sabato 31 luglio 2021

Lugnasad

Balor il Bailcbemnioch - Dai Colpi Possenti, re dei fomóire delle Insí Gall - isole Ebridi, assume il titolo di Birugderc - Occhio Malvagio perché da piccolo, mentre osserva un druido da un buco sul tetto, il fumo di una pozione che bolle nel calderone gli entra in un occhio e gli fa acquisire il potere di uccidere ogni uomo che guarda, per questo la palpebra viene dotata di una maniglia e nelle guerre viene aperta da quattro soldati per vincere il nemico. Lui è figlio di Dót, nipote di Nét, sposo di Ceithlenn Dai Denti Storti e padre di Ethné che fin dalla nascita è condannata a una vita solitaria a causa di una profezia che predice la morte di Balor per mano del nipote. La fanciulla controllata da 12 nutrici vive in una torre di vetro sull'isola di Tór Inis, cresce, passa il tempo guardando il mare, vede le curaig condotte dagli uomini e si fa un'idea di come sono fatti, di notte un ragazzo di bell'aspetto visita i suoi sogni e lei incosapevolmente si innamora.
Balor nel frattempo chiede all'artigiano Gobaun delle Túatha Dé Danann di Ériu di costruirgli un palazzo e lui lo edifica con l'aiuto di suo figlio il giovane Gobaun. Il palazzo è talmente bello che Balor non vuole che altri possano averlo uguale al suo e quando Gobaun e il figlio sono sulla cima del tetto decide di far togliere le impalcature che circondano il palazzo in modo che i due muoiano di fame, ma Gobaun inizia a distruggere piano dopo piano la sua opera e Balor che non ha intenzione di perdere quel capolavoro li fa scendere imponendogli di ricostruire ciò che è stato distrutto, Gobaun però sostiene che per poterlo fare ha bisogno di alcuni strumenti che si trovano in casa sua a Ériu, Balor non può lasciare che siano Gobaun o il giovane Gobaun a recuperarli e quindi manda suo figlio che seguendo le indicazioni di Gobaun giunge a Ériu, si incammina sulla strada che lo conduce a una casa con davanti un covone di grano, entra e vede un bambino con un solo occhio e una donna con una sola mano che gli dice che per prendere gli strumenti deve entrare in una cassapanca perché si trovano sul fondo, lui entra e viene bloccato all'interno dalla donna che invia un messaggio a Balor in cui gli dice che libererà suo figlio quando Gobaun e il giovane Gobaun torneranno a casa con il giusto compenso per il lavoro svolto, il re non può che accettare la richiesta e li lascia andare dopo essersi fatto dare il nome di un altro artigiano in grado di riparare il palazzo. Gobaun ritorna a Ériu e suggerisce al nuovo artigiano Gavidjeen Go di chiedere come compenso la mucca grigia che con una sola mungitura riesce a produrre tanto latte da riempire 20 barili. Gavidjeen Go si reca a Tór Inis, ripara il palazzo e ottiene la sua ricompensa, ma non la cavezza magica necessaria per non far tornare la mucca dal suo precedente proprietario. Kian figlio di Kontje è uno dei ragazzi che in cambio di una spada forgiata da Gavidjeen Go si assume il compito di controllare la mucca grigia, consapevole del fatto che se scappa lui perderà la vita. Un giorno durante il suo turno Kian figlio di Kontje non trova più la mucca, ne segue le tracce fino al mare e mentre capisce che è tornata da Balor si avvicina alla riva Mananáun mac Lir detto Figlio del Mare e con il suo corach porta Kian figlio di Kontje a Tór Inis; in cambio riceverà la metà di ciò che il ragazzo condurrà con sé al ritorno.
Nel regno di Balor non c'è il fuoco e Kian figlio di Kontje lo accende per cucinarsi qualcosa da mangiare, il gesto lo fa diventare fuochista e cuoco della casa reale.

Kian trova la figlia di Balor - Illustrazione di Harold Robert Millar per Celtic myth and legend poetry and romance - Charles Squire - 1910

Kian trova la figlia di Balor - Illustrazione di Harold Robert Millar per Celtic myth and legend poetry and romance - Charles Squire - 1910

Durante una perlustrazione dell'isola, Kian figlio di Kontje vede la Tór Mór dove si reca Balor, si incuriosisce e possedendo l'abilità di aprire le serrature riesce a entrare e accende un fuoco che viene visto da Ethné che riconosce in Kian l'uomo che di notte visita i suoi sogni, i due si frequentano ed Ethné rimane incinta, partorisce e affida il bambino a Kian figlio di Kontje che lo porta via da Tór Inis insieme alla mucca con l'aiuto di Mananáun mac Lir detto il Figlio del Mare che torna sull'isola perché ha la capacità di sentire i pensieri di Kian figlio di Kontje. Ogni promessa è debito per cui visto che Kian figlio di Kontje deve dare a Mananáun mac Lir la metà di ciò cha ha condotto con sé e poiché un bambino non può essere spezzato in due, Kian figlio di Kontje affida suo figlio a Mananáun mac Lir detto il Figlio del Mare che gli assicura che farà di lui il più grande campione esistente al mondo e lo appella Dul Dauna - Ciecamente Ostinato

La lancia magica di Lugh - Illustrazione di Harold Robert Millar per Celtic myth and legend poetry and romance - Charles Squire - 1910

La lancia magica di Lugh - Illustrazione di Harold Robert Millar per Celtic myth and legend poetry and romance - Charles Squire - 1910

Dual Dauna cresce, diventa un campione e brandisce con abilità la sua spear lúin, spear - lancia e lúin da luisne - fiammeggiante/sfolgorante, che gli conferisce il titolo di Lámfada - Dal Lungo Braccio e che usa per uccidere il nonno Balor realizzando la profezia.

