martedì 23 maggio 2017

La musica continuerà a suonare


Sai una cosa Salman Abedi, lassù in cielo, ammesso che ci arrivi fin lì, non troverai le settantadue vergini ad aspettarti ma le ventidue persone che hai ucciso e sai un'altra cosa ragazzo ...  la musica continuerà a suonare.

martedì 16 maggio 2017

Il canto dell'oceano Pacifico


Il litorale della costa peruviana non è certo il massimo per apprezzare la bellezza di quell'oceano Pacifico che appare in una sporca veste grigio verde sbiadita in cui si perdono persino i lineamenti dell'orizzonte, ma le sue onde lunghe e spaziose creano uno sciabordio così placido che rende a pieno il significato del nome che porta; questo mastodontico Mare del Sud, conosciuto dagli europei per la prima volta nel 1520 e ribattezzato Pacifico da Ferdinando Magellano, ammalia con il suo canto rassicurante, dolcemente potente e reboante per l'eco che ritorna dall'impatto con la scogliera del Larcomar e del ricco quartiere Miraflores di Lima, il Pacifico è un fondista che non può essere incalzato dalla velocità, mi ha rapita con il suo movimento lento, con la sua pacata imponenza e sarei rimasta lì ad ascoltarlo per ore e ore, nessuno lo ha notato, nessuno si è concesso la possibilità di cogliere quella diversità e subito dopo le foto di rito, corredate dall'inquinamento acustico del vociare e dei risolini frenetici, pronti a immortalare un'altra meta da mostrare senza capire il privilegio di assistere a un tale spettacolo.


" Sono l'oceano Pacifico e sono il più grande di tutti. Mi chiamano così da tanto tempo, ma non è vero che sono sempre calmo. A volte mi secco e allora do una spazzolata a tutto e a tutti. Oggi a esempio mi sono appena calmato dall'ultima arrabbiatura. Ieri devo aver spolverato via tre o quattro isole e altrettanti gusci di noce che gli uomini chiamano navi ... "

Una ballata del mare salato - Corto Maltese
Hugo Pratt



" ... - Ma dov’è questa casa? - chiese il conte, dopo aver costeggiato per qualche po’ le dune di sabbia contro le quali s’infrangevano, rumoreggiando cupamente, le onde del Pacifico. - Io qui non vedo che degli scafi semi-demoliti ... "

Il figlio del Corsaro Rosso 
Emilio Salgari


Le tenebre calavano rapide sull’oceano Pacifico e le stelle salivano, a milioni e milioni, brillanti come faci nel purissimo cielo.

Il figlio del Corsaro Rosso 
Emilio Salgari 


" ... In lontananza si udiva l’oceano Pacifico muggire sinistramente e rompersi contro le calate del porto ... "

Gli ultimi filibustieri
Emilio Salgari


" ... Il ventaccio rumoreggiava sui tetti delle case, facendo, di quando in quando, volare delle tegole e rovinare il comignolo di qualche camino. I tuoni ed i lampi si univano alle raffiche che l’oceano Pacifico, diventato oceano rabbioso, scaraventava con inaudita violenza sulla città addormentata ... "

Gli ultimi filibustieri
 Emilio Salgari

video

Ascoltate

domenica 14 maggio 2017

Alla creatrice

Dunque è sua madre.
Questa piccola donna.
Artefice dagli occhi grigi.

La barca su cui, anni fa,
lui approdò alla riva.

È da lei che si è tirato fuori
nel mondo,
nella non-eternità.

Genitrice dell’uomo
con cui salto attraverso il fuoco.

È dunque lei, l’unica
che non lo scelse
pronto, compiuto.

Da sola lo tirò
dentro la pelle a me nota,
lo attaccò alle ossa
a me nascoste.

Da sola gli cercò
gli occhi grigi
con cui mi ha guardato.

Dunque è lei, la sua Alfa.
Perché mai me l’ha mostrata?

Nato.
Così è nato, anche lui.
Nato come tutti.
Come me, che morirò.

Figlio d’una donna reale.
Uno giunto dalle profondità del corpo.
In viaggio verso l’Omega.

Esposto
alla propria assenza
da ogni dove,
in ogni istante.

E la sua testa
è una testa contro un muro
cedevole per ora.

E le sue mosse
sono tentativi di eludere
il verdetto universale.

Ho capito
che è già a metà cammino.

Ma questo a me non l’ha detto,
no.

«Questa è mia madre»
mi ha detto soltanto.

Nato - Vista con granello di sabbia
Wislawa Szymborska 
Traduzione Pietro Marchesani


Auguri a tutte le mamme !

