sabato 28 maggio 2016

Fedora, città di pietra grigia

Quante saranno le stanze del palazzo di metallo che si trova al centro di Fedora, quarta città del desiderio e metropoli di pietra grigia ? Tante quanti sono i suoi abitanti ? Certo è che in ognuna di queste stanze c'è una sfera che contiene una possibile forma azzurra della città ideale mai realizzata perché l'optimum dell'istante precedente non è più tale nell'istante successivo e nel passaggio dal concetto pensato al progetto realizzato , l'ideale non è più lo stesso , per questo tutti i prototipi creati e non più applicabili vengono posti nel museo - palazzo dove potranno essere apprezzati da chi li ritiene adatti a sé e al proprio stadio di vita . E' possibile dunque che la grande Fedora di pietra grigia sia proprio la città ideale che nella sua essenzialità esprime il necessario per tutti lasciando le porte aperte all'immaginazione individuale di chi vive il cambiamento evolutivo nello scorrere del tempo?

Sciarada Sciaranti


Al centro di Fedora, metropoli di pietra grigia, sta un palazzo di metallo con una sfera di vetro in ogni stanza. Guardando dentro ogni sfera si vede una città azzurra che è il modello di un'altra Fedora. Sono le forme che la città avrebbe potuto prendere se non fosse, per una ragione o per l'altra, diventata come oggi la vediamo. In ogni epoca qualcuno, guardando Fedora qual era, aveva immaginato il modo di farne la città ideale, ma mentre costruiva il suo modello in miniatura già Fedora non era più la stessa di prima, e quello che fino a ieri era stato un suo possibile futuro ormai era solo un giocattolo in una sfera di vetro. Fedora ha adesso nel palazzo delle sfere il suo museo: ogni abitante lo visita, sceglie la città che corrisponde ai suoi desideri, la contempla immaginando di specchiarsi nella peschiera delle meduse che doveva raccogliere le acque del canale (se non fosse stato prosciugato), di percorrere dall'alto del baldacchino il viale riservato agli elefanti (ora banditi dalla città), di scivolare lungo la spirale del minareto a chiocciola (che non trovò più la base su cui sorgere). Nella mappa del tuo impero, o grande Kan, devono trovar posto sia la grande Fedora di pietra sia le piccole Fedore nelle sfere di vetro. Non perché tutte ugualmente reali, ma perché tutte solo presunte. L'una racchiude ciò che è accettato come necessario mentre non lo è ancora; le altre ciò che è immaginato come possibile e un minuto dopo non lo è più.

Fedora - Le città invisibili
Italo Calvino 

"Ottavia, città - ragnatela"
Diomira, città delle lampade multicolori 
Despina, città di confine tra due deserti

giovedì 26 maggio 2016

Della natura del rosso

Linfa d'artista
in arteria e vena
toni di rosso

© Sciarada Sciaranti

Il corpo nei suoi antri più segreti dipinge la sua più grande opera d'arte con due toni di rosso sangue, in quello arterioso più brillante predomina l'ossigeno e in quello venoso  più scuro predomina l'anidride carbonica.

P.S. Il testo sottostante risale al XV secolo ed è seguito da una trasposizione linguistica più attuale che nella traduzione automatica può facilitare la comprensione per chi non parla italiano.


Della natura del color rosso, che vien chiamato sinopia* 

Rosso è un color naturale che si chiama sinopia, o ver porfido. Il detto colore è di natura magra e asciutta. Sostien bene il triare*; ché quanto più si tria, tanto più vien fine. È buono a lavorallo in tavola, o ver in ancone* o in muro, in fresco e in secco. E questo fresco e secco ti darò a intendere quando diremo del lavorare in muro. E questo basti al primo rosso.

sinopia* = Terra rossa proveniente da Sinope sul Mar Nero nella regione del Ponto in Turchia, pigmento minerale formato da ossidi di ferro o di piombo e da anidri    
triare* = tritare, macinare, triturare finemente
ancone* = Icona


Rosso è un colore naturale che si chiama sinopia, ovvero porfido. Il detto colore è di natura magra e asciutta. Sostiene bene il tritare; ché quanto più si trita, tanto più vien fine. È buono a lavorarlo in tavola, ovvero in icona o in muro, in fresco e in secco. E questo fresco e secco ti darò a intendere quando diremo del lavorare in muro. E questo basti al primo rosso.


