domenica 19 marzo 2023

Laetáre, Ierúsalem, et convéntum fácite

Laetáre, Ierúsalem, et convéntum fácite - Candela della Quarta Domenica di Quaresima

Candela della Quarta Domenica di Quaresima

La Quarta Domenica di Quaresima è conosciuta come Laetáre - Rallegratevi dalla prima parola del primo verso dell'introito che apre la celebrazione:

Laetáre, Ierúsalem,
et convéntum fácite,
omnes qui dilígitis eam.

Gaudéte cum laetítia, qui in tristítia fuístis,
ut exsultétis,
et satiémini ab ubéribus consolatiónis vestrae.

Rallegratevi con Gerusalemme,
esultate per essa
tutti voi che l'amate.

Sfavillate con essa di gioia
tutti voi che per essa eravate in lutto.
Così sarete allattati e vi sazierete
al seno delle sue consolazioni;

Isaia 66, 10-11

Croce delle Domeniche di Quaresima

Croce delle Domeniche di Quaresima

È detta anche Domenica del Cieco Nato perché si rievoca l'incontro di Gesù con il cieco a cui dona la vista.

" Passando vide un uomo che era cieco fin dalla nascita.
I suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: “Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”.
Gesù rispose: “Non hanno peccato né lui né i suoi genitori, ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui.
Bisogna che io compia le opere di colui che mi ha mandato, mentre è giorno; la notte viene in cui nessuno può operare.
Mentre sono nel mondo, io sono la luce del mondo”.
Detto questo, sputò in terra, fece del fango con la saliva, ne spalmò gli occhi del cieco
e gli disse: “Va', làvati nella vasca di Siloe (che significa 'Mandato')”. Egli dunque andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Perciò i vicini e quelli che l'avevano visto prima, perché era mendicante, dicevano: “Non è questi colui che stava seduto a chiedere l'elemosina?”.
Alcuni dicevano: “È lui”. Altri dicevano: “No, ma gli somiglia”. Egli diceva: “Sono io”.
Allora essi gli domandarono: “Com'è che ti sono stati aperti gli occhi?”.
Egli rispose: “Quell'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me ne ha spalmato gli occhi e mi ha detto: 'Va' a Siloe e làvati'. Io quindi sono andato, mi sono lavato e ho recuperato la vista”.
Ed essi gli dissero: “Dov'è costui?”. Egli rispose: “Non so”.
Condussero dai farisei colui che era stato cieco.
Ora era in giorno di sabato che Gesù aveva fatto il fango e gli aveva aperto gli occhi.
I farisei dunque gli domandarono di nuovo anche loro com'egli avesse recuperato la vista. Ed egli disse loro: “Egli mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo”.
Perciò alcuni dei farisei dicevano: “Quest'uomo non è da Dio perché non osserva il sabato”. Ma altri dicevano: “Come può un uomo peccatore fare tali miracoli?”. E vi era disaccordo fra loro.
Essi dunque dissero di nuovo al cieco: “E tu, che dici di lui, poiché ti ha aperto gli occhi?”. Egli rispose: “È un profeta”.
I Giudei dunque non credettero che lui fosse stato cieco e avesse recuperato la vista, finché non ebbero chiamato i genitori di colui che aveva recuperato la vista,
e li ebbero interrogati così: “È questo vostro figlio che dite essere nato cieco? Come mai dunque ora ci vede?”.
I suoi genitori risposero: “Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco,
ma come ora ci veda, non lo sappiamo né sappiamo chi gli abbia aperto gli occhi; domandatelo a lui; egli è adulto, parlerà lui di sé”.
I suoi genitori dissero questo perché avevano paura dei Giudei, poiché i Giudei avevano già stabilito che, se uno avesse riconosciuto Gesù come Cristo, sarebbe stato espulso dalla sinagoga.
Per questo i suoi genitori dissero: “Egli è adulto, domandatelo a lui”.
Essi dunque chiamarono per la seconda volta l'uomo che era stato cieco e gli dissero: “Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quell'uomo è un peccatore”.
Egli rispose: “Se egli sia un peccatore, non so, una cosa so: che ero cieco e ora ci vedo”.
Essi allora gli chiesero: “Che ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?”.
Egli rispose loro: “Ve l'ho già detto e voi non avete ascoltato, perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?”.
Essi lo insultarono e dissero: “Sei tu discepolo di costui, ma noi siamo discepoli di Mosè.
Noi sappiamo che a Mosè Dio ha parlato, ma riguardo a costui non sappiamo di dove sia”.
Quell'uomo rispose e disse loro: “Questo poi è strano: che voi non sappiate di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi!
Si sa che Dio non ascolta i peccatori, ma, se uno è pio verso Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta.
Da che mondo è mondo non si è mai udito che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33 Se quest'uomo non fosse da Dio, non potrebbe fare nulla”.
Essi risposero e gli dissero: “Tu sei tutto quanto nato nel peccato e insegni a noi?”. E lo cacciarono fuori.
Gesù udì che l'avevano cacciato fuori e, trovatolo, gli disse: “Credi tu nel Figlio di Dio?”.
Colui rispose: “Chi è, Signore, perché io creda in lui?”.
Gesù gli disse: “Tu l'hai già visto; egli è colui che ti sta parlando”.
Ed egli disse: “Signore, io credo”. E lo adorò.
Gesù disse: “Io sono venuto in questo mondo per fare un giudizio, affinché quelli che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi”.
Quelli dei farisei che erano con lui udirono queste cose e gli dissero: “Siamo ciechi anche noi?”.
Gesù rispose loro: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato, ma, siccome dite: 'Noi vediamo', il vostro peccato rimane”. "

