venerdì 20 marzo 2015

Eclissi di primavera


E' iniziata così


per poi farsi largo timidamente tra le nubi,


ha raggiunto l'apice  della sua copertura


ed è scemata delicatamente 


per far splendere  di nuovo il sole

" Narra una leggenda cinese di due amanti che non riescono mai a unirsi. Si chiamano Notte e Giorno. Nelle magiche ore del tramonto e dell’alba gli amanti si sfiorano e sono sul punto di incontrarsi, ma non succede mai. Dicono che se fai attenzione, puoi ascoltare i lamenti e vedere il cielo tingersi del rosso della loro rabbia. La leggenda afferma che gli dei hanno voluto concedere loro qualche attimo di felicità; per questo hanno creato le eclissi, nel corso delle quali gli amanti riescono a unirsi e fanno l’amore. "

Quattro amici
David Trueba

Felice equinozio di primavera a voi !

giovedì 12 marzo 2015

Euoè ! Euhoe ! Evoè !

 - " E le balze abbandonai del sacro Tmòlo*
ché per Bromio* m'è soave la fatica, m'è dolcezza
la stanchezza, mentre intono l'evoè! "

 - " Evoè! "

 - " Chi sbarra, chi sbarra la via?
Si ritiri ogni profano, lunge stia
nella casa, in pio silenzio si raccolga: ché levare
la canzone sacra a Bacco spetta a me! "

 - " Evoè! "


"  ... e Bromio ci guida, e primo grida: Evoè! "

Tmòlo* = Sistema montuoso della Lidia chiamato oggi Bozdoğan
Bromio* = Epiteto di Dioniso/Bacco, da  βόόμος - fragore o fremito in riferimento alla madre Semele che colpita da un fulmine lo partorì tra i fragori dei tuoni e in riferimento al fremito prodotto dall'ebbrezza del vino

Baccanti 
Euripide




" ... esse allora veloci qua e là  furoreggiavano con cuore impazzito
gridando ' Euhoe ' , piegando le teste ' Euhoe ' ... "

Carmina - LXIV
Catullo


Al museo delle Terme di Diocleziano di Roma è conservato un vaso risalente più o meno al 770 a. C. , è un simbolo di prestigio che fa parte del corredo funerario di una donna inumata nella necropoli dell' Osteria dell' Orsa presso Gabii, un'antica città che, secondo la tradizione, vide impegnati Romolo e Remo nello studio del greco, sul vaso è inciso un graffito che rappresenta la più antica testimonianza della scrittura alfabetica greca in Italia; la parola Evlin o Evoin potrebbe riferirsi all'epiteto eulin-os = che fila bene oppure all'esclamazione di giubilo che le menadi/baccanti pronunciavano in onore di Dioniso/Bacco: Euoin - Euoi, Euhoe,  Evoè

" Evoè, di timor recente l’animo
Trema; di Bacco pieno il sen torbido
Si allieta. Evoè, Libero, pace, Pace,
tu, pel gran tirso, tremendo! "
 
Carmina libro II - 19
Quinto Orazio Flacco 

" ... Ognun segua, Bacco, te!
Bacco, Bacco, euoè! 

Ognun cridi: Bacco, Bacco! 
E pur cacci del vin giù. 
Po' co' suoni faren fiacco: 
Bevi tu, e tu, e tu!
I' non posso ballar più.
Ognun cridi: euoè! 

Ognun segua, Bacco, te! 
Bacco, Bacco, euoè! "


Fabula di Orfeo
Angelo Poliziano

Ne' lor canti armoniosi
Il mio nome ognor  risuonino,
E rintuonino
Viva Bacco il nostro Re !
Evoè 
Evoè;
Evoè replichi a gara
Quella turba* si preclara* ..."

turba* = moltitudine di gente
preclara* = chiara, illustre, nobile, splendente

Bacco in Toscana: Ditirambo
Francesco Redi

domenica 8 marzo 2015

Ascolta te stessa


La Creazione di Eva
1791 - 1793
Johann Heinrich Füssli 
Hamburger Kunsthalle - Amburgo

... Una volta, quando, durante una lite, lei si era rifiutata di dargli l'assegno  che aveva ricevuto da suo padre come regalo di compleanno, lui aveva affondato un coltello in tutte le tele e i quadri che erano in casa.
Continuando la sua storia, Lisa disse: " Ero tanto abbattuta che pensavo davvero : ' E' colpa mia, non avrei dovuto farlo arrabbiare tanto ' . Stavo ancora assumendomi la colpa di tutto, cercando di sistemare l'impossibile.
Il giorno dopo era sabato, Gary era uscito, e io stavo facendo pulizia in quella confusione, piangendo e gettando via i dipinti che mi erano costati tre anni di lavoro. Avevo acceso il televisore per distrarmi: stavano intervistando una donna che veniva picchiata dal marito. Non si vedeva la faccia, ma parlava della sua vita e, dopo aver descritto alcune scene veramente orribili, aveva detto : ' Non pensavo che fosse questo gran male, perché riuscivo a sopportarlo ' . "
Lisa scosse la testa lentamente. 
" Era quello che stavo facendo io, resistendo in quella situazione terribile perché riuscivo ancora a reggerla. Quando avevo sentito quella donna, avevo detto a voce alta: ' Ma tu hai diritto a qualcosa di più di quanto di peggio riesci a sopportare ' .
E' improvvisamente, ascoltai me stessa e mi misi a piangere ancora di più, perché avevo capito che anch'io facevo come lei. Avevo diritto a qualcosa di meglio della sofferenza, della frustrazione, delle spese e del caos. Insieme a tutti i miei quadri distrutti, dissi a me stessa: ' Non voglio più vivere in questo modo ' . "

Donne che amano troppo
Robin Norwood

Buona Giornata Internazionale della Donna a tutte le donne con l'augurio che ognuna di noi possa essere sostegno per se stessa e per le altre. 

giovedì 19 febbraio 2015

Andate via da Roma ...

Andate via da Roma, vandali, barbari senza coscienza! 
Viaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa !



" Di que' popoli antichi? or dov'è il grido
De' nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio
Che n'andò per la terra e l'oceano? "

La sera del dì di festa
Giacomo Leopardi

domenica 1 febbraio 2015

martedì 27 gennaio 2015

Cara Kitty

"Spero che ti potrò confidare tutto,
come non ho mai potuto fare con nessuno,
e spero che sarai per me un gran sostegno.
Anna Frank, 12 giugno 1942".


Domenica, 14 giugno 1942.
Venerdì 12 giugno ero già sveglia alle sei: si capisce, era il mio compleanno! Ma alle sei non mi era consentito d'alzarmi, 
e così dovetti frenare la mia curiosità fino alle sei e tre quarti. Allora non potei più tenermi e andai in camera da pranzo, 
dove Moortje, il gatto, mi diede il benvenuto strusciandomi addosso la testolina.
Subito dopo le sette andai da papà e mamma e poi nel salotto per spacchettare i miei regalucci. Il primo che mi apparve 
fosti tu, forse uno dei più belli fra i miei doni. Poi un mazzo di rose, una piantina, due rami di peonie: ecco i figli di Flora 
che stavano sulla mia tavola quella mattina; altri ancora ne giunsero durante il giorno.
Da papà e mamma ebbi ina quantità di cose, e anche i nostri numerosi conoscenti mi hanno veramente viziata. Fra 
l'altro ricevetti un gioco di società, molte ghiottonerie, cioccolata, un "puzzle", una spilla, la "Camera Obscura" di 
Hildebrand, le Leggende Olandesi" di Joseph Cohen, le "Vacanze di Montagna di Daisy", un libro straordinario, e un 
po' di denaro, così che mi potrò comperare i "Miti di Grecia e di Roma". Che bellezza!
Poi Lies venne a prendermi e andammo a scuola. Nell'intervallo offrii dei biscottini ai professori e ai compagni e poi ci 
rimettemmo al lavoro.
Ora devo smettere di scrivere. Diario mio, ti trovo tanto bello!

Mercoledì, 13 gennaio 1943.
Cara Kitty,
questa mattina mi hanno continuamente disturbata, e quindi non ho potuto combinare nulla.
Fuori, è spaventoso. Di giorno e di notte quei poveretti vengono trascinati via, senza poter portare con sé che un sacco da montagna e un po' di denaro. Durante il viaggio gli tolgono anche quel po' di roba. Le famiglie vengono divise, gli uomini di qua, le donne di là, i bambini da un'altra parte.
I bambini, venendo a casa da scuola, non trovano più i loro genitori. Le donne, tornando dal far le spese, trovano la casa sigillata e la famiglia scomparsa. 
Anche gli olandesi cristiani hanno paura; i loro figli sono spediti in Germania, tutti vivono nell'angoscia. E ogni notte centinaia di aviatori passano sull'Olanda, diretti verso le città tedesche, e là arano la terra con le bombe; e ogni ora cadono in Russia e in Africa centinaia, migliaia di uomini. Nessuno può starne fuori, tutto il mondo è in guerra e, sebbene vada meglio per gli alleati, non si vede ancora la fine. 
E noi... noi stiamo bene, meglio che milioni di altre persone. Siamo ancora tranquilli e sicuri e, come suol dirsi, ci mangiamo il capitale. Siamo così egoisti che parliamo di un "dopoguerra", ci rallegriamo pensando che avremo vestiti nuovi e scarpe nuove, mentre veramente dovremmo risparmiare ogni centesimo per aiutare gli altri, dopo la guerra, a salvare quello che è ancora salvabile.
I bambini qui vanno in giro con bluse leggere e zoccoli ai piedi, senza mantello, senza berretto, senza calze, e nessuno che li aiuti. Non hanno niente in pancia e masticano carote, lasciano la casa fredda per scendere nella strada fredda e andare a scuola in una classe ancor più fredda. Si è arrivati al punto, in Olanda, che moltissimi bambini fermano i passanti in strada per chiedere un pezzo di pane.
Potrei passar delle ore a raccontarti le miserie portate dalla guerra, ma ciò mi rende ancor più triste. Non ci resta altro che aspettare tranquillamente, fin che si può, la fine di questa miseria. Aspettano gli ebrei e aspettano i cristiani, tutto il mondo aspetta, e molti aspettano la morte.
La tua Anna.

Giovedì, 27 gennaio 1944.
Cara Kitty,
da qualche tempo mi ha presa la passione per gli alberi genealogici delle famiglie reali e sono giunta alla conclusione che, una volta cominciate queste ricerche, bisogna sempre risalire più indietro nel tempo, e si fanno scoperte sempre più interessanti.
Sebbene io mi dedichi con molto zelo alle mie materie di studio e riesca a seguire abbastanza bene la radio inglese, tuttavia passo ancora parecchie domeniche a riordinare e completare la mia grande raccolta di stelle del cinema che ha già raggiunto dimensioni assai rispettabili.
Il signor Kraler mi fa felice portandomi tutti i lunedì la rivista "Cinema E Theater". I miei coabitanti, che disdegnano la mondanità, dicono che questo mio vizietto è uno sciupio di denaro; però si stupiscono della precisione con cui, anche dopo un anno, so indicare gli attori di un determinato film. Elli, che va spesso al cinematografo col suo amico nelle giornate di libertà, al sabato mi comunica i titoli dei film che intende vedere, e io le so subito dire i nomi degli attori principali e il giudizio della critica. Or non è molto, mamma ha detto che io non avrò più bisogno di andare al cinema, perché ho già tutto in testa, argomento, attori e critica.
Se un giorno me ne arrivo con una nuova pettinatura, tutti mi guardano con aria di deplorazione e posso esser certa che qualcuno mi chiederà qual è la stella del cinema che ostenta questa acconciatura. Se rispondo che è invenzione mia mi credono soltanto per metà. Quanto alla pettinatura, non dura più di mezz'ora, perché mi stufo tanto dei loro giudizi negativi, che vado subito in camera da bagno a ripristinare la mia solita pettinatura tipo "casa-giardino-cucina".
La tua Anna.

