sabato 30 aprile 2016

Il vetusto papavero s'incorona

 Ditemi, per mia fè,
Donne, qual è quel re
Che non porta corona in giovinezza,
Ma la porta in vecchiezza. 



Il papavero.


Indovinelli
Michelangelo Buonarroti il Giovane

Buon Primo Maggio a tutti !

giovedì 28 aprile 2016

Stelle di Betlemme





" ... Lo stesso vale per le Stelle di Betlemme che hai lasciato ... Rappresentano l'innocenza, oltre alla castità. Non arrendersi ad alcun uomo, mantenendo la propria castità... In altre parole, restare fedeli a qualcosa ... " 
Miller - da Alla Mother Base 1
Metal Gear Solid V: The Phantom Pain

lunedì 25 aprile 2016

Il tocco discreto dell'esistenza


" ... È cominciato da quel famoso giorno in cui volevo giocare a far rimbalzare i ciottoli sul mare. Stavo per lanciare quel sassolino, l'ho guardato, ed è allora che è incominciato: ho sentito che esisteva ... "

La nausea
Jean Paul Sartre

Grazie a tutti per gli auguri e buon 25 aprile

sabato 23 aprile 2016

Dies Natalis - Anno VI

La mia mente in questo momento si muove in altri luoghi ma la mia anima è sempre con voi che mi siete stati vicini in questi sei anni.
Grazie a tutti dal profondo del mio cuore.


«O anima mia, io ti insegnai a dire «oggi» al pari di «una volta» e di «allora», ed a passare danzando oltre ogni confine prossimo e lontano.

O anima mia, io ti liberai dalla polvere, dai ragni e dalla penombra.

O anima mia, io tolsi da te il meschino pudore e l’arida virtù, e ti persuasi a startene nuda al sole.

Con la tempesta, che si chiama «spirito», io soffiai sul tuo mare agitato tutte le nubi spazzai via col mio soffio, e soffocai persino quello strangolatore che ha nome «peccato».

O anima mia, io ti ho conferito il diritto di dir no come la tempesta e sì come un cielo sereno: tu sei tranquilla al pari della luce e così attraversi le bufere struggitrici.

O anima mia, io ti ridonai la libertà su le cose create e increate: e chi conosce, come tu conosci, la voluttà di ciò che ha da venire?

O anima mia, io ti insegnai il disprezzo: non già quello che rode, come un tarlo, ma quello che tanto più ama quanto più sprezza.

O anima mia, io ti insegnai così efficacemente la persuasione, che hai appreso tu stessa a persuadere le tue ragioni: simile al sole che persuade persino il mare a levarsi verso la sua altezza.

O anima mia, io ti tolsi tutto ciò che si chiama obbedire, piegar le ginocchia e dir «signore»; io diedi a te stessa il nome di «francata dal bisogno» e di «fato».

O anima mia, io ti diedi nuovi nomi e variopinti trastulli; io ti chiamai «fato», e «orbita delle orbite», e «cordone ombelicale del tempo», e «cupola azzurra».

O anima mia, io abbeverai il tuo suolo di sapienza, e di tutti i nuovi vini ed anche dei vini oltre ogni memoria antichi e fervidi della sapienza.

O anima mia, ogni luce di sole e ogni tenebra di notte io diffusi su te, e ogni silenzio e ogni brama; - e tu crescesti simile ad un ceppo di vite.

O anima mia, straricca e sovraccarica tu sei ora, un ceppo di vite con le poppe turgide e coi grappoli copiosi e dorati!

- Copiosi e ricchi della tua felicità, e ancor vergognosi della attesa.

O anima mia, non v’ha in nessun luogo un’anima più di te ricolma d’amore, più pronta all’abbraccio e più vasta! Dove l’avvenire e il passato potrebbero esser più fortemente l’uno all’altro congiunti che non in te?

O anima mia, tutto io ti diedi: le mie mani per te son rimaste vuote: — ed ora? Ora tu mi chiedi con un mesto sorriso: «Chi di noi due deve render grazie?». 

Non deve forse il donatore ringraziar l’accettante dell’aver accettato? Non è forse il donare un bisogno? Il prendere - non è forse pietà?