Il modo del fare rosso ch’è chiamato cinabrese, da incarnare in muro; e di suo’ natura

Rosso è un colore che si chiama cinabrese chiara, e questo colore non so che s’usi altrove che a Firenze; ed è perfettissimo a incarnare, o ver fare incarnazioni di figure in muro, e lavorallo in fresco. Il qual colore si fa della più bella sinopia che si truovi, e più chiara; ed è missidada* e triata con bianco santogiovanni, il quale così si chiama a Firenze; ed è fatto questo bianco con calcina ben bianca e ben purgata. E quando questi due colori sono ben triati insieme (cioè le due parti cinabrese, e il terzo biancozzo), fanne panetti piccoli come mezze noci, e lasciali seccare. Come n’hai bisogno, tra’ne quel che ti pare; ché il detto colore ti fa grande onore di colorir volti, mani, e ignudi in muro, come detto ho. E talvolta ne può fare di belli vestiri, che in muro paiono di cinabro.

missidada* = mescolata


Rosso è un colore che si chiama cinabrese chiara, e questo colore non so che s’usi altrove che a Firenze; ed è perfetto a incarnare, ovvero fare incarnazioni di figure in muro, e lavoralo in fresco. Il qual colore si fa della più bella sinopia che si trovi, e più chiara; ed è mescolata e tritata con bianco santogiovanni, il quale così si chiama a Firenze; ed è fatto questo bianco con calcina ben bianca e ben purgata. E quando questi due colori sono ben tritati insieme (cioè le due parti cinabrese, e il terzo bianco), fanne panetti piccoli come mezze noci, e lasciali seccare. Come ne hai bisogno, traine quel che ti pare; ché il detto colore ti fa grande onore di colorire volti, mani, e ignudi in muro, come ho detto . E talvolta ne può fare dei bei vestiti, che in muro paiono di cinabro.


Della natura del rosso il quale vien chiamato cinabro; e come si dee triarlo

Rosso è un colore che si chiama cinabro: e questo colore si fa per archimia, lavorato per lambicco; del quale, perché sarebbe troppo lungo a porre nel mio dire ogni modo e ricetta, lascio stare. La ragione? perché, se ti vorrai affaticare, ne troverrai assai ricette, e spezialmente pigliando amistà* di frati. Ma io ti consiglio, perché non perda tempo nelle molte svariazioni di pratiche, pigli pur di quel che truovi da’ speziali per lo tuo denaro: e voglio insegnare a comperallo, e cognoscere il buon cinabro. Compera sempre cinabro intero, e non pesto né macinato. La ragione? ché le più volte si froda o con minio, o con matton pesto. Guarda la pezza intera del cinabro; e dove è in maggiore altezza il tiglio, più disteso e dilicato, questo è il migliore. Allora questo metti in su la pria detta di sopra, macinandolo con acqua chiara, quanto più puoi; che se il macinassi ogni dì persino a venti anni, sempre sarebbe migliore e più perfetto. Questo colore richiede più tempere, secondo i luoghi dove l’hai ad operare, che più innanzi ne tratteremo, ed avviserotti dove è più suo luogo. Ma tieni a mente, che la natura sua non è di vedere aria, ma più sostiene in tavola che in muro; perocché per lunghezza di tempo, stando all’aria, vien nero quando è lavorato e messo in muro.

amistà* = Amicizia


Rosso è un colore che si chiama cinabro: e questo colore si fa per alchimia, lavorato per alambicco; del quale, perché sarebbe troppo lungo a porre nel mio dire ogni modo e ricetta, lascio stare. La ragione? perché, se ti vorrai affaticare, ne troverai assai ricette, e specialmente pigliando amicizia dei frati. Ma io ti consiglio, perché non perda tempo nelle molte variazioni di pratiche, prendi pur di quel che trovi dagli speziali per il denaro che hai : e voglio insegnare a comprarlo, e conoscere il buon cinabro. Compera sempre cinabro intero, e non pesto né macinato. La ragione? ché le più volte si froda o con minio, o con mattone pestato. Guarda la pezza intera del cinabro; e dove è in maggiore altezza il tiglio, più disteso e delicato, questo è il migliore. Allora questo metti in su la prima detta di sopra, macinandolo con acqua chiara, quanto più puoi; che se il macinassi ogni dì persino a venti anni, sempre sarebbe migliore e più perfetto. Questo colore richiede più tempere, secondo i luoghi dove lo devi operare, che più innanzi ne tratteremo, e ti avviserò dove si trova. Ma tieni a mente, che la natura sua non è di vedere aria, ma più sostiene in tavola che in muro; poiché per lunghezza di tempo, stando all’aria, vien nero quando è lavorato e messo in muro.


Della natura di uno rosso il quale è chiamato minio

Rosso è un colore che si chiama minio, il quale è artificiato per archimia. Questo colore è solo buono a lavorare in tavola, che se l’adoperi in muro, come vede l’aria subito diventa nero, e perde suo colore.

minio* = Il rosso minio composto dall'ossido salino di piombo si ottiene dalla calcinazione del bianco cerussa o del carbonato basico di piombo 


Rosso è un colore che si chiama minio, il quale è artificiale per alchimia. Questo colore è solo buono a lavorare in tavola, che se l’adoperi in muro, come vede l’aria subito diventa nero, e perde suo colore.


