giovedì 22 settembre 2016

Proserpina ritorna all'oscurità


Il ratto di Proserpina

Omero, nel raccontare il ratto di Proserpina la temibile, alter ego latino della dea greca Persefone colei che porta distruzione, ci dice che:

" ... mentr’essa scherzava con l’altoprecinte
figlie d’Ocèano, e fiori coglieva sul morbido prato*:
iridi, crochi, rose, viole, giacinti, e il narciso ... "

prato* = Dove si troverà mai il prato testimone bucolico del ratto di Proserpina ? Non tutti gli autori che se ne sono interessati sono d'accordo: Per Omero è " nell’ampia contrada di Nisa " in   Meonia/Lidia regione dell' Asia Minore.
Per Ovidio è a " Pergusa il nome il lago " vicino Enna e con lui  Cicerone " Proserpina, sia stata rapita dal bosco di Enna ", e Claudiano " Era Pergusa, dal lago ceruleo, alimentato da ruscelli armoniosi e illeggiadriti da fiori di tante varietà che mischiando i profumi creavano soavi odori e così intensi da inebriare ".
Per il filosofo Proclo e lo storico geografo Strabone , l'agreste prato è a  " Hipponion " l'odierna Vibo Valentia in Calabria.

Inno a Demetra
Attribuito a Omero


Venere


Cupido

e Ovidio  che affida il suo racconto alla voce della musa dell'epica Calliope continua dicendo che la bella figlia di Cerere mentre è intenta a raccogliere fiori con le sue compagne di gioco viene vista dall'astuta Venere dea della bellezza che per accrescere la fama del figlio Cupido dio dell'amore gli suggerisce di scoccare la sua freccia verso Plutone dio dispensatore delle ricchezze che si celano negli antri più profondi della terra e re degli inferi, Cupido coglie al volo il consiglio della madre e:

L’ale il lascivo Amor subito stende,
E trova l’arco, e la faretra, e guarda,
E fra mille saette una ne prende,
Più giusta, più sicura, e più gagliarda.
E che talmente il volo, e l’arco intende,
Ch’ogni sorella sua fà parer tarda,
Et aguzzato il ferro à un duro sasso,
Ferma co’l piè sinistro innanzi il passo.

Lo stral nel nervo incocca, e insieme accorda
E la cocca, e la punta, e l’occhio à un segno:
Poi con la destra tira à se la corda,
E con la manca spinge innanzi il legno.
La destra allenta poi, lo stral si scorda,
E contra il Re del tenebroso regno
Fendendo l’aria, e sibilando giunge,
E dove accenna l’occhio il coglie, e punge.

Le Metamorfosi - Libro V
Publio Ovidio Nasone


Plutone

Plutone trafitto e innamorato:

" ... Dio figlio di Crono, che tutti i defunti riceve;
e la rapí reluttante, piangente la trasse sul carro
d’oro... "

Inno a Demetra
Attribuito a Omero


Proserpina

che trainato da quattro magnifici destrieri neri porta Proserpina nel regno dell'oltretomba e:

Quando tornar la madre non la vede
La sera in compagnia de le donzelle,
La qual con tutte ne ragiona, e chiede,
E non è, chi ne sappia dir novelle,
Move per tutto il doloroso piede,
Cercandola hor co’l Sole, hor con le stelle,
Fà poi con alte, e dolorose strida
Palese il gran dolor, che in lei s’annida.