1 agosto 1944.
Cara Kitty,
"un fastello di contraddizioni" è l'ultima frase della mia lettera precedente e la prima di quella di oggi. "Un fastello di contraddizioni", mi puoi spiegare con precisione che cos'è? Che cosa significa contraddizione? Come tante altre paroleha due significati, contraddizione esteriore e contraddizione interiore.
Il primo significato corrisponde al solito "non adattarsi all'opinione altrui, saperla più lunga degli altri, aver sempre l'ultima parola", insomma, a tutte quelle sgradevoli qualità per le quali io sono ben nota. Il secondo... per questo, no,non sono nota, è il mio segreto.
Ti ho già più volte spiegato che la mia anima è, per così dire, divisa in due. Una delle due metà accoglie la mia esuberante allegria, la mia gioia di vivere, la mia tendenza a scherzare su tutto e a prendere tutto alla leggera. Con ciò intendo pure il non scandalizzarsi per un flirt, un bacio, un abbraccio, uno scherzo poco pulito. Questa metà è quasi sempre in agguato e scaccia l'altra, che è più bella, più pura e più profonda. La parte migliore di Anna non è conosciuta da nessuno, - vero? - e perciò sono così pochi quelli che mi possono sopportare.
Certo, sono un pagliaccio abbastanza divertente per un pomeriggio, poi ognuno ne ha abbastanza di me per un mese. Esattamente la stessa cosa che un film d'amore per le persone serie: una semplice distrazione, uno svago per una volta, da dimenticare presto, niente di cattivo ma neppur niente di buono. E' brutto per me doverti dir questo, ma perché non dovrei dirlo, quando so che è la verità? La mia parte leggera e superficiale si libererà sempre troppo presto della parte più profonda, e quindi prevarrà sempre. Non ti puoi immaginare quanto spesso ho cercato di spingere via quest'Anna,che è soltanto la metà dell'Anna completa, di prenderla a pugni, di nasconderla; non ci riesco, e so anche perché non ci riesco. Ho molta paura che tutti coloro che mi conoscono come sono sempre, debbano scoprire che ho anche un altro lato, un lato più bello e migliore. Ho paura che mi beffino, che mi trovino ridicola e sentimentale, che non mi prendano sul serio. Sono abituata a non essere presa sul serio, ma soltanto l'Anna "leggera" v'è abituata e lo può sopportare, l'Anna "più grave" è troppo debole e non ci resisterebbe. Quando riesco a mettere alla ribalta per un quarto d'ora Anna la buona, essa, non appena ha da parlare, si ritrae come una mimosa, lascia la parola all'Anna n. 1 e, prima che io me ne accorga, sparisce.
La cara Anna non è dunque ancor mai comparsa in società, nemmeno una volta, ma in solitudine ha quasi sempre il primato. Io so precisamente come vorrei essere, come sono di dentro, ma ahimè, lo sono soltanto per me. E questa è forse, anzi, sicuramente la ragione per cui io chiamo me stessa un felice temperamento interiore e gli altri mi giudicano un felice temperamento esteriore. Di dentro la pura Anna mi indica la via, di fuori non sono che una capretta staccatasi dal gregge per troppa esuberanza. 
Come ho già detto, sento ogni cosa diversamente da come la esprimo, e perciò mi qualificano civetta, saccente, lettrice di romanzetti, smaniosa di correr dietro ai ragazzi. L'Anna allegra ne ride, dà risposte insolenti, si stringe indifferente nelle spalle, fa come se non le importasse di nulla, ma ahimè, l'Anna quieta reagisce in maniera esattamente contraria. Se ho da essere sincera, debbo confessarti che ciò mi spiace molto, che faccio enormi sforzi per diventare diversa, ma che ogni volta mi trovo a combattere contro un nemico più forte di me.
Una voce singhiozza entro di me: "Vedi a che ti sei ridotta: cattive opinioni, visi beffardi e costernati, gente che ti trova antipatica, e tutto perché non hai dato ascolto ai buoni consigli della tua buona metà". Ahimè, vorrei ben ascoltarla, ma non va; se sto tranquilla e seria, tutti pensano che è una nuova commedia, e allora bisogna pur che mi salvi con uno scherzetto; per tacere della mia famiglia che subito pensa che io sia ammalata, mi fa ingoiare pillole per il mal di testa e tavolette per i nervi, mi tasta il collo e la fronte per sentire se ho febbre, si informa delle mie evacuazioni e critica il mio cattivo umore. Non lo sopporto; quando si occupano di me in questo modo, divento prima impertinente, poi triste e infine rovescio un'altra volta il mio cuore, volgendo in fuori il lato cattivo, in dentro il lato buono, e cerco un mezzo per diventare come vorrei essere e come potrei essere se... se non ci fossero altri uomini al mondo.
La tua Anna.

Epilogo.
Qui finisce il diario di Anna. Il 4 agosto 1944 la polizia tedesca fece un'irruzione nell'alloggio segreto. Tutti i rifugiati clandestini e anche Kraler e Koophuis furono arrestati e condotti in campi di concentramento tedeschi od olandesi. L'alloggio segreto fu perquisito e saccheggiato dalla Gestapo. In un mucchio di vecchi libri, riviste e giornali rimasti per terra, Elli e Miep trovarono il diario di Anna. Salvo alcune parti che non hanno interesse per il lettore, il testo originale è stato stampato integralmente.
Dei rifugiati si salvò solamente il padre di Anna, mentre Kraler e Koophuis resistettero alle privazioni del campo di concentramento olandese e fecero ritorno alle loro famiglie. Anna morì nel marzo 1945 nel campo di concentramento di Bergen Belsen, due mesi prima della liberazione dell'Olanda.

Il diario di Anna Frank

sabato 10 gennaio 2015

La religione, fonte di ogni male ...


La religione diventa il capro espiatorio, la fonte di ogni male, quando si verificano delle tragedie come quella successa in Francia in questi giorni; per chi non ha la capacità di discernere, i credenti possono essere tutti indottrinati senza che in essi appaia un pur minimo senso critico, ma la realtà è che la stupidità fa parte di questo mondo ed uno stupido, credente o meno, che ha bisogno del riconoscimento sociale per dimostrare il valore della sua esistenza, insoddisfatto della sua vita, è facile preda di chi senza scrupolo per provocare danni strumentalizza la religione appigliandosi alla scusa di aver ricevuto un' offesa; ridicolo e penoso allo stesso tempo;  la religione non è fanatismo e la satira, per quanto eccessiva possa essere, è libero pensiero che non intacca in alcun modo Dio e chi è strutturato in qualsiasi credo e in se stesso, anche se umanamente d'impatto può rimanerci male, non può sentirsi offeso da qualcosa che per lui non corrisponde alla verità, non è possibile pensare tutti allo stesso modo e non è pensabile censurare la libertà di espressione. Facciamoci la guerra con le parole e rispettiamo la vita.

