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venerdì 15 agosto 2025

Lettera alla Vergine Maria Assunta

Vergine Maria Assunta, tu che nella tua grandezza tutto comprendi, tu che vedi i cuori senza giudicarli, tu che accogli anche chi ti svilisce.

Ci sono idee che germogliano da convinzioni, da convenienze, da scorciatoie comode, dalla voglia di delegittimare, e quando queste guidano il pensiero, non nasce conoscenza, ma ottusità travestita da cultura. Hanno l'intento di colpire, e sempre lo stesso bersaglio, cambiano solo le frecce, quando una si spezza, troppo fragile, troppo instabile, troppo falsa, non si fermano, ne prendono un’altra, la modellano, l’appuntiscono, e la lanciano ancora con più vigore, perché la prima non è riuscita ad andare a segno.
Generano puzzle truccati, pezzi forzati, incastri sbagliati, ma il disegno deve rimanere quello, eternamente coerente con le linee tracciate, non diffondono sapere, fabbricano ostilità.
Se la storia non aiuta, si riscrive con la fantasia; il pregiudizio è servito, lo stereotipo nutrito e il Carnevale ingrassato; quando il vento cambia, non si interrogano, si riorganizzano, perché non è la verità che le stimola, ma il bisogno di avere sempre un nemico.
Se il piedistallo che le sorregge crolla, è subito pronto l'altro; l’importante è non restare mai senza frecce e senza bersaglio, sarebbe come smettere di respirare.

Lieta Assunzione carissima Vergine Maria
Sciarada Sciaranti

Assunzione della Vergine, pala d'altare 1646 circa - Carlo Francesco Nuvolone  - Pinacoteca di Brera

Assunzione della Vergine
Pala d'altare 1646 circa 
Carlo Francesco Nuvolone
Pinacoteca di Brera

venerdì 8 marzo 2024

Come io mi voglio

Le molteplici sfaccettature della personalità di Clarice Lispector, un'ebrea scrittrice e traduttrice naturalizzata brasiliana, nata con il nome di Chaya a Chechelnyk, shtetl della Podolia nell'attuale Ucraina, non possono certo essere racchiuse in uno schermo. 
In questo giorno dedicato alle donne, vi propongo una lettera che il 6 gennaio 1948 scrisse alla sorella Tania, e vi lascio in evidenza quei suoi pensieri in cui ho ritrovato e riconosciuto anche i miei.
Ricordate sempre di essere fiere delle vostre imperfezioni che vi rendono uniche e perfette, non lasciate che nessuno vi spenga e offrite la vostra indifferenza alle becere provocazioni dei vili.

Un abbraccio a voi donne, ma anche a voi uomini perché non siete dei nemici.