Le Metamorfosi - Libro V
Publio Ovidio Nasone


Cerere

Cerere, colei che ha in sé il principio della crescita, dea della fertilità, signora delle stagioni e nume tutelare dei raccolti, alter ego latino della dea greca Demetra , cerca in ogni dove e con disperazione Proserpina:

"... Per nove dí, sovressa la terra, la Dea veneranda
corse, in entrambe le mani stringendo una fiaccola ardente;
né, pel suo cruccio, mai di nèttare dolce o d’ambrosia
cibo toccava, mai non tuffò nei lavacri le membra ... "

Inno a Demetra
Attribuito a Omero


Ecate


Helios

Nel suo peregrinare Cerere incontra Ecate colei che colpisce da lontano, dea della magia che le consiglia di parlare con il dio del sole Helios*.  Lei corre subito da lui e gli dice:

Ma tu, che sopra tutta la terra e sul pelago tutto,
dal sommo ètra divino, dei raggi lo sguardo rivolgi,
dimmi la verità, se la sai, la diletta mia figlia
quale dei Numi, quale degli uomini nati a morire
l'ha, mal suo grado, ghermita, mentre ero lontana, e s’invola».

Così diceva; e il Sole rispose con queste parole:
«Dèmetra, figlia di Rea chioma fulgida, tutto saprai:
ché assai t'onoro, e assai mi duole vederti crucciata
per la tua figlia bella da l’agil malleolo. Nessuno
dei Numi colpa n’ha, se non Giove signore dei nembi:
ad Ade, al suo germano, la diede, ché fosse sua sposa;
e questi la rapí sui suoi corridori, l’addusse,
che strida alte levava, per nebbie, per tramiti d’ombra.

Helios* = In Ovidio è la ninfa Aretusa a svelare la verità a Cerere. La ninfa figlia di Nereo " vegliardo del mare " ( così lo chiama Omero ) e dell'oceanina Doride fu trasformata in fonte da Diana, alter ego della dea greca Artemide,  per sfuggire alla corte spietata del dio del fiume Alfeo figlio di Oceano 

Inno a Demetra
Attribuito a Omero

Cerere adesso sa la verità e nella versione di Omero raggiunge inconsapevolmente Elèusi e qui " col cuore serrato d’angoscia " si siede " presso la fonte Partenia " , assume un aspetto da vecchia e si fa umana agli occhi delle quattro figlie del re Celèo venute alla fonte per riempire le loro brocche d' acqua. La dea racconta di chiamarsi Deo, proviene da Creta ed è stata rapita dai pirati da cui successivamente riesce a scappare, diviene serva di tanti padroni fin quando la sorte la porta in quel luogo a lei sconosciuto. Si propone come nutrice o come ancella e le belle figlie di Celèo la portano a corte dove la regina Metanìra ha da poco partorito Demofoónte. Cerere quindi sotto mentite spoglie si prende cura del piccolo principe, lo unge con l'ambrosia e nell'oscurità, con l'intento di renderlo immortale come un dio, lo custodisce tra le sacre fiamme del fuoco. Una notte Metanìra si alza, vede il figlio tra le fiamme, si spaventa e urla, Cerere si indigna per la mancanza di fede che a lei si deve e lascia cadere al suolo Demofoónte che muore. La dea svela ora la sua vera natura e inveisce contro gli " Uomini ciechi senza sagacia " , incapaci di capire la differenza tra bene e male; chiede ai mortali di edificare un tempio in suo onore e ne fa la sua dimora. Da qui da sfogo al suo dolore per il rapimento di Proserpina e:

" ... I curvi aratri, e i vomeri lucenti,
I rastri, e gl’istrumenti d’ogni sorte,
Tutti rompe, e distrugge, e gl’innocenti
Huomini, et animai condanna à morte.
Comanda poi, che sterile diventi
Il fertil campo, e frutto non apporte
À chi il seme in deposito gli crede,
E manchi de l’usura, e de la fede... "

" ... La terra, non più matre, anzi matrigna,
Ogni herbaggio nutrisce infame, e strano,
E fà, che ’l seme buon manca, e traligna,
E diventa di nobile villano.
Fà, che l’inespugnabile gramigna,
E che ’l loglio, e la vecchia affoghi il grano.
Se la pioggia il corrompe, il Sole il coce,
La terra, il foco, e l’acqua, e ’l ciel li noce ... "

