lunedì 27 gennaio 2014

" Per mia fortuna ... "


Primo Levi

"Per mia fortuna, sono stato deportato ad Auschwitz solo nel 1944, e cioè dopo che il governo tedesco, data la crescente scarsità di manodopera, aveva stabilito di allungare la vita media dei prigionieri da eliminarsi, concedendo sensibili miglioramenti nel tenor di vita e sospendendo temporaneamente le uccisioni ad arbitrio dei singoli.
Perciò questo mio libro, in fatto di particolari atroci, non aggiunge nulla a quanto è ormai noto ai lettori di tutto il mondo sull'inquietante argomento dei campi di distruzione. Esso non è stato scritto allo scopo di formulare nuovi capi d'accusa; potrà piuttosto fornire documenti per uno studio pacato di alcuni aspetti dell'animo umano. A molti individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che "ogni straniero è nemico". Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all'origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo*, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo. 
... Il bisogno di raccontare agli "altri" , di fare gli "altri" partecipi, aveva assunto fra noi, prima della liberazione e dopo, il carattere di un impulso immediato e violento, tanto da rivaleggiare con gli altri bisogni elementari: il libro è stato scritto per soddisfare a questo bisogno; in primo luogo quindi a scopo di liberazione interiore... "

 Se questo è un uomo 
Primo Levi

sillogismo* :

Tutti gli stranieri sono nemici (Premessa maggiore)
I nemici devono essere soppressi (Premessa minore)
Tutti gli stranieri devono essere soppressi (Conclusione)



Esprimo piena solidarietà alla comunità ebraica di Roma che nei giorni scorsi è stata attaccata con dei gesti di gretta meschinità ed inoltre come proprietaria di questo blog chiedo scusa per l'inopportuna pubblicità che il susseguente video propone con la conseguente e ovvia strumentalizzazione che non approvo e da cui mi dissocio; ho scelto non a cuor leggero di mostrarlo ugualmente augurandomi che possiate soffermarvi solo ed esclusivamente sulle immagini e la musica.




בְּגֵיא צַלְמָוֶת,
לֹא-אִירָא רָע
כִּי-אַתָּה עִמָּדִי
"
שִׁבְטְךָ וּמִשְׁעַנְתֶּךָ,
הֵמָּה יְנַחֲמֻנִי

Gam-Gam-Gam Ki Elekh
Be-Beghe Tzalmavet
Lo-Lo-Lo Ira Ra
Ki Atta Immadì
Gam-Gam-Gam Ki Elekh
Be-Beghe Tzalmavet
Lo-Lo-Lo Ira Ra
Ki Atta Immadì
Shivtekhà umishantekhà
Hema-Hema yenahmuni
Shivtechà umishantechà
Hema-Hema yenahmuni

Anche se andassi
nella valle oscura
non temerei nessun male,
perché Tu sei sempre con me;
"
Perché Tu sei il mio bastone, il mio supporto,
Con Te io mi sento tranquillo.

Gam Gam è un canto ebraico in cui viene riproposto il quarto versetto del Salmo 23 dell'Antico Testamento attribuito a re David, è stato composto da Elie Botbol ed eseguito dal coro franco-israeliano Chevatim ; 
nel film "Jona che visse nella balena" di Roberto Faenza viene insegnato dalla maestra ai bambini del lager e l'arrangiamento della versione cinematografica segue uno stile ritmato e melodico dalla poliedrica orchestrazione che viene chiamato klezmer - kley zemer - strumenti di canto, tipico della tradizione ebraica yiddish europea.

sabato 18 gennaio 2014

Gocce di pioggia









Nell'inverno che vede  il 1838 cedere il posto al 1839, Frédéric Chopin per alleviare i disturbi che la tisi gli provoca, si concede insieme alla compagna George Sand, un soggiorno nella certosa di Valldemosa sull' isola spagnola di Maiorca nell'arcipelago delle Baleari, qui le gocce di pioggia che assumono un aspetto greve, trasformandosi con l'immaginazione in lacrime, ispirano, come accenna la Sand nel suo libro "Storia della mia vita", il più famoso preludio composto da Chopin: "Preludio Op. 28, No. 15 Re bemolle Maggiore", conosciuto anche come "Preludio della Goccia di pioggia" 
 
" ... È là che egli compose le più belle fra quelle brevi pagine che intitolò modestamente Preludi 
… Ve n’è uno che gli fu ispirato da una di quelle lugubri serate di pioggia che gettano l’animo in un terribile stato di prostrazione. Quel giorno l’avevamo lasciato in buona salute, Maurice e io, per recarci a Palma e acquistare alcune cose di cui avevamo necessità. Era venuta la pioggia, i torrenti erano straripati, avevamo impiegato sei ore per percorrere tre leghe e trovarci, poi, nel mezzo di una inondazione. Rientrammo in piena notte, senza scarpe, abbandonati dal nostro vetturino, fra ogni sorta di pericoli. Ci affrettavamo pensando alla inquietudine del nostro ammalato: inquietudine che in effetti era stata viva, ma si era poi raggelata in una sorta di disperazione tranquilla, ed egli suonava piangendo il suo mirabile preludio. Vedendoci entrare balzò in piedi e lanciò un grido, poi, stravolto in viso e con voce strana, ci disse: "ah! lo sapevo che eravate morti!". Quando si riprese e dopo essersi reso conto dello stato in cui eravamo fu nuovamente colto dall’inquietudine per i pericoli che avevamo corso. In seguito mi confessò che mentre ci aspettava aveva visto tutto come in un sogno; poi, non riuscendo più a distinguere il sogno dalla realtà, si era calmato e quasi assopito suonando il pianoforte, persuaso di esser morto egli stesso. Si vedeva annegato in un lago, pesanti gocce d’acqua gelida gli cadevano sul petto con cadenza regolare, e quando gli feci notare il rumore delle gocce di pioggia che effettivamente cadevano ritmate sul tetto negò di averle udite. Si stizzì anzi della mia allusione a questa armonia imitativa e protestò con tutte le sue forze – e aveva ragione – contro la puerilità di queste imitazioni dell’orecchio. La sua composizione di quella sera era ben piena delle gocce di pioggia che risuonavano sulle tegole della certosa, ma esse si erano tradotte, nella sua anima e nel suo canto, in lacrime che cadevano dal cielo nel suo cuore..."



