lunedì 4 luglio 2016

Astratto in Materia

Quanto fascino nell'immaginare il percorso mentale di chi tenta di materializzare l'astratto 

Sciarada Sciaranti


La certezza: una foglia solitaria divenuta il rifugio di un bosco.


" ... Tentai di materializzare l'astratto.
L'odio: cornucopia chiusa in un forziere di cui abbiamo perduto la chiave.
L'amore: strada dove le nostre impronte invece di seguirci ci precedono. 
La poesia: escremento luminoso di un rospo che ha inghiottito una lucciola. 
Il tradimento: persona priva di pelle che si muove saltellando da una pelle all'altra.
La gioia: fiume pieno di ippopotami che spalancano le fauci azzurrine per offrire i diamanti che hanno trovato scavando nel fango. 
La fiducia: danza senza ombrello sotto una pioggia di pugnali. 
La libertà: orizzonte che si stacca dall'oceano per volare formando labirinti.
La certezza: una foglia solitaria divenuta il rifugio di un bosco.
La tenerezza: vergine vestita di luce che cova un uovo violaceo ... "

La danza della realtà
Alejandro Jordowsky

venerdì 1 luglio 2016

" Una notte di luglio "

" Spesso, durante le mie lunghe passeggiate estive, mi fermavo a riposare su un rialto dal quale si vedeva quasi tutta la pineta, fino al mare. In cima al rialto sorgeva una capanna di assi rinforzate e fermate da strisce di latta e da chiodi grossi come castagne: il tutto annerito come da un incendio. La capanna era sempre chiusa; anzi pareva non avesse neppure porta né finestra: e fu appunto per questo che attirò la mia attenzione. Le girai intorno infantilmente, sul breve ripiano erboso che la circondava, e riuscii a scoprire le connessure di due finestrini ai lati, e i cardini della porta quasi invisibile: tesi l’orecchio e mi sembrò di sentire nell’interno un lieve strido, o meglio come un vagito lamentoso di bambino appena nato.
Ma stringendo subito i freni alla fantasia guardai meglio intorno e mi accorsi che il gemito veniva dal ramo di un pino, stroncato dal vento, che lentamente finiva di staccarsi dalla pianta. E sedetti lì accanto, sull’orlo del ripiano erboso, pensando che del resto anche gli alberi hanno i loro drammi, e che quel ramo agonizzante, giovane ancora, ancora carico dei suoi frutti di rame cesellato, soffriva fino a trovare un suono quasi di voce umana per esalare il suo dolore ...


... Era una notte di luglio, con la luna grande, ma faceva tanto caldo che a star dentro la capanna si soffocava ...

... E nel religioso silenzio del tramonto, in mezzo ai pini che ardevano sul cielo rosso come grandi lorde festive, il gemito dell’albero stroncato pareva uscire dalla capanna; ed era forse davvero il lamento di uno spirito non ancora placato. "

 Lo spirito dentro la capanna 
Grazia Deledda

venerdì 24 giugno 2016

" Vidi le Alpi "


" ... Tutto era mistero per la mia fede, la mia vita era tutta ' un’ansia del segreto delle stelle, tutta un chinarsi sull’abisso ' . Ero bello di tormento, inquieto pallido assetato errante dietro le larve del mistero. Poi fuggii. Mi persi per il tumulto delle città colossali, vidi le bianche cattedrali levarsi congerie enorme di fede e di sogno colle mille punte nel cielo, vidi le Alpi levarsi ancora come più grandi cattedrali, e piene delle grandi ombre verdi degli abeti, e piene della melodia dei torrenti di cui udivo il canto nascente dall’infinito del sogno. Lassù tra gli abeti fumosi nella nebbia, tra i mille e mille ticchiettìi le mille voci del silenzio svelata una giovine luce tra i tronchi, per sentieri di chiarìe salivo: salivo alle Alpi, sullo sfondo bianco delicato mistero. Laghi, lassù tra gli scogli chiare gore vegliate dal sorriso del sogno, le chiare gore i laghi estatici dell’oblio ... 
... Il torrente mi raccontava oscuramente la storia. Io fisso tra le lance immobili degli abeti credendo a tratti vagare una nuova melodia selvaggia e pure triste forse fissavo le nubi che sembravano attardarsi curiose un istante su quel paesaggio profondo e spiarlo e svanire dietro le lance immobili degli abeti. E povero, ignudo, felice di essere povero ignudo, di riflettere un istante il paesaggio quale un ricordo incantevole ed orrido in fondo al mio cuore salivo: e giunsi giunsi là fino dove le nevi delle Alpi mi sbarravano il cammino. Una fanciulla nel torrente lavava, lavava e cantava nelle nevi delle bianche Alpi. Si volse, mi accolse, nella notte mi amò. E ancora sullo sfondo le Alpi il bianco delicato mistero, nel mio ricordo s’accese la purità della lampada stellare, brillò la luce della sera d’amore ... "


Canti orfici
Dino Campana


Alpi


Tanto di cappello al coraggio di dire no a ciò che non funziona e all'essere pronti a pagarne le conseguenze e se per l'effetto domino vanno giù anche gli altri, peggio per loro, erano stati avvertiti e non hanno fatto nulla per arginare un ' Europa matrigna dispensatrice di un' austerità senz ' anima .


