martedì 10 giugno 2025

La foglia di quercia si specchia nel camedrio

"Le foglie del camedrio pestate nell'olio sono utili per le fratture, per le ferite e per le ulceri corrosive.
Il frullo purga la bile e giova agli occhi. Anche contro gli argemi è un rimedio la foglia pestata nell'olio. Quest'erba ha foglie di quercia: è alta press' a poco un palmo e manda un odore soave. Che non tutte le parti siano utili a una cosa medesima, non è da far le maraviglie, ma è notevole che della
stessa radice una parte purghi per vomito e un'altra per di sotto, com'è pure il caso della tassia, dell'iscade che alcuni chiamano apios e della libanotide. Che poi uno stesso medicamento operi ugualmente per di sopra e per di sotto, come l' elaterio, non è nulla di straordinario."

La storia delle piante
Teofrasto
Traduzione Filippo Feri Mancini

Nel terzo secolo a.C. Teofrasto, basandosi sulle caratteristiche morfologiche, come si usava fare ai suoi tempi, denomina chamaedrys, dal greco χαμαίδρυς/chamaidrius composto da χαμαί/chamai - a terra più δρῦς/drius - quercia, una pianta aromatica usata a scopo medicinale le cui foglie assomigliano a quelle della quercia, ma ovviamente per le sue dimensioni non può che essere definita quercia nana.
Nel primo secolo d.C. Dioscoride usa il termine τεύκριον/teukrion per definire il genere a cui il camedrio appartiene, Plinio il Vecchio sempre nel primo secolo l'associa alla leggenda di Teucro mitico re della Troade che per primo avrebbe scoperto le proprietà medicinali della pianta, e Linneo nel 1753, padre della moderna classificazione botanica, ufficializza la nomenclatura del genere latinizzando il greco teukrion in teucrium.

Teucrium flavum - Camedrio giallo

"Il camedrio è l'erba che in latino si chiama «trissagine», e con altri nomi «camerope» e « teucria». Le foglie assomigliano a quelle della menta nella grandezza ed a quelle della quercia nel colore e nella lobatura - ma è stato anche detto che i loro contorni sono seghettati e che anzi sarebbero state queste foglie a suggerire l'idea della sega, ed i fiori hanno un colore che si avvicina al purpureo. La si raccoglie in luoghi pietrosi pregna di succo ed è molto efficace contro il veleno dei serpenti sia in pozione, sia impiastrata; cosi pure per i dolori di stomaco, la tosse cronica, la pituita che si addensa nella gola, le fratture, le slogature e i dolori costali; fa sgonfiare la milza, agisce come diuretico e come emmenagogo, per cui è efficace nella cura sintomatica dell'idropisia, quando si faccia bollire un pugno di ramoscelli in 3 emine d'acqua fintantoché non si sono ridotti ad un terzo delle loro dimensioni. Se ne preparano anche delle pastiglie dotate degli stessi effetti triturando la pianta in acqua. Combinata con miele, cura inoltre gli ascessi e le ulcere croniche oppure inciprignite, ed il vino che si ricava da essa giova alle malattie di petto. Mescolato con olio, il succo delle foglie elimina gli offuscamenti della vista, mentre per curare la milza lo si assume in aceto; frizionato, ha azione riscaldante."

Storia Naturale Libro XXIV
Plinio il Vecchio
Traduzione Marco Fantuzzi

Plinio il Vecchio nel testo su citato ci sta parlando del teucrium chamaedrys dai fiori purpurei apprezzato per le sue proprietà amarotoniche utilizzate nella preparazione dei liquori depurativi e digestivi.

"Chamedris dicono i Greci, & i Latini trissagine. Sono alcuni, che la chiamano teucrio, per la sembianza, che ha ella con esso. Nasce in luoghi aspri, & sassosi. E pianta lunga una spanna: le cui frondi sono picciole, & amare, di figura, & intaglio simili a quelle delle quercie: ha il fior picciolo, quasi porporeo. Cogliesi quando è piena di seme. Cotta verde nell acqua giova à gli spasimati, alla tosse, alla milza indurita, all’orina ritenuta, & à i principij dell'hidropisie: provoca i mestrui, & fa partorire. Bevuta con aceto rifolve la milza: & bevuta con vino è valorosissima à i morsi delle serpi velenose, & parimente impiastrata. Tritasi, & fansene pastelli, utili a tutte le cose predette. Mondifica insieme con mele l'ulcere vecchie: & unta con olio toglie le caligini de gli occhi. La sua natura è di scaldare.