O anima mia, io comprendo la mestizia del tuo sorriso! La tua troppa ricchezza stende ora bramosa le mani!

La tua abbondanza guarda lontano oltre i mari in tempesta; cerca ed attende; il desiderio dell’abbondanza brilla ora nel tuo sorridente occhio celeste!

E invero, anima mia! Chi potrebbe vedere il tuo sorriso senza stemprarsi in lacrime? Gli angeli stessi si sciolgono in lacrime per la sovrumana bontà del tuo sorriso.

La tua bontà è il soverchio del tuo amore non ti concedono di lamentarti e di piangere; eppure, anima mia, il tuo sorriso anela le lacrime e i singhiozzi.

«Non è forse ogni piangere un lamentarsi? E ogni lamentarsi non è forse un accusare?». - Così parli a te stessa: per ciò, anima mia, tu ami sorridere anziché esprimere tutto il tuo dolore.

- Sciogliere in lacrime dirotte tutto il dolore che provi per la tua esuberanza e per l’ansia con cui il ceppo di vite attende i vendemmiatori e i loro coltelli!

Ma giacché non vuoi piangere, giacché non vuoi sfogare nel pianto la tua purpurea mestizia, tu dovrai cantare, anima mia! - Vedi, io stesso sorrido, nel doverti preannunciare ciò:

- Sciogliere un canto echeggiante, sino a che tutti i mari si taceranno, per prestare ascolto alla tua brama, - sino a che sui mari silenziosi e desiosi scorrerà la barca, l’aureo prodigio misterioso nel cui oro saltellante tutte le cose buone, cattive e strane, e anche molte bestie piccole e grandi e tutto ciò che ha bizzarri piedini vaghi di correre sui sentieri stellati di viole;

- che attende, con un coltello di diamante in mano;

- Il tuo grande solutore, anima mia, l’innominato cui le future canzoni sapranno dare un nome! E invero, già il tuo alito annunzia le future canzoni!

Già tu ardi e sogni, già tu bevi avidamente a tutte le fonti profonde e sonanti, dispensatrici di conforto; già la tua mestizia riposa nella gioia di future canzoni!... 

Oh, anima mia, ormai ti ho dato tutto, e le mie mani rimasero vuote per averti beneficata: - l’averti comandato di cantare, vedi, fu l’ultimo mio atto!

Dell’averti comandato di cantare - parla - dimmi chi di noi deve render grazie? - Ma, meglio ancora: cantami, canta, anima mia! E del tuo canto io ti ringrazierò!».

Della grande brama - Così parlò Zarathustra 
Friedrich Nietzsche

martedì 19 aprile 2016

Il labirinto della vita


" Chi entra in un labirinto sa che esiste una via d’uscita, ma non sa quale delle molte vie che gli si aprono innanzi di volta in volta vi conduca. Procede a tentoni. Quando trova una via bloccata torna indietro e ne prende un’altra. Talora la via che sembra più facile non è la più giusta; talora, quando crede di essere più vicino alla meta, ne è più lontano, e basta un passo falso per tornare al punto di partenza. Bisogna avere molta pazienza, non lasciarsi mai illudere dalle ...apparenze, fare, come si dice, un passo per volta, e di fronte ai bivi, quando non si è in grado di calcolare la ragione della scelta, ma si è costretti a rischiare, essere sempre pronti a tornare indietro ...
Non ci si butti mai a capofitto nell’azione ... 
non si subisca passivamente la situazione ...
si coordinino le azioni ...
si facciano scelte ragionate ...
ci si propongano, a titolo d’ipotesi, mete intermedie, salvo a correggere l’itinerario durante il percorso, ad adattare i mezzi al fine, a riconoscere le vie sbagliate e ad abbandonarle una volta riconosciute. "

Autobiografia
Norberto Bobbio

sabato 16 aprile 2016

La ragnatela degli anni di un albero


" ... le ragnatele scintillavano come diamanti, e il vento sussurrava nella valle striata dal fumo che si alzava dalle casupole. Era una splendida giornata, e altrettanto splendido era viverla ... "

Il discepolo del diavolo
Murrey Leinster
pseudonimo di William Fitzgerald Jenkins
scrittore di fantascienza

mercoledì 13 aprile 2016

Rocchetto da spiaggia


" ... L’ho lasciato tre giorni fa sulla spiaggia del mare ... "

