domenica 29 marzo 2015

L' Albero di Pasqua - Arbor Vitae Crucifixae Jhesu Christi

Il Natale è la festa più avvolgente e coinvolgente della cristianità tanto da affascinare anche chi cristiano non è, tra i suoi simboli più rappresentativi, oltre al presepe, c'è l'albero decorato che va a disegnare la venuta di Cristo. La Pasqua invece è la festa più importante, il fulcro, il cuore della religione cristiana che celebra la primavera ovvero la rinascita che segue il sacrificio della morte e l' albero che germoglia e si veste di nuove gemme, diventa l'Albero della Vita citato nella Bibbia :

" Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. "

Genesi 2, 9

" Ecco l'uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre! "

Genesi 3, 22

" Chi ha orecchio ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese. A chi vince io darò a mangiare dell’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio "

Apocalisse 2, 7

" E in mezzo alla piazza della città e da una parte e dall'altra del fiume si trovava l'albero della vita, che fa dodici frutti e che porta il suo frutto ogni mese; e le foglie dell'albero sono per la guarigione delle nazioni. "

Apocalisse 22, 2

E si traduce nella Croce di Cristo

" Nell'albero della Croce tu hai stabilito la salvezza dell'uomo,
perché donde sorgeva la morte di là risorgesse la vita,
e chi dell'albero traeva vittoria, dall'albero venisse sconfitto, per Cristo nostro Signore. "

Prefazio dell' Esaltazione della Santa Croce

che viene magistralmente raffigurata a tempera e oro, da Pacino di Bonaguida, in una tavola cuspidata di stile francescano risalente al 1305 - 1310; commissionato dalle Clarisse del convento di Monticelli, il dipinto fu spostato nel 1531 in seguito al trasferimento delle suore in Via dei Malcontenti. Nel 1808, a causa della soppressione napoleonica degli ordini e delle corporazioni religiose, fu trasferito nella vicina Montedomini, dove fu ritrovato nel 1849; venne così portato alla Galleria dell'Accademia di Firenze che è la sua attuale sede.
L'opera riproduce figurativamente il Lignum Vitae, un libretto di meditazioni sull' Arbor Vitae Crucifixae Jhesu Christi - Albero della Vita Crocifisso di Gesù Cristo, scritto da Bonaventura da Bagnoregio.


Quest'Albero della Vita con connotazioni naturalistiche di carattere miniaturistico è riccamente decorato e complesso, si legge dal basso verso l'alto, da sinistra verso destra.

Si inizia con delle scene della Genesi:

A sinistra

La creazione di Adamo
La creazione di Eva
Dio indica ad Adamo ed Eva l'albero proibito
La tentazione di Adamo

Al centro

La collina del Golgota, che funge da radice dell'albero, da cui fuoriesce Bonaventura da Bagnoregio con il mano il Lignum Vitae.

A destra

Il peccato originale
Il rimprovero di Dio
La fonte dei quattro fiumi del Paradiso Terrestre
La cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre

Al piano successivo troviamo:

A sinistra

Mosè e san Francesco d' Assisi

A destra

Santa Chiara e san Giovanni Evangelista,
in mano tengono dei cartigli con scritture della Genesi, delle Lettere ai Galati, del Cantico dei Cantici e dell'Apocalisse.


Ecco poi dodici rami su sei livelli con una colorazione alternata tra il verde e il giallo-arancio a cui sono appesi 47 frutti o medaglioni che raccontano la storia di Gesù Cristo con le sue virtù trascritte sulla lunghezza dei rami:

Primo ramo a sinistra

Incarnazione di Cristo
Daniele interpreta il sogno di Nabucodonosor dei quattro regni del mondo
Annunciazione, Visitazione
Natività di Gesù, Annuncio ai pastori

Secondo ramo a destra

Circoncisione di Gesù
Adorazione dei Re Magi
Presentazione di Gesù al Tempio
Strage degli innocenti e fuga in Egitto


Terzo ramo a sinistra

Battesimo di Cristo e Cristo nel deserto
Cristo tentato da Satana e angeli
Cristo ridona la vista al cieco nato e piscina probatica
Trasfigurazione

Quarto ramo a destra

Orazione di Cristo nell'orto di Getsemani, Cristo buon pastore
Resurrezione di Lazzaro
Entrata di Cristo in Gerusalemme
Lavanda dei piedi e Ultima Cena


