giovedì 23 marzo 2017

La danza di marzo



" ... Marzo porta brezze forti e stridule,
Agita la danza del narciso ... "

Liberamente tradotta
L'anno in giardino
Sara Coleridge



lunedì 20 marzo 2017

Aequa-nox di primavera nel Mediterraneo

L' aequa-nox sotto il cielo stellato nutre il seme del risveglio, la primavera germoglia in un tripudio di colori che sostituiscono le soffuse tonalità dell'inverno e il garrito delle rondini si diffonde nell'aria. Il nocchiero riconduce la nave sulle antiche rotte del Mediterraneo al tiepido soffio del vento propizio che sparge inebrianti profumi sacri al tempio dell' Anima e gli uomini di mare affrontano il viaggio con la protezione di Priapo che placa la procella e di porto in porto rigenera l'istinto d'amore.



La primavera un facile
Corso promette in mare:
Vedila ovunque ridere
In mille guise e care.
Già la vezzosa rondine
Cerca l' antico nido,
E ti risveglia al giubilo
Col festeggiante grido.
Tepido spira un zefiro,
Che tutto omai feconda:
Odi com’ egli mormora
Dolce tra fronda e fronda.
Di nuovo il prato verdica,
E tutto è pien di fiori
Che variando spiegano
I loro bei colori.
Sorgi, o nocchiero, e intrepido,
Raccogli omai le sarte:
Stendi le vele; prospero
E 'l Noto a ognun che parte.
A miei sovrani fidati
Veraci detti accorti:
Il dio Priapo vigile
Tutela io son de' porti.
Col mio favor, che i turbini
E la procelle scaccia,
Sul mar sicuro i leciti
Guadagni tuoi procaccia.

Priapo al nocchiero - Antologia Palatina
Leonida


Buon equinozio di primavera

mercoledì 8 marzo 2017

Imparare la lezione


Egregio signor Steed ho pensato alla vostra offerta e devo rifiutare, sono una suffragetta in fin dei conti. Avete detto che nessuna ascolta quelle come me, non posso più accettarlo. Sono sempre stata rispettosa, ho fatto come dicevano gli uomini, ora ho imparato la lezione. Io non valgo né più, né meno di voi. Come ha detto la signora  Pankhurst : " Se è giusto che gli uomini lottino per la loro libertà, allora è giusto anche per le donne. "
Se la legge dice che non posso vedere mio figlio, lotterò per cambiare la legge.
Siamo soldati di fanteria tutti e due; combattiamo per una causa. Io non tradirò; voi tradireste i vostri compagni? Se pensavate il contrario, vi eravate sbagliato su di me.

Cordiali saluti
Maud Watts

Dal film Suffragette

martedì 28 febbraio 2017

" C'è un treno che parte alle 7.40 ... " - Insieme raccontiamo 18

C'è un treno che parte alle 7.40 al diciottesimo binario di  Insieme raccontiamo. All'incipit di Patricia si può aggiungere un finale composto da 200/300 battute o 200/ 300 parole e un'immagine legata in qualche modo al treno. Buon divertimento. 



Battisti nelle cuffiette cantava “c’è un treno che parte alle 7,40...”

Forse non erano proprio le 7,40 però il treno era lì, fermo come un cannibale vorace pronto a inghiottire chiunque gli si avvicinasse troppo. Pauroso, eppure invitante.

Doveva smettere di guardarlo e prendere una decisione. Salire o no?

Patricia Moll


Mise un piede  sul gradino e fece per salire ma, un fischio la distolse dall'appoggiare anche l'altro e rimase in equilibrio precario su una sola gamba, girò la testa e vide uno sbuffo di fumo bianco fuoriuscire da un fumaiolo nero antracite, incuriosita scese, riacquistò una posizione stabile e percorse tutta la piattaforma svoltando poi a sinistra per raggiungere il binario su cui sostava una vecchia locomotiva a vapore tirata a lucido, il fumaiolo sbuffò di nuovo come se volesse salutarla, si avvicinò e su un volantino pubblicitario attaccato  alla prima carrozza lesse :
 " Se ami la lentezza e pensi che il viaggio sia più importante della meta, sali e accomodati, non rimarrai delusa. "
Salì e si fermò sul vestibolo fin quando le bielle cominciarono a muoversi producendo il tipico rumore dei treni alimentati a carbone, Battisti adesso cantava:

" Che ne sai di un bambino che rubava 
e soltanto nel buio giocava 
e del sole che trafigge i solai, che ne sai 
e di un mondo tutto chiuso in una via 
e di un cinema di periferia 
che ne sai della nostra ferrovia, che ne sai ... "

Entrò nell'abitacolo semi vuoto, si sedette sul cuscino adagiato sul sedile di legno, si appoggiò alla spalliera, incrociò le braccia, stese le gambe e guardò fuori dal finestrino; lo spettacolo stava iniziando con il paesaggio complice dei suoi pensieri.