P.S. Grazie a tutti per gli auguri

domenica 30 aprile 2017

Sbuffi di leggerezza


Tra eterei
Sbuffi di leggerezza
filtra l'azzurro

© Sciarada Sciaranti

Post programmato

giovedì 27 aprile 2017

" Come petali di tulipano "


" ... rilucevano in quel chiarore come petali di tulipano ... "

Il monte degli elfi
Hans Christian Andersen

Post programmato

domenica 23 aprile 2017

Dies Natalis - Anno VII

Il mio anno inizia il 23 aprile perché in questo giorno sono nata e perché nel 2010 in questo giorno è nato anche Anima Mundi. 
L'anno appena trascorso ha rappresentato un punto di rottura non per una scelta auspicata, ma per una richiesta destabilizzante della vita che osteggia la stasi della tranquillità e pretende un movimento perpetuo necessario alla sua stessa esistenza. La forza dell'anello debole si è manifestata e ha spezzato la catena ripristinando il caos primigenio in cui la parola si scioglie nel silenzio, l'ordine costituito si decostituisce e tutto si mescolala in un brodo primordiale che è culla di un nuovo respiro.
Ringrazio tutti coloro che hanno percepito quest'inverno in attesa della primavera e con una dolcezza infinita mi hanno fatto sentire la loro presenza. Grazie a tutti voi che avete condiviso questi sette anni con me.


P.S. Non potrò accedere al mio blog per le prossime due settimane e i post che leggerete in seguito sono programmati. A presto e un grande abbraccio! 

venerdì 21 aprile 2017

La potenza del punto di nascita

Roma nasce il 21 aprile 753 a.C. sul colle Palatino. Sono passati 2770 anni dalla sua fondazione ed è più bella che mai.

Buon compleanno Roma !


Tempio dei Castori e Palatino

" ... ti bisognerà ultimamente disegnare la pianta della opera, che tu vorrai fare nel terreno; segnando gli spatii con la loro misura, degli angoli, et delle linee. Et alcuni sono che ne avertiscono che e’ si debba nelle edificationi osservare, o aspettare buon punto, et dicono che importa grandissimamente il punto, nel quale qualunque cosa debbe cominciare ad havere da prima lo essere; et si dice che Lucio Tarutio ritrovò il Natale di Roma per havere notati successi della fortuna. I savissimi Antichi raccontano che questo momento del principiare le cose ha tanta possanza nelle cose che hanno da succedere ... "

Per la traduzione automatica Google

" ... dovrai in ultimo disegnare la pianta dell'opera, che tu vorrai fare nel terreno; segnando gli spazi con la loro misura, degli angoli, e delle linee. E alcuni avvertono che  nelle edificazioni si debba osservare, o aspettare un buon punto, e dicono che importa moltissimo il punto, nel quale qualunque cosa debba cominciare ad avere l'inizio della sua esistenza; e si dice che Lucio Taruzio ritrovò il Natale di Roma per avere notato i successi della fortuna. I savissimi Antichi raccontano che questo momento del principiare le cose ha tanta potenza nelle cose che devono succedere ... "

Della architettura della pittura e della statua - Libro secondo
Leon Battista Alberti 
Traduzione dal latino Cosimo Bartoli 

martedì 18 aprile 2017

In un angolo nascosto


" ... Il posto che aveva scovato era un angolo nascosto dove il timo imbottiva le pietre scaldate dal sole, e dove difficilmente sarebbe arrivato qualcuno. Non si vedeva dalla casa, né si poteva sentire nessun rumore che giungesse da lì; era lontano da ogni sentiero e vicino al limite del promontorio ... "

Un incantevole aprile
Elizabeth von Arnim

domenica 16 aprile 2017

Canto di Risurrezione

E con un ramo di mandorlo in fiore,
a le finestre batto e dico: «Aprite!
Cristo è risorto e germinan le vite
nuove e ritorna con l'april l’amore
Amatevi tra voi pei dolci e belli
sogni ch'oggi fioriscon sulla terra,
uomini della penna e della guerra,
uomini della vanga e dei martelli.
Aprite i cuori. In essi irrompa intera
di questo dì l'eterna giovinezza ».
lo passo e canto che la vita è bellezza.
Passa e canta con me la primavera.

Pasqua
Ada Negri


La Resurrezione 
1579/81
Tintoretto
Scuola di San Rocco - Venezia


Buona Pasqua !

venerdì 14 aprile 2017

Nel segno della croce


" Oggi e ogni Venerdì Santo si risveglia l'umanità dal sonno profondo e si erge di fronte ai fantasmi dei grandi che guardano con occhi coperti di lacrime il Golgota per vedere Gesù Nazareno legato al legno della croce... 
... Gesù non visse da miserabile, pervaso dalla paura, e non morì lamentandosi dal dolore bensì visse libero e come ribelle fu crocifisso morendo come un grande uomo.
Gesù non fu un uccello dalle ali spezzate bensì una violenta tempesta che con il proprio impeto ha spezzato tutte le ali.
Gesù non venne da dietro l'azzurro del crepuscolo per fare del dolore il simbolo della vita, bensì venne per fare della vita il simbolo della verità e della libertà.
Gesù non temeva i suoi persecutori e tanto meno lo spaventavano i nemici e nemmeno si lamentò dei suoi giustizieri, anzi fu nobile in pubblico e coraggioso di fronte alle tenebre e alla tirannia... "

Gesù in Croce ( composto il Venerdì Santo ) - Le tempeste
Kahlil Gibran



giovedì 13 aprile 2017

Il Giovedì Santo in una selva oscura

Il Giovedì Santo celebra " l'ultima cena " con l'istituzione  dell'eucarestia  e della lavanda dei piedi; nel 1300 sul finire di questo giorno un uomo, poeta tra i poeti, inizia la più grande avventura della sua vita.



