sabato 1 aprile 2023

La nota nuova del Pesce d'Aprile

Nel 1897 sul IX  fascicolo della rivista illustrata Natura ed Arte viene pubblicato un simpatico articolo sul Pesce d'Aprile, eccolo qui per voi.

Pesce d'Aprile - Sciarada Sciaranti

Il pesce d'Aprile, scrisse qualcuno, è un avanzo... di civiltà! Verissimo; il buonumore d'una razza è in proporzione del suo incivilimento; e l'istituzione del pesce, che, a quanto pare, ci viene dai Romani*, basterebbe a provare che i Romani furono il primo popolo del mondo. Anche adesso, vedete, il paese più colto, più elegante, più raffinato d'Europa è la Francia, l'alma mater delle pochades e dei calembours, la nazione che ride e fa ridere di più.
Il pesce va, dunque, perfettamente d'accordo col progresso; col cinematografo e la bicicletta, il simbolismo e i raggi di Roentgen. La più complicata e squisita intelligenza dei nostri tempi, il 1.º Aprile, può, senza rossore, gratificarsi dell'innocente voluttà di mistificare il prossimo. D'altra parte, la superiorità d'un individuo s'afferma ugualmente con la scelta e l'esecuzione del pesce. Tutto sta nel trovare la nota nuova, nel saperla svolgere con abilità e sopratutto nella scelta della vittima. Mandare in dono ad un amico venti bottiglie di Barolo... da fontana, è roba decrepita: ma, se l'amico non beve vino, ecco che il pesce si presenta sotto una luce nuova. Perché l'amico, nella sua qualità di astemio, non sapendo che farsene delle bottiglie, si affretta a regalarle ad un altro, al suo capo-ufficio, al principale, al colonnello, a qualcuno insomma, che tiene a propiziarsi e che viceversa gli vota, dopo quel fatto, un odio mortale.

Un signore di mia conoscenza, ne aveva trovata una originalissima: quella di fingersi lui stesso vittima di un pesce d'Aprile! Sembra un paradosso ed è un'idea semplicemente geniale. Figuratevi un momento d'essere critico drammatico o direttore d'un teatro e di ricevere, il 1.º Aprile, da un vecchio e rispettabile signore la seguente lettera:

« Gentilissimo amico,
La ringrazio infinitamente della gentile offerta che mi fa d'una chiave di palco, all'Arena, offerta che accetto con molto piacere, anche perchè la mia signora desiderava da un pezzo di sentire il dramma che si rappresenta questa sera. Sembra proprio che lei lo abbia indovinato. Mi creda intanto, ecc . ecc.»

Voi sorridete, naturalmente, e pensate subito: Poveretto! Gliel'hanno fatta, è un pesce d'aprile. Ma che idea!... Ad una persona di riguardo... Bisogna mandargliela questa chiave di palco; non vorrei mica fargli credere che la burla gliel'abbia fatta io! E mandate la chiave, senza supporre un sol momento che il pesce siete voi che lo prendete.

Un altro anno, questa medesima persona di riguardo, ve la vedete capitare in casa all'ora del pranzo in abito nero e bouquet di violette.

- Signora ... Carissimo ... come si va? Sono forse un po' in ritardo, ma ho ricevuto il vostro biglietto alle quattro... Questo servizio postale è un abominio! ...

Voi (imbarazzato).

Non ne parliamo! ... Alle quattro, neh? Pare incredibile!... (a parte) Che diavolo gli hanno scritto?

LUI (sedendo).

Dunque, i miei auguri, non sapevo proprio, che oggi ricorresse il compleanno della signora...

Voi (stupefatto, a parte).

Il compleanno?! ...

Lui (sorridendo, a vostra moglie).

Non le domanderò quanti anni compie, sa... ah no. Ma glie lo strapperemo di bocca, non è vero? a tavola..! la faremo bere... e in vino veritas!

Voi ( che incominciate a capire).

Sicuro! ... come dice il proverbio! (a parte) Ma guarda un po' che razza di scherzi... come si fa a rimandarlo, adesso?

LA CAMERIERA (dal fondo, annunciando).