Il Camedrio herba notissima à ciascuno, chiamano i Toscani meritamente Querciuola. ìmperoche Camedris non vuole rilevare altro, che picciola quercia. In Lombardia si chiama per la maggior parte Calamandrìna: da molti herba delle febbri, imperoche la sua decottione bevuta alquante mattine libera spesso dalla febbre terzana.
È veramente quella herba in Toscana in grande riputatione, per essere (come predicano gli sperimentatori) mangiata cruda à modo d'insalata la mattina à digiuno, rimedio sicurissimo à preservarsi dalla peste, non manco che si faccia lo scardio suo congenero. Vale anchora il Camedrio, à tutte le infirmità frigide del cervello, cioè all'antico dolore di testa, al mal caduco, al sonno profondo, così come anchora à i melancholici, à gli stupidi, à i paralitici, & à gli spasimati. Il seme bevuto al peso d’uma dramma purga la cholera per la via dell'orina. Et però molto si conviene egli nel tracocco del fiele. Distillati il succhio delle foglie utilmente nelle orecchie verminose. Dassi il medesimo contra i vermini delle budella, il che fa parimente il vino bevuto, nel quale sia stata infusa per una notte l'herba insieme co i fiori. Il Fuchsio nel suo maggiore herbario iimottra essere il Camedrio di quattro specie; quantunque da gl'antichi più che di una non si faccia mentione. Scrissene Teofrasto al X. cap. del IX. libro, così dicendo: Le frondi della Trissagine vagliono alle rotture, & parimente alle ferite, & all’ulcere corrosive cotte nell'olio. Il seme purga la colera, & giova à gli occhi. Ha questa herba frondi di quercia: è lunga quasi una spanna, odorata, & soave. Ma non però sono tutte le parti della sua pianta utili ad una cosa medesima, avvenga che per cosa maravigliosa si vede, che una parte della sua radice purga per di sotto, l’altra per vomito, come quelle della Tassia & dell'Apios. Tutto questo disse Teofrasto. Onde non è gran maraviglia, se la decottione sua scacci la febbre terzana, & rnassimamente purgando il suo seme la colera, come scrive Teofrasto. Ritrovasi un'altra pianta di Camedrio con foglie parimente quercine, ma più sottili, & più intagliate all'intomo, piu copiose, più dense, & più scure. Ha questa i gambi quadrati, sottili, legnosi, & alti una spanna e mezza, molto ramoso, ne i quali sono i fioretti porporei tra le foglie distinti per uguali intervalli intorno à i rami, come nell’altro Camedrio. La radice ha egli ramosa, & bianca. È veramente pianta, elegante, & all’occhio gioconda, al gusto amara, ma d'un odore non dispiacevole, come di Ragia di Pino, dal che penso che fusse persuaso credere il Trago, che fusse questa pianta, il vero Camepithio di Dioscoride. Ma quanto in ciò si sia egli ingannato lo lascio nel giuditio di coloro, che si sono esercitati nell’historia delle piante. Io per me non la chiamerò mài altrimenti, se non Camedrio della seconda specie, havendo ella foglie di quercia, & non di pino, & parimente le virtù dell’altro Camedrio. Scrissene Galeno all' VIII delle facultà de i semplici, in questo modo parlandone: Vince nel Camedrio la qualità amara, quantunque habbia quasi ella alquanto dell'acuto. Et però meritamente risolve, & liquefa la durezza della milza, provoca i mestrui, & l'orina, incide i grossi humori, mondifica l’oppilationi delle viscere. Et imperò si può porre tra quelle cose, che scaldano, & disseccano nel terzo ordine, quantunque sia ella pù calda, che secca. Chiamano i Greci il Camedrio, χαμαίδρυς : i Latini Chamaedrys, & Trixago: gli Arabi , Damedèrios, Chamadrius, & Keniadrius: i Tedeschi Gamanderle, & Bathengel: li Spagnuli, Chamedreos: i Francesi, Germandree."

Dioscoride a cura di Pietro Andrea mattioli

Nell'Italia meridionale, durante il medioevo, si credeva che potesse guarire l'ernia per cui si andava nei luoghi in cui cresceva, la si tagliava verticalmente senza sradicarla, e dopo che il paziente ci passava in mezzo per tre volte, veniva ricongiunta; la si ricontrollava dopo un anno e se la pianta si era cicatrizzata l'ernia per magia era guarita.