Piena solidarietà alla Francia !

" Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo "

Attribuita a Voltaire
 da Evelyn Beatrice Hall

P.S. Potrò tornare da voi solo la prossima settimana, il mio computer si è fuso , un grazie alla mia Sorellina che mi ha concesso l'utilizzo del suo per questo post e un abbraccio a tutti !

martedì 6 gennaio 2015

A mezzanotte in punto

Ecco la notte dell'Epifania che conclude la stagione natalizia sulla scia della Stella Cometa che conduce alla grotta del Bambin Gesù, con la Befana ultima portatrice di doni insieme ai tre Re Magi. 


" La notte dell'Epifania ( a Roma ).
Tutte le finestre guernite di scarpine, di cestellini, di calzettine. A mezzanotte in punto passa la processione della Befana - illuminata di luce elettrica. La Befana, vecchiarella rubizza, vestita alla rococò siede sul suo carrozzone dorato, tirato da somari bianchi, guardando con l'occhialetto dallo sportello. Ha presso il suo segretario particolare, un uccelletto dal becco gentile che le confida all'orecchio i desideri ed i sogni delle bambine e dei bambini che si raccomandano a lei. Essa ha ricevuto in quel giorno mucchi di letterine dai bimbi, su carta rosea e azzurra. Dinanzi alla carrozza, una musica di zufoli e di trombettine di latta. Seguono molti carri zeppi di balocchi, di libri, di dolci. Intorno ai carri, angioli vestiti di bianco, colle ali di cigno. Ad ogni casa la processione si arresta. L'uccellino dice una parolina alla Befana - essa fa cenno, e tosto un angiolo prende dai carri o confetti, o giocattoli o volumi e vola a deporli sulle finestre nelle scarpine, nei pedalini, nei panierini, dei bambini boni. Talvolta però la Befana fa un altro segno. Ai carri bianchi sussegue un carretto tutto nero, tirato da caproni - con diavoletti rossi per cocchiere e servitori. Il carretto è pieno di cenere e di carboni. I diavoletti ne pigliano manate e vanno a empirne le calze ecc. dei bambini cattivi. E qualche volta, anzi, non prendono nulla dal carrettino. Si tratta allora di un bimbo cattivissimo. Un diavoletto dalle ali di pipistrello, più brutto degli altri, vola alla finestra indicata, vi si acchiocciola, e vi lascia uno stronzino*. "

Note azzurre
Carlo Dossi


stronzino* = Dovrebbe essere una moneta o un oggetto senza valore

Buona Epifania

Per chi è interessato



giovedì 1 gennaio 2015

" Esiste un grande anno del divenire "


" ... Tu insegni che esiste un grande anno del divenire,
un anno fuor d'ogni limite grande, il quale,
simile ad una clessidra, deve capovolgersi sempre ... "

Friedrich Nietzsche

Tanti auguri a tutti voi per un anno radioso in divenire fuori dai limiti !

sabato 27 dicembre 2014

Un uomo di neve

Tra le tante figure che illustrano la stagione natalizia c'è anche quella dell'uomo di neve, rotondo, soffice e candido, in alcuni casi come in quello che segue riesce addirittura a prendere vita!

" Quel mattino lo svegliò il silenzio. Marcovaldo si tirò su dal letto col senso di qualcosa di strano nell'aria. Non capiva che ora era, la luce tra le stecche delle persiane era diversa da quella di tutte le ore del giorno e della notte. Aperse la finestra: la città non c'era più, era stata sostituita da un foglio bianco. Aguzzando lo sguardo, distinse, in mezzo al bianco, alcune linee quasi cancellate, che corrispondevano a quelle della vista abituale: le finestre e i tetti e i lampioni lì intorno, ma perdute sotto tutta la neve che c'era calata sopra nella notte ...
... I ragazzi del cortile avevano fatto un uomo di neve. - Gli manca il naso! - disse uno di loro. - Cosa ci mettiamo? Una carota! - e corsero nelle rispettive cucine a cercare tra gli ortaggi.
Marcovaldo contemplava l'uomo di neve. " Ecco, sotto la neve non si distingue cosa è di neve e cosa è soltanto ricoperto. Tranne in un caso: l'uomo, perché  si sa che io sono io e non sono questo qui"
Assorto nelle sue meditazioni, non s'accorse che dal tetto due uomini gridavano: - Ehi, monsù, si tolga un po' di lì! - Erano quelli che fanno scendere la neve dalle tegole. E tutt'a un tratto, un carico di neve di tre quintali gli piombò addosso.



I bambini tornarono col loro bottino di carote. - Oh! Hanno fatto un altro uomo di neve! - In mezzo al cortile c'erano due pupazzi identici, vicini.
- Mettiamogli il naso a tutti e due! - e affondarono due carote nelle teste dei due uomini di neve.
Marcovaldo, più morto che vivo, sentì, attraverso l'involucro in cui era sepolto e congelato, arrivargli del cibo.
E masticò.
Mammamia! La carota è sparita! - I bambini erano molto spaventati.
Il più coraggioso non si perse d'animo. Aveva un naso di ricambio: un peperone; e lo applicò all'uomo di neve.
L'uomo di neve ingoiò anche quello.
Allora provarono a mettergli per naso un pezzo di carbone, di quelli a bacchettina. Marcovaldo lo sputò via con tutte le sue forze. - Aiuto! E' vivo! E' vivo! - I ragazzi scapparono.
In un angolo del cortile c'era una grata da cui usciva una nube di calore. Marcovaldo con pesante passo d'uomo di neve, si andò a mettere lì. La neve gli si sciolse addosso, colò in rivoli sui vestiti: ne ricomparve un Marcovaldo tutto gonfio e intasato dal raffreddore. " ...