Giovanni 9, 1-41

Petali di rosa

Diffusore con petali di rosa per la Quarta Domenica di Quaresima

Diffusore con petali di rosa per la Quarta Domenica di Quaresima

Con la Domenica Laetáre entriamo nella seconda metà della Quaresima e dalle tenebre iniziamo a muoverci verso la luce.
Oggi si benedice la Rosa d'Oro, simbolo di Cristo e della gioia per l'arrivo della Pasqua, composta da un tralcio la cui rosa centrale ha tra i petali una teca che contiene il santissimo Crisma consacrato il Giovedì Santo, balsamo e  muschio profumato.
Ogni anno ben prima del 1049 i Papi la benedicevano nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme e l'assegnavano a uomini e luoghi che meritavano di spargere il profumo di Gesù nel mondo. Nel 1910 Pio X abrogò il riconoscimento che venne però ripristinato da Pio XII nel 1941.
Il cerimoniale incluse la presenza di un latore fino alla riforma del 1968.
Potete intravedere la Rosa d'Oro tra le mani di Nostra Madre dell'Evangelizzazione in Piazza Major di Lima


Lieta Quarta Domenica di Quaresima e grazie a voi per i saluti e per gli auguri.
Buon onomastico a chi si chiama Giuseppe o Giuseppa e un grande abbraccio a tutti i papà!


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domenica 12 marzo 2023

Oculi mei semper ad Dóminum

Oculi mei semper ad Dóminum - Candela della Terza Domenica di Quaresima

Candela della Terza Domenica di Quaresima

La Terza  Domenica di Quaresima è conosciuta come
Oculi - Occhi dalla prima parola del primo verso dell'introito che apre la celebrazione:

Oculi mei semper ad Dóminum,
quia ipse evéllet de láqueo pedes meos.
Réspice in me et miserére mei,
quóniam únicus et pauper sum ego.

I miei occhi sono sempre rivolti all'Eterno,
perché egli è quel che trarrà i miei piedi dalla rete.
Volgiti a me e abbi misericordia, Signore,
perchè sono solo e afflitto.

Salmo 25, 15-16

Croce delle Domeniche di Quaresima

Croce delle Domeniche di Quaresima

È detta anche Domenica della Samaritana perché si rievoca l'incontro di Gesù con la samaritana presso il pozzo di Giacobbe
 
" Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio:
qui c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno.
Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: «Dammi da bere».
I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi.
Ma la Samaritana gli disse: «Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani.
Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva».
Gli disse la donna: «Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva?
Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?».
Rispose Gesù: «Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete;
ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna».
«Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua».
Le disse: «Va' a chiamare tuo marito e poi ritorna qui».
Rispose la donna: «Non ho marito». Le disse Gesù: «Hai detto bene "non ho marito";
infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero».
Gli replicò la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta.
I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre.
Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei.
Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori.
Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità». 
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa».
Le disse Gesù: «Sono io, che ti parlo».
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: «Che desideri?», o: «Perché parli con lei?». 
La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente:
«Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?». 
Uscirono allora dalla città e andavano da lui.
Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia».
Ma egli rispose: «Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». 
E i discepoli si domandavano l'un l'altro: «Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?».
Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 
Non dite voi: Ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura.
E chi miete riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda insieme chi semina e chi miete. 
Qui infatti si realizza il detto: uno semina e uno miete.
Io vi ho mandati a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto».
E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni.
Molti di più credettero per la sua parola
e dicevano alla donna: «Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». "