Quinto ramo a sinistra

Giuda riceve il compenso per il suo tradimento
Orazione di Cristo nell'orto di Getsemani e Cristo sollecita i discepoli a vegliare e pregare
Bacio di Giuda
Morte di Giuda e cattura di Cristo

Sesto ramo a destra

Negazione di Pietro e Cristo davanti ad Anna
Cristo davanti a Caifa
Cristo davanti a Pilato e san Pietro
Flagellazione di Cristo e Cristo condannato a morte


Settimo ramo a sinistra

Cristo deriso e salita di Cristo al monte Calvario
Cristo inchiodato alla croce e soldati si contendono la tunica di Cristo
Crocifissione di Cristo
Cristo abbeverato di fiele

Ottavo ramo a destra

Morte di Cristo con la Madonna, san Giovanni evangelista e due soldati
Longino trafigge il fianco di Cristo con la lancia
Compianto sul Cristo morto, Dio Padre e due angeli mostrano la veste di Cristo macchiata di sangue
Cristo nel sepolcro


Nono ramo a sinistra

Discesa di Cristo al Limbo
Angelo della resurrezione e Noli me tangere
Cristo regge una verga fiorita e apostoli
Apparizione di Cristo risorto agli apostoli

Decimo ramo a destra

Ascensione di Cristo
Cristo seduto alla destra di Dio Padre con angeli e santi
Pentecoste
Cristo rimette i peccati agli eletti


Undicesimo ramo a sinistra

Resurrezione dei morti
Divisione degli eletti dai dannati (Giudizio Universale)
Caduta dei dannati
Incoronazione di Maria Vergine

Dodicesimo ramo a destra

Cristo circondato dalla Madonna, dagli Apostoli e da angeli
Cristo seduto alla destra di Dio Padre con gli apostoli
Cristo fons vitae


Sulla cuspide

Santi, Profeti e Beati sugli scranni e le schiere angeliche degli Arcangeli, Serafini, Cherubini, Legioni e all'apice a simboleggiare il 48° frutto che manca nel 12° ramo: il paradiso con la Madonna e Gesù Cristo in gloria seduti sui troni.


Sul tronco dell'albero

La crocifissione di Gesù Cristo con due rivoli di sangue che sgorgano dalle ferite ai piedi ed irrorano simbolicamente il Golgota sottostante.


Durante le festività pasquali l'Albero della Vita entra anche nelle nostre case e lo rappresentiamo con rami di ulivo benedetto la Domenica delle Palme, di melograno, di ciliegio, di albicocco, di pesco, di melo e di mandorlo, decorati solitamente con uova dipinte, pulcini, uccellini, coniglietti, pecorelle, farfalle, coccinelle, api, chiocciole, fiori, fiocchi e coccarde, e con tutto ciò che la fantasia suggerisce.


Nel 1945 Volker Kraft, a Saalfeld sua città natale, vide un bellissimo Albero di Pasqua e ne rimase talmente colpito che nel 1965, con la voglia di regalare la sua stessa emozione ai figli, decorò un piccolo albero di mele del suo giardino con 18 uova di plastica colorata che negli anni successivi aumentarono con la crescita dell'albero; Volker, sua moglie Christa e i loro figli nel corso del tempo usarono anche le uova vere svuotate dal contenuto e dotate di un piccolo listello per essere appese, alcune furono dipinte con tutti i colori disponibili in casa, alcune furono ricoperte da lavori all'uncinetto in diversi colori e modelli e su altre vennero attaccate le diapositive dei nipoti; sul tronco dell'albero dipinsero coccinelle e maggiolini, aggiunsero poi altri animali come tartarughe, pesci, maialini, piccoli topini e rane, la collina intorno all'albero fu disseminata di bulbi di croco creando un spettacolo gradevole che attirò l'attenzione della stampa, della radio e della televisione rendendo noto Volker Kraft come uomo uovo.

Buona Domenica delle Palme a tutti!