Marcovaldo
Italo Calvino

Per chi è interessato



giovedì 25 dicembre 2014

La tregua di Natale


Il 28 giugno 1914 l'assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando erede al trono austro-ungarico, commesso dallo studente serbo Gavrilo Princip, innescò la scintilla che il 28 luglio 1914 accese il primo conflitto mondiale che durò 4 anni e coinvolse ben 28 nazioni contrapposte in due schieramenti. 
Durante il primo Natale di guerra sul fronte occidentale nelle trincee della città belga di Ipro (in olandese Ieper e in francese Ypres) situata nelle Fiandre, i soldati britannici e quelli tedeschi instaurarono la prima tregua di Natale che negli anni successivi fu ripetuta anche su altri fronti e ostacolata dagli alti comandi dei due eserciti.


Giorno di Natale, 1914

Janet, sorella cara,

sono le due del mattino e la maggior parte dei nostri uomini sta dormendo nelle loro buche, ma io non riesco ad addormentarmi se prima non ti scrivo dei meravigliosi eventi della vigilia di Natale. In verità, quello che è successo sembra quasi una favola e se non lo avessi visto con i miei occhi, avrei fatto fatica a crederci. Prova a immaginare: mentre tu e la tua famiglia cantavate davanti al fuoco lì a Londra, io ho fatto lo stesso con i soldati nemici qui nei campi di battaglia di Francia!

Le prime battaglie della guerra hanno fatto così tanti morti da portare entrambe le parti a rimanere in attesa dei rinforzi. Siamo quindi rimasti nelle nostre trincee ad aspettare. 

Ma che attesa tremenda! Siamo consapevoli che da un momento all’altro un colpo di artiglieria potrebbe caderci addosso ed esplodere accanto a noi in trincea, uccidendo o mutilando molti uomini. E quando è giorno non abbiamo il coraggio di alzare la testa da terra, per paura dei proiettile di un cecchino. 

E poi la pioggia. E’ caduta quasi ogni giorno. Naturalmente, si raccoglie proprio nelle nostre trincee, dove dobbiamo toglierla con pentole e padelle. E con la pioggia è venuto il fango, profondo un piede o qualcosa di più. Sporca tutto e risucchia i nostri stivali. Una nuova recluta è rimasta con i piedi bloccati nel fango e, quando ha cercato di liberarsi, è rimasta bloccata anche con le mani, proprio come in quella storia americana del bambino di catrame! 

Nonostante ciò, non potevamo fare a meno di provare curiosità per i soldati tedeschi al fronte. Dopo tutto, hanno affrontato gli stessi pericoli che abbiamo affrontato noi e sono impantanati nello stesso fango. E la loro prima trincea è a soli 50 metri dalle nostre. Lo spazio che ci separa da loro è la Terra di Nessuno, delimitata su entrambi i lati dal filo spinato, ma i tedeschi sono abbastanza vicini a noi che a volte sentiamo le loro voci. 

Naturalmente, noi li odiamo quando uccidono i nostri amici. Ma altre volte abbiamo scherzato su di loro e ci sembra quasi di avere qualcosa in comune. E ora sembra che anche loro provino lo stesso. 