230 parole

Sciarada Sciaranti

lunedì 20 febbraio 2017

Carnevale al circo

Febbraio - Il piccolo pagliaccio
20, lunedì

Tutta la città è in ribollimento per il carnevale, che è sul finire, in ogni piazza si rizzan baracche di saltimbanchi e giostre, e noi abbiamo sotto le finestre un circo di tela, dove dà spettacolo una piccola compagnia veneziana, con cinque cavalli. Il circo è nel mezzo della piazza, e in un angolo ci son tre carrozzoni grandi, dove i saltimbanchi dormono e si travestono; tre casette con le ruote, coi loro finestrini e un caminetto ciascuna, che fuma sempre; e tra finestrino e finestrino sono stese delle fasce da bambini. C’è una donna che allatta un putto, fa da mangiare e balla sulla corda. Povera gente! Si dice saltimbanco come un’ingiuria; eppure si guadagnano il pane onestamente, divertendo tutti; e come faticano! Tutto il giorno corrono tra il circo e i carrozzoni, in maglia, con questi freddi; mangian due bocconi a scappa e fuggi, in piedi, tra una rappresentazione e l’altra, e a volte, quando hanno già il circo affollato, si leva un vento che strappa le tele e spegne i lumi, e addio spettacolo! debbon rendere i denari e lavorar tutta la sera a rimetter su la baracca. Ci hanno due ragazzi che lavorano; e mio padre riconobbe il più piccolo mentre attraversava la piazza: è il figliuolo del padrone lo stesso che vedemmo fare i giochi a cavallo l’anno passato, in un circo di piazza Vittorio Emanuele. È cresciuto, avrà otto anni, è un bel ragazzo, un bel visetto rotondo e bruno di monello, con tanti riccioli neri che gli scappan fuori dal cappello a cono. È vestito da pagliaccio, ficcato dentro a una specie di saccone con le maniche, bianco ricamato di nero, e ha le scarpette di tela. È un diavoletto. Piace a tutti. Fa di tutto. Lo vediamo ravvolto in uno scialle, la mattina presto, che porta il latte alla sua casetta di legno; poi va a prendere i cavalli alla rimessa di via Bertola; tiene in braccio il bimbo piccolo; trasporta cerchi cavalletti, sbarre, corde; pulisce i carrozzoni, accende il fuoco, e nei momenti di riposo è sempre appiccicato a sua madre. Mio padre lo guarda sempre dalla finestra, e non fa che parlar di lui e dei suoi, che han l’aria di buona gente, e di voler bene ai figliuoli. Una sera ci siamo andati, al circo; faceva freddo, non c’era quasi nessuno; ma tanto il pagliaccino si dava un gran moto per tener allegra quella po’ di gente: faceva dei salti mortali, s’attaccava alla coda dei cavalli, camminava con le gambe per aria, tutto solo, e cantava, sempre sorridente, col suo visetto bello e bruno; e suo padre che aveva un vestito rosso e i calzoni bianchi, con gli stivali alti e la frusta in mano, lo guardava; ma era triste. Mio padre n’ebbe compassione, e ne parlò il dì dopo col pittore Delis, che venne a trovarci. Quella povera gente s’ammazza a lavorare e fa così cattivi affari! Quel ragazzino gli piaceva tanto! Che cosa si poteva fare per loro? Il pittore ebbe un’idea. - Scrivi un bell’articolo sulla Gazzetta, - gli disse, - tu che sai scrivere: tu racconti i miracoli del piccolo pagliaccio e io faccio il suo ritratto; la Gazzetta la leggon tutti, e almeno per una volta accorrerà gente. - E così fecero. Mio padre scrisse un articolo, bello e pieno di scherzi, che diceva tutto quello che noi vediamo dalla finestra, e metteva voglia di conoscere e di carezzare il piccolo artista; e il pittore schizzò un ritrattino somigliante e grazioso, che fu pubblicato sabato sera. Ed ecco, alla rappresentazione di domenica, una gran folla che accorre al circo. Era annunziato: Rappresentazione a beneficio del pagliaccino; del pagliaccino, com’era chiamato nella Gazzetta. Mio padre mi condusse nei primi posti. Accanto all’entrata avevano affisso la Gazzetta. Il circo era stipato; molti spettatori avevano la Gazzetta in mano, e la mostravano al pagliaccino, che rideva e correva or dall’uno or dall’altro, tutto felice. Anche il padrone era contento. Figurarsi! Nessun giornale gli aveva mai fatto tanto onore, e la cassetta dei soldi era piena. Mi padre sedette accanto a me. Tra gli spettatori trovammo delle persone di conoscenza. C’era vicino all’entrata dei cavalli, in piedi, il maestro di Ginnastica, quello che è stato con Garibaldi; e in faccia a noi, nei secondi posti, il muratorino, col suo visetto tondo, seduto accanto a quel gigante di suo padre... e appena mi vide, mi fece il muso di lepre. Un po’ più in là vidi Garoffi, che contava gli spettatori, calcolando sulle dita quanto potesse aver incassato la Compagnia. C’era anche nelle seggiole dei primi posti, poco lontano da noi, il povero Robetti, quello che salvò il bimbo dall’omnibus, con le sue stampelle fra le ginocchia, stretto al fianco di suo padre, capitano d’artiglieria, che gli teneva una mano sulla spalla. La rappresentazione cominciò. Il pagliaccino fece meraviglie sul cavallo, sul trapezio e sulla corda, e ogni volta che saltava giù, tutti gli battevan le mani e molti gli tiravano i riccioli. Poi fecero gli esercizi vari altri, funamboli, giocolieri e cavallerizzi, vestiti di cenci e scintillanti d’argento. Ma quando non c’era il ragazzo, pareva che la gente si seccasse. A un certo punto vidi il maestro di ginnastica, fermo all’entrata dei cavalli, che parlò nell’orecchio del padrone del circo, e questi subito girò lo sguardo sugli spettatori, come se cercasse qualcuno. Il suo sguardo si fermò su di noi. Mio padre se ne accorse, capì che il maestro aveva detto ch’era lui l’autore dell’articolo, e per non esser ringraziato se ne scappò via, dicendomi: - Resta, Enrico; io t’aspetto fuori. - Il pagliaccino, dopo aver scambiato qualche parola col suo babbo, fece ancora un esercizio: ritto sul cavallo che galoppava, si travestì quattro volte, da pellegrino, da marinaio, da soldato, da acrobata, e ogni volta che mi passava vicino, mi guardava. Poi, quando scese, cominciò a fare il giro del circo col cappello da pagliaccio tra le mani, e tutti ci gettavan dentro soldi e confetti. Io tenni pronti due soldi; ma quando fu in faccia a me, invece di porgere il cappello, lo tirò indietro, mi guardò e passò avanti. Rimasi mortificato. Perché m’aveva fatto quello sgarbo? La rappresentazione terminò, il padrone ringraziò il pubblico, e tutta la gente s’alzò, affollandosi verso l’uscita. Io ero confuso tra la folla, e stavo già per uscire, quando mi sentii toccare una mano. Mi voltai: era il pagliaccino, col suo bel visetto bruno e i suoi riccioli neri, che mi sorrideva: aveva le mani piene di confetti. Allora capii. - Voresistu - mi disse - agradir sti confeti del pagiazzeto? - Io accennai di sì, e ne presi tre o quattro. - Alora, - soggiunse - ciapa anca un baso. - Dammene due -, risposi, e gli porsi il viso. Egli si pulì con la manica la faccia infarinata, mi pose un braccio intorno al collo, e mi stampò due baci sulle guance, dicendomi: - Tò, e portighene uno a to pare.

