giovedì 21 dicembre 2017

La Porta del Capricorno del solstizio d'inverno - Insieme raccontiamo 28

Rumori strani in casa nell'ultimo incipit del 2017 di Patricia Moll per Insieme raccontiamo 28. Partecipate con i vostri finali e per Natale niente limiti di battute o parole, avete tempo fino al 6 gennaio.


Si svegliò di soprassalto. Aveva sentito dei rumori strani in casa. Tese l'orecchio e i colpi si ripeterono. Tonfi, più che colpi. Come se qualcosa di grande fosse caduto per terra.
Cercò il cellulare per chiedere aiuto ma si ricordò di averlo dimenticato in cucina. Prese allora la torcia, si fece coraggio e si alzò. Perlustrò l'alloggio ma niente era fuori posto. Le finestre chiuse, i vetri integri, l'uscio chiuso a doppia mandata... mistero! 
O forse no. Forse aveva solo sognato.
Per calmarsi bevve un bicchiere di acqua fresca e tornò a dormire. Giunta sulla soglia della camera da letto si bloccò impietrita.
Ai piedi del letto c'era..... 

Patricia Moll


Una porta chiusa, antica, possente, ma come era arrivata a casa sua? Dal buco della serratura filtrava a intermittenza una luce, sembrava che qualcuno dall'altra parte ci passeggiasse davanti, si avvicinò e sentendosi un po' sciocca bussò, una voce presa dall'ansia disse: « Chiunque tu sia devi aiutarmi. Per il solstizio d'inverno avrei dovuto aprire la Porta del Capricorno, ma ho perso le chiavi e se non trovo una soluzione non solo non arriverà l'inverno, ma il 25 dicembre, non essendoci la congiunzione tra il vostro mondo e il nostro, Babbo Natale rimarrà intrappolato e per le prossime feste niente regali ai bambini. »
Si diede un pizzicotto e si rese conto che era sveglia, ma non riusciva a capire cosa stesse succedendo, pensò allora di chiamare zia Aurora, lei sapeva tutto; compose il suo numero e appena rispose le disse: « Zia non sono ubriaca, sono davanti a una porta che è comparsa dal nulla nella mia stanza da letto e un tizio dall'altra parte la chiama Porta del Capricorno, tu sai cosa voglia dire? Ha perso le chiavi per aprirla.»
Sentì riattaccare e dopo qualche minuto il campanello di casa suonò, era la zia che abitava due piani più su, aveva in mano un libro e una bussola, si precipitò nella stanza da letto e con un sorrisetto compiaciuto osservò la porta e poi disse: « I solstizi per gli antichi greci rappresentavano delle porte, il solstizio d'estate sotto il segno del cancro era chiamato "Porta degli uomini" e il solstizio d'inverno sotto il segno del capricorno era chiamato "Porta degli dei". »
Aprì la bussola, guardò le coordinate e disse « Tutto coincide,  la tua casa è rivolta a Sud e questa è la Porta del Capricorno, la porta solstiziale che fa da ingresso all' inverno; un piccolo riferimento lo troviamo nel XIII canto dell'Odissea di Omero con l'ottima traduzione di Ettore Romagnoli, la Porta del Cancro accessibile ai mortali è rivolta a Borea verso Nord e la Porta del Capricorno accessibile ai Numi è rivolta a Noto verso Sud. »
Sfogliò il libro che aveva con sé e lesse: 

" ... C’è nell’isola d’Itaca un porto che al veglio del mare
Fórcino è sacro. All’ingresso si sporgono due promontori 
scoscesi, che dal porto strapiomban sul pelago, e fuori
tengono gli alti marosi gonfiati dal soffio dei venti
impetuosi. Ivi dentro le navi dai solidi fianchi 
pur senza gómena restan, quand’ hanno gettato l’ormeggio.
Leva un ulivo, al fondo del porto, le foglie sottili; 
e accanto ad esso un antro gradevole sacro ed azzurro 
come l’aria: vi stanno le Ninfe che Nàiadi han nome. 
Quivi cratèri sono, con anfore grosse di pietra: 
quivi le pecchie fanno lor bugni e preparono il miele:
quivi telai di pietra grandissimi, dove le Ninfe 
tessono manti azzurri purpurei, stupore a vederli. 
Acque perennemente vi scorrono; e s’apron due porte, 
questa rivolta a Bora, per dove è l’accesso ai mortali: 
e piú divina quella che a Noto si volge; ne quivi 
possono gli uomini entrare: che quivi e l’accesso dei Numi ... "