" ... è questa la verità testuale di Dante, che si è smarrito nella selva la notte del Giovedì santo, e che cominciò il viaggio infernale la sera del Venerdì santo, e che la seguente mattina del Sabato santo si trovò Dante nell'ottavo cerchio alla quinta bolgia, quando la Luna toccava già l'orizzonte occidentale, e per ciò nell'orizzonte orientale il Sole non solamente levava dall'orizzonte, come il dì innanzi nel plenilunio sarebbe levato con opposizione diametrale alla Luna, ma già era levatone per lo spazio di 13 gradi circa, ossia mancavano soli due gradi ad essere un’ora dopo levato il Sole. Erano dunque le 6 ½ antemeridiane poco meno in quella stagione, ai primi di Aprile ... "

Misure generali del tempo e del luogo nell'itinerario infernale di Dante
Bartolomeo Sorio


Luna piena 11 aprile 2017

lunedì 10 aprile 2017

Diana guarda Giove per scoprirsi Selene

Diana la giovane luna crescente nell'attimo finale della sua trasformazione si specchia negli occhi di Giove per scoprirsi donna nella luna piena di Selene 


domenica 9 aprile 2017

Di sacro e profano

Di un prete che ignorava il giorno
della solennità delle Palme.

È Aello un borgo, molto campestre, ne' nostri Appennini; in esso abitava un certo prete, più rozzo e più ignorante degli stessi paesani; e siccome non conosceva egli le tempora e le stagioni dell'anno, così mai al popolo annunziò la Quaresima. Venne costui a Terranova per il mercato che ivi si tiene il sabato prima della festa delle Palme; vide i preti che preparavano i rami d’olivo e le piccole palme per il dì seguente, e meravigliato prima della cosa, conobbe di poi l’error suo e che la Quaresima era passata senza che i parrocchiani suoi l’avessero osservata. Tornò al suo borgo, preparò i rami e le palme per il dì veniente, e la domenica, convocati i fedeli: " Oggi, disse, è il giorno, che per uso si dànno i rami d’olivo e le palme; fra otto dì è la Pasqua; non dovremo adunque quest’anno protrarre a lungo i digiuni, poiché per questa settimana soltanto s’ha a far penitenza; ed eccovi la ragione: fu quest’anno il Carnevale tardissimo e lento a cagion del freddo, e perché il viaggio per questi monti gli fu difficile per l’asperità de’ sentieri, per questo la Quaresima faticò e stentò a venire e non poté recar seco che una settimana sola, avendo lasciate le altre per via; venite adunque alla confessione in questo po' di tempo che vi rimane, e fate tutti penitenza. "

Facezie di Poggio Fiorentino
Poggio Bracciolini  



Buona Domenica delle Palme e Settimana Santa !

venerdì 7 aprile 2017

Sfumature di presunzione


- « Le rendi sempre il gioco facile, potresti smontare quel pomposo e ostentato agglomerato di arroganza quando subdola tenta di riversare le sue frustrazioni su di me, ma non lo fai mai. »
- « Ti ha ferita Interior? »
- « No perché ho capito, ma a volte vorrei che lei sapesse. »
- « Lei sa ed è destinata a conviverci ogni giorno della sua esistenza,  quello che non sa è che lo so anche io. »
- « Lo sa la sua interior Sasha, ma lei la soffoca, la uccide ogni volta che cerca lo scontro con me per colpire te, tu puoi aiutarla. »
- « Sì posso, ma non lo farò, non sono interessata a sperimentare questo potere, lei è troppo poco importante per impegnarmi nel tentativo di proteggere quel che rimane della sua interior facendo crollare le illusorie certezze di superiorità in cui si rintana.»
- « Sei crudele nei suoi confronti. »
- « No, sono onesta. »
- « Che intendi dire? »
- « Semplicemente che le scelte che facciamo appartengono a noi stessi e il risultato che otteniamo non è imputabile agli altri, lei è solo un fastidioso e momentaneo inconveniente che ogni tanto neanche tanto malauguratamente incontro sulla mia strada, fatto il passo successivo scivola via e torna a essere il niente per me. »
- « Sasha tu non sei così. »
- « No Interior, tu non sei così, io lo sono con chi lo merita. Esiste una presunzione apprezzabile che parte da sé e a sé arriva e una presunzione infida che parte da sé e si esalta nel far danno agli altri, quest'ultima non potrà mai avere in alcun modo la mia disponibilità ed è di questo che stiamo parlando. »

Sasha nel cuore di Interior
Sciarada Sciaranti

martedì 4 aprile 2017

Della natura del giallo

Effervescenti 
pulviscoli di giallo
il Sole stilla

© Sciarada Sciaranti

Il Sole dal magma incandescente delle sue viscere in effervescenti e diversificate tonalità di giallo dipinge un movimento ad arco che va da est a ovest e irraggia il mondo di energia.