Le Metamorfosi - Libro V
Publio Ovidio Nasone


Giove

Il Signore della folgore Giove, il supremo tra gli dei, alter ego latino del dio greco Zeus, davanti a tanta devastazione convoca Cerere e le dice:

" ... D’oltraggio io non saprei dannar Plutone,
Di danno si nel pegno amato, e fido,
Ch’ei non v’andò con questa intentione,
E lo sforzò la face di Cupido.
Anzi io sarei di ferma opinione
Di dar Regina al sotterraneo lido,
E consorte à colui la nostra prole,
Che ’l terzo tien de l’universa mole ... "

" ... Ma se pure il desio, che ti conduce,
Cerca disfar questo connubio à fatto,
Ritornerà Proserpina à la luce
Per sententia del ciel con questo patto;
Se nel paese de l’infernal duce
Non ha del cibo al gusto satisfatto:
Ma non se i frutti Stigij ha già gustati,
Che cosi voglion de le Parche i fati .., "

Le Metamorfosi
Attribuito a Omero


Mercurio

Quindi Giove non attribuisce alcuna colpa al fratello Plutone colpito dalla freccia dell'amore scoccata dal fervente Cupido, ma per placare il dolore di Cerere decide che se Proserpina non ha toccato cibo negli inferi potrà tornare alla madre, ordina a Mercurio di andare a liberarla, il dio dalle ali argentate, alter ego latino del dio greco Hermes, scende nell'Averno e dice:

" ... ' Ade ceruleo crine, che sei dei defunti signore,
a me Giove ordinò che la bella Persèfone a luce
io conducessi fra loro, dall’Èrebo, si che la madre
lei rivedere potesse, calmasse il rancore e la furia
funesta ai Numi tutti: ché medita un fiero disegno:
sotto la terra i germi nasconde; e perdute le offerte
vanno dei Numi: fiero corruccio la preme; e in Olimpo
tornare più non vuole: seduta in un tempio fragrante,
soletta se ne sta, d’Elèusi la rocca protegge ' ... " 

Inno a Demetra
Publio Ovidio Nasone

Plutone alter ego del dio greco Ade non può che obbedire al volere del tribunale degli dei, ma prima di lasciar andare Proserpina, con astuzia le offre un melograno, lei affamata ingenuamente lo prende e ne mangia sei chicchi. Adesso Giove ha un altro problema da risolvere: come può Proserpina ritornare alla madre dopo aver mangiato il cibo degli inferi? 

" ... Dal Re del più felice alto soggiorno
Le liti al fin fur giudicate, e rotte,
Fra lei, ch’anchor piangea l’havuto scorno,
E fra il rettor de le tartaree grotte,
E fe, che stesse fuor sei mesi* al giorno,
Sei mesi dentro à la perpetua notte
Proserpina, hor fra lor l’anno hà partito,
E si gode hor la madre, hora il marito ... "

Sei mesi* = In Omero Proserpina mangia un solo chicco di melograno per cui due terzi dell'anno li condivide con la madre Cerere alla luce e per un terzo vive nell'oscurità con Plutone agli inferi.

Le metamorfosi - Libro V
Publio Ovidio Nasone

Proserpina ha dunque una duplice natura, con l' arrivo dell' equinozio d'autunno trascorre sei mesi nell'oscurità con il consorte Plutone e come seme di frumento emergerà*, rinascerà e ritornerà alla luce all'equinozio di primavera per vivere con la madre Cerere.
Il ratto di Proserpina è legato ai Misteri Eleusini che meritano un ulteriore approfondimento.

emergerà* = Il nome Proserpina in latino deriva dal verbo latino proserpere che significa emergere

" ... Proserpina (il nome è di origine greca, trattandosi di quella dea che i Greci chiamano Persefone) che simboleggerebbe il seme del frumento e che la madre avrebbe cercata dopo la sua scomparsa ... "

De natura deorum  - Libro II
Marco Tullio Cicerone


Buon equinozio d'autunno
Un abbraccio e  bentornati  !

giovedì 8 settembre 2016

All'improvviso il temporale

E il temporale arriva all'improvviso quando meno te l'aspetti ...