- « Sì, adesso ho capito! » esclamò Gioia « Ma qui non siamo a Itaca! »
- « Non è fondamentale essere a Itaca, Gli accessi alle porte solstiziali si trovano in quei luoghi propedeutici alla rinascita e ai riti di iniziazione che hanno le caratteriste affini alla Caverna Cosmica e la tua camera da letto evidentemente le ha per la Deva-loka ».
- « Per cosa? »
- « Oh! Sì scusa ti spiego, le due porte erano conosciute anche nella cultura vedica ed erano chiamate rispettivamente Pitri-loka - Porta degli avi e " Deva-loka - Porta degli dei ", sono il simbolo del confine tra il mondo materiale, spazio temporale degli uomini che appartiene alla fase discendente dell'anno e il mondo divino, soprannaturale e atemporale degli dei che appartiene alla fase ascendente dell'anno. »
- « Come l'apriamo? »
- « Se il guardiano per qualsiasi motivo non può aprirle, le porte cercano la loro chiave da sole, questo significa che sei in possesso della chiave della porta del Capricorno anche se non ne sei consapevole; dobbiamo trovarla prima delle 16.28, diamoci da fare. »
- « Ma come capiamo che è la chiave giusta? »
- « Per questo non preoccuparti, quando la troveremo la porta ce lo farà capire. »
Misero a soqquadro la casa, poi la zia si soffermò sull'Albero di Natale, si accorse che mancava il puntale e chiese:
- « Dov'è il puntale che ti ha regalato tuo padre? ».
- « È ancora imballato negli scatoloni del trasloco. » 
Andarono insieme nello sgabuzzino e individuarono lo scatolone degli addobbi natalizi, l'aprirono e il puntale blu elettrico argentato predominava sulle altre decorazioni, lo presero e lo portarono in camera da letto, la porta iniziò a pulsare e la voce del guardiano dimenticato urlò di felicità: L'hai trovata, ciò che deve, ora potrà essere! » 
Alle ore 16.28 Gioia inserì il puntale nella serratura, la porta si aprì e nel mondo degli uomini giunse il solstizio d'inverno e il Natale. 


Buon solstizio d'inverno a tutti!

Sciarada Sciaranti




Per ulteriori informazioni


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martedì 19 dicembre 2017

Il canto del gallo

Diciannovesima finestra del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima

" L’allegrezza è appropriata al gallo, che d’ogni piccola cosa si rallegra e canta con vari e scherzanti movimenti. "

Bestiario
Leonardo da Vinci


Il gallo possiede nella simbologia una doppia valenza che è spiegata nella mitologia greca con la sua partecipazione al parto di Latona, egli diventa così attributo dei  due nuovi nati per cui come dice Pitagora nei suoi Versi Aurei riportati da Liside : " Nutrite il gallo e non immolatelo, perché è consacrato al sole e alla luna ". Le sue piume ammantate di rosso lo associano ad Apollo dio del sole, quelle arcuate a falce di luna lo consacrano ad Artemide mentre in un ulteriore lettura quelle nere creano un connubio con Ade dio degli inferi che lo arruola, per voce di Socrate, come psicopompo*, accompagnatore delle anime che rinascono nell'oltretomba.
" ... un animale talmente battagliero da terrorizzare persino i leoni... " lo definisce Plinio il Vecchio nel Naturalis Historia - X, 47, così potente che la sua cresta è cura per chi ha i sogni disturbati dagli incubi, ed è iconizzato accanto al bastone di Asclepio a cui è avvinghiato un serpente.
Con il suo ritmo circadiano* è il guardiano vigile che intona le note per preannunciare l'arrivo dell'Aurora e suggerisce al popolo della notte, che in libera uscita si muove in terra, in aria, in acqua e nel fuoco, di ritornare ai propri rifugi affinché il sole possa sorgere e iniziare il suo viaggio giornaliero. In ambito cristiano il gallo durante la stagione natalizia con il suo canto perpetuo invade le tenebre, invita gli spiriti maligni a dileguarsi con i loro influssi negativi e sollecita le streghe e le fate a sospendere sortilegi e incantesimi, purifica l'aria, prepara all'Avvento il creato e lo ritempra per farsi nunzio della venuta della gioia, del risveglio e della luce suprema che è in Cristo e attraverso di lui in noi.  E se il canto del gallo in principio è il segnale della nascita di Gesù, in fine alla sua morte sarà il testimone del tradimento che lui assumerà su di sé: 
" ... Allora Pietro gli disse: « Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò ». 
Gesù gli disse: « In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte ». " Matteo 14, 29-30

psicopompo* = dal greco psyche - anima e pompós - colui che manda
circadiano* = dal latino circa diem - intorno al giorno