Sciarada Sciaranti

giovedì 23 giugno 2016

Esperimento 278 - Dalla vita all ' infinito

Molti di voi conosceranno già Patricia del blog Myrtilla's house, una persona splendida dalla spiccata fantasia che esplica nei suoi pensieri, nei suoi racconti, nelle sue poesie e negli acrostici che dedica ai suoi lettori. 
Io sono l'esperimento 278, un numero che sommato raggiunge la vita e subito dopo l'infinito:
2 + 7 + 8 = 17 che scritto in numeri romani diventa XVII, giocando con le lettere si ottiene la parola latina VIXI che significa ho vissuto, quindi vivere rispetto al sopravvivere rappresenta una grande conquista, se poi si va oltre e si somma l'uno principio primo con il sette simbolo sacro della spiritualità per eccellenza e della saggezza, si arriva al numero 8 equilibrio cosmico verticale che adagiandosi in orizzontale da forma all' infinito.




Grazie Patricia !


ESPERIMENTO 278: SCIARADA

S ognante
C risalide
I nvita
A mbascia
R ifuggir,
A morosa
D ea
A strale

Grazie!
Myrtilla

lunedì 20 giugno 2016

Luna di fragola per il solstizio d'estate

" Or giunto è quel giorno per l'uomo
audace e paziente,
che vinse il dolore e il disgusto
e la stanchezza e sé stesso.
È giunto il giorno promesso.
O solstizio d'estate! "

Maia
Gabriele D'Annunzio



Luna di fragola, ora di Greenwich 22.34 - 20 giugno, circondata dall'arco di ghiaccio dovuto alla presenza di cirri


La luna piena del mese di giugno è chiamata dai nativi americani " strawberry moon - luna di fragola " , non per indicare una particolare colorazione rossa della luna, ma semplicemente perché giugno è il mese in cui le fragole maturano e quest'anno il plenilunio del mese delle fragole dalle 22,34 di Greenwich illumina l'arrivo del solstizio d'estate.



Luna di fragola ora italiana 00:34 - 21 giugno




Felice estate a tutti !

giovedì 16 giugno 2016

Oltre il confine figli del caos


Ed è lì dove i margini perdono consistenza, lì dove la sostanza comprende altra sostanza, lì oltre il confine, ci si ricorda di essere figli del caos.

Sciarada Sciaranti

lunedì 13 giugno 2016

Alito di un cielo azzurro

Il corbezzolo dalle foglie verdi, dai fiori bianchi e dai frutti rossi.

Forza Azzurri ! 
Forza Italia ! 

Campionato Europeo di Calcio 13 giugno 2016
Belgio - Italia


O tu che, quando a un alito del cielo
i pruni e i bronchi aprono il boccio tutti,
tu no, già porti, dalla neve e il gelo
salvi, i tuoi frutti;

e ti dà gioia e ti dà forza al volo 
verso la vita ciò che altrui le toglie,
ché metti i fiori quando ogni altro al suolo
getta le foglie;

i bianchi fiori metti quando rosse
hai già le bacche, e ricominci eterno, 
quasi per gli altri ma per te non fosse
l’ozio del verno;

o verde albero italico, il tuo maggio
è nella bruma: s’anche tutto muora,
tu il giovanile gonfalon selvaggio 
spieghi alla bora:

il gonfalone che dal lido estrusco
inalberavi e per i monti enotri,
sui sacri fonti, onde gemea tra il musco
l’acqua negli otri, 

mentre sul poggio i vecchi deiformi
stavano, immersi nel silenzio e torvi
guardando in cielo roteare stormi
neri di corvi.

Pendeva un grave gracidar su capi 
d’auguri assòrti, e presso l’acque intenta 
era al sussurro musico dell’api
qualche Carmenta;

ché allor chiamavi come ancor richiami,
alle tue rosse fragole ed ai bianchi 
tuoi fiori, i corvi, a un tempo, e l’api: sciami,
àlbatro, e branchi.

Gente raminga sorveniva, e guerra
era con loro; si sentian mugliare
corni di truce bufalo da terra, 
conche dal mare

concave, piene d’iride e del vento
della fortuna. Al lido navi nere
volgean gli aplustri con d’opaco argento
grandi Chimere; 

che avean portato al sacro fiume ignoto
un errabondo popolo nettunio
dalla città vanita su nel vuoto
d’un plenilunio.