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venerdì 20 marzo 2015

Eclissi di primavera


E' iniziata così


per poi farsi largo timidamente tra le nubi,


ha raggiunto l'apice  della sua copertura


ed è scemata delicatamente 


per far splendere  di nuovo il sole

" Narra una leggenda cinese di due amanti che non riescono mai a unirsi. Si chiamano Notte e Giorno. Nelle magiche ore del tramonto e dell’alba gli amanti si sfiorano e sono sul punto di incontrarsi, ma non succede mai. Dicono che se fai attenzione, puoi ascoltare i lamenti e vedere il cielo tingersi del rosso della loro rabbia. La leggenda afferma che gli dei hanno voluto concedere loro qualche attimo di felicità; per questo hanno creato le eclissi, nel corso delle quali gli amanti riescono a unirsi e fanno l’amore. "

Quattro amici
David Trueba

Felice equinozio di primavera a voi !

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giovedì 12 marzo 2015

Euoè! Euhoe! Evoè!

 - " E le balze abbandonai del sacro Tmòlo*
ché per Bromio* m'è soave la fatica, m'è dolcezza
la stanchezza, mentre intono l'evoè! "

 - " Evoè! "

 - " Chi sbarra, chi sbarra la via?
Si ritiri ogni profano, lunge stia
nella casa, in pio silenzio si raccolga: ché levare
la canzone sacra a Bacco spetta a me! "

 - " Evoè! "


"  ... e Bromio ci guida, e primo grida: Evoè! "

Tmòlo* = Sistema montuoso della Lidia chiamato oggi Bozdoğan
Bromio* = Epiteto di Dioniso/Bacco, da  βόόμος - fragore o fremito in riferimento alla madre Semele che colpita da un fulmine lo partorì tra i fragori dei tuoni e in riferimento al fremito prodotto dall'ebbrezza del vino

Baccanti 
Euripide




" ... esse allora veloci qua e là  furoreggiavano con cuore impazzito
gridando ' Euhoe ' , piegando le teste ' Euhoe ' ... "

Carmina - LXIV
Catullo


Al museo delle Terme di Diocleziano di Roma è conservato un vaso risalente più o meno al 770 a. C. , è un simbolo di prestigio che fa parte del corredo funerario di una donna inumata nella necropoli dell' Osteria dell' Orsa presso Gabii, un'antica città che, secondo la tradizione, vide impegnati Romolo e Remo nello studio del greco, sul vaso è inciso un graffito che rappresenta la più antica testimonianza della scrittura alfabetica greca in Italia; la parola Evlin o Evoin potrebbe riferirsi all'epiteto eulin-os = che fila bene oppure all'esclamazione di giubilo che le menadi/baccanti pronunciavano in onore di Dioniso/Bacco: Euoin - Euoi, Euhoe,  Evoè

" Evoè, di timor recente l’animo
Trema; di Bacco pieno il sen torbido
Si allieta. Evoè, Libero, pace, Pace,
tu, pel gran tirso, tremendo! "
 
Carmina libro II - 19
Quinto Orazio Flacco 

" ... Ognun segua, Bacco, te!
Bacco, Bacco, euoè! 

Ognun cridi: Bacco, Bacco! 
E pur cacci del vin giù. 
Po' co' suoni faren fiacco: 
Bevi tu, e tu, e tu!
I' non posso ballar più.
Ognun cridi: euoè! 

Ognun segua, Bacco, te! 
Bacco, Bacco, euoè! "


Fabula di Orfeo
Angelo Poliziano

Ne' lor canti armoniosi
Il mio nome ognor  risuonino,
E rintuonino
Viva Bacco il nostro Re !
Evoè 
Evoè;
Evoè replichi a gara
Quella turba* si preclara* ..."

turba* = moltitudine di gente
preclara* = chiara, illustre, nobile, splendente

Bacco in Toscana: Ditirambo
Francesco Redi

domenica 8 marzo 2015

Ascolta te stessa


La Creazione di Eva
1791 - 1793
Johann Heinrich Füssli 
Hamburger Kunsthalle - Amburgo

