domenica 24 maggio 2026

24 maggio - Domenica di Pentecoste

Pentecoste - Almanacco Italiano 1896

Pentecoste - Almanacco Italiano 1896


S. Vincenzo da Lerino conf.

Nacque in Francia nel secolo V. Fece
Prima grandi progressi in letteratura, poi diedesi
al mestiere delle armi e finalmente pensò
di ritirarsi nell'isola di Lerino, ove esisteva un
monastero di religiosi. Colà trovò quella pace,
che non potè trovare nel secolo. Morì verso il
450. Scrisse circa l'anno 434 un'operetta intitolata
Commonitorium.

Ricordi. __________________________________

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Effemeride storica. — 1849. Incomincia l’investimento
di Venezia; le batterie austriache
con oltre 20 pezzi d'artiglieria aprono il fuoco
contro le fortificazioni della città. — 1860. Finta
ritirata di Garibaldi su Piana dei Greci e Corleone.
Garibaldi invece piega a Marineo.

Un pensiero al giorno. — Non può chiamarsi
cattiva quella morte che suggella una
buona vita.                                                (Sant'Agostino).

24 maggio Domenica
Pentecoste

Nel 1896 la Pentecoste cadeva il 24 maggio come quest'anno; centotrent’anni sembrano un abisso, ma certe domeniche ritornano identiche nel calendario, quasi a voler ricordare che il tempo degli uomini corre veloce, mentre quello dello spirito continua a camminare con passo antico. L'Italia era una nazione giovane e stanca, l'eco della sconfitta di Adua non si era ancora spenta, nei caffè e nelle piazze si parlava dei soldati morti in Africa, dei figli partiti, delle tasse, del pane che costava troppo, molti contadini non avevano mai visto una città grande; molti cittadini non avevano mai visto il mare e quasi tutti sapevano quando fosse Pentecoste, mentre il mondo cambiava con l'elettricità nelle città, con i primi tram, con le invenzioni moderne, rimaneva il gesto antico del segno della croce fatto dai fedeli alzando gli occhi verso il cielo. La domenica mattina le campane suonavano sopra i tetti bassi dei paesi, le donne indossavano il vestito buono custodito nella cassapanca; gli uomini si fermavano davanti alla chiesa parlando piano col cappello in mano, il più recalcitrante, arrivato a piedi percorrento le lunghe strade di pietra sporche di polvere o di fango, borbottando diceva che il parroco parlava troppo e i bambini, ancora irrequieti, venivano richiamati dalle madri prima della messa grande.
Sul tavolo di qualche bottega o nella casa del farmacista c'era l'Almanacco Italiano del 1896 che  diceva:

 "24 maggio Domenica
(Pentecoste)

e sotto riportava il santo del giorno, San Vincenzo da Lerino, uomo d'armi diventato monaco in cerca di pace, una vita, la sua, che allora sembrava comprensibile a tutti, il mondo ferisce, e l'anima cerca rifugio. Più sotto ancora l'almanacco ricordava Venezia bombardata dagli austriaci nel 1849 e Garibaldi che ingannava i Borboni piegando verso Marineo; la storia nazionale era ancora memoria viva, c’erano uomini che avevano visto davvero i garibaldini passare sulle strade polverose del Sud. Seguiva poi la frase del giorno, di Sant'Agostino:

"Non può chiamarsi cattiva quella morte che suggella una buona vita."

Nessuno trovava quella frase esagerata, la morte era vicina nel 1896, entrava nelle case con la febbre, con la miseria, con i parti difficili, con il lavoro nei campi e nelle miniere. All'epoca c'era poca filosofia e molta vita vera, fame, lavoro, sudore e qualche speranza ben piegata dentro il taschino, la religione non eliminava il dolore, dava alle persone la forza di attraversarlo. Dopo la messa si tornava lentamente a casa, il pranzo aveva qualcosa di festivo anche nella povertà, il vino migliore, il pane più bianco, forse un pezzo di carne se la stagione era stata buona, il pomeriggio scorreva lento, qualcuno sonnecchiava all'ombra, qualcuno recitava il rosario, qualcuno guardava il cielo di maggio pensando ai parenti emigrati in America. 
La Pentecoste era questo, una tregua dell'anima.
Anche oggi è il 24 maggio, anche oggi è Pentecoste, ma il mattino non comincia più col suono delle campane, comincia con la luce fredda di uno schermo, le persone si svegliano controllando messaggi, follower aumentati o diminuiti, notizie, mercati, guerre lontane mostrate in tempo reale; le parole che riempiono il presente sono diverse, crisi climatica, intelligenza artificiale, inflazione, algoritmi, conflitti permanenti, ma l'inquietudine somiglia molto a quella di allora.
Nel 1896 si aveva paura della fame, oggi si ha paura del vuoto, anche noi viviamo circondati da bollettini di guerra, cambiano le divise, cambiano le frontiere, ma il mondo continua a raccontare assedi, fughe, bombardamenti, popoli che sperano e popoli che temono, solo che oggi tutto entra nelle case senza bussare, attraverso uno schermo acceso sul tavolo.
La Pentecoste, per molti, passa quasi inosservata, non scandisce più la vita collettiva come un tempo, ma nelle chiese resistono ancora i drappi rossi, i canti antichi, le letture sul fuoco dello Spirito Santo disceso sugli uomini impauriti.
Oggi fermarsi è diventato difficile, il silenzio quasi spaventa, ma entrando in una chiesa di paese nel pomeriggio della Pentecoste, capita ancora di sentire qualcosa che attraversa il tempo, l'odore della pietra fresca, una candela accesa, una vecchia che recita piano il Vieni, Santo Spirito, il canto lontano di un coro, allora si capisce che centotrent’anni non hanno cambiato tutto perché il bisogno umano di pace è identico, identico il desiderio di essere consolati, identica la speranza che esista qualcosa capace di salvare l'uomo dalla durezza della storia. Sotto parole diverse resta la stessa domanda " come si fa a vivere senza perdere l'anima?" e la Pentecoste ritorna ancora ogni anno e ricorda agli uomini, distratti dalle epoche e dagli avvenimenti, che nessun progresso basta se il cuore rimane senza fuoco.

Lieta Pentecoste!

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