CARNASCIALE.Definiz: Si dice al dì, che precede al primo dì di quaresima, che anche si dice CARNOVALE, quasi carne vale.
Accademia della Crusca Dizionario 2 edizione 1623
Il gioco delle canne, noto in Spagna come juego de cañas, nasce nel tardo Medioevo come esercizio cavalleresco destinato ad addestrare i cavalieri all'uso delle lance in combattimento simulato. La pratica consisteva in assalti tra compagnie di cavalieri armati di lance leggere (canne), spesso su cavalli addestrati, con l'obiettivo di migliorare destrezza, coordinazione e precisione senza provocare danni gravi.
Dal tardo XV secolo, con l'inizio del Rinascimento, questa forma di giostra si diffuse nelle corti italiane, dove veniva adottata non solo come addestramento militare, ma anche come intrattenimento spettacolare durante feste e celebrazioni, come i Carnevali. A Roma, le cronache del Costabili e del Paolucci riportano che nel Carnevale del 1519, la cui domenica cadeva il 6 marzo, nella Piazza di San Pietro, due compagnie di cavalieri si fronteggiavano armate di canne davanti al Papa, tra trombeti, staffieri e livree sfarzose. Una compagnia era guidata da Serapica, principale cameriere d'onore, favorito del Papa e l'altra da Monsignor Cornaro. Le due schiere, composte da circa venti cavalieri ciascuna, correvano dapprima verso il palazzo apostolico e quindi si assalivano simbolicamente a coppie, incrociando le canne in evoluzioni spettacolari ma non pericolose. Ogni cavaliere riceveva un premio in denaro, quarantacinque ducati per ciascuno, secondo il dispaccio, segno dell'importanza e della formalizzazione della competizione, inserita nel programma ufficiale delle celebrazioni carnevalesche.
Il picco del gioco delle canne nel Carnevale si colloca tra il 1520 e il 1550, in città come Roma, Ferrara, Firenze e Venezia. Le compagnie erano contraddistinte da colori sgargianti e armature eleganti, e la pratica costituiva uno dei momenti principali della festa carnevalesca, inserendosi tra corse di cavalli, tornei simbolici e altre forme di spettacolo pubblico.
A partire dalla seconda metà del XVI secolo, il gioco iniziò a declinare. Fattori determinanti furono, l'evoluzione delle armi da fuoco, la riduzione dei tornei a spettacoli scenografici e l'aumento dei rischi, per quanto contenuti, associati alla pratica. Nel XVII secolo, il gioco delle canne scompare dai Carnevali italiani come attività viva, sopravvivendo solo nelle cronache e nella iconografia dei codici miniati, come il Freydal Tournament Book o il Livre des Tournois. Oggi, la pratica la incontriamo esclusivamente nelle rievocazioni storiche, che cercano di riprodurre le giostre e le sfide delle compagnie di carnevale rinascimentale.
Il gioco delle canne rappresentava un momento di intersezione tra addestramento cavalleresco, spettacolo e festa pubblica nel Carnevale rinascimentale, una testimonianza della cultura cavalleresca e della teatralità delle corti italiane, che fonde abilità, estetica e intrattenimento pubblico.
Gioco de le Cane - Luz da Liberal e Nobre Arte da Cavalleria - Carlos de Andrade - 1790
" 7 marzo. « Heri matina (Domenica di Carnevale) la Sancità de Nostro Signore tornò a Pallazo per vedere correre il Palio de li Barbari, et de li Cavalli, et per vedere el giocho de le Cane su la Piaza de Sancto Petro che fu bel vedere. Fumo XX Zanetteri per banda et da una banda era el Conte Aniballe Rangone, Sarapica et altri Camereri de Nostro Signore tuti in livrea multo vistosa ali qualli per cadauno Sua Santità donò 45 ducati et loro poi poseno el resto. Da l'altra banda era el Cornaro cun altri tanti Zanetteri, ma non in livrea. La sera poi se recitò la Comedia ordinata per el Cibo, de la qualle per altre mie ho scripto, et fui invitato da parte de epso Mons. Reverendissimo ala Comedia, et poi ala Cena. « Hogi se sono corsi due Palij et facto la Cacia de quatro Thori su la Piaza de Sancto Petro. Ec secondo ho inteso da li mei quando son tornato a casa li thori hano morte ben due on tre persone, et feritene circa quatro. »
Le feste della Domenica e del Lunedì in Piazza S. Pietro accennate dal Costabili sono descritte più
largamente dal Paolucci in un dispaccio del dì 8, ultimo giorno di Carnevale.
« Si corsero li cavali, et poi comparse una compagnia de Gieneti, capo Mons. Corner vestiti ala moresca variamente, ed dipoi una altra tuta ala Spagnola, vestita di raso Alesandritio, con fodra de cangiante capucio et sajon, capo Serapica con molti camareri al numero questa de vinti cavali: ala quale el papa havea donato per ciascuno quarantacinque Ducati, et certamente che era bela livrea con stafìeri et trombeti vestiti de quelli medesimi colori de seda: et gionti in piada comentiorno a dua a dua a corere verso la porta del palazo ove stava il papa ad alcune finestre; et facta questa corsa per ambe le compagnie, la Serapica se retirò da l'altro lato de la piada, et la Cornerà verso Sancto Petro; et la Serapica prese le canne, et venne ad assaltar la Cornerà che haveva anchora lei le canne, et slanciate le canne la Serapica contra la Cornerà, essa poi la inseguito con le sue canne, et così ferno per volte assai 1'uno contro l'altro che era piacevole vedere, et non pericoloso, et eravi de molto belli cavali et cavale gienete ..."
Alessandro VI, Giulio II e Leone X nel carnevale di Roma; documenti inediti (1499-1520)
Alessandro Ademollo - 1886
Lieta Domenica di Carnevale!
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