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martedì 3 maggio 2011

La terra dei faraoni - L' isola di Elefantina

" ... L'isola Elefantina co' suoi gruppi pittoreschi d' arbori diversi - pare dalla natura destinata in questo bel quadro a rompere quella uniformità che regna ovunque sulla riva occidentale: e questo sito diventa ancora più bello per una roccia che sorge alla sinistra con in cima gli avanzi di un convento cofto. Tali viste veramente pittoresche sorprendono in Egitto; ed ecco la causa per la quale i viaggiatori hanno descritta questa con tanta predilezione. Noi sbarcammo alle falde della collina sopra la riva sinistra del Nilo, e ci recammo a visitare le rovine del convento. Quivi trovai parecchie grotte, le quali sicuramente devono aver servito di cappelle. Il convento consiste in una quantità di piccole celle a volta, separate l'una dall'altra. Si gode una vista piacevole sulla cateratta , sopra Assuan, e sulla parte inferiore del maestoso fiume. Per rispetto a questo luogo gli Arabi conservano alcune tradizioni, delle quali ne riporterò una, che mi sembra degna di osservazione a preferenza delle altre. » Havvi, dicon essi, in questo luogo un grande tesoro, che vi depose un antico re del paese prima di partire per una spedizione verso l'Alto-Nilo contra gli Etiopi. Questo principe era tanto avaro, che non lasciò alla sua famiglia con che vivere; ed essendo stretto in intima amicizia con un mago, confidògli la custodia del tesoro fino al suo ritorno. Ma appena fu egli partito i suoi parenti tentarono d'impadronirsi di quel tesoro: il mago, essendosi opposto, venne ucciso mentre difendeva il deposito; e di poi si cangiò in un serpente enorme che divorò tutti i combattenti. Siccome il re non è mai ritornato, il serpente continua a guardare il ricco tesoro: ogni notte, quando le stelle sono giunte ad una certa posizione nel firmamento, esce delle caverne; la sua figura è mostruosa, la sua testa brilla per umo splendore tale, che sbalordisce coloro che volessero mirarlo; scende al Nilo, vi beve e rimonta quindi sulla collina per vegliare sul tesoro fino al ritorno del re* . » ... "

re* = Intorno al fatto dell' antico re, che consegna il suo tesoro , accumulato forse colle estorsioni contro i sudditi, da custodirsi ad uno de' sacerdoti, che maghi dicevansi per la loro furberia nel custodire gelosamente la poca scienza che aveano ; e che tale sacerdote venga ucciso dai parenti del principe per desiderio d' impossessarsi del tesoro; nulla si può dire in contrario per non credere che sia vero. In quanto poi alla metamorfosi del serpente, nissuno vi sarà che non creda esser questa una fola inventata dall'ignoranza e dalloesaltamento orientale.

Viaggio in Egitto e in Nubia
Giovan Battista Belzoni

Isola di Elefantina - Assuan - Egitto

L'isola di Elefantina - Gezriet Aswan, si trova al centro del Nilo subito dopo la Prima Cataratta, è lunga 1 chilometro e mezzo, fu abitata fin dal 3000 a.C. ed ebbe il suo massimo splendore durante la V dinastia nel 2400 a.C. , importante anche il periodo romano caratterizzato dal commercio dell'avorio e del granito.

Nel 230 a.C. Eratostene sfruttando la posizione dell'isola che corrispondeva al Tropico del Cancro calcolò per la prima volta la circonferenza della terra.


