"... Tenendo conto che siamo appena stati a un funerale, permettetemi di raccontarvi una storia che parla di Anansi, all'epoca in cui morì sua nonna. (Tutto a posto: era una donna molto anziana e se ne era andata nel sonno. Capita.) Era morta molto lontano da casa, quindi Anansi attraversa l'isola con il suo carretto a mano, recupera il cadavere della nonna, ce lo mette sopra e si dirige verso casa, pensando di seppellirla sotto il baniano che cresce dietro la sua capanna, capite.
Dunque sta passando per la città, dopo aver spinto il carretto con la salma per tutta la mattina, e pensa: Ho bisogno di bere un po' di whisky. Entra in un negozio, visto che in quel villaggio ce n'è uno, un negozio che vende un po' di tutto, e il cui proprietario è un tipo irascibile. Anansi entra e beve un whisky. Ne beve un altro po' e pensa: "Devo fare uno scherzo a questo qui", e quindi dice al padrone del negozio di andare a portare un po' di whisky a sua nonna che dorme nel carretto davanti alla porta. Forse la dovrai svegliare, gli dice, perché ha un sonno profondo. Il negoziante esce con la bottiglia e dice alla vecchia signora sul carretto: "Ehi, tieni il tuo whisky", ma la vecchia non dice niente. A ogni minuto che passa il negoziante diventa sempre più arrabbiato, perché è un uomo tanto irascibile, e dice alla vecchia di svegliarsi e bersi il suo whisky, mentre la vecchia continua a non dire parola. A un certo punto lei fa qualcosa che a volte i morti fanno se sono tenuti al caldo, emette rumorosamente del gas
intestinale. Be', il negoziante si arrabbia così tanto per questo che la colpisce e poi la colpisce ancora, e quando la colpisce un’altra volta lei rotola giù dal carretto.
Anansi corre fuori e comincia a piangere e gridare e lamentarsi dicendo che la nonna, la sua nonna, è morta, guarda che cosa hai fatto! Assassino! Malvagio! Adesso il negoziante dice ad Anansi: non andare a raccontarlo a nessuno che sono stato io, e gli dà cinque bottiglie di whisky, un sacchetto d'oro e un sacco di banane e ananas e mango per farlo tacere e andare via. (Crede di avergli ucciso la nonna, capite.)
Così Anansi spinge il carretto fino a casa e seppellisce la nonna sotto il baniano ...!
I ragazzi di Anansi
Neil Gaiman
Scrittore, fumettista
Neil Gaiman
Scrittore, fumettista
Traduzione Katia Bagnoli
L'atteggiamento di Anansi, per un'educazione mentale come la nostra, a un primo impatto superficiale può risultare sgradevole, disturbante, crudele e dissacrante; il disagio che si avverte è dovuto a un effetto strutturale dell'incontro tra due sistemi culturali. È una forma di "attrito semantico" per cui lo stesso evento - trasportare un cadavere, scherzarci sopra - genera significati diversi perché è inserito in cornici interpretative differenti.
Per comprenderlo è necessario spostare la prospettiva, ridurre la distanza percettiva e calarsi all’interno delle tradizioni legate alla diaspora africana, che affondano le radici anche nella Tratta atlantica degli schiavi, applicando il codice interpretativo che questa storia presuppone.
Anansi è un trickster, rompe le regole, sopravvive grazie alla furbizia, all'inganno, alla manipolazione; attraversa l'Atlantico, giunge nelle Americhe e nei Caraibi, si trasforma e diventa tradizione orale viva in luoghi come Giamaica e Suriname, all’interno delle comunità della diaspora.
Non potendo esercitare un potere diretto, sia politico, economico o fisico, le comunità schiavizzate e poi marginalizzate conservano e reinventano forme di potere simbolico attraverso il linguaggio, la narrazione, l'ambiguità; Anansi incarna precisamente questa logica, diventa così una forma di resistenza culturale, innesca l'inganno e vince perché sa muoversi dentro sistemi ostili; è una forma di sopravvivenza data dall'intelligenza situazionale, capace di sfruttare il comportamento dell'autorità per trarne un vantaggio. La sua storia ci svela che l'inganno, da solo, non è sufficiente, per funzionare deve essere recepito, il negoziante lo completa, è lui che riempie l'ambiguità con la propria disposizione caratteriale, presume che la nonna sia viva, che il silenzio sia ostinazione, che il corpo debba reagire come un corpo vivo; la sua incapacità di sospendere il giudizio, di analizzare e la sua irascibilità lo portano a vivere la situazione come un'offesa personale e a risolverla attraverso la violenza.
Per comprenderlo è necessario spostare la prospettiva, ridurre la distanza percettiva e calarsi all’interno delle tradizioni legate alla diaspora africana, che affondano le radici anche nella Tratta atlantica degli schiavi, applicando il codice interpretativo che questa storia presuppone.
Anansi è un trickster, rompe le regole, sopravvive grazie alla furbizia, all'inganno, alla manipolazione; attraversa l'Atlantico, giunge nelle Americhe e nei Caraibi, si trasforma e diventa tradizione orale viva in luoghi come Giamaica e Suriname, all’interno delle comunità della diaspora.
Non potendo esercitare un potere diretto, sia politico, economico o fisico, le comunità schiavizzate e poi marginalizzate conservano e reinventano forme di potere simbolico attraverso il linguaggio, la narrazione, l'ambiguità; Anansi incarna precisamente questa logica, diventa così una forma di resistenza culturale, innesca l'inganno e vince perché sa muoversi dentro sistemi ostili; è una forma di sopravvivenza data dall'intelligenza situazionale, capace di sfruttare il comportamento dell'autorità per trarne un vantaggio. La sua storia ci svela che l'inganno, da solo, non è sufficiente, per funzionare deve essere recepito, il negoziante lo completa, è lui che riempie l'ambiguità con la propria disposizione caratteriale, presume che la nonna sia viva, che il silenzio sia ostinazione, che il corpo debba reagire come un corpo vivo; la sua incapacità di sospendere il giudizio, di analizzare e la sua irascibilità lo portano a vivere la situazione come un'offesa personale e a risolverla attraverso la violenza.
L'errore percettivo è mancata responsabilità, quando non viene interrogato, tende a irrigidirsi in certezza, e la certezza, soprattutto quando è cieca alle proprie premesse, può facilmente creare danni.
Così il racconto smette di essere soltanto una narrazione della tradizione orale e diventa una rappresentazione di ciò che accade ogni volta che l'altro non viene riconosciuto come tale, ma ridotto a proiezione, frainteso, o trattato come un oggetto chiamato a confermare le nostre aspettative e in quanto tale è universale e lo si riconosce
Così il racconto smette di essere soltanto una narrazione della tradizione orale e diventa una rappresentazione di ciò che accade ogni volta che l'altro non viene riconosciuto come tale, ma ridotto a proiezione, frainteso, o trattato come un oggetto chiamato a confermare le nostre aspettative e in quanto tale è universale e lo si riconosce
...Segue

L'inganno funziona meglio quando trova terreno fertile, tipo le nostre certezze. La ragnatela è spettacolare! Segugio
RispondiEliminaElegante promemoria, non tutto è come sembra, soprattutto quando sembra troppo. Segugio
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