Le donne, nuove a quei silvestri luoghi, 
ora sciogliean le lunghe chiome e il pianto
spesso intonato intorno ad alti roghi
lungo lo Xanto;

ed i lor maschi voi mietean di spada,
àlbatri verdi, e rami e ceree polle 
tesseano a farne un fresco di rugiada
feretro molle,

su cui deporre un eroe morto, un fiore,
tra i fiori; e mille, eletti nelle squadre,
lo radduceano ad un buon re pastore, 
vecchio, suo padre.

Ed ecco, ai colli giunsero sul grande
Tevere, e il loro calpestìo vicino
fugò cignali che frangean le ghiande
su l’Aventino; 

ed ululò dal Pallantèo la coppia
dei fidi cani, a piè della capanna
regia, coperta il culmine di stoppia
bruna e di canna;

e il regio armento sparso tra i cespugli 
d’erbe palustri col suo fulvo toro
subitamente risalia con mugli
lunghi dal Foro;

e là, sul monte cui temean le genti
per lampi e voci e per auguste larve, 
alta una nera, ad esplorar gli eventi,
aquila apparve.

Volgean la testa al feretro le vacche,
verde, che al morto su la fronte i fiocchi
ponea dei fiori candidi, e le bacche 
rosse su gli occhi.

Il tricolore!… E il vecchio Fauno irsuto
del Palatino lo chiamava a nome,
alto piangendo, il primo eroe caduto
delle tre Rome.
Al corbezzolo 
Giovanni Pascoli


Belgio 0 - Italia 2

Emanuele Giaccherini
Graziano Pellè

Tutti grandi, forza ragazzi!

giovedì 9 giugno 2016

" Le ciliegie parlano "


" ... formulò questo pensiero: le ciliege parlano.
Era verso il più vicino ciliegio, anzi una fila d'alti ciliegi d'un bel verde frondoso ...
Lui era sui rami più bassi, e tutte le ciliege che c'erano sopra di lui se le sentiva addosso, non avrebbe saputo spiegare come, parevano convergere su di lui, pareva insomma un albero con occhi invece che ciliege ... "

Il barone rampante
Italo Calvino

domenica 5 giugno 2016

La bellezza del coraggio


Si è fatto bruco per diventare farfalla ... 
Chi si è fatto strumento del destino le ha tarpato le ali ...
Lei ferita ha continuato a volare ...
Nel suo incedere incerto la bellezza del suo coraggio ...

Sciarada Sciaranti

mercoledì 1 giugno 2016

Allegria vivendi


" ... E poi veniva l’allegro giugno
Di verdi foglie abbigliato come se fosse un suonatore,
Eppure nella sua stagione lavorava tanto, quanto suonava,
Perché dal ferro del suo aratro balzasse l’umida zolla ... "

La regina delle fate
Edmund Spencer

Un abbraccio a tutti e felice Festa della Repubblica agli italiani 

sabato 28 maggio 2016

Fedora, città di pietra grigia

Quante saranno le stanze del palazzo di metallo che si trova al centro di Fedora, quarta città del desiderio e metropoli di pietra grigia ? Tante quanti sono i suoi abitanti ? Certo è che in ognuna di queste stanze c'è una sfera che contiene una possibile forma azzurra della città ideale mai realizzata perché l'optimum dell'istante precedente non è più tale nell'istante successivo e nel passaggio dal concetto pensato al progetto realizzato , l'ideale non è più lo stesso , per questo tutti i prototipi creati e non più applicabili vengono posti nel museo - palazzo dove potranno essere apprezzati da chi li ritiene adatti a sé e al proprio stadio di vita . E' possibile dunque che la grande Fedora di pietra grigia sia proprio la città ideale che nella sua essenzialità esprime il necessario per tutti lasciando le porte aperte all'immaginazione individuale di chi vive il cambiamento evolutivo nello scorrere del tempo?