Isola di Elefantina - Assuan - Egitto

Isola di Elefantina - Assuan - Egitto

Nella parte meridionale dell'isola all'interno dell'antico centro abitato, all'interno delle Rovine di Abu in cui oggi è ricostruita e rappresentata la vita degli egiziani vissuti tra il 3000 a.C. e il IX secolo d.C., sono conservati i resti del Tempio di Khnum edificato inizialmente da Nekhtharehbe - Nectanebo II appartenente alla XXX dinastia e finito dai tolomei e dai romani con materiali risalenti alla XVIII, si possono vedere un cortile pavimentato con colonne in arenaria stuccate, la sala ipostila con una grande porta in granito in cui sono incise scene di offerte, immagini e cartigli che si riferiscono ad Alessandro Aegos, figlio di Alessandro il Macedone e un naos spezzato in granito grigio con le incisioni di Nekhtharehbe - Nectanebo II che adora Khnum dio delle cataratte e delle inondazioni. Nei pressi di questo tempio si trovano anche tracce del tempio costruito da Thutmosis III dedicato alla sposa di Khnum, Satis, e, posizionate attorno a un cortile circondato da un muro di mattoni crudi e frammenti di materiale da riporto provenienti da un sacrario di Kalabsa, una serie di naos - cappelle in arenaria costruite tra la fine dell'Antico Regno e l'inizio del Primo Periodo Intermedio e facenti parte del Tempio di Heqaib, nomarca deificato della VI dinastia di Elefantina e Syene ( i nomarchi erano i capi dei nomoi, le provincie in cui era diviso l'Egitto).


Isola di Elefantina - Assuan - Egitto

Isola di Elefantina - Assuan - Egitto

La tomba di Heqaib, insieme a quelle di altri principi di Elefantina, si trova sulla riva sinistra del Nilo fra gli ipogei scavati sul lato della collina di Qubbat el Hawa - Cupola Ventosa. Nella zona chiamata Garbi Aswan, interessanti da vedere l'ipogeo di Setka con le sue rare pitture del Primo Periodo Intermedio, degradate ma belle, l'ipogeo di Sirenput I della XII dinastia , il più grande con importanti decorazioni e l'ipogeo di Herkhuf in cui sono raccontate le sue tre spedizioni in Nubia.


Isola di Elefantina - Assuan - Egitto

Isola di Elefantina - Assuan - Egitto

L'isola di Elefantina era nell'antichità un grande centro di commercio che metteva in contatto l'Egitto con la Nubia e il museo presente sull'isola ne conserva i reperti in quella sua parte più vecchia risalente al 1898 che fu la casa di William Willcocks, architetto dell'antica diga di Assuan.

Di grande interesse anche il Nilometro con la sua scalinata di 90 gradini, i suoi segni graduati distanti l'uno dall'altro un cubito che misuravano l'innalzamento-la piena e l'abbassamento del Nilo, il Nilometro rimase inutilizzato per molto tempo fino a quando Mahmud Bey lo fece ripristinare, sono ancora visibili le iscrizioni risalenti all'epoca imperiale sempre inerenti il livello dell'acqua. L'isola di Elefantina conserva anche i resti dei villaggi nubiani di Siou e Koti, il Tempio di Satet e il cimitero degli arieti sacri


Isola di Elefantina - Assuan - Egitto

Torre del Movenpick Resort 

© Sciarada Sciaranti

mercoledì 16 giugno 2010

La terra dei faraoni - Il tempio di Philae

" ... L'elefante non vedesi che all'entrata del tempio d'Iside nell'isola di Filea* ... "


Filea.* = Isola d'Egitto situata al disopra della piccola cateratta del Nilo. Plinio invece di un'isola ne fa una borgata vicina a Siene.

" ... di buon mattino io aspettai sulla tolda l'alba del giorno per godere la vista della bella isola di File, o Filea : mi sentiva la più viva curiosità di vedere le sue rovine; e quando l'aurora sorse ad illuminarle, sorpassarono la mia aspettativa. Attraversammo il fiume, e le tre ore di tenpo che mettemmo a percorrere l'isola ci parvero minuti, ma io mi riserbava di esaminarla partitamente al mio ritorno. Osservai molti pezzi di pietra ricoperti di giroglifici perfettamente eseguiti, che potevansi trasportare, ed anche un obelisco di granito lungo ventidue piedi circa e largo due. Questo monumento pure sembravami facile da essere trasportato in quanto che trovavasi anche vicino alla sponda ... " 

Viaggio in egitto e in Nubia
Giovan Battista Belzoni


Questo tempio, consacrato a Osiride e alla sua sposa Iside durante il periodo tolemaico, si trova a 5 chilometri da Assuan sull' isoletta di Agilkia che si intravede nella prima foto del post precedente sulla destra. Con l'aiuto dell'UNESCO fu spostato qui, perché lo sbarramento del Nilo con la costruzione della vecchia diga di Assuan sommerse l'isola di Philae dove il tempio era stato costruito originariamente dalla XXVI dinastia 305 a.C. e aveva subito dei rimaneggiamenti fino all'epoca romana. Sul pilone di ingresso nella parte superiore è raffigurato Tolomeo XII neo Dioniso in piedi che si rivolge alle divinità, Horus, Iside e Hator. Nella parte inferiore invece c'è l'ormai classica scena del re che tiene per i capelli i nemici inginocchiati.