La notte - 1544 - 1548
Battista Dossi
Pinacoteca dei Maestri Antichi - Dresda

- Orazio: ... Dicon che il gallo, squilla del mattino,
con quel suo verso stridulo e acuto
ridesti il dio del giorno; e a quel richiamo
gli spiriti vaganti nella notte
s'affrettino a rientrar nei lor rifugi;
e la prova che questo sia credibile
ce l'ha data testè quanto abbiam visto.

- Marcello: ... Dicono che il gallo,
questo pennuto araldo dell'Aurora,
nella stagion dell'anno che s'appressa
il Natale del nostro Salvatore,
non cessa di cantar tutta la notte,
e allora, dicono, nessuno spirito
osa andar più vagando sulla terra;
in quel tempo le notti son salubri,
nessun pianeta emana mali influssi,
nessuna fata pratica incantesimi,
nessuna strega ordisce sortilegi,
tanto santificato e benedetto
è quel tempo dell'anno.

- Orazio: ... Ma guardate il mattino
che, già coperto d'un manto vermiglio,
va sfiorando col piede le rugiade
di quel colle che svetta verso oriente.

Amleto -  Atto I - Scena I
William Shakespeare
Traduzione Goffredo Raponi

La ventesima finestra si aprirà nel blog di Johakim LA CROCE DEL SUD

mercoledì 13 dicembre 2017

" Verso la metà di dicembre ... "


" Verso la metà di dicembre Carlo cominciò a non parlar più d'altro che del Natale. Andrea, tornando dal lavoro, lo vedeva far capolino dall'uscio socchiuso, col visino roseo pel freddo, cogli occhi lucenti dalla gioia.
Aspettava il nonno, ansioso di parlare, e gli si precipitava incontro, cominciando a discorrere tutto ansimante prima d'essere a portata della voce.
- I ragazzi della scuola mettono la scarpa sotto il focolare la notte di Natale, ed il Bambino scende giù dal camino tutto vestito d'oro, con un gran paniere d'oro pieno di strenne. Metteremo anche noi, nevvero, le scarpe sotto il focolare? ... "

Suor Maria - Racconto di Natale
La Marchesa Colombi



mercoledì 6 dicembre 2017

Di camini, di ceppi e di braci tra San Nicola e Babbo Natale


L'uomo sente da sempre il bisogno di raccontare il mondo, lo mette in scena fin dai tempi più antichi e nelle più svariate rappresentazioni di una stessa storia si aggiungono o si tolgono elementi che assecondano l'estro di chi la narra per cui da San Nicola, che si festeggia oggi, si giunge a Babbo Natale che la notte del 25 dicembre si cala dalla canna fumaria del camino per lasciare i doni ai bambini. L'avo del camino è un fuoco acceso nelle abitazioni rurali al centro di un ambiente domestico sotto un foro praticato nel tetto che funge da punto di sfogo. Con l'antica Roma nelle domus patrizie il fuoco trova invece una collocazione nel forno che con l'emissione di aria calda incanalata in cavità ricavate nelle pareti e nel pavimento mantiene  il calore nella dimora. Tra il XII e il XIV secolo con le case in muratura il fuoco ha il suo spazio in una nicchia addossata alla parete che nella sua evoluzione viene rialzata dalla base del pavimento e viene dotata di un'enorme cappa per diventare " camino a padiglione ", a essa viene assicurato un ferro orizzontale da cui scende una catena che termina con un uncino a cui si aggancia un paiolo, ma l'idea innovativa è del nostro Leonardo da Vinci che si rende conto che è necessaria una presa d'aria per il tiraggio dei fumi verso l'esterno, su di essa lavorano Benjamin Franklin, Benjamin Thompson e l'architetto Breyman che nel 1800 la perfeziona. A fianco al camino vengono posti gli attrezzi che facilitano il suo utilizzo, la griglia, il treppiede, l'attizzatoio, le molle, il mantice, la paletta, con la quale si raccoglie la brace da inserire in un vaso dotato di manico chiamato " monaca ", alloggiato al centro di una struttura formata da quattro assi di legno chiamata " prete " che viene posta nel letto per scaldarlo, e gli alari su cui si poggia il ceppo che grazie alla circolazione dell'aria brucia con più facilità e illumina l'oscurità, tutti si riuniscono intorno a esso per riscaldarsi, per mangiare e per condividere il tempo rilassati gradevolmente dal tepore che promuove un turbinio di emozioni che non possono non coinvolgere l'immaginario che congiunge l'aspetto pratico e funzionale con quello psicologico e simbolico determinando la nascita delle tradizioni rituali. Il camino sotto quest'ottica diventa il sacro mezzo che mette in comunicazione la terra con il cielo, attraverso quel ceppo da cui nascono giovani polloni che intonano la vita e che affonda le radici nelle profondità della terra, che decorato, innaffiato di vino, ricoperto di miele, di grano, di doni e benedetto, acceso dal capofamiglia la vigilia di Natale, arde della luce del fuoco fino a Capodanno o fin'anche all'Epifania, si fa scintilla di presagi, richiama gli antenati che rilasceranno la loro forza alla cenere e si fa fumo e sale in alto e si fa spirito e lascia dei pezzi di sé che proteggono il raccolto dai fulmini e dalle tempeste e propiziano la fertilità. Il ceppo che la tradizione solitamente vuole di castagno, di frassino, di olivo o di quercia  incontra Babbo Natale per rientrare in casa dal comignolo portando il dono della rinascita.