Della natura di un rosso ch’è chiamato amatisto*, o ver amatito*

Rosso è un colore che si chiama amatito. Questo colore è naturale, ed è prieta fortissima e soda. Ed è tanto soda e perfetta, che se ne fa priete e dentelli da brunire oro in tavola; le quali vengono di colore nero e perfetto, bruno come un diamante. La prieta pura è di color di pagonazzo*, o ver morello, ed ha un tiglio come cinabro. Pesta prima questa tal prieta in mortaio di bronzo, perché, rompendola in su la tua proferitica* prieta, si potrebbe spezzare; e quando l’hai pesta, mettine quella quantità che vuoi triare in su la pietra, e macina con acqua chiara; e quanto più la trii, più vien migliore e più perfetto colore. Questo colore è buono in muro a lavorare in fresco; e fatti un color cardinalesco, o ver pagonazzo, o ver un color di lacca. Volerlo adoperare in altre cose, o con tempere, non è buono.

amatisto* - amatito* = Dal greco αιμα - αιματος - hàima, hàimatos - sangue, indica il rosso violaceo ottenuto dall'ematite rossa
pagonazzo* = Paonazzo, rosso che tende al viola
proferitica* = di porfido


Rosso è un colore che si chiama ametista. Questo colore è naturale, ed è pietra fortissima e soda. Ed è tanto soda e perfetta, che se ne fa pietre e dentelli da brunire oro in tavola; le quali vengono di colore nero e perfetto, bruno come un diamante. La pietra pura è di color di paonazzo ovvero morello, ed ha un tiglio come cinabro. Pesta prima questa tal pietra in mortaio di bronzo, perché, rompendola in su la tua pietra di porfido, si potrebbe spezzare; e quando l’hai pestata, mettine quella quantità che vuoi tritare in su la pietra, e macina con acqua chiara; e quanto più la trii, più vien migliore e più perfetto colore. Questo colore è buono in muro a lavorare in fresco; e fatti un colore cardinalesco, ovvero paonazzo, ovvero un colore di lacca. Volerlo adoperare in altre cose, o con tempere, non è buono.


Della natura di un rosso ch’è chiamato sangue di dragone

Rosso è un colore che si chiama sangue di dragone. Questo color alcune volte si adopera in carte, cioè in miniare. Lascialo pur stare, e non te ne curar troppo, ché non è di condizione da farti molto onore.


Rosso è un colore che si chiama sangue di dragone. Questo colore alcune volte si adopera in carte, cioè nelle miniature. Lascialo pur stare, e non te ne curare troppo, ché non è di condizione da farti molto onore.


Della natura di un rosso il quale vien chiamato lacca 

Rosso è un colore che si chiama lacca, la quale è colore artifiziato. Ve n’è più ricette; ma io ti consiglio per lo tuo denaro togli i color fatti, per amor delle pratiche; ma guarda di cognoscer la buona, perocché ce n’è di più ragioni. Si fa lacca di cimatura di drappo, o ver di panno, ed è molto bella all’occhio. Di questa ti guarda, però che ella ritiene sempre in sé grassezza, per cagione dell’allume, e non dura niente né con tempere né sanza tempere, e di subito perde suo colore. Guardatene bene di questa. Ma togli lacca la qual si lavora di gomma, ed è asciutta, magra, granellosa che quasi par terra, e tien colore sanguineo. Questa non può essere altro che buona e perfetta. Togli questa, e triala in su la tua pría; macinala con acqua chiara, ed è buona in tavola. Ed anche s’adopera in muro con tempera; ma l’aria è sua nimica. Alcuni son che la triano con orina; ma vien dispiacevole, perché subito puzza.


Rosso è un colore che si chiama lacca, la quale è colore artificiale. Ve n’è più ricette; ma io ti consiglio per il tuo denaro togli i colori fatti, per amore delle pratiche; ma guarda di conoscere la buona, poiché ce n’è di più ragioni. Si fa lacca di cimatura di drappo, ovvero di panno, ed è molto bella all’occhio. Di questa ti guarda, però che ella ritiene sempre in sé grassezza, per cagione dell’allume, e non dura niente né con tempere né senza tempere, e di subito perde suo colore. Guardatene bene di questa. Ma togli lacca la qual si lavora di gomma, ed è asciutta, magra, granellosa che quasi par terra, e tiene colore sanguineo. Questa non può essere altro che buona e perfetta. Togli questa, e tritala per prima cosa; macinala con acqua chiara, ed è buona in tavola. Ed anche s’adopera in muro con tempera; ma l’aria è sua nemica. Alcuni la tritano con urina; ma viene il dispiacere, perché subito puzza.