Il portico di sinistra del tempio con capitelli floreali costruito al tempo di Ottaviano.


Il portico di destra costruito al tempo di Nerone, si è conservato peggio rispetto al precedente, anche se venne costruito dopo, perché il culto di Iside stava scemando e i materiali scelti per la costruzione non erano più di prima scelta.


Il mammisi è una sala che manca negli altri templi ed è dedicata alla nascita, l'infanzia e l'educazione di Horus. Su questa parete si trovano le figure della dea Iside riconoscibile dal trono sopra il disco solare che porta sulla testa (scalpellata dai cristiani copti) e dall'altra parte la dea Hator.


Questi nomi sono stati incisi qui, dai soldati francesi, durante la sua campagna egiziana di Napoleone.


I simboli dei cristiani copti, l'altare esposto a est


e la croce


Ques'altare in granito rosa porta inciso sul davanti il nome di una provincia egiziana del settimo secolo ed è quattro secoli più antico del sacrario dove si trova, quindi si pensa che fu prelevato da un precedente tempio e portato qui.



Queste sono scene incise sempre nel sacrario. Si vede il governante che offre doni alla dea della giustizia Maat seduta su un trono.


Il governante con in mano l'occhio di Horus.


Il governante che offre della boccette alla dea Iside che allatta Horus.


Il dio Horus fanciullo con la chiave della vita in mano.


La dea Iside con le ali donategli dagli altri dei in risposta alle sue preghiere, mentre protegge il marito Osiride. Al centro il fior di loto* simbolo dell'amore.



© Sciarada Sciaranti

Loto* Pianta perenne, nativa del Nilo. In Egitto mangiansi la sua radice ed i suoi fusti in tempo di estate. Le foglie ed i fiori si adoperano come anodini. Si mangiano pure i semi. Questo è il famoso loto egiziano riputato pianta sacra, e rappresentato in varj monumenti di arte e di culto presso gli Egizj. Chi bramasse averne più ampie cognizioni , cosulti il vol. 3 a pag. 288 dell'accurato Dizionario d'ogni Mitologia ed Antichità di NVoel che stampano i sigg. tipografi Batelli e Fanfani in Milano.

Viaggio in Egitto e in Nubia
Giovan Battista Belzoni

martedì 15 giugno 2010

La terra dei faraoni - Le dighe di Assuan


" ... Prima d'arrivare ad Assuan sbarcammo sulla riva occidentale del Nilo: quivi il paese prende un aspetto più gradevole di quello che avevamo attraversato dopo la nostra entrata nelle montagne: le palme abbondano sopra l'una e l'altra sponda del fiume; e si veggono campagne coltivate che dalla riva vanno prolungandosi fino alle montagne. Assuan presenta da lungi una vista piacevolissima; e forse la sterilità del paese che si lascia ne fa diventare più gradevole un tale effetto. Questa vecchia città sorge sopra una collina che domina il Nilo, avente alla sinistra un bosco di palme che ne toglie la vista della città moderna; e dall'altra parte l'occhio discopre da lontano le montagne di granito che formano la cateratta del fiume ... "



Viaggio in Egitto e in Nubia
Giovan Battista Belzoni



Bacino di es-Sadd (la diga) o el-Khasan (la riserva), la prima diga del Nilo costruita tra il 1898 e il 1902, veniva aperta dopo il solstizio d'estate, quando il Nilo si ingrossava e l'acqua ricca di limo poteva fertilizzare un ampia fascia di terra a destra e a sinistra del fiume.


La prima cataratta, composta da rapide, mulinelli e risucchi causati dalla presenza delle rocce,


che per circa dieci chilometri impedivano il flusso dell'acqua tra l'isola di el-Heise a monte e l'isola di Elefantina a valle.