Pinocchio
Carlo Collodi

sabato 9 aprile 2016

Sotto il tiglio al raggio d'aprile



" Qui sotto il tiglio, qui ...
Come è soave
Questo raggio d’april! Come si posa
Sulle frondi nascenti! - ... " 

Adelchi - Atto IV - Scena I
Alessandro Manzoni

lunedì 4 aprile 2016

Primavera in erba


" ... O Amore! Amore!
- E per ogni labbro, quasi note di musica naturale modulate inavvedutamente per soave forza di melodía - scorreano queste parole.
O Amore! o re de’ numi e de’ mortali!
E furono faville d’immensa fiamma - perché la città, come fosse il cuore d’un uomo solo, s’aperse tutta quanta all’Amore. 
Nè speziale trovava da vendere più omai dramma di elleboro ...
l’amicizia e la virtù s’incontravano baciandosi per le vie. "


Viaggio sentimentale di Yorick 
Laurence Sterne



" ... Ad ora ad ora un alito propizio
alitava un effluvio di ginestre ... "

Dante
Guido Gozzano 


" ... La salita l’aveva stancata: riposiamo, diss’ella: l’erba era umida, ed io le additai un gelso poco lontano. Il più bel gelso che mai. È alto, solitario, frondoso: fra’ suoi rami v’ha un nido di cardellini. Ah vorrei poter innalzare sotto l’ombre di quel gelso un altare ! - ... "

Ultime lettere di Jacopo Ortis 
Ugo Foscolo


" ... Il globo interior dela pupilla
ne’ suoi lumi vivaci è tutto negro,
ma nel più largo circolo sfavilla
dolce color d’un fior di lino allegro ... "

Adone - Canto XVI
Giovan Battista Marino



" Una bellissima margherita cresceva in un verde prato. Tutti i fiori l’ammiravano, ma specialmente un ranuncolo pallido ed umile, cresciutole accanto, moriva di amore per lei. Ed ecco, in una splendida giornata di primavera, una bellissima fanciulla andava a passeggiare nel prato, coglieva la margherita, la baciava, la poneva sul morbido seno, mentre senza avvedersene schiacciava l’infelice ranuncolo che, d’altronde, privato dell'adorata vicina, si sentiva beato di morire."

Cenere
Grazia Deledda


" ... Bevuto
io non avea papavero nel vino.
Tuttavia perché mai sì grande sonno
mi venne sopra il cuore ismemorato? - ... "

La figlia di Iorio - Atto II - Scena II
Gabriele D'Annunzio 


" ... Avrebbe voluto addormentarsi su uno strato di foglie di rosa ... "

Anime oneste
Grazia Deledda 


" ... Ma l’arsa ghiaia di terren declive
Fuggi che a l’api somministra appena
Poca rugiada e rosmarin ... "

Georgiche - Libro II
Publio Virgilio Marone


" ... e lì per lì spuntò un bel fiore, che somigliava al tulipano, con i petali però chiusi strettamente, come se fosse ancora in boccio.
' Che bel fiore! ' ... "

Pollicina
Hans Christian Andersen 


" ... colse una viola del pensiero dall’orlo del pozzo e andò a offrirgliela. Ella sollevò gli occhi meravigliati ... "

Canne al vento
Grazia Deledda

venerdì 1 aprile 2016

Pesce d'Aprile in bottega

Il primo aprile del 1488 Michelangelo Buonarroti all'età di 14 anni entra come discepolo nella bottega di Domenico di Tommaso Bigardi detto il Ghirlandaio e dei suoi 2 fratelli David e Benedetto di Tommaso Bigardi.
Un particolarissimo " Pesce d'Aprile " che fa dunque da testimone a un grande talento che inizia a fare esperienza e ad affinare il suo ingegno.