Cuore
Edmondo De Amicis


Circo
1957
Candido Torquato Portinari

martedì 14 febbraio 2017

Uno sguardo verso il cielo

Lo so che è ancora presto, ma che ne dici? Proviamo solo per un attimo a volgere  lo sguardo verso il cielo? 
Non è poi così tanto lontano come sembra ... E tra una miriade di palloncini colorati potremmo scorgere un luccichio che per te parla d'amore e per me d'amicizia. Sì amica mia, insieme, solo per un attimo, possiamo volgere lo sguardo verso il cielo ... 


Che non sarei più rimasto con lei le dissi.
(Lei camminò al mio fianco fino al mio appartamento).

Che non l’avrei più abbracciata le dissi.
(Lei pose le mie braccia sulle sue spalle).

Che non l’avrei più ascoltata le dissi.
(Lei versava le sue parole nella mia bocca).

Che non avrei fatto l’amore con lei le dissi.
E adesso riposa qui sopra il mio petto.

Sesta strada
José María Fonollosa

Grazie a tutti per la vicinanza, grazie di cuore e da cuore a cuore buon San Valentino

giovedì 2 febbraio 2017

Ti sentirò nel soffio del vento e tra le onde del mare

Accanimento terapeutico ... con questa frase finisce la tua vita terrena Gianfrà' ? A quanto pare la tempesta questa volta non ha ceduto il passo al sereno, questa volta è arrivato un uragano ancora più devastante che non ha lasciato scampo. La nostra nave è naufragata e la catastrofe tra la furia dei marosi non ha permesso che ci ritrovassimo.
Mi prendo il tempo necessario per curare le mie ferite Gianfrà',  per arginare lo squarcio del mio cuore  e poi tornerò a sentirti nel soffio del vento e tra le onde del mare.


Il naufragio 
1805
Joseph Mallord William Turner
Tate Gallery - Londra

" ... In verità si prenda questo mio corpo chi vuole, se lo prenda pure, non è affatto me stesso ... e mi si sfondi pure la lancia, o mi si sfondi la pancia quando ha da essere, perché di sfondarmi l'anima neanche Giove è capace ... "

Moby Dick
Herman Melville

venerdì 27 gennaio 2017

" Questa volta dentro siamo noi "

" ... I vagoni erano dodici, e noi seicentocinquanta; nel mio vagone eravamo quarantacinque soltanto, ma era un vagone piccolo. Ecco dunque, sotto i nostri occhi, sotto i nostri piedi, una delle famose tradotte tedesche, quelle che non ritornano, quelle di cui, fremendo e sempre un poco increduli, avevamo così spesso sentito narrare. Proprio così, punto per punto: vagoni e merci, chiusi dall’esterno, e dentro uomini donne bambini, compressi senza pietà, come merce di dozzina, in viaggio verso il nulla, in viaggio all’ingiù, verso il fondo. Questa volta dentro siamo noi.


Tutti scoprono, più o meno presto nella loro vita, che la felicità perfetta non è realizzabile, ma pochi si soffermano invece sulla considerazione opposta: che tale è anche una infelicità perfetta. I momenti che si oppongono alla realizzazione di entrambi i due stati-limite sono della stessa natura: conseguono dalla nostra condizione umana, che è nemica di ogni infinito. Vi si oppone la nostra sempre insufficiente conoscenza del futuro; e questo si chiama, in un caso, speranza, e nell' altro, incertezza del domani. Vi si oppone la sicurezza della morte, che impone un limite a ogni gioia, ma anche a ogni dolore. Vi si oppongono le inevitabili cure materiali, che, come inquinano ogni felicità duratura, così distolgono assiduamente la nostra attenzione dalla sventura che ci sovrasta, e ne rendono frammentaria, e perciò sostenibile, la consapevolezza.
Sono stati proprio i disagi, le percosse, il freddo, la sete, che ci hanno tenuti a galla sul vuoto di una disperazione senza fondo, durante il viaggio e dopo. Non già la volontà di vivere, né una cosciente rassegnazione: ché pochi sono gli uomini capaci di questo, e noi non eravamo che un comune campione di umanità.
Gli sportelli erano stati chiusi subito, ma il treno non si mosse che a sera. Avevamo appreso con sollievo la nostra destinazione. Auschwitz: un nome privo di significato, allora e per noi; ma doveva pur corrispondere a un luogo di questa terra ... "

Se questo è un uomo
Primo Levi

lunedì 23 gennaio 2017

Sulla spiaggia all'alba - Insieme raccontiamo 17

Il diciasettesimo incipit di Patricia inizia la stagione 2017 di Insieme raccontiamo e alle regole già note: 200/300 battute per il finale breve oppure 200/300 parole per il finale lungo, si aggiunge un'immagine a cui ispirarsi. Per ulteriori dettagli cliccate sul link dell'iniziativa.


Era l’alba. Gli piaceva scendere in spiaggia a quell’ora. In giro non c’era ancora nessuno perché i vacanzieri erano andati a dormire da poco.

Il silenzio interrotto solo dalla voce del mare lo rasserenava.

Girovagando, aveva oltrepassato il promontorio. In una piccola baia seminascosta l’aveva trovata....