" ... al nostro arrivo ad Assuan mi presentai all'agà per ottenere un battello, onde portarmi in Nubia; ma essendo alla fine del ramadan non potei averne ; poiché tutti attendevano all' osservanza del digiuno. Alla sera usci per esaminare l'esterno della città di Assuan*. Io la trovai più estesa di quello che sembrasse, veggendola in  lontananza: la sua posizione sopra una roccia di granito la rende di bellissima vista: dall'alto di essa l'occhio domina sopra la cateratta, l'isola Elefantina, e sopra la uova città. Quivi la cateratta vedesi benissimo; ma quando le acque sono alte, appena l' occhio la discerne, poiché allora essa si riduce ad alcune correnti rapide prodotte dalle isole di granito, sparse qua e là nel letto del fiume, ed elevantisi gradatamente fino all'isola di File lontana da Assuan tre leghe andandovi per acqua, e solamente di due giugnendovi per terra. Ma quando il Nilo è basso la cateratta presenta un aspetto differente, siccome lo dirò in un'altra gita di cui parlerò in avanti. Al di sotto della nuova città sorgono le rovine d'un piccolo tempio egiziano ma egli è tanto- sepolto in mezzo ai rottami e alle pietre, che è sfuggito alle ricerche di molti viaggiatori ... "

Assuan* = Credesi l'antica Siene, perchè presso ad essa trovansi i rimasugli di questa città. Gli astronomi francesi hanno posto Assuan a 24 gradi, 5 minuti, 23 secondi di latitudine nord. Siene offre un misto confuso di monumenti, di templi e di palagi che eressero i Faraoni e i Tolomei, di forti e muraglie che fabbricarono i Romani e gli Arabi, e d' iscrizioni francesi, che attestano il soggiorno che v' ebbero gli Europei.

Viaggio in Egitto e in Nubia
Giovan Battista Belzoni


Es-Sadd el-Aali, la diga alta, un' opera colossale tra le maggiori al mondo,


costruita tra il 1960 e il 1964 perché la prima non era più sufficiente.


La sua realizzazione è stata possibile grazie all'intervento di capitali sovietici.


La diga ha modificato di netto il territorio, inondando la Nubia


e creando un immenso bacino artificiale, secondo al mondo per capacità, il lago Nasser.


© Sciarada Sciaranti

giovedì 3 giugno 2010

La terra dei faraoni - Il tempio di Sobek e Haroeris




" ... giugnemmo ad Ombos, le cui rovine fanno vedere quello che era anticamente questo luogo. Il colonnato del portico è fra i più belli che abbia veduti; i giroglifici vi sono benissimo eseguiti, e conservano ancora i loro colori ... " 



Viaggio in Egitto e in Nubia 
Giovan Battista Belzoni


La particolarità di questo tempio è che ha due entrate, due sale, due santuari, perché la parte sinistra settentrionale è dedicata al dio Falco Haoeris da Har-wer cioè Horus il maggiore, il grande e la parte destra meridionale al dio Coccodrillo Sobek, protettore delle acque, delle inondazioni e della fertilità del Nilo e della forza militare, venerato a Pa-Sebek - Terra di Sobek oggi Kom Ombo villaggio agricolo con campi di canne da zucchero e aranceti dove passava la via carovaniera per le miniere d'oro nubiane, dove il tempio fu edificato in quattro secoli dalla dinastia tolemaica nel cuore della Nuova Nubia esattamente tra il 181 a.C. e il 219 d.C. e dove venivano addestrati gli elefanti africani provenienti dall'Etiopia per fronteggiare quelli indiani durante la guerra dei Tolomei contro i Seleucidi. 
I capitelli delle colonne riproducono il fiore di loto o il giglio d'Egitto settentrionale e il papiro del delta.


Il leone con una mano dei nemici in bocca, si vedono anche le gambe i ginocchi e i piedi. 