Giudizio Universale
1536 - 1541
Michelangelo Buonarroti
Cappella Sistina - Musei Vaticani 
Città del Vaticano - Roma

" ... Michelagnolo, che era già cresciuto, fu posto con maestro Francesco da Urbino alla scuola di gramatica; e perché l’ingegno suo lo tirava al dilettarsi del disegno, tutto il tempo che poteva mettere di nascoso lo consumava nel disegnare, essendo per ciò e dal padre e da’ suoi maggiori gridato e tal volta battuto, stimando forse che lo attendere a quella virtù non conosciuta da loro, fussi cosa bassa e non degna della antica casa loro. Aveva in questo tempo preso Michelagnolo amicizia con Francesco Granacci, il quale anche egli giovane si era posto appresso a Domenico del Grillandaio per imparare l’arte della pittura, là dove amando il Granacci Michelagnolo e vedutolo molto atto al disegno, lo serviva giornalmente de’ disegni del Grillandaio, il quale era allora reputato non solo in Fiorenza, ma per tutta Italia de’ migliori maestri che ci fussero. Per lo che crescendo giornalmente più il desiderio di fare a Michelagnolo, e Lodovico non potento diviare che il giovane al disegno non attendesse, e che non ci era rimedio, si risolvé, per cavarne qualche frutto e perché egli imparasse quella virtù, consigliato da amici, di acconciarlo con Domenico Grillandaio. Aveva Michelagnolo, quando si acconciò all’arte con Domenico, quattordici anni ... 
... potendosi vedere per una scritta di mano di Lodovico padre di Michelagnolo scritto sopra i libri di Domenico, il qual libro è appresso oggi agli eredi suoi che dice così: ' 1488. Ricordo questo dì primo d’aprile, come io Lodovico di Lionardo di Buonarota acconcio Michelagnolo mio figliuolo con Domenico e Davit di Tommaso di Currado per anni tre prossimi a venire con questi patti e modi: che ’l detto Michelagnolo debba stare con i sopra detti detto tempo a imparare a dipignere et a fare detto essercizio, e ciò i sopra detti gli comanderanno, e detti Domenico e Davit gli debbon dare in questi tre anni fiorini ventiquattro di sugello, el primo anno fiorini sei, el secondo anno fiorini otto, il terzo fiorini dieci; in tutta la somma di lire novantasei ' . 
Et appresso vi è sotto questo ricordo o questa partita, scritta pur di mano di Lodovico: ' Hanne avuto il sopra detto Michelagnolo questo dì 16 d’aprile fiorini dua d’oro in oro. Ebbi io Lodovico di Lionardo, suo padre lui, contanti lire 12,12 '. 
Queste partite ho copiate io dal proprio libro per mostrare che tutto quel che si scrisse allora e che si scriverrà al presente è la verità, né so che nessuno l’abbi più praticato di me e che gli sia stato più amico e servitore fedele, come n’è testimonio fino chi nol sa; né credo che ci sia nessuno che possa mostrare maggior numero di lettere scritte da lui proprio, né con più affetto che egli ha fatto a me. Ho fatto questa disgressione per fede della verità, e questo basti per tutto il resto della sua vita. Ora torniamo alla storia. Cresceva la virtù e la persona di Michelagnolo di maniera che Domenico stupiva vedendolo fare alcune cose fuor d’ordine di giovane, perché gli pareva che non solo vincesse gli altri discepoli, dei quali aveva egli numero grande, ma che paragonasse molte volte le cose fatte da lui come maestro ... "

Michelagnolo Buonarruoti
Le vite de' più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri
Giorgio Vasari


Aggiornamento

Buon Pesce d'Aprile !

Smascherata al primo commento: Michelangelo Buonarroti nasce a Caprese il 6 marzo 1475 e nel 1488 non ha 14 ma 13 anni e già nel giugno del 1487 all'età di 12 anni risulta iscritto tra i creditori della bottega di Domenico Ghirlandaio che in realtà si chiama Domenico di Tommaso Bigordi e non Bigardi.
Il primo aprile del 1488 Ludovico Buonarroti padre di Michelangelo ricorda l'accordo stipulato con Domenico e David di Tommaso di Corrado Bigordi per tenere in bottega il giovane Michelangelo per i 3 anni successivi.
Infine, è il Vasari che fa riferimento a Michelangelo quattordicenne.

domenica 27 marzo 2016

" Venne la Pasqua, la gaia festa ... "

" ... Venne la Pasqua, la gaia festa dei campi coi suoi falò giganteschi, colle sue allegre processioni fra i prati verdeggianti e sotto gli alberi carichi di fiori, colla chiesuola parata a festa, gli usci delle casupole incoronati di festoni, e le ragazze colle belle vesti nuove ..."