Teucrium flavum - Camedrio giallo

"Querciuola, Calamandrea, Calamandrina, Camedrio, Teucrio, lat. Chamedrys, fr. Gcrmatidrèe. Di
questa pianta ve ne sono molte specie . Noi ne rammenteremo solamente alcune, le quali servono a decorare i nostri giardini e boschetti.
I. Chamedrys frutcscens, Teucrium vulgo, Tourn. Teucrium flavum, Linn. fr. Germandrée en arbre. Questa pianta che cresce naturalmente nei luoghi incolti, pietrosi e montuosi, diviene un arboscello assai folto e di un verde oscuro; e si posa ai piedi delle spalliere per coprirne i voti bassi: i fiori che nascono sulla pianta dei rami sono d’un bianco verdiccio. Questa pianta per lungo tempo è stata trattata come gli aranci, che d’inverno si chiudono nella stufa; ma si è poi conosciuto che soffre l’inverno più rigido, onde si può moltiplicare per mezzo di polloncelli e marcotte fatte alla primavera e piantate d’autunno ne’suoi siti ove deggiono dimorare: còl tosarla poscia si dà una regolarità al suo capo. Quella specie di teucrio che chiamasi ispanico, e l’altra che chiamasi teucrio betico servono al medesimo effetto, e rallegrano la vista con vaghi fiori che si succedono l’un l’altro; ma temendo il freddo devono guardarsi e custodirsi nella stufa nei climi rigidi."

Dizionario universale economico rustico

Il camedrio originario dell'area mediterranea appartiene alla famiglia delle Lamiaceae e il genere teucrium comprende oltre 250 specie, che possono avere una conformazione arbustiva o erbacea, spesso utilizzate per le loro proprietà medicinali; le proprietà del teucrium chamaedrys, camedrio comune dai fiori purpurei sono sicuramente notevoli, ma gli studi effettuati nel secolo scorso hanno dimostrato che contiene diterpeni neoclerodanici che danneggiano il fegato per cui il suo uso è stato vietato.
Il Teucrium flavum, camedrio doppio, camedrio giallo, originario dell'area mediterranea, camedrio amarillo in spagnolo; yellow germander in inglese; gelber gamander in tedesco; germandrée jaune in francese; popolarmente conosciuto come calamandrea, camedrio doppio, erba viva, querciola; teucrio giallo; grosse germandrò in Liguria e a Nizza; dulcamara a Lecce in Puglia; camedriu, cametriu, crisudda, malupirtusu in Sicilia; querciola maggiore, teucrio in Toscana; è un arbusto che raggiunge i 30, 60 cm di altezza con un fusto peloso, eretto e ramoso a base legnosa, la parte superiore violetta purpurea è tetrangolare; le foglie triangolari picciolate sono opposte, con margini dentati, di un verde intenso e lucide nella pagina superiore, opache in quella inferiore, i fiori gialli e tubulari con con un lobo inferiore e quattro più piccoli superiori sono raggruppati in una spiga all'ascella delle foglie superiori; il frutto è uno schizocarpico, formato da quattro mericarpi e produce semi subglobosi castano scuro con una superficie che può essere liscia, papillosa o reticolata.

Contiene carboidrati come glucosio, amido, cellulosa; fenoli tra cui i flavonoidi come apigenina, luteolina, quercitina; e i tannini condensati e idrolizzabili; lipidi come fosfolipidi e steroli; proteine; terpeni come diterpeni neoclerodanici, monoterpeni come glicosidi iridoidi tra cui aucubina e teucrioside; triterpeni come acido oleanolico e acido ursolico; sali minerali come calcio, magnesio, potassio; vitamine C - E
Ha proprietà, antibatteriche, antinfiammatorie, antispasmodiche, antiossidanti, cicatrizzanti, depurative, digestive.
Ha una composizione chimica simile al camedrio comune, ha una minore quantità di diterpeni neoclerodanici, è meno epatotossico, ma fino a ulteriori approfondimenti l'uso è sconsigliato in fitoterapia se non dietro prescrizione medica, per cui, in sostanza, godetevi solo il suo gradevolissimo profumo.

Teucrium flavum - Camedrio giallo

Il camedrio che cresce nelle zone prevalentemente rocciose, per la sua resistenza nel linguaggio dei fiori rappresenta il coraggio, la forza e la protezione e un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.


