sabato 20 luglio 2019

Missione allunaggio in eclissi parziale di luna

"... Erano le nove ore e mezzo incirca della notte del 10 gennajo del 1835, e la Luna posava nel quarto giorno di sua minor librazione, quando l’Astronomo ordinò il suo instrumento in guisa ad osservare dalla parte d’Est la Luna. L’immensa potenza del suo telescopio fu posta in opra tutta intera, mentre il microscopio non venne usato, che per la metà di sua forza. All’alzar della cortina del microscopio il campo della vista apparve coperto per tutta la sua estesa dall’immagine vivissima, e distintissima d’una roccia di basalto, il cui colore era di bruno verdiccio, e la di cui dimensione, giusta lo spazio occupato sull’obbiettivo, rispondeva esattamente a 18 pollici. La massa osservata non avea frattura, ma dopo alcuni secondi si apparò una stiva inclinata , composta di cinque o sei colonne di forma ottagonale, e simili nell’aspetto a quelle delle rocce basaltiche di Astaffa. Quella stiva inclinata era coperta abbondevolmente da un fior rosso carico, precisamente simile, dice il dottor Grant, al papaver rhoeas, od al papavero rosso de’ nostri campi da grano sublunari. Quel papavero fu la prima produzione organica apparsa ad uman sguardo, in un mondo straniero ... "

Delle scoperte fatte nella luna del dottor Giovanni Herschel
Richard Adams Locke
Traduzione Anonimo

..Missione Apollo 11 - 1969

Eclissi parziale di luna - 16 luglio 2019 - Mari e crateri - Cinquantesimo anniversario dell'allunaggio

Se nella Tempesta William Shakespeare sosteneva che noi esseri umani " siamo fatti della stessa sostanza dei sogni " è anche vero che il pianeta sul quale viviamo è fatto della stessa sostanza della luna, passeggiare sul basolato dell'Appia Antica o sui sanpietrini non è dissimile dal passeggiare sulle pianure basaltiche dei mari lunari, create da rocce scure di origine vulcanica formatesi dal raffreddamento e dalla solidificazione del magma che fuoriuscito incandescente dalle lesioni del suolo provocate probabilmente dell'impatto di meteoriti di grandi dimensioni, ha sciolto le rocce circostanti incorporandone gli elementi costitutivi. Il termine basalto è riconducibile a quello latino Basaltes che deriva dalla parola greca βασανίτης - Basanites e ancora da βάσανος - Basanos  assimilabile a quella egiziana Bauhun - Ardesia, significa roccia molto dura ed è un vocabolo che è stato usato dal 1556, da Georgius Agricola nei suoi libri sull'estrazione e la mineralogia De re metallica per riferirsi a un impasto di nere rocce laviche caratteristiche della collina del castello Schloßberg di Stolpen, - libro XII - accomunandolo alla dura roccia menzionata da Plinio il vecchio in Naturalis Historia. Il basalto che dunque è il prodotto del magma che si solidifica in breve tempo a contatto con lacqua e con l'aria è formato da pirosseni, plagioclasio calcico e a volte può contenere olivina in abbondanza e SiO2 - silice  in basse quantità; ha una consistenza che varia tra il porfirico, il microcristallino e il vetroso ed è la principale roccia della parte superiore della crosta oceanica.
I crateri della luna, che hanno avuto invece origine dall'impatto con oggetti di piccole dimensioni con una forza di collisione non in grado di fratturare il suolo, rappresentano la parte chiara del nostro satellite in quanto sono coperti dalla regolite, una sostanza che riflette la luce  e permette alla luna di catturare quella del sole con un albedo solo del 7% di molto inferiore a quello della Terra che grazie alla presenza di mari e oceani è pari al 37% - 39% . 


La Grande Burla della Luna - The Great Moon Hoax

Delle scoperte fatte nella luna del dottor Giovanni Herschel - 1836

Il  25 agosto 1835 il giornalista Richard Adams Locke, discendente del filosofo ben più famoso John Locke, pubblica sul New York Sun il primo di una serie di 6 articoli che riportano la relazione di un presunto dottor Andrew Grant sulla scoperta della fauna, della flora e degli abitanti della luna fatta grazie a un enorme telescopio costruito dal collega, amico e compagno di viaggio l'astronomo Sir John Herschel nel suo osservatorio ubicato al Capo di Buona Speranza che però, come viene spiegato al termine del resoconto, finisce per prendere fuoco a causa dell'obbiettivo del telescopio che al cospetto de sole funge da specchio ustorio. I lettori ignorano il fatto che Andrew Grantnon non esiste così come ignorano l'intento satirico degli scritti, e prendendole per vere si appassionano molto alle descrizioni esposte ogni giorno sul quotidiano tanto da farne aumentare la tiratura, ma ovviamente tutta la storia è una farsa - La Grande Burla della Luna - The Great Moon Hoax - dalla quale Sir John Herschel, coinvolto suo malgrado, prende le distanze. 
I sei articoli di Richard Adams Locke nel 1836 vennero rilegati in un libro: Delle scoperte fatte nella luna del dottor Giovanni Herschel