Sciarada Sciaranti


" - Dunque, siamo intesi: serra l'uscio e aspettaci sino a dopo mezzanotte. Andiamo alla messa a San Nicolò. Torneremo al tocco passato.
- E bada che il ceppo bruci. A mezzanotte la Madonna va in giro col bambino ignudo, poverino, per riscaldarlo. Potrebbe capitar qui subito per prima casa, e se non trova fuoco...
- L'uscio serralo, è paese di buona gente, ma non si sa mai. Può ronzare qualche fuoruscito.
- Aspettaci, e scaldati te intanto che vien la Madonna.
- Puoi rigovernare, se credi. O dì piuttosto il rosario. Questa è la notte che la Madonna fa tutte le grazie.
- Noi andiamo prima dai Mere. A proposito! Portami la bottiglia del rhum. Si fa il ponce questa sera a quei buoni contadini.
- Senti: Mere è già sul campanile, che suona il primo doppio.
- Saranno le dieci.
- Dunque siamo intesi.
- Aria di neve. Guarda quella nuvola nera sopra Trappignana.
- Però su Barga è un fitto di stelle.
- Aspetta e vedrai. Sei ben coperta?
- Oh! Si.
- Andiamo dunque.
- Dunque...
- Che il ceppo bruci, mi raccomando.
- Dì il rosario.
- Addio!
- Al tocco, ricordati.
- Serra l'uscio.
- Andiamo.

... Ah! Il ceppo. Brucia, sì. Appena entra, da un nocco esce improvvisamente un po' di fiamma turchina, poi rossa. Poi si fa la brace e pare un occhio. E' un bel ceppo di quercia che brucia senza rumore e fa molto caldo. Essa si mette a sedere e si sente rinascere a quel calorino. Ma ha sete. Si leva e va a bere. Poi si rimette a sedere. Ha sete ancora, beve ancora. Si sente rosa dentro, nelle viscere, come quel ceppo da una fiamma che arde senza rumore. Guarda il ceppo con gli occhi incantati. Ecco: suona un doppio. Il ceppo si mette a brontolare e sfrigolare. Ora essa è impaziente. Sarà almeno la gloria? Quanto tempo ci sarà ancora perché ritornino? Ha bisogno di essere sola, a letto. Si sente pungere e straziare da tutte le parti. Non ne può più. Sono essi? No: è il vento. Eccoli: si sentono discorrere. No: è il ceppo che brontola. Un altro doppio. Ora ci sarà più poco. venite, venite! E poi si vorranno scaldare, far due chiacchiere, domandare, raccontare. Che punto sarà della messa? Sarà nato...? 
Oh! Spingono l'uscio. Non aveva chiuso, dunque? L'uscio è spinto leggermente leggermente. Essa guarda e non si muove. Entra... Dio! Chi entra? La Madonnina, con un poco di fretta. Ha il suo bambino in collo, nudo, nudo, morello dal freddo. La Madonnina si accosta al fuoco, al vecchio ceppo che si apre e si fende per far più caldo. Essa non vede la donna seduta lì presso. Essa prende il bambino nudo sotto le braccine, e lo avvicina al calore e lo prilla, così, piano piano, con tanta grazia. Un urlo... la Madonna è sparita ..