Se siete interessati alla vita di  questo grande compositore potete cliccare su Frédéric Chopin, un post di un comune amico blogger

lunedì 6 gennaio 2014

Il dono dei Magi

In questa Epifania, per ringraziarvi di tutti gli auguri che mi avete lasciato, vi propongo un testo ambientato tra la vigilia e il giorno di Natale, un testo che segue la via del cuore dei Re Magi che porta verso l'amore.

Buona Epifania a tutti
 e buon lavoro a tutte le sorelle Befane


Sembra che la mia Sorellina sia convinta che tutte le Befane in commercio con gli occhi azzurri mi somiglino, quest'anno oltre al nasone ho anche  un bel sorriso sdentato
1

Un dollaro e ottantasette cents. Era tutto. E sessanta cents erano in pennies. Pennies risparmiati uno o due per volta, contesi al droghiere e al verduraio e al macellaio, finché, convinti di taccagneria da quelle puntigliose trattative, le guance vi si coprono di rossore. Tre volte Della contò il denaro. Un dollaro e ottantasette cents. E l’indomani era Natale. Era chiaro: non c’era altro da fare che lasciarsi cadere sul nudo lettino e mettersi a urlare. E così appunto si comportò Della. E ciò vale a stimolare la riflessione morale che la vita è fatta di singhiozzi, sospiri e sorrisi, con una certa preponderanza di sospiri. Mentre la signora della casa gradualmente trapassa dal primo al secondo stadio, date una occhiata alla casa. Un appartamento ammobiliato a otto dollari per settimana. Non si può dire che superi qualsiasi descrizione: ma certo la mette a duro cimento. Nell’atrio, a pianterreno, stava una cassetta delle lettere in cui non entrava mai una lettera, ed un pulsante elettrico dal quale nessun dito umano avrebbe potuto estorcere un suono. A tutto ciò aggiungevasi un cartoncino recante il nome - Mr. James Dillingham Young -. Durante trascorsi periodi di prosperità, quando il proprietario guadagnava trenta dollari la settimana, quel - Dillingham - aveva garrito al vento. Ora, ridottosi il reddito a venti dollari, le lettere del - Dillingham - apparivano confuse, quasi meditassero seriamente di contrarsi in un modesto, sommesso D. Ma ogni qualvolta Mr. James Dillingham Younh tornava a casa, al suo appartamento al piano di sopra, si sentiva chiamare - Jim - e grandemente lo coccolava la signora Dillingham Young, già presentatavi col nome di Della. E ciò è molto bello. Della portò a termine il suo pianto e si passò il piumino sulle guance. Poi si pose alla finestra a guardare stancamente il gatto grigio che percorreva la stecconata grigia del grigio cortile.
L’indomani era Natale, e lei aveva soltanto un dollaro e ottantasette cents per fare un regalo a Jim. Per mesi aveva risparmiato un cent dopo l’altro: e quello era il risultato. Con venti dollari la settimana non si fa gran che. Le spese erano state maggiori del previsto. Succede sempre così. Solo un dollaro e ottantasette per comprare un regalo a Jim. Al suo Jim. Molte ore felici ella aveva trascorso a pensare qualcosa di carino per lui. Qualcosa di bello e raro e autentico, qualcosa che non fosse troppo indegno dell’onore di appartenere a Jim. Tra le due finestre della stanza stava uno specchio stretto e alto. Forse voi li avete già visti, questi specchi da muro che si trovano negli appartamenti da otto dollari. Una persona agile e sottile può, cogliendo la propria immagine in una rapida sequenza di strisce longitudinali, pervenire ad un concetto sostanzialmente adeguato del proprio aspetto. Della, che era sottiletta, era padrona dell’arte. Con una piroetta improvvisa si scostò dalla finestra e ristette di fronte allo specchio. Gli occhi le splendevano intensamente, ma in venti secondi il suo volto perse ogni colore. Rapidamente si sciolse la chioma e la lasciò cadere per tutta la sua lunghezza.