P.S. Il testo sottostante risale al XV secolo ed è seguito da una trasposizione linguistica più attuale che nella traduzione automatica può facilitare la comprensione per chi non parla italiano.



Della natura di un giallo ch’è chiamato orpimento.

Giallo è un colore che si chiama orpimento. Questo tal colore è artificiato, e fatto d’archimia, ed è proprio tosco. Ed è di color più vago giallo; ed è simigliante all’oro, che color che sia. A lavorare in muro non è buono, né in fresco né con tempere, però che viene negro come vede l’aria. È buono molto a dipignere in palvesi* e in lancie. Di questo colore mescolando con indaco baccadeo*, fa color verde da erbe e da verdure. La sua tempera non vuol d’altro che di colla. Di questo colore si medicina gli sparvieri da certa malattia che vien loro. El detto colore è da prima il più rigido colore da triarlo*, che sia nell’arte nostra. E però quando il vuo’ triarlo, metti quella quantità che vuoi in su la tua prieta; e con quella che tieni in mano, va’ a poco a poco lusingandolo a stringerlo dall’una prieta all’altra, mescolandovi un po’ di vetro di migliuòlo*, perché la polvere del vetro va ritraendo l’orpimento al greggio della pietra. Quando l’hai spolverato, mettivi su dell’acqua chiara, e trialo quanto puoi; che se ’l triassi dieci anni, sempre è più perfetto. Guardati da imbrattartene la bocca, che non ne riceva danno alla persona.

palvesi* = Scudi rettangolari
indaco baccadeo* = Ottenuto per estrazione dell' indigotina dalla fermentazione delle foglie della Indigofera tinctoria, pianta di origine indiana appartenete alla famiglia Fabacee o Leguminoseuna 
triarlo* = Triturarlo
migliuòlo* = Bicchiere stretto


Giallo è un colore che si chiama orpimento. Questo tal colore è artificiale, e fatto d’alchimia, ed è proprio toscano. Ed è di color più vago giallo; ed è somigliante all’oro, che color che sia. A lavorare in muro non è buono, né in affresco né con tempere, però diviene nero quando vede l’aria. È buono molto a dipingere negli scudi rettangolari e nelle lance. Di questo colore mescolando con indaco baccadeo, fa color verde da erbe e da verdure. La sua tempera non vuol d’altro che la colla. Di questo colore si medicina gli sparvieri da certa malattia che vien loro. Questo colore è inizialmente il più rigido colore da triturare, nella nostra arte. E però quando si vuole triturarlo, metti quella quantità che vuoi sopra la tua pietra; e con quella che tieni in mano, vai a poco a poco delicatamente a stringerlo dall’una pietra all’altra, mescolandovi un po’ di vetro di bicchiere, perché la polvere del vetro va ritraendo l’orpimento al greggio della pietra. Quando l’hai spolverato, metti su dell’acqua chiara, e trituralo quanto puoi;  se lo triturassi per dieci anni, ( sarebbe )  sempre  più perfetto. Guardati da imbrattartene la bocca, ( affinché ) non ne riceva danno la persona.


Della natura d’un giallo ch’è chiamato risalgallo.

Giallo è un colore giallo che si chiama risalgallo. Questo colore è tossico proprio. Non si adopera per noi se none alcuna volta in tavola. Non è da tenere suo’ compagnia. Volendolo triarlo, tieni di quelli modi che detto ti ho degli altri colori. Vuole essere macinato assai con acqua chiara; e guardati la persona.


Giallo è un colore giallo che si chiama risalgallo. Questo colore è tossico proprio. Non si adopera per noi se non  qualche volta in tavola. Non è da tenere ( vicino ). Volendolo tritare, fallo nei modi che  ti ho detto per gli altri colori. Vuole essere macinato assai con acqua chiara; e guardati la persona.


Della natura di un giallo che si chiama zafferano.

Giallo è un colore che si fa di una spezia che ha nome zafferano. Convienti metterlo in su pezza lina, in su pria o ver mattone caldo; poi abbi mezzo miuolo, o ver bicchieri, di lisciva ben forte. Mettivi dentro questo zafferano; trialo in su la priea. Viene colore bello da tignere panno lino, o ver tela. È buono in carta. E guardi non vegga l’aria, chè subito perde suo colore. E se vuoi fare un colore il più perfetto che si truova in color d’erba, togli un poco di verderame e di zafferano; cioè, delle tre parti l’una zafferano; e viene il più perfetto verde in color d’erba che si trovi, temperato con un poco di colla, come innanzi ti mosterrò.