Nedda - Vita dei campi
Giovanni Verga


Felice Pasqua a voi !

martedì 22 marzo 2016

" Tutti giù per terra "

Non esiste un posto in cui si è al riparo dalla stupidità.
Solidarietà a Bruxelles



" ... E voi a divertirvi andate un po' più in là 
andate a divertirvi dove la guerra non ci sarà. 

La guerra è dappertutto, Marcondiro'ndera 
la terra è tutta un lutto, chi la consolerà? 
Ci penseranno gli uomini, le bestie, i fiori, 
i boschi e le stagioni con i mille colori. 

Di gente, bestie e fiori no, non ce n'è più 
viventi siam rimasti noi e nulla più. 

La terra è tutta nostra, Marcondiro'ndera 
ne faremo una gran giostra, Marcondiro'ndà. 
Abbiam tutta la terra Marcondiro'ndera 
giocheremo a far la guerra, Marcondiro'ndà. "

Girotondo
Fabrizio De André


Giudizio Universale (particolare)
Beato Angelico
1431 circa
Museo Nazionale di San Marco - Firenze

domenica 20 marzo 2016

Equinozio di primavera in corona di Palme

La primavera ritorna, scioglie i lacci dell'inverno e con un soffio di zefiro riporta la luce nel mondo. Quest'anno si cinge il capo con una corona di Palme.


" Già sciolti i gelidi lacci, leggera
Sen torna e tiepida la Primavera;

Già l’equinozio riede, e al giocondo
Spirar di zefiro si schiara il mondo... "

46 - Poesie
Gaio Valerio Catullo


Buon equinozio di primavera e lieta Domenica delle Palme

Per chi è interessato

mercoledì 16 marzo 2016

Con marzo tornano ...



" ... Col marzo tornarono le allodole nel piano, i passeri sul tetto, le foglie e i nidi nelle siepi ... "

Jeli il pastore 
Giovanni Verga

domenica 13 marzo 2016

Ruga di pietra

Ruga di pietra
il ricordo dondola
nell'anima mia

© Sciarada Sciaranti



giovedì 10 marzo 2016

Faville in Mi

Faville in Mi*
sortilegio di strega
in scena svela

© Sciarada Sciaranti


Mi* = Le sillabe iniziali dei primi sei versi dell' Inno a San Giovanni di Paolo Diacono sono caratterizzate da suoni che formano una scala musicale ascendente e nella prima metà dell’ XI secolo Guido Monaco detto Guido d’Arezzo le usò per dare il nome alle note.

Ut queant laxis     Affinché possano libere
Resonare fibris     Voci cantare
Mira gestorum      Di meravigliose gesta (tue)
Famuli tuorum      I devoti tuoi
Solve polluti         Dissolvi il peccato
Labii reatum         Dal (loro) labbro impuro
Sancte Iohannes   (Oh) San Giovanni

Liberamente tradotto

Successivamente, durante il XVI secolo alla scala musicale esacordo fu aggiunta la settima nota che venne chiamata " Si " dalle iniziali di Sancte Iohannes e nel 1600 per facilitare la pronuncia nel canto, " Ut " fu sostituita dall'attuale " Do " che deriva dal nome Dominus - Signore.

" Faville in Mi "  si appoggia dunque sull'aspetto semiotico della nota " Mi " e sta per Faville (impegnate) in meravigliose gesta.


martedì 8 marzo 2016

Donne per le donne

" ... Credevo che la violenza fosse nelle urla,
nelle botte, nella guerra e nel sangue.
Adesso so che la violenza è anche nel silenzio,
e qualche volta è invisibile a occhio nudo.
La violenza è il tempo che risana le ferite,
la sequenza irriducibile dei giorni,
l’impossibile ritorno indietro.
La violenza è quello che ci sfugge,
che tace, che non si manifesta,
la violenza è ciò che non ha spiegazione,
che resterà opaco per sempre ... "

Gli effetti collaterali dei sogni 
Delphine De Vigan


Donne corinzie 
300 a.C. circa
Allard Pierson Museum
Amsterdam

Buona Giornata Internazionale della Donna a voi !

domenica 6 marzo 2016

Dolcetto ?