Il ceppo
Giovanni Pascoli

martedì 5 dicembre 2017

Piazza Major di Lima

Se il mondo si guarda con gli occhi del cuore acquista un aspetto che è precluso a chi lo osserva con distacco e così con una prospettiva sentimentale Lima la città triste osservata da Hermann Melville e da me può diventare per alcuni la Perla del Pacifico e per altri ancora un gioiellino timido:

" Lima 5 dicembre 1904

Stimato amico
Lei mi chiede com'è Lima. A cosa assomigli questa mia cara città, che alcuni chiamano la Perla del Pacifico, o Città dei Re o Città Tre Volte Coronata, in onore a qualche storia antica che non ricordo. Mi chiede di parlarle di tutto ciò e a me viene in mente che il modo migliore per farlo sia immaginare che lei sia qui con me. O, meglio ancora: immaginare che siamo entrambi in cima al campanile della cattedrale. Dall'alto potrei indicarle man mano ciascuno degli angoli della mia città, le sue bellezze...
O meglio ancora: non mi ha detto che era appassionato di pittura? Immagini, allora, che io le dia le istruzioni per dipingere un paesaggio.
Questa splendida  vista del cielo di Lima, sempre caliginoso, cangiante, così propizio alle invenzioni e alle fantasie... Immagini, se lo desidera, che questo quadro lo dipingiamo insieme. E che, come tutte le tele in questo mio modo di dipingerlo, di aggiungere colori e strutture, ci sia qualcosa del ritratto che rappresenta me.
S'immagini per prima cosa un reticolato di strade e case  così perfetto che può tracciarle con squadre e quartabuono. Lo vede? Da lontano sembra la struttura di un alveare o l'intreccio di una grata. Basta però aguzzare un po' lo sguardo e a quel punto tutta la sua geometria si risolve in vita, in tetti e tende , in balconi istoriati, gli archi del municipio, la piazzetta di Dos de Mayo , il corso  del fiume Rìmac che si getta nell'oceano. Tutto ciò che scorge lì, ai suoi piedi, è la mia amata Lima. I suoi confini comprendono  come vede, una buona porzione di colline  e dintorni gialli. Un giallo dorato  e bellissimo che lei, caro amico, dovrebbe cerare con molto impegno sulla sua tavolozza ; perché non è quel giallo di malinconia e morte che domina le sue poesie, ma un giallo di vita, della tonalità del fuoco. Del colore del sole  che i nostri antenati inca adoravano tanto tempo fa.
Qui tutto, persino i colori, significano un'altra cosa.
Il mare? Non lo dipinga troppo vicino, per favore. Lo allontani ancora di qualche centimetro sulla tela, vale a dire due leghe abbondanti. La chiamano la Perla del Pacifico, è vero, ma è un nome ingannevole,  perché Lima è piuttosto un gioiellino timido, una gemma che si discosta un tantino dall'oceano senza azzardarsi a perderlo mai di vista, come se a un tempo temesse e desiderasse le sue acque. Lo dipinga d'azzurro, ma di un azzurro che, mi figuro, non sarà a sua volta l'azzurro dei mari di Spagna. E collochi, in lontananza, un porto, lo chiami il Callao e sparpagli nelle sue darsene qualche transatlantico; sauri enormi coperti di vapore e ferraglia, ma in certo senso belli perché a ben vedere sono loro che porteranno questa lettera a destinazione...
Più in là , in qualche punto dell'orizzonte , c'è casa mia, una delle molte ville di Miraflores. E forse è meglio così, che lei non possa vederla. Le ho detto che il modo in cui si guarda una città rappresenta l'anima di una persona: ma è altrettanto vero che una casa ha lo spirito di coloro che la abitano. E io mi sento così lontana dalle sue pareti...!
... Io per le mie passeggiate bramo una Lima diversa e sconosciuta. Perché, per continuare a dipingere il suo quadro, deve sapere,  mio caro Juan  Ramón che in alcuni margini della tela quel reticolato rigoroso del quale le ho parlato all'improvviso si confonde, si tortura, si riempe di incidenti, di sinuosità, di apprezzamenti, di sussulti. Sono i quartieri umili, e a me piace così tanto passeggiarci, camminare per quei vicoli sterrati dove nessuno deve dimostrare niente. Dove le persone si gridano le loro cose con parole semplici e vere e ci si può  fermare a osservare un tramonto o un fiore che cresce tra i mattoni senza essere disturbate. La mia anima assomiglia più a quei viottoli che non finiscono da nessuna parte;  a quei terreni pittoreschi da cui torno con l'orlo  dei vestiti sporco di polvere e la soddisfazione di aver vissuto qualcosa di reale, qualcosa di bello...
Guardi che segreti strani le confesso amico mio...!  "