Clarice Lispector - Carlos Scliar

Clarice Lispector - Carlos Scliar


Berna, 6 gennaio 1948

Mio fiorellino,
ho ricevuto la tua lettera da questo strano Bucsky, datata 30 dicembre. Come sono stata contenta, sorellina mia, per certe tue frasi. Non dire però: ho scoperto che c’è ancora molto di vivo in me. Ma no, mia cara! Tu sei tutta viva! Solo hai condotto una vita irrazionale, una vita che non ti somiglia. Tania, non pensare che una persona abbia tanta forza da poter condurre una vita e continuare a essere la stessa. Persino eliminare i propri difetti può essere pericoloso - non si sa mai qual è il difetto che sostiene il nostro intero edificio. Non so come spiegarti, cara sorella, anima mia. Ma quel che intendo dire è che siamo molto preziose e solo fino a un certo punto si può desistere da noi stesse e darsi agli altri e alle circostanze. Dopo che si è perduto il rispetto di se stessi e delle proprie necessità - dopo ci si sente uno straccio. Vorrei tanto, tanto stare con te e parlare e raccontare le mie esperienze e quelle altrui. Vedresti che ci sono momenti in cui il primo dovere è realizzare qualcosa per sé. Neanche volevo raccontarti come sto ora, perché mi sembrava inutile. Volevo solo raccontarti del mio nuovo carattere, o assenza di carattere, un mese prima del mio arrivo in Brasile, per avvertirti. Ma spero che sulla nave o sull’aereo che ci farà tornare, io mi trasformi istantaneamente in quella che ero e forse non sarà neanche più necessario raccontarlo. Cara, quasi quattro anni mi hanno molto trasformata. Dal momento in cui mi sono rassegnata, ho perso tutta la vivacità e tutto l’interesse per le cose. Hai già notato come un toro castrato si trasforma in bue? Così è stato per me… per quanto pesi il duro paragone… Per adattarmi all’inadattabile, per vincere le mie ripulse e i miei sogni, mi sono dovuta tagliare gli artigli - ho tagliato in me la forza che avrebbe potuto far male agli altri e a me stessa. E così ho tagliato anche la mia forza. Spero che tu non mi veda mai così rassegnata, perché è quasi ripugnante. Spero che sulla nave che ci riporta indietro, la sola idea di rivederti e di riprendere un po’ la mia vita - che non era meravigliosa, ma era una vita - mi trasformi completamente. Mariazinha, moglie di Milton, giorni fa si è fatta molto coraggio, come lei stesa ha ammesso, e mi ha domandato: tu eri molto diversa, vero? Ha confessato che mi aveva trovata ardente e vibrante e che quando mi ha rivista si è detta: o questa calma eccessiva è un atteggiamento, oppure è tanto cambiata da sembrare quasi irriconoscibile. Un’altra persona ha detto che mi muovo con la spossatezza di una donna di cinquant’anni. Tutto questo tu non lo vedrai né sentirai, se Dio vuole. Non c’era neanche bisogno di dirtelo, allora… Ma non ho potuto impedirmi di farti vedere quel che può succedere a una persona che ha stretto patti con tutti e che ha dimenticato che il nodo vitale di ognuno deve essere rispettato. Sorellina mia, ascolta il mio consiglio, ascolta la mia richiesta: rispetta te stessa più di quanto rispetti gli altri, rispetta le tue esigenze, rispetta anche ciò che c’è di brutto in te - per l’amor di Dio, non voler fare di te una persona perfetta - non copiare un essere ideale, copia te stessa - è questo l’unico modo per vivere. Ho tanta paura che ti succeda quel che è successo a me, dato che ci assomigliamo. Giuro su Dio che se ci fosse un cielo, una persona che si è sacrificata per codardia - verrà punita e andrà all’inferno. Chissà se una vita tiepida non venga punita per il suo stesso tepore. Prendi per te ciò che ti appartiene, e ciò che ti appartiene è tutto quel che la tua vita esige. Sembra una morale amorale. Ma quel che davvero è immorale è avere desistito da te stessa. Spero in Dio che tu mi creda. Vorrei proprio che tu mi vedessi e assistessi alla mia vita in incognito - perché il solo sapere della tua presenza mi trasformerebbe e mi darebbe allegria e vita. Per te sarebbe una lezione. Vedere quel che può succedere quando si è scesi a patti con la comodità dell’anima. Abbi coraggio di trasformarti, mia cara, di fare quel che desideri - uscire nel weekend o qualunque altra cosa. Scrivimi senza preoccuparti di dire cose neutre - perché come potremmo farci del bene senza questo minimo di sincerità?
Che l’anno nuovo ti porti felicità, cara. Ti dò un abbraccio affettuosissimo, con l’enorme affetto di tua sorella
Clarice

La vita che non si ferma. Lettere scelte (1941-1975)
Clarice Lispector
Traduzione Guia Boni