2

Ora, di due possessi i Dillingham erano profondamente orgogliosi. Uno era l’orologio d’oro di Jim, che era stato di suo padre e del padre di suo padre. L’altro era la chioma di Della. Se la regina di Saba avesse abitato nell’appartamento di fronte, Della avrebbe lasciato pendere i capelli alla finestra per asciugarli, soltanto per fare scorno ai gioielli e ai doni di Sua Maestà. Se re Salomone fosse stato il portiere con tutti i suoi tesori ammucchiati in cantina, Jim avrebbe tratto dal taschino il suo orologio ogni qualvolta gli fosse passato davanti, per il solo gusto di vederlo strapparsi la barba per l’invidia. Così ora cadde la bella chioma di Della, ondeggiante e splendente come una cascata di acque scure. Le arrivò fin sotto il ginocchio, la avvolse quasi come un vestito. Poi Della la riavvolse, con gesti rapidi e nervosi. Parve esitare un istante, e rimase immobile, mentre una o due lacrime cadevano sul rosso tappeto frusto. Indossò la vecchia giacca marrone. Si mise in capo il vecchio capello marrone. Con un frullo di gonne, gli occhi ancora luccicanti, scivolò fuori della porta, scese le scale e raggiunse la strada. Si fermò davanti ad una insegna: " M.me Sofronie. Parrucche di ogni tipo ". Della salì di corsa una rampa di scale, e si fermò ansimante. Madame, ampia, troppo bianca, gelida, non aveva l’aria di una " Sofronie ".
" Volete comprare i miei capelli? " domandò Della.
" Io compro capelli " disse Madame.
 " Fate un po’ vedere ". Si disciolse la bruna cascata.
" Venti dollari " disse Madame, reggendo la massa con mano esperta.
" Datemeli subito " disse Della.
Oh, le due ore seguenti volarono su ali di rosa. Perdonate la trita metafora. Della andava setacciando un magazzino dopo l’altro, in cerca di un regalo per Jim. Lo trovò alla fine. Certamente era stato fatto per Jim e per nessun altro. Niente di simile aveva trovato in tutti gli altri negozi, e li aveva passati da cima in fondo. Era una catenella per orologio, da taschino, in platino, di casto e semplice disegno, che opportunamente manifestava il proprio valore per virtù della sola sostanza, senza far ricorso a indecorosi orpelli: come debbono tutte le buone cose. Era perfino degno dell’orologio. Non appena l’ebbe vista, ella seppe che spettava a Jim. Era come lui. Pregio e semplicità, la definizione valeva per entrambi. Le presero ventun dollari, ed ella si precipitò a casa con i suoi ottantasette cents. Con quella catena all’orologio, in qualsiasi compagnia si fosse trovato, Jim avrebbe potuto senza disdoro preoccuparsi di tanto in tanto del trascorrere del tempo. Per quanto meraviglioso fosse l’orologio, infatti, ora gli accadeva di scrutarlo con occhiate furtive, per via di quel vecchio cinturino di cuoio che usava in vece di catenella. Quando Della giunse a casa l’ebbrezza cedette un poco alla prudenza e alla ragione. Trasse fuori i ferri per arricciare i capelli, accese il gas, e si accinse a porre riparo al guasto fatto dalla generosità aggiunta all’amore. E questo è sempre un compito terribile, amici carissimi, un’impresa da mammut. Quaranta minuti dopo, Della aveva una testa coperta di ricci fitti e minuti, che la facevano del tutto somigliante ad uno scolaretto scapestrato. Considerò la propria immagine allo specchio, a lungo, minutamente, e con occhio critico.
"Se Jim non mi uccide prima di darmi una seconda occhiata , " si disse " dirà che sembro una corista di Coney Island. Ma che potevo fare, ahimè, che potevo fare con un dollaro e ottantasette cents? ".
Alle sette il caffè era fatto, e la padella era dietro la stufa, calda e pronta a cuocere le costolette. Jim non era mai in ritardo. Della chiuse nella mano la catenella dell’orologio e sedette su un angolo della tavola vicino alla porta. Poi udì il suo passo sulla prima rampa delle scale, e per un istante diventò pallida.
Aveva l’abitudine di dire piccole preghiere silenziose per le cose più semplici di ogni giorno ed ora ella sussurrò:  " Dio, per piacere fagli pensare che sono ancora carina ".
La porta si aprì, Jim entrò e la rinchiuse. Era assai magrolino, e d’aria tanto seria. Povero diavolo, soltanto ventidue anni e già con il carico di una famiglia! Aveva proprio bisogno di un cappotto nuovo, e non aveva guanti.

3 

Varcata la soglia, Jim si fermò immobile come un setter che abbia colto l’usta della quaglia. I suoi occhi erano fissi su Della, ed avevano una espressione che non riusciva di decifrare, che l’atterriva. Non era ira, né sorpresa, né biasimo, né orrore, né alcun altro sentimento che ella avesse previsto. La guardava con occhi fissi e intenti, e il suo volto aveva quella strana espressione. Cautamente Della scese dal tavolo e gli si avvicinò.
" Jim, caro, " gridò " non guardarmi a quel modo. Mi son fatta tagliare i capelli e li ho venduti perché non avrei potuto sopravvivere a questo Natale se non avessi potuto farti un regalo. Cresceranno di nuovo… A te non dispiace, vero? Dovevo farlo. I miei capelli crescono così alla svelta. Dimmi “Buon Natale”, Jim, e siamo felici. Tu non sai che bel regalo, che regalo splendido ho trovato per te ".
" Tu ti sei tagliata i capelli? " chiese Jim faticosamente, come se nemmeno dopo il più intenso sforzo mentale fosse riuscito ad afferrare quel fatto del tutto evidente.
 " Li ho tagliati e venduti " disse Della. " Non ti piaccio lo stesso? Sono io anche senza i miei capelli, vero? ".
Jim si guardò attorno con aria curiosa.
" Hai detto che i tuoi capelli non ci sono più? " disse, con un tono che rasentava l’idiozia.
" Non cercarli, " disse Della. " Li ho venduti, ti dico; li ho venduti, non ci sono più. E’ la vigilia di Natale. Sii buono con me, l’ho fatto per te. Forse i capelli che stavano sul mio capo erano contati, " proseguì con una subitanea dolce gravità " ma nessuno potrebbe mai misurare il mio amore per te. Vuoi che metta su le costolette, Jim? ".
Jim parve riscuotersi bruscamente dal suo stordimento. Abbracciò la sua Della. Per dieci secondi vogliamo il nostro sguardo discreto da un’altra parte. Che differenza vi è tra otto dollari alla settimana e un milione di dollari l’anno? Un matematico o un uomo di spirito ci darebbe la risposta sbagliata. Doni di gran pregio recarono i Magi, ma non questo. Oscura asserzione, che verrà chiarita più avanti.
Jim si trasse un pacchetto dalla tasca del cappotto e lo gettò sul tavolo. " Non fraintendermi, Della " disse. " Non penso che un taglio di capelli o una rasatura o uno sciampo possano rendere meno bella la mia ragazza. Ma se vorrai aprire quel pacchetto, capirai perché mi avevi fatto restare senza fiato ".
Candide dita ed agili lacerarono corda e carta. E poi un estatico grido di gioia; e poi, ahimè, un subito femmineo insorgere di isteriche lacrime e gemiti, che imposero l’immediato intervento di tutti i poteri consolatori del signore della dimora. Giacché lì stavano i pettini, tutta intera la serie dei pettini da porre sulla nuca e ai lati, che Della aveva a lungo vagheggiato in una vetrina di Broadway. Splendidi pettini, puro guscio di tartaruga con orli ingioiellati: e per l’appunto della tinta che si accordava alla splendida chioma svanita. Ed erano pettini di pregio, ella lo sapeva, ed il cuore li aveva bramati ed anelati senza alcuna speranza di possesso. Ora erano suoi, ma le trecce che dovevano adornarsi degli agognati ornamenti erano scomparse.
Ma se li strinse al seno, ed alla fine riuscì ad alzare i suoi occhi scuri e a sorridere mentre diceva: " I miei capelli crescono così alla svelta, Jim! ". E poi Della si mise a saltare come un gattino scottato e gridò: " Oh! oh! ".
Jim non aveva ancora visto il suo bel regalo. Della glielo porse ansiosamente sulla palma aperta. Il prezioso metallo opaco pareva balenare del riflesso della sua anima luminosa ed ardente.
" Non è un amore, Jim? Ho frugato tutta la città per trovarlo. Adesso dovrai guardare le ore cento volte al giorno. Dammi l’orologio. Voglio vedere come sta ".
Invece di ubbidire, Jim si lasciò andare sul letto, si mise le mani dietro la nuca e sorrise. " Della, " disse " mettiamo via i nostri regali di Natale per un po’ di tempo. Sono troppo belli per usarli subito. Io ho venduto l’orologio per comparti i pettini. Ora è forse il momento di mettere su le costolette ".