Il cielo sopra Lima
Juan Gomez Barcena
Traduzione - Budetta E.


Lima nasce a Piazza Major nel gennaio del 1535, è qui infatti che viene posta la prima pietra per l'edificazione della città. Questa piazza è stata teatro delle vicissitudini della storia coloniale e repubblicana di cui anche l'aria è impregnata, ha ospitato il mercato, l'arena per le corride e la forca per le impiccagioni ed è circondata da imponenti costruzioni storiche.


Al suo centro si trova la fontana che nel settembre del 1651 prese il posto della precedente edificata nel 1578 dal viceré Francisco de Toledo per coprire il vuoto lasciato dal suo precedessore Diego Lòpez y Velasco che aveva spostato il patibolo lungo le rive del fiume. In cima vi era una palla che sosteneva una figura con uno scudo su cui era inciso il sigillo di Lima. La scultura venne sostituita nella nuova versione dall'attuale angelo con la tromba.


Sul lato occidentale si incontra il Palazzo del Municipio la cui costruzione viene completata nel 1944.


Su quello meridionale si incontra il Club di l'Unione.


e sul lato settentrionale il Palazzo del Governo completato nel 1938, residenza del Presidente.


Sul lato orientale il Palazzo Arzobispal in stile neo coloniale - accademico, sede dell'Arcivescovato completato nel 1922, all'interno si trova il museo religioso con quadri e mobili del XVI, XVII, XVIII secolo.


Segue la chiesa del Sagrario e la cattedrale intitolata a San Giovanni Apostolo e Evangelista inaugurata per la prima volta l'undici marzo del 1540 dal fondatore della città Francisco Pizarro e dedicata alla Gloriosísima Asunción de Nuestra Señora.  La chiesa divenne cattedrale nel 1541 con Papa Paolo III e la costituzione della diocesi promossa poi ad arcidiocesi nel 1546. Fu distrutta nel terremoto del 1609, in quello del 1746 e fu riedificata più volte assumendo un aspetto che contempla diversi stili architettonici, nel 1797 furono aggiunti i due campanili gemelli. Nel 1921 le fu conferito il titolo di " Basilica Minore ".


Ha tre portali in stile plateresco, quello centrale è detto Portada del Perdón ed è circondato dalle statue degli apostoli e del Sacro Cuore.


Nell'interno a tre navate è conservata la statua della " Nostra Signora dell'Evangelizzazione "  a cui nel 1988 Giovanni Paolo II dona la " Rosa d'Oro ", un rito della tradizione compreso nella liturgia stazionale romana con lo scopo simbolico di portare il profumo di Cristo al mondo. 


Cappella di Francisco Pizarro


Epigrafe commemorativa del monumento funerario di Pizarro


Stemma di Francisco Pizarro


Altare su un lato della cappella di Pizarro

A Piazza Major, chiamata anche Piazza delle Armi in riferimento alle esercitazioni dei militari che avvenivano in questo luogo, nel 1821 fu dichiarata da Josè de San Martin l'indipendenza del Perù, nel 1855 il presidente Ramon Castilla inaugurò il primo sistema di illuminazione e vennero assemblati i primi giardini.