Questa è la rappresentazione dei prigionieri dell'antico Egitto, le piccole cavità sulla loro testa indicano il colpi inferti dai sacerdoti, hanno una mano incatenata dietro la schiena, dai lineamenti, dai capelli, dal naso e dalla barba i primi due sono asiatici, il terzo africano forse nubiano. Ogni figura ha sotto di sé, non un cartiglio che era la forma esclusiva in cui scrivere il nome del faraone, infatti come si può vedere manca la base tipica del cartiglio ed è corredata da dei dentelli che al cartiglio mancano, questa piuttosto è la forma che i sacerdoti scelsero per raffigurare la fortezza dove venivano tenuti questi prigionieri e all'interno è inciso il loro luogo di provenienza. 


Partendo dall'alto a destra si vede una gamba con il piede che rappresenta la lettera "B" accanto a sinistra una bocca aperta che indica la lettera "R", sotto si ripetono le stesse lettere, il tutto per costruire la parola "Berber" ovvero "Berberi", il nome usato dagli egiziani per riferirsi agli africani.


Questa statua è romana e forse raffigura l'imperatore Traiano.


Questi sarcofaghi hanno la forma protettiva del cartiglio, contenevano dei coccodrilli imbalsamati.


Questa è la stessa scena di purificazione del faraone (in questo caso Tolomeo XII) ritratta nel tempio di Horus (già spiegata) solo che qui l'ankh e lo scettro del comando che escono dalle anfore non sono state scalpellate.


Questa è la scena dell'incoronazione in cui il faraone si trova tra le due divinità dell' alto e del basso Egitto. Rispetto al periodo più antico in questo greco-romano, il seno delle due divinità femminili viene sottolineato ed evidenziato, indice del fatto che la spiritualità lascia il posto alla materialità.


Il calendario egiziano era diviso in un anno di 360 giorni, 36 decadi di 10 giorni, 3 stagioni di 4 mesi, 30 giorni ogni mese. Queste tre leonesse sono le stagioni, partendo da destra si ha la stagione dell'inondazione, poi quella della semina e infine quella del raccolto. Accanto sulla sinistra delle leonesse c'è una colonna con dei simboli racchiusi in dei piccoli scomparti, per indicare i numeri dei giorni, nel primo che si vede dall'alto, partendo da destra c'è un disco tondo che indica la parola giorno, due segni uno sopra l'altro che hanno la forma di un ferro di cavallo, ognuno rappresenta il numero dieci, quindi due sono venti, accanto ci sono cinque piccoli rettangolini che indicano ovviamente il numero cinque, cosi qui si fa riferimento al venticinquesimo giorno, si continua per successione fino allo scompartimento che indica il numero ventinove con il doppio dieci e un disco tagliato a metà per il nove, sotto il trentesimo giorno che corrisponde a fine mese è rappresentato dalla coda di un animale che in egiziano corrisponde al suono "baha" ovvero "finito". in ultimo sotto il trentesimo giorno partendo sempre da destra ci sono tre rettangolini con sopra un simbolo che indica il termine stagione, accanto tre papiri nella terra che aspettano di essere raccolti, accanto il disco che indica il giorno con sotto un trattino concludendo quindi si fa riferimento "al primo giorno della terza stagione di raccolto".


Accanto alla colonna dei giorni sulla sinistra ci sono incisi dei simboli che indicano le feste durante i giorni dell'anno.


Nella parte sinistra è visibile l'occhio di Horus che è diventato il protettore dei medici l'uomo inginocchiato è l'imperatore Traiano.


Queste due donne rappresentano due delle quattro divinità protettrici dell'antico Egitto in basso c'è Iside con in testa il trono del marito Osiride e in alto sua sorella Nefthi sposa di Seth, la sedia sulla quale sono sedute era usata e lo è tutt'ora nelle campagne egiziane per partorire. Accanto sopra un tavolo sono descritti alcuni strumenti medici, nella prima fila in basso sono riconoscibili delle boccette, delle forbicine, una spugna e dei cucchiaini per dosare le preparazioni mediche, nella seconda fila ci sono delle pinze e una bilancia, in terza fila si notano degli uncini che venivano usati per far uscire il cervello dal naso durante la mummificazione senza rompere il cranio. Continuando verso destra si vedono una serie di rettangoli uno sopra l'altro che contengono i simboli per indicare le ricette mediche, iniziano tutte da destra con il segno della bocca aperta che oltre alla lettera "R " indica il verbo tipico delle ricette mediche "riscrivere".