4

I Magi, come sapete, erano uomini saggi – uomini incredibilmente saggi – che portarono i doni al Bambino nella mangiatoia. Furono loro ad inventare l’arte di fare regali a Natale. Giacché eran saggi, non v’è dubbio che anche i loro regali fossero saggi, e probabilmente era possibile scambiarli, nel caso ve ne fossero due uguali. Io vi ho goffamente raccontato la povera cronaca di due sciocchi bambini che senza saggezza sacrificarono l’uno per l’altro i più grandi tesori della loro casa. Ma si dica un’ultima parola ai saggi dei nostri giorni: di tutti coloro che fanno doni, quei due furono i più saggi. Di tutti coloro che ricevono e fanno doni, questi sono i più saggi. Dovunque e sempre essi sono i più saggi. Sono loro i re Magi.

O. Henry

mercoledì 1 gennaio 2014

"Il significato del Capodanno"


"...festeggiamo il nuovo anno, fermiamoci a riflettere sull'anno che è appena passato per ricordarci sia i nostri trionfi che i nostri fallimenti e anche le promesse fatte e infrante... le volte che ci siamo aperti per vivere grandi avventure o ci siamo chiusi in noi stessi per paura di essere feriti. È questo il significato del Capodanno, avere un'altra occasione, l'occasione di perdonare, di fare meglio, di fare di più, di dare di più, di amare di più e di smetterla di pensare alle conseguenze, cominciare finalmente ad accettare quello che verrà. Ricordiamoci di essere buoni l'uno con l'altro, gentili l'uno con l'altro e non solo questa notte ma tutto l'anno!"

Claire Morgan - Hilary Swank
Capodanno a New York


Chi è interessato a conoscere le origini del Capodanno la cui radice si dipana tra gli antichi usi e costumi delle tradizione babilonese, egiziana, greca e romana può cliccare su Capodanno

Post programmato

Per ulteriori informazioni:

mercoledì 25 dicembre 2013

"Era la stessa mattina di Natale"


C'era un albero di Natale anche in casa di Maggie. Non aveva neanche un ramo decente per competere con l'albero di Ethel, le finiture erano così a buon mercato e povere che Celeste li avrebbe gettati nel cestino immediatamente. Intorno all'albero sul pavimento c'erano  alcuni piccoli giocattoli dozzinali  ed economici facili a deteriorarsi, ma per Maggie era uno squarcio di paradiso. Rimase nella sua piccola veste bianca da notte come era abituale per la sua mattina di Natale e si guardava intorno. L' intera famiglia era raggruppata intorno a lei, anche i fratelli più piccoli, che andavano a scuola perché non erano abbastanza grandi per lavorare, dimenticarono la loro gioia nel guardare la loro sorellina. Suo padre, sua madre, i ragazzi grandi spettinati e non vestiti stavano intorno a lei, indicando prima una cosa e poi un'altra, che erano stati abili  nell' ottenere da soli per lei negando a se stessi alcuni bisogni della vita. Maggie era così felice che i suoi occhi traboccavano, ma lei non pianse. Lei rise,  batté le mani e  baciò tutti e poi finalmente si ritrovò, un grande arancio in una mano e una tromba di latta nell'altra, si appollaiò sulle spalle larghe di suo padre che cominciò a correre freneticamente intorno al piccolo soggiorno. Mentre passava dalla finestra lei intravide uno scorcio del vicolo. Era nevicato tutta la notte e il terreno era bianco.
"Oh," urlò di gioia, " fammi vedere la neve la mattina di Natale. "
Suo padre si avvicinò alla finestra, scostò le tende di pizzo a buon mercato, mentre Maggie batté le mani allegramente davanti al panorama. Immediatamente alzò gli occhi e guardò in aria verso l' altra finestra in alto, dove si trovava Ethel, una piccola figura triste. Anche il papà di Maggie guardò. Sapeva come erano scadenti e poveri i piccoli regali che aveva comprato per sua figlia.
"Vorrei, " pensò, " che Maggie avesse potuto avere alcune delle cose che ha quella bambina. "
Maggie comunque era piuttosto contenta. Lei sorrise, suonò la sua tromba, agitò l' arancio, ma non ci fu subito un sorriso di risposta sul volto di Ethel. Alla fine, la bambina malinconica nella grande casa languidamente agitò la mano, e poi Maggie fu portata via per essere vestita perché avrebbe potuto prendere freddo.
"Spero che lei stia avendo un bel Natale ", disse Maggie, riferendosi a Ethel. 
" Lo spero anch'io, " rispose la madre, desiderando che la sua bambina potesse avere alcuni dei bellissimi regali che dovevano esserci nella grande casa.
"Qualunque cosa lei ha ", disse Maggie, allegramente, " lei non può avere un Natale più bello del mio e che tu e papà e ragazzi mi avete dato. Sono talmente felice che di più non posso esserlo. "
Su nella grande casa,  anche Ethel desiderava. Era così infelice da quando aveva visto Maggie tra le braccia del suo grande padre con la barba, in piedi accanto alla finestra, che non poteva controllarsi più. Si voltò e si gettò sul pavimento davanti all'albero e seppellì il viso tra le mani scoppiando in lacrime.
Era la mattina di Natale e lei era sola.