N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

Per chi è interessato
Brucia con le coccole il legno di ginepro

domenica 8 giugno 2025

Si posa lo Spirito Santo in Pentecoste

"... Hor odi madre dell'onipotente,
quel che nel petto mio entro si posa,
una cupidità mi fa dolente,
la qual considro sopr'ogn'altra cosa,
quando in Cielo salì tuo fìgliuol santo,
disse mandarci lo Spirito Santo.
Di questo il prego, ben che sia impossibile
che sua promission non babbi effetto,
essendo egli Signor magno, e virile
non abbandona alcuno à lui suggetto,
poi che nel mondo ci lassò fallibile ...."

Rappresentatione dello Spirito Santo - 1579
Luca Bonetti

Pentecoste - 1585 - 1587 - Nicolò Circignani detto il Pomarancio - Cappella di S. Francesco Borgia - Chiesa del SS. Nome di Gesù all'Argentina - Roma

Pentecoste - 1585 - 1587 
Nicolò Circignani detto il Pomarancio 
Cappella di S. Francesco Borgia - Chiesa del SS. Nome di Gesù all'Argentina - Roma

martedì 3 giugno 2025

Viaggio sull'Amerigo Vespucci

La Nave Scuola Amerigo Vespucci, eccellenza della Marina Militare Italiana; definita dal 12 luglio 1962 La Nave più Bella del Mondo dal portavoce della portaerei americana Indipendence classe Forrestal; a partire dall'otto gennaio 2025, su decisione  dell’Ordinariato militare, è entrata a far parte delle Chiese Giubilari ed è don Mauro Medaglini cappellano di bordo ad assistere spiritualmente i marinai e a celebrare la Messa sul cassero.
Come ambasciatrice del Made in Italy, a febbraio 2025, la Vespucci ha concluso il giro del mondo iniziato a Genova il primo luglio 2023, e il primo marzo 2025 ha raggiunto Trieste per la prima tappa delle 17 dedicate al giro del Mediterraneo. La sedicesima, dal 28 maggio al 3 di giugno, è stata Civitavecchia.

Da Roma verso Civitavecchia

Da Roma verso Civitavecchia

L'Amerigo Vespucci ormeggiata alla banchina Guglielmotti del Molo del Bicchiere - Civitavecchia

L'Amerigo Vespucci ormeggiata alla banchina Guglielmotti del Molo del Bicchiere  di Civitavecchia, e come da tradizione è il lato sinistro della nave che va accostato alla banchina. 

La Vespucci dalla Cinta Muraria di Urbano VIII

La Vespucci dalla Cinta Muraria di Urbano VIII

Pranzo prima di salire a bordo

Pranzo prima di salire a bordo

Amaro a fine pasto

Amaro a fine pasto

A poppa della Nave più Bella del Mondo

Sulla poppa della Nave più Bella del Mondo è sospesa la baleniera ad uso esclusivo del comandante che da tradizione doveva essere distrutta alla fine del suo servizio, salvaguardando solo lo stemma che gli veniva consegnato; tradizione che ha dato origine alla nascita del Crest.
La baleniera, in dotazione all'Amerigo Vespucci, oggi conservata al Museo Navale di Venezia e sostituita da una copia perfetta nel 1980, in origine apparteneva alla sorella gemella della nave scuola, la meravigliosa Cristoforo Colombo che ci fu portata via come bottino di guerra dopo la Seconda Guerra Mondiale; la Russia l'adibì al trasporto del carbone e la finì smantellandola per farla diventare legna da ardere.
L'Amerigo Vespucci è nata il 12 maggio 1930 nei Cantieri di Castellammare di Stabia ed è stata varata il 22 febbraio del 1931, è lunga 101 metri, larga 15,5 metri e si immerge per 7,3 metri, è leggermente più grande della Cristoforo Colombo, che misurava 100,50 m di lunghezza per 15,5 m di larghezza con un immersione di 7 metri, nata nello stesso cantiere il 15 aprile 1926 e varata il 4 aprile 1928.
L'equipaggio della nostra Ammiraglia è formato da circa 400 membri che eseguono le manovre al suono di un fischietto, ha 24 vele di tela olona pari a circa 2.635 m2; hanno uno spessore di 2, 4 millimetri e sono composte da ferzi - strisce unite da una cucitura.