Lieta Giornata Internazionale della Donna

domenica 14 maggio 2023

Somiglia a te

 «Mamma mia,

«Iersera, appena, ricevetti la tua buona e bella lettera.
«Non dubitarne, per me il tuo grande carattere non ha segreti; anche quando non so decifrare una parola, comprendo o mi pare di comprendere ciò che tu volesti facendo camminare a quel modo la penna. Rileggo molte volte le tue lettere; tanto semplici, tanto buone, somigliano a te; sono tue fotografie.
«Amo la carta persino sulla quale tu scrivi! La riconosco, è quella che spaccia il vecchio Creglingi, e, vedendola, ricordo la strada principale del nostro paesello, tortuosa ma linda. Mi ritrovo là ove s’allarga una piazza nel cui mezzo sta la casa del Creglingi, bassa e piccola, col tetto in forma di cappello calabrese, tutta un solo buco, la bottega! Lui, dentro, affaccendato a vendere carta, chiodi, zozza, sigari e bolli, lento ma coi gesti agitati della persona che vuole far presto, servendo dieci persone ossia servendone una e invigilando sulle altre nove con l’occhio inquieto.
«Ti prego di salutarlo tanto da parte mia. Chi mi avrebbe detto che avrei avuto desiderio di rivedere quell’orsacchiotto avaro? 
«Non credere, mamma, che qui si stia tanto male; son io che ci sto male! Non so rassegnarmi a non vederti, a restare lontano da te per tanto tempo, e aumenta il mio dolore il pensare che ti sentirai sola anche tu in quel grande casamento lontano dal villaggio in cui ti ostini ad abitare perché ancora nostro. Di piú ho veramente bisogno di respirare la nostra buona aria pura che a noi giunge direttamente dalla fabbrica. Qui respirano certa aria densa, affumicata, che, al mio arrivo, ho veduto poggiare sulla città, greve, in forma di un enorme cono, come sul nostro stagno il vapore d’inverno, il quale però si sa che cosa sia; è piú puro. Gli altri che stanno qui sono tutti o quasi tutti lieti e tranquilli perché non sanno 
che altrove si possa vivere tanto meglio.
«Credo che da studente io vi sia stato piú contento perché c’era con me papà che provvedeva lui a tutto e meglio di quanto io sappia. È ben vero ch’egli disponeva di piú denari. Basterebbe a rendermi infelice la piccolezza della mia stanza. A casa la destinerei alle oche! 
«Non ti pare, mamma, che sarebbe meglio che io ritorni? Finora non vedo che ci sia grande utile per me a rimanere qui. Denari non ti posso inviare perché non ne ho. Mi hanno dato cento franchi al primo del mese, e a te sembra una forte somma, ma qui è nulla. Io m’ingegno come posso ma i denari non bastano, o appena appena.
«Comincio anche a credere che in commercio sia molto ma molto difficile di fare fortuna, altrettanto, quanto, a quello che ne disse il notaro Mascotti, negli studi. È molto difficile! La mia paga è invidiata e io debbo riconoscere di non meritarla. Il mio compagno di stanza ha centoventi franchi al mese, è da 
quattr’anni dal sig. Maller e fa dei lavori quali io potrò fare soltanto fra qualche anno. Prima non posso né sperare né desiderare aumenti di paga. 
«Non farei meglio di ritornare a casa? Ti aiuterei nei tuoi lavori, lavorerei magari anche il campo, ma poi leggerei tranquillo i miei poeti, all’ombra delle quercie, respirando quella nostra buona aria incorrotta.
«Voglio dirti tutto! Non poco aumenta i miei dolori la superbia dei miei colleghi e dei miei capi. Forse mi trattano dall’alto in basso perché vado vestito peggio di loro. Son tutti zerbinotti che passano metà della giornata allo specchio. Gente sciocca! Se mi dessero in mano un classico latino lo commenterei tutto, mentre essi non ne sanno il nome. 
«Questi i miei affanni, e con una sola parola tu puoi annullarli. Dilla e in poche ore sono da te.
«Dopo scritta questa lettera sono piú tranquillo; mi pare quasi di avere già ottenuto il permesso di partire e vado a prepararmi. 
«Un bacio dal tuo affezionato figlio.
Alfonso.»