Il libro dell'arte
Cennino Cennini

martedì 17 maggio 2016

Nuovi orizzonti


" ... Non capivo Ernesto. C'erano cose di lui che mi sfuggivano. Il tempo si sarebbe incaricato di chiarirmele. Io ignoravo che la sua ossessione di scoprire nuovi orizzonti obbediva all'ansia di ampliare le sue conoscenze. Sentiva la necessità di conoscere a fondo i bisogni della gente povera e sapeva che, per riuscirvi, doveva percorrere sentieri e strade, non certo come turista, ma come lo ha fatto lui, fermandosi lungo il cammino, e non per scattare fotografie di dettagli isolati o paesaggi interessanti, ma per immergersi nella miseria umana presente in ogni angolo dei sentieri che avrebbe percorso e per capire le cause di quella miseria. I suoi sarebbero stati viaggi di un ricercatore sociale che si mette in cammino per verificare, ma anche per tentare di alleviare il più possibile il dolore umano. 
Solo così, con questo interesse e con tale decisione, mettendosi uno scudo sul cuore per proteggerlo da qualsiasi amarezza ma sempre con l'animo disposto al sacrificio, ci si può calare a fondo in questa umanità derelitta, umanità che disgraziatamente popola la maggior parte del mondo. 
Riflettendo sui suoi continui viaggi negli anni che seguirono, sono arrivato alla conclusione che questi gli avevano dato la certezza di quale sarebbe stato il suo destino ... "

Ernesto Rafael Guevara Lynch

Latinoamericana 
Un diario per un viaggio in motocicletta
Ernesto Che Guevara

giovedì 12 maggio 2016

Il sorriso di maggio



" ... dale placide luci innamorate
uscia d’un bel seren tremulo raggio;
nele tenere guance e dilicate
fresca fioria la porpora di maggio;
tra le labbra in color di rosa viva
il sorriso degli angeli s’apriva ... "

Adone - Canto XVI
Giovan Battista Marino

domenica 8 maggio 2016

Sorridi Raggio di Sole

Sorridi donna
sorridi sempre alla vita
anche se lei non ti sorride.
Sorridi agli amori finiti
sorridi ai tuoi dolori
sorridi comunque.
Il tuo sorriso sarà
luce per il tuo cammino
faro per i naviganti sperduti.
Il tuo sorriso sarà
un bacio di mamma,
un battito d'ali,
un raggio di sole per tutti.

Alda Merini


Auguri Raggio di Sole da me e Sorellina !
Auguri a tutte le Mamme !

sabato 30 aprile 2016

Il vetusto papavero s'incorona

 Ditemi, per mia fè,
Donne, qual è quel re
Che non porta corona in giovinezza,
Ma la porta in vecchiezza. 



Il papavero.


Indovinelli
Michelangelo Buonarroti il Giovane

Buon Primo Maggio a tutti !

giovedì 28 aprile 2016

Stelle di Betlemme





" ... Lo stesso vale per le Stelle di Betlemme che hai lasciato ... Rappresentano l'innocenza, oltre alla castità. Non arrendersi ad alcun uomo, mantenendo la propria castità... In altre parole, restare fedeli a qualcosa ... " 
Miller - da Alla Mother Base 1
Metal Gear Solid V: The Phantom Pain

lunedì 25 aprile 2016

Il tocco discreto dell'esistenza


" ... È cominciato da quel famoso giorno in cui volevo giocare a far rimbalzare i ciottoli sul mare. Stavo per lanciare quel sassolino, l'ho guardato, ed è allora che è incominciato: ho sentito che esisteva ... "

La nausea
Jean Paul Sartre

Grazie a tutti per gli auguri e buon 25 aprile

sabato 23 aprile 2016

Dies Natalis - Anno VI

La mia mente in questo momento si muove in altri luoghi ma la mia anima è sempre con voi che mi siete stati vicini in questi sei anni.
Grazie a tutti dal profondo del mio cuore.


«O anima mia, io ti insegnai a dire «oggi» al pari di «una volta» e di «allora», ed a passare danzando oltre ogni confine prossimo e lontano.

O anima mia, io ti liberai dalla polvere, dai ragni e dalla penombra.

O anima mia, io tolsi da te il meschino pudore e l’arida virtù, e ti persuasi a startene nuda al sole.

Con la tempesta, che si chiama «spirito», io soffiai sul tuo mare agitato tutte le nubi spazzai via col mio soffio, e soffocai persino quello strangolatore che ha nome «peccato».

O anima mia, io ti ho conferito il diritto di dir no come la tempesta e sì come un cielo sereno: tu sei tranquilla al pari della luce e così attraversi le bufere struggitrici.