... Una volta, quando, durante una lite, lei si era rifiutata di dargli l'assegno  che aveva ricevuto da suo padre come regalo di compleanno, lui aveva affondato un coltello in tutte le tele e i quadri che erano in casa.
Continuando la sua storia, Lisa disse: " Ero tanto abbattuta che pensavo davvero : ' E' colpa mia, non avrei dovuto farlo arrabbiare tanto ' . Stavo ancora assumendomi la colpa di tutto, cercando di sistemare l'impossibile.
Il giorno dopo era sabato, Gary era uscito, e io stavo facendo pulizia in quella confusione, piangendo e gettando via i dipinti che mi erano costati tre anni di lavoro. Avevo acceso il televisore per distrarmi: stavano intervistando una donna che veniva picchiata dal marito. Non si vedeva la faccia, ma parlava della sua vita e, dopo aver descritto alcune scene veramente orribili, aveva detto : ' Non pensavo che fosse questo gran male, perché riuscivo a sopportarlo ' . "
Lisa scosse la testa lentamente. 
" Era quello che stavo facendo io, resistendo in quella situazione terribile perché riuscivo ancora a reggerla. Quando avevo sentito quella donna, avevo detto a voce alta: ' Ma tu hai diritto a qualcosa di più di quanto di peggio riesci a sopportare ' .
E' improvvisamente, ascoltai me stessa e mi misi a piangere ancora di più, perché avevo capito che anch'io facevo come lei. Avevo diritto a qualcosa di meglio della sofferenza, della frustrazione, delle spese e del caos. Insieme a tutti i miei quadri distrutti, dissi a me stessa: ' Non voglio più vivere in questo modo ' . "

Donne che amano troppo

giovedì 19 febbraio 2015

Andate via da Roma ...

Andate via da Roma, vandali, barbari senza coscienza! 
Viaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa !



" Di que' popoli antichi? or dov'è il grido
De' nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio
Che n'andò per la terra e l'oceano? "

La sera del dì di festa

Giacomo Leopardi

domenica 1 febbraio 2015

martedì 27 gennaio 2015

Cara Kitty

"Spero che ti potrò confidare tutto,

come non ho mai potuto fare con nessuno,

e spero che sarai per me un gran sostegno.

Anna Frank, 12 giugno 1942".



Domenica, 14 giugno 1942.

Venerdì 12 giugno ero già sveglia alle sei: si capisce, era il mio compleanno! Ma alle sei non mi era consentito d'alzarmi, 
e così dovetti frenare la mia curiosità fino alle sei e tre quarti. Allora non potei più tenermi e andai in camera da pranzo, 

dove Moortje, il gatto, mi diede il benvenuto strusciandomi addosso la testolina.

Subito dopo le sette andai da papà e mamma e poi nel salotto per spacchettare i miei regalucci. Il primo che mi apparve 
fosti tu, forse uno dei più belli fra i miei doni. Poi un mazzo di rose, una piantina, due rami di peonie: ecco i figli di Flora 

che stavano sulla mia tavola quella mattina; altri ancora ne giunsero durante il giorno.

Da papà e mamma ebbi ina quantità di cose, e anche i nostri numerosi conoscenti mi hanno veramente viziata. Fra 
l'altro ricevetti un gioco di società, molte ghiottonerie, cioccolata, un "puzzle", una spilla, la "Camera Obscura" di 

Hildebrand, le Leggende Olandesi" di Joseph Cohen, le "Vacanze di Montagna di Daisy", un libro straordinario, e un 

po' di denaro, così che mi potrò comperare i "Miti di Grecia e di Roma". Che bellezza!
Poi Lies venne a prendermi e andammo a scuola. Nell'intervallo offrii dei biscottini ai professori e ai compagni e poi ci 
rimettemmo al lavoro.
Ora devo smettere di scrivere. Diario mio, ti trovo tanto bello!



Mercoledì, 13 gennaio 1943.

Cara Kitty,

questa mattina mi hanno continuamente disturbata, e quindi non ho potuto combinare nulla.

Fuori, è spaventoso. Di giorno e di notte quei poveretti vengono trascinati via, senza poter portare con sé che un sacco da montagna e un po' di denaro. Durante il viaggio gli tolgono anche quel po' di roba. Le famiglie vengono divise, gli uomini di qua, le donne di là, i bambini da un'altra parte.