" ... premette la fronte contro il vetro del finestrino. Guardava le nubi temporalesche che attraversavano veloci il cielo giallastro. Con un lieve picchettio, la pioggia cominciò a rigare il vetro del treno e il cielo si fece scuro e livido ... "

L'arazzo d'oro
Henry H. Neff

martedì 6 settembre 2016

" Oltra lo scortar de le foglie "


" Quivi è il fico oltra lo scortar de le foglie e le vedute de’ rami, condotto con tanto amor, che l’ingegno si smarisce solo a pensare ... "

Lionardo da Vinci 
Le vite de' più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri 

Giorgio Vasari




venerdì 2 settembre 2016

" Al sole di settembre "


Ti scrivo dal balcone
dove resto ancora un poco questa sera
a guardare l'orto al sole di settembre
a mangiare pane e olio e foglie piccole di basilico
ti scrivo meno fiera di quello che vorresti
sono una donna forte sì...
ma con anche continue tentazioni di non esserlo
di lasciarmi sciogliere d'amore al sole
e carezzarti e baciarti un po' di più di quello che tu vuoi
ti scrivo dal balcone
guardando il fico pieno di frutti
e il pero con le foglie malate
ho qualche pensiero triste
e due o tre sereni.

Vivian Daisy Donata Provera Pellegrinelli Comba
in arte Vivian Lamarque

Buon settembre !

mercoledì 31 agosto 2016

Come dentro un bosco


Foglie secche, legnetti, qualche funghetto, corteccia d'alberi, muschi, licheni, pigne, piume d'uccello ed è come dentro un bosco.
 











sabato 27 agosto 2016

Non capisco ...

Non capisco perché un uomo di ottant'anni che ha perso da poco la moglie dopo qualche giorno debba affrontare anche un terremoto e debba perdere quella casa che aveva costruito insieme a lei con tanti sacrifici e senza un giorno di vacanza. Non capisco il destino, non capisco dove va la fortuna né tanto meno dove va la sfortuna, non capisco i criteri della giustizia universale cieca ma anche sorda, non capisco la vita e non capisco la morte. Vorrei fare due chiacchiere con quel gran genio che ha inventato la moneta di scambio e che ha dato un valore ad un pezzo di ferro che oggi supera quello dell'essere umano. Non capisco e mi si impiccia il cervello. 

Un abbraccio a te Umberto e a tutti quelli che si trovano nella tua stessa situazione.
Un pensiero per chi non c'è più.


venerdì 26 agosto 2016

A luci spente


Gli italiani ci sono sempre nei momenti di necessità, fa parte della nostra indole, ne siamo consapevoli ed è inutile  ricordarlo in vuoti discorsi  di circostanza che non servono a nulla; le istituzioni invece, senza scomparire come di consueto quando poi le luci si spengono, dovrebbero impegnarsi nel preservare la dignità di chi in questi giorni nel centro Italia è stato colpito così duramente da una tragica catastrofe che lascerà nella loro anima una ferita che non si rimarginerà mai.

Noi siamo con voi

sabato 20 agosto 2016

Silente ma sempre presente


Anche se silente sei sempre presente amica mia, tantissimi auguri a te !

giovedì 11 agosto 2016

Il mattino d'agosto


" ... Il mattino d’agosto era purissimo: il giorno prima aveva piovuto, e nel bosco regnava una dolce frescura: le felci, l’erba, i tronchi umidi, le rocce lavate, esalavano un profumo quasi irritante; la brezza dava marezzi* argentei alle chiome degli elci; il cielo sorrideva azzurro come un lago negli sfondi sereni ... "

marezzi*  = Venature a forma di onda

Il vecchio della montagna
Grazia Deledda

martedì 2 agosto 2016

Note di festa



Note di festa 
scandiscono il giorno
parlano di te

© Sciarada Sciaranti

Auguri Raggio di Sole da me e Sorellina !

lunedì 4 luglio 2016

Astratto in Materia

Quanto fascino nell'immaginare il percorso mentale di chi tenta di materializzare l'astratto 

Sciarada Sciaranti


La certezza: una foglia solitaria divenuta il rifugio di un bosco.