Una vita
Italo Svevo

Auguri Raggio di Sole - Festa della Mamma 2023

Auguri Mia Raggio di Sole! Auguri a tutte le mamme!

lunedì 29 aprile 2019

Lunedì sera, 29 aprile 1865

Se con la fantasia facessimo un salto nel tempo e tornassimo alla sera di lunedì del 29 aprile di 124 anni fa, potremmo osservare Oscar Wilde mentre nel carcere di S.M. Holloway scrive una lettera al suo Bosie, Lord Alfred Bruce Douglas con cui visse una intensa e tormentata storia d'amore contrastata dall'opinione pubblica di una società bigotta che lo accusò di aver infranto la legge con grossi atti indecenti di sodomia e lo condannò per ben due anni ai lavori forzati.  

Oscar Wilde e Alfred Bruce Douglas nel maggio 1893

Oscar Wilde e Alfred Bruce Douglas nel maggio 1893


Lunedì sera, 29 aprile 1895

Mio caro ragazzo. Questo ti assicura il mio immortale, il mio amore eterno per te. Domani sarà tutto finito. Penso a te, il mio amore per te e questa idea, questa credenza ancora più divina, che mi ami in cambio mi sosterrà nella mia infelicità e mi renderà capace, spero, di sopportare il mio dolore con più pazienza.
Dal momento che la speranza, anzi, piuttosto la certezza di incontrare te, ancora una volta, questo è l'obiettivo per me. Devo continuare a vivere in questo mondo a causa di ciò.
Il caro... è venuto a vedermi oggi. Gli ho dato diversi messaggi per te. Mi ha detto una cosa che mi ha rassicurato: a mia madre non mancherà nulla. Ho sempre provveduto alla sua sussistenza, e il pensiero che avrebbe potuto subire delle privazioni mi rendeva infelice.
Quanto a te (ragazzo grazioso con un cuore simile a Cristo) ti prego il prima possibile non appena avrai fatto tutto quello che puoi fare, parti per l'Italia e riconquista la tua calma, e componi quelle belle poesie che sai fare tu, con quella grazia così strana. Non esporti in Inghilterra per nessun motivo. Se un giorno, a Corfù o in un'isola incantata, ci fosse una piccola casa dove potremmo vivere insieme, Oh! La vita sarebbe più dolce di quanto sia mai stata.
Il tuo amore ha ali larghe ed è forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore è la luce di tutte le mie ore. Se il fato ci sarà avverso, coloro che non sanno cos'è l'amore scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita. Se ciò avverrà, tu scriverai, tu dirai a tua volta che non è vero.
Il nostro amore è sempre stato bello e nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia, è perché la natura dell'amore non è stata compresa.. Nella tua lettera del mattino dici qualcosa che mi dà coraggio. Devo ricordarmelo.
Mi scrivi che è mio dovere verso di te e verso me stesso vivere, nonostante tutto. Credo che sia vero. Proverò e lo farò. Voglio che tu tenga informato il signor Humphreys sui tuoi movimenti, così quando verrà lui potrà dirmi cosa stai facendo. Credo che gli avvocati siano autorizzati a vedere i prigionieri abbastanza spesso. Così potrò comunicare con te.
Sono così felice che tu sia andato via! So cosa ti deve esser costato. Sarebbe stata un'angoscia per me pensare che tu fossi in Inghilterra con il tuo nome citato in tribunale. Spero che tu abbia copie di tutti i miei libri. I miei sono stati tutti venduti.
Tendo le mie mani verso di te. Oh! Possa vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani. Penso che il tuo amore veglierà sulla mia vita. Se dovessi morire, voglio che tu viva un'esistenza pacifica e serena da qualche parte con fiori, quadri libri e tanto lavoro. Prova a farmi avere presto tue notizie.
Sto scrivendo questa lettera in mezzo a grandi sofferenze; Questa lunga giornata in tribunale mi ha esaurito. Carissimo ragazzo, il più dolce di tutti i giovani, il più amato e il più adorabile.
Oh! Aspettami! Aspettami! Sono ora e dal giorno in cui ci siamo incontrati, e tu sei devotamente, con un amore immortale.