L' oracolo si ferma sul confine della ragione di una scelta ... si guarda intorno e per comprendere aspetta il nostro arrivo .

Sciarada Sciaranti


- Oracolo: Dolcetto? 
- Neo: Tu sai già se lo accetterò, vero?
- Oracolo: Se non lo sapessi bell'oracolo sarei!
- Neo: Ma se sai già la risposta come posso fare una scelta?
- Oracolo: Perché non sei venuto qui per fare una scelta, la scelta l'hai già fatta, sei qui per conoscere le ragioni per cui l'hai fatta.

Dal film Matrix Reloaded

domenica 28 febbraio 2016

Febbraio si scioglie


" Bluastro sul pendio del colle al lago di un bagliore 
opaco è il crepuscolo di soffice neve che si scioglie, 
nella nebbia labili come pallidi sogni 
nuotano corone ramose di alberi morti. 
Ma per il villaggio, per i vicoli immersi nel sonno 
passa il vento notturno, tiepido, calmo e ozioso, 
posa alla siepe e negli oscuri giardini risveglia 
e nei sogni dei giovani la primavera. "

Sera di Febbraio
Hermann Hesse

mercoledì 17 febbraio 2016

Democrazia

Oggi all'atto pratico qualcosa non torna... ma questo è un testo antico, desueto, sorpassato e noi siamo moderni proiettati verso il futuro...


" Qui ad Atene noi facciamo così.
Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell'eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri,chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così.
La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l'uno dell'altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell'universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell'Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così. "

Discorso agli Ateniesi di Pericle, 431 a.C.
Guerra del Peloponneso
Tucidide 

domenica 14 febbraio 2016

Lascia che ti dia il mio amore

L'amore non ha confini e non fa distinzioni di genere, il pregiudizio invece si e distrugge la felicità di chi colpisce rubandogli la vita, si alimenta della morale bigotta al servizio di quel potere che si erge al di sopra della natura e la mortifica, quel potere che vuole mantenere i privilegi solo per sé e per un gruppo ristretto di persone; come arma, subdolo, usa i bambini  che sono mentalmente liberi fin quando qualcuno non gli insegna a vedere il marcio dove il marcio non c'è. 
Lasciamo liberi i bambini e senza barriere saranno loro a insegnarci  l'amore, il rispetto e la civiltà .



My lover's got humour 
She's the giggle at a funeral 
Knows everybody's disapproval 
I should've worshiped her sooner

If the heavens ever did speak 
She's the last true mouthpiece 
Every Sunday's getting more bleak 
A fresh poison each week

'We were born sick,' you heard them say it

My Church offers no absolutes. 
She tells me, 'Worship in the bedroom.' 
The only heaven I'll be sent to 
Is when I'm alone with you—

I was born sick, 
But I love it 
Command me to be well 
Amen. Amen. Amen. Amen.

Take me to church 
I'll worship like a dog at the shrine of your lies 
I'll tell you my sins and you can sharpen your knife 
Offer me that deathless death 
Good God, let me give you my life

If I'm a pagan of the good times 
My lover's the sunlight 
To keep the Goddess on my side 
She demands a sacrifice

Drain the whole sea 
Get something shiny 
Something meaty for the main course 
That's a fine looking high horse 
What you got in the stable? 
We've a lot of starving faithful

That looks tasty 
That looks plenty 
This is hungry work

Take me to church 
I'll worship like a dog at the shrine of your lies 
I'll tell you my sins so you can sharpen your knife 
Offer me my deathless death 
Good God, let me give you my life

No Masters or Kings 
When the Ritual begins 
There is no sweeter innocence than our gentle sin

In the madness and soil of that sad earthly scene 
Only then I am Human 
Only then I am Clean 
Amen. Amen. Amen. Amen.