O anima mia, io ti ridonai la libertà su le cose create e increate: e chi conosce, come tu conosci, la voluttà di ciò che ha da venire?

O anima mia, io ti insegnai il disprezzo: non già quello che rode, come un tarlo, ma quello che tanto più ama quanto più sprezza.

O anima mia, io ti insegnai così efficacemente la persuasione, che hai appreso tu stessa a persuadere le tue ragioni: simile al sole che persuade persino il mare a levarsi verso la sua altezza.

O anima mia, io ti tolsi tutto ciò che si chiama obbedire, piegar le ginocchia e dir «signore»; io diedi a te stessa il nome di «francata dal bisogno» e di «fato».

O anima mia, io ti diedi nuovi nomi e variopinti trastulli; io ti chiamai «fato», e «orbita delle orbite», e «cordone ombelicale del tempo», e «cupola azzurra».

O anima mia, io abbeverai il tuo suolo di sapienza, e di tutti i nuovi vini ed anche dei vini oltre ogni memoria antichi e fervidi della sapienza.

O anima mia, ogni luce di sole e ogni tenebra di notte io diffusi su te, e ogni silenzio e ogni brama; - e tu crescesti simile ad un ceppo di vite.

O anima mia, straricca e sovraccarica tu sei ora, un ceppo di vite con le poppe turgide e coi grappoli copiosi e dorati!

- Copiosi e ricchi della tua felicità, e ancor vergognosi della attesa.

O anima mia, non v’ha in nessun luogo un’anima più di te ricolma d’amore, più pronta all’abbraccio e più vasta! Dove l’avvenire e il passato potrebbero esser più fortemente l’uno all’altro congiunti che non in te?

O anima mia, tutto io ti diedi: le mie mani per te son rimaste vuote: — ed ora? Ora tu mi chiedi con un mesto sorriso: «Chi di noi due deve render grazie?». 

Non deve forse il donatore ringraziar l’accettante dell’aver accettato? Non è forse il donare un bisogno? Il prendere - non è forse pietà?

O anima mia, io comprendo la mestizia del tuo sorriso! La tua troppa ricchezza stende ora bramosa le mani!

La tua abbondanza guarda lontano oltre i mari in tempesta; cerca ed attende; il desiderio dell’abbondanza brilla ora nel tuo sorridente occhio celeste!

E invero, anima mia! Chi potrebbe vedere il tuo sorriso senza stemprarsi in lacrime? Gli angeli stessi si sciolgono in lacrime per la sovrumana bontà del tuo sorriso.

La tua bontà è il soverchio del tuo amore non ti concedono di lamentarti e di piangere; eppure, anima mia, il tuo sorriso anela le lacrime e i singhiozzi.

«Non è forse ogni piangere un lamentarsi? E ogni lamentarsi non è forse un accusare?». - Così parli a te stessa: per ciò, anima mia, tu ami sorridere anziché esprimere tutto il tuo dolore.

- Sciogliere in lacrime dirotte tutto il dolore che provi per la tua esuberanza e per l’ansia con cui il ceppo di vite attende i vendemmiatori e i loro coltelli!

Ma giacché non vuoi piangere, giacché non vuoi sfogare nel pianto la tua purpurea mestizia, tu dovrai cantare, anima mia! - Vedi, io stesso sorrido, nel doverti preannunciare ciò:

- Sciogliere un canto echeggiante, sino a che tutti i mari si taceranno, per prestare ascolto alla tua brama, - sino a che sui mari silenziosi e desiosi scorrerà la barca, l’aureo prodigio misterioso nel cui oro saltellante tutte le cose buone, cattive e strane, e anche molte bestie piccole e grandi e tutto ciò che ha bizzarri piedini vaghi di correre sui sentieri stellati di viole;

- che attende, con un coltello di diamante in mano;

- Il tuo grande solutore, anima mia, l’innominato cui le future canzoni sapranno dare un nome! E invero, già il tuo alito annunzia le future canzoni!

Già tu ardi e sogni, già tu bevi avidamente a tutte le fonti profonde e sonanti, dispensatrici di conforto; già la tua mestizia riposa nella gioia di future canzoni!... 

Oh, anima mia, ormai ti ho dato tutto, e le mie mani rimasero vuote per averti beneficata: - l’averti comandato di cantare, vedi, fu l’ultimo mio atto!

Dell’averti comandato di cantare - parla - dimmi chi di noi deve render grazie? - Ma, meglio ancora: cantami, canta, anima mia! E del tuo canto io ti ringrazierò!».