Sciarada Sciaranti


Al centro di Fedora, metropoli di pietra grigia, sta un palazzo di metallo con una sfera di vetro in ogni stanza. Guardando dentro ogni sfera si vede una città azzurra che è il modello di un'altra Fedora. Sono le forme che la città avrebbe potuto prendere se non fosse, per una ragione o per l'altra, diventata come oggi la vediamo. In ogni epoca qualcuno, guardando Fedora qual era, aveva immaginato il modo di farne la città ideale, ma mentre costruiva il suo modello in miniatura già Fedora non era più la stessa di prima, e quello che fino a ieri era stato un suo possibile futuro ormai era solo un giocattolo in una sfera di vetro. Fedora ha adesso nel palazzo delle sfere il suo museo: ogni abitante lo visita, sceglie la città che corrisponde ai suoi desideri, la contempla immaginando di specchiarsi nella peschiera delle meduse che doveva raccogliere le acque del canale (se non fosse stato prosciugato), di percorrere dall'alto del baldacchino il viale riservato agli elefanti (ora banditi dalla città), di scivolare lungo la spirale del minareto a chiocciola (che non trovò più la base su cui sorgere). Nella mappa del tuo impero, o grande Kan, devono trovar posto sia la grande Fedora di pietra sia le piccole Fedore nelle sfere di vetro. Non perché tutte ugualmente reali, ma perché tutte solo presunte. L'una racchiude ciò che è accettato come necessario mentre non lo è ancora; le altre ciò che è immaginato come possibile e un minuto dopo non lo è più.

Fedora - Le città invisibili
Italo Calvino 

"Ottavia, città - ragnatela"
Diomira, città delle lampade multicolori 
Despina, città di confine tra due deserti

giovedì 26 maggio 2016

Della natura del rosso

Linfa d'artista
in arteria e vena
toni di rosso

© Sciarada Sciaranti

Il corpo nei suoi antri più segreti dipinge la sua più grande opera d'arte con due toni di rosso sangue, in quello arterioso più brillante predomina l'ossigeno e in quello venoso  più scuro predomina l'anidride carbonica.

P.S. Il testo sottostante risale al XV secolo ed è seguito da una trasposizione linguistica più attuale che nella traduzione automatica può facilitare la comprensione per chi non parla italiano.


Della natura del color rosso, che vien chiamato sinopia* 

Rosso è un color naturale che si chiama sinopia, o ver porfido. Il detto colore è di natura magra e asciutta. Sostien bene il triare*; ché quanto più si tria, tanto più vien fine. È buono a lavorallo in tavola, o ver in ancone* o in muro, in fresco e in secco. E questo fresco e secco ti darò a intendere quando diremo del lavorare in muro. E questo basti al primo rosso.

sinopia* = Terra rossa proveniente da Sinope sul Mar Nero nella regione del Ponto in Turchia, pigmento minerale formato da ossidi di ferro o di piombo e da anidri    
triare* = tritare, macinare, triturare finemente
ancone* = Icona


Rosso è un colore naturale che si chiama sinopia, ovvero porfido. Il detto colore è di natura magra e asciutta. Sostiene bene il tritare; ché quanto più si trita, tanto più vien fine. È buono a lavorarlo in tavola, ovvero in icona o in muro, in fresco e in secco. E questo fresco e secco ti darò a intendere quando diremo del lavorare in muro. E questo basti al primo rosso.


Il modo del fare rosso ch’è chiamato cinabrese, da incarnare in muro; e di suo’ natura

Rosso è un colore che si chiama cinabrese chiara, e questo colore non so che s’usi altrove che a Firenze; ed è perfettissimo a incarnare, o ver fare incarnazioni di figure in muro, e lavorallo in fresco. Il qual colore si fa della più bella sinopia che si truovi, e più chiara; ed è missidada* e triata con bianco santogiovanni, il quale così si chiama a Firenze; ed è fatto questo bianco con calcina ben bianca e ben purgata. E quando questi due colori sono ben triati insieme (cioè le due parti cinabrese, e il terzo biancozzo), fanne panetti piccoli come mezze noci, e lasciali seccare. Come n’hai bisogno, tra’ne quel che ti pare; ché il detto colore ti fa grande onore di colorir volti, mani, e ignudi in muro, come detto ho. E talvolta ne può fare di belli vestiri, che in muro paiono di cinabro.

missidada* = mescolata


Rosso è un colore che si chiama cinabrese chiara, e questo colore non so che s’usi altrove che a Firenze; ed è perfetto a incarnare, ovvero fare incarnazioni di figure in muro, e lavoralo in fresco. Il qual colore si fa della più bella sinopia che si trovi, e più chiara; ed è mescolata e tritata con bianco santogiovanni, il quale così si chiama a Firenze; ed è fatto questo bianco con calcina ben bianca e ben purgata. E quando questi due colori sono ben tritati insieme (cioè le due parti cinabrese, e il terzo bianco), fanne panetti piccoli come mezze noci, e lasciali seccare. Come ne hai bisogno, traine quel che ti pare; ché il detto colore ti fa grande onore di colorire volti, mani, e ignudi in muro, come ho detto . E talvolta ne può fare dei bei vestiti, che in muro paiono di cinabro.