La signora è servita!

Lui (senza darvi il tempo di parlare).

Ah ! tanto meglio... vi confesso che ho una fame da cannibale! (offrendo il braccio a vostra moglie) Vogliamo... le passa nella sala da pranzo).

Segue il pranzo. Conversazione brillantissima da parte dell'amico che alle frutta improvvisa un brindisi in versi martelliani, rinnovando i suoi anguri alla signora. Voi che avete finito per pigliarvela allegramente, vi decidete allora a venire in chiaro della faccenda e domandate con un sorriso:

Dunque il mio biglietto d'invito...

Lui.

Mi è giunto alle quattro. Ho avuto appena il tempo...

Voi.

Ma, non vi è balenato il sospetto che non fosse mio e che si trattasse d'un pesce d'aprile?

LUI (sorpreso).

Un pesce?... Non capisco... non è la vostra calligrafia questa? (cava il biglietto di tasca e re lo porge).

Voi. 

Ma che ! ... (La signora si smascella dal ridere ).

Lui (tranquillamente, intascandolo).

Allora è ... la mia !

Non tutti, s'intende, raggiungono queste altezze. I più s'attengono sempre alle vecchie mistificazioni classiche; il falso appuntamento, la lettera d'amore apocrifa, ecc. ecc. Un mio zio, tra gli altri, s'è mantenuto fedele fino alla morte all'abitudine di mandare in dono a tutti i suoi amici, il 1.º Aprile, una scatola di confetti... al calomelano. Come è naturale, finì che nessuno ci cascava più e gli amici conservavano religiosamente i confetti, per quando ne avessero avuto bisogno! Questo disgraziato soffriva, del resto, di una vera itiomania (da ictos: pesce!) L'invio dei confetti non era che una delle sue imprese; oltre della quale, egli non ne perpetrava meno di altre diciannove all'anno. Gli ultimi giorni di Marzo, rappresentavano per lui un periodo di attività febbrile: spediva ritratti, pacchi postali, colli ferroviari, falsificava scritture, compulsava guide, corrompeva portinai, cameriere, vetturini, si truccava, si radeva i baffi, si travestiva da inglese, da prete, da usciere. E mai, intendete bene, mai, riusciva uno solo dei suoi pesci d'Aprile. Le più sapienti combinazioni, i piani più complicati, le piú infernali astuzie non gli valsero mai a darla a bere a nessuuo. C'era sempre un dettaglio, un particolare, una sfumatura che destava il sospetto e determinava il fiasco. Ma lui, tenace, s'ostinava. Fin dalle prime ore del 1.º lo si vedeva traversare la città come una saetta. Se gli si chiedeva allora: Dove vai? lo vedevate arrestarsi di botto e mormorarvi al l'orecchio:

- Alle undici ho un appuntamento coi padrini di B...
- Lo hai sfidato?!
- Mai più! Ho finto di sfidarlo in nome di C...
- E C...?
- C... lo mando alla stazione. Gli ho fatto telegrafare da Lugano che arrivava sua moglie.
- Ma la moglie?...
- Riceverà domani una lettera del marito: è al capezzale del cugino D... che ha tentato di avvelenarsi...
- Purchè D...
- L'ho invitato per questa sera a leggere la sua commedia in casa di E... che a mezzogiorno mando ad arrestare e conduco nel manicomio del dottor F...
- Ma se il dottor F. lo esamina?...
- Impossibile! A quell'ora sarà troppo occupato lui stesso: all'una gli spedisco i becchini e il carro funebre! 
E se ne andava, sudato, ansante, sbuffando, inseguendo il tramwai. Due ore dopo lo scoprivate seduto in un caffè ed occupato a mandar giù, in fretta, un caffè all'uovo.
- Bravo, sei tu!... Hai letta la Nazione? Un'idea superba! Ho fatto annunziare che F... il dentista, tiene una conferenza, stasera, sulla letteratura persiana! Vedrai che cappello mi piglia quell'uomo. Corpo!... Le undici... scappo. Vado al Gambrinus a ordinare per conto di G. un pranzo di 20 coperti. Di', grandiosa questa?! Dieci bottiglie di Sciampagna e una dozzina d'ostriche a persona! Verso le quattro lo coglievate sulla porta del Duomo. Se sapessi! Una trovata diabolica! Ci sarà ancora il curato a quest'ora? Vorrei pregarlo di far subito le pubblicazioni del matrimonio di H ... Si sposa? Che! Figurati: ha scoperto che la fidanzata ha una che lo hanno messo alla porta. Ah! ecco il parroco... E così fino alla sera, finchè al tocco si decideva ad andarsene a letto, rauco, spossato, demolito. Il giorno dopo il bilancio della vigilia era presto fatto; al passivo: molte centinaia di lire, una costipazione e due o tre querele; all'attivo: zero. I padrini di B. erano mancati, C. s'era guardato bene dal recarsi alla stazione, E... aveva fatto arrestare sul serio le due finte guardie andate ad arrestarlo, al Gambrinus avevano preteso il pagamento anticipato del pranzo ed il parroco, essendo zio della ragazza dalla gamba di legno era piombato sull'infelice, a colpi di ombrello. Il mio povero zio morì, per un caso singolare, giusto il 1.° d'Aprile. La mattina stava benissimo e come il solito aveva tentato centinaia di pesci, tutti, naturalmente andati a male. Tra gli altri uno al suo miglior amico, un medico, al quale s'era dilettato di scrivere un biglietto, pregandolo di accorrere subito: «Sono gravemente infermo: temo di non giungere a domani». La sera a pranzo, rotolò improvvisamente per terra, con un'apoplessia. Lo misero a letto e mentre si disponevano a correre in cerca di soccorso, il dottore giunse. Egli spalancò gli occhi stupefatto, un lampo di gioia gli illuminò lo sguardo e mormoró con entusiasmo: Finalmente, e riuscito! Due ore dopo moriva. Forse di gioia.

E si conclude con una barzelletta

Per finire. 
Si discute, tra amici, sul fiasco d'un tenore: 
- Ritenete, ci hanno dato un falso N..... Siamo al 1.° d'Aprile, 
- si tratta d'un pesce. Si tratta d'un cane! 
Un terzo (conciliante)  - Ma si, d'un pesce... cane!

TRUFFALDINO.

Romani* = La tesi sostenuta dall'autore dell'articolo sull'origine romana del Pesce d'Aprile è solo una delle tante ipotesi interpretative esistenti; in realtà non sappiamo nulla su come nasca questa ricorrenza. 
Leonard Norman Primiano ci spiega che:

" Il primo giorno di aprile, noto come Pesce d’aprile, è tradizionalmente caratterizzato dall’abitudine di fare scherzi (di solito ad amici) e di impegnarsi in attività frivole. Rimane una delle poche feste primaverili dell’Europa cristiana indipendente dalla ricorrenza della Pasqua. Il Pesce d’aprile non va confuso con la Festa dei Folli, la farsesca ricorrenza medievale in cui si inscenavano capovolgimenti gerarchici e parodie della Chiesa ufficiale da parte di officianti di basso rango di cattedrali ed altre persone (calendarizzata in prossimità, o il giorno stesso, della Festa della circoncisione, il primo gennaio). L’essenza delle attività del Pesce d’aprile è comunque legata a questo tipo di eventi derisori, di tanto in tanto concessi da parte del potere. Le reali origini delle pratiche del Pesce d’aprile e il loro rapporto con il primo aprile sono sconosciute. La data e le tradizioni sembrerebbero riflettere alcune delle caratteristiche festive di celebrazioni religiose non cristiane, quali le Hilaria dell’antica Roma (25 marzo) e la festa di Holī dell’India (che termina il 31 marzo). A determinare il periodo dell’anno e la persistenza delle abitudini del Pesce d’aprile potrebbero avere contribuito celebrazioni tradizionali connesse con l’equinozio invernale e con l’arrivo della primavera nell’emisfero settentrionale, complice il tempo atmosferico allegro e spesso volubile della stagione.
Il significato del Pesce d’aprile è stato interpretato a livello popolare in svariate maniere. La data festiva è stata vista come commemorazione dei vagabondaggi da luogo a luogo del corvo e della colomba che Noè inviò dall’arca alla ricerca di terra dopo il diluvio biblico. Oppure la si è considerata una rievocazione irriverente del trasferimento di Gesù dalla giurisdizione di un personaggio politico o religioso a quella di un altro nelle ore immediatamente precedenti la crocifissione. In entrambi i casi si credeva che gli eventi fossero accaduti verso il primo giorno di aprile. Una affascinante spiegazione delle tradizioni del Pesce d’aprile in Francia riguarda la confusione sul cambiamento della data per la celebrazione del Nuovo Anno. Per chi considerava il 25 marzo come inizio dell’anno (nell’Europa medievale vi erano numerose divergenti date per celebrare l’evento) gli otto giorni di celebrazioni culminavano in corrispondenza del primo giorno di aprile. Quando, nel 1564, Carlo IX fissò al primo gennaio l’inizio dell’anno, non tutti accettarono la novità e molti non riuscivano a ricordarsi la nuova data. Tale confusione portò all’abitudine di scambiarsi falsi auguri in occasione del primo dell’anno del vecchio calendario (primo aprile), nonché di mandare falsi doni, come scherzo, a coloro i quali si aspettavano la festa tradizionalmente osservata in quella data. Alcuni studiosi credono che ben presto vennero associati a quel giorno ogni sorta di scherzi. Da ciò deriverebbe l’espressione poisson d’avril, «Pesce d’aprile», adoperata per descrivere la sprovveduta vittima di burle della festa.
Le tradizioni del Pesce d’aprile, note e praticate in molti Paesi europei, vennero introdotte da coloni inglesi negli Stati Uniti d’America. Negli Stati Uniti chiunque, quale che sia la sua età e la sua posizione sociale, può essere il Pesce d’aprile. La tradizione, tuttavia, esige che gli scherzi abbiano luogo soltanto durante le dodici ore dalla mezzanotte a mezzogiorno (con il resto della giornata consacrato, senza dubbio, alle scuse). La pratica è ormai di solito limitata ai bambini, benché vi siano adulti che continuino a fare semplici scherzi o a escogitare sofisticate beffe a danno di persone ignare o dimentiche della ricorrenza. "

 e aggiunge:

" In tema di Pesce d’aprile è stato prodotto poco di scientificamente valido ... "

Lieto Pesce d'Aprile!

Per ulteriori informazioni:

domenica 26 marzo 2023

Iúdica me, Deus

Iúdica me, Deus - Candela della Quinta Domenica di Quaresima

Candela della Quinta Domenica di Quaresima

La Quinta Domenica di Quaresima è conosciuta come Iúdica - Sii Giudice dalla prima parola del primo verso dell'introito che apre la celebrazione:

Iúdica me, Deus,
et discérne causam meam de gente non sancta;

ab hómine iníquo et dolóso éripe me,
quia tu es Deus meus et fortitúdo mea.

Sii Giudice mio, o Dio,
difendi la mia causa contro gente spietata;

liberami dall'uomo iniquo e fallace.
Tu sei il Dio della mia difesa.

Salmo 43,1-2

Croce della Quinta Domenica di Quaresima con la Velatio Crucis

Croce della Quinta Domenica di Quaresima con la Velatio Crucis

È detta anche Domenica di Lazzaro perché si rievoca la morte e la risurrezione di Lazzaro.

" Era allora malato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella.
Maria era quella che aveva cosparso di olio profumato il Signore e gli aveva asciugato i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato.
Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, il tuo amico è malato».
All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato».
Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro.
Quand'ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava.
Poi, disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».
I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?».
Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo;
ma se invece uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce».
Così parlò e poi soggiunse loro: «Il nostro amico Lazzaro s'è addormentato; ma io vado a svegliarlo».
Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se s'è addormentato, guarirà».
Gesù parlava della morte di lui, essi invece pensarono che si riferisse al riposo del sonno.
Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto
e io sono contento per voi di non essere stato là, perché voi crediate. Orsù, andiamo da lui!».
Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro.
Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia
e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello.
Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!
Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà».
Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà».
Gli rispose Marta: «So che risusciterà nell'ultimo giorno».
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;
chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?».
Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo».
Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama».
Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da lui.
Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro.
Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono pensando: «Va al sepolcro per piangere là».
Maria, dunque, quando giunse dov'era Gesù, vistolo si gettò ai suoi piedi dicendo: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!».
Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse:
«Dove l'avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!».
Gesù scoppiò in pianto. 36 Dissero allora i Giudei: «Vedi come lo amava!».
Ma alcuni di loro dissero: «Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?».
Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra.
Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni».
Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?».
Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato.
Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato».
E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».
Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui. "