Imhotep il dio della medicina rappresentato seduto.


La linea verticale che divide a metà questo quadrato divide in realtà in due il tempio, la parte sinistra da questa prospettiva appartiene a Sobek, la destra a Haroeris, nella parte indicata dalla mano si notano dei prigionieri incatenati che fanno offerte, carne, fiori e pane al dio.


La divisione del tempio avvenne sotto il controllo della dea della giustizia Maat, rappresentata in alto al centro seduta con le ali, sotto la dea sia a destra che a sinistra del rettangolino scavato ci sono un occhio e un orecchio per indicare che tutti avevano visto e sentito, erano testimoni della divisione del tempio.

© Sciarada Sciaranti

martedì 1 giugno 2010

La terra dei faraoni - Il tempio di Horus

" ... non ci fermammo che ad Edfu. Il tempio di questa città è paragonabile a quello di Tentira per rispetto alla sua bella conservazione, e superiore ad esso per la sua estensione. I propilei di questo monumento sono i più grandi ed i più perfetti che esistano in Egitto; ovunque vedonsi figure colossali scolpite in rilievo; l'interno è scompartito in parecchie sale che ricevono la luce dalle aperture quadrate fatte nei lati. La vista di tali aperture ha fatto nascere alcuni dubbi, i quali non sono stati tolti fino ad ora. Vedute queste nell'interno sembravano che fossero state fatte per dare luce, o per rinchiudere forse nei giorni di festa alcuni emblemi od ornamenti particolari; e quindi devesi credere ch'esse siano tanto antiche quanto lo è tutto l'edificio. Tuttavia allorché si esaminano al di fuori, si conosce ch'esse sono in contatto colle figure colossali scolpite sopra i muri, e che le tagliano e mutilano, lo che farebbe credere che le aperture fossero state fatte dopo che l'edifizio era già stato terminato. A mio credere esse veramente sono state fatte molto tempo dopo la costruzione del monumento per rischiararne l'interno ad uso di un popolo di religione diversa da quella, che professavano coloro che hanno fatto costruire il tempio. Il grande peristilo, ora ingombrato da casolari arabi, è il solo così perfetto che veggasi in Egitto; il portico è ugualmente superbo, quantunque ora sfortunatamente sia sepolto per tre quarti nei rottami. Tentai di penetrare nelle sale interne per alcuni fori della parte superiore del sekos; ma esse erano tanto ingombre che non potei avanzarmivi. I fellahs hanno fabbricato sulla sommità del tempio una parte del loro villaggio, ed alcune stalle pel loro bestiame. Un muro alto e largo, che s'allunga dalle due parti dei propilei, e fa il giro del tempio, serve come di recinto a tutto il monumento: esso, siccome tutto il restante, è coperto di giroglifici e di figure ... "

Viaggio in Egitto e in Nubia
Giovan Battista Belzoni


Il tempio di Horus a Edfu, dedicato al figlio di Osiride e Iside, il dio falco con il disco solare adornato da ali di rapace, garante dell'ordine cosmico,  è orientato a sud, lungo 137 metri, costruito in arenaria tra il 237 e il 57 a.C. su un antico sacrario a cui si accede attraverso una serie di ambienti in successione sempre più piccoli e oscuri e  nel quale secondo la leggenda erano stati inumati gli antichi dei ancestrali. Tra tutti i templi egiziani è il più completo e il meglio conservato, era la sede della grande festa annuale dell'incoronazione in cui si riaffermava il potere del faraone rappresentante del dio sulla terra, della festa di Behedet in cui una processione su imbarcazioni lungo le acque del Nilo riproponeva simbolicamente il viaggio di quattro giorni della dea Hator intrapreso da Dendera per riunirsi al suo compagno Hator a Edfu.


Un falco in granito nero con la doppia corona, è il simbolo del dio Horus


La scena della purificazione, uno dei Tolomei tra il dio Thot dalla testa di ibis, dio della saggezza e il dio Horus dalla testa di falco, entrambi versano in continuazione da un anfora, sulla testa del faraone non l'acqua ma l'ankh e lo scettro del comando non visibili nella scena perché scalpellati.