Giallo è un colore che si fa con una spezia che ha nome zafferano. Ti conviene metterlo sopra una pezza di lino, appoggiata su un mattone caldo; poi abbi mezzo miuolo, ovvero mezzo bicchiere, di lisciva ben forte. Metti dentro questo zafferano; trituralo sopra la pietra. Viene un colore bello per tingere un panno di lino, ovvero una tela. È buono in carta. E guarda che non veda l’aria, perché subito perde il suo colore. E se vuoi fare un colore il più perfetto che si possa trovare in color d’erba, togli un poco di verde rame e di zafferano; cioè, delle tre parti l’una zafferano; e viene il più perfetto verde in color d’erba che si trovi, temperato con un poco di colla, come innanzi ti mostrerò.


Della natura d’un giallo che si chiama árzica.

Giallo è un colore che s’chiama árzica; il qual colore è archimiato*, e poco si usa. Il più che si appartenga di lavorar di questo colore, si è a’ miniatori, e usasi più in verso Firenze che in altro luogo. Questo è color sottilissimo; perde all’aria; non è buono in muro; in tavola è buono. Mescolando un poco d’azzurro della Magna e giallorino*, fa bel verde. Vuolsi macinare, come gli altri colori gentili, con acqua chiara.

archimiato* = Ottenuto per procedimento alchemico
giallorino* = Giallo che contiene percentuali di piombo e stagno


Giallo è un colore che si chiama árzica; questo colore è alchemico, e poco si usa. Coloro che più usano lavorare con questo colore, sono i miniatori, e si usa più  verso Firenze che in altro luogo. Questo è color sottilissimo; perde all’aria; non è buono in muro; in tavola è buono. Mescolando un poco d’azzurro della Magna e giallorino, fa bel verde. Vuole essere macinato, come gli altri colori gentili, con acqua chiara.

Il libro dell'arte
Cennino Cennini

sabato 1 aprile 2017

Le vie degli asfodeli


" ... Ecco, e all’isola Eèa giungemmo, ove Circe abitava.
Circe dai riccioli belli, la Diva possente canora,
ch’era sorella d’Eèta, signore di mente feroce.
Erano entrambi nati dal Sole che illumina il mondo:
fu madre loro Perse, di Perse fu Ocèano padre.
Qui, su la spiaggia del mare spingemmo in silenzio la nave,
dentro un sicuro porto: ché un Dio sopraggiunse a guidarci:
qui, dalla nave usciti, due giorni giacemmo e due notti:
che ci rodeva il cuore stanchezza commista a cordoglio.
Quando la terza giornata, però, l’alba ricciola schiuse,
io, la zagaglia presa con me. Preso il ferro affilato,
velocemente mossi dal legno, a scoprire d’intorno
se mai tracce vedessi di campi, se udissi una voce.
E sopra un’alta asceso vedetta di rupi, ivi stetti;
e ampie strade scorsi di là, vidi un fumo levarsi
dalla dimora di Circe, tra dense boscaglie e tra selve ... "

Odissea - Libro X
Omero


Ulisse dopo la dolorosa avventura nella terra dei Lestrigoni sbarca sull'isola Eèa e con i suoi compagni trascorre le prime due notti nei pressi della riva che rappresenta un accogliente rifugio e un porto sicuro. All'alba del terzo giorno il nostro eroe inizia la perlustrazione di questo luogo che apparentemente sembra disabitato, si inerpica per i 541 metri di quello che oggi viene riconosciuto come Monte Circeo e dall'alto scorge una rete di ampie vie, ma... Ettore Romagnoli, uno dei traduttori della famosissima epopea omerica si domanda:

" ... Come poté scorgere ampie vie, dove non sono che macchioni e foreste impenetrabili? ... "

E risponde:

" ... La terra stessa del Lazio risolve la difficoltà; e con un fenomeno quasi prodigioso. L’osservatore che, al principio d’aprile, salga su una tomba delI’Appia, volgendo attorno lo sguardo, può contemplare un singolare spettacolo. L’asfodelo (porrazzo) che apre per tutta la campagna i suoi fiori biancorosei, striati di violetto, in alcuni punti si addensa fittissimo, in lunghissime linee, che, ora diritte, ora sinuose, si perdono lontano pei campi. Sono antiche vie. L’asfodelo, che attecchisce di preferenza dove l’humus è poco profondo, si addensa naturalmente qui, dove appena un leggero strato di terriccio ricopre le pietre del lastrico. E alcune di queste linee fiorite disegnano un sistema di vie ben conosciute, al romano. Altre sono anteriori all’età classica, e furono abbandonate da quando i Romani conquistarono queste regioni. Le loro diramazioni non concordano con veruna delle città classiche; e molte si dirigono invece verso le Paludi Pontine. Queste furono un tempo fecondissime, le più fertili e più ricche del mondo preromano; e collegate con tutta una serie di rocche, le cui rovine coronano ancora le vette dei Lepini. Strade dovevano certo congiungere questi campi a quelle rocche: e queste appunto ebbe a scorgere Ulisse dalla eccelsa vedetta ... "

Prefazione Ettore Romagnoli -1926
Odissea
Omero


Quindi mi piace pensare al Pesce d'Aprile della natura che su antichi tracciati incorona di primavera le vie degli asfodeli e rivela il suo poetico inganno. Lei cela per poi regalare un magistrale effetto scenico che lega il presente al passato.