Per chi non avesse visto il plenilunio del 3 dicembre scorso con la Superluna al perigeo.



giovedì 30 novembre 2017

Natale Express in partenza

" ... Si avvicinavano le feste natalizie e il piccolo Johann strappava i fogli del calendario e aspettava col cuore in tumulto il grande giorno. La gran sala era già misteriosamente chiusa, in cucina si vedevano preparare marzapani e torte brune.
Nelle vetrine brillavano le mostre natalizie. Intorno all’alta fontana in piazza del mercato erano rizzati i baracconi variopinti della fiera di Natale. Dovunque si andasse si respirava, col profumo degli abeti messi in vendita, l’odore della festa. 
Finalmente arrivò la sera della vigilia. La nonna si alzò e, mentre tutti intonavano O abete di Natale, varcarono la gran porta spalancata.La sala da pranzo, odorosa di ramoscelli d’abete, brillava e sfavillava di infinite fiammelle, e l’azzurro della tappezzeria faceva sembrare ancor più luminoso il vasto ambiente. In quella luce palpitavano come stelle lontane le candeline accese; un abete immenso, alto fino al soffitto, era adorno di fili d’argento, con un Angelo splendente sulla punta e ai piedi un presepio ... "


I Buddenbrook 
Thomas Mann

Noi per vivere l'attesa non strapperemo i fogli del calendario come il piccolo Hanno, ma saliremo sul Natale Express della Compagnia Natalizia " Focolare dell'Anima " e giorno dopo giorno, saltellando per l'Italia da Sud a Nord, da Est a Ovest, scopriremo le sorprese contenute nelle 25 finestre che compongono il nostro Calendario dell'Avvento e alla fine del viaggio brinderemo insieme augurando a tutti un Felice Natale. Il nostro saluto va ad Alessandro, ad Ambra e alle persone a noi care che ci seguiranno da lassù.
Ricordo che le finestre saranno accessibili dal giorno della pubblicazione in poi, le troverete tutte linkate in questo post e giornalmente anche nella parte destra di questo blog.


Grazie a tutti voi che avete permesso la realizzazione della IV Edizione del Calendario dell'Avvento del Focolare dell'Anima.





1 dicembre
 Ad Maiora
 Elettra

Andiamo Da Vespri E Novene Tra Uffici Sacri



2 dicembre
 Mirtillo14-camminando
 Mirtillo

Mi Irrito Raramente Rido Assai



3 dicembre
 Ad Nutum
 Negus

Inclito Natale Con Eccelse Note Sonore Oranti



4 dicembre
 Ad Nutum
 Negus

Scende A Natale Neve Intonsa Celeste Ode Lieve Aleggia



5 dicembre
 Attimi
 Graziana 

Angeli Beati Eternamente Tornino nell'Etere



6 dicembre
 Anima Mundi
 Sciarada

Rotonde Eleganti Ghirlande Addobbano Luoghi Infreddoliti



7 dicembre
 Myrtilla's house
 Patricia

Sorge Tra Eteree Luci, Luminoso Astro. Cogli Ogni Momento. Eternità Ti Attende.



8 dicembre
 Ad Maiora
 Elettra

Canti Armoniosi Regalano Ore Liete Estroverse



9 dicembre
 Ad Maiora
 Elettra

Camini Accesi Liberano Aria Briosa Rosso Ocra Suggellando Allegria



10 dicembre
 CARTATADIRESCHE
 Maurizio


10 dicembre 
finestra straordinaria
 Anima Mundi
 Sciarada

Gioia Invitta Natale Esprime Per Rilucente Opifice



11 dicembre
 Anima Mundi
 Golconda

Note Olenti Vagano Effondono Nuova Atmosfera



12 dicembre
 Anima Mundi
 Golconda

Elate Laude Fiaccole Illuminano



13 dicembre
 Il tempo ritrovato
 Antonella



14 dicembre
 Mirtillo14-camminando
 Mirtillo

Possano I Giorni Nascondere Emozioni



15 dicembre
 Acqua di fuoco
 Chicchina

Prezioso Invito Grande Natalizio Evento


16 dicembre
 Me & Loro
 Lorenza



17 dicembre
 Ad Nutum
 Negus

Cerimonie Rituali Ispirano Spiritualità Trascendente Obliata



18 dicembre
 Simple life in Tuscany
 Verbena

Certamente Avrai Motivo Impetuoso Non Ostentato



19 dicembre
 Anima Mundi
 Sciarada

Ballerina Ritorna In Nuovo Abito



20 dicembre
 LA CROCE DEL SUD
 Johakim



21 dicembre
 Mostrelibriluoghi
 Costantino



22 dicembre
 Attimi
 Graziana

Eterna Luce Filtra e Illumina



23 dicembre
 Voce di vento
 Sari

Corri Ostinata Meteora, Eternamente Trasmetti Amore



24 dicembre
 De qua e de la
 Elio
 Buon Compleanno



25 dicembre
 Viaggio nel Vento
 Folletto del Vento



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