"... quella prova di vegetazione lunare aveva eccitata la loro curiosità, troppo perché non vi si soffermassero. Era certo che la Luna possedeva un atmosfera simile alla nostra, atta a mantenere la vita organica, e probabilmente la vita animale. La roccia basaltica proseguiva a passare sul campo di vista, e copriva ancora tre corde consecutive del cerchio, allorché apparve un pendio verdeggiante di mirabile bellezza. Egli occupava due corde di più della roccia basaltica. Quel pendìo era preceduto da un’altra massa, che aveva a un dipresso la medesima altezza della prima. Qual non fu la nostra sorpresa allo scorgere sulle sue falde una selva lunare! « Gli alberi, così il dottor Grant, durante lo spazio di dieci minuti apparvero sempre d’una stessa sorta, ma ella non somigliava ad alcuna di quelle da me vedute, se non vuolsene eccettuare pertanto la più grande specie di cipressi dei cimiteri d’Inghilterra. Questa pare somigliarle per alcuni lati ». Veniva dietro una terra coperta d’erba minuta e folta, che misurata da un cerchio dipinto nel nostro specchio equivaleva a quarantanove piedi; ora quarantanove piedi corrispondono a mezza lega di larghezza. Quindi apparve un’altra selva pur vasta, i di cui alberi, senza alcun dubbio, parevano abeti sì stupendi quanto quelli da me maggiormente ammirati sui monti del nostro paese. Una spiaggia d’arena di risplendente bianchezza s’apparò allora a’ nostri sguardi. Era dessa attorniata da una cintura di rocce selvagge, somiglianti a vasti castelli di marmo verde, e disgiunti da profonde brecce praticate a due o trecento piedi dentro ceppi grotteschi di creta, o di gesso; il tutto era coronato dalle chiome tremolanti d’alberi ignoti, i di cui rami parevano piume, o festoni, allorché ondeggiavano lungo quelle pareti risplendenti. A tal vista rimanemmo sorpresi dalla maraviglia. Dovunque noi scorgevamo dell’acqua, essa ne appariva azzurra come quella del profondo oceano, e si rompeva in enormi fiotti argentei sulla spiaggia.
L’azione degli altissimi flutti chiara appariva sul lido per una distesa maggiore dicento miglia (35 leghe). Quantunque svariato fosse il quadro per quelle cento miglia, ed anche a maggior lontananza, ciò nulla meno non iscorgemmo traccia veruna d’esistenza animale; tutta volta poteva il guardo nostro abbracciare a suo grado tutta quella distesa di terreno. 
Parecchie di quelle valli sono chiuse da maestosi colli di forma conica sì perfetta, che sarebbesi tentato stimarli opera dell’arte più squisita, anzichè della natura. Essi attraversarono il canovaccio senza che pur avessimo il tempo di seguirli nella loro fuga, ma immantinenti dopo s’affacciò ai nostri sguardi una serie di quadri siffattamente nuovi, che fu forza, il dottor Herschel ordinasse di rallentare il moto, perchè potessero meglio essere considerati. Era una catena non interrotta di vaghi obelischi, o sottilissime piramidi aggroppate irregolarmente: ciascun gruppo si componeva di trenta o quaranta guglie, e quelle guglie erano perfettamente quadrate, ed incornicciate sì bene, quanto i più bei modelli di cornici di cristallo. Tutta quella massa era colorata d’un lillà pallido splendidissimo. Credetti allora per certo esserci imbattuti in produzioni d’arte, ma il dottor Herschel osservò sagacemente, che se i lunari potevano edificare simili monumenti nello spazio di 10 o 15 leghe, se ne avrebber dovuto rinvenir altri prima di ora di carattere meno dubbio. Egli decise esser quelle probabilmente formazioni di quartz di color amatista vinoso; e dopo siffatta indicazione, ed altre ancora, ch’egli avea ottenute sulla potente azione delle leggi di cristallizzazione in quel pianeta, ci promise un campo dovizioso di studi mineralogici. L’introduzione d’una lente confermò appieno la sua conghiettura. Erano diffatti mostruose amatiste di color rosso-pallido, sfavillante in modo sì intenso da pareggiar i raggi del Sole. Esse variavano d’altezza di 60 a 90 piedi per la più gran parte, quantunque ci a venisse di mirarne altre molte di altezza assai più incredibile. Noi le osservammo in una sequela di valli, disgiunte da linee longitudinali di colline rotonde, elevate, e leggiadramente ondeggianti; ma ci sorprese soprattutto l’invariabile sterilità delle valli, che contenevano que’ maravigliosi cristalli, e le pietre di tinta ferruginosa, forse piriti di ferro, che ne coprivano il suolo.
L’estremità settentrionale in tutta la sua larghezza di cento leghe almeno avendo attraversato il nostro piano, noi giungemmo ad una regione alpestre e selvaggia, ricoperta d’alberi più grandi, e di foreste più estese di quelle che avevan prima veduto. La specie di quegli alberi non può venir descritta per aggiustata analogia; parevano però simili alle querce delle nostre foreste. La chioma ne era di gran lunga più bella, conciossiaché constasse di larghe foglie, splendide come quelle dell’alloro. Trecce di fiori gialli sospesi ai rami, e quasi cadenti al suolo ondeggiavansi con leggiadria ne’ luoghi sforniti di piante.
Poiché trascorsero quelle montagne, noi vedemmo tal regione, che ne riempì di stupore. Era una valle ovale, cinta da ogni lato, fuorché ad una piccola fessura verso il Sud, da colline rosse, come il più puro vermiglio, ed evidentemente cristallizzate; imperocché dovunque era veduta una spaccatura (e queste spaccature erano spesse, e d’immensa profondità) le sezioni perpendicolari offrivano delle masse agglomerate di cristalli poligoni eguali gli uni agli altri, e distribuite in istrati profondi. Il colore diveniva vieppiù oscuro all’avvicinarsi dell’imo de’ precipizi, innumerevoli cascate sgorgavano dal seno di quelle rocce scoscese; talune scaturivano fin dalle loro sommità, e con forza tale, che formavano degli archi di varie braccia di diametro...
... Alle falde di quelle colline stava una zona di bosco circondante l’intiera valle; ella contava a un dipresso sei o sette leghe nella maggior sua larghezza, e dieci di lunghezza; una collezione d’alberi di qualsiasi specie, che umana mente immaginar possa, era sparsa su quell’amena superficie....



Litografia della Grande Burla della Luna - Great Moon Hoax - 25 agosto 1835

... Al rezzo delle piante, dal lato sud est, scorgemmo numerosi armenti di quadrupedi bruni, che mostravano tutta l’apparenza del bissonte, ma più piccoli d’ogni altra specie del genere bos della nostra storia naturale; la coda di quegli animali somigliava a quella del nostro bos grunniens, ma sia pel suo corpo semicircolare, sia per la gobba, che sovracaricava le spalle di lui, sia per la lunghezza della giogaja, e del pelo arricciato, pareva assai meglio alla specie, cui dapprima il paragonai; tuttavia era segnato da un tratto oltremodo caratteristico, e che riconoscemmo dappoi appartenere a pressoché tutti i quadrupedi lunari; consisteva questo in una bizzarra visiera di carne situata al di sopra degli occhi, la quale attraversava la fronte in tutta la sua larghezza, e confinava colle orecchie. Ebbimo a scorgere distintissimamente, che una massa di crini svolazzava sul davanti, a guisa d’una vela, che avesse nella sua parte superiore la forma del cappello sì ben noto alle signore sotto il nome di cappello alla Maria Stuart. L’animale alzava, ed abbassava quella vela per mezzo delle orecchie. Il dottore Herschel opinò con aggiustatezza esser quello un benefizio della Provvidenza per proteggere gli occhi dell’animale dalla troppa gran luce, e dalle troppo lunghe tenebre, cui vanno periodicamente esposti tutti gli abitatori dal nostro lato della luna. 
Il secondo animale, che scorgemmo sarebbe classificato nella storia naturale fra i mostri. Era di color azzurognolo, e della grossezza di una capra, di cui aveva il capo e la barba; nel mezzo della fronte sovrastava un sol corno lievemente inclinato al disopra della linea orizzontale. La femmina non aveva nè corno, nè barba, ma la sua forma era alquanto più lunga. Camminavano a stormi, ed abbondavano specialmente sulle chine della selva sfornite d’alberi. Per l’eleganza, e la simmetria delle forme quell’animale stava al paro della gazzella, e pareva come questa agile, e festevole; si vedevano correre con velocità straordinaria, e saltellare sull’erbuccia follemente come un agnelletto, od un gattuccio.
Quella vezzosa creatura ci fornì il più incantevole spettacolo. La mimica de’ suoi movimenti sul nostro canovaccio bianco inverniciato era fedele, ed animata al paro di quella d’un animale, che si veda a due passi da noi sul timpano d’una camera oscura.
Soventi quando tentavamo di sovrapporre le nostre dita sulla loro barba svanivano ad un tratto come per ischivare la nostra terrestre impertinenza, ma sittosto comparivano altri animali, cui era impossibile il vietare di roder l’erba per quanto dicessimo, o facessimo.
Esaminando il centro di quella deliziosa valle avvisammo un fiume spartito in parecchi rami, che racchiudevano delle isole incantevoli dove vivevano uccelli acquatici d’innumerevoli sorte. Quella somigliante al pellicano grigio era la più numerosa. Avevano costoro il dissopra del capo bianco e nero, le gambe, ed il becco lunghi oltre ogni dire. Esaminammo lunga pezza i loro movimenti, mentre si affaccendavano a cogliere i pesci, speranzosi di scoprire un pesce lunare; ma quantunque la sorte non ci abbia favoriti a tale riguardo, potemmo tuttavia di leggieri indovinare la ragione, per cui immergevano il loro collo sì profundamente al disotto dell’acqua. Presso l’estremità superiore d’una di quelle isole ci fermò lo sguardo l’apparizione effimera d’una strana creatura anfibia di forma sferica. Ella rotolò con grande velocità pei ciottoli del lido, e finì col perdersi nella corrente rapida che s’agitava da quel punto dell’isola. Fummo astretti ad abbandonar quella valle piena di vita senza esplorarla. Delle nubi s’ accumulavano evidentemente nell’atmosfera lunare, avvegnacché la nostra fosse perfettamente pura. Ma una tale osservazione era per se stessa una scoperta interessante; giacchè sinora quasi tutti gli astronomi o posero in dubbio, o niegarono l’esistenza di un atmosfera umida intorno a quel pianeta.
Nella notte seguente ritornammo ad esaminare Endimione; scorgemmo, che ognuna delle sue divisioni era vulcanica e sterile, e che al di là si estendevano le regioni più ricche, e più produttive, che umana fantasia possa creare. Fra esse il dottor Herschel non contò meno di trentotto specie di alberi, quasi e il doppio di tal numero di piante; que’ vegetali differivano affatto da tutti quelli, che si erano scoperti alla latitudine più vicina all’equatore. Distinse nove specie di mammiferi e cinque di ovipari; fra i mammiferi esistevano animali simili al daino, all’alce, al cervo d’America, all’orso cornuto, ed al castoro bipede. Quest’ultimo rassomiglia al castoro terrestre, fuorché non ha coda, ed è uso a camminare sui due piedi; porta i suoi nati fra le braccia, come l’uomo, corre velocemente,
ma quasi sdrucciolando, e la sua capanna e più alta di quella maggior parte delle tribu selvagge; al vedere il fumo, che usciva da quasi tutte le capanne non lasciava dubbio, ch’ei conoscesse l’uso del fuoco. La sua testa ed il suo corpo non variano gran fatto da quelli dei castori del nostro pianeta. Questa specie non fu trovata che sulle sponde de’ laghi e dei fiumi, nelle acque de’ quali furono visti affondarsi per lo spazio di alcuni minuti.