" ... Tentai di materializzare l'astratto.
L'odio: cornucopia chiusa in un forziere di cui abbiamo perduto la chiave.
L'amore: strada dove le nostre impronte invece di seguirci ci precedono. 
La poesia: escremento luminoso di un rospo che ha inghiottito una lucciola. 
Il tradimento: persona priva di pelle che si muove saltellando da una pelle all'altra.
La gioia: fiume pieno di ippopotami che spalancano le fauci azzurrine per offrire i diamanti che hanno trovato scavando nel fango. 
La fiducia: danza senza ombrello sotto una pioggia di pugnali. 
La libertà: orizzonte che si stacca dall'oceano per volare formando labirinti.
La certezza: una foglia solitaria divenuta il rifugio di un bosco.
La tenerezza: vergine vestita di luce che cova un uovo violaceo ... "

La danza della realtà
Alejandro Jordowsky

venerdì 1 luglio 2016

" Una notte di luglio "

" Spesso, durante le mie lunghe passeggiate estive, mi fermavo a riposare su un rialto dal quale si vedeva quasi tutta la pineta, fino al mare. In cima al rialto sorgeva una capanna di assi rinforzate e fermate da strisce di latta e da chiodi grossi come castagne: il tutto annerito come da un incendio. La capanna era sempre chiusa; anzi pareva non avesse neppure porta né finestra: e fu appunto per questo che attirò la mia attenzione. Le girai intorno infantilmente, sul breve ripiano erboso che la circondava, e riuscii a scoprire le connessure di due finestrini ai lati, e i cardini della porta quasi invisibile: tesi l’orecchio e mi sembrò di sentire nell’interno un lieve strido, o meglio come un vagito lamentoso di bambino appena nato.
Ma stringendo subito i freni alla fantasia guardai meglio intorno e mi accorsi che il gemito veniva dal ramo di un pino, stroncato dal vento, che lentamente finiva di staccarsi dalla pianta. E sedetti lì accanto, sull’orlo del ripiano erboso, pensando che del resto anche gli alberi hanno i loro drammi, e che quel ramo agonizzante, giovane ancora, ancora carico dei suoi frutti di rame cesellato, soffriva fino a trovare un suono quasi di voce umana per esalare il suo dolore ...


... Era una notte di luglio, con la luna grande, ma faceva tanto caldo che a star dentro la capanna si soffocava ...

... E nel religioso silenzio del tramonto, in mezzo ai pini che ardevano sul cielo rosso come grandi lorde festive, il gemito dell’albero stroncato pareva uscire dalla capanna; ed era forse davvero il lamento di uno spirito non ancora placato. "

 Lo spirito dentro la capanna 
Grazia Deledda

venerdì 24 giugno 2016

" Vidi le Alpi "