Proprio ieri mattina, il giorno della vigilia di Natale, abbiamo avuto la nostra prima gelata. Infreddoliti come eravamo, l’abbiamo accolta con favore, perché almeno ha indurito il fango. Tutto era tinto di bianco dalla brina, mentre splendeva un bel sole. Un perfetto tempo natalizio! 
Durante il giorno ci sono stati piccoli scambi d’artiglieria da entrambi i lati. E quando il buio è sceso sulla nostra vigilia di Natale, le ostilità si sono fermate del tutto. Il nostro primo totale silenzio da mesi! Speravamo che promettesse una vacanza tranquilla, ma non ci contavamo molto. Ci avevano detto che i tedeschi avrebbero attaccato e cercato di prenderci alla sprovvista. 
Sono andato a riposare e, sdraiato sulla mia branda, mi sono addormentato. Il mio amico John è corso a svegliarmi, urlando: ”Vieni a vedere! Guarda cosa fanno i tedeschi! “. Ho preso il fucile, barcollando nella trincea, alzando la testa con cautela al di sopra dei sacchi di sabbia. 
Mai avrei sperato di vedere uno spettacolo più strano e più bello di quello. Grappoli di piccole luci brillavano lungo tutta la linea tedesca, a destra e a sinistra, a perdita d’occhio. 
“Cosa è?” ho chiesto a John, e mi ha risposto: “Alberi di Natale!“ 
Era tutto vero. I tedeschi avevano messo gli alberi di Natale di fronte alle loro trincee, illuminati con candele o lanterne. E poi li abbiamo sentiti cantare. “Stille nacht, heilige nacht …” 
John conosceva quel canto e l’ha tradotto: ” Notte silenziosa, notte santa“. 
Non avevo mai sentito un canto più bello, o più significativo, in quella tranquilla e chiara notte. 
Quando i tedeschi finirono di cantare, gli uomini nella nostra trincea applaudirono. Sì, i soldati britannici applaudivano i tedeschi! Poi, uno dei nostri ha cominciato a cantare e, subito, ci siamo uniti tutti con lui.. “The first Nowell, the angel did say…”. Sinceramente, nel canto non eravamo bravi come i tedeschi, con le loro sottili armonie. Ma hanno risposto con applausi entusiasti e subito hanno cominciato a ricantare: “O Tannenbaum, o Tannenbaum…“ 
A cui abbiamo risposto: ”O Come All Ye Faithful… ” 
E questa volta si sono uniti al nostro coro cantando le stesse parole in latino “ Adeste Fideles…“ 
Inglesi e tedeschi che cantano insieme nella Terra di Nessuno! Ho pensato che niente sarebbe potuto essere più stupefacente di questo ma, quello accadde dopo, lo fu ancora di più . 
“Inglese, esci fuori!” ha urlato uno di loro. ”Tu non sparare, noi non spariamo“. 
Ci siamo guardati l’ un l’altro con una certa perplessità nella trincea. Poi uno di noi ha gridato scherzosamente: ” Vieni fuori tu!.” 
Siamo rimasti stupiti nel vedere due di loro uscire dalla trincea, scavalcare il filo spinato e avanzare senza protezione lungo la Terra di Nessuno. Uno di loro ci ha gridato: “Mandate un ufficiale per parlare.“ 
Ho visto uno dei nostri uomini sollevare il fucile e, senza dubbio, anche altri hanno fatto lo stesso, ma il nostro capitano non era d’accordo: “Non sparate!“. Poi è andato incontro ai tedeschi a metà strada. Li abbiamo sentiti parlare e, pochi minuti dopo, il capitano è tornato con un sigaro tedesco in bocca!. “Abbiamo concordato che non ci sarà alcuno scontro prima della mezzanotte di domani. Ma le sentinelle devono rimanere in servizio e il resto di voi deve stare all’erta“. 
In pochi minuti però più di un centinaio di soldati e ufficiali di entrambi le parti erano nella Terra di Nessuno, stringendo la mano a uomini che fino a poche ore prima avevamo cercato di uccidere! 
Abbiamo accesso un falò e intorno c’erano seduti gli inglesi in khaki e i tedeschi in grigio. Devo ammettere che i tedeschi erano vestiti meglio, con le loro nuove uniformi. 
Solo un paio di nostri uomini conoscevano il tedesco, invece molti tedeschi parlavano l’inglese. Ho chiesto a uno di loro il perché. 
“Perché molti di noi hanno lavorato in Inghilterra!” mi ha detto. ”Prima di tutto questo facevo il cameriere al Cecil Hotel. Magari ho servito anche al tuo tavolo! “ 
“Forse!“, gli ho risposto ridendo. 
Mi ha raccontato che la sua fidanzata era a Londra e che la guerra aveva interrotto i loro piani per il matrimonio. Gli ho detto: “Non ti preoccupare. Per Pasqua vi avremo battuti e allora potrai tornare indietro e sposarla.” 
Lui ha sorriso. Poi mi ha chiesto se potevo inviare alla ragazza una cartolina che mi avrebbe dato più tardi, e gli ho promesso che lo avrei fatto. 
Un altro tedesco era stato un facchino alla stazione Victoria. Mi ha fatto vedere una foto della sua famiglia che sta a Monaco di Baviera. Gli ho detto che sua sorella maggiore era così bella che sarei stato felice di poterla incontrare un giorno. Mi ha risposto che gli sarebbe piaciuto moltissimo e mi ha lasciato l’indirizzo della sua famiglia. 
Anche quelli che non riuscivano a conversare si scambiavano i regali- le nostre sigarette per i loro sigari, il nostro tè per il loro caffè, la nostra carne in scatola per le loro salsicce. Abbiamo scambiato anche distintivi e bottoni delle uniformi e uno dei nostri ragazzi se ne è uscito con l’elmetto con il chiodo! Ho scambiato un coltello a serramanico per una cintura di cuoio, un ricordo che ti mostrerò quando farò ritorno a casa. 
Ci siamo scambiati anche i giornali. I tedeschi, mentre li leggevano, ridevano. Ci hanno assicurato che la Francia era quasi alle corde e la Russia prossima alla disfatta. Gli abbiamo risposto che non era assolutamente vero e uno di loro ci ha detto: “Bene, voi credete ai vostri giornali e noi ai nostri “. 
Chiaramente gli avevano mentito, ma dopo aver incontrato questi uomini, mi chiedo quanto veritieri erano i nostri giornali. Questi non sono i “barbari selvaggi” di cui tanto avevo letto. Sono uomini con case e famiglie, con le loro speranze e le loro paure, i loro principi e, sì, il loro amore per la Patria. In altre parole, uomini come noi. Perché ci hanno portato a credere il contrario? 
Dato che cominciava a farsi tardi, abbiamo intonato un altro paio di canzoni intorno al fuoco e poi tutti insieme abbiamo cantato -non ti sto dicendo una bugia- “Auld Lang Syne.” Ci siamo lasciati con la promessa di rivederci domani e organizzare magari una partita di calcio. 
Stavo per tornare in trincea quando un tedesco più vecchio mi ha afferrato il braccio. ”Mio Dio,” mi ha detto, “perché non possiamo avere la pace e andarcene tutti a casa?” 
Gli ho risposto : ”Bisogna chiederlo al vostro imperatore.” 
E lui: ”Forse, amico mio. Ma anche noi dobbiamo chiederlo ai nostri cuori. “ 
E così, cara sorella, dimmi, c’è mai stata una vigilia di Natale come questa? E che cosa significa tutto questo? 
Per i combattimenti qui, naturalmente, significa poco purtroppo. Per quanto quei soldati possano essere buoni compagni, eseguono gli ordini e noi facciamo lo stesso. Inoltre, noi siamo qui per fermare il loro esercito e rimandarli a casa, e non possiamo sottrarci a questo dovere. 
Eppure, non si può non immaginare cosa accadrebbe se lo spirito che si è rilevato qui fosse colto dalle nazioni del mondo. Certo, le controversie devono sempre sorgere. Ma cosa accadrebbe se i nostri capi si scambiassero auguri al posto degli avvertimenti? Canzoni invece di insulti? Regali invece di rappresaglie? Non sarebbe la fine di tutte le guerre? 
Tutte le nazioni dicono di volere la pace. Eppure, in questa mattina di Natale, mi chiedo se la vogliamo abbastanza.

Il tuo caro fratello
Tom.




La tregua di Natale in un'illustrazione del settimanale London News

Grazie alle lettere dei soldati spedite ai familiari, la notizia della tregua fu fatta trapelare dal New York Times anche se gli organi di stampa erano sottoposti a censura; seguirono poi le pubblicazioni in Europa e il 1° gennaio 1915 sul Times apparve un articolo che riportava il risultato finale della partita tra britannici e tedeschi: 3 a 2 per i tedeschi. 