Litografia della Grande  Burla della Luna - Great Moon Hoax - 1835

All’estremità sud di quella valle havvi una volta o caverna naturale, alta duecento piedi, e larga cento. Un torrente ne scaturisce, e si precipita al dissopra di grandi rocce bigie, alte ottanta piedi. Allora si suddivide in una moltitudine di rami, ed irrora una magnifica campagna di parecchie miglia. Un vastissimo lago giace lungi trenta miglia da quella cateratta. Egli occupa il 7,000,000 dei miglia contenuti in quella parte della luna.
Quel lago pare un mare interno; la sua larghezza dell’Est all’Ovest conta 119 miglia, e dal nord al sud 266. La sua forma verso il nord si approssima a quella della baja di Bengal. È seminato d’isolette per la maggior parte vulcaniche; due delle quali dal lato d’Est, sono in quest’istante in piena eruzione; ma il nostro vetro più forte era ancor troppo debole ad esaminarle convenevolmente, a motivo delle nubi di fumo, e di ceneri, che oscuravano il nostro campo di vista. Nella baja dal lato d’Ovest si prolunga un’isola di cinquantacinque miglia, a foggia di mezza luna. In tutta la sua estensione ella è sfavillante d’ammirabili bellezze naturali, tanto del regno vegetale, che dell’animale. Le colline di quell’isola sono coronate da immensi quartz di color giallo-scuro sì splendido, che ci parvero a prima vista piramidi ignee. Le vedevamo slanciarsi in aria dalla sommità di quelle alture, i di cui fianchi parevano coperti d’ammanto di velluto.
Tutto era incanto nelle vallette di quell’isola sinuosa. Guglie a spirali sorpassavano di tanto in tanto gli alberi d’una selva verdeggiante, in quella guisa, che i campanili delle chiese di valle d’Owest Morelan dominano i serti di boschi che li attorniano. Colà noi scorgemmo per la prima volta il palmeto a stanga, che non varia da quello delle nostre latitudini tropiche, se non per un ingente fiore violaceo, che rimpiazza lo spadix. Non ci venne fatto di veder frutti sur alcuno di quegli alberi, ed avvisammo ciò provenire dagli estremi del clima lunare. Tuttavia mirammo sur una pianta simile a quella del pepone abbondantissime frutta che ci parvero toccar il grado di maturità. La tinta generale di que’ boschi era il verde-scuro, quantunque vi si potesse scorgere un miscuglio di tutte le tinte delle nostre selve nelle diverse stagioni. I colori autunnali si maritavano a quelli della primavera, e presso ai ridenti ammanti della state s’ergevano alberi sfrondati, quasi vittime dell’inverno. Pareva, che tutte le stagioni di quei luoghi si porgessero amica mano e formassero in cerchio una perpetua armonia. Quanto agli animali, noi non vedemmo, che un elegante quadrupede spoglio di peli, alto tre piedi all’incirca, quasi simile ad una piccola zebra. La sua razza viveva a piccoli stormi sulla verde erbuccia delle colline.
Scorgemmo inoltre due o tre specie d’augelli dalle lunghe code, che ci parvero fagiani, gli uni azzurri, e gli altri dorati, e sulle sponde dell’isola riconobbimo una moltitudine di pesci dalla conchiglia univalva. Fra loro stavano varie conchiglie appiattite e di grande dimensione, che i miei compagni giudicarono, che fossero cornu amonae. Confesso, che dovetti in quel punto convenire che non erano ciottoli quelli da noi visti sulle spiagge del Mare nubium. Le rocce scoscese della spiaggia erano profondamente minate dalle onde, ed intralciate da caverne; stalattiti di cristallo giallo più grossi della coscia d’un uomo pendevano da ogni lato. Non esisteva palmo di terreno in quell’isola, il quale non fosse cristallizzato; masse di cristalli erano quà e là sparse lungo il lido, che esploravamo; altre brillavano per entro le anfruttuosità del terreno. L’aspetto di tutti quei cristalli era così straordinario, che faceva di quei luoghi una finzione di racconti orientali, anziché la realtà d’una natura lontana trasportata col mezzo della scienza ad una dimostrazione oculare. La dissomiglianza evidente tra quest’isola, e quelle già vedute prima nelle acque, e l’estrema sua vicinanza alle terre principali ci fecero supporre, che un tempo ne fosse stata parte. A confermare una siffatta opinione giovava l’osservare, che la sua baja principale abbracciava il corpo avanzato d’una catena di più piccole isole, che confinavano colla terraferma. Quella roccia era di quartz puro, e contava tre miglia di circonferenza. Sorgeva come un giro nudo, e maestoso di profondità azzurre, e non offeriva né sponde, né asili. Brillava avanti il sole, come puro zaffiro, e più piccole isole brillavano parimenti a lei intorno.




