domenica 18 ottobre 2026

18 ottobre - San Luca Evangelista

San Luca Evangelista - Almanacco Italiano 1896

San Luca Evangelista - Almanacco Italiano 1896

S. Luca evangelista.

Era Siro di nazione, di patria Antiocheno,
fu compagno di S. Paolo. Scrisse il suo Vangelo,
che è uno dei quattro riconosciuti autentici
dal Concilio di Trento (1545- 1563). Esso
fu scritto nell' Acaja tra l' anno 48 ed il 52
dell'era volgare, in lingua greca. Alcuni vogliono,
che Luca sia stato martirizzato, altri
invece che sia morto di morte naturale nella
Bitinia. — S. Paolo della Croce, fondatore dei
Chierici Scalzi della Santa Croce e della Pascione
di Gesù.

Ricordi. __________________________________

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Effemeride storica. — 1832. Muore carcerato
noi forte di Civita Castellana Vito Fedeli di 
Recauati, condannato a 20 anni di prigione per 
aver avuto parte nel tentativo di rivoluzione 
in Roma nel dicembre 1830. 

Un pensiero al giorno. — Chi onora il padre, 
avrà consolazione dai figliuoli, e nel 
giorno di sua orazione sarà esaudito.

(Bibbia — Ecclesiastico, cap. III).


18 ottobre Domenica
San Luca Evangelista - Almanacco Italiano 1896

Secondo la tradizione cristiana, Luca nacque ad Antiochia, in Siria, da una famiglia di origine pagana; era medico e divenne compagno di san Paolo, accompagnandolo in parte dei suoi viaggi missionari. Nella Lettera ai Colossesi viene ricordato come «Luca, il caro medico»; in quella a Filemone figura tra i collaboratori dell'apostolo e nella Seconda lettera a Timoteo si legge che Luca rimase con Paolo.
Gli vengono attribuiti due libri del Nuovo Testamento dedicati al krátiste Theóphile, l'illustre Teofilo o ottimo Teofilo, amico di Dio o amato da Dio; nel Vangelo Secondo Luca racconta la vicenda di Gesù dalla nascita fino all'ascensione e negli Atti degli Apostoli prosegue narrando gli inizi della comunità cristiana e la diffusione del messaggio evangelico fino all'arrivo di Paolo a Roma.

«Così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto».

Luca, 1,3-4

«Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi».