Il primo dicembre abbiamo intrapreso insieme un viaggio con la voglia di calarci nella spiritualità che la nostra meta meritava, mi sono commossa con voi, mi sono emozionata, ho sorriso, ho pianto e in un certo senso ho affidato la mia anima alla vostra come credo voi abbiate affidato la vostra alla mia, è stata un'esperienza magica che mi ha arricchito perché oggi mi sento ancor più vicina ad ognuno di voi, quindi grazie di cuore a tutti coloro che con tanta generosità hanno donato il loro tempo al nostro  Calendario dell'Avvento che è stato molto di più di una semplice staffetta e grazie anche a chi lo ha sostenuto con i propri commenti.

In questo centesimo anniversario della tregua di Natale, un abbraccio e i miei più sentiti auguri di buon Natale a tutti voi! 


domenica 21 dicembre 2014

Lo specchio di Golconda - Tre monete d'oro e un cuore


Io e tuo padre 

Stanotte il buon Dio ha lasciato sul mio letto tre monete d'oro e un messaggio: " usali come vuoi". 
Io ho speso la prima comprando giocattoli per un nonno triste, che non aveva nulla da regalare al suo nipotino.
La seconda l' ho lasciata nelle tasche di un padre così povero che piangeva tornando a casa senza nulla per i figli.
L'ultima l'ho donata ad un angelo affinché ponesse nella mia mano il sorriso di un bimbo giunto in cielo per portarlo alla madre che lo aveva perso.
Ho finito ciò che avevo, perdonami amore mio perché non ho più nulla da regalare a te per questo Natale se non il mio cuore, però se un po' conosco quel Signore lassù vedrai che mi farà credito.

Buon Natale

Golconda


Tra luci, colori, regali e brillantini, tavole imbandite, giochi, girandole e decorazioni, quel che poi veramente conta è l'amore!

Passo il testimone a Graziana del blog Attimi 

Il nostro Calendario dell'Avvento ha una finestra in più che il 25 dicembre ci porterà nel mondo del Folletto del Vento 



giovedì 18 dicembre 2014

I menestrelli di Natale

William Wordsworth noto per la raccolta delle Ballate Liriche pubblicate nel 1798 insieme a Samuel Taylor Coleridge, rivoluziona il linguaggio della poesia, aprendo la strada al Romanticismo inglese. Pone l'attenzione sul contenuto che non si struttura più sulla rima ma sulle espressioni popolari usate nella vita quotidiana che diventano la manifestazione delle sensazioni che si amplificano in una verità profetica offerta al lettore dal poeta

" Ho detto che la poesia è lo spontaneo straripamento di potenti sensazioni: prende origine dall'emozione ricondotta nella tranquillità "

Ballate Liriche - Prefazione

Durante la stagione natalizia del 1820 scrive questa poesia al fratello Reverendo Dottor Christopher Wordsworth e lo invita a seguirlo, libero da pensieri,  in quell'emozione che si muove e rivive nelle antiche tradizioni della terra natia.

N.B. Nel tradurre per attenermi al testo originale non ho regalato quasi nulla a William Wordsworth, come fanno i grandi maestri della traduzione italiana che hanno la capacità di rendere armonico anche ciò che armonico non è, ma se le concederete un po' del vostro tempo, tra le righe, passo dopo passo, scoprirete tutta la bellezza di questa poesia.


William M. Spittle 


" I menestrelli suonavano i loro canti natalizi
stanotte sotto la gronda della mia casa di campagna
mentre colpiti dalla luna maestosa
gli allori dalle foglie compatte
riflettevano una lucentezza ricca e abbagliante
che sopraffaceva il loro verde naturale.

Tra la collina e la valle ogni brezza
 sprofondava  per riposare con le ali piegate:
l'aria era tagliente, ma non poteva congelare
né controllare la musica delle corde;
così forte e ardita era la banda
che strimpellava gli accordi con mano vivace.

E chi solo ascoltava?* - Riponeva nel cassetto delle donazioni il compenso
per la realizzazione della richiesta di ogni ospite,
offrivano saluti, suonavano la musica
in onore di ogni nome della famiglia
opportunamente pronunciato con una potente ispirazione,
e un allegro Natale auguravano a tutti.

Oh fratello! Riverisco la scelta
che ti  ha portato via dal colle nativo;
e ti ha offerto la gioia
sebbene la piena cura del pubblico spesso dissoda
(solo il Cielo è testimone della fatica)
un terreno arido e ingrato.

Ma vorrei che tu, con me e i miei
avessi udito questo rituale perenne
e avessi visto sui volti brillare
una vera rinascita della luce
che la natura e l'energie rustiche
nella semplice infanzia propagavano attraverso di noi.

Il piacere non ha smesso di esser presente
in questi cicli annuali così attesi
sia che al cancello sontuoso dell'uomo ricco
evochino suoni spontanei,
o siano offerti alla porta
che protegge l’ultimo dei poveri.

Come è toccante quando a mezzanotte
i venti trasportano la neve ovattata, e tutto è buio,
ascoltare e sprofondare di nuovo nel sonno!
O ad un incontro precedente, osservare,
intorno al fuoco ardente, tuttora con il fiato sospeso
l'innocenza che si compiace di se stessa;

il cenno reciproco - la solenne effigie
dei cuori che traboccano di letizia
e qualche lacrima non più trattenuta che aumenta
per i nomi uditi un tempo e ora non uditi più;
lacrime illuminate dalla nenia
per l'infante adagiato nella culla.

Ah! Non solo per i campi di smeraldo
per l'ambiente dei ruscelli più puri e lucenti
della leggendaria Cintura di Citarea*
scintillante prima della vista di Giove Tonante*
nel profondo del cuore ho cara
la terra dove siamo nati e cresciuti!

Salve, antiche usanze! Difesa sicura 
in cui sopravvivono le leggi morali:
frammenti d'amore il cui senso di modestia
si raccoglie così in piccole stanze.
Salve a voi, tradizioni di incontaminata matrice,
e a voi, vecchi monti, che le custodite.

Si paziente con me, fratello! Placa il pensiero
che offende o condanna questa passione; 
se la gaia fantasia mai ti ha portato
dalle fiere sponde del Tamigi
e dalle venerabili torri di Lambeth
verso umili ruscelli e pergole verdi.