Per tutti, dappertutto

Possa la pace e la buona volontà, la prosperità e l'abbondanza, la gioia e la soddisfazione abbondare nelle vostre case e nei vostri cuori questo giorno e tutti i giorni. Possano le opportunità per un buon lavoro essere molte, e possiate  voi avvalervi di tutte. Possano i vostri dispiaceri essere alleggeriti, possano i vostri dolori essere fugati. Possano le vostre anime essere dotate per quello che devono sopportare; possano le vostre spalle essere rafforzate per i vostri fardelli, possano essere soddisfatte le vostre responsabilità, possano essere dimessi i vostri obblighi, possano essere eseguiti i vostri doveri. L'amore abbondi sempre di più per rendere perfetti i giorni della vostra vita. In breve, ogni desiderio che sia utile, edificante e confortante, vi auguro a quest'ora e in tutte le ore.

Nelle parole di Tiny Tim.

"Dio ci benedica tutti!"

Liberamente tratto e tradotto da
Un piccolo libro per Natale
Cyrus Townsend Brady

Buon Natale a tutti 

P.S. Questo è un estratto di una storia di Natale che ho letto e tradotto senza rileggere, eventuali errori sono dovuti alla  mancanza di tempo. 

Post programmato

venerdì 20 dicembre 2013

La tombola

La tombola alter ego del lotto, il cui nome indica l'atto del tombolare, l'atto del roteare dei tomboli di legno, entro un tumulo, un paniere, un' urna girante che in un connubio simbolico attiva con un'estrazione la correlazione inscindibile tra numero e immagine, è il gioco da tavolo che meglio dipinge spiritualmente l'armonia dell' atmosfera che avvolge gli animi durante le festività natalizie.


"Rosina, co' Pippetto eco' Sabbella
mettemeli vicino a la commare.
Ufemia e Nino accosto a tu' sorella,
de faccia a le crature der compare...
Semo tutti? - Che tutti 'na saetta!
E tu' cognata? e Giggi Scarnicchietta?

Rifamo er conto: dua du' quattro, sei,
sette, nove, quattordici er sor Pietro,
quinnici er sor Andrea, sedici lei...
Hai ragione, hai ragione, un passo addietro;
me sbajo, sì: j'ammanca la posata
a Giggi Scarnicchietta e a mi' cognata.

Mette le sedie, ognuno ar posto suo
e appiccia er foco ar ciocco... Bono, Nino,
bono, demonio, bono, corpo tuo!
Lassa fà quer callaro sur cammin :
pijete el libbro e impara la lezione,
fa' l'ubbidìenza, brutto somarone!

Che crilla ciànno in corpo 'sti demoni,
io proprio nu' lo so, sora Cammilla.
Ciànno l'acido drent'a li carzoni.
Questo sguizzola  peggio d'un'anguilla,
fatelo un po' stà fermo! E te, Pippetto,
nun piagne , che sinnò te metto a letto.

Vedi un po' si la tommola c'è tutta,
ché jeri nun trovavo er cartellone;
tutto a 'sta casa mia, tutto se butta,
ha' voja a rintanalle  ner cassone:
le cartelle va bene, ma le palle?..
annamo, va', bisogna aricontalle !...

Me fate grazia voij sora Gioconna ,
me li levate intorno da la tavola?
Crature, annate, annate assieme a nonna
che ve vò riccontà 'na bella favola;
bravi, bravi, pijate er sedioncino
e annatev'a scallà 'ntorno ar cammino."

"Rosina con Pippetto e con Sabella
mettimeli vicino alla comare.
Ufemia e Nino accanto a tua sorella,
di fronte alle bambine del compare ...
Siamo tutti? - E tutti belli svelti!
E tua cognata? E Giggi Scarnicchietta?

Rifacciamo il conto. due du' quattro, sei,
sette, nove, quattordici il signor Pietro,
quindici il signor Andrea, sedici lei ...
Hai ragione, hai ragione, un passo indietro;
mi sbaglio, si: manca la posata
a Giggi Scarnicchietta e a mia cognata.

Metti le sedie, ognuna al posto suo
e accendi il fuoco al ceppo ... Buono Nino
buono, sembra che hai il diavolo in corpo !
Lascia stare quel pentolone sul camino:
pigliati il libro e impara la lezione,
obbedisci, brutto somarone (somaro)!

Che crilla hanno in corpo questi demoni,
io proprio non lo so, signora Camilla.
Hanno l'acido dentro i pantaloni.
Questo sguizza peggio di un anguilla,
fatelo stere un po' fermo! E tu, Pippetto
non piangere, se no ti metto a letto.

Vedi un po' se la tombola c'è tutta,
che ieri non trovavo il cartellone;
tutto nella mia casa, tutto si butta,
hai voglia a rintanarle nella spazzatura:
va bene le cartelle ma i numeri?..
Andiamo, dai, che bisogna ricontarle!...