Litografia della Grande Burla della Luna - Great Moon Hoax - Anfiteatro di rubino per il New York Sun, 28 agosto 1835 dal quarto articolo della serie

La pianura, che si prolunga sino alle sponde del lago, presenta un pendio dolce, senz’alcuna prominenza, se non che vi si scorge una certa enfiatura di terreno coperto da boschi sparpigliati qua e là con capricciosa selvatichezza. La spaventevole altezza di quelle montagne perpendicolari di color cremisi sfavillante contrastava colla frangia di foreste, che coronava la loro fronte, e colla verzura, di cui la pianura formava un tappeto a’ loro piedi. Esse dipinsero sul nostro canovaccio, ma ci si apparò una fedelissima veduta di tutto il rimanente. Avevano essi una taglia media, e quattro piedi d’altezza; erano ricoperti, dalla faccia in fuori, da lunghi peli folti come i capelli, ma brillanti, e del color di rame; portavano ali composte d’una membrana sottilissima, che pendevan loro dietro il dorso in modo agiato dall’apice delle spalle sino alla polpa delle gambe. La figura loro del color di carne giallastra era alquanto meglio conformata di quella dall’orang-outan, se non che traspariva dai loro volti un’espressione più chiara, e più intelligente, ed avevano la fronte assai più larga. Tuttavia la bocca era molto prominente, quantunque d’alcun poco nascosta dalla folta barba alla mascella inferiore, e da labbra, che sapevano più d’umano di quelle di qualsiasi specie della famiglia delle scimmie. Generalmente la simmetria de’ loro corpi era infinitamente superiore a quella delle membra dell’orang-outan. Il luogotenente Drummond affermava, che, tolte loro le ali, avrebbero pur fatta in una parata bella mostra di se, quanto la maggior parte degli antichi nostri coscritti. I capelli erano di colore più scuro del pelo del corpo; ricciuti un poco, ma meno lanosi, per quanto ne potemmo giudicare; stavano ordinati sulle tempie a foggia di due semi-cerchi singolari affatto. Non potemmo scorgere i piedi loro, che allorquando li alzarono per camminare; ciò non ostante osservammo esser questi sottili alla punta, e protuberanti al tallone.
A misura, che i loro gruppi passavano sul canovaccio, chiaro appariva, che erano ingaggiati in una conversazione. I loro gesti, e particolarmente le variate azioni delle mani e delle braccia, parevano appassionati ed enfatici. Da ciò conchiudemmo, che fossero esseri intelligenti, quantunque di grado meno elevato di coloro, che scoprimmo il mese vegnente sulle sponde della baja dagli arco-baleni, e capaci di produrre opere d’arte.



Vespertilio Homo 1836 - Abitante della luna per la Grande Burla della Luna

Alla seconda volta, che li vedemmo ci fu fatto di considerarli più attentamente ancora. Noi li scorgemmo sul lido d’un laghetto o gran fiume, che scorreva verso la valle del gran lago, ed aveva sulle sue sponde orientali un ameno boschetto. Alcuni di quegli esseri avevano attraversato dall’una sponda all’altra, e vi stavano distesi come aquile. Ci venne dato allora d’osservar, che le loro ali avevano una distesa enorme, e parevano per la struttura simili a quelle del pipistrello. Erano desse formate d’una membrana semitrasparente, che si dispiegava in divisioni curve col mezzo di raggi diritti legati al dorso con tegumenti dorsali. Ma ci maravigliò sovratutto il vedere, come quella membrana si stendesse dalle spalle sino alle gambe legata al corpo, e diminuisse gradatamente di larghezza. Quelle ali sembravano pienamente sottoposte al volere di quegli esseri, poiché li vedemmo tuffarsi nell’acqua, e quindi stenderle subito per tutta la loro dimensione, e scuoterle dopo essere usciti dall’onda alla guisa delle anitre, e racchiuderle tantosto in forma compatta. Le osservazioni fatte sulle abitudini di quelle creature, che erano dei due sessi, ci condussero a sì notevoli risultamenti, che amerò a vederli fatti di pubblica ragione coll’opera del dottore Herschel, dove so di positivo, che vi stanno descritti con verità conscienziosa, qualunque sia per essere l’incredulità con cui saranno lette.
Alcuni istanti dopo le tre famiglie stesero le ali loro, quasi ad un tempo, e si perdettero fra gli oscuri confini del canovaccio, prima che ci rilevassimo dalla nostra sorpresa. Quegli esseri furono da noi appellati scientificamente uomini pipistrelli (vespertilio homo). Ei sono certamente esseri innocenti e felici.
Nomammo la valle, in cui vivono, il coliseo di rubini, a motivo de’ magnifici monti da cui è attorniata. La notte essendosi fatta tardissima rimandammo l’esame di Petarius (n. 20) ad altra occasione...


Delle scoperte fatte nella luna del dottor Giovanni Herschel
Richard Adams Locke
Traduzione Anonimo

Missione Apollo 11 - 1969

Eclissi parziale di luna del 16 luglio 2019

Missione Apollo 11 - 1969

 Eclissi parziale di luna del 16 luglio 2019

Missione Apollo 11 - 1969


Eclissi parziale di luna del 16 luglio 2019


Missione Apollo 11 - 1969

Eclissi parziale di luna del 16 luglio 2019


Missione Apollo 11 - 1969


Eclissi parziale di luna del 16 luglio 2019


Missione Apollo 11 - 1969

Eclissi parziale di luna del 16 luglio 2019


" La corsa allo spazio da parte di Stati Uniti e Unione Sovietica iniziò alla fine degli anni Cinquanta, con il lancio del primo Sputnik da parte dei russi. Gli americani seguirono poco dopo con i primi satelliti. Negli anni Sessanta, gli Stati Uniti svilupparono il programma Mercury, con le cui missioni John Glenn si affermò primo americano nello spazio, a un anno di distanza dal primato sovietico di Yuri Gagarin; in seguito venne inaugurato il programma Gemini, il quale prevedeva un equipaggio di due membri in una nuova navicella, che permise di sviluppare le tecniche di manovra nello spazio. 
Infine, forti dei progressi fatti grazie alle missioni Mercury e Gemini, fu creato il programma Apollo, che nel luglio 1969 vide Neil Armstrong e Buzz Aldrin sbarcare per la prima volta sulla Luna. Questi risultati furono naturalmente preceduti dal lancio di satelliti e sonde, che permisero lo sviluppo in tempi molto rapidi di studi e tecnologie ... " 
La luna di Oriana
Oriana Fallaci


Neil Alden  Amstrong - Michael Collins - Edwin Eugene. Aldrin Jr.


Il 16 luglio 2019 la Luna con la complicità della Terra ci ha regalato una bellissima eclissi parziale incastonata in un cielo che conteneva il passaggio della Stazione Spaziale Europea alle 21,25 e alle 22.58 e si beava della luce di Saturno, di Giove e di Antares, stella più luminosa della costellazione dello Scorpione.
Uno spettacolo straordinario per festeggiare i cinquantanni dello sbarco sulla Luna.
Il 16 luglio 1969 alle ore 13.32 ora dell'UTC partiva la Missione Apollo 11, la quinta con equipaggio del programma Apollo diretto dalla NASA, con lo scopo di raggiungere la meravigliosa appendice della Terra e carpirne segreti. La spinta propulsiva fu data dal razzo Saturn V dal Kennedy Space Center, a cui era agganciata la navicella spaziale Apollo composta da un assemblaggio di tre Moduli: Il CM o Modulo di Comando, l'unico rientrato sulla Terra, con a bordo i tre astronauti, Il SM o Modulo di servizio, necessario alla propulsione, all'energia elettrica, all'ossigeno e all'acqua del Modulo di Comando Columbia e il LM o Modulo Lunare Eagle che materialmente servì per scendere sul suolo lunare.
Il 20 luglio 1969 l'equipaggio arrivò a destinazione dopo tre giorni di viaggio, alle 20:17:39, ora dell'UTC, 15:17:39 ora di Houston, 22:17:39 ora italiana, entrarono nell'orbita della luna che si trovava a 388.650 chilometri dalla Terra nella fase di primo quarto. Sei ore dopo l'Aquila atterrava nel Mare della Tranquillità e alle 02.56 ora dell'UTC, 04:56 ora italiana del 21 Luglio 1969, il comandante Neil Alden Amstrong poggiava per primo il piede sul suolo lunare pronunciando l'ormai famosa frase: È un piccolo passo per un uomo, ma un balzo gigante per l’umanità ", 19 minuti dopo toccò a Edward Eugene Aldrin, Buzz per gli amici, e si accinsero a fare una passeggiata di due ore e un quarto per raccogliere materiale lunare, ben 21,5 kg, mentre il romano Michael Collins, il pilota, rimase a bordo del Modulo di Comando Columbia.
Lo sbarco durò complessivamente 21 ore e 30 minuti, i due astronauti lasciarono una targa di acciaio inossidabile, su cui era incisa la scritta: «Qui, uomini dal pianeta Terra posero piede sulla Luna per la prima volta, luglio 1969 d.C. Siamo venuti in pace, a nome di tutta l'umanità.» - «Here men from the Planet Earth first set foot upon the moon, July 1969, A.D. We came in peace for all mankind.» e poi ritornarono da Michael Collins per dare il via alle manovre di rientro sulla Terra.
Il 24 luglio 1969 la Missione Apollo 11 si concluse con l'ammaraggio del Modulo di Comando nell'Oceano Pacifico. L'emblema della Missione: un Aquila con un ramo di ulivo tra gli artigli che atterra sulla luna con la luce proveniente dalla Terra venne creato da Michael Collins per simboleggiare il valore pacifico dell'allunaggio.