Della natura del rosso il quale vien chiamato cinabro; e come si dee triarlo

Rosso è un colore che si chiama cinabro: e questo colore si fa per archimia, lavorato per lambicco; del quale, perché sarebbe troppo lungo a porre nel mio dire ogni modo e ricetta, lascio stare. La ragione? perché, se ti vorrai affaticare, ne troverrai assai ricette, e spezialmente pigliando amistà* di frati. Ma io ti consiglio, perché non perda tempo nelle molte svariazioni di pratiche, pigli pur di quel che truovi da’ speziali per lo tuo denaro: e voglio insegnare a comperallo, e cognoscere il buon cinabro. Compera sempre cinabro intero, e non pesto né macinato. La ragione? ché le più volte si froda o con minio, o con matton pesto. Guarda la pezza intera del cinabro; e dove è in maggiore altezza il tiglio, più disteso e dilicato, questo è il migliore. Allora questo metti in su la pria detta di sopra, macinandolo con acqua chiara, quanto più puoi; che se il macinassi ogni dì persino a venti anni, sempre sarebbe migliore e più perfetto. Questo colore richiede più tempere, secondo i luoghi dove l’hai ad operare, che più innanzi ne tratteremo, ed avviserotti dove è più suo luogo. Ma tieni a mente, che la natura sua non è di vedere aria, ma più sostiene in tavola che in muro; perocché per lunghezza di tempo, stando all’aria, vien nero quando è lavorato e messo in muro.

amistà* = Amicizia


Rosso è un colore che si chiama cinabro: e questo colore si fa per alchimia, lavorato per alambicco; del quale, perché sarebbe troppo lungo a porre nel mio dire ogni modo e ricetta, lascio stare. La ragione? perché, se ti vorrai affaticare, ne troverai assai ricette, e specialmente pigliando amicizia dei frati. Ma io ti consiglio, perché non perda tempo nelle molte variazioni di pratiche, prendi pur di quel che trovi dagli speziali per il denaro che hai : e voglio insegnare a comprarlo, e conoscere il buon cinabro. Compera sempre cinabro intero, e non pesto né macinato. La ragione? ché le più volte si froda o con minio, o con mattone pestato. Guarda la pezza intera del cinabro; e dove è in maggiore altezza il tiglio, più disteso e delicato, questo è il migliore. Allora questo metti in su la prima detta di sopra, macinandolo con acqua chiara, quanto più puoi; che se il macinassi ogni dì persino a venti anni, sempre sarebbe migliore e più perfetto. Questo colore richiede più tempere, secondo i luoghi dove lo devi operare, che più innanzi ne tratteremo, e ti avviserò dove si trova. Ma tieni a mente, che la natura sua non è di vedere aria, ma più sostiene in tavola che in muro; poiché per lunghezza di tempo, stando all’aria, vien nero quando è lavorato e messo in muro.


Della natura di uno rosso il quale è chiamato minio

Rosso è un colore che si chiama minio, il quale è artificiato per archimia. Questo colore è solo buono a lavorare in tavola, che se l’adoperi in muro, come vede l’aria subito diventa nero, e perde suo colore.

minio* = Il rosso minio composto dall'ossido salino di piombo si ottiene dalla calcinazione del bianco cerussa o del carbonato basico di piombo 


Rosso è un colore che si chiama minio, il quale è artificiale per alchimia. Questo colore è solo buono a lavorare in tavola, che se l’adoperi in muro, come vede l’aria subito diventa nero, e perde suo colore.


Della natura di un rosso ch’è chiamato amatisto*, o ver amatito*

Rosso è un colore che si chiama amatito. Questo colore è naturale, ed è prieta fortissima e soda. Ed è tanto soda e perfetta, che se ne fa priete e dentelli da brunire oro in tavola; le quali vengono di colore nero e perfetto, bruno come un diamante. La prieta pura è di color di pagonazzo*, o ver morello, ed ha un tiglio come cinabro. Pesta prima questa tal prieta in mortaio di bronzo, perché, rompendola in su la tua proferitica* prieta, si potrebbe spezzare; e quando l’hai pesta, mettine quella quantità che vuoi triare in su la pietra, e macina con acqua chiara; e quanto più la trii, più vien migliore e più perfetto colore. Questo colore è buono in muro a lavorare in fresco; e fatti un color cardinalesco, o ver pagonazzo, o ver un color di lacca. Volerlo adoperare in altre cose, o con tempere, non è buono.

amatisto* - amatito* = Dal greco αιμα - αιματος - hàima, hàimatos - sangue, indica il rosso violaceo ottenuto dall'ematite rossa
pagonazzo* = Paonazzo, rosso che tende al viola
proferitica* = di porfido


Rosso è un colore che si chiama ametista. Questo colore è naturale, ed è pietra fortissima e soda. Ed è tanto soda e perfetta, che se ne fa pietre e dentelli da brunire oro in tavola; le quali vengono di colore nero e perfetto, bruno come un diamante. La pietra pura è di color di paonazzo ovvero morello, ed ha un tiglio come cinabro. Pesta prima questa tal pietra in mortaio di bronzo, perché, rompendola in su la tua pietra di porfido, si potrebbe spezzare; e quando l’hai pestata, mettine quella quantità che vuoi tritare in su la pietra, e macina con acqua chiara; e quanto più la trii, più vien migliore e più perfetto colore. Questo colore è buono in muro a lavorare in fresco; e fatti un colore cardinalesco, ovvero paonazzo, ovvero un colore di lacca. Volerlo adoperare in altre cose, o con tempere, non è buono.