Patricia Moll


La rughetta di mare! Lessata e saltata in padella sarebbe stata un contorno ideale per la cena del plenilunio, la raccolse e si diresse soddisfatto verso casa, doveva ancora preparare tutto. Le ore passarono velocemente e senza quasi accorgersene si ritrovò al cospetto del sole che lasciava il posto alla luna, sapeva che Selene stava per arrivare e cercava di immaginare lo stupore del suo viso nel vedere incastonata tra le sculture del giardino la barca su cui si erano incontrati la prima volta, l'aveva fatta restaurare lasciando in bella vista i segni del tempo, un cancello ricavato dal taglio verticale dello scafo permetteva di salire a bordo senza alcuna difficoltà, l'interno era pieno di cuscini colorati che circondavano due sedie e il tavolo apparecchiato, la fiamma delle lanterne in ferro battuto poste lungo la frisata vibrava sospinta dal vento e insieme al sottofondo sonoro del Mediterraneo contribuiva a rendere l'atmosfera idilliaca, non una nuvola copriva il cielo e la luce argentea iniziava ad avvolgere quell'angolo di sogno, era il momento giusto, prese l'antica polena lignea che 23 anni  prima, imbrattata tra alghe e conchiglie, aveva trovato dentro la barca arenata sulla spiaggia e la pose su una delle sedie, lui si sedette sull'altra e aspettò che la magia si compisse, non ci volle molto, il legno si fece carne e Selene gli comparve davanti agli occhi con i suoi splendidi capelli neri che contrastavano il candore della pelle. Stappò una bottiglia di spumante e riempì a metà due calici, uno lo offrì alla sua compagna e insieme li fecero tintinnare per brindare al loro anniversario. Selene si alzò, calpestò a piedi nudi i cuscini e percorse con la mano tutta la frisata, si sedette poi sulle ginocchia del suo capitano e gli disse: " Sarà un viaggio perfetto! " 

300 parole
Sciarada Sciaranti


A te Gianfrà' dico una cosa: Il viaggio perfetto è anche quello che si intraprende con gli amici e il tavolo si amplia, in questo momento da una parte ci siamo noi che ti vogliamo bene e dall'altra tu polena dormiente, ma al plenilunio te devi sveglià' bello mio, noi ti aspettiamo e tu non puoi mancare. Con chi faccio i ragionamenti cervellotici durante la cena del venerdì sera? Vedi che devi fà' e daje ...  

venerdì 20 gennaio 2017

Un soffio di speranza a Rigopiano



Rigopiano - Farindola -  Pescara 


20 gennaio 2017 

- Ore 11.00 : Sei persone trovate vive in una sacca d'aria nelle cucine.
Tra i sopravvissuti una donna ricoverata all'ospedale di Pescara e una bambina.



- Le persone ritrovate vive sono salite a otto.



- Da otto siamo arrivati a dieci.

- Quattro vittime


Siamo con voi

21 gennaio 2017

- Le vittime sono ad oggi cinque e i dispersi ancora 23

22 gennaio 2017


- I superstiti a oggi sono 11, 5 le vittime e 24 i dispersi
23 gennaio 2017

- 11 superstiti, 6 le vittime e 23 i dispersi

24 gennaio 2017

- 14 vittime, 15 dispersi, 11 superstiti 

25 gennaio 2017

- 25 vittime,  4 dispersi, 11 superstiti

26 gennaio 2017

- 29 vittime e 11 superstiti

lunedì 16 gennaio 2017

Il mistero del sasso caduto nell'acqua del lago

" ... La mia montagna era invece un'isola alzata sul mare, abitata dalle foreste e dalle fiere. Il vento stroncava, ma la casa era sicura. Le querce che i padri raccomandano ai figli come una testimonianza di Dio, di gennaio avevano le rame come serpenti irrigiditi dal freddo, ma di maggio ogni albero aveva le sue braccia spiegate all'impetuoso flutto azzurro, con un fiore in cima. Il rombo del mare faceva compagnia, riempiva di sé ogni cavità, come un'immagine aerea dell'acqua. Nessuno sbarcava mai sulla terra. Le navi passavano al largo come fantasmi. Ora, come fu che la mia solitudine cominciò a rugarsi come l'acqua di un lago se vi cade un sasso?  ... "

L'ultima soglia
Nicola Moscardelli


La vita invita al ballo del moto perpetuo tra foreste, fiere e intemperie in un ciclo di morte e rinascita dove i confini tra terra e mare si confondono, all'improvviso l'imprevisto... cade un sasso che propaga nuovi ritmi e sconvolge il già fragile equilibrio conquistato. E' stata la stessa vibrazione innescata dal ballo a far cadere il sasso o un'entità sconosciuta e misteriosa che cambia musica ? E' stato l' effetto di una causa o di una casualità e in un caso e nell'altro è arrivato da fuori o da dentro? 

Ecco... questo per augurarvi il buongiorno del lunedì mattina con latte, caffè, tè e biscotti  !😏💖

venerdì 6 gennaio 2017

Il 6 gennaio

Il 6 gennaio.

Per tenervi ancora una volta discorso di cose di chiesa, voglio narrarvi che nella notte del Natale abbiamo vagato per la città, e visitate le chiese dove si compivano le funzioni. Una fra queste è frequentata in modo speciale, dove l’organo e la musica hanno un'impronta tutta pastorale, riproducendo il suono delle zampogne dei pastori, il cinguettio degli uccelletti, come del pari i belati degli agnelli.

Nel primo giorno delle feste di Natale, vidi il Papa in S. Pietro con tutto il suo clero che circondava il suo trono, mentre egli celebrava le funzioni solenni del rito.

E' spettacolo questo unico nella sua specie, stupendo, imponente pure, se si vuole; ma io sono oramai troppo invecchiato nelle idee protestanti, e tutta quella pompa anziché scalzarle, contribuiva a rafforzarle in me: potrei io pure, come il mio pio predecessore dire a questo clero mondano, non mi vogliate nascondere il sole di una arte più sublime, di una umanità più pura.


Oggi, giorno dell’Epifania, ho voluto assistere alla messa celebrata secondo il rito greco. Le cerimonie mi parvero più adatte, più serie, più ponderate; e ad onta di ciò, più popolari di quelle del rito latino.

Ed ivi pure ho provato che sono oramai diventato vecchio per ogni cosa, ad eccezione della verità. Le loro cerimonie, i loro sacrifici, le loro processioni, i loro balli, tutto ciò scivola sopra di me, e cade a terra, né più né meno, che l’acqua sopra un tabarro di tela cerata. I fenomeni per contro, le scene della natura, quale il tramonto del sole alla villa Madama, un capo lavoro dell’arte, quale la testa non mai abbastanza lodata della Ginnone, producono pur sempre sopra di me viva e profonda impressione.