Mananaun in West Irish Folk-Tales di William Larminie - 1893

Mananaun in West Irish Folk-Tales di William Larminie - 1893

"Ora, Kian, figlio di Contje, sei sano e salvo a casa, e cosa mi darai per questo?"
"Non ho altro che il ragazzo, e non andremo a fare due metà di lui, ma te lo darò interamente."
"Ti sono grato. Questo è quello che volevo. Non ci sarà nessun campione al mondo buono come lui", disse Mananaun.
Questo è il nome con cui Mananaun battezzò lui il Dul Dauna.

Liberamente tradotto da me medesima

Pongo ora una nota: Nel "Cath Maige TuiredLa battaglia di Mag Tuired", composto tra il IX e XI secolo e redatto nel XVI secolo dagli amanuensi nei monasteri cristiani, Dual Dauna celebra, nella festa di Lughnasadh, Tailtiu o Tailté, figlia di Magmór, moglie prima di Eochaid mac Eirc, re dei Fir Bólg, e poi di Eochaid Garb dei Túatha Dé Dánann. La celebrazione ricorda la sua morte e il sacrificio compiuto per rendere fertile la terra, diventando così simbolo della prosperità agricola e del legame tra l'uomo e la natura. Il nome della festa, "Lughnasadhh - assemblea di Lugh" , indica invece Lugh come patrono simbolico della celebrazione, garante del buon governo e delle arti, senza che egli abbia un ruolo di figlio o di affidato nei confronti di Tailtiu. Lugh è affidato a Tailtiu tramite la pratica del "fosterage - madre o protettore adottivo" , ossia viene allevato e istruito sotto la sua tutela, questo significa che Tailtiu assume il ruolo di madre adottiva nel senso celtico del termine, responsabile della sua crescita e educazione.
Nel "West Irish Folk-Tales" di William Larminie, invece che a quanto si dice raccoglie la millenaria tradizione orale della mitologia irlandese, in realtà popolare post-medievale, pubblicato per la prima volta nel 1893, Dual Dauna è affidato a Mananáun mac Lirm; ma si tratta di una versione folklorica tardiva e non collegata ai testi medievali.
Dual Dauna conosciuto come Lugh in epoca vittoriana per evemerizzazione viene percepito come dio del sole assimilato al dio greco/romano Apollo a causa di un'ipotesi etimologica che deriva il nome dell'eroe dalla radice proto-indoeuropea leuk* che sta per luce lampeggiante, ma poichè la k proto-indeuropea non ha mai prodotto fonologicamente la g proto-celtica, i linguisti specializzati nelle lingue celtiche bocciano questa congettura che come abbiamo visto non trova riscontro neanche nei racconti mitologici; Lugh per la sua caratteristica di inventore delle arti corrisponde di più al Mercurio romano di cui parla Giulio Cesare:

" Il dio che onorano di piu è Mercurio: le sue statue sono le piu numerose; lo considerano l'inventore di tutte le arti, la guida degli uomini per le strade e nei viaggi, pensano che abbia la maggiore potenza nel lucro e nel commercio ... "

De bello gallico - Libro VI . 17, I
Caio Giulio Cesare
Traduzione Adriano Pennacini

Comunque sia Thomas H. Nally nel 1922 ci tiene a precisare che i personaggi del folklore irlandese non sono dei ma uomini.

Tailté in The Aonac Tailteann and the Tailteann games - their origin, history, and ancient associations - Thomas H. Nally - 1922

Tailté in The Aonac Tailteann and the Tailteann games - their origin, history, and ancient associations - Thomas H. Nally - 1922

" A differenza degli assurdi mitologici dei e dee, a cui, per la voglia di più ideali stimolanti, gli antichi greci istituivano i loro giochi e dedicavano i loro templi, Tailté era un vero personaggio, un normale essere umano, dotato di attributi umani ordinari e alti risultati. Lei non era un impossibile mito, come Minerva, Giunone, Giove, o esseri immaginari di quel tipo. "

Liberamente tradotto da me medesima

Nel 43 a.C. tra il 9 e il 10 ottobre Munazio Planco su mandato del Senato romano fonda Colonia Copia Felix Munatia Lugudunum che nel 27 a. C. sotto Augusto viene eletta capitale delle provincie romane in Gallia, l'odierna Lione che in sostanza sta per Colonia l'Abbondante, la Fertile, la Munazio, La Collina/Dunum di Lugus/Campione, toponimo congeniale alla derivazione etimologica del nome Lugh.

Plutarco nella sua fondazione leggendaria dà questa versione:
" ... L'Arar è un corso d'acqua della Gallia celtica, così chiamato fino alla sua riunione con il Rodano 
 ... Nei pressi di questo fiume si alza un monte chiamato Lougdounoun; ha cambiato nome per il seguente motivo: Mômoros e Atepomaros, cacciati dal potere da Seseroneus, si stabilirono su questa collina, obbedendo ad un oracolo, per fondarvi una città. Quando scavavano le fondamenta, d'un colpo apparvero dei corvi, volando d'ogni lato, che riempirono gli alberi. Allora, Mômoros, esperto nei presagi, chiamò questa città Lougdounon. In effetti, nel loro dialetto, il corvo si chiama lougos e una collina dounon come scrive Clitofone nel libro 13 delle fondazioni urbane ... "

De fluviis - VI
Plutarco

Nel 12 a.C a Lugudunum fu eretto da Druso maggiore il Santuario Federale delle Tre Gallie e ogni anno, il primo di agosto, il Concilium Galliarum - Consiglio delle Gallie formato dai delegati delle sessanta nazioni galliche vi si riuniva in assemblea intorno all'altare consacrato ad Augusto e a Roma. Le celebrazioni prevedevano concorsi di eloquenza e poesia, giochi, processioni e sacrifici.