Della natura di un rosso ch’è chiamato sangue di dragone

Rosso è un colore che si chiama sangue di dragone. Questo color alcune volte si adopera in carte, cioè in miniare. Lascialo pur stare, e non te ne curar troppo, ché non è di condizione da farti molto onore.


Rosso è un colore che si chiama sangue di dragone. Questo colore alcune volte si adopera in carte, cioè nelle miniature. Lascialo pur stare, e non te ne curare troppo, ché non è di condizione da farti molto onore.


Della natura di un rosso il quale vien chiamato lacca 

Rosso è un colore che si chiama lacca, la quale è colore artifiziato. Ve n’è più ricette; ma io ti consiglio per lo tuo denaro togli i color fatti, per amor delle pratiche; ma guarda di cognoscer la buona, perocché ce n’è di più ragioni. Si fa lacca di cimatura di drappo, o ver di panno, ed è molto bella all’occhio. Di questa ti guarda, però che ella ritiene sempre in sé grassezza, per cagione dell’allume, e non dura niente né con tempere né sanza tempere, e di subito perde suo colore. Guardatene bene di questa. Ma togli lacca la qual si lavora di gomma, ed è asciutta, magra, granellosa che quasi par terra, e tien colore sanguineo. Questa non può essere altro che buona e perfetta. Togli questa, e triala in su la tua pría; macinala con acqua chiara, ed è buona in tavola. Ed anche s’adopera in muro con tempera; ma l’aria è sua nimica. Alcuni son che la triano con orina; ma vien dispiacevole, perché subito puzza.


Rosso è un colore che si chiama lacca, la quale è colore artificiale. Ve n’è più ricette; ma io ti consiglio per il tuo denaro togli i colori fatti, per amore delle pratiche; ma guarda di conoscere la buona, poiché ce n’è di più ragioni. Si fa lacca di cimatura di drappo, ovvero di panno, ed è molto bella all’occhio. Di questa ti guarda, però che ella ritiene sempre in sé grassezza, per cagione dell’allume, e non dura niente né con tempere né senza tempere, e di subito perde suo colore. Guardatene bene di questa. Ma togli lacca la qual si lavora di gomma, ed è asciutta, magra, granellosa che quasi par terra, e tiene colore sanguineo. Questa non può essere altro che buona e perfetta. Togli questa, e tritala per prima cosa; macinala con acqua chiara, ed è buona in tavola. Ed anche s’adopera in muro con tempera; ma l’aria è sua nemica. Alcuni la tritano con urina; ma viene il dispiacere, perché subito puzza.

Il libro dell'arte
Cennino Cennini

martedì 17 maggio 2016

Nuovi orizzonti


" ... Non capivo Ernesto. C'erano cose di lui che mi sfuggivano. Il tempo si sarebbe incaricato di chiarirmele. Io ignoravo che la sua ossessione di scoprire nuovi orizzonti obbediva all'ansia di ampliare le sue conoscenze. Sentiva la necessità di conoscere a fondo i bisogni della gente povera e sapeva che, per riuscirvi, doveva percorrere sentieri e strade, non certo come turista, ma come lo ha fatto lui, fermandosi lungo il cammino, e non per scattare fotografie di dettagli isolati o paesaggi interessanti, ma per immergersi nella miseria umana presente in ogni angolo dei sentieri che avrebbe percorso e per capire le cause di quella miseria. I suoi sarebbero stati viaggi di un ricercatore sociale che si mette in cammino per verificare, ma anche per tentare di alleviare il più possibile il dolore umano. 
Solo così, con questo interesse e con tale decisione, mettendosi uno scudo sul cuore per proteggerlo da qualsiasi amarezza ma sempre con l'animo disposto al sacrificio, ci si può calare a fondo in questa umanità derelitta, umanità che disgraziatamente popola la maggior parte del mondo. 
Riflettendo sui suoi continui viaggi negli anni che seguirono, sono arrivato alla conclusione che questi gli avevano dato la certezza di quale sarebbe stato il suo destino ... "