Take me to church 
I'll worship like a dog at the shrine of your lies 
I'll tell you my sins and you can sharpen your knife 
Offer me that deathless death 
Good God, let me give you my life 


Traduzione

Il mio amore ha il senso dell’humor 
è la risatina al funerale 
lo sa che tutti disapprovano 
avrei dovuto onorarla

se i cieli mai parlassero 
lei è l’ultimo portavoce 
ogni domenica diventa più cupo 
un fresco veleno ogni settimana

“siamo nati malati” li senti dire

la mia Chiesa non offre assoluzioni 
mi dice “prega in camera da letto” 
l’unico paradiso al quale verrò spedito 
è quando sono solo con te

sono nato malato 
ma lo amo 
ordinami di stare bene 
amen, amen, amen, amen

portami in chiesa 
pregherò come un cane davanti al reliquiario delle tue bugie 
ti dirò i miei peccati e potrai affilare il tuo coltello 
offrimi quella morte senza morte 
buon Dio, lascia che ti dia la mia vita

se sono un pagano dei vecchi tempi
il mio amore è la luce del sole 
per tenere la Dea al mio fianco 
lei richiede un sacrificio

asciuga tutto il mare 
prendi qualcosa di scintillante 
qualcosa di sostanzioso per il pasto principale 
è un bel cavallo alto 
cos’hai nella stalla? 
abbiamo un sacco di fedele fame

sembra gustoso 
sembra un bel po’ 
è un lavoro affamato

portami in chiesa 
pregherò come un cane davanti al reliquiario delle tue bugie 
ti dirò i miei peccati e potrai affilare il tuo coltello 
offrimi quella morte senza morte 
buon Dio, lascia che ti dia la mia vita

nessun Maestro o Re 
quando inizia il Rituale 
non c’è nessuna innocenza più dolce del nostro peccato gentile

nella follia e nel territorio di quella scena terrena 
solo allora sarò Umano 
solo allora sarò Pulito

Amen, amen, amen, amen 

portami in chiesa 
pregherò come un cane davanti al reliquiario delle tue bugie 
ti dirò i miei peccati e potrai affilare il tuo coltello 
offrimi quella morte senza morte 
buon Dio, lascia che ti dia la mia vita

Take Me To Church
Hozier


Buon San Valentino a tutti !

mercoledì 10 febbraio 2016

Dalle Ceneri in Quaresima

Con il Mercoledì delle Ceneri si inizia a mangiar di magro, ma se è proprio necessario si può esser dispensati dal curato, altrimenti baccalà e per devozione... i maritozzi.


186. - La Quaresima

Dal giorno delle Ceneri in poi la gente devota, nei quaranta giorni che dura la Quaresima, osserva il digiuno che ci comanda la Chiesa, e così pure le vigilie comandate.
Quando in Quaresima, verso sera, sentiamo un certo suono di campana, diciamo un proverbio:


La campana suona a merluzzo: è segno che domani è vigilia.
Infatti in quei quaranta giorni di baccalà se ne fa un gran consumo.
Però per la gente malandata di salute, ci sono buone dispense per mangiare di grasso, che si possono ottenere con pochi soldi dal curato della parrocchia.
In Quaresima per devozione come ho detto si mangiano i maritozzi, anzi c'è chi è tanto devoto per mangiarli che a inizio del giorno se ne strafoga non si sa quanti.
Nemmeno male che lo fa per devozione !
Al tempo mio tutti i paini e le paine (1) come pure i popolani agiati di Roma, andavano a San Pietro ogni venerdì di marzo, e con la scusa di sentire la predica, facevano conversazione, sgrinfiaveno (2) e  masticavano maritozzi.


Chi ci andava, acquistava l'indulgenza.
Tanto è vero che tutti i venerdì ( parlando sempre di quelli di marzo ) andava a San Pietro anche il Papa accompagnato dai cardinali, che gli  andavano appresso  a due per due, dalle guardie nobili, dagli svizzeri e anticamente dagli capotori. Arrivato lì si metteva in ginocchio e ci restava a pregare qualche mezz'ora buona.

(1) Qualunque persona vestita civilmente è un paino
(2) Sgrifiaveno: facevano l'amore 

Giggi Zanazzo

Buona Quaresima a tutti !