Si, può essere, che si fallisca nel trovare
un po' di leggerezza anche nelle giornate più indaffarate,
momenti in cui proiettare uno sguardo indietro
e trarre beneficio da quei raggi gentili
che rivelano tutto il passato lontano 
e attraverso le nuvole a volte vengono rubati,

Quindi, mentre il fragore della città imperiale
pulsa frequente nel tuo orecchio annoiato
l' attenzione desiderata possa io conquistare
per dibattiti meno rigorosi
che né opprimano, né ripugnino
ma colmino la vuota valle con la gioia. "

E chi solo ascoltava?* = Si riferisce a chi accompagnava i menestrelli per raccogliere le offerte da donare ai poveri
Cintura di Citerea* = Citerea è uno dei tanti epiteti di Venere che deriva dal nome dell'antica città di Citéra nelle cui acque nacque la dea dell'amore e della bellezza, pertanto Cintura di Citerea corrisponde alla Cintura o Cintola di Venere, un fenomeno atmosferico per cui su tutto l'orizzonte si diffonde un bagliore rosato dalla forma arcuata che visivamente è molto bello e si verifica appena dopo l'alba o appena dopo il tramonto. 
Giove Tonante* = uno degli epiteti di Giove signore del fulmine e del tuono  

I menestrelli di Natale
William Wordsworth
traduzione di Sciarada Sciaranti


Ciao papà


sabato 13 dicembre 2014

La notte di santa Lucia

Dopo san Nicola, sulla via che muove verso il Natale, in dorso ad un asinello che traina un carretto, annunciata dal suono di un campanello, la notte del 13 dicembre, giunge santa Lucia a portare i doni ai bambini buoni che per non farla arrabbiare devono andare a dormire vincendo la curiosità di vederla e possono lasciare un piattino con dei biscotti per lei e del fieno e una carota per il suo accompagnatore.


La notte di santa Lucia

Questa è la notte di santa Lucia
senti nell'aria la sua magia.
Lei vola veloce col suo asinello
atterra davanti ad ogni cancello.
Ad ogni finestra un mazzolin di fieno
e l'asinello ha già fatto il pieno.
Santa Lucia con il suo carretto
lascia a tutti un gioco e un dolcetto.
porta ai bambini tanti regali
tutti belli, tutti speciali.


Auguri Lucia, amica mia, auguri per oggi e per domani!
Auguri a tutte le Lucie!

Per chi è interessato



lunedì 8 dicembre 2014

" Risplendeva di riflesso ... "

Chi di noi non sorride di gioia nel momento in cui scorge quella luce che illumina gli occhi dei bambini quando sono felici ? Tentiamo di riprodurla nei nostri alberi di Natale e in tutte le nostre decorazioni natalizie, ma, acquista la sua magia, la sua bellezza e il suo vero splendore, solo dopo che viene toccata dallo sguardo di quegli occhi innocenti e puri.
Sembra che anche Charles Dickens la pensasse così e lo spiega in quella che, nella letteratura, è tra le prime descrizioni dell'albero di Natale 


L'albero di Natale 
Albert Chevalier Tayler
1911

" Questa sera, sono stato a guardare un' allegra compagnia di bambini riuniti intorno a quel grazioso giocattolo tedesco, un albero di Natale. L'albero è stato piantato al centro di una grande tavola rotonda, e torreggiava sopra le loro teste. E' stato brillantemente illuminato da una moltitudine di piccoli coni; e ovunque sfavillava e scintillava con oggetti luminosi. C'erano le bambole dalle guance rosee, che si nascondevano dietro le foglie verdi; e c'erano dei veri orologi (movibili con le mani, un minimo, e una capacità infinita di durata della carica) penzoloni da innumerevoli rami; c'erano lucidi tavoli francesi, sedie, reti, armadi, orologi otto giorni*, e vari altri articoli di arredamento domestico (meravigliosamente realizzati, in latta, a Wolverhampton), appollaiati tra i rami, come se fossero in preparazione per qualche fatato governo della casa; c'erano dei giocondi, piccoli uomini dalla faccia larga, molto più gradevoli nell' aspetto di molti veri uomini e nessuna meraviglia, quando togliendo la testa, mostravano di essere pieni di confetti; c'erano violini e tamburi; c'erano tamburelli, libri, scatole da lavoro, scatole per dipingere, scatole di dolciumi, scatole mostra-diapositive e tutti i tipi di scatole; c'erano ninnoli per le ragazze più grandi, molto più brillanti rispetto a qualsiasi tipo d'oro e di gioielli degli adulti; c'erano cestini e puntaspilli in tutte le inclinazioni; c'erano pistole, spade, e striscioni; c'erano trottole a filo*, trottole a molla*, agorai*, nettapenne*, boccette dei sali, carte di conversazione, diffusori di aromi; frutta vera, resa abbagliante artificialmente con la foglia d'oro; imitazioni di mele, pere, e noci, stracolme di sorprese; in breve, come una bella bambina, prima di me, deliziata sussurrò a un altro bel bambino, il suo amico del cuore, "C'era ogni cosa, e di più." Questa la variegata collezione di oggetti strani, raggruppati sull'albero come frutta magica, e risplendeva di riflesso, degli sguardi luminosi che da ogni parte erano diretti verso di lei, alcuni occhi diamantati che l'ammiravano erano quasi a livello della tavola, e alcuni languivano in timida meraviglia sui seni delle belle mamme, delle zie, e delle infermiere, fatta una vivace realizzazione delle fantasie dell'infanzia; e mi misi a pensare come tutti gli alberi che crescono e tutte le cose che fanno parte dell' esistenza sulla terra, hanno i loro ornamenti selvatici che in quel momento erano ben ricordati. " ...


orologi otto giorni*  = Orologi la cui carica dura otto giorni 
trottole a filo - trottole a molla* = Nel testo originale le trottole a filo, che su quattro lati hanno disegnate delle lettere che permettono nel gioco di determinare chi ha vinto e chi ha perso, si chiamano teetotums - le trottole a molla invece si chiamano humming-tops
agorai* = Astucci a forma di cilindro per conservare gli aghi
nettapenne* = formato da pezzetti di panno sovrapposti e cuciti insieme, serviva ad asciugare il pennino bagnato d'inchiostro

Liberamente tratto e tradotto da:
Un albero di Natale
Charles Dickens

Buona festa dell'Immacolata !

Per chi è interessato


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