Buon Pesce d'Aprile !

venerdì 31 marzo 2017

Aldebaran guarda la luna

Taurus si volge
l'ardente Aldebaran
guarda la luna

© Sciarada Sciaranti


Il mese di marzo si conclude con lo sguardo di Aldebaran alla falce di luna crescente.

giovedì 23 marzo 2017

La danza di marzo



" ... Marzo porta brezze forti e stridule,
Agita la danza del narciso ... "

Liberamente tradotta
L'anno in giardino
Sara Coleridge



lunedì 20 marzo 2017

Aequa-nox di primavera nel Mediterraneo

L' aequa-nox sotto il cielo stellato nutre il seme del risveglio, la primavera germoglia in un tripudio di colori che sostituiscono le soffuse tonalità dell'inverno e il garrito delle rondini si diffonde nell'aria. Il nocchiero riconduce la nave sulle antiche rotte del Mediterraneo al tiepido soffio del vento propizio che sparge inebrianti profumi sacri al tempio dell' Anima e gli uomini di mare affrontano il viaggio con la protezione di Priapo che placa la procella e di porto in porto rigenera l'istinto d'amore.



La primavera un facile
Corso promette in mare:
Vedila ovunque ridere
In mille guise e care.
Già la vezzosa rondine
Cerca l' antico nido,
E ti risveglia al giubilo
Col festeggiante grido.
Tepido spira un zefiro,
Che tutto omai feconda:
Odi com’ egli mormora
Dolce tra fronda e fronda.
Di nuovo il prato verdica,
E tutto è pien di fiori
Che variando spiegano
I loro bei colori.
Sorgi, o nocchiero, e intrepido,
Raccogli omai le sarte:
Stendi le vele; prospero
E 'l Noto a ognun che parte.
A miei sovrani fidati
Veraci detti accorti:
Il dio Priapo vigile
Tutela io son de' porti.
Col mio favor, che i turbini
E la procelle scaccia,
Sul mar sicuro i leciti
Guadagni tuoi procaccia.

Priapo al nocchiero - Antologia Palatina
Leonida


Buon equinozio di primavera

mercoledì 8 marzo 2017

Imparare la lezione


Egregio signor Steed ho pensato alla vostra offerta e devo rifiutare, sono una suffragetta in fin dei conti. Avete detto che nessuna ascolta quelle come me, non posso più accettarlo. Sono sempre stata rispettosa, ho fatto come dicevano gli uomini, ora ho imparato la lezione. Io non valgo né più, né meno di voi. Come ha detto la signora  Pankhurst : " Se è giusto che gli uomini lottino per la loro libertà, allora è giusto anche per le donne. "
Se la legge dice che non posso vedere mio figlio, lotterò per cambiare la legge.
Siamo soldati di fanteria tutti e due; combattiamo per una causa. Io non tradirò; voi tradireste i vostri compagni? Se pensavate il contrario, vi eravate sbagliato su di me.

Cordiali saluti
Maud Watts

Dal film Suffragette

martedì 28 febbraio 2017

" C'è un treno che parte alle 7.40 ... " - Insieme raccontiamo 18

C'è un treno che parte alle 7.40 al diciottesimo binario di  Insieme raccontiamo. All'incipit di Patricia si può aggiungere un finale composto da 200/300 battute o 200/ 300 parole e un'immagine legata in qualche modo al treno. Buon divertimento. 



Battisti nelle cuffiette cantava “c’è un treno che parte alle 7,40...”

Forse non erano proprio le 7,40 però il treno era lì, fermo come un cannibale vorace pronto a inghiottire chiunque gli si avvicinasse troppo. Pauroso, eppure invitante.

Doveva smettere di guardarlo e prendere una decisione. Salire o no?