Tricolore sull'Albero di Poppa

Il tricolore sull'Albero di Poppa

Una delle cinque ancore della Vespucci

Una delle cinque ancore della Vespucci

Oblò della Vespucci

Oblò della Vespucci

Il benvenuto della Vespucci

Il benvenuto della Vespucci

Posacenere all'ingresso della plancia storica

Posacenere all'ingresso della plancia storica

Le quattro ruote a caviglia che muovono il timone nella plancia storica

Le quattro ruote a caviglia che muovono il timone nella plancia storica, ci vogliono ben otto marinai per governarle.

Plancia storica della Vespucci

Plancia storica della Vespucci

Bitta a croce

Bitta a croce

Corde della Vespucci

Corde della Vespucci

Sistema di corde e bozzelli

Sistema di corde e bozzelli

Uno dei tre argani

Uno dei tre argani

Campana osteriggiodi poppa

Campana osteriggio di poppa, chiamata anche campana dell'abbandono nave, su cui si vedono incise la sagoma di una santa e la data 1868; probabilmente in origine apparteneva a un relitto ritrovato alla Maddalena prima della II Guerra Mondiale. È severamente vietato suonarla e al suo interno è tradizione conservare una testa d'aglio. 

Bitta

Bitta

Copertura d'ottone della bitta

Copertura d'ottone della bitta

Sistema di corde e bozzelli

Sistema di corde e bozzelli

Bozzello

Bozzello

Banco di Quarta a poppa destra, rservato al comandante

Banco di Quarta a poppa destra, riservato al comandante; le quarte sono unità angolari della bussola nautica, servono per manovrare le vele e  per osservare i bersagli.

Vista del porto di Civitavecchia attraverso le sartie della nave

Vista del porto di Civitavecchia attraverso le sartie della nave

Mappa del Giro del Mondo

Mappa del Giro del Mondo

Non chi comincia ma quel che persevera - Motto della Vespucci dal 1978 attribuito a Leonardo da Vinci

"Non chi comincia ma quel che persevera" - Motto della Vespucci dal 1978, attribuito a Leonardo da Vinci; terzo motto della nave dopo il primo del 1931 "Per la Patria e per il Re" e il secondo, post II Guerra Mondiale, "Saldi nella furia dei venti e degli eventi".

Campana della guardia al centro della nave che scandisce i turni di guardia

Campana della guardia al centro della nave che scandisce i turni di guardia; all'epoca d'oro della navigazione ogni mezz'ora erano previsti due rintocchi, ogni quattro ore per l'inizio e per la fine dei turni di guardia, alle 8.00, alle 12.00, alle 16.00, alle 20.00 e a mezzanotte,  i rintocchi erano otto.

Boccaporti

Boccaporti

Scala d'accesso al cassero

Scala d'accesso al cassero

Tappetino con nodi marinai

Tappetino con nodi marinari

Vista del porto di Civitavecchia attraverso le sartie della nave

Vista del porto di Civitavecchia attraverso le sartie della nave

Vista del porto di Civitavecchia attraverso le sartie della nave

Rete da manovre

Rete da manovre

Villaggio IN Italia che ha affiancato il giro del Mediterraneo della Vespucci

Villaggio IN Italia che ha affiancato il giro del Mediterraneo della Vespucci

Navi crociera dalla Vespucci

Navi crociera dalla Vespucci

Ogni corda  ogni vela sulla Vespucci ha il proprio nome

Ogni corda, ogni vela sulla Vespucci ha il proprio nome

Drappo con il simbolo della Vespucci

Drappo con il simbolo della Vespucci

Campana di segnalazione a prora della nave

Campana di segnalazione a prora della nave che in condizioni meteorologiche avverse comunica la sua presenza alle altre imbarcazioni, è l'unica che per mostrare il tempo trascorso non viene lucidata ogni giorno, ma solo alla fine del viaggio.

Albero di Bompresso sporge per 18 metri dalla nave

Albero di Bompresso sporge per 18 metri dalla nave.

Albero Maestro lungo 56 metri

L'Albero Maestro è lungo 56 metri, il Trinchetto è lungo 52 metri e la Mezzana 45 metri.

Polena che raffigura Amerigo Vespucci

Polena Amerigo Vespucci in legno dorato, con corna di toro sul retro.