" ... Tutto era mistero per la mia fede, la mia vita era tutta ' un’ansia del segreto delle stelle, tutta un chinarsi sull’abisso ' . Ero bello di tormento, inquieto pallido assetato errante dietro le larve del mistero. Poi fuggii. Mi persi per il tumulto delle città colossali, vidi le bianche cattedrali levarsi congerie enorme di fede e di sogno colle mille punte nel cielo, vidi le Alpi levarsi ancora come più grandi cattedrali, e piene delle grandi ombre verdi degli abeti, e piene della melodia dei torrenti di cui udivo il canto nascente dall’infinito del sogno. Lassù tra gli abeti fumosi nella nebbia, tra i mille e mille ticchiettìi le mille voci del silenzio svelata una giovine luce tra i tronchi, per sentieri di chiarìe salivo: salivo alle Alpi, sullo sfondo bianco delicato mistero. Laghi, lassù tra gli scogli chiare gore vegliate dal sorriso del sogno, le chiare gore i laghi estatici dell’oblio ... 
... Il torrente mi raccontava oscuramente la storia. Io fisso tra le lance immobili degli abeti credendo a tratti vagare una nuova melodia selvaggia e pure triste forse fissavo le nubi che sembravano attardarsi curiose un istante su quel paesaggio profondo e spiarlo e svanire dietro le lance immobili degli abeti. E povero, ignudo, felice di essere povero ignudo, di riflettere un istante il paesaggio quale un ricordo incantevole ed orrido in fondo al mio cuore salivo: e giunsi giunsi là fino dove le nevi delle Alpi mi sbarravano il cammino. Una fanciulla nel torrente lavava, lavava e cantava nelle nevi delle bianche Alpi. Si volse, mi accolse, nella notte mi amò. E ancora sullo sfondo le Alpi il bianco delicato mistero, nel mio ricordo s’accese la purità della lampada stellare, brillò la luce della sera d’amore ... "


Canti orfici
Dino Campana


Alpi


Tanto di cappello al coraggio di dire no a ciò che non funziona e all'essere pronti a pagarne le conseguenze e se per l'effetto domino vanno giù anche gli altri, peggio per loro, erano stati avvertiti e non hanno fatto nulla per arginare un ' Europa matrigna dispensatrice di un' austerità senz ' anima .


Sciarada Sciaranti

giovedì 23 giugno 2016

Esperimento 278 - Dalla vita all ' infinito

Molti di voi conosceranno già Patricia del blog Myrtilla's house, una persona splendida dalla spiccata fantasia che esplica nei suoi pensieri, nei suoi racconti, nelle sue poesie e negli acrostici che dedica ai suoi lettori. 
Io sono l'esperimento 278, un numero che sommato raggiunge la vita e subito dopo l'infinito:
2 + 7 + 8 = 17 che scritto in numeri romani diventa XVII, giocando con le lettere si ottiene la parola latina VIXI che significa ho vissuto, quindi vivere rispetto al sopravvivere rappresenta una grande conquista, se poi si va oltre e si somma l'uno principio primo con il sette simbolo sacro della spiritualità per eccellenza e della saggezza, si arriva al numero 8 equilibrio cosmico verticale che adagiandosi in orizzontale da forma all' infinito.




Grazie Patricia !


ESPERIMENTO 278: SCIARADA

S ognante
C risalide
I nvita
A mbascia
R ifuggir,
A morosa
D ea
A strale

Grazie!
Myrtilla

lunedì 20 giugno 2016

Luna di fragola per il solstizio d'estate

" Or giunto è quel giorno per l'uomo
audace e paziente,
che vinse il dolore e il disgusto
e la stanchezza e sé stesso.
È giunto il giorno promesso.
O solstizio d'estate! "

Maia
Gabriele D'Annunzio



Luna di fragola, ora di Greenwich 22.34 - 20 giugno, circondata dall'arco di ghiaccio dovuto alla presenza di cirri


La luna piena del mese di giugno è chiamata dai nativi americani " strawberry moon - luna di fragola " , non per indicare una particolare colorazione rossa della luna, ma semplicemente perché giugno è il mese in cui le fragole maturano e quest'anno il plenilunio del mese delle fragole dalle 22,34 di Greenwich illumina l'arrivo del solstizio d'estate.



Luna di fragola ora italiana 00:34 - 21 giugno




Felice estate a tutti !

giovedì 16 giugno 2016

Oltre il confine figli del caos


Ed è lì dove i margini perdono consistenza, lì dove la sostanza comprende altra sostanza, lì oltre il confine, ci si ricorda di essere figli del caos.