Ora comincia a darmi molestia la prospettiva dei teatri. Nella settimana ventura ne saranno aperti niente meno che sette. Trovasi qui Anfossi stesso, e reciterà Alessandro nelle Indie; si rappresenterà pure il Ciro, colla presa di Troia per ballo. Quest’ultimo farebbe la felicità dei ragazzi.

Ricordi di viaggio in Italia nel 1786-87 - Roma
Johann Wolfgang von Goethe
Traduzione Augusto Nomis di Cossilla 


Buona Epifania a tutti con un po' più di allegria rispetto a quella che riusciva a percepire Johann Wolfgang von Goethe e un abbraccio alle sorelle Befane !

Per chi vuole approfondire:

domenica 1 gennaio 2017

Le porte del Capodanno

... il mondo va sempre, muovendosi in cerchio e partendo da se stesso a se stesso ritorna ...

Saturnalia - Libro I
Ambrosius Theodosius Macrobius



Il veliero magico sul quale abbiamo ascoltato I sedici rintocchi di Capodanno fluttua sotto l'egida del protettore dei naviganti, delle navi, dei porti e di tutte le vie fluviali, quel Giano Bifronte divinità arcaica del pantheon degli " di indigetes ",  gli dei indigeni romani non adottati da altre religioni.
Giano è: 

" ... l’unico e giustissimo padre; il dio degli dei; il primo invocato nelle preghiere; e in tutto, per moltitudine di attributi suoi propri, simboleggiante nulla men che Gànesa indiano, Oriside egizio e Bacco greco, il principio di tutte le cose, o l’universal potere generativo della natura. Secondo altri interpreti era il sole nel suo corso annuale: l’ottimo creatore: il custode dell’universo: l’arbitro della pace e della guerra; in somma tal dio potentissimo, che ad esso lui la dottrina teologica riferisce ad una ad una le qualità e proprietà degli dei superni . ..

Storia degli antichi popoli italiani
Anonimo

La leggenda narra che Saturno, sotto la furia delle armi scagliate dal figlio Giove, perde il regno dell'Olimpo, viene accolto dal paese dei luoghi segreti che battezza promuovendo il nome Lazio, entra in contatto con i latini, gli insegna il vivere civile e inaugura per loro un'epoca d'oro

Saturno il primo fu ch'in queste parti
Venne, dal ciel cacciato, e vi s’ascose.
E quelle rozze genti, che disperse
Eran per questi monti, insieme accolse
E diè lor leggi: onde il paese poi
Da le latebre* sue Lazio nomossi.
Dicon che sotto il suo placido impero
Con giustizia, con pace e con amore
Si visse un secol d’oro ... 

Eneide - Libro VIII
Virgilio
latebre* = Luoghi nascosti, segreti

Nel Lazio Saturno conosce Giano:

" ... Fra lor nelle capanne e nelle selve
     Stette a lungo Saturno, e nol conobbe
     Altri che Giano ... "


La Feroniade
Vincenzo Monti 

che gli offre la sovranità su una parte del suo territorio per aver svelato alla sua gente i misteri dell'arte del coltivare la terra, del piantare il seme del grano e la vite, dell'edificare le case e le città, del coordinare l’ordine dell’anno. Le due divinità fondano così le loro due città, Gianicolo e Saturnia:

" ... Qui su, quelle ruine e quei vestigi
Di quei due cerchi antichi. Una di queste
Città fondò Saturno, e l’altra Giano,
Che Saturnia e Gianicolo fur dette ... "

Eneide - Libro VII
Virgilio


A Giano è conferito l'appellativo " Bifronte ", ha infatti due volti, uno che guarda verso il tempo passato e uno che guarda verso il futuro in divenire; uno sguardo è rivolto al caos e l'altro all'ordine, una delle due facce ha la barba, l'altra no e simbolicamente è l'aspetto femminile del dio che proviene dalla gemella/genitrice Ianua alter ego di Diana che da luna crescente nella triplice divinità si trasforma in Selene luna piena e poi in Ecate luna calante, una delle tante grandi madri assimilabile alla primigenia dea della fertilità Dia che nel corso del tempo viene identificata anche con Bona Dea, Iuno, e l'etrusca Uni. Da lei che si fa Ianua - porta, l'aspetto maschile Ianuo trae il dominio sugli elementi e il potere della nascita, della morte e della rigenerazione.
Lì dove c'è una fine, un nuovo inizio si compie, pertanto Giano presiede il passaggio tra l'anno vecchio e l'anno nuovo, con lui si chiude un anno e se ne apre un altro. Gennaio è il mese che prende il suo nome perché lui governa " i prima " le cose che vengono prima in ordine di tempo e nelle invocazioni ha la precedenza anche su Giove che governa " i summa " le cose prime per dignità; è celebrato il primo gennaio, come Pater Matutinus alla prima ora del mattino, e il 9 gennaio tra i dies Agonales*, in età repubblicana, il Rex sacrorum gli sacrifica un robusto ariete nero all’interno dell’antica Regia nel Foro Romano accompagnato dagli Agonenses/Saliens e va in processione precedendo il flamen Dialis - sacerdote di Giove.

dies Agonales* = Gli Agonalia istituiti da Numa Pompilio erano festività romane pagane, dedicate durante l'anno a quattro dei diversi: 
Il 9 Gennaio era dedicato a Giano dio degli inizi e delle fini. 
Il 17 Marzo a Marte dio della guerra.
Il 21 Maggio a Veiove protettore del bosco sacro in Campidoglio
L' 11 Dicembre ad Apollo dio del Sole e delle arti.