" ... Pochi sono oggi i dubbi sull'origine propriamente romana del culto e delle istituzioni del Santuario: non si crede più che questo culto si sia innestato su quello di un'eminente divinità autoctona, un dio Lug di cui sfuggono natura e caratteri. Le testimonianze degli autori antichi sulle origini del culto imperiale nelle province non lasciano ambiguità su questo argomento, e conosciamo con sufficiente precisione le circostanze della costruzione dell'altare di Lione. Dedicato a Roma e ad Augusto, sottopose i notabili gallici a una nuova ideologia, in un momento in cui gravava su di loro il peso di un nuovo sistema fiscale che li aveva spinti sull'orlo di una rivolta generale ... "

Galli e lionesi
Louis Maurin
Liberamente tradotto da me medesima

Louis Maurin con le sue parole dimostra in maniera perfetta come la mancanza di fonti storiche infici la possibilità di comporre il culto e il profilo di un oscuro Lugh che nel mito il primo agosto, nella festività di Lugsanad, celebra la madre adottiva Tailté morta allo stremo delle forze per aver spianato da sola un intero bosco da offrire alla coltivazione agricola. Il suo nome deriva dal toponimo di Tailtin, l'odierno paese Teltown della contea di Meath, e si rifà alla parola telediw di origine brittonica che significa bello - ben formato.

Buon Lugnasad!

Per chi è interessato


lunedì 12 luglio 2021

E gli Azzurri siamo noi!

Bandiera italiana- Campioni d'Europa 2020

 Campioni d'Europa 2020!

Europei 2020 - Azzurri Campioni d'Europa

Complimenti vivissimi agli inglesi che hanno preso a calci i tifosi italiani, una grande dimostrazione di sportività da parte vostra.
 Vergognatevi e come dice il nostro Leonardo Bonucci: " Ne dovete ancora mangiare di pastasciutta. " 

It's coming Rome!

giovedì 24 giugno 2021

Iperico di San Giovanni

... Il seme di entrambi i tipi di iperico si prende in pozione
nel vino ..."

Storia Naturale - Libro XXVI
Plinio il Vecchio
Traduzione Paola Cosci

Fiore di San Giovanni
 
L'origine del nome dell'iperico affidata a un'etimologia molto suggestiva fa derivare il termine latino hypericon dal greco ὑπερικόν - iupericon o hipericon composto da ὑπὲρ - iuper o hyper che significa oltre e da εἰκὼν - eikon che significa immagine, sembra quasi un messaggio che spinge lo sguardo dell'osservatore oltre il primo impatto per scoprire in contro luce le vescicole oleose delle sue foglie e dei suoi fiori che schiacciate rilasciano l'ipericina il cui colore rosso caratterizza la storia popolare della pianta che si innesca nel mito:
La nascita dell'hypericum perforatum segue la Pasqua ed è quindi Erba della flagellazione che porta in se le ferite di Cristo, è il Fiore di San Giovanni che per tradizione viene raccolto il giorno della festa del santo decollato, cinge la testa di chi danza intorno ai fuochi sacri e assume anche l'appellativo di cacciadiavoli in quanto è ὑπὲρ - al di sopra dell' εἰκόνος - dell'immagine (del mondo infero) che per protezione si pone sulle icone sacre, si porta sotto i vestiti insieme ad altre erbe che potenziano l'effetto, è appeso dietro le finestre e dietro le porte e sacralizzato dai rituali della festa si pone sui tetti per salvaguardare le case dai fulmini.

Una variante etimologica che vuole riportare al mito greco rimanda al termine Ὑπερίων - Hyperíōn - Iperione - più in alto, epiteto che Omero dedica al sole e che Esiodo usa come nome del Titano dell'est Iperione che osserva e vigila i fenomeni celesti, figlio di Οὐρανός - Ūrānòs - Urano - cielo stellato, firmamento e Γῆ - Ghḕ - Gea - Terra e padre di Ἠώς - Ēṑs l'Aurora, di Σελήνη - Selene la Luna e di Ἥλιος - Elios il Sole. In latino associato a cum costruisce la locuzione cum Hyperione - con Iperione da cui iperico.