Oscar.

domenica 7 febbraio 2016

Intrighi amorosi di Carnevale

" Adesso è tempo di carnevale: Roma fa baldoria senza ritegno. Il carnevale è un fenomeno straordinario in Italia, e soprattutto a Roma: tutti senza eccezione scendono in strada, tutti senza eccezione sono in maschera. Chi poi non ha la possibilità di travestirsi rivolta il pellicciotto o si impiastriccia il muso di fuliggine. Per le strade viaggiano alberi e intere aiuole, spesso si fa largo un carro tutto foglie e ghirlande, con le ruote decorate di foglie e rami che, girando, fanno un effetto straordinario, e nel carro è seduto un gruppo nello stile delle antiche festività di Cerere o di un quadro dipinto da Roberti. Sul Corso per la farina sembra nevicato. Avevo sentito parlare dei confetti, ma non credevo proprio che fosse cosi bello. Figurati che puoi gettare in faccia alla piú carina, foss’anche una Borghese, un intero sacchetto di farina e lei non si arrabbierà, ma ti ripagherà della stessa moneta. Bellimbusti e gentiluomini spendono diverse centinaia di scudi solo per la farina. Le carrozze sono tutte, dalla prima all’ultima, mascherate. Servitori, vetturini, tutti sono in maschera. Dalle altre parti solo il popolo gozzoviglia e si traveste. Qui tutto si rimescola. Una libertà straordinaria, della quale tu saresti senza dubbio entusiasta. Puoi parlare e offrire fiori assolutamente a qualsiasi donna. Puoi addirittura salire in carrozza e sederti fra loro. Le carrozze vanno tutte al passo. E per questo spesso delle birbe, arrampicati sui balconi, possono gettare per interi quarti d’ora palline di farina a manciate e a secchi a chi è seduto in carrozza, il piú delle volte sulle signore, che si fanno male ma ridono, e si limitano a coprirsi molto graziosamente gli occhi con la mano e a pulirsi il viso. Per gli intrighi amorosi è un periodo straordinariamente felice.

Il Carnevale di Roma, via del Corso di Thomas Uwins

Il Carnevale di Roma, via del Corso
Thomas Uwins

In mia presenza sono state allacciate innumerevoli relazioni delle piú romantiche con alcuni miei conoscenti e persino con alcuni nostri pittori fatta eccezione, ovviamente, per Durnov. Tutte le belle donne di Roma sono venute allo scoperto, adesso ce n’è una tal quantità che da dove siano spuntate fuori lo sa solo Dio. Sino ad ora non le avevo mai incontrate: non ne conoscevo neanche una. A proposito, hai consigliato Durnov di fare meno il cascamorto. No, il suo è un difetto incorreggibile. La sua finanziera accademica marrone, che credo ti sia ben nota, è stata rifatta: vi ha aggiunto non so che mostre, o risvolti, tipo velluto. Sono arrivati alcuni nuovi pittori, tutte persone dall’aria imponente, robusti, piú eleganti dei vecchi, ma l’unico ad avere del talento è Loganovskij, che conosci per i versi scritti da Puskin sul suo giocatore di svajka.
… Mammetta scrive che anche da noi ci sono le maschere, per il suo onomastico sono venute molte persone mascherate che hanno interpretato benissimo i loro ruoli. Poi, come al solito, aggiunge un invito a tornare a Vasil’evka, e dice che il clima ucraino è lo stesso dell’Italia e che Kricevskij guarisce tutte le malattie senza eccezione. Tormenta terribilmente mia sorella perché si sposi, o almeno dalle parole quanto mai enigmatiche e confuse della lettera traggo questa conclusione. Sono quasi pronto a scommettere che proprio mentre ti scrivo questa lettera lei è già in chiesa sotto la corona. Ma basta annoiarti. Non ho piú niente da scriverti o meglio, tutto quello che resta bisogna o annusarlo, o guardarlo, e inebriarsene. Lo sai da te. Addio! Sii saggio e scrivimi. Addio. Dimentica quanto ti ho annoiato e ricorda solo quanto ti voglio bene, a te, al mio compagno di viaggio, che cammina spalla a spalla con me lungo tutta la strada della vita, da quella volta che hai mangiato per la prima volta il ribes a casa mia. Non esser pigro e scrivi, indirizza non alla poste restante, ma al mio appartamento (tutto al sole): Strada Felice n. 126. Ultimo piano. "