La Vespucci vista dal Forte Michelangelo

La Vespucci vista dal Forte Michelangelo

Da Civitavecchia verso Roma

Da Civitavecchia verso Roma

Per ulteriori informnazioni: 

lunedì 2 giugno 2025

Il fondamento della Repubblica

"La Repubblica non è un punto di arrivo, ma un cammino da percorrere ogni giorno."

Luigi Einaudi

2 Giugno Festa della Repubblica Italiana

Lieta Festa della Repubblica!

domenica 1 giugno 2025

Della plantago minor

"Appartengono alle spigale quell' erba chiamata da alcuni cinope e che comprende molto specie, l'alopecuro, lo stelefuro chiamato da chi arnoglossa, da chi ortige... All' alopecuro è anche simile lo stelefuro; se non che questo non fiorisce parte per parte come quello, ma con tutta la spiga in una
volta, come il grano ..."

La Storia delle piante
Teofrasto
Traduzione Filippo Ferri Mancini

"Altro genere è quello delle piante a spiga, cui appartengono l'achinope, l'alopecuro, lo stelefuro, detto da certuni ortige, da altri piantaggine, arnaglossa ..."

Storia Naturale Libro XXI
Plinio il Vecchio
Traduzione Anna Maria Cotrozzi

Teofrasto e Plinio il Vecchio ci spiegano che ai loro tempi la piantaggine era conosciuta anche come ortige, stelefuro, e arnoglossa dal greco ἀρνόγλωσσον/arnoglosson - lingua d'agnello che oggi contraddistingue in modo particolare la piantaggine minore, lanceolata o lanciola, conosciuta popolarmente come cutela; cendenierve e cinghenierve in Abbruzzo, cincunervi in Calabria; erba di p’chee, lanzola, leingua ad can, leingua d’oca, lengua ed can, linzola, orecia d’asan, piantazna in Emilia Romagna; plantagn di save e plantagn lungh in Friuli; erba de sinque nuei, erba di quattro coste, erba nervina, lansairoera, lengua de can, luegna, sinquenui, ueggia de gattu in Liguria; aurigi d’aso, cugiè, cutela, fojola, lengua de can, lingua d’can, piantajo, piantia in Piemonte; cortellana, erba cortella, lengua de cà, lengua de can on Lombardia; erba crabuna, lingua de cani, nerviada, niriada in Sardegna; centunervi strittu in Sicilia; agnoglosso, arnoglossa, arnoglosso, capo di serpe, cinquenerbi, cinquenervi, lanciuola, lingua canina, lingua di botta, mestolaccio, orecchio d’asino, piantaggina lunga, piantaggine, piantaggine femmina in Toscana; piantagine femina, piantazemo, piantazeno in Veneto.
E tra questi appellativi, per somiglianza, " lingua di cane" nell'immaginario collettivo le attribuisce la facoltà di attrarre, di bloccare e di far tacere i cani.
Il sapore della piantaggine ricorda quello dei funghi ed è noto il suo uso culinario, nell'antica Roma le foglie tritate si univano alle uova per un'ottima frittata, nel Medioevo si preparava la zuppa di piantaggine con le foglie cotte nel brodo vegetale o di carne insieme all'aglio e alla cipolla; i semi polverizzati si aggiungevano alla farina per preparare le focacce e il pane mentre oggi le foglie arricchiscono le insalate, servono per i ripieni, pestate con formaggio noci e olio per il pesto, i boccioli possono essere sbollentati e saltati in padella, acidificati e lasciati asciugare si possono conservare sott'olio.