Sciarada Sciaranti

lunedì 13 giugno 2016

Alito di un cielo azzurro

Il corbezzolo dalle foglie verdi, dai fiori bianchi e dai frutti rossi.

Forza Azzurri ! 
Forza Italia ! 

Campionato Europeo di Calcio 13 giugno 2016
Belgio - Italia


O tu che, quando a un alito del cielo
i pruni e i bronchi aprono il boccio tutti,
tu no, già porti, dalla neve e il gelo
salvi, i tuoi frutti;

e ti dà gioia e ti dà forza al volo 
verso la vita ciò che altrui le toglie,
ché metti i fiori quando ogni altro al suolo
getta le foglie;

i bianchi fiori metti quando rosse
hai già le bacche, e ricominci eterno, 
quasi per gli altri ma per te non fosse
l’ozio del verno;

o verde albero italico, il tuo maggio
è nella bruma: s’anche tutto muora,
tu il giovanile gonfalon selvaggio 
spieghi alla bora:

il gonfalone che dal lido estrusco
inalberavi e per i monti enotri,
sui sacri fonti, onde gemea tra il musco
l’acqua negli otri, 

mentre sul poggio i vecchi deiformi
stavano, immersi nel silenzio e torvi
guardando in cielo roteare stormi
neri di corvi.

Pendeva un grave gracidar su capi 
d’auguri assòrti, e presso l’acque intenta 
era al sussurro musico dell’api
qualche Carmenta;

ché allor chiamavi come ancor richiami,
alle tue rosse fragole ed ai bianchi 
tuoi fiori, i corvi, a un tempo, e l’api: sciami,
àlbatro, e branchi.

Gente raminga sorveniva, e guerra
era con loro; si sentian mugliare
corni di truce bufalo da terra, 
conche dal mare

concave, piene d’iride e del vento
della fortuna. Al lido navi nere
volgean gli aplustri con d’opaco argento
grandi Chimere; 

che avean portato al sacro fiume ignoto
un errabondo popolo nettunio
dalla città vanita su nel vuoto
d’un plenilunio.

Le donne, nuove a quei silvestri luoghi, 
ora sciogliean le lunghe chiome e il pianto
spesso intonato intorno ad alti roghi
lungo lo Xanto;

ed i lor maschi voi mietean di spada,
àlbatri verdi, e rami e ceree polle 
tesseano a farne un fresco di rugiada
feretro molle,

su cui deporre un eroe morto, un fiore,
tra i fiori; e mille, eletti nelle squadre,
lo radduceano ad un buon re pastore, 
vecchio, suo padre.

Ed ecco, ai colli giunsero sul grande
Tevere, e il loro calpestìo vicino
fugò cignali che frangean le ghiande
su l’Aventino; 

ed ululò dal Pallantèo la coppia
dei fidi cani, a piè della capanna
regia, coperta il culmine di stoppia
bruna e di canna;

e il regio armento sparso tra i cespugli 
d’erbe palustri col suo fulvo toro
subitamente risalia con mugli
lunghi dal Foro;

e là, sul monte cui temean le genti
per lampi e voci e per auguste larve, 
alta una nera, ad esplorar gli eventi,
aquila apparve.

Volgean la testa al feretro le vacche,
verde, che al morto su la fronte i fiocchi
ponea dei fiori candidi, e le bacche 
rosse su gli occhi.

