mercoledì 18 febbraio 2026

Carnelevare In Capite Jejunii

CARNEVALE E CARNOVALE sp. port. e fr. CARNAVAL: dal b. lat. CARNE-LEVAMEN con trasposizione del secondo elemento della voce avvenuta per trascorso della lingua e probabilmente anche per una certa analogia ch'essa ha colla parola latina VALE addio: LEVAMEN però nel senso di togliere non di sollevare, come altri interpreta. Questa spiegazione è confermata dalla voce adoperata in altre lingue per indicare la stessa cosa e precisamente dal ted. FAST-NACHT ossia notte del digiuno, dell'ant. inglese CHROWE-TIDE tempo di confessione e dal b. lat. CARNI-PRIVIUM e CARNEM-LAXARE, dal qual ultimo venne Carnasciale. Nel messale mozarabico degli Spagnoli leggesi carnes-tollendas, e tuttora chiamansi nell'idioma spagnolo carnes tolendas gli ultimi tre giorni di carnevale.

Vocabolario etimologico della lingua italiana 
Pianigiani Ottorino - 1907

In Capite Jejunii - A capo del digiunogiorno in cui vengono bruciati i rametti di ulivo benedetti l'anno precedente, durante la Domenica delle Palme, segna l'inizio della Quaresima, il periodo in cui i cristiani si preparano alla Pasqua anche attraverso pratiche alimentari che tradizionalmente prevedono l'astinenza nel Mercoledì delle Ceneri e nei venerdì di Quaresima. È in questo contesto liturgico che si colloca l'origine della parola Carnevale, che secondo l'ipotesi etimologica oggi prevalente tra i linguisti viene ricondotta al latino medievale carnem levare - togliere la carne. La prima attestazione documentaria nota,  risale a Subiaco nel 965, dove carnelevare indicava una data utile per regolare i pagamenti dei censi tra contadini e proprietari, nel giorno in cui cessava il consumo della carne; nella fonte non vi è un elemento festivo esplicito, ma il legame con il calendario liturgico è palese; a partire dal XII secolo si trovano altre occorrenze di carnelevare o forme simili in alcune parti d'Europa, mentre la prima testimonianza di attività festive collegate al periodo di Carnevale proviene da Roma nel 1140. Dal XIV secolo in poi le menzioni aumentano sensibilmente e la forma carnevale si consolida progressivamente in molteplici aree europee.
L'evoluzione fonetica da carnem levare a carnevale è considerata coerente con gli sviluppi delle lingue romanze, la -m finale cade regolarmente; levare rimane sostanzialmente riconoscibile; l'univerbazione medievale produce forme come carnelevare, dalle quali si giunge alla forma moderna attraverso fenomeni di sincope e riequilibrio dell'accento tonico. Le fonti medievali documentano diverse varianti intermedie come carnelevarium o carnelevamen, che testimoniano un processo evolutivo graduale e stabilmente collegato alla pratica quaresimale del passaggio dal mangiar di grasso al mangiar di magro.
Quando il termine si diffonde nelle altre lingue romanze, catalano, spagnolo, portoghese rumeno, francese, si registra la forma carnaval ed è plausibile che tale esito derivi da una base latino-medievale comune circolante in ambito ecclesiastico e culturale, o attraverso contatti tra aree romanze, inclusa quella italiana dove si colloca la prima attestazione documentaria del termine.
Nel 1907 Ottorino Pianigiani nel suo Vocabolario etimologico della lingua italiana scrive che oltre all'etimologia più seguita: 

 "... altri propone il lat. CARRUS NAVALIS carro navale cioè nave su ruote (che vuolsi fosse usa portare in giro nelle processioni festive) che meglio concorderebbe colle altre forme romanze, sulle quali però è da accordare la preferenza alla italiana ... "

Non dice chi siano gli altri e se siano suoi conteporanei, ma sappiamo che questa opzione non è presente nellle cinque edizioni del Vocabolario della Crusca e che la preferenza italiana nasce perchè la derivazione da carrus navalis è storicamente infondata.
La sequenza carrus navalis - car naval - carnaval sembra logica per la somiglianza sonora, ma nel Medioevo, questi passaggi evolutivi, non sono documentati e non rispettano le regole della filologia storica; presentano una debole coerenza semantica rispetto all'uso attestato in ambito liturgico di carnelevare. Carrus navalis, composto da un sostantivo e un aggettivo, designa un oggetto impiegato in alcune celebrazioni, non la festa in sé stessa; non vi è dunque prova di una fusione lessicale necessaria che da car naval conduca a carnaval.

Maschere la mattina del Mercoledì delle Ceneri - 1853 - Alfred Stevens - Museo delle Belle Arti - Marsiglia

Maschere la mattina del Mercoledì delle Ceneri - 1853 - Alfred Stevens - Museo delle Belle Arti - Marsiglia

I carri allegorici stessi, comprese le versioni "navali", compaiono in forma strutturata diversi secoli dopo le prime attestazioni della parola Carnelevare. Nel XIV secolo, nei cortei nobiliari di Venezia, Firenze e Bologna, i carri erano decorati ma non ancora propriamente metaforici, e fungevano soprattutto da dimostrazione di ricchezza e prestigio. Tra XV e XVI secolo alcuni carri iniziano a presentare figure mitologiche o religiose, spesso in chiave classicheggiante ed erudita, ispirandosi all'antichità come rievocazione culturale e non come continuità cultuale. Nel XVII e XVIII secolo si sviluppano carri scenografici più complessi, talvolta a forma di nave; nel XIX secolo il Carnevale moderno di Viareggio introduce carri in cartapesta con marcata satira popolare. La cronologia mostra quindi che la parola e il riferimento liturgico precedono ampiamente lo sviluppo dei carri allegorici, che rappresentano un'evoluzione successiva della festa.
Momenti collettivi di festa, travestimenti, rovesciamenti temporanei dei ruoli sociali, eccessi ritualizzati e cicli alimentari legati al calendario sono modelli ricorrenti in molte culture del mondo. Elementi analoghi si riscontrano nell'Akitu mesopotamico, nelle feste egizie legate a Osiride, nelle Dionisie greche, nei Saturnalia e nelle Lupercalia romane, nelle culture slave, così come in numerose celebrazioni stagionali o di capodanno in Asia, Africa e nelle Americhe. 
La presenza di strutture rituali simili in civiltà lontane nel tempo e nello spazio rende metodologicamente fragile l'ipotesi di una trasmissione diretta in assenza di documentazione che ne dimostri la continuità; siamo piuttosto in presenza di una convergenza culturale; società diverse, poste di fronte a esigenze analoghe, gestione della tensione sociale, marcatura dei cicli agricoli, rinegoziazione simbolica dell'ordine, sviluppano soluzioni rituali affini.
Ed è curioso che solo quando si parla di Cristianesimo, c'è chi usa termini quali copia, furto o appropriazione e ne consegue che ne comprenda a pieno il significato.

Nota Laddove, ipoteticamente, una continuità storica sia documentabile ed è la società che si muove ed evolve, si parla di processi di trasformazione, adattamento e rielaborazione culturale che si distaccano dal cultuale che non è più funzionale.

Lieto Mercoledì delle Ceneri!

Per ulteriori informazioni

La corsa dei Tori - Lunedì di Carnevale

1 commento:

  1. Buon Mercoledì delle Ceneri! Chi avrebbe detto che dietro coriandoli e maschere si nasconde un trattato di filologia con ciliegina finale.

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