I bambini, venendo a casa da scuola, non trovano più i loro genitori. Le donne, tornando dal far le spese, trovano la casa sigillata e la famiglia scomparsa. 
Anche gli olandesi cristiani hanno paura; i loro figli sono spediti in Germania, tutti vivono nell'angoscia. E ogni notte centinaia di aviatori passano sull'Olanda, diretti verso le città tedesche, e là arano la terra con le bombe; e ogni ora cadono in Russia e in Africa centinaia, migliaia di uomini. Nessuno può starne fuori, tutto il mondo è in guerra e, sebbene vada meglio per gli alleati, non si vede ancora la fine. 
E noi... noi stiamo bene, meglio che milioni di altre persone. Siamo ancora tranquilli e sicuri e, come suol dirsi, ci mangiamo il capitale. Siamo così egoisti che parliamo di un "dopoguerra", ci rallegriamo pensando che avremo vestiti nuovi e scarpe nuove, mentre veramente dovremmo risparmiare ogni centesimo per aiutare gli altri, dopo la guerra, a salvare quello che è ancora salvabile.
I bambini qui vanno in giro con bluse leggere e zoccoli ai piedi, senza mantello, senza berretto, senza calze, e nessuno che li aiuti. Non hanno niente in pancia e masticano carote, lasciano la casa fredda per scendere nella strada fredda e andare a scuola in una classe ancor più fredda. Si è arrivati al punto, in Olanda, che moltissimi bambini fermano i passanti in strada per chiedere un pezzo di pane.
Potrei passar delle ore a raccontarti le miserie portate dalla guerra, ma ciò mi rende ancor più triste. Non ci resta altro che aspettare tranquillamente, fin che si può, la fine di questa miseria. Aspettano gli ebrei e aspettano i cristiani, tutto il mondo aspetta, e molti aspettano la morte.
La tua Anna.



Giovedì, 27 gennaio 1944.
Cara Kitty,
da qualche tempo mi ha presa la passione per gli alberi genealogici delle famiglie reali e sono giunta alla conclusione che, una volta cominciate queste ricerche, bisogna sempre risalire più indietro nel tempo, e si fanno scoperte sempre più interessanti.
Sebbene io mi dedichi con molto zelo alle mie materie di studio e riesca a seguire abbastanza bene la radio inglese, tuttavia passo ancora parecchie domeniche a riordinare e completare la mia grande raccolta di stelle del cinema che ha già raggiunto dimensioni assai rispettabili.
Il signor Kraler mi fa felice portandomi tutti i lunedì la rivista "Cinema E Theater". I miei coabitanti, che disdegnano la mondanità, dicono che questo mio vizietto è uno sciupio di denaro; però si stupiscono della precisione con cui, anche dopo un anno, so indicare gli attori di un determinato film. Elli, che va spesso al cinematografo col suo amico nelle giornate di libertà, al sabato mi comunica i titoli dei film che intende vedere, e io le so subito dire i nomi degli attori principali e il giudizio della critica. Or non è molto, mamma ha detto che io non avrò più bisogno di andare al cinema, perché ho già tutto in testa, argomento, attori e critica.
Se un giorno me ne arrivo con una nuova pettinatura, tutti mi guardano con aria di deplorazione e posso esser certa che qualcuno mi chiederà qual è la stella del cinema che ostenta questa acconciatura. Se rispondo che è invenzione mia mi credono soltanto per metà. Quanto alla pettinatura, non dura più di mezz'ora, perché mi stufo tanto dei loro giudizi negativi, che vado subito in camera da bagno a ripristinare la mia solita pettinatura tipo "casa-giardino-cucina".
La tua Anna.