Aquila con ramoscello d'ulivo atterra sulla luna con sullo sfondo la Terra



Aquila - Emblema della Missione Apollo 11



P.S. Per quanto abbia scritto tanto questa è solo una bozza non completa e non corretta che per mancanza dei giusti collegamenti verrà rivista prossimamente.
Non so se ci sia ancora qualcuno che gira nei meandri di internet, comunque vi abbraccio tutti  e buon cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla luna..

domenica 23 giugno 2019

I chiodi di garofano di San Giovanni

.... Le cose dovevano restare in equilibrio. Non potevi decidere di essere una strega buona o cattiva. Non funzionava mai, alla lunga. Potevi solo cercare, con tutte le tue forze, di essere una strega.
Sedette davanti al focolare spento, resistendo alla tentazione di lisciarsi le orecchie. 
Avevano trovato un’entrata, da qualche parte. Lo percepiva negli alberi, nelle menti degli animali. Lei stava tramando qualcosa. E sarebbe accaduto presto. Ovviamente non c’era nulla di speciale, dal punto di vista dell’occulto, nel giorno di mezza estate; ma c’era nella mente delle persone. Ed era in quelle menti che gli elfi trovavano la loro forza ...

Streghe di una notte di mezza estate
Terry Pratchett
Traduzione Valentina Daniele

Chiodi di garofano della Syzygium aromaticum o Eugenia caryophyllata

Che ci sia o non ci sia un maggior flusso di energia intorno ai solstizi che permetta di mettere in comunicazione la dimensione temporale con quella atemporale, la visibile con l'invisibile, è certo che  questi giorni sembrano essere circondati da un tale alone di magia che esercita ancora oggi un grande fascino sugli umani. 
La tradizione a Roma vuole che San Giovanni Battista, colui che piange e la notte delle streghe inaugura la fase discendente dell'anno subito dopo che il sole ha raggiunto il suo apice nel firmamento e si inoltra lungo il cammino  che lo porterà alla morte, venga festeggiato a partire dal tramonto, ai vespri della vigilia del 24 giugno nella basilica di San Giovanni in Laterano, un tempo la facciata era illuminata dal gioco delle luci vagolanti delle lanterne e delle fiaccole e dai fuochi su cui sfrigolavano le padelle pronte per cucinare le lumache, all'interno il pavimento veniva ricoperto da un profumatissimo tappeto di fiori e frutta che circondava l'icona del santo mentre sull'altare tra la Croce astile, i paramenti del vescovo e i candelabri della processione, contenuti in un trono di cristallo di rocca, in piccoli sacchetti di seta bianca, venivano custoditi i boccioli essiccati di una spezia orientale molto aromatica, dalle note olfattive pungenti, afrodisiaca, anestetica, antifermentativa, antinfiammatoria, antiossidante, antisettica, antispasmodica, antitrombotica, digestiva, rinvigorente, stimolante, tonificante, dalle notevoli proprietà medicinali tali da attribuirle il potere di attirare la felicità e di allontanare il male; questi boccioli noti fin dal IV - V secolo, originari delle isole Filippine e delle Molucche, per consuetudine venivano donati come tributo al Papa che durante la celebrazione, raccogliendo il loro aspetto simbolico di chiodi della crocifissione di Cristo, li benediceva invocando Dio con l'usuale formula: " coloro che li gusteranno ... perché si conservino nella pace del Signore, operino secondo la sua volontà, vivano e invecchino nell’amore di Dio, siano armati di celesti virtù e ne abbiano giovamento per la vita eterna ... " e li offriva poi ai presenti: " per la loro salute spirituale e corporale e affinché venissero amministrati agli infermi per ottenerne la guarigione, nonché alle donne in stato interessante per un parto felice ". Si tratta dei fiori in boccio, raccolti quando la loro colorazione passa progressivamente dal giallo verde al rosa e al rosso scuro, della Syzygium aromaticum o Eugenia caryophyllata: Eugenia per una dedica a Eugenio di Savoia generale sabaudo, principe di Savoia - Carignano e conte di Soissons e caryophyllata dal latino caryophyllum - pianta dal profumo di garofano.
Noi li chiamiamo chiodi di garofano per la loro forma simile ai chiodi e per la loro essenza uguale a quella del garofano comune - dianthus caryophyllus.

" – Nemmeno i garofani che da noi sono così usati, entrano fra gl'ingredienti della loro cucina.
– Nascono anche quegli alberi qui?
– ... Sì, eccone là uno ... Crescono sui terreni delle noci moscate, ma preferiscono quelli vulcanici.

... s’avvicinarono all’albero indicato, che cresceva sul margine del boschetto, osservandolo curiosamente.
Era alto circa sei metri, coperto di fiori rosso-cupi, uniti in piccoli mazzi, i quali spandevano un profumo delicatissimo.

– Quei fiori sono i chiodi di garofano che si pongono in commercio? ...
– Sì rispose il capitano. Prima però di metterli in vendita, si lasciano perdere i petali e si mettono a seccare al sole finché diventano quasi neri.
– Ne dànno molti?
– Moltissimi, ... e una sola pianta costituisce una bella rendita, perché produce fiori per un gran numero d’anni. Comincia a sette e non finisce che dopo i centocinquanta.
– Nascono dappertutto?
– In quasi tutte le isole della Malesia, ma la loro vera patria sono le Molucche. Sono state trapiantate anche nelle isole Mascarene, ma vivono molto meno e rendono poco. "


I pescatori di trepang
Emilio Salgari

Sono ricchi di un olio essenziale contenente cariofillina, eugenolo, metilamilcetone, terpene, sono fonte di omega 3,  possiedono alte quantità di sodio, di proteine, magnesio, manganese, vitamina C, vitamina D, vitamina K e il merito della loro scoperta si deve ai cinesi che già nel 266 a.C. li masticavano per profumare l'alito, nell'antico Egitto venivano usati durante il rito dell'imbalsamazione per proteggere le salme dai batteri e dai funghi, mentre i romani, che li incontrarono durante i viaggi esplorativi lungo la via dell'incenso, li aggiungevano per esempio al loro vino Ippocras insieme ad ambra, cannella, fiori di mais, mandorle, muschio, pepe, susine e zenzero.
I chiodi di garofano sono un ottimo rimedio anche contro mal di denti, mal di testa nausea, vomito, coliti batteriche, cistiti, faringiti, tonsilliti, asma e bronchite, acne, piaghe, tagli, ustioni, ritenzione idrica e perdite di memoria.
Non consigliati alle donne in gravidanza a chi ha problemi epatici,  renali e ai bambini.