Plantago minore - Foglie

"Nomi. Gre. ἀρνόγλωσσον .Lat. Plantago. lta.Pìantagine & centinerbia. Arab. Lisete, overo lesamalbamel. Ger. yuegerich. Spagn. Lhantem o tamehangem, Franz. plantain.
Spetie. Ritrovasene de tre spetie, maggiore cioè, mezana ,& minore, chiamata lancinola per la similitudine, che le frondi sue per esser lunghe e apputate, hanno con i ferri delle lancie.
Forma. La maggiore per haver larga fronde, ha sette nervi la mezana cinque, Si la minore tre. La maggiore ha sette nervi, & qualche volta più, è chiamata settenerbio. La mezana per haverne cinque è chiamata cinquenerbio. La minore ha le frondi più strette più lunghe, che tenere, più liscie, & più sottili: i fusti angolosi, inchinati à terra, i fiori pallidi; & il seme nella sommità de i fusti nel resto è simile alla piantagìne mezana. La maggiore è più grossa, & più bella, con frondi più larghe. Il cui fusto è angoloso, rossigno, alto un gombito, tutto pieno dal mezo alla cima di picciol seme, sono le sue radici tenere, pelose bianche, & grosse un dito.
Loco. Nasce la piantagine in luoghi humidi, appresso à i larghi, & stagni, nelle piazze, & per le siepi,& per le strade, la minore nasce per tutto.
Qualità. Ha la piantagine in sé misto temperamento: imperoche si ritrova in essa certa facultà acquea, & frigida, & austera ancora. Il perché ha del terrestre frigido, & secco: & però infrigida, & disecca nel
secondo grado.
Virtù. Dì dentro. Il seme di tutte le piantagini, trito in polvere, & incorporato con un uovo, & di poi cotto a modo d’una frittata sopra una tegola infocata, giova mangiato caldo alla dissenteria, & a i vomiti stomacali, massimamente continuandosi di mangiarlo spesso. Et il medesimo fanno le foglie fresche cotte con aceto & sale, & il medesimo opera parimente il seme polverizzato & bevuto. L’ Acqua stillata dalle fronde bevuta, giova a quelli che sputano & orinano sangue, & ancora a i tisici. Tre radici di piantagine cotte in vino resistono alla febre terzana, e quattro alla quartana: ma più efficace è à questo effetto. L’acqua lambiccata, bevutane un bicchierino, avanti al paroxismo della febre. La medesima bevuta per quaranta giorni al peso di quattro once giova a gli hidropici, & alla tosse calda. Sana l'ulcere del polmone, & il mal caduco. Ammazza i vermini. Ristagna ancora i mestrui, Se sana tutti i difetti interni del corpo, il medesimo opera il suo succo per alquanti giorni bevuto. Darsi invece di bietola nelle lenticchie: & mangiasi contra l’hidropisia acquatica, con questo però, che mangino prima gli hidropici cose secche senza bere, & mangiando la in mezo del cibo. Dassi contra al mal caduco, & a gli stretti di petto. Dansi a mangiare con vino passo le frondi, & le radici nell'ulcere delle reni & della vescica. Le foglie dell’herba secche, sono di più secca & di più sottile facultà. Usano molti per l’oppilationi del fegato. Se delle reni non solamente le radici; ma ancora le foglie, & molto più il seme. Imperoche quello ha in sé una certa virtù astersiva, la quale si può ancora assai conoscere nell'herba verde, quantunque ella sia vinta da l’humidità. Il succo della piantagine dassi con utilità grande insieme con boloarmeno, & pietra hematite ne gli sputi del sangue. Mscolato con succo di millefoglio, vale a coloro, che orinano il sangue, continuando di berlo più giorni da digiuno massimamente aggiuntovi una dramma di filonio persico.
Virtù. Di fuori, il succo ò L’acqua stillata, giova à i frenetici, applicato alla fronte; Messo ne gli
occhi mitiga le loro infiammagioni, et le mondifica, & netta. Messo nelle orecchie, restituisce l’udito. Sana l’ulcere della bocca, & della gola facendone gargaritio. Pesta l’herba & applicata, sana le lichene, le fistole, i carbòcelli, & altri difetti. Téperato il succo, ò l'acqua co’l sempre vivo, mitiga l'erisipile, & l'altre infiammagioni. Le foglie fresche peste, & impiastrate, guariscono le volatiche, & parimente tutti i difetti del sedere, cioè le setole, i fichi, l'enfiagioni, le emorrhoidi, et i thimi. Vagliono ancora nel principio alle podagre calde, & à tutti i mali delle dita. Impiastrate nelle dislogagioni, non solamente ne levano il dolore, ma prohibiscono, che non si enfiano, & non si infiammano, ma bisogna aggiungervi un poco di sale, quando si pestano. Vagliono oltre à ciò alle percosse delli sassi, o delle bastonate, & à coloro che cascano d’alto, non solamente impiastrate, ma ancora prese dentro per bocca. Il succo incorporato con olio rosato, & messo sopra la fronte, mitiga il dolore del capo. causato da humori caldi.
Il succo mescolato con aceto, & sacco di solatro, & di sempre vivo, & applicato con pezze di tela vecchia, sana l'erisipile.
L’ Acqua destillata di piantagine, incorporata con aceto ben forte, ristagna il sangue del
naso, & bagnandovisi dentro i fazzoletti, si mette in su le piante dei piedi, in su le palme delle mano, & sopra la region del fegato. Sono alcuni, che portano le radici della piantagine al collo, per cacciar via, & risolvere le scrofole. La polvere della piantagine secca, ammazza i vermi ne l'ulcere putride."