Ernesto Rafael Guevara Lynch

Latinoamericana 
Un diario per un viaggio in motocicletta
Ernesto Che Guevara

giovedì 12 maggio 2016

Il sorriso di maggio



" ... dale placide luci innamorate
uscia d’un bel seren tremulo raggio;
nele tenere guance e dilicate
fresca fioria la porpora di maggio;
tra le labbra in color di rosa viva
il sorriso degli angeli s’apriva ... "

Adone - Canto XVI
Giovan Battista Marino

domenica 8 maggio 2016

Sorridi Raggio di Sole

Sorridi donna
sorridi sempre alla vita
anche se lei non ti sorride.
Sorridi agli amori finiti
sorridi ai tuoi dolori
sorridi comunque.
Il tuo sorriso sarà
luce per il tuo cammino
faro per i naviganti sperduti.
Il tuo sorriso sarà
un bacio di mamma,
un battito d'ali,
un raggio di sole per tutti.

Alda Merini


Auguri Raggio di Sole da me e Sorellina !
Auguri a tutte le Mamme !

sabato 30 aprile 2016

Il vetusto papavero s'incorona

 Ditemi, per mia fè,
Donne, qual è quel re
Che non porta corona in giovinezza,
Ma la porta in vecchiezza. 



Il papavero.


Indovinelli
Michelangelo Buonarroti il Giovane

Buon Primo Maggio a tutti !

giovedì 28 aprile 2016

Stelle di Betlemme





" ... Lo stesso vale per le Stelle di Betlemme che hai lasciato ... Rappresentano l'innocenza, oltre alla castità. Non arrendersi ad alcun uomo, mantenendo la propria castità... In altre parole, restare fedeli a qualcosa ... " 
Miller - da Alla Mother Base 1
Metal Gear Solid V: The Phantom Pain

lunedì 25 aprile 2016

Il tocco discreto dell'esistenza


" ... È cominciato da quel famoso giorno in cui volevo giocare a far rimbalzare i ciottoli sul mare. Stavo per lanciare quel sassolino, l'ho guardato, ed è allora che è incominciato: ho sentito che esisteva ... "

La nausea
Jean Paul Sartre

Grazie a tutti per gli auguri e buon 25 aprile

sabato 23 aprile 2016

Dies Natalis - Anno VI

La mia mente in questo momento si muove in altri luoghi ma la mia anima è sempre con voi che mi siete stati vicini in questi sei anni.
Grazie a tutti dal profondo del mio cuore.


«O anima mia, io ti insegnai a dire «oggi» al pari di «una volta» e di «allora», ed a passare danzando oltre ogni confine prossimo e lontano.

O anima mia, io ti liberai dalla polvere, dai ragni e dalla penombra.

O anima mia, io tolsi da te il meschino pudore e l’arida virtù, e ti persuasi a startene nuda al sole.

Con la tempesta, che si chiama «spirito», io soffiai sul tuo mare agitato tutte le nubi spazzai via col mio soffio, e soffocai persino quello strangolatore che ha nome «peccato».

O anima mia, io ti ho conferito il diritto di dir no come la tempesta e sì come un cielo sereno: tu sei tranquilla al pari della luce e così attraversi le bufere struggitrici.

O anima mia, io ti ridonai la libertà su le cose create e increate: e chi conosce, come tu conosci, la voluttà di ciò che ha da venire?

O anima mia, io ti insegnai il disprezzo: non già quello che rode, come un tarlo, ma quello che tanto più ama quanto più sprezza.

O anima mia, io ti insegnai così efficacemente la persuasione, che hai appreso tu stessa a persuadere le tue ragioni: simile al sole che persuade persino il mare a levarsi verso la sua altezza.

O anima mia, io ti tolsi tutto ciò che si chiama obbedire, piegar le ginocchia e dir «signore»; io diedi a te stessa il nome di «francata dal bisogno» e di «fato».

O anima mia, io ti diedi nuovi nomi e variopinti trastulli; io ti chiamai «fato», e «orbita delle orbite», e «cordone ombelicale del tempo», e «cupola azzurra».

O anima mia, io abbeverai il tuo suolo di sapienza, e di tutti i nuovi vini ed anche dei vini oltre ogni memoria antichi e fervidi della sapienza.

O anima mia, ogni luce di sole e ogni tenebra di notte io diffusi su te, e ogni silenzio e ogni brama; - e tu crescesti simile ad un ceppo di vite.

O anima mia, straricca e sovraccarica tu sei ora, un ceppo di vite con le poppe turgide e coi grappoli copiosi e dorati!

- Copiosi e ricchi della tua felicità, e ancor vergognosi della attesa.

O anima mia, non v’ha in nessun luogo un’anima più di te ricolma d’amore, più pronta all’abbraccio e più vasta! Dove l’avvenire e il passato potrebbero esser più fortemente l’uno all’altro congiunti che non in te?