Mi fate la grazia voi signora Gioconda,
me li togliete  intorno alla tavola?
Bambini, andate, andate insieme a nonna
che vi vuole raccontare una bella favola;
bravi, bravi, prendete la sediolina (sedia)
e andate a scaldarvi intorno al camino."

Er Natale A Roma
Giggi Zanazzo


In lei confluisce la storia di un passato ancestrale di osservazione e interpretazione tramandato nel corso del tempo attraverso la fusione delle attitudini umane:


Nel X secolo a. C.  re Salomone si affidava spesso all' arte interpretativa dei sogni allo scopo di trarre predizioni e responsi per il futuro.

Tra l'VIII secolo e il VI secolo a.C. durante i Saturnali legati al solstizio d'inverno nell'antica Roma si praticava il Gioco di Saturno attraverso il quale si esprimeva tutta la sacralità legata ad un rituale oracolare che profetizzava e propiziava il futuro attraverso i numeri. 

Nel VI secolo a.C. Pitagora di Samo riteneva che i numeri rappresentassero la vera essenza delle cose

"Ogni cosa si adatta al numero"

Pitagora di Samo

ed osservando le similitudini tra le peculiarità dei numeri e i fenomeni della realtà si poteva comprendere il loro simbolismo comune :

L'1 o Monade è un numero  parimpari né pari né dispari che rappresenta l'Uno ovvero il principio primo,il numero della ragione, geometricamente è il punto.
Il 2 o Diade è un numero pari che rappresenta il femminile indefinito e illimitato, è l'opinione che deve essere sempre duplice, geometricamente è la linea.
Il 3 o Triade è un numero dispari che rappresenta il maschile definito e limitato, il numero dell'armonia composto dall'unità dell'uno e dalla diversità del due, geometricamente è il piano.
Il 4 o Tetrade è un numero pari che rappresenta la giustizia e il castigo in quanto divisibile equamente da entrambe le parti,il numero dell'esattezza del conteggio, della quadratura dei conti, geometricamente è una figura solida.
Il 5 o Pentade è un numero dispari che rappresenta la vita e  il potere, è l'unione del 2 e del 3, l'unione del femminile con il maschile, indica la stella contenuta nel pentagono simbolo dei pitagorici.
Il 6 o Esade è un numero pari che rappresenta la creazione e la fecondità del matrimonio, è il prodotto del due e del tre.
Il 7 o Eptade è un numero dispari che rappresenta la saggezza, insieme al tre è un numero filosofico legato al cosmo.
L' 8 è un numero pari che rappresenta il segreto del vero amore.
Il 10 o Decade è un numero pari che rappresenta il  numero perfetto che realizza ogni cosa, è raffigurato con il tetraktys un triangolo equilatero di lato 4 sul quale veniva fatto il giuramento di adesione alla scuola pitagorica. formato dalla somma dei primi quattro numeri o dai due filosofici tre e sette.

Nel II secolo d.C. Artemidoro di Daldi scrive il primo trattato scientifico in cinque libri sull'interpretazioni dei sogni  Ὀνειροκριτικά - Onirocritica, li divide in maniera metodica seguendo il susseguirsi di episodi storici facendo una distinzione tra quelli legati al passato, al presente  e alla lettura profetica e simbolica del futuro.

Nel XIII secolo circa la Qabbaláh - in ebraico קבלה - Cabala - l'atto di ricevere la tradizione,  attraverso la dottrina interpretativa della Ghimatriah in ebraico גימטריה - Geometria che si fonda sull' isopsefia pitagorica (studio numerologico delle parole scritte in greco) ed associa un numero ad ogni lettera dell'alfabeto ebraico, svela i significati nascosti che si celano in uno scritto.

E nel XVIII secolo esattamente nel 1734 la tombola acquista la sua dimensione familiare poiché Carlo III di Borbone re di Napoli per dare un congruo aiuto alle casse del Regno voleva ufficializzare il gioco del lotto ma era osteggiato dal frate domenicano Gregorio Maria Rocco che riteneva sbagliato legittimare tra i cattolici un

"così ingannevole ed amorale diletto"

Carlo fece presente al frate che giocare in clandestinità sarebbe stato ben più dannoso per le anime dei cittadini e Gregorio Maria Rocco di fronte a questa affermazione cedette le armi facendosi promettere però che il gioco sarebbe stato sospeso durante il periodo natalizio per dedicarsi completamente alle preghiere.
Il risultato di tutto ciò fu che il popolo in una sorta di crisi di astinenza costruì in casa la variante privata del Lotto pubblico, fu disegnato un grande cartellone con 90 numeri associati a dei simboli, dentro  un contenitore  furono inseriti 90 cilindri numerati che sarebbero stati estratti uno alla volta e posizionati sul cartellone ed infine vennero ritagliate 24 cartelle con 27 caselle che contenevano una combinazione diversa di numeri che permetteva ad ogni estrazione di comporre l'ambo, il terno, la quaterna e la cinquina.