Dall'Italia
Nikolaj Vasil'evič Gogol'


Buon Carnevale !


Per ulteriori informazioni

sabato 15 settembre 2012

Lettera di Valerie

So che non posso in nessun modo convincerti che questo non è uno dei loro trucchi, ma non mi interessa. Io sono io.
Mi chiamo Valerie. Non credo che vivrò ancora a lungo e volevo raccontare a qualcuno la mia vita. Questa è l'unica autobiografia che scriverò e … Dio… mi tocca scriverla sulla carta igienica. 
Sono nata a Nottingham nel 1985. Non ricordo molto dei miei primi anni, ma ricordo la pioggia. 
Mia nonna aveva una fattoria a Totalbrook e mi diceva sempre che "Dio è nella pioggia". 
Superai l'esame di terza media ed entrai al liceo femminile. Fu a scuola che incontrai la mia prima ragazza: si chiamava Sara. Furono i suoi polsi… erano bellissimi. Pensavo che ci saremmo amate per sempre. Ricordo che il nostro insegnante ci disse che era una fase adolescenziale, che sarebbe passata crescendo. Per Sara fu così, per me no. 
Nel 2002 mi innamorai di Christina. Quell'anno confessai la verità ai miei genitori. Non avrei potuto farlo senza Chris che mi teneva la mano. Mio padre ascoltava ma non mi guardava. Mi disse di andarmene e di non tornare mai più. Mia madre non disse niente, ma io avevo detto solo la verità, ero stata così egoista? Noi svendiamo la nostra onestà molto facilmente, ma in realtà è l'unica cosa che abbiamo, è il nostro ultimo piccolo spazio… All'interno di quel centimetro siamo liberi. 
Avevo sempre saputo cosa fare nella vita, e nel 2015 recitai nel mio primo film: "Le pianure di sale". Fu il ruolo più importante della mia vita, non per la mia carriera ma perché fu lì che incontrai Ruth. La prima volta che ci baciammo, capii che non avrei mai più voluto baciare altre labbra al di fuori delle sue. 
Andammo a vivere insieme in un appartamentino a Londra. Lei coltivava le Scarlett Carson per me nel vaso sulla finestra e la nostra casa profumava sempre di rose. Furono gli anni più belli della mia vita. 
Ma la guerra in America divorò quasi tutto e alla fine arrivò a Londra. 
A quel punto non ci furono più rose… per nessuno. 
Ricordo come cominciò a cambiare il significato delle parole. Parole poco comuni come "fiancheggiatore" e "risanamento" divennero spaventose, mentre cose come "Fuoco Norreno" e "Gli articoli della fedeltà" divennero potenti. Ricordo come "diverso" diventò "pericoloso". Ancora non capisco perché ci odiano così tanto. 
Presero Ruth mentre faceva la spesa. Non ho mai pianto tanto in vita mia. Non passò molto tempo prima che venissero a prendere anche me. 
Sembra strano che la mia vita debba finire in un posto così orribile, ma per tre anni ho avuto le rose e non ho chiesto scusa a nessuno. 
Morirò qui… tutto di me finirà… tutto… tranne quell'ultimo centimetro… un centimetro… è piccolo, ed è fragile, ma è l'unica cosa al mondo che valga la pena di avere. 
Non dobbiamo mai perderlo, o svenderlo, non dobbiamo permettere che ce lo rubino… Spero che chiunque tu sia, almeno tu, possa fuggire da questo posto; spero che il mondo cambi e le cose vadano meglio ma quello che spero più di ogni altra cosa è che tu capisca cosa intendo quando dico che anche se non ti conosco, anche se non ti conoscerò mai, anche se non riderò, e non piangerò con te, e non ti bacerò, mai… io ti amo, dal più profondo del cuore… Io ti amo. 