Titano è anche

Prometeo da Προμηθεύς - Promethéus - colui che riflette prima, figlio del titano Iapeto e dell'oceanina Climene, ha il dono della preveggenza e la sua storia è raccontata per la prima volta da Esiodo nella Teogonia e nelle Opere e i giorni, ripresa poi da autori come Eschilo e Platone. Prometeo ha cinque coppie di fratelli gemelli tra cui Epimeteo da Ἐπιμηθεύς - Epimetheús - colui che riflette dopo, a cui rivela che entrambi devono schierarsi dalla parte di Zeus perché sarà lui il vincitore nella guerra contro i Τιτάνες - Titánes - Titani próteroi theoí - dei più antichi generati ancor prima degli dei olimpi da Urano e Gea.
Il sostegno dato al re degli dei gli apre le porte dell'Olimpo e assiste alla nascita di Atena che viene partorita dalla testa di Zeus aperta da Efesto con la λάβρυς - labrius o labrys - ascia bipenne.
Il valore che gli viene riconosciuto è tale e tanto che Zeus gli chiede di creare gli esseri viventi; lui li modella con il fango, li vivifica con il fuoco e riscuote dalle divinità le buone qualità da attribuir loro, ma Epimeteo che ha il compito di distribuirle le dispensa oltre misura e non ne rimangono per gli uomini; per porre rimedio allo sbaglio del fratello, Prometeo prende lo scrigno di Atena dove sono contenute l'intelligenza e la memoria e li dona con grande amore al genere umano, il gesto indispettisce molto Zeus che reputa le due qualità pericolose in mano agli uomini e inizia a valutare l'idea di distruggerli. Il suo dissappunto nei loro confronti aumenta quando in un sereno convivio condiviso a Mecone, Prometeo divide in due un toro sacrificato per l'occasione, le parti migliori le avvolge nella pelle dell'animale che non ha un gran bell'aspetto, le ossa invece le immerge in un allettante strato di grasso e chiede a Zeus di scegliere quale parte vuole tenere per se e quale vuole lasciare agli uomini, l'apparenza come previsto inganna il dio che opta per il grasso che cela le ossa, quando si accorge di essere stato raggirato si adira e sottrae il fuoco agli uomini che privi della forza vitale del fuoco sono destinati a morire. Prometeo non vuole che muoiano e per loro preleva dall'Olimpo un seme di fuoco, una scintilla che priva della divinità del fuoco sacro continuerà ad ardere solo se verrà alimentata. Quest'ulteriore affronto diventa imperdonabile e Prometeo viene fatto incatenare a una colonna su un monte della Scizia, dove l'aquila di Zeus gli infligge un supplizio perpetuo divorandogli ogni giorno il fegato che riscresce ogni notte.

" ... Legò indissolubilmente Prometeo? dai disegni complessi con ceppi dolorosi avvincendolo a metà di una colonna; e suscitò contro di lui un’aquila dalle ali spiegate, e questa il fegato immortale gli mangiava, che però ricresceva in tutto e per tutto uguale, di notte, a quello che per tutto il giorno gli aveva consumato l'uccello dalle larghe ali.
Questo il valoroso figlio di Alcemena dalle belle caviglie, Eracle, uccise, allontanò il crudele tormento dal figlio di Iapeto e lo liberò dalle angustie ... "

Teogonia
Esiodo
Traduzione Cesare Cassanmagnago

E qui si inserisce una leggenda popolare che dalle gocce di sangue cadute dal fegato di Prometeo fa nascere l'iperico.

Fiore di San Giovanni

L'iperico originario dell'Europa appartiene alla famiglia delle Hypericaceae e vanta circa 300 specie di cui 21 sono in Italia, ha i rami di un verde intenso, le foglie opposte, oblunge con i margini lisci contengono delle vescichette oleose che le fanno apparire bucherellate in controluce, ha i fiori gialli raggruppati in corimbi e nel dizionario universale economico rustico del 1797 è descritto così:

Iperico, lat. Hypericum, Hypericum vulgare, C. Bauh. Tòurnef. Hypericum perfoliatum, Linn. fr. Millepertuis. Pianta che cresce abbondevolmente nei campi, nei boschi e nei luoghi incolti. La sua radice è vivace, dura, giallastra e fibrosa: produce tronchi che giungono all’ altezza di 2 o 3 piedi, rigidi, legnosi, rotondi, rossastri e ramosi. Le sue foglie nascono a 2 a 2 senza coda, liscie e venate e che paiono perforate in moltissimi siti allorché espostele dinanzi al sole si riguardino attraverso. Ma sì fatti punti trasparenti altra cosa non sono, che certe vescichette d’un succo olioso avente un sapore astringente, alcun poco amaro che lascia della siccità sulla lingua. I suoi fiori nascono in gran numero nell’ estremità dei rami, i quali fiori sono gialli e rosacei. Agli stessi succedono per frutte certe picciole capsule triangolari piene di un sugo rosso, divise in 3 loculi, ripieni di sementi pieciolissime, di un bruno nericcio, di un sapore amaro, resinoso e coll’odore di pece. I fiori e le sommità riempite di semi essendo pestati recano un sugo rosso come il sangue ed esalano un odore assai piacevole; Questa pianta contiene molto olio essenziale simile all’olio di terebinto. L’iperico volgare è di un grand’uso e serve molto ia parecchie malattie: egli tiene il primo posto fra le piante vulnerarie; onde adoperasi , per mondificare e consolidare le piaghe e le ulceri, tanto interne, quanto esterne e segnatamente le contusioni. Guarisce lo sputo e l’ urinamento di sangue, risolve il sangue aggrumato ed eccita i mestrui. Viene grandemente raccomandato per distruggere i vermini, per la passione isterica e per l’alienazione dello spirito. Questa pianta chiamasi pur anche Fuga Damonum. Essa è la base della maggior parte dei balsami per infusione c distillazione. Nelle officine si tiene un olio d’iperico per infusione il cui colore è rossigno. A Mompellieri vengono macerati i fiori di questa pianta in un liquore resinoso tratto dalle vescicule dell’olmo. L’infusione si fa mettendo una porzione di rami e fiori in una caraffa d’olio che poi si fa stare al gran sole d’ estate per qualche tempo . Dai fiori si ricava una bella tintura gialla per la lana e per la seta.