Per chi è interessato

domenica 7 febbraio 2016

Intrighi amorosi di Carnevale

" Adesso è tempo di carnevale: Roma fa baldoria senza ritegno. Il carnevale è un fenomeno straordinario in Italia, e soprattutto a Roma: tutti senza eccezione scendono in strada, tutti senza eccezione sono in maschera. Chi poi non ha la possibilità di travestirsi rivolta il pellicciotto o si impiastriccia il muso di fuliggine. Per le strade viaggiano alberi e intere aiuole, spesso si fa largo un carro tutto foglie e ghirlande, con le ruote decorate di foglie e rami che, girando, fanno un effetto straordinario, e nel carro è seduto un gruppo nello stile delle antiche festività di Cerere o di un quadro dipinto da Roberti. Sul Corso per la farina sembra nevicato. Avevo sentito parlare dei confetti, ma non credevo proprio che fosse cosi bello. Figurati che puoi gettare in faccia alla piú carina, foss’anche una Borghese, un intero sacchetto di farina e lei non si arrabbierà, ma ti ripagherà della stessa moneta. Bellimbusti e gentiluomini spendono diverse centinaia di scudi solo per la farina. Le carrozze sono tutte, dalla prima all’ultima, mascherate. Servitori, vetturini, tutti sono in maschera. Dalle altre parti solo il popolo gozzoviglia e si traveste. Qui tutto si rimescola. Una libertà straordinaria, della quale tu saresti senza dubbio entusiasta. Puoi parlare e offrire fiori assolutamente a qualsiasi donna. Puoi addirittura salire in carrozza e sederti fra loro. Le carrozze vanno tutte al passo. E per questo spesso delle birbe, arrampicati sui balconi, possono gettare per interi quarti d’ora palline di farina a manciate e a secchi a chi è seduto in carrozza, il piú delle volte sulle signore, che si fanno male ma ridono, e si limitano a coprirsi molto graziosamente gli occhi con la mano e a pulirsi il viso. Per gli intrighi amorosi è un periodo straordinariamente felice.


Il Carnevale di Roma, via del Corso
Thomas Uwins

In mia presenza sono state allacciate innumerevoli relazioni delle piú romantiche con alcuni miei conoscenti e persino con alcuni nostri pittori fatta eccezione, ovviamente, per Durnov. Tutte le belle donne di Roma sono venute allo scoperto, adesso ce n’è una tal quantità che da dove siano spuntate fuori lo sa solo Dio. Sino ad ora non le avevo mai incontrate: non ne conoscevo neanche una. A proposito, hai consigliato Durnov di fare meno il cascamorto. No, il suo è un difetto incorreggibile. La sua finanziera accademica marrone, che credo ti sia ben nota, è stata rifatta: vi ha aggiunto non so che mostre, o risvolti, tipo velluto. Sono arrivati alcuni nuovi pittori, tutte persone dall’aria imponente, robusti, piú eleganti dei vecchi, ma l’unico ad avere del talento è Loganovskij, che conosci per i versi scritti da Puskin sul suo giocatore di svajka.
… Mammetta scrive che anche da noi ci sono le maschere, per il suo onomastico sono venute molte persone mascherate che hanno interpretato benissimo i loro ruoli. Poi, come al solito, aggiunge un invito a tornare a Vasil’evka, e dice che il clima ucraino è lo stesso dell’Italia e che Kricevskij guarisce tutte le malattie senza eccezione. Tormenta terribilmente mia sorella perché si sposi, o almeno dalle parole quanto mai enigmatiche e confuse della lettera traggo questa conclusione. Sono quasi pronto a scommettere che proprio mentre ti scrivo questa lettera lei è già in chiesa sotto la corona. Ma basta annoiarti. Non ho piú niente da scriverti o meglio, tutto quello che resta bisogna o annusarlo, o guardarlo, e inebriarsene. Lo sai da te. Addio! Sii saggio e scrivimi. Addio. Dimentica quanto ti ho annoiato e ricorda solo quanto ti voglio bene, a te, al mio compagno di viaggio, che cammina spalla a spalla con me lungo tutta la strada della vita, da quella volta che hai mangiato per la prima volta il ribes a casa mia. Non esser pigro e scrivi, indirizza non alla poste restante, ma al mio appartamento (tutto al sole): Strada Felice n. 126. Ultimo piano. "

Dall'Italia
Nikolaj Vasil'evič Gogol'


Buon Carnevale !

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