Valerie

Maschera di V per Vendetta

Dalla graphic novel V per Vendetta

Alan Moore autore di V per Vendetta

di Alan Moore

venerdì 4 maggio 2012

Caina

" Caina.
Ooe! Teoe! Tu momoi, tu femi, tu sei tutta ossa, adono i tuoi lumi come il petolio di pima qualità. Io son qui tepido, io gelo. Voglio pomi a' tuoi piedi. Mi pedoneai!? Ah il tuo viso è di cane, ma il tuo coe è di mamo! Sono un melo se speo. Tu sei piva di pietà.
Caina, imosi d'impetinenze io ne ho pochi; sei tu che hai il gosso! Pue io son gigio e tu hai le tecce bionde. Io poi getto dadi zuccheini e tu oende fecce, io fioi e tu tosi. Ancoa non mi soidi? Io m'attisto e dispeo, ma non m'adio pecò; anzi pensando, babaa, alla tua pospea vita, ti dico: "Scoa lunga!"

Il tuo cugino scoato
Antonio"

Quella su citata è una lettera che, in gioco scherzoso, Antonio Fogazzaro scrive alla cugina Anna omettendo tutte le r - erre. Credo che per gli italiani sia abbastanza intuibile il senso di ciò che Fogazzaro dice mentre per gli altri amici sarà sicuramente complicato, ma, dopo aver lasciato il tempo, a chi vuole, di giocarci un po', aggiornerò il post includendo le r - erre nella lettera e qualche piccola nota che la renderà comprensibile a tutti.

Aggiornamento 5 maggio 2012



Leggendo la lettera di Antonio Fogazzaro, si ha la sensazione di trovarsi davanti ad un dolce bambino che sta imparando a parlare e non riesce a pronunciare tutte le r - erre, però dopo tanti tentativi ecco che:

" Carina.
Orrore ! Terrore! Tu mormori, tu fremi, tu sei tutta rossa, ardono i tuoi lumi come il petrolio di prima qualità. Io son qui trepido, io gelo. Voglio pormi ai tuoi piedi. Mi perdonerai!? Ah il tuo viso è di carne, ma il tuo cuore è di marmo! Sono un merlo* se spero. Tu sei priva di pietà.
Carina, rimorsi d'impertinenze io ne ho pochi; sei tu che hai il grosso*! Pure io sono grigio e tu hai le trecce bionde. Io poi getto dardi zuccherini* e tu orrende frecce, io fiori e tu torsi*. Ancora non mi sorridi? Io m'attristo e dispero, ma non m'adiro perciò ; anzi pensando, barbara, alla tua prospera vita, ti dico: "Scorra lunga!"

Il tuo cugino scorato* 
Antonio"

Sono un merlo* = sono uno sciocco
il grosso* = le colpe più gravi
dardi zuccherini* = frecce di zucchero
 torsi* = torsoli - parte centrale dei frutti che non si mangia
scorato*  = avvilito, disperato
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