" ... Quando cominciò la guerra Sabina, a causa del rapimento delle giovani vergini, i romani si affrettarono a chiudere la porta che si trovava ai piedi del colle Viminale, che successivamente all'evento fu chiamata Ianuale, dato che in essa irrompevano i nemici; ma dopo che fu chiusa, subito si aprì da sola; quando si verificò la stessa cosa di nuovo e per tre volte, molti armati si disposero di guardia davanti alla soglia, dato che non avevano potuto chiuderla, quando all'improvviso si venne a sapere che da un'altra parte, combattendo in un acerrima battaglia, i nostri erano stati sbaragliati da Tazio. Per tale ragione i romani che proteggevano l'ingresso, fuggirono atterriti. E mentre i sabini stavano per irrompere attraverso la porta aperta, dal tempio di Giano irruppe una grande forza di acqua corrente, e molte schiere di nemici furono travolte. Per questo fatto si decise che, in tempo di guerra, come se Giano dovesse venire in soccorso alla città, le porte del tempio rimanessero aperte ... "

Ambrosius Theodosius Macrobius

Quindi la " Porta Ianualis " in onore di Giano, viene aperta in tempo di guerra e chiusa in tempo di pace, vi passano attraverso i militari romani in uscita, accompagnati simbolicamente dal dio sul campo di battaglia, e in entrata trionfanti al ritorno da una vittoria seguiti dal dio che riprende il presidio della città:

" ... Era in Lazio un costume, che venuto
è poi di mano in man di Lazio in Alba,
e d'Alba in Roma, ch'or del mondo è capo,
che nel muover de l'armi ai Geti, agl'Indi,
agli Arabi, agl'Ircani, a qual sia gente
ch'elle sian mosse, sí com'ora a' Parti
per ricovrar le mal perdute insegne,
s'apron le porte de la guerra in prima.
  Queste son due, che per la riverenza,
per la religïone e per la téma
del fiero Marte, orribili e tremende
sono a le genti; e con ben cento sbarre
di rovere, di ferro e di metallo
stan sempre chiuse; e lor custode è Giano.
Ma quando per consiglio e per decreto
de' padri si determina e s'appruova
che si guerreggi, il consolo egli stesso,
sí come è l'uso, in abito e con pompa
c'ha da' Gabini origine e da' regi,
solennemente le disferra e l'apre:
ed egli stesso al suon de le catene
e de la rugginosa orrida soglia
la guerra intuona: guerra dopo lui
grida la gioventú: guerra e battaglia
suonan le trombe; ed è la guerra inditta ...  "

Eneide - Libro VII
Virgilio

Le porte - ianuae  e i ponti sono dunque punti di passaggio - ianus che mettono in comunicazione un luogo con un altro, il dentro con il fuori, favoriscono il movimento e di conseguenza il mutamento che può essere sia fisico nella realizzazione di un'idea o spirituale nell' illuminazione che fa luce sull'oscuro caos che si trasforma nell'ordine della presa di coscienza e Giano che ne è il guardiano si fa Sole:

" ... Sorgi, o Consivo, spalanca tutte le porte, sii propizio. - Ormai egli ci darà ascolto.  Tu sei il buon Creatore, il buon Giano
Egli verrà, di gran lunga il migliore di quei re ... "


Dal Carme saliare in De lingua latina - Libro VII
Varrone

Anche gli incroci delle strade sono sacri a Giano e lì gli vengono offerti sacrifici e tavolette votive. Viene raffigurato con gli " ianitores" : il " baculum - scettro/bastone " e la " clavis - chiave " oppure con la chiave d'oro che apre la porta del cielo e la chiave d'argento che apre la porta degli inferi:

" ... ha nella manca 
Le chiavi Giano, e con la destra l'anno
Che a sé torna oramai va noverando ... "

Le selve - Ambra
Angelo Poliziano 

Giano relazionato alle porte diventa " Patulcius " da pàtere - aprire e " Clusius " da clàudere - chiudere:

" ... Mi chiamavano Caos gli antichi, ch'io sono antica divinità; 
vedi quali remoti eventi io stia celebrando.
Quest'aria traslucida e i tre restanti elementi,
il fuoco, l'acqua e la terra, costituivano un solo coacervo.
Appena tale massa si disgregò per la discordia dei corpi componenti,
separata andò a collocarsi in nuove sedi.
Il fuoco salì in alto, lo spazio vicino tolse
l'aria, la terra e il mare posarono in un luogo intermedio.
Allora io, che ero stato di forma sferica, molle
informe, mi ridussi nell'aspetto e nelle membra degne d'un dio.
E anche ora è piccolo segno dell'antica confusa figura
il mio apparire lo stesso avanti e dietro.
Ascolta qual sia la causa della forma che chiedi,
e insieme, come tu l'abbia appresa, quali siano i miei compiti.
Quando vedi ovunque, il cielo, il mare, le nubi,
le terre, tutto si chiude e s'apre per mia mano.
Presso di me è la custodia del vasto universo, il diritto
di volgere i cardini è tutto in mio potere.
Quando mi piace trarre dalla quiete del tempio di Pace,
ella cammina libera per vie ininterrotte.
Il mondo intero sarebbe lordato da mortifero sangue
se robuste sbarre non tenessero rinchiuse le guerre;
insieme con le miti Ore custodisco le porte del cielo,
e il fatto che Giove stesso ne esca e ne rientri è nelle mie mansioni.
Perciò sono chiamato Giano; e quando il sacerdote mi offre
la focaccia di Cerere e il farro misto a sale,
riderai dei nomi: ora infatti mi chiamerà Patulcio,
e ora Clusio secondo le formule sacrificali.
Certo la rozza antichità alternando i due nomi
volle indicare i miei diversi uffici.
Ti ho detto i miei poteri; ora apprendi l'origine
della figura, sebbene ormai tu stesso la veda in parte ... "

I Fasti - Libro I
Publio Ovidio Nasone

E' sposo della ninfa Camese  e padre di molti figli tra cui il dio del Tevere Tiberino e il dio delle sorgenti Fons.


Che in questo 2017 si chiudano le porte della guerra e sia per voi la pace. 
Auguri a tutti !