Chiodi di garofano della Syzygium aromaticum o Eugenia caryophyllata

... In una notte d’estate, con le coppie che vanno per la loro strada e un tramonto di seta viola che scende fra gli alberi. Dal castello, molto dopo la fine dei festeggiamenti, arriva una risata lontana e il tintinnio di campanelli d’argento. E dalla collina deserta, solo il silenzio degli elfi ...


Streghe di una notte di mezza estate
Terry Pratchett
Traduzione Valentina Daniele

Buona festa di San Giovanni!

Per chi è interessato:


venerdì 21 giugno 2019

Il volo dei palloncini rossi

Aspettò le 16.54 del 21 giugno, l'arrivo del solstizio d'estate e seguì il rituale nei minimi dettagli, con il pensiero legò ogni nemico a un palloncino rosso e li visualizzò mentre tutti insieme si alzavano su in volo, in poco tempo sarebbero spariti, sorrideva fiduciosa e li guardava allontanarsi, il canto di un usignolo la distolse per un istante dalla sua visione, ma la riprese subito per vedere i suoi nemici che precipitavano uno dopo l'altro fracassandosi al suolo seguiti da una pioggia di palloncini rossi frantumati. Qualcosa nel rito non aveva funzionato, era solo una principiante, meglio andare a innaffiare i trifogli aurei in giardino.

Sciarada Sciaranti

Trifolium aureum

Buon solstizio d'estate con un sorriso!

domenica 2 giugno 2019

Repubblica

" ... Bisogna che la Repubblica sia giusta e incorrotta, forte e umana: forte con tutti i colpevoli, umana con i deboli e i diseredati ... " 

Sandro Pertini
Discorso di insediamento
 1978

Sandro Pertini presidente della Repubblica Italiana

Buona festa della Repubblica!

venerdì 31 maggio 2019

Dai lunghi crepuscoli di maggio alle notti calde di giugno

Crepuscolo sulle montagne

" ... Maggio coi suoi lunghi crepuscoli è finito, giugno riempie di rosso e di viola i prati e riporta le notti calde che richiamano il gregge al pascolo e il pastore alla veglia ed ai sogni ... "

Il vecchio e i fanciulli
Grazia Deledda

giovedì 30 maggio 2019

Su bocciolo di rosa

Tono viola
Su bocciolo di rosa
A fine maggio


© Sciarada Sciaranti


Profumo rosa
su delicate labbra
a fine maggio

© Antonypoe
Dal blog Antonypoe


A fine maggio
Resta il desiderio
Di primavera

© Sinforosa
Dal blog  SINFOROSA CASTORO



mercoledì 29 maggio 2019

Il sacrificio della camelia

Giulio Laurenti ha un giardino che si affaccia sulla villa di una donna dai lucidi e morbidi capelli neri, la osserva con tale passione da notare la scura pupilla contornata d'azzurro, vorrebbe conoscere il suo nome e pensa che il giardiniere che lavora per lei possa svelarglielo, decide allora di mettere in atto uno stratagemma per parlarci in un modo che sembri del tutto casuale, ma ciò comporta un sacrificio...

Camelie rosa

" ... Uscì a tarda notte in giardino. Il cielo era buio, e propizio al gran misfatto. Giunse fino al muraglione, presso ad una bella pianta di camelie, che era una rarità della specie; sollevò il vaso tra le palme, lo sospese fuori del murello, e lo lasciò spietatamente cadere nella prateria sottostante. 
Quindi si allontanò sollecito da quel luogo, ma non tanto, che non udisse il tonfo del vaso. 
- Povera camelia! - esclamò, affrettando il passo: e fu quella l’orazione funebre dell’uccisore alla sua vittima.
Come aspettasse impaziente il mattino, potete argomentarlo, o lettori. All’alba era già in piedi. Scese in giardino, ma senza ardir nemmanco di guardare dov’era rimasto il vuoto nella fila dei vasi, e se ne andò ad inaffiare le sue aiuole più lunge, da dove nessuno, che fosse nella prateria, avesse potuto veder spuntare il sommo della sua testa. Un’ora passò; quindi un’altra mezz’ora, e già egli pensava che la sua camelia fosse perduta senza utilità, allorquando udì levarsi dai piedi dell’olmo una voce che gridava:
- Signore! signore! 
Il cuore gli balzò in petto; ma e’ non si mosse. Intanto la voce ripigliava più forte: signore! ohè, signore?
Si avanzò allora fino al murello, e si provò a guardare. Gli era per l’appunto il giardiniere, che aveva rizzato la povera pianta, e stava col viso in aria a cercare di lui. I cocci del vaso erano sparsi sul terreno, ma il terriccio di castagno era agglomerato tuttavia intorno alle radici; la vittima respirava ancora ...

L'olmo e l'edera
Anton Giulio Barrili

domenica 12 maggio 2019

Cuore a cuore

Mano per mano
camminiamo insieme
Cuore a cuore


© Sciarada Sciaranti


Madre per sempre
se non è costrizione
è ver amore

© Sari
Del blog vocedivento

Vero amore
Solo il tuo mamma
In ogni dove

© Sinforosa
Del blog SINFOROSA CASTORO

Auguri Raggio di Sole in un cuore

Tantissimi auguri a te Raggio di Sole e a tutte le mamme da me e Sorellina!



P.S. Sono asfaltata come il bitume sotto un rullo compressore, quindi abbiate pazienza per ogni possibile distrazione.
 Vi abbraccio! 

venerdì 10 maggio 2019

Luna crescente

Luna crescente
nel silenzio del cosmo
muove le ombre

© Sciarada Sciaranti

Muove le ombre
Silenzio regna su noi
Luna crescente

© Sinforosa
Del blog SINFOROSA CASTORO


 Luna crescente 10 maggio 2019

mercoledì 1 maggio 2019

Umiltà e modestia

Violetta viola con il centro bianco

Nel linguaggio dei fiori la violetta rappresenta l'umiltà e la modestia e sul finire di questo giorno, con l'augurio che i meriti possano essere riconosciuti e trattati con dignità, la dedico a tutti i lavoratori.

Buon 1° maggio!

martedì 30 aprile 2019

Libero di volare

Lucchetto con su scritto : Noi per sempre

Il suo sguardo fu attirato dal lucchetto che luccicava sotto i raggi del sole e avvicinandosi intravide l'ombra della sagoma di Interior che si insinuava tra le parole di una promessa d'amore " Noi per sempre ", era agganciata a una delle barre di ferro arrugginito che formavano la balaustra del belvedere.
Sasha appoggiandosi sul corrimano si protese verso il vuoto, respirò a pieni polmoni e l'aria inalata acuì la sensazione di infinito che gli occhi offrivano. Interior si contorse per il fastidio ricevuto da una nota stonata e diede una scossa di disappunto a Sasha che sospirò e disse: " Sì lo so, non è libero di volare se lo incatenano ".