Della grande brama - Così parlò Zarathustra 
Friedrich Nietzsche

martedì 19 aprile 2016

Il labirinto della vita


" Chi entra in un labirinto sa che esiste una via d’uscita, ma non sa quale delle molte vie che gli si aprono innanzi di volta in volta vi conduca. Procede a tentoni. Quando trova una via bloccata torna indietro e ne prende un’altra. Talora la via che sembra più facile non è la più giusta; talora, quando crede di essere più vicino alla meta, ne è più lontano, e basta un passo falso per tornare al punto di partenza. Bisogna avere molta pazienza, non lasciarsi mai illudere dalle ...apparenze, fare, come si dice, un passo per volta, e di fronte ai bivi, quando non si è in grado di calcolare la ragione della scelta, ma si è costretti a rischiare, essere sempre pronti a tornare indietro ...
Non ci si butti mai a capofitto nell’azione ... 
non si subisca passivamente la situazione ...
si coordinino le azioni ...
si facciano scelte ragionate ...
ci si propongano, a titolo d’ipotesi, mete intermedie, salvo a correggere l’itinerario durante il percorso, ad adattare i mezzi al fine, a riconoscere le vie sbagliate e ad abbandonarle una volta riconosciute. "

Autobiografia
Norberto Bobbio

sabato 16 aprile 2016

La ragnatela degli anni di un albero


" ... le ragnatele scintillavano come diamanti, e il vento sussurrava nella valle striata dal fumo che si alzava dalle casupole. Era una splendida giornata, e altrettanto splendido era viverla ... "

Il discepolo del diavolo
Murrey Leinster
pseudonimo di William Fitzgerald Jenkins
scrittore di fantascienza

mercoledì 13 aprile 2016

Rocchetto da spiaggia


" ... L’ho lasciato tre giorni fa sulla spiaggia del mare ... "

Pinocchio
Carlo Collodi

sabato 9 aprile 2016

Sotto il tiglio al raggio d'aprile



" Qui sotto il tiglio, qui ...
Come è soave
Questo raggio d’april! Come si posa
Sulle frondi nascenti! - ... " 

Adelchi - Atto IV - Scena I
Alessandro Manzoni

lunedì 4 aprile 2016

Primavera in erba


" ... O Amore! Amore!
- E per ogni labbro, quasi note di musica naturale modulate inavvedutamente per soave forza di melodía - scorreano queste parole.
O Amore! o re de’ numi e de’ mortali!
E furono faville d’immensa fiamma - perché la città, come fosse il cuore d’un uomo solo, s’aperse tutta quanta all’Amore. 
Nè speziale trovava da vendere più omai dramma di elleboro ...
l’amicizia e la virtù s’incontravano baciandosi per le vie. "


Viaggio sentimentale di Yorick 
Laurence Sterne



" ... Ad ora ad ora un alito propizio
alitava un effluvio di ginestre ... "

Dante
Guido Gozzano 


" ... La salita l’aveva stancata: riposiamo, diss’ella: l’erba era umida, ed io le additai un gelso poco lontano. Il più bel gelso che mai. È alto, solitario, frondoso: fra’ suoi rami v’ha un nido di cardellini. Ah vorrei poter innalzare sotto l’ombre di quel gelso un altare ! - ... "

Ultime lettere di Jacopo Ortis 
Ugo Foscolo


" ... Il globo interior dela pupilla
ne’ suoi lumi vivaci è tutto negro,
ma nel più largo circolo sfavilla
dolce color d’un fior di lino allegro ... "

Adone - Canto XVI
Giovan Battista Marino



" Una bellissima margherita cresceva in un verde prato. Tutti i fiori l’ammiravano, ma specialmente un ranuncolo pallido ed umile, cresciutole accanto, moriva di amore per lei. Ed ecco, in una splendida giornata di primavera, una bellissima fanciulla andava a passeggiare nel prato, coglieva la margherita, la baciava, la poneva sul morbido seno, mentre senza avvedersene schiacciava l’infelice ranuncolo che, d’altronde, privato dell'adorata vicina, si sentiva beato di morire."

Cenere
Grazia Deledda


" ... Bevuto
io non avea papavero nel vino.
Tuttavia perché mai sì grande sonno
mi venne sopra il cuore ismemorato? - ... "

La figlia di Iorio - Atto II - Scena II
Gabriele D'Annunzio 


" ... Avrebbe voluto addormentarsi su uno strato di foglie di rosa ... "

Anime oneste
Grazia Deledda 


" ... Ma l’arsa ghiaia di terren declive
Fuggi che a l’api somministra appena
Poca rugiada e rosmarin ... "

Georgiche - Libro II
Publio Virgilio Marone


" ... e lì per lì spuntò un bel fiore, che somigliava al tulipano, con i petali però chiusi strettamente, come se fosse ancora in boccio.
' Che bel fiore! ' ... "

Pollicina
Hans Christian Andersen 


" ... colse una viola del pensiero dall’orlo del pozzo e andò a offrirgliela. Ella sollevò gli occhi meravigliati ... "

Canne al vento
Grazia Deledda

venerdì 1 aprile 2016

Pesce d'Aprile in bottega

Il primo aprile del 1488 Michelangelo Buonarroti all'età di 14 anni entra come discepolo nella bottega di Domenico di Tommaso Bigardi detto il Ghirlandaio e dei suoi 2 fratelli David e Benedetto di Tommaso Bigardi.
Un particolarissimo " Pesce d'Aprile " che fa dunque da testimone a un grande talento che inizia a fare esperienza e ad affinare il suo ingegno.