1 agosto 1944.
Cara Kitty,
"un fastello di contraddizioni" è l'ultima frase della mia lettera precedente e la prima di quella di oggi. "Un fastello di contraddizioni", mi puoi spiegare con precisione che cos'è? Che cosa significa contraddizione? Come tante altre paroleha due significati, contraddizione esteriore e contraddizione interiore.
Il primo significato corrisponde al solito "non adattarsi all'opinione altrui, saperla più lunga degli altri, aver sempre l'ultima parola", insomma, a tutte quelle sgradevoli qualità per le quali io sono ben nota. Il secondo... per questo, no,non sono nota, è il mio segreto.
Ti ho già più volte spiegato che la mia anima è, per così dire, divisa in due. Una delle due metà accoglie la mia esuberante allegria, la mia gioia di vivere, la mia tendenza a scherzare su tutto e a prendere tutto alla leggera. Con ciò intendo pure il non scandalizzarsi per un flirt, un bacio, un abbraccio, uno scherzo poco pulito. Questa metà è quasi sempre in agguato e scaccia l'altra, che è più bella, più pura e più profonda. La parte migliore di Anna non è conosciuta da nessuno, - vero? - e perciò sono così pochi quelli che mi possono sopportare.
Certo, sono un pagliaccio abbastanza divertente per un pomeriggio, poi ognuno ne ha abbastanza di me per un mese. Esattamente la stessa cosa che un film d'amore per le persone serie: una semplice distrazione, uno svago per una volta, da dimenticare presto, niente di cattivo ma neppur niente di buono. E' brutto per me doverti dir questo, ma perché non dovrei dirlo, quando so che è la verità? La mia parte leggera e superficiale si libererà sempre troppo presto della parte più profonda, e quindi prevarrà sempre. Non ti puoi immaginare quanto spesso ho cercato di spingere via quest'Anna,che è soltanto la metà dell'Anna completa, di prenderla a pugni, di nasconderla; non ci riesco, e so anche perché non ci riesco. Ho molta paura che tutti coloro che mi conoscono come sono sempre, debbano scoprire che ho anche un altro lato, un lato più bello e migliore. Ho paura che mi beffino, che mi trovino ridicola e sentimentale, che non mi prendano sul serio. Sono abituata a non essere presa sul serio, ma soltanto l'Anna "leggera" v'è abituata e lo può sopportare, l'Anna "più grave" è troppo debole e non ci resisterebbe. Quando riesco a mettere alla ribalta per un quarto d'ora Anna la buona, essa, non appena ha da parlare, si ritrae come una mimosa, lascia la parola all'Anna n. 1 e, prima che io me ne accorga, sparisce.
La cara Anna non è dunque ancor mai comparsa in società, nemmeno una volta, ma in solitudine ha quasi sempre il primato. Io so precisamente come vorrei essere, come sono di dentro, ma ahimè, lo sono soltanto per me. E questa è forse, anzi, sicuramente la ragione per cui io chiamo me stessa un felice temperamento interiore e gli altri mi giudicano un felice temperamento esteriore. Di dentro la pura Anna mi indica la via, di fuori non sono che una capretta staccatasi dal gregge per troppa esuberanza. 
Come ho già detto, sento ogni cosa diversamente da come la esprimo, e perciò mi qualificano civetta, saccente, lettrice di romanzetti, smaniosa di correr dietro ai ragazzi. L'Anna allegra ne ride, dà risposte insolenti, si stringe indifferente nelle spalle, fa come se non le importasse di nulla, ma ahimè, l'Anna quieta reagisce in maniera esattamente contraria. Se ho da essere sincera, debbo confessarti che ciò mi spiace molto, che faccio enormi sforzi per diventare diversa, ma che ogni volta mi trovo a combattere contro un nemico più forte di me.
Una voce singhiozza entro di me: "Vedi a che ti sei ridotta: cattive opinioni, visi beffardi e costernati, gente che ti trova antipatica, e tutto perché non hai dato ascolto ai buoni consigli della tua buona metà". Ahimè, vorrei ben ascoltarla, ma non va; se sto tranquilla e seria, tutti pensano che è una nuova commedia, e allora bisogna pur che mi salvi con uno scherzetto; per tacere della mia famiglia che subito pensa che io sia ammalata, mi fa ingoiare pillole per il mal di testa e tavolette per i nervi, mi tasta il collo e la fronte per sentire se ho febbre, si informa delle mie evacuazioni e critica il mio cattivo umore. Non lo sopporto; quando si occupano di me in questo modo, divento prima impertinente, poi triste e infine rovescio un'altra volta il mio cuore, volgendo in fuori il lato cattivo, in dentro il lato buono, e cerco un mezzo per diventare come vorrei essere e come potrei essere se... se non ci fossero altri uomini al mondo.
La tua Anna.

Epilogo.
Qui finisce il diario di Anna. Il 4 agosto 1944 la polizia tedesca fece un'irruzione nell'alloggio segreto. Tutti i rifugiati clandestini e anche Kraler e Koophuis furono arrestati e condotti in campi di concentramento tedeschi od olandesi. L'alloggio segreto fu perquisito e saccheggiato dalla Gestapo. In un mucchio di vecchi libri, riviste e giornali rimasti per terra, Elli e Miep trovarono il diario di Anna. Salvo alcune parti che non hanno interesse per il lettore, il testo originale è stato stampato integralmente.
Dei rifugiati si salvò solamente il padre di Anna, mentre Kraler e Koophuis resistettero alle privazioni del campo di concentramento olandese e fecero ritorno alle loro famiglie. Anna morì nel marzo 1945 nel campo di concentramento di Bergen Belsen, due mesi prima della liberazione dell'Olanda.

Il diario di Anna Frank
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