La tombola romana

1 Roma
2 Romolo e Remo
3 La Fortuna
4 La Zecchinetta (gioco)
5 La Mano
6 La Befana
7 Il Padre
8 La Madonna
9 Le Commari
10 La Ruzzica (gioco)
11 Li Fratelli della Morte
12 Er Cavaliere (Il Cavaliere) 
13 Er Focolare
14 Lo Scrivano
15 Er Ragazzino
16 Er Culo
17 La Disgrazia
18 Er Bue ar Macello
19  La Sacra Famija
20 La Festa
21 Venere
22 l'Acquavitaro (Venditore di Acquavite)
23 Er Gioco delle Bocce
24 Li Gendarmi
25 Er Natale
26 La Ninna Nanna
27 Le Lavannare (Le Lavandare)
28 Li Pifferari (i Pifferai)
29 Er Petto
30 Sbiro de Campagna (Sbirro di Campagna)
31 Er Padrone di Casa
32 La Pescivennola (La Pescivendola)
33 L'Anni de Cristo
34 La Capoccia
35 Le Ceste
36 Er Sartarello (ballo)
37 Er Frate
38 L'Omo de Bastoni (L'Uomo di Bastoni)
39 La Corda
40 Lo Scoparo (Il Venditore di Scope)
41 Er Pianto
42 Er Callararo ( Il Calderaio)
43 Donna alla Fenestra (Donna alla Finestra) 
44 Li Condannati
45 L'Osteria
46 La Borza de Denari (la Borsa dei Soldi)
47 Er Morto
48 Er Morto che Parla
49 Er Tripparo (Venditore di Trippa)
50 Er Cocomera (Il Venditore di cocomeri)
51 La Fontanella
52 La Mamma
53 Er Vecchio 
54 Er Cappello
55 La Musica
56 La Caduta
57 Er Porta Fortuna
58 Er Gioncataro (Il Canestraro)
59 Li Capelli
60 La Lite
61 Li Cacciatori
62 L'Ammazzato
63 La Sposa
64 L'Omo Elegante (L'Uomo Elegante)
65 Li Sculaccioni
66 La Zitella
67 La Chitara ( La Chitarra)
68 Er Carnaciaro (Il Venditore di Carne)
69 Er Sottosopra
70 Le Case
71 I Sacconi (Gli Abiti dei Condannati)
72 La Morra (gioco) 
73 La Malattia
74 La Grotta
75 Pulcinella
76 L'Acqua
77 Le Gambe
78 L'Amore
79 Li Banditi
80 La Voce
81 Li Fiori
82 Er Pranzo
83 Er Martempo ( il maltempo)
84 La Chiesa
85 I Penitenti 
86 La Bottega der Pittore
87 Li Pidocchi
88 Er Capraro (Il Pastore di Capre)
89 La Vecchia  
90 La Paura


"Io mi affiso* in voi, o numeri,
e voi mi apparite vestiti di belve, nelle loro pellicce,
con la mano appoggiati a querce divelte.
Voi donate l’unione tra il moto serpentiforme
della spina dorsale del cosmo ed il ballo del bilico,
voi permettete di intendere i secoli, come i denti d’un rapido scroscio di risa.
Le mie pupille si sono ora sgranate in maniera fatidica.
Apprendere che cosa sarà l’Io, se è l’unità il suo dividendo."

I numeri
Velimir Chlebnikov

Affiso* = fissare


P. S. Questo è un post programmato come quelli che seguiranno a causa di alcuni problemi tecnici che spero si risolvano presto. Per lo stesso motivo porgo gli auguri di Natale a tutti voi da parte di Elettra. 

domenica 15 dicembre 2013

Mandela Day


Rolihlahla Mandela - Attaccabrighe Mandela conosciuto anche con il soprannome Madiba che deriva dalla tribù di appartenenza e riconosciuto più comunemente con il nome Nelson attribuitogli dall'insegnante inglese del collegio coloniale britannico di Healdtown perché era più facile da pronunciare, nasce il 18 Luglio 1918 lungo la riva di un fiume in un villaggio di capanne bianche a Qunu nel Capo Orientale del Sudafrica, dalla famiglia reale dei Thembu di etnia Xhosa. Nella seconda metà degli anni '30 frequenta l’Università di Fort Hare ma viene espulso per aver promosso insieme all'amico Oliver Tambo, una manifestazione contro le restrizioni dei diritti civili, sociali e politici imposte alla maggioranza nera sudafricana dal governo appartenente all' etnia di minoranza bianca, delimitazioni che sono una vera è propria segregazione razziale che nel 1948 diventa un sistema legislativo chiamato Apartheid in lingua afrikaans, tradotto letteralmente in italiano con il termine separazione.

sono proibiti i matrimoni interrazziali
i rapporti sessuali con una persona di razza diversa vengono perseguiti penalmente
i cittadini devono registrarsi al Population Registration Act in base alle loro caratteristiche razziali 
è bandita ogni opposizione etichettata dal governo come comunista (l'intento è quello di mettere fuorilegge  l'African National Congress)
alle persone di diverse razze è proibito entrare in determinate aree urbane
persone di colore diverso non possono usare le stesse strutture pubbliche
sono istituiti dei provvedimenti che rendono difficile ai neri l'accesso all'istruzione
è perpetrata la discriminazione razziale in ambito lavorativo
sono istituiti i bantustan, ghetti per la popolazione nera controllati non ufficialmente dal governo sudafricano, con annessa privazione della cittadinanza sudafricana e dei diritti a essa attinenti
la popolazione nera per poter frequentare i quartieri della gente bianca deve presentare il passaporto

Rolihlahla ritorna quindi al suo villaggio ma scappa subito dopo a Johannesburg per sfuggire ad un matrimonio combinato dal capo tribù Thembu Dalindyebo e diventa guardiano in una miniera della Corona dove assiste allo sfruttamento spietato dei lavoratori pertanto nel 1942 si iscrive all' ANC - African National Congress all'interno del quale nel 1944 fonda insieme  a Walter Sisulu e Oliver Tambo la Lega giovanile e ne diviene presidente promuovendo una pacifica disobbedienza civile con scioperi e manifestazioni di protesta; si laurea in giurisprudenza all’Università del Witwatersrand ed apre uno studio legale che difende i neri.  
Nel 1952 e nel 1958 arrivano i primi arresti, i primi processi  e le prime assoluzioni, nel 1961 da una svolta alla sua lotta contro le discriminazioni aderendo all'appena nata MK ovvero la Umkhonto we Sizwe - la Lancia della nazione, ala militare dell'African National Congress , nel 1962 viene arrestato per alto tradimento con l'accusa di viaggi illegali all'estero e incitamento allo sciopero e viene condannato a cinque anni di carcere.
Tra il 1963 e il 1964 mentre ancora sta scontando la sua pena, subisce il processo di Rivonia in cui è accusato di sabotaggio e di cospirazione improntata all'invasione del Sudafrica da parte di altri paesi; nella sua arringa di difesa dice: 