Il faraone aveva cinque nomi, due erano di fondamentale importanza, quello di nascita e quello di incoronazione, entrambi erano racchiusi in un cartiglio e si differenziavano per i simboli incisi accanto al cartiglio in questo foto si fa riferimento al nome di nascita con accanto i simboli del disco solare Ra e dell'anatra Sa che vuol dire figlio, quindi nell'insieme si legge Figlio del Sole.


In questa foto invece si fa riferimento al nome di incoronazione del faraone e i simboli accanto al cartiglio sono due cobra che portano sulla testa la corona rossa del basso Egitto e la corona bianca dell'alto Egitto. In entrambi i cartigli non vi è inciso alcun nome perché la costruzione di questo tempio durò 180 anni e iniziò dalla parte più interna del Sancta Sanctorum per arrivare a quella più esterna, intorno al 57 a.C. periodo in cui a causa dell'instabilità del governo dovuta ai problemi esistenti tra Cleopatra e il fratello Tolomeo si decise di rimandare l'incisione dei cartigli che non furono più scolpiti per il crollo della dinastia dei Tolomei con la morte di Cleopatra e l'assoggettamento dell'Egitto all'impero romano.


Il sacrario dove è custodito il "naos", un monolite di granito grigio del tempio antico, opera di Nectanebo II e un modellino della barca sacra di Horus.


Nel primo di questi due cartigli, a destra partendo dall'alto è inciso un quadratino che rappresenta la lettera "P" con sotto un piattino rovesciato che rappresenta la lettera "T", accanto a sinistra uno stomaco con l'intestino che rappresenta la vocale "O" oppure "U", sotto il leone che rappresenta la lettera "L", sotto ancora un rettangolo aperto che rappresenta la "M", sotto a destra due piume che rappresentano la "Y o J", con accanto a sinistra un fazzoletto che rappresenta la lettera "S", nell'insieme compongono il nome del faraone "Ptolmys" ovvero Tolomeo, nella metà inferiore del cartiglio troviamo una vipera che indica la "J o la Y" con sotto il piattino rovesciato la "T" con cui forma la parola "Jet" che significa abbia, accanto c'è "l'ankh" o"Nh" simbolo della Vita, in basso a sinistra è incisa una grande "A" inclinata che assomiglia alla zappa che il contadino usa per rendere fertile la terra ed è per questo associata all'amore fertile tra uomo e donna, quindi indica la parola "Mer" che significa amore o amato, in ultimo, a destra c'è il trono di "Osiris" che è anche il simbolo della moglie "Isit", perciò ricapitolando si ha la frase "Ptolmys Jet Nh Mer Isit" ovvero "Tolomeo abbia la vita amato da Iside".


Il Nilometro che serviva per misurare la piena del Nilo


Questa raffigurazione rappresenta la dea Iside con il disco solare con in cima il trono del marito Osiride, davanti a lei ci sono suo figlio Horus con la doppia corona che vuole dare la caccia al dio della cattiveria Seth per l'uccisione di suo padre Osiride e il dio Toth con la testa di airone che porta il papiro dove è scritto il permesso degli altri dei per dare la caccia a Seth.


Horus che con il sostegno della madre Iside su una barca cerca di scacciare Seth che si è trasformato in un ippopotamo.


Gli egiziani rappresentavano se stessi di profilo per indicare che erano vivi e sempre in movimento, i loro nemici al contrario venivano rappresentati frontalmente come queste due piccole in questa incisione, l'onda sottostante è una preposizione, una lettera per dire in, rappresenta l'interiorità.


I tre trattini verticali rappresentano il numero tre, la treccia affianco con gli spazi interni con tre trattini serve a confermare il numero tre, se gli spazi fossero stati vuoti avrebbe rappresentato il numero due come le due zampette finali che la formano.


Il dio della medicina Imhotep che con una mano tiene per la coda un ippopotamo che rappresenta Seth e con l'altra tiene un coltello per farlo a pezzi come lui ha fatto con suo fratello Osiride.

© Sciarada Sciaranti
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