Giudizio Universale
1536 - 1541
Michelangelo Buonarroti
Cappella Sistina - Musei Vaticani 
Città del Vaticano - Roma

" ... Michelagnolo, che era già cresciuto, fu posto con maestro Francesco da Urbino alla scuola di gramatica; e perché l’ingegno suo lo tirava al dilettarsi del disegno, tutto il tempo che poteva mettere di nascoso lo consumava nel disegnare, essendo per ciò e dal padre e da’ suoi maggiori gridato e tal volta battuto, stimando forse che lo attendere a quella virtù non conosciuta da loro, fussi cosa bassa e non degna della antica casa loro. Aveva in questo tempo preso Michelagnolo amicizia con Francesco Granacci, il quale anche egli giovane si era posto appresso a Domenico del Grillandaio per imparare l’arte della pittura, là dove amando il Granacci Michelagnolo e vedutolo molto atto al disegno, lo serviva giornalmente de’ disegni del Grillandaio, il quale era allora reputato non solo in Fiorenza, ma per tutta Italia de’ migliori maestri che ci fussero. Per lo che crescendo giornalmente più il desiderio di fare a Michelagnolo, e Lodovico non potento diviare che il giovane al disegno non attendesse, e che non ci era rimedio, si risolvé, per cavarne qualche frutto e perché egli imparasse quella virtù, consigliato da amici, di acconciarlo con Domenico Grillandaio. Aveva Michelagnolo, quando si acconciò all’arte con Domenico, quattordici anni ... 
... potendosi vedere per una scritta di mano di Lodovico padre di Michelagnolo scritto sopra i libri di Domenico, il qual libro è appresso oggi agli eredi suoi che dice così: ' 1488. Ricordo questo dì primo d’aprile, come io Lodovico di Lionardo di Buonarota acconcio Michelagnolo mio figliuolo con Domenico e Davit di Tommaso di Currado per anni tre prossimi a venire con questi patti e modi: che ’l detto Michelagnolo debba stare con i sopra detti detto tempo a imparare a dipignere et a fare detto essercizio, e ciò i sopra detti gli comanderanno, e detti Domenico e Davit gli debbon dare in questi tre anni fiorini ventiquattro di sugello, el primo anno fiorini sei, el secondo anno fiorini otto, il terzo fiorini dieci; in tutta la somma di lire novantasei ' . 
Et appresso vi è sotto questo ricordo o questa partita, scritta pur di mano di Lodovico: ' Hanne avuto il sopra detto Michelagnolo questo dì 16 d’aprile fiorini dua d’oro in oro. Ebbi io Lodovico di Lionardo, suo padre lui, contanti lire 12,12 '. 
Queste partite ho copiate io dal proprio libro per mostrare che tutto quel che si scrisse allora e che si scriverrà al presente è la verità, né so che nessuno l’abbi più praticato di me e che gli sia stato più amico e servitore fedele, come n’è testimonio fino chi nol sa; né credo che ci sia nessuno che possa mostrare maggior numero di lettere scritte da lui proprio, né con più affetto che egli ha fatto a me. Ho fatto questa disgressione per fede della verità, e questo basti per tutto il resto della sua vita. Ora torniamo alla storia. Cresceva la virtù e la persona di Michelagnolo di maniera che Domenico stupiva vedendolo fare alcune cose fuor d’ordine di giovane, perché gli pareva che non solo vincesse gli altri discepoli, dei quali aveva egli numero grande, ma che paragonasse molte volte le cose fatte da lui come maestro ... "

Michelagnolo Buonarruoti
Le vite de' più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri
Giorgio Vasari


Aggiornamento

Buon Pesce d'Aprile !