O anima mia, tutto io ti diedi: le mie mani per te son rimaste vuote: — ed ora? Ora tu mi chiedi con un mesto sorriso: «Chi di noi due deve render grazie?». 

Non deve forse il donatore ringraziar l’accettante dell’aver accettato? Non è forse il donare un bisogno? Il prendere - non è forse pietà?

O anima mia, io comprendo la mestizia del tuo sorriso! La tua troppa ricchezza stende ora bramosa le mani!

La tua abbondanza guarda lontano oltre i mari in tempesta; cerca ed attende; il desiderio dell’abbondanza brilla ora nel tuo sorridente occhio celeste!

E invero, anima mia! Chi potrebbe vedere il tuo sorriso senza stemprarsi in lacrime? Gli angeli stessi si sciolgono in lacrime per la sovrumana bontà del tuo sorriso.

La tua bontà è il soverchio del tuo amore non ti concedono di lamentarti e di piangere; eppure, anima mia, il tuo sorriso anela le lacrime e i singhiozzi.

«Non è forse ogni piangere un lamentarsi? E ogni lamentarsi non è forse un accusare?». - Così parli a te stessa: per ciò, anima mia, tu ami sorridere anziché esprimere tutto il tuo dolore.

- Sciogliere in lacrime dirotte tutto il dolore che provi per la tua esuberanza e per l’ansia con cui il ceppo di vite attende i vendemmiatori e i loro coltelli!

Ma giacché non vuoi piangere, giacché non vuoi sfogare nel pianto la tua purpurea mestizia, tu dovrai cantare, anima mia! - Vedi, io stesso sorrido, nel doverti preannunciare ciò:

- Sciogliere un canto echeggiante, sino a che tutti i mari si taceranno, per prestare ascolto alla tua brama, - sino a che sui mari silenziosi e desiosi scorrerà la barca, l’aureo prodigio misterioso nel cui oro saltellante tutte le cose buone, cattive e strane, e anche molte bestie piccole e grandi e tutto ciò che ha bizzarri piedini vaghi di correre sui sentieri stellati di viole;

- che attende, con un coltello di diamante in mano;

- Il tuo grande solutore, anima mia, l’innominato cui le future canzoni sapranno dare un nome! E invero, già il tuo alito annunzia le future canzoni!

Già tu ardi e sogni, già tu bevi avidamente a tutte le fonti profonde e sonanti, dispensatrici di conforto; già la tua mestizia riposa nella gioia di future canzoni!... 

Oh, anima mia, ormai ti ho dato tutto, e le mie mani rimasero vuote per averti beneficata: - l’averti comandato di cantare, vedi, fu l’ultimo mio atto!

Dell’averti comandato di cantare - parla - dimmi chi di noi deve render grazie? - Ma, meglio ancora: cantami, canta, anima mia! E del tuo canto io ti ringrazierò!».

Della grande brama - Così parlò Zarathustra 
Friedrich Nietzsche

martedì 19 aprile 2016

Il labirinto della vita


" Chi entra in un labirinto sa che esiste una via d’uscita, ma non sa quale delle molte vie che gli si aprono innanzi di volta in volta vi conduca. Procede a tentoni. Quando trova una via bloccata torna indietro e ne prende un’altra. Talora la via che sembra più facile non è la più giusta; talora, quando crede di essere più vicino alla meta, ne è più lontano, e basta un passo falso per tornare al punto di partenza. Bisogna avere molta pazienza, non lasciarsi mai illudere dalle ...apparenze, fare, come si dice, un passo per volta, e di fronte ai bivi, quando non si è in grado di calcolare la ragione della scelta, ma si è costretti a rischiare, essere sempre pronti a tornare indietro ...
Non ci si butti mai a capofitto nell’azione ... 
non si subisca passivamente la situazione ...
si coordinino le azioni ...
si facciano scelte ragionate ...
ci si propongano, a titolo d’ipotesi, mete intermedie, salvo a correggere l’itinerario durante il percorso, ad adattare i mezzi al fine, a riconoscere le vie sbagliate e ad abbandonarle una volta riconosciute. "

Autobiografia
Norberto Bobbio

sabato 16 aprile 2016

La ragnatela degli anni di un albero


" ... le ragnatele scintillavano come diamanti, e il vento sussurrava nella valle striata dal fumo che si alzava dalle casupole. Era una splendida giornata, e altrettanto splendido era viverla ... "

Il discepolo del diavolo
Murrey Leinster
pseudonimo di William Fitzgerald Jenkins
scrittore di fantascienza

mercoledì 13 aprile 2016

Rocchetto da spiaggia


" ... L’ho lasciato tre giorni fa sulla spiaggia del mare ... "

Pinocchio
Carlo Collodi

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