Antica ricetta della Ratafia d'iperico:

" Si mette una pinta d’ acquavite su 4 once di fiori d’iperico in un vaso di vetro ben turato e si lascia esposto al sole per 15 giorni, dopo di che si filtra il liquore e vi si aggiungono 12 once di zucchero. Le proprietà che si attribuiscono a questo liquore sono di rimediare alla debolezza di spirito, alle malattie di reni e di vessica, di facilitare lo scolo delle orine e de’ mestrui ...

Dizionario universale economico rustico

Fiore di San Giovanni

Nel XII secolo, per la dottrina delle segnature, che agli elementi di origine animale, minerale e vegetale, attribuisce funzioni terapeutiche in base alla somiglianza con le parti del corpo, l'iperico nelle Crociate veniva usato dai Cavalieri di San Giovanni per medicare e far cicatrizzare le ferite e le ustioni, e sembra che riuscisse a risollevare lo stato d'animo dei soldati colpiti in battaglia e costretti per lungo tempo all'immobilità. E dal XIII secolo l'iperico è attestato anche con il termine pilatro dal latino pyrĕthrum che si rifà al greco πύρεϑρον che deriva di πῦρ - fuoco

Pilatro: Erba medicinale nota, che ha le foglie tutte ripiene come di buchi sottilissimi, onde perciò è anche detta Perforata. Lat. hympericum.

Vocabolario dell'Accademia della Crusca

Nella medicina popolare è usato per gli arrossamenti, per l'asma e la bronchite, le cicatrici, la couperose, la depressione, la diarrea, per i disturbi della cistifellea, per i dolori articolari e muscolari, per l'emorroidi, l'enuresi notturna, gli eritemi, per le ferite, la gastrite, per le infiammazioni e le macchie della cute, le piaghe da decubito, la parassitosi, la psoriasi, le punture d’insetto, per i reumatismi, le scottature, le smagliature, per le tonsilliti e per le ustioni.

Virtù. Di dentro. Il seme bevuto con vino, caccia fuori le pietre delle reni, e vale contra i veleni, e i morsi degli animali velenosi. Vale nelli sputi, e vomiti del sangue. Il medesimo bevuto al peso di due dramme con brodo di carne caldo fa andar commodamente del corpo purgando la colera. La decottion del seme, e delle frondi bevuta giova a cacciar fuori i veleni, a provocar l'urina e i mestrui fatta in vino, e a cacciarle febri terzane, e quartane. Giova alla sciathica, è agli sputi, e vomiti del sangue.
L'Acqua destillata da tutta la pianta, giova bevuta a coloro che patiscono il mal caduco, e per i paralitici è molto lodata.
Virtù. Di fuori. Applicato disotto, caccia fuori i mestrui. Le frondi impiastrate insieme col seme, giovano alle cotture del fuoco, e alle piaghe delle gambe. L'herba applicata pesta sopra la morsura, giova ai morsi velenosi. Scrivono alcuni esser l'Hipperico tato in odio a diavoli, che abbrusciandosi, e facendosi fomento con esso nelle case, ove si sentono, subito se ne partono via, e però è chiamato da alcuni caccia diauoli, overo fuga demoni L'olio, nel quale sieno lungamente macerati al sole i fiori, e le silique verdi, peste insieme con il seme, sana maravigliosamente, e consolida le ferite, eccetto quelle della testa; il che fa egli tanto più efficacemente, quando si mescola con olio d'abezzo. Unto in su'l corpo, giova alla dissenteria, e bevutone un cucchiaro ammazza i vermini. Fassi l'olio d'Hiperico perfettissimo in questo modo semplice, e composto. Prendonsi per far il semplice le cime dell'Hiperico, che cominciano a maturarsi, oncie tre, si macerano tre giorni in vino odorifero, poi si fan bollire in vaso doppio, atturato ben l'orifitio, poi si spreme, e si rimette altretanto hiperico, Se di nuovo si macera, si cuoce, e si spreme, e così si fa la terza volta, aggiungendovi del vino, se vi bisogna, poi si aggiunge alla colatura di termentina, oncie tre di olio vecchio chiaro oncie sei di zafferano sciopolo uno. Cuocesi di nuovo in vaso doppio alla consumation del vino, poi si preme e fatto chaverà l'olio la residentia si purga, e riserbasi il composto si fa così. Prendonsi di olio vecchio libre quattro, di vino bianco potente libra una, fiori d'Hyperico col seme fresco, manipoli quattro. Si pesta, e macera in vaso di vetro per duo giorni, atturato ben l'orifitio, cuocesi in doppio vaso, e alla colatura fatta forte espressione, si aggiungono altri fiori, è così si fa per tre volte, e ad ogni libra di questa colatura s'aggiungono di termentiva fina libra meza, di olio d'abozzo once tre, di dittamo, gentiana, cardo ſanto, tomentilla, carlina, calamo aromatico, ana dramme due lombrici lavati con vino, più volte oncie due, pestisi ogni cosa, e si mettano al sole per trenta, ò quaranta giorni: poi colato l'olio si serbi in vaso bene atturato. Quest'olio salda come l'altro le ferite grandi, ma molto piu valorosamente. Il seme oltr'a ciò dell'hiperico, dato in polvere, con succo di poligono, giova a gli sputi del sangue.

