieta festa del Battesimo di Gesù Cristo!

domenica 2 febbraio 2025

Il Sagrestano tra Candelora e Domenica delle Palme

Quaranta giorni dopo il Natale, come insegna il Levitico e come ben sapete, con la Festa della Candelora si celebra la Purificazione di Maria e la Presentazione di Gesù al Tempio; dal punto di vista  calendariale oggi si chiude anche la prima metà dell'inverno che da domani con la Festa di San Biagio passa lo scettro alla seconda metà che ci accompagnerà lungo la strada che conduce all'equinozio di primavera. 

Candelora - Purificazione di Maria e Presentazione di Gesù al Tempio

La Congregazione della Gloriosissima Vergine Assunta, istituita a Roma nel 1605 presso la casa professa della Compagnia di Gesù, al numero 9 della sua regola prevedeva che i Sagrestani preparassero le candele per la Candelora, le palme e i rami d'ulivo per la Domenica delle Palme:

" A suo tempo tenghino cura di preparar le Candele per la Festa della Candelora, & le Palme, & Olive per la Domenica delle Palme. "

Loro era il compito di dividere e distribuire in piena equità tra i confratelli le candele benette dal prefetto o dal prelato della Congregazione:

" Il giorno della Candelora, & quello delle Palme si suol fare la bènedittione di esse dal Prefetto, a da altro Prelato della Congrègatione, o, altra persona celebrante nell’Oratorio: & si come tutti i Fratelli si reputano uguali mentre sono congregati in carità, & unione, così le candele, & i rami d'olive si fanno uguali per tutti senza alcuna differenza. La distributione di esse si fa poi à tutti i Fratelli della Congregatione, che si trovano presenti nell’Oratorio, portandosi da' i Sagrestani prima al Padre, al Prefetto, & à gl’Ufficiali, che Siedono nel banco, & poi à gli altri, cominciando per ordine da i capo banchi.
Li medeSimi Sagrestani hanno cura di provedere delle candele per la Candelora, & de’i rami d’Olive con Crocette di Palma, & il Depositario di sborsar il dinaro, quando essi non lo vogliono fare del loro. "

Regole della Congregatione della gloriosissima Vergine Assonta nella casa professa della Compagnia di Giesu in Roma - 1611

Lieta Festa della Candelora!

venerdì 2 febbraio 2024

La Festa della Candelora

Proviamo a immaginare di tornare indietro nel tempo fino al 1922 e mentre i cardinali sono riuniti in conclave per l'elezione del nuovo Papa dopo la morte di Benedetto XV avvenuta il 22 gennaio, noi, giovedì 2 febbraio, potremmo partecipare alle celebrazioni della Candelora e venerdì 3 febbraio, potremmo leggere il numero 28 del giornale Il Popolo di Roma - Anno 50° - su cui, nella sezione Cronaca di Roma, troveremmo un sentito articolo emotivamente partecipato sulla festa della Candelora:

Candela della Festa della Candelora su radice naturale

La Festa della Candelora
Candelora Candelora
dall'inverno semo fora

Malgrado che la tradizione abbia ormi perduto, attraverso le lunghe vicende di secoli, la ricchezza e la pompa della celebrazioni sacre e popolesche, malgrado il gran velo d'oblio che s'è andato addensando man mano su queste nostre autoctone usanze, pur tuttavia la festa della Candelora serba ancora tutto, il profumo dei più lieti ricordi. E c'è ancora fra il popolo, chi non nasconde la sua stima verso la consuetudine per la quale il giorno della Candelora è il giorno più significativo ed adatto per trarre l'oroscopo sulla bontà del tempo profuso.
Candelora... Candelora... Quanti visini i bimbi schiacciati contro i vetri per esaminare l'orizzonte... Quanta lietezza nei cuori se durante la giornata sorride il dorato sole invernale, così tiepido e così lusingatore...È una delle tradizioni più belle, come nei tempi che noi non ricordiamo, era una delle più festose manifestazioni di splendore, la cerimonia si celebrava in S. Pietro in occasione della Candelora; come era una delle più schiette feste del popolo quella a cui esso si abbandonava, calata l'ombra della notte.
Candelora... Perché? Perché era una festa di luce e di fuoco. E le grosse candele sorrette la mattina dai maggiori dignitari nella Basilica grandiosa, in onore della Vergine Maria, trovavano la sera il riscontro nelle migliaia e migliaia di moccoletti che illuminavano le vie e ridevano tremolanti dai balconi mentre si snodavano incomposte e tumultuose le lunghe file dei buoni romani che si recavano verso il centro della città. Era per i romani una delle feste sacre più accette e grate. Allorché poi, alla tradizione
chiesastica si disposò anche la tradizione, diremo così,... scientifica, essa acquistò maggior significato, e divenne l'arbitro delle speranze che i cittadini potevano riporre sui futuri sorrisi del tempo durante i rimanenti mesi invernali divenne, per i campagnoli, la giudiziosa suggeritrice per le loro semenze
e le loro coltivazioni.
Vano sarebbe il ricercare il rapporto che unisce la credenza popolare alla ricorrenza della « Candelora ». Vano, e forse impossibile poiché se si sa che sin nel mille la festa dei ceri solennemente si celebrava, solò verso il secolo XIV., si fa menzione, nelle cronache, dell'esistenza del pregiudizio che pur assurgeva ad una indubbia importanza. Ora la tradizione può dirsi scomparsa.
La processione che ancora viene celebrata in Vaticano non si distingue dalle altre molte che in differenti occasioni anno luogo, né per ricchezza di paramenti; né per dovizia di ceri. Ed anche dal pregiudizio popolare sono cadute molte di quelle fronde che lo rendevano sì tanto suggestivo. Come qualche secolo fa, allorché tutta Roma vi si riversava, nelle chiese il sacerdote impartiva ancora la benedizione a tutte le candele di cera che gli venivano con mano fidente profferte; e le candele benedette acquistavano un verace potere contro la jéttatura.... E ci sono ancora molte donne, che la tradizione non vogliono abbandonare, le quali stringendo fra le dita il sottile stelo di cera, assistono commosse alla funzione che ogni anno: si ripete, ed appendono poi il talismano al loro capezzale. Così come ci sono ancora i contadini che, vedendo terso il cielo nel giorno della Candelora, sognano lieto germogliare di messi sotto il sole giocondo....
Ma l'anima di Roma, che s'agita e freme e indugia, è ormai per sempre lontana... e taccia di melanconici sentimentali coloro che s'addolorano per la scomparsa delle sue tradizioni più belle." 

Tre giorni dopo, il 6 febbraio scopriremmo  che a salire sul trono pontificio con il motto "Pax Christi in regno Christi" - "La pace di Cristo nel Regno di Cristo" è Pio XI, nato Ambrogio Damiano Achille Ratti.

Albero di Natale 2023

Lucine natalizie accese sull'Albero di Natale 2023

Lucine natalizie spente sull'Albero di Natale 2023

Villaggio natalizio con lucine accese

Villaggio natalizio con lucine spente

Palline natalizie

Scatola natalizia con le decorazioni riposte

Lieta festa della Candelora!


giovedì 2 febbraio 2023

La sera della Candelora

Sono passati quaranta giorni dalla nascita di Gesù e oggi festeggiamo la sua Presentazione al Tempio e la Purificazione di Maria, le candele sono state benedette e come da tradizione riponiamo le decorazioni.

Lieta sera della Candelora! 