Giovanni 4, 5-42

Acqua elemento della Terza Domenica di Quaresima

Diffusore con acqua e olio essenziale di garofano rosso per la Terza Domenica di Quaresima

Diffusore con acqua e olio essenziale di garofano rosso

Oggi i chicchi di grano benedetti si seminano in un piatto su uno strato di cotone inumidito e si lasciano germinare al buio, la sera del Giovedì Santo i germogli adorneranno l'altare della reposizione e le tavole pasquali.
In alcune regioni la semina viene eseguita il primo venerdì di marzo o il primo venerdì di Quaresima.

Chicchi di grano benedetti

Chicchi di grano seminati sul cotone per l'altare della reposizione del Giovedì Santo

Lieta Terza Domenica di Quaresima


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mercoledì 8 marzo 2023

Sepolta viva

" In quell’anno la vestale Minucia, dapprima sospettata per la sua eccessiva eleganza, poi accusata presso i pontefici dalla delazione di uno schiavo, per decreto pontificale fu interdetta dagli uffici sacri e obbligata a tenere sotto la sua potestà gli schiavi, e poi processata e condannata fu sepolta viva presso la porta Collina accanto alla via lastricata nel campo Scellerato (credo che questo nome sia derivato dalla violazione della castità ad opera della vestale). "

Ab Urbe Condita - Dalla fondazione di Roma - Libro VIII
Tito Livio
A cura di Luciano Perelli

Minucia condotta a Campus Sceleratus

Minucia condotta a Campus Sceleratus

Minucia apparteneva all'ordine sacerdotale delle vestali ma, il suo modo di vestire era ritenuto eccessivo per il ruolo che rappresentava, nel 337 a.C. venne accusata di impudicizia e dopo esser stata processata fù sepolta viva nel terrapienno di Porta Collina chiamato Campus Sceleratus di cui ho parlato nel post Il fuoco sacro di Vesta.
Il decreto pontificale la costrinse a non liberare i suoi schiavi per indurli sotto tortura a testimoniare contro di lei.

Lieta Giornata Internazionale della Donna

domenica 5 marzo 2023

Reminíscere miseratiónum tuárum

Reminiscere miserationum tuarum - Candela della Seconda Domenica di Quaresima

Candela della Seconda Domenica di Quaresima

La Seconda Domenica di Quaresima è conosciuta come Reminiscere - Ricordati dalla prima parola del primo verso dell'introito che apre la celebrazione:

Reminíscere miseratiónum tuárum,
Dómine, et misericórdiae tuae,
quae a saeculo sunt.

Ne umquam dominéntur nobis inimíci nostri;
líbera nos, Deus Israel, ex ómnibus angústiis nostris.

Ricordati, o Eterno, delle tue compassioni
e della tua bontà; perché sono eterne.

Non trionfino su di noi i nostri nemici;
libera il tuo popolo, Signore, da tutte le sue angosce.

Salmo 25, 6-7

Croce delle Domeniche di Quaresima

Croce delle Domeniche di Quaresima

È detta anche:
Domenica di Abramo perché si ricorda la vocazione di Abramo che lascia la sua terra di origine e stringe un patto con Dio
Domenica della Trasfigurazione perché si rievoca la Trasfigurazione di Cristo

" Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni, suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte.
E fu trasfigurato davanti a loro; la sua faccia risplendé come il sole e i suoi vestiti divennero candidi come la luce.
Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che stavano conversando con lui.
E Pietro prese a dire a Gesù: “Signore, è bene che stiamo qui; se vuoi, farò qui tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia”.
Mentre egli parlava ancora, una nuvola luminosa li coprì della sua ombra ed ecco una voce dalla nuvola che diceva: “Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo”.
E i discepoli, udito ciò, caddero con la faccia a terra e furono presi da gran timore.
Ma Gesù, accostatosi, li toccò e disse: “Alzatevi e non temete”.
Ed essi, alzàti gli occhi, non videro nessuno, se non Gesù tutto solo.
Poi, mentre scendevano dal monte, Gesù diede loro quest'ordine: “Non parlate di questa visione a nessuno, finché il Figlio dell'uomo non sia risuscitato dai morti”. "