Herbario nuovo
Castore Durante

Contiene, acidi organici, acil-floroglucinoli, diantrachinoni, fitosteroli, flavonoidi, furanocumarine, procianidine e tannini catechinici, xantoni, e olio essenziale con a e b-pinene, a-terpineolo, andecano, cariofillene, decanale, geraniolo, limonene, metildecano, metilottano, mircene, nonano, ottanale.
È un analgesico, antiasmatico, antibiotico, antidepressivo, antidolorifico, antinfiammatorio, antimicotico, antirughe, astringente, antisettico, antivirale, cicatrizzante, decongestionante, dermorigenerante, digestivo, emolliente, lenitivo, purificante, stimolante.
Per uso esterno l'oleolito si ottiene lasciando macerare per 30 giorni al sole 200 g di boccioli, di fiori e di foglie d'iperico in 1 litro di olio extravergine di oliva o in alternativa di olio di riso, di girasole o di mais, per evitare la fermentazione non bisogna chiudere il macerato ermeticamente, passato il tempo di posa si filtra fino a non lasciare alcun residuo solido e si conserva in bottiglie di vetro scuro lontano dalle fonti di calore. Popolarmente è chiamato olio della casalinga per la sua azione emolliente sulla pelle delle mani sciupate dai lavori domestici.
L'ipericina contenuta nell'oleolito di iperico può causare reazioni fotosensibilizzanti in chi lo usa in dosi elevate prima di esporsi al sole.
L'iperico è sconsigliato per chi assume anticoncezionali ormonali, per chi è in stato di gravidanza o allatta, per chi usa farmaci antidepressivi anticancerogeni e anticoagulanti.
Nel linguaggio dei fiori rappresenta l'originalità e un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

" ... Con un unguento a base di arnica e iperico cominciò a massaggiarli e li massaggiò a lungo ed energicamente. Poi massaggiò le mani e le braccia, sempre attento a non toccare le medicazioni. Infine riavvolse il ferito nella pelliccia e si chinò di nuovo a osservare quel viso. L'espressione non era più contratta. Il respiro era profondo e regolare ... "
...L'iperico porta la luce, lo sai?»
«No. Ma so altre cose che portano la luce.»

Il grande gladiatore
Gordon Russel
Ovvero Vanna De Angelis e Dario Battaglia

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

Buona Festa di San Giovanni con uno splendido plenilunio!

Brucia con le coccole il legno di ginepro

lunedì 21 giugno 2021

L'alba del solstizio d'estate

" ... questa sposa è mattutina,
mattutina come la talpa
che si leva all'alba all'alba,
come il ghiro e il tasso cane.
Senti senti la campana! ... "

Sono le 5.31 di lunedì 21 giugno 2021 e a Roma l'alba si sta allineando con il solstizio d'estate, il cosmo annuncia la fase discendente dell'anno e la leggenda racconta che chi guarda il sole riuscirà a vedere il piatto d'oro su cui Erode fece poggiare la testa di san Giovanni Battista chiesta in dono da Salomè. 
Oggi la luce mostra tutta la sua potenza e trionfa sulle tenebre, ma non si tratta di una vittoria definitiva perché dopo aver raggiunto l'apice incomincerà gradualmente a indebolirsi e la tradizione, alla sua forza che con grande generosità ha scaldato la terra, ha sostenuto la maturazione dei frutti e ha colorato d'oro le spighe di grano, aggiunge, per riconoscenza, quella dell'elemento che le è più affine; si accendono i  fuochi sacri di cui si nutrirà e da cui trarrà il coraggio per affrontare il lento declino che la vedrà vinta al solstizio d'inverno.

All'alba sul disco solare Giovanni il Battista decollato

 Salomè con la testa di Giovanni Battista (Particolare) di Guido Reni
 su foto del Sole di Sciarada Sciaranti
 
" ... E domani è San Giovanni,
fratel caro; è San Giovanni.
Su la Plaia me ne vo' gire,
per vedere il capo mozzo
dentro il sole, all'apparire,
per veder nel piatto d'oro
tutto il sangue ribollire ... "

" ... Su, Vienda! Su, capo d'oro!
Guardatura di vinca pervinca!
Or si falcia alla campagna
quella spiga che ti somiglia ...

La figlia di Iorio Atto I - Scena I
Gabriele D’Annunzio

Che sia un'estate meravigliosa per tutti voi!

Solstizio Estivo

Per ulteriori informazioni

venerdì 18 giugno 2021

Contano le streghe le spighe di lavanda

«Che ccrompi?» «Crompo l’acqua de lavanna». 
«Che ddiavolo sce fai?» «Pe ddà l’odore».
«E ppoi dove la porti?» «A la locanna».
«E ppe cchi sserve?» «P’er Commannatore». 

O mmatti come la raggion commanna!
Sciacquatura de culi de signore
ha da esse ’no spirito de manna
da méttete p’er naso un bon fragore!

Ma ssi tte dico, cristo, che ssò ccose
cose da diventacce sticcaleggna,
e ddoppo imminestrà bbôtte fecciose.

Sto monno-novo tanto se l’ingeggna
c’ha ttrovo a ddà ppe bbàrzimo de rose
l’acqua che cce se laveno la freggna.

Per la traduzione automatica Google in modo che chi non parla l'italiano possa capire qualcosa: 

«Che compri?» «Compro l’acqua de lavanda». 
«Che diavolo ci fai?» «Per dare l’odore».
«E poi dove la porti?» «Alla locanda».
«E ppe cchi sserve?» «Per il Commendatore». 

O matti come la ragione comanda!
Sciacquatura di culi di signore
ha da esse uno spirito di manna
da metterti per il naso una buona fraganza!

Ma se ti dico, cristo, che sono cose
cose da diventarci tagliatore di legna da fuoco,
e dopo dispensare botte fecciose.

Questo mondo-nuovo tanto si ingegna
che ha trovato a a dare per balsamo di rose
l’acqua che ci si lavano la fregna.