Sasha nel cuore di Interior
Sciarada Sciaranti

lunedì 29 aprile 2019

Lunedì sera, 29 aprile 1865

Se con la fantasia facessimo un salto nel tempo e tornassimo alla sera di lunedì del 29 aprile di 124 anni fa, potremmo osservare Oscar Wilde mentre nel carcere di S.M. Holloway scrive una lettera al suo Bosie, Lord Alfred Bruce Douglas con cui visse una intensa e tormentata storia d'amore contrastata dall'opinione pubblica di una società bigotta che lo accusò di aver infranto la legge con grossi atti indecenti di sodomia e lo condannò per ben due anni ai lavori forzati.  

Oscar Wilde e Alfred Bruce Douglas nel maggio 1893

Oscar Wilde e Alfred Bruce Douglas nel maggio 1893


Lunedì sera, 29 aprile 1895

Mio caro ragazzo. Questo ti assicura il mio immortale, il mio amore eterno per te. Domani sarà tutto finito. Penso a te, il mio amore per te e questa idea, questa credenza ancora più divina, che mi ami in cambio mi sosterrà nella mia infelicità e mi renderà capace, spero, di sopportare il mio dolore con più pazienza.
Dal momento che la speranza, anzi, piuttosto la certezza di incontrare te, ancora una volta, questo è l'obiettivo per me. Devo continuare a vivere in questo mondo a causa di ciò.
Il caro... è venuto a vedermi oggi. Gli ho dato diversi messaggi per te. Mi ha detto una cosa che mi ha rassicurato: a mia madre non mancherà nulla. Ho sempre provveduto alla sua sussistenza, e il pensiero che avrebbe potuto subire delle privazioni mi rendeva infelice.
Quanto a te (ragazzo grazioso con un cuore simile a Cristo) ti prego il prima possibile non appena avrai fatto tutto quello che puoi fare, parti per l'Italia e riconquista la tua calma, e componi quelle belle poesie che sai fare tu, con quella grazia così strana. Non esporti in Inghilterra per nessun motivo. Se un giorno, a Corfù o in un'isola incantata, ci fosse una piccola casa dove potremmo vivere insieme, Oh! La vita sarebbe più dolce di quanto sia mai stata.
Il tuo amore ha ali larghe ed è forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore è la luce di tutte le mie ore. Se il fato ci sarà avverso, coloro che non sanno cos'è l'amore scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita. Se ciò avverrà, tu scriverai, tu dirai a tua volta che non è vero.
Il nostro amore è sempre stato bello e nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia, è perché la natura dell'amore non è stata compresa.. Nella tua lettera del mattino dici qualcosa che mi dà coraggio. Devo ricordarmelo.
Mi scrivi che è mio dovere verso di te e verso me stesso vivere, nonostante tutto. Credo che sia vero. Proverò e lo farò. Voglio che tu tenga informato il signor Humphreys sui tuoi movimenti, così quando verrà lui potrà dirmi cosa stai facendo. Credo che gli avvocati siano autorizzati a vedere i prigionieri abbastanza spesso. Così potrò comunicare con te.
Sono così felice che tu sia andato via! So cosa ti deve esser costato. Sarebbe stata un'angoscia per me pensare che tu fossi in Inghilterra con il tuo nome citato in tribunale. Spero che tu abbia copie di tutti i miei libri. I miei sono stati tutti venduti.
Tendo le mie mani verso di te. Oh! Possa vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani. Penso che il tuo amore veglierà sulla mia vita. Se dovessi morire, voglio che tu viva un'esistenza pacifica e serena da qualche parte con fiori, quadri libri e tanto lavoro. Prova a farmi avere presto tue notizie.
Sto scrivendo questa lettera in mezzo a grandi sofferenze; Questa lunga giornata in tribunale mi ha esaurito. Carissimo ragazzo, il più dolce di tutti i giovani, il più amato e il più adorabile.
Oh! Aspettami! Aspettami! Sono ora e dal giorno in cui ci siamo incontrati, e tu sei devotamente, con un amore immortale.


Oscar.

domenica 28 aprile 2019

Il libro

Di tutti i fatti e detti banditore,
Non però ch’io favelli,
Povero sono e son tutto strambelli,
E son marchiato com’un falsatore. 

Il libro

Indovinelli - XXIX
Michelangelo Buonarroti il Giovane

Romanzi e racconti - Italo Calvino

venerdì 26 aprile 2019

Su bianca corolla giace

Nero neo su
bianca corolla giace
 gialla l'antera

© Sciarada Sciaranti
Gialla antera
Traboccante polline
Per api sagge


© Sinforosa 
Del blog SINFOROSA CASTORO

Camomilla falsa

giovedì 25 aprile 2019

Il filo della libertà

Ecco, la guerra è finita.
Si è fatto silenzio sull’Europa.
E sui mari intorno ricominciano di notte a navigare i lumi.
Dal letto dove sono disteso posso finalmente guardare le stelle.
Come siamo felici.
A metà del pranzo la mamma si è messa improvvisamente a piangere per la gioia,
nessuno era più capace di andare avanti a parlare.
Che da stasera la gente ricominci a essere buona?
Spari di gioia per le vie, finestre accese a sterminio,
tutti sono diventati pazzi, ridono, si abbracciano,
i più duri tipi dicono strane parole dimenticate.
Felicità su tutto il mondo è pace!
Infatti quante cose orribili passate per sempre.
Non udremo più misteriosi schianti nella notte
che gelano il sangue e al rombo ansimante dei motori
le case non saranno mai più cosi ‘ immobili e nere.
Non arriveranno più piccoli biglietti colorati con sentenze fatali,
Non più al davanzale per ore, mesi, anni, aspettando lui che ritorni.
Non più le Moire* lanciate sul mondo a prendere uno
qua uno là senza preavviso, e sentirle perennemente nell’aria,
notte e dì, capricciose tiranne.
Non più, non più, ecco tutto;
Dio come siamo felici.

Aprile 1945
Dino Buzzati

Le Moire* = le tre dee del destino figlie di Zeus e Temi o di Ananke: Cloto, la filatrice che svolge il filo della vita, Lachesi, la fissatrice che segna la sorte del filo della vita, e Atropo l'irremovibile che recide il filo della vita.


Un Filo prezioso - A Golden Thread  
1885
John Strudwick

Buon 25 aprile!