Herbario nuovo
Castore Durante


La piantaggine è originaria dell'Europa e dell'Asia centrale e settentrionale, appartiene alla famiglia delle Plantaginaceae che comprende circa 270 specie, perenni, biennali e annuali, di cui 16 spontanee si trovano in Italia, tra le più comuni la plantago major, la plantago media e la plantago minore o lanceolata.
La plantago minor, piantaggine minore, llantén menor e cinco venas in spagnolo, ribwort plantain e narrow-leaf plantain in inglese, spitzwegerich in tedesco, llantain lancéolé in francese è un'erba perenne, il fusto eretto e sottile, evidente rispetto alle altre specie, le foglie lunghe e strette sono lanceolate con nervature parallele, i fiori bianchi che virano verso il giallo chiaro sono riuniti in una spiga cilindrica corta e compatta, i semi scuri e piccoli sono contenuti in capsule che si aprono a maturazione.

Plantago minore - Foglie

" È buona per arredare gli Sputi di Sangue, la Dissenteria, e gli altri corsi di ventre ed emorragie. Se vuolsi renderla anche più astringente, vi si possono mescolare della Terra sigillata, del Corallo preparato, della Pietra ematite di ognuno due scrupoli. E’ anche bene alle volte il dissolversi un poco di Laudano." 

Farmacopea universale che contiene tutte le composizioni di farmacia le quali sono in uso nella medicina
  Lémery Nicolas

Contiene acidi grassi come acido oleico, acido palmitico; alcaloidi come gli indicani; glicosidi iridoidi come aucubina e catalpolo, flavonoidi come quercetina, rutina; proteine; sali minerali come calcio, ferro, magnesio, manganese, potassio, silicio zinco, zuccheri come galattosi e glucosio.
Ha proprietà analgesiche, antiallergiche, antibatteriche, antinfiammatorie, antimicrobiche, astringenti, bechiche, cicatrizzanti, emollienti, espettoranti.
Trotula, la prima donna medico della Scuola Medica Salernitana, sosteneva che la capacità astringente della piantaggine riusciva a ridurre la cavità vaginale così tanto da far apparire vergine anche chi vergine non era.
Le tre specie di piantaggine di cui vi ho parlato sono in realtà intercambiabili tra di loro, le differenze possono riguardare la quantità di principi attivi presenti.

Plantago minore - Fiore

Perdita dei corsi lunari in femmina giovane, con frequenti febbri, e magrezza, per cagione di perdita di sangue dalle vene emorroidali

"... Inerendo adunque ai loro proprj pensieri, commendo sommamente il desistere per l'avvenire da ogni rimedio acciajato, quantunque forte di somma piacevolezza, per isfuggire ogni pericolo, che il sangue nuovamente rarefacendosi torni al ìlio solito flusso dalle vene emorroidali: commendo parimente l'astenersi dall'uso di qualsivoglia solvente, ancorché debolissimo, dato per bocca, per tema, che la sua facoltà irritativa, e pungente, oltre all'essere impropria alla languidezza di quello corpo, non sia ingiuriosa ai sopraddetti canali, pur troppo irritati, ed offesi; onde in difetto del naturale benefizio del corpo mi prevarrei di alcuno clistere composto o di latte, o di acqua di piantaggine, o di orzo, con pochissimo stimolo di sale comune, misto con una moderata porzione di vetriolo abbruciato ridotto in polvere, del quale il celebre Eurnio fa grandi encomj nei flussi del sangue dalle morici, chiamandolo un rimedio invitto ..." 

Consulti medici 
Giuseppe del Papa 

Una delle caratteristiche della piantaggine è quella di crescere nei terreni altamente compatti e argillosi per cui nel linguaggio dei fiori può rappresentare anche la forza e la resistenza, un rametto può andare a comporre il mazzetto delle sette o nove erbe di San Giovanni, entrambi i numeri sono sacri.

N.B. Nei miei post i principi attivi delle piante, lì dove è possibile, sono elencati in ordine alfabetico e non in ordine di quantità perché lo scopo è informativo-storico e non medico.

Per chi è interessato
Brucia con le coccole il legno di ginepro
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...