L'acqua rumatica - L'acqua aromatica
Gioacchino Belli

Il Belli è il Belli

Lavanda dentata

La lavandula che comunemente viene chiamata lavanda deriva il suo nome dal gerundivo lăvandus - a - um del verbo di prima coniugazione lăvor diatesi passiva di lăvo che significa bagnare o lavare e rievoca l'abitudine degli antichi romani di usarla nelle terme per profumare l'acqua con cui si aspergevano. Spighetta di San Giovanni è l'appellativo dovuto all'uso di comprarla alla vigilia della festa di San Giovanni nel mercato davanti alla Basilica di San Giovanni in Laterano per proteggersi dalle streghe che, per avvicinasi a chi la portava con sé, dovevano prima impegnarsi nella conta delle spighe e dei fiori che si protraeva fino all'aurora e svelava la loro presenza costrigendole a fuggire.

L'aspetto protettivo è tramandato anche da alcune leggende:

Una ragazza molto corteggiata per la sua straordinaria bellezza viene un giorno insidiata e inseguita da due uomini fin su le colline, la fanno cadere e le strappano le vesti, lei, piangendo, nel tentativo di coprire la sua nudità si gira verso il suolo, le sue lacrime si uniscono alla terra e germogliano; il suo corpo viene avvolto dai rami su cui spiccano dei bellissimi fiori blu e viola e i due persecutori fuggono via.

La figlia del re di Persia e il suo insegnate dai bellissimi occhi azzurri che le impartisce lezioni di astrologia e di botanica si innamorano e il dio Auramazda - Ahura - essere divino e Mazdā - sapiente, lasciando al loro posto una pianta di lavanda profumata come la principessa e dai fiori azzuri come gli occhi del suo amato, li porta insieme in cielo perché lei per la ragion di Stato avrebbe dovuto sposare un sultano.

La lavanda originaria del Mediterraneo occidentale appartiene alla famiglia delle Lamiaceae e conta circa 40 specie, ha i rami verde chiaro in gioventù e bruno rossiccio corticale in maturità, ha le foglie grigio-verde, leggermente pelose, opposte, sottili e lanceolate e, a seconda della varietà, con i margini lisci o dentati, ha i fiori blu violetti raccolti in spighe e nel dizionario universale economico rustico del 1797 è descritta così:

Spiga, Spigo, Spigo nardo, Lavanda, lat. Spica nardi, Nardus*, Lavandula, fr. Lavande. E' una sorte di arbusto ben noto, che mette tronchi duri, legnosi, quadrati, all’altezza di 2 o 3 piedi. Siffatti tronchi vanno carichi di foglie lunghe, strette, biancastre e terminati da spighe di fiori labiati - Tutte le parti della pianta tanno un odore aromatico e piacevole. La spiga è di circa la lunghezza e grossezza d'un dito assai leggera, coperta di peli lunghi rossicci, di un odor forte, e d’ un sapore amaretto ed acuto. Parecchie di queste spighe nascono dalla stessa radice. Il gambo è piccolo, e la radice è grossa comeo il cannello d’una penna. Questa è la spiga o lavanda volgare. Ve ne sono varie altre specie, fra le quali quella detta spìca celtica i che cresce nei Pirenei e ne’ monti del Tirolo, ed ha quasi le stesse virtù che la valeriana; ma non è stimata come la volgare; v'è una spiga americana con foglie simili al mirto; altra a fìore bianco; altra che nasce nelle Canarie. V. Asaro, Non è delicata questa pianta. Regge alle nostre invernate e in molti luoghi, ne’ montuosi in ispecie, nasce spontanea. Si propagano le mentovate specie di barbatelle, eccettuata l’ultima, che si moltiplica col seme. Nel giugno e luglio che queste piante sono cariche di fiori fanno una bella vista nei giardini, e ne imbalsamano l’aria coll'odore gratissimo delle loro spighe. Si distillano i fiori con vino bianco, acquavite, o spirito di vino, e si fa in questo modo lo spirito di lavanda, che s’impiega per dar odore all’ acqua colla quale uno si lava e per altri usi. Questi fiori rendono assai d’olio essenziale d’un gratissimo odore. Si cava ancor olio distillando il legno, le foglie ed anche le radici; quest’olio però cade in minor quantità ed è meno odoroso. Chi vuol fare un migliore spirito di lavanda, mescoli dell'olio essenziale nello spirito di vino distillato con ì fiori, e per compimento aggiungavi una piccola quantità di storace e di belzuino. Senza distillazione se volete
avere immediatamente un'acqua di lavanda, gettate una goccia o 2 d’olio di spigo nell’acqua pura, e agitatela in boccetta di collo stretto. L’olio di spigo viene raccomandato come un vermifugo. I pittóri da
smalto se ne servono per mischiare i colori che adoprano, e renderli scorrenti. Le pulci, i pidocchi ed
altri insetti abborriscono l'odore di tal olio, d’onde viene che egli vaglia per farli morire. I mazzetti fioriti di questa pianta si mescolano colle biancherie per dar loro buon odore: fra i panni ne caccia le tarle. Questi freschi sono avidamente succhiati dalle api; perciò la spiga dovrebbe coltivarsi nei luoghi vicini agli alveari. In questa maniera si otterrebbe ottimo mele; e l’acuto odore di essa pianta caccierebbe le tignuole, flagello di sì preziosi animali.

Nardus * = I greci chiamavano la lavanda Nardo da Naarda perché ritenevavano che fosse originaria  di questa città siriana.