martedì 23 aprile 2019

Dies Natalis - Anno IX


Il numero nove nasce dalla Trinità al quadrato, dalla perfezione che messa davanti a sé stessa si moltiplica, è dunque verità, pienezza spirituale, è il proseguimento dell’otto e l’ultimo passo in solitaria dell’infinito pronto a curvare verso il principio per svolgere l'Uroboros, il re serpente che si morde la coda e che chiude il cerchio, si rigenera lì dove inizio e fine coincidono, muta forma e l'individualità di una cifra passa allo stadio successivo in cui raddoppia senza fermarsi, procede e si evolve, ritorna nuovamente agli albori per aggiungere l'uno, il due, il tre, il quattro, il cinque, il sei, il sette, l'otto, il nove e lo zero in un ciclo vitale perpetuo che accoglie il tutto. Il nove è la thet, il bastone dritto congiunto con quello arcuato, la matrice, la luce fecondante nascosta nella profondità dell’essere, la potenza del femminile che comprende il complementare maschile e compendio di tutto ciò che lo precede è il tempo della creazione, pazienza e ricompensa, è il numero dei componenti del corpo umano: capelli, carne, cervello, nervi, ossa, pelle, sangue, unghie, vasi sanguigni ed è l’ispirazione elargita dalle nove muse: Calliope dalla bella voce, Clio che dà la celebrità, Erato che desta il desiderio, Euterpe che rallegra, Melpomene che canta, Polimnia che ha molti inni, Tersicore che ama la danza, Thalia che fiorisce, Urania che è celeste, nate dalle nove notti d’amore che Zeus ha condiviso con Mnemosine.
Nove è il numero di anni che Anima Mundi compie oggi e io voglio ringraziare tutti coloro che non hanno mai pensato che leggere quello che propongo sia una perdita di tempo e rappresenti il grande sacrificio di una vittima che si immola sull'altare della quinta essenza della generosità, non mi sono dovute né perdite di tempo né tanto meno mi sono dovuti sacrifici e giammai li ho richiesti, voglio ringraziare tutti coloro che mai, in relazione alla considerazione di sé stessi, hanno avuto il bisogno della prova di una risposta per capire quanto sia grande il valore di ogni parola che mi è stata regalata.
Ora, visti alcuni eventi presenti e passati, immagino che quello che ho scritto arrivi esattamente a chi non deve arrivare, per cui fidatevi e andate tutti oltre. 

domenica 21 aprile 2019

Il compleanno di Roma nella Risurrezione del Signore

Basilico di San Pietro in Vaticano - Roma

Basilica di San Pietro - Città del Vaticano in Roma

Non solo il Forestiere può in Roma sollevarsi lo spirito nelle amene passeggiate ridette; ma spesso ancora e quì, e colà ascolta gradite Musiche, ora in un Tempio or nell’altro, o gode delle molte illuminazioni che a tanto a tanto allegrano la città, e l’afflusso di popolori nelle correnze delle Papali benidizioni. Nella Settimana Santa altra immensa gente accorre al Vaticano a mirarvi le molte funzioni eseguite dal S. PADRE. A Pasqua oltre la illuminazione assai gaja di tutta la cupola di S. Pietro, con 4400 lanternoni, a quali ad un’ora di notte si aggiungono in un’istante 790 fiaccole, mercè 365 porsone addette; sul Pincio s’incendiano i più meravigliosi fuochi d’artificio, fra lo sparo di molti cannoni. E tali fuochi, e illuminazione ripetonsi per la Festa del Principe degli Apostoli, nel cui Tempio, ed annesso colonnato evvi superba Processione per il Corpus Domini, con moltitudine di persone accorse ancora dai limitrofi paesi. Le altre Processioni nel corso dell’anno incominciano in Roma il 20 Febbrajo, e assai frequenti ora in una contrada, or nell’altra, terminano il 24 Dicembre in S. Maria Maggiore. Nel 2 Novembre per i Defonti, nei Cimiteri di S. Maria della Morte ove è un sotterraneo con tutti candelabri di umane ossa, in S. Maria in Trastevere, in quello assai gajo di S. Spirito in Sassia, in quello dell’Ospedale di S. Giovanni in Laterano, vi si rappresentano fatti della Sacra Scrittura in figure grandi al naturale. Il 25 Dicembre nel Tempio di S. Maria in Aracœli, in quello di S. Francesco a Ripa, in S. Maria sopra Minerva, e di S. Domenico e Sisto, si aprono al pubblico dei Presepii in figure di varia grandezza, e così in molte casi particolari, e sempre con afflusso di accorrenti, e con sollievo di chi vi accede.

Feste pubbliche - Colpo d'occhio a Roma, ovvero Nuova Guida per i Forestieri
Adone Palmieri

Uovo di Pasqua dal guscio rotto da cui fuoriescono tante piccole uova di Pasqua e un bambino

Buona Pasqua a tutti voi  e buon compleanno Roma, 2772 anni Ab Urbe Condita!

venerdì 19 aprile 2019

Venerdì Santo a Notre Dame

" ... La Divozione del venerdì Santo racconta la passione e la morte di Cristo. Il Predicatore interrompe la rappresentazione con le sue spiegazioni, e fa cenno quando si ha a continuare. Maria vi rappresenta una gran parte. Mentre Cristo prega pe’ suoi nemici, ella dice alla croce: 

Inclina li tuoi rami, o croce alta,
Dona riposo a lo tuo Creatore;
Lo corpo precioso ja se spianta;
Lassa la tua forza e lo tuo vigore.


Cristo la raccomanda a Giovanni, che inginocchiandosi e baciandole i piedi cerca racconsolarla. Ma essa abbraccia la croce e si lamenta:

O figlio mio, figlio amoroso,
Come mi lassi sconsolata!
O figlio mio tanto precioso,
Come rimango trista, addolorata! 
Lo tuo capo è tutto spinoso,
E la tua faccia di sangue bagnata,
Altri per te non voglio per figlio,
O dolce fiato e amoroso giglio. 

Quando Cristo muore, Maddalena gli sta a’ piedi, al capo Giovanni, Maria nel mezzo. E bacia il corpo di Cristo, gli occhi, le guance, la bocca, i fianchi, le mani, con le quali benediva il mondo, i piedi su’ quali Maddalena sparse tante lagrime. 
Queste rappresentazioni erano antichissime, e si scrivevano in latino, come il Ludus Paschalis, rappresentazione di Pasqua, dove è messo in azione l’Anticristo. Le due Divozioni avanti discorse non sono probabilmente che versioni o imitazioni di opere più antiche, rimase nella tradizione. Tale era pure la Rappresentazione del Nostro Signore Gesù


I Misteri e le Visioni - Storia della letteratura italiana
Francesco De Sanctis


Croce dorata realizzata da Marc Couturier nel 1993  e La Pietà realizzata tra il 1714 e il 1715 da Nicolas Coustou

La grande Croce e la Pietà
 Cattedrale di Notre Dame - Parigi

Immaginate cosa possono aver provato i vigili del fuoco nell'entrare in Notre Dame per verificare i danni dell'incendio che, scoppiato nella cattedrale lo scorso Lunedì Santo, ha bruciato le capriate - " La foresta " con le sue 1300 querce risalenti al 1220 - 1240 e ha sgretolato la guglia - " La freccia " del 1860 che, poggiata su quattro pilastri della crociera in corrispondenza del tetto del transetto, del coro e della navata centrale, con i suoi 45 metri di altezza e 750 tonnellate di peso aveva sostituito quella originale del 1250 distrutta nel 1792.
I vigili si sono trovati davanti alla grande Croce dorata realizzata da Marc Couturier nel 1993 e alla scultura in marmo di Carrara che rappresenta La Pietà, opera di Nicolas Coustou realizzata tra il 1714 e il 1715, entrambe intatte... beh! Anche il più scettico deve aver avuto un fremito, un'emozione che lo ha toccato. Al lato sinistro della Pietà la statua risalente al 1715 di Luigi XIV inginocchiato, opera di Antoine Coysevox e al lato destro la statua anch'essa del 1715 di Luigi XIII nell'atto di offrire la corona alla Vergine, scolpita da Guillaume Coustou.
Che si tratti di un miracolo, un segno o meno, gli uomini dovrebbero recepire quel messaggio che faccia breccia nella loro anima e li porti a essere più umani con sé stessi e con gli altri. 
Oggi Venerdì Santo si compie il Sacrificio di Gesù Cristo, le campane smettono di suonare e riprenderanno la Domenica di Pasqua giorno della sua risurrezione in cui vi porgerò i miei auguri.
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