lunedì 16 febbraio 2026

La corsa dei Tori - Lunedì di Carnevale

CARNEVALE e CARNOVALE. Sost. masc. Quel tempo dell'anno che corre dall'Epifania al primo giorno di Quaresima, e che è destinato più particolarmente a sollazzi e divertimenti. Dal lat. barbaro carnelevamen - addio alla carne, con metatesi del secondo elemento della voce, avvenuta probabilmente anche per una certa analogia che esso ha con la parola vale ...

Accademia della Crusca Dizionario 5 edizione 1863

Nel tardo Medioevo e nel Rinascimento il Carnevale Romano, collocato nel calendario cristiano nei giorni che precedono la Quaresima, era un periodo di festa pubblica e partecipazione collettiva. Per un breve tempo la vita quotidiana assumeva un ritmo diverso, le piazze si animavano di spettacoli, competizioni e giochi che coinvolgevano l'intera cittadinanza.
Nel primo Cinquecento non aveva ancora la forma scenografica dei grandi carri allegorici che si sarebbero affermati nei secoli successivi; all'epoca dominavano soprattutto le corse dei cavalli, celebri quelle dei barberi lungo l'attuale Via del Corso, e le corse dei tori e delle bufale. Il toro, simbolo di potenza indomabile, incarnava perfettamente lo spirito del caos controllato carnevalesco, sfida alla sorte, esibizione di coraggio collettivo prima del tempo penitenziale della Quaresima.
L'attuale Piazza San Pietro era uno spazio irregolare e battuto, stretto tra l'antica basilica costantiniana e l’immenso cantiere della nuova chiesa disegnata da Donato Bramante. Ben lontana dall'ordine monumentale che quasi un secolo dopo le avrebbe imposto Gian Lorenzo Bernini, poteva trasformarsi facilmente in arena.
Il lunedì di Carnevale del 1519, sotto lo sguardo di Papa Leone X, si svolse una corsa rimasta impressa nelle cronache. Il bilancio vide tre uomini uccisi, quattro feriti, cinque cavalieri travolti, due cavalli morti. Tra gli episodi più impressionanti quello di Serapica, disarcionato dal suo "bellissimo gineto" e quasi incornato dal toro inferocito; dalle finestra del Palazzo Apostolico il Papa gli espresse la sua compassione, «povero Serapica», e i morti furono portati al Campo Santo “per mondarvi le ossa”, mentre la folla lentamente si disperse.
Con il passare dei decenni, le corse cruente divennero sempre più controverse, nel clima morale della Controriforma, la violenza pubblica appariva meno tollerabile e nel 1567 Papa Pio V promulgò la costituzione De salutis gregis dominici, che proibiva le corride e ogni gioco in cui gli uomini affrontassero tori o altri animali, definendoli «spettacoli crudeli e indegni».
Si chiudeva così una stagione del Carnevale Romano, che nato come festa medievale di energia collettiva e audacia, lasciò progressivamente gli spettacoli pericolosi e si trasformò in una celebrazione più coreografica e compatibile con il nuovo ideale di decoro urbano e religioso.

Incisione immaginata della corsa dei Tori il Lunedì di Carnevale a piazza San Pietro

Incisione immaginata della corsa dei Tori il Lunedì di Carnevale a piazza San Pietro

"Il giorno seguente (lunedì) se travagliorno con li tori, et io era con il Signor Marcantonio, siccomo scrissi, et si amaciorno tre homini et quatro feriti da li tori, et cinque cavali forno feriti, et dui ne sono morti, et fra li altri un de Serapica, che era belissimo Gineto, et lui fu butato in terra, et passò grani pericolo, perchè il toro vi era intorno; et se non fosse sta stimulato con ferite non se gli levava da presso che lo amaciava; et intendo che il papa diceva: povero Serapica, et molto si dolea; li morti forno portati in campo sancto per mundarvi le osse.

Alessandro VI, Giulio II e Leone X nel carnevale di Roma; documenti inediti (1499-1520) 
Alessandro Ademollo1826-1891 - 1886

Lieto Lunedì di Carnevale!

Continua...

1 commento:

  1. Un Carnevale che sembra uscito da un romanzo storico, ma è tutto vero. E il “povero Serapica” sembra quasi un personaggio da commedia dell’arte. Segugio

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