Il tricolore!… E il vecchio Fauno irsuto
del Palatino lo chiamava a nome,
alto piangendo, il primo eroe caduto
delle tre Rome.
Al corbezzolo 
Giovanni Pascoli


Belgio 0 - Italia 2

Emanuele Giaccherini
Graziano Pellè

Tutti grandi, forza ragazzi!

giovedì 9 giugno 2016

" Le ciliegie parlano "


" ... formulò questo pensiero: le ciliege parlano.
Era verso il più vicino ciliegio, anzi una fila d'alti ciliegi d'un bel verde frondoso ...
Lui era sui rami più bassi, e tutte le ciliege che c'erano sopra di lui se le sentiva addosso, non avrebbe saputo spiegare come, parevano convergere su di lui, pareva insomma un albero con occhi invece che ciliege ... "

Il barone rampante
Italo Calvino

domenica 5 giugno 2016

La bellezza del coraggio


Si è fatto bruco per diventare farfalla ... 
Chi si è fatto strumento del destino le ha tarpato le ali ...
Lei ferita ha continuato a volare ...
Nel suo incedere incerto la bellezza del suo coraggio ...

Sciarada Sciaranti

mercoledì 1 giugno 2016

Allegria vivendi


" ... E poi veniva l’allegro giugno
Di verdi foglie abbigliato come se fosse un suonatore,
Eppure nella sua stagione lavorava tanto, quanto suonava,
Perché dal ferro del suo aratro balzasse l’umida zolla ... "

La regina delle fate
Edmund Spencer

Un abbraccio a tutti e felice Festa della Repubblica agli italiani 

sabato 28 maggio 2016

Fedora, città di pietra grigia

Quante saranno le stanze del palazzo di metallo che si trova al centro di Fedora, quarta città del desiderio e metropoli di pietra grigia ? Tante quanti sono i suoi abitanti ? Certo è che in ognuna di queste stanze c'è una sfera che contiene una possibile forma azzurra della città ideale mai realizzata perché l'optimum dell'istante precedente non è più tale nell'istante successivo e nel passaggio dal concetto pensato al progetto realizzato , l'ideale non è più lo stesso , per questo tutti i prototipi creati e non più applicabili vengono posti nel museo - palazzo dove potranno essere apprezzati da chi li ritiene adatti a sé e al proprio stadio di vita . E' possibile dunque che la grande Fedora di pietra grigia sia proprio la città ideale che nella sua essenzialità esprime il necessario per tutti lasciando le porte aperte all'immaginazione individuale di chi vive il cambiamento evolutivo nello scorrere del tempo?

Sciarada Sciaranti


Al centro di Fedora, metropoli di pietra grigia, sta un palazzo di metallo con una sfera di vetro in ogni stanza. Guardando dentro ogni sfera si vede una città azzurra che è il modello di un'altra Fedora. Sono le forme che la città avrebbe potuto prendere se non fosse, per una ragione o per l'altra, diventata come oggi la vediamo. In ogni epoca qualcuno, guardando Fedora qual era, aveva immaginato il modo di farne la città ideale, ma mentre costruiva il suo modello in miniatura già Fedora non era più la stessa di prima, e quello che fino a ieri era stato un suo possibile futuro ormai era solo un giocattolo in una sfera di vetro. Fedora ha adesso nel palazzo delle sfere il suo museo: ogni abitante lo visita, sceglie la città che corrisponde ai suoi desideri, la contempla immaginando di specchiarsi nella peschiera delle meduse che doveva raccogliere le acque del canale (se non fosse stato prosciugato), di percorrere dall'alto del baldacchino il viale riservato agli elefanti (ora banditi dalla città), di scivolare lungo la spirale del minareto a chiocciola (che non trovò più la base su cui sorgere). Nella mappa del tuo impero, o grande Kan, devono trovar posto sia la grande Fedora di pietra sia le piccole Fedore nelle sfere di vetro. Non perché tutte ugualmente reali, ma perché tutte solo presunte. L'una racchiude ciò che è accettato come necessario mentre non lo è ancora; le altre ciò che è immaginato come possibile e un minuto dopo non lo è più.

Fedora - Le città invisibili
Italo Calvino 

"Ottavia, città - ragnatela"
Diomira, città delle lampade multicolori 
Despina, città di confine tra due deserti

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