Matteo 17, 1-9

Salvia

Diffusore con fiori e foglie di salvia  per la Seconda Domenica di Quaresima

Diffusore con fiori e foglie di salvia  per la Seconda Domenica di Quaresima

Lieta Seconda Domenica di Quaresima


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mercoledì 1 marzo 2023

Il fuoco sacro di Vesta

" ... Perchè Vesta eziandio spicchi d'intatto
Fogliame adorna, or è dal sacro loco.
Del Frigio altare il secco lauro estratto.
Dicesi ( e aggiunge a ciò di fé non poco )
Che nuova fìamma arde nel tempio occulto
E ha più vigore il rinnovato foco ... "

Fasti - Libro III
Ovidio
Traduzione Giambatista Bianchi

Vestale - L'Antica Roma - 1796 - Jacques Grasset de Saint Sauveur

Vestale - L'Antica Roma - 1796 - Jacques Grasset de Saint Sauveur

Se oggi con l'immaginazione tornassimo nell'antica Roma potremmo partecipare all'anni sacri initium - l'inizio dell'anno sacro, il capodanno religioso che celebra le Matronalia dedicate a Giunone Lucina e le Feriae Martis che prevedono la processione degli Ancili e la rievocazione dell'unione di Marte e di Rhea Silvia da cui nascono Romolo e Remo.
La figlia di Numitore ad Alba Longa è dedita a quel culto di Vesta che segna il passaggio dalla vita nomade a quella stanziale in cui la famiglia patriarcale costituisce il primo nucleo sociale che si riunisce attorno al focolare domestico sotto l'egida della dea che viene poi adottata da Roma perché è funzionale per la sua struttura di città-stato che vuole un emblema che garantisca la grandezza e l'imperitura esistenza dell'Urbe in cui i cittadini possano riconoscersi e attorno al quale possano aggregarsi. 
Nel Foro la ritualità dell'inestinguibile fuoco sacro travalica la sua originaria connotazione privata e acquista quella pubblica con le vestali che lo alimentano, lo custodiscono e lo rinnovano annualmente il primo di marzo: sull'ara dell'Aedes Vestae - Tempio di Vesta il fuoco viene spento, nell'Atrium Vestae - Casa delle Vestali, viene riacceso strofinando due legni di un arbor felix - albero fruttifero e in un crivello di bronzo viene riportato sull'ara purificata, insieme al tempio e agli altri oggetti sacri, con acqua prelevata alla fonte di Egeria nel bosco delle Camenae; i nuovi rami di alloro raccolti nel lucus Vestae - bosco di Vesta completano l'allestimento.
Numa Pompilio nel suo ruolo di primo pontefice massimo, come ci spiega Plutarco ha il compito:

"di sorvegliare le vergini sacre, chiamate Vestali."

ed è proprio a lui che:

"si attribuisce la consacrazione delle vergini Vestali e in generale il culto e la venerazione del fuoco perenne che esse custodiscono, sia che intendesse affidare a persone incorrotte e incontaminate l’essenza pura e incorruttibile del fuoco, sia che ne associasse alla verginità la natura improduttiva e infeconda."


" ... Si dice che le prime vergini a essere consacrate da Numa furono Gegania e Verenia; fu poi la volta di Canuleia e Tarpea; più tardi Servio ne aggiunse altre due, e il numero complessivo si è conservato fino ai nostri giorni ... "

Vite Parallele - Libro IV
Plutarco
 A cura di Angelo Meriani, Gabriele Marasco e Rosa Giannattasio Andria

Le sacerdotesse di Vesta durante l'epoca regia vengono scelte dai re, probabilmente in maniera diretta, tra le figlie dei cittadini appartenenti alla nobilitas romana mentre durante l'epoca repubblicana la scelta è fatta dal pontefice massimo che eredita il potere religioso del re e seleziona una ventina di ragazze, provenienti anche dal ceto meno agiato, tra le quali la sorte, su cui opera la divinità, designa la vestale. Da Aulo Gellio sappiamo che:

"... è sacrilegio prenderla che sia minore di sei anni e maggiore di dieci; che sia orfana di padre o di madre; che abbia difetti di pronuncia o sia minorata nell’udito o comunque segnata da un difetto fisico; che sia essa, o il padre suo, nella condizione di emancipato anche se, vivente il genitore, sia sotto la potestà del nonno; che i suoi genitori, uno o entrambi, siano stati in schiavitù o pratichino mestieri ignobili. Affermano però che anche quella di cui sia stata già scelta una sorella per quel sacerdozio, ha diritto all’esenzione; e così pure quella il cui padre sia flamine o augure o uno dei quindecenviri per le cerimonie sacre o dei settenviri epuloni o salio. Anche alla promessa sposa del pontefice e alla figlia del trombettiere di cerimonie è d’uso attribuire la dispensa da tale sacerdozio. Inoltre ... non si deve scegliere la figlia di chi non abbia il domicilio in Italia, e  - probabilmente in un'evoluzione successiva con l’introduzione dello ius trium liberorum del 18 a.C. -  ... va esentata quella di chi abbia tre figli ... "

Notte attiche
Aulo Gellio
A cura di Giorgio Bernardi Perini

Il rito della virginis capio - presa della vergine, che spezza la potestas della famiglia di origine e cambia lo stato sociale di colei che viene consacrata vestale, punta su una fanciulla che ha dai sei ai dieci anni di vita perché non è ancora entrata nella fase puberale e può offrire una purezza fisica e mentale non inficiata da alcuna attività sessuale che le permette di rappresentare in toto Roma e i romani; per ufficializzare il passaggio dalla sfera privata a quella pubblica, che giuridicamente la renderà sui iuris - indipendente, non più soggetta all'auctoritas tutoris - autorità del tutore, e le garantirà il diritto, negato alle donne comuni, di gestire le proprie finanze, di acquistare o vendere beni, di far testamento o di liberare uno schiavo, siede sulle ginocchia del padre e aspetta che il pontefice massimo, recitando questa formula: «Così io ti prendo, o Amata, come sacerdotessa vestale per celebrare i riti che una sacerdotessa vestale è giusto che celebri nell’interesse del popolo romano e dei Quiriti, essendo compiutamente idonea secondo la legge», la sottragga all'abbraccio del genitore afferrandola per una mano come se fosse una preda di guerra.

" Che il pontefice massimo la chiami, nell’atto di prenderla, col nome di Amata, si deve al fatto che di tale nome, secondo la tradizione, era colei che fu presa per prima. "

Notte attiche
Aulo Gellio
A cura di Giorgio Bernardi Perini

L'ingresso nell'Atrium Vestae prevede il taglio dei capelli della nuova vestale acconciati in sēni crīnes - ciocche, trecce a sei a sei che attorcigliate avvolgono il capo con tre estremità che si appoggiano sui due lati del collo, la chioma tagliata simbolo di iniziazione e d'uscita dall'infanzia viene disposta su un albero di loto definito arbor capillata:

" ... a Roma si sa di un loto nello spiazzo del tempio di Lucina, che fu costruito nell'anno privo di magistrati, nel 379 dalla fondazione di Roma [375 a. C.]. Non si sa di quanto l'albero sia piu antico del tempio, ma che sia piu antico non c'è dubbio, perché è da quel bosco che Lucina ebbe il nome: perciò
questa pianta ha circa 500 anni. Piu antico, ma la sua età non è conosciuta con precisione è il loto che viene detto crinito perché vi vengono portati i capelli delle vergini Vestali ..."

Storia Naturale - XVI
Plinio il Vecchio
Traduzione Francesca Lechi

Vestale con sēni crīnes

Vestale con sēni crīnes

Le sēni crīnes simboleggiano la purezza e la verginità, caratterizzano l'aspetto delle vestali e possono essere coperte da un'infŭla - benda sacra, accostata solitamente alle vittae crinalis, che indica la dignità sacerdotale o da un suffībŭlum - velo bianco quadrangolare, fermato da una fībŭla - fibbia, indossato durante i sacrifici. 

Vestale con infŭla

Vestale con infŭla

Vestale con suffībŭlum

Vestale con suffībŭlum

L'abito originariamente bianco successivamente ornato di porpora consiste in una veste di lino o di cotone detta carbăsus - càrbaso ed è annodata con il cingŭlum - cordoncino sacerdotale di lana; non è guarnita con gioielli, solo la Virgo Maxima, nella tarda età imperiale, per distinguere il suo status di gran sacerdotessa più anziana porta un medaglione al collo; le scarpe sono morbide di feltro o di pelle con la punta chiusa. 