Smascherata al primo commento: Michelangelo Buonarroti nasce a Caprese il 6 marzo 1475 e nel 1488 non ha 14 ma 13 anni e già nel giugno del 1487 all'età di 12 anni risulta iscritto tra i creditori della bottega di Domenico Ghirlandaio che in realtà si chiama Domenico di Tommaso Bigordi e non Bigardi.
Il primo aprile del 1488 Ludovico Buonarroti padre di Michelangelo ricorda l'accordo stipulato con Domenico e David di Tommaso di Corrado Bigordi per tenere in bottega il giovane Michelangelo per i 3 anni successivi.
Infine, è il Vasari che fa riferimento a Michelangelo quattordicenne.

domenica 27 marzo 2016

" Venne la Pasqua, la gaia festa ... "

" ... Venne la Pasqua, la gaia festa dei campi coi suoi falò giganteschi, colle sue allegre processioni fra i prati verdeggianti e sotto gli alberi carichi di fiori, colla chiesuola parata a festa, gli usci delle casupole incoronati di festoni, e le ragazze colle belle vesti nuove ..."

Nedda - Vita dei campi
Giovanni Verga


Felice Pasqua a voi !

martedì 22 marzo 2016

" Tutti giù per terra "

Non esiste un posto in cui si è al riparo dalla stupidità.
Solidarietà a Bruxelles



" ... E voi a divertirvi andate un po' più in là 
andate a divertirvi dove la guerra non ci sarà. 

La guerra è dappertutto, Marcondiro'ndera 
la terra è tutta un lutto, chi la consolerà? 
Ci penseranno gli uomini, le bestie, i fiori, 
i boschi e le stagioni con i mille colori. 

Di gente, bestie e fiori no, non ce n'è più 
viventi siam rimasti noi e nulla più. 

La terra è tutta nostra, Marcondiro'ndera 
ne faremo una gran giostra, Marcondiro'ndà. 
Abbiam tutta la terra Marcondiro'ndera 
giocheremo a far la guerra, Marcondiro'ndà. "

Girotondo
Fabrizio De André


Giudizio Universale (particolare)
Beato Angelico
1431 circa
Museo Nazionale di San Marco - Firenze

domenica 20 marzo 2016

Equinozio di primavera in corona di Palme

La primavera ritorna, scioglie i lacci dell'inverno e con un soffio di zefiro riporta la luce nel mondo. Quest'anno si cinge il capo con una corona di Palme.


" Già sciolti i gelidi lacci, leggera
Sen torna e tiepida la Primavera;

Già l’equinozio riede, e al giocondo
Spirar di zefiro si schiara il mondo... "

46 - Poesie
Gaio Valerio Catullo


Buon equinozio di primavera e lieta Domenica delle Palme

Per chi è interessato

mercoledì 16 marzo 2016

Con marzo tornano ...



" ... Col marzo tornarono le allodole nel piano, i passeri sul tetto, le foglie e i nidi nelle siepi ... "

Jeli il pastore 
Giovanni Verga

domenica 13 marzo 2016

Ruga di pietra

Ruga di pietra
il ricordo dondola
nell'anima mia

© Sciarada Sciaranti



giovedì 10 marzo 2016

Faville in Mi

Faville in Mi*
sortilegio di strega
in scena svela

© Sciarada Sciaranti


Mi* = Le sillabe iniziali dei primi sei versi dell' Inno a San Giovanni di Paolo Diacono sono caratterizzate da suoni che formano una scala musicale ascendente e nella prima metà dell’ XI secolo Guido Monaco detto Guido d’Arezzo le usò per dare il nome alle note.

Ut queant laxis     Affinché possano libere
Resonare fibris     Voci cantare
Mira gestorum      Di meravigliose gesta (tue)
Famuli tuorum      I devoti tuoi
Solve polluti         Dissolvi il peccato
Labii reatum         Dal (loro) labbro impuro
Sancte Iohannes   (Oh) San Giovanni

Liberamente tradotto

Successivamente, durante il XVI secolo alla scala musicale esacordo fu aggiunta la settima nota che venne chiamata " Si " dalle iniziali di Sancte Iohannes e nel 1600 per facilitare la pronuncia nel canto, " Ut " fu sostituita dall'attuale " Do " che deriva dal nome Dominus - Signore.

" Faville in Mi "  si appoggia dunque sull'aspetto semiotico della nota " Mi " e sta per Faville (impegnate) in meravigliose gesta.


martedì 8 marzo 2016

Donne per le donne

" ... Credevo che la violenza fosse nelle urla,
nelle botte, nella guerra e nel sangue.
Adesso so che la violenza è anche nel silenzio,
e qualche volta è invisibile a occhio nudo.
La violenza è il tempo che risana le ferite,
la sequenza irriducibile dei giorni,
l’impossibile ritorno indietro.
La violenza è quello che ci sfugge,
che tace, che non si manifesta,
la violenza è ciò che non ha spiegazione,
che resterà opaco per sempre ... "

Gli effetti collaterali dei sogni 
Delphine De Vigan


Donne corinzie 
300 a.C. circa
Allard Pierson Museum
Amsterdam

Buona Giornata Internazionale della Donna a voi !

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