Lavanda dentata

Per il loro profumo i fiori di lavanda venivano conservati nei cassetti con la biancheria e dalla fine del XVI secolo si inzia a trovare la documntazione sulle tecniche della sua coltivazione, la medicina popolare la usa per la bronchite, le coliche, la flatulenza, l'infiammazione del fegato, l'indigestione, per l'insonnia, il nervosismo, il raffreddore e la tosse.

E' questo spico di due spetie, il maschio e cioè lo spigo e la femina che si chiama lavanda.

La lavanda latifolia o lavanda a foglie larghe, spico o spigo:

Forma. ll maschio produce le foglie più larghe, più grosse, più robuete, e più bianche che la femina. È pianta ramusculosa, e legnosa come il rosmarino, folta di foglie lunghette, strette, e carnose. Dalle cime dei ramucelli nascono i fiori spicati di purpuco colore, con lungo picciolo, quadraro, sottile: i fiori hanno un'odore tanto acuto, ch'offendono il naso fiorisce di Giugno, e Luglio. I fiori stropicciati con foglie di ceci diventano rossi.
Loco. Nasce nei colli, e in luoghi sasosi, e illustrati dal sole, e seminasi; e trapiantasi con i rami negli horti.
Qualità. E lo spigo caldo e secco nel secondo grado completo. è aperitivo, assotigliatiuo, e digestivo, e è composto di parti sottili.
Virtù. Di dentro. Conferisce a tutte le frigide infermità del cervello, e massimamente allo spasimo, à i paralitici, al mal caduco alla apoplesia e ai letargici. Fortificano questi fiori lo stomaco, e disoppilano il fegato, è la milza. Scaldano la madrice. La decottion loro fatta in vino provoca bevuta l'orina, i mestrui, è le seconde. Giova alle passioni del cuore, dissolve le ventosità, giova al trabocco del fiele causatoo dall'oppilatione del fegato, e tanto più coce dovisi insieme, radici di finocchio, di sparigi, e marrobio, e cinamomo, onero garofani, macis cardamomo, cubebe, e foglie di rose secche. Giova la medesima decottione all'apoplesia, e vale a ricuperar la loquela.
L'Acqua distillata dai fiori bevuta alla quantità di duo cucchiari vale a ricuperarla favella perduta alle passioni del cuore, e della madrice.
Virtù. Di fuori. L'Acqua distillata dai fiori tenuta in bocca, mitiga il dolor dei denti, causato dal catarro. Vale nelle sincopi bagnandone il naso, e i polsi. Vale al dolor della testa, e alla vertigine causati dal freddo. Valea i membri intrigiditi, paralitici, e tremuli, e al medesimo vale l'herba fattone fomento, l'olio, fatto dai fiori per destillatione vale alle medesime infermità. E odoriferissimo, ma è di tanto acuto e penetratissimo odore, che suffoga ogn'altro odore, incorporato con esso, o tenuto appresso.

La lavandula angustifolia o officinalis, spica o spiga:

Forma. E pianta simile allo spigo, ma con foglie più sottili, più brevi, e più strette. I fiori parimente ha porporei con più lungo picciuolo, meno coloriti, e più aperti, d'odore molto più grato, quantunque non poco acuto, e la spica loro è più corta.
Loco. Nasce spontaneamente nei colli in luoghi sassosi, aprici, e ritruovasene in tutti gli Horti, e giardini.
Qualità. Ha le medesime facoltà che lo spigo, ma più piacevolmente riccalda, e assottiglia.
Virtù. Tanto la pianta, quanto i fiori, e l'acqua lambiccata da loro hano le medesime virtù che lo spigo,
ma particolarmente questa messa nelle caffè, e negli armarij da buon odore alle vesti, e le preserva dalle tignole.
L'Acqua lambiccata da questi fiori è molto odorata, e giova all'apoplesia, al sonno profondo, e all'epilesia applicata alla fronte, e alle tempie, gioia e ancora nelle sincopi, pur che non vi sia gran copia d'humori. Vale ai membri tremuli, alla vertigine allo spasimo Giova bevuta al peso di due once alle cose medesime, e alla lingua impedita. Tenuta in bocca vale ai dolori de' denti e alle ulcere della bocca, giova ai frigidi dolori della testa applicata.

Herbario nuovo
Castore Durante

Contiene acido caffeico, idrossicumarine, olio essenziale composto da acetato di linalide, canfora, cineolo e linalolo; tannini. È un analgesico, antibatterico, antinffiamatorio, antimicrobico, antispastico, ipocolesterolomizzante, sedativo, stimolante e tonico.
Uso esterno dell'olio essenziale per l'acne giovanile e per la rosacea, per gli eczemi, le ferite e le piaghe, per le nevralgie, per gli strappi, per i reumatismi in soluzione alcolica, per le vertigini.
Nel linguaggio dei fiori rappresenta la serena felicità generata dal ricordo di una persona cara e nel contempo rappresenta la diffidenza perché si credeva che tra i suoi rami si celassero le serpi. Un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di san Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

Non trasandata ti creò per vero
la cara madre: tal, lungo la via,
3tela albeggia, onde godi in tuo pensiero:

presso è la festa, e ognuno a te domanda
candidi i lini, poi che in tua balìa
6è il cassone odorato di lavanda.

Felici i vecchi tuoi; felici ancora
i tuoi fratelli; e più, quando a te piaccia,
chi sua ti porti nella sua dimora,
10o reginella dalle bianche braccia.

O reginella
Giovanni Pascoli

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

Brucia con le coccole il legno di ginepro
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...