"Ho nutrito l’ideale di una società libera e democratica, in cui tutte le persone vivono insieme in armonia… Questo è un ideale per cui vivo e che spero di realizzare. Ma se è necessario, è un’ideale per il quale sono pronto a morire"

E' giudicato colpevole e all'età di 46 anni condannato all'ergastolo entra nella prigione di Robben Island, un isolotto nell'oceano Atlantico di fronte a Città del Capo, per 26 anni rimarrà rinchiuso in una cella della sezione B tanto piccola da essere percorsa con soli tre passi, all'interno c' è  solo una piccola finestra con le sbarre, una pesante porta di legno con una grata di ferro ed una branda in cui non potrà stendersi completamente, qui dentro la poesia Invictus - Invincibile del poeta inglese William Ernest Henley diverrà la sua essenziale compagna di vita  e lo spingerà a non arrendersi mai

"Dal profondo della notte che mi avvolge,
Buia come un pozzo che va da polo a polo,
Ringrazio qualunque dio esista
Per l'indomabile anima mia.
Nella feroce morsa della circostanza
Non ho esitato né gridato.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma non chino.
Oltre questo luogo d'ira e di lacrime
Il solo Orrore delle ombre incombe,
E ancora il minaccioso scorrere degli anni
Mi trova e sempre mi troverà senza paura.
Non importa quanto stretto sia il percorso,
Quanto piena di castighi sia la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima." 

Protesta per le disumane condizioni del sistema penale riservate ai neri che hanno il divieto di parlare e di fischiettare, che possono scrivere e ricevere una lettera e vedere la famiglia solo ogni sei mesi, lotta affinché i prigionieri che sono costretti ai lavori forzati possano indossare degli occhiali da sole quando con delle pesanti mazze trasformano in ghiaia macigni di pietra nelle cave di calcare di un bianco accecante, chiede uno sgabello a tre piedi su cui ogni detenuto possa sedersi stanco a tarda sera durante lo studio per corrispondenza, vuole una distribuzione del cibo uguale per tutti e si oppone ufficialmente all'imposizione riservata esclusivamente ai neri di indossare i pantaloncini corti che nel costume locale identifica i ragazzini; nella cella gli vengono gettati un paio di pantaloni color kaki che Madiba indosserà solo quando verranno concessi anche agli altri suoi compagni.
L'11 febbraio 1990 grazie anche alle pressioni internazionali il presidente sudafricano F. W. de Klerk libera Nelson Mandela che l'anno successivo diventa presidente dell' ANC, nel 1993 vince insieme a Kerk il premio Nobel per la pace e nel 1994 viene eletto primo presidente di colore del Sudafrica,

"Sono qua oggi davanti a voi, non come un profeta, ma come un umile servitore del popolo.
Metto i restanti anni della mia vita nelle vostre mani. In nome dell'eroica lotta del nostro popolo per instaurare la giustizia e la libertà, per tutti, nel nostro paese"

con i poteri del suo nuovo incarico che durerà fino al 1999 istituisce la TRC Truth and Reconciliation Commission - Commissione per la Verità e la Riconciliazione, un tribunale speciale che porta all'abolizione dell'Apartheid e ad un governo democratico.
Nel giugno del 2004 a ben ottantacinque anni decide di ritirarsi dalla vita pubblica per dedicare il suo tempo alla famiglia. Mandela sposa la sua prima moglie Evelyn Ntoko Mase nel 1944 e divorzia da lei tredici anni dopo nel 1957, la seconda moglie Winnie Madikizela vive con lui gli anni di carcerazione per poi separarsi nell'aprile 1992 e divorziare nel marzo 1996, due anni più tardi, il 18 luglio 1998, il giorno del suo ottantesimo compleanno sposa la sua terza moglie Graca Machel.
Nelson Mandela muore il 5 dicembre 2013 ed oggi 15 dicembre 2013 sarà seppellito li dove novantacinque anni fa era nato.

"La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati
la nostra paura più profonda è di essere potenti oltre misura.
È la nostra luce, non il nostro buio che ci fa paura.
Noi ci chiediamo: "Chi sono io per essere così brillante, così grandioso?
Pieno di talenti, favoloso?"
In realtà chi sei tu per non esserlo?
Tu sei un figlio di Dio.
Se tu voli basso, non puoi servire bene il mondo.
Non si illumina nulla in questo mondo se tu ti ritiri, appassisci.
Gli altri intorno a te non si sentiranno sicuri.
Noi siamo nati per testimoniare la gloria di Dio dentro di noi.
Non soltanto in qualcuno, ma in ognuno di noi.
Nel momento in cui noi permettiamo alla nostra luce di splendere.
Noi inconsciamente diamo agli altri il permesso di fare lo stesso.
Nel momento in cui noi siamo liberi dalla nostra paura.
La nostra presenza stessa, automaticamente, libera gli altri."

Nelson Mandela

Letterina a Babbo Natale 


Caro Babbo Natale
quest'anno vorrei come dono un presidente come Rolhilahla Mandela per ogni popolo che subisce la discriminazione e l'ingiustiziada da parte di un potere che strumentalizza le parole per celare i suoi lerci inganni, vorrei unpresidente che come Rolihlahla Mandela è pronto a morire per i diritti e per la libertà della sua gente e che è disposto a rinunciare a un po' di quel tanto che ha in favore di chi non ha più niente tranne il freddo che raggiunge il profondo del cuore e la fame che uccide la vita dignitosa; puoi tu regalare questo miracolo a me e a tutta l'Italia?
Ti ringrazio per l'attenzione che dedicherai alla mia letterina e auguro a te e a tutti i tuoi aiutanti un felice Natale 

Con affetto Sciarada
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