Veste della vestale

Veste della vestale

Le vestali conducono la loro vita nell'Atrium e devono mantenersi caste e pure per i trentanni a venire; possono uscire solo per assolvere le funzioni che il ruolo assunto richiede; per strada le loro lettighe sono precedute dai littori che le proteggono dai maleintenzionati con delle verghe così come si usa per i consoli e i pretori che se le incrociano gli cedono il passo in segno di rispetto mentre i loro littori abbassano le verghe; se incontrano un condannato a morte possono concedergli la grazia mentre chiunque passi sotto la loro lettiga viene condannato a morte.
Nel primo decennio di sacerdozio imparono i loro compiti, nel secondo li mettono in pratica e nel terzo li insegnano alle nuove arrivate.

" ... dopo questo periodo, a chi lo voglia viene concesso anche di sposarsi, e volgersi a un altro tipo di vita, dopo aver abbandonato il servizio religioso.
Ma si dice che non molte abbiano approfittato di questa facoltà, e che quelle che lo fecero non ebbero una sorte felice: anzi, trascorso il resto della vita nel pentimento e nello sconforto, indussero nelle altre un tale terrore degli dèi, da indurle a perseverare nella continenza enella verginità fino alla vecchiaia e alla morte."

Notte attiche
Aulo Gellio
A cura di Giorgio Bernardi Perini

Sè una vestale commette un errore lieve viene fustigata dal pontefice massimo in un luogo buio coperta da un velo, sè invece perde la verginità, poiché è considerata madre di Roma e dei romani, viene ritenuta colpevole di incestus, responsabile di un attentato alla pax deorum e alla grandiosità dell'Urbe per cui sarà frustata a morte insieme all'amante.
Con Tarquinio Prisco la violenza fisica per l'inadempimento del voto di castità lascia il posto a una pena ancor più raccapricciante: su un terrapieno nei pressi di Porta Collina, che prenderà il nome di Campus Sceleratus - Campo Scellerato, si scava un antro sotterraneo, corredato di un letto, di coperte, di una lampada, di olio, di acqua, di latte e di pane, per ospitare la vestale che vi sarà seppellita viva dopo esser stata privata delle insegne sacerdotali e trasportata completamente coperta, imbavagliata e legata su una lettiga attraverso il Foro seguita in silenzio dal pubblico.
Il pontefice massimo reciterà una preghiera alzando le mani al cielo, la vestale verrà slegata e fatta scendere con una scala in quella che diverrà la sua dimora eterna su cui sarà versato un cumulo di terra poi livellato alla stessa altezza del terreno circostante.

" Non puniscono in altro modo le sante vergini che sono state sedotte, se non seppellendole vive. Perché?
Forse perché cremano i morti, e non era giusto dare sepoltura con il fuoco a chi non aveva custodito piamente il fuoco divino.
Oppure pensavano che non fosse conforme alla norma distruggere un corpo consacrato alle più importanti cerimonie del culto e accostare le mani a una donna sacra. Perciò, decidendo di lasciarla morire, la facevano scendere sotto terra in una stanza fabbricata, dove si trovavano una lampada accesa,
pane e un po’ di latte e di acqua; poi coprivano di terra la stanza dall’alto. E neppure dopo essersi purificati in questo modo hanno evitato il timore superstizioso, ma fino ad oggi i sacerdoti, recandosi sul posto, fanno ivi offerte funebri ... "

Questioni Romane
Plutarco
Traduzione Nino Marinone

Dopo 1150 anni le condizioni sociali di Roma mutano e anche le sue necessità funzionali per cui il culto di Vesta viene abolito nel 394 d. C. con i decreti teodosiani:

«L'Augusto Imperatore (Teodosio) ad Albino, prefetto del pretorio.

Nessuno violi la propria purezza con riti sacrificali, nessuno immoli vittime innocenti, nessuno si avvicini ai santuari, entri nei templi e volga lo sguardo alle statue scolpite da mano mortale perché non si renda meritevole di sanzioni divine ed umane. Questo decreto moderi anche i giudici, in modo che, se qualcuno dedito a un rito profano entra nel tempio di qualche località, mentre è in viaggio o nella sua stessa città, con l'intenzione di pregare, venga questi costretto a pagare immediatamente 15 libbre d'oro e tale pena non venga estinta se non si trova innanzi a un giudice e consegna tale somma subito con pubblica attestazione. Vigilino sull'esecuzione di tale norma, con egual esito, i sei governatori consolari, i quattro presidi e i loro subalterni.

Milano, in data VI calende di marzo sotto il consolato di Taziano e Simmaco.»

Codice Teodosiano, XVI.10.10

La chiusura del fuoco sacro la cui ultima vestale Virgo Maxima è Celia Concordia permette a Roma di non implodere su sé stessa e di innovarsi per continuare a vivere.
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