Giovanni 11, 1-45

Alloro

Diffusore con alloro per la Quinta Domenica di Quaresima

Diffusore con alloro per la Quinta Domenica di Quaresima

Intorno al IX secolo la Quinta Domenica di Quaresima apre le porte a una tradizione rituale che prende il nome di Velatio Crucis - Velatura della Croce e probabilmente trova le sue radici nella consuetudine di separare dagli altri fedeli, durante le celebrazioni del tempo quaresimale, i penitenti pubblici che, compromessi in peccati piuttosto importanti, ascoltano la messa dal nartece e solo dopo un iter penitenziale possono prendere la comunione la mattina del Giovedì Santo.
Il percorso penitenziale però è per tutti propedeutico alla Pasqua ed è così che la rappresentazione della separazione muta forma coinvolgendo ogni fedele, che non riuscendo più a vedere le croci e le immagini sacre poiché vengono coperte da dei drappi viola ad eccezione delle stazioni della Via Crucis, sperimenta emotivamente il distacco visivo da Dio ma conquista anche una dimensione interiore in cui può ritrovarlo spiritualmente.
Per quanto riguarda lo svelamento, nella circolare Paschalis sollemnitatis del 6 gennaio 1988 si legge:

" L’uso di coprire le croci e le immagini nella chiesa dalla Domenica V di Quaresima può essere conservato secondo il giudizio della conferenza episcopale. Le croci rimangono coperte fino al termine della celebrazione della passione del Signore il Venerdì Santo; le immagini fino all’inizio della veglia pasquale. "

Velatio Crucis

Velatio Crucis

Nel 1960 papa Giovanni XXIII revisiona il rito romano e distingue Il Tempo di Quaresima dal Tempo di Passione che inizia con la Quinta Domenica di Quaresima detta Prima Domenica di Passione a cui segue la Domenica delle Palme detta Seconda Domenica di Passione; nel 1969 con la riforma liturgica del Concilio Vaticano II la distinzione viene tolta e la Prima Domenica di Passione torna a essere la Quinta Domenica di Quaresima mentre la Seconda Domenica di Passione torna a essere la Domenica delle Palme e De Passione Domini - Della Passione del Signore.

Lieta Quinta Domenica di Quaresima


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sabato 25 marzo 2023

Annuntiatio Beatae Mariae Virginis

Il principio; il primo passo del percorso che conduce al Natale e alla Pasqua è narrato dal Vangelo di Luca 1, 26-38 ( vedi Annunciazione ); l'Arcangelo Gabriele messaggero di Dio rivela la futura maternità alla Vergine Maria kecharitomene - colei che è piena di grazia che nel suo ventre, su cui è sceso lo Spirito Santo, custodisce l'Incarnazione del Verbo.
Il 25 marzo, in sincronia con l'equinozio di primavera, è attestato come giorno dell'Annuntiatio Christi attraverso Sesto Giulio Africano e la sua Χpοvογραφίαι/Chronographíai - Le Chronographiae, opera in cinque volumi del 221 d. C., che segue il Commentario di Daniele del 203 d. C. di Sant'Ippolito in cui si attesta la nascita di Gesù il 25 dicembre ( vedi Natale ), e precede di ben mezzo secolo l'inaugurazione del tempio del Sol Invictus pianificata dall'imperatore Aureliano il 25 dicembre del 274 d. C.
La Conceptio Christi - Incarnazione di Cristo, che trova un suo spazio celebrativo già nei primi secoli del cristianesimo, con il Concilio di Nicea del 325 e il Concilio di Costantinopoli del 381 è inserita nel Credo:

Credo in un solo Dio,
Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili.

Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,
unigenito Figlio di Dio,
nato dal Padre prima di tutti i secoli:
Dio da Dio, Luce da Luce,
Dio vero da Dio vero,
generato, non creato,
della stessa sostanza del Padre;
per mezzo di lui tutte le cose sono state create.
Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo,
e per opera dello Spirito Santo
si è incarnato nel seno della Vergine Maria
e si è fatto uomo.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato,
mori e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato,
secondo le Scritture, è salito al cielo,
siede alla destra del Padre.

E di nuovo verrà, nella gloria,
per giudicare i vivi e i morti,
e il suo regno non avrà fine.

Credo nello Spirito Santo,
che è Signore e dà la vita,
e procede dal Padre e dal Figlio.
Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato,
e ha parlato per mezzo dei profeti.

Credo la Chiesa,
una santa cattolica e apostolica.
Professo un solo Battesimo
per il perdono dei peccati.
Aspetto la risurrezione dei morti
e la vita del mondo che verrà.
Amen.

Annunciazione  - V secolo - Arco trionfale della Basilica di Santa Maria Maggiore - Roma

Annunciazione  - V secolo - Arco trionfale della Basilica di Santa Maria Maggiore - Roma

Con il Concilio di Efeso del 431 viene assegnato alla Vergine Maria il titolo di, Θεοτόκος/Theotókos in greco, Deipara in latino composto di Deus - Dio e parĕre - partorire per cui  lei è Dei Genetrix - Genitrice di Dio.
Come solennità liturgica si diffonde dalla metà del VI secolo, integrata nel calendario bizantino dell'Impero Romano d'Oriente, già attivo da 312 d. C., e diventa una delle Dodici Grandi Feste (Dodekaeorton) della Chiesa ortodossa, con una struttura completa: vespri, mattutino, letture evangeliche e inni specifici.
La continuità della celebrazione a Roma viene consacrata alla fine del VII secolo dalla processione voluta da Sergio I alla basilica di Santa Maria Maggiore il cui arco trionfale è decorato con dei mosaici dedicati all'Annuntiatio Domini.
Poiché la ricorrenza dell'Annunciazione rientra nel tempo quaresimale il Concilio di Toledo del 656 sposta la ricorrenza al 18 dicembre, ma con la successiva riforma del calendario si ripristina la data originaria; attualmente se la festa coincide con una delle Domeniche di Quaresima viene prorogata al lunedì successivo e se cade nella Settimana Santa o nell'Ottava di Pasqua viene aggiornata al lunedì dopo la Domenica in Albis.

Lieta Festa dell'Annunciazione!

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giovedì 23 marzo 2023

lunedì 20 marzo 2023

Equinozio della Primavera

Equinozio della Primavera - Cesare Ripa

L'incontro di questa sera, tra la notte e il giorno che con equità si dividono le ore di buio e le ore di luce e, che noi conosciamo con il nome di equinozio di primavera, è raffigurato da un uomo di media statura che indossa una veste dipinta di bianco a destra per denotare l'ascesa del sole e di nero a sinistra per denotarne la discesa, si cinge la vita con una cintura turchina senza nodi, senza principio né fine e trapunta di stelle che riproduce la continuità del ciclo stagionale; ai piedi porta due piccole ali, che indicano lo scorrere veloce del tempo, contraddistinte anch'esse dal bianco a destra e dal nero a sinistra; l'uomo è giovane perché in lui e nello spazio temporale che circoscrive Dio racchiude la creazione del mondo, l'Incarnazione del Verbo e la Passione di Cristo Redentore. Con il braccio destro accoglie un ariete simbolo del primo segno dello zodiaco che caratterizza la seconda metà di marzo, primo mese dell'anno per gli antichi, funzionale ai computi dell'epatta, delle lettere domenicali e vari altri celesti; con la mano sinistra invece l'equinozio tiene dei fiori che contraddistinguono la rinascita primaverile. 

Lieto equinozio di primavera!


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