Patricia Moll


Mise un piede  sul gradino e fece per salire ma, un fischio la distolse dall'appoggiare anche l'altro e rimase in equilibrio precario su una sola gamba, girò la testa e vide uno sbuffo di fumo bianco fuoriuscire da un fumaiolo nero antracite, incuriosita scese, riacquistò una posizione stabile e percorse tutta la piattaforma svoltando poi a sinistra per raggiungere il binario su cui sostava una vecchia locomotiva a vapore tirata a lucido, il fumaiolo sbuffò di nuovo come se volesse salutarla, si avvicinò e su un volantino pubblicitario attaccato  alla prima carrozza lesse :
 " Se ami la lentezza e pensi che il viaggio sia più importante della meta, sali e accomodati, non rimarrai delusa. "
Salì e si fermò sul vestibolo fin quando le bielle cominciarono a muoversi producendo il tipico rumore dei treni alimentati a carbone, Battisti adesso cantava:

" Che ne sai di un bambino che rubava 
e soltanto nel buio giocava 
e del sole che trafigge i solai, che ne sai 
e di un mondo tutto chiuso in una via 
e di un cinema di periferia 
che ne sai della nostra ferrovia, che ne sai ... "

Entrò nell'abitacolo semi vuoto, si sedette sul cuscino adagiato sul sedile di legno, si appoggiò alla spalliera, incrociò le braccia, stese le gambe e guardò fuori dal finestrino; lo spettacolo stava iniziando con il paesaggio complice dei suoi pensieri.

