Saliamo a bordo del veliero magico di Anima Mundi per il nostro consueto viaggio nel tempo; navighiamo su un mare di stelle e raggiungiamo la Roma del 45 a.C., ci troviamo tra le strade appena rischiarate dai primi raggi del sole invernale. L'aria è fredda e tagliente; il marmo del Foro, ancora umido di brina, riflette la luce con una nitidezza quasi viva, mentre la città attenta e curiosa si risveglia. L'alba annuncia un Capodanno diverso in cui conosciamo il nuovo calendario giuliano, introdotto dalla riforma voluta da Giulio Cesare e realizzato con l'aiuto dell'astronomo egiziano Sosigene di Alessandria, per porre fine al caos cronologico che aveva disorientato Roma per decenni.
È composto da 365 giorni e ogni 4 anni, dopo il 24 febbraio si aggiunge un giorno extra, il dies bis sextus, ovvero il sesto secondo giorno prima delle Kalende di marzo; forma così un anno di 366 giorni.
Incontriamo gli antichi Romani che non contano i giorni in sequenza, ma a ritroso rispetto alle tre date fisse:
Le Kalende che rappresentano il 1º giorno del mese
Le None che rappresentano il 5º o il 7º giorno del mese (per gennaio - 5 gennaio)
le Idi che rappresentano il 13º o il 15º giorno del mese (per gennaio - 13 gennaio)
Per cui se il primo gennaio è definito Kalendae Ianuariae, il 2 gennaio è a.d. IV Non. Ian. - ante diem IV Nonas Ianuarias ovvero il 4° giorno prima delle None.
L'Urbs si sveglia sapendo che il tempo, questa volta, non è semplicemente passato da un anno all'altro, ma trova la sua misura; il 46 a. C. si è appena concluso, per mesi si è parlato di giorni aggiunti, di mesi innestati come pezzi estranei, di un anno che sembrava non voler finire mai che ha divorato stagioni, ha confuso i contadini, ha spostato le feste, ha fatto invecchiare le cariche pubbliche oltre misura. Tutti lo chiamano ormai, con un nome che pesa come una condanna, l'annus confusionis durato ben 445 giorni, un sacrificio necessario per riallineare le convenzioni umane con le stagioni e il corso del sole.
Cassio Dione, tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C., nella sua Storia romana - XLIII 26, lo descriverà come un periodo di disordine temporale.
Ora, finalmente è terminato è nel freddo del mattino, sui muri del Foro il calendario torna a seguire una struttura stabile, i mesi non attendono più l'intervento dei sacerdoti per allungarsi o accorciarsi; non dipendono più dagli umori della politica, seguono il sole. Un vecchio pontefice passa la mano sulle incisioni come se volesse sentirne la spessore; questa volta, pensa, non toccherà a lui correggere il tempo. Ianuarius con i suoi 31 giorni, Februarius con i suoi 28 che diventano 29 negli anni bisestili; Martius con 31, Aprilis con 30, Quintilis, che nel 44 a. C. diventerà Iulius, di giorni ne ha 31 e Sexstilis, che nell' 8 a. C. diventerà Augustus, ne ha 31, segue September con 30, October con 31, November con 30 e December con 31.
Davanti al tempio di Giano, i sacerdoti si concentrano sulle formule per i sacrifici, il fumo leggero dei piccoli fuochi accesi si diffonde nell'aria; il dio delle soglie viene invocato e per l'anno che esce e per quello che entra, si attraversa il confine invisibile tra l'instabilità passata e l'ordine ricostituito; le due facce del dio sembrano osservare rispettivamente l'errore alle spalle e la correzione di fronte.
Nei mercati la gente discute su i cicli solari, sul giorno che verrà aggiunto ogni quattro anni; tra una strenna e l'altra, sentiamo frasi spezzate: "stavolta le calende resteranno in inverno", "le idi torneranno al loro posto". Lungo le vie principali, la vita è in piena attività, i banchi traboccano di frutta secca e fresca, olive lucide, spezie profumate e stoffe dai colori vividi, mentre l'odore del pane appena sfornato e del formaggio si mescola a quello dei fiori e delle erbe aromatiche. Tra i venditori che chiamano i clienti e le monete che tintinnano, si scambiano consigli e notizie, si controllano date e scadenze sulle tavole esposte sui muri. Gli artigiani battono il ferro, lavorano il legno e modellano utensili, mentre gli scribi compilano registri secondo le regole appena entrate in vigore.
Anche lo Stato si muove con cautela, i magistrati entrano in carica sapendo che il loro mandato non verrà stirato o accorciato da un mese inventato; i tribunali consultano i fasti con attenzione quasi reverente, un giorno sbagliato sarebbe considerato di cattivo auspicio e Roma, che passo dopo passo sta diventando Caput Mundi, non può permetterselo.
Il sole, intanto, fa la sua parte, sale, descrive l'arco previsto, scende; scopriamo affascinati che qualcuno lo nota guardando l'ombra di una colonna tornare dove dovrebbe essere, nessuno applaude, si annuisce soltanto.
Quando arriva il tramonto, il primo giorno del nuovo anno si chiude senza clamore, non ha avuto bisogno di eccessi per imprimersi nella memoria, ha fatto qualcosa di più sottile, ha dimostrato che il tempo può essere governato senza essere violato.
E con il vespro il nostro viaggio finisce. La riforma di Roma di 2070 anni fa si allontana lentamente, ma il suo gesto rimane, ogni calendario che sfogliamo, ogni data che consideriamo "naturale", nasce qui, in questo Capodanno diverso, in cui gli uomini hanno deciso di smettere di inseguire il tempo e di camminargli accanto.
Lieto 2026!
Se riesco entro oggi aggiungerò il reel sul Capodanno
Per ulteriori informazioni:

Nessun commento:
Posta un commento