" ... Spieghi l'ale la pace, e imponga il freno
Del fiero Giano alle ferrate porte ... "

Farsaglia
Marcus Annaeus Lucanus

domenica 25 dicembre 2016

Un cielo di Natale color Ambra


* " Quanta malinconia in questo racconto di Natale*. Eppure più vero, più caldo ed emozionante nella sua morbida luce di tutte le luminarie che ci frastornano dintorno in questi giorni, superficiali e false portatrici di allegria. La " Luce misteriosa " dei sentimenti è ben altra.
Le tradizioni cristiane che ancora esistono si rifanno ai riti pagani, sepolti nella notte dei tempi, ma non mi stupirei  se le feste e i rituali pagani risalissero a ere primordiali.
Non ho mai fatto l'albero di Natale con un albero vero. A casa mia i miei genitori non lo volevano e io ho proseguito la tradizione. Un albero è un essere vivente anche se inanimato e bisogna rispettarlo.
No ho il Calendario dell'Avvento a casa mia, ma ogni mattina, quando mi sveglierò penserò... e simbolicamente aprirò una finestrella.
Meravigliosa descrizione del presepe con paesaggi e  persone della vita di ogni giorno. Un presepe poetico e reale.
La tombola... le immagini, i numeri... tutto ha un sapore pieno di fascino che ricorda le misteriose tradizioni che legano gli uomini del passato a quelli di oggi e di domani. 
La migliore ricompensa per un regalo è vedere la gioia nello sguardo di chi lo riceve."

* Il testo è un assemblaggio dei commenti lasciati da Ambra su questo blog nei post dedicati al Natale, segue un pensiero per Monica, uno sul Capodanno e i suoi auguri.
racconto di Natale* = Natale sul Reno di Luigi Pirandello


A Monica


" Mi pungevano le lacrime nel leggere le tue parole. Ho due figli, ma non ho mai perso un figlio né bimbo né adulto. Non ti conosco, ma sono certa che, per quanto mi sforzi con tutta l'empatia di cui sono capace, di entrare nel tuo cuore, per soffrire insieme con te, so che fino in fondo non riuscirò a conoscere l'immensità del tuo dolore, pur se riesco almeno ad immaginarla.
Mi dispiace tanto, le tue parole sono di una persona annientata dalla sofferenza, ma l'amore che c'è in te colmerà quel vuoto che ora ti opprime.
Sono un'estranea per te, ma, credimi, spero che l'affetto che hai destato in me, ti raggiunga e ti avvolga, per lenire anche solo un poco il tuo dolore. "

Sul Capodanno

" Il Capodanno dovrebbe essere un momento di riflessione, Di riesame. Ma chissà se tra botti e incidenti davvero qualcuno ferma la mezzanotte per guardarsi dentro e fuori. "

Buon Natale e buon anno con un grande abbraccio da parte mia


Ambra


venerdì 23 dicembre 2016

Alla ricerca della gioia e dell'allegria natalizia - Insieme raccontiamo 16

E' arrivato il sedicesimo incipit di Patricia che con il suo Insieme raccontiamo abbraccia la stagione natalizia, è un' edizione speciale che non pone limiti di parole o di battute, quindi partecipate, leggete e buon divertimento.

Per i dettagli cliccate sul nome dell'iniziativa.



Natale! Dovrebbe essere il periodo delle feste, dei pranzi in compagnia... della gioia e dell'allegria. Eppure, quest'anno sarebbe stato diverso. Troppe cose erano cambiate. Aveva soltanto più ricordi che già sapeva il tempo avrebbe sbiadito.
Doveva trovare una soluzione.....

Patricia Moll



Prese dal cassetto quell'album di fotografie che sua madre le aveva regalato, si sedette sul divano, sciolse il fiocchetto di velluto dorato che teneva unite le pagine e cominciò a sfogliarlo, conteneva tutta la sua vita in immagini, scelse quelle dedicate ai Natali passati in cui la famiglia era riunita, chiamò la sua bambina e le disse: " Vieni piccola, prepariamo l'albero di Natale, quest'anno tra le decorazioni e le luci colorate aggiungiamo delle fotografie, per ognuna di esse ti racconterò una storia e quando sarai grande, nel riguardarle insieme, tu, le stesse storie le racconterai a me e inizierai dicendomi c'era una volta ... "

Sciarada Sciaranti

Voglio ricordare che domani la ventiquattresima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima sarà quella di Elio del blog De qua e de la e festeggeremo insieme il suo compleanno.

giovedì 22 dicembre 2016

Buon Natale !

Una nuova amica, Ofelia del blog PRIDE mi ha invitata al mio primo meme organizzato da Ferruccio Gianola con lo scopo di far diventare virali gli auguri di Natale. Lei spiega che: 

" bisogna scrivere un meme per scambiarci gli auguri di Buone Feste e cercare di coinvolgere più blogger possibili fino a far diventare questa iniziativa virale.
C’è una sola regola importante da rispettare: niente proclami religiosi o politici. "


Io non conosco Ferruccio, ma a intuito credo che " niente proclami religiosi ", più o meno possa voler dire:  niente lezioni di catechismo sul Natale che ben sappiamo essere una festa religiosa e che ben conosciamo con annessi e connessi. 

Ringrazio Ofelia e a mia volta invito in ordine alfabetico:

Clelia del blog: Klelia crea
Costantino del blog: Mostrelibriluoghi
Gianna, il Mio Dolce Sorriso del blog: Gianna: Il bene in noi
Leonardo del blog: Leonardo - note in libertà
Pia del blog: Mondo d'Arte di Pia

Con i nomi mi fermo a cinque, ma vi considero tutti invitati. 



Il mio augurio per voi è che possiate passare un Natale lontano dalle ipocrisie e dalle formalità, vi auguro un Natale che vi possa sorprendere con la dolcezza, che vi faccia spalancare gli occhi dalla gioia e che vi inondi il cuore di bellezza, vi auguro un Natale da bambini fortunati. 
A chi soffre auguro un Natale che permetta di trovare la strada giusta.
Poi ai bulli pieni di sé, brutali, con tanti muscoli e niente cervello, che mentono e manipolano la realtà, alle galline pettegole e starnazzanti che osservano dal buco della serratura senza capire cosa vedono e proiettano la loro volgarità sulle brave persone, agli imbecilli che con aggressività, per convinzioni che non hanno niente a che vedere con la verità, insultano e mettono in difficoltà chi è educato, auguro un Natale illuminante che li possa far inginocchiare e vergognare davanti al loro essere privi di anima.