230 parole

Sciarada Sciaranti

lunedì 20 febbraio 2017

Carnevale al circo

Febbraio - Il piccolo pagliaccio
20, lunedì

Tutta la città è in ribollimento per il carnevale, che è sul finire, in ogni piazza si rizzan baracche di saltimbanchi e giostre, e noi abbiamo sotto le finestre un circo di tela, dove dà spettacolo una piccola compagnia veneziana, con cinque cavalli. Il circo è nel mezzo della piazza, e in un angolo ci son tre carrozzoni grandi, dove i saltimbanchi dormono e si travestono; tre casette con le ruote, coi loro finestrini e un caminetto ciascuna, che fuma sempre; e tra finestrino e finestrino sono stese delle fasce da bambini. C’è una donna che allatta un putto, fa da mangiare e balla sulla corda. Povera gente! Si dice saltimbanco come un’ingiuria; eppure si guadagnano il pane onestamente, divertendo tutti; e come faticano! Tutto il giorno corrono tra il circo e i carrozzoni, in maglia, con questi freddi; mangian due bocconi a scappa e fuggi, in piedi, tra una rappresentazione e l’altra, e a volte, quando hanno già il circo affollato, si leva un vento che strappa le tele e spegne i lumi, e addio spettacolo! debbon rendere i denari e lavorar tutta la sera a rimetter su la baracca. Ci hanno due ragazzi che lavorano; e mio padre riconobbe il più piccolo mentre attraversava la piazza: è il figliuolo del padrone lo stesso che vedemmo fare i giochi a cavallo l’anno passato, in un circo di piazza Vittorio Emanuele. È cresciuto, avrà otto anni, è un bel ragazzo, un bel visetto rotondo e bruno di monello, con tanti riccioli neri che gli scappan fuori dal cappello a cono. È vestito da pagliaccio, ficcato dentro a una specie di saccone con le maniche, bianco ricamato di nero, e ha le scarpette di tela. È un diavoletto. Piace a tutti. Fa di tutto. Lo vediamo ravvolto in uno scialle, la mattina presto, che porta il latte alla sua casetta di legno; poi va a prendere i cavalli alla rimessa di via Bertola; tiene in braccio il bimbo piccolo; trasporta cerchi cavalletti, sbarre, corde; pulisce i carrozzoni, accende il fuoco, e nei momenti di riposo è sempre appiccicato a sua madre. Mio padre lo guarda sempre dalla finestra, e non fa che parlar di lui e dei suoi, che han l’aria di buona gente, e di voler bene ai figliuoli. Una sera ci siamo andati, al circo; faceva freddo, non c’era quasi nessuno; ma tanto il pagliaccino si dava un gran moto per tener allegra quella po’ di gente: faceva dei salti mortali, s’attaccava alla coda dei cavalli, camminava con le gambe per aria, tutto solo, e cantava, sempre sorridente, col suo visetto bello e bruno; e suo padre che aveva un vestito rosso e i calzoni bianchi, con gli stivali alti e la frusta in mano, lo guardava; ma era triste. Mio padre n’ebbe compassione, e ne parlò il dì dopo col pittore Delis, che venne a trovarci. Quella povera gente s’ammazza a lavorare e fa così cattivi affari! Quel ragazzino gli piaceva tanto! Che cosa si poteva fare per loro? Il pittore ebbe un’idea. - Scrivi un bell’articolo sulla Gazzetta, - gli disse, - tu che sai scrivere: tu racconti i miracoli del piccolo pagliaccio e io faccio il suo ritratto; la Gazzetta la leggon tutti, e almeno per una volta accorrerà gente. - E così fecero. Mio padre scrisse un articolo, bello e pieno di scherzi, che diceva tutto quello che noi vediamo dalla finestra, e metteva voglia di conoscere e di carezzare il piccolo artista; e il pittore schizzò un ritrattino somigliante e grazioso, che fu pubblicato sabato sera. Ed ecco, alla rappresentazione di domenica, una gran folla che accorre al circo. Era annunziato: Rappresentazione a beneficio del pagliaccino; del pagliaccino, com’era chiamato nella Gazzetta. Mio padre mi condusse nei primi posti. Accanto all’entrata avevano affisso la Gazzetta. Il circo era stipato; molti spettatori avevano la Gazzetta in mano, e la mostravano al pagliaccino, che rideva e correva or dall’uno or dall’altro, tutto felice. Anche il padrone era contento. Figurarsi! Nessun giornale gli aveva mai fatto tanto onore, e la cassetta dei soldi era piena. Mi padre sedette accanto a me. Tra gli spettatori trovammo delle persone di conoscenza. C’era vicino all’entrata dei cavalli, in piedi, il maestro di Ginnastica, quello che è stato con Garibaldi; e in faccia a noi, nei secondi posti, il muratorino, col suo visetto tondo, seduto accanto a quel gigante di suo padre... e appena mi vide, mi fece il muso di lepre. Un po’ più in là vidi Garoffi, che contava gli spettatori, calcolando sulle dita quanto potesse aver incassato la Compagnia. C’era anche nelle seggiole dei primi posti, poco lontano da noi, il povero Robetti, quello che salvò il bimbo dall’omnibus, con le sue stampelle fra le ginocchia, stretto al fianco di suo padre, capitano d’artiglieria, che gli teneva una mano sulla spalla. La rappresentazione cominciò. Il pagliaccino fece meraviglie sul cavallo, sul trapezio e sulla corda, e ogni volta che saltava giù, tutti gli battevan le mani e molti gli tiravano i riccioli. Poi fecero gli esercizi vari altri, funamboli, giocolieri e cavallerizzi, vestiti di cenci e scintillanti d’argento. Ma quando non c’era il ragazzo, pareva che la gente si seccasse. A un certo punto vidi il maestro di ginnastica, fermo all’entrata dei cavalli, che parlò nell’orecchio del padrone del circo, e questi subito girò lo sguardo sugli spettatori, come se cercasse qualcuno. Il suo sguardo si fermò su di noi. Mio padre se ne accorse, capì che il maestro aveva detto ch’era lui l’autore dell’articolo, e per non esser ringraziato se ne scappò via, dicendomi: - Resta, Enrico; io t’aspetto fuori. - Il pagliaccino, dopo aver scambiato qualche parola col suo babbo, fece ancora un esercizio: ritto sul cavallo che galoppava, si travestì quattro volte, da pellegrino, da marinaio, da soldato, da acrobata, e ogni volta che mi passava vicino, mi guardava. Poi, quando scese, cominciò a fare il giro del circo col cappello da pagliaccio tra le mani, e tutti ci gettavan dentro soldi e confetti. Io tenni pronti due soldi; ma quando fu in faccia a me, invece di porgere il cappello, lo tirò indietro, mi guardò e passò avanti. Rimasi mortificato. Perché m’aveva fatto quello sgarbo? La rappresentazione terminò, il padrone ringraziò il pubblico, e tutta la gente s’alzò, affollandosi verso l’uscita. Io ero confuso tra la folla, e stavo già per uscire, quando mi sentii toccare una mano. Mi voltai: era il pagliaccino, col suo bel visetto bruno e i suoi riccioli neri, che mi sorrideva: aveva le mani piene di confetti. Allora capii. - Voresistu - mi disse - agradir sti confeti del pagiazzeto? - Io accennai di sì, e ne presi tre o quattro. - Alora, - soggiunse - ciapa anca un baso. - Dammene due -, risposi, e gli porsi il viso. Egli si pulì con la manica la faccia infarinata, mi pose un braccio intorno al collo, e mi stampò due baci sulle guance, dicendomi: - Tò, e portighene uno a to pare.

Cuore
Edmondo De Amicis


Circo
1957
Candido Torquato Portinari

martedì 14 febbraio 2017

Uno sguardo verso il cielo

Lo so che è ancora presto, ma che ne dici? Proviamo solo per un attimo a volgere  lo sguardo verso il cielo? 
Non è poi così tanto lontano come sembra ... E tra una miriade di palloncini colorati potremmo scorgere un luccichio che per te parla d'amore e per me d'amicizia. Sì amica mia, insieme, solo per un attimo, possiamo volgere lo sguardo verso il cielo ... 


Che non sarei più rimasto con lei le dissi.
(Lei camminò al mio fianco fino al mio appartamento).

Che non l’avrei più abbracciata le dissi.
(Lei pose le mie braccia sulle sue spalle).

Che non l’avrei più ascoltata le dissi.
(Lei versava le sue parole nella mia bocca).

Che non avrei fatto l’amore con lei le dissi.
E adesso riposa qui sopra il mio petto.

Sesta strada
José María Fonollosa

Grazie a tutti per la vicinanza, grazie di cuore e da cuore a cuore buon San Valentino

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