Sera della Candelora

" ... Nei giorni della Candelora, il tempo cioè in cui si spogliano nei nostri paesi gli alberi di Natale, si gettano fra l’immondizia, da dove i ragazzini sfaccendati li riprendono, li trascinano fra la cenere e altre porcherie e li usano per ogni sorta di giochi, nei giorni della Candelora dunque, era successa la cosa terribile. Quando mio cugino Johannes, dopo aver acceso per l’ultima volta l’albero la sera della Candelora, cominciò a staccare i nanetti dai loro uncini, la mia – fino allora – così dolce zia cominciò a urlare da far pietà e tanto forte e tanto improvvisamente che mio cugino spaventato perse il controllo dell’albero che già leggermente oscillava e fra scricchiolii e sinistri tintinnii – nanetti e campane, incudini e angelo – tutto precipitò fra le urla di mia zia ... "

Tutti giorni Natale
Heinrich Boll
Traduzione Lea Ritter Santini

martedì 1 febbraio 2011

La Candelora

" Portarono il Bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore "

Luca 2,21-24


Presentazione al Tempio
1304 - 1306
Giotto
Cappella degli Scrovegni - Padova


Candelora, la festa cristiana che cade nel mezzo inverno tra il solstizio iemale e il solstizio di primavera, dal latino " candelorum - candelaram - benedizione delle candele " celebra la presentazione di Gesù al Tempio di Gerusalemme e la purificazione di Maria espletata quaranta giorni dopo la natività, perché come si legge nel Levitico:

" Se una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà impura per sette giorni; sarà impura come nel tempo delle sue mestruazioni. 
L’ottavo giorno si circonciderà il prepuzio del bambino. 
Poi ella resterà ancora trentatré giorni a purificarsi dal suo sangue; non toccherà alcuna cosa santa e non entrerà nel santuario, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione. "

Levitico 12,2 - 4

Simeone, al Tempio si riferisce a Gesù come:

" luce per illuminare le genti e gloria del suo popolo Israele "

Luca 2,30-32 


e la sua definizione consacra questa celebrazione come " Festa delle Luci "


Presentazione al Tempio
1316 - 1318
Giotto
Basilica inferiore - Assisi


Secondo ciò che sostiene il barnabita Egidio Caspani, la Candelora viene celebrata fin dal 4° secolo, in greco viene definita ηπαπαντη che in latino diventa hipapante da " hipo - sotto " più " antao - io incontro" e in italiano ipapante in riferimento all'incontro di Gesù con Simeone che al Tempio di Gerusalemme lo accoglie tra le sue braccia e lo benedice.  In questo Tempio nel 450 nasce il rito di tenere accesi i ceri durante le celebrazioni  e testimone di questa consuetudine è una scrittrice romana del 4° secolo di nome Egeria che nel suo libro " Itinerarium Egeraie " racconta di un suo viaggio nei luoghi della cristianità e parla di un " rito del Lucernare " in cui: 

" Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima " 

Itinerarium Egerie 24, 4.

La Candelora nell'Impero Romano d'Oriente si festeggia il 14 febbraio ed è conosciuta anche come " Quaresima dopo l’Epifania ", in quanto lì il Natale è celebrato il 6 gennaio.
Nel 542 Giustiniano a Costantinopoli dispone la data della celebrazione al 2 febbraio, 40 giorni dalla nascita di Gesù Cristo che in Occidente si officia il 25 dicembre e dal Tempio di Gerusalemme la festa porta con sé la tradizione della solenne processione che dal Santo Sepolcro si muove per raggiungere la basilica della Risurrezione, questo cammino spirituale nel 7° secolo approda a Roma e acquisito da Sergio I parte dalla chiesa di San Adriano, prosegue per i Fori di Nerva e Traiano, per il colle Esquilino fino a giungere alla basilica di Santa Maria Maggiore; nel tempo viene ridimensionato e raggiunge la basilica di San Pietro nella quale si pongono sull'altare lo stemma papale e delle candele adornate con dei fiocchi rossi e argentati da cui vengono poi scelte tre candele, la più piccola è data al Papa e le altre due al diacono e al suddiacono, si procede alla benedizione delle candele e poi il Papa proteggendosi le mani dalla cera calda con un paramani di seta bianca, consegna la sua candela al suo cameriere privato.



Il giorno della Candelora è anche definito il " giorno dell'orso " perché sembra che proprio il 2 febbraio, giorno in cui si festeggia questa ricorrenza, l'orso esca dal letargo per dare un'occhiata al tempo e decida se è giunto il tempo di uscire.

© Sciarada Sciaranti

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