Buon Natale a tutti !

mercoledì 21 dicembre 2016

"Era venuto il vento, poi la pioggia, infine la tempesta."

Fino a questa mattina non mi ero resa conto che la finestra di Monica si sarebbe aperta sul solstizio d'inverno, porta d'entrata di una stagione ostica, fredda, difficile.
Lei poteva realizzare il suo post per la fine del calendario e io come unica data a disposizione avevo il 21 dicembre, una coincidenza. Monica è la mamma del nostro Alessandro e insieme alla sua famiglia dall'anno scorso ha dovuto affrontare una realtà devastante in cui quella sofferenza che, per la sua vastità sfocia anche nel dolore fisico che ti leva il fiato, ha iniziato a muoversi in un inverno infinito. Ale è volato in cielo e loro sono qui nella tempesta.



Ringrazio Sciarada per avermi incluso in questo splendido calendario dell'Avvento, pur sapendo che ne sarei stata la nota stonata.
Ringrazio tutti voi per il pensiero che dedicate ad Alessandro.
Ciao Ambra.


"Venivano da lontano.
Perdute le cose che avevano, le cose che erano.
Era successo tutto troppo in fretta. Lo sapevano che il disastro stava per arrivare ma avevano sperato fino alla fine che non succedesse, che qualcosa cambiasse.
Invece no.
Era venuto il vento, poi la pioggia, infine la tempesta.
Buio dappertutto. Intorno e dentro.
Dopo, il mondo di prima non c'era più.
Non si riconosceva più.
C'erano solo rovine.
E così erano partiti.
Il viaggio era lungo e faticoso.
A volte camminando avevano voglia di ricordare le cose belle come erano state, e allora si fermavano e le guardavano nelle nuvole, e immaginavano di averle ancora.
Ma erano cose fatte di nuvole e dopo un po' si dissolvevano.
A volte erano arrabbiati, tristi, cattivi e avevano solo voglia di dimenticarle le cose belle, di cancellarle come se fossero state scritte sulla lavagna e come se una volta cancellate si potesse smettere di pensarle.
Ma non era così.
A volte i ricordi facevano male pungenti come spine.
A volte invece ci si ricordava solo la rosa e non si pensava alle spine e allora era bello perché era come essere ancora al posto di prima.
A volte quando si addormentavano desideravano non svegliarsi più perché il sonno era un bel posto dove stare: lì dentro sembrava che le cose fossero come prima.
Poi però si svegliavano- ci si sveglia sempre a un certo punto- e faceva più male, più male di prima.
Allora facevano finta di niente e si occupavano delle cose necessarie, come trovare la strada giusta.
Da che parte bisognerà andare?
Sarà questa la direzione?
Arriveremo da qualche parte?
Tenersi occupati in quel modo li aiutava a non pensare. Ma non durava tanto.
È difficile non pensare a lungo.
E quando pensavano si sentivano confusi e persi.
A volte erano stanchi.
Così stanchi che non si reggevano più in piedi e dovevano fermarsi a riposare.
A volte non avevano fame e non avevano sete, ma dovevano costringersi a mangiare e bere.
Non avevano più voglia di giocare, cantare, ridere.
Però si sforzavano, un po' alla volta, perché il viaggio era lungo e bisognava pur far qualcosa mentre si andava.
Qualche volta qualcuno rideva e poi gli dispiaceva di aver riso.
Qualcuno giocava e poi si fermava di colpo e gli dispiaceva di aver giocato.
Avevano cuori pesanti e valigie piccole.
Portavano con sé poche cose, ma preziose.
Cose segrete della vita di prima, quando insieme si stava bene e si era più interi.
Ciascuna valigia era piena di segreti.
Ciascuno la teneva per sé.
Ogni tanto qualcuno apriva la sua piccola valigia e ci guardava dentro.
Non voleva che gli altri vedessero i suoi segreti.
Così poi la richiudeva e ci si sedeva sopra.
Le valigie restavano chiuse.
E loro erano soli.
Insieme ma soli."



Il Natale non è la festa di tutti. Non tutti i Natale sono uguali. Non tutte le mamme o i papà sono uguali, non tutti i bambini sono uguali. 
Ci sono i bambini incantati dalla magia dell'attesa. 
Ci sono quelli che a mani vuote sanno di attendere chi non tornerà più. 
Ci sono mamme che tra le braccia hanno tutto ciò che desiderano e ci sono madonne rabbiose a cui non sarà mai spiegato il senso del sacrificio del proprio figlio. 
Ci sono papà sicuri di poter proteggere i loro bambini e papà a cui è toccato scontrarsi con un destino beffardo che li ha lasciati sconfitti, con un senso di impotenza che li accompagna sempre, non li mollerà più.
Cosa hanno da sperare, cosa da aspettarsi queste solitudini dal Natale? 
Loro non appartengono al Natale. 
Sono controfigure che si muovono incerte nel clima natalizio. Si muovono incerte su tutti i percorsi.
Non appartengono al Natale, non appartengono alla vita.
Non appartieni più al Natale nemmeno tu, che di Natale ne hai visti solo sette.
Hai ancora un regalo nell'armadio, quello che non hai mai fatto in tempo ad aprire. 
Eppure nessuno più di te ha mai capito il vero significato del Natale.
Tu hai sempre saputo del calore di un abbraccio e del potere di un sorriso.
Della forza dell'amore. 
Della capacità di donare, non ho mai conosciuto qualcuno generoso come te.
Della felicità di stare insieme, anche in una stanza di ospedale, ma insieme, noi quattro.
Tu hai avuto sempre tanto da insegnare e noi tanto da imparare.
Tu sei stato ogni giorno il nostro Natale, sei stato ogni giorno il nostro miracolo.
Buon Natale amore mio
Monica


Passo il testimone a Elf2mani di Elfi

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...