Atti degli Apostoli, 1,1

Luca è un autore erudito particolarmente attento alla misericordia, agli ultimi, ai poveri e agli esclusi, propone alcune delle parabole più conosciute del cristianesimo come il buon samaritano, il figlio prodigo, il ricco e il povero Lazzaro; riserva un posto importante anche alle figure femminili e l'attenzione verso chi si trova ai margini della società; non disponiamo di testimonianze storiche sicure che consentano di ricostruire con precisione gli ultimi anni della sua vita e le notizie sul luogo della sua morte sono incerte, si diversificano tra la Beozia e la Bitinia e non concordano pienamente sulle circostanze.
Le celebrazioni dedicate agli evangelisti si svilupparono nei primi secoli del cristianesimo e si consolidarono progressivamente nella tradizione liturgica, le loro ricorrenze furono accolte nei calendari ecclesiastici e registrate nei martirologi insieme a quelle degli altri santi; entrarono nel linguaggio quotidiano della cultura popolare, diventando punti di riferimento per la scansione del tempo e delle attività agricole. La memoria di San Luca è conservata al 18 di ottobre e ci porta avanti nella stagione autunnale dopo il 21 settembre di san Matteo che accompagna l'ingresso nell'autunno e il 29 settembre di san Michele che ne segna la presenza.
Siamo nello spazio temporale in cui i semi dei cereali destinati a fornire il pane per l'anno successivo vengono affidati alla terra per affrontare l’inverno; se le condizioni sono favorevoli, restituiranno il raccolto nei mesi successivi e in questa attesa si incontrano il lavoro, la speranza, la memoria delle generazioni precedenti attraverso i proverbi tra cui: «O molle o asciutto, per San Luca semina tutto», di cui esistono diverse varianti, ma il significato sostanzialmente ci dice di non lasciare trascorrere troppo tempo prima di completare la semina; una forma più estesa recita: «Per San Luca o molle o asciutto, finisci la sementa e avrai buon frutto», dove il riferimento al frutto rende esplicito il legame fra il lavoro presente e la speranza del raccolto futuro; il contadino semina senza poter conoscere il risultato della propria fatica, affidandosi all'esperienza, alle condizioni della terra e all'andamento della stagione.
Nel Salento, la tradizione conserva una forma che si rivolge direttamente al santo: «Sante Luche, mine la seménte ca ne mmuche - San Luca, getta il seme, che non ammuffirà», qui il proverbio assume quasi il tono di un'invocazione all'evangelista che accompagna il gesto della semina e mostra fiducia nel suo esito.
Risalendo verso le Marche, troviamo un detto che richiama la varietà dei terreni e dell'organizzazione del lavoro agricolo nei vari appezzamenti: «A San Luca sòmènta 'l piàn e la cupa - A san Luca semina in pianura e in collina»; troviamo anche: «A San Luca la palómba è perduta», la palómba, cioè il colombaccio, richiama i movimenti stagionali degli uccelli perché Il calendario contadino non si fonda soltanto sull'osservazione del terreno e del cielo, ma anche sul comportamento degli animali, sui loro spostamenti e sulla loro presenza nei diversi momenti dell'anno.
In Toscana si richiama l'avvicendamento delle colture, si raccoglie ciò che è giunto a maturazione e si prepara il terreno per un altro prodotto: «San Luca, cava la rapa e metti la zucca». Curioso vero?
Nell'area bolognese, in Emilia-Romagna sentiamo: «Par Sànn Lócca as sàmma tòt, o mój o sòt - Per san Luca si semina tutto, o umido o asciutto» e un'altra variante sugli alimenti importanti nell'economia rurale e nella convivialità domestica della cucina tradizionale che vengono consumati la sera del 18 ottobre insieme al vino nuovo: «Par San Lócca chi ha di marón al plócca e chi an’ha brîsa al se splócca la camîsa - Per San Luca, chi ha i marroni li mangia, e chi non li ha si strappa la camicia».
Proseguendo verso la Lombardia, una forma documentata nei repertori paremiologici recita: «O bagnaa o sutt, per san Luca somenna tutto - Bagnato o asciutto, per san Luca semina tutto».
La stessa raccomandazione compare in molte altre aree settentrionali; la semina deve essere compiuta, senza attendere condizioni meteorologiche perfette, le testimonianze locali ricordano le operazioni di ottobre, dalla preparazione del terreno alla concimazione, fino alla semina del frumento e della segale.
Nel Trentino, la memoria orale della Valle dei Laghi conserva una variante ironica: «Se no i ha somenà el fórment da San Luca, i pol metersèl en la zzuca - Se non hanno seminato il frumento per san Luca, possono metterselo nella zucca», una forma più breve a Stravino recita: «Da San Luca, se no t'hai somenà, métetel en la zzuca - Da San Luca, se non hai seminato, mettitelo nella zucca», il detto esprime il rimpianto per una semina mancata e la zucca, prodotto della stagione autunnale, diventa il termine scherzoso con cui si sottolinea la perdita del momento opportuno.
In Piemonte, la stessa raccomandazione si accompagna alla speranza del raccolto: «A San Lúca o mol o sút semna per avei bun frút - A san Luca, bagnato o asciutto, semina per avere buon frutto» e lega il gesto presente al risultato futuro, il seme indipendentemente dal meteo deve essere consegnato alla terra perché possa diventare raccolto.
In Friuli, la raccomandazione conserva una forma molto vicina a quella diffusa nelle altre regioni: «Sut o bagnât, par San Luche ch'al sedi semenât - Asciutto o bagnato, per san Luca che sia seminato».
Anche in Valle d’Aosta, nella tradizione francoprovenzale, è stata raccolta una formula legata alla coltivazione della segale e ai terreni situati a quote differenti: «A Sèn Luc fa avé vagnà piàn é truc - «A San Luca bisogna aver già seminato in piano e in altura».
La stessa struttura che ignora le condizioni meteorologiche compare anche oltre i confini italiani, in catalano abbiamo: «Per Sant Lluc, sembra, pagès, mullat o eixut - Per San Luca, semina, contadino, con il terreno bagnato o asciutto» e in castigliano: «En seco o en mojado, por San Lucas ten sembrado - Con il terreno asciutto o bagnato, per San Luca devi aver seminato».
Le parole cambiano secondo i dialetti, le rime e le immagini familiari a ciascuna comunità; in alcune zone prevale il richiamo al terreno bagnato o asciutto; in altre compare il rimpianto di chi non ha seminato, oppure il riferimento ai diversi appezzamenti, alle castagne e agli uccelli migratori; i proverbi racchiudono un sapere antico, acquisito attraverso l'esperienza, trasmesso oralmente e adattato alle condizioni locali, che si unisce alle festività religiose e diventa espressione di chi riconosce la propria identità individuale in quella della memoria collettiva.

Lieta Festa di San Luca Evangelista!

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